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Luigi Dall'Aglio Gianni Giusberti Giorgio Gruppioni Daniele Vitali

Monte Bibele : aspetti archeologici, antropologici e storici dell'insediamento preromano


In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 93, N1. 1981. pp. 155-182.

Riassunto Pier Luigi Dall'Aglio, Gianni Giusberti, Giorgio Gruppioni, Daniele Vitali, Monte Bibele : aspetti archeologici antropologici e storici dell'insediamento preromano, p. 155-182. Nella media valle dell'Idice, nella zona di Monte Bibele (Monterenzio, Bologna) a partire dal 1972 ad oggi si individuato e parzialmente scavato un villaggio d'altura, costituito da abitazioni e da aree di passaggio, organizzate secondo un progetto unitario, realizzato nel corso del IV sec. a.C. All'abitato va riferito un sepolcretto a rito misto non ancora del tutto esplorato. I materiali recuperati si datano fra la met del IV e l'inizio del II secolo; abbondante il vasellame a v.n. di produzione nord-etrusca (Volterra). Resta aperto il problema dell'attribuzione culturale del complesso archeologico che, anche a livello delle risultanze antropologiche, risulta piuttosto eterogeneo. Alcune iscrizioni etrusche, peraltro, consentono di riconoscere corne etrusca almeno una parte della popolazione.

Citer ce document / Cite this document : Dall'Aglio Luigi, Giusberti Gianni, Gruppioni Giorgio, Vitali Daniele. Monte Bibele : aspetti archeologici, antropologici e storici dell'insediamento preromano. In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 93, N1. 1981. pp. 155-182. doi : 10.3406/mefr.1981.1273 http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_0223-5102_1981_num_93_1_1273

PIER LUIGI DALL'AGLIO, GIANNI GIUSBERTI, GIORGIO GRUPPIONI E DANIELE VITALI

MONTE BIBELE : ASPETTI ARCHEOLOGICI, ANTROPOLOGICI E STORICI DELL'INSEDIAMENTO PREROMANO

PREMESSA* L'obbligo scientifico di rendere noto quanto dal 19721 si va scavando nella zona di monte Bibele2 (Fig. I), in comune di Monterenzio (Bologna), ci aveva a suo tempo spinti ad una prima riflessione sui dati e sui problemi che emergevano dalle ricerche fino ad allora attuate3. La successiva individuazio ne ora parziale - esplorazione di una necropoli ci hanno indotti a e - per riprendere ed in parte a rivedere quanto avevamo gi scritto, anticipando quindi ancora una volta una trattazione pi analitica ed una sistematica presentazione dei materiali, per la quale si prevedono tempi piuttosto lunghi dovuti alle difficolt che sempre si incontrano nel reperire finanziamenti e personale per portare a termine i restauri del materiale, in questo caso particolarmente abbondante.

* Ringraziamo i proff. N. Alfieri, F. Facchini, G. A. Mansuelli, C. Peyre, per aver voluto discutere con noi molti dei problemi dibattuti in questo lavoro. Figure 7 e 10-12 Foto Soprintendenza archeologica dell'Emilia-Romagna. 1 Gli scavi, condotti in concessione dal Comune di Monterenzio, furono diretti dal 1972 al 1975 da Renato Scarani, dal 1978 al 1980 dagli scriventi. Alle due ultime campagne di scavo parteciparono anche diversi studenti dell'Istituto di archeologia e della Scuola di perfezionamento in archeologia dell'Universit di Bologna. 2 II gruppo di Monte Bibele formato dalle cime di Monte Savino, Monte Tamburi no ed appunto di Monte Bibele. Si trova nella media valle dell'Idice e fa da spartiacque tra questa valle e quella pi occidentale dello Zena. 3 P. L. Dall'Aglio - D. Vitali, Note preliminari sull'insediamento preromano di Pianella di Monte Savino, Monterenzio (Bologna), in EP, 8, in corso di stampa. MEFRA - 93 - 1981 - 1, p. 155-182.

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I - L'ABITATO L'abitato occupa un settore delle pendici orientali di Monte Savino, la cima pi bassa del gruppo di Monte Bibele, dove il pendio scende pi dolcemente verso ridice ed assume il nome di Pianella di Monte Savino. Il villaggio formato da numerose case ad uno pi ambienti a pianta rettangolare (fig. 2) costituite da muri a secco in pietra locale (fig. 3) ed impiantate in file parallele su terrazzi artificiali che paiono separati in due blocchi da una strada nord-sud dalla quale si dipartono piccoli stenopoi di collegamento. una ricostruzione questa ancora provvisoria, che attende una verifica archeologica resa estremamente difficile dai criteri discutibilmente estensivi delle campagne di scavo condotte dal 1972 al 1975, che hanno avuto l'obiettivo di mettere in luce centinaia di metri lineari di muri asportando, spesso in modo indiscriminato, il livello archeologico. Dal 1978 si iniziato invece uno scavo rigorosamente stratigrafico che ha interessato una casa posta nella zona settentrionale dell'abitato - settore 15 - scarsamente compro messa dagli interventi precedenti ed un testimone lasciato al centro di un vano posto nella zona centro-orientale - settore 17-18 -. Le prime conclusioni portano a riconoscere fasi differenziate di utilizzo delle case : un solo livello di pavimentazione stato riconosciuto nella casa del settore 15, mentre almeno due pavimenti in terra battuta e consolidati dal fuoco sono stati evidenziati dallo scavo del testimone del vano del settore 17-18. Le due fasi riconosciute in quest'ultimo ambiente paiono comunque coprire l'intero III sec. a.C. Altro dato di particolare interesse l'assoluta mancanza di elementi di copertura in laterizio - tegoli e coppi -, presenti invece nei centri etruschi del Nord (Bologna, Marzabotto e Spina), e qui presumibilmente sostituiti da assiti da sottili lastre d'arenaria. Questo sistema di copertura doveva essere sostenuto da pali di cui sono stati rinvenuti i buchi di imposta lungo i muri perimetrali sia del vano del settore 15 (fig. 4), sia di quello del settore 18. All'interno del vano del settore 15 stato pure possibile individuare il focolare posto nell'angolo nord-ovest ad una quota pi alta rispetto al pavi mento. In tutti gli ambienti fino ad ora scavati, compreso un corridoio attiguo al vano 15 esplorato nella scorsa estate, ci si trovati di fronte ad un livello compatto di ceramiche d'uso domestico e di vasellame d'importazione posto direttamente a contatto col pavimento e schiacciato da uno strato di crollo di spessore decrescente da monte a valle, formato da sassi di muro, terra e materiale archeologico. Tra il crollo e le ceramiche si insinua un sottile livello

Fig. 2 - Pianella di Monte Savino : pianta schematica dell'abitato.

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Fig. 3 - Pianella di Monte Savino : 1) vano del settore 17-18; veduta del muro nord; 2) vano del settore 15; veduta dell'angolo sud-est. In primo piano parte dell' area stradale nord-sud.

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Fig. 4 - Pianella di Monte Savino : veduta di due buchi di imposta di palo lungo il muro sud del vano del settore 15.

di cenere je carbone molto pulverulento prodotto forse da un incendio, che avrebbe segnato la fine del villaggio. I lavori di restauro e consolidamento delle strutture murarie condotti nel 1979 dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia-Romagna hanno consentito di riconoscere con sicurezza una cisterna in una struttura circolare, profonda oltre 5 m, con un diametro di 4 m alla bocca e 5 m al fondo, racchiusa all'interno di un recinto quadrangolare (fig. 5). Tale interpretazione stata suggerita dalla presenza tra i muri del recinto e quello della cisterna di un riempimento di argilla con funzione impermeabilizzante. La cisterna, collocata nella parte pi bassa della zona fino ad oggi esplorata, doveva servire l'intera comunit di Monte Savino. possibile poi che all'interno del villaggio vi fossero delle fonderie collegate presumibilmente alle vene di rame e ferro presenti nel fondovalle alla destra dell'Idice. Lo farebbe supporre il ritrovamento di numerose scorie di fusione, di pezzi di minerale, di grumi refrattari e di diversi frammenti di ceramica, anche di importazione, resa spugnosa e vetrificata dal fuoco. questa per ora solo un'ipotesi che cercher una verifica nella prosecuzione degli scavi. Un altro aspetto che solo la continuazione degli scavi potr

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Fig. 5 - Pianella di Monte Savino : la cisterna in fase di restauro.

chiarire l'eventuale presenza di una pi aree a destinazione cultuale all'interno dell'insediamento. Per ora gli unici elementi che possono aver avuto un significato votivo-religioso sono i minuscoli vasi in terracotta che, trovati numerosi all'interno delle case e privi di un uso pratico, sono forse riferibili a culti domestici4. I materiali archeologici recuperati sono costituiti, come si accennato, da ceramiche d'uso domestico di impasto pi meno grossolano (olle, doli, tazze), da forme della ed. ceramica cinerognola (tazze ed ollette), da anfore - almeno due - di tipo greco-italico5, da numerose forme di ceramica a vernice nera di fabbricazione nord-etrusca6, con a volte segni cruciformi

4 Potrebbe essere interpretata come zona sacra la cima di Monte Bibele dove presente uno spesso crostone di argilla concotta con molti frammenti ceramici. Nella zona tuttavia non sono ancora stati fatti scavi sistematici. 5 Cfr. O. Uenze, Frhrmische Amphoren als Zitnaken in Spanatene, Marburg-Lahn, 1958, p. 12, tav. 1:2; S. De Luca de Marco, Le anfore commerciali delle necropoli di Spina, in MEFRA, 91, 2, 1979, pp. 577-580, 585 ss. 6 G. Parmeggiani, Ceramiche d'importazione etnisca dalla Pianella di Monte Savino, Monterenzio (Bologna), in EP, 8, in corso di stampa. MEFRA 1981, 1.

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iscrizioni in alfabeto etrusco7 (fig. 6). Tra gli oggetti in metallo (fig. 7) partico lare interesse rivestono alcune monete in argento di imitazione massaliota e due assi onciali romano-repubblicani8. Queste ultime classi di materiali docu mentano un'intensa attivit commerciale, probabilmente integrata dallo sfru ttamento e da una prima lavorazione delle risorse minerarie del fondovalle. Il rinvenimento poi di ossa di animali, sia domestici che selvatici9, e di semi vegetali - nonch di alcuni falcetti in ferro - documentano lo sfruttamento delle risorse del territorio attraverso l'allevamento, la caccia e l'agricoltura. Universit di Bologna Pier Luigi Dall'Aglio

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Fig. 6 - Ceramica d'importazione, dall'abitato.

7 Rivista di epigrafia etrusca : Monterenzio (Bologna), Pianella di Monte Savino, in Si. Etr., voi. XLVII, 1979 (G. Bermond Montanari), pp. 304-305. 8 A. Pautasso, in EP, 8, 1980, cit. 9 L'esame ed il riconoscimento del materiale osteologico recuperato nel 1978 sono dovuti a Judith Cartledge. In totale il 35% delle ossa appartiene ad ovini, il 30% a suini, il 15 % a cervi, l'8% a bovini, il 4% a lepri, l'l% ad uccelli.

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Fig. 7 - Oggetti di metallo dall'abitato : 1) dramma padana d'argento; 2) falcetto di ferro; 3) alare di ferro.

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II

IL SEPOLCRETO 1) - Dati archeologici Nell'estate 1979 ebbero inizio le ricerche sul pianoro che costituisce la cima di Monte Tamburino, posto a circa 200 metri di distanza dall'area dell'abitato e ad una quota media di +60 metri rispetto alla sommit di quest'ultimo (fig. 1). Sulla base di notizie molto generiche si sapeva di alcuni scavi clandestini effettuati in passato e che avevano portato al ritrovamento di scheletri e di corredi con ceramiche ed armi di ferro10. Nondimeno, la serie di sondaggi operata nel corso degli scavi diretti dallo Scarani (1972-75) non diede alcun risultato positivo. Con le campagne di scavo 1979 e 1980 - che prevedevano saggi esplorativi sistematici - si invece raccolta la documentazione di 25 tombe (fig. 8) che risultano pertanto un elemento di prim'ordine per la esatta valutazione cronologica e culturale dell'insediamento cui il sepolcreto si riferisce. Infatti, l'obiettivo principale dello scavo avviato in questo settore dopo l'accertamento dell'esistenza di tombe nel terreno, era quello di acquisi re documentazione, la pi completa possibile, anche per giungere alla una migliore conoscenza della popolazione insediatasi a Monte Savino, fino a quel momento definita genericamente come formata ora da Galli, ora da Etruschi, sulla base di materiali isolati rinvenuti nell'abitato. Per varie ragioni, tuttavia, non si potuto completare l'esplorazione integrale del sepolcreto che rientrava nei nostri programmi. L'interruzione degli scavi (che non consente di conoscere l'entit e i tipi delle tombe ancora da esplorare) ed i restauri ancora in corso sui materiali recuperati non permettono per ora di arrivare a conclusioni definitive. Delle 25 tombe scavate, 4 sono a cremazione (t. 4, 6, 8, 14), 16 sono a inumazione, 5 - a diversa profondit rispetto al piano di campagna ma sicuramente manomesse - (t. 3, 15, 18, 21, 23) non hanno restituito che pochi oggetti e nessun dato sul rito funerario.

10 Si pu calcolare che siano state intercettate almeno una decina di tombe. Alcuni frammenti di scheletri furono consegnati all'Istituto di antropologia dell'Universit di Bologna (vd. paragrafo successivo).

SCAVO

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Fig. 8 - Monte Tamburino : pianta schematica del sepolcr

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Delle tombe a inumazione, quasi sempre con scheletri molto lacunosi, tre sono certamente bisome (t. 7, 10, 25), le altre sono a deposizione singola, in almeno tre casi (t. 9, 10, 12) le sepolture si sono sovrapposte ed hanno quindi usato la fossa di altrettante tombe a inumazione precedenti. Le tombe ad inumazione sono in semplice fossa in cassa lignea talora con alcuni chiodi di ferro che fermavano le assi (t. 13 e 19); solo in tre casi (t. 13, 17, 25) si sono trovati ciottoli di fiume di forma ellittica e lastre di arenaria che probabilmente avevano avuto la funzione di segnacolo tombale. Delle tombe ad inumazione due sono prive di corredo (t. 7, 12)u, cinque hanno un corredo di pochi oggetti (t. 1, 5, 9, 10, 20), le altre hanno corredi con fibule e numerose ceramiche. L'orientazione delle inumazioni in dieci casi da Nord a Sud, in tre casi da Sud a Nord, negli altri casi non definibile data la frammentariet degli scheletri. La regolare disposizione di un gruppo di tombe tutte pi meno allineate tra loro e situate a una distanza media di m 2,50-3 l'una dall'altra, da Ovest verso Est, (fig. 8) sta ad indicare un uso ininterrotto del sepolcreto, ci che, del resto, risulta confermato dall'omogeneit dei corredi rinvenuti. Allo stato attuale degli scavi sembra che il sepolcreto sia organizzato su tre file di tombe : quella centrale (t. 1-3, 7, 11, 12, 16, 18, 19, 21-23, 20) quasi interamente esplorata; quella pi esterna verso Sud stata assai manomessa dagli scavi clandestini e dalle erosioni naturali (unica eccezione per ora la t. 14), l'altra esterna verso Nord stata esplorata nel solo tratto iniziale. Le tombe a cremazione si sono incontrate solo nelle due file esterne. La profondit sotto il piano di campagna varia da pochi centimetri ad oltre m 1,50. L'elemento di novit per questo sepolcreto dato dalla variet del rito funebre : la cremazione, in tre casi (t. 6, 8, 14) accompagnata dal corredo di armi in ferro ripiegate semplicemente incurvate, (sempre la spada col fodero poi qualche giavellotto) va riferita all'elemento maschile guerriero12. Nella serie delle inumazioni in tre casi si avuta l'associazione di fusaiole e perline di collana (di vetro blu ad occhi bianchi, d'ambra) con un numero variabile di ceramiche poste sempre alla sinistra dello scheletro (t. 2, 11, 16); in questi casi si dovrebbero riconoscere delle tombe femminili. 11 Le tombe 17, 18, 23, 24 sono troppo lacunose per essere sicuri che fossero prive di corredo al momento della deposizione. 12 Nell'altra t. a cremazione (t. 4) l'affioramento del corredo ha portato alla distru zione quasi totale del cinerario (probabilmente una kelebe, di argilla cinerognola) e rende quindi verosimile il sospetto che anche qui, se vi fossero state le armi collocate sopra il corredo come nei tre casi citati, sicuramente esse sarebbero andate disperse.

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La presenza di un coltello-rasoio quale unico corredo di una tomba (t. 9) sta ad indicare che l'inumazione era praticata anche per l'elemento maschile. L'analisi antropologica conferma questa deduzione e riconosce come maschili altre inumazioni in cui il corredo quasi assente. Resta da vedere se questo biritualismo per l'elemento maschile corrisponda ad epoche diverse a ruoli diversi nell'ambito della societ ad entrambe le cose : per ora certo che la cremazione costituisce una caratteristica esclusiva dei guerrieri. Nell'ambito della necropoli, salvo i tre casi delle deposizioni multiple - che dovrebbero essere tutte maschili13 - non si riconoscono particolari raggruppamenti tomb ali; neppure emergono tombe con corredi ricchi, ad eccezione della t. 14 a cremazione, caratterizzata da molte ceramiche (piatto con versatolo, piattelli a tesa, coppe su piede, kylikes a v.n.) (fig. 9), dalle armi (elmo, spada, fodero, giavellotti, puntale), da una fibula lacunosa, kyathos di bronzo, coltello, spiedo e due cimase di candelabro in ferro. L'esame preliminare dei corredi ceramici consente senz'altro di affermare che sia la cronologia che i tipi del materiale attestato sono gli stessi document ati nel villaggio sottostante di Monte Savino. Molto interessante al riguardo il vasellame di produzione locale costituito da piccoli doli e da ollette che, sia per l'impasto che per la decorazione di bugnette di prese a ferro di cavallo, corrispondono in pieno a quelli dell'abitato. Ben documentata la ceramica di pasta molto depurata di colore grigio scuro (la ed. ceramica cinerognola ) : sono presenti ciotole con labbro rientrante, piattelli a tesa, bicchieri rastremantisi alla bocca, il fondo di un probabile cratere con piede modanato simile a quelli volterrani, un piatto a pareti carenate con versatolo sul labbro e alcuni skyphoi troncoconici; le forme imitano quelle della vernice nera. Non si pu per ora precisare la consistenza della ceramica figulina decorata a fasce rosso-brunastre : ciotole a labbro rientrante su alto piede troncoconico, piattelli con labbro a tesa, sempre su alto piede ; in questi ultimi la vernice si conservata solo nei punti pi profondi di gole e modanature. Un'altra categoria di ceramiche presente nella necropoli quella della vernice nera; purtroppo, avendo il terreno calcareo fatto corpo con lo strato di vernice ed essendo il restauro ancora in corso, non mi possibile fornire migliori indicazioni su vernici, eventuali suddipinture e decorazioni - appena intraviste - a rotella e a stampiglia. Si hanno skyphoi pressoch intatti, di forma analoga a quelli rinvenuti nell'area emiliana (soprattutto a Spina e

13 Non stata fatta l'analisi antropologica della t. 25 che fa parte del gruppo di tombe scavate nel 1980 (t. 17-25).

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Fig. 9 - Monte Tamburino : gruppo di ceramiche dalla tomba 14 ( a cremazione).

nell'abitato di Monte Savino) prodotti in territorio etrusco-settentrionale (Volterra) 14. Sono rappresentate alcune kylikes a v.n. con anse non ripiegate, con impressioni di palmette e fiori di loto all'interno, riconducibii alla forma Morel 82, la cui durata coprirebbe l'intero III e gli inizi del II sec. a.C.15. Sono pure documentate una piccola olpe con ansa a bastoncello sormont ante confrontabile con la forma Lamboglia 58 16 e, da un'altra tomba, una

14 Rientrano nella stessa forma Lamboglia 43 e varianti dei frammenti suddipinti editi da G. Parmeggiani (v. nota 6). Cfr. anche G. Fiorentini, Prime osservazioni sulla ceramica campana nella valle del Po, in Riv. St. Lig., XXIX, 1963, p. 18 e T. Poggio, Ceramica a vernice nera di Spina. Le oinochoai trilobate, Milano, 1974, p. 20-22. Vd. ora E. Mangiani, Materiali volterrani ad Adria in et preromana, in StEtr., XLVIII, 1980, pp. 121-140. 15 J.-P. Morel, Notes sur la cramique tnisco-campanienne. Vases vernis noir de Sardaigne et d'Arezzo, in MEFR, LXXV, 1963, p. 44 ss.; M. Cristofani, in Not. Scavi, 1973, Suppl., p. 66. 16 M. Montagna Pasquinucci, La ceramica a vernice nera del Museo Guarnacci di Volterra, in MEFRA, 1972, p. 345 ss. N. Lamboglia, Per una classificazione preliminare della ceramica campana, in Atti I Congr. Internaz. St. Liguri, 1950, p. 197.

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lekythos ariballica con ansa a nastro, corpo a profilo leggermente allungato, riferibile alla forma Lamboglia 59 17. Tra il materiale metallico vanno segnalate almeno sette fibule (5 di bronzo e 2 di ferro) di cui quattro facenti parte di quattro distinti corredi femminili (t. 1, 2, 3, 11) e una, lacunosa, di un corredo maschile (t. 14). Tre di esse, del ed. tipo Certosa, con arco di verga piegato al centro e piccolo bottone all'estremit della staffa che ha sezione a J, possono rientrare nella classe D tipo II del Guzzo18 e nel IV tipo della Terzan che assegna loro un excursus cronologico dalla prima met alla fine del V sec. a.C.19. Il divario cronologico di almeno mezzo secolo tra la datazione GuzzoTerzan e quelli che per ora sembrano i corredi pi antichi di Monte Tamburi no spiegare con una prosecuzione dell'uso di questo tipo di fibule nel si pu corso del IV sec. a. C. o, viceversa, con un'antichit ancora maggiore dei relativi corredi tombali. Per quest'ultima ragione possibile che la cronologia di qualche complesso tombale subisca degli spostamenti in alto, ma prima di tutto sar necessario il controllo pi puntuale dei materiali ceramici d'impor tazione associati che, com' noto, hanno delle datazioni ben determinate. Le spade di ferro a doppio taglio, lama sottile e appuntita con nervatura mediana (lunghezza media 70 cm circa) sono analoghe a quelle documentate per esempio a Marzabotto, Ceretolo e Bologna20 ; i relativi foderi coi salvapunta allungati, leggermente ingrossati e traforati, e in un caso (t. 14) il sistema di sospensione del fodero mediante una coppia di anelli di bronzo21 datano questa classe di materiali a partire dagli ultimi decenni del IV fino all'inizioprima met del III sec. a.C.22 (fig. 10). Le altre armi da offesa presenti sono costituite da giavellotti con cuspide ad alette e innesto a cannone, lunghi da 65 a 85 cm circa 23.

17 Lamboglia, Per una classificazione, cit., p. 198; J. D. Beazley, Etruscan Vase Paint ing, Oxford, 1947, p. 271, n 17. 18 P. Guzzo, Le fibule in Etruria dal VI al I secolo, Firenze, 1972, p. 109 ss., tav. VII, . 19 . Terzan, Certoska fibula, in Arheoloski Vestnik, XXVII, 1976, p. 341-342, Fig. 6, e. 20 Vd. rispettivamente : L. Kruta Poppi, Les Celtes Marzabotto (province de Bologne), in tudes celtiques, XIV, 1975, p. 358-360; Ead., La spulture de Ceretolo province de Bologne et le facis boten du IIIe sicle avant notre re, in tudes celtiques, XVI 1979, p. 15 ss; V. Kruta, Celtes de Cispadane et Transalpins aux IVe et IIIe sicles avant notre re: donnes archologiques, in St. Etr., XLVI, 1978, p. 168-170. 21 J. Dchelette, Manuel d'archologie prhistorique, celtique et gallo-romaine, IV, Parigi, 1927, p. 621. 22 Kruta Poppi, Les Celtes Marzabotto cit., pp. 358-360; Ead., La spulture de Ceretolo, cit., p. 13. 23 La forma quella del Hum ; esemplari simili furono trovati nelle tombe dei

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Non si sono trovati altri tipi di arma; mancano ad es. le cuspidi di lancia che provengono dalla famosa tomba di Monterenzio Vecchio scavata nel 1882 pi a Nord sul versante opposto dell'Idice24. L'elmo di ferro (fig. 11) rinvenuto nella pi ricca delle tombe a cremazio ne ha subito lo stesso processo di distruzione rituale (sfondamento, (t. 14)

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Fig. 10 - Monte Tamburino : spada e fodero dalla tomba 8 (a cremazione).

distacco di paraguance e di parte del rivestimento di lamina bronzea) toccato alle altre armi (ripiegate spezzate). I due paraguance sono formati da una coppia di lamine di ferro a margini trilobati e da tra borchie circolari di bronzo-due in alto e una in basso fermate con chiodi di ferro. Sulla faccia esterna di ciascuna compare una decorazione a palmette incise, molto rovinata dalla corrosione del ferro.

guerrieri di Montefortino (t. XXII, XXV, XXXIII) databili alla fine del IV secolo a. C. (E. Brizio, // sepolcreto gallico di Montefortino presso Arcevia, in Mon. Ant. Line, IX, 1899-1901, coll. 680, 687, 688, taw. VI, 16-19; IX, II). 24 Not. Scavi, 1882, p. 432 (G. Gozzadini).

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Fig. 11 - Monte Tamburino: elmo dalla tomba 14 (a cremazione)

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L'elmo, della serie con applicazioni di bronzo25 riconducibile al tipo A della classificazione di F. Coarelli26; tale tipo diffuso specialmente in Italia centrale, ma conosciuto anche al di l delle Alpi si data con relativa sicurezza alla prima met del IV sec. a.C. La decorazione della fascia bronzea di base che corre da un lato all'altro passando sulla fronte identica a quella di un altro elmo di ferro che si trova all'Antikenniuseum di Berlino, indicato come proveniente dalla provincia di Roma27 : e cio una serie di lobi delimita ta e in basso da una perlatura, quindi una fascia alta tre volte quella in alto superiore con serie continua di palmette contrapposte alternate da volute a S e, alla base, un'altra perlatura. Si diversificano invece le foglie che rivestono la zona temporale; nel nostro elmo esse hanno una decorazione a motivi vegetali (girali e palmette) mentre nell'esemplare di Berlino le connotazioni vegetali si sono trasformate in motivi quasi ornitomorfi e la palmetta centrale si trasformata in maschera a testa umana. Sempre nella medesima t. 14 si sono rinvenuti un kyathos di bronzo, del tipo a rocchetto, liscio (fig. 12), la cui produzione e diffusione si ebbe a partire dalla prima met del V e durante tutto il IV sec. a.C.28, e due cimase di ferro di candelabri a fusto ligneo. Queste ultime sono costituite da due uncini orizzontali, contrapposti a S, riuniti allo stesso gambo leggermente appuntito per essere infisso in un fusto di legno29. 25 U. Schaaf, Keltische Eisenhelme, in JRGZM, 21, 1974, I, pp. 175-182 e ss. 26 F. Coarelli, Un elmo con iscrizione latina arcaica al Museo di Cremona, in Mlanges offerts Jacques Heurgon, 1976, pp. 163-164 e nota 25. Tra l'altro l'elmo della t. 14 risulterebbe coevo e dello stesso tipo di quello proveniente da Monterenzio Vecchio - Scavi 1882 - (Coarelli, Un elmo cit., fig. 5). 27 Coarelli, Un elmo cit., p. 165 nota 25. Lo Jacobsthal (Early Celtic Art, Oxford, 1944, p. 180 n 144) lo indica come proveniente dall'Umbria. ( rappresentato da B. Schrod er, Freiherrlich von Lipperheidesche Heinsammlung in den Knigl. Museen zu Berlin, Die in AA, 1905, p. 29, tav. 19 L 78. Vd. anche A. Rampinelli, Elmo gallico di Gottolengo (Brescia), in Sibrium, VIII, 19, fig. 3). Simile anche per la fascetta con decorazione a palmette che corre sulla fronte risulta un elmo di ferro con borchia circolare bronzea nella zona temporale dalla t. XXVI di Montefortino ; anch'esso rientra nel tipo A del Coarelli. L'elmo della t. XXVI di Montefortino, cos come le armi, ha subito deformazioni e rotture rituali (Brizio, // sepolcreto gallico, cit., tav. VI, 21, col 688). Da una tomba a inumazione di Rocca San Casciano proviene un elmo di ferro con rivestimento di fascetta e foglie di bronzo alquanto diverse dalle nostre. L'elmo dovreb be rientrare sempre nel tipo A del Coarelli (L. Prati, in / Galli e l'Italia, Roma, 1978, p. 133-135). 28 M. Martelli, in Prospettiva, 4, 1976, p. 46. 29 Un esemplare analogo ma con tre uncini viene dalla tomba 375 della Certosa di Bologna (A. Zannoni, Gli scavi della Certosa di Bologna, Bologna, 1876-1884, p. 396, Tav. 136,2).

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Terminata la rapida rassegna dei materiali pi significativi dal punto di vista cronologico si pu concludere dicendo che la maggior parte dei corredi rientra nel III sec. a.C. (prima met) mentre alcuni elementi (soprattutto le fibule Certosa, un pendaglio d'avorio30 e forse qualche ceramica d'importazio-

Illustration non autorise la diffusion

Fig. 12 - Monte Tamburino : kyathos dalla tomba 14 (a cremazione).

ne) farebbero pensare ad un gruppo di tombe pi antiche, situabili almeno entro la seconda met del IV sec. a.C. (t. 1, 2, 14). La variet tipologica e compositiva dei corredi molto vicina a quella delle csd. tombe galliche di Bologna31 alcune delle quali, per la presenza di oggetti tipicamente lateniani in particolare associazione tra loro sono state

30 Vd. D.Lollini, La civilt picena, in Popoli e civilt dell'Italia antica, 5, 1976, (tomba 8 di Pianello di Castelbellino-Area Campanelli-ai Museo nazionale di Ancona) tav. 129, a (primo a sinistra). Un altro identico (inedito)' al Museo P. Aria di Marzabotto, proveniente dalla citt (inv. n 0283). 31 E. Brizio, Tombe e necropoli galliche della provincia di Bologna, in Atti Mem. Dep. Romagna, 1887, pp. 461-462 e ss. Tali tombe occupavano una posizione stratigrafica intermedia tra il livello dei sepolcri romani e quello pi basso delle tombe villanoviane. L'appartenenza a questo livello intermedio tuttavia non un elemento sufficiente per assegnare tutte le tombe ivi rinvenute all'epoca alla cultura gallica. A Bologna, com' noto, c' anche una fase

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riferite ai Boii stabilitisi nell'area cittadina a partire dalla seconda met-ultimi decenni del IV sec. a.C.32. Nel sepolcrto di Monte Tamburino, tuttavia, mancano per ora le inumaz ionicon armi che sono invece prevalenti nelle necropoli bolognesi - e l'associazione di elementi lateniani presente solo nelle tombe a cremazio ne e limitatamente al caso delle armi33; manca inoltre qualunque fibula tipo La Tene. La spada gallica che nel corso del IV secolo diventa il tipo d'arma pi diffuso e nei pi diversi ambiti culturali, da s sola non appare un elemento sufficiente ad individuare il carattere celtico di un corredo, ancora meno, quindi, lo nel nostro sepolcreto dove la caratterizzazione generale in tal senso manca assolutamente. Il rito funerario che, ad esempio, si riscontra nelle tombe galliche di Marzabotto pressoch identico - anche per la presenza dei medesimi oggetti di corredo - a quello delle necropoli celtiche transalpine34; con tale tipicit, invece, esso non risulta altrettanto stabile nelle necropoli bolognesi ed ancora meno in quelle senoniche delle Marche, in primis di Montefortino. Ora, se vero che i citati sepolcreti vanno riferiti in tutto (Marzabotto) in parte (gli altri) ai nuovi arrivati (Senoni, Boi) anche vero che a livello del rituale funerario le connotazioni etniche e culturali di questi gruppi recentissi mi advenarum si perdono molto rapidamente35; molto presto e in maniera

etrusca che segue quella villanoviana e il cui termine, tradizionalmente fatto coincidere con le invasioni galliche di IV secolo, in realt va fatto slittare pi in basso. Il processo dialettico instauratosi tra la componente di ascendenza etrusca e quella gallica va ricostruito al di fuori di rigidi attribuzionismi cuturali, riprendendo lo studio di tutta la documentazione di IV- III secolo (M. Zuffa, in / Galli e l'Italia, cit., p. 151 ss.). Vd. ora l'esame di un gruppo consistente di corredi bolognesi riferibili a questo periodo : V. Kruta, Les Boens de Cispadane. Essai de paloethnographie celtique, in tudes celtiques, XVIII, 1980, p. 7-32 (partie. 7-25). 32 Kruta, Celtes de Cispadane cit., pp. 166-172; id., Les Boens, cit., a nota 31. 33 Sul valore documentario in senso culturale delle armi di ferro cfr. M. Zuffa, / Celti nell'Italia adriatica, Atti del I Conv. st. antichit adriatiche 1971 , Chieti, 1975, p. 132 ss. Spade di ferro di tipo celtico (quasi tutte ritualmente piegate) sono presenti in un gruppo di tombe della necropoli sicuramente picena di Camerano (D. G. Lollini, / Senoni nell'Adriatico alla luce delle recenti scoperte, in P.-M. Duval, V. Kruta, Les mouve ments celtiques du Ve au Ier sicle avant notre re, Parigi, 1979, pp. 55-60). Sulla inconsi stenza della spada lateniana come criterio per distinguere i Celti dagli indigeni (Piceni, Veneti, Liguri) (ed Etruschi) convengono V. Kruta e M. Primas (Discussion in P.M. Duval- V. Kruta, Les mouvements, cit., p. 61). 34 Kruta Poppi, Les Celtes Marzabotto, cit., pp. 364-369. 35 II problema del rapporto tra le fonti storiografiche ed i contesti archeologici posto con chiarezza da M. Zuffa (in / Galli e l'Italia, cit., p. 138 ss., partie. 146).

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vistosa nell'area marchigiana sotto i forti influssi delle culture picena, etrusca e greca, ma anche - e altrettanto inesorabilmente - nel Bolognese dove una parte della componente etrusca di fronte all'avanzata celtica non si era per nulla ritirata36. Questa trasformazione della cultura tradizionale celtica fu prodotta ed agevolata dalla sedentarizzazione degli invasori che si allinearo nousi delle popolazioni con le quali erano venuti a contatto37. sugli Tornando alla nostra necropoli di Monte Tamburino si osserva che neppure i corredi femminili presentano le parures tipiche delle tombe celtiche38 ma, al contrario risultano perfettamente in linea con la tradizione etrusca (di tono minore, se si vuole, data la scarsa ricchezza dei corredi) di tipo Certosa39. In conclusione, fino a che non si avr il quadro completo della situazione dell'intero sepolcreto sar pi prudente rinunciare ad affermazioni categoriche a deduzioni meccaniche basate su elementi non interpretabili in modo univoco. Si dovr poi rivedere con attenzione la documentazione di scavi vecchi e nuovi relativa a sepolcreti parzialmente coevi al nostro dell'area emiliano-romagnola-marchigiana per avere un quadro di riferimento il pi

36 Zuffa, ibid., p. 141. L'esistenza di tombe etrusche a Bologna in questo stesso periodo attestata ad es. dalla tomba B. C. 968 (a cremazione) che ha come corredo una kylix a v.n. con iscrizione in alfabeto e lingua etrusca mi titles. Giustamente a questo documento etrusco vengono affiancate le numerose iscrizioni tardo-etrusche di Spina e Adria che confermano cos la persistenza dell'elemento etrusco in queste zone (G. Colonna, in St. Etr., XLVI, 1978, pp. 396-397 e ss.). 37 Zuffa, ibid., p. 141. Sono forse da vedere come sopravvivenze di aspetti radicati nella tradizione l'uso di caratterizzare il guerriero con le proprie armi di guerra (sia nelle tombe a inumazione che in quelle a cromazione) e l'uso - meno frequente - di ripiegare distruggere ritualmente le armi del morto a Monte Tamburino; in qualche tomba a Bologna (Benacci 942, Benacci 138 -?-); qualche tomba a Montefortino (t. XIX, XXII, XXIV, XXVI, XXVIII, XXXI, XXXIV). Quest'ultima usanza ritenuta come dovuta ad influenza gallica (D. Lollini, La cultura picena, cit., p. 151, 177) si trova ancora nel Piceno e in Liguria ad esempio (vd. P. Jacobsthal, Early Celtic Art, Oxford, 1944 (rist. 1969), p. 207). 38 Kruta Poppi, Les Celtes Marzabotto, cit., pp. 367-368. 39 La presenza nell'abitato di Monte Savino di parlanti o scriventi in alfabeto etrusco documentata da alcuni framenti di ceramica a v.n. e soprattutto di ceramica comune locale che recano iscrizioni graffiti (v. nota 7) (il materiale proviene dagli scavi 1972-1975). D'altra parte sempre in area d'abitato sono presenti fibule tipo La Tene, braccialetti di vetro, anelli a pi giri ed altri oggetti lateniani che finora non si sono trovati in nessuno dei corredi tombali di Monte Tamburino. L'esclusione di tali oggetti dai corredi funebri, se programmata intenzionale, assumerebbe un significato cert amente rilevante; non detto per che nell'area ancora inesplorata del sepolcreto non possano trovarsi elementi di corredo spiccatamente lateniani.

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ampio ed aggiornato possibile40. Per il momento, sulla base dei dati raccolti nel sepolcreto - ma anche nell'abitato - si intuisce che il centro di Monte Bibele ebbe rapporti sia culturali che economico-commerciali con le altre realt della regione e di altre zone italiane (l'Etruria), di una certa ampiezza. La fisionomia e i caratteri di omogeneit di variet etnica e politica della comunit insediatasi in questo punto della valle dell'Idice potranno essere messi in luce pi avanti. Per ora basti solo averli enunciati come ipotesi su cui lavorare. Universit di Bologna Daniele Vitali

2) Dati antropologici L'esame antropologico stato eseguito finora sui reperti osteologici recu perati in 16 tombe del sepolcreto di Monte Tamburino, nel corso della campagna di scavi del 1979, nonch su alcuni reperti raccolti in precedenza nella stessa area. I resti scheletrici in esame, nonostante un'accurata opera di restauro, si presentano in condizioni assai frammentarie e in cattivo stato di conservazion e, probabilmente a causa dell'azione disgregante dell'humus e delle radici, in quanto recuperati in un terreno a bosco. Si conservano prevalentemente le ossa lunghe, rappresentate quasi escl usivamente da porzioni diafisarie pi meno frammentarie. Lo scheletro della testa rappresentato da alcuni crani e calotte, incompleti e in qualche caso deformati, e da pochi elementi della faccia tra cui alcune mandibole. Sono andate quasi completamente perdute in tutti gli scheletri le ossa del tronco e dei cinti, tranne qualche frammento di osso coxale. Nonostante la scarsit del materiale si ritenuto ugualmente utile effet tuare lo studio antropologico dei reperti, di cui vengono qui riferiti alcuni risultati sintetici, anche in considerazione della esiguit di notizie antropologi chepossiedono sui gruppi umani che hanno abitato nel nostro territoche si

40 Ad es. si vedano le nuove proposte a livello di cronologia per alcune tombe del sepolcreto di Montefortino (M. Cristofani, intervento alla relazione di L. Mercando, L'ellenismo nel Piceno, in Hellenismus in Mittelitalien, 1976, pp. 173-174; M. Zuffa, in / Galli e l'Italia, cit., pp. 151-153). Dalla pubblicazione sistematica di alcuni sepolcreti ancora inediti derivano contributi decisivi al chiarimento dei problmi di IV e III sec; questi sicuramente costituiranno il tema dominante delle ricerche dei prossimi anni (D. G. Lollini, / Senoni nell'Adriatico, cit., pp. 55-70).

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rio nei secoli immediatamente precedenti la romanizzazione, a parte alcune informazioni e interpretazioni di carattere storiografico e archeologico. Lo studio morfometrico dei reperti, condotto in base alle tecniche riporta temanuali di antropologia in uso41, ha consentito di acquisire alcuni dati nei di un certo interesse. La serie in esame comprende 16 individui adulti di cui 5 in et relativ amentegiovanile. La determinazione del sesso, eseguita sulla base dell'esame antropologico e in diversi casi confermata dai corredi funebri, ha portato a riconoscere 8 individui di sesso maschile, 5 di sesso femminile e 3 di attribu zione incerta. Per quanto riguarda il cranio, delle 7 calotte di cui stato possibile esaminare la forma, 4 risultano stenomorfe a contorno ovoidale od ellissoidal e, le altre 3 appaiono moderatamente brachimorfe con profili riconmentre ducibili a sferoidi sub-sferoidi. L'indice cranico orizzontale, calcolato soltan todue individui, risulta in un caso di dolicomesocrania (74,62) e nell'altro in di mesocrania (78,92). Alcuni crani maschili appaiono anche piuttosto volumi nosi parietali larghi e rigonfi . L'unico caso in cui stato possibile con calcolare la capacit cranica ha fornito un valore notevolmente elevato (1627,74 cc, in reperto maschile). I pochi elementi della faccia di cui si dispone sembrerebbero denotare faccia media; l'indice facciale superiore e l'indice nasale, calcolati in un solo esemplare, assumono valori, rispettivamente, di mesenia (53,03) e mesorrinia (48,08). Le mandibole rivelano una certa variabilit quanto a robustezza; l'angolo mandibolare frequentemente ampio, il mento prominente. Le ossa degli arti appaiono, nel sesso femminile, piuttosto corte e di una certa gracilit, mentre nei maschi sono in genere di notevole lunghezza e spesso con caratteri di accentuata robustezza. Gli indici diafisari presentano una notevole variabilit con valori medi di euribrachia (79,10; 17 oss.), eurolenia (86,74; 6 oss.), pilastro medio (112,12; 20 oss.), platimeria (82,93; 15 oss.) e mesoeuricnemia (70,50; 14 oss.). La statura, desumibile in maniera approssimativa dalla lunghezza delle diafisi delle ossa lunghe, pu ritenersi piuttosto bassa nel sesso femminile, mentre nei maschi si pu parlare di statura almeno medio-alta. L'unico scheletro (appartenente a individuo maschile) di cui, disponendo della lun ghezza del femore (490 mm) stato possibile applicare i metodi di Manouvrier, di Pearson, e di Trotter e Gleser per la ricostruzione della statura, ha fornito valori staturali rispettivamente di : 175,4; 173,43; 178,00. 41 R. Martin, K. Salier, Lehrbuch der Anthropologie, Stuttgart, 1956-1959; G. Olivier, Pratique anthropologique, Parigi, 1960; F. Frassetto, Lezioni di antropologia, Bologna, 1917. MEFRA 1981, 1.

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Rimane difficile, sulla base dei pochi dati di cui si dispone, procedere ad un inquadramento antropologico dei reperti in esame; si pu tuttavia ritrova re qualche riscontro con le serie coeve della regione. Per quanto riguarda la morfometria cranica i nostri reperti si avvicinano a numerose altre serie. In particolare, richiamano i crani gallici di Bologna e Marzabotto42 e i resti scheletrici di San Martino in Gattara43 attribuiti al VI-V sec. a.C, anche se, nel nostro gruppo, sembrano meglio rappresentate le forme tendenzialmente larghe. Cos pure possono rilevarsi affinit anche rispetto alle serie di crani etruschi nelle quali, come nel nostro gruppo, accanto a forme ovoidi ed ellissoidi dolico-mesocefale si rinvengono crani moderatamente brachimorfi con occipite arrotondato44. Per quanto concerne lo scheletro post-craniale, non mancano riscontri, limitatamente agli indici diafisari, negli Etruschi della Certosa di Bologna45 e nei resti scheletrici di S. Martino in Gattara46. Per quanto riguarda la statura, i valori probabilmente elevati del sesso maschile e la differenza tra maschi e femmine non trovano riferimento in altre serie della regione. Per quanto si riferisce ai valori staturali maschili si potrebbe forse fare qualche accostamento con quelli di altre serie di VI-IV secolo quali S. Martino in Gattara (cm 164)47 e Bologna e Marzabotto (cm 169)48. In base a questi primi dati sembra potersi rilevare una composizione etnica non omogenea della serie esaminata in cui possono riconoscersi oltre a un'eterogeneit nella morfometria cranica, comune ad altre serie coeve, una struttura corporea piuttosto robusta e una statura alta, nei soggetti maschili, che, a parte la variabilit individuale, potrebbero anche far pensare a indivi dui provenienti da altre regioni, probabilmente dal Nord. Universit di Bologna Gianni GiusBERTi Giorgio Gruppioni

42 G. Sergi, Antropologia storica del Bolognese, in Atti Mem. Dep. Romagna, 1884. 43 F. Facchini, / resti scheletrici del sepolcreto gallico di S. Martino in Gattara (Ravenn a), St. Etr., XXXVI, 1968, p. 73-97. in 44 F. Frassetto, Crania Etnisca, in Riv. Antrop., 28, 1928-29, p. 463-467; id., Note antropologiche sulla popolazione bolognese, Bologna, 1932; F. Facchini-. Evangelisti, Scheletri etruschi della Certosa di Bologna, in St.Etr., XLII, 1974, p. 1-35. 45 Facchini-Evangelisti, Scheletri etruschi, cit., a nota prec. 46 Facchini, / resti scheletrici, cit., p. 73-97. 47 Facchini, / resti scheletrici, cit. 48 Sergi, Antropologia storica, cit.

MONTE BIBELE III - CONCLUSIONI

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L'abitato di Pianella di Monte Savino nasce dunque nella seconda met del IV sec. a.C. dietro l'applicazione di un piano unitario rigoroso e non ha avuto - almeno fino ad oggi non stata riconosciuta - una fase preurban a. sole testimonianze dell'utilizzo del sito in epoca anteriore al IV secolo Le sono costituite da alcuni fondi di capanna del tardo Bronzo, intaccati dalle fondazioni degli edifici di IV-III sec. Indubbiamente la struttura dell'impianto e la tipologia della casa rappresentano una semplificazione e comunque un qualcosa di completamente diverso rispetto alle esperienze urbanistiche etni sche che avevano visto le grandiose e funzionali realizzazioni degli abitati di Marzabotto e Spina. Il concetto insediativo di Pianella di Monte Savino quello di un abitato di altura, pi meno artificialmente fortificato, - un oppidum-, lontanissimo quindi dall'impianto urbanistico clto di tipo mediter raneo Marzabotto, realizzato sopra una vasta zona pianeggiante e, per tale di ragione, privo di condizionamenti naturali. Certamente le due diverse dottrine urbanistiche corrispondono a due differenti momenti storici e sottendono anche ragioni economiche abbastanza dissimili. I fatti storici sono noti : alle realizzazioni di VI-V sec. corrispondono la colonizzazione etrusca e un notevole incremento demografico che porta alla nascita di numerosi piccoli centri a sud del Po proiettati lungo direttrici commerciali verso il mare Adriatico, l'Emilia occidentale e il Nord, collegati all'Etruria attraverso il sistema Reno-Setta. Alla realizzazione di Monte Bibele corrispondono, come fatti non consequenziali ma concomitanti, la cessazione gli ultimi momenti del commercio attico nell'alto Adriatico, la serie di invasioni galliche che portarono all'isterilimento dei centri etruschi sia dal punto di vista demografico (calo di popolazione nei capoluoghi e spopolament o nel territorio) che delle attivit produttive (es. metallurgia), la chiusura dei rapporti coi centri dell'Etruria interna (Orvieto, Chiusi, ecc.) promotori ed artefici della prima colonizzazione e, per contro, l'apertura di nuovi referenti nell'Etruria settentrionale da cui prende il via un nuovo flusso di merci verso il Nord (in particolare la ed. ceramica volterrana). Tale ripresa dei contatti tra l'area etrusca settentrionale e l'area padana sembra privilegiare come canale di penetrazione proprio la valle dell'Idice e l'abitato di Monte Savino nasce in funzione di questa direttrice49. Esso doveva costituire un centro di controllo e

49 L'esistenza di una direttrice pre-romana lungo la valle dell'Idice indirettamente confermata dal fatto che nel 187 a.C. il console C. Flaminio tracci lungo lo spartiacque

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di tappa e quindi un importante nodo commerciale connesso anche con le probabili attivit estrattive. Come si detto, infatti, nella vallata sono presenti giacimenti di rame e ferro che furono utilmente sfruttati anche in epoca moderna50. Un interrogativo sicuramente aperto e per il quale per ora possibile formulare solo generiche ipotesi di lavoro sta nell'individuazione dell'element o promotore del villaggio che, come si detto, nasce ex uovo (e cio come fondazione ) nella seconda met del IV secolo. Le possibili risposte, che peraltro non si escludono a vicenda, si riducono sostanzialmente a due : 1) il villaggio nasce come aggregazione dovuta ad elementi locali di insediamenti minori sparsi nella vallata, che per fino ad oggi non sono archeologicamente noti, sulla spinta della direttrice di traffici per la valle dell'Idice ; 2) il villaggio viene fondato per interessi commerciali che fanno capo a realt economico-sociali estranee alla vallata. In questo secondo caso si pu pensare alle forze sociali preminenti dal punto di vista economico-politico dei grossi centri posti alle estremit dell'Appennino, che avevano interesse a mantenere attiva e a potenziare la direttrice di comunicazione

Nel versante toscano tali centri potrebbero essere cercati nell'alto Mugello (es. Vicchio) che costituisce il naturale prolungamento della valle dell'Idice, mentre a nord dell'Appennino naturale pensare al ruolo prioritario ricoper to da Bologna, dai porti adriatici (Adria, Spina) e, forse, dalla stessa Claterna

tra Idice e Sillaro la strada che univa Arezzo al Bolognese (LIV., XXIX, 2, 6), la ed. Flaminia minor. . Alfieri, Alla ricerca della via Flaminia minore, in Rend. Ace. Se. Bologna, a. 70, voi. LXIV, 1975-76, p. 51-67; P. L. Dall'Aglio-M. Catarsi, Ancora sulla via Flaminia minore, in Rend. Ace. Se. Bologna, a. 73, vol. LXVII, 1978-79, p. 155-167. Non si pu neppure ignorare il testo dello Pseudo-Scilace relativo alla strada etrusca che nel IV secolo collegava Spina con Pisa (C. Mller, Geogr. Gr. Minores, Parigi, 1855, rist. Hildesheim 1965, vol. I, p. 25). Il percorso di questa strada poteva passare proprio per la valle dell'Idice dove poco pi di un secolo dopo sarebbe passata la via Flaminia minore. 50 A. Scicli, L'attivit estrattiva e le risorse minerarie della regione Emilia-Romagna, Modena, 1972, pp. 451-462. A questa ipotesi si potr dare una risposta pi adeguata col proseguimento degli scavi e con analisi chimico-fisiche su scorie e su campioni di minerale prelevati dalle moderne miniere abbandonate.

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pre-romana51. Non vanno nemmeno sottovalutati gli interessi commerciali romani che gi all'inizio del III sec. si erano inseriti stabilmente nel quadro padano con la deduzione di una colonia latina a Rimini e con i trattati di alleanza stabiliti con Veneti e Cenomani, naturale conseguenza di tutta una attivit di penetrazione economica e politica52. L'insediamento di Monte Savino si inserisce dunque in una realt demog rafica e culturale complessa e che non ancora possibile definire in tutti i suoi aspetti. Se da un lato certa la realt dei grossi agglomerati come quelli di Bologna, Spina, Rimini, dall'altro vanno tenuti presenti tutti quegli indizi minori che rappresentano il connettivo demografico, ad esempio - tanto per citare alcune localit del Bolognese - gli insediamenti celtici di Marzabotto e Casalecchio, le necropoli di Confienti, Ceretolo, e di Monterenzio Vecchio nella fascia collinare, le tombe di S. Giovanni in Triario, S. Maria Maddalena di Cazzano in pianura53, a cui va aggiunto lungo la direttrice verso Spina l'insediamento scoperto a Voghiera54. Si fa sempre pi sentire l'esigenza di una revisione e di un controllo sistematico sia dei vecchi dati di scavo che dei rinvenimenti minori, in modo da giungere ad una definizione di facies culturali al di fuori di ogni schemati smo antistoriche semplificazioni. All'interno di questa esigenza la realt di archeologica che abbiamo sin qui sommariamente illustrato risulta essere di grande interesse in quanto costituisce, nell'ambito di una situazione regionale che con l'acquisizione dei nuovi dati di scavo si configura sempre pi compo-

51 Si dovr anche tenere presente la concomitanza tra la fine del centro etrusco di Marzabotto nella valle del Reno e la nascita del centro di Monte Bibele nella valle parallela e pi orientale dell'Idice. La direttrice dell'Idice eredita il ruolo di collegament o da quella del sistema Reno-Setta; la base culturale etnisca di monte Nord-Sud Bibele, se confermata ulteriormente, non potr non essere messa in relazione con quella analoga che abbandon la citt di Marzabotto. 52 G. Susini, Ur-Bononia, in // Carrobbio, 1969, p. 418-421 ; id., Analisi di Rimini antica, in Storia e archeologia per un museo, Rimini, 1980, p. 26-27. Per i problemi storicoarcheologici, e la relativa bibliografia, del periodo a cui riferibile l'abitato di M. Savino cfr. C. Peyre, La Cisalpine gauloise du IIIe au Ier sicle avant J.-C, Parigi, 1979. 53 Vitali, // territorio bolognese in epoca gallica, in / Galli e l'Italia, cit., p. 126-128; a proposito della tomba di guerriero di S. M. Maddalena di Cazzano {id., ibid., p. 127) si precisa che essa va inquadrata nella facies romagnola di S. Martino in Gattara. Per Confienti : Peyre, Une rcolte de cramique trusque dans l'Apennin bolonais, in MEFR, 77, 1965, p. 7-34 e G. Sassatelli, Brevi note entiche sulle ceramiche di importazione delle tombe galliche di Bologna, in RdA, I, 1977, p. 31 e nota 66. 54 N. Alfieri, // problema storico e topografico di Spina, in Spina, Guida al Museo archeologico in Ferrara, Firenze, 1960, p. 46 nota 51; S. Patitucci Uggeri, Voghiera, un nuovo insediamento etrusco nel Delta padano, in St. Etr., XLVII, 1979, p. 93-105.

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sita e complessa55, un insieme omogeneo e compatto dal punto di vista tipologico, culturale e cronologico. L'approfondimento dell'analisi sui material i consentir la messa a punto di dati tipologici e cronologici cui potranno fare riferimento le altre realt di scavo della regione pi meno coeve a Monte Savino e a Monte Tamburino, a cominciare dalle cosiddette necropoli galliche del Bolognese. Pier Luigi Dall'Aglio Daniele Vitali

Universit di Bologna

55 G. Colonna, Ricerche sugli Etruschi e sugli Umbri a nord degli Appennini, in Si. Etr., XLIII, 1974, p. 3-24.