Sei sulla pagina 1di 120

CORSO DI

ASTRONOMIA
PRATICA
M81 – galassia costellazione dell'orsa maggiore
Gli strumenti per
osservare il cielo
occhio nudo telescopio binocolo altro
Cosa posso vedere
● Fai clic per
aggiungere
del testo

Costellazioni Pianeti, satelliti Fasi lunari


asteroidi...

Eclissi lunari Meteore Fenomeni


(e solari con filtri) atmosferici
Principali vantaggi
non costa niente

è comodo e immediato
il campo visivo comprende tutta la volta celeste

permette di fare contemporaneamente altre cose

Principali svantaggi
non ingrandisce

raccoglie soltanto la luce percepibile dall'occhio


non corregge distorsioni e illusioni ottiche
Cosa posso vedere

Pianeti
Luna

Sistema Solare
Profondo spazio

Comete Stelle multiple Nebulose Galassie


Principali vantaggi
la raccolta di luce è più elevata

ingrandisce gli oggetti

in base allo schema ottico corregge l'immagine

permette di puntare oggetti celesti specifici

Principali svantaggi
ha un certo costo (astronomico se non vi auto limitate)

non è di utilizzo immediato e necessita di manualità

spesso ingombra, è pesante e costringe a posizioni


scomode
Cosa posso vedere

Con maggiore dettaglio

Tutto ciò che vedo


anche ad occhio nudo

Molto di ciò che vedo


anche a un telescopio

Di regola con minori


ingrandimenti
Principali vantaggi
comodo e versatile
gli stessi del telescopio, ma più contenuti
permette di percepire una tridimensionalità (apparente)
visione di un vasto campo
può avere un costo contenuto (Zeiss & C. a parte)

Principali svantaggi
aumentando gli ingrandimenti, il campo visivo si muove
(meno negli stabilizzati)
la eventuale scollimazione provoca nausea

NB: nel paragrafo sono contemplati soltanto i binocoli a mano tradizionali. Binoscopi,
binocoloni a oculari intercambiabili e torrette binoculari saranno trattati in seguito
Cosa posso vedere
Con “altro” s'intendono tutti quegli strumenti che non
operano nella lunghezza d'onda percepibile dall'occhio
umano, come i radiotelescopi. Oppure apparecchiature
che selezionano bande ristrette. I primi, difficilmente
accessibili agli astrofili, sono ricevitori di onde che
possono eventualmente restituire ricostruzioni di
immagini. Gli altri sono associati a telescopi ottici. Un
settore possibile per gli astrofili è anche la spettroscopia

Sole Buchi neri Quasar... Spettroscopia


Principali vantaggi
tale strumentazione consente di “vedere” l'invisibile oltre
le lunghezze d'onda del campo ottico
consente notevoli sviluppi della ricerca astronomica
posso osservare anche di giorno e limitatamente a certe
osservazioni di radioastronomia, anche con cielo nuvoloso

Principali svantaggi
Per l'infrarosso occorre osservare dallo spazio
la radioastronomia è praticamente preclusa agli astrofili
se non come curiosità didattica a costi elevati
anche il necessario per le attività dove gli strumenti si
aggiungono al tele è di regola costoso, oltre che in più
DEFINIZIONI UTILI
(dando per scontati i termini astronomici elementari d'uso
comune, vediamo di analizzare qualche concetto di pratica utilità)

Concetti generali
Spettro elettromagnetico e luce
ogni corpo la cui temperatura è superiore allo zero
assoluto (tutta la materia) emette una radiazione
elettromagnetica sotto forma contemporaneamente di
particella e di onda
il nostro occhio è l'organo ricettivo preposto, ma ne
rileva solo una piccola parte
il telescopio può aiutarci ad amplificare la luce nel
campo del visibile, ma come già accennato in
precedenza, per “vedere” anche il resto dello spettro,
occorrono altri strumenti sensibili nelle varie bande
diffrazione
la diffrazione è quel fenomeno per il quale, oltre a
riflessione, rifrazione o interferenza, un'onda viene
deviata quando incontra un ostacolo
diventa rilevante quando la lunghezza d'onda è
comparabile con la grandezza dell'ostacolo
si tratta di un fenomeno particolarmente complesso, del
quale a noi interessano i concetti legati all'astronomia
alzando gli ingrandimenti in un telescopio puntato su di
una sorgente puntiforme come una stella, in
condizioni ottimali si produrrà un'immagine simile
a questa, dovuta al fatto che un raggio di luce di
ampiezza finita subisce sempre un processo di diffrazione
aumentando la propria ampiezza (disco di Airy)
le implicazioni pratiche sono molteplici per la lavorazione
delle ottiche e nelle varie attività astronomiche
Magnitudine e Luminosità
senza entrare troppo nei dettagli, definiamo Luminosità
assoluta la quantità di energia irradiata da un corpo
celeste, mentre quella apparente è riferita a quanta ne
percepiamo dalla nostra postazione
la Magnitudine è la scala con la quale si valuta la
luminosità e a sua volta può essere apparente o assoluta;
la prima misura la luminosità visibile dalla Terra, la
seconda coincide con la magnitudine apparente di un
oggetto a 10 parsec (distanza dalla quale Terra e Sole
sottendono a un angolo di 1” d'arco dopo metà orbita)
nel caso delle stelle, che sono sempre assimilabili a un
punto anche al telescopio, la luminosità apparente sarà
data da quella assoluta diminuita progressivamente dalla
distanza (valutate due lampioni a diverse distanze)
la scala della magnitudine è logaritmica (una stella di
magnitudine 1 è cento volte più luminosa di una di
magnitudine 6, in quanto tra una magnitudine e l'altra il
rapporto è 10 elevato a 0,4) e segue a grandi linee la
modalità di percezione della luminosità dell'occhio umano
(non a caso la prima classificazione è partita dai Greci -
Ipparco – i quali non avevano telescopi o fotometri)
esistono vari tipi di magnitudine, relative alla modalità
osservativa: visuale, fotografica…
per oggetti non puntiformi va tenuto conto anche della
luminosità superficiale, in quanto la magnitudine
apparente si distribuisce su tutta la sua area
Si tenga sempre conto di seeing e trasparenza dell'aria
quando si parla di oggetti fuori dall'atmosfera, ma
sicuramente il guaio peggiore per astronomi e astrofili è
l'inquinamento luminoso, che ormai rappresenta una
devastazione per l'ecosistema mondiale
m (apparente)
oggetto M (assoluta)
- visuale -
Sole - 26,7 4,4

Luna piena - 12,5 irrilevante

Venere - 4,6 irrilevante

Giove - 2,6 irrilevante

Marte - 2,8 irrilevante

Sirio - 1,45 1,40

Vega 0,03 0,58

Polare 1,97 3,64

LBV 1806-20 35 - 14,2

Nebulosa di Orione 4 - 4,1

Galassia di Andromeda 4,4 - 21,5

limite visibilità occhio nudo 6,5 imprecisato


I disturbi atmosferici
Prescindendo dalla nuvolosità, che rappresenta il primo
insormontabile problema, la trasparenza dell'aria è quella
prerogativa che ci permette di vedere oltre l'atmosfera; in
linea di massima è molto elevata e non “ruba” tanta
luminosità quanto si sarebbe indotti a credere, sempre che
non siano presenti pulviscolo e umidità naturali o
inquinamento (quello luminoso è il peggiore); logicamente,
salendo di quota la situazione migliora, ma soltanto
minimamente in funzione di quanto detto
un oggetto basso sull'orizzonte appare degradato, non tanto
perché l'attraversamento di uno spessore d'aria maggiore
influisca sotto il profilo “trasparenza” bensì per la rifrazione
differenziale delle diverse lunghezze d'onda rappresentate
dai colori, come in un enorme prisma; oltre a questo
influiscono altri fenomeni e illusioni ottiche
per il seeing potremmo aprire un lungo capitolo; ci sono
diverse scale riferite a strati e strutture dell'atmosfera; nei
siti meteorologici (uno dei migliori è www.meteoblue.com)
abbondano spiegazioni e mappe, purtroppo non del tutto
attendibili su scala locale e per tempi superiori a qualche ora;
noi limitiamoci a definire il seeing come “turbolenza dell'aria”
e a rilevare a grandi linee che: 1. è spesso inversamente
proporzionale alla trasparenza dell'aria e sempre alla bassa
altezza dell'oggetto all'orizzonte, 2. ci interessa
particolarmente nell'osservazione e fotografia planetaria e di
stelle doppie, 3. migliora di regola in zone pianeggianti senza
ostacoli naturali o artificiali e in presenza di mari o laghi 4.
risulta disastroso in città, sopra fonti di calore o se c'è vento
irregolare 5. in presenza di quei bellissimi cieli con le stelle
che scintillano come led, il seeing è pessimo, 6. i piccoli
strumenti sono meno penalizzati dal seeing
aspetti delle ottiche
Diametro e ostruzione
il diametro si riferisce all'obiettivo e rappresenta il fattore
più importante in quanto determina la raccolta di luce; si
indica in millimetri o in pollici
nei riflettori deve essere presa in considerazione anche
l'ostruzione data dal secondario, valore sempre <1 in quanto
è dato dal rapporto fra i diametri di secondario e primario
tenendo conto che ciò che conta nella raccolta della luce è
l'area, anche ostruzioni importanti diminuiscono di poco la
luce in arrivo; all'atto pratico l'ostruzione determina soltanto
un leggero scadimento dell'incisività
sfocando una stella al telescopio, si osserverà una chiazza
scura dentro al suo disco chiaro (l'ombra del secondario);
con la stella centrata, se tale ombra è al centro del disco,
significa che gli specchi, almeno in prima approssimazione
sono collimati; la collimazione fine si fa sui dischi di Airy
Focale (lunghezza)
si indica col la lettera “F” maiuscola seguita dai due punti
(es. F:600) ed è determinata dalla distanza in millimetri tra il
centro ottico dell'obiettivo e il punto di focalizzazione dei
raggi paralleli entranti emessi da un punto luce posto
all'infinito; in pratica è la distanza della superficie dove
l'immagine dell'oggetto va a fuoco
tale immagine si forma dietro nel caso di lenti e davanti nel
caso di specchi
non sempre corrisponde alla lunghezza del “tubo, in quanto
in molti catadiottrici il percorso della luce viene allungato
attenzione ai Newton: se la lunghezza del tubo è ridotta
rispetto alla focale dichiarata, significa che è stata
interposta una lente (barlow) dentro l'alloggiamento
dell'oculare e ciò pone molti limiti allo strumento
focale (rapporto)
si indica con la lettera “f” minuscola seguita dalla barra
inclinata (es. f/6) ed è determinato dal rapporto tra la
lunghezza focale e il diametro dell'obiettivo o, nel caso, di
eventuali diaframmi interposti (es. obiettivi fotografici)
a un rapporto focale basso (si dice anche “veloce”)
corrispondono tempi più brevi per la ripresa fotografica, ma
nel visuale a pari ingrandimenti non si notano differenze
il rapporto focale non influisce sulla visibilità di oggetti
deboli, che dipende soltanto dal diametro dell'obiettivo
ottiche veloci necessitano di una maggiore accuratezza
nella costruzione in quanto ogni difetto verrebbe
amplificato, motivo per cui costano un occhio della testa;
un rapporto focale lungo è migliore su pianeti e alta
risoluzione in genere, mentre corto vince sui campi larghi
Ingrandimento
Eccoci a uno dei punti caldi: quanto può ingrandire un
telescopio; il calcolo è presto fatto: F del tele/ F dell'oculare
(es. tele F:700 con oculare F:5 = 140 X (ingrandimenti)
ingrandire troppo non è utile perché l'ingrandimento è
limitato dal seeing e come stiamo per vedere, dal potere
risolutivo dell'obiettivo; a un certo punto verificheremo che
la nostra immagine è diventa più grande, ma ha perso
dettagli che prima vedevamo; inoltre cala di luminosità
anche i bassi ingrandimenti vanno limitati, come vedremo,
fino a una pupilla d'uscita uguale alla pupilla dell'occhio
un altro concetto da considerare è che non tutti gli oggetti
celesti sono “piccoli” e spesso un forte ingrandimento è
controproducente; d'altro lato le stelle sono sempre puntini a
qualsiasi ingrandimento, a parte un paio di supergiganti
relativamente vicine fotografate da telescopi molto potenti
ingrandimento teorico in relazione al diametro dell'obiettivo
con pupilla dell'occhio di 7mm
diametro (cm) massimo minimo
5 124 7
6 152 9
8 197 11
10 233 14
12 264 17
15 305 21
18 341 26
20 363 29
25 413 36
30 457 43
35 499 50
40 535 57

un metodo semplificato indica l'ingrandimento massimo


come il doppio dell'apertura del tele in mm (su oggetti
standard) e il triplo su stelle doppie
a pari diametro i rifrattori reggono meglio gli ingrandimenti
Potere risolutivo
espresso i secondi d'arco, è l'angolo minimo tre due
punti perché il telescopio li possa mostrare distinti
un modo per ricavarlo grossolanamente consiste nel
dividere 120 / diametro dell'obiettivo espresso in mm
è un limite teorico condizionato dall'accuratezza nella
lavorazione delle lenti e da fattori ambientali esterni oltre
che dalla lunghezza d'onda alla quale facciamo riferimento
nel caso di oggetti particolarmente contrastati o
luminosi è possibile superarlo nella percezione visiva,
anche se non si evidenzieranno le dimensioni angolari
(es. Divisione di Cassini sugli anelli di Saturno con
piccoli telescopi)
stelle doppie possono essere individuate grazie
all'allungamento del disco stellare lungo l'asse di
congiunzione degli astri
potere risolutivo calcolato per una lunghezza d'onda della luce
di 560nm
(dove l'occhio ha maggiore sensibilità su oggetti luminosi)
potere stelle minimi
diametro (cm)
risolutivo doppie particolari
5 2,4” 1,3” 1”
6 2” 1,1” 0,8”
7 1,7” 1” 0,7”
8 1,5” 0,8” 0,6”
10 1,2” 0,7” 0,5”
12 1” 0,55” 0,4”
15 08” 0,44” 0,32”
20 0,6” 0,33” 0,24”
25 0,48” 0,17” 0,19”
30 0,40” 0,22” 0,16”
35 0,34” 0,19” 0,14”
40 0,30” 0,17” 0,12”
campo reale e campo apparente
il cielo è assimilabile a una semisfera, divisibile in 180°;
il campo reale corrisponde alla
porzione di cielo visibile dentro
all'oculare; per avere un'idea
“spannometrica” delle misure,
usate una mano a braccio teso; le difficoltà di puntamento vi
saranno chiare pensando che la Luna misura mezzo “mignolo”
il campo apparente, invece, si riferisce al campo coperto
dall'oculare indipendentemente dal telescopio ed è un
parametro costruttivo
per calcolare il campo reale basta dividere il campo
apparente per gli ingrandimenti, facilmente ricavabili
come già visto in precedenza
logicamente, un campo apparente più ridotto comporta
anche una riduzione del campo reale inquadrato
es. Luna all'oculare di un C8 Celestron (SCT F:2000; f/10)

stessi ingrandimenti (80X) stesso campo apparente (60°)


tramite oculari con campo tramite oculari a diversa focale, da
apparente, dal centro, di: sin in alto:
45° - 60° - 82° - 100° 32mm – 25mm - 18mm - 13mm
magnitudine limite
la magnitudine limite è quella massima alla quale potere
spingervi nell'osservazione; un dato che può essere
riferito al vostro strumento specifico, nel qual caso
s'intende in condizioni ambientali perfette e dotato di
ottiche lavorate con tolleranze al limite della diffrazione
nel caso della vista lo strumento sono i vostri occhi,
pertanto con l'avanzamento dell'età inevitabilmente ne
saranno ridotte le prestazioni; sotto cieli impeccabili
(Namibia, Cile…) un occhio giovane e in salute può
arrivare a magnitudine 6 / 6,5
non essendo la magnitudine limite un dato identificabile in
maniera univoca, esistono diverse formule per calcolarla;
a lato una tabella in base al diametro 60 mm 10,7 200 mm 13,3
80 mm 11,3 250 mm 13,8
del telescopio sulla magnitudine 100 mm 11,8 280 mm 14,0
120 mm 12,2 300 mm 14,2
raggiungibile in situazioni ottimali 150 mm 12,7 350 mm 14,5
pupilla d'uscita
è quel dischetto chiaro che si vede sulla lente
dell'oculare, puntando il telescopio verso un soggetto
chiaro, come il cielo diurno o un muro bianco; non
fatelo col Sole
se vi si distingue al centro una macchia scura significa
che state utilizzando un riflettore: quella è l'ombra dello
specchio secondario e dà fastidio a bassi ingrandimenti
la pupilla d'uscita si ricava facilmente dividendo il
diametro dell'obiettivo in mm. per gli ingrandimenti
avere una pupilla d'uscita più grande dalla pupilla
dell'occhio non è utile, in quanto determina un inutile
spreco di luce
allo stesso tempo pupille d'uscita inferiori a 0,5mm
risultano troppo piccole da potersi ritenere vantaggiose
estrazione pupillare
si tratta della distanza in mm. dalla lente più esterna
dell'oculare all'occhio, tale da far visualizzare tutto il
campo disponibile
è in primo luogo direttamente proporzionale alla focale
dell'oculare, ma dipende anche dallo schema ottico
dell'oculare stesso, per cui è possibile trovare
estrazioni pupillari maggiori di quanto ci si potesse
aspettare, anche in oculari a focale cortissima; ciò va
inevitabilmente a discapito della qualità… o del prezzo!
se per un portatore di occhiali risulta indispensabile
un'estrazione pupillare comoda, nessuno comunque ha
mai piacere a infilare l'occhio dentro l'oculare
estrazioni pupillari molto grandi sono utili in casi
particolari come oculari a reticolo illuminato
calcolo parametri visti finora
(questo sito non ve lo potete proprio perdere)

https://astronomy.tools/

ù
materiali e trattamenti delle ottiche
lenti (devono essere omogenee, a bassa dispersione, alti
livelli di trasmissione, stabilità termica e chimica…)
i materiali di cui sono fatte sono chiamati vetri ottici;
molto utilizzati i “Crown” e “Flint” per i doppietti acro;
prodotti di estrema qualità sono FPL51 e FPL53, il top è
rappresentato dalla fluorite naturale
due o più lenti possono essere contrapposte a contatto
o spaziate in aria, altri gas oppure olio
i trattamenti antiriflesso sono (dal più superficiale a
quello completo) coated, multi-coated, fully multi-coated
specchi (devono trasmettere fedelmente più luce possibile)
- la struttura è in materiale stabile e indeformabile tipo Pirex
- la pellicola riflettente è alluminio (anche argento e oro),
depositato in camera a vuoto e protetto solitamente da silice
- un trattamento più sofisticato è quello dielettrico
la messa a fuoco
È una delle operazioni più complesse per l'astrofilo, resa
ancor più difficile dal seeing e altri disturbi atmosferici;
si esegue col “focheggiatore” ed eventualmente con
l'aiuto di accessori, anche se il miglior metodo per
migliorare la messa a fuoco è la pratica
parlando dei difetti della vista, l'astigmatismo è la vera
bestia nera che vi obbliga a osservare con occhiali o
lenti a contatto; per miopia, ipermetropia e presbiopia
basta agire sul focheggiatore; esistono comunque lenti
correttive da applicare all'oculare
quando portate gli occhiali ricordate che se sono graffiati o
scadenti, è sciocco comprare oculari da centinaia di euro
in alcuni schemi ottici quando si focheggia il campo varia
(mirror shift); spostamenti del tubo (mirror flop) causano
collasso dello specchio e conseguente perdita del fuoco
I TELESCOPI
Come funziona il telescopio
a differenza del microscopio il telescopio non ingrandisce
gli oggetti, ma diciamo, li avvicina; non vedrete Saturno più
grande di quanto non sia, ma di come appare a occhio nudo
l'ottica principale, lente o specchio, (obiettivo) produce
un'immagine in una posizione detta “piano focale”, che
deve essere ingrandita dall'oculare, come abbiamo già
visto, direttamente o dopo deviazioni
più importante degli ingrandimenti (che non possono
comunque superare una certa soglia data da diametro e
altri fattori) è la raccolta di luce, determinata dal
diametro dell'obiettivo e limitata da eventuali ostruzioni
del “secondario” nei riflettori
non chiedete mai quanto ingrandisce, ma che diametro
ha l'obiettivo e, di conseguenza il potere risolutivo
come vedrete più avanti, il telescopio non sempre è intubato
all'oculare un'immagine sembra più piccola per l'effetto tubo,
anche se la cosa non si ripercuote sui dettagli; lo si nota su
un oggetto come un pianeta quando presenta le dimensioni
angolari apparenti della Luna a occhio nudo
tra noi e il cosmo c'è di mezzo l'atmosfera, che non
degrada tanto a priori la luminosità, ma disturba per la
sua turbolenza (il famigerato seeing) e per le polveri o i
gas che ne compromettono la trasparenza
il telescopio ha anche una parte meccanica, la
montatura, che non è per nulla secondaria; potete avere
la migliore ottica al mondo, ma sopra una montatura
ballerina vi servirà a poco, ne parleremo più avanti
per vedere “di più” dovete utilizzare la fotografia, che
permette di “esporre” per tempi lunghi e/o sommare più
immagini; la moderna tecnica digitale ha fatto compiere un
balzo enorme, superabile solo da sonde inviate sul posto
Qualche consiglio
il più importante: SE CI TENETE ALLA VISTA NON PUNTATE
MAI IL SOLE senza protezioni adeguate con qualsivoglia
strumento ottico non specifico o semplice lente (se dove
convergono i raggi luminosi si chiama “fuoco” una ragione
dovrà pur esserci!); evitate anche i vecchi filtri all'oculare e
ricordatevi di proteggere anche il “cercatore”
il telescopio migliore è quello che riuscite ad usare di
più; inutile prendere un “dobson” da 60 cm se abitate in
centro città, vi piacciono poco le lunghe trasferte e non
disponete di un grosso suv o di un furgone
quando acquistate un telescopio abbiate le idee chiare su
cosa volete farne per non trovarvi con una “Ferrari” al
volante nella Parigi-Dakar; come per le auto, più vi
allontanate dall'entry level, più si entra nello specialistico
possibilmente cercate di pianificare da subito anche la
tendenza degli acquisti futuri
non è sbagliato mettere insieme attrezzature specifiche
per vari tipi di osservazioni o fotografia, anche se ciò
espone al rischio di una malattia tipica dell'astrofilo: la
“strumentite compulsiva”, che non è mortale, ma provoca
notti insonni al freddo e seri danni al conto in banca;
sfruttate quella degli altri nel mercato dell'usato
vagliate bene anche l'acquisto della montatura in
relazione al tele e al suo uso
particolare attenzione va posta agli accessori;
soprattutto gli oculari possono anche essere pochi, ma
di qualità; un buon oculare non sostituisce un obiettivo
scadente, ma la resa complessiva del tele sì e può
essere anche utilizzato su tele migliori in futuro
non pretendete da un tele quello che non può fare
Cosa non acquistare
(la pubblicità è l'anima del commercio e voi i polli da spennare)

un telescopio “professionale”
un telescopio “semplice da usare”
uno strumento che promette ingrandimenti mirabolanti
attrezzatura della quale non conoscete il campo di
utilizzo
qualcosa che non avrete il tempo di utilizzare
ciò che non avete idea di come funzioni realmente e
delle conoscenze che servono per utilizzarlo
proficuamente
in definitiva
frequentate astrofili e curiosate agli star party
fatevi le vostre idee e chiedete consigli su cose precise
partite dall'abc senza saltare le tappe
non scoraggiatevi nelle difficoltà e imparate dagli errori
Schemi ottici principali
I rifrattori
Galileiani Astronomici Kepleriani

obiettivo: lente positiva obiettivo: lente positiva


oculare: lente negativa oculare: lente positiva

Visione Visione
diritta rovesciata
Rifrattori kepleriani
premesso che i rifrattori galileiani non sono più usati per via del campo e degli
ingrandimenti limitati, analizziamo ora le varie tipologie di rifrattori attuali

rifrattore kepleriano semplice


(cromatico)

Lo schema base del telescopio kepleriano dispone delle


due lenti già indicate. Il cromatismo che deriva dalla
diversa rifrazione delle varie lunghezze d'onda della luce
viene contrastato aumentando la lunghezza focale, quindi
quella del tele. In passato sono stati costruiti telescopi
ponendo due lenti anche a 50m., ovviamente senza il tubo.
Si calcoli che per eliminare il cromatismo da un tele con
obiettivo da 10 cm. occorrono focali di 18 m.
rifrattore acromatico

Unendo due lenti (positiva e negativa - esistono diversi


schemi, metodologie e materiali) nella progettazione
dell'obiettivo (doppietto), si focalizzano nello stesso punto
le due lunghezze d'onda della luce (colori) più sensibili
all'occhio, riducendo drasticamente il cromatismo. Il
residuo cromatico resterà fastidioso soltanto intorno agli
oggetti più luminosi. Con focali lunghe la situazione
migliora ulteriormente, tanto che obiettivi da 10 cm. lo
ottimizzano già a focali da 1,8 m. contro i 18m visti in
precedenza. I telescopi moderni ovviano al problema che
nasce dalla necessità di focali più corte, tramite l'utilizzo di
vetri a basso indice di rifrazione e ben lavorati.
Voltando pagina entreremo in un “campo minato”
rifrattore ED (semi-apo)

Semi-apo ed apocromatici, dal punto di vista ottico sono


a tutti gli effetti semplici acromatici più corretti. Si tratta
dunque di definizioni “commerciali” per le quali ciascuno
dice la sua.
La maggior parte degli astrofili definisce “ED” quei
telescopi dove l'obiettivo è un doppietto lavorato più
accuratamente e costruito con vetri di qualità superiore
oppure anche un tripletto (tre lenti) non così performante
da potersi definire “apo”. Negli ED possono resistere, sia
pure impercettibili, distorsioni ottiche come curvatura di
campo, aberrazione sferica, astigmatismo… in parte
rimediabili con l'aggiunta di accessori. Alle lenti e alla
meccanica degli ED sono in ogni caso riservate attenzioni
e soluzioni avanzate
rifrattore apocromatico

Pur essendo l'apocromatico un telescopio che deve


rispettare criteri minimi, c'è apo e apo. E normalmente la
differenza, oltre che al banco ottico, la si vede nel prezzo.
Le lenti devono essere di eccellente qualità; nei casi più
raffinatisi si utilizza la Fluorite naturale. Inoltre lo schema
costruttivo deve essere almeno a tre lenti. Alcuni strumenti
ne hanno quattro, che vanno virtualmente ad azzerare
qualsiasi aberrazione e distorsione. Ricordate che la raccolta
di luce è importante e gli apocromatici non possono
materialmente raggiungere diametri importanti, ma la qualità
osservativa è impagabile come incisività, contrasto e
gradevolezza. in fotografia a medio e largo campo non c'è
storia e gli unici “nemici” sono i cieli inquinati di casa nostra.
Principali pregi (rifrattori in generale)
apertura totale senza ostruzione che determina
immagini più incise e miglior potere risolutivo a patto
di una buona qualità delle lenti
ampia gamma di possibili focali e relativi rapporti focali
aberrazioni da tollerabili ad assenti nei moderni apo
costo contenuto degli acromatici, ottimi entry level
insostituibili quelli dedicati al Sole
a parte quelli più sofisticati l'ottica non va collimata
Principali difetti
impossibili da realizzare oltre un certo diametro
peso ingombro e difficoltà di costruzione importanti
per i diametri maggiori
costi elevatissimi se si cerca la qualità
I riflettori
Tipo newtoniano Catadiottrici

raccolta di luce sullo presenza di una lastra


specchio primario, invio al correttrice (o di un menisco)
secondario poi all'oculare davanti al tubo ottico

visione rovesciata
Riflettori tipo newtoniano

newton

specchio primario concavo


specchio secondario piano
luce deviata in un'apertura a lato del tubo ottico
Principali pregi
economico
ampia gamma di possibili focali e relativi rapporti focali
assenza di aberrazione cromatica
ostruzione del secondario limitata
Principali difetti
ingombrante
immagini affette da coma intrinseco
aberrazione sferica (nel caso di specchi non parabolici)
necessità continua di collimare gli specchi

cassegrain e
derivazioni

ritchey-Chretien, dall-kirkham, nasmyth, coudè, Klevtsov…


combinazioni e aggiunte di specchi parabolici iperbolici e sferici

specchi primario concavo


specchio secondario convesso
luce deviata in un foro al centro del primario
Principali pregi
lunghezza e ingombro totale ridotti
focale lunghissima nel cassegrain classico
ampio campo corretto nel ritchey-chretien
possibilità di osservare sempre dallo stesso punto
anche se varia la posizione del tele nel coudè
vedere altre caratteristiche nelle note specifiche dei
costruttori
Principali difetti
aberrazione sferica e coma nel cassegrain classico
costi di regola elevati
schemi ottici spesso molto specifici per un solo tipo di
osservazione o attività collegate
Riflettori tipo catadiottrico
Schmidt-
Cassegrain

specchio primario sferico


specchio secondario sferico
lastra correttrice asferica
luce deviata in un foro al centro del primario
messa a fuoco tramite spostamento del primario
Principali pregi
il miglior “tuttofare” in commercio
compatto e relativamente leggero
il tubo chiuso riduce le turbolenze dell'aria
possibile variare con qualche modifica la focale nativa
Principali difetti
costi ancora un po' alti, nonostante l'avvento dei “cinesi”
fotograficamente è difficile da usare per limiti progettuali
per eccellere in campi specifici va modificato
l'ostruzione si fa sentire

maksutov-cassegrain
(mak)

mak-gregory, Ru-Ma, Sigler, companar...


doppia lastra correttrice e/o altri accorgimenti progettuali
specchio primario sferico
specchio secondario sferico
lastra correttrice incurvata con entrambe le superfici sferiche
luce deviata in un foro al centro del primario
messa a fuoco simile a Schmidt-Cassegrain
Principali pregi
eccellente nelle lunghe focali
compatto e leggero
il tubo chiuso riduce le turbolenze dell'aria
superfici ottiche più facili da lavorare
i prodotti commerciali non necessitano di collimazione
limitata ostruzione
Principali difetti
costi alti nei diametri maggiori
collimazione molto difficile quando prevista
rapporto focale alto che lo rende inadatto a foto deep
campo curvo
impossibile arrivare a grossi diametri
tempi lunghi di acclimatamento
mak-newton

specchio primario sferico


specchio secondario piano
lastra correttrice incurvata con entrambe le superfici sferiche
luce deviata in un'apertura a lato del tubo ottico

Principali pregi
il tubo chiuso riduce le turbolenze dell'aria
assenza di aberrazione sferica
limitata ostruzione
Principali difetti
campo corretto ridotto
ingombro
tempi lunghi di acclimatamento
Montature per telescopi

Altazimutali (Alt-Az) Equatoriali (EQ)

permettono movimenti in puntano il loro asse al polo


altezza (perpendicolari) e celeste disponendo il
azimut (orizzontali) riferiti piano dell'ottica parallelo
all'orizzonte al piano equatoriale
La montatura è un elemento fondamentale del telescopio,
in quanto serve a sostenerlo e ad indirizzare il
puntamento; può avere varie forme e seguire progetti
costruttivi diversi a seconda degli utilizzi delle ottiche;
consta di due elementi:
la montatura vera e propria
la base della montatura, che può essere un treppiede,
una colonna fissa o mobile, altro supporto dedicato
Queste sono le principali qualità che deve avere
robustezza e stabilità
adeguata capacità di carico
leggerezza nel caso la si debba trasportare, anche se
va mediata con le precedenti caratteristiche
fluidità dei movimenti e precisione dei meccanismi
praticità, riferita all'utilizzo cui è destinata
rapido smorzamento delle vibrazioni
Come già indicato in apertura, le principali tipologie di
montature sono due, altazimutale ed equatoriale; più che
parlare di pregi e difetti, vediamone le caratteristiche

Montature altazimutali
è il sistema più intuitivo: la montatura Alt-Az non va
stazionata e il puntamento degli oggetti avviene in maniera
diretta indirizzando il tubo verso la pozione di cielo che
vogliamo guardare; in pratica conserva la visione dal punto
di vista delle coordinate dell'osservatore prolungate nel
cielo verticalmente (altezza) ed orizzontalmente (azimut)
per quanto concerne l'inseguimento non basta compensare la
rotazione terrestre seguendo gli astri nel loro cammino
apparente da est verso ovest, ma servono anche correzioni in
altezza e alla lunga non si può evitare rotazione di campo
una particolare montatura altazimutale, alla quale di regola è
associato un “Newton” è il Dobson, relativamente economico,
ma richiede perizia e ottima conoscenza del cielo
Ciascun tipo di montatura Alt-Az ha prerogative peculiari;
vediamone una carrellata

monobraccio

il tele è sorretto da un unico braccio


non serve bilanciare il tubo tramite contrappesi; al
massimo si usano pesi scorrevoli o magnetici sul tubo

monobraccio
bilanciata

ha un contrappeso dalla parte opposta del tele


può anche auto-bilanciarsi sorreggendo un secondo
tele o uno strumento fotografico
a forcella

il tele è sorretto da una forcella


per i contrappesi vale lo stesso discorso dei monobraccio
quasi sempre sono solidali con un proprio tele

dobson

presenta una base formata da una scatola in origine di


legno, che si muove alto/basso – ds/sin (alt-az)
un tempo solo manuale, oggi anche computerizzata, resta
la struttura più semplice, preferita dagli auto costruttori
testa sferica

non è una vera e propria montatura, solitamente abbinata a


cavalletto fotografico, regge piccoli strumenti
può muovere in tutte le direzioni

testa
micrometrica

di regola è una “montatura” per strumenti di guida da


applicare sul telescopio principale, così come altri
supporti come cercatore, macchina fotografica...
Montature equatoriali
non sono certo le più immediate da usare, ma sono
funzionali, in quanto “raddrizzano” il piano dell'ottica
parallelamente all'equatore celeste; quindi ci muoveremo in
questo sistema di riferimento verticalmente (declinazione o
dec) e orizzontalmente (ascensione retta o AR); caso limite,
al Polo, una montatura EQ e una Alt-Az lavorano alla stessa
maniera in quanto azimut e ascensione retta coincidono
fatto lo stazionamento, che consiste nell'inclinare la base
dell'ottica parallelamente all'equatore celeste puntando al
Polo Celeste l'asse polare della montatura dopo averla
messa in piano, l'inseguimento degli astri sarà solo in AR;
tale operazione si effettua in vari modi a seconda del tipo di
montatura, anche con espedienti fantasiosi; ma sono certo
che finirete per apprezzare GPS ed elettronica
in teoria una EQ può essere usata come Alt-Az abbassando il
piano dell'ottica, ma non in tutte le EQ è fattibile
Analizzando i vari tipi di EQ preferiamo dare una classificazione
di tipo pratico, tralasciando le montature dei grandi osservatori
professionali (inglese, in culla e progetti ad hoc tipo VLT, ELT...)

equatoriale
alla tedesca

inclinabile a seconda della latitudine verso il Polo Celeste


il tele si sposta per puntare gli oggetti, bilanciato da un
contrappeso dalla parte opposta
ha il difetto, una volta raggiunto il meridiano celeste, di
arrivare a fine corsa, quindi per continuare l'inseguimento,
occorre ribaltare il tubo
per agganciare il tele si usano principalmente barre per
attacchi Vixen e Losmandy
un valido accessorio per trovare il Polo, vicino ma non
coincidente con la Polare, è il cannocchiale polare
varianti EQ
alla tedesca

non si tratta solo di mode; sono progettazioni volte a


migliorare la meccanica, la compatibilità con l'elettronica
ed eliminare i difetti insiti in questo tipo di EQ
manco a dirlo… i costi sono sempre “astronomici”

wedge
equatoriali

con un rialzo inclinato, una montatura Alt-Az monobraccio,


a forcella e persino dobson, può trasformarsi in una EQ
in molti casi occorrono piccoli pesi magnetici o scorrevoli
su una barra lungo il tubo per ri-bilanciare il tele
a forcella

tralasciando le Alt-AZ a forcella trasformate in EQ, le


montature a forcella native hanno il vantaggio della
robustezza, ma gli svantaggi di peso e costo; siamo al
limite tra professionale e amatoriale

astroinseguitori

reggono piccoli pesi come macchine fotografiche e


piccole focali per foto a largo campo
con cannocchiale polare per l'allineamento, funzionano per
lo più a batteria, ma ce ne sono di totalmente meccaniche
Montature miste e particolari
non si tratta di una vera e propria categoria a parte, ma di
accorgimenti costruttivi che permettono soluzioni innovative
le tipologie progettuali sono sempre EQ e Alt-Az, presenti in
un'unica montatura che può facilmente essere convertita e
non rientra tra quelle già viste (v. wedge)
fanno parte della famiglia, anche montature che possono
sorreggere due telescopi in maniera indipendente, magari
fungendo una da contrappeso all'altra
strumenti sofisticati che portano novità utili in
astronomia sono inevitabilmente costosi
Treppiedi e sostegni della
montatura
servono a sorreggere la montatura, devono essere robusti,
provocare meno vibrazioni possibili e smorzare quelle
che inevitabilmente si producono
i materiali più utilizzati sono acciaio, alluminio e legno
le fogge sono molteplici:
- il treppiede classico; amovibile, richiudibile, a tre gambe
- la colonna o mezza colonna con base, che possono
essere fisse o spostabili su ruote (di solito per grossi
telescopi e per lo più usate in osservatorio)
- il treppiede fotografico (per osservazioni volanti con piccoli
strumenti) nel qual caso come montatura si usa la “testa”
- il treppiede da tavolo (per piccoli tele e astroinseguitori)
accessori dei treppiedi classici sono i piedini anti vibrazione, i
vassoi porta oculari e altri supporti porta oggetti
treppiedi e colonne
Oculari
gli oculari non sono accessori, ma parte integrante dello
strumento; a parte quelli più grandi da osservatorio, per
gli astrofili ne esistono da 1” – 1,25”, 2” (pollici), che
tradotto in mm. fa 24,5 – 31,8 – 50; i più piccoli sono in
disuso da parecchio tempo; lo standard è 1,25”; non tutti
i porta oculari supportano quelli da 2” mentre sono
comuni i riduttori a 1,25”
non migliorano la qualità del tele, ma sicuramente
possono non peggiorarla
all'acquisto valutare l'uso che se ne intende fare
è bene ricordare che sono intercambiabili e potranno
essere portati su altri strumenti
di solito un oculare è prodotto in più focali, che comprendono
un range di utilizzo funzionale per quello schema; quasi
sempre ci sarà comunque una focale alla quale lavora meglio
Nella classificazione degli oculari seguiremo una metodologia
basata più sull'utilizzo che sulla progettazione ottica, senza
dimenticare gli schemi ottici classici, dai quali iniziamo

huygens: “H” - ramsden “R”, “SR”, “NR”


- due lenti, campo < 40°, prezzo basso
- scarsa qualità generale

entry level solitamente da evitare, anche se alcuni ramsden


presentano una discreta nitidezza centrale

kellner e varianti: “K”, “RK” (super), “RKE”


- tre lenti, campo 40° - 50°, prezzo medio basso
- indicato per i pianeti

quelli di fattura più accurata (made in Japan o made in


USA) possono anche essere molto nitidi al centro
plössl: “PL”
- quattro lenti, campo fino a 50°, prezzo medio basso
- qualità media, tuttofare mai eccellente

discreto entry level generico, anche per oggetti estesi

super plössl: “SP”


- sei lenti, campo fino a 55°, prezzo medio
- qualità media, tuttofare dignitoso

derivato dal plössl, lo migliora in qualità e ampiezza del campo

ortoscopico di abbe “OR”


- quattro lenti, campo 40° - 50°, prezzo medio
- il massimo d'incisività per i pianeti e stelle doppie

esente da distorsioni anche se un po' “buco della serratura a


focali basse, da non confondere con altri “ortho” tipo i plössl
monocentrico: (nessuna sigla)
- tre lenti cementate, campo 30°, prezzo medio
- qualità eccellente per pianeti e stelle doppie

alternativo al precedente, qualità top, ma 30° sono pochini

erfle: “ER”
- sei lenti, campo 60° e oltre, prezzo medio alto
- qualità decisamente buona, adatto a profondo cielo

molto comodo ma la resa peggiora alle basse focali

könig: (nessuna sigla)


- cinque/sette lenti, campo 70°, prezzo medio alto
- simile al precedente, con campo maggiore

ha ottenuto minor fortuna commerciale dell'erfle, anche se


aumenta il campo mantenendo la qualità
Da qui in avanti vedremo una serie di nuovi oculari progettati
per le richieste di un mercato sempre più esigente

planetary: (nessuna sigla)


- cinque o sei lenti, campo 60°, prezzo medio
- buona qualità al centro, comodo sui pianeti

la costruzione varia a seconda dei marchi; presenta una


buona estrazione pupillare per chi non si vuole cavare gli
occhi nelle basse focali con gli ortoscopici

lanthanum: “NLV” (evoluzione dei vecchi LV)


- sette lenti al Lantanio, campo 45° , prezzo alto
- indicato per osservazioni lunghe

ottimo oculare per qualità e comodità anche se il campo non è


enorme; i nuovi correggono i difetti di progettazione delle prime
serie; la Vixen commercializza anche altri oculari al Lantanio
orion lanthanum: “LHD”
- otto lenti, campo 80°, prezzo molto alto
- qualità top, una lente al Lantanio
chiudiamo le serie al lantanio con questo eccellente ultra
grandangolare (UWA) dall'ottima estrazione pupillare

wrath: (nessuna sigla – fuori produzione solo usato)


- numero lenti nd., campo 69°, prezzo medio alto
- dedicato a SCT e strumenti oltre f/6
da 2”; focale unica 40mm per sfruttare appieno la pupilla
d'uscita; qualità top su SCT e piccoli Apo

hyperion: (nessuna sigla)


- 6/8 lenti, campo 39° - 72° variabile, prezzo medio alto
- qualità molto buona e schemi modulari
buon oculare in più versioni con modularità ottica e meccanica
grandangolari: “WF”, “UWF” “XWA”...
- numero lenti nd., campo >60°, prezzo vario
- qualità da dignitosa a top
rispetto ai primi oculari è come guardare dalla vetrata di un
grattacielo a Dubai rispetto a un oblò; siamo arrivati a 110°; gli
schemi delle ottiche sono innovativi e, grazie ai nuovi materiali,
anche un numero elevato di lenti non compromette luminosità e
incisività dell'immagine; occorre però un telescopio adatto; i
costi sono spesso proibitivi, ma stanno arrivando i Cinesi...

zoom: (nessuna sigla)


- numero lenti nd., campo variabile, prezzo vario
- qualità da dignitosa a molto buona

uno zoom può essere assai comodo in un dobson; ce ne sono


per tutte le tasche proporzionali alla qualità; il campo varia a
seconda delle focali
barow/telextender: (nessuna sigla)
- numero lenti nd., campo oculare, prezzo vario
- qualità da dignitosa a top
sono amplificatori di focale dentro i quali si pone l'oculare; la
barlow ha lenti negative, il telextender o powermate ha lenti
positive; entrambe mantengono estrazione pupillare e c.a. (non
c.r.) dell'oculare; diversi oculari di concezione moderna al loro
interno comprendono una sorta di barlow; anche molti newton
ne hanno una fissa nel porta oculare per accorciare il tubo del
telescopio, ma in questo caso la qualità degrada
torretta binoculare: (nessuna sigla)
- lenti e prismi, campo variabile, prezzo vario
- qualità da dignitosa a ottima
trasforma il tele in un super-binocolo con vantaggi e svantaggi;
la visione tridimensionale dipende dalla percezione cerebrale
oculari a reticolo illuminato:
- per lo più plössl, prezzo medio
- qualità da dignitosa a buona

si tratta di oculari con un semplice


crocicchio utile per centrare una
stella o altro in funzione delle
manovre di stazionamento e
inseguimento, oppure con reticoli
per misurazioni scientifiche;
l'illuminazione è incorporata a led; i
reticoli possono essere fissi o mobili;
l'estrazione pupillare occorre sia
generosa; utilissima la correzione
diottrica di alcuni modelli e funzioni
varie per la guida del tele
Accessori per telescopi
Ottici Meccanici e altri

accessori relativi a parti accessori non ottici che


ottiche non ancora visti completano il telescopio

doverosa premessa: essendo tantissimi, risulta improbo


anche solo elencare tutti gli accessori offerti dal mercato
Accessori ottici
cercatore

il cielo è grande e il campo del telescopio, piccolo; per


ampliarlo e trovare gli oggetti si usa il cercatore
l'importante è che sia allineato con l'ottica principale
su grossi tele possono essercene più di uno a cascata
quelli a lenti sono piccoli telescopi a bassi ingrandimenti con
visione rovesciata, ds-sin o raddrizzata e con prisma 45° e 90°
red dot e telrad non ingrandiscono, al posto delle lenti hanno
un vetro dove viene proiettato rispettivamente un punto rosso
o un reticolo permettendo una visione d'insieme del cielo;
l'effetto ottico è che la proiezione arrivi fino alle stelle
NB: assolutamente sconsigliati se non vietati i puntatori laser
cannocchiale
polare

serve per allineare con precisione la montatura al Polo


ciascuna montatura ha il suo modello, alcuni sono adattabili
ne esistono di manuali, illuminati ed elettronici
per l'emisfero australe hanno ovviamente un disegno diverso

diagonale

serve a posizionare l'oculare in maniera più comoda


da 2” o 1,25” lunghezza variabile, si aggancia al tele; con
inclinazione solitamente a 90°, si può ruotare e bloccare
prismatico (anche raddrizzatore d'immagine) o a specchio
prisma di
herschel

prisma sostitutivo del diagonale per osservazioni solari


da abbinare ad appositi filtri
si può usare solo su rifrattori
ne esistono di tipo visuale o fotografico

filtri

colorati o neutri, visuali o fotografici, filtrano certe lunghezze


d'onda della luce oppure la riducono o polarizzano
specifici i filtri solari (da non confondere coi telescopi solari)
vanno sull'obiettivo; rischiosi, da non usare, i filtri all'oculare
etalon-erf
solari

accessori per l'osservazione del Sole in banda stretta


(vedi righe dello spettro es: H-alfa, CaK, elio D3...)
telescopi dedicati o accessori da abbinare ad altri strumenti

schermo di
proiezione solare

messo dietro all'oculare senza filtri, mostra proiettata


l'immagine del Sole; attenzione al calore su tele e oculare
alla stessa maniera, al posto del telescopio si può utilizzare
un “foro stenopeico”, in pratica un piccolo buco su una lastra
o cartoncino (ottimo per eclissi se non si dispone di altro)
riduttori, spianatori,
correttori...

sono lenti che vanno a correggere i vari difetti dei sistemi


ottici o abbassare la focale; alcuni hanno più funzioni
si usano molto in campo fotografico, ma anche visuale,
utilissimi i correttori diottrici all'oculare per astigmatici

spettrografo

strumentazione utilizzata in spettroscopia astronomica


per misurare lo spettro della radiazione elettromagnetica
dei corpi celesti caldi
può essere finalizzato a un uso didattico, ma anche in campo
amatoriale iniziano a far capolino apparecchiature sofisticate
laser

per indicare oggetti nel cielo; attenzione a quelli illegali


e a dirigerlo sugli occhi
da evitare l'uso se in zona qualcuno sta eseguendo una
sessione fotografica

maschere di
messa a fuoco

sono le maschere di bahtinov e hartmann: collocate


davanti all'obiettivo, servono per una messa a fuoco
precisa
in pratica si un usano principalmente in fotografia
diaframmi

interni al tubo o davanti all'obiettivo, fissi o variabili,


modificano il rapporto focale

sky scout

puntandolo sul cielo riconosce gli oggetti inquadrati (meglio


di una app da telefonino)
munito del suo supporto può diventare un ottimo cercatore
torcia

fondamentale per illuminare la notte, ma deve essere a luce


rossa, in quanto il rosso è la lunghezza d'onda che disturba
meno la vista restringendo di poco la pupilla; l'effetto è che
non si danneggia l'adattamento dell'occhio al buio
consigliabili quelle frontali che lasciano libere le mani

SQM
Sky quality meter

serve a misurare l'intensità del buio; i modelli migliori si


possono direzionare su una pozione precisa di cielo
collimatore

ausilio ottico esterno di aiuto per collimare gli specchi


ne esistono di generici e di ottimizzati per un
determinato schema ottico

generatore di
stella artificiale

altro attrezzo per collimazione: produce un punto


luminoso che sostituisce la luce di una stella
il grosso vantaggio è la possibilità di collimare anche di
giorno (non in pieno Sole) e in presenza di seeing pessimo
Accessori meccanici e altri
porta oculare
(visual back)

serve a contenere l'oculare o gli oculari (torretta multipla)


da 2” o 1,25” lunghezza variabile, si aggancia al tele

focheggiatore

ogni telescopio lo incorpora, ma può essere integrato o


sostituito con altri più precisi e con funzioni sofisticate
arriva fino a 3”, ma dispone di adattatori a diametri minori
meccanico o elettronico, il secondo può anche essere
comandato da PC e in remoto
paraluce

adattabile o dedicato a un tele specifico, a volte incorporato


retrattile o avvitabile, serve a riparare l'obiettivo da luci
parassite e umidità; troppo spesso ne è sottovalutato l'uso
viene costruito in metallo o materiali isolanti

fasce
anticondensa

fasce riscaldanti contro l'umidità, normalmente regolabili


tramite controller; le apprezzerete nelle notti quando per
la condensa il tele gronderà come fosse sotto la doccia
raccordi e
anelli

servono a collegare telescopi e accessori, impossibile


elencarli tutti, ma se non trovate l'oggetto che vi serve
potete sempre contattare la ditta COMA di Adriano Lolli, che
ve lo costruisce e pure a prezzi modici

contrappesi

di vari pesi misure, non è detto che basti quello in


dotazione; attenzione che il foro centrale corrisponda al
diametro della barra dove va infilato il contrappeso
micrometro

strumento per misurare distanze al telescopio


oggi sono più usati fotografia digitale e computer

bussola, gps

utili per lo stazionamento del telescopio

carte astronomiche

indispensabili per orientarsi manualmente nel cielo


sacche valigie e
teli di protezione

sacche e valigie proteggono il telescopio nel trasporto;


adattabili allo strumento quelle con gommapiuma a cubetti
i teli di protezione riparano un telescopio montato da calore,
polvere, umidità e intemperie (attenzione al vento...)

computer tablet
smartphone

senza computer e smartphone non si fa più niente; ci sono


diversi programmi per tutte le esigenze; anche da telefonino
si possono consultare planetari, allineare e comandare un
telescopio e riconoscere gli oggetti celesti inquadrati
powertank

serve a portare corrente e attacchi a telescopio e accessori


funziona a batteria interna, considerando peso, ingombro
e durata, attualmente le migliori sono quelle al litio
non sono proprio economici e può convenire auto
costruirlo oltretutto personalizzando potenza e attacchi

postazioni
astronomiche

dalla semplice sedia regolabile all'osservatorio mobile o


fisso, tutto ciò che riduce i disagi nelle sessioni osservative
L'inseguimento
manuale motorizzato/computerizzato

senza uso di motori con motori semplici


e computerizzati

la prima sorpresa accostandosi all'oculare è quanto sfugga


veloce il cielo, o meglio quanto giri vorticosamente la Terra
Manuale
a spinta

questo tipo d'inseguimento è ragionevolmente fruibile


soltanto su montature altazimutali e cavalletto; in
pratica si muove il tubo spostandolo in altezza e azimut
viene usato nei dobson e nei piccoli telescopi entry
level con supporto in buona parte dei casi a forcella
essendo l'orizzonte celeste inclinato a seconda della
latitudine, a meno di essere al Polo o all'equatore, una
volta trovato l'oggetto necessitano correzioni costanti
nei due assi per tenere nel campo l'oggetto
il metodo utilizzato per trovare un oggetto celeste
consiste nel partire da qualcosa di conosciuto e saltare
di stella in stella consultando le mappe (star hopping)
con
manopole

di sicuro più accurato rispetto al sistema precedente; ci


sono due manopole a regolare i movimenti, in alt-az sulle
montature Alt-Az, in dec e a.r. sulle EQ
a latitudini intermedie, mentre per le montature Alt-Az
occorre inseguire manovrando entrambe le manopole, in
una EQ ben stazionata basta agire sulla manopola di a.r.
gli assi possono disporre di cerchi graduati regolabili per la
ricerca delle rispettive coordinate celesti, che in un sistema
equatoriale sono fisse, mentre in uno altazimutale cambiano
con lo scorrere del tempo, motivo per il quale con le prime si
dispone praticamente di un “indirizzo cosmico univoco”, una
sorta di Goto manuale per individuare gli oggetti nel cielo
Motorizzato-Computerizzato
motorizzazione
EQ

serve ad automatizzare l'inseguimento che contrasta la


rotazione terrestre
avviene tramite motori esterni di solito opzionali o interni;
agisce in sola a.r. + manopola di dec. o su entrambi gli assi
il meccanismo dispone di viti di regolazione o di una
pulsantiera per correzioni e velocità di spostamento

motorizzazione
Alt-Az

meno usata della precedente, stessa funzione, ma motori


interni e movimenti in entrambi i suoi assi (alt. e az.)
puntamento e inseguimento computerizzato
parlando di montature computerizzate (Goto) solitamente
s'intendono i sistemi di gestione proprietari legati a
pulsantiere in dotazione al telescopio completo; a parte
vedremo come si possono usare computer con software
che svolgono funzioni diverse oltre all'inseguimento
- senza entrare nel dettaglio, possiamo catalogare i Goto
in due tipologie principali: 1. quelli che prevedono uno
stazionamento; 2. quelli che provvedono da soli
all'allineamento iniziale (solitamente di tipo Alt-Az)
- a rigor di logica i primi sono molto più precisi e gli EQ
hanno una notevole accuratezza nell'allineamento polare
deducibile dal fatto che il motore in dec. non si attiva
- visto che le velocità sono diverse, l'inseguimento può
essere impostato in siderale, lunare, solare; modelli
sofisticati dispongono del tracking per i satelliti
- le funzioni previste sono innumerevoli e non resta che
rimandare ai manuali delle ditte costruttrici
Goto su EQ

oltre a quanto già detto aggiungiamo che è il più usato in


campo fotografico per assenza di rotazione di campo
la maggior parte delle pulsantiere sono a caratteri, ma
alcuni modelli dispongono di un palmare grafico

Goto su Alt-Az

più semplice del precedente sistema, viene usato dai piccoli


tele agli strumenti professionali
i problemi strutturali sono risolvibili con l'elettronica
se impiegato in fotografia a a lunga esposizione serve un
costoso accessorio: il derotatore di campo
Goto su montature
miste e particolari

i “miracoli dell'elettronica” oggi permettono di tutto, dalla


gestione di diverse montature EQ e Alt-Az con la stessa
pulsantiera al controllo dei sistemi doppi e altro ancora

puntamento
passivo

anche senza la presenza di motorizzazioni, tramite un


sistema di encoder (solitamente ottici) sugli assi, si va a
computerizzare una montatura automatizzando in pratica
la lettura dei cerchi graduati con l'ausilio di un display e
una pulsantiera; un toccasana sui dobson, tuttavia per
qualcuno significa “barare”
i computer

computer, tablet, smartphone e unità di controllo sono


ormai strumenti indispensabili in mano agli astrofili,
soprattutto dediti alla fotografia (acquisizione e post
produzione) o alla ricerca amatoriale, ma rientrano
anche tra le attrezzature per visualisti
possono essere collegati alle stesse apparecchiature
astronomiche o rappresentare ausili per operazioni a parte
come consultazione di carte, cataloghi e altri dati
gli smartphone sono piccoli e versatili, ma non fanno
miracoli e le varie app presentano inevitabili limiti
un eccellente strumento che sta prendendo piede è
l'unità di controllo (eagle), che permette di operare
senza fili e in autonomia per comandare la montatura
con minime esigenze di alimentazione elettrica
I BINOCOLI
Come funziona il binocolo
in maniera semplice potremmo definire un binocolo come
l'abbinamento di due telescopi, di solito rifrattori

in effetti la cosa è evidente per i grandi binoscopi e i


giganteschi osservatori LBT (large binocular telescope)
mentre il binocolo classico prevede una progettazione e
accorgimenti peculiari
a differenza dei telescopi la visione è sempre raddrizzata
è fondamentale che i due sistemi ottici siano collimati
alla perfezione, pena un pesante mal di testa e che la
distanza interpupillare risulti sempre ben regolata
la percezione tridimensionale è data dalla distanza fra gli
obiettivi; si tratta quindi di stereoscopia artificiale
derivata in realtà da un'illusione ottica
i binocoli tradizionali solitamente riportano tre scritte
importanti: ingrandimento, diametro
delle lenti e campo reale in gradi o
espresso in metri o piedi alla distanza
rispettivamente di 1000 m. o 1000 yds.;
altre diciture possono riferirsi al tipo di binocolo, luogo di
fabbricazione, trattamento delle lenti…
al binocolo, rispetto al telescopio aumentano sensibilità,
contrasto, risoluzione e si distinguono meglio i colori;
cosa assolutamente non valida per le torrette binoculari
che si limitano a sdoppiare la luce provocandone un calo
dalla rotondità della pupilla d'uscita si deduce la bontà
dei prismi, non quella del binocolo in assoluto
in un sistema binoculare deve essere sempre presente la
correzione diottrica su uno o entrambi gli oculari
Qualche consiglio
come per i telescopi, il più importante è: SE CI TENETE
ALLA VISTA NON PUNTATE MAI IL SOLE senza filtri
detto ciò, il binocolo (quello classico a mano 10X50 o
altra configurazione) è uno strumento che non dovrebbe
mai mancare nella dotazione di un astrofilo
non fiondatevi su oggetti cari e magari specifici per un
tipo di osservazione; non dico di affidarvi ai Cinesi delle
bancarelle, ma un buon usato e in ultima analisi anche il
“lidl-ocolo” che saltuariamente si trova sui banchi di un
noto discount, vanno bene; magari fatevi aiutare da un
amico esperto per valutare qualità e caratteristiche
nel caso di oggetti economici, con un paio di cacciavi di
precisione imparerete, anzi sarete costretti a imparare,
una fondamentale operazione: collimare le ottiche; cosa
che, se non siete super esperti, in caso di binocoli
costosi conviene lasciar fare a laboratori specializzati
non dimenticate la pupilla d'uscita ricordandovi che la
vostra si rimpicciolisce con l'età
un certo numero di astrofili esperti preferisce mantenere
le preferenze sul binocolo come strumento primario, il
che dimostra che non è affatto un ripiego, ma ha un suo
vasto campo d'utilizzo in astronomia
è sconsigliato usare a mano libera binocoli oltre 12X,
qualcosa in più per gli stabilizzati; accorgimenti utili per
migliorare la stabilità consistono nell'appoggiare i gomiti
su qualcosa di solido, anche le proprie ginocchia, oppure
sdraiarsi su un lettino reclinabile tipo da spiaggia
in merito principalmente alle fregature, per il “cosa non
acquistare” si rimanda alla sezione dei telescopi; a quanto
già specificato aggiungiamo che, mentre è facile
distinguere se un telescopio o cannocchiale è ottimizzato
per osservazioni terrestri o astronomiche, la questione si
complica in un binocolo, quindi evitate acquisti avventati
Schemi ottici principali
verranno trattati esclusivamente binocoli prismatici per astronomia,
tralasciando i galileiani, i visori notturni e altri schemi non attinenti

prismi a tetto prismi di porro


Binocoli con prismi a tetto

caratteristica dei prismi a tetto è quella di mantenere la


stessa distanza tra gli oculari anche negli obiettivi
in rete trovate pagine per descriverne pregi e difetti; nella
pratica i vantaggi maggiori stanno in un peso e ingombro
più contenuti e nelle migliori performance nell'osservazione
di oggetti vicini, cosa questa che però in astronomia
interessa ben poco; il maggior difetto è forse la bassa
percezione di tridimensionalità
Binocoli con prismi di porro

coi prismi di porro, sugli obiettivi aumenta la distanza


che c'è tra gli oculari
oltre al già citato confronto coi prismi a tetto in tema di
tridimensionalità, va segnalato che questo schema
permette tolleranze maggiori, minori trattamenti e una
certa limitazione delle aberrazioni a costi più accessibili
Binocoli particolari

binocoli con funzioni varie binocoloni e binoscopi

zoom, con bussola, con binocoli giganti, telescopi


fotocamera, stabilizzati... accoppiati
Binocoli con funzioni varie
binocoli
zoom

consentono due o più livelli d'ingrandimento


la regolazione avviene attraverso una levetta, un regolatore
a varie posizioni o delle lenti addizionali agli oculari
potrebbero a prima vista apparire vantaggiosi per la
versatilità, ma va ricordato che 1. quelli a ingrandimento
integrato, alla massima focale riducono il campo apparente;
2. quelli a lenti addizionali introducono un calo di luce e
aberrazioni; 3. è difficile mantenere una buona qualità ottica
a diverse focali; 4. entrando nell'alta gamma hanno un costo
maggiore; 5. ad alto ingrandimento serve il cavalletto
sopra i 30X subodorate la fuffa (visto un 10-90X80 a 35€)
binocoli con
bussola, gps...

tralasciamo le bussole posticce sullo scafo del binocolo


in astronomia bussole e gps integrati hanno un uso
marginale, ma se avete soldi in più possono essere d'aiuto
nella ricerca degli oggetti
l'avvento del digitale ha reso anche il binocolo simile al
computer: ce ne sono con altimetro, barometro,
termometro… tutti rigorosamente elettronici

binocoli con
fotocamera

belli… se gli oggetti celesti fossero più luminosi


binocoli
stabilizzati

il funzionamento avviene tramite uno stabilizzatore


meccanico o elettronico; il primo non richiede batterie,
ma il secondo è decisamente migliore
nell'osservazione a mano libera fermano l'immagine
aumentando la visione dei dettagli; diventano strumenti
indispensabili sopra i 10X senza supporto
unico neo i costi spropositati; ma può valerne la pena

sul mercato esistono altre tipologie di binocoli: con


telemetro, reticoli vari, a infrarossi… che non tratteremo
perché risultano totalmente estranei all'astronomia
Binocoloni e binoscopi
binocoloni

la differenza tra binocolo tradizionale e binocolone non è


univoca; si può scegliere di definire binocolone quello
strumento che non può non essere abbinato a uno stativo
Il limite, ancora fruibile a mano, lo si può collocare in un
15X70, a patto che sia leggero e che si appoggino
saldamente i gomiti nel sostenerlo o sia stabilizzato
al di sopra parliamo di binocoloni anche se la
costruzione e l'aspetto sono di foggia classica
ve ne sono poi di più sofisticati che, pur mantenendo
progetti nativi a doppia ottica, integrano accorgimenti
come oculari intercambiabili e/o inclinati, messa a fuoco
indipendente, distanza interpupillare micrometrica...
binoscopio

deriva dall'abbinamento di due telescopi


a differenza dei precedenti binocoli, ricavati da rifrattori
per via di esigenze progettuali, un binoscopio può fruire
anche di altri schemi ottici e disporre di montature
integrate, come ad esempio i grandi “bino-dobson”

large binocular
telescope LBT

a titolo di curiosità consideriamo binocolo anche questo


“mostro” , ricordando che se ne stanno costruendo di
sempre più grandi
Sostegni per binocoli
occorre distinguere il sostegno per raccordare il binocolo e il
cavalletto o lo stativo vero e proprio, che può necessitare di un
attacco standard o averne uno specifico già integrato

sostegni di raccordo cavalletti e stativi

raccordano il binocolo apparato di base (treppiede,


all'apparato che lo sostiene montatura o altro)
Sostegni di raccordo
a un cavalletto
con vite

sono molto semplici e servono a sistemare rigidamente


un binocolo su cavalletto fotografico munito della sua
testa; le viti sono di misura standard, ma esistono
adattatori per altri attacchi; si possono trovare già
integrati su binocoli di medie dimensioni

idem con cinghia


o morsetto

tendenzialmente per binocoli che non dispongono di una


vite di raccordo;
a una montatura o
pantografo

di varie forme per ogni esigenza, ricordatevi sempre di


Adriano Lolli se vi serve qualcosa di “impossibile”; oltre che
su montature progettate per i binocoli potete anche
utilizzarne di specifiche per telescopi, perfino equatoriali.

prima di passare a cavalletti, stativi e montature dedicate


è doveroso avvertire che risulta difficile procedere a
classificazioni precise; in commercio troverete svariate
soluzioni per risolvere problemi di:
1. stabilità al variare delle posizioni; 2. comodità di visione
da poco sopra l'orizzonte allo zenit; 3 smorzamento delle
vibrazioni e movimenti fluidi...
Cavalletti e stativi
cavalletto fotografico

treppiede o mono piede, è il sistema preferito per un uso


occasionale con piccoli strumenti; deve avere la testa,
sulla quale va montato il raccordo; presenta diversi limiti
tra i quali la grossa difficoltà ad osservare allo zenit

altri cavalletti

con qualche accorgimento e piccole modifiche, la vita


migliora sicuramente; dipende tutto dalla vostra fantasia
nel trovare soluzioni
montature a forcella

sono in pratica delle Alt-Az indispensabili per sorreggere


grossi binocoli e binoscopi, possono integrarsi a un
robusto treppiede o a una colonna; si muovono a mano o
tramite pomelli

pantografi e
bilancieri

dal semplice bilanciere al pantografo, che rende più preciso il


posizionamento del binocolo oltre che agevole per
l'osservatore, sono attrezzi al top atti a sorreggere strumenti
di dimensioni da piccole a medie; il treppiede va integrato
alla struttura e ovviamente occorre di stazza adeguata
montature
astronomiche Alt-Az

premesso che anche quanto già visto finora lavora in Alt-Az,


segnaliamo che le comuni montature astronomiche Alt-Az
(manuali, motorizzate e computerizzate) possono sostenere
binocoli; caso limite i più o meno giganteschi bino dobson

montature
astronomiche EQ

l'ingegno umano non ha limiti: ovviamente agganciare un


binocolo a una montatura equatoriale per astronomia non fa
bene alla cervicale, ma qualche accorgimento può evitare
voltaren e pomate; il più drastico consiste nell'altazimutarla,
però si perdono i vantaggi dell'EQ
…ed ora è tempo di prendere in mano
l'attrezzatura alla ricerca di cieli bui

M13 - ammasso globulare costellazione di ercole