Sei sulla pagina 1di 10

Propagazione degli errori

Spesso in fisica le misure non vengono effettuate per confronto diretto con un campione di riferimento (misure dirette) ma utilizzando una formula matematica. Ad esempio, se volessimo misurare il semiperimetro o l'area del banco dovremmo per prima cosa misurare la base b e l'altezza a del banco per poi ricavarci il semiperimetro p o l'area A usando le formule p = a + b e A = a b. Queste misure, ottenute tramite una formula o un'equazione matematica, prendono il nome di misure indirette. chiaro che sia la misura della base b che quella dell'altezza a sono soggette ad errori che indicheremo con b e a rispettivamente. La domanda alla quale vogliamo rispondere in questa sezione : quale errore commettiamo nella misura indiretta del semiperimetro o dell'area? In generale valgono le seguenti regole: 1. 2. 3. L'errore che commettiamo nella misura della somma a + b o nella misura della differenza a - b la somma dei due errori assoluti a + b. L'errore che commettiamo nel prodotto k a, dove k una costante priva di errore sperimentale, dato da k a. Nei prodotti e nelle divisioni, a b e a : b, la regola pi complicata e afferma che vanno sommati gli errori relativi. L'errore relativo in una misura a dato da a / a, ossia dal rapporto tra l'errore assoluto a commesso nella misura e il valore della misura stessa a. L'errore relativo nei prodotti e nelle divisioni pertanto dato dalla somma degli errori relativi a / a + b / b.

Le regole trovate sopra possono essere motivate come segue:

1.

2. 3.

Consideriamo il caso della somma di due misure (a a) e (b b). La migliore stima per la misura a + b. Il valore massimo a + b + a + b. L'errore nella somma dato dalla differenza tra il valore massimo e la migliore stima. Tale differenza coincide con a + b, la somma dei due errori. Un analogo discorso vale per la differenza tra a e b. La migliore stima a - b. Il valore massimo nella differenza si ha quando a massimo e b minimo: a + a - (b - b) = a - b + a + b. Anche in questo caso l'errore, ossia la differenza tra il valore massimo e la migliore stima, coincide con la somma degli errori a + b. k (a a) = k a k a. Il valore massimo che pu assumere il prodotto delle due misure invece dato dall'espressione (a + a) (b + b) = a b + a b + (a) b + a b. Siccome gli errori sono numeri (sperabilmente!) piccoli rispetto alle misure, possiamo trascurare il termine a b. L'errore assoluto, ossia la differenza tra il valore massimo e la migliore stima del prodotto a b, diventa allora a b + (a) b. Se dividiamo tale risultato per a b, arriviamo a concludere che l'errore relativo del prodotto a b uguale alla somma degli errori relativi a / a + b / b.

In generale possiamo dire che gli errori nelle misure si propagano quando usiamo i risultati delle misure dirette (come la lunghezza e la larghezza del banco) per calcolarci misure indirette come possono essere l'area o il semiperimetro del banco stesso. Ci piace sottolineare anche l'importanza dell'errore relativo in una misura. Esso ci d un'indicazione quantitativa sulla bont di una misura. chiaro infatti che lo stesso errore assoluto, ad esempio 1 mm, commesso nella misura del diametro di un anello o nella distanza Terra-Sole corrisponde a gradi di precisione notevolmente diversi: l'errore relativo nella prima misura infatti molto pi piccolo, ossia la misura del diametro dell'anello di gran lunga pi precisa di quella della distanza Terra-Sole.

Introduzione al concetto di forza


In questa sezione introdurremo il concetto di forza. Nel linguaggio comune la forza viene associata a spinte o trazioni muscolari. Ad esempio diciamo che necessario applicare una forza per spostare un armadio da un punto all'altro della stanza. In fisica si definisce forza la causa in grado di produrre sui corpi ai quali viene applicata:

Effetti statici, ossia deformazioni; Effetti dinamici, ossia variazioni di velocit.

Un tipico esempio di forza il peso di un corpo. Infatti se appoggiamo una pila di libri sopra lo scaffale di una libreria notiamo che la forza-peso dei libri in grado di produrre una curvatura (deformazione) nello scaffale (effetto statico). Viceversa, se lasciamo un libro libero di cadere, esso aumenter la sua velocit nel moto verticale di caduta verso il basso sempre a causa della forza-peso che in questo caso manifesta i suoi effetti dinamici. Analogamente, quando un calciatore tira un calcio di rigore, il pallone da fermo comincia a mettersi in movimento: in questo caso parliamo di effetto dinamico della forza. Quando invece appendiamo un peso a una molla posta in verticale, la molla si deforma allungandosi: in questo caso parliamo di effetto statico della forza. Esistono svariati esempi tratti dalla vita di tutti i giorni nei quali noi applichiamo una forza a un corpo e vediamo che tale corpo rimane fermo. Questo succede, ad esempio, nel tiro alla fune quando due squadre tirano la fune con la stessa intensit ma ai due capi opposti. Come vedremo meglio in seguito, in questo caso le due forze applicate si equivalgono e la fune rimane ferma perch la forza totale applicata uguale a zero. Se invece una delle forze pi intensa allora sulla fune comincia ad essere applicata una forza totale diversa da zero e la fune comincia a muoversi. In natura esistono quattro tipi di forze fondamentali: la forza di gravitazione universale (con la quale si attraggono due corpi dotati di una certa massa), la forza elettromagnetica (grazie alla quale, ad esempio, due cariche di segno opposto si attraggono tra di loro), e le forze nucleari forti e deboli. Come vedremo meglio nelle prossime sezioni, l'unit di misura della forza nel Sistema Internazionale il newton (N). Un newton pari all'intensit della forza-peso con la quale una massa di circa 102 g viene attratta verso il centro della Terra. Uno strumento tarato con il quale possiamo misurare l'intensit di una forza il dinamometro. Il funzionamento di questo strumento curiosamente si basa sugli effetti statici della forza: infatti costituito da un cilindro graduato contenente una molla. Applicando una forza alla molla, essa si allunga e dall'allungamento possibile risalire all'intensit della forza.

Introduzione al calcolo vettoriale


Supponiamo di essere al centro di una stanza e di volerci spostare in linea retta di 1 m. Possiamo sapere qual il punto finale che raggiungeremo? La risposta negativa dal momento che non sappiamo in che direzione e in che verso dobbiamo spostarci. Possiamo trovarci in uno qualunque dei punti di una circonferenza di raggio pari a 1 m. importante dare, oltre all'intensit dello spostamento, anche la sua direzione (la retta lungo la quale ci si sposta, es.: orizzontale, verticale) e il suo verso (ad esempio: da destra a sinistra o viceversa). Anche per descrivere una forza dobbiamo specificare, oltre alla sua intensit, la retta su cui essa agisce, ossia la sua direzione, e il verso in cui orientata. Dunque anche la forza un vettore. Le grandezze fisiche caratterizzate da un'intensit, da una direzione e da un verso prendono il nome digrandezze vettoriali o vettori. I vettori si indicano con una freccia sopra la lettera che rappresenta la grandezza fisica associata a quel vettore. Ad esempio il vettore spostamento si indicher con . L'intensit del vettore spostamento invece verr indicata con la lettera, priva della freccia, ossia con s. Nel nostro caso l'intensit del vettore spostamento di un metro e possiamo pertanto scrivere s = 1 m. Come vedremo, in molte applicazioni importante chiarire il punto d'applicazione del vettore, ossia il punto in cui disegnata la coda del vettore. Andiamo ora a introdurre le regole con cui si possono sommare due vettori. Partendo sempre dal nostro esempio degli spostamenti, prendiamo due spostamenti consecutivi e costruiamone graficamente la somma, come nella figura seguente:

Come emerge dal disegno riportato sopra il vettore somma un vettore che ha per punto iniziale il punto iniziale del primo vettore e per punto finale il punto finale del secondo vettore. importante sottolineare come il vettore somma abbia in generale una intensit minore rispetto alla somma delle intensit dei singoli vettori. In un triangolo infatti la lunghezza di un lato sempre minore della somma degli altri due. C' per il caso particolare in cui le direzioni dei due vettori sono coincidenti, ossia i due vettori giacciono sulla stessa retta. In questo caso, se i versi dei due vettori sono concordi, il vettore somma ha per intensit la somma delle intensit, se invece i versi sono discordi allora il vettore somma ha per intensit la differenza delle intensit, come emerge dalla figura seguente:

Notiamo come nei casi che abbiamo analizzato in questa sezione la coda del secondo vettore coincide con la punta del primo vettore. In questi casi si parla di metodo punta-coda per sommare due vettori. Lo stesso metodo pu essere applicato anche nel caso in cui si voglia calcolare la somma di due forze, dal momento che le forze sono vettori. Nella prossima sezione vedremo che esiste anche un'altra regola di fondamentale importanza per sommare due vettori.

Regola del parallelogramma


Un'altra regola con cui si sommano i vettori in fisica quando hanno lo stesso punto di applicazione (ossia la stessa coda) la cosiddetta regola del parallelogramma. Supponiamo che un uomo si sposti in maniera obliqua su una barca, che a sua volta si sposta orizzontalmente rispetto alla riva di un fiume. Qual lo spostamento totale dell'uomo rispetto alla riva? chiaro che entrambi i vettori spostamento vanno applicati allo stesso punto (l'uomo che si sta muovendo):

Lo spostamento totale dell'uomo rispetto alla riva dato dalla diagonale del parallelogramma che ha per lati lo spostamento dell'uomo (u) rispetto alla barca e lo spostamento della barca (b) rispetto alla riva. Per la particolare costruzione geometrica adottata questa regola per sommare due vettori va anche sotto il nome di regola del parallelogramma. Prima di procedere, notiamo come l'uomo sia stato modellizzato con un punto materiale. Questa una idealizzazione che useremo spesso: un corpo esteso dotato di massa verr visto come un punto materiale nel quale possiamo pensare concentrata tutta la massa del corpo. Questo punto prende anche il nome di baricentro del corpo. Se il corpo ha forma regolare il baricentro coincide con il suocentro di simmetria: ad esempio, il baricentro di una sfera omogenea coincide con il centro della sfera. Perch, quando camminiamo sotto la pioggia, dobbiamo tenere l'ombrello inclinato in avanti per non bagnarci? La risposta sta proprio nel modo in cui si sommano i vettori. Infatti, le gocce di pioggia (p) si spostano verticalmente rispetto al suolo a causa della loro forza-peso. Se l'uomo si sposta rispetto al suolo orizzontalmente da destra a sinistra, come se il suolo (s) si muovesse rispetto all'uomo orizzontalmente da sinistra a destra. Sommando i due vettori abbiamo che la pioggia rispetto al viandante cade in maniera obliqua e l'ombrello va inclinato in avanti.

Per concludere questa sezione ricordiamo qual la regola per moltiplicare un numero per un vettore. Supponiamo di moltiplicare un vettore di intensit s per un numero k positivo. Otterremo un vettore che ha stessa direzione e stesso verso e per intensit k s. Se invece moltiplichiamo il vettore per un numero k negativo avremo un vettore con la stessa direzione, intensit k s e verso opposto. In particolare due vettori si dicono opposti quando hanno stessa direzione, stessa intensit ma verso opposto. I vettori opposti sono importanti per il calcolo della differenza di due vettori: infatti la differenza di due vettori si definisce come la somma del primo vettore e dell'opposto del secondo vettore.

Scomposizione di vettori
Un'altra operazione importante per quelle che sono le applicazioni alla fisica la scomposizione di vettori rispetto a due assi. Noi ci limiteremo in questa sezione alla scomposizione di un vettore rispetto a due assi perpendicolari tra loro, ad esempio i due assi cartesiani x e y. La scomposizione di un vettore un po' l'operazione inversa rispetto alla somma: assegnato un vettore, si tratta di trovare due vettori, uno di direzione orizzontale e l'altro verticale, la cui somma riproduca il vettore di partenza. La procedura che dobbiamo seguire quella della proiezione geometrica del vettore lungo gli assi: partendo dalla punta del vettore dobbiamo tracciare una linea orizzontale e una linea verticale come nella figura sottostante. Queste due linee intersecano gli assi cartesiani in due punti, che diventano le punte dei due vettori richiesti:

Applicando il teorema di Pitagora abbiamo che le intensit dei tre vettori v, v x e vy sono legate tra loro dalla relazione v = 2 2 v x + v y. Se i due assi x e y non sono invece perpendicolari, possiamo ancora procedere con la proiezione geometrica del vettore lungo i due assi per trovarne le componenti vx e vyma tali componenti non saranno pi legate tra loro dal teorema di Pitagora. Prima di passare agli esercizi, vogliamo ricordare come moltissime grandezze fisiche in natura sonograndezze vettoriali: oltre allo spostamento, sono dei vettori la velocit e l'accelerazione che incontreremo a pi riprese durante queste lezioni. Come abbiamo gi anticipato, le forze sono caratterizzate da una direzione (la retta d'azione della forza), da un verso, da un punto d'applicazione e dall'intensit misurata dal dinamometro. Pertanto anche le forze sono dei vettori. Esistono tuttavia anche delle grandezze fisiche caratterizzate solamente da un'intensit: tali grandezze sono dettegrandezze scalari. Tipici esempi sono la massa di un corpo o la sua temperatura.

Condizione di equilibrio
In questa sezione vogliamo cominciare a studiare la statica, ossia quella parte della meccanica che si occupa dell'equilibrio dei corpi. Partiremo con lo studio dell'equilibrio dei corpi per traslazioni. Un corpo subisce una traslazione quando ogni suo punto si sposta della stessa quantit nella stessa direzione e nello stesso verso, in altre parole quando ogni suo punto sottoposto allo stesso vettore spostamento.

In fisica giocano un ruolo importante i cosiddetti corpi rigidi. Un corpo rigido un corpo che non si pu deformare, ossia un corpo in cui ogni punto mantiene nel tempo la stessa distanza da ogni altro punto del corpo. In generale studiare il moto o l'equilibrio di un corpo rigido pu non essere banale se il corpo rigido non ha forma regolare. Se per il corpo rigido ha forma regolare (ad esempio sferica) si pu immaginare tutta la massa del corpo concentrata in un punto che il centro di simmetria del corpo (nell'esempio della sfera, il suo centro). Questo centro di simmetria va anche sotto il nome dibaricentro. Lo studio del moto oppure dell'equilibrio del corpo rigido viene in questo modo ridotto allo studio del moto oppure dell'equilibrio di un particolare punto dotato di massa, ossia di un particolare punto materiale. In queste lezioni useremo sempre per semplicit questo modello del punto materiale, ossia immagineremo tutta la massa M del corpo rigido concentrata nel baricentro che pertanto risulter sottoposto a una forza-peso totale pari a M g, dove g = 9.8 N / kg. Pi in generale, si pu utilizzare il modello del punto materiale quando il corpo molto pi piccolo delle dimensioni fisiche che caratterizzano il problema e quando le direzioni di tutte le forze agenti sul corpo si incontrano in un unico punto. Anche nel linguaggio di tutti i giorni diciamo che un corpo in equilibrio quando non si muove. Cerchiamo ora di tradurre questa definizione a parole di equilibrio in formule matematiche, limitandoci per il momento alle traslazioni. Abbiamo visto che le forze hanno effetti dinamici, ossia sono in grado di mettere in movimento i corpi ai quali sono applicate. Per avere equilibrio per traslazioni perci necessario che la somma vettoriale di tutte le forze applicate al corpo in esame sia uguale a 0:

Ad esempio consideriamo due squadre che giocano a tiro alla fune: se una squadra applica una forza diretta orizzontalmente da destra a sinistra di intensit F e la squadra avversaria applica una forza di ugual intensit F, ma diretta orizzontalmente da sinistra a destra, avremo che la somma dei due vettori forza, uguali ed opposti, uguale a zero e la fune risulta perci in equilibrio. Se ragioniamo in termini di componenti dei vettori avremo che, per avere equilibrio, la somma di tutte le componenti orizzontali dei vettori forza deve essere uguale a zero, cos come deve essere uguale a zero la somma di tutte le componenti verticali dei vettori forza. Vedremo nelle prossime sezioni varie applicazioni di questo concetto.

Forza equilibrante, reazione vincolare


Abbiamo visto nella sezione precedente che la condizione di equilibrio per traslazioni l'annullamento della forza totale (detta anche risultante) applicata al corpo. Vediamo quali conseguenze ha questa condizione di equilibrio. Supponiamo che ci sia una forza che agisce su un corpo. Evidentemente il corpo non in equilibrio. Come facciamo a ripristinare la condizione di equilibrio? Possiamo aggiungere una seconda forza uguale ed opposta alla prima, ossia una forza con ugual direzione, uguale intensit ma verso opposto. Una forza con queste caratteristiche detta forza equilibrante. Un esempio in cui entra in gioco la forza equilibrante quello di un corpo posto su un tavolo. Sappiamo che ogni corpo dotato di massa soggetto a una forza-peso. Perch allora il corpo risulta essere in equilibrio? Evidentemente perch esiste una forza in grado di equilibrare la forza-peso del corpo: il tavolo, con la sua presenza, esercita una forza sul corpo uguale ed opposta alla forza-peso. Questa particolare forza equilibrante prende il nome di reazione vincolare del piano:

Notiamo come la reazione vincolare uguale ed opposta alla forza-peso applicata. Questo vuol dire che la reazione vincolare non ha un'intensit definita: se cambio la forza-peso dell'oggetto, cambier anche la reazione vincolare in modo tale da compensare l'intensit della nuova forza-peso. una situazione simile a quella che avveniva per la forza

d'attrito statico, che sempre uguale ed opposta alla forza parallela applicata. Come esiste un valore massimo della forza d'attrito statico, cos anche la reazione vincolare riuscir a compensare la forza-peso fino a un valore massimo di quest'ultima. Oltre questo valore massimo, il vincolo si rompe e non pi in grado di garantire una condizione di equilibrio. Ovviamente la forza peso di un corpo pu essere equilibrata anche per mezzo di pi forze, come nel caso dell'insegna in figura tenuta in equilibrio grazie alla tensione esercitata da due fili:

Usando la regola del parallelogramma facile verificare graficamente che la somma vettoriale delle due tensioni esercitate dai fili obliqui esattamente uguale alla forza-peso dell'insegna. In questo modo la risultante di tutte le forze uguale a zero e l'insegna risulta in equilibrio.

Piano inclinato
Consideriamo un piano inclinato di altezza AC = h e lunghezza AB = l, come nella seguente figura dove, per semplicit, un carrello di massa m rappresentato da un quadrato.

Quando l'attrito assente, la forza totale che agisce sul carrello data dalla componente paralleladella forza-peso LM = m g, dove g = 9.8 N / kg. La componente perpendicolare al piano della forza-peso infatti compensata dalla reazione vincolare del piano inclinato. facile rendersi conto che i triangoli ABC ed LMN sono simili, pertanto hanno i lati in proporzione, in particolare AB : LM = AC : LN da cui l : mg = h : LN. La componente parallela della forza-peso, che provoca lo scivolamento del corpo lungo il piano, viene pertanto ad essere uguale a LN = mgh / l. interessante considerare due casi limite. 1. Piano orizzontale: in questo caso l'altezza del piano uguale a 0, ossia h = 0, da cui la componente parallela della forza-peso LN = 0. Rimane solo la componente perpendicolare della forza-peso che interamente compensata dalla reazione vincolare del piano. Di conseguenza la forza totale applicata al corpo zero e il corpo rimane in equilibrio. Piano verticale: in questo caso h l e la componente parallela della forza-peso viene a coincidere con la forzapeso mg. Il corpo non risente di alcuna reazione vincolare da parte del piano e cade liberamente.

2.

Un piano inclinato (ad esempio una strada in salita o in discesa) pu essere caratterizzato dalla suapendenza percentuale, definita come il rapporto tra i due cateti del triangolo ABC, moltiplicato per 100: pendenza percentuale = AC / BC 100.

La forza equilibrante nel caso di un piano inclinato sar una forza diretta lungo il piano inclinato, avente la stessa intensit della componente parallela della forza-peso LN e verso opposto. Nella prossima sezione allestiremo un esperimento che ci consentir di equilibrare con un dinamometro la componente parallela della forza-peso. In questo modo andremo anche a misurare in maniera indiretta l'intensit della componente parallela della forza-peso.

Traiettoria e legge oraria


La meccanica si divide in tre grandi settori: la statica che studia l'equilibrio dei corpi, la cinematicache studia il moto dei corpi senza indagarne le cause e la dinamica che studia il moto e le sue cause. In questa sezione cominceremo lo studio della cinematica, limitandoci al movimento di punti materiali. Un corpo si pu considerare con buona approssimazione un punto materiale se le sue dimensioni sono piccole rispetto alle dimensioni della regione di spazio in cui avviene il moto. importante chiarire fin dall'inizio che il moto in fisica un concetto relativo. Supponiamo di essere su un treno in prossimit di una stazione ferroviaria. Fuori dal finestrino vediamo un altro treno e notiamo che si sta muovendo rispetto a noi. impossibile da questa sola osservazione stabilire quale dei due treni si sta muovendo rispetto alla stazione. Voi che state leggendo queste pagine siete fermi rispetto alla stanza nella quale vi trovate ma nello stesso tempo la Terra vi sta trasportando a una velocit di oltre 100mila chilometri all'ora attorno al Sole. In genere importante stabilire un sistema di riferimento rispetto al quale descrivere il moto: ad esempio nel caso del moto di un treno i binari costituiscono un buon sistema di riferimento e la stazione ferroviaria pu essere considerata come l'origine di tale sistema di riferimento. In generale il sistema di riferimento una retta se il moto avviene lungo una retta, un piano cartesiano se il moto avviene su un piano, tridimensionale se il movimento avviene nello spazio. Una volta stabilito il sistema di riferimento, per poter descrivere un moto bisogna stabilire qual l'insieme delle posizioni che vengono assunte dal corpo in movimento. Tale insieme prende il nome di traiettoria. Ad esempio, la traiettoria di un corpo in caduta libera una retta verticale, la traiettoria di un proiettile sparato orizzontalmente da un cannone una curva che prende il nome di parabola. In questi esempi la traiettoria un grafico nello spazio, che unisce fra loro tutte le posizioni occupate dal corpo, man mano che il tempo passa. La scelta del sistema di riferimento e la traiettoria non sono sufficienti per descrivere in maniera univoca il moto di un corpo. La stessa traiettoria infatti pu essere percorsa in molti modi diversi, ad esempio un treno pu percorrere lo stesso binario rettilineo a diverse velocit. In altre parole, la traiettoria da sola non sufficiente per stabilire dove si trova un corpo ad un certo istante di tempo. importante specificare anche qual la legge oraria del moto. La legge oraria una relazione matematica che lega tra loro il tempo t e la posizione s occupata dal corpo in quell'istante di tempo. Se il moto avviene in una sola dimensione, ad esempio lungo una retta, il grafico della legge oraria una linea in un piano cartesiano avente lo spazio s in ordinata e il tempo t in ascissa. Come abbiamo gi detto in precedenza, alla stessa traiettoria possono corrispondere leggi orarie diverse, a conferma del fatto che traiettoria e legge oraria sono due concetti totalmente indipendenti.

Velocit
Nella precedente sezione abbiamo detto che la stessa traiettoria pu corrispondere a leggi orarie diverse, in particolare la stessa traiettoria pu essere percorsa a velocit diverse. In generale la conoscenza della legge oraria consente il calcolo della velocit di un corpo. Infatti se conosciamo dove si trova il corpo ad ogni istante di tempo conosciamo anche quanto spazio ha percorso in un certo intervallo di tempo. La velocit media v di un corpo si definisce come il rapporto tra lo spazio s percorso in un certo intervallo di tempo e l'intervallo di tempo t impiegato a percorrerlo: v = s / t. Se conosciamo il punto iniziale s1 in cui si trova il corpo nell'istante iniziale t1 e il punto finale s2 in cui si trova il corpo all'istante t2 possiamo riscrivere s = s2 - s1 e t = t2 - t1, da cui la formula per la velocit media diventa vm = (s2 - s1) / (t2 - t1). L'unit di misura della velocit nel Sistema Internazionale il metro al secondo (m / s). Nella vita di tutti i giorni molto pi frequente l'uso del kilometro orario (km / h). Vediamo qual il fattore di conversione che ci consente di passare da un'unit di misura all'altra. Ricordiamoci che il prefisso kilo sta per 1000, pertanto 1 km = 1000 m. In un'ora invece ci sono 60 minuti e in un minuto ci sono 60 secondi, pertanto 1 h = 60 m = 3600 s. Di conseguenza 1 km / h = 1000 m / 3600 s = 1 / 3.6 m / s. Quindi se abbiamo una certa velocit espressa in kilometri orari la dobbiamo dividere per 3.6 per avere la stessa velocit espressa in metri al secondo. Viceversa, se abbiamo una velocit espressa in metri al secondo, la dobbiamo moltiplicare per 3.6 per avere la stessa velocit espressa in kilometri orari, ossia 1 m / s = 3.6 km / h. Nella seguente tabella sono riportati i tempi parziali impiegati da Usain Bolt nella finale dei 100 m ai mondiali di atletica di Berlino del 2009 che gli valsa il nuovo record mondiale della specialit (9.58 s). Per ogni intervallo di 10 m sono anche riportate le velocit medie in m / s e in km / h:

Spazio percorso (m)

010

10- 20- 30- 40- 50- 60- 70- 80- 9020 30 40 50 60 70 80 90 100

Tempo impiegato 1.89 0.99 0.90 0.86 0.83 0.82 0.81 0.82 0.83 0.83 (s) Velocit (m / s) Velocit (km / h) 5.29 10.1 11.1 11.6 12.0 12.2 12.3 12.2 12.0 12.0

19.0 36.4 40.0 41.9 43.4 43.9 44.4 43.9 43.4 43.4

La velocit media impiegata da Bolt per percorrere i 100 m stata di v = 100 / 9.58 = 10.4 m / s ossia di v = 37.6 km / h. Come si evince dalla tabella per, la velocit massima, raggiunta nel tratto dai 60 ai 70 metri, stata di ben 44.4 km / h. Accanto alla velocit media esiste un altro concetto importante che quello di velocit istantanea. Se la velocit media di Usain Bolt sui 100m stata di 37.6 km / h, questo non vuol certo dire che ad ogni istante la sua velocit stata di 37.6 km / h. Per definire la velocit che un corpo ha ad un certo istante di tempo si usa la stessa formula della velocit media, ossia vi = (s2 - s1) / (t2 - t1) ma si vanno a considerare intervalli di tempo t2 - t1 molto molto piccoli. Diminuendo progressivamente l'intervallo di tempo t2 - t1 la velocit media riproduce esattamente la velocit istantanea. Quesito: Supponiamo di avere un'auto di Formula Uno che percorre il primo giro a una velocit di 200 km / h e il secondo giro a una velocit di 140 km / h. Qual la sua velocit media? Risposta: I dati del problema non sono sufficienti a dare una risposta quantitativa al quesito. L'unica cosa che possiamo dire che la velocit media sicuramente non coincide con la media delle velocit, ossia 170 km / h. Per rendere quantitativo l'esercizio dobbiamo fissare la lunghezza del circuito. Scegliamo il circuito di Monza, lungo 5800 m. Per trovare la velocit media abbiamo bisogno di due ingredienti: la lunghezza totale percorsa, nel nostro esempio 2 giri, corrisponde a s = 11 600 m, e il tempo impiegato a percorrere i 2 giri. Cominciamo con il calcolare il tempo impiegato a percorrere il primo giro. Se v = s / t avremo che s = v t, da cui t = s / v. Convertendo le due velocit nelle unit del Sistema Internazionale avremo v1 = 200 km / h = 200 / 3.6 m / s = 55.56 m / s. Analogamente avremo che v2 = 140 km /h = 140 / 3.6 m / s = 38.89 m / s. I tempi impiegati a percorrere i due giri sono diversi: t 1 = 5800 / 55.56 = 104 s mentre t2 = 5800 / 38.89 = 149 s. Il tempo totale impiegato dall'auto a percorrere i due giri 253 s da cui la velocit media vm = 11 600 m / 253 s = 45.85 m / s che, riconvertita in km / h, fornisce v m = 45.85 3.6 km / h = 165 km / h. Come si vede, la velocit media inferiore alla media delle velocit (170 km / h). Il motivo semplice: il corpo impiega un tempo maggiore a percorrere il secondo giro dal momento che la sua velocit minore. Pertanto, nel calcolare la velocit media, il secondo giro ha un'importanza maggiore rispetto al primo.

Moto rettilineo uniforme


Dopo aver introdotto i concetti fondamentali che servono a studiare la cinematica, ossia traiettoria elegge oraria, velocit e accelerazione, andremo ora a studiare alcuni esempi particolari di moto. Il primo esempio di moto che consideriamo il moto rettilineo uniforme, ossia un moto che avviene su una traiettoria rettilinea con velocit costante. Nel moto rettilineo uniforme il sistema di riferimento costituito da un solo asse cartesiano, che coincide con la traiettoria descritta dal corpo, e sul quale dobbiamo fissare un'origine, un'unit di misura per valutare le distanze e un verso positivo. Completate queste operazioni, ad ogni istante di tempo t il corpo occuper un determinato punto lungo la traiettoria che verr univocamente determinato dal valore dell'ascissa s sull'asse di riferimento. Dal momento che la velocit di un corpo v definita come v = s / t, se v costante anche il rapporto s / t costante. Questo vuol dire che lo spazio percorso s e l'intervallo di tempo impiegato a percorrerlo t sono direttamente proporzionali. Dalla definizione stessa di velocit possiamo ricavarci la legge oraria del moto rettilineo uniforme. Per prima cosa, invertendo la formula che definisce la velocit, otteniamo: s = v t, con v costante. Tale relazione pu essere riscritta

come s = s0 + v (t - t0), dove s0 la posizione occupata dal corpo all'istante iniziale t0, mentre s la posizione occupata dal corpo all'istante di tempo generico t. Come caso particolare, consideriamo il caso in cui l'istante iniziale t0 coincide con il momento in cui facciamo partire il cronometro. Allora possiamo porre t 0 = 0 e otteniamo: s - s0 = v t. Sommando s0ad entrambi i membri otteniamo finalmente la legge oraria del moto rettilineo uniforme: s = s0 + v t. Tale relazione ci dice che, per conoscere la posizione del corpo s ad ogni istante di tempo t, dobbiamo conoscere la posizione iniziale del corpo s0 e la sua velocit v. Ad esempio se all'istante iniziale il corpo si trova a s 0 = 20 m dall'origine del sistema di riferimento e mantiene una velocit costante di v = 10 m / s, avremo che dopo un tempo t = 30 s il corpo si trover a s = 20 m + 10 m / s 30 s = 320 m dall'origine del sistema di riferimento. Di seguito riportiamo il grafico spazio-tempo e il grafico velocit-tempo per il moto rettilineo uniforme:

Per quanto riguardo il grafico spazio-tempo osserviamo come la pendenza della retta fornisca un'informazione relativa alla velocit del corpo in movimento: maggiore la pendenza della retta, maggiore la velocit del corpo. Molto interessante anche l'interpretazione geometrica del grafico velocit-tempo: l'area del rettangolo in figura infatti uguale allo spazio percorso dal corpo in un intervallo di tempo uguale alla lunghezza della base del rettangolo. Ad esempio, se un corpo si muove a una velocit di v = 2 m / s, in un intervallo di tempo pari a 20 s percorrer uno spazio pari a s = 2 m / s 20 s = 40 m numericamente uguale all'area del rettangolo che ha per base l'intervallo di tempo e per altezza la velocit costante. Questa propriet del grafico velocit-tempo rimane valida anche per moti diversi dal moto rettilineo uniforme: invece di ottenere una linea parallela all'asse delle ascisse avremo una curva generica ma l'area sottesa al grafico rimarr numericamente uguale allo spazio percorso dal corpo.

Accelerazione
In generale la velocit di un corpo non rimane costante nel tempo ma pu aumentare o diminuire. Una grandezza fisica importante per descrivere il moto di un corpo l'accelerazione media, la quale viene definita come il rapporto tra la variazione di velocit e l'intervallo di tempo in cui tale variazione avviene: a m = v / t = (v2 - v1) / (t2 - t1). Dal momento che l'unit di misura della velocit nel Sistema Internazionale il metro al secondo (m / s), l'unit di 2 misura dell'accelerazione il metro al secondo quadro (m / s ). Ad esempio, se un corpo ha un'accelerazione di 1 m / 2 s vuol dire che la sua velocit aumenta di 1 m / s durante ogni secondo di tempo che passa. Come nel caso della velocit, anche qui possiamo introdurre il concetto di accelerazione istantanea: l'accelerazione media diventa uguale all'accelerazione istantanea quando rendiamo molto piccolo l'intervallo di tempo t 2 - t1. L'accelerazione media in un intervallo molto piccolo di tempo coincide con l'accelerazione del corpo in quell'istante di tempo. Notiamo come, dalla definizione stessa di accelerazione, si ricava che a m pu essere positiva, quando la velocit finale v2 maggiore della velocit iniziale v1, ossia quando la velocit aumenta. L'accelerazione di un corpo pu essere zero quando la velocit finale v2 coincide con la velocit iniziale v1. Infine, l'accelerazione di un corpo pu anche essere negativa, quando la velocit finale v2 minore della velocit iniziale v1: in questo caso diciamo che il corpo decelera. Quesito: Supponiamo che un corpo abbia velocit pari a 10 m / s. Dopo 20 s la sua velocit aumentata a 30 m / s. Qual la sua accelerazione media? Risposta: Per trovare l'accelerazione media del corpo sufficiente applicare la formula che definisce l'accelerazione 2 media: am = (v2 - v1) / (t2 - t1) = (30 m / s - 10 m / s) / (20 s) = (20 m / s) / 20 s = 1 m / s .

Quesito: La posizione di un corpo in caduta libera viene misurata ogni secondo. Il corpo si trova alle seguenti distanze dal punto di partenza: s0 = 0, s1 = 4.9 m, s2 = 19.6 m, s3 = 44.1 m. Si calcolino le velocit medie e le accelerazioni medie nei vari intervalli di tempo. Risposta: Andiamo per prima cosa a calcolarci le velocit medie nei vari intervalli di tempo. Tra 0 e 1 s la velocit media v1 = 4.9 m / 1 s = 4.9 m / s. Nel secondo intervallo di tempo, compreso tra 1 s e 2 s, la velocit media v 2 = (19.6 m 4.9 m) / 1 s = 14.7 m / s. Nel terzo intervallo di tempo, compreso tra 2 s e 3 s, la velocit media v 3 = (44.1 m - 19.6 m) / 1 s = 24.5 m / 1 s = 24.5 m / s. Come si pu notare la velocit di un corpo in caduta non costante ma aumenta al passare del tempo. L'accelerazione media nel primo intervallo di tempo a1 = (v2 - v1) / (1 s) = (14.7 m / s - 4.9 m / s) / (1 2 s) = 9.8 m / s . Analogamente possiamo facilmente calcolare l'accelerazione media nel secondo intervallo di tempo: a 2 = 2 (v3 - v2) / (1 s) = (24.5 m / s - 14.7 m / s) / (1 s) = 9.8 m / s . Scopriamo che l'accelerazione media non cambiata: come 2 vedremo, un corpo in caduta libera, si muove con un'accelerazione costante e uguale a g = 9.8 m / s .