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LA COMUNICAZIONE CON IL

PAZIENTE, LA FAMIGLIA E L’EQUIPE


MULTIPROFESSIONALE
TERRITORIALE
Elemento essenziale per la presa in
carico globale del paziente

dott.ssa Lina Bianconi - Medico di Famiglia -


ASL di Reggio Emilia Distretto di 1
Montecchio
Punti chiave
Nella relazione medico-paziente
• I linguaggi della comunicazione:
– Verbali
– Paraverbali
– Non verbali
• La relazione:
– Stile assertivo

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 2
Montecchio
Punti chiave
La relazione medico-paziente-famiglia
• Con il paziente da tutelare
• In situazioni di conflitto

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 3
Montecchio
Punti chiave
La comunicazione tra le diverse professionalità
nelle equipe territoriali
• La responsabilità
• La sinergia per un obiettivo comune

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 4
Montecchio
ANALIZZIAMO ALCUNI CASI:
comunicare una malattia cronica: il diabete
mellito tipo 2
GRAZIELLA 73 anni reggiana HAMADI 45 anni nato in Marocco
• Per entrambi la diagnosi è di • Elemento ulteriore è
diabete mellito tipo 2, l’appartenenza a etnia con
piuttosto precoce perché incidenza più alta di diabete
dovuta alla sorveglianza mellito tipo 2
dell’assetto metabolico per • Entrambi inviati al Centro
la presenza di familiarità Diabetologico per un
• Per entrambi la terapia inquadramento iniziale, ma
impostata è un controllo con già l’indicazione
della dieta e il suggerimento all’avvio della Gestione
di una attività fisica regolare Integrata cosa che avviene
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 5
Montecchio
ANALIZZIAMO ALCUNI CASI:
comunicare una malattia cronica: il diabete
mellito tipo 2
GRAZIELLA 73 anni reggiana HAMADI 45 anni nato in Marocco
• La prima visita diabetologica • Dopo un riscontro random
(gennaio 2016 ) rileva una di uno stich glicemico = 150
assenza di complicanze e un mg/dl in farmacia, vista la
compenso abbastanza familiarità e l’appartenenza
buono HbA1c = 54 etnica faccio fare un
mmol/mol viene avviata la prelievo in laboratorio:
Gestione Integrata • Glicemia = 126,4, HbA1c =
50 mmol/mol

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 6
Montecchio
ANALIZZIAMO ALCUNI CASI:
comunicare una malattia cronica: il diabete
mellito tipo 2
GRAZIELLA 73 anni reggiana HAMADI 45 anni nato in Marocco
• Nonostante i numerosissimi • Viene spaventato con il
contatti telefonici e in foglio del referto in mano
ambulatorio dovuti a una dicendomi: ho anch’io il
sindrome ansioso- diabete come mio padre?
depressiva con Diventerò cieco come lui?
somatizzazioni continue non • Da quando ho visto questi
fa cenno al referto della esami, per non sbagliare
visita diabetologica: non ho più mangiato né
• SEMPLICEMENTE RIMUOVE pane né pasta solo verdure
LA DIAGNOSI (fa il metalmeccanico)
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 7
Montecchio
ANALIZZIAMO ALCUNI CASI:
comunicare una malattia cronica: il diabete
mellito tipo 2
GRAZIELLA 73 anni reggiana HAMADI 45 anni nato in Marocco
• A luglio chiede di rifare gli • Al Centro Diabetologico
esami perché sudo sempre confermano la diagnosi di
(la temperatura media diabete mellito tipo 2 e
ambientale era sui 36-38°C) danno indicazioni sul
• Il compenso metabolico era controllo della dieta e
nettamente peggiorato con avviano anche lui alla
una HbA1c = 64 mmol/mol Gestione Integrata

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 8
Montecchio
ANALIZZIAMO ALCUNI CASI:
comunicare una malattia cronica: il diabete
mellito tipo 2
GRAZIELLA 73 anni reggiana HAMADI 45 anni nato in Marocco
• A questo punto con la • Viene ancora molto
prospettiva di andare al Centro perplesso con in mano il
Diabetologico mi dice che c’è foglio con i consigli della
stata in gennaio ma allora non dietista dicendomi:
aveva il diabete visto che non • Come faccio a sapere cosa
le avevano dato nessuna cura posso mangiare, noi in
• Sì le avevano parlato della famiglia mangiamo secondo
dieta e di camminare mezz’ora la tradizione araba?
al giorno, ma quella non è una
cura
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 9
Montecchio
Quale sarebbe la prima reazione
istintiva del medico?
GRAZIELLA HAMADI
• Il diabete c’era già e se • La dieta è importante le
avesse fatto quello che le conviene seguire quello che
avevano detto forse non la dietista le ha scritto!
sarebbe peggiorato!

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 10
Montecchio
Quale stile comunicativo?
• Stile giudicante:
– Rimarca l’asimmetria tra medico e paziente
– Nessuna empatia
– È molto facile e sbrigativo per il medico, ma non
ottiene l’empowerment del paziente

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 11
Montecchio
CONFLITTUALITA’ NELLA RELAZIONE MEDICO/PAZIENTE
in una prima fase il medico può porsi in
posizione “M”, perche si sente socialmente
superiore, perché confonde la maggiore
competenza tecnica con una superiorità
sul piano umano, per una forma difensiva
di distacco emotivo o per altre ragioni
soggettive.
L’altra parte, il paziente, dapprima non può
che subire la posizione “m”.
Quando recupererà l’autonomia e sarà
uscito dalla sfera di controllo e potere del
medico, cercherà a sua volta di porsi in
posizione “M” e ricacciare il medico in “m”;
a questo scopo un primo passo potrebbe
essere quello di non seguire le prescrizioni
Stile assertivo
• Come usare uno stile assertivo:
– Ascolto attivo, empatia, sostegno al cambiamento
– Attenzione al contesto culturale e di vita
– Attenzione alla comunicazione non verbale e
paraverbale

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 13
Montecchio
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
• Lo stile assertivo si fonda su alcuni presupposti quali:
– Ascolto attivo: uno dei presupposti fondamentale
dell'assertività è l’ascolto attivo.
– Descrizione non valutativa del comportamento
– Accettazione ed espressione del sentimento
– Atteggiamento responsabile, caratterizzato da fiducia in se
e negli altri, senso della responsabilità delle proprie azioni,
inteso come affermazione e difesa dei propri diritti
accettando le conseguenze delle proprie azioni.
– Manifestazione di se stessi funzionale nell'affermazione
dei propri diritti senza la negazione di quelli altrui
CARATTERISTICHE DELL’ASCOLTO ATTIVO

• Ascoltare il contenuto
• Capire la finalità emotiva di ciò che sta dicendo
l’interlocutore
• Valutare la comunicazione non verbale dell’interlocutore
• Controllare la propria comunicazione non verbale e i
propri filtri
• Ascoltare con partecipazione e senza giudicare (empatia)
• Dare risposte facilitanti
Proviamo ad applicare questi
concetti generali
GRAZIELLA HAMADI
• La diagnosi sappiamo tutte • Io non conosco la cucina
due che è quella, e il araba, provi a spiegarmela,
diabete è una malattia magari insieme a sua moglie
cronica: che cucina
• Quali sono gli ostacoli che • Così possiamo vedere
vede nel fare quello che le insieme cosa va bene e cosa
hanno proposto? possiamo cambiare
• Cerchiamo insieme delle
soluzioni

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 16
Montecchio
Proviamo ad applicare questi
concetti generali
• Comunicare mettendosi su un piano comune
tenendo conto del livello culturale, ma anche delle
convinzioni
• Solo in questo modo si può avere un clima di fiducia
per poter condividere una terapia, un accertamento,
una decisione
• Ma soprattutto è importante per gestire i conflitti

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 17
Montecchio
COMUNICAZIONE MEDICO-
PAZIENTE MA ANCHE MEDICO-
OPERATORI SANITARI-FAMILIARI
Prendersi cura del paziente inserito
nella sua famiglia

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 18
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE
BEATRICE 98 anni FAMILIARI
• Fine 2008 caduta con • Vive con la figlia vedova, i
frattura frammentata due nipoti vivono in un altro
scomposta femorale paese,
prossimale dx trattata con • La figlia dapprima molto
chiodo gamma, ma mai insicura, in seguito si sente
consolidata molto rassicurata e
• Ma anche se in carrozzina si sostenuta dai membri della
riesce a fare un progetto equipe soprattutto dalle
assistenziale domiciliare OSS che vede tutti i giorni

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 19
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE
BEATRICE 98 anni FAMILIARI
• Nel marzo 2015 comincia a • Entrambi i figli vanno a
peggiorare, tanto che viene trovarla tutti i giorni e in
ricoverata per episodio di particolare la figlia la assiste
pancreatite acuta in durante i pasti
calcolosi colecistica nota
• Esce dall’ospedale il
9/04/2015, ma la figlia non
se la senta più di tenerla a
casa, l’UVG conferma un
progetto di CRA definitiva
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 20
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE
BEATRICE 98 anni FAMILIARI
• Le infermiere della CRA mi • Il figlio mi telefona dicendomi:
informano che hanno non si può stare con le mani in
problemi a farla mangiare, mano vedendola peggiorare
non per deficit di ogni giorno, Dobbiamo a tutti i
deglutizione, ma perché costi farla mangiare anche
non vuole mangiare artificialmente
• A questo punto mi telefona il
direttore chiedendomi un
incontro con i due figli e
l’infermiera
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 21
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE come
equipe multiprofessionale territoriale curante
• CHI FA PARTE DELL’EQUIPE CURANTE?
– Medico (in questo caso il MMG che ha in cura Beatrice da
20 anni e che ha continuato a seguirla nella CRA)
– Infermiere e OSS della CRA
– Medici specialisti coinvolti con consulenze
– Assistente Sociale e direttore della CRA
– Familiari (in questo caso i due figli)
– BEATRICE in quanto in grado di comprendere e decidere
nonostante i 98 anni

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 22
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE come
equipe multiprofessionale territoriale curante
• Obiettivo dell’incontro di equipe è ridefinire il PAI di
Beatrice rispetto a un nuovo bisogno assistenziale
• Sono stati coinvolti tutti gli attori?
• Qualcuno era superfluo coinvolgerlo?
• Era necessario una riunione di equipe o era
sufficiente che il medico parlasse con i due figli
spiegandogli quali sono le indicazioni della
alimentazione enterale?

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 23
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE
cosa dicono i diversi attori
EQUIPE CURANTE FAMILIARI
• MMG: cosa comporta una • LA FIGLIA: è tutta colpa mia,
alimentazione artificiale in se l’avessi portata a casa
termini di pro e contro e di adesso starebbe bene, ma
conseguenza la non come faccio, qui c’è la
indicazione alla stessa per possibilità di avere tutta
Beatrice l’assistenza di cui ha bisogno
• BEATRICE: sono stanca, non • … ma forse avevo solo paura
voglio più vivere, non
mettetemi tubi

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 24
Montecchio
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 25
Montecchio
ANALIZZIAMO IL CASO DI BEATRICE
guardare al di là delle parole
EQUIPE CURANTE FAMILIARI
• INFERMIERE e OSS della CRA • la difficoltà di accettare che
notano la cosa decisiva: quando andare a darle da mangiare
ci sono i familiari rifiuta il cibo, è una espressione di cura
mentre quando c’è solo il adesso non opportuna
personale qualcosa riescono a
darle e in particolare riescono a • La necessità di affrontare il
darle gli integratori senso di colpa per
• BEATRICE in effetti manifesta accompagnare Beatrice in
così la rivalsa nei confronti dei quello che sarà l’ultimo
figli per averla messa in casa di percorso di vita
riposo
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 26
Montecchio
QUALI STRATEGIE COMINICATIVE HO
MESSO IN ATTO IO
• Ho fatto notare a Beatrice che io continuo a seguirla
e la vedo anche di più rispetto a prima e comunque
le infermiere sono in contatto con me sempre: di
fatto mi “marca” molto stretta e vuole sapere
sempre quando torno
• Ma soprattutto continua il colloquio con la figlia in
particolare cercando di accogliere il suo disagio e a
trovare insieme la consapevolezza che quella è la
scelta migliore

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 27
Montecchio
Analizziamo la comunicazione
all’interno della equipe curante
Elementi fondamentali in
gioco per la gestione del caso CHI NE ERA PORTATORE
di BEATRICE
• RIFIUTO DEL CIBO come • BEATRICE
richiesta di condivisione di
una scelta che riguarda lei
• INFERMIERA che nota il
• RIVALSA nei confronti dei comportamento durante i pasti
figli
• SENSO DI COLPA • FIGLIA
• NON INDICAZIONE ALLA
ALIMENTAZIONE • MEDICO
ARTIFICIALE per BEATRICE

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 28
Montecchio
Analizziamo la comunicazione
all’interno della equipe curante
Elementi fondamentali in
gioco per la gestione del caso A CHI LI HA COMUNICATI
di BEATRICE • BEATRICE al personale
• RIFIUTO DEL CIBO come sanitario in modo dapprima
richiesta di condivisione di non verbale, poi in modo
una scelta che riguarda lei anche verbale
• RIVALSA nei confronti dei • INFERMIERA al Medico e alle
figli OSS, ai Figli
• SENSO DI COLPA • FIGLI al Medico e al personale
• NON INDICAZIONE ALLA della CRA
ALIMENTAZIONE • MEDICO ai figli
ARTIFICIALE per BEATRICE

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 29
Montecchio
LA COMUNICAZIONE E’ STATA
CORRETTA?
• Questi elementi che erano sul tavolo al momento
dell’incontro di equipe erano sufficienti?
• La comunicazione era sufficientemente circolare?
• Tutti gli attori hanno potuto esprimere il proprio
punto di vista con uguale dignità?
• La struttura della equipe multiprofessionale che
viene fuori è adeguata?

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 30
Montecchio
LA CULTURA ORGANIZZATIVA NELLE
EQUIPE MULTIPROFESSIONALI
• Un sistema gerarchico ha conseguenze sia sugli operatori
sanitari che non sono portati ad esprimere appieno le
proprie potenzialità
• Che sugli utenti (in particolare i pazienti) che sono indotti
a un ruolo passivo nei confronti di chi eroga un servizio
senza poter interagire nè richiedere una
personalizzazione nella prestazione.

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 31
Montecchio
LA CULTURA ORGANIZZATIVA NELLE
EQUIPE MULTIPROFESSIONALI
• La realta contemporanea del management
organizzativo tende sempre più a privilegiare,
soprattutto nei contesti a maggior complessità, il
modello del lavoro di gruppo e ad applicare principi
di comunicazione efficiente ed efficace all’interno e
all’esterno dello stesso che siano adatti a valorizzare
il contributo di tutti i singoli al risultato dell’insieme

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 32
Montecchio
GRUPPO DI LAVORO - EQUIPE
• Si è in presenza di un “gruppo di lavoro” quando si ha
un insieme di individui che interagiscono tra loro con
regolarità, nella consapevolezza di dipendere l’uno
dall’altro e di condividere gli stessi obiettivi e gli
stessi compiti;
• Kurt Lewin, uno dei pionieri della psicologia sociale,
parla del gruppo come di “una totalità dinamica, e
non una sommatoria di membri, i cui appartenenti
sono interdipendenti tra loro”

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 33
Montecchio
Applichiamo questi concetti al caso di BEATRICE
e a come ha operato l’equipe curante
COMPORTAMENTO DELLA
PROBLEMI EQUIPE CURANTE
• CHI DECIDE il cambiamento • UVG in ospedale per
del progetto assistenziale dimissione protetta. Il MMG
dal domicilio alla CRA? non è stato coinvolto,
evidentemente neppure
BEATRICE, e i figli non lo sono
stati completamente
• Il progetto ha retto bene nella
prima fase quando le
condizioni erano ancora non
stabilizzate (in pratica era una
continuazione del ricovero)
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 34
Montecchio
Applichiamo questi concetti al caso di BEATRICE
e a come ha operato l’equipe curante
COMPORTAMENTO DELLA
PROBLEMI EQUIPE CURANTE
• Quando il progetto va in • MEDICO, INFERMIERA E OSS
crisi CHI DECIDE LA ascoltano e osservano
STRATEGIA CONSEGUENTE? BEATRICE per capire le ragioni
che stanno sotto il rifiuto del
cibo, ascoltano i figli per
capire le ragioni della richiesta
di intervenire

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 35
Montecchio
Applichiamo questi concetti al caso di BEATRICE
e a come ha operato l’equipe curante
COMPORTAMENTO DELLA
PROBLEMI EQUIPE CURANTE
• COME CONDIVIDERE con • Ascoltando e tenendo conto
BEATRICE e con i FIGLI una della volontà di BEATRICE di non
decisione? volere una alimentazione
artificiale (.. Non mettetemi
tubi!)
• Condividendo con i FIGLI la non
indicazione alla alimentazione
artificiale per BEATRICE,
• Accogliendo il loro senso di
colpa
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 36
Montecchio
Elementi fondamentali
• Flussi informativi • Continui e tra tutti i
membri della equipe
• Rispetto e valorizzazione • Condivisione delle scelte
delle competenze di e delle responsabilità
ognuno
• Condivisione degli
obiettivi di salute
• Coinvolgimento del • Accogliere il punto di vita
paziente e dei familiari del paziente e dei
familiari come essenziale

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 37
Montecchio
La sinergia si costruisce
• Lo strumento per facilitare e consolidare il processo
di conoscenza e arricchimento attraverso la diversità
e la comunicazione aperta.
• Solo attraverso il confronto sui valori e la
esplicitazione dei diversi punti di vista, in modo
trasparente, si può pervenire a soluzioni condivise.
Naturalmente, affinché questo non rimanga solo un
auspicio, e necessario creare le condizioni operative
e un clima organizzativo di rispetto e fiducia.

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 38
Montecchio
Corresponsabilità e leardership
• Se è vero che ogni membro della equipe ha una
responsabilità professionale specifica e quella del medico
è nella maggior parte dei casi prevalente, tutti hanno una
corresponsabilità nel conseguimento dell’obiettivo di
salute, questo supera la visione tradizionale del leader
• la funzione di leadership sia quanto più possibile
circolare e diffusa a seconda degli obiettivi e dei
compiti del gruppo nelle diverse occasioni
(Dipartimento della Funzione Pubblica)

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 39
Montecchio
Le sfide del futuro: le nuove
professioni sanitarie
• Dare all’equipe una visione dinamica e non statica in
rapporto ai grandi cambiamenti avvenuti e che stanno
avvenendo,non solo tecnologici, ma anche con l’avvento
e la definizione delle competenze specifiche delle nuove
professioni sanitarie.
• La sfida è la capacità di collaborare con l’unica finalità: la
vita e la qualità di vita del cittadino nel momento del
bisogno più drammatico , come è quello della malattia
Grazia Emilia De Blasi –
Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 40
Montecchio
La responsabilità medica e il consenso
del paziente
• Il tema del Consenso informato ad ogni atto
medico, diventa sempre più condivisione e
coinvolgimento attivo del paziente nel suo
percorso di cura e presa in carico globale
• Per questo nel 2014 è stata aggiunta alla
definizione WONCA della Medicina Generale
Promuovere l’empowerment del paziente

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 41
Montecchio
gestione del conflitto tra medico e figli di
Beatrice sulla alimentazione artificiale
• Fondamentale per i figli: • Non stare con le mani in
mano (gestione del senso di
colpa)
• Fondamentale per il medico • Non fare degli interventi
e per l’infermiera e OSS non appropriati che
possono compromettere la
qualità di vita di Beatrice
• Fondamentale per Beatrice • Avere la sicurezza di avere
vicino le persone che ama e
in particolare i suoi figli in
quello che avverte come
l’ultimo tratto della sua vita

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 42
Montecchio
gestione del conflitto tra medico e figli di
Beatrice sulla alimentazione artificiale
• Accogliere le ragioni e le • Non escludere nessuno
emozioni di tutti i dalle decisioni e in
protagonisti particolare non escludere
BEATRICE
• Trovare la soluzione per far • Sostenere la figlia nel
riprendere a mangiare lasciare al personale la
Beatrice, con il controllo responsabilità della
dello stato nutrizionale con assistenza al pasto senza
gli integratori calorici sentirsi in colpa
• Rassicurare Beatrice con la
presenza di chi lei ama

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 43
Montecchio
Come è andata a finire
• Beatrice è rimasta nella CRA ancora un anno e mezzo, serena
circondata dall’affetto di tutto il personale e di figli e nipoti
• La figlia si è resa conto che stare vicino a Beatrice senza il peso
della assistenza, che non riusciva più a darle, consente a tutte
e due una maggiore serenità
• Beatrice vede il suo MMG tutte le settimane e lo saluta con un
sorriso ogni volta
• Beatrice si spegne a 99 anni, serenamente e i figli qualche
mese dopo riparlando con il MMG e le infermiere della CRA
riconoscono che le decisioni prese erano le migliori per
Beatrice
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 44
Montecchio
QUANDO IL PAZIENTE NON Può
DECIDERE CHI DECIDE?
• Soprattutto quando ci sono delle situazioni
complesse o conflittuali e il paziente non è in
grado di essere competente,
• Una tutela giuridica introdotta nel 2004 è
l’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 45
Montecchio
L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
• L'amministratore di sostegno è una persona
nominata con decreto dal Giudice Tutelare
che ha il compito di assistere, sostenere e
rappresentare chi, per effetto di una
menomazione fisica o psichica, si trovi
nell'impossibilità, anche parziale o
temporanea, di provvedere in tutto o in parte
al compimento delle funzioni della vita
quotidiana.
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 46
Montecchio
L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
• Si tratta di una figura innovativa introdotta
con la Legge 6/2004 che ha lo scopo di
garantire una sorta di "protezione giuridica",
senza tuttavia limitarne in modo eccessivo la
capacità di agire, a chi versa in una situazione
di difficoltà a provvedere ai propri interessi
perché privo in tutto o in parte di autonomia.

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 47
Montecchio
COME E QUANDO CHIEDERE LA NOMINA DELLA
AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
• Per poter procedere alla nomina di un
amministratore di sostegno non è sufficiente
che la persona sia incapace, ma occorre che vi
sia un interesse attuale e concreto al
compimento di atti per i quali è
fondamentale l'amministratore di sostegno e
che il soggetto interessato non sarebbe in
grado di compiere da solo.

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 48
Montecchio
COME E QUANDO CHIEDERE LA NOMINA DELLA
AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
• L’assistente sociale è in genere la figura
professionale che si occupa di raccogliere la
documentazione e presentare la domanda al
Giudice tutelare

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 49
Montecchio
QUALI SONO GLI AMBITI IN CUI
INTERVIENE
• compiere gli adempimenti per l'assistenza e le cure
socio assistenziali del beneficiario;
• procedere all'acquisto e/o al pagamento dei beni
essenziali per le esigenze e la qualità della vita del
beneficiario come ad esempio alimentari, vestiario e
medicinali;
• occuparsi del pagamento delle utenze e della
manutenzione della casa, nonché di ogni altra
richiesta connessa:
• riscuotere ogni beneficio economico, etc.)
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ASL di Reggio Emilia Distretto di 50
Montecchio
QUALI SONO GLI AMBITI IN CUI
INTERVIENE
DIMENSIONE TEMPORALE
• trattandosi di infermità permanente la nomina può
avvenire a tempo indeterminato

• Se si tratta di infermità temporanea la nomina può


avvenire per mesi ___

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ASL di Reggio Emilia Distretto di 51
Montecchio

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