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Discorso

Il documento presenta uno studio comparativo sulla gestione dell'ipotiroidismo e del diabete di tipo 2 tra medici di Medicina Generale in Abruzzo e Lombardia, coinvolgendo 88 medici. I risultati mostrano differenze significative nell'autonomia gestionale e nei criteri diagnostici utilizzati, con i medici più giovani che preferiscono approcci integrati e collaborativi. Le conclusioni evidenziano la necessità di sviluppare protocolli condivisi e percorsi formativi per ridurre le disparità territoriali nell'accesso alle cure.

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Il documento presenta uno studio comparativo sulla gestione dell'ipotiroidismo e del diabete di tipo 2 tra medici di Medicina Generale in Abruzzo e Lombardia, coinvolgendo 88 medici. I risultati mostrano differenze significative nell'autonomia gestionale e nei criteri diagnostici utilizzati, con i medici più giovani che preferiscono approcci integrati e collaborativi. Le conclusioni evidenziano la necessità di sviluppare protocolli condivisi e percorsi formativi per ridurre le disparità territoriali nell'accesso alle cure.

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Buongiorno Presidente, buongiorno gentili membri della commissione,

Il lavoro che vi presento oggi nasce dall'interesse di analizzare e confrontare le modalità di


gestione di due patologie ad alta prevalenza nell'ambito della Medicina Generale:
l'ipotiroidismo e il diabete mellito di tipo 2. Lo studio si è concentrato in particolare sul
confronto tra due realtà territoriali diverse: la regione Abruzzo da cui provengo e la
Lombardia che mi ha ospitato in questi anni.

La ricerca si è basata su uno studio descrittivo trasversale che ha coinvolto 88 Medici di


Medicina Generale, di cui 52 in Lombardia e 36 in Abruzzo. La metodologia ha previsto la
somministrazione di un questionario online focalizzato su tre aspetti principali: i criteri
diagnostici utilizzati, l'approccio terapeutico adottato e il grado di autonomia gestionale.

Per quanto riguarda l'ipotiroidismo, i risultati hanno evidenziato che il 48% dei medici
effettua il dosaggio del TSH di routine, mentre il 34% lo prescrive solo in presenza di
sintomi. È interessante notare come l'autonomia gestionale vari significativamente tra le
due regioni: in Lombardia il 55% dei medici gestisce autonomamente i casi, mentre in
Abruzzo questa percentuale scende al 30%. Non è da escludere dipenda sia da una
disponibilità delle visite specialistiche, che da una formazione differente.

Relativamente al diabete di tipo 2, abbiamo osservato che il 37% dei medici utilizza l'HbA1c
come criterio diagnostico principale, mentre il 41% si basa su due valori di glicemia superiori
a 126 mg/dL in routine. L'approccio terapeutico mostra una netta preferenza (83%) per una
gestione integrata che combina modifiche dello stile di vita e terapia farmacologica, in
particolar modo da parte dei medici più giovani.

Proprio riguardo l'età dei medici è emerso un altro aspetto particolarmente dallo studio ed
è l'impatto generazionale: i medici più giovani (26-30 anni) tendono a preferire un approccio
condiviso con lo specialista, mentre i colleghi over 50 mostrano una maggiore autonomia
gestionale, perlomeno per quanto riguarda la Lombardia.

Le differenze territoriali sono risultate significative: in Lombardia, con un'età media dei
medici rispondenti al sondaggio di 42 anni, si registra un maggior utilizzo dell'HbA1c e una
più elevata autonomia gestionale. In Abruzzo, dove l'età media è stata di 52 anni, prevale
l'utilizzo della glicemia come criterio diagnostico e si osserva una maggiore tendenza alla
collaborazione con gli specialisti rispetto alla Lombardia.

Tra i punti di forza dello studio, vorrei evidenziare il confronto tra realtà territoriali diverse,
l'analisi multifattoriale e il focus su patologie ad alta prevalenza che su base sostanzialmente
un quotidiana un medico di medicina generale si trova ad affrontare. Tuttavia, è importante
riconoscere anche le limitazioni, tra cui la dimensione relativamente contenuta del
campione e la possibile presenza di bias di selezione e, aggiungerei, anche di fare "bella
figura" benché anonimamente.

Le conclusioni ci portano a identificare alcune necessità emergenti: lo sviluppo di protocolli


condivisi territorio-specialistica, l'implementazione di percorsi formativi mirati e la riduzione

1
delle disparità territoriali nell'accesso alle cure. Le prospettive future includono il
potenziamento della formazione continua e l'ottimizzazione delle risorse territoriali.

Grazie a tutti

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