Il 3 ago, il giorno del mio compleanno, pioveva sulle tribune stavo di nuovo col
binocolo a cercare i campioni. Durante le batterie dei 400 ostacoli i 5 rischiarono
e di volare a gambe all`aria. Poi di nuovo i 100 metri. Le semifinali. Jesse Owens
vinse la prima semifinale. Borchmeyer fu solo terzo nella seconda semil. Era la
gara più attesa, e la folla era emozionata. Io non osavo guardare mio padre . Gli
inni e la musica dei giochi avevano fatto aumentare i battiti . L'inno ufficiale
dell'Olimpiade era stato composto da Strauss, non del valzer. Piaceva molto a mio
padre, quasi quanto Wagner. Anche tutte quelle trombe e tamburi davano la scossa.
Ogni volta che veniva suonato l'inno, tutti ci alzavamo in piedi all'attenzione,
come per incanto. Mi venne in mente la fiaba del pifferaio magico, non so perché.
Poi tutto finì. Fu veloce come un lampo. Alle 16.58 i corridori scavarono piccole
buche nella pista di cenere come appoggio alla linea di partenza. C'era grande
attesa tra il pubblico, la tensione salì nello stadio. Il nostro leader si sporgeva
dalla tribuna e tamburellava nervosamente sul corrimano. Infilai la mano in quella
di mio padre, ma lui non mi badò, guardava il Führer. Lo starter gridò: "Auf die
Plätze!". Ftg!. . Los! Poi sparò. 10 sec sono niente, battito ciglia. Ciao 10 sec
sono lungo respiro. Dieci secondi per alzarmi dai tavolo e sedersi sul divano.
Dieci secondi per far sbollire la rabbia. 10 secondi Il grido della folla durò per
tutto quel tempo, 10 sec non sono niente, eppure fu il grido più lungo che avessi
mai sentito prima. I corridori scattarono tutti insieme, come un lenzuolo
multicolore spinto dal vento. Non avevo abbastanza occhi per vedere tutti quegli
atleti. Ma poi uno cattrasse l'attenzione. Era magro e aveva la pelle scura simile
a una statua di bronzo. Sembrava volare, così leggero, davanti a 50 persone. Come
se solo lui. 10 sec, un soffio. Jesse Owens, un lampo nero. Pioveva. Una leggera e
fitta pioggia bagnava i volti dei tre atleti sul podio e si confondeva col sudore,
sembrando nebbia a causa della sua densità. Due erano neri. Furono incoronati con
ghirlande di foglie di quercia. Il maestro a scuola ci ha detto che questo albero è
un simbolo di Thor, dio pagano, e rappresenta forza e purezza nella mitologia
indogermanica. Abbreviare questo testo:
. Una ghirlanda di foglie di quercia adornava il vincitore, Jesse Owens. Tutti
aspettavano, come sempre, che il nostro Führer lo chiamasse e gli stringesse la
mano. Ma non avvenne. Non stavolta. Se ne era andato. "L'uggito" pensai. Ero solo
un bambino, ma talvolta avevo la sensazione che qualcosa non fosse corretto.
Sentivo che qualcosa non andava. Dieci sec, meno di 10 sec per svanire tribuna.
Perché? Perché? Guardai mio padre come chiedere perché. Lo guardai a lungo.
Abbrevia questo testo: "Questo è un esempio di testo da abbreviare". Pvva. - Ri -
omio padre. Era il mio compleanno e la mia festa, volevo restare in Nya. Non volevo
che finisse così. Non così. o collasso - Andiamo, torniamo a casa - disse mio
padre. Quel giorno di agosto, sotto un cielo cupo, carico di nubi , compivo dieci
anni e in mezzo a quella folla immensa che urlava e applaudiva provai un sentimento
nuovo. Non ero che un bambino. Non dimenticherò mai gli occhi freddi e crudeli di
mio padre mentre guidava l'auto nera che sfrecciava per le vie e i viali festosi
della mia città. Tutto era annebbiato per le lacrime che non smettevano di
scendere. Attraverso quel velo di lacrime, vedevo mio padre come in una foto mossa
e sbiadita: le due S sul colletto della giacca guizzavano come serpenti, gli
stivali non erano più così lucidi e neri, e la divisa non lo fasciava più in modo
elegante e preciso, appariva indefinita e sgualcita. Ma la cosa più spaventosa era
che quel dissolversi e svanire di un'immagine non accadeva solo sulla retina
offuscata dei miei occhi, ma, in modo oscuro e doloroso, avveniva dentro di me,
dove le parole 'buono', 'bello' e 'coraggioso', a causa di tutte quelle lacrime, si
staccavano una dopo l'altra, come decalcomanie da una grande parola: 'PAPÀ'. Sentii
che qualcosa non andava, che qualcosa era ingiusto e io ero solo. Jesse Owens tornò
a Berlino un altro agosto, nel 1952, dopo pochi anni dalla fine della guerra. Una
guerra terribile ha causato molte morti e ha distrutto molte vite, tra cui anche
quelle di alcuni atleti dei Giochi del 30. Nello stesso stadio in cui aveva vinto 4
medaglie d'oro e dove Hitler, a causa del razzismo, non aveva voluto stringere la
mano a Jesse Owens, quest'ultimo ha compiuto un giro d'onore, applaudito da una
folla festante di 75. 01 persone. Una di quelle ero io.