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La Termodinamica

La Termodinamica studia le leggi con cui i sistemi scambiano energia con l’ambiente.

Lo stato del sistema, attraverso il quale analizziamo quest’ultimo è descritto da tre grandezze:

1. La pressione p, che il gas esercita contro le pareti del contenitore entro il quale è limitato;
2. Il volume interno V del contenitore
3. La temperatura assoluta (la temperatura espressa in K) del gas

Tenendo conto di talune, l’energia interna è una funzione di stato poiché dipende proprio da queste
grandezze.

Trasformazione quasistatica
Una trasformazione quasistatica è una trasformazione ideale ottenuta
passando per un numero molto grande di stati di equilibrio intermedi,
ognuno dei quali differisce pochissimo da quello precedente.

Il lavoro termodinamico
Affinché un gas compia una trasformazione isobara(a pressione costante) quasistatica, il pistone deve
scorrere liberamente, possono esser poggiati dei pesi solo all’inizio della trasformazione da non cambiare in
seguito, inoltre il contenitore nel quale è racchiuso il gas deve essere posto all’interno di un secondo
contenitore pieno d’acqua, così data la capacità termica dell’acqua, l’intera trasformazione verrà rallentata.

F
Dalla formula inversa della pressione p= otteniamo F= p∗S
S

Il lavoro lo si ottiene dal rapporto della forza per l’altezza alla quale
s’innalza il pistoneW =F∗¿ h

Dato la scrittura posta all’inizio della trasformazione ne discende che


W =p∗S∗h → p∗∆ V

Graficamente, da come si può osservare, si otterrà il medesimo


risultato
Trasformazione ciclica
Durante una trasformazione ciclica vengono compiute due fasi:

1. Fase di espansione, ove il sistema compie un lavoro positivo, il


passaggio dal punto A al punto B;
2. Fase di compressione, ove il sistema compie un lavoro negativo,
il passaggio dal punto B al punto A;

Il lavoro totale compiuto dal sistema è uguale all’area della parte di


piano compresa dalle linee, le quali raffigurano le due fasi.

Primo principio della termodinamica


Il primo principio della Termodinamica stabilisce che la variazione di energia internadi un sistema è uguale
alla differenza tra il calore scambiato dal sistema con l’ambiente esterno e il lavoro esercitato tra il sistema
e l’ambiente esterno. In altre parole un sistema può variare il proprio contenuto di energia solo attraverso
scambi di calore e di lavoro con l’ambiente.

∆=Q−W

Applicazioni del primo principio alle varie tipologie di trasformazioni


Trasformazioni isocore (volume costante)
In una trasformazione isocora, il volume è costante per cui non verrà compiuto alcun lavoro poiché il
pistone non si sposta, consequenzialmente il primo principio della termodinamica si tramuta in:

l l l
Q=△ U=U B−U A= N K B T B − N K B T A = N K B △ T
2 2 2

p1 p2
=
T1 T2

Trasformazioni isobara (pressione costante)

In una trasformazione isobara, la pressione è costante, il lavoro lo si calcola mediante il prodotto tra la
pressione per la differenza di volume, consequenzialmente il primo principio della termodinamica diventa:

△ U + p △ V =Q

l l+2
△ U + p △ V = nR △ T +nR △ T = nR △ T
2 2
V1 V2
=
T 1 T2

Trasformazioni isoterme (temperatura costante)

In una trasformazione isoterma, la temperatura è costante, consequenzialmente, data la diretta


proporzionalità tra △ V e T , △ U sarà nullo, il primo principio della termodinamica diventa:

Q=W

VB
W =Q=nRT ∈
VA

p1 V 1=p 2 V 2

Trasformazioni cicliche

Al termine di una trasformazione ciclica il calore totale assorbito è uguale al lavoro totale compiuto, il
primo principio della termodinamica diventa:

Q=W

Trasformazione adiabatica

Le trasformazioni adiabatiche avvengono senza scambi di calore tra il sistema considerato e l’ambiente, in
altre parole il gas è posto in un thermos, le cui pareti rallentano molto il passaggio di calore, il primo
principio della termodinamica diventa:

△ U =−W
Y −1
V
( )
T 2= 1
V2
T1

1
V P
p2 V =p 1 V → 1 = 2
Y
2
V2 P1
Y
1 ( )( ) Y

y−1
P
( )
T 2= 2
p1
y
T1

Calori specifici del gas perfetto

l
∗R
2
cv=
Μ

c v l+ 2
γ= =
cp l
l+ 2
∗R
2
c p=
Μ

Macchina termica
Una macchina termica è un dispositivo che permette di realizzare una serie di trasformazioni cicliche.

Sorgente ideale di calore


Si definisce una sorgente ideale di calore un sistema capace di mantenere una temperatura fissata
qualunque sia la quantità di calore ceduta o acquistata.

1° enunciato del 2° principio della termodinamica


Lord Kelvin afferma che è impossibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia assorbire
energia da un’unica sorgente di calore a temperatura uniforme e trasformarla integralmente in lavoro.

2° enunciato del 2° principio della termodinamica


Clausius afferma che è impossibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia quello di far
passare calore da un corpo più freddo a uno più caldo

Entrambi affermano il medesimo principio, la dimostrazione è data


per assurdo, poiché supponendo l’esistenza di una macchina anti-
Clausius, supporremmo anche una macchina anti-Kelvin.

La macchina M scambia una quantità di calore Q’ con una sorgente


di calore a temperatura Tc, compie un lavoro e scambia calore Q,
negativo perché viene ceduta con Tf. In altre parole il sistema non
ha scambiato calore perché la sorgente calda ha ceduto a M il calore positivo e ha ricevuto il calore
negativo, la quantità totale di calore è uguale al lavoro: W =Q 2−|Q 1|

3° enunciato del 2° principio della termodinamica


È impossibile progettare una macchina termica che abbia rendimento pari a 1

0 ≤ η ≤1

W Q2−|Q 1| |Q1|
η= = =1−
Q2 Q2 Q2
T1
η=1−
T2

Macchina reversibile
Una macchina reversibile è un dispositivo che compie una trasformazione ciclica reversibile, se composta
da più trasformazioni, ognuna di esse sarà reversibile

Enunciato di Carnot
Il rendimento di una macchina reversibile sarà
sempre maggiore o uguale al rendimento
dell’altra macchina in questione, i due rendimenti
potranno essere uguali solo se la seconda
macchina sarà reversibile.

η R ≥η S

Il ciclo di Carnot
Il ciclo di Carnot è costituito da quattro fasi:

1. Un’ espansione isoterma;


2. Un’ espansione adiabatica;
3. Una compressione adiabatica;
4. Una compressione adiabatica;

W =Q2−|Q 1|

Entropia
Calore e lavoro si somigliano, entrambi rappresentano un modo per trasferire energia ma non sono
equivalenti, nel senso che non possono scambiarsi completamente l’uno nell’altro, questa considerazione è
di fatto una precisa definizione del fenomeno che chiamiamo entropia, temperatura e calore sono
strettamente legate e soprattutto ciò che risulta costante dalle dimostrazioni è il loro rapporto. Con questo
rapporto si raggiunge il centro dell’universo della termodinamica. Tale rapporto viene chiamato ENTROPIA,
l’entropia è una funzione di stato, ossia dipende soltanto dallo stato, cioè dal volume, dalla temperatura e
non dalla storia del percorso per arrivare a taluno stato. L’entropia però non assume una vera e propria
definizione, ne rispecchia diverse, essa può anch’esser vista come la perdita di energia all’interno di una
trasformazione di un sistema isolato. Nel corso del tempo ha assunto valenza filosofica pari al concetto di
tempo, come garante dell’esistenza.

Terzo principio della termodinamica


Il terzo principio della Termodinamica afferma che è impossibile raffreddare un corpo fino allo zero assoluto
mediante un numero finito di trasformazioni. Nel corso della storia si sono susseguiti diversi esperimenti
che hanno portato a tale asserzione, si ricordano Onnes, Dewar, il condensato di Bose-Einstein etc...

Onde: Definizione
Un’onda è una perturbazione, la quale si propaga trasportando energia e quantità di moto, ma non
materia.

Varie tipologie di Onde


Onda trasversale

Si ha un’onda trasversale quando gli elementi del mezzo materiale si spostano perpendicolarmente alla
direzione lungo cui si propaga l’onda

Onda longitudinale

Si ha un’onda longitudinale quando gli elementi del mezzo materiale si spostano nella stessa direzione
dell’onda.

Onda elastica

Un’onda elastica è un’onda che si propaga attraverso un mezzo materiale grazie alle proprietà elastiche del
mezzo.

Onda meccanica

Si definisce onda meccanica, un’onda che ha bisogno di un mezzo materiale per propagarsi.

Lunghezza d’onda
La lunghezza d’onda λ è la minima distanza dopo la quale il profilo di un’onda periodica torna a riprodursi.

Ampiezza
L’ampiezza α di un’onda è la differenza tra il valore minimo e il valore massimo della grandezza oscillante e
il suo valore di equilibrio.

Diffrazione
Si ha una diffrazione ogni volta che un’onda incontrando un ostacolo, incurva i propri fronti così da aggirare
l’ostacolo.

Velocità di propagazione
λ
v= → v =λ∗f
T
L a legge delle onde armoniche rispetto al tempo φ 0=0


y=α cos ( T )
∗t+ φ0 =α cos ( ωt +φ0 )

La legge delle onde armoniche rispetto alla posizione

y=α cos ( 2λπ ∗x+ φ )0

Fase iniziale
y 0=α cos φ 0

Funzione d’onda armonica

y=α cos ( 2λπ ∗( x−v∗t )+ φ )0

Il suono
Il suono [ un-onda meccanica longitudinale, che consiste nell’alternarsi di compressioni e rarefazioni del
mezzo attraverso cui si propaga.

Differenza tra suono e rumore

 Un suono, propriamente detto è un’onda sonora periodica;


 Un rumore è un’onda sonora non periodica, cioè che varia in modo irregolare;

L’altezza
L’altezza distingue un suono più acuto da uno più grave ed è determinato dalla frequenza dell’onda;

L’intensità
L’intensità distingue un suono più forte da uno più debole:

Il timbro
Il timbro differenzia le onde sonore in base alla particolare forma del loro profilo o in base alla legge
periodica, con cui, in un dato punto, esse oscillano nel tempo.

F
I=
A∗△ t
F F
I= =
A 4 π r2

L’eco
L’eco è un fenomeno dovuto alla riflessione (si ha una riflessione ogni volta che un’onda, incontrando un
confine cambia direzione o verso così da continuare a propagarsi) del suono.

Effetto doppler
Il fenomeno secondo cui la frequenza di un’onda rilevata da un ricevitore in moto rispetto alla sorgente è
diversa da quella rilevata da un ricevitore in quiete si chiama effetto Doppler.

Si distinguono due casi:

v0 ± v
 Sorgente ferma e ricevitore in movimento: f '= con v 0=velocitàdel suono , si sceglie + quando
v0
f ' >f
v0
 Sorgente in movimento e ricevitore fermo: f '= si sceglie - quando f ' >f
v0 ± v
La luce
La luce in certe situazioni si comporta come un’onda,
in altre come un insieme di corpuscoli, in altre parole,
la luce ha una duplice definizione così come la sua
natura:

1. La luce è un’onda elettromagnetica, cioè


un’onda che si propaga anche nel vuoto e ha,
come grandezze variabili in funzione del
tempo e della posizione, il campo elettrico e il
campo magnetico.
2. La luce è un flusso di corpuscoli ossia
particelle microscopiche, le quali vengono
emesse da una sorgente luminosa.

La rifrazione
Un fascio di luce attraversando l’aria incontra una superficie, l’acqua, esso viene in parte riflesso e in parte
trasmesso, se la luce colpisce la superficie obliquamente il fascio si piega e attraversa il nuovo mezzo lungo
una direzione più vicina alla perpendicolare alla superficie, tale fenomeno è chiamata rifrazione, nel caso
descritto il secondo mezzo ovvero l’acqua, è più rifrangente del primo dato il piegamento. Si ha rifrazione
ogni volta in cui un raggio attraversa due sezioni in cui la luce ha velocità differenti.

Tale fenomeno è regolamentatato da due leggi:

1) I due raggi e la perpendicolare alla superficie di separazione appartengono allo stesso piano;
2) La legge di Snell:

sin i n1
=
sin r n2

La dispersione
Data la natura della luce bianca, ovvero una miscela di onde che hanno lunghezze d’onda diverse, quando
taluna incontrerà un prisma di vetro emergerà un ventaglio di luce multicolore in cui si distinguono il rosso,
l’arancione, il giallo, il verde, l’azzurro, l’indaco e il violetto, rispettivamente elencati in ordine crescente
rispetto alla frequenza e decrescente rispetto alla frequenza d’onda.
Il fenomeno secondo cui, per effetto della rifrazione, la luce si separa nelle sue componenti
monocromatiche è detto dispersione.

L’arcobaleno trova spiegazione in tale fenomeno secondo cui ogni goccia durante una pioggia ha funzione
di prisma, la luce solare quindi si rinfrangerà prima all’ingresso e poi all’uscita; la componente rossa giunge
da gocce che si trovano più in alto mentre quella violetta da quelle più in basso, ed ecco spiegate anche le
posizioni dei colori.

Indice di rifrazione
L’indice di rifrazione è il rapporto tra la velocità della luce nel
vuoto e la velocità della luce nel mezzo considerato:

c
n=
v

Esso dipende perciò dal materiale e dalla lunghezza d’onda della luce che attraversa lo attraversa.

La riflessione e la diffusione della luce


La riflessione è un fenomeno che riguarda tutte le
superfici che delimitano il mezzo in cui essa si
propaga (il vuoto, l’aria o qualsiasi mezzo
trasparente). Essa segue tre leggi:

1. La prima legge della riflessione: Il raggio


incidente, il raggio riflesso e la perpendicolare alla
superficie riflettente nel punto di incidenza
appartengono allo stesso piano.
2. Seconda legge della riflessione: L’angolo di
incidenza i è uguale all’angolo di riflessione r

La riflessione diffusa
La riflessione diffusa della luce da parte di una superficie è una riflessione non speculare, in cui cioè un
raggio di luce che incide sulla superficie non viene rimandato indietro ad un angolo determinato, ma viene
diffuso su molte direzioni che possiamo descrivere come casuali.
Angolo limite e riflessione totale
Quando un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore ad uno con indice di
rifrazione minore (dall’acqua all’aria), l’angolo di rifrazione rispetto alla normale cioè quello di uscita dal
mezzo, risulta maggiore di quello di incidenza. Il valore massimo che può assumere l’angolo d’uscita è di
90°; in questo caso il raggio di luce non penetra nel
secondo mezzo ma rimane confinato totalmente nel
primo a causa della riflessione totale; l’angolo di
incidenza per cui avviene questo fenomeno si dice angolo
limite.

Riflessione sullo Specchio piano


Ci si trova in un contesto in cui i raggi che provengono dalla sorgente luminosa primaria vengono avvertiti
dall’osservatore come provenienti in realtà da una sorgente luminosa secondaria posta alla medesima distanza della
prima dallo specchio e dietro lo specchio stesso. In questo caso l’immagine che si propone allo specchio si definisce
immagine virtuale, ove convergono i prolungamenti dei raggi di luce che ci giungono agli occhi.

Specchio sferico
Uno specchio sferico ha la forma di una calotta sferica e se la sua dimensione è picccola rispetto all’intera
sfera le verrà assegnato un fuoco, un punto dal quale se partiranno i raggi luminosi verran riflessi
parallelamente circa l’asse ottico (retta che divide la parabola in due) mentre se i raggi luminosi arriverano
parallelamente ala superficie sferica si rifletteranno fino a convergere tutti nel fuoco.

r
distanza focale f =
2
Raggi principali
I raggi principali sono i segunti:

1. Il raggio che per P parallelo all’asse si


riflette nle fuoco;
2. Il raggio che per P, passando per il fuoco si
riflette parallelamente all’asse;
3.

Il raggio che per P passa nel centro e


si riflette su sé stesso;

Specchi concavi: situazioni

Specchi convessi
Tali specchi hanno il fuoco e il centro dietro lo specchio. Inoltre
gli specchi convessi producono sempre un’immagine rimpicciolita e virtuale.
La legge dei punti coniugati
p= distanza oggetto-specchio, sempre positiva;

q= distanza immagine-spechio,positvo per le reali e negativo per le virtuali;

f=distzanza focale, positvo per i concavi e negativo per i convessi;

1 1 1
+ =
p q f

L’ingrandimento

−q
G=
p

|G|>1 quando l' immagine è più grande del l' oggetto

|G|<1 quando l ' immagine è più piccola dell ' oggetto

Le lenti
La lente in sé è un mezzo, esse si
dividono in due categorie:

1) Convergenti, sono
spesse al centro e meno ai
bordi, esse fanno
convergere i raggi
nel fuoco;
2) Divergenti, spesse ai bordi e meno al centro, esse fanno divergere i raggi;
Le lenti presentano due possibili fuochi e con ciò due distanze focali identiche tra di loro.

La legge dei punti coniugati sulle lenti


1 1 1
+ =
p q f

1
La grandezza viene detta potere diottrico;
f

 La distanza p è sempre positiva;


 Q è positiva per immagini reali e negativa per quelle virtuali;
 F è positiva per lenti convergenti e negativa per divergenti;

Cariche elettriche e legge di coulomb


Ipotesi e convenzione di Franklin

Franklin ipotizzò che:

 Un corpo possiede carica elettrica negativa se si comporta come la platica;


 Un corpo possiede carica elettrica positiva se si comporta come il vetro;

Inoltre osservò che se due corpi, entrambi, posseggono carica positiva o entrambi negativa , questi si
respingono mentre se essi posseggono carica elettrica opposta, questi si respingeranno a vicenda.

Modello microscopico

L’atomo è formato dal nucleo, formato da protoni e neutroni, e da elettroni di egual numero circa i protoni
che compiono un moto attorno al nucleo.

I protoni costituiscono le cariche positive

Gli elettroni costituiscono le cariche negative

I neutroni costituiscono le cariche neutre

N ° protoni=N ° elettroni → atomi neutri

Gli atomi vengono considerati caricati positivamente o negativamente che sia, rispettivamente quando gli
atomi perdono elettroni e quando acquisiscono elettroni. Il primo caso può essere focalizzato mediante lo
sfregamento di una barra di vetro in un panno di lana, il primo rilascerà sul panno gli elettroni divenendo
positivo.

È bene notare che solo gli elettroni costituiscono la parte mobile menre i protoni e i neutroni sono fissi.

La legge di Coulomb
Coulomb mediante un esperimento, nel quale utilizzava una bilancia a torsione, la quale è formata da un
contenitore cilindrico, con al suo interno, circa la metà è posta una sezione circolare ove sono poste delle
misure per poterne detrarre l’angolo dato dalla torsione del cavo, cavo posto dalla sommità del
contenitore, al quale è legato un manubrio, alle cue estremità sono poste una carica positiva e un
contrappeso, inoltre nell’esperimento di coulomb è presente anche una seconda carica positiva sospesa
mediante un secondo cavo, il quale affianca le due cariche. Le due cariche data l’eterogenietà circa la
natura si respingevano a vicenda, torcendo il cavo. Coulomb dopo una serie di torsioni, si accorse che
l’intero sistema piombava in uno stato statico, tale condizione era data dall’eguaglianza dei momenti delle
due forze coinvolte (forza elastica e forza elettrica).

M elastico=ca M elettrico =Fb

a
F=c
b

Coulomb inoltre diminuendo le cariche o le distanze asserì che la forza tra cariche è:

 Direttamente proporzionale a ciascuna delle cariche;


 Inversamente proporzionale al quadrato della distanza;

La forza elettrica tra due cariche è uguale a:

|Q1||Q2|
F=k 0
r2

Tale formula è applicabile quando le cariche sono presenti nel vuoto ovvero quando in tale scrittura non è
1
presente ε r ma soltanto ε 0. Quest’ultimo è dato dalla scomposizione di k 0∈
4 π ε0

La formula per trovare la forza elettrica tra due cariche cambia quando le cariche sono immerse in un
fluido, cambia con l’introduzione della costante dielettrica relatica ovvero ε r, la formula sarà:

1 |Q1||Q2| 1 |Q1||Q 2|
F=¿ =
4 π ε0 ε r r2 4 π ε r2

K 0=9 ×109

ε 0=8,854 × 10−12; ε r=valore tabellare che varia∈vbase al fluido (nell ' aria è 1)

ε =¿ ε 0 ε r

Il campo elettrico
Il campo elettrico è un campo vettoriale, ossia una
funzione che associa a ogni punto in una
determinata zona di spazio un vettore definito per
modulo, verso e direzione. Inoltre il campo
elettrico è definito dal rapporta tra la forza
elettrica e la carica di prova.

F

E=

q

Q
E nel vuoto=k 0 2

r

1 Q
E ∈un mezzo isolante=

4 π ε r2

Il flusso di un campo vettoriale attraverso una superficie

La meccanica dei fluidi ci ha insegnato che se la superficie è parallela al vettore velocità, la portata è pari a 0
mentre se la superficie è perpendicolare alla velocità, la portata è massima ed è pari al rapporto tra la
superficie e la velocità stessa (nel primo caso non c’è superficie da attraversare perché è parallelo quindi
non viene anaizzata alcuna porzione). Inoltre è presente un terzo caso, un caso intermedio, nel quale il
piano è inclinato, ove il vettore velocità viene scomposto nelle sue due componenti parallele e
perpendicolari. La prima non verrà presa in considerazione poiché essa è pari a 0 così come la portata che
se ne dedurrebbe, la seconda, al contrario ci permette di calcolare la portata:

q́=S vcosa (v cosa poiché si tratta della componente orizzontale)


Introducendo in tale disquisizione il vettore superficie (vettore che possiede modulo pari alla superficie
stessa e verso perpendicolare circa la superficie), la formula diventa:

Φ (⃗v )=⃗v ⃗S

Finora si è parlato di flusso rigurdo la velocità e rigurdo superfici piane. Il flusso riguardante il campo
elettrico e superfici piane è:

Φ (⃗
E )=⃗
E ⃗S

Pertanto data una superficie piana descritta dal vettore ⃗S e un campo elettrico ⃗ E costante sul vettore
superficie, il flusso del vettore campo elettrico attraverso il vettore superficie è dato dalla relazione
riportata in alto.

Inoltre per calcolare il flusso del campo elettricorelativo a superfici curve aperte, bisogna suddividere la
superficie in questione in diverse zone alle quali sono associati diversi campi elettrici, tale ripartizione
comporta una variazione nella scrittura con la reintroduzione del simbolo di sommatoria:
n
Φ (⃗
E )=∑ ⃗
Ei ⃗
∆ SI
i=1

Il teorema di Gauss
Il fisico, matematico, astronomo Carl Friedrich Gauss teorizzò e in seguito dimostrò che il flusso del campo
elettrico attraverso una superficie chiusa è direttamente proporzionale alla carica totale contenuta
all’interno della superficie e inversamente proprorzionale alla costante dielettrica assoluta.

Tradotto formulamente:

Q tot
Φ (⃗
E )=
ε

In primo luogo il suddetto teorema è valido soltanto per superfici


curve chiuse qualunque sia la forma, in secondo luogo non
vengono prese in considerazione le cariche di polarizzazione
poiché il loro contributo viene già descritto dalla costante
dielettrica assoluta.

Dimostrazione del terorema di Gauss

Il suddetto teorema è piuttosto semplice da dimostrare.

La superficie in questione è di tipo sferico, al centro è presente una


sola carica.

Suddividiamo la superfice in più superfici piane alle quali viene associato un campo elettrico.
Iniziando dalla formula iniziale del flusso, quindi, scriviamo:
n
Φ (⃗
E )=∑ ⃗
Ei ⃗
∆ SI
i=1

Ei sarà ugualead ⃗
In seguito considerando che si tratta di una singola carica, posta al centro della sfera, ⃗ E.

1 Q
Ei =⃗
⃗ E=
4 πε r 2

Ciò permette di escudere dal simbolo di sommatoria il campo elettrico e di scomporlo nei suoi fattori primi,
indicati in alto.

Per quanto concerne la superficie, sostituendo alla


somma delle superfici l’area della sfera, la quale è uguale a
4 π r 2.

Semplificando mediante il prodotto, si ottiene:

Q tot
Φ (⃗
E )=
ε

Il campo elettrico di una distribuzione piana e infinita


di carica

Considerando un piano verticale uniformente carico e utilizzando la simmetria del sistema se non il
teorema di Gauss dimostreremo che il campo elettrico di un piano molto grande unfiformemente carico ha:

 Direzione perpendicolare al piano di carica;


 Verso uscente dal piano se questo ha carica positiva, entrante se negativa (cose già risapute)
 Modulo uguale in tutti i punti che non appartengono al piano data la formula:

|σ|(taluna rappresentala densità superficiale di carica)


E=

Dimostrazione

Affinchè tale dimostrazione possa essere effettuata ci si avvale di un piano infinito di carica attraversato da
una superficie chiusa cilindrica (chiamata peraltro cilindro gaussiano)

La superficie considerata, essendo chiusa, permette l’utilizzo del teorema di


Gauss perciò:

Q tot
Φ (⃗
E )=
ε

Il flusso totale può essere calcolato ponderando i singoli flussi sulla superficie
laterale del cilindro e sulle due basi. Nel primo caso abbiamo un flusso nullo data
la perpendicolarità del vettore superficie e del vettore campo elettrico. Nel
secondo caso il flusso è dato dal prodotto ⃗ E ∙⃗
∆ S , ove ⃗
∆ S indica l’area di base del
cilindro.

Il flusso totale quindi è:

Φ (⃗
E )=⃗
E ∙⃗
∆ S +⃗
E ∙⃗
∆ S=2 ⃗
E ∙⃗
∆S

In seguito, eguagliando le due scritture relative al flusso del campo vettoriale, si ottiene E:

Q tot Q tot Q tot 1 σ


2⃗
E∙ ⃗
∆ S= → E= ⃗ = =
ε 2∆ Sε ∆ S 2ε 2ε

Il campo elettrico di un filo infinito uniformemente carico

Consideriamo un filo di lunghezza infinita lungo il quale è uniformemente distribuita una carica con densità
lineare λ . È noto, data l’uniformità relativa alla distribuzione della carica, che il campo elettrico deve essere
perpendicolare al filo carico ed uscente dal contenitore cilindrico. Consideriamo, quindi, una superficie
cilindrica S di raggio r e lunghezza l.

Il flusso è nullo poiché attraversa le superfici associate alle due basi, essendo il campo nullo data il
parallelismo tra quest’ultimo e le superfici medesime, pertanto:
n
Φ (⃗
E )=⃗
E1 ∙ ⃗
∆ S 1+ ⃗
E 2∙⃗
∆ S2 + ∑ ⃗
E⃗∆ Si
i=1

n
Φ (⃗
E )=0+0+ ⃗
E∑ ⃗
∆ Si
i=1

Φ (⃗
E )=2 π r Δ l E

Noto il teorema di Gauss, la formula diventa:

λ Δl λ Δl
Φ (⃗
E )= → 2 π r Δ l E=
ε0 ε0

λ
E=
2 π r ε0

Il campo elettrico esterno a una distribuzione sferica di carica

Analizziamo il campo elettrico relativo ad una superficie Ω associata ad un soggetto sferico con raggio r.

∆ SI
Inoltre il campo elettrico associato è radiale circa il centro quindi ha medesimo verso e direzione di ⃗

Partendo dalla dimostrazione di Gauss ove:


n n n
Φ (⃗
E )=∑ ⃗
Ei ⃗
∆ S I =Φ ( ⃗
E )=∑ ⃗
E⃗∆ S I =Φ ( ⃗
E )= ⃗ ∆ S I =4 π r 2 E
E∑ ⃗
i=1 i=1 i=1

Dalla quale si deduce l’euqazione canonica:

Q tot
Φ (⃗
E )=
ε
Le due scritture si equivalgono tant’è che eguagliandole si ottiene il campo elettrico relativo alla sfera presa
in esame:

1 Q
E=
4 π ε0 r2

Il campo elettrico interno a una sfera omogenea di carica

Prendendo in esame una carica Q distribuita uniformemente all’interno di una sfera, la quale possiede
raggio R.

In tale casistica il campo elettrico è posto in un punto denominato P, interno alla sfera e con distanza r dal
proprio centro. ( r<R ).

Inoltre il campo elettrico in questione possiede:

 Innanzitutto intensità data dalla seguente scrittura:

Q
E=
4 π ε0 R 3

 Direzione radiale circa il centro della sfera;


 Verso uscente se la carica è positiva, entrante in caso contrario;

La formula posto agli antipodi degli attributi del vettore campo elettrico si ottiene mediante i seguenti
passaggi:

4 π r3 4 π R 3 r3
Q Tot :Q= : →Q Tot =Q 3
3 3 R

Noto il teorema di Gauss, la precedente scrittura muta in:

2 Q r3 Q
4 π r E= 3
→ E= r
ε0 R 4 π ε 0 R3

Il potenziale elettrico
Per affrontare l’argomento “potenziale elettrico” bisogna innanzitutto
elaborare un confronto fra la forza gravitazionale e la forza elettrica.

L’interazione gravitazionale tra due corpi è sempre attrattiva, la forza è positiva rispetto alla seconda massa
quando questa si avvicina alla prima, mentre è negativa quando questa si allontana dalla prima.

Invece l’interazione elettrica è attrattiva quando le due cariche sono di segno opposto, mentre repulsiva
quando sono dello stesso segno. Nel primo caso le dinamiche sono le medesime della forza attrattiva
gravitazionale, mentre nel secondo caso se la seconda carica si avvicinerà alla prima, la forza sarà negativa.
Anche formulamente le due forze hanno la stessa forma quindi è possibile dire che la forza di coulomb è
conservativa.

L’energia potenziale elettrica


Sulla base del precedente confronto, possiamo quindi dire che in un sistema di tre cariche, due negative
poste una dietro l’altra ed una principale positiva, la carica più lontana avrà più energia potenziale di quella
più vicina. Al contrario se tutte e tre le cariche sono negative, chi starà più lontano avrà minore energia
potenziale.

Ad ogni modo eguagliando le due forze e sostituendo i


valori si ottiene la seguente espressione:

1 Q1 Q2
U=
4 πε r

Il caso di più cariche puntiformi


Se sono presenti più di due cariche puntiformi, l’energia potenziale elettrica totale è data dalla somma delle
energie potenziali di tutte le possibili coppie di cariche.

Ma l’energia potenziale elettrica totale è anche uguale al lavoro fatto dalle forze elettriche quando le
cariche vengono allontanate a distanza infinita tra loro.

Quindi allontanando tutte le cariche a distanza infinita Q 1 Q 2 Q 3 Q 4 , ove quest’ultima si trova già a distanza
infinta perchè le altre si trovano già a distanza infinita.

W 1=U 1−2+U 1−3 +U 1− 4

W 2 =U 2−3+ U 2−4

W 3 =U 3−4

W =W 1 +W 2 +W 3 =U 1−2+U 1−3 +U 1−4 +U 2−3 +U 2−4 +U 3− 4


Il potenziale elettrico e la differenza di potenziale
Poniamo due cariche Q e q, la seconda di prova, a distanza r a . L’energia potenziale sarà:

1 Qq
U A=
4 πε r a

UA
Dato che si tratta di una massa di prova e data la diretta proporzionalità, il rapporto definito
q
potenziale elettrico sarà esplicitamente uguale all’energia potenziale elettrica, quindi la formula diventa:

1 Q 1 Q
U A= →V=
4 πε r a 4 πε r

Dato che l’energia potenziale U A è uguale al lavoro W A → R ove R è un luogo di riferimento come zero di
tale energia, la formula diventa:

W A →R
V=
q

A questo punto, consideriamo sempre il caso precedente e facciamo compiere alla carica uno spostamento
1 Q
da A a B, ove il potenziale elettrico in B sarà pari a
4 πε r B

La differenza di potenziale elettrico da A a B è dato da:

1 1 1
∆ V =V B −V A =
4 πε
Q ( −
rB r A )
Per definizione il lavoro compiuto dalla forza elettrica da un punto ad un altro è uguale alla differenza delle
energie potenziali elettriche dal primo al secondo punto ma dato che ∆ U è uguale all’opposto:

W A → B=−∆U

Ricordando il rapporto, pertanto si otterrà:


−W A → B
∆V =
q

Equilibrio elettrostatico
Si definisce equilibrio elettrico la condizione in cui tutte le cariche presenti sui conduttori sono ferme.

Cariche nei conduttori

Nei conduttori le cariche si dispongono tutte sulla sua superficie esterna, lasciando l’interno privo di carica.

Un tipico strumento che prova tale comportamento è il pozzo di Faradday, ove viene calato all’interno di
questo contenitore metallico, dal collo allungato e stretto, un corpo caricato positivamente, una volta che
questo avrà toccato l’interno del contenitore, la carica si sarà trasmessa all’esterno del contenitore
lasciando l’interno privo di carica.

Uniformità di carica e densità superficiale di carica


Nel caso di una sfera conduttrice che non subisce una qualsivoglia forza esterna, le cariche si dispongono
uniformemente sulla sua superficie. Se invece esaminiamo corpi che presentano delle irregolarità le cariche
si concentreranno di più nelle parti incurvate.

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