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LOSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt
domenica 23 ottobre 2011

Unicuique suum
Anno CLI n. 245 (45.890)
.

Citt del Vaticano

Benedetto

XVI

al convegno internazionale degli ordinariati militari e al corso di formazione dei cappellani militari

Il presidente argentino verso la conferma

La guerra oltraggia la dignit umana


sotto gli occhi di tutti come nelle devastanti lacerazioni prodotte dalle guerre, la dignit umana venga spesso oltraggiata e la pace sconvolta. Lo ha detto il Papa ricevendo in udienza sabato mattina, 22 ottobre, nella Sala Clementina, i partecipanti al convegno internazionale degli ordinariati militari e al corso di formazione dei cappellani militari, promossi dalla Congregazione per i Vescovi e dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Per Benedetto XVI necessaria una fattiva collaborazione tra organizzazioni umanitarie e religiosi responsabili dellassistenza spirituale dei militari, proprio allo scopo di alleviare le asprezze dei conflitti. La semplice dinamica del diritto ha affermato non basta a ristabilire lequilibrio perduto; bisogna percorrere il cammino della riconciliazione e del perdono. In questa prospettiva lopera di evangelizzazione del mondo militare richiede una crescente assunzione di responsabilit e un generale rinnovamento dei cuori, presupposto di quella pace universale alla quale tutto il mondo aspira.
PAGINA 8 Al termine delludienza viene donata al Papa una penna con la parola Pace impressa in diverse lingue

Autentica interprete del peronismo


di PIERLUIGI NATALIA

Le divergenze sul fondo salva-Stati potrebbero pregiudicare lesito dellatteso vertice Ue di domani a Bruxelles

Euro, missione quasi impossibile


BRUXELLES, 22. Alla vigilia del vertice dei leader Ue, a Bruxelles, il clima teso. Pesanti incognite pesano infatti sulloperazione salvataggio delleuro. Incognite soprattutto legate alle persistenti divergenze sulla gestione del fondo salva-Stati: in particolare c ancora distanza tra Germania e Francia. E che latmosfera non sia delle migliori lo conferma il fatto che quello di domani non sar lunico incontro al massimo livello: ne stato infatti convocato un altro per mercoled, a conferma che il vertice di domani potrebbe non essere decisivo. Un fatto comunque sembra mettere daccordo tutti, stando almeno alle dichiarazioni delle parti in causa e ai titoli della stampa internazionale: i prossimi quattro, cinque giorni saranno quelli in cui si decider il destino delleuro. In vista dellincontro di domani, il presidente dellEurogruppo, Jean-Claude Juncker, al suo arrivo a Bruxelles, ha affermato che si sta vivendo un momento fondamentale, in cui lEuropa chiamata a trovare soluzioni concrete per fermare la crisi del debito, che rischia di travolgere lintero assetto economico. Il presidente della Commissione Ue, Jos Manuel Duro Barroso, ha dichiarato: Serve una risposta decisa per ridare fiducia ai mercati. Sempre Juncker ha sottolineato che attualmente non si sta dando un bellesempio di leeadership che funziona bene. Di conseguenza occorre trovare una strategia che permetta di lavorare meglio. E il presidente dellEurogruppo sembra non abbia gradito la decisione di Parigi e Berlino di convocare un secondo vertice mercoled 26. Al riguardo, ha dichiarato: Avrei preferito che non ci fosse stato bisogno di due vertici e che si fosse potuti arrivare a un accordo su una soluzione globale gi domenica. A invitare alla coesione stato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schuble: Non c nessuna situazione di blocco tra Germania e Francia. E ha aggiunto: La situazione seria, abbiamo una grande responsabilit, e ognuno lo sa. Affermazioni cui si unito il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, secondo il quale essenziale trovare una soluzione complessiva alla crisi delleurozona. Secondo Rehn, non funzionano pi soluzioni frammentarie. E a proposito di Grecia, i 17 Paesi delleurozona hanno trovato un accordo per il versamento della sesta tranche di aiuti, pari a 8 miliardi, entro la met di novembre, e per il via libera del secondo lancio di aiuti per garantire la sostenibilit del debito di Atene.

embrano avere poche incognite le elezioni di questa domenica in Argentina, che secondo tutti i sondaggi vedranno il presidente Cristina Fernndez de Kirchner, leader del Frente para la victoria (Fpv), eletta per un secondo mandato gi al primo turno. Il consenso verso il presidente, che ormai tutti in Argentina chiamano con il solo nome di battesimo, si andato sempre pi consolidando. Stando ai sondaggi, Cristina Fernndez de Kirchner, succeduta nel 2007 al marito Nstor Carlos Kirchner, morto un anno fa, potrebbe superare il 51,7 per cento dei voti con il quale nel 1983 fu eletto Ral Alfonsn. In un Paese nel quale ogni forza politica cerca di mostrarsi agganciata al peronismo, Cristina Fernndez de Kirchner sembra essere il leader meglio attrezzato a interpretarne laspetto pi popolare. Del resto, gi sintravedono mutamenti delle politiche economiche finora seguite dallArgentina e che hanno puntato soprattutto sullesportazione e sulle concessioni ai privati, comprese le multinazionali straniere, delle ingenti risorse del Paese, sesto produttore minerario a livello mondiale e con unimmensa potenzialit agricola. vero che il Governo, prima di Kirchner e poi di sua moglie, ha seguito a lungo il modello ultraliberista, inaugurato negli anni Novanta da Carlos Menem, ma le conseguenze della crisi globale hanno poi spinto a misure di maggiore protezione statale per i ceti popolari e medi che della crisi subiscono il peso maggiore. E Cristina Fernndez de Kirchner ha esplicitamente annunciato un rafforzamento delle politiche in questo senso per fronteggiare le sfide sul piano economico, sociale e della sicurezza che si pongono al Paese. Circa 28 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per scegliere presidente e vicepresidente, parte dei parlamentari 130 deputati e 24 senatori i governatori di otto

province, compresa quella di Buenos Aires, oltre a intendentes e concejales (sindaci e consiglieri comunali) su tutto il territorio nazionale. La previsione di una vittoria al primo turno era stata gi avanzata dopo le primarie (obbligatorie in Argentina per scegliere i candidati) del 14 agosto scorso, quando Fernndez de Kirchner ha ottenuto il 50,4 per cento delle preferenze. Il margine andato poi allargandosi nelle successive rilevazioni delle intenzioni di voto. Il vantaggio dellattuale presidente stimato in almeno 35 punti percentuali su tutti gli altri 22 candidati alla presidenza, compresi i meglio posizionati, cio Hermes Binner, del Frente amplio progresista (Fap), il radicale Ricardo Alfonsn, dellUnin para el desarrollo social, e i peronisti dissidenti Alberto Rodrguez Sa, di Compromiso federal, ed Eduardo Duhalde, del Frente popular. Sempre stando ai sondaggi, lFpv di Fernndez de Kirchner dovrebbe anche recuperare il controllo del Congresso che aveva perso nelle elezioni politiche parziali del 2009. Le poche incognite riguardano proprio i risultati delle opposizioni, che al voto si presentano divise. Se il Fpv presenta nelle proiezioni di voto una maggioranza abbastanza netta su tutte le tre principali formazioni di opposizione, di destra come di sinistra, lo scenario pi interessante appare sicuramente quello che si aperto a sinistra, con la costituzione del Fap, un nuovo schieramento politico che coalizza diversi partiti e che in pochi mesi si imposto come la vera novit del panorama politico. Se il voto confermer i sondaggi della vigilia, che lo danno al 15 per cento, il Fap diventer la seconda forza del Paese. Inoltre, qualora Fernndez de Kirchner dovesse mancare il risultato dellelezione al primo turno, al ballottaggio potrebbe andare proprio il socialista Binner, ex governatore della provincia di Santa Fe, al quale tutti gli osservatori riconoscono eccellenti risultati, soprattutto nella lotta alla corruzione.

Lannuncio di Obama dopo quasi nove anni di guerra

A nove mesi dallinizio della rivoluzione dei gelsomini

Le truppe statunitensi via dallIraq entro il 2011

NOSTRE INFORMAZIONI
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La Tunisia vota dopo la ribellione


GIUSEPPE M. PETRONE
A PAGINA

Il Santo Padre ha ricevuto in udienza nel pomeriggio di venerd 21 Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per lEvangelizzazione dei Popoli. Il Santo Padre, in vista della Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terr in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012, sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, ha nominato: Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington (Stati Uniti dAmerica), Relatore Generale; Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Pierre-Marie Carr, Arcivescovo di Montpellier (Francia), Segretario Speciale.

Santa Sede gli Eminentissimi Signori Cardinali Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia), e Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux (Francia). Il Santo Padre ha nominato lEminentissimo Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Kln, Suo Inviato Speciale alla celebrazione dellVIII centenario della nascita di SantAgnese di Boemia, che avr luogo nella Cattedrale di Praga (Repubblica Ceca) il 12 novembre 2011. Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dellArcidiocesi di Dhaka (Bangladesh), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Paulinus Costa, in conformit al canone 401 1 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Patrick DRosario, C.S.C., Coadiutore della medesima Arcidiocesi.

Nella prima ricorrenza della memoria liturgica

Roma celebra il beato Giovanni Paolo

II

Il presidente degli Stati Uniti dopo il suo discorso (Reuters)

WASHINGTON, 22. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato ieri che dopo quasi nove anni, la guerra in Iraq sar conclusa entro il 2011, ovvero quando tutti i soldati americani torneranno a casa. In questo modo Obama, come egli stesso ha sottolineato, mantiene la promessa fatta in campagna elettorale di mettere fine al conflitto in Iraq. Il capo della Casa Banca ha quindi affermato che Stati Uniti e Iraq avvieranno un normale rapporto tra

due Stati sovrani, una partnership paritaria, basata su rispetto e interessi reciproci. Gli analisti si chiedono che cosa accadr in Iraq dopo il ritiro delle forze statunitensi. Si teme, infatti, una recrudescenza delle violenze. Il generale Lloyd Austin, comandante delle forze americane in Iraq, vorrebbe che rimanessero a sua disposizione tra i quattordici e i diciottomila soldati. Su questo punto, al momento, non sembra esservi un accordo tra Washington e Baghdad.

Sabato 22 ottobre, giorno in cui per la prima volta ricorre la memoria liturgica del beato Giovanni Paolo II, il cardinale Stanisaw Dziwisz, arcivescovo metropolita di Cracovia, gi segretario particolare di Papa Wojtya, ha concelebrato nella basilica Vaticana con oltre duecento arcivescovi, vescovi e sacerdoti polacchi, tra cui i cardinali Jzef Glemp e Stanisaw Ryko. Giovanni Paolo II ha detto tra laltro nellomelia il porporato ci pu ispirare nellopera della nuova evangelizzazione da lui cos tanto desiderata e di continuo confermata dal suo successore. Impegnandoci in questopera adempiamo nel modo migliore il testamento del beato che ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio del cristianesimo. In serata, a San Giovanni in Laterano si svolge una veglia con la partecipazione di migliaia di giovani che si conclude con la messa presieduta dal cardinale vicario Vallini. Come segno di omaggio della citt e del suo pi antico quotidiano, il Comune di Roma ha donato ai giovani la versione in italiano del numero speciale che il nostro giornale ha pubblicato in sette lingue per la beatificazione di Giovanni Paolo II. In contemporanea, davanti al santuario del Divino Amore, alla presenza degli ordinari militari di tutto il mondo, il cardinale Comastri ha benedetto un mosaico (nella foto) che raffigura il volto sorridente del beato.

XIII

Provvista di Chiesa
Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della Diocesi di Bielsko-ywiec (Polonia) il Reverendo Canonico Piotr Greger, del clero della medesima diocesi, finora Vicedirettore dellIstituto Teologico San Giovanni da Kty in Bielskoywiec, assegnandogli la sede titolare di Assava.

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Il Santo Padre ha nominato Membri del Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della

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LOSSERVATORE ROMANO
Ladesione prevista per la met di dicembre mentre si attende lassenso della Georgia

domenica 23 ottobre 2011

Via libera dellUe allingresso della Russia nella Wto


MOSCA, 22. A met dicembre prevista lufficializzazione dellingresso della Russia nellO rganizzazione mondiale del commercio (Wto). In tale senso ieri si registrato un passo significativo con il via libera dato dallUnione europea. Dunque, dopo diciassette anni le date 15-17 dicembre potrebbero segnare un avvenimento molto importante: allora si terr lottava conferenza ministeriale della Wto. In una nota diffusa dalla Commissione Ue, infatti quella la data fissata per la formalizzazione delladesione di Mosca. Ma il cammino deve ancora attraversare alcuni passaggi importanti. Ricordano gli analisti che il nodo pi importante da sciogliere riguarda lassenso della Georgia. Ieri, intanto, lannuncio cos formulato dal commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht: Abbiamo trovato un accordo sulle ultime questioni bilaterali, la strada aperta. Quello che la Commissione europea ha definito ieri un passaggio chiave nel processo di adesione si basa su progressi compiuti nella definizione del regime di esportazione in Russia di prodotti agricoli e generi alimentari, e delle quote di esportazione di legname dalla Russia. Le parti contano inoltre di trovare un accordo sui diritti di sorvolo imposti da Mosca sulla Siberia. Ma lauto, concordano gli osservatori, la chiave dellintesa. Sullo sfondo di un mercato che promette di diventare il primo in Europa, da una parte vi sono i russi, decisi a sostenere unindustria che avverte la necessit dellapporto delle tecnologie straniere ma, sussidiata dallo Stato, garantisce decine e decine di migliaia di posti di lavoro. Sullaltro fronte si attestano le compagnie europee e statunitensi di auto e di componenti per auto, esportatrici sul mercato russo, preoccupate dagli incentivi offerti dai russi a coloro che producono e assemblano allinterno del Paese. Il compromesso raggiunto tra i diversi punti di vista, secondo il commissario europeo al Commercio, permetter di proteggere posti di lavoro europei nellindustria. I negoziatori hanno definito un meccanismo di compensazione che scatter se la nuova politica industriale russa sugli investimenti (lanciata nel 2010 come misura anticrisi) provocher un calo nellexport di componenti europee. Il decreto russo si trova di fronte alle cosiddette regole Trims della Wto sugli investimenti stranieri (Trade related investment measures), un sistema che vieta forme di protezionismo quali, per esempio, la richiesta di una determinata percentuale di componenti prodotte localmente. E ci, ricordano gli analisti, quello che prevede il decreto voluto dal premier Vladimir Putin: riduzione dei dazi sullimport di componenti solo per le compagnie straniere che accettano di produrre in Russia pi di trecentomila autovetture e trentamila camion allanno, utilizzando una notevole quantit (il sessanta per cento) di componenti locali. Un regime a cui Mosca sembra non intenda rinunciare, mentre chiede unesenzione dal sistema Trims fino al 2020. Esenzione senza precedenti nella storia del Wto, rileva la Commissione europea. Il compromesso raggiunto, oltre allopzione di salvaguardia a beneficio degli esportatori europei, richiede alla Russia di lasciar cadere il decreto entro il luglio 2018, a fronte del desiderio della Commissione europea di eliminarlo nel 2016. Tra la Russia e il traguardo finale, stando cos le cose, resta quindi soltanto la Georgia, che ha di fatto diritto di veto su unadesione da approvare allunanimit tra i 13 Paesi membri della Wto. Al riguardo gli analisti rilevano che la distanza appare non agevole da colmare, dopo il conflitto scoppiato nellestate del 2008 e concluso con il riconoscimento russo dellindipendenza di due regioni georgiane, Ossezia del Sud e Abkhazia. In agenda figurano principalmente i controlli sui movimenti di merci alle frontiere. In merito a tali questioni, informano fonti di stampa internazionali, i negoziati riprenderanno la prossima settimana. Nei giorni scorsi Vladimir Putin, nellambito di un discorso dedicato alla situazione generale in Russia, ha affermato, con riferimento alla lunga attesa per entrare nel Wto, che il Paese pu entrare nellOrganizzazione anche senza lassenso dei georgiani. Dunque, sottolineano gli osservatori, i negoziati dei prossimi giorni non si preannunciano agevoli.

Obama firma accordi di libero scambio commerciale


WASHINGTON, 22. Negli Stati Uniti, gli accordi di libero scambio commerciale con Corea del Sud, Panama e Colombia sono diventati legge. Il presidente, Barack Obama, ha infatti firmato ieri le intese nello studio Ovale. Questi accordi aumenteranno significativamente le esportazioni americane, sosterranno decine di migliaia di posti di lavoro e i diritti, ha affermato la Casa Bianca in una nota ripresa dalle agenzie di stampa internazionali. I trattati faranno aumentare le esportazioni americane di tredici miliardi di dollari allanno e contribuiranno a raggiungere lobiettivo di raddoppiare lexport entro cinque anni. Gli accordi rilevano gli analisti politici hanno rappresentato uno dei rari momenti in cui Barack Obama e i repubblicani hanno condiviso la stessa linea, ma la loro approvazione ha spaccato i democratici. Anche il leader della minoranza alla Camera, Nancy Pelosi, ha votato contro la ratifica dellaccordo con la Colombia, quello che presentava i maggiori problemi. Con Corea del Sud, Panama e la stessa Colombia, salgono a venti i Paesi con cui gli Stati Uniti hanno accordi di libero scambio. Profonde spaccature sono state anche registrate sulla tassa per i milionari fortemente voluta da Obama. Il Senato americano ha infatti bocciato la norma che introduce il prelievo con lobiettivo di creare ben 400.000 posti di lavoro. Lennesimo stop al piano da 447 miliardi di dollari per rilanciare la crescita e loccupazione negli Stati Uniti arrivato non inatteso. proprio su questo piano, infatti, che ormai Obama si gioca la sua rielezione. Per questo, i senatori hanno ancora una volta respinto in blocco la norma simbolo di quel piano, quella che impone la tassa sui pi ricchi per ricavare i trentacinque miliardi di dollari necessari alla creazione di nuova occupazione nella scuola, nel settore della sicurezza e in quello della sanit. In realt rileva lagenzia Ansa a tirarsi indietro al momento del voto sono stati anche due senatori democratici, oltre a un indipendente. Cosa non da poco, visto che per far passare la norma ci volevano 60 voti e hanno votato 50 a favore e 50 contro.

Il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht (Ansa)

Prima conferenza continentale ad Addis Abeba

Per il rinnovo del Consiglio nazionale e della Camera dei Cantoni

LAfrica impoverita dai cambiamenti climatici


ADDIS ABEBA, 22. Le ripercussioni economiche dei cambiamenti climatici potrebbero costare entro il 2030, in assenza di efficaci misure di contrasto, fino al 3 per cento del prodotto interno lordo dellAfrica. Questa previsione emersa dai lavori della prima Conferenza sui cambiamenti climatici e lo sviluppo in Africa, organizzata ad Addis Abeba dalla Commissione economica per lAfrica delle Nazioni Unite, dallUnione africana e dalla Banca di sviluppo africana. Lobiettivo dellincontro era rafforzare la posizione comune dellAfrica in vista dei negoziati per rinnovare il Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, sulle emissioni dei gas nocivi responsabili del cosiddetto effetto serra. LAfrica produce appena il 3 per cento delle emissioni mondiali di tali gas, ma il continente pi penalizzato dalle conseguenze sociali ed economiche del riscaldamento globale.

Elezioni in Svizzera
I sondaggi prevedono lascesa di due nuove forze politiche
BERNA, 22. Al termine di una campagna elettorale pacata, in un Paese in buona parte risparmiato dalla crisi economica, le elezioni di domenica in Svizzera per il rinnovo delle due Camere i 200 rappresentanti del Consiglio Nazionale (Camera del popolo) e 45 dei 46 membri del Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni) non dovrebbero registrare sorprese di rilievo. Gli analisti internazionali sono infatti convinti che la politica svizzera continuer a essere dominata dai quattro grandi partiti (Udc/Svp, Ps, Ppd e Plr), che da oltre un secolo si spartiscono circa l80 per cento dellelettorato e le poltrone che compongono il Governo di Berna. D allultimo barometro elettorale emerge che rispetto alle elezioni del 2007 le forze di destra e di sinistra si mantengono sulle loro posizioni, mentre al centro il Partito liberale radicale (Plr) cede una parte del suo elettorato a due piccoli schieramenti emergenti. Lo scacchiere politico svizzero sembra, dunque, essersi globalmente stabilizzato, dopo gli scombussolamenti degli ultimi 15-20 anni, caratterizzati da una nuova tendenza alla polarizzazione e, in particolare, dalla forte crescita della destra nazionalista, a scapito del Plr e del Partito popolare democratico (Ppd). I due grandi partiti storici del centro, soprattutto i liberali radicali, rischiano cos di cedere ancora un po di terreno, ma questa volta a beneficiarne non dovrebbe essere n la destra n la sinistra: sarebbero invece due schieramenti sorti da pochi anni sulla scena politica nazionale, i Verdi liberali (Vl) e il Partito borghese democratico (Pbd). In base allultimo sondaggio, Vl dovrebbe salire dall1,4 per cento di quattro anni fa al 4,9 per cento, mentre il Pbd, che nel 2007 non esisteva ancora, dovrebbe ottenere il 3,6 per cento dei consensi. A farne le spese sarebbe in primo luogo il Plr, che dovrebbe proseguire il suo lento, ma finora inesorabile declino, iniziato nel 1979. Le elezioni di domenica dovrebbero confermare anche la crescente partecipazione degli elettori al voto, in corso dallinizio degli anni Novanta.

Bulgaria al voto per le presidenziali


SOFIA, 22. Circa sette milioni di bulgari si recheranno domenica alle urne per le presidenziali, le quinte democratiche dopo la fine del totalitarismo comunista nel 1989. Per gli analisti, nessuno dei diciotto candidati riuscir a superare il 50 per cento dei consensi pi uno e sar dunque necessario il ballottaggio del 30 ottobre. Lunico dato certo che domenica sar la fine dellepoca del socialista Gheorghi Parvanov, che per due mandati, dieci anni di seguito, ha guidato il Paese. Le presidenziali, abbinate per la prima volta con le amministrative, si svolgono su uno sfondo sociale segnato dalla crisi economica e dalla persistente emergenza rom. La Bulgaria rileva lagenzia Ansa il Paese pi povero dellUe e la crisi continua a colpire larghe fasce sociali. Lo stipendio medio fermo da due anni intorno allequivalente di 360 euro, mentre il prezzo dellenergia continua a salire. I prezzi nei negozi sono tra i pi alti dEuropa per alcuni generi alimentari di prima necessit. La disoccupazione oscilla intorno al 10 per cento e le previsioni ufficiali per una crescita del 2,5 per cento del pil sembrano troppo rosee agli occhi degli esperti. Il favorito limprenditore Rosen Plevneliev, candidato del partito conservatore Gerb, che secondo i sondaggi dovrebbe raccogliere circa il 33 per cento dei voti. Il principale avversario di Plevneliev il socialista Ivaylo Kalfin, candidato del Partito socialista, eurodeputato ed ex ministro degli Esteri nel Governo di coalizione del socialista Stanishev (2005-2009), accreditato del 20 per cento dei consensi. Al terzo posto i sondaggi collocano lindipendente Melena Kuneva, ex commissario europeo per la Tutela dei consumatori, ministro per le Questioni europee nel Governo dellex re della Bulgaria, Simeone di Sassonia Coburgo Gotha (20012005), con il 10 per cento dei voti. Al primo turno prevista unaffluenza alle urne superiore al 50 per cento degli aventi diritto.

Il campo profughi di Dadaab, in Kenya (LaPresse/Ap)

LFmi apre una sede a Mauritius


PORT LOUIS, 22. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha aperto ufficialmente nella Repubblica di Mauritius il suo quarto Centro africano di assistenza tecnica regionale, al quale faranno riferimento 13 Paesi dellAfrica australe e delloceano Indiano. Secondo il vice amministratore delegato dellFmi, Min Zhu, il centro contribuir a rafforzare la capacit di istituzioni e Governi africani di attuare politiche macroeconomiche volte a ridurre la povert.

Stanziati settanta milioni di dollari

Finanziamenti per la lotta alla fame in Niger


NIAMEY, 22. La Banca mondiale ha deciso di sbloccare 70 milioni di dollari (50,4 milioni di euro) a favore delle popolazioni pi povere del Niger. Lo hanno annunciato Saidou Sidib, capo di gabinetto del Governo nigerino, e il rappresentante nella capitale nigerina Niamey della Banca mondiale stessa, Nestor Coffi. Questo nuovo finanziamento si presenta sotto la forma di un credito dellAssociazione internazionale dello sviluppo, un fondo della Banca mondiale riservato ai Paesi pi poveri del mondo. Esteso a quasi tutto il territorio nigerino, il progetto in vigore dall11 ottobre e consentir a circa un milione di poveri di avere accesso a trasferimenti regolari di denaro, a programmi di lavori pubblici temporanei ad alta intensit di manodopera per un periodo di cinque anni, ha detto Coffi. Il rappresentante dellistituto finanziario internazionale ha aggiunto che i beneficiari potranno partecipare a corsi di formazione e di sensibilizzazione per migliorare la sanit e la nutrizione delle famiglie pi povere e maggiormente esposte allinsicurezza alimentare in cinque regioni del Niger. Nei giorni scorsi impegni di aiuto al Niger erano stati presi anche dal Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite, in particolare per fronteggiare la minaccia di una nuova crisi alimentare, dopo quella che nel 2009-10 ha colpito sette milioni e mezzo di persone. Un allarme in questo senso era venuto il mese scorso dal primo ministro nigerino, Brigi Rafini. Il direttore regionale del Pam, Thomas Yanga, ha annunciato che il suo organismo ha allo studio nuove modalit di intervento a favore delle popolazioni di alcune regioni del Niger.

Sciolto il Parlamento della Slovenia


LUBIANA, 22. Il presidente sloveno, Danilo Trk, ha sciolto ieri il Parlamento in vista delle elezioni anticipate del 4 dicembre, inevitabili dopo la sfiducia votata dal Parlamento il mese scorso al Governo di centrosinistra del premier, Borut Pahor. In base ai sondaggi, in testa alle preferenze figura il nuovo partito di centrosinistra del sindaco di Lubiana, Zoran Jankovi, con il 19,4 per cento, seguito da vicino dal principale partito di opposizione di centrodestra, il partito democratico sloveno, dellex premier, Janez Jana.

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domenica 23 ottobre 2011

LOSSERVATORE ROMANO
Mentre rischiano di esplodere le divisioni allinterno del Cnt

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A nove mesi dallinizio della rivoluzione dei gelsomini

La Tunisia vota dopo la ribellione


di GIUSEPPE M. PETRONE Sono stati i primi a ribellarsi e, dopo 23 anni di regime di Zine El Abidine Ben Ali, sono i primi che andranno a votare. Domenica 23 ottobre i tunisini si recano alle urne per lAssemblea costituente, composta da 218 membri eletti in 33 circoscrizioni plurinominali (delle quali sei estere) a conclusione di una campagna elettorale che stata complessa, difficile e con rigurgiti di violenza. una consultazione storica le prime elezioni libere dallindipendenza dalla Francia del 1956 e la comunit internazionale osserva questo primo test sulla strada della democrazia. La Tunisia in questo momento avverte, dunque, il vento della storia e alimenta anche il proprio orgoglio per aver fatto da battistrada alla cosiddetta primavera araba. Con la convinzione, soprattutto nei pi giovani di Avenue Bourghiba (cuore di Tunisi) che, a innescare le rivolte in Egitto e in Libia, sia stato proprio il profumo della rivoluzione dei gelsomini. Muammed Bouazizi, un giovane laureato costretto a fare il venditore ambulante di frutta e legumi di Sidi Bouzid, una citt desertica nel centro ovest del Paese, il 17 dicembre del 2010 si dato fuoco per il sequestro del suo banchetto e con il suo gesto disperato ha fatto scattare la scintilla di una sollevazione popolare che ha costretto il presidente Ben Ali a fuggire dal Paese il 14 gennaio, trovando rifugio in Arabia Saudita. Una rivolta senza leader che stata condotta da un popolo che sceso in strada per protestare contro lingiustizia sociale, lassenza di libert individuali, la violazione dei diritti umani, la corruzione diffusa e le condizioni di vita molto dure, che in molti casi rasentano la povert estrema. Per le stesse ragioni, con un effetto domino, la rivolta si propagata ad altri Paesi della regione del Nord Africa e del mondo arabo. Certo le difficolt in questa fase di transizione non sono mancate. Anzi, la tensione alle stelle e si sono moltiplicate le denunce di casi di aggressioni ai danni di attivisti e strutture di partiti. Inoltre, il Paese si interroga sul rigurgito di violenza fondamentalista che ha colpito numerose citt tunisine dopo che un canale televisivo privato aveva trasmesso un film considerato blasfemo. E scontri sono scoppiati davanti allingresso del principale campus universitario della capitale: il divieto per le ragazze con il niqab di iscriversi agli atenei del Paese ha provocato il furore degli estremisti islamici. Il panorama elettorale tunisino complesso per i numeri che lo caratterizzano: le liste ufficiale sono 1.428 (787 espressione di partito; 587 indipendenti; 54 frutto di un accordo di coalizione) per un totale di 11.686 candidati. Con una importante presenza delle donne, che in 292 capeggiano una lista. Principali movimenti candidati alle elezioni sono il Partito islamista moderato Ennahdha (guidato da Rachid Ghannouchi, dato favorito nei sondaggi, che sicuro di ottenere la maggioranza assoluta, ma ha minacciato il ricorso alla piazza in caso di brogli), il Partito democratico progressista (con a capo Najbi Chebbi), il Forum democratico per la libert e il lavoro (il suo leader Mustafa Ben Jafaar) e il Congresso per la Repubblica (guidato da Moncef Marzouki). A vegliare sulla correttezza del voto ci sar una foltissima pattuglia di osservatori internazionali e neutrali (5.143). Il ministero della Difesa tunisino contribuir al dispositivo di sicurezza che veglier sui 26.730 seggi per circa quattro milioni e quattrocentomila elettori con oltre 28.000 soldati che affiancheranno forze di sicurezza e polizia per un totale di 42.000 uomini a garanzia del corretto svolgimento delle operazioni di voto. Il premier ad interim, Bji Cad Essebsi, rispondendo al leader di Ennadha, ha assicurato che le elezioni si svolgeranno in un quadro di trasparenza e credibilit. Nella ricerca di credito internazionale, i tunisini hanno fatto del loro meglio, modificando aspetti apparentemente banali del voto, come le urne. Che saranno in plexiglas per fare vedere che al loro interno non ci sono schede pre-votate, ma pensate in modo tale da preservare la segretezza del voto. Non un aspetto secondario, questo, perch negli ultimi giorni si sono moltiplicati i timori di un voto inquinato, soprattutto comprato, nelle zone pi periferiche e per questo pi povere del Paese. La futura Assemblea avr il principale compito di redigere, entro 12 mesi, una nuova Costituzione, la terza della Tunisia dopo quelle del 1861 e del 1959. Inoltre dovr eleggere un presidente provvisorio che designer un primo ministro alla testa di un Governo di transizione fino alle prossime elezioni generali. Nove mesi dopo la rivolta e una stagione turistica disastrosa, la comunit internazionale, che spera che la Tunisia diventi davvero un laboratorio di libert e di democrazia, ha promesso un adeguato sostegno. Il presidente statunitense, Barack Obama, ricevendo a Washington il premier Essebsi, si detto profondamente rassicurato dai progressi della transizione democratica nel Paese nordafricano, garantendo una serie di aiuti economici. La Banca mondiale erogher per il 2011 un prestito di circa 260 milioni di euro. Anche la Svizzera aiuter la transizione democratica dei Paesi del Nord Africa con 63 milioni di euro allanno, ma, secondo il risultato di unanalisi del Fondo monetario internazionale le rivolte in Tunisia, Egitto, Libia, Bahrein e Yemen sono costate finora 55 miliardi di dollari. Il prodotto interno lordo di questi Paesi avrebbe subito perdite per oltre venti miliardi di dollari e altri 35 miliardi sarebbero stati persi fra laumento dei costi e i mancati profitti. Tutti i tunisini sono stati informati che la Costituzione il primo e forse pi importante passo verso la libert loro negata per 23 lunghissimi anni e il voto rappresenta una grande speranza, nonostante il rischio di azioni destabilizzanti che mirano a far deragliare il processo di cambiamento.

LOnu sollecita uninchiesta sulluccisione di Gheddafi


TRIPOLI, 22. Se la morte di Gheddafi doveva significare la fine della guerra e la rinascita della Libia, lobiettivo ancora molto lontano. Il colonnello divide anche da morto, innanzitutto per come morto: giustiziato dopo esser stato catturato. Ma non solo: sul futuro della Libia lAlleanza atlantica, riunita a Bruxelles per il Consiglio atlantico, ha faticato a prendere una decisione, con la Francia che voleva chiudere la missione e la Gran Bretagna che frenava. Solo nella tarda serata di ieri si raggiunta unintesa: la Nato, ha annunciato il segretario generale Anders Fogh Rasmussen terminer le operazioni il prossimo 31 ottobre. Il nostro dovere labbiamo fatto, ora tocca al Consiglio nazionale di transizione, ha detto Rasmussen. Ma la fine delle operazioni e la morte di Gheddafi rischiano di far esplodere anche nel Cnt le divisioni finora sopite dalla comune lotta di liberazione contro il regime. E il continuo rimandare di giorno in giorno lannuncio della liberazione della Libia avverr, pare, domenica a Bengasi (e non a Tripoli) ne lennesima spia. Inoltre, dopo la diffusione dei video che mostrano Gheddafi chiaramente catturato da vivo e poi ucciso, le polemiche ruotano tutte attorno alla sua uccisione. Stessa sorte per il figlio Mutaissim catturato dai combattenti del Cnt e poi ucciso. LOnu ha sollecitato uninchiesta: Ci sono quattro o cinque versioni diverse. C bisogno di unindagine, ha detto ieri a Ginevra, il portavoce dellalto commissario, Rupert Colville. Gli Stati Uniti hanno chiesto trasparenza al Cnt, auspicando un trattamento umano per i prigionieri, mentre la Russia, che parla di gravissima violazione della convenzione di Ginevra, ha attaccato duramente la Nato che, ha accusato il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, ha bombardato un convoglio che non rappresentava una minaccia per nessuno. La Russia ha inoltre chiesto al Consiglio di sicurezza dellOnu di mettere fine alla no-fly zone in Libia dopo la morte di Gheddafi. Anche lautopsia compiuta sul corpo del colonnello ha confermato che stato ucciso con un colpo alla testa. In attesa di ulteriori accertamenti comunque test del dna compreso quello che per 42 anni stato il capo indiscusso della Libia ora giace in una cella frigorifera in un vecchio mercato di Misurata. E non si sa ancora n quando n dove sar seppellito. Di certo, ha assicurato il Cnt, verr rispettato il rito islamico. Ma per chiudere definitivamente con il passato e il clan Gheddafi, resta ancora un tassello fondamentale: Saif Al Islam, il figlio prediletto, diventato braccio destro di Gheddafi, la cui cattura, ancora una volta, avvolta nel giallo. Nel giro di poche ore stato dato per morto, catturato, ferito, nuovamente morto e nuovamente catturato. Ma non si hanno conferme e la Nato ha riferito ieri sera di non sapere che fine abbia fatto. Oltre a chiudere la partita con il clan, il premier Jibril e il suo Governo dovranno affrontare non pochi problemi nel dopo-Gheddafi. Risolvere le divisioni interne, prima di tutto ma anche rispondere alle aspettative di quei Paesi che, dopo lappoggio incondizionato, ora presentano il conto.

Una scritta su un muro di Tripoli invita a non cedere alla vendetta e alla violenza (LaPresse/Ap)

Appello a Governo e opposizione per trovare unintesa e uscire dalla crisi

Le violenze nello Yemen condannate dal Consiglio di sicurezza


NEW YORK, 22. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato ieri sera allunanimit una risoluzione in cui condanna fortemente luso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici nello Yemen. Si tratta del primo pronunciamento di questo tipo da parte del Consiglio di sicurezza sulle violenze contro i manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh. La risoluzione 2014, elaborata dalla Gran Bretagna, esorta inoltre lopposizione e il Governo yemeniti a trovare un accordo sulla base della proposta dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico che consenta luscita di scena di Saleh. Il piano prevede la garanzia dellimmunit per Saleh e la sua famiglia, in cambio della cessione del potere a un Governo di transizione. Nel documento approvato dal Consiglio di Sicurezza previsto inoltre che il segretario generale dellO nu, Ban Ki-moon, prepari un rapporto entro i prossimi trenta giorni, per riferire al Consiglio di sicurezza sulleventuale necessit di una nuova e pi dura risoluzione. Per il sottosegretario agli Affari Politici dellOnu Lynn Pascoe si tratta di un messaggio unanime da parte dei Quindici, fondamentale per dare il via al processo di transizione. Gli Stati Uniti hanno espresso soddisfazione per la forte azione intrapresa dal Consiglio di sicurezza che ha adottato allunanimit la risoluzione di condanna per luso della violenza nello Yemen. La comunit internazionale ha inviato senza ambiguit un segnale al presidente Saleh affinch risponda alle aspirazioni del popolo yemenita e accetti immediatamente la transizione dei poteri, ha scritto in una nota il portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner. Liniziativa delle Nazioni Unite stata per rifiutata in toto dal premio Nobel per la pace yemenita Tawakkul Karman, che parla di compromesso inaccettabile. Tawakkul Karman, che manifesta insieme a un gruppo di attivisti davanti alla sede del Palazzo di Vetro, ha inoltre aggiunto: Non me ne andr dagli Stati Uniti fin quando non avr ottenuto giustizia per il mio popolo. Anche nella capitale yemenita ieri migliaia di manifestanti hanno chiesto le dimissioni di Saleh.

Il sultano dellOman delega poteri alla Shura


MASCATE, 22. Il sultano dellOman, Qabus ben Said, ha deciso di delegare parte del potere legislativo e dei poteri di regolamentazione al Consiglio consultivo, il Majlis Al Shura, recentemente eletto. Questo organismo, i cui 84 membri sono stati rieletti la settimana scorsa con una consultazione a suffragio universale, potr ora nominare i suoi portavoce, emendare e proporre leggi, e interpellare i ministri. La manovra arriva come un segno di grande apertura, nonostante il sultano mantenga lultima parola sullapprovazione di ogni decreto e legge nel Paese. Qabus ben Said, al potere da oltre 40 anni, ha anche introdotto degli emendamenti alla modalit di nomina del suo successore, dal momento che non ha fratelli n figli. stato formato un consiglio composto da cinque alti funzionari: i presidenti del Consiglio di Stato o del Consiglio consultivo, della Corte suprema, del Consiglio della difesa e i due deputati pi anziani dovranno confermare come nuovo sultano la persona raccomandata da Qabus ben Said, il cui nome verr scritto in una lettera depositata presso il consiglio di famiglia.

Morto lerede al trono dellArabia Saudita


RIAD, 22. Il nuovo principe ereditario dellArabia Saudita, sar designato da un consiglio dei ministri ristretto alla dinastia regnante, il cosiddetto Consiglio di Fedelt, costituito nel 2006 con una riforma. Alla successione del principe Sultan bin Abdul Aziz di 83 anni deceduto questa notte in un ospedale di New York dove si trovava da met di giugno per problemi di salute sembra favorito il principe Nayef bin Abdul Aziz, 78 anni, ministro degli Interni e fratellastro di re Abdullah, considerato lerede pi probabile. Composta di 35 capi e presieduto dal decano di Al Saud, principe Meshaal bin Abdel Aziz, fratellastro di re Abdullah, il Consiglio di fedelt ha il compito di nominare lerede al trono a maggioranza dei voti dei componenti.

Riunione ad Addis Abeba dei ministri degli esteri dei Paesi dellIgad

Nairobi cerca sostegno allintervento in Somalia


NAIROBI, 22. I ministri degli Esteri dei Paesi aderenti allAutorit intergovernativa per lo sviluppo (Igad) dellAfrica orientale (Etiopia, Gibuti, Kenya, Somalia, Sudan e Uganda) si sono riuniti ieri ad Addis Abeba per una prima valutazione dellintervento militare del Kenya in Somalia. Il Governo di Nairobi cerca un sostegno pi esplicito, almeno a livello regionale, di quello ottenuto dallUnione africana, che si limitata a dichiare di comprendere le ragioni dellintervento, ma ha dichiarato di non appoggiarlo. I soldati kenyani sono penetrati per centocinquanta chilometri in territorio somalo, con lintento dichiarato di rendere sicura la zona di frontiera, mettendo fine allattivit delle milizie radicali islamiche di al Shabaab, che guidano linsurrezione contro il Governo somalo del presidente Sharif Ahmed. Lintervento delle forze kenyane, al cui fianco agiscono truppe filogovernative somale, ha avuto lavallo del Governo di Ahmed. Nel 2006 lIgad aveva approvato lintervento in Somalia delle truppe dellEtiopia e il Governo di Nairobi sollecita unanaloga posizione. Tuttavia, il segretario generale dellIgad, Mahbub Mualem, ha detto che lo scopo della riunione stato solo quello di un primo confronto su una posizione una posizione comune da adottare sulla crisi somala. Nel frattempo, da Mogadiscio giunta la conferma delluccisione di dieci militari dellAmisom, la missione dellUnione africana in Somalia, nei combattimenti ingaggiati ieri contro le milizie radicali islamiche di al Shabaab. Il portavoce dellAmisom, Paddy Ankunda, ha detto che lo scontro stato ingaggiato per cercare di catturare detenuti nelle mani dei ribelli. Questi ultimi avevano detto di aver ucciso settanta soldati dellAmisom.

Offensiva sudanese contro i ribelli del Nilo Azzurro


KHARTOUM, 22. Lesercito sudanese sta intensificando loffensiva contro i ribelli della regione meridionale del Nilo Azzurro, al confine con il Sud Sudan, formalmente indipendente dallo scorso 9 luglio. Un portavoce militare ha annunciato che le forze governative hanno assunto il controllo di Sali, una cittadina situata a soli nove chilometri da Kurmuk, la citt al confine con lEtiopia dove hanno la loro roccaforte i combattenti del Movimento di liberazione popolare del Sudan-Nord, vicino allomonima formazione oggi al Governo in Sud Sudan. Gli scontri nel Nilo Azzurro sono parte di una riaccesa crisi che coinvolge anche la regione sudanese del Kordofan meridionale e quella dellAbyei, tuttora contesa tra il Governo di Khartoum e quello sudsudanese di Juba.

Forze dellUnione africana impegnate in combattimenti alla periferia di Mogadiscio (Epa)

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LOSSERVATORE ROMANO
Don Angelo Confalonieri, i missionari e gli aborigeni australiani

domenica 23 ottobre 2011

Nel duello in corso con lebook

Quanto bisogna soffrire per cercare di capirsi


di GIANPAOLO ROMANATO

Se il libro vince a mani basse


sciuto da poco, e la prima cosa che cerchiamo sono le librerie. E se ci sono, con discrezione, ci lanciamo in unopera investigativa, spulciando titoli ed edizioni, convinte (come siamo) che la libreria di una persona la racconti e la riveli. Domani frugheremo nelle tavolette? La gran parte dei libri, inoltre, d una sostanziale percezione di stabilit. Lesatto contrario della lettura via i-Pad. Passi per un articolo di giornale (che, strutturalmente, un materiale alquanto traballante nel lungo periodo), ma avete mai provato a leggere I fratelli Karamazov in tavoletta? Se Dostoevskij, La ginestra o le lettere di una minuta e titanica ebrea olandese risulteranno piuttosto precari, un problema c. E, evidentemente, sta nello strumento. Certo, quando sali in aereo dolorante alla schiena per il peso portato (non si pu affrontare nemmeno un tragitto di due fermate in tram senza portarsi una congrua scorta di volumi al seguito), quando combatti con la borsa debordante che proprio non ne vuol sapere di infilarsi negli-appositi-spazi, non puoi non nutrire un pizzico dinvidia vedendo il tuo vicino scorrere placido e sereno la sua tavoletta-piuma. Non puoi non pensare: ora capisco. Ma solo un attimo. Poi, ti scorre dinnanzi la tua vita e realizzi che in tutti i momenti importanti un libro pesante, ingombrante e fonte di polvere comunque cera. Ripensi a quel passaggio delle Memorie di Adriano (la parola scritta mha insegnato ad ascoltare la voce umana, pressa poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue mhanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini) e ti convinci che la scomodit del libro un senso lo ha. Ripensi alle parole di una Arletty ormai stanca, malata e quasi cieca (il mio letto era un cocktail di libri: uno ne lasciavo e uno ne prendevo. Leggere importante come guardare: e i miei occhi bevevano le parole come bevevano il mondo) e realizzi che forse la Emanuele Luzzati, Pulcinella e i libri splendida attrice francese sarebbe scolastici. Si parla, addirittura, morta di sete. Pensi a Vera di di benefici in termini psicologi- Vita e destino (si guardava le ci: Da noi approdano ragazzi mani, le gambe, il seno, le dita. che finiscono la terza media Non erano le stesse mani che con i voti pi bassi ha detto avevano giocato a pallavolo, al Corriere della Sera il diret- scritto temi, sfogliato libri) e tore dellIkaros, Diego Sempio, vedi sbriciolarsi tutto il peso di mettere nelle loro mani un i- Vasilij Grossman. Pensi alla Pad una maniera per far re- memorabile scena di Che paese, cuperare ai giovani stima in se lAmerica, la scena in cui stessi, nelle loro capacit. grazie alla New York Public Ottimo certo, eppure a noi il Library Frank accede alla sua pendio risulta scivoloso. Chi salvezza. Mi toglie il bicchiere sono gli alunni di oggi se non e dice: esci da questo bar. gli adulti lettori di domani? Un Prendi la Forty-second a ovest Icaro moderno precipiterebbe e prosegui sulla Fifth finch mosso da quale vitale curiosit? non vedi due grandi leoni di davvero una scelta vincente pietra. Sali la scalinata tra i due nel lungo periodo far recupera- leoni, chiedi la tessera della bire la stima perduta agli adole- blioteca e non fare il cretino scenti con un bel fal di libri? come il resto dei pestatorba che Come ci disse il direttore sbarcano dalla nave e si intontidella Library of Congress di scono con lalcol. (...) Mi viene Washington, James H. da piangere a guardare i chiloBillington, nella misura in cui metri e chilometri di scaffali sacondurranno la gente a leggere di pi, gli ebook svolgeranno pendo che non riuscir mai a un ruolo sociale costruttivo. Il leggere tutti quei libri nemmeproblema, per, quelle delle no se vivessi fino alla fine del gerarchie: una conquista voler secolo. Pensi e capisci che i libri carrimpiazzare i libri tradizionali con quelli elettronici? Il tacei sono unaltra cosa. Sono pericolo proseguiva il diret- qualcosa che non va solo letta. tore sta nel vederli come so- Va toccata, sfiorata, annusata, stituti dei libri tradizionali. lisciata, girata, sfogliata (come insegna Elias Canetti), sporcaAppunto. I libri li sottolineiamo, li ta, dedicata, vissuta, lasciata in commentiamo a margine (e a eredit. Ho provato a stare senza lidistanza di tempo, rileggendoli, riscopriamo qualcosa di noi che bri: durata due settimane ci avevamo dimenticato; sorridia- disse Billington, sorridendo nel mo a ci che ci aveva colpito suo meraviglioso studio di libri ieri, rimarcando passaggi diver- e vetrate allultimo piano del si perch nel frattempo siamo James Madison Building. Noi cambiate), li portiamo appresso non resistiamo nemmeno due come coperte di Linus. Andia- fermate di tram. Come siamo mo a casa di qualcuno cono- terribilmente antiche. di GIULIA GALEOTTI

a distruzione delle popolazioni indigene probabilmente la pi tragica conseguenza dellespansione europea avvenuta in et moderna. Nelle Americhe, in Africa, in Oceania la penetrazione e loccupazione coloniale del territorio da parte delle potenze del vecchio continente ha avuto come effetto unimmediata, drammatica diminuzione dellelemento locale. Perch? Innanzitutto per una ragione sanitaria, legata alla diffusione di malattie sconosciute, che trovarono gli indigeni, o i nativi (come si preferisce dire oggi), senza difese immunitarie. In secondo luogo perch gli insediamenti dei nuovi arrivati alterarono e resero presto impossibili antichi ecosistemi di vita e di sopravvivenza come il nomadismo, che esigeva amplissimi spazi liberi. Ma anche per una ragione pi brutale e criminale: per la caccia allindigeno che avvenne un po dovunque. Di questo sterminio i missionari furono spesso gli allibiti spettatori e talora gli unici testimoni. Le loro relazioni dalla Patagonia, dalla valle del Nilo, dallO ceania (per fare solo degli esempi), contengono denunce talora raccapriccianti delle brutalit che avvenivano. Nella Terra del Fuoco i salesiani baster ricordare Alberto Maria De Agostini, di cui questanno ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa si schierarono in difesa delle trib locali, in particolare Ona e Yamana, ma non poterono impedire la loro estinzione. In rete si possono ancora visionare raccapriccianti immagini dellavventuriero romeno Julius Popper, che per anni fece dellestremo sud dellAmerica una specie di dominio personale, ritratto accanto al cadavere di un indio abbattuto a fucilate come se fosse un animale. Pochi anni di presenza europea bastarono a far scomparire una popolazione, scoperta solo allinizio dellOttocento da Charles Darwin, che era sopravvissuta per secoli in una delle regioni pi inospitali del pianeta. Qualche tempo prima, i missionari di Daniele Comboni avevano descritto episodi di analoga ferocia accaduti nellodierno Sud Sudan a opera di esploratori, avventurieri, cacciatori europei. Anche qui cera chi sparava al nero come si sparerebbe a un fagiano, chi gli tagliava le mani o i piedi a colpi di accetta per punire qualche mancanza. Il pauroso ricordo di queste infamie rese lambiente locale a lungo impenetrabile per gli stessi missionari. Cose non diverse accaddero in Australia, isola remota e semisconosciuta fino ai primi dellOttocento, inizialmente utilizzata dalla Gran Bretagna come luogo di deportazione di criminali, galeotti e forzati. Anche qui furono i missionari, protestanti e cattolici, a guardare ai popoli aborigeni con occhi diversi e a denunciare le atrocit cui erano sottoposti. Il benedettino William Ullathorne, responsabile della piccola comunit cattolica locale, scrisse nel 1837 che queste povere creature sono state spesso trattate dai prigionieri forzati, nelle stazioni isolate dellentroterra, con atroce barbarie. risaputo che alcuni prigionieri hanno sparato a loro per gioco, come se fosse uno sport. Lidea di avviare missioni specifiche fra gli aborigeni dovette perci fare i conti con la loro rapida diminuzione numerica, ravvisabile fin dalla prima met del XIX secolo, e con il fatto che per sfuggire ai maltrattamenti essi abbandonavano le zone costiere raggiunte dai bianchi rifugiandosi nellinterno, sempre pi lontano. Quando, nel 1842, un altro benedettino, John Bede Polding, divenne arcivescovo di Sydney e primo vescovo cattolico dAustralia, iniziarono concreti tentativi di evangelizzazione nei loro confronti. Tentativi destinati a scontrarsi non solo con limmensa distanza che divideva le due culture, ma anche con la diffidenza e la paura prevalenti ormai fra i nativi, che tenevano a distanza chiunque, ren-

Nella chiesa di New Norcia a Perth si trova la tomba di don Rudesindo Salvado

dendo volutamente difficile anche lapprendimento delle loro lingue. Su questi sforzi e sulle diverse strategie pensate dai sacerdoti romani (italiani, spagnoli, irlandesi, britannici) ci informano due pubblicazioni, una dedicata al missionario trentino Angelo Confalonieri, a cura di Rolando Pizzini (Nagoyo. La vita di don Angelo Confalonieri fra gli Aborigeni dAustralia. 1846-1848, Trento, Fondazione Museo Storico del Trentino, 2010, pagine 235, euro 18), laltra rivolta al benedettino spagnolo Rudesindo Salvado e promossa dal Pontificio Comitato di Scienze storiche (Giulio Cipollone e Clara Orlandi, Aborigeno con gli Aborigeni per levangelizzazione in Australia, Libreria Editrice Vaticana, Citt del Vaticano, 2011, euro 45). Due opere interessanti, che raccontano senza abbellimenti agiografici quanto sia costato lavvicinamento fra civilizzati e selvaggi. Confalonieri (nato a Riva del Garda nel 1813) e Salvado, spagnolo (1814-1900), giunsero in Australia nel gennaio del 1846, con una spedizione partita da Roma e comprendente numerosi altri missionari, sacerdoti e laici. La traversata dallInghilterra fino alla rada di Perth, sulla costa occidentale del continente, era durata quattro mesi. Qui si ferm Salvado, mentre Confalonieri continu la navigazione. Era stato destinato a lavorare con gli aborigeni della penisola di Cobourg, dove arriv soltanto a met maggio. Dovette circumnavigare

Don Angelo Confalonieri

tre quarti dellAustralia, transitare per Sydney e rimanere vittima di un naufragio nel quale perdette tutto, prima di raggiungere la meta, un anno dopo aver lasciato Roma. I viaggi allucinanti di questi missionari per mare e per terra, attraverso territori sconosciuti e pericoli di qualsiasi genere, senza strade, privi di carte geografiche, con mezzi insufficienti e gente di ogni tipo rappresentano un capitolo a s, che meriterebbe una specifica narrazione. La penisola di Cobourg, che chiude il golfo dove oggi sorge la citt di Darwin, nellestremo nord australiano, era uno sperduto avamposto militare inglese, un lembo di terra fuori

dal mondo di cui era appena iniziata lesplorazione, con un clima micidiale, flagellata dalla malaria. E sar proprio la malaria che condurr il trentacinquenne Confalonieri alla morte il 31 maggio 1848, dopo solo due anni di permanenza nella missione. Ma pur in un tempo cos breve il sacerdote fece un esperimento di convivenza con gli aborigeni che, pur essendo rimasto sostanzialmente infruttuoso per quanto riguarda la trasmissione della verit cristiana, gli ha guadagnato un posto nella storia del cattolicesimo dAustralia. Cattolicesimo mal tollerato e ai margini dellambiente coloniale britannico, gi di per s di bassissima estrazione che per la verit non era nato per dedicarsi ai nativi ma per servire gli emigranti irlandesi. Fu il vescovo John B. Polding, come si gi accennato, che allarg il raggio dinteresse della sua giovane Chiesa e progett levangelizzazione degli aborigeni: Sono convinto per esperienza personale scrisse con un ottimismo che le circostanze concrete avrebbero poi ridimensionato che la fede si diffonderebbe facilmente fra le trib escluse da ogni contatto con gli Europei, fonte comune di corruzione. La sua persuasione che essi non siano inferiori a noi sfidava il pregiudizio contrario, dominante nelllite britannica, e fu appunto allorigine della breve avventura di Confalonieri. Tutte le testimonianze in nostro possesso analiticamente esaminate nel libro di Pizzini (con contributi di Bruce Birch, Maurizio Dalla Serra, Elena Franchi, Stefano Girola) indicano in lui leuropeo che pi riusc ad adattarsi al mondo indigeno, lunico che vi entr dentro, che ne carp qualche segreto, che condivise con i locali il villaggio, labitazione, gli spostamenti, la vita nomade, il cibo (la cosa pi ripugnante per un europeo), le forme espressive, a partire dalla lingua. Compil anche un prontuario bilingue, in inglese e nella parlata locale, oggi conservato in due copie, una nellArchivio romano di Propaganda Fide e una seconda a Auckland, in Nuova Zelanda. Ma probabilmente non riusc mai a interiorizzare ci che stava vivendo, non lo accett mai se non razionalmente. Avvicinandosi alla morte sembra, infatti, che abbia espresso sentimenti di ripudio pi che di soddisfazione per ci che stava vivendo, per il mondo cos diverso dal suo che si era scelto e in cui era stato proiettato, per tutto ci che lo circondava. Nella storia missionaria esperienze limite come quella di Confalonieri pi numerose di quanto non si pensi rimangono a testimoniare un ardimento senza pari, ma hanno dato pochi frutti. Ricorder lanaloga avventura di Angelo Vinco (1819-1853), missionario veronese destinato allAfrica, che negli stessi anni di Confalonieri visse per oltre un anno completamente solo in un villaggio africano vicino allodierno confine fra Uganda e Sud Sudan, presso la popolazione Bari. Anchegli, avvicinandosi alla morte, diede segni di sgomento e di rifiuto di tutto ci che lo circondava. Evidentemente non bastano il coraggio e la volont per colmare linfinita distanza che separa il civilizzato dal selvaggio.

Sicuramente pi ragionevole e produttiva appare perci la scelta compiuta da Rudesindo Salvado, il benedettino giunto in Australia con Confalonieri, che si ferm a Perth e si rese conto dellimpossibilit, dellinutilit di tentare lesperimento della condivisione della vita aborigena. Nella Relazione che scrisse per Propaganda Fide nel 1883, dopo quasi quarantanni di attivit e in un italiano incerto e vacillante, integralmente riprodotta nel volume di Cipollone e Orlandi, racconta che la sua opzione, opposta a quella di Confalonieri, fu di creare un centro, fondando cio un monastero, una missione, in quel punto pi propizio che fosse dato trovare in quei boschi, ed ivi a pi fermo ammettere ed istruire quanti pi selvaggi fosse possibile nella dottrina cristiana, nonch nellagricoltura e nelle arti meccaniche, onde cos, man mano e al tempo stesso, essi divenissero cristiani, si attaccassero insensibilmente al suolo dal quale avessero sostentamento, abbandonassero la vita errante e selvaggia e menassero vita stabile e cristiana. Dunque: non confondersi con i locali, non pretendere impossibili e sterili esperimenti di convivenza, rispettare le differenze, abbandonare la presunzione di imporre la propria cultura, ma anche lutopia di immergersi in quella dei nativi. Fu unintuizione non diversa da quella cui si erano ispirati i gesuiti del Sud America nel XVII e XVIII secolo, quando fondarono le missioni fra i guaran, le celebri Riduzioni del Paraguay, assunte non a caso a modello di molte imprese missionarie ottocentesche. Insomma, lidea vincente fu quella di non snaturare i figli della natura, come furono definite queste popolazioni, ma anche di non snaturare

e notizie sono contraddittorie. Le reazioni anche. Il momento dunque arrivato? Davvero siamo in procinto di officiare il funerale del libro cartaceo? Da un lato, levento parrebbe lontano. Dati pressoch unanimi, infatti, dicono che leditoria elettronica non decolla (Nord America escluso), giacch gli ebook vengono ancora snobbati dalla maggior parte del pubblico (il Paese europeo pi avanzato in materia, la Gran Bretagna, al tre virgola sette per cento). D allaltro, per, notizia di questi giorni che in Italia un istituto tecnico, lIkaros di Bergamo, ha deciso di iniziare lanno con una svolta radicale: licenziati tutti i libri di testo (dizionari e atlanti inclusi), assunte al loro posto milletrecentosettanta tavolette i-Pad, tante quanti sono gli studenti della scuola. Cori di entusiasmo hanno salutato i costi ridotti; per il nuovo strumento (che permetter a insegnanti e alunni di essere continuamente interfacciati), le famiglie pagheranno un canone di duecento euro lanno, meno di quanto avrebbero speso per i tradizionali testi

Nel XIX secolo venne fondato il monastero benedettino di New Norcia a nord di Perth Oggi dimostra che il sangue dei preti non fu vano
se stessi. Bisognava convertire con lesempio e la mansuetudine, non convertirsi rinunciando a se stessi. Nacque da questa intuizione il monastero benedettino di New Norcia, un centinaio di chilometri a nord di Perth, che sopravvissuto fino a oggi ed era fino a pochi anni fa lunico insediamento monastico in terra australiana. La Relazione di Salvado ci dice quanto sudore e quanto sangue cost quella fondazione. In essa leggiamo che luso della carne era per noi fuori questione; i nostri abiti monastici non pi si riconoscevano cosa fossero e per ogni dove cadevano a brani; i calzoni li avevamo rattoppati con pezzi di pelle di kangur, dai selvaggi abbandonate per inutili; e molto soffrendo e non potendo pi camminare senza scarpe, giacch parecchie volte i piedi si erano rotti a sangue, le facevamo di legno, coperte anche di pelli di kangur. Ma la sopravvivenza fino a oggi di Nova Norcia dimostra che il sudore e il sangue di quei preti non furono versati invano.

domenica 23 ottobre 2011

LOSSERVATORE ROMANO
Una rilettura della Trasfigurazione, lultima opera dellartista urbinate

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Quel Raffaello pare proprio Caravaggio


Pubblichiamo ampi stralci della lezione che il direttore dei Musei Vaticani ha pronunciato sabato 22 ottobre nellambito del XV congresso internazionale Testimoni del Volto di Cristo e del Volto di Maria Sua Madre presso la Pontificia Universit Urbaniana. di ANTONIO PAOLUCCI oma, aprile dellanno 1520. Nella chiesa del Pantheon si officiano le esequie di Raffaello da Urbino morto il 6 di quel mese, venerd di Passione, a 37 anni. Deve essere stato un funerale partecipato, commosso e commovente come pochi altri nella storia di Roma. Raffaello era celebre, tutti, in Italia e in Europa lo conoscevano come vero e proprio stupore del secolo, quasi un Apelle reincarnato, in ogni caso il vertice supremo nella storia antica e moderna della pittura. Per Papa Giulio II aveva dipinto il suo appartamento privato; quegli ambienti che tutto il mondo da allora in poi chiamer le Stanze. Pochi mesi prima (era il dicembre dellanno 1519 festa di Santo Stefano), aveva consegnato a Papa Leone X Medici gli Arazzi, i dieci arazzi con le storie di Pietro e Paolo destinati a ornare le pareti della Cappella Sistina e che erano costati la cifra vertiginosa di 70.000 ducati. Non c niente di pi bello al mondo, nihil pulchrius avevano pensato e scritto, stupiti e ammirati, i prelati e gli intellettuali presenti alla inaugurazione. Cos come non cera nulla al mondo che potesse essere paragonato per venust, originalit e splendore la sentenza di Baldassar Castiglione, in una nota lettera a Isabella Gonzaga alla grande Loggia dei Palazzi Apostolici, conclusa dalla quipe di Raffaello nel giugno di quello stesso 1519, annus mirabilis nella biografia del pittore e nella storia delle arti. Raffaello era immensamente, meravigliosamente bravo. Lo sapevano i suoi grandi committenti: Giulio II della Rovere, Leone X Medici che lo nomina nel 1516 Soprintendente alle antichit di Roma affermando con ci per la prima volta nella storia doccidente con un atto politico-amministrativo, il moderno concetto della necessit della competenza tecnica per giustificare la potest normativa e prescrittiva nellesercizio della tutela il banchiere Agostini Chigi, Baldassar Castiglione, lintellettuale pi squisito, pi raffinato del secolo. A questultimo Raffaello, per gratitudine e per amicizia, dedic il capolavoro della sua ritrattistica. il quadro celebre che si conserva al Louvre. Ma Raffaello piaceva anche per ragioni che potremmo definire popolari e sentimentali. Era molto bello prima di tutto, di una bellezza amabile e gentile che incantava. Lo dicono le fonti, lo testimoniano i contemporanei; possiamo capirlo dagli autoritratti che di lui si conservano: quello degli Uffizi, laltro che sta nella Scuola di Atene, allinterno della Stanza detta della Segnatura. Bello e gentile e cordiale e piacevole con tutti, con il Papa come con ciascuno dei suoi numerosi allievi era Raffaello. Cos lo descrivono opportuno ripeterlo con totale unanimit di ammirazione e di consenso i cronisti, gli storici, i testimoni contemporanei. Raffaello amava riamato le donne e anche questo era un aspetto del suo carattere che lo rendeva simpatico a tutti. Un vero e proprio romantico leggendario nato sugli amori di Raffaello. Non esiste certezza documentaria che il ritratto femminile che sta nella Galleria Palatina di Firenze, noto come la Velata, sia limmagine della celebre Fornarina, la bellissima amante del pittore. Una cosa certa, tuttavia. Quello della Galleria Palatina un ritratto damore, una immagine di donna che larte sublime di Raffaello accarezza con tenerezza, con dedizione, con una specie di affettuosa complicit. Torniamo allaprile del 1520. Questo giovane uomo che dalla vita ha avuto tutto, fortuna, successo, amore, lammirazione dei grandi della terra e il cui futuro appare gremito di meravigliosi progetti, muore improvvisamente. Per eccessi sessuali compiuti con la sua Fornarina dice il Vasari aumentando di eroica dismisura laspetto romantico della biografia raffaellesca. Ma lolocausto per offerta di amore evento, come ognuno pu capire, tecnicamente impossibile e dunque altamente improbabile. ragionevole credere invece che Raffaello sia morto di febbri malariche, endemiche e letali nella Roma di allora. Le esequie, come si detto, si tennero al Pantheon dove il pittore ancora oggi sepolto in un sarcofago marmoreo al quale lamico poeta Francesco Bembo dedic in latino due versi memorabili: magna parens frugum timuit quo sospite vinci et morienti mori (la Natura ha creduto di essere vinta quando lui era vivo e di morire ora che morto). Versi belliszione di Raffaello concludendola ed esaltandola dal punto di vista cronologico e stilistico. Teniamo a mente quello che scrive il Vasari, a proposito del volto di Cristo. stato quello lultimo intervento autografo di Raffaello. Egli si ammala e nel giro di breve tempo muore non appena ha finito di dipingere il volto del Trasfigurato. Sono coincidenze naturalmente, sarebbe sciocco caricarle di significati mistici ed esoterici, e tuttavia fa un certo effetto pensare al destino di un uomo Raffaello Sanzio da Urbino che nasce e muore di Venerd Santo e fa in tempo a dipingere il volto La struggente infinita bellezza del Trasfigurato prima di entrare nel del mondo visibile non inganno diabolico tunnel della malatNel volto di Cristo il pittore ha descritto tia e della morte. Ma ecco la Trasfilidea del divino gurazione oggi cuche si incarna nella bellezza stodita nella Pinacoteca Vaticana. simi che stringono in eleganza e Esaminiamola nella immagine dinsplendore il destino di un pittore sieme e nei dettagli. Prima per lache credevano i contemporanei e sciamo parlare Giorgio Vasari. La noi continuiamo a credere stato sua lingua ha una prodigiosa capaciil pi grande di tutti i tempi. t mimetica nella descrizione Quel giorno al Pantheon tutta dellopera darte. come un occhio Roma piangeva anche perch, dice il che guarda, come una mano che acVasari, dietro il corpo esanime di carezza. Vasari preciso, essenziale, Raffaello giacente sul catafalco era tecnicamente impeccabile e allo stesstata collocata la Trasfigurazione cos so tempo interpretativo ed evocatiche nel vedere il corpo morto e vo; intende benissimo il messaggio quella viva era impossibile trattene- teologico e catechetico che la Trasfigurazione trasmette, lo interpreta e lo re le lacrime. Ed ora fermiamoci di fronte alla significa da par suo: la parte inferioTrasfigurazione lopera zenitale, il ca- re del dipinto occupata dal drampolavoro dei capolavori, il dipinto ma di tutti e di ognuno, dalla paura, che sta al vertice di tutta la produ- dalla contrastata speranza. Il ragazzo posseduto dal male, come ogni vivente sotto il cielo, chiede di essere liberato dalla sventura che lo opprime e lo devasta. Chi gli sta accanto, la madre, gli altri personaggi, vogliono aiutarlo, sanno che la sua salvezza anche la loro. Ma solo Cristo, trasfigurato sul Tabor, pu salvare. I toni scuri, drammaticamente realistici, quasi caravaggeschi, gli effetti di una concitata pittura in nero, caratterizzano la parte inferiore della composizione. Mentre in alto trionfa la luce e Vasari insiste con parole bellissime nel descrivere, nellesaltare, il trionfo della luce. La luce vocabolo di Cristo Salvatore, per questo il suo volto splende come il sole meridiano. Noi ci poniamo di fronte a questo dipinto e comprendiamo lessenziale. Capiamo essere Raffaello come uno specchio che riflette imperturbabile, olimpico, il mondo di Dio e quello degli uomini. C tutto nellopera di Raffaello e in questo dipinto sublime pi che in ogni altro. Ci sono le umane passioni, le paure, i contrastanti sentimenti (il gruppo di uomini e di donne che si agitano ai piedi della Trasfigurazione) c lo splendore infinito del mondo visibile (il tramonto romano dietro il monte Tabor) c la consolazione della bellezza che scalda il cuore e ci fa sentire, almeno per un momento, felici e grati di esistere. C la grande storia, calata nei ritmi solenni e facili destinati ad affascinare dopo di lui generazioni di artisti da Annibale Carracci a Guido Reni a Pietro da Cortona a Poussin a David fino (non

Un particolare della Trasfigurazione

sembri stravagante il riferimento) a Pablo Picasso. Nella Trasfigurazione e in particolare nella figura e nel volto del Trasfigurato, Raffaello ha voluto dare immagine alla idea del Divino che si incarna nella Bellezza. Il concetto semplice ed grande merito storico della Chiesa di Roma averlo affidato ai suoi artisti perch lo mettessero in figura. La struggente infinita bellezza del mondo visibile non inganno

diabolico, non enigma e finzione come lo stesso san Paolo (I Corinzi, 13, 12) aveva in qualche momento pensato (Nunc videmus per speculum et in enigmate); al contrario la bellezza del mondo epifania dellAltissimo, ombra di Dio sulla terra. Se il Verbo si incarnato, si incarnato nella Bellezza che ci sta intorno, che splende nei volti e nei corpi degli uomini e delle donne, che consola e riscalda le nostre vite.

Lopportunismo politico fascista e la Chiesa di Pio

XI

Una conciliazione per il rotto della cuffia


non rappresentava certamente lespressione del Magistero della Chiesa era per un movimento politico diverso da tutti quelli affermatisi nel primo dopoguerra e poteva rivelarsi, per la sua natura di partito dordine, quanto mai necessario. Da questo punto di vista, larticolo scritto nella primavera del 1921 da padre Enrico Rosa, direttore de La Civilt Cattolica, dal titolo I torti dei partiti e il dovere dei cattolici, rappresenta una riflessione estremamente importante. In quellintervento, il gesuita, tentando unanalisi del nuovo sistema politico italiano cos come si era ristrutturato dopo la fine della Grande Guerra, suddivise i partiti dello schieramento politico in tre categorie: i sovversivi, i popolari e i liberali. Il movimento fondato da Mussolini, secondo la riflessione di padre Rosa, andava collocato in questultima categoria. Il fascismo, pertanto, veniva considerato come un prodotto politico, seppur sui generis, della lunga tradizionale liberale e anche se veniva descritto come intrinsecamente malvagio e anticristiano che sovente peccava di quella stessa arbitraria violenza giustamente rinfacciata ai sovversivi, non veniva annoverato tra i partiti rivoluzionari ma veniva percepito come un elemento ineludibile del listone dei partiti dordine. Un giudizio per molti aspetti paradigmatico, questo del direttore de La Civilt Cattolica, che seppur con molte varianti e distinguo, caratterizz in molte occasioni il modo con cui la Santa Sede guard al regime fascista. Non a caso quando padre Gemelli chiese a Pio XI come comportarsi davanti al fascismo dopo la marcia su Roma il Papa rispose: Lodare, no. Fare lopposizione aperta non conviene, essendo molto gli interessi da tutelare. Occhi aperti!. Pio XI in unistantanea dei primi anni Trenta Del resto, ben prima dello svolgimento della marne tra Stato e Chiesa esemplarmente rappre- cia su Roma, la Santa Sede, apprendiamo sentata dai Patti Lateranensi, dallaltro lato. da una relazione della Segreteria di Stato ciLultimo libro di Giovanni Sale, La Chiesa tata da Sale, aveva avuto assicurazioni sul di Mussolini (Milano, Rizzoli, 2011, pagine rispetto pi assoluto che un governo fa304, euro 20), ha il merito di ricostruire det- scista avrebbe avuto nei confronti della tagliatamente, attraverso le pagine de La Chiesa. Daltro canto, per, accanto allattendiCivilt Cattolica, quelle de LO sservatore Romano e una lunga serie di documenti smo realista della Santa Sede, nel corso del inediti dellArchivio Segreto Vaticano, tutte Ventennio non mancarono nel mondo cattole tappe pi importanti di questo complesso lico i laudatores del regime. Ad esempio rapporto. Francesco Paolini uno degli scrittori clericoUn rapporto segnato, sin dallinizio, da fascisti che posero la loro penna al servizio una duplice interpretazione: se il fascismo del regime e che difese sempre loperato di di ANDREA POSSIERI Il rapporto tra la Chiesa cattolica e il regime fascista ha sempre generato una serie lunghissima di opinioni contrapposte, polemiche velenose, lacerazioni profonde e, non ultime, boutade corrosive. Celebre, per la vasta eco che suscit, quella di Francesco Cossiga, quando, nel 1993, presentando un suo libro, defin il fascismo come un capitolo del nostro cattolicesimo. Al di l delle provocazioni pi o meno eccentriche (e pubblicitarie) rimane, per, il cuore del problema. Ovvero la difficile definizione di un rapporto, al tempo stesso, collaborativo e conflittuale, che si snodato, simbolicamente, lungo due opposte polarit: lillegalit della violenza fascista magistralmente rappresentata dalla dolorosa liquidazione politica del Partito Popolare da un lato; e la conciliazioMussolini perch esaltava la religione come sacro presidio dei valori morali della stirpe. Pi disincantato, invece, era il giudizio di Amedeo Giannini, un uomo che conosceva assai bene il leader del fascismo e che fu, di fatto, il principale sostenitore e artefice, nel governo, del progetto di riforma della legislazione ecclesiastica. Secondo il sottosegretario di Stato agli Affari di Culto, infatti, Mussolini non ebbe una visione coerente e unitaria riguardo la politica religiosa ma si lasci guidare dal fiuto di politico astuto e opportunista. solo riusc ad aumentare il suo prestigio in ambito internazionale ma fu in grado anche di allargare la base di consenso al regime riducendo al minimo la possibilit di manovra di quella parte del mondo cattolico, come gli ex popolari, ostili alla politica fascista e agganciando al fascismo quella porzione considerevole di italiani cattolici che pur non rientrando dentro lAzione Cattolica era influenzata dalle posizioni della Gerarchia. Ovviamente non furono pochi i cattolici che valutarono criticamente la Conciliazione giudicando non conveniente per la Chiesa stringere unalMussolini strumentalizz la religione leanza cos stretta con un regime illiberale e liberticida, e specialmente il cattolicesimo che aveva distrutto in Italia il Per spianarsi la via al potere cattolicesimo politico e sociale e che ne aveva riportato in sapresentandosi agli italiani come il restauratore grestia le associazioni. Don dei valori religiosi tradizionali Sturzo, infatti, per la sua natura di compromesso politico Il giudizio storico fornito da Giovanni che non aveva alterato lo lo spirito dello Sale ancora pi esplicito: Mussolini si Stato Fascista, critic duramente la stipula serv della religione, e in particolare del cat- dei Patti Lateranensi. Alcide De Gasperi, intolicesimo per spianarsi la via al potere, pre- vece, nonostante fosse del tutto emarginato sentandosi agli italiani come il restauratore dalla vita politica e fosse ridotto a lavorare dei valori religiosi tradizionali. alla biblioteca vaticana, diede prova ancora In definitiva, secondo lo storico gesuita una volta della sua lungimiranza e della sua latteggiamento di Mussolini nei confronti lucidit politica fornendo un giudizio non della Chiesa fu ispirato non tanto da moti- negativo sugli accordi del Laterano, sicuro vazioni di carattere dottrinale o da fanati- comera che gli italiani sarebbero stati capaci smo ideologico, quanto da realismo politi- di distinguere tra fascismo e cattolicesimo e co. convinto, inoltre, che la Chiesa si fosse fiE infatti nel 1932 quando concesse unin- nalmente liberata dallinutile fardello della tervista a Emil Ludwig, Mussolini parl del- questione romana. la sua concezione di Dio spiegando la sua Un fardello che per, come testimoniano fede come una forza divina dellUniverso. alcuni documenti inediti scovati da GiovanUna forza divina, appunto, ma non cristia- ni Sale, fino allultimo rischi di rimanere na. Una rappresentazione del sacro, sostiene tale. Il discorso di Mussolini alla Camera Sale, che lasciava intendere chiaramente co- del 13 maggio 1929, con la quale si votava la me per lui la religione rappresentasse sem- ratifica del Trattato, fu molto duro e provoplicemente un fatto politico, o al limite, un catorio. Il Duce, infatti, non solo tolse al fatto antropologico-culturale. cristianesimo ogni riferimento trascendente e Daltro canto, per, al di l del ritratto lo ridusse a semplice fatto storico ma afferimpietoso di Mussolini fornito da Sale m anche che lo Stato rivendicava in pieno che si invest del ruolo salvifico di uomo il suo carattere di eticit caratterizzandosi, della provvidenza manipolando le parole pertanto, come uno Stato esclusivamente del Pontefice il quale aveva soltanto affermato che forse ci voleva un uomo come fascista. Questo discorso amareggi molto quello che la Provvidenza ci ha fatto incon- il Papa, il quale il giorno successivo, parlantrare e degli ovvi motivi politici che sta- do al collegio gesuitico di Mondragone prevano alla base della sua azione, innegabile cis che lo Stato non fatto per assorbire, che la politica ecclesiastica intrapresa dal re- per inghiottire, per annichilire lindividuo e gime produsse un risultato politicamente ec- la famiglia. Il 28 maggio Pio XI spinse ancezionale, ovvero la conciliazione tra Stato e cora pi in l le sue critiche e incaric il seChiesa che metteva fine a decenni di aspri gretario di Stato Pacelli di comunicare al conflitti e scomuniche reciproche. Con la ministro Rocco che il Papa desidera che si stipula dei Patti Lateranensi, infatti, per la soprassieda nella pubblicazione delle leggi Chiesa iniziava un nuovo periodo e si chiu- relative agli Atti Lateranensi. Il dissidio deva la lunga stagione risorgimentale nella dopo alcune precisazioni da parte di Mussoquale era stata considerata, dagli anticlericali lini rientr e il 7 giugno in Vaticano si tenne e dai massoni, come una forza concorrenzia- la cerimonia dello scambio delle ratifiche. Tuttavia, una relazione scritta dal nunzio le e antitetica allo Stato nazionale. Per Mussolini, invece, la conciliazione fu apostolico monsignor Borgongini Duca per uno dei momenti pi significativi della sua la Segreteria di Stato, rimasta finora inedita, iniziativa politica perch, come ha scritto riportava emblematicamente tutti i dubbi Renzo De Felice, consegu il pi vero e del Papa: Il Santo Padre stava l per l per importante successo di tutta la sua carriera convocare il sacro Collegio ed annunziare politica. Con la conciliazione, infatti, non che non avrebbe ratificato i Patti.

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LOSSERVATORE ROMANO
La Giornata missionaria mondiale

domenica 23 ottobre 2011

Mezzo milione di copie saranno distribuite ai bambini

Testimoni del Vangelo al cuore di ogni uomo


ROMA, 22. Sono oltre mille le diocesi cattoliche in terra di missione. Principalmente a loro destinato limpegno preghiere, offerte, lavoro e sensibilizzazione pastorale della Giornata missionaria mondiale che si celebra domenica 23. Tema del tradizionale appuntamento della penultima domenica dottobre quello della testimonianza cristiana. Come il Padre ha mandato me, anchio mando voi infatti il titolo del messaggio che Benedetto XVI ha scritto per loccasione. Messaggio nel quale il Papa ricorda come lannuncio del Vangelo sia il servizio pi prezioso che la Chiesa pu rendere allumanit e ad ogni singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. questa, del resto, la consapevolezza che ogni giorno sospinge lopera dei missionari, ma anche di quanti a vario titolo collaborano con le loro attivit. Nelle parrocchie, ma anche nelle innumerevoli strutture di assistenza e promozione umana: scuole, dispensari, ospedali. Anzi, la convinzione che sostiene o dovrebbe sostenere lo sforzo preminente dellintero popolo di Dio. Infatti, il dono-impegno dellannuncio del Vangelo ricorda ancora il Papa affidato non soltanto ad alcuni, bens a tutti i battezzati. In questa ottica lagenzia Fides ha diffuso, proprio in vista della Giornata, un dossier che fa il punto sulla presenza della Chiesa cattolica. A oggi lultimo dato disponibile si riferisce al 31 dicembre 2009 i cattolici sono 1.180.665.000 con un incremento di 14.951.000 unit rispetto allanno precedente. Si tratta di un aumento che riguarda tutti i continenti: Africa (+ 6.530.000); America (+ 5.863.000); Asia (+ 1.814.000); Europa (+ 597.000); Oceania (+ 147.000). La percentuale dei cattolici cresciuta globalmente dello 0,02%, attestandosi al 17,42% della popolazione mondiale. Con riferimento al rapporto con la popolazione complessiva gli aumenti riguardano per solo lAfrica (+ 0,3), lAmerica (+ 0,04) e lAsia (+ 0,01), mentre in diminuzione, come gi lanno precedente, sono lEuropa (- 0,02) e lOceania (- 0,3). Dati che confermano la necessit di una evangelizzazione la cosiddetta nuova evangelizzazione anche nei territori non tradizionalmente considerati terre di missione. Uno dei segnali dellavanzare della secolarizzazione laumento del numero di abitanti per sacerdote, che ha raggiunto quota 13.154, con incrementi in America, Europa e Oceania. Infatti, sebbene il numero totale dei sacerdoti nel mondo aumentato di 1.427 unit rispetto allanno precedente, raggiungendo quota 410.593, una significativa diminuzione si registra ancora una volta in Europa (- 1.674). Mentre gli aumenti sono in Africa (+ 1.155), America (+ 413), Asia (+ 1.519) e Oceania (+ 14). Migliora, invece, la situazione nelle terre di missione. Le stazioni missionarie con sacerdote residente sono complessivamente 1.850 (185 in pi rispetto allanno precedente) e registrano aumenti in Africa (+ 280) e America (+ 94). Diminuzioni in Asia (- 69), Europa (- 110) e Oceania (- 10). Le stazioni missionarie senza sacerdote residente sono aumentate complessivamente di 5.459 unit, raggiungendo cos il numero di 130.948. Gli aumenti interessano lAfrica (+ 2.143), lAmerica (+ 2.131), lAsia (+ 937) e lO ceania (+ 278), mentre diminuisce lEuropa (- 30). Aumenta poi di 3.390 unit il numero dei missionari laici che nel mondo sono complessivamente 320.226.

LAfrica e la voglia di Bibbia


ACCRA, 22. LAfrica ha fame. Ha terribilmente fame. Anche se non c solo lassoluta urgenza di derrate alimentari, di acqua e di medicine che semina miseria e morte. Come pure non c solo il secolare bisogno di giustizia e di rispetto della dignit umana. C, infatti, anche unaltra fame che, silenziosamente ma realmente, stringe alla gola il continente africano. Ed quella sete di verit e infinito di cui parla Ges nei Vangeli. Insomma, anche in Africa non si vive di solo pane. A testimoniarlo padre Mose Adekambi: Gli africani hanno fame e sete anche della Parola di D io. Originario del Benin dove Papa Benedetto XVI atteso dal 18 al 20 novembre prossimi per festeggiare i 150 anni di evangelizzazione del Paese e per consegnare agli episcopati lesortazione apostolica frutto della II Assemblea speciale per lAfrica del Sinodo dei vescovi che si tenuta in Vaticano nellottobre del 2009 il sacerdote direttore del Biblical centre for Africa and Madagascar (Bicam). Realt istituita nel 1981 per iniziativa del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar, al fine di coordinare la pubblicazione e la distribuzione di Bibbie nelle diverse nazioni africane. Ed attualmente impegnato, insieme allassociazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), in un progetto che prevede la diffusione di circa mezzo milione di Bibbie da destinare ai bambini del continente. Dal 2004 la sede del Bicam ad Accra, capitale del Ghana. E padre Adekambi testimonia questa sete di verit. Molti cattolici vorrebbero aumentare la propria conoscenza delle Sacre Scritture, andando oltre la mera lettura della Bibbia. Il sacerdote individua nel desiderio di comunicare la bellezza della propria fede la principale motivazione alla base del considerevole aumento della richiesta di Bibbie. Ogni giorno i cattolici si trovano a contatto con fedeli di altre religioni che li interrogano sulla loro fede, ma per spiegare il proprio credo agli altri si deve conoscere profondamente la Bibbia. Cos, mentre lOccidente, e in particolare lEuropa, sembrano progressivamente smarrire la coscienza di quello che a buon diritto pu essere considerato uno dei suoi principali codici fondativi in Francia secondo una recente indagine la Bibbia presente in meno di una famiglia su due, per non dire delle percentuali riguardanti la lettura il continente africano, sotto limpulso dellepiscopato locale, protagonista, nonostante mille difficolt, di unincoraggiante fioritura della fede, che trae forza e alimento proprio dalla conoscenza della Scrittura. Tanto che come ha sottolineato recentemente padre Adekambi al Catholic Radio and Television Network molti nigeriani, nonostante nel Paese il tasso di analfabetismo superi il 50 per cento, citano interi passi della Bibbia a memoria. Laccento sulla Bibbia ha dichiarato il religioso dovuto al fatto che la Chiesa, soprattutto i vescovi africani, si sono resi conto che non esiste evangelizzazione senza la Parola di Dio. Ora, per esempio, i nigeriani missionari, vescovi o sacerdoti, mi dicono che la gente spesso cita la Bibbia a memoria. Hanno grande facilit e amore per la parola di Dio. Per il suo apostolato padre Adekambi sincontra regolarmente nelle sedi dei diversi Paesi con i collaboratori del Bicam per organizzare convegni e laboratori di studio nelle principali lingue del continente: francese, inglese e portoghese. Lo staff di ogni nazione, poi, si riunisce annualmente, mentre ogni tre anni si tiene un raduno continentale. Liniziativa principale riguardante il 2011 stata la raccolta di fondi, indispensabile per la traduzione e la pubblicazione delle Bibbie, adesso disponibili anche in molti idiomi africani. Per il momento ai fedeli locali richiesta una donazione che va dai cinque ai dieci dollari, utile a coprire per solo la met dei costi di traduzione e di stampa. I fedeli contribuiscono, ma abbiamo bisogno di pi aiuti dallestero. E in questo molto lasciato alla generosit dei benefattori che proseguono lopera fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten. In tale rinnovata richiesta di Sacre Scritture sinserisce la Bibbia del Fanciullo Dio parla ai Suoi figli, il pi grande progetto di diffusione e insegnamento della Parola di Dio per i bambini, ideato nel 1979 dal fondatore di Aiuto alla Chiesa che soffre. Tra le nuove traduzioni previste nellanno in corso, ben nove riguardano gli idiomi africani: Lunda e Luvale per quanto riguarda lo Zambia, Konkomba per il Ghana, Chindau e Maconde per il Mozambico, Luo per il Kenya, Boko per il Benin, Bari per il Sudan e in Zulu per il Sud Africa. Dei quasi quarantanove milioni di copie della Bibbia illustrata, pubblicate tra il 1979 e il 2010, in 166 diverse traduzioni, pi di otto milioni erano in lingue africane. Per quanto riguarda quelle del 2011, Aiuto alla Chiesa che soffre prevede la stampa di oltre novecentomila copie, di cui quasi la met in idiomi africani.

Esperienze di speranza degli amici di Raoul Follereau


RIMINI, 22. Condividere le esperienze di speranza per farne uno strumento operativo disponibile per tutti al servizio dellamore nella prospettiva della costruzione di una societ fondata sulla civilt dellamore. questo lobiettivo del XXIV convegno internazionale dellAssociazione italiana Amici di Raoul Follereau (Aifo), lapostolo dei lebbrosi, in corso di svolgimento, fino al 23 ottobre, a Bellaria (Rimini), presso il Centro congressi europeo della citt. Levento, dal titolo Esperienze di speranza, costituisce il culmine delle iniziative organizzate dallAifo in occasione del cinquantenario della sua nascita. Il convegno internazionale conclude un lungo ciclo di studio, ricerca ideale, dibattito, elaborazione e proposta concreta attorno alla visione, ispirata al messaggio profondo di Raoul Follereau, cui lAifo fa riferimento. Un messaggio damore che diventa impegno concreto per alleviare le sofferenze, non solo dei malati di lebbra, ma di chiunque sia afflitto da qualsiasi dolore. Di fronte agli scenari del male, lorizzonte luminoso e potente verso cui lumanit pu protendersi sottolineano gli organizzatori quello della civilt dellamore, lunica civilt che possa dispiegarsi con un carattere universale. Al cuore dellimpegno dellAifo vi il riconoscimento, il cui valore davvero rivoluzionario, che le pi grandi e significative esperienze di speranza vengono da quella grande parte dellumanit esclusa e sofferente, dagli ultimi, dalle pietre scartate che, secondo la profezia evangelica, diventeranno le pietre dangolo della universale civilt dellamore. Il convegno internazionale dellAifo intende, appunto, onorare tutte le esperienze di speranza, dando voce diretta ad alcune di esse, simbolicamente provenienti dallAfrica, dallAsia, dallAmerica e dalla stessa Italia. Nelle sterminate periferie del mondo si trovano i crocifissi, le persone in carne ed ossa che devono essere al centro della politica nazionale e internazionale, sia nei Paesi poveri che in quelli ricchi.

Dossier della fondazione Missio sui missionari italiani

La sfida dellevangelizzazione oltre la crisi dei numeri


ROMA, 22. Nei primi anni Novanta del secolo scorso avevano raggiunto la quota record delle 20.000 unit. Un trend in ascesa che durava addirittura dal 1934. Oggi, per, il loro numero quasi dimezzato: poco pi di 10.000. Con unet media che si alzata a 63 anni. Sono i missionari italiani: sacerdoti, preti fidei donum, religiosi, suore e anche laici che hanno lasciato casa, con le relative sicurezze, per annunciare il Vangelo nelle lontane terre di missione. Dove, alle volte, si costretti a pagare con il sangue la fedelt al proprio compito. Come accaduto, solo pochi giorni fa nelle Filippine, a padre Fausto Tentorio. A loro, in vista della Giornata missionaria mondiale di domenica 23, la fondazione Missio organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha dedicato uno speciale dossier. Con lobiettivo viene spiegato di comprendere meglio come si stia trasformando il mondo della missione e quali siano le priorit e le sfide dellevangelizzazione nel mondo globalizzato. Oggi i giovani ci ammirano, ci stimano ma non ci imitano. La solitudine, lincomprensione, il lottare possono anche far paura. Il mondo pi frantumato, limmagine da esploratori e da eroi non tiene pi e accettare di ritornare nelle retrovie non facile, osserva padre Alberto Pelucchi, vicario generale dei comboniani. Insomma, sembra non reggere pi la vecchia immagine del missionario immortalata decenni addietro in tanti bollettini. Un personaggio impavido, magari con la barba bianca, che sbarca in posti lontani ed esotici per curare gli ammalati e battezzare. I nostri anziani, e lo dico con grande rispetto e stima dice il comboniano Filippo Ivardi, 38 anni, missionario in Ciad partivano per terre lontane con lidea di andare per gli altri. Io parto invece per vivere con gli altri, perch missione sempre reciprocit. Per scoprire insieme il Dio che era gi presente molto prima che arrivassimo noi. Oggi missione incontro, senza voler convertire o avere lansia di battezzare. Stando comunque a quanto emerge consultando gli archivi storici, nel 1934 lItalia aveva 4.013 missionari, 7.713 nel 1943, 10.523 nel 1954, 16.000 negli anni Ottanta, pi di 20.000 nel 1991. Nel 2008 il loro numero era sceso per a poco pi di 10.000. Che cosa accaduto? La risposta fornita nel dossier, ovviamente, articolata. Alla decrescita non troppo felice hanno contribuito diversi fattori: certamente il fisiologico calo demografico in Italia; una crisi vocazionale dettata da unincalzante secolarizzazione e dalla delusione dei pi giovani verso le istituzioni. Ma anche una certa prudenza dei vescovi che tendono a rimandare le partenze temendo vocazioni giovanili non sempre solidissime. Per don Alberto Brignoli, dellUfficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese della Cei, in ci vi la paura che tutto si perda. In sostanza, il sintomo ancora di una pastorale di conservazione. Cos, anche se i dati dicono che il numero dei missionari laici in costante aumento (oggi sono 790) si assottiglia di anno in anno quello dei religiosi e delle religiose in missione. Assai diversa anche let dei laici in missione rispetto a quella dei religiosi: da una recente ricerca emerge che il 58,6% dei laici sotto i 40 anni e meno di uno su quattro ha superato la soglia dei 50 anni. Il 55,7% composto da donne e il 60% coniugato. La visione immediata che se ne ha quella di un vaso che si svuota da una parte e si riempie dellaltra, commenta ancora don Brignoli. Quanto alle maggiori congregazioni missionarie, i comboniani italiani nel 1983 erano oltre 1.200, oggi sono circa 800. E let media supera i 60 anni. Quelli del Pontificio istituto missioni estere sono oggi 495, di cui 392 italiani. Ma nel 1983 erano complessivamente 653. Tuttavia, non mancano i segnali positivi. E, nonostante la crisi numerica il giudizio del dossier si intravede per anche la grande potenzialit che vibra ancora oggi sulla missio ad gentes. In particolare grande speranza viene riposta negli istituti religiosi come i francescani, i salesiani e i gesuiti che pur non possedendo un carisma esclusivamente missionario hanno interpretato la missione come dimensione evangelica primaria. E sulle orme dei loro fondatori svolgono un intenso lavoro di promozione umana e di evangelizzazione nelle terre di missione. Una certa crisi si registra anche tra i fidei donum, i sacerdoti incardinati in una diocesi italiana che, su richiesta del vescovo, accettano di partire in missione per un certo tempo. Numericamente oggi si registra un calo rispetto al passato spiega ancora don Alberto Brignoli e se fino a 25 anni fa potevamo contare su un numero di circa 800 fidei donum italiani, l80% dei quali in America latina, oggi sono circa 500, di cui il 65% in America latina. Tuttavia, la loro opera non si esaurisce con la fine dellattivit missionaria. Il loro apporto prezioso anche al loro rientro, in quanto portatori di unesperienza e di una sensibilit in grado di arricchire profondamente la fede delle parrocchie. Oltre alla possibilit che hanno di animare in modo ancora pi pertinente le comunit dei migranti in Italia. Cambia dunque, e sensibilmente, il mondo della missione e soprattutto il volto della Chiesa nei territori di missione. Grazie allincremento delle vocazioni locali osserva e ancora don Brignoli questa sempre meno una Chiesa bianca, composta cio da sacerdoti e religiosi occidentali. piuttosto una Chiesa missionaria locale dal volto africano, asiatico, indiano. Un tempo a ricevere lannuncio era una comunit molto incerta, appena nata, ma adesso ha le sue strutture, i suoi preti, i suoi vescovi, le sue priorit. Cos spesso i ruoli sinvertono e sacerdoti africani o latinoamericani vengono mandati in Europa. Alcune volte per studiare, altre per assistere migranti, profughi, perseguitati da guerre. Finendo per dare una mano consistente nelle parrocchie e nelle normali attivit pastorali. Del resto, anche lEuropa, e con essa lItalia, per molti versi diventata terra di missione.

Lutto nellepiscopato
Monsignor John Bosco Manat Chuabsamai, vescovo emerito di Ratchaburi, in Thailandia, morto nel pomeriggio di gioved 20 ottobre, nellospedale dei camilliani di Bangkok. Nato il 31 ottobre 1935 a Bang Nok Huek, nella diocesi di Ratchaburi, il 10 maggio 1961 era stato ordinato sacerdote. Quindi il 25 novembre 1985 era stato nominato vescovo di Ratchaburi e il 6 gennaio 1986 aveva ricevuto lordinazione episcopale. Il 24 luglio 2003 aveva rinunciato al governo pastorale della diocesi. Le esequie saranno celebrate luned 24 ottobre, alle ore 14, nella chiesa della Nativit di Maria a Bang Nok Huek.

Padre Fausto Tentorio, il missionario italiano assassinato nelle Filippine il 17 ottobre scorso

domenica 23 ottobre 2011

LOSSERVATORE ROMANO

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Domenica 23 ottobre in piazza San Pietro il Papa proclama tre nuovi santi

La missione scelta di vita


Guido Maria Conforti, vescovo, fondatore dei missionari saveriani
di GUGLIELMO CAMERA* Proclamando la santit di Guido Maria Conforti, arcivescovo-vescovo di Parma, fondatore della Pia societ di San Francesco Saverio per le missioni estere, Benedetto XVI lo indica alla Chiesa universale come un dono dello Spirito, come un modello da imitare, come una nuova e viva parabola per il nostro tempo. Nato a Casalora di Ravadese (periferia di Parma) il 30 marzo 1865, a undici anni entra nel seminario diocesano. Fin dallinizio sente forte il desiderio di consacrarsi alla missione ad gentes, chiedendo a tale scopo di essere accolto dai gesuiti per partire per le missioni. I gesuiti non accettano condizioni e rinuncia quindi al progetto. Anche la successiva richiesta di essere accolto da don Bosco, sempre per poter partire per le missioni, non ha esito. Nel frattempo, in seminario, inizia a soffrire di gravi crisi epilettiche, cosicch non pu essere ordinato sacerdote. Guarito in modo ritenuto prodigioso, ammesso al presbiterato e assume lincarico di vice rettore del seminario, dimostrando in tale servizio notevoli doti di educatore, soprattutto con lesempio di una vita santa. A 29 anni gi vicario generale della diocesi. Non avendo potuto seguire la vocazione missionaria alla quale si sentiva chiamato, concepisce lidea di fondare un istituto missionario. Cos, nel 1895, in accordo con la Congregazione di Propaganda Fide e con lapprovazione del suo vescovo, d inizio ufficiale a una nuova famiglia missionaria, la Pia societ di San Francesco Saverio per le missioni estere. Conforti vuole che i suoi missionari facciano della missione ad gentes il loro fine unico ed esclusivo, e che vi siano consacrati completamente nella professione dei voti religiosi di povert, castit, obbedienza, convinto che la vita apostolica, congiunta alla professione dei voti religiosi, costituisce per s quanto di pi perfetto, secondo il Vangelo, si possa concepire. Ai suoi allievi offre una indicazione fortemente autobiografica perch possano essere autentici missionari secondo il Vangelo: Il missionario la personificazione pi bella e sublime della vita ideale. Egli ha contemplato in spirito Ges Cristo che addita agli Apostoli il mondo da conquistare al Vangelo, non gi colla forza delle armi, ma colla persuasione e collamore, e ne rimasto rapito. Dato che il missionario chiamato a continuare la missione di Cristo, suggerisce Conforti, egli dovr avere i suoi medesimi progetti e usare gli stessi mezzi di evangelizzazione. Cristo deve, quindi, essere il modello assoluto e il costante punto di riferimento. Ha solo trentasette anni quando Leone XIII lo chiama a guidare la Chiesa arcivescovile di Ravenna, allora sede cardinalizia. Molto significativamente il giorno della sua ordinazione episcopale nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura, egli emette per sempre i voti di povert, castit, obbedienza, legandosi cos definitivamente alla sua congregazione, bench vescovo di una diocesi italiana. A Ravenna per due anni egli profonde tutte le sue migliori energie. Costretto per da gravi condizioni di salute, si rivolge umilmente a Pio X, pregandolo di accettare le sue dimissioni e di provvedere opportunamente allarcidiocesi di Ravenna scegliendo un altro pastore pi adatto. Nel frattempo Conforti si ritira nellistituto missionario da lui fondato a Parma, dove pu dedicarsi a tempo pieno nonostante i limiti di una salute molto cagionevole alla formazione dei suoi missionari. Ristabilitosi alquanto in salute, per volont di Papa Sarto diventa vescovo della diocesi di Parma, che guider per oltre 24 anni, fino alla morte. Sia a Ravenna che a Parma il nuovo presule non vuole ispirarsi che a un solo metodo di apostolato, quello di Ges. Dice espressamente che vuole amare tutti, ricchi e poveri, ammalati o emarginati, con cuore di padre, ma che le persone che pi gli stanno a cuore sono quelle che non hanno il privilegio di conoscere e amare Ges, o che da Lui si sono allontanate. La ricerca dei lontani una sua costante preoccupazione ed oggetto della massima cura, sia a Ravenna che a Parma. Il cuore missionario del Conforti si manifesta attraverso un instancabile annuncio di Cristo, con la vicinanza ai peccatori, con la predilezione per i poveri e gli emarginati. Non solo dedito a ogni opera di misericordia, ma cura con ogni diligenza listruzione religiosa del suo popolo, fino a fare di essa il punto principale del suo impegno pastorale. Istituisce scuole di dottrina cristiana in tutte le parrocchie e prepara catechisti e catechiste con appositi corsi di cultura religiosa e di pedagogia dellinsegnamento. Primo in Italia, celebra una settimana catechetica. Cura in modo singolare la formazione del clero nei seminari. Nulla gli sfugge di ci che riguarda la vita religiosa dei suoi fedeli, come, per esempio, il restauro e la costruzione di chiese, la cultura e la piet del clero, le associazioni cattoliche, la buona stampa, le missioni al popolo, i congressi eucaristici, i congressi mariani, i convegni di azione cattolica e religiosa. Conforti non ha paura di allargare i propri orizzonti pastorali fino ai confini del mondo, e questo visto da lui come dimensione integrante della sua comunione e responsabilit apostolica. Condividendo pienamente le prospettive apostoliche del grande missionario Paolo Manna, del Pontificio istituto missioni estere (Pime) beatificato da Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001 Conforti convinto che il problema missionario una questione che riguarda tutta la Chiesa. E quindi coinvolge soprattutto coloro che sono guide del popolo di Dio, cio i vescovi e i sacerdoti. Coopera quindi pienamente con il Manna alla fondazione dellUnione missionaria del clero, di cui diviene primo presidente e che guider per un decennio. Senza alcun dubbio Conforti uno dei pi grandi animatori missionari del ventesimo secolo. Affranto dalle fatiche e dallattivit pastorale, muore il 5 novembre 1931. Perch la Chiesa lo indica come modello da seguire e lo propone a vescovi, sacerdoti e fedeli? Egli offre lesempio di una santit che non consiste in opere spettacolari, ma nellumile, fedele, costante adempimento della volont di Dio in ogni momento della vita. In questo nostro tempo, nel quale la fede continuamente insidiata da razionalismo, secolarismo e materialismo, Conforti ricorda che la fede il tesoro pi grande e che a essa i cristiani devono ispirare il loro modo di pensare, di giudicare, di agire. Come maestro nella fede propone a tutti i fedeli un deciso cammino verso la santit, un tipo di santit che egli viveva e che riteneva possibile per tutti. Ma, soprattutto, Conforti evidenzia la dimensione missionaria della vita cristiana, della vita di ogni cristiano. Coloro che appartengono a Cristo, cio tutti i cristiani, e innanzitutto i vescovi e i sacerdoti, debbono accogliere come proprio il progetto di Cristo: arrivare cio fino ai confini del mondo per annunciare la buona novella del Regno. Tutti i cristiani devono quindi essere missionari. Con il suo esempio Conforti ha insegnato che possibile allargare la vasta trama della carit sino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che si ha per coloro che sono membri della propria comunit. (Ad gentes, 37). *Postulatore della Pia societ di San Francesco Saverio per le missioni estere

Strada e inginocchiatoio
Luigi Guanella, fondatore dei servi della carit e delle figlie di Santa Maria della Provvidenza
di MICHELA CARROZZINO* Fondatore di due congregazioni religiose, le figlie di Santa Maria della Provvidenza e i servi della carit, e dei cooperatori laici, don Luigi Guanella uno di quei santi che, insieme al Cottolengo, don Bosco, don Orione, Annibale di Francia, Carlo Andrea Ferrari, Pio x e tanti altri, rende visibile limmagine del cerchio di cui parla Doroteo di Gaza: Supponete un cerchio tracciato per terra... Immaginate che questo cerchio sia il mondo; il centro, Dio; i raggi, le diverse vie, i diversi modi di vivere degli uomini. Quando i santi, desiderosi di avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, si avvicinano nello stesso tempo gli uni agli altri; e pi si avvicinano gli uni agli altri, pi si avvicinano a Dio. Cos la carit. Don Guanella nasce il 19 dicembre 1842 a Fraciscio di Campodolcino (Sondrio). Compie la formazione sacerdotale prima nel collegio Gallio dei padri somaschi e poi nel seminario della diocesi di Como (1854-1866), dove fra gli altri si trova il chierico Giovanni Battista Scalabrini, con il ruolo di assistente prefetto. Nel frattempo Luigi incomincia ad ammirare don Bosco e per tre anni (1875-1878) rimane a Torino, dove avr modo di conoscere il Cottolengo, le cui opere lo elettrizzano. Il 26 maggio 1866 viene ordinato sacerdote dal vescovo di Foggia Bernardino Maria Frascolla (1811-1869). Il giovane sacerdote viene mandato a Savogno, un paesino sperduto della provincia di Sondrio (18671875): c bisogno di tutto e ci sono anche soprusi a danno della povera gente. Infatti, a seguito della legge sullincameramento dei beni ecclesiastici, parecchie famiglie si ritrovano colpite, spesso ingiustamente. Don Guanella non si arrende fino a quando ai poveri non vengono restituiti i loro beni. I giusti sono per lui modello di vita, perch essi hanno come proposito una cosa sola: fare il bene e dare gloria a Dio. Anche nella direzione spirituale dei laici, membri di associazioni parrocchiali, raccomanda: Operate la giustizia e poi non badate a fatiche; e ai suoi preti e religiose insegner che un dovere dare al prossimo tutto il bene di giustizia che si deve. Al rientro da Torino, nel 1878, un prete senza fissa dimora, molto ardito nelle sue aspirazioni e di conseguenza non facile da comprendere. Sperimenta sulla propria pelle quello che in seguito gli verr naturale scrivere agli altri: Il Signore lavora nellanimo umano come lo scalpello dello artista sul marmo che vuol ridurre a bella statua. Le pene sono stiletto che lavorano fruttuosamente nel cuore cristiano. Fallisce il tentativo di iniziare la sua opera in un convento francescano abbandonato di Traona (Sondrio). Nellagosto del 1881 viene inviato a Olmo. Dopo tre mesi quasi di eremitaggio, raggiunge la parrocchia di Pianello del Lario, sul lago di Como, e qui assume la direzione di quelle giovanette che erano state radunate da don Carlo Coppini (18271881). Con queste giovani inizia la sua opera. Fanno parte del gruppo la cofondatrice Marcellina Bosatta e la sorella Chiara, che sar beatificata da Giovanni Paolo II il 21 aprile 1991. Nel 1886 don Guanella, con alcune di queste consacrate, si sposta a Como e nel 1908 nasce la congregazione dei servi della Carit. un prete attento alla complessit che lo circonda: coglie la situazione degli emigranti e per dare loro il pane, si rimbocca le maniche avviando bonifiche di terre paludose. Nello stesso tempo chiede di dare lavoro in patria. Alza la voce perch tutti sappiano che i momenti storici sono mutati: In altri tempi si facevano le guerre ai corpi, e oggid si fanno le guerre alle intelligenze. Con molto coraggio vuole svegliare i cristiani assopiti e sollecitare le coscienze della gente, ricordando loro che non vi pu essere felicit fuori di Dio. Vive tra linginocchiatoio e la strada. Sempre pieno di zelo e entusiasmo. Un ardore che in lui non diventa mai utopia o illusione, come qualcuno volle insinuare. Fin dallinizio della sua vocazione sacerdotale ha un proposito audace: voglio essere spada di fuoco nel ministero santo. La sua spada sguainata, che lo porta a vincere e a morire, la carit verso tutti. Una cari-

Nel lavoro lincontro con Cristo


Bonifacia Rodrguez De Castro, fondatrice delle serve di San Giuseppe
di GREGORIO MARTNEZ SACRISTN* In quel lontano 25 luglio 1883, due donne di Salamanca, madre e figlia, giungono nella piccola citt di Zamora, con la speranza di poter vivere con integrit la vocazione consacrata alla quale si sentono chiamate da Dio: perseverare come religiose. Le due consacrate, che con dolore hanno appena abbandonato la loro comunit originaria delle serve di San Giuseppe, a causa delle circostanze insostenibili che stanno vivendo, condividono una ferma intenzione: stabilire a Zamora una nuova casa dellistituto religioso al quale appartengono. Bonifacia Rodrguez de Castro e sua madre, Mara Natalia de Castro sono due donne semplici e determinate che vogliono vivere lavventura di dar vita a un nuovo carisma nella Chiesa. Bonifacia nasce il 6 giugno 1837 nella citt universitaria di Salamanca, prima figlia di Juan Rodrguez e di Mara Natalia de Castro, coniugi artigiani profondamente cristiani. Nella sua adolescenza, dopo aver frequentato la scuola primaria e aver partecipato alla catechesi parrocchiale, e dopo aver imparato il mestiere di cordonaia, inizia a lavorare e a sperimentare la durezza della vita dei lavoratori stipendiati. Ancora giovane apre un laboratorio artigianale a casa sua. L comincia a riunirsi attorno a lei un gruppo di donne dallintensa vita cristiana, che anelano a coltivare maggiormente la loro esperienza di fede e a creare un ambiente fraterno e sano dove trascorrere la domenica pomeriggio. Questo gruppo di credenti former lassociazione dellImmacolata e di San Giuseppe, chiamata anche associazione giuseppina, dove si cerca di approfondire la formazione cristiana e dimparare un mestiere. Condividendo con sua madre unesistenza modesta nella casa laboratorio, Bonifacia conduce unintensa vita religiosa, recandosi ogni giorno alla chiesa della Clerenca: l che nel 1870 entra in contatto con un sacerdote gesuita di origine catalana, padre Francisco Butiny i Hospital, al quale confida il suo desiderio di diventare monaca contemplativa. Di fronte a quella confidenza il religioso le propone di fondare insieme a lui una nuova congregazione femminile con il nome di serve di San Giuseppe. Bonifacia accetta e si dedica completamente alla realizzazione del progetto. Il 10 gennaio 1874, sei donne iniziano una vita religiosa in comunit fraterna nella casa laboratorio di Bonifacia. Nel seguire le costituzioni, queste religiose saranno sorrette da tre pilastri fondamentali: la preghiera e il lavoro fraterni, laccoglienza di giovani donne senza lavoro e la promozione delloperosit. Le comunit delle religiose giuseppine si chiameranno anche laboratori di Nazareth, poich in esse si vivr secondo il modello della santa famiglia: lavorando per soddisfare i bisogni delle consacrate e cercando di praticare la solidariet con i bisognosi. Allinterno del gruppo iniziale, Bonifacia sar eletta prima superiora. Il cammino di questa originaria comunit giuseppina viene presto ostacolato dalla forzata partenza di padre Butiny i Hospital, come pure dai conflitti interni nella convivenza fra le religiose, che pian piano emarginano Bonifacia e si oppongono al suo operato. Alla fine del 1882, approfittando di un viaggio che Bonifacia fa in Catalogna, si porta a termine la sua destituzione come superiora e la nomina di unaltra religiosa. Al suo ritorno Bonifacia si rende conto di essere oggetto del disprezzo e delle offese da parte di alcune componenti della sua stessa comunit, e questo la spinge a chiedere il permesso di

fondare una nuova casa religiosa in un altro luogo. Decide di recarsi a Zamora, dove ottiene dal vescovo lautorizzazione per creare in questa citt una comunit giuseppina. Vi si trasferisce nel 1883. A Zamora, la comunit sviluppa lidentit originaria e caratteristica delle serve di Ges: vivere fraternamente la preghiera e il lavoro, e accogliere bambine e giovani senza lavoro, assistendole con sollecitudine materna ed educandole alla vita di fede e alloperosit, attraverso il Colegio de las desamparadas. Intanto la comunit di Salamanca, che cambier lorientamento della congregazione, ottiene lapprovazione pontificia, dalla quale resteranno escluse lei e le sue consorelle di Zamora. A sessantotto anni, l8 agosto 1905, muore nella sua casa di Zamora. Solo alla fine di gennaio del 1907 la congregazione riconoscer come sua la comunit di Zamora. Il carisma giuseppino si sintetizza in unespressione tanto caratteristica della beata Bonifacia: il lavoro

e la preghiera fraterni. Bonifacia capisce di essere stata chiamata a vivere come unumile lavoratrice e una fedele e fervente consacrata. Nella sua esistenza riesce pertanto a unire operosit e preghiera, facendo cos quellesperienza di unit che la colmer di serenit e di gioia. Convinta della bont del lavoro per la dignit della persona, Bonifacia si dedica a promuovere quellesperienza lavorativa che umanizza le donne lavoratrici nella misura in cui vissuta come cammino per raggiungere la propria santificazione personale. Bonifacia lavora e insegna a lavorare con lobiettivo di percepire la presenza di Dio stesso nellesercizio del proprio mestiere che, accompagnato dalla preghiera, viene concepito come compimento della volont di Dio e come mezzo per coltivare lesperienza della fraternit e della cooperazione fra lavoratori. *Vescovo di Zamora

t dal cuore e dalle braccia talmente grandi che, da fondatore, quando chieder alla Santa Sede (1896-1908) lapprovazione delle sue congregazioni, severo sar il giudizio: il suo campo di azione cos vasto che eccede ogni misura. La sua missione di carit ha come unica fonte Cristo Ges. Riconosce il suo volto nei fratelli pi piccoli e presenta consolantissimo il momento in cui Cristo prender le chiavi delleternit e volgendo un semplice sguardo di benevolenza dir: Quanto a voi che mi avete ricoperto e sfamato nel corpo, che mi avete consolato nellanimo, venite pure che siete i benedetti dal Padre mio. Nel 1903 lopera guanelliana giunge a Roma ed sostenuta particolarmente da Pio X . Dopo Roma inizia lespansione oltre oceano. Il fondatore stesso nel 1912 si reca negli Stati Uniti dAmerica. Oggi in 20 nazioni di quattro continenti. Con le loro opere di carit suore, sacerdoti, e laici vogliono annunciare lamore di Dio: Iddio Padre ti guarda con amorevolezza, come se non avesse che a pensare a te solo. In ci rassomiglia al sole, il quale sta nel mezzo del cielo, guarda a tutti e nello stesso tempo rivolge i suoi raggi a te come se non avesse che provvedere a te solo. Dio ama e provvede: certezza e conforto per ogni creatura. Vogliono ricordare ai singoli e ai popoli: Un cuore cristiano che crede e che sente non pu passare innanzi alle indigenze del povero senza soccorrervi. Don Guanella si ferma a raccogliere e coricare nel proprio cuore particolarmente le persone nelle quali lintelligenza offuscata. Apre le porte della sua casa di Como per accogliere coloro che non avevano motivo di stare rinchiuse in manicomio: egli vuole liberare luomo e mai liberarsi delluomo. Lopera gestisce a tuttoggi istituzioni significative particolarmente per persone disabili, come quelle di Roma, in via Aurelia, con quattrocento ospiti che abitano in villette, o quella di Santa Maria della Provvidenza, con oltre duecento donne. Ha avviato in Italia e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, a seconda delle esigenze concrete, servizi agili ma essenziali, mense per i poveri, strutture di accoglienza per i senza fissa dimora, e di prevenzione della prostituzione e della delinquenza minorile. In particolare in America latina si occupa di educazione. Il fondatore raccomanda: Datemi la scuola in mano mia ed io vi do nelle mani come volete educata una societ. In particolare chiede di curare i bambini: Lavora bene chi lavora nelle menti innocenti. Le attivit vengono condotte con laiuto di molti laici. Quando don Guanella deve avviare lorganizzazione delle sue case, per le persone anziane e ancor di pi per le persone disabili, si attornia di personale professionale laico per poter fare bene il bene. Egli intuisce la validit della collaborazione con i laici e delle congregazioni religiose tra di loro. proprio a don Orione che comunica la sua idea di chiamare a Congresso tutte le giovani istituzioni religiose per unire, unificare ed edificare pi fraternamente in Ges Cristo. Per concretizzare questa idea da oltre un decennio sorta Mediterraneo senza handicap, una onlus che mette in rete enti ecclesiali e associazioni laicali con lo scopo di favorire la riabilitazione, linserimento sociale e nella scuola delle persone disabili. *Direttrice del Centro ricerca opera femminile don Guanella

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LOSSERVATORE ROMANO
Benedetto al convegno internazionale degli ordinariati militari e al corso di formazione dei cappellani militari

domenica 23 ottobre 2011

XVI

Messa del cardinale segretario di Stato nella cappella Paolina

La guerra oltraggia la dignit umana


sotto gli occhi di tutti come nelle devastanti lacerazioni prodotte dalle guerre, la dignit umana venga spesso oltraggiata e la pace sconvolta. Lo ha detto il Papa ricevendo in udienza sabato mattina, 22 ottobre, nella Sala Clementina, i partecipanti al sesto convegno internazionale degli ordinariati militari e al terzo corso internazionale di formazione dei cappellani militari al diritto umanitario, promossi dalla Congregazione per i Vescovi e dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Signori Cardinali, venerati Fratelli nellEpiscopato e nel Sacerdozio, cari amici sono lieto di accogliervi in occasione del sesto Convegno Internazionale degli Ordinariati Militari e del terzo Corso Internazionale di formazione dei Cappellani militari al diritto umanitario, promossi congiuntamente dalla Congregazione per i Vescovi e dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Nel rivolgere a tutti il mio cordiale saluto, ringrazio il Cardinale Marc Ouellet per le cortesi espressioni che mi ha indirizzato anche a nome vostro. Queste vostre iniziative assumono unimportanza particolare, poich si collocano come stato detto nel contesto del 25 anniversario della Costituzione Apostolica Spirituali militum curae, promulgata dal beato Giovanni Paolo II, di cui proprio ogtenzione lesigenza di garantire agli uomini e alle donne delle Forze Armate unassistenza spirituale che risponda a tutte le esigenze di una vita cristiana coerente e missionaria. Si tratta di formare dei cristiani che abbiano una fede profonda, che vivano una convinta pratica religiosa e che siano autentici testimoni di Cristo nel loro ambiente. Per raggiungere questo scopo, occorre che i Vescovi e i Cappellani militari si sentano responsabili dellannuncio del Vangelo e dellamministrazione dei Sacramenti dovunque siano presenti i militari e le loro famiglie. Se la sfida degli Ordinariati Militari quella di evangelizzare il mondo castrense, rendendo possibile lincontro con Ges Cristo e la santit di vita a cui tutti gli uomini sono quello dellamore a Dio e al prossimo, perch il militare cristiano chiamato a realizzare una sintesi per cui sia possibile essere anche militari per amore, compiendo il ministerium pacis inter arma. Penso in particolare allesercizio della carit nel soldato che soccorre le vittime dei terremoti e delle alluvioni, come pure i profughi, mettendo a disposizione dei pi deboli il proprio coraggio e la propria competenza. Penso allesercizio della carit nel soldato impegnato a disinnescare mine, con personale rischio e pericolo, nelle zone che sono state teatro di guerra, come pure al soldato che, nellambito delle missioni di pace, pattuglia citt e territori affinch i fratelli non si uccidano fra di loro. Vi sono tanti uomini e donne in divisa pieni di fede in Ges, che amano la verit, che vogliono promuovere la pace e si impegnano da veri discepoli di Cristo a servire la propria Nazione favorendo la promozione dei fondamentali diritti umani dei popoli. In tale contesto si inserisce il rapporto tra il diritto umanitario e i Cappellani Militari, poich una fattiva collaborazione tra organizzazioni umanitarie e responsabili religiosi sviluppa feconde energie volte ad alleviare le asprezze dei conflitti. sotto gli occhi di tutti come nelle devastanti lacerazioni prodotte dalle guerre, la dignit umana venga spesso oltraggiata e la pace sconvolta. Tuttavia, la sola dinamica del diritto non basta a ristabilire lequilibrio perduto; bisogna percorrere il cammino della riconciliazione e del perdono. Cos ha scritto il Beato Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2002, seguita ai tragici attentati dell11 settembre 2001: La vera pace frutto della giustizia, virt morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sullequa distribuzione di benefici e oneri. Ma poich la giustizia umana sempre fragile e imperfetta, esposta com ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondit i rapporti umani turbati (n. 3). Cari amici, anche alla luce di queste considerazioni, le motivazioni pastorali che sono alla base dellidentit dellOrdinariato Militare sono di grande attualit. Lopera di evangelizzazione nel mondo militare richiede una crescente assunzione di responsabilit, affinch anche in questo ambito, vi sia un annuncio sempre nuovo, convinto e gioioso di Ges Cristo, unica speranza di vita e di pace per lumanit. Egli infatti ha detto: senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5). La vostra particolare missione e lo zelante ministero vostro e dei vostri collaboratori, presbiteri e diaconi, favoriscano un generale rinnovamento dei cuori, presupposto di quella pace universale, alla quale tutto il mondo aspira. Con tali sentimenti, assicuro la mia preghiera e vi accompagno con la mia Benedizione che imparto di cuore a tutti voi e a quanti sono affidati alle vostre cure pastorali.

Il compito di predicare la mitezza in un contesto armato

Il saluto del cardinale Ouellet

Per un apostolato fruttuoso nel mondo militare


A nome dei partecipanti al convegno, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, ha rivolto al Papa il seguente saluto. Beatissimo Padre, Ho la gioia di introdurre alla presenza di vostra Santit i partecipanti al VI convegno internazionale degli ordinariati militari, provenienti da 38 nazioni, che le esprimono il loro filiale amore, la loro piena adesione al suo magistero e la loro totale fedelt. Venticinque anni fa il suo beato predecessore Giovanni Paolo II, di cui oggi ricorre la festa liturgica, promulgava la costituzione apostolica Spirituali militum curae, che ha dato agli ordinariati militari la dignit di Chiese particolari. Gli ordinari militari, i delegati delle Conferenze episcopali e gli esperti per la formazione al diritto umanitario, si sono riuniti qui, nel cuore della cristianit, per riflettere sul cammino percorso e dare un nuovo slancio, anche alla luce della nuova evangelizzazione, allassistenza spirituale agli uomini e donne in servizio nelle forze armate. In questi venticinque anni le novit e i cambiamenti sono stati molti, anche tra quanti sono impegnati nella difesa della pace, della giustizia e della libert, o dediti a missioni umanitarie. Le riflessioni di queste giornate saranno certamente utili per un apostolato pi fruttuoso nel mondo militare, che in generale un mondo ricco di valori umani e cristiani, con persone che manifestano una sensibilit etica e un sincero desiderio di spiritualit. E ora, Padre Santo, questa assemblea attende da voi la parola orientatrice e animatrice per il cammino che ci attende, parola molto desiderata che riceveranno dal vostro cuore di padre e maestro e con sentimenti di profonda gratitudine invochiamo da vostra Santit la benedizione apostolica.

gi celebriamo la memoria liturgica. Mediante tale provvedimento legislativo, si intese dare agli Ordinariati Militari la possibilit di promuovere unazione pastorale sempre pi adatta e meglio organizzata per una parte importante del Popolo di Dio, cio i militari e le loro famiglie, con le loro istituzioni quali caserme, scuole militari e ospedali. A 25 anni da quel Documento, bisogna rilevare che gli Ordinariati Militari hanno dimostrato in genere di avere acquisito uno stile sempre pi evangelico, adeguando le strutture pastorali alle urgenti esigenze della nuova evangelizzazione. In queste giornate di studio, vi proponete di ripercorrere idealmente il cammino storico e giuridico degli Ordinariati Militari, la loro missione ecclesiale cos come delineata dalla Spirituali militum curae, individuando le traiettorie comuni della pastorale a favore dei militari e approfondendo i problemi pi attuali. Nellesprimere il mio cordiale incoraggiamento, desidero richiamare alla vostra at-

chiamati, appare evidente che i sacerdoti, impegnati in questo ministero, dovranno avere una solida formazione umana e spirituale, una costante cura per la propria vita interiore e, al tempo stesso, essere disponibili allascolto e al dialogo, per poter cogliere le difficolt personali e ambientali delle persone loro affidate. Queste infatti hanno bisogno di un continuo sostegno nel loro itinerario di fede, poich la dimensione religiosa riveste speciale significato anche nella vita di un militare. La ragione per cui esistono gli Ordinariati Militari, cio lassistenza spirituale ai fedeli nelle Forze Armate e di Polizia, fa riferimento alla sollecitudine con la quale la Chiesa ha voluto offrire ai fedeli militari e alle loro famiglie tutti i mezzi salvifici per facilitare nei loro confronti non solo lordinaria cura pastorale, ma lo specifico aiuto di cui essi hanno bisogno per svolgere la loro missione con lo stile della carit cristiana. La vita militare di un cristiano, infatti, va posta in relazione con il primo e il pi grande dei comandamenti,

La medaglia ufficiale per il settimo anno di pontificato


La medaglia ufficiale annuale del VII Anno di Pontificato di Sua Santit Benedetto XVI stata coniata dallIstituto Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano in oro, argento e bronzo nel diametro di 44 mm. Il dritto opera di Mariangela Crisciotti, il rovescio di Chiara Principe. Le caratteristiche artistiche sono le seguenti: Sul dritto: Busto del Sommo Pontefice di fronte, con zucchetto e pellegrina. Intorno la scritta: BENEDICTUS XVI PONT MAX ANNO VII. A sinistra, in piccolo, il nome dellautrice. Sul bordo: la scritta E CIVITATE VATICANA e il numero della medaglia. Sul rovescio: intorno la scritta
SACERD OTII LX CELEBRAT NATALEM XXIX IVNII MCMLI. Al centro, la figu-

ra del Buon Pastore, immagine del ministero sacerdotale; i simboli del grano a destra e della vite a sinistra, uniti da un nastro con liscrizione ADIVTORES GAVDII VESTRI, rimandano al sacramento dellEucaristia. Il sacerdote collabora alla gioia dei

fedeli svolgendo con amore la sua missione pastorale alla guida del gregge di Dio. In basso a sinistra, in piccolo, il nome dellautrice. Ogni esemplare numerato ed accompagnato da un certificato di garanzia con timbro a secco della Segreteria di Stato e della Zecca Italiana. I pezzi sono coniati in quantitativo non superiore a quello indicato di seguito: TRITTICI: n. 900, numerati da 1 al massimo effettivamente coniato.

Con lo stesso sistema di numerazione: ORO: n. 1.000, tit. 917/1000, gr 60; ARGENTO: n. 6.000, tit. 986/1000, gr 40; BRONZO: n. 6.000. Le medaglie saranno in vendita dal 24 ottobre 2011 presso lAmministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica nella Citt del Vaticano e presso la Libreria Editrice Vaticana nei locali di Piazza San Pietro, Piazza Pio XII, 4 e Via di Propaganda, 4.

Limpegno della Chiesa in favore della pace scaturisce dal desiderio stesso del suo Fondatore, per cui alle forze armate spetta la garanzia dellordine e della sicurezza delle persone, la difesa da ogni aggressione, il rispetto dei diritti individuali e collettivi, ma mai la volont di guerra, di aggressione, di sopraffazione. con queste parole che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha riaffermato i punti essenziali della missione degli ordinari e dei cappellani militari, con i quali ha concelebrato la messa, nella cappella Paolina, nella mattina di sabato 22 ottobre, memoria liturgica del beato Giovanni Paolo II. Proprio Papa Wojtya, ha ricordato il segretario di Stato, venticinque anni fa don la costituzione apostolica Spirituali militum curae, raccomandando alla Chiesa di provvedere, secondo le diverse situazioni, alla cura spirituale dei militari. Al rito diretto da monsignor Karcher, cerimoniere pontificio hanno partecipato unottantina di ordinari e cappellani militari, giunti a Roma per il convegno internazionale e per il corso di formazione al diritto umanitario. Tra loro, il cardinale dominicano Lpez Rodrguez. Nellomelia il cardinale Bertone che ha assicurato la spirituale vicinanza di Benedetto XVI ha indicato nel Catechismo della Chiesa Cattolica un riferimento sicuro, rilevando che il documento nella terza parte, quella morale, nella sezione sul quinto comandamento tratta a lungo della difesa della pace come compito prioritario dei Governi e delle forze armate. Esso ha auspicato divenga una guida autorevole del vostro ministero come pastori impegnati in questo campo. Non un compito facile quello di predicare la mitezza e la pace in un contesto armato, ma auspicabile per renderlo pi umano e pi cristiano. La liturgia della Parola della memoria del beato Giovanni Paolo II ha detto il porporato ispira la nostra riflessione e ci consente di individuare diversi spunti per meditare. Cos la prima lettura, tratta dal Libro del profeta Isaia, parlando dellannuncio della salvezza benedice colui che Dio ha inviato quale messaggero di lieti annunzi. Questo messaggero definito dalla sua triplice funzione: egli annunzia il regno di Dio, annunzia la salvezza e infine la pace. Il nostro pensiero corre subito in questo momento proprio al pontificato del beato Giovanni Paolo II, il quale, attraverso i suoi innumerevoli viaggi in ogni angolo del pianeta, ha incarnato la figura di tale messaggero, i cui piedi sono benedetti dalla Sacra Scrittura perch portano il regno, la salvezza e la pace. Il brano del vangelo di Giovanni ha spiegato attira lattenzione sul rapporto singolare tra il Signore Ges e lapostolo Pietro. Con unanalisi precisa dei vocaboli utilizzati in questo dialogo, il cardinale ha rilevato come Ges parli di un amore intenso e incondizionato, di cui solo Dio in realt capace. Ben diverso il senso del verbo che utilizza Pietro nella risposta e che potremmo tradurre con ti voglio bene. In questa distinzione possiamo scorgere la differenza profonda che esiste tra lamore di Dio e quello degli uomini. Dio ama luomo senza alcun condizionamento, ma lamore con

il quale luomo ricambia lamore di Dio invece segnato dal peccato e dalla condizione creaturale. Ed ecco allora ha proseguito il porporato lintuizione del Signore: nel rivolgere a Pietro, per la terza volta, la stessa domanda, il verbo diventa quello usato da Pietro. Ci sembra voler esprimere che Ges abbassa con misericordia e benevolenza la sua richiesta al grado che luomo capace di offrire. Di qui la risposta, questa volta quasi addolorata, di Pietro: Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene. Cristo affida a Pietro la missione di pascere e guidare il suo gregge. Il gregge infatti non appartiene al pastore, ma al Signore: al pastore richiesto tuttavia un amore oblativo necessario a guidare il gregge. Continuando nella lettura attenta dello stesso brano, si evince che la missione del pastore consiste nel nutrire quelli che non sono ancora adulti e condurre quelli che sono ormai maturi. E in base al rapporto che il pastore ha con il Signore si comprende il tipo di relazione che instaurer con il gregge. Indubbiamente ha concluso il segretario di Stato il beato Giovanni Paolo II ha saputo incarnare i tratti specifici del buon pastore. Tuttavia, lo stesso zelo e lo stesso amore richiesto a ogni pastore, di ogni luogo e di ogni tempo, per diventare realmente messaggero del regno di Dio, della salvezza e della pace.

Nomine episcopali
La nomina di oggi riguarda la Polonia.

Piotr Greger, ausiliare di Bielsko-ywiec (Polonia)


Nato il 28 marzo 1964 a Tychy, arcidiocesi di Katowice (oggi diocesi di Bielsko-ywiec), entrato in seminario nel 1983. Ordinato sacerdote il 13 maggio 1989, stato incardinato nellallora diocesi di Katowice. Nel 1992 ha conseguito la licenza presso lAccademia teologica di Warszawa e nel 2000 il dottorato in teologia, con specializzazione in liturgia, presso la Pontificia accademia teologica di Krakw. Nel 1992 stato incardinato nella nuova diocesi di Bielsko-ywiec. Ha lavorato come vice parroco nella parrocchia Cristo Redentore a Bielskoywiec e dal 1995 residente nella parrocchia di San Paolo a Bielsko-ywiec. Dal 2000 delegato permanente del vescovo nel consiglio della fondazione Santa Edwige Regina, presso la Pontificia Universit di Krakw. Attualmente vicedirettore dellIstituto teologico San Giovanni da Kty in Bielskoywiec, presidente della commissione liturgica diocesana, assistente pastorale per gli insegnanti nella diocesi e membro dellassociazione dei teologi polacchi. canonico del capitolo della Cattedrale.