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TEORIA E TECNOLOGIA FOTOGRAFICA

Testo di riferimento: Michael Langford, Nuovo trattato di fotografia moderna.

21.10.2011 Fotografia: 1839, Parigi. Mal accettata dagli artisti che vedevano sottrarsi lavoro dai fotografi. Tecnica che sfrutta un fenomeno fisico possibile grazie alla diffusione della luce proveniente dal Sole, da parte dellatmosfera.

Fenomeno:

Quando la luce entra in un foro circolare abbastanza piccolo, i suoi raggi vengono ribaltati e viene quindi ribaltata anche limmagine che si trova di fronte al foro. Sulla parete opposta al foro si pu, quindi, osservare limmagine capovolta sia orizzontalmente che verticalmente.

Sistema visivo e fotografia: Luomo naturalmente fornito di due scatole con un piccolo foro, dette camere obscure, che corrispondono agli occhi. Esse sono in grado di fornirci informazioni riguardo allambiente che ci circonda, attraverso la visione. Questultima un qualcosa che ci accompagna durante tutta la nostra esistenza: possiamo scegliere di rifiutarla (ad esempio chiudendo gli occhi) o di accettarla, ma sostanzialmente continua, non discreta. Il numero di 2, ci consente anche di percepire la terza dimensione, grazie al confronto di due immagini della stessa scena che vengono catturate e confrontate simultaneamente da due punti distinti: i due occhi, appunto. Il sistema visivo, come quello

audio, funziona tramite la percezione. Immagine + suono permettono la conoscenza. Questi due fattori sono legati tra loro, tanto che un fotografo deve sempre tenere conto dei suoni che lo circondano mentre sta scattando. Pu accadere, infatti, che la componente audio prevalga su quella video, distogliendo lattenzione dallo scatto e provocando la realizzazione di unimmagine che non rispecchia le nostre aspettative. Come si diceva precedentemente, gli occhi sono come due camere obscure: la luce entra attraverso la pupilla (corrispondente al foro stenopeico della camera obscura), per poi incontrare la retina (sulla quale limmagine risulta ribaltata rispetto alla realt) che, attraverso il nervo ottico, invia le informazioni al cervello il quale a sua volta le elabora e ci restituisce limmagine cos come la vediamo. Secondo gli studi pi recenti ci sarebbe gi una pre-elaborazione dellimmagine a livello della retina, che, quindi, invierebbe al cervello delle informazioni gi, in parte, elaborate. Sistema grafico e fotografico: Si possono distinguere due sistemi di rappresentazione: quello grafico e quello fotografico. Il primo stato utilizzato dalluomo fin dalla sua comparsa sulla terra attraverso iscrizioni e disegni sulle pareti delle caverne e poi evolvendosi. La svolta arriv nel XIV secolo quando Giotto inizi ad avere la necessit di rappresentare la realt in modo verosimile. Fu per questo motivo che introdusse la tecnica dello scorcio per dare profondit alle sue opere. Limmagine, quindi, non rappresentava pi soltanto un concetto, ma anche loggetto in modo realistico. La vera, e quasi definitiva, svolta arriv con il trio Alberti, Brunelleschi, Masaccio, i quali, per primi, teorizzarono e applicarono la regola della prospettiva attraverso quella che definirono piramide visiva. La regola della prospettiva venne ampiamente descritta, nel De pictura, da Leon Battista Alberti. Lunica pecca di questo sistema, che esso prevede che luomo osservi la scena con un solo occhio (punto di vista da cui guarda losservatore), il quale ha il suo termine nel punto di fuga. Affinch limmagine bidimensionale dia lillusione di possedere anche la terza dimensione, gli oggetti diminuiscono la loro dimensione man mano che si avvicinano al punto di fuga. Colui il quale concluse questo studio fu laretino Piero della Francesca. Nei secoli successivi si scopr il fenomeno della camera obscura e si not che limmagine proiettata sulla parete opposta al foro rispettava in modo abbastanza preciso le regole della prospettiva. Attraverso uno specchio posto a 45 allinterno della camera obscura, limmagine veniva riflessa su un

foglio di carta oleata (traslucida) e ricalcata dagli artisti su un foglio di carta quadrettata che veniva usata come traccia per la realizzazione delle loro opere. Uno di questi artisti fu Canaletto, che realizz delle vedute della sua citt, Venezia, che rappresentavano la realt in modo molto verosimile. Intanto erano gi attivi gli studi sulle lenti nel campo dellottica, cos al foro stenopeico venne sostituito un sistema composto da 2 lenti, chiamato oculare; venne poi inserito un paraluce e venne mantenuto allinterno lo specchio. Nasceva il precursore della macchina fotografica. Quindi la differenza sostanziale tra sistema grafico e fotografico, sta nel diverso ruolo che assume luomo. Per quanto riguarda unimmagine grafica, luomo pu intervenire in ogni suo aspetto e ha il controllo di tutto ci che decide di rappresentare; nellimmagine fotografica, invece, luomo assume il compito di organizzatore, ma chi realmente realizza limmagine la macchina fotografica. In questultima arte luomo interviene durante 2 dei 3 passaggi: preparazione e post-produzione; la realizzazione affidata allo strumento. In conclusione, mentre nellimmagine grafica luomo a realizzarla, in quella fotografica lo strumento.

28.10.2011

Una fotocamera pu essere definita tale quando possiede un sistema di regolazione del tempo (la luce deve entrare solo per il tempo desiderato) e una pellicola (o sensore) fotosensibile. Se il supporto poco sensibile, il controllo del tempo pu essere anche primitivo e rudimentale; se, al contrario, molto sensibile, il conteggio del tempo deve necessariamente essere molto preciso. Attualmente questa funzione svolta dallotturatore.

Esistono otturatori a tendina (orizzontale o verticale) e centrali. In quelli a tendina orizzontale (ora non pi in produzione) la tendina era costituita da una tela gommata impermeabile alla luce. I vantaggi principali erano il peso ed il rumore contenuti. Tuttavia era abbastanza fragile e non poteva sopportare tempi di scatto inferiori a 1/60. Gli otturatori a tendina verticale, invece, hanno il movimento della tendina (in metallo) sul lato pi corto (24 mm); per questo possono sopportare tempi di scatto oltre 1/8000 s. Unico difetto sta nella sua rumorosit. Gli otturatori centrali, a differenza di quelli a tendina, non sono posizionati allinterno del corpo macchina, ma nellobiettivo stesso, subito davanti o subito dietro il diaframma. impiegato, paradossalmente, nelle fotocamere pi rudimentali (come quelle dei cellulari) e in quelle professionali. I vantaggi di tale otturatore sono la silenziosit e il fatto che favorisce la sincronizzazione del flash anche utilizzando tempi molto rapidi (lotturatore a tendina si sincronizza fino a circa 1/250 s). Unica pecca di questo tipo di otturatore che non sopporta tempi di scatto inferiori a 1/500 s. NB. Qualsiasi otturatore ha un funzionamento meccanico, per cui va conservato scarico per evitare che le molle che ne permettono lapertura e la chiusura restino in tensione inutilmente.

Tempi: Il tempo di riferimento in fotografia 1 s. Tutti gli altri tempi, corrispondenti allo spostamento di uno stop, si ottengono dal raddoppio o dal dimezzamento dellunit (con 2 eccezioni). Possiamo quindi distinguere tempi superiori al secondo (2, 4, 8, 15, 30, ecc s), oppure inferiori (1/2, 1/4, 1/8, 1/15, 1/30, 1/60, 1/125, 1/250, ecc s). Le 2 eccezioni a cui si faceva riferimento precedentemente sono 1/15 e 1/125 che non sono la met esatta del tempo precedente. Questi accorgimenti sono stati apportati a causa dellinerzia a cui lotturatore sottoposto nel passare dal suo stato di quiete a quello di moto. Per quanto riguarda, invece, il tempo di 15 s (invece che 16) stato scelto per una pura questione di comodit e semplicit di calcolo nel sistema sessagesimale. Vi sono inoltre altri due tipi di pose: la posa B (bulb) e la posa T. Entrambe consentono una posa di un tempo stabilito dal fotografo stesso, Nel primo caso necessario tenere premuto il pulsante di scatto per tutto il tempo della posa (per evitare le vibrazioni provocate dalla mano, si utilizza una pompetta, chiamata, appunto, bulb). Nel secondo caso, invece, la posa di attiva premendo una volta il tasto di un comando a distanza, e si disattiva, dopo il tempo stabilito, premendo una seconda volta. In questo modo il fotografo non vincolato ad essere presente durante tutto il tempo della posa.

Diaframmi: Davanti al foro stenopeico viene inserito lobiettivo, composto da pi lenti, che ha il compito di direzionare i raggi luminosi e farli convergere in un punto sulla pellicola (o sensore). Talvolta, per, il foro troppo grande e farebbe entrare troppa luce. Allinizio della storia della fotografia venivano utilizzate delle lamine intercambiabili con fori di dimensioni diverse, da utilizzare a seconda della situazione. Attualmente utilizzato quello che viene chiamato diaframma. Esso funziona come la pupilla dellocchio: quando c molta luce bisogna chiuderlo, quando ce n poca, bisogna aprirlo. Non perfettamente circolare, ma formato da un numero variabile di lamine (pi ce ne sono pi il diaframma di qualit). Come per i tempi, lintervallo tra un valore di diaframma e quello immediatamente prima o dopo, detto stop. Ma a differenza dei tempi, la scala dei diaframmi formata da due scale diverse unite insieme. 1 1,4 2 2,8 4 5,6 8 11 16 22 32 La prima scala formata dai raddoppio del valore 1, la seconda dal raddoppio del valore 1,4 (circa la 2). Il motivo puramente geometrico. Il diaframma sta, infatti, ad indicare il rapporto focale, ossia il rapporto tra la lunghezza focale e il diametro dellapertura del diaframma. Tuttavia al raddoppiare della lunghezza del diametro, quadruplica larea del cerchio (o del poligono) individuato dal diaframma, e quindi quadruplica anche la luce che riesce ad entrare in un determinato intervallo di tempo. Per riuscire a mantenere una

corrispondenza tra scala dei tempi e scala dei diaframmi, si deciso di partire dal raddoppio dellarea per poi ricavare a posteriori il valore del diametro. Questo ragionamento facile da capire prendendo in considerazione un quadrato di lato 1:

Tale regola consente anche di poter mantenere una scala universale, che vale per ogni obiettivo. Infatti, se prendiamo in considerazione due obiettivi, uno con focale 50mm, laltro con focale 100 mm, il diaframma 2 corrisponder nel primo caso a 50/2=25mm, nel secondo a 100/2=50mm. Nonostante il diverso valore del diametro, e quindi dellarea, il risultato delle due foto, per quanto riguarda la luce, identico. Questo perch la luce che entra nellobiettivo 50mm proviene da un punto pi vicino rispetto a quella che entra nellobiettivo 100mm; nel primo caso, quindi, essa impiegher meno tempo a raggiungere il sensore, ed ecco spiegato il motivo per cui i risultati sono identici. Focale: la distanza, espressa in millimetri, tra il punto nodale posteriore (normalmente posizionato nei pressi del diaframma) e il piano su cui gli oggetti a infinito sono messi a fuoco. Pi basso il valore della focale, pi ampio sar langolo di campo che possibile fotografare.

Sia tempi che diaframmi influiscono sulle caratteristiche della foto. Prima di tutto abbiamo detto che esiste una corrispondenza tra la scala dei tempi e quella dei diaframmi, per cui, una volta individuata una coppia tempi/diaframmi di partenza, se ne possono individuare altre assolutamente equivalenti (per quanto riguarda la luce). Ad esempio, se aumento i tempi di uno stop, dovr diminuire il valore dei diaframmi di uno stop (quindi aprirli), per permettere alla stessa quantit di luce di entrare in un tempo minore. La variazione del valore dei tempi visibile solo nel caso in cui nella scena fotografata vi siano delle situazioni dinamiche. In questo caso con tempi lunghi si creer prima una situazione di mosso, poi una scia, fino alla totale scomparsa del soggetto in movimento per tempi molto lunghi. Se, invece, la

scena totalmente statica, il tempo non influisce sullo scatto. Lunico inconveniente dei tempi lunghi che la fotocamera deve stare perfettamente ferma per evitare che tutta la foto venga mossa. Per ovviare a questo problema si possono utilizzare il treppiede o il monopiede (per scene statiche), flash, ISO e obiettivi stabilizzati (per scene dinamiche). La variazione del valore dei diaframmi, invece, provoca sempre una variazione nel risultato finale dello scatto. Questo perch i diaframmi vanno ad influire sulla profondit di campo. La fotocamera in grado di mettere a fuoco un singolo piano di punti, posto ad una certa distanza dal piano focale. Tuttavia, osservando il disegno, possibile comprendere che la luce, prima di convergere perfettamente in un punto, assume la forma di un cerchio. Se il diaframma molto aperto, questi cerchietti sono di dimensioni considerevoli anche vicino a dove i raggi si trasformano in punto; tali cerchietti sono abbastanza grandi da essere percepiti dal nostro occhio come sfocato. Se invece il diaframma molto chiuso, i cerchietti vicini al punto, sono molto piccoli e locchio non riesce a distinguerli come tali, ma li percepisce come punti. In questo caso locchio ci d la sensazione di unimmagine totalmente a fuoco. Iperfocus o panfocus: per poter avere lillusione di mantenere a fuoco tutti i soggetti fotografati importante sapere che la fotocamera in grado di mettere a fuoco 1/3 tra il fotografo e il piano di messa a fuoco reale e 2/3 tra questultimo e linfinito. Per questo motivo bisogner utilizzare un valore di diaframmi alto (diaframma chiuso) e posizionare il piano di messa a fuoco poco dopo il primo soggetto che vogliamo includere, a patto che tale oggetto sia abbastanza lontano dallobiettivo.

Secondo alcuni studi, la coppia ideale per scattare una fotografia T 125, F 8.