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CENNI SULLA VITA DI SHRI SHANKARACHARYA

Shankarchrya nacque nel Malabar, sulla costa sud-occidentale dellindia, da una famiglia di brmana, verso la fine dellvIII se. C., secondo quasi tutti gli studiosi moderni, nel 44 a.C., secondo nandagiri, suo discepolo1. Shankarchrya era ed considerato, in India, un Avatara2 di Shiva; non stupisce, pertanto, che la sua vita sia densa di fatti straordinari, fin dalla pi tenera infanzia. Una volta un cobra gli si attorcigli intorno al collo e quando la madre accorse spaventata, il cobra assunse la forma di un rosario3. In un altro episodio riportato dalla tradizione si dice che il piccolo fu un giorno trascinato improvvisamente via da una enorme colonna di polvere rossa; le persone che si erano messe alla sua ricerca tornarono indietro portando con s parecchi bambini a lui somiglianti; ma quando Shankarchrya fu trovato in un tempio non lontano e riportato nella sua abitazione, gli altri piccoli li radunati scomparvero. La cerimonia della tonsura avvenne quando egli ebbe tre anni e, poco dopo, suo padre mori; il ragazzo consol la madre disperata dicendo che se il padre era morto ci era stato voluto dallAltissimo e bisognava pertanto rassegnarsi. Dopo i cinque anni Shankarchrya and a vivere con un Guru (maestro spirituale); ben presto egli si impadron di tutte le scienze sacre; fu iniziato al brahmachrya4 e ritenuto qualificato per lo studio dei Veda. Allet{ di otto anni, il ragazzo torn a casa per vivere con la madre e per servirla; un giorno sua madre, gi vecchia, non riusc a camminare sino al fiume, dove abitualmente si bagnava, e dovette tornare a casa: Shankarchrya preg affinch ella potesse ancora bagnarsi e, il giorno dopo, il fiume scorreva accanto alla loro casa. Quando ebbe let{ per sposarsi (e ci in India si verifica abbastanza presto) Shankarchrya disse alla madre che non poteva trarre piacere dalla vita matrimoniale e che, ai fini della realizzazione, avrebbe preferito diventare sanny{s. Ma la madre, vedova e con quellunico figlio, si rattrist molto a quella idea. Avrebbe preferito che il ragazzo seguisse la via normale: si sposasse, cio, assolvendo ai suoi doveri di capo di famiglia, e poi, in tarda et, si dedicasse alle pratiche ascetiche per ottenere la Liberazione. Ma ci che andava bene per la maggior parte degli uomini non si addiceva a Shankarchrya; egli voleva bruciare col fuoco della conoscenza tutti i desideri e le ambizioni che sono proprie a un padre di famiglia5. Durante questo periodo, alcuni saggi vennero da varie regioni per rendere visita a Shankarchrya, che era ormai ritenuto un Avatara di Shiva. La madre venne cosi a sapere che il figlio non avrebbe avuto lunga vita e cadde nella disperazione: il ragazzo la consolava, dicendole che il dolore e le
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Cfr. S. Radhakrishnan, Indiati Philosophy, voi. II, p. 448, nota 2. Avatara, dalla radice tr (passare) e ava (attraverso) significa colui che passato attraverso diversi stati . 3 Questa e le altre notizie riportate sono tratte dallarticolo Shri Samkaracarya and his mission di S. Shrikantaya, comparso nel Quarterly Journal of th Mythic Society, 1955-56, pp. 23-31, 134-153; 1956-57, pp. 52-80, 117-149. 4 II brahmachrya il primo dei quattro stadi (ashrama) della vita tradizionale ind: consiste nello studio della scienza sacra. 5 Si pu anche accedere al quarto stadio in qualsiasi momento, se si maturi, ma solo in questo caso, e se il richiamo irresistibile . Cfr. A. K. Coomaraswamy, Hindouisme et Bouddhisme, Paris, 1966, p. 62.
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sofferenze non sono che il prodotto dellignoranza e che non bisognava considerare ima fortuna il solo fatto di vivere a lungo. Il modo in cui Shankarchrya ottenne dalla madre di divenire sannysi piuttosto singolare. Un giorno, mentre era al fiume per bagnarsi e per rendere grazie, un coccodrillo lo attacc, gli afferr un piede e lo trascin nellacqua. Alle sue grida di aiuto la madre accorse; egli le disse che aveva ancora pochi istanti di vita e la preg di concedergli di diventare sannys, poich, se fosse morto come brahmachri, non avrebbe ottenuto la Liberazione, in quanto non era sposato, come sarebbe stato necessario. La madre acconsenti e in quel preciso momento il coccodrillo lasci il ragazzo. Appena tornato a casa, Shankarchrya disse alla madre che doveva andarsene, per cercare una persona qualificata a trasmettergli liniziazione: cosi, col permesso della madre, il ragazzo si mise alla ricerca di un altro Guru. Dopo aver camminato a lungo e traversato foreste, fiumi, monti e valli, arrivato nellindia centrale venne a sapere che numerosi saggi conducevano vita ascetica in una caverna. Recatosi l, seppe che tra essi cera Shri Govindabhagavat Pda in stato di samdhi. Shakarchrya si dimostr devotissimo e si prostr pi volte davanti a quel consesso di saggi. Compiaciuto per questo atteggiamento e sapendo di essere in presenza di una incarnazione di Shiva, Govindabhagavat Pda usci dal suo stato di samdhi e acconsenti alla richiesta di Shankarchrya conferendogli liniziazione alla dottrina esoterica. La catena iniziatica (Guru parampara) a cui Shankarchrya fu cosi ricollegato era composta dai seguenti Guru: Vasistha Parshara - Vedavysa - Shuka Ygndra - Gauda Pda - Govindabhagavat Pda. Leremitaggio a cui Shankarchrya si era recato per ascoltare gli insegnamenti del suo Guru era sulle rive del fiume Narmada; un giorno, dopo una pioggia torrenziale, il fiume strarip e inond Vagrahra6; Shankarchrya recit un mantra e subito le acque si ritirarono. Ora, era stato detto dal saggio Atri Maharshi che chiunque avesse salvato la caverna dalla piena del fiume sarebbe stato la persona adatta a scrivere il commento ai Brahma- sutra di Bdaryana7. A questo punto Govindabhagavat Pda consigli al suo discepolo di recarsi a Ksh, luogo famoso di devozione e di studio. L Shankarchrya cominci la sua opera di maestro e di commentatore dei testi sacri. Un giorno Shankarchrya, mentre si recava ad un santuario, incontr un Chandla8 e gli ingiunse di uscire dalla strada. Il chandla obiett che non c differenza alcuna tra lAtma9 di un brahmana e quello di un chandla, che il sole splende ugualmente sulle acque del Gange e su un recipiente pieno di orina. Shankarchrya, dapprima sorpreso, ben presto si accorse di essere di fronte a una incarnazione di Shiva e rispose che effettivamente le cose stavano cosi e che la differenza tra i diversi aspetti della realt solo apparente. Shiva, in forma di chandla, replic di non essere altro che una parte di lui stesso e aggiunse che, per adempiere completamente la sua funzione di Avatara, Shankarchrya avrebbe dovuto recarsi a Badrikshrama, incontrare Vy{sa e con laiuto delle sue benedizioni e istruzioni iniziare il commentario ai Brahma-stra. Gli fu anche prescritto di scegliere e preparare dei discepoli capaci di propagare e difendere la giusta interpretazione dei testi sacri. Shankar{ch{rya, ubbidendo allordine, si mise in viaggio. Quando si incontr con Vysa, Shankarchrya stava per compiere sedici anni. Poich avrebbe dovuto essere il termine della sua vita, al fine di consentirgli il lavoro di diffusione e consolidamento della vera dottrina, Vysa ottenne di prolungargli la vita di altri sedici anni. Dopo questo incontro, Shankarchrya ritorn a Khs. Ma non si ferm qui; avendo ricevuto da Vysa un compito ben preciso, continu il suo viaggio attraverso lindia, accompagnato da numerosi discepoli.

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Luogo di riunione oggetto di donazione da parte di un re. I Brahma-stra sono lopera fondamentale del Ved{nta.

Nato da un shdra e da una brahmano (Manava-Dharma-Shastra, 10,12), addetto generalmente ai lavori di boia e di becchino.
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LAtma il S, il Principio per il quale ogni realt{ esiste.

Le dispute a cui Shankarchrya si presentava erano lunghissime, a volte duravano giorni e giorni. La sua missione ebbe pieno successo: istitu numerosi monasteri in diverse parti dellindia. La morte di Shankarchrya cosi descritta dal suo discepolo nandagiri: Mentre era seduto egli assorb il suo corpo grossolano in quello sottile; poi, distruggendo anche il corpo sottile, divenne puro intelletto; infine, raggiungendo il mondo di Ishvara, divenne simile a un circolo perfetto e si identific allintelligenza che pervade luniverso: in Essa egli tuttora esiste . difficile dire esattamente quante opere furono scritte da Shankarchrya. Alcune forse gli furono attribuite senza essere sue. Secondo Dasgupta, consigliabile attribuirgli solo quelle opere che sono state commentate da altri scrittori, poich ci mostra che esse hanno la forza della tradizione alle loro spalle10. Seguendo questo criterio, dobbiamo attribuire a Shankarchrya le seguenti opere: 1. I commenti a dieci Upanisad (Ish, Taittiriya, Kena, Katha, Prashna, Mundaka, Mndukya, Aitareya, Chndogya, Brhadranyaka). 2. Il commento ai Brahma-stra di Bdaryana. 3. Il commento alle Mndkya-Krik di Gaudapda11; questopera chiamata Gaudapdyabhsya o anche Agamashstra-vivarana. 4. Il commento alla Bhagavad-Gt (Bhagavad-gt-bh- sya). 5. Il Viveka-cdmam (Il gioiello della corona di discriminazione), che sembra attribuibile a Shankarchrya, nonostante non abbia avuto alcun commento. 6. Atma-jnnopadesha. 7. LEka-shloka. 8. LAtmntma-viveka, che ebbe quattro commentari. 9. LAtmopadesha-vidhi. 10. LAnanda-lahar. 11. LUpadesha-shasr. Lopera pi importante tra quelle elencate certamente il commento ai Brahma-stra, che fu a sua volta commentato da Vcaspati Mishra nel nono secolo, da nandajnna nel tredicesimo e da Govindnanda nel quattordicesimo secolo. Altri commenti (e anche commenti di commenti) furono scritti, ma quelli citati sono i principali. Per avere unidea dellimportanza del commento di Shankar{ch{rya ai Brahma-stra, sentiamo quanto scrive Richard Garbe: Quasi tutti gli Ind educati nella moderna India, eccetto coloro che hanno abbracciato idee europee, aderiscono al Ved{nta; e tre quarti di questi accettano linterpretazione di Shankarchrya ai Brahma-stra, mentre gli altri sono divisi tra le varie spiegazioni... offerte dalluno o dallaltro dei restanti commentatori 12 Tomaso Savinelli

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Cfr. S. Dasgupta, A History of Indian Philosophy, vol. II, p. 78. Gaudapda fu maestro di Govinda, a sua volta maestro di Shankarchrya. 12 Cfr. R. Garbe, voce Vednta in Hastings, Encyclopaedia of Religion and Ethics, 13 vols., New York, 1928, vol. XII, p. 597.