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LETTERE E COMMENTI

24 LETTERE E COMMENTI

Sabato 7 luglio 2012

24 LETTERE E COMMENTI Sabato 7 luglio 2012 Quotidiano fondato nel 1887 Direttore responsabile: GIUSEPPE DE
24 LETTERE E COMMENTI Sabato 7 luglio 2012 Quotidiano fondato nel 1887 Direttore responsabile: GIUSEPPE DE

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Certificato N. 7163 del 14-12-2011 Registrazione Tribunale di Bari n. 7 del 2 settembre 1948

698.000 lettori al giornoRegistrazione Tribunale di Bari n. 7 del 2 settembre 1948 medio (Audipress 2012/I) PROPRIETA’: MEDITERRANEA S.P.A.

medio (Audipress 2012/I)

PROPRIETA’: MEDITERRANEA S.P.A.

LETTERE ALLA GAZZETTA

 

Io,medico«appestato»dall’inchiesta assolto dopo otto anni da incubo

una goccia in un oceano di situazioni incredibilmente simili, caratterizzate da sentenze superficiali, valutate e supportate da periti di nessuna esperienza nel settore specifico. Il risultato è l’ ansia, la depressione, l’insicurezza, i danni morali ed economici incalcolabili, situazioni che, a volte, il medico non riesce più a superare. Poi una volta

B asta il solo avviso di garanzia ed ecco che il medico entra in un tunnel da incubo, additato come quello

sonanza su testate giornalistiche, tv locali e nazionali

assolto, è come se nulla fosse accaduto, un trafiletto sul quotidiano locale nella migliore delle ipotesi. I dati allarmanti di quest’anno hanno registrato una

che «forse» ha sbagliato. Di storie simili in Italia se ne contano ogni anno 30 mila, ma 9 denunce su 10 in media presentate contro i medici vengono archiviate in tri-

come se fossi stato già giudicato e condannato,e suc- cessiva sentenza emessa nei miei confronti in data 25/09/2009 con condanna alla pena di dieci mesi. Va- lutazione fatta dal primo giudice su di una perizia di un medico per nulla esperto di chirurgia bariatrica lapa- roscopica, giudice che non ha considerato affatto le re- lazionideiperitinominatidalP.M.cherendevanoragione

all’imputato. Orbene, in data 03/07/2012 in appello è stata completamente ribaltata la sentenza precedente, in base «finalmente» ad una nuova perizia, richiesta dal giudice

drastica riduzione di iscrizioni in Chirurgia, con borse di studio non assegnate per mancanza di candidati: una vita troppo rischiosa per un giovane chirurgo, da stress, poco gratificante e con la quasi certezza matematica, che se lavori riceverai il tuo avviso di garanzia! L’esperienza ingiusta e negativa della quale sono stato protagonista, dovrebbe essere da monito per tutti coloro, mass media, giudici e colleghi, che si apprestano a tali problematiche. Non sempre la voglia e la forza di «non mollare» che mi

contraddistingue e che ancora oggi mi stimola quoti-

bunale. Negli ultimi 8 anni le denunce sono cresciute del 300%, in un clima da caccia alle streghe che disorienta i medici tra burocrazia, assicurazioni e leggi, con il ri- sultato che quasi il 70% dei medici propone un ricovero non necessario o propongono esami più del dovuto con un notevole danno della spesa sanitaria (medicina difen- siva). Per non parlare della categoria alla quale appar- tengo, i chirurghi, che vengono isolati con un avviso di garanzia da una campagna mediatica denigratoria, sca- tenando la «sindrome dell’appestato», logorandone i ner-

di

II grado, di un esperto della materia (chirurgia ba-

riatrica), che «rivisitando soltanto con attenzione» le

dianamente a cimentarmi con patologie tumorali ed in- terventi di difficoltà notevoli, (come ha rilevato l’esperto

cartelle cliniche e le varie relazioni formulate dai periti,

chiamato a relazionare sul caso,sottolineando come la

ha

regolarizzato una situazione rendendo ragione ai me-

vi

e limitando le possibilità di lavoro, disdetta automatica

dici imputati, che sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste. Ho trascorso 8 anni da incubo, additato da colleghi e

chirurgia dell’obesità richieda una preparazione e pro- fessionalità fuori dal comune), è bagaglio di tutti. In molti casi può essere l’inizio della fine!

Alessandro Besozzi

delle assicurazioni e possibilità di rimetterci di tasca propria. Per entrare nello specifico mi riferisco alla si- tuazione che mi è capitata già con l’informazione di garanzia che ho ricevuto nel 2004 con una grossa ri-

gente comune, pur nella consapevolezza di aver svolto il mio lavoro al meglio. Questa mia lettera sarà certamente

 

Bari

 

pubblico. Perciò la Fornero e chi ha approvato la riforma sul lavoro non cantino vit- toria nei confronti dell'Euro- pa.

tanti giovani con problemi fa- miliari che hanno lasciato la scuola per lavorare anche a nero, sperando che alla fine con un pezzo di carta possa maturare una vita migliore. Finiamo con questi benedetti tagli alla scuola e pensiamo al futuro dei nostri figli. Perchè dobbiamo fare i conti con i numeri e non con le persone? Mi appello al Presidente Na- politano: la scuola pubblica non venga distrutta e si dia la possibilità di studiare a quei pochi lavoratori ed extraco- munitari, evitando di chiude- re tante scuole serali, per stu- denti lavoratori.

giovincello aveva vinto il con- corso magistrale e destinato dal paesello natio vicino Taor- mina alla splendida Fasano. Amava frequentare questa rubrica, cosa che ha fatto fino a pochi giorni prima di mo- rire perché considerava la Gazzetta un simbolo della Pu- glia. Ti sia lieve la terra, caro Salvatore, ci hai lasciato ri- cordi bellissimi.

non è giusto, non è lecito esprimere alcuna forma di

Politichedellavoro

qualchedubbio

giudizio. E’ vero, ognuno se- gue una precipua condotta, ognuno di noi dà alla vita un valore inerente. Ma dinanzi ad una malattia fortemente invalidante, che assale e in- tacca gradualmente il corpo rendendolo una prigione di insensibilità, non è forse il caso di sospendere le nostre radicate convinzioni morali e

sullariforma

Biagio Sannicandro

La riforma del lavoro è stata approvata ed è diventata legge dello Stato, ma come tutte le leggi italiane è da interpre- tare soprattutto nell'articolo che riguarda la possibilità di licenziare per motivi econo-

Bari

Nonchiudete lescuoleserali mi appello a Napolitano

 

di

prestare ascolto al patimen-

Mimmo D'Aloia

to

altrui?

mici. E' sempre valido in Italia

Bari

Ci

divideremo sempre fra

il

detto: «fatta la legge, trovato

 

favorevoli e contrari alla «dol-

l'inganno». I lavoratori possono stare tranquilli perchè non sono di-

Il Ministro della Pubblica Istruzione Prof. Profumo deve assolutamente evitare il mas- sacro di tanti studenti lavo-

ce

morte».

Testamentobiologico

Ma

nel caso di Vittorio Bis-

 

so

dovrebbe solo prevalere un

ventati di colpo tutti precari.

Nicola Papagna

 

esteso sentimento di com- prensione e misericordia.

Il

motivo economico deve es-

ratori che chiedono di stu- diare e prendersi un diploma. Non dimentichiamo l'alfabe- tismo del dopo guerra: nes- suno sapeva leggere e scri- vere; oggi invece grazie alla democrazia e alla nostra Re- pubblica possiamo dare l'op- portunità di studiare a tanti giovani lavoratori a prescin- dere dall'età. Lo Stato deve prendersi cu- ra di quei lavoratori ed extra- comunitari che intendono for- marsi, non dimentichiamo che senza un diploma non si accede a nessun concorso dal collaboratore scolastico all'o- peratore ecologico. Ci sono

Bari

sere dimostrato e devono es- sere, quindi, portati all'occor- renza davanti al giudice i libri contabili dell'azienda. E' rimasto valido l'articolo che vieta all'azienda il licen- ziamento per motivi discri- minatori, per cui se un ma- nager ha uno stipendio pari a quello di 100 operai deve es- sere il primo ad essere licen- ziato. Inoltre si dovrà tenere conto anche di chi ha deter- minato la crisi economica del- l'azienda. Se il manager del marketing ha sbagliato deve essere licenziato prima degli altri. Questo vale anche per il

 

In

Italia, l’eutanasia è ri-

SalvatoreRapisarda addio a un amico di questa rubrica

edeutanasia il Parlamentotace

Vittorio Bisso, ex assessore al Comune di Dolo in pro- vincia di Venezia, gravemente malato di sclerosi laterale amiotrofica, sopraffatto dalla progressiva patologia, ha de- ciso di porre fine alla sua esi- stenza andando a morire in una clinica svizzera dove l’eu- tanasia viene praticata legal- mente. «Della mia vita voglio decidere io», ripeteva, soffe- rente. Al cospetto d’una scelta ul- tima, tragica, definitiva, forse

gorosamente vietata. Da noi, però, in questi anni, il Par- lamento, cedendo ad un im- produttivo bipolarismo etico, non è riuscito neppure a for- mulare una legge liberale sul testamento biologico, che dia la possibilità al cittadino di interrompere qualsiasi trat- tamento sanitario (compresa l’alimentazione forzata), in os- sequio ad una doverosa au- todeterminazione del sogget- to.

Marcello Buttazzo

Salvatore Rapisarda, un amico della Gazzetta non è più con noi. È morto nella «sua» Fasano, lui siciliano doc con due amori per due terre che hanno molto in comune e che proprio per questo non gli hanno creato nessun proble- ma di ambientamento quando

 

Lequile (Lecce)

Le lettere vanno indirizzate a

Le lettere, di lunghezza non superiore alle 15 righe, devono indicare nome, cognome, indirizzo

 

e

numero di telefono del Lettore.

 

La Gazzetta del Mezzogiorno Viale Scipione l’Africano 264, 70124 Bari

lettere@gazzettamezzogiorno.it fax 080/54.70.442

Le lettere anonime non saranno pubblicate. Sarà invece rispettata la volontà di quei Lettori che, in casi eccezionali chiederanno

la

riservatezza pur indicando le loro generalità.

 

L e sirene non esistono, o me- glio non c’é alcuna prova della loro esistenza. Per af- fermarlo, con tutta l’auto-

LANGOLODELMARE

di

NICOLÒ CARNIMEO

Le sirene non esistono la conferma arrivadallaNOOA

comunicare con gli imperatori sulla terra. Gli aborigeni dell'Australia le chiamano “yawkyawk”, un nome for- se ispirato dai loro canti ipnotiz- zanti». L'istituto oceanografico si dilunga poi ad elencare anche gli innume- revoli film prodotti da Hollywood, che hanno fatto sognare i bambini e non solo del mondo intero; che vanno dalla celebre «Sirena a Manhattan», fino ai cartoni animati della Disney e l’ultimo film della saga di Jack Spar-

row e tiene a precisare che son frutto della fantasia! Poi conclude che co- munque: «non sono mai state trovate prove dell'esistenza di umanoidi acquatici». I creduloni non si occupano solo di sirene. Di fatto la stessa formula è stata adottata il mese scorso dal «Centers for Disease Control and Prevention» (Cdc), un’agenzia federale controllata dal ministero della Sanità, per smentire l'esistenza di zombie; dopo un'ondata di crimini recenti in cui sono stati protagonisti assassini che hanno mangiato le proprie vittime. «Cdc - ha detto un portavoce - non è a conoscenza di un virus o una condizione in grado di rianimare i morti o che esistano sintomi paragonabili a quelli degli zombie». E ancora, la stessa formula è stata usata addirittura dalla Casa Bianca, quando ha affermato nel suo sito web che «il governo degli Stati Uniti non ha prove che ci sia vita al di fuori del nostro pianeta, o che una presenza extraterrestre abbia preso contatto con alcun mem- bro della razza umana».Però, è scritto nello stesso post, le ricerche continuano comunque.

revolezza che le compete, è dovuta intervenire nei giorni scorsi persino

la National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia federale oceanografica degli Stati Uniti. La precisazione della NOOA non è casuale. Perché alla fine del mese scorso l’emittente tv Animal Planet ha mandato in onda un programma

dal titolo: «Sirene, il corpo trovato», con il sottotitolo «un nocciolo di ve- rità che vive sotto la leggenda delle mitiche sirene». Si trattava in realtà di una docufiction, in cui, come ha precisato l'emittente, la scienza é stata usata «come un trampolino verso l'immaginazione». Ma evidentemente tanti telespettatori l’im- maginazione l’hanno persa o non l’hanno mai coltivata e così hanno scambiato il programma per un documentario. Nei giorni seguenti la trasmissione all’istituto oceanografico sono arrivate mail e lettere in cui si chiedevano spiegazioni scientifiche sull’esistenza delle sirene. Ingenuità o perdita di percezione della realtà? A beneficio dei lettori dubbiosi riportiamo le precisazioni che l’agenzia federale ha pubblicato sul suo sito web: «Le sirene del mare, metà umane e metà pesce, sono leggendarie creature marine di cui si racconta sin da tempo immemore, il poeta Omero dell’antica Grecia ne ha scritto nell'Odissea. Nell’antico Estremo Oriente le sirene erano mogli di potenti dragoni del mare ed erano messaggeri dei loro mariti per

LETTERE E COMMENTI 25

LETTERE E COMMENTI

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Sabato 7 luglio 2012

LORUSSO

Meno aule di tribunale

>>CONTINUA DALLA PRIMA

P er una volta, i maggiori sprechi e

le più grandi inefficienze si con-

sumano quindi al Nord, come si

evince dalla lettura della tabella A

allegata allo schema di decreto legislativo presentato ieri dal Governo, che contiene l’elenco dei trentasette tribunali soppressi insieme alle duecentoventi sezioni distac- cate: dalla mappa piemontese, ad esempio, scompaiono i tribunali di Tortona, Casale Monferrato, Acqui Terme, Alba, Saluzzo e Mondovì, e molto probabilmente non ne sentiremo la mancanza. Né la mitica e poco perspicace casalinga di Voghera verserà lacrime per l’accorpamento del tribunale della sua città a quello di Pavia. Così come verosimilmente non susciterà rimpianti di sorta il tribunale-bonsai di Mistretta, con il suo bacino d’utenza di

20.732 abitanti, al pari dei tribunali di La- nusei, Orvieto, Acqui Terme, Tortona, Montepulciano, Sulmona e Nicosia. Città del Belpaese dalle indubbie tradizioni e dai grandi patrimoni artistici i cui uffici giu- diziari, però, sono al servizio di un numero

di cittadini pari a meno di un quarto della

media nazionale per circoscrizione giudi- ziaria. Il che, in tempi di risparmi di spesa a trecentosessanta gradi, non è certamente più tollerabile. L’intervento, del resto, era necessario e auspicato da tempo per ragioni storiche e strutturali.

L’Italia dell’ottocento – com’è noto – era

molto diversa dall’attuale, la rete stradale e ferroviaria in alcun modo paragonabile a quella del ventunesimo secolo, pur se per- mangono sensibili disparità tra Nord e Sud. Diseguaglianze ataviche, che all’epoca in- dussero gli architetti del nuovo Stato a ‘de- centrare’ le Corti d’Appello in regioni di- sagiate come la Puglia o la Sicilia e ad ‘accentrarle’ nel florido Piemonte in unico ufficio, la Corte d’Appello di Torino che estende le sue competenze anche alla Valle d’Aosta. Ciò detto, c’è da chiedersi se mai perché non sia stata conservata la consueta cor- rispondenza tra tribunali e procure, intro- ducendo un’eccezione per la circoscrizione napoletana dove, a fronte di un doppio tri- bunale (Giugliano in Campania, ora de- nominato Napoli Nord, e Napoli Sud), è previsto un unico maxi-ufficio requirente (la Procura della Repubblica di Napoli Sud), che costringerà a modificare alcune norme dell’ordinamento giudiziario e del codice di procedura penale (artt. 51 e 328 c.p.p.). An- che Puglia e Lucania dovranno rinunciare

a qualcosa, essendo destinati alla chiusura

i tribunali di Lucera e di Melfi, accorpati

rispettivamente a Foggia e a Potenza. E quella parabola decrescente nell’organiz- zazione territoriale della giustizia, iniziata alla fine del secolo scorso con la soppres- sione della figura del pretore, sembra de- stinata inesorabilmente a completarsi. E se l’operazione ‘taglia-tribunali’ è stata

fatta a colpi di machete secondo l’ANM e

l’avvocatura minaccia di dissotterrare l’ascia di guerra, rivendicazioni territoria-

li e campanilismi di vario genere sono già

pronti a scendere in campo, con battaglieri proclami di sindaci e amministratori locali

a difesa della sede giudiziaria destinata

all’estinzione. Con esiti allo stato del tutto imprevedibili, perché il tutto ora dovrà pas- sare al vaglio di Camera e Senato, le cui Commissioni Giustizia sono chiamate ad esprimere un parere sul nuovo assetto, tec- nicamente solo consultivo ma politicamen-

te molto ‘pesante’.

La revisione delle circoscrizioni giudi- ziarie nasce con intenti di spending review ma, soprattutto, per cercare di restituire un po’ d’efficienza al nostro ‘sistema giustizia’ che, quanto a tempi di durata del processo (sia civile che penale), più che sabaudo può essere definito giurassico per la sua len- tezza e farraginosità. Da questo punto di vista, tuttavia, non c’è da farsi molte il- lusioni: la svolta appare epocale, ma non troppo. Soprattutto in tempi in cui si con- tinuano a ridurre drasticamente le risorse riservate all’amministrazione della giusti- zia, rendendo spesso arduo il funzionamen- to quotidiano degli uffici per carenza di beni e suppellettili di prima necessità. Ma forse, di tali emergenze, si occuperanno i due nuovi sottosegretari del dicastero (!), nominati contestualmente al varo del prov- vedimento ‘taglia-tribunali’.

Sergio Lorusso

NITTI

Rottamazionecontinua

>>CONTINUA DALLA PRIMA

P oi ci si accorge, con il campionato italiano che trita tutto e tutti e resta il più complicato seppur non più il più bello, che i supereroi superpagati non ne azzeccano più una. Anzi, ne azzeccano poche. Ci si accorge che il tempo

trascorre, pure, ma che i contratti restano. Ma da assi, fuoriclasse, diventano palle al piede. Principi che diventano ranocchi, di solito succede il contrario. E scatta l’operazione contraria, la <rot- tamazione> senza contributi statali, l’operazione <ferri vecchi>,

lo smaltimento dei <rifiuti da rettangolo verde>. Un affare dif-

ficile, visti gli ingaggi. Accordati dalle stesse società, la su- blimazione del masochismo. Forlan e Julio Cesar sono gli ultimissimi della serie, magari

assieme a Nesta, Seedorf e Di Vaio, questi ultimi emigrati però per motivazioni diverse. E dal recentissimo passato sovviene il nome

di Diego, uno dei primi colpi (a vuoto) della nuova Juve, brasiliano

pagato una valanga di soldi e poi riciclato qua e là. A proposito di

zavorre juventine: Krasic, Iaquinta, Grosso, Toni e Amauri, spo- stati a destra e a sinistra in attesa che il contratto si sgonfiasse. Diego Forlan, oggetto misterioso dell’ultima Inter, ha chiuso la sua avventura italiana. Una meteora. L’attaccante uruguayano ha rescisso il contratto biennale (rescindere spesso significa mettersi

in tasca sontuose buoneuscite) che lo legava al club nerazzurro e si

è trasferito in Brasile, all’Internacional di Porto Allegre. Forlan, giusto per cronaca, fu eletto miglior giocatore dell’ultimo Mon- diale, quello sudafricano. E di questi giorni è il caso Julio Cesar,

portierone di mille successi nerazzurri, di mille notte magiche, ma oggi tristemente messo in disparte dalla nuova era <stra- maccioniana>. C’è poco di fair play finanziario in queste scelte, perché se il giocatore non lo piazzi ti resta in canna ad appesantire il bilancio. La verità è che il tempo passa per tutti. E così anche Stankovic accende la freccia e si parcheggia a bordo strada, aspettando notizie. Così come fece Ronaldinho, ad esempio. Nesta ha scelto il Canada perché non sosteneva più il ritmo del calcio italiano, lì ritroverà Di Vaio, Corradi e l’ex barese Matteo Ferrari. E chissà che non arrivi pure Del Piero. Seedorf, che il Milan ha stentato a trattenere, è stato accolto da oltre mille tifosi del Botafogo al suo arrivo in Brasile. Un olandese dall’altra parte del mondo, sembra di ripercorrere antiche rotte marinare. Per la sua presentazione ufficiale sono previte 40 mila persone sugli spalti. A volte, però, succede pure il contrario. Perché c’è Forlan e c’è pure Pirlo. Il caso più emblematico è quello del metronomo juventino,scaricato in malo modo dal Milan e da Allegri. In- comprensibile la scelta del club rossonero. Il tecnico milanista gli preferì Van Bommel, un buon giocatore, un randellatore del centrocampo senza le idee del genio bresciano. Pirlo, natural- mente, è risultato il giocatore fondamentale nella corsa scudetto della Juve di Conte, ergendosi a faro pure della Nazionale pran- delliana che ha sfiorato il titolo europeo. Meritandosi il pallone d’oro virtuale anche per quel fantastico <cucchiaio> dal dischetto nel quarto di finale contro la Germania. Per Pirlo parlano i risultati, per Allegri e il Milan anche.

Fabrizio Nitti

NICOLASIMONETTI

Il caffè allunga la vita

C affè? Buono per la tua vita. Lo as- sicurano studiosi dell’Istituto ame- ricano contro il cancro diretti dal prof. Neal Freedman il cui più re-

cente studio, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, condotto su 400.000 per- sone di 30-71 anni di età, ha registrato, dopo 13 anni di osservazione, 10% in meno di morti nel

gruppo che prendeva 2 tazze al giorno di caffè rispetto a chi non ne aveva bevuto.

“Il caffé, una“buonadroga”psicostimolante che - dice il prof. Ticca - induce trascurabile dipendenza psichica ma non assuefazione o dipendenza e tiene più in forma”. Il caffè di- venta rischio quando il soggetto normale su- peri 2-3 tazze giornaliere e quando, ovviamen- te, vi siano controindicazioni (gravidanza, re- flusso gastroesofageo, ipertiroidismo, uso di farmaci rinforzanti o ritardanti gli effetti). Le regole di un buon caffè? Ce le dice Giovanni

Salatino, titolare del bar Pace di Noci, le cui “regole”, stranamente, si identificano con quelle degli scienziati: 7 grammi, la quantità ideale, 25 millilitri in 25 secondi ad una tem- peratura di 67 gradi in tazzina non cilindrica (la crema che deve esserci sempre), calda, pres- sione adeguata della polvere, bordi del por-

tafiltro ben puliti (si rovinano le guarnizioni ed

il caffè sa di gomma bruciata), miscela di

prim’ordine”.

IL GUASTAFESTE

di

LINO PATRUNO

Un allenatore per la tua vita

A vete mai saputo cos’è il life coach, l’alle- natore non di calcio ma della vita? Vediamo una scena tipica dei film americani. C’è un tipo stramazzato a terra e un altro che lo

soccorre dicendo: va tutto bene. Quello poi muore nel giro di un minuto netto ma se ne andrà contento perché va tutto bene. Totò diceva che voleva morire vivendo, qui invece muoiono ridendo. E’ l’ottimismo del Paese in cui basta volerlo perché tutto sia possibile, anche mo- rire perché andava troppo bene. Diceva il grande Ennio Flaiano che il pericolo, con gli imbecilli, è che si specializzino, cioè che diventi un mestiere redditizio. Così l’ottimismo, lasciando stare gli imbecilli: si diffondono quelli che te lo insegnano, ap- punto i life coach di professione. E’ come quando hai appena perso il treno e vedi sbucare uno di loro col sorriso panoramico e il pollice teso per dire ok. La stessa cosa che fanno i calciatori quando il compagno gli lancia un pallone che ci voleva l’elicottero per pren- derlo, fanno ok mentre vorrebbero dirgli che ha i piedi come il ferro da stiro.

FIGURA PROFESSIONALE ALLA MODA -Oggi non

ci

sono solo gli allenatori della vita. Ci sono quelli che

ti

aiutano a fare bene lo shopping, a visitare un luogo

d’arte (nella preistoria si chiamava guida), a fare un buon investimento (mestiere in ribasso visto che si perde soltanto), ad avere un buon rapporto col tuo cane. L’allenatore della vita è però il Prandelli della situa- zione, quello che è riuscito a far diventare Balotelli un essere umano. Per capirci, è quello che tira fuori il meglio di te stesso, almeno dice. Quello che ti aiuta ad alzare la mano a scuola, a prendere la parola al con- vegno, a dire a una ragazza che è la donna che hai sempre cercato (anche se lo dici con la ventesima ra- gazza), a non rimandare le telefonate più seccanti, a non considerarti sempre il Fantozzi della situazione, a tirare il calcio di rigore. C’è tanta sofferenza in giro, e tanta incertezza, e tanta solitudine, siamo tanto simili alle foglie sui rami d’autunno, che un sorriso e un pollice teso dovrebbero essere esposti come cartelli in tutti i punti della città, evitando magari la craniata al palo. E se un tempo andavamo, chessò, dall’amica del cuore a farci una

testa di pianti, o da don Salvino, o davanti allo specchio

a dire ce la devi fare, oggi ci vuole altro. Oggi ci vuole

chi ci fa diventare protagonisti di noi stessi, bella espressione che nessuno al mondo ha mai capito cosa significhi. Però è molto figa. Così oggi spunta l’allenatore della vita. Basta fittarlo,

o seguirne le lezioni, o leggerne i libri. Ci aiuta a

uscire dalle nostre criticità, altra sua frase storica non ancòra interpretata. Ci fa capire che se quando par- liamo con qualcuno sudiamo, è tutta colpa della nostra storia passata, perché quando eravamo piccoli non su- davamo, perché i bambini non hanno alcuna paura prima che qualcuno non gli parli del lupo. Non ci consola granché, anche se viene detto con lo stesso clamoroso tono con cui si annuncerebbe che Berlusconi

si è fatto monaco.

COME DIVENTARE DIVERSI - In sintesi, l’allenatore della vita ci fa capire che se abbiamo l’atteggiamento

mentale positivo nulla ci è precluso: diventare spavaldi

se

siamo timidi, energici se siamo pappamolle, brillanti

se

siamo delle pizze. Come canta Jovanotti: io penso

positivo perché son vivo, perché son vivo. L’atteggiamento mentale positivo ci dovrebbe con- vincere che non ci è precluso neanche riuscire a ven- dere ghiaccio agli eschimesi o mettere la Merkel in

minigonna. Perché, al fondo di tutto, è sapersi vendere

e saper vendere, in un tempo in cui se arrivi un attimo

dopo, se finisci al turno B non acchiappi più nulla. Sapersi vendere significa convincere il prossimo di ciò che sei, anzi soprattutto di ciò che non sei. Colpi di immagine più che di talento. Ottenere risultati mi- gliori, fino al punto che qualche azienda sta pensando

di chiedere nei curriculum qual è il tuo allenatore della

vita più che gli studi che hai. L’allenatore della vita è uno che ti vuole fare capire che la vita è meno complicata di quanto sembri. Egli offre una scorciatoia verso la felicità, benché la storia insegni che bisogna diffidare sempre di chi la felicità la promette a tanto a chilo. Anche perché, parliamoci chiaro, di fiducia in se stessi ne devono avere a buttare, visto quanto si valutano e quanto si fanno pagare. E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a portata di quali mani, le tue o le loro.

E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a
E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a
E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a
E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a
E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a
E’ vero che offrono la felicità a portata di mano, ma si tratta di vedere a