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L'ASPIRANTE

Preliminari - Parte I Caro Aspirante, ho saputo che ti accingi a intraprendere la Via della Scrittura. Ti faccio le mie condoglianze pi sincere. Ancora non lo sai, ma si tratta di una strada piena di insidie e di miraggi, talvolta di (spiacevolissime) sorprese. La prima trappola in cui dovresti evitare di cadere pensare alla scrittura come a un mezzo per esprimere tutto te stesso. Non automatico che tu possa diventare scrittore neppure se te lo meriti ed possibile che a nessuno interessi un millesimo di quel tutto te stesso. Il mio consiglio (che varr pure qualcosa, dopotutto bene o male sono un editore) : Siediti, respira a fondo e fatti un esame di coscienza. Se hai saggiamente rinunciato in partenza allidea di campare con la sola scrittura e ti prefiggi una meta pi semplice: divertirti senza spendere troppo denaro hai gi fatto parecchia strada. Resta da verificare uninezia: pensi davvero di poter dire qualcosa di nuovo o almeno in una forma nuova? Hai veramente qualcosa da dire? Scrivere il modo giusto per dirla? Oppure provi un generico bisogno di attrarre lattenzione? Sii sincero. Almeno con te stesso. Sai, penso spesso che per alcuni Aspiranti scrivere sia lequivalente dellabbronzatura, della palestra, dellabito firmato: un modo come un altro per mettersi in mostra. E ci sono personaggi che amano definirsi scrittori senza aver scritto e pubblicato ancora nulla. Come se scrivere, di per se stesso, bastasse a fare di un comune mortale un comune immortale! Grazie a Dio ci vuole ben altro per farsi ammirare, desiderare e rispettare! E sono assai pi onorabili coloro che si accontentano modestamente di fare lidraulico, loperaio, linsegnante cose normali e veramente utili alla societ. Ricorda sempre che la maggior parte delle persone percepisce lArtista come affine a un soggetto affetto da psicosi autistica. I sintomi sono pressoch identici: narcisismo, mitomania, difficolt a relazionarsi, allucinazioni Come dargli torto? Rifletti, caro Aspirante: se la gente pensasse che sei ridicolo o pazzo (e non come ora credi, geniale e sublime) aspireresti ancora? Se la risposta : No! Cribbio, ho un po di buon senso e di orgoglio, io!, rallegrati. Tutto sommato sei una persona abbastanza sana di mente. Hai commesso un errore di valutazione. Capita a tutti, prima o poi nella vita. Non hai fatto nulla che un paio di sedute dallo psicologo non possano sistemare. Se la risposta : Non me ne frega niente di quello che pensa la gente. Io ho bisogno di scrivere. Ho la vocazione, io! be le cose si complicano. Si complicano enormemente perch ora si tratta di stabilire se sei legittimato a perseguire le tue aspirazioni o meno. A mio avviso la questione potrebbe essere risolta ponendosi una breve serie di domande (quasi un piccolo test): 1. Sono un accanito lettore? Leggo almeno 2/3 libri alla settimana? Quando non leggo soffro di crisi dastinenza? E mi sento in colpa? 2. Ho una vaga nozione di cose interessante per un lettore? Mi sono interrogato sui bisogni del lettore? So scrivere in modo semplice e sintetico concetti difficili e di portata universale? Ho studiato Propp, le fiabe dei Grimm, le riviste di settore, le

dispense di un corso di scrittura? 3. Sono cosciente del fatto che le mie aspirazioni/manie diventano legittime agli occhi del mondo solo se possono essere inserite in un contesto economico e/o di pubblica utilit? La risposta a tutte queste domande deve essere: S!. Solo a questo punto, caro Aspirante, puoi sentirti a posto con la coscienza. Se anche solo una delle tue risposte dovesse essere: No! ti inviterei caldamente (e mi dimostrerei nientaltro che un buon amico) a tenere le tue performances autoerotiche nella sfera del non-pubblico. Si sa, il pubblico guardone, ma vuole guardoneggiare solo quel che interessa a lui, non ci che piace a te. Bene, Aspirante, per oggi tutto. Abbiamo fatto un primo passo sulla via della saggezza. Nel prossimo capitolo tratteremo dello scrivere. Spero vorrai seguirmi.

Preliminari - Parte II Caro Aspirante, ho saputo che hai deciso di continuare a scrivere - nonostante (o forse incoraggiato da) i miei consigli. Cos sia! Se devo essere sincero non mi aspettavo diversamente. Sai, mi sono fatto un paio d'idee sulla "fascinazione scrittoria" o "libido scribendi" e so che una volta contratta essa poi durissima da guarire. Ti chiederai se io consideri sempre e comunque lo scrivere una forma di insania; se non esista per caso un'eccezione che ti permetta di integrare le cose che ho detto finora nel tuo personale schema mentale cos da poterne dimenticare il significato, renderle innocue, esorcizzarle e continuare "impunemente" a riempire fogli e harddisk con file di segni alfabetici come se non fosse successo nulla; come se non avessi mai aperto bocca. Ebbene, per come la vedo io, la risposta no! Non esistono eccezioni. La libido scribendi una forma di grave insania. Lo perfino e a maggior ragione (so che stavi in cuor tuo per sollevare quest'eccezione) quando parliamo di scrittori affermati. Tutti gli scrittori dal pi grande al pi piccolo erano, sono e saranno dei matti! Molto pi interessante invece l'altra domanda che mi stavi per fare (ma che rischiava pudicamente di passare sotto silenzio, dato che conteneva una concessione evidente al mio ragionamento): "Una volta ammesso che scrivere una forma di pazzia, possiamo trasformarla almeno in una pazzia utile, tale che siamo giustificati nel perseguire il nostro impulso?" A questo rispondo s. Senza dubbio nel corso delle epoche il modo di considerare determinate tendenze psichiche mutato. Spesso anzi mutato al punto che si passati dal considerare le "voci" dei Profeti manifestazioni divine, al considerarle dei sintomi di schizofrenia Perci credo possibile trovare delle "giustificazioni" anche per la "grafomania". Ma bisogna prima aver chiaro il concetto di "scrittore". E fare dei distinguo. Cos' anzitutto uno scrittore? Sono sicuro che te lo sei chiesto molte volte, senza mai arrivare a una soluzione definitiva. Del resto come potevi giungere a una conclusione senza prima ammettere che esiste un'unica risposta alla domanda l'unica che, se accettata, manderebbe a gambe all'aria il tuo castello di carte mentale? Ti scandalizzerebbe se dicessi di avere un'idea in qualche modo "definitiva" sulla questione? Immagino di s, ma ormai siamo in ballo; mettiamoci pure in discussione sia io sia tu. E procediamo. Scrittore non , tanto per cominciare, "colui che scrive". Chiunque (a patto di essere minimamente alfabetizzato) pu scrivere un racconto, un saggio, una poesia... o almeno cercare di farlo. Scrittore non neppure "colui che viene pagato per scrivere". Lo scrittore non in fine neanche "colui che pubblica dei libri". Pubblicare solo una parte del tutto, carissimo Aspirante. "Insomma, chi diavolo questo scrittore?" semplice. In realt molto semplice. Scrittore "colui che viene riconosciuto come tale da un pubblico pagante".

Non ho detto: "colui che viene pagato da un editore", hai capito male. Ho detto: " colui che viene (una volta pubblicato) comprato da un certo numero di anime che la sua arte ha saputo toccare nell'intimo (tanto da indurle a sborsare denaro per leggere le sue opere)". Il discrimine fra lo "scrivente" e lo "scrittore", insomma, sta a mio avviso solo nel riconoscimento pubblico della propria funzione. Ti sembra poco? Caro Aspirante, la bizzarra teoria che ti sto propinando ha come diretta conseguenza la risoluzione di un altro enigma che, molto probabilmente, ti sta assillando da quando hai preso in mano la penna: "Bisogna per forza scrivere per un pubblico? Mi devo usare la violenza di censurare i miei impulsi a vantaggio di quelli altrui?" Scommetto che immagini gi la mia risposta - ormai credo di averti portato al giusto grado di diffidenza nei miei confronti Come come? Bravo! La mia risposta alla domanda s!. Non esiste scrivente che possa un giorno diventare scrittore se non accetta la fondamentale constatazione che si scrive sempre per essere letti da qualcuno. Scrivere un atto di comunicazione o tale dovrebbe essere. Chi dice il contrario: 1) mente a se stesso (in mala fede); 2) non ha ben chiaro il proprio ruolo (in buona fede). Ti dir di pi: colui che dichiara di scrivere solo "per se stesso" dichiara sostanzialmente di non Aspirare affatto a diventare scrittore - ergo non potr pi lamentarsi se nessuno lo pubblicher e non sar pi giustificato nel nutrire vuoti rancori per il mondo editoriale. Ci non vuol dire rinunciare alla propria creativit. Significa (come sempre nella vita) trovare un punto d'incontro, una mediazione con l'Altro (il pubblico). Scrivere in modo "difficile" troppo "facile". Porsi su un piedistallo di astruserie incomprensibili vano sfoggio di "muscoli" che attrarr solo disprezzo e non ammirazione. Il pubblico esige rispetto. Anela a una catarsi che spesso non coincide con quella dello scrittore. E lo scrittore (che questo lo dovrebbe sapere) porter rispetto, fornir gentilmente al lettore ci di cui ha bisogno: gli parler in maniera semplice, "scendendo" al suo livello; eviter di annoiarlo parlandogli troppo di s; lo consoler; lo commuover rassicurandolo che i suoi stereotipi sono solidi come granito (magari proprio nel modo pi funzionale: facendogli credere che le sue certezze stiano per volare in pezzi per poi salvarlo in extremis con il lieto fine) Sono tutti meccanismi imprescindibili. E nello stesso tempo, fingendo di "azzerare" se stesso, lo scrittore riuscir a parlare di s anche con la propria assenza; riuscir a lasciare quel "retro gusto di s" che poi lo stile. Come torno a ripetere: non necessario mettere "tutto se stesso" in un'opera; basta mettere "quella giusta dose" di se stessi quella appunto che sar funzionale alla riuscita della stessa e che ci assicurer non un vuoto esercizio di stile, ma uno scritto sentito e sincero. Ti chiedi come posso fare certe affermazioni e io ti risponder andando come al solito sul pesante. Ogni Aspirante non dovrebbe mai, mai e dico MAI dimenticare che tra lui e gli Altri ci sono pi rassomiglianze che differenze. E questo anche se

l'Aspirante vorrebbe invece rimarcare il contrario, utilizzando la scrittura nel modo pi sbagliato che esista e finendo per comunicare solo un immotivato disprezzo per il suo prossimo il quale secondo la strana mentalit dell'Aspirante medesimo dovrebbe essere tanto sciocco pure da pagare per farsi insultare!!! Che tu ci creda o no il fatto che un libro abbia successo non sintomo della stupidit delle masse segno dell'intelligenza dei singoli lettori (migliaia, milioni, talvolta) che sanno perfettamente di cosa ha bisogno la propria mente per spassarsela leggendo. E sono certo che anche tu, caro Aspirante, se smetterai per un istante i panni dell'Aspirante, e indosserai quelli del Lettore, non potrai che essere d'accordo con me. Va bene. Anche per oggi ho terminato il mio sproloquio. Ti chiedo scusa per la lunghezza del preambolo che sto costruendo, prima di arrivare a ci che presumibilmente pi ti sta a cuore: capire non la mentalit dell'Aspirante; bens quella dell'Editore. Non temere. Ti sto portando gradualmente in quella direzione. Ma proprio perch sono conscio dei meccanismi della libido scribendi che sto agendo con deliberata (e apparentemente inopportuna) cautela. Ti saluto, ti abbraccio e sono certo che vorrai seguirmi nella prossima puntata anche perch tratteremo di argomenti pi pratici, tipo: come scegliere il proprio editore una volta scritto qualcosa di valido. Aspirante scrittore/Editore: a ciascuno il suo Caro Aspirante, probabilmente sarai deluso dal genere di chirurgia con il quale ti sto operando. Tu aspettavi avidamente consigli di scrittura - che io forse non sar in grado di offrirti. E io? Io che faccio, invece (porco che non sono altro)? Continuo a battere su questioni che a te paiono del tutto irrilevanti (se non offensive). Tu non vuoi interrogarti affatto sul tuo essere scrittore: hai deciso che lo sei a prescindere da tutto e da tutti (dai richiami all'ordine del mondo reale in qualunque forma essi ti si presentino) e ti basta. Quel che a te preme capire come ottenere il successo; la tanto desiderata attenzione Carissimo, tu storci il naso e ti secchi quando provo a dimostrarti che le tue possibilit di successo dipendono in larga misura dal tuo atteggiamento psicologico nei confronti della scrittura, ma sappi che non sono il solo ad avere espresso concetti simili a quelli affrontati nelle scorse lettere. In effetti si pu dire che io stia propinandoti delle (importantissime) ovviet. Proprio ieri una dolce e bellissima Aspirante (un angelo?) mi ha inviato un brano preso dal Trattato di Psicanalisi di Otto Fenichel che riassume ancora meglio di me ci che avrei voluto esprimere: Vi una differenza decisiva nel genere di successo del quale hanno bisogno lo psuedoartista e l'artista vero. Lo pseudo-artista ha bisogno di essere accettato come persona, e vuole l'applauso ad ogni costo. L'artista ha bisogno che venga accettata una fantasia specifica: vuole l'applauso per il suo lavoro, non per se stesso. Per questo, o Aspirante, importante che tu conosca te stesso. Da tale conoscenza dipende la chiarezza con la quale muoverai i tuoi passi sul campo minato dell'editoria. Se appartieni alla prima categoria di "artista" (lo pseudo) infatti non dovrai agire come se appartenessi alla seconda categoria. Io parto (sbaglier!) dal presupposto che tu sia il tipo "pseudo-artista" e lo deduco dal fatto che ostinatamente continui a tenere un atteggiamento snobistico nei confronti degli onesti artigiani della scrittura i quali, almeno (a differenza tua) hanno capito che l'arte e l'economia non possono venire scisse. L'una e l'altra si occupano dei bisogni umani, ma non su piani diversi! Ma tu vuoi farmi cadere nella trappola del misticismo.

No, non ci casco. Anzi, riprendiamo un discorso indiscutibilmente pratico. Supponiamo che tu abbia finalmente prodotto un romanzo: quale sar la tua prossima mossa? Come farai a raggiungere il tuo scopo (la pubblicazione, appunto)? In quali mani metterai il frutto del seno tuo? Sono tutti interrogativi di non poco momento. Ma credo che le risposte dipendano in massima parte da ci che desideri ottenere. Aspiri a un successo clamoroso (e con ritorno economico)? Preferisci puntare modestamente a qualcosa di "medio" ma decisamente pi abbordabile? Oppure saresti disposto a pagare, a vendere perfino l'anima al diavolo pur di vedere stampate le tue cose? Devi saperlo, perch ti troverai ad affrontare realt profondamente diverse fra loro. Tanto per cominciare, se vorrai arrivare a firmare un contratto con un grosso editore (un editore che funzioni, uno di quelli veri, uno di quelli che tutti conoscono) sappi che NON potrai arrivarci con le tue sole forze. Come ti ripeto il mestiere dello scrivere (come del resto la vita stessa) fatto di mediazioni.Il mercato editoriale un percorso a staffetta, nel quale ogni partecipante deve guadagnare qualcosa. E bada che nella catena alimentare dell'editoria dovrai fare i conti con la fame di: scrittori, agenti letterari, editori, uffici stampa, giornalisti, distributori, promotori librari, grossisti, librai dettaglianti e perch no? Almeno a livello di soddisfazione emotiva: lettori (paganti; gli utenti delle biblioteche non li contiamo, essendo dei "pirati"). Come vedi i passaggi intermedi sono tanti, troppi, assurdamente TROPPI. E di tutti dobbiamo tenere conto. Il mio primo consiglio : contatta un agente letterario. Ricorda sempre: gli Aspiranti Scrittori sono Legione. Nelle case editrici piovono migliaia di manoscritti ogni giorno: nessuno (a parte rarissime eccezioni, troppo rare per fare testo) si prender mai la briga di leggere tutta quella carta stuprata dall'inchiostro della tua stampante. Le redazioni si limiteranno (bont loro perch comunque una spesa non indifferente) a mandarti una circolare in cui (orrore!) si rifiuta la tua opera senza nemmeno averla letta. Devi capire che necessario avere un contatto diretto (una persona fatta di: carne, ossa, emotivit, n pi n meno come sei tu) nella redazione della casa editrice che hai preso di mira. E chi te lo pu fornire, se non un agente? Te lo dico io: nessuno (a meno che tu non abbia la strana ventura di possedere una morosa, un cugino o un amico che lavori nella redazione in questione, ma bada che potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio). questo che ti serve: un ruffiano, un sensale, un mediatore. Odo gi cori di protesta: ma gli agenti letterari vogliono essere pagati. ma gli agenti letterari sono dei furfanti ma gli agenti letterari STOP! Gli agenti letterari (per quanto ti riguarda) sono il primo passo per essere presi in considerazione, per essere letti da un editore. Questo dovrebbe bastarti se sei risoluto a proseguire sulla strada dello scrivere. Chiedi un parere a un agente letterario. Esso storcer il naso al primo contatto, perch non so trovare le parole giuste per dirtelo perch anche se hai scritto un capolavoro, tu NON SEI NESSUNO agli occhi del mercato editoriale. buona cosa sapere che non potrai convincere un agente a esaminare una raccolta di racconti, o un poema epico dovrai per forza sottoporre alla sua attenzione un romanzo. E anche in tal caso non detto che egli desideri perderci del tempo (o che possa, pur volendolo, aiutarti). Tuttavia, una volta convinto l'agente a prenderti nella sua scuderia, avrai quanto meno la soddisfazione di sapere che la tua opera, agli occhi di un professionista, vale qualcosa. E credimi per favore, credimi come si crederebbe alla

Bibbia: questo gi pi di quanto tu possa aspettarti. Non detto naturalmente che l'agente letterario possa riuscire a piazzare la tua opera, ma vedila cos: se non ci riuscir lui non ci saresti riuscito nemmeno tu da solo. Supponiamo adesso che tu voglia rivolgerti a una casa editrice medio-piccola (di buon nome ma di non grandi risorse economiche). In tal caso il quadro muta notevolmente (nel senso che non guadagnerai un soldo). Non sar pi fondamentale affidarsi a un agente letterario. Anzi, affidarsi a un agente sarebbe il modo migliore per alienarsi le simpatie del piccolo editore in questione. L'agente infatti esige un anticipo e l'editore, che dovrebbe investire dei soldi su quel ricciuto e angoscioso punto interrogativo che sei tu, o Aspirante, ben difficilmente acconsentir ad accordarsi con lui in questo senso. Dati statistici ufficiosi ci informano che ogni anno in Italia vengono stampati oltre 60.000 nuovi titoli. Di questi, pi del 70% vende: zero copie. Circa il 25% vende: da zero e tre copie. Il che significa che quasi tutta la produzione editoriale sfreccia dalla tipografia al macero nel giro di tre mesi. Capisci, dunque, che tu, Esordiente, agli occhi di un piccolo editore (che pareggia il bilancio stampando opuscoli religiosi per la parrocchia, o agende per le banche, o il giornalino del comune) rappresenti un'operazione clamorosamente azzardata. Perch oltre al SUO danno dovrebbe aggiungere anche la beffa del TUO agente? Comunque non ti preoccupare: l'agente letterario in questo caso NON serve, perch conoscere dei redattori che contino qualcosa (perfino l'editore in persona) in queste realt molto pi semplice (anche se non semplice come pensi tu). Si tratta di affinare virt che credevi non pertinenti alla scrittura: gentilezza, cortesia, civilt, senso dell'umorismo, giovialit, auto-ironia insomma hai capito; da Aspirante scrittore dovrai riuscire nella (pressoch) impossibile prodezza di trasformarti in Essere Umano. Guai a coloro che trascureranno l'arte diplomatica! Saper scrivere una buona lettera di presentazione la prima cosa da imparare. Spesso tu e i tuoi colleghi di "aspirazione" riuscite a trasmettere di pi con le lettere di presentazione che con le vostre opere! Il che tutto dire Non dovrai essere troppo conciso, ma neppure prolisso. Ricorda che la prolissit, conduce a lasciarsi scappare dei concetti che spesso sarebbe stato meglio non enunciare. Evita come la peste l'arroganza; non auto-celebrarti; non mettere le mani avanti rispetto a ci che hai scritto fornendo tu stesso un'interpretazione dell'opera; non strisciare. Limitati a una breve presentazione, alla descrizione sintetica dell'opera, a qualche complimento di circostanza (sono quelli che meno indispongono). Dimostra magari di conoscere il catalogo dell'editore al quale scrivi (ti presenti non solo come scocciatore, ma anche come cliente e ci mette sempre di buon umore). Il pi delle volte non otterrai comunque nulla ma lascerai un buon ricordo di te (fertile terreno per futuri abboccamenti). E veniamo al terzo caso, quello dell'editoria a pagamento. Ti dico subito che non sono fra i moralisti che bollano gli editori a pagamento come "squali". Sono persuaso che essi non esisterebbero se non esistessero gli irriducibili Aspiranti scrittori. Gli editori a pagamento in fondo sono come prostitute di lusso; la loro funzione sociale (che espletano peraltro con ammirevole abnegazione) quella di vendere all'Aspirante l'illusione di essere uno scrittore. E al pari di una prostituta (se pagherai) essi diverranno temporaneamente: ciechi, sordi e muti, e privi dell'olfatto; ti diranno ci che vuoi sentirti dire; otterrai di mettere finalmente su carta le tue polluzioni e tutto finir ovviamente per essere un titillamento frustrante ma almeno lo sfizio te lo sarai tolto. Beh, che fai adesso? Dopo l'orgasmo all'improvviso riapri gli occhi, ridiventi padrone di te stesso e ti rendi conto della sciocchezza che hai fatto? Bravo, ma perch te le

prendi con chi ti ha solo fornito un servizio? Prenditela solo con te stesso se hai buttato via quanti? novecento, duemila, cinquemila euro? Di pi? E con chi dovresti prendertela senn? Del resto gli editori a pagamento non svolgono nessuna attivit criminale e che io sappia non s' mai visto un editore a pagamento essere costretto a pagare (a sua volta) i danni a un Aspirante scrittore (ma se vi fossero dei casi giudiziari a smentirmi ti prego di comunicarmelo all'istante, cosicch io possa ravvedermi dall'eresia). Secondo me l'editore a pagamento un cancro generato direttamente dall'inconscio dell'Aspirante scrittore. Dall'anima malata e contorta degli eterni "cacciatori di conferme". No, l'editore a pagamento non esisterebbe se TUTTI gli Aspiranti, prima di mandargli i propri osceni parti, comprassero (e leggessero) almeno tre/quattro libri del catalogo dell'editore a cui vogliono rompere le scatole. Di solito un onest'uomo che campa come pu e che, spesso, pure un idealista che sarebbe stato ben lieto di pubblicare il buonissimo romanzo di uno sconosciuto... se le scarse vendite (dovute al narcisismo degli Aspiranti) non lo avessero messo in miseria. Ma dato che c' l'editoria a pagamento ormai conviene conviverci. Smettiamo almeno di colpevolizzare l'effetto (la prostituta, l'editore a pagamento) per celare anzi proteggere l'insanabilit della causa (sia nel caso dell'Aspirante, sia in quello del puttaniere: una pulsione sessuale "deviata"). Tanto vale che a prostitute ci si vada allegramente e amen. Nel prossimo articolo approfondiremo il discorso dei fratelli Grimm. C'era una volta e c' ancora oggi Caro Aspirante, dopo un lungo periodo di vacanza torno a scarabocchiare le sudate carte della nostra Lavagna settimanale. Nell'ultimo capitolo di questo manuale epistolare ti ho lasciato con la promessa di precisare una frase da me scritta a proposito dei fratelli Grimm. Ora cercher di soddisfare il mio obbligo, ma ti avverto che la soddisfazione sar solo parziale, poich lunga e complessa la materia. Ti ho gi detto molte volte che io non sono veramente in grado di insegnarti a scrivere. Nessuna formula magica. Niente bacchetta fatata. Miracoli zero. L'unica cosa che posso fare per te usare la mia sincerit a piene mani. Ti ho sempre parlato con franchezza di ci che ho visto nel mondo editoriale e intendo comportarmi ancora cos. Tuttavia parler non pi da editore, ma da lettore, nelle righe seguenti. Uomo avvisato Ma non divaghiamo. Non divaghiamo oltre. I fratelli Grimm. Questo il punto. Perch porto a modello di scrittura e di lettura proprio i pi classici fra i compilatori di fiabe? E perch la fiaba? Cominciamo dalla seconda domanda. Perch la fiaba? Potrei risponderti semplicemente che la fiaba la mamma di tutte le forme narrative; che addirittura la cugina dei generi moderni. Non dir una cosa nuova per te (visto che di una semplicit estrema ed facilmente intuibile) se affermo che un racconto del terrore non altro che una fiaba senza il lieto fine; o che un racconto fantasy non altro che una fiaba dilatata; oppure che un racconto noir non altro che una fiaba razionalizzata (in un'epoca razionalistica come la nostra l'orco purtroppo costretto a smitizzarsi e a diventare il killer) E cos via e cos via. Anche a livello formale lo studio della fiaba potrebbe esserti molto utile, visto che per scrivere un romanzo (o un racconto) con tutti gli elementi necessari (anche se non sufficienti) per funzionare basterebbe prendere una fiaba qualunque e ripeterne lo

schema, aggiungendo a seconda del caso: descrizioni, dialoghi, approfondimenti psicologici e altri espedienti forniti dall'esperienza di secoli o dalla contingenza di un gusto. Perfino l'esemplificazione dei tipi narrativi e della loro funzione all'interno della storia offerto dal repertorio fiabesco la pi chiara che abbiamo e quella che meglio si adatta alla nostra educazione di scrittori e alla nostra soddisfazione di lettori: l'eroe, il cattivo, la bella, il mostro e su un altro livello: il prologo, lo svolgimento con le sue varianti, il lieto fine che scioglie le angosce. Perci un consiglio che a uno snob potrebbe di primo acchito sembrare quasi un insulto ("Leggi le fiabe!") in realt vorrebbe essere un'occasione di studio elementare, questo vero, ma - assolutamente formativa. Sono sempre stato affascinato dalle letterature antiche, dai miti, dall'epica. A lungo mi sono interrogato sul perch. E la risposta che in realt, come lettore, mi sento attratto da quel tipo di lettura in cui preminente l'assenza dell'autore. Laddove cio la materia narrata cos universale e lo stile cos limpido da rendere secondario il fatto che a narrare sia Tizio, oppure Caio: entrambi non sono stati altro che un inconsapevole (e talvolta consapevole) mezzo che ha permesso all'inconscio collettivo di manifestarsi (se proprio bisogna usare tale espressione). Ed questo che deve accadere in un buon racconto o romanzo. Se la letteratura non un fatto collettivo, che interessa tutta la societ di cui espressione, alla quale la maggior parte possibile di una societ partecipa allora, a mio avviso, essa un ramo secco: inutile. un concetto totalmente opposto alla visione Romantica della letteratura, lo so. Almeno alla visione volgarizzata della visione Romantica, giacch perfino il romanticissimo Keats, nelle sue lettere, definiva il poeta come un'antenna sensibilissima, capace di captare (non di creare dal nulla, dunque) le cose universali. Al centro della mia visione di lettore sta l'opera, non la personalit dello scrittore. Anzi, ho gustato di pi i libri nei quali lo scrittore era ridotto il pi possibile a un mero compilatore (a qualcosa di ancora inferiore al narratore: a un redattore) come appunto sono stati i fratelli Grimm - e come tra parentesi furono gli anonimi redattori dei libri biblici, dell'epopea di Gilgamesh, del Gawaine e il Cavaliere Verde o del Beowulf. O in alternativa ho amato tutti quegli scrittori ben noti che tendevano a una simile visione delle cose letterarie, da Ariosto, a Calvino, a Tolstoj (ebbene s, pure lui!)... Platone stesso, nel Fedro defin il poeta come un vaso vuoto nel quale le Muse riversano il loro nettare. Ci detto in un contesto teso a dimostrare che il poeta, quando esercita la propria arte, inconsapevole di quel che fa; che se dice cose sagge o profonde non lo fa a causa della propria intelligenza, ma perch il suo ruolo quello di medium fra le Muse (l'inconscio collettivo, l'Universale?) e le menti individuali di tutti i lettori. E che proprio in questo - anzi, unicamente in questo - sta la sua specifica (e speciale) profondit. La lezione di oggi (ma non ti faccio mai lezione, caro Aspirante, di solito provo a scherzare con te, anche se so che non si pu scherzare sui santi con un cattolico) potrebbe concludersi cos, con una frase di uno scrittore contemporaneo che ho letto e che non approvo, ma che talvolta ci lascia qualche perla (involontaria) di saggezza. La frase rientra in una metafora sulla scrittura. Le parentesi sono mie: "Che m'importa delle vertigini dei muratori (=scrittori) che stanno costruendo una casa a molti piani (=l'opera)? M'interessa la casa e con essa pago anche le loro vertigini e eventuali disgrazie, mentre le loro vertigini da sole non mi commuovono se ho investito tutto nella casa e a causa di banali inconvenienti del mestiere (=lo scrittore che gira attorno al proprio ombelico anzich curarsi del buon andamento dell'opera) essa non va avanti?" [Aldo Busi, Sodomie in corpo 11, pag. 25, ed. Oscar Scrittori del Novecento, Mondadori, 1995].

Leggi! No, mi si incrociano gli occhi Caro Aspirante, se non ti disturba vorrei fare un passo indietro; risalire alla prima Lavagna che scrissi per te nella calura estiva. In essa ponevo alcune premesse a mio avviso imprescindibili sulla possibilit di potersi considerare degni di Aspirare alla scrittura. La prima suggeriva con ironia iperbolica che avresti dovuto essere un vorace lettore: due o tre libri alla settimana almeno. Rammento che reagisti all'iperbole prendendola non per quello che era, bens come un'affermazione da intendere "alla lettera". Risultato: protestasti. Non sto a dire se giustamente o ingiustamente. Furono le tue argomentazioni a "scioccarmi", non le tue proteste. Il fatto che abbia una "vita" non dovrebbe giustificare un Aspirante quando non legge (per altre cose magari s, ma non per questa!). Che scusa sarebbe? "Non leggo perch ho le bollette da pagare. Non leggo perch ho anche altri interessi, tipo la scultura, il teatro, la pittura, il cinema. Non leggo perch ho una famiglia cui pensare" Scherzi? Il tuo UNICO interesse, se Aspiri a scrivere, dovrebbe essere la scrittura - e quindi anche la lettura che parte integrante del processo. Quando avevo sedici anni e vergavo ridicole poesie (che per fortuna nessuno ha mai letto) la mia insegnante di lettere (non era una cima ma ci era arrivata eccome al nocciolo!) mi disse: "Caro mio, non puoi avere tutto: o scrivi o pensi alle morose". Che tradotto significa: la scrittura e la vita sono antitetiche. Scrivere significa scegliere una non-vita. Significa scegliere di non gettarsi a capofitto nel caos dell'esistere ma cercare di dare ordine al caos. Almeno in un certo senso. una scelta in linea con la natura psicotica dello scrivere; "scegliere" di concedere se stessi al proprio autismo latente. Ci che anelo a dirti che se vuoi realmente scrivere dovresti cercare di farlo con seriet. Quando uno decide di fare l'eremita o la monaca di clausura non pu aspettarsi di tenere il piede in due scarpe: si tratta chiaramente di dover scegliere fra la vita e la rinuncia alla vita per dedicarsi ad altro. Non obiettare: "Se qualcuno me lo permettesse io lo farei, ma il mercato, gli editori, i lettori, i librai, i critici, la CIA me lo impediscono con tutte le loro forze". Nessuno scrittore "vero" del passato ha mai chiesto il permesso: scriveva perch sentiva l'urgenza di esprimersi proprio in quel modo (o forse non aveva altri modi per farlo), faceva una vita di merda, solo, senza quattrini Oppure era ricchissimo di famiglia e si limitava a passare per un "originale" (= un matto, n pi n meno come oggi, perch proprio quello che ). Basta con gli alibi. Se vuoi diventare uno scrittore devi accettare TUTTE le rinunce che tale scelta ti impone. Compresa quella di leggere due o tre libri alla settimana. Rubare il tempo per farlo. Desiderare, soprattutto, di farlo!!! Ed un cammino che devi intraprendere da solo. Non puoi aspettarti che qualcuno "possa" accompagnarti anche volendolo. Nemmeno altri Aspiranti come te. Nella tua mente ci sei solo tu; ci sono solo i tuoi fantasmi e le tue allucinazioni non le persone in carne e ossa. Mi chiedo spesso se sei cosciente di ci che fai, di ci che domandi agli di. E ogni volta mi trovo a rispondere a me stesso: "Costui s'illude semplicemente di

poter ottenere un consenso, una qualche forma di prestigio sociale, scegliendo il mezzo sbagliato". Sii serio! Come puoi credere veramente che arrivare a essere scrittore ti renderebbe superiore a coloro che ti circondano? Denunci il tuo complesso di inferiorit gi solo desiderando il consenso di qualcuno. Ci non vuol dire che (come spesso fai) tu debba trasformarti in un aggressivo fanfarone perennemente in preda ad attacchi isterici. Significa semplicemente che dovresti preoccuparti di pi di ci che scrivi, di come lo scrivi, del perch lo scrivi. Significa che dovresti avere pi tempo per leggere, leggere, leggere ascoltare, ascoltare, ascoltare (perfino un povero scemo come me che, a modo suo, cerca di darti una mano). Significa che dovresti avere molto meno tempo da buttare in birreria, o facendo l'amore, o giocando con la play station, o recitando al Teatro Grassi di Milano, o lavorando in fabbrica o pavoneggiandoti sul forum di una comunit virtuale. Allora s, forse, troveresti anche il tempo per leggere Ma chiss? Magari m'illudo anche stavolta Stupidario Caro Aspirante, qualche volta sarei tentato di fornirti dei consigli pratici, di mollarti una dritta su questo o quell'argomento purtroppo so che sarebbe fiato sprecato: tu non vuoi dritte e consigli. Tu sai gi tutto. "Non esistono regole", "Non esistono definizioni assolute di scrittore", "Non esistono guru" S, forse nel mondo fittizio che ti sei creato. Sicuramente non nel mondo vero. buffo. Parlo ogni giorno con editor di case editrici importanti e con scrittori affermati: nessuno di loro si sognerebbe di sostenere le cose che sostieni tu; mentre (guarda un po'!) io non faccio altro che ripetere a te le cose che essi dicono a me. Come la mettiamo? In una casa editrice come la Mondadori, o la Longanesi, si ha un concetto assai preciso di cosa sia uno scrittore. E sarebbe utile se a un certo punto tu volessi prenderne atto. Hai detto pi d'una volta che io avrei sbagliato classe o addirittura istituto. Probabilmente hai ragione: credevo di essere alle elementari e invece mi sono ritrovato alla scuola materna. Una materna in cui i bambini rifiutano di imparare a fare le aste diritte, perch (a torto) si sentono pronti non solo per leggere, ma per emulare Manzoni! Guarda che ricordo ancora quando, per esempio, affermasti di essere perfettamente in grado di scrivere una lettera di presentazione Strano! Devo dunque credere di essere stato mostruosamente sfortunato nel corso della mia carriera editoriale? Se potessi elencare le grossolanit contenute nelle lettere di presentazione che vengono allegate alle decine di testi non sollecitati che mi arrivano, probabilmente resteresti a bocca aperta: lettere lunghe fino a dieci pagine, dove, oltre alla trama dettagliata (quasi un secondo romanzo) del libro mi si elencano le motivazioni che spingono l'autore a scrivere, mi si parla dell'amore che l'autore prova per la moglie, per le proprie radici, per il tal scrittore, per il tal movimento politico, etc. Ma a che mi servono queste informazioni? A cosa se non a darmi l'idea (non del tutto infondata) che l'autore sia solo l'ennesimo, logorroico, paranoico grafomane da evitare come la peste bubbonica (dato che essendo pure uno sconosciuto a me non porter nessun

vantaggio)? Credi sia necessario, in questi casi, procedere oltre la lettera di presentazione e sorbirsi l'intero malloppo (di solito dalle duecento pagine in su)? Ma scherziamo? Per non parlare di quelli che scrivono auto-incensandosi, celebrando da s ci che scrivono; o quelli che si prendono la confidenza di darti del "tu"; o quelli che insistono per mesi e mesi affinch tu legga le loro schifezze, come se fosse un loro inviolabile diritto (mentre invece non lo affatto); o quelli che ammettono candidamente di non aver mai letto un solo libro del tuo catalogo; o quelli che non controllano gli errori di ortografia e grammatica delle proprie missive; o quelli che accludono minacce e insulti e magari una foto di se stessi mentre impugnano delle armi!!! Pensi che io stia scrivendo un racconto di fantascienza? Che io stia parlando di gente che vive e agisce al di fuori della civilissima cerchia di persone con cui coabiti e discuti sui forum? Pensaci bene prima di rispondere. E poi lascia perdere me: io non faccio testo. Ma prova a immaginare le stesse gaffes fatte con quelli che ti compiaci di chiamare "editori veri" Un giorno o l'altro mi decider a pubblicare uno "stupidario" contenente i peggiori racconti che mi sia mai capitato di leggere durante i concorsi per i quali ho fatto da giurato (talvolta si trovano perle di umorismo involontario cos assolute da farti pisciare addosso dalle risate). Penso che sarebbe istruttivo. Cos come istruttivo sarebbe approntare un'antologia delle lettere di presentazione pi idiote. Non mi spinger fino al punto di "insegnarti" come stilare un'epistola di accompagnamento per i tuoi capolavori. Tanto so gi che non gradiresti una simile prova di sicumera da parte mia. Rispetto i tuoi desideri. Maghi bianchi e maghi neri Caro Aspirante, siamo arrivati al capolinea. Questa l'ultima lettera che ti scrivo. Non perch siano finiti gli argomenti Anzi, ci sarebbe ancora molto da dire riguardo la scrittura e l'editoria. Tuttavia ritengo concluso il mio compito: gettare sassi, offrirti un paio di interrogativi e un paio di risposte. Non voglio lasciarti per senza precisare alcuni concetti. Anzitutto vorrei ribadire la convinzione che sbagliato aspettarsi consigli obiettivamente capaci di trasformare un comune mortale in Scrittore. Scrittori si nasce, non si diventa. Proprio come si nasce etero o omosessuali, mancini, alcolisti, omicidi seriali Sono poi le circostanze a far s che le nostre potenzialit vengano attualizzate. Un potenziale alcolista potrebbe non assaggiare mai dell'alcol in tutta la sua vita e non scoprire mai di essere predisposto all'alcolismo, se capisci cosa intendo. Lo scrittore diventa tale perch non pu comunicare in altra forma; non ha scelta. come il muto Nick Andros ne L'Ombra dello Scorpione di Stephen King (un libro che ho scoperto grazie all'intelligente consiglio di Giorgia Tribuiani, aspirante anch'ella, vero, ma dotata di straordinario talento). Nick muto dalla nascita; perci ossessionato dal problema della comunicazione con gli altri. Solo scrivendo su dei fogli di carta riesce a far s che coloro che lo attorniano capiscano cos'ha in mente. Quest'immagine calza a pennello, secondo me. Come Nick Andros anche lo scrittore nasce handicappato, privo della possibilit di esprimersi normalmente. E il suo handicap si manifesta con sintomi costanti e abbastanza riconoscibili: la dipendenza dalla lettura (per lui pi importante la vita narrata, rispetto alla vita vissuta); l'incapacit di aderire agli stereotipi condivisi dalla maggior parte dei suoi simili; il sentimento di solitudine esistenziale che non gli permette di inserirsi in una trib (nemmeno una trib di aspiranti scrittori)

Uno scrittore uno, dunque, che non ha scelta: non pu superare il baratro buio che lo separa dalle cose e SOPRATTUTTO dalle persone se non prendendo dei segni alfabetici e trasformare (attraverso un'operazione alchemica) le parole in metafore, simboli e miti. Lo scrittore cozza ogni istante contro la vita perch ne escluso: la vede e la comprende meglio (in certi suoi aspetti) rispetto agli altri, visto che costretto a guardarla dall'esterno e a interrogarsi su di essa a causa del dolore che prova nel sentirsene escluso. Credimi, o Aspirante, il bisogno di comunicazione una ricerca d'amore di comunione per farsi accettare che lo scrittore scrive. Questo l'atteggiamento mentale dello scrittore genuino: per lui la pubblicazione di un'opera solo il MEZZO per raggiungere un cuore bendisposto. Ma per la maggior parte degli aspiranti la pubblicazione un fine e non un mezzo. La maggior parte degli aspiranti non ha nulla da comunicare. Essi vedono gli effetti senza comprendere le cause e immaginano che raggiungere tali effetti (fama, ricchezza, sesso) sia alla portata di chiunque; sia anzi il nocciolo della questione. Non cos. Per lo scrittore genuino fama, soldi, sesso sono al massimo la dimostrazione di quanto sia imperfetto il suo mezzo di comunicazione: voleva ottenere amore e gli vengono rifilati dei paliativi. Per lo scrittore genuino fama, soldi e sesso non sono altro che la prova del proprio fallimento esistenziale (anche se sanciscono la sua riuscita come artista). Sarebbe impossibile, credo, far passare tale concetto a molti aspiranti. Credo (nel mio pessimismo) che per il novantanove percento di coloro che vorrebbero diventare scrittori le cose stiano in maniera profondamente diversa. Per questa ragione ho cos a lungo insistito NON sulle tecniche di scrittura (tutte opinabili), ma sull'atteggiamento psicologico dell'aspirante e sulle sue conseguenze: se uno non ha fin da subito l'atteggiamento psicologico giusto, vuol dire che molto probabilmente non lo potr mai avere, che non nella sua natura. Io e il mio buon amico Ivo Torello (che uno dei pochi esseri umani dotati della genuinit di cui sto parlando che io abbia avuto modo di incontrare) nel corso delle nostre chilometriche chiacchierate, talvolta indulgiamo nella divisione degli aspiranti in: maghi bianchi e maghi neri. Maghi neri sono tutti coloro che hanno come fine il conseguimento di qualche vantaggio sociale da ci che pubblicano e sono disposti a qualsiasi prostituzione pur di ottenerlo. Spesso si tratta di "scrittori" che non solo non hanno pubblicato nulla, ma che non hanno scritto ancora nulla! Costoro non capiranno mai, credo, la tragicit che sta alla base della mania scrittoria. Uno scrittore non ha molto di cui vantarsi. E non ha soprattutto molto di cui rallegrarsi. Vorrei per concludere sfatare un pregiudizio che sembra assillarti in modo talvolta allarmante. Sembra che tu ritenga l'arte nemica giurata dell'economia; ma non cos. L'arte e l'economia lavorano insieme e concorrono a creare cose bellissime, che appassionano milioni di persone e le coinvolgono nel teatro delle emozioni collettive Non dovrebbe esserci alcuna contraddizione fra la posizione di un editore e quella di uno scrittore. Creare un libro che arrivi al cuore degli altri, ecco l'obiettivo che entrambi dovrebbero perseguire. E in effetti cos: pubblicare un libro che abbia successo (nel linguaggio dello scrittore) e che si venda (nel linguaggio dell'editore) dovuto ai medesimi

meccanismi; un'operazione di comunicazione perfettamente riuscita. Ogni altra spiegazione del fenomeno meramente consolatoria. Non c' posto al mondo dove vigano leggi diverse da quelle che cerco di illustrarti. Pochi hanno le capacit scrittorie e mediatiche di un King o di un Barker e tu sai per esperienza che essi meritano il successo che hanno ottenuto, al di l di tutto quello che potresti dire contro di essi. E il mercato non li ha mai osteggiati. Anzi! Domandati il perch. Essi non sono fenomeni transitori: verranno ricordati per molto tempo; entreranno probabilmente nei libri di storia letteraria, proprio com' accaduto per Mary Shelley o Bram Sotker o Poe. Perch? Perch erano "macchina da soldi"? Non per caso che essi sono diventati "macchine da soldi" perch erano scrittori veri, sinceri maghi (per quanto oscuri) bianchi? Ma adesso ti lascio veramente. Ormai tempo di andare, io a morire, voi a vivere, ed ignoto a tutti chi fra noi due vada verso la soluzione migliore, tranne che alla divinit.