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Sociologia della malattia cap.1, parr.

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Antonio Maturo

Malattia come metafora


Vocabolo che, a modo suo, prende il posto di un altro lemma [] Stare al posto di unaltra cosa [] Spiegare ricorrendo ad immagini intermedie [] Dire a, onde chiarire b [Cipolla 1997: 1736].

Malattia come metafora


Le metafore servono, eminentemente, per due cose: come ornamento e come modalit attraverso cui conoscere meglio un fenomeno (sovente tali aspetti si presentano contemporaneamente). Loggetto metaforizzato viene conosciuto meglio (o di pi) perch viene letto attraverso un secondo codice.

Malattia come metafora


Visto che le metafore sono in grado di assolvere ad una funzione cognitiva, esse sono spesso usate con scopi esplicativi. Si pensi a quando il medico ci dice che il nostro organismo si ribella a un certo stile di vita oppure che la febbre indica la lotta che il nostro organismo ha intrapreso contro una malattia, o ancora lidea di essere invasi da agenti patogeni.

Susan Sontag
Sontag ha scritto Malattia come metafora e LAids e le sue metafore La mia tesi che la malattia non una metafora, che la maniera pi corretta di considerarla e la maniera pi sana di essere malati quella pi libera e aliena da pensieri metaforici.

Susan Sontag
La tesi della Sontag, dunque, che le metafore possono servire a conoscere, ma anche a misconoscere. E per questo ella si prefigge lo scopo di sottrarre senso.

Susan Sontag
: Le metafore e i miti, ne ero convinta, uccidono (per esempio rendono i pazienti timorosi senza ragione contro misure efficaci come la chemioterapia e incoraggiano fiducia infondata verso cure del tutto inutili come le diete e la psicoterapia) [Sontag 2002b: 101]. Teorema di Thomas: Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze.

Susan Sontag
mi auguravo di indurli a considerare il cancro come se fosse solo una malattia, molto seria, ma pur sempre una malattia. Un fenomeno privo di significato. E non necessariamente una condanna a morte (una delle mistificazioni cancro = morte) [Sontag 2002a: 102].

Susan Sontag
La tbc, nellottocento, veniva considerata come segno di raffinatezza e sensibilit, almeno nella letteratura. Ma, sostiene Sontag, a fine ottocento tale mentalit contagi anche la moda e la rappresentazione del corpo giusto: A poco a poco, laspetto tubercolotico, che simboleggiava una seducente vulnerabilit, una sensualit superiore, divenne sempre pi laspetto ideale della donna Niente di nuovo, comunque, se pensiamo ad alcune indossatrici e modelle di oggi.

Susan Sontag
il meccanismo perverso (patologico) che Sontag stigmatizza nella metaforizzazione della malattia questo: si attribuisce alla malattia x un significato z, per estensione si ascrive al malato k (della malattia x) il significato z. La malattia cos non denota pi uno stato psicofisico, ma connotata da uno stato morale per lo pi negativo. Il passo successivo consiste nel trasferire la malattia e le sue connotazioni ad altri ambiti semantici.

Gli appestati sono sempre gli altri


La malattia viene sempre da altrove Si pensi alla sifilide nel XVI secolo: mal francese per gli italiani, mal napoletano per i fiorentini, mal spagnolo per francesi e italiani, mal cinese per i giapponesi.

Dimensioni di disabilit
Una delle critiche ricorrenti allanalisi del rapporto medico-paziente che Parsons sviluppa nel decimo capitolo de Il sistema sociale, quella indirizzata alla sua concezione del malato come acuto, un individuo quindi che riveste un ruolo temporaneo rispetto allesistenza normale,

Tre approcci alla disabilit


La prima, di stampo parsonsiano, vede la disabilit come menomazione. Il disabile un cantastorie ferito, un narratore ferito

Modello che propongono gli attivisti politici concezione radicale

Disabilit come menomazione.


La disabilit leffetto di una malattia che ha conseguenze sociali. Ad esempio riduce le possibilit di azione economica (produttiva) dellattore sociale. Tale visione coincide con unosservazione bio-medica del fenomeno,

Narrazioni del disabile


Dallaspetto pragmatico ci si volge allaspetto semantico. Ci che interessa sono le narrazioni del disabile. Il modo attraverso cui il disabile fornisce senso alla sua condizione. Lautoriflessivit del disabile pu permettergli di scoprire dimensioni nascoste della sua personalit.

Prospettiva critica
Esso emerge come critica radicale al modello parsonsiano e come allargamento, dal micro al macro, del modello ermeneuticofenomenologico. Essi criticano fortemente le definizioni istituzionali di disabilit Tali concezioni di disabilit si dipanano lungo una catena causale che vede allorigine una menomazione fisica che sfocia, dopo una serie di passaggi, nel ruolo sociale del disabile (o dellhandicap), un ruolo caratterizzato da una mancanza: la mancanza della normalit.

Prospettiva critica
Gli attivisti politici sostengono che tale prospettiva, quella OMS-IOM, sia troppo centrata sugli aspetti medici e sia quindi molto sanitaria e poco sociale. La disabilit per contro sarebbe una risultante di rappresentazioni sociali e conseguenti inique forme allocative di risorse economiche nellorganizzazione dei servizi. In sintesi, i disabili sarebbero normali, essendo la loro disabilit una costruzione/imposizione della societ. Ergo ad essere disabile la societ. La disabilit non ha quindi a che fare con il corpo, ma con pratiche di discriminazione sociale.

Critiche
Bury [2005] rivolge alle varie correnti di pensiero critiche plausibili: non vi coincidenza tra malattia cronica e disabilit; spesso i disabili non hanno le capacit per vivere il loro stato come unoccasione per ristrutturare il proprio io in termini creativi; spesso i disabili non hanno la forza per proporsi come attivisti politici; giustissimo considerare i processi di costruzione sociale della realt, tuttavia i corpi esistono e, soprattutto quando non funzionano, si fanno sentire.