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!L C!RCOLO LETTERAR!O ANASTAS!

ANO
di Giuseppe vetromile

Presenta





























1CONVEGNO SULLA POESIA CONTEMPORANEA, CON PARTICOLARE
RIFERIMENTO ALL'ATTIVITA' ED ALLA CREATIVITA' POETICA
DEL NOSTRO TERRITORIO.

Con 11nfevenfo d Con 11nfevenfo d Con 11nfevenfo d Con 11nfevenfo de1 Poef1: e1 Poef1: e1 Poef1: e1 Poef1:

Comasia Aquaro Lucianna Argentino Floriana Coppola Vera D'Atri
Carmine De Falco Francesco Iannone Maria Rosaria Luongo Ketti Martino
Regina Clia Pereira da Silva Ugo Piscopo Enza Silvestrini
Agostina Spagnuolo Antonio Spagnuolo Ferdinando Tricarico
Raffaele Urraro Giuseppe Vetromile




Gioved 15 dicembre 2011 ore 16.30
Sala Conferenze della Biblioteca G. Siani
Via Arco, Sant'Anastasia (Na)


circololetterarioanastasiano.blogspot.com
CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO di Giuseppe Vetromile
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VERSO QUALE POESIA


Perch il termine poesia espresso con un acronimo? Sembrerebbe uno scherzo, un divertissement,
un gioco, e forse lo . Ma il prodigio, la magia della poesia, consiste anche in questo: poter
racchiudere in sei parole ci che si vuol pensare, dire e fare sulla e con la poesia: Proposte,
Opinioni, Esempi, Stato, Intenti (o intenzioni), Astrazioni.
Penso che i "capitoli" in questione siano quanto mai opportuni. In un mondo cos sfrangiato e
superficiale, spesso anche nelle arti e nella letteratura, porsi il quesito "verso quale poesia" quasi
necessario, se si vuole in qualche modo riflettere e mettere un certo ordine nelle cose attinenti a
questa meravigliosa e, direi, indispensabile attivit e capacit del genere umano. Oggi pi che mai.
Sappiamo che la poesia ha sempre accompagnato l'uomo nel suo progredire, assumendo pi o meno
importanza e incisivit nella vita sociale a seconda del particolare periodo storico del momento: dal
mondo classico, in cui veniva presa in grande considerazione, giungendo persino ad influenzare e
indirizzare mode e politica, fino ai nostri giorni, in cui quasi sempre relegata in nicchie elitarie e
lontana dalla gente comune, avendo perso quella peculiarit che la rendeva faro e riferimento
essenziale del progredire non solo umano e storico, ma anche letterario e linguistico.
Su quali binari sta oggi correndo la poesia? E verso quali forme, stili e contenuti? La domanda
richiederebbe senz'altro un esame molto approfondito dello stato "poetico" attuale per poter poi
congetturare le tendenze future: troppo vasto e articolato l'argomento per affrontarlo in questa sede
e con pochi elementi a disposizione.
Partendo per dalla considerazione che "la poesia non una cosa morta, ma vive una vita
clandestina", volendo citare un'affermazione di Edoardo Sanguineti, uno dei poeti pi significativi
del nostro ultimo novecento poetico, recentemente scomparso, possiamo almeno tentare di delineare
qualche aspetto e tendenza della posia attuale, che, per quanto continui forse ad essere
"clandestina", misconosciuta e poco amata e seguita dal grande pubblico, riesce ancora ad avere
qualche guizzo di grande vitalit, stuzzicando cuori e menti e, a volte, risvegliando coscienze
assopite o intorpidite da troppe banalit e nequizie.
Ognuno ha il suo modo di vedere e di sentire la poesia. Qui data la possibilit di costruire assieme
un piccolo ma significativo gioco di incastro, che alla fine generer, si spera, un mosaico abbastanza
inetressante e propositivo della "poesia", intesa nel senso pi lato del termine.
Le riflessioni, le proposte, gli intenti, le opinioni, le previsioni, e quant'altro possa in qualche modo
riferirsi alla materia poetica, in questa sede e in questo giorno, sono naturalmente limitati al
panorama generazionale del nostro territorio campano e, in particolare, vesuviano, poich i poeti
partecipanti a questa prima edizione del convegno provengono, prevalentemente, da queste zone;
ma ci non toglie che l'incontro potr dare i suoi buoni frutti: stato, indicazioni, speranze e
prospettive per un'attivit poetica italiana sempre in cammino.

Giuseppe Vetromile






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Comasia Aquaro


Oltre
ancora un altro oltre
in ritmica armonia
di mondo
coniugato con amore
e avanti
ancora un altro mondo
disteso quieto
come una certezza vasta
e in alto
uccelli mutati in nubi
passeggeri al vento
e poeti liberi
che cantano
la lingua naturale



Potente
apre le porte
smarrisce le scarpe
fa naufragi dinfanzia
spalanca le stanze
e sbriciola ovunque
giorni di febbre
e sembra un folle
senza sembianze
ma in dolce calma
subito cambia
raffina la sabbia
cancella i grigi dal cielo.


La vita va scongiurata
e pregata
ringraziata.


La morte
si saluta al passaggio
e si rispetta
per rispetto della vita stessa.


Il tempo
va atteso
lentamente
come maturano i frutti
e gli alberi spogli
non bisogna disperarli
ci vuole pazienza.




La poetessa Comasia Aquaro vive in Puglia ed ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia:
La mia lunga sciarpa azzurra, prefazione di Giuseppe Goffredo (Nuova editrice Apulia, 1993);
Listante del nontempo (Martina Franca, 1996); Vesto il vento, prefazione di Franco Loi
(Lietocollelibri, 2003); I fiori nei cantieri, presentazione di Angela Biancofiore, (Campanotto
Editore, 2007).
Le sue poesie, tradotte in pi lingue, sono state pubblicate su varie riviste e antologie
internazionali, fra cui: La piccola Antologia dei poeti Mediterranei, Europski Glasnik, Krkoj
Engjllin Mbrojt Levant, Prevue, toiles dencre, Souffles. etc.
Collabora con artisti di vario genere in performances e letture poetiche e la sua poesia presente
anche in ambiti teatrali e cinematografici.
Ha scritto una tesi sullarte e in particolare sulla poesia, alla luce del pensiero filosofico di Henri
Maldiney e sta per pubblicare unaltra raccolta di poesie.




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Lucianna Argentino

La poesia un atto d'amore

Che cos' la poesia? Infinite sono (e saranno) le definizioni di poesia, perch essa sfugge alle definizioni il cui
significato limitare, circoscrivere. E come si pu limitare ci che per la sua stessa essenza illimitato?
Per me la poesia ha assunto dei significati diversi nei vari momenti della mia vita. Ho cominciato a scriverne
durante l'adolescenza e allora poesia era il tentativo di placare l'inquietudine per ci che stava accadendo al
mio corpo, era un darmi una dimora in cui placare il senso di spaesamento che a quell'et si prova, un luogo in
cui ritrovare l'unit del mio essere frammentato dalle tante emozioni che mi si affastellavano dentro, in cui dare
un nome proprio alle tante me e ritrovare il mio volto originario. Allora non sapevo nulla di Heidegger e del suo
pensare la poesia come un "abitare presso l'origine", un restare presso di s. una "venuta del sacro",
"l'edificazione di una patria intesa come riappropriazione dell'origine pura, nella cui incontaminata fedelt
consiste l'abitare poetico dell'uomo". Evidentemente l'aver sentito io, adolescente, queste stesse cose mi
conferma che la poesia davvero uno stare presso la fonte dell'Essere, della Vita, dunque poesia come unit,
come tentativo di dare armonia al caos.
In seguito ha assunto quel carattere di urgenza, di intima e profonda necessit, di risposta alla domanda che
le cose e il mondo e gli esseri che lo abitano incessantemente pongono. E anche il tentativo di porre rimedio
all'imprudenza di Dio che diede ad Adamo il compito di dare un nome a tutte le cose, ma Adamo non era un
poeta e il suo dare un nome alle cose fu un sottometterle, un dominarle con la forza. Fare poesia invece un
accovacciarsi davanti alle cose, come si fa quando si vuole parlare faccia a faccia con un bambino, ci si mette
alla sua altezza. Mettersi all'altezza delle cose in un movimento che coinvolge tutto l'essere muscoli, ossa,
tendini, sangue, anima, spirito e mente. Provare a ritrovare il vero nome di tutto ci che esiste, il nome mai
pronunciato, il nome nascosto e vero, specchio del nome che dentro la nostra stessa umanit. In un rimando
di senso e di significato. La poesia colei che riesce a dare il nome giusto ai volti altrimenti a-nonimi dell'altro
e delle cose, che fissa lo sguardo sull'essenza e ci costringe a voltarci, a distogliere lo sguardo dalla mera
quotidianit e a rivolgerlo verso quell'altrove dove ogni cosa ha la parola giusta, la parola vera. La poesia
come sostanza capace di distillare dal nostro caos, dal superfluo che ci appesantisce, l'essenziale, il
necessario racchiuso nel poco spazio che occupa una poesia in confronto ai vasti spazi che apre nell'anima di
chi la legge e di chi la scrive. In una poesia dico "sminuzzo la realt per meglio amarla" e mi sembra che renda
bene l' idea del lavoro del poeta che, appunto, sminuzzando la realt la rende pi accessibile, fa s che possa
stare tra le mani della gente cos che se ne possa sentire il suono, il sapore, l'odore e amarla, comprenderla,
stupirsene. Ecco, lo stupore un'altra qualit dei poeti assieme alla curiosit. Mi piace pensare al poeta come a
un bambino che tiene in mano un giocattolo e lo osserva con attenzione, lo gira e lo rigira tra le mani e poi lo
rompe per vedere come fatto dentro. Nello stesso modo la poesia rompe, sfascia la realt dal di dentro
sfasciando il linguaggio e le sue regole e trovando e inventando un uso nuovo e diverso delle parole. In tal
modo la poesia diviene una lingua- ponte tra le due sponde in cui si dipana la vita umana. Tempo fa traendo
spunto da un'immagine della quotidianit femminile mi era venuto da pensare alla poesia come a un qualcosa
di simile all'atto dello stirare. Non vorrei essere blasfema ma in effetti gli indumenti che escono strapazzati
dalla lavatrice, maltrattati dalla centrifuga mi fanno pensare alle cose del mondo, alla nostra umanit
strapazzata e maltrattata. Cos la poesia un riportare le cose alla loro originaria forma, un trarle dal caos, un
rifocillarle, prendersene cura. Perch poesia innanzi tutto prendersi cura della parola.
La poesia un atto d'amore, un farsi puro ascolto e andare verso la verit e la bellezza perch se, come
diceva Giorgio Caproni, "il poeta un minatore", esso scava nelle profondit dell'essere per trovare il luogo in
cui verit e bellezza dimorano e le porta alla luce perch alimentino in noi la fede e la speranza.



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Poesia.

Doppia esposizione. Luce di levante e luce di ponente. Giorno e notte. Scrivere dall'alto di un sesto
piano dove, al mattino, il sole viene a leccare le piastrelle sorgendo non da monti o valli o mari, ma
da dietro una facciata giallo- ocra, proprio alle spalle della donna, ancora in camicia da notte, con
i gomiti sul davanzale del balcone, che sorseggia un caff. Esco dal sonno e trovo un affollato
silenzio. Ritrovo la doppia esposizione di me ai gesti consueti e al gesto, ogni volta nuovo e
irripetibile, della scrittura. Doppia esposizione del corpo e dell'anima alla luce e al buio, al fuori e
al dentro, all'essere e al non essere dove la parola si incunea perch al fondo siamo spazio vuoto e
punti di luce. Scrivere nell'angolo di luce artificiale e carta, sopra il bisbigliare che giunge dai
libri, nell'angolo che m'accoglie nella quiete, pronta io ad accogliere... Scrivere quando il buio
avvolge, ma non nasconde, quando mi tiene desta e vigile il respiro dei bambini, il fiato croccante
dell'infanzia. Cos spopolo le notti e i giorni e li ripopolo, li incastro nella pagina, ma lascio aperta
la porta cos che, lontane dal mio sguardo, le parole possano lasciare la pagina e andarsene libere
per il mondo. Perch scrivo non quando le cose accadono, ma quando si avverano.


Dice che non c' addio nelle asole
e asola allora sia
poca materia intorno e vuoto,
e sia passaggio e allaccio,
sia lo spazio dell'abbraccio e del ritorno
sia pertugio e rifugio,
sia il chiuso esposto alla parola.



Lucianna Argentino nata e vive a Roma. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del
tempo (ed. Totem, 1991), Biografia a margine (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di
Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci; Mutamento (Fermenti Editrice,1999)
con la prefazione di Mariella Bettarini; Verso Penuel (Edizioni dellOleandro, 2003), con la
prefazione di Dante Maffia; Diario inverso (Manni Editori, 2006), con la prefazione di Marco
Guzzi. Con Pagina-Zero ha realizzato nel 2008 un e-book tratto dalla raccolta inedita Le stanze
inquiete e nel 2011 un nuovo e-book dal titolo Nomi con il blog Le vie poetiche.











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Floriana Coppola



POESIA per RE-esistere
(Riflessione rielaborata dellintroduzione allantologia Alchimie e linguaggi di donne del Festival
della Letteratura di Narni, a cura di Floriana Coppola)

La scrittura del verso entra con prepotenza nella vita delle donne e degli uomini che fanno cultura e
che tentano di lasciare una traccia del loro farsi persona nel mondo. Possiamo trovare nella poesia
accenti epici e familiari, linguaggi formalmente ricercati e altrettante coloriture pi semplici della
parola fino a liricit pi complesse e sperimentali. Ma ogni testo fa radicalmente i conti con il
bisogno profondo di dare espressione alla sapienza esistenziale, alla voglia di riflettere su se stessi
e sugli altri, di raccontare il proprio universo, di costruire relazioni che partendo dalla parola scritta
approdino ai significati pi profondi della nostra vita. Troviamo nei versi la volont indiscutibile di
leggere la relazione tra l'uomo e la donna, tra la persona e il mondo, focalizzando ogni dettaglio
reale all'interno di un contesto simbolico, che passa dalle pareti domestiche/familiari alla militanza
politica e sociale. Non facile quindi parlare di poesia fuori dalle accademie e dai registri formali
ma la poesia pu diventare traccia concreta del bisogno di esprimersi delle donne e degli uomini in
modo diretto e autentico. La poesia quindi soprattutto capacit di ascoltare quel mistero interiore
che prende forma nel sogno della parola e si incarna nella ricerca alchemica dei suoni. Nel rispetto
delle differenze e delle diversit dei linguaggi, ogni poeta crea uno spazio condiviso di attesa e di
amplificazione. La poesia vuole rimanere una forma particolare di resistenza attiva, non chinando
la testa ai dictat della societ contemporanea, opponendosi in modo radicale all'unica celebrazione
delle relazioni commerciali basate sullo scambio economico, sul tornaconto personale,
sull'autoreferenzialit, sulla velocit di sfruttamento tra persone che diventano merci e sogni che
diventano prodotti. Invece la poesia gratuit, ricerca interiore, volont di espressione, non ha
prezzo, un genere assolutamente fuori mercato e impegnarsi per farla esistere vuol dire anche
contrapporsi alla logica che solo ci che consumabile ha dignit di esistenza. La poesia dialoga
con il passato, con gli uomini e le donne che hanno lasciato una traccia di s, perci diventa
conoscenza e memoria di una comunit. Ricordiamo tante voci di poeti e di poete, la loro tenacia
creativa che le rende resistenti, attraverso la scrittura, ai vortici distruttivi della vita.












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Scrivere

poesia tratta dalla silloge poetica Sono nata donna Boopen Led Editore


Duplicata coscienza
doppio lo sguardo e distrazione perenne
la vita mi sfiora accanto
duplice assenza
un insetto fermato da uno spillo
la vostra presenza
sono linsetto e le sue ali di filigrana
sono lo spillo e la sua anima dacciaio
incorruttibile e densa
mi muovo
sul foglio sverginato dalla penna
naviga frenetica e
fremente singhiozza dinchiostro e rapida
segue stolta la falsa certezza
di fermare l attimo sfuggente

duplicata esistenza due volte vissuta
per lei e per gli altri
lo so, impongono tirannie damore

lavida gola ingoia le parole le succhia
e ne lambisce gli orli
sono qui tra voi che vi agitate affranti
vi interrogate complici e
intrecciate corone e ghirlande amene
con i vostri nomi

sono qui e altrove
saperlo non aiuta nessuno
continuo a gettare
leggere bottiglie di vetro
nellacqua striata
dazzurro
e nero

Floriana Coppola, scrittrice, poeta e collagista, insegna materie letterarie negli istituti superiori
statali. E' formatrice e consulente psicoeducativa specializzata in Analisi Transazionale e in
Didattica di genere. Per Boopen LED ha pubblicato la silloge poetica "Sono nata donna" (2010) ed
stata curatrice dell'antologia poetica "Alchimie e linguaggi di donne", primo quaderno del Festival
della Letteratura e della Poesia di Narni (2011).
Insieme a Ketti Martino, ha curato l'Antologia poetica "La poesia una citt", Boopen LED, 2011.



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Vera D'Atri

La mia riflessione sulla poesia prende spunto da una frase tratta dal bel discorso della Zymborska
tenuto nel 1996 al conferimento del Nobel. " Il poeta, se un vero poeta, deve ripetere di continuo a
se stesso - io non so - ". E' appunto da questa mancanza, da questa voragine personale, che
scaturisce la scrittura e accade che, da questa incessante ricerca di apprendere qualcosa della vita,
della vita propria e di quella degli altri, spesso, una volta raggiunto un chiarimento, da quest'ultimo
derivino ulteriori domande.
La poesia dunque come ricerca che non comprime in un solo campo l'interesse di chi scrive, ma si
trova ad essere tra le pi ampie e inesauribili che l'uomo possa intraprendere.


Ma quale che fosse il motivo
mi piacque l'olivo incastrato nel suo brivido
la torsione dei rami nel tuo braccio di vene in rilievo.
Della nostra vita senza fughe l'albero scarno,
la solennit.

E per dirla col fuoco mi piacque il bracere discreto del petto
lo scintillio da dove sei sorto di nuovo
nella terra dei miei giuramenti.

Ecco, sei sorto di nuovo
nella terra dei miei giuramenti. Pi necessario,
pi esigibile, un fiotto d'aria pulita.

*

Tutte donne, miriadi di vocali mute

ordinate nel tempo come aste.
O raggi di sole chiusi in abiti di spine.


*

Un giorno, nelle mie tempie disfatte, potrei
gualcire ancora un poco le parole
e con esse accendere alcune sicurezze
in fondo ai tuoi perch,

ma potrei anche confonderti
mischiando all'alba sterili rimandi,
stanchezza alle certezze che ancora ti sublimano,





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ma di gran lunga pi coinvolgente
ci che di sicuro io far sar,
nei capelli del pi piccolo di casa,
di spettinare d'un colpo
la sua fiaba,
poich bisogner pure, a compimento di tutto,
ch'io vi scacci il lupo
prima che egli ne avverta la presenza.




Vera D'Atri nata a Roma, vive a Napoli dal 1972. Archivista, solo dal 97 inizia ad interessarsi di
letteratura. Ha allattivo alcune pubblicazioni di racconti in ambito antologico a cura della libreria
Evaluna ( Raccontandosi) e delleditore Di Salvo (Malamore).
Una prima raccolta di poesie, Il museo di vaniglia, viene fatta circolare a cura delle Edizioni La
Biblioteca, con commento di Giovanni Pugliese. Segue una menzione di merito al concorso
Lorenzo Montano, diciassettesima edizione, con la raccolta Abitare Sparta. A fine 2009 esce
Una data segnata per partire, raccolta di poesie edita dalla Kolibris di Bologna. A luglio 2010
esce Buona bella brava, libro di narrativa edito dalla Robin.
Quarto premio ex aequo al concorso La vita in prosa 2011 con il racconto Il gatto rosso.




















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Carmine De Falco


Poesia come testimonianza dei tempi

Per me Poesia deve significare testimoniare il proprio tempo, renderlo comprensibile (o, talvolta,
incomprensibile) ai propri vicini e gettarvi una luce per gli uomini del futuro. Se ai posteri che
affidiamo il compito de lardua sentenza, del giudicare il presente e il valore delle cose che
contano e che resteranno, e a noi che viviamo il nostro tempo che dato di rappresentarlo e renderlo
significativo, memorabile.
In questo senso per me fare poesia sempre scrittura in relazione a un tempo e ad uno spazio
(geografico ed ontologico), e la poesia di valore quella che meglio sa rappresentare lo Zeitgeist o
anticiparlo. Credo nellevoluzione, delluomo e delle arti, e cos come in pittura, scultura e
architettura gli stili e le singole opere si richiamano gli uni con gli altri in un processo di sviluppo
creativo ed evolutivo, o solo accidentalmente involutivo evoluzione che non sempre e non per
forza significa miglioramento rispetto al passato cos in letteratura le opere si susseguono nel
corso dei secoli rimandandosi e, in qualche modo, evolvendosi, modificandosi e, per usare un
concetto novecentesco, remixandosi, ma mai, se vera letteratura, copiandosi e ripetendosi. Lo
sguardo del poeta deve essere verso il passato trovo ridicoli coloro che affermano di scrivere
senza aver letto libri, o senza influssi di alcuna sorta da autori passati o contemporanei ma sempre
rivolto al futuro.


Sul presente e il futuro della poesia

La poesia poi, tra le forme verbali dellespressione umana, quella che per me pi si addice alla
contemporaneit. Franta, breve, fulminante, la pi adatta, tra le possibili espressioni basate
sulluso della lingua, a rappresentare il mondo attuale.
Nondimeno c una notevole quantit di studiosi e critici che hanno decretato, attestato, certificato
la fine della poesia, palesata in maniera inequivocabile dallemorragia dei lettori e dal processo di
marginalizzazione della figura del poeta avvenuta negli ultimi decenni nelle societ contemporanee.
Eppure, nonostante levidente crisi del linguaggio poetico, la frammentazione, lemarginazione
dalla societ delle sue funzione pi proprie, mai cos svilite come oggi, la poesia si conferma come
mezzo di espressione quanto mai ricco e florido. Paradossalmente la scarsa attenzione mediatica,
ma anche sociale, che la poesia subisce, la rilancia, concedendole quella libert despressione e di
creazione gratuita e slegata dalle logiche del mercato e del marketing che invece sembra finire
in secondo piano nelle arti pi alla moda, vincolate alle logiche delleditoria moderna, della vendita
e del capitalismo. Questo non essere mai sulla cresta dellonda forse frusta lego dello scrittore, ma
va a tutto vantaggio del lettore che si ritrover davanti a testi via via pi onesti e liberi, l dove si sia
operata una scrematura da quel tipo di poesia di massa che permette a chiunque di scrivere anche
senza talento n competenze. Non possiamo non tener conto che oggi viviamo nellepoca del
dilettantismo diffuso, un po per colpa della liberazione dal tecnicismo e dalla competenza
decretata dal successo delle (incolpevoli) avanguardie del 900 e un po per il diffondersi di
tecnologie prodigiose e a basso costo.



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Il futuro per, della poesia sar probabilmente un andare oltre la poesia in quanto tale. Come accade
sempre pi spesso per pittura, scultura, architettura che si fondono e trasformano in opere via via
pi complesse, installative, multimediali, cos c da auspicarsi che le arti letterarie fuoriescano dai
generi per rifondersi secondo unimpronta nuova e moderna. probabile che questo gi avvenga, e
che ci che noi chiamiamo e riteniamo letteratura, secondo i vecchi schemi abituali, venga in realt
soppiantata e spazzata via da qualcosa che qualche genio sta scrivendo, creando, e che noi non
sappiamo ancora neanche cosa sia. Nuove forme di poesia, cos come oggi ci sono nuove forme di
scultura, di pittura, di cinema, di arte.


















Carmine De Falco vive in provincia di Napoli, ha pubblicato tre raccolte di poesia: Linkami
limmagine (2006) e Loop Vernissage (in Specchio Poetico 2007) presso Fara Editore e Italian Day,
edito nel 2009 presso le Edizioni Kolibris. Poesie sparse sono state pubblicate in riviste e antologie,
tra cui Vicino alle nubi sulla montagna crollata a cura di Enrico Cerquiglini e Luca Ariano.
Unampia selezione di testi tratti da Linkami limmagine e Loop Vernissage, e dallinedita Napre
(movemnto I e II) si pu leggere Nella borsa del viandante a cura di Chiara De Luca, Fara Editore
(2009). Nel 2009 pubblica il trittico Variazioni in Pro /Testo, antologia a cura di Luca Paci e Luca
Ariano. E socio fondatore dellassociazione culturale Componibile62 e membro di Anarchica
(www.anarchica.net). Nel 2010 scrive a quattro mani col poeta parmense Luca Ariano I Resistenti,
raccolta segnalata al premio Penna e al premio d'If 2010, la cui pubblicazione prevista nel 2011
presso le edizioni Kolibris.
Figura nell'Antologia "Attraverso la citt", Scuderi Editrice, 2011, curata da Giuseppe Vetromile.



Da Napre (Movimento 3)

Andrea un bambino gigante che se ne sta sul lungomare con le gambe distese lunghe.
Sdraiato a pancia sotto sulla strada
si diverte a giocare con i tram, a vederli passare
affamati di binari e arrancare zeppi di gente minuscola, compressa. Ma ogni tanto
si stufa di guardare, allunga la mano e con le dita ne spinge uno oltre
le persone ferme sul salvagente che scorre esile tra veloci automobili-lame.
sulla marina ma potrebbe essere ovunque, perch lo sfondo nero e il suolo nero e non vi
sono demarcazioni. O sono nere.
Andrea ha la pelle bianchissima e nuda, coperta solo da un pantaloncino giallo, corto sopra il
ginocchio.
A volte fa i capricci, si arrabbia per cose che nessuno comprende,
a volte diresti che cattivo. O cinico. O triste. A volte lo
senza volerlo o capirlo: solo afferra dei tram l dai binari di ferro e li scaglia strapieni, lontani su
punti indistinti nel nero, di l verso il centro, o nel mare.

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Francesco Iannone

Mi piace immagine il poeta come un pescatore. Un pescatore di segni che getta lamo nel serbatoio
immenso della realt.
Poesia, quindi, non come frutto di un lavorio introspettivo ma esattamente il contrario: imparare a
servire il reale, lasciare che la parola lo risvegli, lo accendi naturalmente. Celebrare le cose perch
esistenti, perch date.
Mi auguro che la poesia possa aiutarci a riconoscere sempre nella realt quella Presenza generante e
segreta, ragionevole ed evidente. Che possa, inoltre, recuperare appieno lumano senza infingimenti
o abilit intellettuali. Una poesia che sia compagna di cammino, tutta desiderante il Vero.

(Da "Poesie della fame e della sete)

Perch solo non morire conta
in questaria provvisoria dautunno
che accarezza gli alberi e poi li spoglia
come fossero una donna bella.

La resistenza al nulla una lotta
che lascia ferite e tagli
un labbro squarciato da un pugno
un figlio espulso da un utero contuso.

Ci sono case che accolgono chiunque
e finestre che restano chiuse per sempre


Imito il crollo
di un tetto sconfitto dal peso
il laccio del vento stretto
intorno al collo delle foglie
imito il sole disceso
a far meno freddo linverno
a vegliarlo in silenzio nel sonno.

Tremare utile, dici, conviene,
lo documentano le cose
tutte contratte in attesa dellestate.

Francesco Iannone nato nel 1985 a Salerno. Suoi testi sono apparsi sulle riviste Semicerchio,
Clandestino, Gradiva, Le voci della luna... E' risultato finalista del premio "Piero Alinari" ( i testi
proposti saranno pertanto pubblicati sulla rivista Italian Poetry Review) e "Lerici Pea sez. Giovani".
Suoi testi sono inclusi nell'antologia "La generazione entrante- Poeti nati negli anni ottanta"
(Giuliano Ladolfi editore, 2011, a cura di Matteo Fantuzzi).
Poesie della fame e della sete (Giuliano Ladolfi editore, 2011) il suo primo libro.


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Maria Rosaria Luongo

La poesia, stato detto da Lotman, e a me pare la pi convincente delle definizioni, un segno integrale, nel
senso che ogni testo poetico, pur essendo un sistema di segni, con proprie regole, esso stesso un segno
che rimanda a un significato unitario.
Questo significato lo si pu ritrovare in un altrove, non nel senso metafisico di aldil, bens un altrove del
cuore, della memoria, dellattesa, del sogno e/o del mistero.
Certo la poesia anche mestiere, possesso di tecniche, orecchio come per la musica: lo sapeva Baudelaire,
che, dopo aver scritto una poesia, prendeva il vocabolario, per scegliere la parola pi ricca, pi musicale.
La parola poetica infatti ambigua, nel senso che ricca di significati, di sfaccettature di rimandi di allusioni,
prestandosi a molteplici interpretazioni.
E artificioso quindi pretendere, come fanno alcuni letterati, che la parola sia segno a se stessa, si limiti cio ad
una funzione meramente espressiva, rinunciando ad essere comunicazione, ad essere, come ha detto
Octavio Paz, laltra voce, cio quella delluomo che dorme in fondo ad ogni uomo.
Ogni poesia insomma istituisce o scopre e recupera tra le cose e gli esseri delluniverso rapporti impensati
sommersi inaspettati.
E mi viene in mente che se Dante ha potuto paragonare i peccatori alle colombe, uccelli cos chiari domestici
pacifici, vi speranza per i reietti anche nel profondo dei loro inferni.

Gometria

Da studente
mincantava la geometria
seguivo
larco logico dei teoremi
godendo ad ogni passaggio
contemplavo
lastratta bellezza delle figure
affascinata dalla loro
piena armonia
compiuta perfezione.
Angoli lati diagonali solidi
per me
non avevano segreti:
mintrigava la magica
piramide.
La vita mi priv di quel
mondo
di cristallina purezza,
mimmerse nellinforme
nel carnale nel vissuto.
Ancora rimpiango diametri
e circonferenze
ho un lume a forma
di icosaedro:
mi attende unurna
di geometriche proporzioni.

Maria Rosaria Luongo nata a Napoli, risiede a San Giorgio a Cremano. Ha insegnato Filosofia e
Pedagogia negli Istituti Magistrali. Ha conseguito Premi e Segnalazioni in prestigiosi Concorsi di Poesia quali:
Lerici-Pea Citt di Porto S:Elpidio Bari-Marina di Palese - David Il Portone di Pisa Citt di Como
Donna Poesia Roma Vittorio Bodini La Vallisa Silarus Valle di Vitalba S.Nicola Arcella Franco Lo
Schiavo - Penisola Sorrentina Faliesi ecc...
Ha pubblicato le raccolte di poesie: Parole come conchiglie, Gabrieli,Roma, 1990. Appunti, Il Salice 1992,
Potenza. La cerimonia degli addii, Il Candelaio, Firenze 1993. Qualche peso di troppo, Bibliograf, Rimini 1993.
Animale metropolitano, Istituto di Cultura, Napoli 1993. Senza sgomento, La Rocca, Castelnuovo Garfagnana
1997. Nuovi Appunti, Edizioni DellOleandro, Roma 1997. Canto a Maria, Il Portone/Letteraria, Pisa 1999.
Collabora alle riviste:Alla Bottega di Pavia e Narrazioni di Caserta. E iscritta al Laboratorio di Poesia -
Comitato di Napoli della Societ Dante Alighieri.
Figura nell'Antologia "Attraverso la citt", Scuderi Editrice, 2011, curata da Giuseppe Vetromile.

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Ketti Martino

Una poesia nasce cos, col segnare su pagina una voce, un grido silenzioso che fluisce dai luoghi pi remoti della nostra
vita. un ritrovare se stessi e gli altri nelle parole, senza sconti; un restituire valore al rapporto con le cose, senza
passare necessariamente attraverso lintermediazione dei concetti, del pensiero teorico, andando, bens, verso
limmediatezza del contatto.
Il poeta un uomo che comunica e sa comunicare, e a queste qualit aggiunge la propensione ad essere sedotto dalle
cose assenti, non visibili nellimmediato, quelle che negli altri non suscitano granch meraviglia, come se queste stesse
cose, in un canto di sirena, richiamassero il suo sguardo. Egli possiede la capacit di evocare passioni, forse perch ha
acquisito una maggiore disposizione ad esprimere ci che pensa e sente, specialmente quei pensieri e sentimenti che,
per sua stessa scelta, o per forma mentis, sorgono in lui senza unistantanea eccitazione esterna. Il poeta, dando un
nome alle cose, porta alla luce quasi un segreto parlato (Zambrano), manifestando il suo amore per le cose stesse, sia
quelle reali sia quelle inesistenti come i sognie i fantasmi; e di questa pluralit intriso al punto da voler aiutare tutte le
cose ad essere, rendendole presenti e comunicandolo agli altri. A dirla con Luzi, egli una sorta di profeta del futuro che
ha la missione di mettere in contatto cose e parole vive.
Ci che preme, principalmente oggi, non chiudere la poesia dentro se stessa. La poesia ed il mondo che le ruota
attorno costituiscono loro malgrado gi un ghetto; i poeti, invece, dovrebbero entrare in corto circuito con il reale, con il
sociale, sollecitando dubbi, ponendo quesiti, portando in scena il risultato di un continuo interrogarsi, di un perenne stato
di allerta capace non tanto di rappresentare le cose e il linguaggio cos come sono, ma di trascenderli. Fondamentale
allora che la poesia venga attraversata dal pensiero, e che la creazione poetica ne sia testimonianza attraverso quella
parola che veicolo verso lessenzialit, verso il nucleo originario delle cose. La poesia dovrebbe partecipare a una
coscienza critica e sarebbe pertanto necessario che i poeti parlassero, che dicessero quello che devono e sentono di
dire, soprattutto in questo tempo di comunicazione massificata, in un linguaggio che sia di ricerca essenziale sulla parola
e sul senso. Sarebbe importante che si aprissero ad ogni tema, perch, grazie al loro sguardo attento, ogni argomento
pu essere osservato da angolature originali.
Il poeta, daltra parte, non vive in isolamento, anzi egli scrive proprio per rivelare agli altri le sue visioni, per renderli
partecipi e per far cogliere il senso delle sofferenze, delle ingiustizie, del male, ma la poesia soffre purtroppo spesso per
la pretesa di divenirela verit delle cose, mentre per sua natura non dovrebbe tendere a fornire risposte, ma a sollecitare
interrogativi, giungendo fino al nucleo, al midollo delle cose.

Della poesia voglio le ossa




Della poesia voglio le ossa
le trasparenze scorticate e monde
Agguantare la sostanza dura
fino allanima spugnosa.

Sentirla trasudare da ogni poro.

Trattengo il verso tra mascelle e denti,
stritolo la carne e la rimando,
bolo suggellato appeso a cento arpioni.
Lo digerisco e poi lo cerco ancora.
Smantello la sequenza
i riti blasfemi le verit
e castro lessudato che tentenna.

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Ketti Martino, laureata in filosofia, ha insegnato nella scuola pubblica e si occupata di
promozione teatrale e musicale. Fa parte della compagnia di scrittura Homo Scrivens. E' fra i
compilatori dell'Enciclopedia degli scrittori inesistenti, a cura di G. Marino e A. Putignano (Boopen
LED, 2009) e ha pubblicato la silloge poetica "I poeti hanno unghie luride" (Boopen LED, 2010).
Insieme a Floriana Coppola, ha curato l'Antologia poetica "La poesia una citt", Boopen LED,
2011.









































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Regina Clia Pereira da Silva




Diceva Fernando Pessoa Aconteceu-me um poema. Mi successo una poesia.
Anche a me succede scrivere un poema.
In realt, la poesia emerge, sorge nella mente mentre distrattamente prendo la penna. In questi
momenti intensi di vita, pieni di significato c bisogno di una forte concentrazione per
ascoltare perch la costruzione poetica sorge e si evolve dallattento ascolto degli altri e degli
avvenimenti che ci circondano.
Una composizione poetica non soltanto parola, linguaggio o stile, no. Poesia storia, esistenza,
presente anche se spesso trascendente, sinonimi concreti di una realt sociale culturale determinata.
Si tratta di un genero letterario aperto a tutti gli uomini, dove ognuno pu prendere ci che vuole.
Il poeta invece il regista che scatta fotogrammi vivi di frammenti di forme di esistere.

Malgrado tutto, esisto

Divago per le periferie
Il cuore in costante sobbalzo
Ricerco, riosservo e milludo
Non trovo.
Rientro nella piccola tana
A me, dal mondo,
Concessa.

Regina Clia Pereira da Silva, docente di Lingua, Cultura e Tradizione Portoghese dellInstituto
Cames nellUniversit degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha pubblicato diversi saggi e
poesie, tra i quali: due poesie Quegli sconosciuti e Innocenza http://poetrydream.splinder.com
(Aprile 2009); due Poesie: Modus Vivendi e Vida, in Rivista di poesia elettronica, disponibile in
www.poiein.it (Marzo 2009); Poesia: Napoli in me/Npoles em mim, in Rivista Mundus, per
unetica del rifiuto, Napoli, dicembre 2008; Come la pioggia, con litografie di Manuel
Cargaleiro, traduzione di poesie di Mimmo Grasso, Edizioni Laboratorio, Napoli, 2007.
Figura nell'Antologia "Attraverso la citt", Scuderi Editrice, 2011, curata da Giuseppe Vetromile.









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Ugo Piscopo


Recyclage
ovvero Gogol al punto


A Nikolaj Vasilevic il destino aveva imposto
a crepapelle ridendo un nome proprio strano
il soprannome Gogol per farlo andare a gog
e anche a slalom fra i sentieri interrotti del bosco
Creatura silvestre a Nikolaj Vasilevic
si diramavano dentro infinite diversioni
fra artigliosi popoli di ginepri e di pruni
che coerenza danno al bosco e irriducibilit

Cos il bizzarro dellordinario la grandeur del marginale
i mausolei del nulla lo scandalo dellassurdo
le topiche incongruenze le messe a dimora del bosco
a picchi a orde a tuffi ad assalti a sobbalzi a sospetti
striscianti tenta(cola)zioni aculei a sprizzi-sprazzi
ogni multiculturale intreccio ogni intrigo estrigo indaga
con arguzia docchio caprino e la proterva protensione
del da-sein in selva selvaggia in ombrie muove di scrittura


Ma al settimo giro di boa di mezza dozzina danni
al ritorno da pellegrino che ha posto la sua orma
nellorma del Cristo e di Pietro per Gerusalemme e dintorni
con una tenerezza nuova che goccia stille di miele
nella Roma degli Zar riaffacciandosi al bosco
si scopre un alieno sulla soglia dun eden che brucia in fal verdi
un vento di rapina scuote le ali le ombre del mondo
e Nikolaj Vasilevic - succhia in gorghi di vertigine

Frullato shakerato grinzo - al par di stracciatella in brodo
alfin s osserva e piet lo prende e insieme orror per s gran scompiglio
indi con parental premura s a cr col cucchiain saffretta
a schizzi a pezzetti a gocce in novella compatibil opra
e tira su un Pierrot stranito filante di lamelle lunari
nello scintillar della notte buffo sul piedistallo del mondo
un Taras Bulba di gommapiuma o forse un Akakij Akakevic
ancora una volta in double face ancor simile a s e altrui



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In s diffusa selenitudine unirridente vision si sfila
lui-s folgorante in solio stempera superno e ammonesta
ogni rigoglio orgoglio gorgoglio daltra insorgente gloria
lui-s che con le sue arti e casi il non nato a nascere costringe
Si umilia allor in contrappasso di beffarda proscinesi
Ave Caesar, grida laltro, - morituri te salutant
ai tuoi piedi si distende tutto un tappeto tutto verde
dautentica non-verdit di trionfante disastrit

Negli interminati spazi avidi sol di dismisura
del tuo carnifero impero ove giammai tramonta il sole
quanto inerte quanto niente quanti rottami sprechi stupri
covano ilari-crestate le ore nella dilagante luce
Alluniversa fatal rovina programmati ab ovo e votati
come sottrarci come un balzo di lato indietro far si possa
come con le migliori intenzioni non lastricare le vie dellinferno
Vostra Maest dica qualcosa a queste truppe di distruzione



In suo soffice stupor lunare il buon Pierrot allarga le braccia
e gigante neonato a bimbo annuisce col capo e col riso
tre volte in viso corre a baciarlo Nikolaj Vasilevic
indi concordi si avviano a prendere prudenti pareri
del patriarca popi santoni sapienti giudici generali
inclusi gli esperti del riciclo quelli dei monti di piet
senza alcun sugo perch ei pur dotti in agudezas e arti dingegno
ignorano tutto di viaggi controcorrente e diversioni

Fanno il punto e si dan laddio lun in cerca di s in romitaggio
laltro affidandosi allevento del riciclo del qui in altrove
Raccolto linsieme di s chiuso a fil di pietra in un cappotto
lo scaraventa a pi dun muro col tergo alla luce agli altri
fermo nella fede che col tempo e con la paglia dellattesa
maturi il portento che schiuda stelle a corimbi nespole a mazzi
mentre formiche recano in dono ovetti ovini peli di pula
e fra i rami degli orti vicini levano inni santi e angelelli







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Ugo Piscopo (Pratola Serra, 1934) poeta, scrittore, studioso di letterature comparate e di arte
contemporanea. Benemerito della scuola, della cultura e dellarte, stato professore e preside nei
licei (1958-1983) e ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione (1983-2000). Dal 1963 al 1967,
ha insegnato al Liceo Italiano di Tripoli, per conto del Ministero degli Affari Esteri e ha tenuto corsi
di lingua e cultura italiane per stranieri. Nel 1983 ha vinto il concorso per ricercatore di Letteratura
italiana presso lUniversit degli Studi di Salerno. Ha svolto e svolge unintensa attivit letteraria ed
autore anche di testi teatrali. Come poeta, ha pubblicato le raccolte: Catalepta (1963), Jetteratura
(1984, Primo Premio Gallicanum 1984), Quaderno a Ulpia la ragazza in mantello di cane (2002,
Primo Premio Minturnae 2004), Haiku del loglio e daltra selvatica verzura (2003, Menzione
speciale al Premio Sandro Penna 2004), Il ricordo del tempo di un bimbo che misura (con Gianni
Rossi, 2006), Presenze preesistenti. Pietre di Serra di Pratola Serra (2007, secondo Premio Penisola
Sorrentina 2007), Lingua di sole. 12 haiku + 1 e una breve epistola (2008).
Figura nell'Antologia "Attraverso la citt", Scuderi Editrice, 2011, curata da Giuseppe Vetromile.

























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Enza Silvestrini

da "Partenze", Manni Editore

laggi
nella notte
elemosino
una coperta allinfermiere
dopo il solito panegirico
al suo buon cuore
sulla sedia dura
passo in rassegna
tutte le mie ossa
poi mi accanisco
sugli organi interni
conto le gocce
che piovono
nella tua vena
ogni tanto
irrompi vaneggi
cercando di strappare
quella miriade di tubicini
che ti inchiodano al letto
allora bisogna tenerti
forzarti e rinfilarli
uno per uno
con calma ferocia
al mattino non sai
non ricordi
mentre io consegno
il mio bollettino
al dottore di turno


Enza Silvestrini, laureata in filosofia all'Universit degli Studi Federico II di Napoli, ha proseguito
la sua ricerca con borse di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Durante
i primi anni di insegnamento a Como, ha collaborato con l'Istituto di Storia della Resistenza. Ora
vive e insegna a Napoli presso il Liceo Artistico Statale. Ha pubblicato nel 2008 il romanzo "Sulla
soglia di piccole porte" con prefazione di Aldo Masullo e disegni di Michele Iodice, Graus Editore,
e nel 2009 la raccolta di poesie "Partenze", con prefazione di Marina Giaveri, Manni Editori.
Promuove e anima diversi reading di poesia e incontri di lettura. Dal 2007 membro della Societ
Dante Alighieri, e dal 2009 del PEN Club Italia di cui Responsabile Regionale per la Campania
dal 2011. Con la raccolta "Partenze" ha vinto, nell'ottobre 2010, il Premio di Poesia "San Vito al
Tagliamento", per la sezione "Opera Prima".


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Agostina Spagnuolo


Ripeto spesso a me stessa le ragioni del mio scrivere, vuoi in versi vuoi in prosa. Tutto
cominciato, purtroppo, da una situazione dolorosa dalla quale mi sentivo sopraffatta. Scrivere mi ha
aiutato. La scrittura stato uno strumento per combattere il dolore, per conoscerlo, per renderlo un
oggetto da dominare. Dunque, la poesia come terapia, ma anche come apertura al mondo, come
condivisione. La poesia come musica, eleganza del dire attraverso metafore, costruzione del verso,
anche quando non sembrerebbe. La poesia come espressione del proprio sentire, in maniera rapida e
breve, immediata. La poesia, strumento di riflessione sui propri vissuti, ma anche di denuncia.
Poesia come incontro. Non amo la scrittura eccessivamente elaborata, artificiosa. Amo farmi capire,
con semplicit.



I paraocchi

Ho raccolto anche questanno
la legna, prima che linverno
arrivi con il suo freddo
e le sue foglie
morte.
Sono le provviste per quando
non avr pi forze.
Adesso, sai, ce la faccio
ancora.
Basta non guardare
il nero che c intorno
o quando buio si fa il cielo
come a mezzanotte.
Ho messo i paraocchi
perch ho deciso
di guardare avanti.
Li ho comprati al mercato
dei bugiardi.


Agostina Spagnuolo nata e risiede a Capriglia Irpina (Avellino). Laureata in Scienze Biologiche,
insegna presso il Liceo Classico P. Colletta di Avellino. Oltre alla scrittura, coltiva linteresse per
il canto polifonico nelle Corali Duomo e Redemptoris Mater. Ha pubblicato la raccolta di
poesie Volevo guardare il mare, PerVersi editori, aprile 2009. presente nellantologia Rassegna di
poeti campani della Casa Editrice Scuderi, maggio 2009, e in numerose raccolte legate a premi e
rassegne letterarie.
Figura nell'Antologia "Attraverso la citt", Scuderi Editrice, 2011, curata da Giuseppe Vetromile.



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Antonio Spagnuolo

Le mie tematiche sono state sempre ispirate dalla vita vissuta quotidianamente. Molto spesso il
chiarore sensuale ha accolto sulla pagina tutto quello che viene pensato o, meglio, intuito. La libido
produce il sapere senza oggetto , in disarmonia con il reale, quindi la poesia legata allinconscio, e
linconscio il luogo della poesia. A me piace immaginarla come un virus, ancora sconosciuto alla
scienza, che si insinua nella psiche e corrode giorno dopo giorno le circonvoluzioni cerebrali, per
penetrare nel subconscio e dettare quelle visioni ritmiche che il comune mortale non riesce ad
elaborare se non nel verso. Una malattia capace di rendere immortale ogni pensiero e capace di
manifestarsi nel caleidoscopico fulgore del fantastico. La poesia comporta da parte dello scrittore
una vera e propria assunzione di contenuti e mitemi anchessi di origine psicoanalitica: che a dirlo
pi chiaramente, entrano massicciamente nei versi, fino a diventarne radice e sostanza, nel ben noto
binomio di eros e thanatos, lendiadi-opposizione di libido e morte, assunti per via di una estrema
semplificazione, con unintensit quasi aggressiva e sofferti per converso fino allo spasimo e allo
sgomento: lo spasimo che si aggrappa alleros in nome della vita, lo sgomento di chi da esso
regredisce, per stanchezza magari e saziet, verso immagini vertiginose. Non sempre la descrizione
della realt pu coincidere con la illuminazione poetica, mentre nella densit della scrittura emerge
la proiezione inconsapevole di un tentativo armonioso che linconscio propone alla pagina bianca.



Ultima nudit

Nel tempo degli incensi
festeggio la furbizia del papavero
a germinare gorgheggi per il ventaglio dei petali,
nelleterno lacerarsi del mio dubbio,
che confonde cretino - le nuvole al singhiozzo
e tradisce lultima nudit della mia rabbia.
False parole,
gocce rade che giungono sgradite
per le ore improbabili, stupidamente incallite
alle preghiere,
leggre sorprese quasi frutto di spazi
per le sospensioni
del prossimo tuffarsi delle note.
Ora la pelle decompone ginocchia,
perch le nostre lettere bruciate nel timore dei figli
battono la meridiana contro il cuore.
Nel gesto del tuo, a volte, morbido ancheggiare
era la timidezza dellattesa,
ora respiro vocaboli di fumo
per una storia che finge la speranza
e cessa di riaccendere ogni parvenza,
come una trottola impazzita per vertigini.


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Si appiattiscono i giorni anche se i germogli
hanno un grano di luna ben nascosto
e la mia erranza consegna il segno della fantasia.
Hai lasciato splendori che svaniscono in timide esclusioni,
ed io recido gli sbuffi del pensiero
ora che divoro l indugio inutilmente.
Racchiude londa che si fa bianca
tutta la freschezza delle trascorse armonie
in quel particolare ritmo che rivela
il quotidiano senso delle memorie.





Antonio Spagnuolo nato a Napoli nel 1931. Presente in numerose mostre di poesia visiva
nazionali e internazionali, inserito in molte antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura.
Ha diretto la collana di "poesia" per Guida Editori, attualmente dirige la collana "Le parole della
Sibylla" per Kairos Edizioni di Napoli, e la rassegna poetry dream in internet.
Tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo, ha pubblicato numerosi testi di
poesia, tra i quali, il pi recente, "Misure del timore", un'antologia delle sue poesie pi
rappresentative.
Di grande rilevanza sono le antologie poetiche da lui curate, tra le quali, ultimamente, "Da Napoli /
Verso" e "Frammenti imprevisti", che includono voci poetiche di rilevanza nazionale.

















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Ferdinando Tricarico


La casa di Lampedusa

come saccrocchiano ste carni
di colori cafardi ste babeli di caini
sti casini dabele belati di fiele
come sacconciano
sti sconci cenci dellinconscio
senza troppe ciance
sti sogni in bianco e negrogiallo
sta scacchiera darlecchinidi acidi
come sincrociano ste razze di bastardi
dal pedigree che puzza
sti olezzi di creoli
ste fichesecche del deserto secche
stibridi da brividi sti meticci posticci
ste sgnacchere rumene fottimariti
di mogli che non fottono pi
sto safari di sari nella subburbia
del subsahara subumano
come sagglutina il verso celiaco
co sta stirpe che magna magna
tra malattia e dimenticanza
sta lengua scavalleresca
col mal de panza
de sta poesia mescafrancesca
sti cocchi freschi pelosi e anceschi
come si placcano sti rom iperattivi
apolidi presunti nomadi unti sinti finti
rifugiati in vacanza neristinti di stenti
sul filo atroce dell'asilo camminanti
sti cacazzo che non stanno mai quieti
sti corpi gonfi che s'annegano e
tornano a galla come merde acquose
come si fa il bagnetto nel sangue
d'aidiesse de sti fetienti
nel mare di bare di barbari bari
un melting pol pot genocidio di versi?
con una rima pura d'occidente:
Lampedusa dolce promessa di musa
comprer una casa chiusa
(per lutto)


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Ferdinando Tricarico nato a Napoli nel 1967. Poeta e performer attivo sul versante delle
scritture di ricerca e di sperimentazione. Nel 1990 ha coordinato tam tam poesia in movimento
esperienza artistica della Pantera e nel 2001 ha fondato, insieme ad altri autori napoletani, il gruppo
cultureinmovimento. Ha pubblicato la lassa Clic 35 nella collettanea di fotoscritture
Attraversamenti (di Salvo editore, 2001); Courage (ivi, 2005); precariat 24 acca (Odipus, 2010)
e i racconti Sottopressione ed Una difesa perfetta in raccolte antologiche (REM EDIZIONI Palmi,
2001 e 2010).






























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Raffaele Urraro


Che cos la poesia?
La poesia artificio della mente. Non perch essa sia il frutto di unesclusiva produzione razionale,
ma perch il poeta, sempre, portato a razionalizzare tutti gli stimoli, le emozioni, i rapimenti
dellanimo, le sensazioni del suo corpo e, in generale, della sua fisicit e della sua materialit,
operazione che avviene attraverso la mente. la mente del poeta che sistema e struttura lartificio,
componendo e componendo nel suo laboratorio tutti gli elementi preformali dei suoi contenuti. la
mente che crea lartificio, anche se esso sgorga e zampilla da mille fonti nella sua genesi prima, che
per molti aspetti resta misteriosa e stravagante per lo stesso poeta.
(da Raffaele Urraro, Il destino della Gorgonia, Loffredo, Napoli 1991, pag. 83)



Scrivere e parlare

scrivere e parlare
consungere fogli
sfibrati dal silenzio
serve a qualcosa questo nero sforzo
che mi chiama e schianta?

la parola ha perduto il suo volo
la parola non scardina pi sensi
la parola scandiva i frammenti del tempo
la parola scandisce i suoi vuoti
la parola ha lasciato la cosa
la parola morta!

linizio di un nuovo gomitolo
di ore di giorni di mesi
distolgo il mio progetto
sempre lo stesso
le scarpe sono stanche
la parola stanca
sorseggio i fumi
e ne riempio la stanza
tra poco mezzanotte
lora della neve
e disperdo il mio corpo
su questo foglio che mi ride e sbalza
fare poesia
come se servisse a qualcosa




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la parola smuove la montagna
la parola la magia del corpo
la parola una mano che stringe
la parola una voce che vibra
la parola luce nella notte!

: e ci credo almeno una volta al giorno
di notte sempre
disvio i fantasmi della notte
e mi dischiudo un pensiero
i pensieri fioriscono allalba
tra i petali di una rosa notturna
ma la notte che tinfligge pene
e strangolo la notte tra segni e sensi
tra cose e suoni
tra parole e silenzi
la notte langolo del mondo dove muore il poeta
bianca la luna che mi d pensieri
fino alla cima del mistero
bianco il cervello che mi bagna
questo corpo di marmo
bianco il lenzuolo che mi fascia
questo fiato di terra
e bianco come un morto di sudore
spacco gli specchi della notte
e vado

(da Il destino della Gorgonia, Loffredo, Napoli 1991, pp. 81-82)

Raffaele Urraro nato e vive a San Giuseppe Vesuviano. Laureato in Lettere Classiche presso lUniversit
Federico II di Napoli, dove ebbe maestri Salvatore Battaglia e Francesco Arnaldi, dopo aver insegnato
Italiano e Latino nei Licei, ora si dedica esclusivamente al lavoro letterario. Giornalista pubblicista, collabora
come redattore alla rivista di letteratura e arte Secondo Tempo con saggi sulla poesia moderna e
contemporanea, recensioni e articoli di varia natura. Suoi interventi critici sono presenti anche in altre riviste,
come La Clessidra, LImmaginazione, Capoverso, Slarus.
Raccolte poetiche pubblicate: Orizzonti di carta, San Giuseppe Vesuviano 1980, poi Marcus Edizioni, Napoli
2008; La parola e la morte, Loffredo, Napoli 1983; Calcomania, Postfazione di Raffaele Perrotta, Loffredo,
Napoli 1988; Il destino della Gorgonia Poesie e prose, Loffredo, Napoli 1992; Anche di un filo derba io
conosco il suono, Prefazione di Ciro Vitiello, Loffredo, Napoli 1995; La luna al guinzaglio, Saggio critico di
Angelo Calabrese, Loffredo, Napoli 2001; Acromata Poemetti, Loffredo, Napoli 2003; Poesie, Marcus
Edizioni, Napoli 2009; Ero il ragazzo scalzo nel cortile, Marcus Edizioni, Napoli 2011.
Ha inoltre pubblicato, in collaborazione con Giuseppe Casillo, molte antologie di Classici Latini commentati
secondo moderni metodi esegetici, edite dallEditore Loffredo di Napoli, per i Licei Classici, Scientifici,
Linguistici e Socio-Psico-Pedagogici, e, per lEditore Bulgarini di Firenze, una storia della letteratura latina.
Per la saggistica: Giacomo Leopardi: le donne, gli amori, Olschki editore, Firenze 2008; La fabbrica della
parola Saggi di poetologia, Manni Editore, San Cesario di Lecce.
E' inserito nell'Antologia "Attraverso la citt", Scuderi Editrice, 2011, curata da Giuseppe Vetromile.


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Giuseppe Vetromile



Non basta il silenzio del vento per dire che la tempesta
non mai stata e mai sar
e limprovvisa risata dei compagni
non segno di felicit conquistata
finalmente sullorlo dellinferno

quel poco che ci dato non basta a completare il giro della vita

io allora mi aggiungo un ponte di parole di carta
tra una sponda e laltra
per procedere nellillusione che ogni cosa
alla fine del romanzo

riprenda il giusto senso del cominciamento


Giuseppe Vetromile nato a Napoli nel 1949; vive ed opera a SantAnastasia (Na), promuovendo
e organizzando eventi ed incontri letterari con il suo Circolo Letterario Anastasiano. Poeta e
scrittore, ha pubblicato numerosi testi di poesia con importanti Editori come Bastogi, Scuderi,
Ripostes, Samperi, e, con l'Editore Kairos di Napoli, una recente raccolta di racconti, intitolata "Il
signor Attilio Cindramo e altri perdenti". Ha vinto numerosi premi in concorsi letterari nazionali di
rilievo, sia per la poesia che per la narrativa, ai quali partecipa tuttora ottenendo sempre lusinghiere
affermazioni. Partecipa attivamente ad incontri e convegni sulla poesia. E membro di giuria in
alcuni concorsi di rilevanza nazionale. E inserito in numerose antologie ed inoltre citato in
importanti pubblicazioni e saggi critici. Dirige la Collana di poesie "Il retroverso" per conto delle
Edizioni del Calatino di Giuseppe Samperi di Castel di Judica. Ha curato l'Antologia "Attraverso
la citt" per conto della Scuderi Edizioni di Avellino. Ospita importanti testi poetici e relativi
commenti sul suo blog "Transiti Poetici". Suoi articoli, note critiche e varie recensioni, sono
apparsi su diverse riviste letterarie nazionali e sulla stampa on-line.