Appunti di Geometria affine
a.a. 2018-2019
Definizione Un insieme S non vuoto si chiama spazio affine su un K-
spazio vettoriale V se esiste un’applicazione
S×V → S
(P, v) → Q = P + v
tale che siano soddisfatte le seguenti condizioni:
(1) per ogni P, Q in S esiste un unico v tale che Q = P + v.;
(2) se Q = P + v e R = Q + w per P, Q, R ∈ S e v, w ∈ V , allora
R = P + (v + w), dove v + w è l’usuale somma in V .
Se S è uno spazio affine su un K-spazio vettoriale V , chiamiamo gli e-
lementi di S punti e lo spazio vettoriale V giacitura o direzione di S. Lo
spazio giacitura di uno spazio affine S viene indicato con Dir(S).
Se S è uno spazio affine con Dir(S) = V , chiamiamo dimensione di S la
dimensione di Dir(S) = V (in particolare se V non è finitamente generato,
diciamo che S non è finitamente generato).
Se S è uno spazio affine di dimensione 1, diciamo che è una retta.
Se S è uno spazio affine di dimensione 2, diciamo che è una piano.
Osservazione Sia S uno spazio affine su un K-spazio vettoriale V . Per
ogni P ∈ S si ha P = P + 0. Infatti dall’assioma 1 della definizione di spazio
affine sappiamo che esiste unico v tale che P = P + v. Dall’assioma 2 della
definizione, applicato a P = P , Q = P , R otteniamo che se P = P + v,
R = P + w allora R = P + (v + w). Poiché il vettore u tale che R = P + u
è unico, otteniamo che u = w = v + w da cui si ottiene che v = 0.
Osservazione Sia S uno spazio affine su un K-spazio vettoriale V . Per
ogni P, Q ∈ S, se Q = P + v allora P = Q + (−v) (dove −v è l’opposto
di v in V ). Infatti applicando l’assioma 2 a P , Q, R = P si ottiene che
Q = P + v, P = Q + w implica P = P + v + w. Ma dall’osservazione
precendente si ha che P = P + 0, quindi v + w = 0 da cui w = −v.
Notazione Sia S uno spazio affine sul K-spazio vettoriale V . Se Q =
P + v, indichiamo con Q − P in vettore v.
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Esempio. Sia S = V . Sia l’applicazione S × V → S la somma di vettori
in V , cioè dato P ∈ S (vettore in V ) e v ∈ V , l’applicazione S × V → S è
(P, v) 7→ P + v, dove P + v è la somma di vettori in V . Lo spazio S = V è
spazio affine su V (con la mappa S × V → V appena definita).
Esempio. Sia S = V = K n . Lo spazio affine S come nell’esempio
precendente ha dimensione n e si indica con AnK .
Esempio. Sia S = {P } un insieme con un solo elemento. S è spazio
affine sulla spazio vettoriale V = {0} scegliendo come applicazione S × V →
S la mappa (P, 0) 7→ P .
Esempio. Sia Ax = b un sistema lineare compatibile. Sia a una
soluzione particolare. Allora si ha che
Sol(Ax = b) = a + Sol(Ax = 0).
Pertanto l’insieme delle soluzioni di un sistema lineare compatibile è
uno spazio affine con Dir(Sol(Ax = b)) = Sol(Ax = 0). In particolare
Sol(Ax = b) è un spazio affine di dimensione n − r, dove n è il numero delle
incognite ed r è il rango della matrice A.
Definizione Un sistema di riferimento R = R(O, v1 , . . . , vn ) per uno
spazio affine di dimensione n è il dato di un punto O ∈ S e da un insieme
ordinato {v1 , . . . , vn } che sia base di V .
Osservazione Sia S uno spazio affine su un K-spazio vettoriale V . Un
sistema di riferimento induce una bigezione tra S e K n : al punto P viene
associata la n-pla (x1 , . . . , xn ) tale che
n
X
P =O+ x i vi .
i=1
Gli scalari xi per 1 ≤ i ≤ n vengono dette le coordinate del punto P .
Esempio Se S = AnK (cioè S = V = K n ) chiamiamo sistema di
riferimento canonico (o standard) il sistema di riferimento (O, vi ) tali che
O = (0, . . . , 0) e vi = ei .
Definizione. Un sottoinsieme L di S è un sottospazio affine se esistono
un punto P0 ∈ L e un sottospazio U di V tale che ogni punto P di L si scrive
nella forma P = P0 + u con u ∈ U . Il sottospazio U è detto sottospazio
direzione o giacitura del sottospazio affine L, e viene indicato con Dir(L).
La dimensione di L è definita come la dimensione di Dir(L).
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Se L è un sottospazio affine di S some sopra, L spesso si indica con
L(P0 , U ).
Se la giacitura ha dimensione n − 1, si parla di un iperpiano.
Definizione Dati due sottospazi affini L0 e L1 di giaciture rispettiva-
mente U0 = Dir(L0 ) e U1 = Dir(L1 ), diremo che:
• L0 e L1 sono paralleli se U0 ⊆ U1 o U1 ⊆ U0 ;
• i due sottospazi L0 ed L1 sono incidenti se la loro intersezione L0 ∩ L1
non è vuota.
• i due sottospazi L0 ed L1 sono sghembi se i) non sono paralleli e ii) L0
e L1 non si intersecano.
Osserviamo che le relazioni ”essere paralleli”, ”essere incidenti” e ”essere
sghembi” sono simmetriche. Le relazione di parallelismo non e’ transitiva
fra sottospazi di dimensioni differenti.
Ossarviamo inoltre che se L0 e L1 sono paralleli e incidenti allora L0 ⊆ L1
o L1 ⊂ L0 .
Un sottospazio affine può essere rappresentato in due modi diversi.
Rappresentazione parametrica di un sottospazio affine. Sia S
uno spazio affine con un sistema di riferimento fissato R = (O, v1 , . . . vn ).
Sia L(P0 , U ) un sottospazio affine di S. Sia P ∈ L. Siano (x1 , .P . . , xn ) le
coordinate diPP e (y1 , . . . , yn ) le coordinate di P0 , cioè P = O + ni=1 xi vi
e P0 = O + ni=1 yi vi . Il vettore P − P0 ∈ V è
n
X
P − P0 = (xi − yi )vi .
i=1
Poiché P e P0 sono punti dello stesso sottospazio L, P − P0 è un vettore in
U . Sia {u1 . . . P
um } una base di U . Poiché P − P0 ∈ U , esistono λi ∈ K tali
che P − P0 =P m i=1 λi ui .
n
Inoltre uj = i=1 aij vi , perché U è sottospazio di V . Quindi abbiamo:
n
X m
X m
X n
X
P − P0 = (xi − yi )vi = λj uj = λj aij vi .
i=1 j=1 j=1 i=1
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Considerando il secondo e il quarto termine dell’uguaglianza si ha
n
X n X
X m
(xi − yi )vi = λj aij vi
i=1 i=1 j=1
da cui si ottiene che per ogni i tale che 1 ≤ i ≤ n
m
X
x i = yi + λj aij . (1)
j=1
Definiamo i vettori
a1j
aj := ... .
anj
Da (1) otteniamo
m
X
x=y+ λj aj . (2)
j=1
Al variare di λj otteniamo cosı̀ tutti i punti di L (infatti P era stato scelto
come un qualsiasi punto in L). Queste equazioni vengono dette equazioni
parametriche di L.
Esempio. Consideriamo la seguente retta r in A3K passante per il punto
P0 = (1, 0, 1) e con giacitura lo spazio vettoriale generato dal vettore di
componenti tutte uguali a 1. Le equazioni parametriche di tale retta sono
date da
x1 1 1
x2 = 0 + t 1 .
x3 1 1
Equazioni cartesiane di un sottospazio affine. Dato il sottospazio
L = L(P0 , U ) di uno spazio affine S, sia P ∈ L. Per definizione di sottospazio
affine P − P0 ∈ U . Sia {u1 , . . . , um } una base di U . Il rango della matrice
che ha come colonne u1 , . . . , um , P − P0 è m, infatti il rango è almeno m
perché gli ui formano una base, ma non è piú di m, perché P − P0 ∈ U . La
condizione che questa matrice abbia rango esattamente m fornisce la forma
cartesiana del sottospazio. Osserviamo che la condizione sul rango della
matrice [ u1 | . . . |um |P − P0 ] è equivalente alla condizione, che si ricava da
(2), che la matrice [a1 | . . . |am |x − y] abbia rango m.
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Inoltre, risolvendo il sistema lineare omogeneo associato alla matrice
[a1 | . . . |am |x−y] si ottiene una descrizione parametrica del sottospazio affine
i cui punti hanno coordinate che soddisfano il sistema.
In generale, per ricavare le equazioni cartesiane da quelle parametriche
occorre applicare il Teorema di Rouché-Capelli, utilizzando la teoria di Kro-
necker o la teoria di Gauss.
Esempio. Nel caso della retta r dell’esempio precedente, si passa facil-
mente dalla rappresentazione parametrica a quella cartesiana risolvendo
rispetto a t. In altri termini, sostituiamo x2 nelle altre due relazioni ot-
tenendo le due equazioni x1 − x2 = 1 e x3 − x2 = 1.
Esempio. Si consideri la retta r0 nello spazio affine tridimensionale di
equazioni parametriche
x1 = 1, x2 = t, x3 = t,
e il piano π di equazioni
x1 = 2u + 2v, x2 = 2 + u, x3 = 2u + v.
La retta ha per giacitura il sottospazio generato, ad esempio, dal vettore di
coordinate w = (0, 1, 1); il piano ha per giacitura il sottospazio generato dai
vettori u1 = (2, 1, 2) e u2 = (2, 0, 1). Dato che w = u1 − u2 , la giacitura di
r0 è contenuta in quella di π, cioè r0 è parallela a π.