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PSICOLOGIA DELLE April 19 DIFFERENZE CULTURALI E CLINICA DELLA DEVIANZA

2013
ETIMO E FILO: DEVIANZA E CLINICA

Any fool can know. The point is to understand (Albert Einstein)

Etimo e filologia: devianza e clinica April 19, 2013

DEVIANZA1 ETIMOLOGIA Il termine devianza deriva dal verbo deviare, termine usato nel tardo latino (de - via) per indicare letteralmente uscire di strada, cio: uscire dalla via consueta o principale, modificare la propria direzione (Devoto - Oli, 1988); ed in senso figurato, allontanarsi da una linea di condotta, o da un criterio morale (ibid.). E questultimo significato a connotare il termine devianza, e come tale usato nel linguaggio comune: L'atto del deviare, cos inteso, si riferisce a comportamenti che tendono a violare, allontanandosene in tono oppositorio, [] un insieme costituito di norme (Travaglini, 2004, 11).

FILOLOGIA A differenza di molti concetti della sociologia ('status', 'societ', 'classe sociale') e delle scienze sociali in genere ('povert', 'personalit', 'democrazia'), il concetto di 'devianza' non viene usato, nella vita quotidiana, in modo ben definito o conforme all'uso specialistico. Di fatto il termine utilizzato per indicare pi una categoria sociologica che una categoria sociale; i rari contesti specifici nei quali esso comunemente usato (per esempio 'devianza sessuale') aiutano poco a capire il suo significato pi astratto e generale.2 Il comportamento deviante varia a seconda del tempo, del contesto, dellappartenenza culturale e del ruolo; dipende dalle norme storicamente create e dalle sanzioni previste per la loro Non esistono devianze in s, ma solamente definizioni sociali di ci che atto conforme o atto deviante (Gallino, 1988, 220) 3. In statistica4 La devianza indicherebbe, una tendenza, una caratteristica tipica di qualcuno o di una realt che tende a deviare. Dobbiamo ad Lambert Adolphe Jacques Qutelet (1835), matematico ed astronomo belga, lintroduzione del termine devianza in sociologia. Egli infatti applic per primo la statistica allanalisi dei fatti sociali, ed in particolare ai reati. Egli credette di identificare la categoria dell uomo medio, cio la possibilit di rappresentare una popolazione attraverso le sue caratteristiche statistiche medie. Tale grandezza venne rappresentata dalla cosiddetta media o normale, mentre la deviazione statistica misurava quanto distante dalla normale fosse la distribuzione delle caratteristiche di una popolazione e quali membri non potevano quindi essere
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http://vettorato.unisal.it/DEVIANZA/dispense/CAP-01.pdf http://www.treccani.it/enciclopedia/devianza_(Enciclopedia_delle_Scienze_Sociali)/ 3 Idem 1 4 Idem 1

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considerati normali. Essendo stati rappresentati come statisticamente devianti gli autori di reato, tale denominazione rimase appiccicata, come caratteristica, a questi ultimi. Poi, attorno al 1930, il termine fu assunto dai sociologi americani per indicare un concetto di criminalit pi ampio e meno deterministico di quello usato fino ad allora.

In sociologia: Lombroso La concezione di devianza che si aveva a fine 800 inizio 900, in particolare nelle teorie di Lombroso, molto diversa da quella attuale. In ogni caso c da notare che Lombroso non usa la parola deviante ma piuttosto quelle di delinquente, criminale e alienato- almeno questo quello che emerge dai titoli delle sue opere principali: La medicina legale dell'alienazione (1873); L'uomo criminale (1875); L'uomo delinquente (1876). Il concetto principale della teoria lombrosiana che chi devia da norme o condotte normali sia da considerarsi un malato affetto da una tara genetica che condiziona il suo comportamento e che riscontrabile anche da anomalie nella forma del cranio e pi in generale in alcune caratteristiche dellaspetto fisico: la testa piccola, la fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati, gli occhi mobilissimi ed errabondi, le sopracciglia folte e ravvicinate, il naso torto, il viso pallido o giallo, la barba rada. Riallacciandosi alla dottrina di Galton, della criminalit innata e biologicamente condizionata, Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe per il vero peso), da fattori indipendenti dalla volont, come l'ereditariet e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilit del criminale in quanto questi in primo luogo un malato. In particolare nellopera Luomo delinquente, Lombroso sostiene lardita tesi secondo cui i comportamenti
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criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i quali spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio. Lidea che la criminalit sia connessa a particolari caratteristiche fisiche di una persona molto antica: la si trova gi, ad esempio, nellIliade di Omero, nel cui libro II la devianza di Tersite direttamente legata alla sua bruttezza fisica; le stesse leggi del Medioevo sancivano che se due persone fossero state sospettate di un reato, delle due si sarebbe dovuta considerare colpevole la pi deforme. Memore di questa tradizione, Lombroso convinto che la costituzione fisica sia la pi potente causa di criminalit: e, nella sua analisi, egli attribuisce particolare importanza al cranio (riferimento: http://www.filosofico.net/lombroso.htm )

In sociologia: Durkheim Secondo quanto afferma Durkheim: Non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perch criminale ma che criminale perch urta la coscienza comune non lo biasimiamo perch un reato ma un reato perch lo biasimiamo Da qui ne deriva che la devianza, secondo lautore, ha le seguenti funzioni: Mostrare la linea di confine, oltre la quale i membri del gruppo non devono andare pena una sanzione. Rappresentare attraverso latto deviante di un soggetto tutti i devianti. Dimostrare come la societ risponde a chi commette reati. Attraverso il controllo sul deviante vengono riaffermati i valori dei conformisti e si riprende l'ordine. Secondo le teorie delletichettamento I gruppi sociali creano la devianza stabilendo regole, la cui infrazione costituisce la deviazione. La devianza non qualit dellazione, ma la conseguenza dellapplicazione di regole. Per cui si spostata lattenzione da chi commette latto deviante a chi lo definisce tale ed etichetta la persona stessa che lo commette come deviante. Queste teorie si sono affermate negli anni 60 in un periodo in cui le disuguaglianze sociali avevano assunto una rilevanza primaria nel clima politico sociale degli Stati Uniti dAmerica. In questo contesto storico le teorie sulla devianza hanno anche assunto il valore di rivendicazione e di legittimazione rispetto alle battaglie contro le discriminazioni razziali e il modo in cui gli afroamericani e le altre minoranze etniche erano relegati a un ruolo marginale nella societ americana. (Gherardini, Tesi in tossicodipendenza, a cura di Turchi, 2002)

Devianza come costruzione sociale Il termine devianza ha almeno apparentemente una connotazione di neutralit, oggettivit, che i termini storicamente precedenti come anormale, immorale, cattivo, ecc. non avevano. E cos che tradizionalmente il campo di studio della devianza comprende tutti quei comportamenti diversi: alcolismo, prostituzione, vagabondaggio, malattia mentale. Se fino a qualche anno fa la tendenza
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era di interpretare tutto questo complesso campo privilegiandone laspetto criminologico e patologico, adesso, almeno tra gli studiosi cosiddetti progressisti, si tende invece ad estendere anche a questi comportamenti lottica della diversit, dellespressione dellalternativit culturale. Il termine devianza, alla fine del suo cammino storico finora percorso, tende dunque ad avvicinarsi alla nozione di diversit. Se devianza implica sempre un riferimento alle norme, pi o meno esplicite, diversit non ha pi alcuna traccia di normativit, o almeno rivendica la possibilit di unesistenza al di fuori e/o contro le norme. In psicologia DSM- criteri diagnostici disturbo antisociale Nonostante le teorie di Lombroso vengano oggi considerate ridicole e inadeguate, alcuni studi psicologici moderni, in particolare quelli sul cosiddetto disturbo antisociale di personalit, sembrano avere una concezione simile del comportamento deviante. Il mancato rispetto delle norme sociali e morali da parte di coloro che sono affetti da disturbo antisociale dipenderebbe anche da alterazioni funzionali nellanatomia del cervello: Animali in cui stata procurata una lesione cerebrale in aree come il setto,lippocampo e la corteccia prefrontale manifestano deficit nella capacit di apprendimento dellevitamento nonch una tendenza a rispondere impulsivamente alle ricompense immediate. Ci ha indotto alcuni ricercatori a suggerire che limpulsivit, collegata a deficit nel funzionamento dei lobi frontali, possa essere un elemento chiave nella psicopatia (Gorenstein e Newman, 1980). Questa tesi suffragata da studi che dimostrano che gli psicopatici danno prestazioni mediocri nei testi neurobiologici sul funzionamento dei lobi frontali e che hanno una minore quantit di materia grigia nei lobi frontali (Dinn e Harris, 2000, Raine et al.,2000). (kring et al, 2008,pg 406) Devianza dalla norma giuridica Ancora, necessario distinguere tra devianza e delinquenza. La delinquenza (e/o criminalit) infrange norme descritte chiaramente nellordinamento giuridico. Le norme sono scritte sotto forma di legge, sono controllate dalle forze dellordine e prevedono specifiche sanzioni. La devianza non corrisponde perci alla delinquenza, anche se esserne una forma, cio pu rappresentare la devianza rispetto ad un certo tipo di norma (giuridica o formale), ma non nei confronti di tutte le norme. Pi propriamente va precisato che la devianza giuridica si chiama reato ed oggetto di studio da parte della Giurisprudenza, della Sociologia della Delinquenza, o della Criminologia. Inoltre, il concetto di devianza non deve essere confuso con quello di illegalit: Ci sono devianze tollerate, ma illegali (consumo moderato di droghe) Ci sono devianze legali ma non tollerate (pornografia) Ci sono devianze illegali ma socialmente accettate (gioco dazzardo) Ci sono devianze del tutto illegali, ma istituzionalizzate (mafia)

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Tipologie di devianza5

Devianza in Fisica6 devianza [Der. di deviazione, con il suff. di portanza e sim.] La componente della risultante delle azioni aerodinamiche agenti su un solido in moto traslatorio, perpendicolare al piano individuato dalla velocit del solido e della portanza; anche forza deviatrice. D. di una serie numerica: la somma dei quadrati delle differenze tra i valori delle serie e la loro media; la d. divisa per il numero dei valori considerati d la varianza.
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Idem 1 http://www.treccani.it/enciclopedia/devianza_(Dizionario-delle-Scienze-Fisiche)/

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CLINICA ETIMOLOGIA Nonostante il termine Clinica sia correntemente utilizzato sia in ambito medico sia nel linguaggio comune, il suo significato non risulta sempre univoco. Per dare significato al termine, si soliti riferirsi alletimologia della parola clinica che deriva da cline cio letto e definendo quindi clinica lattivit medica che si svolge al letto dellammalato e che si rivolge quindi al singolo paziente. Se questo rappresenta liniziale significato corretto del termine, va tuttavia rilevato come poi il significato del termine si sia ampliato e modificato almeno nellaccezione comune. Non ci i riferisce qui tanto alluso del termine per indicare la Clinica come luogo di ricovero di malati, quanto alla sua utilizzazione per indicare diversi settori dello scibile o dellattivit medica. La derivazione mista. In greco klinein significava piegarsi, chinarsi, adagiarsi e kline qualsiasi cosa su cui ci si potesse adagiare, come il letto. Di seguito nacque il termine klinikos come "uomo a letto", che fin ad indicare un ammalato. Da qui i latini presero il termine clinicus riferendolo ai medici che si occupavano degli "uomini a letto". Per estensione, ora clinico si usa sia come aggettivo che come sostantivo, e clinica il luogo per eccellenza del clinico. Elementi Psicologia Clinica Del Corno Lang (da Google Books) L. Witmer nel 1896 scelse laggettivo clinico con riferimento a Psicologia in forza del suo etimo che rimandava allimmagine professionale di un medico chino allascolto vicino al letto del malato, piuttosto che a quella di un filosofo che discute di salite e di malattia passeggiando con gli allievi, come era proprio della tradizione.

FILOLOGIA In medicina La clinica studia lorganismo ammalato al fine di interpretarne i sintomi della malattia, risalire alle cause ed istaurare la terapia pi idonea. Essa mette in stretto rapporto malato e medico: il primo rappresenta loggetto di studio, il secondo lindagatore e loperatore che interviene per ristabilire nelloggetto di studio lo stato di salute.

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In psicologia Luso che si fa dei termini clinico/a nel manuale di Kring et al. si rif al senso che viene specificato nel DSM IV TR. Nel DSM IV TR si legge che: una sindrome o un modello comportamentale o psicologico clinicamente significativo [], associato a disagio (es. sintomo algico), a disabilit (es. compromissione in una o pi aree importanti del funzionamento), ad un aumento significativo del rischio di morte, di dolore o di disabilit, o a unimportante limitazione della libert. In pi questa sindrome o quadro non deve rappresentare semplicemente una risposta attesa o culturalmente sancita ad un particolare evento, ad esempio la morte di una persona amata. Qualunque sia la causa, esso deve essere al momento considerato la manifestazione di una disfunzione comportamentale, psicologica o biologica dellindividuo. (DSM-IV TR, 2000, pag 9 della tradit, ed Masson). C una certa contiguit fra la psicologia clinica per come viene concepita in questi manuali e il significato etimologico della parola clinica che rimanda a klin, il letto del malato. La psicologia clinica in questo senso deve operare con un paziente passivo, pi o meno metaforicamente sdraiato nel suo letto di malattia, per correggere le sue disfunzioni e curare la sua patologia. Nei paradigmi post-moderni invece luso del termine psicologia clinica sembra affrancarsi dalla sua etimologia che la costringe ad operare in analogia al modello medico. In psicologia clinica dellinterazione e psicoterapia (a cura di Salvini, Dondoni, 2011) nellintroduzione si afferma che: ci che va sotto al nome di psicologia clinica e di psicoterapia un insieme di particolari pratiche relazionali in cui la conoscenza e la competenza usate sono mediate e condizionate dal linguaggio e dalla comunicazione. Ovvero governate da processi semiotici, impliciti ed espliciti, semantici ermeneutici e pragmatici, che riguardano non solo il linguaggio e la comunicazione, ma anche la loro estensione attraverso gli atti e le azioni[]. La psicologia clinica e terapeutica ha tra i suoi obbiettivi la rielaborazione di testi problematici, inscritti nei modi di pensare e agire delle persone (Salvini,Dondoni,2011, pag 13). Clinica tutto ci che vien fatto a favore del singolo malato. La Clinica sarebbe quindi unattivit applicativa e non di contenuto; sarebbe inoltre unattivit idiografica - nel senso che essenzialmente rivolta al singolo e non volta come lo studio delle malattie e della scienza in genere - alla ricerca di spiegazioni o leggi generali, valide, ad esempio, per tutti i malati di una determinata malattia. La soluzione sembra soddisfacente ed accettabile. E tuttavia, questa impostazione, se accettata, lungi dallesaurire tutti i problemi tende a crearne degli altri.
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Molto sinteticamente: se la clinica non tende alle generalizzazioni non definibile come scienza nella comune accezione del termine: allora improprio parlare di Medicina Scientifica? se la clinica, non ha contenuti propri, quali argomenti possono essere offerti agli studenti? Sembrerebbe quindi che la Clinica non si presti tanto ad una didattica quanto semmai ad un addestramento imitativo, simile a quello cui sottoposto lapprendista, il quale, provando e riprovando, e soprattutto con losservazione di come agisce lanziano ed esperto artigiano, impara il mestiere: a questo proposito, conviene fare riferimento al famoso interrogativo se la medicina sia una scienza o unarte. se la Clinica attivit volta a favore del singolo malato, possibile affermare che essa comprensiva di qualsiasi atto che sia compiuto a favore del paziente? Ovvero esistono, delle distinzioni interne tra alcune attivit propriamente cliniche (nel senso anzidetto) ed altre che pur essendo finalizzate a favorire il paziente non appartengono alla Clinica propriamente detta? Ed in tal caso, quale caratteristica distintiva deve essere introdotta nella definizione di Clinica? per esemplificare questultimo punto, dissetare il paziente o aiutarlo ad assumere il cibo, aiutarlo nella cura della propria persona e cos via, significa fare clinica? Esiste in effetti, un altro termine che indica con maggior propriet queste azioni: assistenza . E allora, che rapporti vi sono tra assistenza e clinica? Sono la medesima cosa? Una parte dellaltra? Sono due attivit distinte? E, in questo caso, qual il loro discrimine?

La Clinica comprensiva della Nosografia? La Nosografia, cio la classificazione delle malattie e lo studio dei modelli delle malattie, stata spesso loggetto della didattica del corso di Clinica Medica. In un passato non molto lontano il corso di Clinica Medica non differiva da quello (la Patologia Medica) dedicato alla descrizione dei modelli generali di malattia, anche se partendo dallosservazione di un particolare caso clinico. Anche attualmente lo studente e forse anche qualche docente - hanno difficolt a comprendere cosa differenzia la clinica (cio la medicina interna) dalla nosografia medica (cio la patologia sistematica): tende a considerare queste due discipline del tutto sovrapponibili finendo per studiarle dalle stesse fonti bibliografiche (dagli stessi testi).

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Bibliografia Devoto, G. , Oli, G. C., 2002-2003. Il dizionario della lingua italiana. Firenze, Le Monnier Gherardini, Turchi, G.P. (a cura di). Tesi in Tossicodipendenza. Padova, UPSEL, 2002. Igiea Lanza di Scalea. 2011. Devianza sociale e criminalita. Materiale Univerista della Calabria Kring, A. M., Davison, G. C., Neale, J. M., & Johnson, S. L. (a cura di). (2008). Psicologia Clinica (Terza Edizione Italiana) Zanichelli Pitch, T. La devianza, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1975, p. 5. Sasso, S. Cos la psicologia clinica. Corso di Psicologia Clinica. Universit degli Studi G. dAnnunzio Chieti Scandellari, C. Epistemologia Clinica. Atti del Seminario di Scienze Umane in Medicina, Fermo 2004. Lettere dalla Facolt Bollettino della Facolt di Medicina e Chirurgia dellUniversit Politecnica delle Marche, VIII (1): pp. 12-14 e 19-22, 2005.

Webgrafia Dizionario etimologico online http://www.filosofico.net/lombroso.htm http://www.pedagogiamedica.it/Educazione%20alla%20clinica.pdf Vettorato, G. Concetti fondamentali della devianza. (http://vettorato.unisal.it/DEVIANZA/dispense/copertina2012.pdf) http://www.treccani.it/enciclopedia/devianza_(Enciclopedia_delle_Scienze_Sociali)/ http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/devianza/sbordoni/cap1.htm http://genio.virgilio.it/domanda/50595/etimologia-clinica http://books.google.it/books/about/Elementi_di_psicologia_clinica.html?id=nyHI3pQVKIYC&redi r_esc=y http://scienzeducazione.unical.it/sitose/public/docenti/devianza%20sociale%20e%20criminalita'.pdf http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_clinica

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Photografia Perjovski.Antidiscriminare.http://www.criticatac.ro/12729/anul-2011-vazut-de-dan-perjovschi/ Bansky. Neanderthal: http://www.banksy.co.uk/outdoors/index1.html

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