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Dalla carrozza alla locomotiva: trasformazioni dell'esperienza del mondo

Mauro Reali

16 Ottobre 2013

A Rancate (CH) la grande pittura italiana dell’Ottocento si interseca con storia e


letteratura.

18_Morbelli_Alla_stazione_centrale

I percorsi di interconnessione tra storia, letteratura e pittura, già suggeriti


nella recente segnalazione di una mostra di Filippo De Pisis a Traversetolo (PR),
curata da Paolo Campiglio, si spostano ora nel Canton Ticino. È infatti da alcuni
anni che nella Svizzera italiana, che vanta strutture museali di prim’ordine,
vengono organizzate mostre dal taglio innovativo e originale: non è dunque un caso
che il numero di ottobre 2013 del prestigioso Giornale del’arte, edito da Umberto
Allemandi, dedichi un voluminoso inserto proprio al Canton Ticino.
A pochi chilometri di distanza, infatti, sono ora aperte due esposizioni meritevoli
di visita, e cioè Un mondo in trasformazione alla Pinacoteca Zuest di Rancate, a
cura di Giovanni Anzani ed Elisabetta Chiodini, e I paesaggi di Carrà, al Museo
d’Arte di Mendrisio, a cura di Elena Pontiggia e Simone Soldini. Ne suggerisco la
visita a tutti i colleghi, e ritengo potrebbe essere molto proficuo anche portarci
gli studenti, soprattutto quelli dell’ultimo anno di Scuola Secondaria Superiore.
Poiché di Carrà a Mendrisio parlerò in un altro articolo, cominciamo
dall’eccellente mostra di Rancate, che ha senza dubbio un intento ambizioso, e cioè
quello di mostrare come la pittura – e gli esempi qui sono di area lombarda e
ticinese – sia in grado di fotografare l’evoluzione, la trasformazione del
paesaggio, rurale e urbano, tra il 1830 e il 1915; ma anche di suggerire, a noi che
la guardiamo molti anni dopo, le conseguenti implicazioni di questi cambiamenti
sulla società del tempo.
Pensiamo un po’ alla Milano del 1830, quella della Restaurazione, dove si aggirava
il Manzoni tra un’edizione e l’altra dei Promessi Sposi, e dove la sensibilità
romantica si mescolava con le suggestioni patriottiche risorgimentali. E poi
ripensiamo alla Milano post-unitaria, con le fabbriche, il fischiare dei treni, il
siciliano Giovanni Verga che si stupisce della sua modernità: quella modernità che
gli Scapigliati lombardi da un lato avversavano, dall’altro ammiravano. In meno di
cinquant’anni si era “fatta l’Italia”, e con questa si era anche delineato un
abbozzo di quegli Italiani che saremmo in seguito diventati.
E la pittura, cosa ci dice a proposito? Se Giovanni Migliara, Giuseppe Canella e
Carlo Bossoli mostrano ancora vedute tipiche dell’epoca romantica, si passa poi a
una visione della città – e non solo – più attenta ai mutamenti della modernità,
dove irrompe anche nei quadri la presenza della ferrovia, dell’industria e del
disagio sociale. Tra i principali interpreti di questo successivo mondo in
trasformazione troviamo Filippo Carcano, Adolfo Feragutti Visconti, Mosè Bianchi ma
soprattutto, a “ridosso” del Novecento, Luigi Rossi, Pietro Chiesa, Angelo
Morbelli, Giovanni Segantini, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Emilio Longoni e
Pasquale Sottocornola.

Inganni_Veduta_del_teatro_alla_Scala_dalla_Corsia_del_Giar

Sono questi alcuni dei pittori in mostra a Rancate, dei quali voglio proporre solo
due opere come campione del percorso suggerito. Si tratta di una deliziosa Veduta
del Teatro alla Scala, di Angelo Inganni, composta forse intorno al 1852, e Alla
Stazione Centrale, di Angelo Morbelli, esposta nel 1887. Sembra passata un’era
geologica, eppure non era trascorsa neppure una generazione. Ma, si badi, non una
generazione qualunque, bensì quella che è passata dalla carrozza a cavallo al treno
a vapore!
Impossibile affrontare in questa sede l’analisi di altri dipinti, cosa che è fatta
con grande cura nel catalogo (Silvana Editoriale), ma che è anche corroborata da
una scelta di brani in poesia e prosa coevi ai dipinti e a loro legati per
tematiche o atmosfere, con l’intento di evocare lo spirito dell’epoca. Non ci
stupiremo, dunque, di trovare il celebre passo manzoniano del cielo di Lombardia,
così bello quand’è bello accanto ad un riposante Tramonto lungo il Lambro di Emilio
Borsa, o un’aria della Traviata vicino al Cadono le foglie di Adolfo Feragutti
Visconti, che rappresenta una giovane smorta degna della Violetta verdiana.
Mi permetto però, da navigato professore di Lettere, di fare un bonario appunto al
testo scelto a completamento del quadro Alla Stazione Centrale di Morbelli di cui
si è detto. Alla Locomotiva di Giovanni Alfredo Cesareo, proposta dai curatori, io
avrei infatti preferito un testo carducciano da scegliere tra l’Inno a Satana e
Alla stazione in una mattina d’autunno. Tra l’altro – ironia della sorte – Giosuè
Carducci fu di Cesareo feroce avversario, e cercò perfino di impedirgli di accedere
alla cattedra universitaria. Rimedio allora io, proprio con l’inizio de Alla
stazione… , ode “barbara” composta da Carducci tra il 1875-1877.

Oh quei fanali come s’inseguono


accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ’l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d’autunno
come un grande fantasma n’è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a’ carri fóschi, ravvolta e tacita
gente? a che ignoti dolori
o tormenti di speme lontana?[…]

Ed ecco invece il testo di Cesareo cui accennavo prima, edito nel 1905:

Sul fiammeggiante vespero


Nera s’accampa la locomotiva
E accidïosa fumica,
Mentre in torno si mescola e vocifera
La svarïata folla cui l’ansia
Spinge in quell’afa torpida.
Trascorre a quando a quando
Gente che parte: con bagagli in mano
Va i carri un dopo l’altro interrogando,
S’arrischia in fine, e sale
I tremuli sportelli sbatacchiando. […]

Non vi è dubbio che i testi si somiglino, perfino nella scelta lessicale


(accidiosa, gente, etc…); eppure il Carducci dimostra la propria superiorità
nell’accentuare la dimensione vitale, zoomorfa, della locomotiva, i cui fari
addirittura sbadigliano la luce su ’l fango. Egli sa davvero renderla una Bête
humaine come il treno dell’omonimo romanzo di Émile Zola (1880): ed in questo sta
la differenza tra un grande – anche se discusso – poeta e un dignitoso letterato.

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