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iacomo Leopardi

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Martina Pinna V BT

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi nacque a Recanati, una piccola città di provincia dell'entroterra marchigiano, il 29 giugno 1798. Sua madre, Adelaide dei marchesi Antici, era nota per la sua esagerata parsimonia, al punto (si dice) da rallegrarsi della morte di un figlio neonato, in prospettiva del risparmio che ne sarebbe derivato. Forse per compensare questa maniacale avarizia, suo padre, il conte Monaldo, nobile reazionario e intellettuale conservatore, si dedicò a dissipare la fortuna di famiglia. In compenso accumulò una vastissima biblioteca. Cresciuto con una rigida educazione religiosa, Giacomo Leopardi trovò presto la strada dell'accogliente biblioteca paterna che occupò il posto dei giochi dell'infanzia. A 15 anni Giacomo Leopardi conosceva già diverse lingue e aveva letto quasi tutto: lingue classiche, ebraico, lingue moderne, storia, filosofia e filologia (nonché scienze naturali e astronomia). Gli insegnanti che avrebbero dovuto prepararlo al sacerdozio dovettero presto ammettere di non avere molto da insegnargli. Nei sette anni che seguirono, Leopardi si buttò in uno studio «matto e disperatissimo», in cui tradusse i classici, praticò sette lingue, scrisse un dotto testo di astronomia e scrisse un falso poema in greco antico, sufficientemente convincente da ingannare un esperto. Il culto della gloria modellato sugli eroi antichi generava nel giovane Leopardi un forte desiderio di primeggiare, che lo spingeva a cimentarsi in opere di vario genere. Risalgono a questo periodo le tragedie La virtù indiana e Pompeo in Egitto; La storia dell’astronomia dalla sua origine fino all’anno 1811 (1813); il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), e infine l’Orazione degli italiani in occasione della liberazione del Piceno (1815), in cui, allontanandosi dall’ideologia reazionaria del padre, traduce in chiave antitirannica l’adesione al cattolicesimo e al legittimismo politico. Divenne saggista e traduttore, specialmente di classici. Del 1816 fu il suo passaggio «dall'erudizione al bello», ossia dallo studio alla produzione poetica. Tra le prove poetiche più originali, ricordiamo l’idillio Le rimembranze e la cantica Appressamento della morte. Nello stesso anno è da datare la sua missiva alla «Biblioteca italiana», con la quale il Leopardi difendeva le posizioni dei classicisti in risposta a Madame de Stäel. L'anno dopo avviò una fitta corrispondenza con Pietro Giordani — che gli aprì più vasti orizzonti culturali — e iniziò la stesura dello Zibaldone; sempre in questo periodo s’innamorò della cugina del padre, Geltrude Cassi, alla quale dedicò la poesia Diario del primo amore e L’elegia prima. Non gli fu concesso di uscire di casa da solo finché non compì vent'anni. Le sue ambizioni accademiche furono compromesse dall'insistenza del padre perché diventasse sacerdote. Esasperato dall'ambiente familiare e dalla chiusura,

privi di qualsiasi problematicità. Ciò nonostante. il trattato di filosofia politica Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani (1824) racchiude la sintesi del pensiero del poeta di Recanati. dove nel 1824 iniziò a comporre le Operette morali. Quando finalmente. Costretto a tornare a Recanati nel 1828. con il rifiuto dell’impegno agonistico e della partecipazione politica. ma suo padre riuscì a prevenirlo e a sventare i suoi piani. ai Canti. governate dal retrivo Stato Pontificio. cercò di fuggire da casa. Tuttavia i suoi scritti trovarono numerosi estimatori nei migliori circoli letterari di Roma. A questo periodo (1819-1823) appartengono anche la composizione degli idilli L'infinito. a Bologna (dove conobbe il conte Carlo Pepoli e pubblicò un'edizione di Versi). Nel 1825 Leopardi riuscì a lasciare Recanati grazie all'avvio di una collaborazione con l'editore milanese Stella che gli garantì una certa indipendenza economica: fu a Milano. considerata come corruttrice dei valori autentici della natura. Cominciò a soffrire di una salute cagionevole. nonché lo scrittoDiscorso di un italiano intorno alla poesia romantica. Leopardi rivolse le sue attenzioni alla filosofia sensistica e materialistica (Pascal. più tardi. si lavava poco e si cambiava raramente d'abito. Rousseau). in quanto instilla nelle persone un continuo desiderio di felicità destinato ad essere sistematicamente frustrato. Oltre alle Operette morali. con il conseguente intensificarsi delle sue elaborazioni filosofiche. che egli attribuì ai suoi studi sregolati. molti dei quali egli trovava insopportabili. Aveva una vista debole. nel 1822. testi nei quali è già presente il cosiddetto pessimismo storico. Del '18 sono le canzoni «civili» All'Italia e Sopra il monumento di Dante. non importa quanto lo ammirassero. . Nel 1823 fece ritorno nelle Marche. prediligendo i dolci. Alla luna e altre Canzoni (pubblicate poi a Bologna nel 1824) e la sua conversione «dal bello al vero». soffriva d'asma ed era effetto da una forma di scoliosi. tra cui la teoria del piacere. Il punto di partenza della riflessione leopardiana è l'influsso che la diffusione dell’Illuminismo ha avuto sulla morale comune: «la distruzione o indebolimento de’ principi morali fondati sulla persuasione». Si compì così la sua conversione filosofica. a Firenze (dove incontrò Manzoni e scrisse altre due operette morali) e a Pisa (dove compose Il risorgimento e A Silvia). i suoi genitori gli concessero di far visita a un cugino a Roma. ossia quell’atteggiamento agonistico verso la società contemporanea. delle Marche. Ridicolizzava chi gli stava antipatico. Proprio le Operette segnarono.Martina Pinna V BT soprattutto culturale. Mangiava disordinatamente. Si autodefiniva un «sepolcro ambulante» ed era consapevole dell'effetto che il suo aspetto provocava sulle persone che incontrava. proseguì la produzione lirica che aveva iniziato a Pisa con l'approfondimento delle tematiche della «natura matrigna» e della caduta delle illusioni. come pure. e diceva peste e corna sia della visione secolare e liberale del mondo che della consolazione della religione. non cessò di invaghirsi di fanciulle che non ricambiavano il suo affetto o lo ignoravano totalmente. la capitale lo deluse e perfino lo disgustò. né si curava di dissimulare il suo fastidio. Voltaire. la piena formulazione del «pessimismo cosmico»: la Natura veniva accusata di essere la fonte delle sventure umane. La vita e l’ambiente letterario romano gli apparvero meschini e mediocri. Persa la fede.

si ripete immancabilmente. dell'adolescenza e della giovinezza. scoperto dalla ragione. una di "pessimismo psicologico" e una di "pessimismo cosmico" . dove iniziò una vita di più intesi rapporti sociali. che gli uomini furono felici soltanto nell'età primitiva. Morì a Napoli. ma decadenza da uno stato di inconscia felicità naturale. Dall'età dell'inconscia felicità. Nel 1835 vennero pubblicati la Palinodia al marchese Gino Capponi e la seconda edizione dei Canti. per una specie di miracolo. Nel '30 uno stipendio mensile messogli a disposizione da alcuni amici gli permise di lasciare nuovamente Recanati e di stabilirsi a Firenze. nel 1833 si trasferì a Napoli con Ranieri. Venne sepolto nella chiesetta di San Vitale e nel 1839 le sue spoglie vennero trasferite presso la cosiddetta «tomba di Virgilio» a Mergellina. Le scoperte della ragione furono catastrofiche: essa infatti scoprì la vanità delle illusioni. e afferma. non è progresso. Durante questo soggiorno napoletano Leopardi approdò a un nuovo senso della comune sorte degli uomini. Indagando sulla causa dell'infelicità umana. Su questo sfondo nacquero nel 1832 le ultime operette il Dialogo di Tristano e di un amico e Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere. Il "Pessimismo Storico" si basa sulla "Teoria delle Illusioni". esaudendo l'unico desiderio che pensava un uomo potesse sinceramente custodire. 1. . Del '36 è La ginestra. Quando la sua salute peggiorò. Un attacco d'asma ebbe la meglio su di lui.che l’anno successivo venne sequestrata dalla polizia. si passa all'età della ragione.Martina Pinna V BT Nel 1827 uscirono presso l’editore Stella la prima edizione delle Operette morali e la Crestomazia italiana. il 14 giugno del 1837. con la sua "Teoria delle Illusioni". in cui satireggia lo spiritualismo ottimistico degli intellettuali napoletani. ad uno stato di consapevole dolore. un’antologia della prosa d’arte italiana. il dolore. La storia degli uomini quindi. Sempre più lucida e impetuosa divenne in questi anni la sua critica delle ideologie spiritualistiche e della civiltà borghese contemporanea. scoprì il male. seguita l’anno successivo dalla Crestomazia poetica italiana. Aggravatasi la sua malattia agli occhi. dove infuriava il colera. del dolore consapevole e irrimediabile . come una madre benigna e pia. ma poi essi vollero uscire da questa beata ignoranza e innocenza istintiva e. dice il Leopardi. l'angoscia esistenziale. Nel 1831 uscì la prima edizione dei Canti e iniziò probabilmente a lavorare ai Pensieri e ai Paralipomeni della Bratacomiomachia (conclusi nel 1835). servendosi della ragione. del '37 Il tramonto della luna e probabilmente I nuovi credenti. IL PESSIMISMO LEOPARDIANO Gli studiosi hanno distinto tre fasi del pessimismo leopardiano: una fase di "pessimismo storico" . gli amici e la sorella Paolina lo assistettero con grande affetto. nella storia di ciascun individuo. che la natura. il Leopardi segue la spiegazione di Rousseau. all'età dell'arido vero. si misero alla ricerca del vero. ossia a quel senso della solidarietà umana fondata sulla conoscenza del «vero». Qui s'innamorò di Fanny Targioni Tozzetti (la delusione scaturita dall'amore per lei gli ispirerà il ciclo di Aspasia) e strinse amicizia con Antonio Ranieri. Ciò che è avvenuto nella storia dell'umanità. quale è quella dell'infanzia. l'infelicità. scoprì le leggi meccaniche che regolano la vita dell'universo. aveva ispirato agli uomini. quando vivevano a stretto contatto con la natura. allorché tutto sorride intorno e il mondo è pieno di incanto e di promesse.

i quali. per la quantità dei mali reali (infortuni. possono non solo porsi eroicamente di fronte al vero. Così. sicché l'individuo. forti della loro ragione. destinata a perpetuare l'esistenza e non a rendere felice il singolo. E' questo il terzo aspetto del pessimismo leopardiano che investe tutte le creature (sia gli uomini che gli animali). "l'amor proprio" porta l'individuo ad una richiesta di piacere infinito per intensità e per estensione. L'ama per i suoi spettacoli di bellezza. Il "Pessimismo Psicologico". in contrasto con la natura madre provvida. perché è proprio essa che ha creato l'uomo con un profondo desiderio di felicità. continuerà a sentire l'assillo del desiderio non colmato. anche quando non soffre di mali materiali. pur sapendo che egli non l'avrebbe mai raggiunta: "0 natura. delle fantasie e delle illusioni le tristi verità del nostro essere. in una specie di "odi et amo" catulliano. possono vincere o almeno lenire il dolore.Martina Pinna V BT La ragione è colpevole della nostra infelicità. morte) con cui la natura. tende a eliminarlo per dar luogo ad altri individui in una lunga vicenda di produzione e distruzione. perché non rendi poi quel che prometti allor ? Perché di tanto inganni i figli tuoi ?". anche nel momento di maggior piacere. Lo Zibaldone . Questo assillo è di per sè patimento. invecchiamento. l'individuo. In altri momenti il Leopardi approfondisce la sua meditazione sul problema del dolore e conclude scoprendo che la causa di esso è proprio la natura. ma è anche l'unico bene rimasto agli uomini. che cerca di coprire col velo dei sogni. il bilancio della sua esistenza sarebbe comunque negativo. che non si può avere. Essa gli appare colpevole di aver distrutto le illusioni con la scoperta del vero. fino a considerarla non più la madre benigna e pia (del primo pessimismo). Ma in questo momento della sua meditazione il Leopardi rivaluta la ragione. prima considerata causa di infelicità. come egli dice nella "Ginestra". 3. ma anche conservare nelle sventure la propria dignità. di fronte alla natura. Un ulteriore aggiustamento della concezione di natura si ebbe quando il poeta spostò la sua attenzione dal tema del Piacere. 2. governata da leggi meccaniche ed inesorabili . una forza oscura e misteriosa. la odia per il concetto filosofico che si forma di essa. anzi. malattie. Anche se l'individuo potesse raggiungere il piacere. poiché questa richiesta non potrà mai essere soddisfatta interamente. natura. è in stato di sofferenza per la sua stessa richiesta inappagata. Questo tipo di pessimismo è ben più radicale del primo. perché l'infelicità non è un dato occasionale. dice il poeta nel canto "A Silvia". il Leopardi assume un duplice atteggiamento: ne sente allo stesso tempo il fascino e la repulsione. si basa sulla "Teoria del Piacere" Partendo dalla riflessione sull'infelicità. elabora la "Teoria del Piacere" che diventa il cardine del suo pensiero: secondo questa teoria. ma ormai è una costante della condizione umana. a quello della Sofferenza che non si può evitare. unendosi tra loro con fraterna solidarietà. Il "Pessimismo Cosmico" si basa sulla "Teoria del Patimento". benigna e pia. di potenza e di armonia. ma una matrigna crudele ed indifferente ai dolori degli uomini. dopo averlo prodotto.

la poesia ingenua e sentimentale. la società. L’edizione definitiva dell’opera uscì postuma (1845) e si presenta come una fedele copia della seconda edizione corretta dall’autore e con l’aggiunta di due testi. lo stato di natura del creato. è un diario personale che raccoglie una grande quantità di appunti scritti tra il 1817 e il 1832 da Giacomo Leopardi. lasciandolo in un baule a sua volta finito in eredità a due donne di servizio. disordinati. il bene e il male. a volte ampie e articolate per punti. o col titolo completo Zibaldone di pensieri. che vanno a coincidere all’incirca con le canzoni. l'oralità della cultura poetica antica. a volte. Dopo la morte del poeta (nel 1837) il fascio di carte era rimasto presso l'amico Antonio Ranieri il quale lo tenne per oltre cinquant'anni con altri manoscritti. le illusioni della ragione. la caduta dal paradiso. Leopardi aveva pubblicato numerose stampe parziali dei testi via via composti: tali edizioni attestavano la consapevolezza leopardiana di aver lavorato su due filoni diversi. l'immaginazione. temi. la disperazione e il suicidio. I temi trattati sono: la religione cristiana. o riportano commenti su libri letti. Si tratta di annotazioni di varia misura e ispirazione. il secondo. queste pagine vedono riflettersi quanto già detto altrove. soprattutto i Pensieri. Il titolo deriva dalla caratteristica della composizione letteraria. Dopo la morte di Ranieri e un processo per stabilirne la proprietà. la memoria. la lingua adamica e primitiva. composti tra il 1816 e il 1837. uno di tipo patriottico-civile-filosofico ed uno evocativo-esistenziale-sentimentale. a volte brevissime. il piacere. da uno stile per lo più asciutto. il caso. "Zibaldone" può essere usato anche in modo dispregiativo per discorsi o scritti senza filo logico. in quanto mistura di pensieri. osservazioni su incontri o esperienze. il termine è usato per descrivere un mucchio confuso di persone. e con gli idilli. spesso scritte in presa diretta e pertanto caratterizzate da un tono di provvisorietà. la nascita e il funzionamento del linguaggio (con anche diverse annotazioni etimologiche). tutta la filosofia che sostiene e nutre la propria poesia. ecc. le Operette morali. invece. insomma.Martina Pinna V BT Lo Zibaldone. In qualche caso. e. l'orgoglio. la natura delle cose. fatti di idee eterogenee. Prima di pensare a questa opera. Anche se il termine era conosciuto anche prima. il primo. il dolore. il talento. il mito. e. I Canti di Leopardi (testi più significativi. Le ragioni che hanno determinato la specifica distribuzione strutturale dei testi non sono univoche ed evidenti: Leopardi non segue rigorosamente un ordine . come per l'omonima vivanda emiliana che è costituita da un amalgama varia di molti ingredienti diversi. dopo la composizione di Leopardi il termine è usato per annotazioni su quaderni o diari di pensieri sparsi. in quanto contengono un notevole insieme di temi e spunti che spesso costituirono ispirazione prima per i Canti. Eppure la loro importanza è fondamentale. il rapporto tra antico e moderno. gli studiosi poterono finalmente avere accesso all'autografo che è oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. la civiltà. evoluzione poetica) La produzione poetica significativa leopardiana è tutta raccolta in quest’opera: questa consta di quarantuno testi di varia lunghezza.

dai temi patriottici e civili. con una struttura tradizionale della canzone petrarchesca e con un linguaggio fortemente letterario. tentate contemporaneamente dell’autore ma destinate a integrarsi solo molti anni dopo. L’adesione ad un pessimismo integrale e la perduta fiducia nella natura. ora subendo inevitabili compromessi. sia per i concreti tentativi di scrittura. Anche il titolo persegue l’unificazione dei due filoni fondamentali del libro. La seconda fase (1828-1830) Nel 1828. Sono due direzioni assai diverse tra loro. Leopardi ricomincia a scrivere testi poetici. le canzoni sepolcrali e i componenti impegnati. ora convergendo in soluzioni ottimali. Il provvisorio distacco dalla poesia testimoniato dal silenzio poetico di questo periodo dipende dalla crisi dell’idea di poesia che Leopardi aveva nel periodo precedente. un’inquieta ricerca di forme di scrittura in grado di esprimere bisogni. componendo anche uno dei testi più importante. tra cui Il sabato del villaggio. Il testo più significativo di questo genere è sicuramente L’Infinito (1819). con una selezione linguistica più intima e concentrata. lo stile si avvina ad un colloquio intimo e dal punto di vista metrico è abbandonata la forma della canzone per l’endecasillabo sciolto. La novità di . intenzioni e riflessioni del tutto nuovi produce tre direzioni fondamentali di ricerca: la prima di tipo esplicitamente romantico. A Silvia. il linguaggio riduce al minimo la componente erudita per un lessico più comune. Nelle prime Leopardi tenta una poesia impegnata. mentre le altre due direzioni producono i due nuclei fondamentali della prima poesia leopardiana. destinata a episodi di “cronaca nera” non entrerà mai a far parte dei Canti. espressi nelle Operette. che coinciderà con l’abbandono di Recanati e con l’apertura della deludente esperienza romana. nasceranno altri grandi testi. la seconda fase (1828-30) caratterizzata dai grandi canti pisano-recanatesi ed una terza fase (1831-37) corrispondente alla “nuova poetica” che presenta i testi d’amore del cosiddetto “ciclo di Aspasia”. con forme metriche aperte e personali. Parallelamente alla stesura delle canzoni civili nascono gli idilli. rappresentano le basi ideologiche dell’abbandono della poesia. quello di genere e quello tematico si incrociano. eccezionalmente in sintonia con l’ambiente pisano. a Recanati. sia per quanto attiene al pensiero. Nei secondi sperimenta una poesia più modernamente lirica. dall’altra gli idilli. L’impegno patriottico e civile delle canzoni si conclude dopo la delusione dei moti rivoluzionari del 1821 con la canzone Bruto minore. dal carattere soggettivo ed esistenziale contrapposto al significato civile e oggettivo delle canzoni. Da una parte vi sono le canzoni civili. Il periodo di distacco Tra prima e seconda fase vi è un periodo di ben sei anni in cui Leopardi si dedica alla prosa e alla stesura delle Operette morali. di tipo “sentimentale. Il criterio cronologico. Questi presentano un punto di vista lirico-soggettivo. Il bisogno di modernità. La prima fase (1818-22) Questi anni sono caratterizzati da un’evoluzione rapidissima delle posizione leopardiane. ma tuttavia rispetta tale ordine in molti casi.Martina Pinna V BT cronologico di composizione. L’evoluzione poetica Utilità soprattutto didattica può avere la suddivisione della produzione poetica in tre fasi: la prima (1818-22) che vede nascere le canzoni civili e gli idilli. facendone un momento specifico e ben caratterizzato. Le analogie tematiche o strutturali ricorrenti tra questi componimenti li isolano nel corpo della produzione leopardiana. Nei due anni successivi. sia per la poetica.

Il tema de Il Sabato del villaggio è la vigilia della festa. Sul piano formale resiste la novità della canzone libera.Martina Pinna V BT questo periodo nella ritrovata capacità di provare sentimenti forti. ma uno sguardo più approfondito mostra una rigorosa intenzione dimostrativa che spiega come gli unici pacieri consistano nella cessazione provvisoria del dolore o nell’attesa illusorio di un bene La terza fase (1831-1837) Il definitivo abbandono di Recanti (1830). di cui Leopardi matura una personale visione filosofica. sia per avanzare una personale proposta di solidarietà fondata sulla disillusione. divise tra dialoghi e novelle dallo stile medio e ironico. soprattutto l’amore. la gloria e la noia. l’impegnativo contatto con l’ambiente fiorentino. accanto a questa appaiono tentativi nuovi come l’eccentrica canzone A se stesso e i versi sciolti di Palinodia. Sul piano tematico i testi si orientano in tre direzioni: l’amore quale passione concreta e vissuta. A prima lettera il testo può sembrare risolto in un’affettuosa descrizione delle piccole gioie umili dell’uomo. A Silvia è il primo esempio nella poesia leopardiana di canzone libera: la libertà del metro e delle rime si associa a una sensibilità musicale di altissima suggestione. Le differenti edizioni testimoniano integrazioni di dialoghi successivi e aggiustamenti circa il messaggio finale. ma nello stesso momento viene diagnosticato il fragile destino di disillusione e morte. La Ginestra – Analisi del testo . rievocata con tenerezza ed abbandono. Sono state pubblicate definitivamente a Napoli nel 1835. la riflessione filosofica e l’intervento ideologico-politico. dopo due edizioni intermedie nel 1827 e nel 1834. Le Operette sono l'approdo letterario di quasi tutto lo Zibaldone. A differenza dei Canti. I temi sono quelli cari al poeta: il rapporto dell'uomo con la storia. sono state concepite interamente nell'anno 1824. Il rinnovamento riguarda gli aspetti tematico e stilistico-formale. Lo stile definisce una nuova e inedita concentrazione espressiva fondata su un uso estremo della sintassi e il lessico si apre a termini assenti dal precedente repertorio leopardiano. e il confronto negli anni napoletani con una tendenza culturale dominante di tipo spiritualistico-regressivo spinse Leopardi a tentare un nuovo. radicale rinnovamento poetico. con i suoi simili e in particolare con la Natura. Operette morali Le Operette morali sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa. benché nella perfetta coscienza dell’insensibilità della natura alle emozioni degli uomini. il confronto tra i valori del passato e la situazione statica e degenerata del presente. Il tema riporta alla giovinezza recanatese. Sono tematiche riproposte alla luce del cambiamento radicale avvenuto nel cuore dello scrittore: la ragione non è più un ostacolo all'infelicità. ma l'unico strumento umano per sfuggire alla disperazione. la potenza delle illusioni. il presentarsi di nuove esperienze esistenziali. sia per rifiutare i miti di progresso e riforma sociale. scritte tra il 1824 ed il 1832 dal poeta e letterato Giacomo Leopardi.

ossia debole . che il poeta vede fiorire sulle aride pendici del Vesuvio e che aveva già visto fra le rovine di Roma .” • ASSOLUTA INDIFFERENZA DELLA NATURA E LA SUA OSTILITA’ NEI CONFRONTI DELL’UOMO La natura è indifferente di fronte al destino dell’uomo La ginestra .la fiducia sulle capacità illimitate dell’uomo (illuminismo) . ma nella poesia non ha un intento politico◊soluzione positiva Dalla presa di coscienza della propria vulnerabilità e debolezza deriva la .l’IDEALISMO PROGRESSISTA (ottusa fiducia nella centralità dell’uomo e nella perfettibilità dell’universo) Il verso 51 è una citazione del cugino Terenzio Mariani .ottimista . scrittore di orientamento cattolico-progressista che saltava le sorti magnifiche e progressive dell’umanità “e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce” (vangelo di Giovanni) tenebre = rappresentano l’idealismo progressista.c. in balia di forze infinitamente più potenti . dell’infima consistenza di quel granel di sabbia che è la terra in confronto all’immensità dell’universo. che pur ha generato l’uomo come madre .Ercolano e Stabia) o storiche La fragilità della ginestra sembra compiangere la realtà desolata . e inoltre priva di qualsiasi consolazione provvidenzialistica • CADUCITA’ E MISERIA DELL’UOMO Il genere umano deve prendere coscienza della propria fragilità . si rivela crudele matrigna • INVITO ALLA FRATELLANZA UNIVERSALE PER OPPORSI ALLA NEMICA NATURA La solidarietà è un valore cristiano . che distrusse Pompei . sembra prediligere i luoghi desolati che testimoniano di gravi catastrofi naturali (eruzione del vulcano nel 79 d.Martina Pinna V BT CONCETTI FONDAMENTALI: • STOLTA SUPERBIA DEL GENERE UMANO Il fiore è contrapposto all’orgoglio e alla ridicola illusione dell’uomo di essere padrone dell’universo • POLEMICA CONTRO LA FILOSOFIA SPIRITUALISTICA del secolo che crede nelle “magnifiche sorti e progressive” dell’uomo Polemica contro : . cattolico–liberale luce = l’uomo prende coscienza del proprio stato◊l’uomo è nulla a confronto della natura Rinascimento rappresenta la natura umana così com’essa è . Il Vesuvio è incombente con la sua sinistra aridità e la sua enorme capacità distruttiva La natura .

“erme contrade”: desolazione. solo x contrasto usa quello idilliaco. compagna di sventure.“ceneri infeconde” e “impietrata lava”: morte. riguarda ogni forma di credenza religiosa (cristianesimo.valore simbolico: Pietà x la sofferenza degli esseri (perseguitati dalla natura) Pietà attraverso la Poesia (unico conforto dell’infelicità x Leopardi) . che considerano l’uomo “nato a perir” e non destinato a una vita immortale” Leopardi polemizza contro le credenze religiose . rinunciando per sempre alla propria superbia Versi: 304. passare del tempo. gentile. che a quella modestia e a quel coraggio dovrebbe ispirarsi .nel soffrir” • GINESTRA La fragile pianta . dogma dell’incarnazione) 200 “non so se il riso o la pietà prevale” l’orgoglio e le patetiche illusioni sono oggetto di irrisione ma anche di compatimento • CONVINZIONE CHE LA VERA DIGNITA’ INTELLETTUALE DELL’UOMO Sta nel coraggio di alzare gli occhi per guardare in volto al destino comune a tutti. riscoprendo la solidarietà al posto delle insensate lotte fratricide che segnano la storia • ACCETTAZIONE DELLE TESI MATERIALISTICHE.ginestra: abbellisce i deserti.313 identificazione della figura del poeta con le ginestra La poesia è il profumo della vita La ginestra rappresenta l’umiltà che cerca con la sua forza vitale di reagire contro la natura Il profumo della ginestra riempie la nostra solitudine e cerca nel poco di rinascere ____________________________ ANALISI DEL TESTO • 1° strofa: deserto Vs ginestra.Martina Pinna V BT necessità per gli uomini di allearsi tutti assieme contro la natura . destino delle creature .“formidabil monte” : potenza distruttiva della natura . . da lui ricondotte all’orgoglio dell’uomo nel ritenersi interlocutore privilegiato della divinità Versi : 189.. commiserativa .identificazione segreta Leopardi-ginestra: vita che resiste alla forza della Natura. aridità Vs profumo paesaggio: antiidilliaco (novità). perire .pronta a soccombere alla violenza del vulcano ma non per questo vilmente rinunciataria (continua infatti a fiorire).né follemente orgogliosa da pensare di potersi opporre alla furia della natura .194 allusione alle favole sulle divinità che scendono sulla terra per occuparsi degli uomini . . nel riconoscere “il mal che ci fu dato in sorte” e nel mostrarsi “grande e forte . deve rappresentare un modello di comportamento per l’uomo.

Martina Pinna V BT . fraterni e solidali (svolta di Leop). . ma la . progresso vero: civile e morale. metafora: “utero tonante” • 6° strofa: tema: tempo: variabilità tempo umano Vs immobilità tempo natura . ma x far riflettere sulla nullità della Terra .chi vuole libertà e vuole il pensiero schiavo del dogma . sarcastico: a smentire l’ottimismo di chi esalta la potenza dell’uomo . dire il vero sulla condizione umana tragica.1° parte: contrasto: quadro potenzialmente idilliaco Vs grandiosa natura distruttrice .Società coalizzata Vs la natura nemica. di una società + giusta (rapporti umani solidali).fine: contrasto verità (nullità dell’uomo) Vs mito ingannevole di un progresso splendido • 2° strofa: .nobiltà spirituale: nel guardare con coraggio il destino comune.polemica antireligiosa: Leopardi materialista denuncia: -chi esalta il progresso e torna alle barbarie . non + trasfigurata da illusioni.si apre con uno scorcio paesistico (immagini luttuose + il poeta immerso nella natura (novità) ) prima (idilli) c’era un filtro tra realtà e poeta: x permettere l’immaginazione. X la sopravvivenza. • 4° strofa: . . rapidità delle fasi distruttive.opposizione stilistica: sublimità grandiosa e orrida (vulcano) Vs delicatezza e musicalità (ginestra) .Poi osserva il cielo: non + di immaginazione. è il Vero.trionfo della religione dovuto a vigliaccheria.ultima parte: motivo polemico.Realtà orrida.2° parte: rovine di antiche città (gusto romantico) presenza costante del vulcano in lontananza • 7° strofa: ritorna la ginestra (significato simbolico) Modello di comportamento eroico: dovrà piegare il capo alla natura. .Prima distruggeva solo i miti ingannevoli.continua a escludere la felicità. ora è anche combattivo: pessimismo eroico-combattivo .Compito dell’intellettuale: diffondere la consapevolezza del vero. mostrandosi forti. egli contrappone il suo Io eroicocombattivo • 3° strofa: . basato sulla consapevolezza della condizione umana.Poi Vs le posizioni religiose (tra il riso e la pietà) • 5° strofa: tema: potenza distruttrice della natura: descrive il cataclisma (eruzione) scena dinamica. spingendo alla fraternità . .solo il pensiero libero può guidare al meglio il destino degli uomini . ma afferma la possibilità di un progresso. .

L'uso di termini vaghi serve a dare una sensazione di indefinito spaziotemporale che è necessaria a concentrarsi sull'io. » (Giacomo Leopardi. in questa serie sono presenti anche opere come Alla luna e La sera del dì di festa. E come il vento odo stormir tra queste piante. e la presente e viva. e le morte stagioni. Stile dell'opera Questa poesia si compone di quindici versi endecasillabi. e profondissima quiete io nel pensier mi fingo. ove per poco il cor non si spaura. l'autore non ha come obiettivo la descrizione della natura: pur partendo dalla natura. Oltre all'Infinito. che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. e che sollecita l'immaginazione del lettore. poi. tesi a descrivere la lontananza dell'oggetto sul piano . in tema con l'argomento trattato. L'infinito) L'Infinito è una poesia di Giacomo Leopardi scritta durante il suo giovanile soggiorno a Recanati. regala alla composizione una musicalità interiore. e il suon di lei. Commento e Analisi del componimento « Sempre caro mi fu quest'ermo colle. molto probabilmente nel periodo tra la primavera e l'autunno del 1819. Quest'opera fu scritta tra il 1818 ed il 1821. e questa siepe. Ma sedendo e mirando. Nonostante l'uso di un termine greco che solitamente indicava componimenti poetici caratterizzati dalla descrizione di scene di vita campestre. nè mai ha voluto imporre il suo dominio) "L’Infinito" .Testo. Il gioco di allitterazioni ed assonanze. io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno. È da notare l'impiego di dimostrativi come "questo" o "quello". il poeta ha come obiettivo l'espressione dei suoi stati d'animo più profondi. interrotti da numerosi enjambements. si compone di quattro lunghi periodi. nelle Marche. e sovrumani silenzi. di cui solo il primo e l'ultimo terminano alla fine di un verso. che idealmente ampliano il significato di un periodo annullando la pausa del ritmo. interminati spazi di là da quella. Quest'opera appartiene alla serie di scritti pubblicati nel 1826 con il titolo di Idilli.Martina Pinna V BT sconfitta non ne cancella la dignità (non ha mai piegato codardamente la testa. L'Infinito. infatti. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare.

espressa nello Zibaldone. però. ne sfumano i contorni. per terminare al momento della morte. seduto davanti ad una siepe. il pensiero afferra l'inafferrabile universalità dell'Infinito. che è l'esperienza fortemente voluta dall'autore.) producono quella poesia dell' indefinito che è spesso funzionale a quella dell' infinito. ma ha necessità di piaceri infiniti nel numero. ha una duplice valenza: spaziale e temporale. non sono possibili nell'esperienza umana. sul proprio io. L'esercizio poetico. L'Infinito. ricercando sempre nuove sensazioni.. si pone come superamento di ogni capacità percettiva. non è un infinito reale. e metafore danno al componimento un'espressività unica e ammirevole. scontrandosi inevitabilmente con il carattere provvisorio della realtà. Esso rappresenta quello slancio vitale e quella tensione verso la felicità connaturati ad ogni uomo. quindi. dunque. le quali. tuttavia. dunque. È importante notare. Il poeta. che vanno oltre anche la linea dell'orizzonte che la siepe in realtà nascondeva. più che precisare le cose secondo le categorie di spazio e di tempo. da una sensazione uditiva. versi 8 e 9). tuttavia. Per l'autore il desiderio di piacere è destinato a rinnovarsi. Nell'Infinito Leopardi si concentra decisamente sull'interiorità. in cui esso era straniamento dalla realtà per mezzo della semplice fuga nell'irrazionalità e nel sogno: la scoperta e l'esperienza . Questo limite. l'uomo non si può appagare di piaceri finiti. L'esperienza dell'Infinito è un'esperienza duplice. da trattare in senso metafisico. in modo da arrivare a ricercare l'Infinito. Tra la minaccia del silenzio (e sovrumani / silenzi. e lo rapporta ad una realtà spaziale e fisica. nella durata e nell'estensione: tali piaceri. e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo. La vaghezza del linguaggio. di cui la natura è il limite (rappresentato dalla siepe). che porta chi la compie ad essere in bilico tra la perdità di sé stesso (Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio versi 13 e 14) e il piacere che da ciò deriva (e il naufragar m'è dolce in questo mare verso 15). Secondo questa teoria (teoria del piacere). che diventa una via d'accesso ad un sentimento di piacere (espresso nell'ultimo verso) nella fusione con l'infinità del mare dell'essere. e con il caratteristico vocabolario leopardiano (ermo. ma è frutto dell'immaginazione dell'uomo e. Significato del componimento L' idillio si configura come uno studio visivo-prospettico degli elementi del paesaggio per produrre nel lettore la suggestione "dell' Infinito". ecc. estende il suo fantasticare anche nell'immensità del tempo. L'autore si serve anche di numerose figure retoriche per sottolineare la musicalità del componimento: iperbati. Richiamato alla realtà da un rumore. interminati. immagina oltre questa spazi interminabili. che l'infinito leopardiano non è simile a quello di altri poeti romantici. L'Infinito. ove per poco / il cor non si spaura versi dal 5 all'8) e la sonorità della natura (E come il vento / odo stormir tra queste piante. basata sull' uso di parole di significato indeterminato. superando la contingenza di ciò che ci circonda. diventando in questo modo il principio stesso del piacere. sovrumano. nella visione leopardiana. non persiste nel campo dell'immaginazione.Martina Pinna V BT soggettivo e non su quello oggettivo.

Tale considerazione ci porta a contemplare quello che è il pessimismo dell'autore: egli è consapevole della vanità del suo tendere. e il suon di lei". e gli enjambement consecutivi dei vv. per quanto questa situazione sia dolce. "sovrumani". sovrumani / Silenzi. "interminati". 8 fa da spartiacque tra la prima parte. dove si nota anche lo zeugma nella concordanza tra i due termini e "Sempre caro". crea consapevolmente il contrasto tra ciò che è limitato e ciò che è illimitato (l'ostacolo e l'infinito spaziale). dominata dalla descrizione. Spiccano pertanto il "caro" del v. "sedendo e mirando". è ora messa in relazione con "voce" e che il termine "infinito". posticipato al v. dove il discorso prende un andamento più interiore e si arricchisce via via di quei significati che sono il risultato del convergere dei motivi che sono tipici del pensiero leopardiano contemporaneo: la similitudine con la natura ("E come il vento.Martina Pinna V BT dell'Infinito sono processi immaginativi sottoposti al controllo razionale. che mette in relazione i due gerundi nei quali è condensata la situazione da cui origina il testo poetico: l’atto di sedere e di guardare al di là della siepe. 11-13 dà luogo.. 2 e viene richiamata ancora al v. 15. "profondissima". Analisi del componimento Tutto l’idillio è dominato. e la presente / E viva. nel senso per esempio di "estremo". dove. che dà il titolo all’idillio apre il v. / E le morti stagioni. si dissolvono lasciando il posto al mare dell’immensità dove il pensiero naufraga come in un abbraccio con la natura e con i ricordi. basata cioè sulla coordinazione. 1-2 "quest’ermo colle / E questa siepe".. Molto misurata è la poesia nell’uso degli aggettivi. . successivo secondo una costruzione molto frequente nella poesia leopardiana. 10 come aggettivo concordato con silenzio mentre in chiusa Leopardi preferisce avvalersi del sostantivo "immensità".. 11-13: "e mi sovvien l’eterno. e la seconda.") e il tema del ricordo che dà luogo all’enunerazione più lunga del componimento. sa che tutto è frutto della sua immaginazione. 12-13. L’enumerazione dei vv. "eterno"). che fa da pendant ad una struttura distesamente paratattica. che richiama quella del v. del discorso: nei vv. 6 si trovava correlata a "profondissima quiete". schermo materiale e opaco. specchio dell’opposizione tra il passato e il presente. e profondissima"). dove balza all’occhio come la parola "silenzio". Il v. tra i vv. quasi sempre attinenti alla sfera dell’indeterminato o di grado superlativo ("ultimo". si accompagna l’uso dell’allitterazione in "s" ("Spazi. sia dal punto di vista stilistico che da quello grammaticale-sintattico. Il soggetto. quella dei vv. nei vv. dove la quiete acquista un’estensione spaziale che completa il precedente "sovrumani spazi".. 4-5 e 5-6. 1 e il "dolce" del v. 12-13 anche all’anafora di "E". e tra ciò che è contingente e ciò che è eterno. nel v. che al v. cioè. dalla giustapposizione ed accostamento di elementi. 5-6. mentre tutto interno a questo percorso è l’accostamento tra "morte stagioni" e "viva" dei vv. 15 attraverso i quali si compie la parabola dello straniamento tracciata nell’"Infinito": il colle e la siepe. "infinito". all’enumerazione di oggetti retti da "io nel mio pensier mi fingo". 4.

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