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Poesie Aurora Estraba e Ayala

Il documento presenta una serie di poesie di Aurora Estrada, caratterizzate da temi di angoscia, amore e perdita. Le immagini evocative e il linguaggio intenso riflettono la lotta interiore dell'autrice e la sua connessione con la sofferenza e la bellezza. Attraverso la sua scrittura, Estrada esplora la complessità delle emozioni umane e il desiderio di trascendere il dolore.
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Poesie Aurora Estraba e Ayala

Il documento presenta una serie di poesie di Aurora Estrada, caratterizzate da temi di angoscia, amore e perdita. Le immagini evocative e il linguaggio intenso riflettono la lotta interiore dell'autrice e la sua connessione con la sofferenza e la bellezza. Attraverso la sua scrittura, Estrada esplora la complessità delle emozioni umane e il desiderio di trascendere il dolore.
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Se uno non è in crisi non può fare arte

POEMA- AURORA ESTRADA


PIOGGIA

Non sento la faccia,


Né le mani,
Né l'anima.
Solo l'angoscia
E il violino vertebrale che strazia una strega.

Nada sanno coloro che sono nati da me,


Pianeti che girano nelle proprie orbite
E io, bruciando in un mondo di ghiaccio.

Porto nei bracci la mia pena


Come a un bambino addormentato.
E la stringo per non dimenticarla mai,
Sin lasciar che il mio fuoco la trasformi in cenere.

Se qualcuno mi tocca,
Pensierò a un'anfora,
Bruciando su sabbie soleggiate,
Ma ho freddo...
Omar Khayyam, hai bevuto tutto il vino?
Ho sete. Ho sete.
E non c'è vento di boschi
Nessun rumore cristallino.
Per ogni poro una gola abrasata
E le nuvole lontane.

Non sento la faccia


Solo due pozzi pazzi,
Urlando: Pioggia! Pioggia!
AURORA ESTRADA
MI RUEGO
Signore! Portati via tutti i doni che mi hai dato:
la mia gioventù malata, la mia allegra sonorità,
le ali dei miei sogni, la mia primavera triste
sì, se lo desideri, il mio calice di Poesia.

Appassisci i miei rosei, macchia la mia veste bianca,


manda i avvoltoi neri della desolazione
a che si nutrono, avidi, nella carne celeste
del usignolo che canta dentro del mio cuore.

Fai duro il pane che mangia, più nera la nerezza


del mio incerto destino; dammi il vasto dolore
che sostiene la Terra. Tutta la sventura
riceverò serena se mi lasci il tuo amore.
AURORA ESTRADA
L'UOMO CHE PASSA
È come un giovane dio della giungla fragrante,
questo uomo bello e rude che va per il sentiero;
nella sua carne bruna si intuisce potente
di forza e gioia, un magico vene.

Tra i stracci guardo il suo forte petto:


tieni labbra affamate e braccia muscolose
e mentre estasiato ammiro il suo bel corpo,
tutto il campo si riempie di cinguettii armoniosi.

Yo, così pallida e debole distesa sul muschio,


lo inviò a guardarlo una eclissi di vita
e il mio sangue anemico sembra che mi soffocherà.

Formerebbe il tronco di una casa inestinguibile,


se la mia razza caduca si unirà alla sua razza,
ma l'uomo si allontana senza neppure guardarmi.
AURORA ESTRADA Y AYALA
QUANDO TORNERAI SENZA DI ME

TENEBRA
(20 treni e 1 ninna nanna)

Treno I
Non brillerà mai più sulla mia oscurità la sua dolce stella.
Mai più in questi silenzi la sua voce di brezza e di gelsomini.
Mai più il legame tiepido delle sue braccia che si stringono attorno al mio collo
ardente.
Né mai quella sguardo di estasi sul mio viso triste.

È morta come i giorni d'oro, come le farfalle che


matò la fiamma,
come il suono delle campane e il canto degli uccelli,
come gli occhi dei bambini che se ne sono andati e come i fiori
che lei amò nella sua breve vita di silenziosa preghiera.

È morta ed è come se non fosse mai stata sulla terra.


C'è sole e fragranze e musica di vento e di canzoni
qui fuori. E lei è cieca e sorda e immobile
per sempre, dentro del niche freddo, vestita di tenebre!
Treno IX

Dove sarai adesso che le campane si sono addormentate?


Dove sarai ora che la luna è morta?
Parlami, stella, cantami acqua d'argento,
canzone cullami, con le tue voci di lino!

Dove sarai mentre piove cenere fredda sulle mie ore?


Mentre calpesto muschi notturni, fiori di ghiaccio?
Mentre si cambiano in daghe nere
i garofani chiari delle mie canzoni ferite?
Quale petalo nasconde la morbidezza calda delle tue mani?
Quale nettare astrale la dolcezza dei tuoi ultimi baci?
Su quale brezza naviga, come un cigno, la tua voce,
lontano dal mio cuore distrutto in pianto?

Treno XX

Oggi credo come mai che tu sia andata per sempre,


perché nessun segno celeste mi ha fatto sentirti vicino.
O è che tornata in angelo ti allontana dalla miseria
di questa carne che hai fatto del tuo sangue e del tuo spirito?

Donna di seta e gigli, di tenerezza e dolori,


donna morbida e silenziosa di fronte alle tempeste.
Donna che mi hai portato nel tuo seno di nardi,
donna che è stata mia madre, e oggi giace tra l'ombra inerte

Ese amore di follia, di idolatria e di estasi eterna,


in cosa ti davi, seno gonfio di mieli al mio labbro assetato,
Potresti permetterti di vedere i miei occhi con le lacrime
e la fronte che amasti persa nell'oscurità?

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