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Elettricit e Magnetismo prof.

Giovanni Falcone
(G. Falcone) Dipartimento di Fisica - Universit della Calabria, ponte P. Bucci, cubo 31C, Rende (CS) Italy Current address, G. Falcone: Dipartimento di Fisica, Universit della Calabria E-mail address, G. Falcone: falcone@fis.unical.it URL: http://www.fis.unical.it
Dedicato alla memoria di mia madre cui in vita ho dedicato molto meno tempo di quanto avrei voluto

Abstract. Queste dispense si riferisco al corso di Fisica II da me svolto presso la Facolt di Ingegneria delluniversit della Calabria nellAA 2001-2002. Il corso prevedeva 30 ore di lezioni tradizionali e 30 di esercitazioni. Le dispense contengono sia le lezioni svolte che un gran numero di esercizi svolti.In un momento di transizione del nostro sistema universitario, in assenza di adeguati libri di testo, ritengo che sia un dovere dei docenti fornire delle dispense quanto pi vicine possibili ad un libro di testo. Nei miei ricordi di studente, non posso non ricordare la minore dicolt che ho incontrato nel sostenere gli esami di cui erano disponibili o le dispense o il libro del docente del corso. Avrei raggiunto lo scopo che mi ero presso se almeno una parte dei miei studenti potesse trovare un aiuto da queste mie dispense. A tutti coloro che volessero darmi suggerimenti per migliorare queste dispense o segnalarmi eventuali errori porgo i miei ringraziamenti.

Contents
Prefazione Chapter 1. Il campo elettrostatico 1. La legge di Coulomb 2. Il campo prodotto da pi cariche puntiformi 3. Le linee di forza del campo elettrostatico 4. Esempi v 1 1 5 6 7

Chapter 2. Il concetto di potenziale 13 1. Il potenziale coulombiano 14 2. Il potenziale del campo uniforme e costante 16 3. Espressione cartesiana di potenziali coulombiani 18 4. Il dipolo elettrico ed il suo momento 19 5. Potenziale a grande distanza da una distribuzione puntiforme di cariche 20 6. Dipolo in un campo elettrico esterno ed uniforme 22 7. Esempi 24 Chapter 3. Distribuzioni continue di cariche 1. Determinazione di alcuni campi 2. Determinazione di alcuni potenziali 3. Potenziali a grande distanza da un distribuzione continua Chapter 4. La legge di Gauss 1. Flusso di un vettore attraverso una supercie 2. La legge di Gauss per il campo elettrico 3. Legge di Gauss: derivazione generale 4. Esempi Chapter 5. Conduttori e Dielettrici in elettrostatica 1. Il campo elettrico nei conduttori 2. Il campo elettrico nelle vicinanze di un conduttore 3. Linduzione elettrostatica 4. Lo schermo elettrostatico 5. Potenziale di un conduttore 6. Eetto punta 7. Capacit di un conduttore 8. Capacit di un condensatore piano 9. I Dielettrici 10. Complementi: energia e densit di energia elettrostatica Chapter 6. La corrente elettrica continua
iii

25 26 30 33 35 35 38 39 43 51 51 53 56 56 58 60 61 62 66 72 85

iv

CONTENTS

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

Densit di carica e di corrente Legge di Ohm La densit di energia elettrostatica Complementi: cenni sulle leggi di Kirchho Complementi: teoria microscopica elementare della conduzione Complementi: carica di un condensatore Complementi: scarica di un condensatore

85 87 93 94 96 97 99 101 101 106 106 107 110 111 114 121 121 122 125 130 132 135 138 139 140 142 144 146 147 153 153 155 157 160 163

Chapter 7. Forze agenti su cariche e correnti 1. La forza di Lorentz 2. Il lavoro della forza di Lorentz 3. Forza agente su tratti di li: seconda formula di Laplace 4. Lazione magnetica su un circuito: il dipolo magnetico 5. Il segno dei portatori di carica nei metalli 6. Eetto Hall 7. Complementi: Circuito in moto in un campo B uniforme e costante Chapter 8. Campi magnetici prodotti da correnti stazionarie 1. Il campo magnetico prodotto da una carica in moto uniforme 2. La prima formula di Laplace 3. Legge di Biot-Savart 4. Forza agente tra cariche in moto 5. Denizione di Ampre Chapter 9. La legge di Faraday 1. Induzione in un circuito in moto 2. La legge di Lenz 3. Autoinduttanza ed induttanza 4. Esempi 5. Lenergia magnetica: elementi 6. Il circuiti LC 7. Esempi Chapter 10. La circuitazione e il usso del campo magnetico 1. Circuitazione di B: il teorema di Ampre 2. Esempi 3. La corrente di spostamento di Maxwell 4. Il usso di B attraverso una supercie chiusa Appendix A. Appendice

Prefazione
Lorganizzazione di queste dispense tiene conto sia del numero di ore in cui erogare le lezioni tradizionali sia le conoscenze dello studente che segue il corso. Il modulo di Fisica II consta di 30 ore di lezioni e 30 di esercitazioni. Rispetto ad un corso tradizionale siamo ad appena un terzo delle ore frontali che una volta gli studenti di Ingegneria ricevevano. Inoltre gli studenti avendo solo svolto il corso di Calcolo 1, non sarebbero in grado di comprendere una formulazione locale del campo elettromagnetico. Con questi presupposti il corso deve essere necessariamente un corso di Elettricit e Magnetismo. In realt, come per il corso di Fisica I lo scopo dei due corsi quello di fornire agli studenti le sole conoscenze di Fisica di base, indispensabili per arontare i corsi della nuova laurea. Il corso allora una semplice introduzione alle quattro leggi fondamentali dellelettricit e Magnetismo nel vuoto. Ogni approfondimento sulla corrente continua e non, sui conduttori, sui dielettrici, sul magnetismo nella materia e sulla formulazione locale dei campi dovr essere arontata in altri corsi del primo triennio o in alcuni del secondo biennio.

CHAPTER 1

Il campo elettrostatico
La conoscenza dei fenomeni elettrici e magnetici, nella forma presentata in questo corso relativamente recente. Tuttavia, conoscenze di fenomeni legati allelettricit ed al magnetismo erano noti anche ai popoli della Grecia. Infatti, questi popoli conoscevano la resina fossile, detta ambra e la magnetite. Per arrivare ad una prima conoscenza dei fenomeni magnetici come li intendiamo oggi bisogna attendere il libro dellinglese William Gilbert, del 1600. In esso si parla del magnetismo terrestre e dellorientamento degli aghi magnetici, nonch dellelettricit per stronio. La nascita dellelettricit moderna si fonda, in ogni caso, sui lavori del francese Charles Augustin Coulomb (1736-1806). La storia dellelettricit e del magnetismo, come tutte le storie relative al progresso della conoscenza umana non mai il contributo di pochi ed dicile compendiare gli sforzi dei molti che ci hanno consegnato i loro risultati. Vogliamo solo rilevare ora che la storia dellelettricit e del magnetismo si mescolata con la storia della costituzione della materia e con la storia della natura della luce. Nel corso di questo corso incontreremo alcuni dei protagonisti ed il lavoro da essi svolto. Non procederemo in maniera storica, perch questo approccio non spetta a questo corso, ma partiremo quasi dalla ne, ovvero dalla costituzione della materia, in una forma semplicata. Tutti i corpi sono costituiti di atomi. Gli atomi sono costituiti da un nucleo, ove risiedono i neutroni ed i protoni, e da elettroni che sono localizzati intorno al nucleo. Questo modello fu proposto nel 1917 dallinglese Rutherford e dal danese Bohr. Elettroni e protoni posseggono una carica elettrica, che indicheremo con qe e qp . Per convenzione, la carica dellelettrone stata assunta negativa. Il protone, possiede una carica di valore pari alla carica dellelettrone ma di segno opposto. La carica dellelettrone e del protone detta carica fondamentale ed il suo valore, , qe = 1, 6 1019 C qp = 1, 6 1019 C

dove C sta per Coulomb, ed lunit di misura della carica elettrica, nel Sistema Internazionale. Un corpo carico quando vi un eccesso di cariche positive o negative. Tutti i corpi carichi risultano avere una carica che un multiplo della carica fondamentale. Lelettrone fu scoperto nel 1897 dallinglese Joseph John Thomson (1856-1940).

1. La legge di Coulomb Il contributo pi rilevante di Coulomb stato la determinazione, per via sperimentale, di quella che oggi nota come legge di Coulomb (1785). La legge di
1

1. IL CAM PO ELETTROSTATICO

Coulomb stabilisce che due corpi carichi puntiformi, posti nel vuoto ad una distanza r, esercitano luno sullaltro una forza la cui intensit, data da F0 = k0 Q1 Q2 r2

dove Q1 e Q2 sono le cariche possedute dai corpi e k0 una costante, detta costante di Coulomb, che nel Sistema Internazionale vale circa k0 = 9 109 N m2 C2

La direzione della forza F0 lungo la congiungente i due corpi e risulta attrattiva,se le due cariche sono di segno opposto,e repulsiva, se sono dello stesso segno:

Nel Sistema Internazionale si usa riscrivere la costante k0 nel modo seguente k0 = 1 4 0

dove 0 una costante, detta costante dielettrica del vuoto, (o permettivit assoluta del vuoto). Il suo valore, nel Sistema Internazionale circa = 8, 9 1012 C2 N m2

1.1. Il campo coulombiano. Si considerino due cariche puntiformi, Q e q ed un sistema di riferimento con lorigine sulla carica Q. Secondo la legge di Coulomb, sulla carica puntiforme q verr esercitata, da parte della carica puntiforme Q, una forza la cui espressione Qq ur r2

(1)

F0 = k0

dove ur il versore del vettore posizione ur = r r

Nella (1) il segno positivo va preso se le due cariche sono dello stesso segno, mentre il segno negativo va preso se le due cariche hanno segno opposto.

1. LA LEGGE DI COULOM B

Assumeremo, in tutta la restante sezione che entrambe le cariche siano positive. Il vettore (2a) E= F0 q

detto campo elettrico generato dalla carica Q. Usando la (1), possiamo ottenere la forma esplicita del campo: (2b) Q ur r2 Come si vede, il campo elettrico dipende dalla carica Q e dalla distanza dove abbiamo posto la carica Q. E = k0

Indipendentemente dalla presenza eettiva della carica q, ad ogni punto dello spazio intorno alla carica Q si pu associare un vettore, la cui direzione lungo la congiungente la carica Q e la carica q, il cui verso quello del versore posizione e la cui intensit data da (3) Q r2 Linsieme dei vettori associabili ai punti dello spazio, con le modalit appena descritte, costituiscono il campo coulombiano della carica puntiforme Q. Lunit di misura del campo elettrico quella di una forza per unit di carica E = k0

1. IL CAM PO ELETTROSTATICO

E=

[f orza] N = [carica] C

Un tipico valore del campo elettrico 104 N/C. Il campo coulombiano generato dalla carica Q non dipende dalla carica q. Tuttavia, per misurare il campo coulombiano E0 , dobbiamo, secondo la (2), prima conoscere la forza F0 agente sulla carica q e poi dividere la forza stessa per il valore della carica q. Per evitare che ci sia una dipendenza dalla carica q usata, per determinare il campo coulombiano, occorre che la carica q sia una carica di prova. Per carica di prova si intende una carica che sia puntiforme e sucientemente piccola paragonata con Q, in maniera tale che il campo coulombiano di Q non sia modicato apprezzabilmente dalla carica di prova. Allora, possiamo scrivere (4) E= F0 Q = k0 2 ur q r q << Q

La carica di prova sar indicata con q ed assunta sempre positiva. Una volta determinato il campo coulombiano di una carica puntiforme Q, usando la carica di prova, possiamo determinare la forza esercitata dalla carica Q su una qualunque carica puntiforme Q1 ; baster moltiplicare il campo, dato dalla (4), per la carica Q1 : (5) F0 = Q1 E

Se la carica Q, non nellorigine, ma occupa una posizione r1 , allora il campo elettrico da essa generato, nel punto P, la cui posizione r, sar: (6) E (r) = 1 Q (r r1 ) 40 |r r1 |3

1.2. Uso delle coordinate cartesiane. In maniera esplicita, ora scriveremo i risultati in forma generale, ma usando le coordinate cartesiane. Gli esercizi che faranno riferimento a campo di una o pi cariche puntiformi, si potranno risolvere con le espressioni ottenute in quosto paragrafo.

Il campo elettrico coulombiano in P dovuto alla carica Q E0 = k0 Q 1 uR R2

2. IL CAM PO PRODOTTO DA PI CARICHE PUNTIFORM I

dove r r1 = R

Introducendo le coordinate cartesiane dei punto P e Q : r1 = x1 ux + y1 uy + z1 uz troviamo R = (x x1 ) ux + (y y1 ) uy + (z z1 ) uz |R| = (x x1 ) + (y y1 ) + (z z1 ) R |R|


2 2 2 2

r = xux + yuy + zuz

Inoltre, poich

uR = avremo uR =

In denitiva, il campo coulombiano sar dato E0 = k0 Q

(x x1 ) ux + (y y1 ) uy + (z z1 ) uz q 2 2 2 (x x1 ) + (y y1 ) + (z z1 ) (x x1 ) ux + (y y1 ) uy + (z z1 ) uz
3/2

[(x x1 )2 + (y y1 )2 + (z z1 )2 ] Se la carica Q posta nellorigine del sistema di riferimanto avremo E0 = k0 Q xux + yuy + zuz [x2 + y 2 + z 2 ]
3/2

2. Il campo prodotto da pi cariche puntiformi Vale per il campo elettrico, il seguente principio di sovrapposizione: Il campo elettrico di due o pi cariche puntiformi uguale al vettore somma dei campi elettrici di ognuna di queste cariche prese separatamente.

1. IL CAM PO ELETTROSTATICO

In forma matematica scriveremo, per N cariche puntiformi:


N X

(1) ovvero

E=

En

n=1

(2)

E=

N 1 X Qn (r rn ) 4 0 n=1 |r rn |3

dove Qn la carica posta nella posizione rn ed r la posizione del punto P, dove si vuole calcolare il campo coulombiano. 3. Le linee di forza del campo elettrostatico Per visualizzare il campo si usa introdurre le linee di forza del campo. Una tale descrizione, precisiamo subito solo approssimativa e in alcuni casi pu indurre in conclusioni sbagliate. Una linea di forza di un campo elettrico una linea che ha per tangente in ogni suo punto un vettore che coincide con il campo nel punto considerato. Le linee di forza di una carica puntiforme positiva e negativa sono mostrate sotto. Le linee di forza sono sempre dirette dalle cariche positive a quelle negative:

Il verso delle linee di forza si comprende immaginando nei vari punti la carica di prova. Si pu immaginare che il numero di linee di forza sia proporzionale allintensit del campo e quindi visualizzare una maggiore o minore intensit del campo, in una certa regione, aumentando o diminuendo, rispetto ad unaltra regione il numero di linee di forza. In ogni caso, non bisogna dimenticare che il campo una funzione continua dello spazio e quindi luso, naturalmente discreto delle linee di forza, pu essere fuorviante. Un modo analitico per determinare le linee di forza, ovvero per determinare le equazioni di tali linee quello di usare la condizione di parallelismo tra il campo E e la tangente dl alla linea di forza in un punto: E dl =0 ovvero, in termini di componenti dx dy dz = = Ex Ey Ez

4. ESEM PI

4. Esempi Esempio 1:Si determini il rapporto tra la forza di Coulomb e la forza gravitazionale che un protone esercita su un elettrone. Ambedue le forze sono attrattive. La forza di Coulomb esercitata dal protone sullelettrone data da Qp Qe r2 dove k0 la costante di Coulomb ed r la distanza tra le due cariche. La forza gravitazionale esercitata dal protone sullelettrone data da F0 = k0 Mp Me r2 dove G la costante di gravitazione universale ed Mp ed Me la massa del protone e dellelettrone, rispettivamente. Facendo il rapporto tra le due forze FG = G F0 k0 Qp Qe = FG G Mp Me e sostituendo i valori numerici (Mp = 1, 7 1027 kg, Me = 9, 1 1030 kg) e (G = 6, 7 1011 N m2 /kg 2 , Qi = 1, 6 1019 C) alle varie quantit , si trova F0 = 2, 3 1039 FG La forza di Coulomb enormemente pi intensa della forza gravitazionale. Esempio 2: Trovare il campo coulombiano nel punto P di coordinate (0,0,5) prodotte da due cariche puntiformi di uguale valore, Q1 = Q2 = Q poste nei punti di coordinate (3,0,0) e (0,4,0).

Poich r1 = x1 ux + y1 uy + z1 uz troviamo r1 = 3ux R1 = r r1 = (3) ux + (5) uz r2 = 4uy r = 5uz r2 = x2 ux + y2 uy + z2 uz r = xux + yuy + zuz

R2 = r r2 = (4) uy + (5) uz

1. IL CAM PO ELETTROSTATICO

|R1 | =

Inoltre, poich

q (3)2 + (5)2 = 34 uR1 = r r1 |r r1 |

|R2 | =

q (4)2 + (5)2 = 41 r r2 |r r2 |

uR2 =

avremo uR1 =

(3) ux + (5) uz (4) uy + (5) uz uR2 = 34 41 Il campo coulombiano, in P, dovuto alla carica Q1 , sar dato da E1 = k0 Q 1 (|R1 |) 1 (|R2 |)2
2 uR1

e quello dovuto alla carica Q2 sar dato da E2 = k0 Q Usando le relazioni precedenti troviamo E1 = k0 Q 3ux + 5uz (34)
3/2

uR2

E2 = k0 Q

4uy + 5uz (41)3/2

In campo risultante sar E = E1 + E2 = k0 Q (0, 01ux 0, 01uy + 0, 04uz ) Esempio 3-Due cariche Q1 = 50C e Q2 = 10C sono poste nei punti di coordinate (1, 1, 3) m e (3, 1, 0) m. Si determini la forza agente su Q1 . Possiamo scrivere i vettori posizione delle due cariche, avendo le componenti, come r1 = ux + uy 3uz r2 = 3ux + uy p 42 + 32 = 5

da cui, facendo la semplice dierenza delle componenti omologhe, avremo R = r1 r2 = 4ux 3uz Inne uR = La forza agente su Q1 sar F12 = |R| =

1 r1 r2 = (4ux 3uz ) 5 |r1 r2 |

1 Q1 Q2 uR = 0, 18 (0, 8ux 0, 6uz ) N 2 4 0 r12

Esempio 4 (Dipolo elettrico) Due cariche, uguali ma di segno opposto, sono tenute ferme lungo lasse z, ad una distanza l, uguale per entrambe, dallorigine del sistema di riferimento. Si determini il campo E, in un punto P, dellasse y.

4. ESEM PI

Con E+ ed E abbiamo indicato il campo elettrico generato in P dalla carica positiva e negativa rispettivamente. Il campo generato dal dipolo in un punto arbitrario P in generale, come mostreremo successivamente abbastanza complesso. Qui la semplicit del calcolo realizzata mediante la limitazione al solo asse y, che un asse di simmetria per le due cariche. Il campo E+ generato dalla carica Q repulsivo, mentre il campo E attrattivo. La distanza d, di P da Q, uguale alla distanza di P da (Q) ed entrambe sono uguali a (1) d2 = l2 + y 2 I due campi hanno una uguale intensit: 1 |Q| 4 0 l2 + y 2 Le componenti lungo lasse y sono uguali e di segno contrario. Le componenti lungo lasse z sono uguali e dello stesso segno; il loro modulo : (2) E+ = E = l E+,z = E+ cos = E+ p 2 + y2 l l E,z = E cos = E p l2 + y 2 allora, la risultante componente lungo lasse z (3) Ez = E+,z + E,z = 2 |Q| l 2 + y 2 )3/2 4 0 (l

Nel caso in cui y l (approssimazione di dipolo), si pu trascurare l2 nel denominatore e la precedente relazione diventa (4) Ez = Se introduciamo la quantit dQ (5) dQ = 2lQ 2 |Q| l 4 0 y 3

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1. IL CAM PO ELETTROSTATICO

detta, momento di dipolo elettrico, avremo (6) Ez = 1 dQ 4 0 y 3

Esempio 5: Moto in un campo elettrico longitudinale.

Determinare la velocit di arrivo dellelettrone sullo schermo. Il teorema dellenergia cinetica, nel tratto d, si scrive 1 1 2 qe Ed = Me vf Me v 2 2 2 da cui r 2qe Ed vf = v 2 + Me Poich, nel tratto l il moto rettilineo uniforme, la precedente espressione rappresenta anche la velocit di arrivo sullo schermo. Esempio 6: Moto in un campo elettrico trasverso; Determinare il punto di arrivo sullo schermo dellelettrone e la velocit con cui vi arriva

Le equazioni utili sono Me ax (t) = 0 da cui vx (t) = v vy (t) = qe E t Me x (t) = vt y (t) = 1 qe E 2 t 2 Me Me ay (t) = qe (E)

4. ESEM PI

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avremo da cui (3)

Eliminando il tempo tra le equazioni delle coordinate si ottiene 1 qe E 1 2 x (1) y= 2 Me v 2 Questa una parabola. Poich, dopo la particella si muove di moto rettilineo uniforme, la velocit di arrivo sullo schermo uguale alla velocit di arrivo, in h. Il valore di h 1 qe E 1 2 d (2) h= 2 Me v 2 La velocit, in h, avr un modulo che otterremo dal teorema dellenergia cinetica Z 1 1 2 F dr = Me vf Me v 2 2 2 Poich Z Z Z F dr = Fx dx + Fy dy = Fy dy = qe Eh 1 1 2 Me vf = Me v 2 + qe Eh 2 2 vf = r v2 + 2

qe Eh Me Per ottenere la direzione della velocit basta trovare la tangente alla traiettoria, nel punto di coordinate (d, h). Facendo la derivata della (1), si trova dy qe E 1 x = dx Me v 2 Ponendo x = d, si ottiene qe E 1 d (4) tan = Me v 2 Rimane la determinazione di h1 . Geometricamente, si ha h1 = h + l tan da cui (5) 1 qe E 1 2 qe E 1 qe E d d +l d= h1 = 2 2 2 Me v Me v Me v 2 d +l 2

CHAPTER 2

Il concetto di potenziale
Vogliamo discutere del concetto di lavoro in elettrostatica. Conviene ricordare alcune delle considerazioni svolte sul concetto di lavoro in meccanica. Abbiamo imparato nel corso di Meccanica che vi sono alcune forze, dette conservative, il cui lavoro non dipende dalla conoscenza della traiettoria del corpo, ma solo dalle posizioni iniziali e nali, come per esempio la forza di gravitazione universale, la forza peso e la forza elastica. Per tali forze, abbiamo denito una energia potenziale: Un punto materiale che si muove sotto lazione di una forza conservativa passa attraverso i diversi punti dello spazio cui associato un ben determinato valore della funzione energia potenziale, U (r). Il valore che viene associato al generico punto rA uguale al lavoro che la forza compie sul punto materiale per spostarlo dal punto A ad unaltro O, preso come punto di riferimento per A e tutti gli altri punti dello spazio in cui agisce la forza. Allora per le forze conservative possibile denire la seguente funzione (1) U (rA ) U (A) = L (A O) Se B un altro punto dello spazio U (B) = L (B O) Scegliendo una traiettoria che vada da A a B, passando anche per O, possiamo scrivere (2) U (A) U (B) = L (A O) L (B O) = L (A O) + L (O B) = L (A B) cio (3) L (A B) = U (A) U (B) U Il lavoro per spostare un punto materiale da A a B , nel caso di forze conservative, uguale alla variazione di energia potenziale, cambiata di segno. Passiamo al caso di campi elettrici. Supponiamo di avere un campo elettrico E. La forza agente su di una carica di prova q (4) F0 = qE

Se la forza conservativa, possiamo associare ad ogni punto dello spazio ove agisce il campo una energia potenziale elettrostatica, nel modo seguente: (5) U (A) = LF0 (A 0) = q
13

E dr

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2. IL CONCETTO DI POTENZIALE

dove 0 il punto di riferimento sopra decsritto. Si denisce potenziale in A, il lavoro fatto dal campo sulla carica unitaria. R0 Z

(6)

V (A) =

Edr = q

Edr

Se si ha un secondo punto si avr Z


0

V (B) =

Edr

e la dierenza di potenziale tra i due punti sar Z Z Z

(7)

V (B) V (A) =

Edr
B

Edr =

Edr

In fututo, sostituiremo dr con dl, Z

(8)

V (B) V (A) =

Edl

Il vettore innitesimo dl, in ogni punto tangente ad una linea, l che pu essere una traiettoria di una particella reale o un ipotetico percorso.

1. Il potenziale coulombiano Abbiamo imparato nel capitolo precedente che le propriet dello spazio intorno ad una carica puntiforme sono determinate dalla conoscenza del campo elettrico coulombiano in ogni punto dello spazio. Ora mostreremo che esiste un modo alternativo di conoscere le propriet dello spazio intorno ad una carica puntiforme. Tale metodo alternativo consiste nella conoscenza del potenziale in ogni punto dello spazio. Lo scopo di questo paragrafo la determinazione dellespressione di questo potenziale coulombiano. Proviamo a calcolare la dierenza di potenziale tra due punti dello spazio in cui presente una carica puntiforme Q. In particolare, calcoliamo il secondo membro della seguente relazione Z
B

V (B) V (A) =

Edl

nel caso di un campo generato la carica puntiforme Q posta nellorigine di un sistema di riferimento.

1. IL POTENZIALE COULOM BIANO

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Sostituendo lespressione del campo elettrico coulombiano, per una carica posta nellorigine, nellintegrando della precedente relazione, avremo Q ur dl r2 A dove ur il versore radiale del campo e dl lo spostamento innitesimo, ovvero un vettore tangente alla curva che rappresenta il percorso (reale o ideale) che stiamo esaminando. Il prodotto scalare ur dl rappresenta la componente del vettore dl nella direzione radiale, ovvero dr. Allora V (B) V (A) = k0 Z
B

(1)

V (B) V (A) =

k0

Notiamo subito che due punti che hanno la stessa distanza dalla carica Q hanno lo stesso potenziale. Possiamo pi in generale aermare che tutte le superci sferiche, con centro sulla carica Q sono superci equipotenziali, per la carica Q. Ricordando che il campo elettrico di una carica puntiforme radiale, possiamo concludere che il campo sempre ortogonale alle superci equipotenziali. Assumeremo sempre che il potenziale sia nullo allinnito (il punto di riferimento comune per tutti i punti allinnito ed in tale punto il potenziale zero) (2) Dalla (1) avremo (3a) V (A) = Z
A

B 1 Q 1 1 dr= k0 Q = k0 Q r2 r A rB rA

V (B = ) = 0

k0

1 Q dr = k0 Q 2 r rA

Se la carica Q negativa, avremo (3b) Allespressione V (A) = k0 Q 1 rA

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2. IL CONCETTO DI POTENZIALE

(4)

Z Q Q U (r) k0 2 dr = k0 = q r r A si d il nome di potenziale coulombiano generato dalla carica Q, posta nellorigine del sistema di riferimento. Il potenziale coulombiano, ad una distanza r dalla carica Q uguale al lavoro fatto dalla forza coulombiana, generata dalla carica Q su di un corpo di carica unitaria per spostarlo da una distanza r ad una distanza innita dalla carica Q. Il segno coincide con il segno della carica. Il potenziale si misura in Joule su Coulomb e si chiama Volt (V). Dalle precedenti equazioni si vede che il campo elettrico ha anche dimensioni del Volt su metri : V0 (r) = V m Se la carica non posta nellorigine del sistema di riferimento E=

ma occupa una posizione individuata dal vettore r0 e il potenziale deve calcolarsi nel punto P, il cui vettore posizione r, allora il potenziale coulombiano associato alla carica Q, nel punto P si scrive (5) V0 (r) = k0 1 Q Q = 4 0 |r r0 | |r r0 |

Notiamo subito che, essendo il campo elettrostatico coulombiano conservativo, (per esso abbiamo potuto denire lenergia potenziale e poi il potenziale), lintegrale di linea tra due punti qualsiasi non dipende dal percorso scelto per connettere i due punti. In particolare, se il punto iniziale e quello nale coincidono, ovvero, se il percorso scelto chiuso, lintegrale di linea nullo: (6) I E dl = 0

Si dice che la circuitazione del campo coulombiano elettrostatico nulla. 2. Il potenziale del campo uniforme e costante .Ci proponiamo di calcolare la dierenza di potenziale tra due punti dello spazio in cui presente un campo elettrico uniforme e costante. Per ora non ci preoccuperemo di sapere quale distribuzione di cariche determina un tale campo (vedremo

2. IL POTENZIALE DEL CAM PO UNIFORM E E COSTANTE

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che un tale campo si trova tra le piastre di un condensatore piano) ma solo di studiarne le propriet. Un campo elettrico uniforme e costante un campo che assume in una regione dello spazio sempre lo stesso valore, in modulo direzione e verso. Supponiamo che il nostro campo elettrico E sia diretto lungo lasse z: (7) E =Euz

Abbiamo vista che la dierenza di potenziale tra due punti, in uno spazio in cui presente un campo elettrico conservativo (8) V (B) V (A) = Z
B

Edl

Notiamo che, per ogni spostamento ortogonale allasse z (piani paralleli al piano xy), (9) Euz dl =0

Quindi, se i punti A e B si trovano, su un qualunque piano, parallelo al piano xy, avranno lo stesso valore del potenziale: (10) V (B) = V (A)

Si dice che, i piani ortogonali allasse z, sono superci equipotenziali. (In generale, una supercie equipotenziale una supercie su cui il potenziale elettrico ha lo stesso valore in ogni punto della supercie. Inoltre, le linee di forza del campo elettrico sono perpendicolari, alle superci equipotenziali, in ogni loro punto). Non rimane che calcolare la dierenza di potenziale tra due punti dello spazio nella direzione dellasse z. Poich E =Euz segue V (B) V (A) = In denitiva, (11a) Z
zB zA

dl =dxuz Z
zB

Euz dzuz =

zA

Edz = E

zB

dz

zA

V (B) V (A) = zE = E (zA zB )

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2. IL CONCETTO DI POTENZIALE

Se si sceglie lo zero del potenziale in z = 0, il potenziale in un punto che ha quota z sar (V (B) = 0) (11b) V (z) = Ez

La simililarit con il campo gravitazionale terrestre, cio quello legato alla forza peso F = M g marcata V (z) = gz 3. Espressione cartesiana di potenziali coulombiani La funzione V (r), ovvero, il potenziale coulombiano un campo scalare, in quanto esso associa ad ogni punto dello spazio uno scalare. Abbiamo visto che se una carica positiva Q, non pi posta nellorigine degli assi, ma si trova ssata in r0 , allora, il potenziale generato da Q, in un punto r, (12) V (r) = 1 Q 4 0 |r r0 | Q (x
2 x0 )

Se usiamo le coordinate cartesiane, possiamo scrivere esplicitamente (13) V (r) = 1 q 4 0

+ (y y 0 ) + (z z 0 )

3.1. Numero N di cariche puntiformi. Se si ha un numero N di cariche puntiformi, Qn , per il principio di sovrapposizione,

potremo scrivere
N 1 X Qn 4 0 n=1 |r rn |

(14)

V (r) =

Se usiamo le coordinate cartesiane, possiamo scrivere esplicitamente


N 1 X Qn q 4 0 n=1 2 2 2 (x xn ) + (y yn ) + (z zn )

(15)

V (r) =

4. IL DIPOLO ELETTRICO ED IL SUO M OM ENTO

19

4. Il dipolo elettrico ed il suo momento Due particelle cariche puntiformi, che distano d ed hanno carica opposta costituiscono il dipolo elettrico (si pensi allatomo di idrogeno con lelettrone supposto fermo; voglio studiare il campo prodotto da tale atomo, a grande distanza da esso). Se Q la loro carica, il vettore (16) dQ = Qd

diretto lungo la congiungente tra le due cariche e verso che va da Q a +Q detto momento di dipolo elettrico. Ci proponianmo di determinare il potenziale generato da tale distribuzione di carica, a grande distanza dal luogo ove localizzato il dipolo.

Noi assumeremo che il dipolo sia in prossimit dellorigine del sistema di riferimento. Nelle applicazioni pratiche il dipolo posto proprio nellorigine (vedi gura successiva). Dal principio di sovrapposizione e dalla gura, segue (17) Poich a1 1 Q Q V (r) = 4 0 |r (r0 + d)| |r r0 | 1/2 = a2 , e a2 = a a , con a =(r r0 ) d , possiamo scrivere
0 1

|(r r ) d|

= |r r |

0 1

"

2 (r r0 ) d (r r0 )2 "

d2

Al primo ordine, in |d| / |(r r0 )| si pu scrivere (18) |(r r ) d|


0 1

(r r0 )2 #

#1/2

= |r r |

0 1

1+

(r r0 ) d (r r0 )2

Sostituendo tale espressione nella (17) e semplicando si ottiene (19) V (r) = 1 dQ (r r0 ) 1 Qd (r r0 ) = 3 4 0 |r r0 | 4 0 |r r0 |3

20

2. IL CONCETTO DI POTENZIALE

Supponiamo di porre il dipolo con il suo punto medio nellorigine e diretto lungo lasse z (vedi gura sotto).

Si avr 1 dQ r cos 1 dQ cos = 4 0 r3 4 0 r2 che in termini di componenti cartesiane, ricordando che (20) V (x, y, z) = r= diventa (21) p x2 + y 2 + z 2 cos = z r

V (x, y, z) =

1 z dQ 4 0 (x2 + y 2 + z 2 )3/2

5. Potenziale a grande distanza da una distribuzione puntiforme di cariche Si supponga di avere una distribuzione di cariche puntiformi, localizzate in una regione limitata dello spazio (un atomo con elettroni considerati fermi!).

Il potenziale si scriver " 0 2 #1/2 N N 1 X Qn 1 X Qn 2r r0 rn n V (r) = = + 1 2 0 | 4 0 n=1 |r rn 4 0 n=1 r r r

(22)

5. POTENZIALE A GRANDE DISTANZA DA UNA DISTRIBUZIONE PUNTIFORM E DI CARICHE 21 0 Al primo ordine in (rn /r):

V (r) = ovvero 1 V (r) = 4 0

N r r0 1 X Qn 1 + 2n 4 0 n=1 r r 1 r n=1 Qn + r 4 0 P N Qn r0 n

(23)

Denendo il momento di dipolo del sistema


N X

PN

n=1

r3

(24)

dQ,tot =

Qn r0 n

n=1

arriviamo alla seguente espressione: (25) V (r) =

1 Qtot 1 dQ,tot r + 4 0 r 4 0 r3

Il potenziale, generato da una distribuzione di carica localizzata in un regione nita, in regioni poste ad una grande distanza dalla regione ove localizzata la distribuzione di carica, uguale alla somma del potenziale generato da una carica puntuale posta nellorigine, con carica pari alla carica totale della distribuzione, pi il potenziale di un dipolo elettrico pari al momento di dipolo del sistema posto anchesso nellorigine.Si badi che la distribuzione di carica deve essere vicina allorigine del riferimento, perch valgano i risultati precedenti. Il momento di dipolo del sistema dipende, in generale, dalla posizione dellorigine di un sistema di riferimento. Infatti, supponiamo che lorigine di un nuovo sistema di riferimento sia spostato di b.

Il nuovo momento di dipolo del sistema sar: dQ,tot =


00

Il generale, vediamo che il momento di dipolo di un sistema dipende dal sistema di riferimento che si sceglie. Tuttavia, se il sistema neutro, cio se X Qn = 0
n

X
n

Qn r00 = n

X
n

Qn (r0 b) = n

X
n

Qn r0 n

X
n

Qn b

22

2. IL CONCETTO DI POTENZIALE

avremo dQ,tot =
00

possiamo allora dire che nel caso di un sistema di cariche neutro, il momento di dipolo di un sistema indipendente dal sistema di riferimento. In tal caso, il potenziale conterr come primo termine, il contributo dipolare, perch il termine coulombiano nullo: V (r) = 1 dQ,tot r 4 0 r3

X
n

Qn r00 = n

X
n

Qn r0 = dQ,tot n

6. Dipolo in un campo elettrico esterno ed uniforme Ora studieremo lenergia posseduta da un dipolo in un campo elettrico uniforme esterno. Supponiamo di avere un campo elettrico uniforme diretto lungo la direzione dellasse z. (26) E =Euz

Ricordiamo che tale campo simile ad un campo gravitazionale terrestre locale. Sappiamo che lenergia posseduta da un corpo di massa M1 , in unn campo gravitazionale M1 gh1 e che quindi la sua energia potenziale dipende dallaltezza h1 che il corpo occupa, rispetto alla supercie della Terra. Se abbiamo unaltro corpo M2 ad unaltra altezza h2 , la sua energia sar M2 gh2 . Lenergia del sistema di due cariche dipender dalla posizione di entrambe le cariche. Vedremo, nel caso elettrostatico, che lesistenza delle cariche negative rende lenergia del dipolo indipendente dalla posizione spaziale che occupa nel campo uniforme. In altre parole, sebbene la forza coulombiana e quella gravitazionale abbiano la stessa forma, la loro natura sica molto diversa.

Supponiamo che il dipolo non sia inizialmente orientato nella direzione del campo esterno. Sia z0 la posizione del punto medio del dipolo e langolo che il momento di dipolo forma con la direzione del campo (in questo caso con lasse z). Abbiamo mostrato che in un campo elettrico uniforme e diretto nella direzione dellasse z, il potenziale varia solo nella direzione del campo, quindi, per determinare lenergia potenziale del dipolo nel campo esterno suciente dare le coordinate lungo lasse z del dipolo. SE indichiamo con z la coordinata z della carica negativa e con z+ quella della carica positiva, le due coordinate si potranno scrivere come segue:

6. DIPOLO IN UN CAM PO ELETTRICO ESTERNO ED UNIFORM E

23

d d cos z+ = z0 + cos 2 2 Sappiamo che la dierenza di potenziale tra due punti, la cui distanza, lungo lasse z z (27) z = z0 (28) V = Ez Allora, nel nostro caso, avremo (29) z = d d z0 + cos z0 cos = d cos 2 2

In denitiva, lenergia potenziale associata alla posizione del dipolo, posto nel campo uniforme, sar data da, (30) U = QV = QdE cos = dQ E

Possiamo concludere dicendo che lenergia potenziale di un dipolo, in un campo magnetico esterno e uniforme, non dipende dalla posizione del dipolo nello spazio ma solo dalla orientazione del momento di dipolo rispetto alla direzione del campo. Per avere un quadro pi completo del sistema dipolo, conviene esaminare cosa succede alle forze che agiscono sul dipolo quando immerso nel campo esterno uniforme. Se il dipolo non allineato con il campo, avremo due forze uguali e di segno contrario che agiscono su ciascuna carica. Se indichiamo con F+ e con F la forza esercitata dal campo sulla carica positiva e negativa rispettivamente, troveremo (31) F+ =QEuz F = QEuz

ovvero la risultante delle forze nulla, ma le due forze agiscono su due cariche dierenti. Il sistema sar soggetto ad una coppia, il cui momento non dipende dal polo rispetto al quale lo si calcola e il suo modulo uguale allintensit della forza per il braccio. In maniera esplicita, avremo (32) = F d sin = QEd sin = dQ E sin e in termini vettoriali (33) = dq E

Il campo, attraverso il momento della forza, tende ad orientare il momento di dipolo nella direzione del campo. Notiamo, inoltre, che se deriviamo, rispetto alla variabile angolare, lenergia potenziale, associata al dipolo nel campo esterno, U = dQ E cos , troviamo proprio il momento della coppia cui soggetto il dipolo stesso: d d (dQ E cos ) = dQ E (cos ) = dQ E sin = d d Quindi, possiamo scrivere che

24

2. IL CONCETTO DI POTENZIALE

(34)

dU d Il momento tender ad allineare il dipolo con il campo. = 7. Esempi

Esempio 1: Una sfera di massa M = 101 g e carica Q = 108 C sospeso ad un lo inestensibile e di massa trascurabile, in mezzo a due piani paralleli verticali separati da una distanza d = 10cm. Calcolare la dierenza di potenziale che deve esserci tra i due piani, anch la sfera formi un angolo di 30 con la verticale.

Il campo tra i due piani V d Sulla carica ci sono tre forze: la forza peso Fp , la forza elettrica generata dai piani QE e la tensione del lo F . Allequilibrio, si ha E= Fp + QE + F = 0 Se si proietta tale equazione lungo la direzione ortogonale al lo si ottiene da cui In denitiva, M g tan d Q Sostituendo i valori numerici si trova V = 566V Esempio 2: V = M g sin + QE cos = 0 M g tan V =E= Q d

CHAPTER 3

Distribuzioni continue di cariche


In molti casi reali il numero di cariche puntiformi contenute in un certo volume pu essere grandissimo o se si preferisce un corpo carico si presenta con buona approssimazione come una distribuzione continua di carica (in perfetta analogia con la distribuzione di carica continua di materia, gi incontrata nel corso di meccanica). Se le distribuzioni di cariche si possono considerare distribuite con continuit nello spazio, o su una supercie o lungo una linea possiamo utilizzare il linguaggio del continuo per esprimere sia i campi che i potenziali. Considerato un corpo macroscopico qualunque, si deve determinare una distribuzione innitesima di carica, allinterno del corpo macroscopico. Questa distribuzione di carica innitesima diventa sorgente di un campo (o potenziale) coulombiano. Il campo ( o il potenziale) prodotto da tutto il corpo sar la somma (la somma essendo costituita di elementi innitesimi diventa un integrale) di tutti i campi (o potenziali) prodotti da tutti gli elementi innitesimi di cui costituito il corpo macroscopico. 0.1. Caso a: densit di carica di volume. Si pu allora introdurre la densit di carica, (r0 ) come quella funzione dei punti dello spazio che moltiplicata per il volume innitesimo dello spazio dV = d3 r0 , rappresenta la carica totale contenuta nel volume d3 r0 : (1) dQ = (r0 ) d3 r0 La carica contenuta nellintero volume nito V sar (2) Q= Z d3 r0 (r0 )
V

Per il principio di sovrapposizione, il campo (innitesimo), (3) dE (r) = 1 (r0 ) d3 r0 dQ 1 0 (r r0 ) 3 (r r ) = 4 0 |3 4 0 |r r0 | 0 |r r

rappresenta il campo prodotto in r dalla carica dQ = (r0 ) d3 r0 contenuta nel volumetto d3 r0

26

3. DISTRIBUZIONI CONTINUE DI CARICHE

0.2. Caso b: densit di carica di supercie. Mostreremo, nel prossimo capitolo, che in un conduttore allequilibrio elettrostatico, la carica in eccesso si distribuisce sulla sua supercie. Se la carica distribuita con continuit sulla supercie, possiamo introdurre la densit di carica superciale a (r0 ) (il vettore a r0 ora spazia su una supercie ssa), in maniera tale che a (5) dQa = a (r0 ) d2 a a

rappresenta la carica contenuta sulla supercie innitesima d2 a. Il campo, prodotto in r, dalla tale distribuzione innitesima di carica si scriver (6) dE (r) = 1 1 a (r0 ) d2 a dQa a 0 0 3 (r r ) = 4 3 (r r ) 4 0 |r r0 | 0 |r r0 |

ed il campo risultante si scriver (7)

La carica totale depositata su una supercie nita sar Z Qa = d2 aa (r0 ) a


a

1 E (r) = 4 0

a (r0 ) d2 a a |r r0 |3 a

(r r0 ) a

0.3. Caso c: densit di carica lineare. Se di un corpo carico si vuole sapere il suo campo in regioni molto lontane dalla regione ove esso situato, talvolta il corpo pu approssimarsi con una sola dimenzione. Quando ci accade e la distribuzione di carica continua, allora si parla di distribuzione lineare e di una distribuzione lineare di carica l (r0 ).La carica presente su un tratto lineare l innitesimo si scriver (8) dQl = l (r0 ) dl l 1 l (r0 ) dl 1 dQl 0 l (r r0 ) 3 (r r ) = 4 0 |3 4 0 |r r0 | 0 |r r 1 E (r) = 4 0 Z l (r0 ) dl l |r r0 | l
3

Il campo prodotto da tale distribuzione si scriver (9) dE (r) =

Inne, il campo prodotto da una distribuzione lineare nita di carica si scriver, (10) (r r0 ) l

Nella sezione successiva mostreremo applicazioni delle tre distribuzioni di carica. 1. Determinazione di alcuni campi Gli esempi che presenteremo hanno una caratteristica comune: il campo viene calcolato, per lasta lineare carica, per lanello carico e per il disco carico in punto posto lungo un asse di simmetria per i corpi. In tutti i casi, tale asse coincide con lasse x, che risulta ortogonale al sistema di carica ed per esso asse di simmetria. Esempio 1: Unasta lineare di lunghezza 2l ha una densit di carica lineare positiva l ed una carica totale Q. Per una distribuzione uniforme Q = 2ll . Lasta

1. DETERM INAZIONE DI ALCUNI CAM PI

27

sia lungo lasse y , da (l, l) come indicata in Figura; Si determini il valore del campo lungo lasse x.

Calcoliamo il campo dE, generato dalla carica innitesima dQ = l dy nel punto P . Per ragioni di simmetria, la componente del campo ortogonale allasse x verr eliminata dal tratto dy, simmetrico di dy rispetto ad x. Per cui sar suciente calcolare la sola componente x del campo generato da dQ = l dy. La componente x di tale campo sar: (1) dove, il modulo del campo (2) mentre il coseno sar (3) x cos = p x2 + y 2 dE = 1 l dy 4 0 (x2 + y 2 ) dEx = dE cos

Allora la componente x del campo, dovuta a dQ, sar (4) dEx = xl dy 1 2 + y 2 )3/2 4 0 (x Z

Il campo risultante, prodotto da tutta lasta, sar Ex = Z dEx = l x 4 0


l

(x2 + y 2 )3/2 Lintegrale mostrato in appendice e si trova, dopo aver posto


l

dy

y = tan x il seguente risultato (5)

dy = sec2 d x

l l x x y 2l l p = l Ex = = l 4 0 x2 x2 + y 2 4 0 x2 x2 + l2 2 0 x x2 + l2 l

28

3. DISTRIBUZIONI CONTINUE DI CARICHE

Notiamo che se lasta lineare diventa di lunghezza innita, il precedente risultato si pu approssimare con 1 l >> x (6) Ex = l 2 0 x Il campo elettrostatico di un lo rettilineo indenito cala con la distanza x dal lo. Questo risultato sar ritrovato anche con il teorema di Gauss. La (5), introducendo la carica, Q = 2ll , diventa Q 1 4 0 x x2 + l2 Nel limito opposto al precedente, ovvero se ci si ponne a distanze molto grandi rispetto alle dimensioni dellasta, cio se x l, si pu trascurare l rispetto a x, al denominatore, e si ottiene il campo coulombiano: (7) Ex = Q 1 x >> l Ex = 4 0 x2 Esempio 2: Un anello di raggio R, ha una densit di carica superciale positica a ed una carica totale Q. La sua distribuzione uniforme ed posto nel piano yz. Si determini il campo elettrico lungo lasse x. (8)

Calcoliamo il campo di una striscia innitesima, di carica dQ , la cui caratteristica principale di contenere punti equidistanti dal punto dove si deve calcolare il campo. Il modulo del campo sar: 1 dQ 1 dQ = 4 0 r2 4 0 R2 + x2 Per ragioni di simmetria, le componenti del campo, diverse da quelle lungo lasse x, hanno risultante nulla. Allora basta determinare la componente lungo lasse x: dE = x dEx = dE cos = dE R2 + x2 quindi dEx = dQ x x 1 dQ = 2 + x2 2 + x2 4 0 R 4 0 (R2 + x2 )3/2 R

1. DETERM INAZIONE DI ALCUNI CAM PI

29

Poich tutti gli elementi innitesimi danno lo stesso contributo, il campo totale, lungo lasse x, sar: Ex = 1 xQ 4 0 (R2 + x2 )3/2

Notiamo che il valore del campo, in x = 0, nullo: ogni parte innitesima di anello ha una corrispondente parte simmetrica che annulla il campo. Inoltre, se x R, avremo 1 Q 4 0 x2 cio, il campo pari a quello di una carica puntiforme Q, posta nel centro dellanello. Esempio 3: Un disco di raggio R ha una densit di carica superciale a ed una carica totale Q. Si determini il campo elettrico lungo lasse x, se la densit uniforme ed il disco posto nel piano yz. Ex =

Il campo dellanello di raggio r e spessore dr stato trovato nel precedente esercizio, con la dierenza che la carica sullanello precedente era una carica nita ed ora innitesima ed uguale a dQ = a 2rdr. Il campo innitesimo prodotto da quessta distribuzione di carica sar (1) Il campo per x > 0, sar xa 4 0 Z
R

dEx =

1 xdQ 4 0 (r2 + x2 )3/2

Ex

= =

ovvero (2)

0 + R2 +x2 2 xa x 2 = a + 21/2 2 40 40 x R2 + x2 x2 x2

dr (2r)

1 (r2 x2 )3/2

xa 4 0

R2 +x2

d 3/2

Ex = a 2 0

x 1 R2 + x2

Per R >> x si trova

30

3. DISTRIBUZIONI CONTINUE DI CARICHE

(3) Per x >> R , avremo

Ex =

x a 1 20 R

di conseguenza (4)

1 1 R2 x =p '1 2 x2 R2 + x2 1 + R2 /x2 Ex ' a 1 R2 Q = 2 0 2 x2 4

2. DETERM INAZIONE DI ALCUNI POTENZIALI

31

mentre il campo totale di tutta la distribuzione si scriver Z 1 l (r0 ) dr0 l l (39) V (r) = 4 0 l |r r0 | l 1 V (r) = 4 0 Z

Nel caso di una distribuzione lineare continua di carica, dQ = l (r0 ) dr0 il l l potenziale coulombiano di tale distribuzione sar 1 l (r0 ) dr0 l l (38) dV (r) = 4 0 |r r0 | l

Se la distribuzione lineare lungo lasse x, potremo scrivere (40) l (x0 ) dx0 q (x x0 )2 + (y y 0 )2 + (z z 0 )2 1 a (r0 ) d2 a a 4 0 |r r0 | a

Nel caso di una distribuzione superciale di carica, in cui la carica innitesima si scriver dQ = a (r0 ) d2 a il potenziale in r si scriver a (41) dV (r) =

Z 1 a (r0 ) d2 a a (42) V (r) = 4 0 a |r r0 | a Nel caso specico di una distribuzione superciale piana continua, posta nel piano xy, si avr: (43) 1 V (r) = 4 0 Z q a (x0 , y 0 ) dx0 dy 0 (x x0 ) + (y y 0 ) + (z z 0 )
2 2 2

ed il potenziale totale diventer

Il vero problema di tutte le espressioni appena scritte possibilit reale di effettuare le integrazione in esse contenute. Solo se i corpi macroscopici sono solidi regolari si pu eettuare una ragionevole integrazione, altrimenti in generale diventano solo espressioni formali. Per quello che ci riguarda, esse saranno calcolate solo in casi molto particolari. Quando vi sono simmetrie particolari si potr utilizzare il teorema di Gauss, che discuteremo nel prossimo capitolo. 2.2. Determinazione di alcuni potenziali. Esempio 1: Determiniamo il potenziale di un anello lungo la direzione radiale

32

3. DISTRIBUZIONI CONTINUE DI CARICHE

Il potenziale generato da una porzione innitesi di anello dV = 1 d2 a 1 dQ a = 4 0 r2 4 0 R2 + x2

Il potenziale prodotto da tutto lanello sar Z 1 dl l V = 4 0 R2 + x2 Lintegrazione fatta su una curva che nel piano ortogonale ad x, quindi durante lintegrazione non solo R, ma anche x rimane costante, per cui Z 1 Q 1 1 l dl = V = 4 0 R2 + x2 4 0 R2 + x2 A grande distanza, x >> R, si avr il potenziale coulombiano V = 1 Q 4 0 x

Esempio 2: Determinare il potenziale di un disco, lungo lasse di simmetria

Dai risultati del precedente esercizio possiamo scrivere che il potenziale di una anello innitesimo del disco si pu scrivere dV = dQ d2 a 1 1 a 2rdr 1 a = = 2 + x2 2 + x2 4 0 r 4 0 r 4 0 r2 + x2 Z

ed il potenziale di tutto il disco sar 2 V = a 4 0 Posto t = r2 + x2 avremo V = a 20 Z


R2 +x2 x2
2 2 i R +x hp 2 dt 1/2 = a t 2 = a R + x2 x2 t 2 20 20 x

rdr r2 + x2

dt = 2rdr

3. POTENZIALI A GRANDE DISTANZA DA UN DISTRIBUZIONE CONTINUA

33

3. Potenziali a grande distanza da un distribuzione continua Abbiamo visto che nel caso di una distribuzioni puntiforme (ma localizzata) di cariche, il potenziale a grande distanza dalla distribuzione era scrivibile come la somma di un termine di tipo coulombiano e di un termine di tipo dipolare (il termine successivo quello quadripolare: 1 Qtot 1 dQ,tot r (44) V (r) + = 4 0 r 4 0 r3 Se si ripetono le stesse considerazioni, ma per una distribuzione continua,

si riottiene la (44), con la sola dierenza, che la carica totale sar (45) Qtot = Z (r0 ) d3 r0

dove lintegrale esteso allo spazio occupato dal corpo ed, il momento di dipolo del sistema denito come (46) dQ,tot = I d3 r0 r0 (r0 )

CHAPTER 4

La legge di Gauss
Per la determinazione del campo elettrico bisogna sapere quali sono e dove sono esattamente le sorgenti del campo elettrico. Abbiamo gi visto che le sorgenti del campo elettrico sono le cariche elettriche puntiformi. Ora stabiliremo, in maniera generale, il legame che esiste tra una propriet fondamentale del campo (il suo usso attraverso una supercie chiusa) e le sorgenti del campo stesso. Per capire ci che ci accingiamo a fare e la sua collocazione allinterno dellelettromagnetismo conviene fare alcune precisazioni. Noi dimostremo sul piano matematico che se vera la legge di Coulomb, il usso del campo elettrico dipende solo dalle cariche contenute nella supercie. Poich il risultato, si fonda sulla validit della legge di Coulomb, tale risultato detto teorema di Gauss. Inoltre, mostreremo che non vero il contrario. Cio, che se si conosce il usso del campo attraverso una supercie chiusa, non sempre possibile dedurre il campo elettrostatico (ci possibile solo in casi di particolare simmetria del problema). Allora, perch parlare di legge di Gauss nel titolo? In realt, per poter arrivare ad una forma di equivalenza tra la legge di Coulomb e quella di Gauss, occorre riformulare le equazioni del campo in quella che si chiama la forma locale delle equazioni del campo. Quando avremo trovato la formulazione locale della circuitazione e del usso attraverso una supercie chiusa, del campo elettrico, avremo non solo lequivalenza ma saremo andati oltre. Pi precisamente, la formulazioni delle leggi siche, nella forma di forze, si rivelata poco eciente nellindagine della leggi fondamentali e la strada da percorrere stata intrapresa per la prima volta da Maxwell nellelettromagnetismo. Quindi, quella di Gauss una legge, anche se nella veste che qui sar presentata ha pi laspetto di un teorema. Fatta questa precisazione, parleremo indistintamente di legge o teorema di Gauss.

1. Flusso di un vettore attraverso una supercie Si abbia un tubo trasparente allinterno del quale scorre dellacqua
35

36

4. LA LEGGE DI GAUSS

Sia A una sua sezione e v la velocit delle particelle di uido che si trovano a passare per A; la velocit supposta costante su tutta la supercie ed ad essa ortogonale. La portata,

(1)

A (v) = Av

rappresenta il volume di uido che attraversa, nellunit di tempo, la supercie A. La supercie A ha due faccie. Vogliamo denire la faccia positiva. Sia l il bordo della supercie A. Con le dita della mano destra percorriamo tale bordo, in senso antiorario. Larea racchiusa dalla mano la faccia positiva ed il pollice, che risulta ortogonale a tale area, indicher la direzione ed il verso della supercie orientata.Tale faccia sar indicata con un versore, ua .

Con il vettore

(2)

A = Aua

intenderemo una supercie orientata, ovvero una supercie e la faccia positiva. Se nel tubo ove scorre il uido il vettore velocit non pi ortogonale alla supercie A, pur rimanendo costante su tutta la supercie,

1. FLUSSO DI UN VETTORE ATTRAVERSO UNA SUPERFICIE

37

la portata sar data da (3) A (v) = Av cos

dove langolo tra il vettore velocit ed il versore ua della supercie A. Per la denizione di prodotto scalare, potremo anche scrivere (4) A (v) = Aua v

La portata un caso particolare di usso di un vettore attraverso una supercie. Pi precisamente, la portata il usso del vettore velocit attraverso la supercie A. Se si considera un nuovo vettore, come per esempio il campo elettrico E, la quantit (5) A (E) = Aua E

rappresenta il usso del vettore E attraverso la supercie A, nellipotesi che il campo elettrico sia costante su tutta la supercie A

Allora nel calcolo del usso dobbiamo prima stabilire la faccia positiva della supercie e dopo vericare langolo tra la direzione della supercie e quella del campo. Se la supercie chiusa la direzione di una qualunque supercie innitesima deve essere sempre quella diretta verso lesterno:

38

4. LA LEGGE DI GAUSS

2. La legge di Gauss per il campo elettrico Ora dimostreremo che, come conseguenza della validit della legge di Coulomb, il usso del campo elettrico attraverso una supercie chiusa dipende dalle cariche puntiformi racchiuse nella supercie. Questo risultato noto come teorema (o legge) di Gauss. Consideriamo una sfera di raggio r che ha nel suo centro una carica positiva Q. Ci proponiamo di calcolare il usso del campo elettrico E, generato dalla carica posta nel centro della sfera attraverso la supercie totale della sfera. Consideriamo prima il usso di E attraverso una piccola supercie A, della supercie sferica, che abbiamo preventivamente suddivisa in tante superci, su ognuna delle quale il campo supposto costante. Focalizziamo la nostra attenzione su una di queste superci:

Il campo elettrico generato dalla carica Q ad una distanza r dal suo centro (1) E= 1 Q ur 4 0 r2

dove 0 la costante dielettrica del vuoto e ur il versore del vettore posizione, del sistema di riferimento con origine sulla carica Q. La supercie a talmente piccola che ua il solo versore che individua la sua faccia positiva. Siccome a parte di una supercie chiusa, cio la supercie totale della sfera, i versori delle superci chiuse sono sempre uscenti dalla supercie: tutti gli ua puntano verso lesterno. Possiamo calcolare il usso del campo elettrico attraverso la supercie a. Per denizione, tale usso (2) a (E) = Aua E

e sostituendo in essa, lespressione del campo (1), si avr: a (E) = aua ovvero (3) a (E) = ua ur a Q 4 0 r2 1 Q ur 4 0 r2

3. LEGGE DI GAUSS: DERIVAZIONE GENERALE

39

Poich i due versori sono paralleli,ua ur = 1; allora il usso del campo elettrico attraverso la supercie a sar dato da (4) a (E) = 1 Q a 4 0 r2

Il usso del campo elettrico attraverso lintera supercie sferica a, sar la somma dei ussi attraverso tutte le superci a che costituiscono la sfera: (5) a (E) =
2

1 QX a 4 0 r2
a

Poich, larea di una sfera a = 4r , la precedente espressione si riduce a (6) a (E) = 1 Q Q 4r2 = 4 0 r2 0

Questa espressione, nota come teorema di Gauss e derivata per una carica posta nel centro della sfera, valida qualunque siano le cariche poste dentro la sfera e qualunque sia la forma della supercie chiusa contenente le cariche. Pi precisamente, il teorema di Gauss, consente di provare che il usso del campo elettrico attraverso una qualunque supercie chiusa sempre dato da (7) A (E) = Q
0

dove Q rappresenta la somma algebrica di tutte le cariche contenute nella supercie chiusa. Il teorema di Gauss, si fonda, nella nostra presentazione, sulla validit della legge di Coulomb. Conviene, tuttavia, fare alcune precisazioni. Il usso del campo elettrico attraverso una supercie chiusa , sempre, data dalla somma algebrica delle cariche contenute allinterno della supercie chiusa. Tuttavia il campo elettrico dipende dalla congurazione istantanea di tutte le cariche che sono dentro alla supercie chiusa. Quindi, se si cambia la congurazione delle cariche cambier il campo elettrico nei punti dello spazio (e anche sulla supercie) che circondano la supercie chiusa che racchiude le cariche. Allora, sebbene il campo allesterno della supercie chiusa (e sulla supercie) possa cambiare (ed anche in maniera considerevole) il teorema di Gauss aerma che il usso del campo rimarr inalterato, purch nessuna carica attraversi la supercie in uno qualunque dei versi (carica entrante oppure uscente). Questo risultato suggerisce una certa cautela nelluso del teorema di Gauss per la determinazione del campo elettrico. 3. Legge di Gauss: derivazione generale Per capire la prossima dimostrazione ed in generale il concetto di usso attraverso una supercie di forma arbitraria, conviene introdurre il concetto di angolo solido. Ricordiamo che per un angolo piano , che sottende un arco s di di una circonferenza di raggio R, langolo, misurato in radianti s = R

40

4. LA LEGGE DI GAUSS

e per un angolo innitesimo. d che sottende un arco innitesimo ds, sulla stessa circonferenza, si pu scrivere d = Rds Questi concetti possono essere estesi agli angoli che si estendono, non su un piano ma nello spazio e che si chiamano angoli solidi.

Si denisce angolo solido, lo spazio compreso nel parte di cono in gura e la sua espressione matematica a2 a1 = 2 = 2 R1 R2 Se langolo solido innitesimo, d2 , esso sottende unarea innitesima d2 a e si pu scrivere d2 a d2 = 2 R ovvero d2 a = R2 d2 Lunit di misura degli angoli solidi si chiama steradiante ed il valore di un angolo solido che sottende una sfera 4. Si denisce usso del campo E attraverso una supercie innitesima d2 a, la quantit scalare (1) d (E) = E ua d2 a Z I

Con lovvia generalizzazione, il usso attraverso una supercie nita a, sar (2) a (E) = d2 aE ua

mentre quello attraverso una supercie chiusa sar: (3) a (E) = d2 aE ua

La legge di Gauss aerma che il usso del campo elettrostatico che attraversa una qualunque supercie chiusa proporzianale alla carica elettrica contenuta nella supercie. Pi precisamente, si pu provare che

3. LEGGE DI GAUSS: DERIVAZIONE GENERALE

41

qualunque sia la carica Q contenuta nella supercie chiusa. Dimostreremo la legge prima nella ipotesi che vi sia una sola carica nella supercie chiusa. Focalizziamo la nostra attenzione su di una parte innitesima di tale supercie chiusa. Tale piccola supercie deve essere sucientemente piccola da essere considerata piatta, tanto vero che vi sar il solito versore ua che ne individua la direzione (uscente dalla supercie in ogni punto della supercie perch chiusa). Possiamo costruire una sfera con il centro posto sulla carica e raggio R passante per la supercie innitesima d2 a. Il campo elettrico, data la forma della forza di Coulomb radiale e quindi ortogonale ad una porzione innitesima di supercie sferica di raggio R. Con d2 a0 indicheremo la proiezione di d2 a sulla sfera di raggio R..Il usso innitesimo attraverso la supercie d2 a, del campo elettrico E si potr allora scrivere (5) Ma (6) d2 a0 = ur ua d2 a E ua d2 a = 1 Q ur ua d2 a 4 0 R2

d2 aE ua =

Q
0

cio, d2 a0 la proiezione della supercie innitesima d2 a nella direzione radiale; ur il versore del campo elettrico.

Daltra parte, per denizione di angolo solido, larea proiettata sulla sfera si scrive: (7) d2 a0 = R2 d2

Notiamo la dipendenza dellarea proiettata da quadrato della distanza radiale, ovvero da una potenza che esattamente uguale allinverso della forza di Coulomb. Il risultato che troveremo dipende esclusivamente da questa incredibile coincidenza. Combinando le due ultime equazioni possiamo scrivere: (8) Usando la (8), la (5) diventa ur ua d2 a = R2 d2

42

4. LA LEGGE DI GAUSS

1 Qd2 4 0 Estendendo tale risultato a tutta la supercie chiusa avremo: (9) E ua d2 a = (10) I 1 Q Q d2 = 4 0 0 a dove, per lultimo passaggio abbiamo usato il fatto che langolo solido di una sfera 4. d2 aE ua = I

3.1. Il caso di N cariche. Se le particelle cariche contenute nella sfera sono N , per il principio di sovrapposizione, possiamo calcolare il usso attraverso d2 a per ciascuno dei campi prodotti da ciascuna carica separatamente. In altre parole, se indichiamo con E1 il campo della carica Q1 , con E2 il campo della carica Q2 e con EN il campo della carica QN potremo scrivere il usso attraverso una supercie innitesima, per ciascuna carica come segue Il usso di tutte le cariche, attraverso la stessa supercie innitesima d2 a, sar, d (E1 , E2 , ..., EN ) =
N X

d (E1 ) = d2 aE1 ua

d (E2 ) = d2 aE2 ua

....

d (EN ) = d2 aEN ua

n=1

d2 aEn ua

ed il usso attraverso la supercie chiusa di tutte le cariche, sar: I d2 a


N X N XI

(11)

a (E) =

n=1

En ua =

n=1

d2 aEn ua =

dove la somma ovviamente estesa solo alle cariche interne alla supercie. 3.2. Il caso di cariche esterne alla supercie. Per concludere la prova dobbiamo dimostrare ancora che il usso attraverso una supercie chiusa nullo se le cariche sono esterne alla supercie. Supponiamo di avere una carica allesterno di una supercie chiusa

N 1 X

Qn

0 n=1

Si vede che nel calcolo del usso attraverso la supercie chiusa, langolo solido, interseca sempre due porzioni della supercie chiusa . Poich il campo ha sempre una direzione uscente da Q (supposta positiva) avremo due contributi al usso, uno positico ed uno negativo:

4. ESEM PI

43

E ua d2 a1 = Eua d2 a2 =

1 Q 1 Q 2 1 Q 2 2 1 2 2 2 ur ua d a1 = 4 2 d a1 = 4 2 R1 d = 4 Qd 4 0 R1 0 R1 0 R1 0

1 Q 1 Q 2 1 Q 2 2 1 2 2 2 ur ua d a2 = 4 2 d a2 = 4 2 R d = 4 Qd 4 0 R2 R2 R2 2 0 0 0

dove R1 e R2 sono i raggi delle sfere di gauss passanti per le superci d2 a1 e d2 a2 rispettivamente. Ciascuno dei due angoli solidi elementari dovr essere integrato su una semisfera e varr (2); quindi la somma dei due contributi sar zero. Se si ripetono queste considerazioni per altre cariche esterne, si ritrover sempre, il risultato nullo e questo completa la prova del teorema di Gauss. Come abbiamo detto nellintroduzione al capitolo, il teorema di Gauss , in realt, una legge fondamentale dellelettromagnetismo e sebbene noi non lo proveremo, la legge di Gauss vale anche quando le cariche sono in moto. 4. Esempi Il teorema di Gauss un utile strumento di calcolo del campo elettrico, ma solo nel caso in cui il problema in esame presenta delle speciali simmetrie. Mostreremo di seguito alcuni semplici esempi del suo utilizzo. Esempio 1- Il campo di un guscio sferico carico Distingueremo due casi. Il campo allinterno della sfera cava (il raggio della sfera sar indicato con R) ed il campo allesterno della sfera cava. Il problema del valore del campo sulla supercie verr arontato pi avanti. Possiamo immediatamente aermare che il campo elettrico allinterno della sfera cava nullo. Infatti, applicando il teorema di Gauss ad una qualunque sfera di raggio r, inferiore ad R, troviamo, che non essendoci cariche allinterno della sfera il usso sar nullo. Poich il risultato non dipende dalla sfera attraverso la quale si calcolato il usso (purch il raggio sia inferiore al raggio del guscio) dobbiamo convenire che il campo idendicamente nullo allinterno del guscio.

Per i punti esterni procediamo nel modo seguente. Sia P un punto che disti r dal centro del guscio. Per ragioni di simmetria la direzione del campo in P sar diretta lungo la congiungente il centro del guscio ed il punto P. Se in P vi una carica positiva di prova (ricordiamo che sempre positiva, per denizione la carica di prova!) il verso del campo sar uscente se il guscio carico positivamente mentre entrante se il guscio carico negativamente. Quindi E = Eur . Per determinare

44

4. LA LEGGE DI GAUSS

lintensit del campo prendiamo una sfera di raggio r e centro nel centro del guscio. Sia Q la carica totale del guscio. Il usso si pu calcolare in maniera semplice: I d2 aE ua = Er 4r2

ed il teorema di Gauss diventa Er 4r2 = da cui (a) Er = 1 Q 4 0 r2 Q


0

dove il segno dipende dal segno della carica. Il campo elettrostatico allesterno del guscio, pari al campo che si avrebbe se tutta la carica del guscio fosse concentrata nel centro della sfera (analogo risultato vero per il campo gravitazionale!). Esempio 2 : Determinare il campo di una sfera isolante uniformemente piena Supponiamo di dividere la sfera piena in tanti gusci sferici. Per il calcolo del campo, nei punti esterni, se dQ la carica contenuta in un guscio generico, si otterr 1 dQ 4 0 r2 dove r la distanza dal centro della sfera (dobbiamo immaginare tutta la carica dQ nel centro della sfera). Per ottenere il campo di tutta la sfera piena baster integrare ambo i membri: dEr = Z dEr = 1 1 4 0 r2 Z dQ

da cui (b)

Er =

1 Q 4 0 r2

Il campo elettrico allesterno della sfera piena uguale al campo coulombiano che si otterrebbe se tutta la carica della sfera fosse concentrata nel centro della sfera. Calcoliamo il campo in un punto interno alla sfera piena. Per calcolare il campo in un punto P, interno alla sfera, che disti r dal suo centro dobbiamo solo considerare le cariche contenute nella sfera di Gauss di raggio r. Per determinare la carica contenuta in tale sfera proseguiamo come segue. La densit uniforme di tutta la sfera (c) = Q
4R3 3

Questa anche la densit della sfera di Gauss, per cui la carica contenuta nella sola sfera di Gauss di raggio r

4. ESEM PI

45

(d)

Qr =

4R3 3

Q 4r3 r3 =Q 3 3 R

Il campo prodotto da tale carica (e) 1 1 r3 Q Q = r= r 4 0 r2 R3 4 0 R3 30 Il campo, nei punti interni, proporzionale alla distanza dal centro. In denitiva, il campo nei punti esterni ed interni ha la seguente forma: Er =

Esempio 3- Determinare il campo di una distribuzione lineare rettilinea Ci proponiamo di calcolare il campo elettrico ad una distanza r da una distribuzione lineare rettilinea (lo rettilineo). Supporremo che la carica sia uniformemente distribuita con una densit di carica l e che il lo sia lungo L (il campo va calcolato nei punti non vicini alle estremit del lo (ipotesi di lo innito!). Per ragioni di simmetria il campo ortogonale al lo e per il verso vale lo stesso discorso fatto per il guscio sferico. Per calcolare lintensit del campo immaginiamo un cilindro, di lunghezza l << L, con lasse coincidente con il lo e raggio pari ad r.

ll usso, essendo nullo quello attraverso le basi del cilindro, sar semplicemente E = Er 2rl a mentre la carica contenuta nel cilindro sar l l. Il teorema di Gauss si scriver: 2rlEr = l l
0

46

4. LA LEGGE DI GAUSS

da cui l 1 2 0 r

(f)

Er =

Esempio 4 - Il campo prodotto da una distribuzione piana Supponiamo di avere una supercie piana uniformemente distribuita con densit superciale a . Per ragioni di simmetria il campo ortogonale al piano (nei punti lontano dai bordi). Per calcolare lintensit in un punto generico P, che disti r dal piano, condideriamo un cilindretto che contenga il punto P in esame,

il cui asse sia ortogonale al piano. Poich non c carica nello spazio il usso attraverso il cilindretto nullo. Indicando con u+ il versore della supercie di base, del cilindretto, che pi lontana dal piano e con u quello dellaltra base, il usso pu essere calcolato esplicitamente in maniera semplice (il usso attraverso la supercie laterale nullo per lortogonalit tra il campo ed i versori di supercie) ed il teorema di Gauss diventa E = (E+ u+ + E u ) a = 0 a dova a il valore delle due superci di base del cilindro. Inoltre E+ ed E indicano i valori del campo sulle due basi. Poich il campo ha sempre lo stesso verso, sulle due basi, mentre i due versori delle basi sono uguali e contrari (si ricordi che per una supercie chiusa i versori sono sempre scelti uscenti!) dalla precedente equazione deduciamo che E+ = E In tutto il semipiano in cui abbiamo costruito il cilindretto, essendo il cilindretto del tutto arbitrario nell sue dimensioni possiamo concludere che il campo elettrostatico costante ovunque: E = costante Per determinare il valore costante del campo immaginiamo il cilindretto esteso no al piano ove distribuita la carica, ovvero una delle due basi coincide con una porzione del piano.

4. ESEM PI

47

Il teorema di Gauss diventa ora (E+ u+ + E u ) a = da cui 2E = a


0

a a
0

Il segno + vale se la carica sul piano positiva ed il segno meno in caso contrario. Per lintensit del campo possiamo scrivere |a | 2 0 Esempio 5 -Il campo tra due piani paralleli con carica opposta Il precedente risultato consente di derivare immediatamente il campo tra due piani paralleli carichi, con una distribuzione superciale uniforme ma opposta. (g) E=

Il piano caricato positivamente generer un campo uniforme e costante, tra le due armature, la cui intensit data |a | 2 0 ed il cui verso si allontana dal piano con carica positiva. Il piano caricato negativamente, genera un campo costante la cui intensit ancora data dalla (1), ed il cui verso diretto verso il piano con carica negativa. I due campi, si sommano E=

48

4. LA LEGGE DI GAUSS

in ogni punto, ed avendo la stessa direzione daranno luogo ad un campo la cui intensit (h) E= |a |
0

Il segno del campo, tra i due piani, nella direzione uscente dal piano carico positivamente. Notiamo che la forza esercitata da una armatura sullaltra (i) Poich, a a = Q segue (l) |F| = Q2 2a 0 |F| = a Q 20

Esempio 6: Una piccola sfera di massa M = 0, 1g e carica Q = 109 C appesa con un lo di lunghezza l = 10cm ad un piano verticale innito che possiede una densit di carica superciale pari a a = 105 C/m2 . Calcolare langolo che il lo forma con la verticale.

Il campo prodotto dal piano E= |a | 2 0

Sulla carica ci sono tre forze: la forza peso Fp , la forza elettrica generata dal piano QE e la tensione del lo F . Allequilibrio, si ha Fp + QE + F = 0 Se si proietta tale equazione lungo la direzione ortogonale al lo si ottiene M g sin + QE cos = 0

4. ESEM PI

49

da cui tan = Sostituendo i valori si ottiene:

Q |a | QE = Mg Mg 2 0 = 29 590

tan = 0, 577

CHAPTER 5

Conduttori e Dielettrici in elettrostatica


Il problema che ci accingiamo a trattare quello della determinazione del campo e del potenziale elettrostatico prodotto da corpi macroscopici. Dobbiamo distinguere tra il campo interno ed esterno al corpo macroscopico.Per il campo interno conviene tuttavia fare delle immediate precisazini. Un qualunque corpo macroscopico costituito da una numero impronunciabile di cariche elettriche, quindi il campo reale, detto campo elettrico microscopico, in un qualunque punto interno al corpo un problema non risolvibile e tantomeno in un corso istituzionale di base. Quello di cui parleremo, ed anche brevemente, il campo elettrico macroscopico, che la media spaziale del campo microscopico. Per capire il signicato di tale operazione, dobbiamo procedere come si fa normalmente nello studio dei uidi. Quando diremo un punto di un mezzo materiale, intenderemo un volume innitesimo d3 r del mezzo materiale, centrato intorno ad un punto materiale, le cui dimensioni siche sono tuttavia tali da contenere un numero enorme di atomi, ma abbastanza piccolo da considerare il valore del campo costante al suo interno. Una tale approssimazione valida solo nel caso in cui venga assunto che le variazioni del campo macroscopico, su una distanza macroscopica, siano piccole. Noi assumeremo che sia sempre vericata una tale condizione. Allora si scriver che il campo macroscopico E, in un punto, E =< Emicro > dove il simbolo <>, indica la media spaziale, che abbiamo prima spiegata. In futuro, quando si parler di campo di campo elettrico, in un mezzo materiale si intender sempre del campo elettrico macroscopico E. Abbiamo stabilito il valore del campo elettrico e del potenziale di un corpo macroscopico carico a grande distanza dal corpo macroscopico. Ora incominceremo a studiare i corpi macroscopici nel tentativo di determinare il campo e/o il potenziale anche nelle loro immediate vicinanze ed al loro interno. La determinazione del campo, per distanze intermedie un problema molto complesso che non tratteremo. I corpi macroscopici, ai ni delle propriet elettriche si possono dividere in diverse categorie. Noi studieremo, in forma solo introduttiva i corpi macroscopici metallici e quelli isolanti (o dielettrici). 1. Il campo elettrico nei conduttori I corpi macroscopici carichi hanno una variet di comportamenti in presenza di un campo elettrico. Noi ci limiteremo ora allanalisi dei conduttori metallici. Supponiamo di avere un corpo carico macroscopico. Deniamo tale corpo conduttore, se allequilibrio elettrostatico il campo elettrico al suo interno ovunque
51

52

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

nullo Lequilibrio elettrostatico caratterizzato dallassenza di moto delle cariche elettriche.

Mostriamo che, in un conduttore carico, le cariche elettriche si dispongono sempre sulla supercie di un conduttore. Qualche precisazione necessaria. Nei materiali ci sono sempre delle cariche (gli elettroni ed i protoni che costituiscono gli atomi) ma, il pi delle volte esse si neutralizzano. Un esubero di cariche di un segno renderanno il corpo carico. Vogliamo mostrare che queste cariche in esubero si porteranno, in condizioni di equilibrio elettrostatico, sulla supercie del conduttore. Proviamo una tale asserzione. Si prenda una qualunque supercie a chiusa allinterno del conduttore.

Il teorema di Gauss ci dice che il usso del campo elettrico attraverso tale supercie proporzionale alla carica contenuta nella supercie: I

(1)

d2 aE ua =

Q
0

Poich, per denizione il campo elettrico assunto nullo allinterno del conduttore, il usso sar nullo I

d2 aE ua = 0

e ci equivale a dire che la carica, allinterno della supercie chiusa, nulla. Q=0 Procedendo con una supercie chiusa a0 , sempre pi grande, ma allinterno del conduttore

2. IL CAM PO ELETTRICO NELLE VICINANZE DI UN CONDUTTORE

53

e ripetendo lo stesso discorso, si arriver alla supercie chiusa che delimita il conduttore. Al suo interno la carica sar nulla e quindi, essendo il corpo comunque carico, la sua carica si sar portata sulla supercie. In tal caso, potremo anche parlare di distribuzione di carica superciale e caratterizzarla con una densit di carica, a . Osservazione: Quando si parla di corpi macroscopici vero in generale che si deve parlate sia di una densit di carica superciale che di una densit di carica di volume, perch gli eetti del corpo (il campo da esso generato sia allinterno che allesterno) sono dovuti in generale sia alla carica superciale che alla carica di volume. Nel caso di conduttori ideali, allequilibrio elettrostatico, la carica di volume nulla e quindi ci si riduce alla carica di supercie. Nel caso dei dielettrici, vedremo che, in generale sono presente entrambe le densit di carica, sebbene in alcuni casi, una delle due, vale zero. 2. Il campo elettrico nelle vicinanze di un conduttore Le cariche di un conduttore carico, allequilibrio elettrostatico, si sono disposte sulla sua supercie, quindi, tale supercie rappresenter, per il conduttore e le sue propriet elettriche, una regione particolare. Sicuramente il campo elettrico allesterno del conduttore sar diverso da zero. Poich il campo elettrico, allinterno del conduttore, nullo per denizione, si pone il problema di stabilire in quale misura la supercie presenta delle discontinuit per il campo (dal valore nullo allinterno passiamo ad un valore diverso da zero fuori). Si pu dimostrare, con una semplice considerazione che, il campo elettrico esterno, nelle immediate vicinanze di un conduttore, deve essere necessariamente ortogonale alla supercie del conduttore. La considerazione la seguente. Le cariche elettriche, in un conduttore ideale, sono praticamente libere di muoversi in ogni regione del conduttore. La presenza di un campo elettrico diverso da zero condurrebbe allo spostamento delle cariche nella direzione del campo. Indichiamo con Ei , il campo elettrico interno al conduttore e con E0 , il campo elettrico esterno (lapice 0 indica il vuoto). Decomponiamo tali campi in una componente tangenziale ed una normale alla supercie: (2) Ei = Ei + Ei t n E0 = E0 + E0 t n

Poich, il campo elettrico nullo allinterno del conduttore, sia la componente tangenziale che normale del campo interno, Ei , sono entrambe nulle. Non vi movimento di carica allinterno del conduttore. Passiamo alla componente tangenziale del campo esterno, E0 . Se questa componente fosse diversa da zero, le cariche, t che si trovano sulla supercie, potrebbero spostarsi lungo di essa. Poich, siamo in elettrostatica, e le cariche sono supposte ferme sempre, dobbiamo concludere che

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5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

la componente tangenziale del campo esterno deve essere nulla, E0 = 0, e quindi, t del campo elettrico esterno non rimane che la componente normale alla supercie: (3) E0 = E0 n

Possiamo concludere dicendo che il campo elettrico nelle immediate vicinanze di un conduttore carico, allequilibrio elettrostatico, sempre ortogonale alla supercie del conduttore. Ovvero, il campo elettrico nelle immediate vicinanze del conduttore potr avere diversa da zero sola la componente ortogonale alla supercie del conduttore.

Un procedimento analogo, per la componente ortogonale, non pu essere usato, perch una carica posta sulla supercie del conduttore, non libera di lasciare il conduttore e passare nel vuoto. Esiste, cio, una energia di legame, che impedisce, in condizioni normali, ad una carica di lasciare il conduttore. Per calcolare la componente normale, En , dobbiamo usare il teorema di Gauss. Si consideri un cilindretto, con una base a, appena dentro il conduttore ed una, appena fuori dal conduttore.

Esso staccher sulla supercie del conduttore unarea a. Supponiamo per semplicit che tale area sia piana e sia a la sua densit superciale (la carica del conduttore tutta sulla sua supercie, quindi si pu parlare di carica superciale). Supporremo che la carica sia uniformemente distribuita sulla supercie, quindi la sua densit superciale costante. La carica sulla supercie sar, allora, (4) Il teorema di Gauss, I d2 aE ua = Q
0

Q = a a

2. IL CAM PO ELETTRICO NELLE VICINANZE DI UN CONDUTTORE

55

ci dice che il usso attraverso tutto il cilindretto sar espresso dalla relazione (5) I d2 aE ua = a a
0

Il usso al primo membro, cio il usso attraverso la supercie totale del cilindretto, che indicheremo per brevit a (E), pu essere calcolato direttamente. Infatti, esso si pu scrivere come somma di due pezzi: a (E) = i (E) + 0 (E) a a dove lapice i si riferisce alla supercie del cilindretto, interna al conduttore e lapice 0 alla supercie esterna. Poich il campo elettrico nullo allinterno del conduttore, il usso attraverso la supercie del cilindretto, interna al conduttore, nullo. Allora, la precedente relazione si riduce al solo usso attraverso la supercie esterna: (6) 0 (E) = a a a
0

Il usso attraverso la supercie esterna, (E), costituito dal usso attraverso la supercie laterale e dal usso attraverso la supercie di base. Ma il campo elettrico esterno ha solo la componente ortogonale alla supercie del conduttore, quindi il campo elettrico ortogonale alla supercie laterale del cilindretto e di conseguenza, il usso, attraverso la supercie laterale esterna sar nullo. Non rimane che calcolare il usso del campo elettrico attraverso la base esterna del cilindretto. Il valore di tale usso uguale a (7)
0 0 (E) = En a a

0 a

Il teorema di Gauss diventato, in denitiva:


0 En a =

a a
0

da cui (8)
0 En =

a
0

Possiamo allora dire che la componente normale del campo elettrico, in un

56

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

3. Linduzione elettrostatica Supponiamo di avere un conduttore neutro e di avvicinare ad esso, molto lentamente, un conduttore carico positivamente.

Dalla parte prossima al conduttore carico appariranno, sulla supercie del conduttore delle cariche di segno negativo mentre dal lato opposto vi saranno delle cariche positive.

Se si riallontana il corpo carico, allora la distribuzione di carica, del corpo neutro, ritorna ad essere quella iniziale. Una tale esperienza mostra che un conduttore carico induce su di un conduttore neutro la comparsa di cariche, distribuite spazialmente in maniera dierente, ma sempre tali che la loro somma algebrica rimanga nulla su tutto lo spazio occupato dal conduttore. Il fenomeno si chiama induzione elettrostatica e la carica che compare sul conduttore neutro si chiama carica indotta. Tale fenomeno non ha ovviamente un analogo nel campo gravitazionale ed in quanto tale rappresenta una importante propriet dei corpi carichi. Inoltre, ricordiamo che la ridistribuzione della carica indotta sempre sulla sola supercie del conduttore. 4. Lo schermo elettrostatico Per illustrare, in maggiore dettaglio, il fenomeno dellinduzione elettrostatica ed alcune sue conseguenze studieremo in maggiore dettaglio un esempio particolare. Supponiamo di avere un conduttore sferico cavo di raggio R2 (guscio sferico senza spessore) e carica totale Q. Allinterno di tale conduttore, ed in maniera concentrico, vi un altro conduttore sferico pieno di raggio R1 e carica totale 4Q.

4. LO SCHERM O ELETTROSTATICO

57

Ci proponiamo di studiare il campo elettrico nelle diverse regioni indicate in Figura e la distribuzione di carica sulle due faccie del conduttore esterno. Il campo elettrico, nel conduttore interno, nullo per il teorema di Gauss: E (r) = 0 r < R1

Nella regione tra i due conduttori (regione 1), sempre per il teorema di Gauss il campo vale 1 4Q 4 0 r2

(1)

E (r) =

R1 < r < R2

Come gi sapevamo, il campo e solo quello prodotto dalla carica contenuta nel conduttore interno. Se non vi fosse alcun conduttore allinterno della zona cava del conduttore esterno, il campo eletrrostatico sarebbe nullo. Allora, il conduttore esterno svolge la funzione di schermo elettrostatico, per gli oggetti dentro la cavit. Vediamo se lo schermo funziona anche per le cariche interne verso lesterno. Il campo allesterno della regione occupata dai due conduttori (regione 2) , sempre per il teorema di Gauss 1 4Q Q 4 0 r2

(2)

E (r) =

r > R2

Il campo elettrostatico quello prodotto dalla somma algebrica delle cariche contenute nella regione occupata dai due conduttori (la simmetria sferica fa si che il campo come se fosse prodotto da una carica puntiforme, di carica pari alla somma algebrica delle caiche dei due conduttori, posta nel centro, comune, delle due sfere). Vediamo la distribuzione di carica superciale sulle faccia interna della sfera esterna e su quella esterna del conduttore interno. Linduzione elettrostatica ci dice che sulla faccia interna, del guscio sferico, vi deve essere una carica totale (4Q). Poich, la carica totale presente sul conduttore esterno, deve essere (Q), sulla faccia esterna del conduttore-guscio esterno deve esserci una carica totale (+3Q).

In conclusione, tutto accaduto come se sulla supercie esterna si fosse trasferita la carica netta posta allinterno della regione occupata dai due condottori.

58

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

La carica nella cavit non stata schermata dal conduttore esterno. 5. Potenziale di un conduttore Il fatto che, allequilibrio elettrostatico, il campo elettrico interno ad un conduttore sia nullo, implica che la dierenza di potenziale tra due punti qualsiasi allinterno del conduttore nulla, ovvero tutti i punti interni al conduttore sono allo stesso potenziale. Per spiegare questo risultato dobbiamo ottenere la relazione che consente di ottenere il campo elettrico una volta noto il potenziale.Ricordiamo che (1) V (A) V (B) = Z
B

E dl

Il primo membro si pu scrivere, per denizione di integrale denito, come (2) V (A) V (B) = Z Z Z
B

dV
A

Dal confronto di queste due equazioni otteniamo


B B

ovvero, (3)

dV =

E dl

dV = E dl Se usiamo le componenti cartesiane, avremo

(4)

dV (x, y, z) = Ex dx + Ey dy + Ez dz

dove dl = (dx, dy, dz). Per semplicare la nostra discussione, supponiamo che il campo ed il potenziale dipendano solo da x. In tal caso, la (4) si pu semplicare: dV (x) = Ex dx ovvero, esplicitando il dierenziale al primo membro: dV (x) dx = Ex dx dx

5. POTENZIALE DI UN CONDUTTORE

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e in denitiva, (5) dV (x) dx La (5) ci dice che, se noto il potenziale, come funzione di una coordinata, per ottenere la componente del campo associata alla coordinata suciente fare la derivata del potenziale e cambiargli di segno. Questo risultato generalizzabile a tutte le componenti. Possiamo dire che, mentre la (1) consente di ottenere il potenziale se noto il campo, la (5) ci consente di ottenere il campo noto il potenziale (in maniera pi rigororosa bisogna parlare di derivate parziali, ma la sostanza delle nostre aermazioni rimane). Possiamo tornare al nostro problema. Perch un campo nullo, allinterno di un conduttore, implica che non vi dierenza di potenziale tra due punti interni al conduttore? Se un campo nullo, tutte le sue componenti cartesiane sono nulle. Dalla (5) lunico potenziale le cui derivate sono sempre nulle, quello costante (indipendente da x,y,z. In conclusione, possiamo dire che il campo allinterno del conduttore nullo ed il potenziale costante. Passiamo ad esaminare il potenziale sulla supercie del conduttore. Siano A e B due punti qualsiasi della supercie del conduttore. Poich il campo vicino alla supercie esterna di un conduttore allequiliblio ortogonale alla supercie del conduttore, uno spostamento lungo la supercie sempre ortogonale al campo, Ex =

quindi E dl = 0 , qualunque sia lo spostamento innitesimo dl lungo la supercie. Allora Z


B A

E dl = 0 Z
B

Poich

segue (6)

V (A) V (B) =

E dl

V (A) = V (B)

Allora, tutti i punti della supercie sono allo stesso potenziale ed proprio il valore del potenziale sulla supercie che determina il valore del potenziale allinterno

60

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

del conduttore. In altre parole tutto il conduttore (interno e supercie) allo stesso potenziale. Si pu allora parlare di potenziale del conduttore. La regione occupata da un conduttore una regione equipotenziale. Possiamo allora, scegliendo lo zero allinnito, porre, per un qualsiasi conduttore (7) V (A) = Z

E dl

In particolare, il potenziale di un conduttore carico sferico ed isolato (8) V (A) = Z

R0

1 Q 1 Q dr = 4 0 r2 4 0 R0

dove R0 il raggio del conduttore sferico w Q la sua carica totale. 6. Eetto punta In un conduttore carico, allequilibrio elettrostatico, la carica presente solo sulla supercie. Il campo dipende solo dalla densit di carica superciale. Il campo dipender da come esattamente le cariche sono disposte sulla supercie, quindi dalla forma e dalle dimensioni del conduttore. La dipendenza generale del campo da tali parametri ovviamente molto complessa. Qui vogliamo solo provare che lintensit del campo maggiore nei punti ove la supercie presenta un maggiore raggio di curvatura. (eetto punta). Tale risultato, come vedremo dipende essenzialmente dalla proporzionalit del campo elettrico, con la densit di carica e non con la carica stessa. Consideriamo due casi di conduttori sferici carichi ed isolati, con dierenti raggi, R ed r (R > r) e dierenti cariche QR e Qr .

Facciamo in modo che i potenziali dei due conduttori siano uguali (lo si pu sempre fare operando sui valori delle cariche ed i raggi delle due sfere, oppure connettendoli con un lo conduttore). Poich il potenziale di un conduttore sferico (1) avremo per i due conduttori: V (R) = 1 Q 4 0 R

7. CAPACIT DI UN CONDUTTORE

61

VR Vr

= =

1 QR 4 0 R 1 Qr 4 0 r

ed uguagliando i due potenziali, si trova R QR = Qr r Le cariche presenti sui due conduttori risultano in rapporto diretto con i rispettivi raggi. Se il campo fosse proporzionale alla carica dovremmo concludere che il campo pi intenso vicino al conduttore con maggiore raggio e quindi con minore curvatura. Tuttavia il campo proporzionale alla carica superciale ed il risultato precedente verr capovolto. Infatti, (2) QR = 4R2 R a che sostituiti nella (2) danno (3) r R a = r R a r ER = Er R Qr = 4r2 r a

RER = rEr

Le densit di carica superciale, che determinano il valore del campo vicino ai conduttori, sono in rapporto inverso con i raggi delle due sfere. La densit di carica maggiore sulla sfera pi piccola, quindi lintensit del campo maggiore vicino alla sfera di raggio inferiore. 7. Capacit di un conduttore Si abbia un conduttore isolato con una carica Q. Il campo, allesterno del condottore, varier a seconda della disposizione delle cariche, e quindi possiamo dire che dipende dalla forma e dalle dimensioni del conduttore. Ci comporta che anche il potenziale del conduttore dipender dalla forma e dalle dimensioni del conduttore. Consideriamo, un conduttore sferico. Il potenziale di un conduttore sferico isolato (nellipotesi, lo ricordiamo, che lo zero dellenergia potenziale sia posto allinnito) (1) 1 Q 4 0 R dove R il raggio della sfera. Supponiamo che per qualche motivo il potenziale del conduttore (sferico) sia cambiato (per esempio, abbiamo avvicinato un altro conduttore) e che possiamo scrivere il nuovo potenziale: V = (2) V 0 (R) = kV (R) dove k una costante. Poich il raggio del conduttore non cambiato, V 0 (R) = 1 kQ 4 0 R

62

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

la (2) pu essere riscritta: V 0 (R) = dove abbiamo posto (7) Q0 = kQ 1 Q0 4 0 R

In conclusione, quando il potenziale cambia di un certo fattore k, e dello stesso fattore k che cambia anche la carica sul conduttore. Esiste, allora, una relazione lineare anche tra carica e potenziale tanto che il rapporto tra queste due quantit una costante per il conduttore: Q0 kQ Q = = V0 kV V Si denisce capacit del conduttore, e si indica con C, il rapporto costante tra la carica posseduta dal conduttore ed il suo potenziale Q (9) C V Nel S.I. la capacit si misura in Farad (F). (8) 1C 1V Il Farad un valore enorme per le capacit ordinarie. Si usano allora dei sottomultipli: il microfarad, 1F = 106 F ed il picofarad 1pF = 1012 F . 1F = 8. Capacit di un condensatore piano Un condensatore un sistema di due conduttori che hanno carica uguale ma di segno opposto.

Il condensatore della gura detto piano. La capacit C di un condensatore denita come il rapporto tra la carica posseduta da ognuno e la dierenza di potenziale esistente tra i due conduttori: (1) C Q V

8. CAPACIT DI UN CONDENSATORE PIANO

63

Supporremo che larea dellarmatura sia a e che la distanza tra le due armature sia d. Da come abbiamo operato per il calcolo della capacit di un conduttore sferico isolato,(vedi esempio precedente) la determinazione della capacit di condensatore, supposta nota la carica, si riduce al calcolo della dierenza di potenziale esistente tra le armature. Noi possiamo risalire a tale dierenza dalla conoscenza del campo elettrico tra le armature. Il campo tra le armature stato determinato in un precedente esempio, come campo tra due piani carichi paralleli. Esso vale E= a
0

dove a la densit di carica superciale. La dierenza di potenziale tra due punti, posti ciascuno su unarmatura, proporzionale alla distanza di separazione tra i due punti e decresce nella direzione del campo (vedi Cap. III, eq.(11)), (2) V = Ed

La precedente equazione, usando lespressione del campo, prima trovata, diventa V = a


0

Moltiplicando e dividendo per la supercie a dellarmatura, si ha aa d a 0 Poich, Q = aa , rappresenta la carica presente su unarmatura, potremo scrivere V = Q d a 0 ed usando la denizione di capacit di un condensatore, V = V = avremo (3) C= Q C

a 0 d Per aumentare la capacit di un condensatore piano possiamo o aumentare la sua area o diminuire la distanza tra le armature. I pi comuni condensatori sono piani paralleli, cilindrici e sferici. Gracamente, un condensatore si indica con il simbolo:

8.1. Esempi. Esempio 1: Determinare la capacit di una sfera carica il cui raggio sia pari a quello della Terra. Consideriamo, un conduttore sferico. Abbiamo visto che il potenziale di un conduttore sferico isolato (nellipotesi, lo ricordiamo, che lo zero dellenergia potenziale sia posto allinnito)

64

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

1 Q 4 0 R La capacit di un conduttore sferico di raggio R presto calcolata. Poich V = V = segue Q C

C = 4 0 R Per una sfera di raggio pari al raggio della Terra, R = 6, 37106 m; troveremo C 7 104 F = Esempio 2: Determinare la capacit di un condensatore sferico Un condensatore sferico costituito da due armature sfere concentriche, una carica positivamente e una carica negativamente. Siano R1 e R2 i raggi della sfera positiva e negativa, dove R1 < R2 . Usando una supercie di Gauss sferica con raggio compreso tra R1 e R2 troviamo, se Q il valore della carica positiva del condensatore, I Q E ua d2 a = 0 da cui Q 1 Er = 40 r2 La dierenza di potenziale tra le due armature Z R2 Z R2 Z R2 Q 1 Q 1 1 V2 V1 = E dl = Er dr = dr = 2 40 R2 R1 R1 R1 R1 40 r ovvero Q R2 R1 V1 V2 = 40 R1 R2 La capacit del condensatore sferico sar R1 R2 C = 40 R2 R1

Esempio 3: Determinare la capacit di un condensatore cilindrico. Un condensatore cilindrico costituito da due armature cilindriche coassiali, una carica positivamente e una carica negativamente. Siano R1 e R2 (R1 < R2 ) i raggi della circonferenze di base ed L la loro comune lunghezza. Inoltre sia positiva larmatura interna. Usando un cilindro di Gauss con raggio compreso tra R1 e R2 troviamo, se Q il valore della carica positiva del condensatore I Q E ua d2 a = 0 da cui Q 1 Er = 40 L r La dierenza di potenziale tra le due armature Z R2 Z R2 Z R2 Q R2 Q 1 V2 V1 = E dl = Er dr = dr = ln 40 L r 40 L R1 R1 R1 R1

8. CAPACIT DI UN CONDENSATORE PIANO

65

da cui V1 V2 = Q ln 40 L R1 R2

la capacit del condensatore cilindrico si scriver C= 40 L ln R1 R2

Esempio 4: Condensatori in serie I condensatori possono essere posti sia in serie che in parallelo. Nella connessione in serie, avremo:

La prima osservazione da fare che la carica su ciascun condensatore la stessa, mentre la seconda che la dierenze di potenziale totale, ai capi del sistema somma la somma delle due dierenze di potenziale (per portare una carica unitaria agli estremi del sistema bisogna passare attraverso i due condensatori. In tal caso possiamo scrivere: Q Q V = V1 + V2 = + =Q C1 C2 da cui 1 1 1 + = C C1 C2 La capacit C1 C2 C1 + C2 1 1 + C1 C2

(1)

Ceq

detta capacit equivalente del sistema delle due capacit. Esempio 5: Condensatori in parallelo Nella connessione in parallelo, avremo:

66

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

In questo caso, ai capi dei due condensatori avremo la stessa dierenza di potenziale (o sistema dei due condensatori): Q = Q1 + Q2 = C1 V + C2 V = (C1 + C2 ) V da cui, la capacit equivalente del sistema, (2) Ceq = C1 + C2 9. I Dielettrici Abbiamo parlato dei conduttori, ed abbiamo imparato che in essi, pu generarsi un movimento di cariche. Tra i corpi macroscopici vi unaltra categoria di corpi che si comporta in maniera diversa: anche in presenza di un campo elettrico esterno in essi non si genera un movimento di cariche. Questi corpi sono detti isolanti o dielettrici. Lindividuazione di corpi corduttori ed isolanti rientra tra gli studi sperimentali compiuti essenzialmente da Faraday, a partire dal 1837, per dimostrare la natura di campo anche dei fenomeni elettrici. Lidea corrente sulle forze e sulla loro natura, ai tempi di Faraday, era essenzialmente ancora quella newtoniana. Secondo tale visione le forze dovono agire a distanza ed essere dirette lungo la congiungente tra due punti materiali (si pensi alla forza di gravitazione universale ed alla forza di Coulomb). Nel 1820 Oersted, come mostreremo meglio in seguito, aveva mostrato che le correnti possono inuire sugli aghi magnetici e questazione non aveva caratteristiche newtoniane. Gli scienziati incominciarono ad avere una visione non strettamente newtoniane e cosa pi importante incominci a riapparire il concetto di forza che opera per contatto. Secondo tale concezione una forza, per esempio quella elettrica, si trasmette da molecola a molecola attraverso delle linee di tensione del mezzo. Questa tensione del mezzo sar uno degli argomenti di ricerca pi controversi per circa un secolo. Gli studi di Faraday, di cui brevemente tratteremo in questo capitolo, portarono allintroduzione del concetto di linea di forza (modo convenzionale di esprimere la direzione lungo la quale agisce la forza nei casi di induzione), di atomi puntiformi ma con intorno unatmosfera di forza e cosa fondamentale, come vedremo tra breve, viene introdotta lidea che i fenomeni elettrostatici risiedono nel mezzo interposto tra due distribuzioni di cariche. 9.1. Costante dielettrica. Supponiamo di voler eseguire il seguente esperimento. Prendiamo un condensatore piano e valutiamo la sua capacit in due casi; nel primo caso, tra le piastre del condensatore vi il vuoto, mentre nel secondo caso, tutto lo spazio tra le piastre del condensatore completamente riempito da un isolante (vetro, per esempio).

9. I DIELETTRICI

67

Indicheremo con un pedice 0 le quantit in assenza di dielettrico. Nel precedente capitolo abbiamo trovato che la capacit di tale condensatore (vi il vuoto tra le armature) vale:

(1)

C0 =

0a

dove con a abbiamo indicato la supercie di unarmatura e con d la distanza tra le due armature. Inseriamo ora il dielettrico tra le armature. Come osserv Faraday, per la prima volta, la capacit C del nuovo condensatore aumentata di un fattore r , che dipende dal tipo di isolante. Cio,

(2)

C=

r C0

Il fattore r ha una interpretazione sica legata alla forza di Coulomb. Infatti, la misura di quanto si riduce la forza di Coulomb, tra due cariche, quando r al vuoto tra le due cariche si sostituisce un mezzo materiale. Pi precisamente, si prova sperimentalmente che 1)- lintensit della forza di Coulomb tra due cariche puntiformi, poste ad una distanza r, nel vuoto, 1 Q1 Q2 4 0 r2

F0 =

sempre maggiore della forza (che indicheremo con Fm ) che si esercita tra le due stesse cariche poste in un mezzo (isolante)

68

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

2)- anche per la forza di Coulomb, nel mezzo si pu sempre scrivere: (3) Fm = 1 Q1 Q2 4 m r2

dove la quantit m (indicata anche semplicemente con ) chiamata permettivit del mezzo (allora 0 la permettivit del vuoto). Dalla prima considerazione sperimentale segue F0 = Fm La quantit (4)
r m 0

m 0

che il fattore che compare nella (2), detta permettivit relativa o costante dielettrica relativa. Dalle precedenti equazioni troviamo, inoltre che (5) Fm = 1 Q1 Q2 F0 = 4 m r2 r

Allora, la costante dielettrica ci dice di quante volte lintensit della forza di Coulomb tra due cariche puntiformi, poste ad una distanza r, in un mezzo isolante, pi piccola della forza che si esercita tra le stesse cariche, poste alla stessa distanza, quando sono nel vuoto. Ma una riduzione della forza equivale ad una riduzione del campo: (6) E= E0
r

In conclusione, il risultato pi rilevante dellepserimento che la presenza del dielettrico riduce il campo elettrostatico tra le armature del condensatore. Proviamo, ora, che proprio la riduzione del campo elettrico la ragione dellaumento della capacit del condensatore piano, quando si introduce tra le sue armature il dielettrico. Il campo tra le armature pu scriversi in termini della densit di carica superciale come E0 = a / 0 per cui la (6) diventa

9. I DIELETTRICI

69

E=

a
0 r

Q
0 ra

dove abbiamo introdotto la carica Q = a a del condensatore. Per calcolare la nuova capacit abbiamo bisogno della dierenza di potenziale tra le armature. Essa vale d
0 ra

(7)

V = Ed = Q Per denizione C = Q/V e quindi C=


0 ra

r C0

che quello che volevamo mostrare. Allora la costante dielettrica, denata attraverso la (3) e (4) esattamente la stessa costante che compare nella (2). Notiamo, inne, che dalla (7) V0
r

(8)

V =

cio, la permettivit relativa anche una misura della diminuzione del potenziale tra due armature quando il vuoto tra di esse viene riempito completamente di dielettrico. La descrizione che abbiamo appena fatto non spiega il motivo sico del perch la capacit aumenta con linserimento del dielettrico. La spiegazione pu avvenire solo se si fa un modello sico di quello che accade. La risposta la troveremo nei prossimi paragra e risiede nel fenomeno della polarizzazione.

9.2. Polarizzazione e vettore spostamento dielettrico D. Abbiamo visto che lapplicazione di un campo elettrico, in un conduttore, produce uno spostamento di cariche, ovvero una corrente. Lo stesso campo applicato ad un dielettrico non produce alcuna corrente. Tuttavia ci non signica che non vi sia alcuno spostamento di cariche. Per convincersi che comunque vi un lieve spostamento delle cariche, basta pensare che in presenza di un campo elettrico esterno, le cariche positive tenderanno a spostarsi nella direzione del campo, mentre quelle negative nella direzione opposta. Il risultato di un tale eetto quello che le parti positive e quelle negative di ogni molecola costituenti il materiale si saranno spostate dalla loro posizione di equilibrio in direzione opposta rispetto alla direzione del campo (resta inteso che questi spostamenti sono dellordine di piccole frazioni del diametro molecolare). Si dice che il dielettrico si polarizzato. Quando si inserisce il dielettrico tra le armature del condensatore, apparir un eccesso si carica positiva davanti allarmatura negativa ed un eccesso di carica negativa davanti allarmatura positiva:

70

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

Si genera cio, una carica polarizzata Qp che va ad aggiungersi alla carica libera Q0 , posta sulle armature. La carica libera responsabile del campo elettrico E0 , che si avrebbe in assenza del dielettrico e la carica polarizzata Qp , del campo indotto (o di polarizzazione) Ep . Il campo elettrico totale E, sar la somma dei due campi elettrici: (9) E = E0 + Ep Il teorema di Gauss, in un mezzo dielettrico si scriver, (10) 0 I E ua d2 a = Q0 + Qp

La dicolt nellusare il teorema di Gauss nella forma (10) risiede nella difcolt, a priori di conoscere la carica di polarizzazione. Conviene procedere alla derivazione del teorema di Gauss, nei dielettrici, partendo dal teorema nel vuoto ed utilizzando lsservazione gi fatta che il campo elettrico totale si riduce di un fattore pari alla costante dielettrica relativa. Cio, da I 0 E0 ua d2 a = Q0 osservando che (vedi la (6)) E= avremo (11) 0 I E0
r

E ua d2 a = Q0

In questa forma, il teorema applicabile in quanto appaiono solo le cariche libere. Inoltre, tale espressione suggerisce di introdurre un nuovo vettore, detto spostamento dielettrico, (12) D =0 r E in maniera tale che il teorema di Gauss, nei dielettrici assume la forma:

9. I DIELETTRICI

71

(13)

Nei dielettrici, le cariche libere sono le sorgenti del vettore spostamento, mentre nel vuoto lo erano per il campo elettrico. Nel vuoto, i due vettori sono legati dalla relazione: (14) D0 =0 E0

D ua d2 a = Q0

Nel vuoto, il campo coulombiano di una carica Q, posta nellorigine del sistema di riferimento, scritto per il vettore spostamento, diventa (15) D0 = 1 Q 4 r2

9.3. Esempi. Esempio 1: Cosa succede alla capacit di un condensatore, se il dielettrico non riempie tutto lo spazio tra le armature ma solo una sua met, per esempio? Per essere precisi, se d la distanza tra le due armature ed a larea di una delle armature, il dielettrico assunto avere uno spessore d/2 ed area a. Il campo E1 , nella parte riempita di isolante, sar E1 = E0
r

La dierenza ai capi dellarmatura sar d d 1 + E1 = V0 2 2 2 Poich la carica sulla piastra non mutata, V = V0 + V1 = E0 C= 1+
r r

Q0 r = C0 2 V 1+ r Esempio 2: Determinare la capacit del condensatore piano della gura sotto

Le due regioni sono riempite di due dierenti dielettrici le cui costanti sono 1 8 e 2 . Inoltre, la supercie delle armature, relative alla prima supercie a1 = 10 a, dove a la supercie totale delle armature e d la loro distanza. Il sistema pu essere visto come un condensatore contenente due condensatori in parallelo. Essendo le due capacit, date da a1 1 a2 2 8 a1 2 a2 C1 = = C2 = = d 10 d d 10 d la capacit del sistema diventa 8 a1 2 a2 a C = C1 + C2 = + = (81 + 22 ) 10 d 10 d 10d

72

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

Inne, poich r1 = troviamo C=

1 0

r2 =

2 0

0 a 1 1 (8r1 + 2r2 ) = C0 (8r1 + 2r2 ) d 10 10 Esempio 3: Inizialmente viene dato un condensatore piano vuoto le cui armature hanno una supercie a e sono separate da una distanza d. Successivamente viene introdotta una lastra di rame, di spessore d1 fra le armature del condensatore, esattamente a met strada dalle due armature. Determinare la capacit del condensatore piano dopo lintroduzione della lastra.

La capacit del condensatore piano prima dellintroduzione della lastra a0 C0 = d Dopo lintroduzione della lastra il sistema diventa equivalente a due condensatori vuoti, in serie. La capacit equivalente sar 1 1 1 + = C C1 C2 dove a0 a0 C1 = C2 = (d d1 ) /2 (d d1 ) /2 Le due capacit sono uguali. Sostituendo troviamo a0 C= d d1 10. Complementi: energia e densit di energia elettrostatica Vogliamo studiare lenergia elettrostatica associata ad una congurazione di cariche puntiformi. In sostanza, per mettere insieme diverse cariche (portarle da una distanza innita reciproca, ad una distanza reciproca nita) si spesa una certa energia. Si pu allora parlare di energia associata ad una certa congurazione di cariche. 10.1. Il caso di due cariche. Consideriamo il caso di due cariche puntiformi e poniamoci il problema dellenergia potenziale totale associata a tale sistema. Supponiamo che la carica Q1 abbia una posizione individuata dal vettore r1 e la carica Q2 quella individuata dal vettore r2 . Il lavoro che compie il campo E1 generato dalla carica Q1 , per spostare la carica Q2 dal punto r2 , a distanza innira, (1) L1 (r2 ) = Z

r2

F21 dr2 = Q2

r2

E1 dr2 = Q2 V1 (r2 ) = Q2

1 Q1 4 0 |r2 r1 |

10. COM PLEM ENTI: ENERGIA E DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

73

Una volta che la carica Q2 stata portata a distanza innita dalla carica Q1 , non pi necessario calcolare il lavoro che compierebbe il campo E2 generato dalla carica Q2 , per spostare la carica Q1 dal punto r1 , a distanza innita, perch gi con il primo calcolo abbiamo portato le due cariche ad una distanza reciproca innita. Allora, avendo due cariche e volendole separare, suciente calcolare il lavoro che fa il campo di una delle due. Ovviamente, avremmo potuto calcolare il lavoro fatto dalla carica Q2 , per spostare la carica Q1 dal punto r1 , a distanza innita, ed avremmo trovato: (2) L2 (r1 ) = Z

r1

F12 dr1 = Q1

Come si pu vedere i due lavori sono identici. Possiamo allora scrivere che il lavoro per separare, no ad una distanza reciproca innita, due cariche, dovendo essere pari ad uno solo dei precedenti lavori, sar uguale alla met della loro somma, cio, (3) 1 1 U = [L1 (r2 ) + L2 (r1 )] = [Q2 V1 (r2 ) + Q1 V2 (r1 )] 2 2 Se si indica con U12 = Q1 V2 (r1 ) U21 = Q2 V1 (r2 )

r2

E2 dr1 = Q1 V2 (r1 ) = Q1

1 Q1 4 0 |r1 r2 |

(4)

potremo riscrivere la (3) in forma compatta: 1 U = [U21 + U12 ] 2 Nel caso di pi cariche puntiformi, per ogni coppia dobbiamo scrivere una quantit pari alla (5). Vedi sotto. (5) 10.2. Densit di energia del campo elettrostatico. Ora vogliamo mostrare che possibile pensare che lenergia elettrostatica possa essere localizzata nei punti dello spazio ove presente il campo elettrico. Noi vogliamo calcolare lenergia elettrostatica di un condensatore piano, assumendo che le derivazioni date per i corpi puntiformi siano valide anche per corpi estesi. Una possibile giusticazione di tale assunzione alla validit della (3), nel caso di un conduttore la seguente. Se immaginiamo di portare le due cariche, della (3) sulla supercie di un conduttore scarico, avremo (6) 1 1 U = [Q2 V (r2 ) + Q1 V (r1 )] [Q2 V1 (r2 ) + Q1 V2 (r1 )] 2 2 dove V il potenziale del conduttore. Allora, U= U=

(7)

1 1 U = QV [Q2 + Q1 ] V 2 2 dove Q = Q1 + Q2 . Supponiamo di avere, ora, un condensatore piano ed ipotizziamo che lenergia elettrostatica, ad esso associata, si possa scrivere come

74

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

1 1 Q1 V1 + Q2 V2 2 2 dove V1 e V2 sono i potenziali dei due conduttori. Poich Q1 = Q e Q2 = Q, lenergia del sistema dipender dalla dierenza di potenziale tra le due armature: U= (a) 1 QV 2 Per determinare la dierenza di potenziale usiamo lespressione del campo elettrico tra le armature del condensatore: U= (b) E= a
0

dove a la supercie di unarmatura. Il campo per la distanza che separa le due armature ci dar la dierenza di potenziale: V = quindi, sostituendo nella (a), si avr: U= ovvero, poich Q = a /a, (c) 1 U= 2 a
0

a
0

1 a Q d 2 0 2

ad

Poich, ad il volume racchiuso tra le due armature, il rimanente fattore, potr interpretarsi come densit di energia, ovvero (d) E = U 1 = ad 2 a
0

Generalizzando il risultato ottenuto per il condensato ad una qualunque distribuzione di cariche, potremo scrivere che lenergia associata alla distribuzione di carica sempre scrivibile come lintegrale di volume esteso a tutto lo spazio di una densit di energia E (r) (le cariche devono essere localizzate in una regione nita), cio, (8) U= I d3 rE (r)

1 2 0E 2

dove abbiamo introdotto la densit di energia del campo elettrostatico E (r): (9) E (r)
0E 2

Le due ultime equazioni sono uguali alla (11). Esse ci suggeriscono una nuova interpretazione dellenergia elettrostatica. Se E il valore del campo elettrico in un dato volume d3 r, a questo volume si pu associare una energia elettrostatica E d3 r,

10. COM PLEM ENTI: ENERGIA E DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

75

in maniera tale che E si possa interpretare come energia per unit di volume del campo elettrostatico. 10.3. Esempi. Esempio 1: Calcoliamo lenergia elettrostatica contenuta nel volume compreso tra due sfere concentriche di raggio R1 = 3m ed R2 = 10m, se nel centro di esse posto una carica puntiforme Q = 2C. Poich il campo prodotto da una carica puntiforme Q, ad una distanza r, E= segue E2 = Quindi 1 1 1 = 42 104 J U= d drr E (r) = 8 0 R1 R2 4 R1 Esempio 2: Calcolare lenergia elettrostatica immagazzinata in un condensatore sferico di raggi R1 e R2 . Se si applica il teorema di Gauss ad una supercie gaussiana con raggio compreso tra R1 e R2 , si trova che il campo elettrico nella regione compresa tra le due armature sferiche : Q 1 (a) E= 40 r2 Z
2

1 Q 4 0 r2

1 4 0

Q2 r4

R2

Per applicare la (34) dobbiamo calcolare il volume elementare compreso tra due sfere contigue di raggio r e r + dr . Il volume di questa calotta sferica elementare (b) d3 r = 4r2 dr

Possiamo procedere al calcolo della (34). avremo 2 Z R2 1 1 1 Q 1 1 Q2 (c) UE = 0 4r2 dr = 2 40 r2 2 40 R1 R2 R1 ovvero R2 R1 1 Q2 (d) UE = 2 40 R1 R2

Notiamo che la (c) , come deve essere anche uguale a UE =

La capacit del condensatore sferico stata calcolata nel precedente capitolo e la sua espressione R1 R2 (e) C = 40 R2 R1 1 Q2 2 C Esempio 3: Calcolare lenergia elettrostatica di un conduttore sferico isolato, con carica Q e raggio R1 .

76

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

Un conduttore sferico carico depone tutta la sua energia sulla supercie esterna della sfera. Il campo elettrico al suo interno nullo, quindi il campo elettrostatico diverso da zero solo per r > R1 . Un conduttore carico sferico pu essere visto come un condensatore la cui seconda armatura posta allinnito. In tal caso, lenergia elettrostatica si pu ottenere dalla (c) del precedente esercizio, per R2 : (f) Due osservazioni UE = 1 Q2 1 2 40 R1

10. COM PLEM ENTI: ENERGIA E DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

77

1 E = 4 0
2

Q2 r4

ed usando le coordinate sferiche possiamo scrivere U =


0

4 0 2

2 2 Q 1 drr d = 4 0 r4 4 2 1 1 1 1 1 Q2 = Q2 4 0 R 2 4 0 R
2

Nel caso di una carica puntiforme, (R = 0) lenergia elettrostatica diventa innita: 2 Q 1 U = lim R0 8 0 R Possiamo dire che lidea di localizzare lenergia nel campo elettrico non consistente con la nostra ipotesi di carica puntuale. Ora, ipotizziamo che lelettrone sia un corpo sferico di raggio re . Vogliamo stimare, sulla base della energia che esso possiaderebbe quale sia il valore del suo raggio. Allora, supponendo che la carica dellelettrone sia distribuita in una sfera di raggio re , abbiamo appena mostrato che lenergia associata a tale distribuzione di carica,
2 1 qe 1 2 4 0 re Possiamo, secondo la relativit ristretta, tale energia, pu essere posta uguale

Ue =

a: Me c2 = Ue ovvero
2 1 qe 1 2 4 0 re e risolvendo rispetto allipotetico raggio dellelettrone, si avr.

Me c2 =

2 1 qe 1 2 4 0 Me c2 15 Questo valore circa 10 m. Pi propriamente, la quantit

re =

2 1 qe = 2, 8 1015 m 4 0 Me c2 che viene chiamata raggio classico dellelettrone. Possiamo dire che, sulla base di considerazioni di tipo energetico e dimenticando per un momento che la teoria elettromagnetica che stiamo esponendo, assume le cariche puntiformi, lelettromagnetismo classico valido per regioni pi grandi del raggio classico dellelettrone. In altre parole, il puntiforme una regione lineare pi piccola di 1015 m. Potremmo dire che se ci si limita a regioni pi grandi, tutta la teoria corretta e valida. Questa interpretazione stato ritenuta

78

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

corretta no allavvento della Meccanica Quantistica, che ha ristretto lambito di validit dellelettromagnetismo classico, riducendolo a regioni lineari maggiori della lunghezza donda Compton il cui valore circa 2 1012

10. COM PLEM ENTI: ENERGIA E DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

79

1 dLtot = d (U12 + U13 + ... + U1N ) + (U21 + U23 + ... + U2N ) + ... + UN 1 + UN 2 + ... + UN (N1) 2 che possiamo scrivere in forma compatta: Posto U1 = U12 + U13 + ... + U1N U2 = U21 + U23 + ... + U2N ............................................... UN = UN 1 + UN2 + ... + UN (N 1) " #

avremo

(3) dove abbiamo posto

dLtot

1 = d 2

i=1U i

N X

(4)

Ui =

j=1j6=i

N X

Uij

Questa lenergia potenziale associata alla posizione della i-esima particella e prodotta dalle rimanenti N-1 particelle. Esplicitamente
N X N X

(5)

Ui = Qi Vi = Qi

Vij = Qi

j=1j6=i

j=1j6=i

1 Qj 4 0 |ri rj |

dove Vij il potenziale generato dalla carica puntiforme j-esima nella posizione occupata dalla particella i-esima, mentre Vi il potenziale generato nella posizione occupata dalla particella i-esima da tutte le rimanenti particelle del sistema In denitiva avremo
N N 1X X dUij 2 i=1 j=1
j6=i

(6)

dLtot = ovvero, sempre esplicitamente

(7)

dLtot

N N 1X X Qi Qj 1 = d 2 i=1 j=1 4 0 |ri rj |


j6=i

da cui, il lavoro totale nito, per trasformare il sistema da una congurazione A ad un congurazione B sar

80

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

(8)

Ltot (A B) = Utot (A) Utot (B) =

N N 1X X [Uij (A) Uij (B)] 2 i=1 j=1


j6=i

dove A e B sono due dierenti congurazioni della distribuzione discreta e puntiforme di cariche. Lenergia elettrostatica associata ad una data congurazione (ometteremo in seguito il pedice tot) sar 1X 2 i=1
N N X

(9)

U (A) L (A ) =

(A)

j=1j6=i U ij

dove il limite innito indica che lenergia elettrostatica pari al lavoro che fanno le forze generate dalle cariche stesse, per portare le cariche ad una distanza reciproca innita. Allora, possiamo anche scrivere: U (A) =
N N N 1X X 1X Qi Vi (A) = Qi Vij (A) 2 i=1 2 i=1 j=1
j6=i

per cui si avr la seguente espressione esplicita dellenergia elettrostatica di una distribuzione discreta di cariche:
N N 1 X X Qi Qj 8 0 i=1 j=1 |ri rj |
j6=i

(10)

U (A) =

10.5. Le distribuzioni continue. La precedente equazione si applica a cariche discrete e puntiformi di cariche elettriche statiche. Perch delle cariche si possano considerare reciprocamente puntiformi occorre che la distanza relativa tra di esse sia molto pi grande delle dimensioni delle regioni in cui sono localizzate le cariche.Se si vuole discutere dello stesso problema per distribuzioni di cariche che, reciprocamente non possono considerarsi puntiformi, occorre modicare la (10) e renderla adatta a trattare le distribuzioni continue di cariche. Ci limiteremo a trattare cariche elettriche che siano distribuite con continuit in volumi niti. Supponiamo di avere due cariche distribuite con continuit in due regioni limitate dello spazio, e L3 e L03 siano i rispettivi volumi. Ponendo dq i = (r) d3 r dq j = (r0 ) d3 r0

possiamo pensare di prendere suggerimento dalla (10) e scrivere: I I 1 (r) (r0 ) d3 rd3 r0 U (A) = 8 0 L3 L03 |r r0 | Ma 1 V (r) = 4 0 I d3 r 0
L03

(r0 ) |r r0 |

10. COM PLEM ENTI: ENERGIA E DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

81

il potenziale generato dalla distribuzione contenuta in L03 , nel punto generico r, e quindi, in denitiva, avremo: (11) 1 U (A) = 2 I d3 r (r) V (r)

L3

Lenergia elettrostatica di una qualunque distribuzione di carica, a parte il fattore 1/2 il prodotto della carica dq = d3 r per il potenziale, V (r) generato da tutte le cariche presenti in tutto lo spazio, calcolato nella posizione ove la carica. Lespressione (11), sebbene sia stata ricavata a partire dalla distribuzione di cariche discrete (eq.(10)), contiene un termine extra rispetto alla (10) che rende la (11) pi generale della (10). Per capire meglio questo punto cercheremo nel prossimo paragrafo di scrivere lenergia elettrostatica direttamente in termini del campo elettrico. 10.6. Auto-energia ed energia dinterazione. Siamo ora in grado di spiegare perch la (10) e la (11)sono dierenti. Abbiamo mostrato, anche se per il caso del solo condensatore piano che lenergia elettrostastica pu persarsi immagazzinata in tutto lo spazio ove il campo elettrico diverso da zero, mediante lespressione Z d3 r
0E 2

(12)

2 Prendiamo due cariche Q1 e Q2 localizzate in due regioni distinte dello spazio. Non ci interessa per ora stabilire se si possono considerare reciprocamente puntiformi o meno, perch noi calcoleremo lenergia elettrostatica ad esse associata utilizzando la (12). Nel fare ci, lo ricordiamo, avendo mostrato che la (12) equivalente alla (11) sar come se avessimo calcolato lenergia elettrostatica delle due cariche secondo questultima. A sua volta la (11) labbiamo derivata dalla (10), quindi non occorre per il momento specicare se le nostre cariche si possono considerare o meno puntiformi. Siano E1 ed E2 i campi elettrostatici prodotti dalle due cariche. Il campo 2 2 risultante sar E = E1 + E2 per cui E 2 = E1 + E2 + 2E1 E2 . Utilizzando la (12) lenergia elettrostatica totale si potr scrivere: (13) dove abbiamo posto (14) U1 =
0

U=

(r)

U = U1 + U2 + U12

d r

2 E1

U2 =

d r

2 E2

U12 =

d3 r

2 (E1 E2 )

Notiamo subito che lenergia elettrostatica non additiva: lenergia prodotta dal campo E non la somma di quella prodotta dai campi E1 e E2 . Lenergia elettrostatica totale costituita, nel caso si utilizzi la (12), da due tipi di energia. Lenergia del tipo U1 o U2 (sempre positiva) che detta auto-energia (o

82

5. CONDUTTORI E DIELETTRICI IN ELETTROSTATICA

energia intrinseca) e lenergia (positiva o negativa) del tipo U12 che detta energia di interazione. La prima forma di energia, lautoenergia assente nella (10) perch i termini con i = j non sono presenti in essa, mentre lo sono i termini che producono lenergia di interazione. Questo ancora pi evidente se si considera una sola carica elettrica, per esempio la q1 . In tal caso, avremo solo lenergia U1 , essendo E2 = 0. 2 2 2 Notiamo ancora che, poich, (E1 E2 ) 0 segue E1 + E2 2 (E1 E2 ) e quindi (15) U1 + U2 U12

cio lenergia intrinseca sempre maggiore (o uguale) dellenergia dinterazione. Qual il signicato sico dellauto-energia di una carica localizzata? Essa lenergia elettrostatica associata alla sua particolare congurazione e da essa stessa prodotta. Il suo valore pari al lavoro che le parti cariche che la costituiscono devono compiere su loro stesse per portarsi dalla congurazione considerata ad una distanza reciproca innita. Ritornando alla (11) possiamo dire che il potenziale V (r) non solo contiene il potenziale generato da una qualunque distribuzione esterna al punto r (il punto r interno al volume L3 ), ma anche il potenziale generato da tutte le cariche contenute nello stesso volume L3 . Allora scriveremo (16) V (r) = Vint (r) + Vauto (r)

dope il pedice int indica il termine dinterazione e quello auto il termine di auto-energia (self-energy). Esso il potenziale che la carica interna al volume L3 produce in un punto ad essa interno. Pi precisamente lauto-energia (17) Uauto = 1 2 I d3 r (r) Vauto (r)

Questa energia pari al lavoro che le cariche contenute in un qualunque volume nito devono compiere su loro stesse per portarsi dallattuale congurazione ad una congurazione in cui le distanze reciproche sono innite. Essa indica lenergia necessaria a formare una carica in una regione limitata dello spazio. 10.7. Esempi. Esempio 1: Siano date quattro cariche poste ai vertici di un quadrato di lato d = 2m . Due di queste cariche sono positive e due negative, ma tutte hanno valore assoluto pari Q = 107 C. Determinare lenergia elettrostatica del sistema, in una qualunque congurazione (cio si scelga a piacere la distribuzione delle cariche positive e negative. Scegliamo le due cariche negative, Q1 = Q2 = Q , sullasse x e quelle positive, Q3 = Q4 = Q su una retta parallela allasse x. Notiamo che qualunque sia la distribuzione, scelta una carica, delle rimanenti tre, due sono ad una distanza d dalla carica scelta e la terza essendo lungo la diagonale ad una distanza 2d. allora, i quattro termini che contribuiscono allenergia del sistema sono

10. COM PLEM ENTI: ENERGIA E DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

83

Q2 k0 Q2 Q2 k0 Q1 Q2 Q1 Q3 Q1 Q4 + + = 2 d d 2 d d 2d 2d k0 k0 Q2 Q3 Q2 Q4 Q2 Q1 Q2 Q2 Q2 = + + + 2 d d 2 d d 2d 2d 2 k0 Q3 Q4 Q3 Q1 Q3 Q2 Q2 k0 Q Q2 = + + 2 d d 2 d d 2d 2d 2 2 k0 Q4 Q1 Q4 Q2 Q4 Q3 Q2 k0 Q Q + + + = 2 d d 2 d d 2d 2d Sommando tutti i termini si ha U = 4 k0 Q2 = k0 Q2 = 9 109 1014 = 9 105 J 2 2d

CHAPTER 6

La corrente elettrica continua


Un conduttore ideale allequilibrio elettrostatico ha un campo elettrico nullo al suo interno. Cosa succede se viene generato un campo elettrico diverso da zero al suo interno? La risposta la comparsa di cariche in moto, ovvero di una corrente. La nascita della corrente elettrica dovuta allideazione da parte di Alessandro Volta (1745-18279 della pila (1800). Con la nascita della corrente sar possibile studiare in maniera quantitativa il fenomeno del magnetismo. Lo scopo di questo capitolo sar solo quello di introdurre alcuni concetti legati alla corrente elettrica, mentre il legame tra correnti e magnetismo sar mostrato in altri capitoli. La corrente elettrica denita come la quantit di carica che nellunit di tempo attraversa una sezione a qualunque del conduttore: (1) dQ dt Purtroppo questa denizione non si collega direttamente al moto microscopico delle cariche elettriche ovvero non si collega ai portatori di cariche. Per fare ci dobbiamo fare il piccolo modello microscopico sul moto delle cariche. I= 1. Densit di carica e di corrente Sia dQ la carica contenuta in un volume d3 r. La densit di carica, indicata con denita dalla seguente relazione: (2) dQ = d3 r

Nel caso di una corrente le cariche sono in moto. I portatori possono essere sia positivi che negativi. In ogni caso, supporremo che ciascun portatore abbia una sola carica fondamentale. In tal caso, se si indica con n la densit numerica di portatori, potremo scrivere: (3) = nq

dove q la carica fondamentale, che ciascun portatorre ha con se. Possiamo procedere con un modello microscopico. In condizioni di equilibrio elettrostatico, il campo elettrico in un conduttore nullo. Se tuttavia, ai suoi estremi si genera una dierenza di potenziale, al suo interno si crea un campo elettrico diverso da zero. Il campo elettrico produce una forza elettrica che mette in moto le cariche elettriche mobili del conduttore. Ci limiteremo alle correnti che non variano nel tempo (correnti stazionarie). Si consideri un conduttore liforme di sezione costante a. Se tutte le cariche in moto hanno la stessa velocit v, (questa velocit comune detta velocit di deriva)
85

86

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

dopo un tempo t, nel volumetto di base a ed altezza vt, il numero di cariche contenute nel suddetto volumetto sar: (4) N = nvat

Se moltiplichiamo per la carica fondamentale ciascun membro della (4) avremo la quantit di carica presente nello stesso volumetto: (5) Q = vat Se dividiamo per lintervallo temporale Q vat = t t e passiamo al limite per t 0,
t0

lim

Q = va t

troviamo proprio la corrente che uisce nel conduttore, cio (6a) I = va Se, introduciamo il seguente vettore, detto densit di corrente: (7) potremo scrivere (6b) I = ja j = v

Al secondo membro abbiamo il modulo di un vettore per una supercie, cio un tipico usso di un vettore attraverso una supercie. Se la densit e la velocit cambiano da punto a punto, potremo scrivere: Z d2 aua j

(8)

I=

Una corrente pu sempre pensarsi come il usso di un vettore densit di corrente attraverso la supercie considerata.

2. LEGGE DI OHM

87

1.1. Densit di corrente e portatori di carica. Abbiamo detto che la corrente, in generale pu essere costituita sia da portatori di carica positiva che di carica negativa. Potremo allora scrivere (9) j = ne qe v j+ = nqv

Ricordiamo che, per convenzione, la carica dellelettrone negativa. Per convenzione, si scelto come corrente positiva quella portata dai portatori di carica positiva, cio (10) j = j+ = nqv

Nei conduttori metallici, i portatori sono gli elettroni, quindi il moto reale opposto a quello denito positivo per convenziane. 2. Legge di Ohm In condizioni di equilibrio elettrostatico, il campo elettrico in un conduttore nullo. Se tuttavia, ai suoi estremi si genera una dierenza di potenziale, al suo interno si genera un campo elettrico. Il campo elettrico produce una forza elettrica che mette in moto le cariche elettriche mobili del conduttore. Si generata una corrente elettrica nel conduttore. Ci limiteremo alle correnti stazionarie, cio alle correnti che non variano nel tempo. Esperimenti condotti su una classe di conduttori, (ai quali per altro ci limiteremo) hanno mostrato che il campo elettrico che si generata nel conduttore, in seguito allapplicazione ai suoi estremi di una dierenza di potenziale, proporzionale allla densit di corrente (11) E = r j

dove r una costante che dipende solo dal materiale, detta resistenza specica. La precedente equazione detta legge locale di Ohm. La convenzione adottata per la direzione del campo quella che va dai punti a potenziale maggiore a quelli a potenziale minore.

La legge di Ohm che abbiamo appena presentato ha il vantaggio concettuale di anteporre il concetto di campo a quello di corrente: senza la creazione del campo elettrico allinterno del conduttore non vi sarebbe il moto delle cariche e quindi la corrente. Tuttavia, una seconda forma, detta forma integrale della legge di Ohm,(Georg Simon Ohm, 1789-1854, Germania) estremamente importante, perch si presta ad una immediata verica sperimentale. Inoltre, la forma integrale

88

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

contiene in maniera esplicita la corrente e nel S.I. la corrente elettrica una unit di misura fondamentale. Si prenda un lo conduttore, di sezione costante a e lunghezza L.La dierenza di potenziale ai capi del conduttore pu scriversi come V = EL Il campo dato dalla legge di Ohm, per cui la precedente relazione diventa V = r jL Non rimane che esprime la densit di corrente in funzione della corrente. Poich siamo in presenza di correnti stazionarie, avremo I = ja e quindi V = La quantit 1 L L a a r L I a

(12)

R r

si chiama resistenza del conduttore e si misura in Ohm (). Allora, r si misura in 1 m e la quantit , detta conducibilit, si misurer in (m) . La legge di Ohm dice anche che la corrente che uisce nel conduttore proporzionale alla dierenza di potenziali ai capi del conduttore: (13) V = RI Le dimensioni di R, nel S.I., sono quelle di Volt su Ampre, V A Notiamo che per i conduttori ohmici, la corrente si pu anche scrivere = Z E ua d2 a

(14)

I =

dove a la sezione trasversa del conduttore. 2.1. Legge di Ohm per un circuito. Per generare una corrente in un conduttore occorre stabilire una dierenza di potenziale ai capi, A e B, del conduttore. Questa dierenza di potenziale viene generata da un apposito apparato, detto generatore di corrente continua o batteria, esterno al conduttore:

2. LEGGE DI OHM

89

Il precedente dispositivo detto circuito elettrico. Il conduttore, ai ni della corrente continua di cui stiamo discutendo, caratterizzato dalla sola resistenza R, mentre il generatore sar caratterizzato da una forza elettromotrice, Vf em e da una resistenza elettrica, RG . Il circuito elettrico sar schematizzata come segue

Dove il simbolo graco

indica il generatore, mentre il simbolo

indica una resistenza. Per convenzione, la corrente uisce, allesterno del generatore dal polo positivo al polo negativo. La corrente che uisce nel circuito determinata dalla legge di Ohm, con in serie la resistenza R ed RG : (15) che possiamo riscrivere come: RI = Vf em IRG I= Vf em R + RG

Ma, RI uguale, per la legge di Ohm, alla dierenza di potenziale, V , ai capi A e B del conduttore . Quindi, la (15) si pu scrivere: (16) V = Vf em . IRG

90

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

La (16) ci dice che la dierenza ai capi A e B della resistenza sempre inferiore alla forza elettromotrice Vf em fornita dal generatore (si dice che vi una caduta di potenziale o di tensione ai capi della resistenza). La eguaglia solo nel caso in cui il circuito aperto (I = 0):

(17)

V = Vf em Supponiamo ora che la resistenza R del conduttore sia praticamente nulla:

In tal caso, il circuito detto in corto circuito e dalla (5) si pu derivare la corrente Icc di corto circuito. Posto R = 0 nella (15) avremo (18) Icc = Vf em RG

In denitiva, possiamo dire che la corrente elettrica in un circuito elettrico, con solo resistenze, pu andare da un valore nullo, quando il circuito aperto, ad un valore massimo Icc , che si ha in corto circuito. 2.2. Esempi. Esempio 1: Resistenze in serie Si abbiano due conduttori di resistenza R1 ed R2 in un circuito elettrico:

2. LEGGE DI OHM

91

Diremo che le due resistenze sono in serie. Vogliamo determinare la resistenza equivalente Req (la resistenza ttizia che si pu sostetuire alla due resistenze senza cambiare le propriet del circuito) delle due resistenze. Ai capi delle due resistenze avremo (1) VAB = R1 I VBC = R2 I

La dierenza di potenziale tra i capi A e C sar (2) che per la (1) diventa: VAC = R1 I + R2 I = (R1 + R2 ) I Possiamo concludere che la resistenza equivalente Req = R1 + R2 Esempio 2: Resistenze in parallelo Si abbiano due conduttori di resistenza R1 ed R2 in un circuito elettrico: VAC = VAB + VBC

Diremo che le due resistenze sono in serie. Vogliamo determinare la resistenza equivalente Req (la resistenza ttizia che si pu sostetuire alla due resistenze senza cambiare le propriet del circuito) delle due resistenze. Per la legge di Ohm, la corrente nelle due resistenze saranno I1 I2 La corrente totale sar VAB I = I1 + I2 = = VAB R da cui 1 1 1 = + Req R1 R2 ovvero 1 1 + R1 R2 = = VAB R1 VAB R2

92

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

Req =

R1 R2 R1 + R2

2.3. Eetto joule. Le cariche in moto nei conduttori subiscono continuamente degli urti. Questi urti sono paragonabili ad una forza di attrito che rallenta le particelle cariche. La presenza di questo attrito porter alla dissipazione di parte della loro energia che poi apparir sotto forma di riscaldamento del conduttore (eetto Joule). Vogliamo determinare lenergia dissipata nellunit di tempo. Il lavoro fatto dal campo elettrico per spostare una carica innitesima dQ, tra due punti del conduttore, tra i quali vi sia una dierenza di potenziale V dL = dQV Poich la velocit iniziale e nale della carica sono identiche, ci implica che tutto il lavoro del campo verr dissipato (ovvero che la forza dissipativa compie un lavoro pari e di segno opposto a quello del campo). Il calore dissipato per unit di tempo sar dL dQ = V = IV dt dt Usando la legge di Ohm, in forma integrale, V = RI, arriviamo alla seguente forma dellenergia dissipata per unit di tempo nel conduttore: (19) dL = RI 2 dt che esprime in forma quantitativa leetto Joule (e rappresenta lenergia dissipata per unit di tempo attraverso gli urti degli elettroni di conduzione del metallo contro gli altri elettroni del metallo e le varie imperfezioni).

2.4. La forza elettromotrice e il campo elettrico non conservativo. Abbiamo visto che per produrre una corrente occorre una sorgente di energia (la batteria) che spinga gli elettroni in movimento nel conduttore. Il movimento degli elettroni viene impedito dalla resistenza del circuito che si manifesta con il fenomeno della dissipazione di energia in calore. Vogliamo mostrare che lenergia che viene dissipata trae origine da un campo elettrico non conservativo. Consideriamo un lo di rame di lunghezza L e sezione a chiuso. Se non si inserisce una batteria non avremo corrente, come sappiamo. Questo risultato pu essere visto in altro modo. Se il campo elettrico esistesse dentro il conduttore esso sarebbe di tipo ohmico j Ra R E= =j =I L L Calcoliamo la circuitazione di questo campo I I R dl = RI E dl = I L Se il campo conservativo I E dl = 0 e di conseguenza RI = 0 I =0

3. LA DENSIT DI ENERGIA ELETTROSTATICA

93

La corrente elettrica non pu originarsi da un campo conservativo. Allora il campo elettrico totale in un conduttore, quando vi corrente deve contenere anche un campo elettrico non conservativo e questo deve originarsi dalla batteria. Allora, in presenza di una corrente il campo elettrico totale deve essere la somma di due parti, Etot = Ef em +Ec dove Ef em la parte non conservativa del campo elettrico, mentre Ec la parte conservativa. Allora I I R (Ef em +Ec ) dl = I dl = RI L Poich, I Ec dl = 0

avremo

La quantit

Ef em dl = RI I Ef em dl

Vf em , la forza elettromotrice della batteria.

3. La densit di energia elettrostatica Abbiamo parlato di energia dissipata in un circuito percorso da corrente. Il problema dellenergia elettrostatica, cio dellenergia associata a cariche ferme, stato discusso, nei complementi del precedente capitolo. In questa sezione vogliamo ridimostrare, usando un esempio molto semplice, che possibile pensare che lenergia elettrostatica sia distribuita con continuit nello spazio dove presente il campo elettrico. In altre parole, possibile introdurre nello spazio dove presente il campo elettrostatico una densit di energia. In questo modo, la realt del campo assumer un valore ancora maggiore. Partiamo dallenergia immagazzinata in un condensatore piano. Che ci sia energia immagazzinata lo si comprende dal fatto che accumulare cariche positive e negative su due diverse armature ha un costo energetico che viene fornito dalla batteria (vedi carica e scarica di un condensotore). Man mano che si accumulano i due diversi tipi di carica sulle armature, si genera una dierenza di potenziale tra le due armature che dipende dalla carica istantanea che vi presente Q (t) C Se ipotizziamo che inizialmente non vi alcuna energia accumulata nel condensatore possiamo calcolare il lavoro fatto dalla batteria (dal campo elettrico) per accumulare sulle armature una carica Qf , come segue: Z Qf Z Qf Q2 Q (t) f (2) L (i f ) = V (t) dQ = dQ = C 2C 0 0 (1) V (t)) =

Come possiamo notare, il lavoro dipende solo dalla stato iniziale e nale, perch il campo elettrostatico conservativo. Poich inizialmente non vi era energia nel

94

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

condensatore possiamo aermare che lenergia elettrostatica accumulata nel condensatore Q2 (3) U= 2C dove Q la carica presente su unarmatura. Possiamo anche scrivere 1 1 (4) U = QV = CV 2 2 2 dove V la dierenza di potenziale tra le due armature. Lultima relazione pu essere utilizzata per derivare lespressione dellenergia elettrostatica in termini del campo elettrico. Sappiamo che a0 C= V = Ed d per cui possiamo scrivere 1 a0 1 1 (Ed)2 = 0 (5) U = CV 2 = 2 2 d 2

4. COM PLEM ENTI: CENNI SULLE LEGGI DI KIRCHHOFF

95

Possiamo ora enunciare le due leggi di Kirchho. Prima legge: La somma algebrica dei valori delle correnti, in ogni nodo, deve essere uguale a zero. (1) X
k

() Ik = 0

Tale legge una conseguenza della conservazione della carica nel caso di correnti stazionarie. La (30) pu essere soddisfatta solo se non si accumulano o si perdono, cariche nel nodo. Questo vuol dire, che la quantit di corrente che arriva deve essere pari alla quantit di corrente che lascia il nodo, ovvero deve essere soddisfatta la prima legge. Si suole indicare con il segno positivo le correnti che lasciano il nodo e col segno negativo quelle che arrivano. Seconda legge: La somma dei prodotti dei valori algebrici delle correnti e delle resistenze in ogni maglia deve essere uguale alla somma algebrica dei valori delle f.e.m. presenti nella maglia considerata. (2) X
k

() Rk Ik =

X
n

() Vf emn

Vogliamo tentare di spiegare la (31) ed il suo utilizzo. Innanzitutto, ricordiamo che per convenzione il verso positivo della corrente quello in cui uiscono le cariche positive. Questo vuol dire che nei conduttori in esame il verso positivo opposto a quello in cui realmente si muovono i portatori della corrente, gli elettroni. Inoltre, sempre per convenzione il simbolo di batteria di corrente continua . Il polo negativo ad un potenziale pi basso rispetto al polo positivo. Poich la batteria che fornisce lenergia alle cariche (e la batteria che spinge la cariche nel circuito), il verso positivo per la forza elettromotrice sar (dentro la batteria) quello che va dal polo negativo al polo positivo. Nei precedenti graci, nella prima maglia a sinistra sono entrambi positivi, negli altri due graci sono entrambi negativi. Quando la corrente attraversa la resistenza, vi una caduta di potenziale (le cariche perdono energia). Allora se la corrente, nella resistenza circola nel verso giusto (che ricordiamo ssato dalla f.e.m della batteria) sar riportato nella seconda legge con il segno negativo (perdita di energia). Con il segno positivo se la corrente circola nel verso contrario. Allora la seconda legge una conseguenza della conservazione dellenergia e della legge di Ohm. Nei precedenti graci le equazioni per le maglie sono: Vf em1 R2 I2 + Vel,2 = 0 Vf em1 + R1 I3 = 0 Vf em2 + R2 I2 + R1 I3 = 0

96

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

Inne, siccome occorrono un numero di equazioni indipendenti pari almeno al numero di incognite circuitali, esiste una limitazione al numero di equazioni per i nodi e le maglie. Si pu suggerire di usare le equazioni per i nodi in numero uguale al numero di nodi totali presenti nel circuito, diminuito di una unit e nel caso delle maglie, di vericare che una maglia si dierenzi da unaltra per la presenza di almeno un elemento circuitale. 5. Complementi: teoria microscopica elementare della conduzione Supponiamo di avere una corrente stazionaria in un conduttore (campo elettrico costante!). Ci vuol dire che i portatori della corrente nel conduttore (gli elettroni) si muovono con velocit costante. La situazione palesemente diversa dal moto delle cariche nel vuoto. Se avessimo un campo costante nel vuoto, il moto dellelettrone sarebbe determinato da (1) Me dv = qe E dt

dove qe = e; quindi il moto dellelettrone nel vuoto risulterebbe accelerato. Poich lelettrone del mezzo si muove invece con velocit costante, dobbiamo concludere che la presenza del mezzo fa apparire una seconda forza che annulla quella del campo. Il modo pi semplice di pensare tale forza in termini di una forza di attrito, proporzionale alla velocit. Possiamo allora scrivere, per il moto di una carica in un conduttore, la seguente equazione del moto: (2) Me dv = qe E kv dt

dove k una costante le cui dimensioni sono quelle di una massa divisa per il tempo. La soluzione di tale equazione, nel caso in cui al tempot = 0 la particella carica sia ferma, : (3) qe t v (t) = E 1 exp k tr

dove abbiamo introdotto il tempo di rilassamento: (4) tr Me k

Dopo un tempo pari al tempo di rilassamento, la velocit dellelettrone, diventa praticamente costante (velocit di deriva) ed pari a: (5) vD = qe E k

Possiamo far apparire il tempo di rilassamento nellespressione della velocit di deriva:

6. COM PLEM ENTI: CARICA DI UN CONDENSATORE

97

(6)

vD =

qe tr E Me

La velocit di deriva per unit di campo elettrico denisce la mobilit della carica: (7) qe vD tr = E me

Se abbiamo ne cariche per unit di volume, la densit di corrente sar: (8) Notiamo che (9) vD = j ne qe j = ne qe vD =
2 ne qe tr E me

Se si prende un valore di j = 106 A/m2 si trova che m vD 7, 4 105 = s dove abbiamo usato ne = 8, 49 1028 el/m3 (rame) e qe = 1, 6 1019 C. Poich la velocit media degli elettroni di conduzione nei metalli dellordine di 106 m/s, possiamo concludere che lalta conducibilit elettrica dei metalli dovuta allalta concentrazione degli elettroni di conduzione piuttosto che alla velocit con cui essi si muovono attraverso il metallo. Inoltre se si usa la legge di Ohm, la mobilit si pu scrivere (10) vD 1 = E ne qe

Da una teoria microscopica si pu risalire ad una espressione per la conducibilit elettrica. 6. Complementi: carica di un condensatore Supponiamo di avere un condensatore piano scarico e di collegarlo ad circuito avente una resistenza R ed una batteria con una certa Vf em ed una resistenza interna Rg .

98

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

Al tempo t = 0, facciamo la connessione ed una certa corrente incomincia a uire nel circuito, mentre le armature si caricano. Laumento di carica sulle armature continuer no a che la quantit di carica accumulata non sar tale da ostacolare larrivo di una qualunque altra carica sulle armature (il segno della dierenza di potenziale ai capi del condensatore sempre opposto a quello della batteria). Ci proponiamo di descrivere quantitativamente un tale fenomeno. Abbiamo visto che in assenza del condensatore lequazione del circuito era (R + RG ) I = Vf em Poich in condensatore in serie con la resistenza, lequazione per il circuito diventa (1) VC + (R + RG ) I = Vf em dove VC la dierenza di potenziale ai capi del condensatore, ovvero (2) Allora, la (1) diventa (3) dove abbiamo posto (4) Dierenziamo la (3): 1 dQ (t) dI + Rt C dt dt Ma la corrente che circola pari alla vatiazione temporale della carica sul condensatore, cio, I = dQ/dt, quindi 0= 0= ovvero 1 dI I + Rt C dt Rt = R + RG Q (t) + Rt I (t) = Vf em C VC (t) = Q(t)/C

dI dt = I Rt C che pu essere facilmente risolta. Si trova (5) I (t) = I0 et/

dove I0 = Vf em /Rt , il valore della corrente allistante iniziale e = 1/Rt C. Per ottenere la legge di carica, basta integrare la (5): dQ = I0 et/ dt

ovvero

7. COM PLEM ENTI: SCARICA DI UN CONDENSATORE

99

(6)

Q (t) = I0

Ritornando allespressione della carica troviamo: (7) Q (t) = dove abbiamo posto (8) I0 1 et/ = QM 1 et/ QM = CVf em .

dt0 et /

QM rappresenta la carica massima che si pu depositare su unarmatura. Per t , (9) Q (t) QM 7. Complementi: scarica di un condensatore Supponiamo di avere un condensatore piano di capacit C, con una certa carica Q0 . Stacchiamo la batteria ed esaminiamo quello che accade nel circuito che ora diventato

Indichiamo con Q (t) , I (t) , V (t)i valori istantanei della carica dellarmatura positiva, della corrente che uisce (la corrente positiva quando uisce dallarmatura positiva a quella negativa) e della dierenza di potenziale tra le armature del condensatore. Il condensatore funziona come un generatore: le cariche vengono spinte attraverso il circuito. La dierenza di potenziale ai capi della resistenza quella fornita dal condensatore VC (t) = Q (t) /C per cui la legge di Ohm VC (t) = RI Q (t) = RI C La corrente elettrica che uisce nel conduttore uguale alla diminuzione di carica che va subendo il condensatore, cio I = dQ/dt. La precedente equazione diventa (1) ovvero, dt dQ = Q RC dQ Q + =0 dt RC diventa

100

6. LA CORRENTE ELETTRICA CONTINUA

la cui soluzione (2) dove (3) = RC Q (t) = Q0 e


t

il tempo durante il quale la carica del condensatore si riduce del fattore 1/e del suo valore iniziale. Derivando rispetto al tempo la carica, otteniamo il valore che ad ogni istante ha la corrente nel circuito: (4) Q0 t/ = I0 et/ e RC dove I0 il valore istantaneo della corrente al tempo t=0. Notiamo che, durante la scarica, sia la carica che la corrente diminuiscono con la stessa legge esponenziale: I (t) = Q (t) = et/ Q0 I (t) = et/ I0

CHAPTER 7

Forze agenti su cariche e correnti


Per molti secoli il magnetismo rimase separato dallo studio dei fenomeni elettrici. La svolta che avvicin il magnetismo allelettricit avvenne tra il 1819 e il 1820, per opera di H.C. Oersted (1777-1851), professore di sica presso lUniversit di Copenaghen. Durante un ciclo di lezioni, sugli eetti termici delle correnti, e sulla possibile inuenza della corrente sugli aghi magnetici, si accorse che, nel caso in cui il lo e lago erano paralleli, la corrente deviava lago di una bussola. Si era provato che le correnti elettriche inuivano sui magneti naturali. Nel prossimo capitolo studieremo i risultati essenziali dei lavori che parlano dellinuenza delle correnti sui magneti naturali (e tra di loro). Ora procederemo in maniera opposta e parleremo dellinuenza dei magneti naturali sulle cariche in moto e quindi sui li percorsi da corrente. In altre parole, poich la corrente elettrica pu inuire sui magneti ragionevole pensare che anche i magneti con il loro campo possono inuire sulle correnti elettriche. Le correnti elettriche sono cariche in movimento e quindi ci aspettiamo che una forza, prodotta dai magneti possa agire sulle cariche in moto. 1. La forza di Lorentz Lesperienza ha mostrato che su una carica Q, che si muove con velocit v, in una regione in cui presente il vettore induzione magnetica B, si esercita una forza, data da (1) F = Qv B Il verso della forza dipende anche dal segno della carica Q.

Tale forza detta forza di Lorentz. La (1), come nel caso della forza di Coulomb per il campo elettrico, pu essere presa come denizione di B. Lunit di misura di B chiamata tesla (T ) ed uguale ad una forza diviso per lunit di carica e per la velocit:
101

102

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

Vs Ns = 2 Cm m Allunit V olt secondo si d il nome di Weber (Wb). Allora B= Wb 1T esla (T ) m2 Una Tesla una quantit molto elevata. Si pensi che il campo magnetico vicino alla supercie della Terra 0, 5 104 T . Talvolta si usa il Gauss (G) una unit di misura presa in prestito dal Sistema CGS di Gauss: 1G = 104 T . Se nella stessa regione presente anche un campo elettrico la forza totale agente sulla carica diventa: B= (1a) F = QE + Qv B

1.1. Esempi. Mostriamo alcune applicazioni della forza di Lorentz: Esempio 1: La frequenza di ciclotrone Si abbia un campo uniforme B ed una particella con carica Q, che si muove con velocit v in un piano ortogonale a B. Su di essa si eserciter una forza magnetica che supporremo avere il verso disegnato in gura:

La particella si muover su di una circonferenza e quindi la forza magnetica produrr unaccelerazione centripeta che pu essere subito derivata: ac = ovvero QvB M

v2 QvB = R M da cui possiamo ricavare sia il raggio della circonferenza R= Mv QB

(a)

sia la velocit angolare (unit di misura: Radianti/s) v QB = R M sia la frequenza (unit di misura: giri/s) (b) c = (c) c = c QB = 2 2M

1. LA FORZA DI LORENTZ

103

Tale frequenza detta di ciclotrone e come si vede non dipende dalla velocit della particella carica. Allora, qualunque sia la velocit della particella essa si muover su di una circonferenza, il cui raggio dipende dalla velocit, ma la cui frequenza di rotazione la stessa per tutte le velocit. Esempio 2: I selettori di velocit Nellequazione che governa il moto di una particella carica Q immersa in un campo elettrico E e in un campo B, dv = QE + Qv B dt manovrando sui valori dei due campi si pu rendere nulla la forza agente sulla particella, in corrispondenza di un determinato valore della velocit. In tal caso (d) M (e) E = v B

e sulla particella che si muove, in un piano ortogonale a B, con una velocit, il cui valore, (f) E B non agir alcuna forza. In altre parole, operando sui campi E e B si possono selezionare particelle con dierenti valori delle velocit (quelle per le quali vale la (f)), in quanto esse e solo esse si muoveranno indisturbate attraverso i due campi, mentre le altre saranno deviate. Esempio 3: Il moto in un campo magnetico uniforme Risolveremo ora, con un maggior dettaglio, il problema del moto di una particella carica in moto in un campo magnetico uniforme e costante nel tempo. Supponiamo di avere un campo B, uniforme e costante nel tempo diretto lungo lasse z (B = Buz ) e di voler risolvere la seguente equazione: v= M dv = Qv B dt

(g)

Tale equazione pu decomporsi nelle sue tre proiezioni lungo gli assi cartesiani: (h) M dvx = vy BQ dt M dvy = vx BQ dt M dvz =0 dt

104

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

Notiamo immediatamente che la componente della velocit lungo lasse z, ovvero nella direzione del campo, costante. Il moto della particella uniforme nella direzione del campo, mentre , come mostreremo, praticamente circolare uniforme, nel piano ortogonale alla direzione del campo. Per sostituzione diretta si pu vericare che le equazioni per le altre due componenti della velocit sono

(i) dove (l)

vx (t) = A cos (t + )

vy (t) = D sin (t + )

= C

B0 Q M

A = D

A=

q 2 2 v0x + v0y = v

Il valore di A dipende dal valore delle componenti iniziali della velocit lungo i due assi x ed y, ovvero dal valore delle componenti della velocit nel piano ortogonale al campo B. Le soluzioni per le velocit possono essere integrate e si ottiene: A sin ( C t + ) C A cos ( C t + ) C

(m)

x (t) = x0 +

y (t) = y0 +

Come annunciato, il moto, nel piano ortogonale al campo magnetico, un moto circolare, con una frequenza pari alla frequenza di ciclotrone. Il raggio di tale circonferenza si trova facilmente. Quadrando le (m) si ha A2 2 sin ( C t + ) 2 C A2 cos2 ( C t + ) 2 C

(x (t) x0 ) =

(y (t) y0 ) =

e sommando membro a membro si ottiene A2 2 C

(x (t) x0 ) + (y (t) y0 ) = da cui A v = C C

R=

che il raggio di ciclotrone. In conclusione, il moto di una particella carica, in un campo magnetico uniforme e costante nel tempo la composizione di un moto traslatorio uniforme nella direzione del campo e circolare uniforme nel piano ortogonale al campo. Esempio 4: Campi elettrici e magnetici incrociati Supponiamo di avere, oltre ad un campo B, uniforme e costante nel tempo anche un campo elettrico E uniforme e costante nel tempo.

1. LA FORZA DI LORENTZ

105

Lequazione del moto che dobbiamo risolvere dv = QE + Qv B dt Per risolvere tale equazione useremo il seguente artizio. Ci porteremo prima in un dierente sistema di riferimento, in moto rispetto al precedente (quello dal quale la velocit della particella in moto v) con una velocit M (n) EB B2 Rispetto a tale nuovo riferimento la velocit della particella in moto V= v0 = v e la nuova equazione del moto diventa (p) dv0 Q = qE + qv0 B + 2 [(E B) B] dt B Poich (a b) c = (a c) b (b c) a, troviamo M (E B) B = B (B E) B 2 E e la (p) diventa dv0 Q = Qv0 B + 2 B (B E) dt B Nellipotesi che il campo elettrico e quello magnetico siano ortogonali, il secondo termine al secondo membro nullo e si pu scrivere (r) M (s) dv0 = Qv0 B dt Nel nuovo sistema di riferimento il campo elettrico scomparso. La (s) stata risolta nel precedente esempio. Assumiamo che il campo magnetico sia nella direzione dellasse z e il campo elettrico sia diretto, rispetto al riferimento iniziale, lungo lasse x. Allora, la soluzione del problema del moto, nel riferimento iniziale, diventa M EB B2

(o)

(q)

106

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

x (t) = x0 +

A E sin ( C t + ) + t C B

y (t) = y0 +

A cos ( C t + ) C

2. Il lavoro della forza di Lorentz Qualunque forza agente su una particella, spostandola, compie un lavoro. Il lavoro pu essere positivo, negativo o nullo. Se il lavoro, fatto lungo una traiettoria chiusa risulta nullo, normalmente si dice che la forza conservativa. Ora calcoleremo il lavoro fatto dalla forza di Lorentz su di una carica in moto, per mostrare che la condizione, perch una forza sia conservativa, un p pi stringente. Il lavoro innitesimo fatto dalla forza di Lorentz, su di una carica in moto, con velocit dL = Qv B dr

poich la velocit e lo spostamento innitesimo sono paralleli, il secondo membro sempre nullo. Conclusione, il lavoro fatto dalla forza di Lorentz sempre nullo; in altre parole, la forza di Lorentz non provoca alcuna variazione di velocit della particella carica. Se si calcola il lavoro, lungo una traiettoria chiusa, si trover che esso nullo. Si potrebbe concludere che la forza di Lorentz conservativa. In realt, nella denizione di forza conservativa deve essere aggiunta la ipotesi che la forza sia dipendente solo dalle coordinate. Poich, la forza di Lorentz dipende dalla velocit della particella, pur essendo il lavoro lungo un percorso chiuso nullo, manca alla forza di Lorentz una condizione per poterla denire conservativa. 3. Forza agente su tratti di li: seconda formula di Laplace Supponiamo di avere un lo metallico percorso da una corrente I, posto in una regione in cui presente un campo costante ed uniforme B. Sia L la lunghezza del lo ed a la sua sezione trasversa.

Prendiamo un tratto di lo di lunghezza l, in maniera tale che il campo B agente su ciascuna carica in movimento (la loro velocit assunta costante ed uguale alla velocit di deriva), nel tratto considerato, sia costante (in modulo direzione e verso e non dipenda dal tempo). Con queste precisazioni, possiamo dire che su ciascuna carica in moto, allinterno del tratto considerato, agisce la stessa forza di Lorentz e la forza totale agente su tutto il tratto di lo considerato sar la somma delle forze che agiscono sulle singole cariche:

4. LAZIONE M AGNETICA SU UN CIRCUITO: IL DIPOLO M AGNETICO

107

(2)

Fl = Ql v B

dove Ql la carica totale delle cariche in moto, con velocit v, contenute nel tratto l. Se la densit di cariche in moto, la carica totale contenuta nel tratto l si pu scrivere come (3) Allora, Ql v = alv = jal Nellipotesi di una corrente stazionaria, la corrente si pu scrivere I = ja e (4) Ql v = Il Ql = al

dove la direzione ed il verso della corrente sono state prese l. La forza magnetica esercitata da B sul tratto di lo diventa (5) Fl = Il B

che nota come seconda formula di Laplace. Se il conduttore rettilineo ed il vettore B costante ed uniforme per lintero tratto del lo, avremo: (6) Fl = X
l

Fl = Il B

Chiameremo la (6) forza di Laplace del campo magnetico sui conduttori rettilinei percorsi da corrente. La (6) pu essere usata per denire e misurare il campo B. Il campo di induzione magnetica B si misura in B= N mA

4. Lazione magnetica su un circuito: il dipolo magnetico La forza di Laplace ci dice come il campo magnetico esercita la sua forza su tratti di un lo. Ma un tratto di lo non costituisce un circuito, quindi per sapere la reale azione magnetica su di un lo percorso da corrente dobbiamo chiudere il lo e trasformarlo in circuito. Utilizzeremo come circuito una spira quadrata (circuito elementare a forma quadrata, sucientemente piccolo e rigido da avere, la supercie che esso racchiude un unico versore). Si abbia, allora, una spira quadrata rigida, percorsa da corrente I, con i lati paralleli agli assi x ed y, immersa in una regione dello spazio in cui presente il campo B, supposto costante ed uniforme in tutto lo spazio dove presente la spira e diretto lungo la direzione positiva dellasse x (B = Bux ).

108

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

Dividiamo il calcolo della forza agente su tutta la spira in quattro pezzi, tanti quanti sono i lati della spira. Numeriamoli come in Figura. Nei tratti 1 e 3, la corrente parallela (o antiparallela) al campo, quindi non si esercita alcuna forza sulle cariche in moto che costituiscono la corrente in tali tratti. Possiamo dire che sui tratti 1 e 3 del lo non si esercita, da parte del campo, alcuna forza. Nei due tratti rimanenti avremo invece: F2 = Il2 B = IlBuy ux = IlBux uy = IlBuz Queste due forze sono uguali ma di segno opposto. F4 = Il4 B = IlBuy ux = IlBux uy = IlBuz

Sebbene la forza totale sia nulla, poich le due forze non agiscono lungo la stessa retta di azione (agiscono su due rami dierenti del circuito), vi sar una coppia che tender a far ruotare la spira intorno al suo centro. Possiamo dire che lazione del campo magnetico su di una spira non una forza ma un momento di una coppia. Il momento della coppia non dipende dal polo rispetto al quale i momenti sono calcolati e risulta uguale al prodotto dellintensit della forza per il braccio (che in questo caso uguale alla lunghezza di un lato della spira). Allora, il momento della coppia agente sulla spira sar: (7) = Il2 B

4. LAZIONE M AGNETICA SU UN CIRCUITO: IL DIPOLO M AGNETICO

109

Tale momento si pu pensare costituito da due pezzi: la corrente per larea della spira (Il2 ) ed il campo B. Se aggiungiamo a Il2 il versore nella direzione dellasse z (cio ortogonale alla supercie piana determinata dalla spira) potremo denire un nuovo vettore, dI , che chiameremo momento di dipolo magnetico: (8) dI = Il2 uz

In generale, il momento di dipolo sar il prodotto di una corrente per unarea orientata. Direzione e verso sono determinate dal verso della corrente e dalla regola della mano destra usata per orientare le aree. Allora, lazione del campo magnetico sulla spira pari al momento di una coppia e la sua espressione si potr scrivere, in termini vettoriali, come segue: (9) = dI B

Le dimensioni del momento di dipolo magnetico, sono quelle di una corrente per unarea (Nel SI si misurer in Ampre metro quadro): dI = Am2 Come agisce il momento della coppia? Se la spira avesse la direzione del suo momento nella direzione del campo (in questo caso la spira sarebbe nel piano yz) il momento sarebbe nullo (posizione di equilibrio della spira). Se si discosta da tale posizione, il momento della coppia tender a far assumere alla spira un orientamento perpendicolare al campo magnetico: la spira si gira in modo da allineare dI con B. Se la spira fosse ancorata in modo appropriato (per esempio per il suo centro) essa, allontanata dalla posizione di equilibrio oscillerebbe intorno a tale posizione no a quando non la raggiungerebbe. Possiamo generalizzare il precedente risultato e dire che lazione del campo magnetico, uniforme e costante, su di un circuito elementare di forma qualsiasi pari al momento di una coppia, che si ottiene come prodotto vettoriale tra il momento di dipolo magnetico, associato al circuito, ed il campo magnetico. In denitiva, lazione magnetica sulle cariche in moto riconducibile ad una forza (quella di Lorentz) ma lazione magnetica su circuiti sempre un momento e lelemento caratterizzante il circuito il momento di dipolo magnetico. In altre parole, lazione

110

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

dei campi magnetici sui circuiti pi simile allazione elettrica sui dipoli elettrici, che non allazione elettrica su cariche elettriche. Questa similarit sar analizzata in maggior dettaglio nei complementi. Per determinare il verso del momento magnetico associato ad una spira, si usa la regola della mano destra (dovuta ad Ampre): Se le dita seguono la corrente che circola nella spira, il pollice indicher il verso del momento magnetico.

Se le spire sono N , parallele ed immerse nello stesso campo B omogeneo ed uniforme, il momento di dipolo magnetico sar dato da (10) dI = N Il2 ua

4.1. Campo magnetico su aghi magnetici. Comportamento analogo a quello della spira si riscontra per un ago magnetico immerso in un campo magnetico. Si pu associare, ad ogni ago magnetico, un momento magnetico dM che una grandezza che dipende solo dallago magnetico, la sua direzione e verso va dal polo sud a quello nord, ed anche per esso si trova sperimentalmente che lazione del campo sul magnete si riduce allazione di un momento torcente la cui espressione (11) dM B

La similarit tra ago magnetico e spira percorsa da corrente fu individuata da Ampre ed nota come teorema di equivalenza di Ampre. 4.2. Esempi. Ora mostrremo alcuni esempi di azioni magnetiche su spire percorse da correnti Esempio 1: 5. Il segno dei portatori di carica nei metalli Stabiliamo se importante sapere, per la corretta applicazione della forza di Laplace sui conduttori, il segno delle cariche in moto. Supponiamo che le cariche in moto siano le cariche positive e siano dirette lungo lasse x:

6. EFFETTO HALL

111

Inoltre, lungo lasse y sia diretto il campo B. In tal caso, la forza di Lorentz, agente su ciascuna carica, e quindi sullintero conduttore, diretta lungo lasse z. Supponiamo ora che le cariche in moto siano le cariche negative (questa la realt). Esse si muoveranno ancora lungo lasse x, ma nel verso negativo dellasse.

Tuttavia, poich il segno della carica delle particelle cambiato, la forza di Lorentz su ciascuna carica, e quindi su tutto il conduttore, sar ancora diretta lungo la direzione positiva dellasse z. In conclusione, non ha importanza la determinazione del segno delle cariche in moto, per la corretta applicazione della forza di Laplace. In altre parole, dalla conoscenza dellazione dei campi magnetici, esterni, sui conduttori liformi, non possibile stabilire il segno dei portatori di carica nei conduttori. Possiamo allora dire che il vettore uv indica il verso della corrente I, senza alcuna altra precisazione (anche se il moto reale opposto al verso convenzionale della corrente).

6. Eetto Hall Una corrente elettrica in un conduttore equivale al moto di cariche elettriche al suo interno. Queste cariche essendo microscopiche non sono visibili. Si pone allora il problema di determinare il loro segno e la loro densit. Oggi sappiamo che le cariche in moto sono gli elettroni ma nel secolo scorso non si conosceva la loro natura. Nel 1879 Edwin Hall elabor un esperimento per determinare sia il segno delle cariche in moto che la loro densit di carica. Supponiamo di avere un conduttore non pi liforme ma a forma di parallelepipedo come in gura

112

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

Assumiamo che la corrente uisca nella direzione dellasse x. Inoltre, il conduttore immerso in un campo B diretto lungo la direzione dellasse y. Non conoscendo il segno delle cariche in moto analizziamo cosa accade ad una carica in moto, nel conduttore, sia di segno positivo che di segno negativo. Poich, la corrente uisce lungo la direzione dellasse x, una carica positiva si deve muovere lungo tale direzione. Poich la corrente costante noi possiamo scrivere che

(12)

I = nqva

dove n la densit numerica delle cariche in moto, q la loro carica, v la loro comune velocit costante, mentre a la sezione trasversa (la base) del nostro conduttore. a = ld dove l la larghezza del conduttore, mentre d lo spessore. Allora, una carica positiva si muove lungo lasse x con velocit v data da

(13)

v=

I nqa

Poich la carica in moto in un campo magnetico B, su di essa si esercita la forza di Lorentz la cui intensit

(14)

F = qvB

La direzione ed il verso sono quelle dellasse z: le cariche positive tenderanno ad accumularsi sulla faccia che ortogonale alla direzione positiva dellasse z (e quelle negative sulla faccia che ortogonale alla direzione negativa dellasse z ); Se invece le cariche in moto sono negative, la direzione della velocit sar lungo lasse x ma nella direzione negativa;

6. EFFETTO HALL

113

La forza di Lorenz agente sulle cariche ancora data dalla (3) ed essendo cambiato sia il segno delle cariche che quello delle velocit, la sua direzione e verso sar ancora quello dellasse z positivo: le cariche negative tenderanno ad accumularsi sulla faccia che ortogonale alla direzione positiva dellasse z (e quelle positive sulla faccia che ortogonale alla direzione negativa dellasse z ). Allora, se le cariche in moto sono positive, un voltmetro, collegato alle due faccie del conduttore, direbbe che la faccia superiore a potenziale maggiore di quella inferiore se le cariche in moto sono positive e viceversa nel caso in cui le cariche in moto sono quelle negative. La semplice polarit del potenziale dar il segno delle cariche in moto. Ma come valutare questo potenziale? Le cariche, siano esse positive o negative, non si accumulano indenitivamente ma solo no a quando il campo elettrico, EH , detto di Hall, generato dalle cariche che si accumulano, non generi una forza sulle stesse cariche tale da uguagliare la forza di Lorentz che le ha deviate e costrette ad accumularsi. Cio, laccumulazione avviene no a che non vale la seguente uguaglianza: (15) qEH = qvB

Al campo EH corrisponde una dierenza di potenziale VH , detta di Hall, tra la faccia superiore ed inferiore del conduttore, il cui valore VH = EH d ovvero (16) VH = vBd Sostituendo lespressione (14) di v nella (16) si ha (17) VH = BI nql

Allinverso della densit di carica dei portatori, (18) CH = 1 nq

si d il nome di costante di Hall. La (17) la possiamo riscrivere come

114

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

(19)

BI l Dal segno della costante di Hall deriviamo la natura delle cariche in moto e dal suo valore, nota la carica elettrica, deriviamo la densit numerica delle stesse. Si vede che leetto Hall pu essere utilizzato per determinare il campo B, da misure di potenziale di Hall: VH = CH (20) B= l CH I VH = kVH

7. Complementi: Circuito in moto in un campo B uniforme e costante Vogliamo studiare il moto generale di un circuito in un campo magnetico uniforme e costante. Vedremo che conveniente partire dalla determinazione del lavoro necessario a spostare tale circuito da una congurazione iniziale ad una nale. Il motivo che tale lavoro dipender solo dalla congurazione iniziale e nale. Ovvero, sar possibile assuciare ad ogni congurazione del circuito una energia potenziale magnetica. Supponiamo di spostare un circuito, percorso da una corrente I , in un campo di induzione magnetica B, uniforme e costante Per sapere il lavoro che stiamo compiendo possiamo uguagliare il nostro lavoro con quello che farebbe la forza di Laplace per spostare lo stesso circuito. Poich il campo B esercita su di un tratto di circuito una forza data da (21) dF = Idl B

possiamo calcolare il nostro lavoro come se questo lavoro fosse fatto da tale forza. Poich lo spostamento innitesimo che subisce il circuito non legato alla velocit di alcuna particella microscopica (ricordiamo che le particelle cariche del circuito si muovono con una velocit media costante pari alla velocit di deriva) indicheremo lo spostamento innitesimo con dR,

il lavoro compiuto dalla forza magnetica sar: (22) Ma dL = I (dl B) dR

7. COM PLEM ENTI: CIRCUITO IN M OTO IN UN CAM PO B UNIFORM E E COSTANTE 115

(23)

(dl B) dR = (dR l) B

Notiamo, che qui a dierenza del caso della forza di Lorentz, il prodotto misto diverso da zero, in ogni caso, perch lo spostamento dR , non ha mai la direzione della corrente e quindi anche delle cariche. Il vettore, come si evince dalla gura, (24) dR dl = d2 aua

rappresenta larea elementare spazzata, nel suo moto, dallelemento di circuito dl. Allora, (25) (dl B) dR = B ua d2 a = d (B)

il usso innitesimo di B attraverso larea spazzata dallelemento innitesimo di circuito durante il suo spostamento innitesimo. Notiamo che misurandosi B in W b/m2 (o Tesla) il usso di B attraverso una supercie si misura in weber. Quindi, si pu scrivere: (26) dL = Id (B)

dove tale usso positivo se B e ua formano un angolo acuto, ovvero se la terna dR, dl, B sinistrorsa. Passiamo ora al calcolo del lavoro fatto dal campo per spostare di un tratto innitesimo tutto il circuito.

Sommando tutti i lavori elementari, relativi ai vari dl che costituiscono il circuito, trovi-32946A305Tf22I544su3.1198nvi-329nu291-32(cui8(i).u29.24778-4.N1Tf1.473.9s(s)-3.4(e)2.9(l8-2n

116

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

Troveremo che (28) L (i f ) = Ia (B)

dove ora a (B) rappresenta il usso del campo B attraverso la supercie spazzata dallintero circuito nel suo spostamento nito dalla congurazione iniziale a quella nale. Il precedente risultato molto dicile da utilizzare praticamente perch prevede la conoscenza di tutte le modiche che subisce il circuito dalla congurazione iniziale a quella nale. In realt, questo problema pu essere evitato, trasformando il usso al secondo membro, in una dierenza tra due ussi, uno legato al circuito nella congurazione iniziale ed uno legato alla congurazione nale. Per fare ci, chiudiamo la supercie spazzata con altre due superci, una che abbia per contorno il circuito nella posizione iniziale ed una che abbia per contorno il circuito nella posizione nale

In una prossimo capitolo, discuteremo di una importante propriet del campo B, ovvero che (29) I d2 aB ua = 0

cio che il usso del campo B attraverso una qualunque supercie chiusa sempre

7. COM PLEM ENTI: CIRCUITO IN M OTO IN UN CAM PO B UNIFORM E E COSTANTE 117

nullo (non ci sono n sorgenti n pozzi nel campo B). Allora, se si applica la precedente propriet alla supercie chiusa appena costruita, si pu scrivere a (B) + ai (B) + af (B) = 0 ovvero (30) a (B) = ai (B) af (B) ed il lavoro precedentemente calcolato diventa (31) L (i f ) = I ai (B) af (B)

Il lavoro non dipende dal percorso che compie il circuito ma solo dalla congurazione del circuito nella posizione iniziale e nale. E vi dipende dal usso del campo magnetito attraverso una qualunque supercie che abbia per cortorno il circuito nella posizione iniziale e nale. Ma ora sorge un problema con i versi delle due superci ai ed af . Nel nostro calcolo non vi era ambiguit perch abbiamo adoperato una supercie chiusa ed era in entrambi i casi uscente dalla supercie chiusa. Ora i circuiti, nella posizione iniziale e nale fanno da contorno a superci aperte e sappiamo che in tal caso dobbiamo usare la regola di percorrenza, lungo il verso della corrente. Ricordando che il verso della corrente quello di dl , vediamo subito che mentre il segno usato, per il circuito nella posizione iniziale, coincidente con il verso corretto che si ottiene con la nuova regola, il segno, nella congurazione nale opposto a quello che si ottiene con la regola di percorrenza del bordo. Dobbiamo allora cambiare di segno al usso attraverso la supercie che ha per contorno il circuito nella posizione nale. Allora, convenendo di adottare il verso di orientazioni delle superci, il risultato (31) sar modicato in: (32) L (i f ) = I af (B) ai (B)

Il lavoro fatto dal campo B dipende solo dai ussi concatenati con la congurazione iniziale e nale del circuito e non dalle posizioni intermedie che assume il circuito stesso, ovvero dal suo moto attraverso lo spazio Ci suggerisce la possibilit di introdurre una funzione energia potenziale associata ad ogni congurazione del circuito nel modo seguente: Associata al circuito in una certa congurazione A, noi associamo una energia potenziale magnetica che pari al lavoro che il campo magnetico compierebbe per portare il circuito dalla congurazione A ad una 0,di riferimento per tutte (33) UA IA (B) + cost.

dove A (B) rappresenta il usso attraverso una qualunque supercie che abbia per contorno il circuito nella posizione 1. La costante arbitraria potrebbe essere posta, per esempio, uguale a zero in corrispondenza di una congurazione del circuito per il quale il usso concatenato sia nullo.

118

7. FORZE AGENTI SU CARICHE E CORRENTI

Esempio: Possiamo pensare alla spira quadrata gi discussa:

Nella posizione della gura il usso di B attraverso la spira nullo. Possiamo scegliere tale posizione come posizione di riferimento (vedremo che anche una posizione di equilibrio) e scrivere che (34) che esplicitata diventa U1 = I Z B ua d2 a U1 Ia1 (B)

Introducendo il momento di dipolo magnetico della spira dI = ua AI si ottiene (35) U = dI B

dove A la supercie della spira. Avremo ancora Z U1 = IB ua d2 a = IB ua A


A

Lenergia potenziale magnetica associato ad un circuito immerso in un campo magnetico uniforme e costante non dipende dalla posizione del circuito nello spazio ma solo dal suo momento di dipolo magnetico. Questo risultato molto simile a quello gi trovato di un momento di dipolo elettrico in un campo elettrico uniforme e costante: (36) U = dQ E

Ritorniamo alla (35). Abbiamo mostrato, in un precedente paragrafo che la forza risultante sulla spira era nulla. Poich la forza agente sulla spira il gradiente dellenergia potenziale campiato di segno, la (35) ci conferma il valore nullo della forza risultante sulla spira..

7. COM PLEM ENTI: CIRCUITO IN M OTO IN UN CAM PO B UNIFORM E E COSTANTE 119

Sul circuito per potr agire una coppia diversa da zero, come abbiamo gi visto. Se il circuito libero di muoversi entro il campo magnetico, tender ad assumere una posizione che corrisponda allenergia potenziale minima, ovvero al usso concatenato massimo, come abbiamo gi vista nellesempio della spira. Sia gli amperometri che i galvanometri si fondano su tale principio, ovvero sono costituiti da circuiti che quando sono percorsi da corrente, sono soggetti ad una coppia il cui momento si ottiene derivando lenergia potenziale rispetto allangolo di rotazione: (37) U1 a1 (B) =I Nel caso della spira, indichiamo con langolo che in generale forma il momento di dipolo magnetico con il campo. Lenergia potenziale si scrive = U = dI B cos La derivata rispetto a ci dar = Possiamo allora scrivere (38) = dI B U = dI B sin

Analogo risultato stato ottenuto per il dipolo elettrico in un campo elettrico uniforme e costante (39) = dQ E

CHAPTER 8

Campi magnetici prodotti da correnti stazionarie


Abbiamo studiato gli eetti di un campo B, prodotto da un magnete su cariche in moto e su circuiti percorsi da corrente. Abbiamo visto che le spire si comportano come dipoli magnetici, possiamo ora passare ad esaminare i campi magnetici prodotti da correnti elettriche stazionarie. Ma le correnti stazionarie sono cariche in moto uniforme con la velocit di deriva. Nel precedente capitolo abbiamo derivato le forze agenti sui li percorsi da corrente, ora deriveremo i campi magnetici prodotti da correnti stazionarie partendo da campo magnetico prodotto da una carica in moto uniforme. 1. Il campo magnetico prodotto da una carica in moto uniforme La corrente fatta da cariche in moto. Si pu considerare la velocit di deriva come la velocit media costante con cui le particelle cariche si muovono nel conduttore. Nel precedente capitolo abbiamo usato questo fatto per derivare la forza magnetica agente su li rettilinei. Abbiamo detto che, se si conosce la forza agente su una carica in moto in un conduttore (forza di Lorentz), la forza agente su tutto il lo sar data dalla somma vettoriale delle forze agenti su tutte le cariche in moto nel lo. Abbiamo cos, semplicemente sostituito, nella formula della forza di Lorentz, al prodotto della carica per la loro comune velocit (in realt, velocit media), il prodotto della corrente per la lunghezza del lo: (1) Qv = Il

Se le correnti stazionarie, sono cariche in moto con velocit costante, il campo magnetico prodotto da un lo, dovrebbe potersi considerare come la somma dei campi magnetici prodotte dalle singole cariche in moto nel lo. Sebbene il problema sia un p pi complesso noi assumeremo che realmente sia possibile considerare il campo prodotto da una corrente satzionaria come la somma dei campi prodotti dalle singole cariche. Allora, per determinare il campo prodotto da un lo percorso da corrente suciente sapere il campo prodotto da una singola carica e sommare, questo campo su tutte le cariche presente in un lo. Poniamoci nel caso pi semplice possibile e supponiamo di avere una carica positiva Q0 in moto con velocit costante v0 , il cui modulo sia molto minore della velocit della luce (v0 c), e che allistante t considerato passi per lorigine. Assumeremo che, il campo prodotto dalla carica Q0 nel punto P , il cui vettore posizione sia r, si pu scrivere (2) B0 (r) = 0 0 v0 E0 (r)
121

122

8. CAM PI M AGNETICI PRODOTTI DA CORRENTI STAZIONARIE

dove E0 (r) il campo coulombiano che, allistante t, la carica Q0 genera nel punto P (il campo dipende dalla posizione istantanea della carica Q0 ).

La costante 0 , detta permeabilit magnetica del vuoto, vale s s = 4 107 m m Poich, il campo coulombiano generato dalla carica Q0 nel punto P 0 = 12, 56 107 (3) potremo scrivere 0 Q0 0 v ur 4 r2 Questo in campo di induzione magnetica che, una carica, passante per lorigine degli assi, con velocit v0 , genera nel punto P . (4) B0 (r) = 2. La prima formula di Laplace Possiamo ora determinare il campo magnetico generato da un tratto di lo, percorso da corrente, che sia centrato sullorigine di un sistema di riferimento. E0 (r) = 1 Q0 ur 40 r2

Se indichiamo con dl la lunghezza del tratto di lo, con dQ0 la carica totale che in moto, nel lo e sia v0 la loro velocit comune, dalla (4) potremo scrivere:

2. LA PRIM A FORM ULA DI LAPLACE

123

(5)

0 dQ0 0 v ur 4 r2 Ma per la (1) questa equazione diventa: dB0 (r) = dB0 (r) =

0 I dl ur 4 r2 Questa relazione detta prima formula di Laplace ed esprime il campo magnetico, prodotto da un tratto di lo, posto nellorigine del sistema di riferimento e che si suppone possa essere percorso da una corrente I, in un punto che disti r dallorigine. In realt, questa formula valida anche se il tratto di lo non posto nellorigine, ma in un punto qualsiasi dello spazio. Bisogna solo ricordarsi che la distanza r la distanza istantanea dal tratto di lo ed ur un versore, diretto dal lo al punto in cui si intende calcolare il campo. Il limite della (6) che essa non pu essere sottoposta a verica diretta, perch in un tratto di lo, non passa corrente. (6) 2.1. Esempi. Esempio 1: Assumendo vera la prima formula di Laplace si determini il campo B nel punto P del seguente circuito percorso dalla corrente I.

Separiamo il calcolo dei tre tratti. Poich vale la prima legge di Laplace 0 I dl ur 4 r2 i contributi al campo dai tratti 1 e 3 sono nulli (dl e ur sono paralleli o antiparalleli nei due tratti). Rimane il tratto di arco di circonferenza di raggio R. La direzione di B ortogonale al piano del circuito (piano del foglio) ed entrante, per tutti e tre i tratti. Tutto il tratto la somma di tanti tratti innitesimi dl. Tutti distano R dal punto P ed i vettori dl e ur sono ortogonali. Allora ogni tratto contribuisce con un campo dB dato da dB = (a) 0 I dl 4 R2 Se l0 la lunghezza dellarco di circonferenza, sommando tutti i contributi avremo dB = (b) B= 0 I l0 4 R2

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8. CAM PI M AGNETICI PRODOTTI DA CORRENTI STAZIONARIE

Poich (c) l0 R la misura dellarco in radianti, lo stesso campo B pu scriversi come: = B=

0 I 4 R Esempio 2: Assumendo vera la prima formula di Laplace si determini il campo B nel centro di una spira di raggio R percorsa da una corrente I. Usando la (b) del precedente esempio (d) (b) con l0 = 2R si trova 0 I 2 R La direzione del campo ortogonale al piano della circonferenza ed il verso entrante il piano. Esempio 3: Il circuito in gura giace nel piano xy ed percorso da una corrente di 1A. Se i raggi delle due semicirconferenze sono rispettivamente R1 = 1m e R2 = 2m si determini il valore del campo di induzione magnetica B, nel punto P , centro delle due circonferenze (se serve, si usi per 0 il valore numerico 4 107 . (e) B= B= 0 I l0 4 R2

I contributi lineari al campo sono nulli. Il campo B prodotto da un settore circolare di lunghezza l0 I B = 0 2 l0 4 R Il campo prodotto da una semicirconferenza nel suo centro 0 I 4 R Se si sceglie lasse z come asse positivo, avremo 1 1 I R1 R2 I = 0 B= 0 4 R2 R1 4 R1 R2 B= Sostituendo i valori numerici B= 4 107 4 12 2 = 107 2

Il campo risultante ortogonale allasse xy ed diretto lungo la direzione negativa dellasse z

3. LEGGE DI BIOT-SAVART

125

3. Legge di Biot-Savart Ora applicheremo la prima formula di Laplace ad un circuito liforme rettilineo indenito, di sezione trascurabile. Ci si propone di calcolare il campo nel punto P . Si veda la seguente gura:

Tutte le parti innitesime, in cui si pu pensare diviso il lo rettilineo contribuiscono, per la direzione e il verso, allo stesso modo. Il modulo innitesimo del campo si pu scrivere: 0 dl dx I sin = 0 I 2 cos 4 r2 4 r Scriviamo x, r in funzione di : (7) dB = (8) x = yp tan dx = yp sec2 d r2 r2 d = d 2 yp yp Essendo 1/ cos = sec = r/yp , avremo (9) Allora, dB = ovvero (10) dB = 0 I d cos 4 yp 1 r2 0 dx I 2 cos = 0 I 2 d cos 4 r 4 r yp dx = yp sec2 d = yp

Il campo risultante, prodotto dal lo rettilineo indenito, sar Z 0 Z /2 I I (11) B= 0 d cos + 0 d cos 4 yp /2 4 yp 0 da cui (12) B= 0 I 4 yp Z
/2

d cos =

/2

0 I I /2 sin |/2 = 0 4 yp 2 yp

Abbiamo, cos mostrato che il campo prodotto da un lo rettilineo indenito, in un punto che disti d dal lo,

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8. CAM PI M AGNETICI PRODOTTI DA CORRENTI STAZIONARIE

(13)

B=

0 I 2 d

La (13) nota come legge di Biot-Savart. Essa una legge e non una formula, come le due formule di Laplace, perch essa vericabile direttamente e fu stabilita nel 1820 dai francesi Jean-baptiste Biot (1774-1862) e Flix Savart (1791-1841). La direzione del campo B nel piano della circonferenza, ortogonale al lo, con centro sul lo e passante per P e risulta ad essa tangente. Le linee di forza del campo di induzione magnetica, prodotte dal lo sono delle circonferenza, ortogonali al lo e con centro su di esse. Per determinare il verso si pu usare la regola della mano destra: se si pone il pollice nella direzione della corrente, e le dita nella direzione del punto P , quando si chiude la mano, le dita della mano destra indicheranno il verso del campo.

3.1. Esempi. Esempio 1:La precedente relazione pu essere utilizzata anche per calcolare il campo prodotto da un lo di lunghezza nita. Supponiamo di voler calcolare il campo prodotto da un lo di lunghezza L in un punto P posto ad una distanza d da uno degli estremi del lo (vedi Fig.)

Nella (11) il contributo dal primo integrale nullo. Nel secondo integrale baster porre 1 come estremo superiore: I B= 0 4d Z
1

(f)

cos d =
0

0 I I L sin 1 = 0 4d 4d L2 + d2

3. LEGGE DI BIOT-SAVART

127

Esempio 2: Calcoliamo il campo prodotto da un lo di lunghezza nita L, in un , punto P, posto ad una distanza d, ma in una posizione qualunque, intermedia (L = L + L )

Dalla (11) otterremo B= ovvero B= 0 I 4 d Z


0

d cos +

0 I 4 d

d 0 cos 0

Esempio 3: Forza esercitata da un lo rettilineo indenito su di un lo nito di lunghezza L

0 I I I sin + 0 sin = 0 (sin + sin ) 4 d 4 d 4 d che si pu anche riscrivere come I L L B = 0 q +q 4 d 2 + d2 L L2 + d2


Il campo prodotto dal lo ad una qualunque distanza x dal lo B1 = 0 I1 2 x

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8. CAM PI M AGNETICI PRODOTTI DA CORRENTI STAZIONARIE

La sua direzione determinata da uz . La forza agente su un tratto innitesimo del secondo lo I1 dF = I2 dxux B1 = B1 I2 dxuy = 0 I2 dxuy 2 x Per avere la forza risultante dobbiamo integrare (la direzione ed il verso sono determinati da uy ) Z d+L 0 0 dx d+L F = I1 I2 = I1 I2 ln 2 x 2 d d Esempio 4: Campo magnetico sullasse di una spira circolare

Ci proponiamo di calcolare il campo magnetico B in un punto qualunque dellasse x, che coincide con lasse della spira circolare. Come sempre dobbiamo usare la formula di Laplace I dB = 0 2 dl ur 4 r Il campo dB deve essere ortogonale al piano individuato ed il suo modulo sar I dB = 0 2 dl 4 r perch i due vettori dl e ur sono ortogonali. Questo risultato pu essere riscritto come I dl dB = 0 2 4 R + x2 Se decomponiamo il campo dB in una componente lungo lasse x ed una componente nel piano ortogonale allasse x, possiamo notare che la componente ortogonale allasse x ha sempre unanaloga componente di segno opposto (prodotto dallelemento circuitale simmetrico a dl rispetto al piano xz). In ultima analisi, per calcolare il campo di tutta la spira dobbiamo solo sommare i contributi di tutti i dl nella direzione dellasse x. In altre parole, il campo risultante, nel punto P sar I I dl cos B = dB cos = 0 I 4 R2 + x2 Poich tutto lintegrando costante durante lintegrazione,avremo I 0 cos cos cos dl = 0 I 2 B= 2R = 0 I 2 R I 2 2 2 4 R + x 4 R + x 2 R + x2

3. LEGGE DI BIOT-SAVART

129

Non rimane che esprimere il cos in termini di R e x, cio R cos = 2 + x2 R per cui (a) B= 0 R2 I 2 (R2 + x2 )3/2

Questo risultato per x = 0 (il campo al centro della spira) diventa (b) B= 0 I 2 R x=0

che avevamo gi trovato. A grande distanza dalla spira, troviamo (trascurando R rispetto ad x al denominatore) (c) B= 0 IR3 2 x3 x >> R

Ma IR2 il momento di dipolo magnetico dI della spira, per cui possiamo scrivere (d) 0 dI x >> R 2 x3 che va confrontato con lanalogo del campo elettrico generato, da un dipolo elettrico, a grande distanza dal dipolo. Esempio 5: Il campo magnetico lungo lasse di un solenoide B=

Il solenoide costituito da un insieme di spire circolari. Si pu pensare il campo come la somma dei campi prodotti dalle singole spire. pi esattamente, il campo risultante uguale al campo prodotto da una distribuzione continua di spire, percorse dalla stessa corrente. Se si prende la formula (a) B= 0 R2 I 2 (R2 + x2 )3/2

del precedente esercizio, si vede che dobbiamo prima valutare il campo prodotto dalle spire che sono contenute nel tratto (x, x + dx). Lunica quantit che varia nella (a) la corrente prodotta dalle spire contenute nel tratto considerato. Poich la densit lineare delle spire costante e vale n = N/L la corrente prodotta dalle spire contenute nel tratto considerato sar (b) dI = nIdx

130

8. CAM PI M AGNETICI PRODOTTI DA CORRENTI STAZIONARIE

per cui, il campo prodotto dalle spire nel tratto considerato diventa (c) Il campo risultante sar B=n 0 I 2 Z
x2

dB = n

R2 0 dx I 2 (R2 + x2 )3/2

R2 (R2 + x2 )3/2

dx

x1

Conviene passare alla variabile angolare x = R tan Otterremo (d) B=n 0 I 2 Z


2

dx = R sec2 d

cos d = n

0 I (sin 2 sin 1 ) 2

Se assumiamo P al centro del solenoide e si assume il solenoide rettiline indenito (R molto piccolo rispetto ad L) gli angoli tendono a /2 e /2 ed il risultato diventa (e) B = 0 nI

Il campo allinterno di un solenoide rettilineo indenito, il campo magnetico praticamente costante ovunque e risulta proporzionale alla densit lineare delle spire e alla corrente che circola nelle spire. 4. Forza agente tra cariche in moto Possiamo pensare di utilizzare la forza di Lorentz e la legge del campo generato da una carica in moto lento ed uniforme, per calcolare le forza, che reciprocamente si inducono due cariche in moto uniforme e lento. Supponiamo, per semplicit di calcolo, che la carica positiva Q0 , in moto con velocit costante v0 , allistante t, sia nellorigine degli assi, ed il verso della corrente sia lungo la direzione positiva dellasse x. Inoltre, consideriamo i seguenti tre casi per la carica Q, che supporremo sempre positiva e posta, sullasse y, ad una distanza r, dallorigine. I tre casi si distingueranno per la direzione e verso della velocit v. 4.1. Caso a: v parallela a v0 . Per calcorale la forza agente su Q, e prodotta da Q0 abbiamo bisogno della forza di Lorentz (14) FQ (r) = Qv B0 (r)

dove E0 (r) il campo coulombiano che, allistante t, la carica Q0 genera nel punto P, dove posta la carica Q. Il campo prodotto dalla carica Q0 nel punto P : (15) B0 (r) = 0 0 v0 E0 (r)

4. FORZA AGENTE TRA CARICHE IN M OTO

131

Il campo dipende dalla posizione istantanea della carica Q0 . Poich le due cariche sono entrambe positive, il campo E0 (r) diretto lungo la direzione positiva dellasse y. Poich v0 nella direzione dellasse x, il campo magnetico B0 (r) diretto lungo lasse z. v0 = v0 ux E0 (r) = E 0 uy B0 (r) = B 0 uz

Possiamo ora sapere la direzione della forza FQ (r): Poich v nella direzione posiutiva dellasse x e B0 (r) diretto lungo lasse z, la forza FQ (r) diretta lungo lasse y, ma con verso opposto alla direzione positiva dellasse. (16) v = vux B0 (r) = B 0 uz FQ (r) = FQ uy

Per calcolare la forza che agisce si Q0 e prodotta dalla carica Q, dobbiamo riusare la forza di Lorentz: (17) dove: (18) B (0) = 0 0 v E (0) FQ0 (0) = Q0 v0 B (0)

Qui, E il campo elettrico generato dalla carica Q nellorigine degli assi, in cui posta la carica Q0 . Quindi v = vux per cui (19) E (0) = Euy B (0) = Buz

FQ0 (0) = FQ0 uy

Poich si pu mostrare che le due forze sono di pari intensit, in questo caso le due forze obbediscono alla terza legge di Newton. Se le due particelle invece di avere velocit parallele avessero avuto velocit antiparallele, invece di essere attrattive le forze sarebbero state repulsive. Ma in ogni caso, le due forze rimanevano newtoniane.

132

8. CAM PI M AGNETICI PRODOTTI DA CORRENTI STAZIONARIE

4.2. Caso b: v ortogonale a v0 . 1) Supponiamo che la carica Q0 abbia le stesse caratteristiche del caso a, mentre invece la direzione ed il verso della carica Q siano nella direzione positiva dellasse y. Poich, non sono cambiati i seguenti vettori, v0 = v0 ux E0 (r) = E 0 uy B0 (r) = B 0 uz

la forza agente sulla carica Q,

(20) sar diretta lungo lasse x

FQ (r) = Qv B0 (r)

2) Se supponiamo che la carica Q sia diretta lungo lsse z, allora la forza agente su tale carica (21) FQ (r) = Qv B0 (r)

risulter nulla, perch la velocit ed il campo magnetico sono paralleli. In conclusione, con la sola eccezione di velocit parallele o antiparallele, la forza di Lorentz non obbedisce alla terza legge di Newton. Questo carattere non newtoniano ha creato non pochi problemi alla forza di Lorentz. Solo la constatazione che la terza legge di Newton in contrasto con la propagazione nita delle interazioni, ha ristabilito limportanza di tale forza.

5. Denizione di Ampre Molto prima della scoperta della forza di Lorentz, nel 1820 circa il francese Andr Marie Ampre (1775-1836) rilev che due li percorsi da corrente si attraggono o si respingono. Si considerino due conduttori paralleli, rettilinei, di lunghezza innita e di sezione trasversale trascurabile, posti nel vuoto, ad un distanza di un metro. I due conduttori giacciono nel piano yz e le correnti sono dirette lungo lasse z. Indicheremo con 1 e 2 i due conduttori.

5. DEFINIZIONE DI AM PRE

133

Lintensit del campo, che indicheremo con B1 , prodotto dal conduttore 1 in un punto qualunque del conduttore 2 dato dalla legge di Biot-Savart: (22) 0 I1 2 d se d la distanza tra i due conduttori. La direzione del campo quella dellasse x ed il suo verso nella direzione negativa dellasse x. Ora guardiamo il secondo lo immerso nel campo B1 . La forza magnetica agente su ciascun elemento l2 , per la seconda legge di Laplace sar B1 = (23) Fl

CHAPTER 9

La legge di Faraday
In un precedente capitolo abbiamo analizzato lazione di un campo magnetico costante su di un circuito percorso da corrente. In questo capitolo, vogliamo analizzare la possibilit da parte del campo magnetico di generare una corrente. Abbiamo visto che per generare una corrente occorre porre in un circuito una batteria (generatore di corrente). E la batteria, che mediante la sua energia chimica fornisce, lenergia alle cariche per farle compiere il giro del circuito. Non a caso abbiamo caratterizzato la batteria mediante una forza elettromotrice Vf en (energia per unit di carica). Ancora, possiamo dire che la batteria che genera il campo elettrico che muove le cariche nei conduttori. La questione che ora vogliamo analizzare se, per esempio, un campo magnetico esterno possa generare un campo elettrico in un conduttore e questi a sua volta possa far muovere i portatori e generare una corrente. In altre parole, oltre alle batterie, esistono dei meccanismi che possano mettere in moto i portatori di carica nei conduttori. La risposta a questa domanda fu trovata dallinglese Michael Faraday (1791-1867) che nel 1831 esegu e quantic il seguente esperimento. Supponiamo di avere un circuito, nel quale inseriamo un galvanometro, ma nel quale non presente alcun generatore di corrente (gura a sinistra).

Non essendoci alcuna sorgente di energia (forza elettromotrice) non dovremmo avere alcun passaggio di corrente. Infatti il galvanometro non segna alcuna corrente. Prendiamo ora un magnete naturale ed avviciniamolo al circuito (gura a centro); Se facessimo un tale esperimento osserveremmo che il galvanometro segna il passaggio di una corrente. Allo stesso identico risulta giungeremmo se avvicinassimo il circuito al magnete (gura a destra). Potremmo allora pensare che il qualche modo si prodotta nel circuito una forza elettromotrice, che diremo indotta che consente il passaggio di corrente nel circuito:

135

136

9. LA LEGGE DI FARADAY

Modichiamo un poco lesperimento. Supponiamo che inizialmente il circuito ed il magnete siano vicini ma fermi. Nel circuito non passa alcuna corrente, come si potrebbe vedere dal galvanometro. Se ora si allontana o il magnete o il circuito, nch vi un moto relativo tra i due, il galvanometro segna una corrente, ma di segno opposto alla precedente:

Tutto accade come se vi fosse una forza elettromotrice (indotta) ma di segno opposto nel circuito. Il risultato complessivo di tutti gli esperimenti sintetizzabile dalla seguente aermazione: Finch il magnete ed il circuito sono in moto relativo, appare una forza elettromotrice indotta nel circuito che genera un passaggio di corrente. Discutiamo ancora un esperimento. Si abbia un magnete naturale (per esempio, un anello di ferro) a forma di ciambella.

Da un lato(a destra) avvolto un circuito, con una batteria inserita (circuito primario), mentre dallaltro lato (a sinistra) abbiamo un circuito (circuito secondario) senza batteria ma con un galvanometro inserito. Quando si chiude il circuito primario appare nel secondario una corrente, che diventa di segno opposto quando si riapre il circuito primario. Poich, nel secondo circuito cambiato solo il campo

9. LA LEGGE DI FARADAY

137

magnete possiamo concludere dicendo che quando un circuito immerso in un campo magnetico variabile, si genera in esso una forza elettromotrice indotta. La conclusione alla domanda di partenza di partenza che un campo magnetico per poter generare una corrente deve essere variabile. Ma non la semplice variazione del campo a generare la corrente indotta, ma la risposta quella trovata per primo da Faraday. Egli, infatti giunse alla seguente conclusione generale (legge di Faraday): la corrente elettrica indotta in un circuito, in presenza di un campo magnetico, proporzianale al numero di linee di forza del campo che attraversano il circuito nellunit di tempo. Parlare di corrente indotta signica anche parlare di forza elettromotrice indotta Vfind . Infatti, se R la resistenza del circuito avremo sempre em (1) Vfind em R Daltra parte, il vantaggio di parlare di forza elettromotrice nel suo legame diretto con il campo elettrico indotto. Infatti, se indichiamo con l il generico circuito potremo scrivere I ind (2) Vf em = E dl I ind =
l

dove E il campo elettrico indotto. Ed in termini della forza elettromotrice indotta che Newmann e Lenz formularono quantitativamente la legge di Faraday. La legge di Faraday, tradotta in linguaggio matematico dice che la forza elettromotrice indotta in un circuito l uguale alla variazione, col segno cambiato, del usso del campo magnetico,concatenato con il circuito: (3) I d E dl = dt l Z B ua d a
2

al

dove al una qualunque supercie che abbia l per contorno. La prima considerazione che viene di fare quella che non sono i campi magnetici stazionari a generare le correnti ma i campi variabili e che dobbiamo aspettarci sempre unassociazione tra campo magnetici variabili (secondo membro) e campi elettrici variabili (primo membro). La legge (3) la prima legge esplicita dellelettromagnetismo. Dobbiamo usare, per la prima volta la parola elettromagnetismo, e non elettricit o magnetismo, perch essa collega per la prima volta il campo magnetico (attraverso la variazione del suo usso) alla variazione del campo elettrico (variazione del campo elettrico lungo un circuito-percorso). In altre parole, per la prima volta, si evidenzia che una variazione di un campo magnetico genera una variazione del campo elettrico. Inne, osserviamo in maniera esplicita, che il campo elettrico, in generale, non pi conservativo: I E dl 6= 0 La forza elettromotrice indotta , ai ni della corrente che percorre un circuito, esattamente uguale alla f.e.m. di una batteria, per cui se nel circuito presente anche una batteria, bisogner sommare algebricamente le dierenti forze elettromotrici. Allora, il campo elettrico, sar in generale fatto di una parte la cui origine dovuta ad una distribuzione di carica ed una parte la cui origine dovr essere

138

9. LA LEGGE DI FARADAY

legata a variazioni di usso di campo magnetico attraverso la supercie concatenata, con il circuito. 1. Induzione in un circuito in moto Nel precedente paragrafo per spiegare il moto degli elettroni in un circuito (corrente) abbiamo fatto ricorso ad un campo elettrico indotto. Ora mostreremo che la stessa legge pu essere spiegata facendo ricorso alla forza di Lorentz, almeno nel caso in esame. Supponiamo di avere un circuito poggiato nel piano xy (vedi Figura) immerso in un campo di induzione magnetica B uniforme, diretto lungo la direzione dellasse z. Il tratto AB di lunghezza l, si pu spostare, nel piano xy, senza attrito.

Supponiamo che nellintervallo di tempo innitesimo dt, il tratto compreso tra A e B si sposti con velocit v verso destra, nella direzione positiva dellasse y. Lo spostamento innitesimo subito dal tratto AB sar stato dr = vdt. Quando il tratto AB si sposta, anche gli elettroni di conduzione si spostano con velocit v e la forza di Lorentz F = qe vB agisce su di loro e li sposta, nel verso che va da B ad A (qe = e) (per convenzione, una corrente antioraria, verso ABCD, deve circolare nel circuito). Per capire quello che accade facciamo un passo indietro e supponiamo di trattare il lato del circuito che si sposta come se fosse isolato dal resto del circuito. Allora, la forza di Lorentz tenderebbe ad accumulare nellestremo A degli elettroni (e delle cariche positive sullestremo B). Tra i punti A e B si genera una dierenza di potenziale (forza elettromotrice indotta). Ci che accaduto nora si pu sintetizzare nel modo seguente. Abbiamo spostato un pezzo di metallo (fatto un lavoro). Poich siamo in un campo magnetico, viene indotta ai capi della barretta una forza elettromotrice. Abbiamo trasformato, mediante la presenza del campo magnetico un lavoro meccanico in una dierenza di potenziale, quindi in una possibilit di utilizzo elettrico dello stesso. Infatti, se ora poggiamo il tratto di circuito tra A e B sul resto del circuito passa una corrente, che in parte dissiper lenergia in eetto Joule ma una parte pu comunque essere utilizzata ( nato il motore elettrico!). Riguardiamo quantitativamente quello che sta succedendo. La forza magnetica genera la dierenza di potenziale indotta ai capi A e B. Questa dierenza a sua volta genera un campo elettrico indotto E che si opporr alla forza magnetica, ovvero qe E = qe vB la dierenza di potenziale tra A e B , equindi tra due punti qualunque del circuito, sar data da

2. LA LEGGE DI LENZ

139

(4)

El = vBl

Mostriamo ora che il secondo membro indica una variazione di usso concatenato con il circuito. La variazione innitesima del usso concatenato con il circuito, poich il campo uniforme, dipender solo dalla variazione innitesima della supercie, d2 a = lvdt , (ovvero, in termini vettoriale, d2 auz = dr dl ) e quindi si avr d (B) = B ua d2 a = Bd2 a = Blvdt dove il segno meno deriva dal fatto che il verso della corrente indotta, verso ABCD, tale che la supercie spazzata ha una direzione positiva opposta al campo (usare la regola di percorrenza del bordo). Si pu anche dire che, la corrente indotta genera un campo magnetico indotto che tende di opporsi alla variazione del usso (vedi legge di Lenz, sotto). La variazione, nellunit di tempo, del usso concatenato sar: (5) d dt Z B ua d2 a = Blv Z B ua d2 a

al

Ponendo insieme la (4) e (la (5) troviamo (6) El = d dt

al

Poich il tratto parte di un circuito, possiamo dire che si generata una f.e.m. indotta , Vfind che sar data da: em Z I d (7) E dl = B ua d2 a dt al l Abbiamo cos mostrato che, nel caso di circuito in moto, la legge di Faraday deducibile dalla forza di Lorentz. Tuttavia, siccome il solo caso in cui ci avviene, dobbiamo concludere che comunque la legge di Faraday una legge fondamentale dellelettromagnetismo. 2. La legge di Lenz Il modo pi semplice di determinare la polarit della f.e.m indotta deducibile dalla legge di Lenz: la f.e.m indotta ha una polarit tale da opporsi sempre alla causa che lha prodotta. In termini di corrente, si pu dire che la direzione della corrente indotta sempre tale da produrre un campo magnetico che si oppone alla variazione di usso che lha generata (legge di Lenz ). Lesempio dato nel precedente paragrafo molto signicativo e noi ora lo approfondiremo. Mostriamo che nel caso del circuito in moto, il campo indotto, genera una forza che tende a frenare il moto del tratto di circuito in movimento, responsabile della corrente indotta stessa. Sappiamo che il tratto AB ha lunghezza l, ma ora aggiungiamo ad esso una resistenza R ed una massa M . La corrente indotta, che nata quando abbiamo mosso il lo verso destra, diretta nel verso che va da A a B (direzione positiva dellasse x). Il campo magnetico nella direzione positiva dellasse z, quindi la forza di Laplace agente su tale lo sar, con le scelte fatte,

140

9. LA LEGGE DI FARADAY

(a)

F = I ind lBuy

La forza nella direzione opposta al movimento del tratto di lo e quindi tende a frenare il movimento. Se si trascura lautoinduzione e lattrito tra i li possiamo scrivere M v = I ind lB e poich I ind = troviamo l2 B 2 v R Vfind Blv em = R R

Mv = da cui

(b)

2 2 l B t vx (t) = vx (0) exp MR La velocit si sar dimezzata dopo un tempo 2 2 l B vx (0) = vx (0) exp t 2 MR ovvero t1/2 = MR ln 2 l2 B 2

3. Autoinduttanza ed induttanza Se il usso di B concatenato con un circuito varia, la legge di Faraday ci dice che nel circuito si genera un campo elettrico indotto, e quindi una f.e.m. indotta che tende a ridurre leetto della variazione del usso secondo la seguente legge: d = dt Z B ua d a
2

(8)

Vfind em

al

Consideriamo ora un singolo circuito (si pensi ad una spira circolare) percorso da corrente I. Se la corrente subisce una variazione, il usso del campo B, generato dalla stessa corrente, concatenato con lo stesso circuito varier.

3. AUTOINDUTTANZA ED INDUTTANZA

141

Anche in questo caso nel circuito si generer una f.e.m. indotta (ora detta autoindotta) che tender di ostacolare la variazione del usso concatenato. Si dimostra che il usso di B, concatenato con il circuito, risulta essere sempre proporzionale alla corrente che circola ad un dato istante nel circuito stesso: (9) Z B ua d2 a = LI

al

dove L un coeciente che dipende solo dalla geometria del circuito. Tale coeciente detto induttanza (o autoinduttanza) del circuito. Allora, la legge di Faraday pu assumere una forma dierente: Vfind = L em dI dt

(10)

ovvero, la f.e.m. autoindotta, in un circuito in cui circola una corrente, proporzionale alla variazione della corrente che circola nel circuito. Linduttanza L si misura in Henry (H): L = H = s LHenry un valore piuttosto grande di induttanza: i valori delle induttanze di uso frequente sono comprese tra i valori H = 106 H e mH = 103 H. Si abbiano ora due circuiti separati (due spire circolari) percorsi da correnti I1 e I2 :

142

9. LA LEGGE DI FARADAY

Se varia la corrente che circola nel circuito 1, il usso concatenato con il secondo circuito varier. Si dimostra che, il usso concatenato con il circuito 2 risulta proporzionale alla corrente I1 (11) Z B1 ua d2 a = L21 I1

a2

dove il coeciente, (detto di mutua induzione) dipende solo dalla natura geometrica dei due circuiti. In maniera analoga, al variare della corrente I2 , nel circuito 1 varier il usso concatenato e si dimostra che (12) Z B2 ua d2 a = L12 I2

a1

dove il coeciente di mutua induzione dipende solo dalla geometria dei due circuiti, anzi si verica che L21 = L12 . Anche i coecienti di mutua induzione si misurano in Henry. 4. Esempi Esempio: Determinare linduttanza di un solenoide rettilineo ideale di lunghezza l costituito da N spire.

Per ciascuna spira del solenoide possiamo assumere che il usso concatenato (B) sia lo stesso. Allora, il usso concatenato con tutto il solenoide sar N (B) per cui, se con L indichiamo linduttanza del solenoide, avremo (a) N l (B) = LI

dove I la corrente che circola nel solenoide. Allora, (b) L= N (B) I

Se con a indichiamo la sezione interna del solenoide, il usso di B, (B costante ed ortogonale alla sezione) attraverso una spira qualunque sar (c) (B) = Ba

4. ESEM PI

143

Il campo magnetico nel solenoide rettilineo indenito ideale (vedi capitolo sulla legge di Ampre-Maxwell) (d) B = 0 nI

dove n = N/l, la densit lineare delle spire. Allora, la (c) diventa (e) (B) = 0 nIa

e linduttanza, espressa dalla (b), diventent N 0 nIa = 0 n2 al I Linduttanza proporzionale al quadrato della densit lineare delle spire (n2 ) ed al suo volume (al) interno. Esempio 2: Cosa sta succedendo nel circuito? Il prodotto di R per la corrente che uisce nel circuito uguale alla somma delle f.e.m. presenti nel circuito, quindi: (f) L= RI = Vf em + Vfind em da cui (g) RI = Vf em L dI dt

dove Vf em la f.e.m. del generatore e Vfind quella indotta. La soluzione di tale em equazione (vedi la carica di un condensatore) (h) I (t) = Vf em [1 exp (t/ )] R

dove abbiamo introdotto il tempo (i) L R

La corrente allinizio cresce rapidamente, poi rallenta e poi tende al valore nale Vf em /R. Arrivato al valore nale, noi potremmo togliere f.e.m. esterna (generatore) e vedere in quanto tempo il circuito scarica lenergia accumulata. Il circuito, senza la f.e.m. esterna verica la seguente equazione (l) L dI + RI = 0 dt

con la condizione iniziale (il valore nale ora valore iniziale)

144

9. LA LEGGE DI FARADAY

(m)

I0 =

Vf em R

La soluzione della nostra equazione (n) Vf em R I (t) = exp t R L

Lintensit di corrente si smorza esponenzialmente. Gli induttori sono costituiti da solenoidi ed il loro simbolo

5. Lenergia magnetica: elementi La similarit tra il condensatore per il campo elettrico e linduttore per il campo magnetico, ci inducono a pensare che anche nellinduttore viene immagazzinata dellenergia magnetica. Sul piano della descrizione qualitativa possiamo dire che quando un generatore esterno inizia ad erogare corrente nel circuito, la f.e.m indotta si oppone allaumento di corrente e quindi il generatore deve compiere un lavoro per vincere lopposizione della f.e.m. indotta. Questo lavoro si trasformer in energia immagazzinata nellinduttore e pu essere ripresa, quando si toglie il generatore esterno. Passiamo al calcolo diretto. Quando la corrente cresce con una rapidit pari a dI/dt, la f.e.m. indotta, Vfind data em (13) Vfind = L em dI dt

Se moltiplichiamo per I tale espressione otteniamo il lavoro per unit di tempo compiuto dallinduttore: IVfind = IL em dI dt

quindi lenergia immagazzinata per unit di tempo (14) ovvero dU = ILdI che integrata, con I (t = 0) = 0, dar dU dI = IL dt dt

5. LENERGIA M AGNETICA: ELEM ENTI

145

(15)

U=

1 2 LI 2

Una tale espressione pu essere usata facilmente per una verica sperimentale. Per il condensatore avevamo trovato U = Q2 /2C. Poich L = (B) /I, avremo una seconda forma per lenergia magnetica 1 (B) I 2

(16)

U=

5.1. La densit di energia magnetica. Lespressione dellinduttanza di un solenoide rettilineo indenito ideale verr calcolate negli esempi e si trover: (17) L = 0 n2 al

dove 0 la permeabilit magnetica del vuoto, n la densit lineare delle spire del solenoide, a la sezione interna del solenoide ed l la sua lunghezza. Sostituendo la (17) nella (15) troviamo 1 n2 I 2 (al) 2 0

(18)

U=

Poich il campo B, allinterno di un solenoide rettilineo indenito ideale, (19) la (18) diventa B2 al 20 B = 0 nI

(20)

U=

La (20) suggerisce di interpretare la quantit B2 20

(21)

uB =

come una densit di energia magnetostatica (energia per unit di volume). Possiamo dire che per ogni volume unitario, interno al solenoide, vi una quantit di energia che proporzionale al quadrato del campo B. Questo risultato ha una validit generale: in ogni punto dello spazio in cui presente un campo di induzione magneta si pu pensare immagazzinata unenergia per unit di volume espressa dalla (21).

146

9. LA LEGGE DI FARADAY

6. Il circuiti LC Supponiamo di avere in serie un induttore ed una capacit. Se il condensatore inizialmente carico, possiamo immaginare che a partire da un certo istante iniziale, inizier a uire una corrente. Lequazione di Kirchho, in presenza anche di una resistenza, sarebbe (a) RI = V L dI dt

si riduce, specicando la dierenza di potenziale ai capi del condensatore, = qC, a (b) che scritta per la carica q d2 q + =0 2 dt C L q dI + =0 dt C

(c)

Se confrontiamo tale equazione con quella per loscillatore armonico semplice (particella che legata ad una molla su di un piano senza attrito) d2 x + kx = 0 dt2

(d)

vediamo che (x > q; k > 1/C ed M > L) possiamo subito scrivere la soluzione come segue: (e) dove abbiamo posto (f) 1 0 LC q (t) = q0 cos ( 0 t + )

Quello che succede nel circuito la seguente cosa: Alternativamente, le armature del condensatore si caricano di cariche di segno opposto, e ci avviene no a quando la carica di un certo segno non si trasferita sullarmatura opposta a quella dove era inizialmente. Dopo di ch, si inverte il processo, che in assenza di attrito (la resistenza!), oscillerebbe per sempre. Se al tempo iniziale q (t = 0) = q0 , la fase iniziale pu essere posta uguale a zero, e la soluzione diventa: (g) q (t) = q0 cos ( 0 t)

7. ESEM PI

147

In tal caso, la corrente si evolve nel tempo secondo la seguente legge: q0 sin I (t) = LC t LC

(h)

7. Esempi Esempio 1: Si abbia una spira quadrata, ferma, in un campo magnetico uniforme, ma variabile nel corso del tempo, secondo la legge (1) B = B0 sin (t) La spira nel piano xy e la direzione ed il verso del campo sono lungo lasse z.

Poich il circuiro fermo, la derivata temporale si pu portare dentro lintegrale ed applicarla solo al campo (2) ovvero, esplicitando I E dl = [B0 sin (t)] uz ua d2 a t al Z uz uz d2 a = B0 cos (t)
al

E dl =

al

B ua d2 a t

= B0 cos (t) al

Se la spira, non nel piano xy, ma forma un angolo con lasse z, allora uz ua = cos ed il precedente risultato diventa (3) I E dl = B0 cos cos (t) al

Esempio 2: Consideriamo una spira quadrata, inizialmente a riposo, nel piano xy, ma poi ruotante, intorno allasse x, con velocit angolare 0 . Il campo B nella direzione positiva dellasse z, ed costante ed uniforme, B = B0 .

148

9. LA LEGGE DI FARADAY

Se la spira inizialmente nel piano xy, langolo che la spira forma con il piano xy (o equivalentemente langolo che la normale alla supercie forma con lasse z) si scriver (1) La legge di Faraday, si scrive I d E dl = dt l Z B ua d a
2

= 0 t

al

ed il usso di B, attraverso larea variabile sar (2) per cui (3) I E dl = d (B0 al cos ( 0 t)) = B0 al 0 sin ( 0 t) dt Z B ua d2 a = B0 al cos ( 0 t)

al

Esempio 3: Si abbia una spira quadrata, inizialmente ferma nel pianoxy. Successivamente inizia a ruotare intorno allasse x, con velocit angolare 0 , ed immersa in un campo magnetico variabile, diretto lungo lasse z, la cui legge (1) B (t) = B0 sin (t)

7. ESEM PI

149

Rispetto al precedente esempio avremo (2) La legge di Faraday, si scrive I E dl = d dt Z B ua d2 a = 0 t

al

ed il usso di B, attraverso larea variabile sar (3) per cui (4) I E dl = I Z

al

B ua d2 a = B (t) al cos ( 0 t)

d dB (t) (B (t) al cos ( 0 t)) = al cos ( 0 t) + B (t) al 0 sin ( 0 t) dt dt

che esplicitata diventa (5) E dl = B0 cos (t) al cos ( 0 t) + B0 sin (t) al 0 sin ( 0 t)

e se = 0 , avremo I E dl = B0 al [cos (t) cos (t) sin (t) sin (t)] = B0 al cos (2t) (6)

Esempio 4: Un conduttore di un metro si muove, nel piano xy, parallelamente allasse x con velocit V = 2, 50uy m/s. Sapendo che esso si muove in un campo uniforme e costante, diretto lungo lasse z, B = 0, 50uz T , trovare la forza elettromotrice indotta ai capi del conduttore.

Abbiamo visto che per il circuito in moto d (B) = BlV dt che, esplicitamente calcolato, diventa

150

9. LA LEGGE DI FARADAY

d (B) = 1, 25V dt Esempio 5: Trovare la forza elettromotrice indotta, in un conduttore rettilineo, lungo 2 metri, immerso in un campo magnetico uniforme e costante, B = 0, 50uy T , che si muove nella direzione dellasse z, con una velocit v = 2, 50 sin 102 t uz m/s,

Poich il circuito in moto E = v B = 1, 25 sin 102 t ux E dl = Z


2

Allora I

Esempio 6: Un conduttore liforme posto nel piano xy, e racchiude una supercie di 0, 50m2 . Il conduttore immerso in un campo uniforme, ma variabile, secondo la seguente legge B = 0, 02 cos 102 t [uy + uz ]

1, 25 sin 102 t ux ux dx = 2, 50 sin 102 t V

Poich, il circuito fermo, la legge di Faraday, si scrive I E dl = Z B ua d2 a t

al

7. ESEM PI

151

avremo I

B = 2 sin 102 t [uy + uz ] t E dl = Z


al

ua d2 a = uz d2 a

2 sin 102 t d2 a = 2 sin 102 t al = sin 102 t V

CHAPTER 10

La circuitazione e il usso del campo magnetico


Abbiamo gia detto che per determinare completamente un campo vettoriale dobbiamo dare il valore della sua circuitazione ed il usso del campo attraverso una supercie chiusa. In questo capitolo determineremo sia la circuitazione sia il usso. Incominceremo con la circuitazione del campo magnetico. Divideremo il risultato in due parti. Nella prima ci limiteremo alle correnti stazionarie ed il risultato che otterremo va sotto il nome di teorema di Ampre. Nella seconda parte mostreremo la correzione apportata da Maxwell e solo allora il teorema assumer una validit generale e diventer una legge fondamentale dellelettromagnetismo. Inne, parleremo del usso del campo magnetico attraverso una supercie chiusa.

1. Circuitazione di B: il teorema di Ampre Ci limiteremo alla sua dimostrazione nel caso in cui il campo prodotto da un lo rettilineo indenito (campo di Biot-Savart) percorso da corrente stazionaria. Distinguiamo tra due casi. Caso a. Supponiamo che il lo percorso da corrente sia ortogonale al piano ove giace il percorso lungo il quale calcoleremo la circuitazione:

Il percorso non si avvolge intorno al lo. Poich, il percorso non legato al moto di alcuna particella, per non confondere con lo spostamento innitesimo, noi indicheremo con dl il vettore innitesimo, tangente al percorso, in ogni punto, di modulo dl , dove con l , indichiamo il percorso, misurata lungo lo stesso percorso. I tratti 2 e 4 sono nella direzione radiale mentre i tratti 1 e 3 sono parti di circonferenza con raggio rispettivamente uguale a R1 e R3 . Il prodotto scalare nullo nei tratti 2 e 4, quindi non viene alcun contributo da questi due tratti. Nei rimanenti tratti il campo B e lo spostamento innitesimo sono paralleli o antiparalleli, per cui:
153

154

10. LA CIRCUITAZIONE E IL FLUSSO DEL CAM PO M AGNETICO

1+3

B dl =

Bdl +

Bdl = B

dl + B
1

dl =

0 I I L1 + 0 L3 2 R1 2 R3

dove L1 e L3 sono le lunghezze degli archi delle due circonferenze. Usando la denizione di misura di un arco in radianti, potremo anche scrivere: Z I I B dl = 0 R1 + 0 R3 = 0 2 R1 2 R3 1+3 dove langolo che sottende sia larco 1 che larco 2. Possiamo concludere, dicendo che, per un percorso che non avvolga il lo, la circuitazione nulla, almeno per un campo prodotto da un lo rettilineo indenito. Caso b: Prendiamo ora un circonferenza che giri intorno al lo.

Il tal caso, la circuitazione si calcola anche facilmente e si trova, essendo B e dl paralleli e concordi e B costante su una circonferenza con centro sul li, (2) I B dl = I I Bdl = 0 2 R I dl = 0 I 2R = 0 I 2 R

La circuitazione, quando il percorso avvolge il lo proporzionale alla corrente che uisce nel lo. Se il percorso si avvolge N volte intorno al lo allora (3) I B dl = N 0 I

Sebbene abbiamo dato una dimostrazione in un caso molto semplice lesperienza mostra che i due risultati valgono qualunque sia la forma del circuito percorso da corrente stazionaria che produce il campo e qualunque sia il percorso scelto per la circuitazione. Pi in generale data una qualunque linea chiusa la circuitazione lungo di essa del campo magnetico generato da un sistema comunque complesso di correnti uguale alla somma algebrica delle correnti concatenate (diremo che un percorso concatenato con un circuito se esso non pu, a causa del circuito percorso dalla corrente, ridursi ad un punto) con la linea, ciascuna corrente essendo presa come positiva (negativa) se uisce in verso concorde (discorde) con quello con cui avanza

2. ESEM PI

155

una vite che giri nel verso ssato sul percorso ed essendo contata tante volte quante volte la linea con essa concatenata. Scriveremo tutto ci come segue: I X
n

(4)

B dl = 0

In

2. Esempi Il teorema di Ampre pu essere usato per determinare il campo magnetico prodotto da da circuiti con particolari simmetrie, come in elettrostatica il teorema di Gauss pu essere utilizzato per determinare il campo elettrico per distribuzioni di cariche con particolari simmetrie. Vediamo qualche caso: Esempio 1: Si pu ritrovare il campo B prodotto da un filo rettilineo indenito. Si procede in maniera inversa rispetto alla dimostrazione fatta per provare il teorema di Ampre. Assumiamo valido il teorema di Ampre: I

(a)

B dl = 0 I

Per ragioni di simmetria il campo prodotto dal lo in un punto che disti r dal lo sar tangente alla circonferenza di raggio r e centro sul lo. Scegliamo il verso (ovvero la corrente) in maniera tale che il campo sia parallelo allo spostamento innitesimo. Possiamo allora prendere come percorso proprio la circonferenza che passa per il punto P e la precedente relazione diventa

B2r = 0 I da cui

(b)

B=

0 I 2 r

che proprio la legge di Biot-Savart. Esempio 2: Determinare il campo B allinterno di un solenoide rettilineo indenito ideale. Un solenoide costituito da un lo conduttore sottile, avvolto a forma di elica cilindrica, a spire circolari molto numerose e ravvicinate. Il solenoide si pu allora considerare come costituito da tante spire circolari percorse dalla stessa corrente. Per ragioni di simmetria il campo B allinterno di un solenoide rettilineo indenito ideale diretto lungo lasse comune delle spire. Allesterno del solenoide, nelle zone lontane dai bordi il campo talmente debole da potersi considerare nullo.

156

10. LA CIRCUITAZIONE E IL FLUSSO DEL CAM PO M AGNETICO

Ci proponiamo di calcolare il campo B sullasse comune delle spire. Useremo il teorema di Ampre per determinare tale campo. Il percorso, lungo il quale calcoleremo la circuitazione quello in gura, dove abbiamo disegnato una sezione longitudinale. La scelta del circuito stata fatta in modo da semplicare il calcolo della circuitazione del campo B: Z I Z Z Z B dl = B dl + B dl + B dl + B dl
1 2 3 4

dove abbiamo separato i comtributi alla circuitazione nei quattro tratti. Poich il campo B praticamente nullo allesterno del solenoide, dal tratto 1 vi sar un contributo nullo e sempre nulli saranno i contributi dei tratti 2 e 4 perch il campo B e lo spostamento innitesimo sono ortogonali. Rimane il tratto 3, dove il campo B risulta parallelo e concorde con lo spostamento lungo tutto il tratto. Allora, (c) I B dl = Bl

dove l la lunghezza del tratto del percorso 3. Il teorema di Ampre, se le spire, comprese nel tratto di persorso sono N si scriver (d) I B dl = N 0 I

dove I la corrente che percorre lavvolgimento (e quindi ogni spira). Ponendo insieme la (c) e la (d) troviamo Bl = N 0 I da cui (e) B = n0 I

dove abbiamo introdotto la densit lineare delle spire, n = Nl /l, supposta costante. Possiamo dire che in un solenoide indenito, in tutti i punti dellasse il campo B ha lo stesso valore (modulo, direzione e verso). Tale valore non dipende dal raggio delle spire ma solo dalla corrente e dalla densit lineare delle stesse.

3. LA CORRENTE DI SPOSTAM ENTO DI M AXW ELL

157

Esempio 3: Determinare il campo B allinterno di un solenoide toroidale ideale. Per ragioni di simmetria le linee di forza del campo devono essere circonferenze con centro sullasse della gura toroidale:

Il campo B sar tangente alle circonferenze e costante su ciascuna di esse. La circuitazione, lungo una qualunque circonferenza di raggio r si calcola facilmente e si trova I B dl = 2rB Il teorema di Ampre ci dice che I B dl = N 0 I

dove N sono le spire che costituiscono lavvolgimento. Dalle due equazioni deduciamo: 0 I N 2 r Il campo inversamente proporzionale alla distanza r dal centro della gura toroidale. (f) B= 3. La corrente di spostamento di Maxwell Abbiamo visto nello studio dei campi magnetici variabili, (legge di Faraday) che ad essi sempre associata la comparsa di un campo elettrico variabile (che poi responsabile della corrente indotta). La legge di Ampre sulla circuitazione valida per correnti stazionarie e quindi campi magnetici non variabili nel tempo. In particolare, in regioni in cui non ci sono correnti (per esempio nel vuoto) noi possiamo scrivere I (1) B dl = 0
l

Se confrontiamo tale equazione con la legge di faraday Z I d (2) E dl = B ua d2 a dt l al

158

10. LA CIRCUITAZIONE E IL FLUSSO DEL CAM PO M AGNETICO

ci accorgiamo di una palese asimmetria. La variazione di un campo magnetico pu generare un campo campo elettrico variabile, ma nella prima equazione manca al secondo membro un termine che ci dica come la variazione di un campo elettrico possa generale un campo magnetico variabile. Ovviamente, questa osservazione, dettata pi dalle conoscenze del poi, non in generale suciente ad aermare lesistenza di un tale termine, ma in questo caso, per maxwell fu uno delle motivazioni che lo spinsero ad indagare sullesistenza delleventuale termine mancante. Ora ci occuperemo della derivazione del termine mancante, ovvero di quella che Maxwell chiam corrente di spostamento. Ai tempi di Maxwell la quasi totalit della comunit dei sici credeva nellesistenza dellEtere, una sostanza che permeava tutto lo spazio vuoto. Sebbene una tale sostanza non fosse mai stata trovata, Maxwell, per ragioni di conservazione della carica elettrica, ipotizz che anche nel vuoto, occorresse introdurre nel teorema di Ampre una ulteriore corrente, detta di spostamento, non legata al moto delle cariche, ma ad una sorta di polarizzazione del vuoto. Vogliamo vedere di ricavare questa espressione della corrente di spostamento di Maxwell. Ricordiamo che il teorema di Ampre si scrive (3) I B dl = 0 I

Consideriamo il seguente circuito, che contiene un condensatore, un generatore di corrente variabile ed un percorso l che gira intorno al conduttore. In gura anche evidenziato la supercie a1 che ha l per contorno.

Abbiamo una corrente variabile che comunque possiamo scrivere come usso del vettore densit di corrente attraverso la sezione trasversale del conduttore: Z (4) I = d2 aj ua
a

dove a la sezione trasversa del conduttore. Ma nei conduttori vale la legge di Ohm, (5) j = E

per cui, la corrente pu anche scriversi Z I = d2 aE ua


a

3. LA CORRENTE DI SPOSTAM ENTO DI M AXW ELL

159

Inne, poich il campo elettrico diverso da zero praticamente solo nel conduttore, possiamo sostituire nellintegrale, al posto della sezione trasversa del conduttore, larea della circonferenza a1 : Z d2 aE ua I=
a1

Possiamo, allora scrivere il teorema di Ampre per correnti variabili (6) I B dl = Z d2 aE ua

a1

Se ora manteniamo la scelta del percorso l , ma usiamo una supercie dierente, che abbia sempre l per contorno, ma che attraversi una delle armature del condensatore ci troveremo in presenza di una contraddizione.

Il secondo membro della (1) vale zero. In altre parole, se con a2 indichiamo la nuova supercie, il usso di E attraverso a2 nullo, pur avendo l per contorno. Poich ci non pu essere, dobbiamo ipotizzare che anche nei luoghi dove non presente un moto reale di cariche esiste unaltra corrente che renda il calcolo del usso diverso da zero. Per fare ci dobbiamo indagare la situazione sica tra le armature del condensatore. Il campo elettrico tra le armature E0 = 0 a 0 a
0

dove la densit di carica superciale istantanea delle armature del condensatore. Poich la carica Q0 accumulata sulle armature Q0 = 0 a0 , dove a0 la supercie a dellarmatura, avremo E0 = Q0 0 0a

da cui, possiamo derivare la carica istantanea presente sullarmatura: Q0 = In maniera pi generale, potremo scrivere
0E 0 0

160

10. LA CIRCUITAZIONE E IL FLUSSO DEL CAM PO M AGNETICO

(7)

Q0 =

a0

E0 ua d2 a

Ma, il usso del campo elettrico attraverso una qualunque armatura uguale al usso attraverso la supercie a2 , in quanto le linee di forza del campo elettrico che attraversano unarmatura sono uguali a quelle che attraversano la supercie a2 (le linee di forza del campo tra le armature nascono su di una armatura e niscono sullaltra armatura): (8) In denitiva, (9) Q =
0 0 a2

a0

E0 ua d2 a =

Z Z

a2

E0 ua d2 a

(E ) =

a2

E0 ua d2 a

Poich la carica Q0 varia nel tempo vi , tra le armature una corrente ID , detta corrente di spostamento, data da dQ0 = dt da2 (E 0 ) = 0 dt d 0 dt Z E0 ua d2 a

(10)

ID =

a2

Abbiamo almeno nel caso mostrato trovato una espressione esplicita della corrente di spostamento. Il teorema di Ampre deve scriversi, nella sua forma generale: (12) I B dl = 0 (I + ID )

Questa una legge fondamentale dellelettromagnetismo. Nel vuoto, I = 0 avremo Z I d 2 0 B dl = 0 0 E ua d a (13) dt l a2 che mostra la cercata simmetria con la legge di Faraday. La corrente di spostamento essenziale nel caso di campi rapidamente variabili ed stata determinante per dimostrare che la luce un fenomeno elettromagnetico, ma nel caso di correnti e campi lentamente variabili il suo eetto trascurabile. 4. Il usso di B attraverso una supercie chiusa Abbiamo visto che le linee di forza del campo magnetico di un lo rettilineo indenito sono delle circonferenze concentriche intorno al lo. Si potrebbe dimostrare in maniera diretta, in casi un p pi complessi, che le linee di forza del campo magnetico sono sempre linee chiuse. Pi in generale, si mostrato sperimentalmente che le linee di forza del campo magnetico sono sempre chiuse. Questo vuol dire che, il numero di linee di forza che entrano attraverso una supercie chiusa sono uguali alle linee di forza che escono dalla supercie. In maniera formale, possiamo

4. IL FLUSSO DI B ATTRAVERSO UNA SUPERFICIE CHIUSA

161

La (14) esprime anche la mancanza di monopoli magnetici.

assumere, sulla base di evidenze sperimentali, che il usso del campo magnetico attraverso una qualunque supercie chiusa sempre nullo: I (14) B ua d2 a = 0

APPENDIX A

Appendice
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163