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ELABORATO di BARBAGALLO MORENA classe III B CONCORSO NAZIONALE di PROSA XII EDIZIONE G.

MACHERIONE CALATABIANO RACCONTA UNA STORIA ESPERIENZE di LAGER Mi hanno portato qui poich sono un ebreo, figlio di ebrei. Oggi mi hanno selezionato tra i pi forti, mi hanno rasato i capelli, spogliato dei miei indumenti e mi hanno dato un pigiama a righe, leggero, da mettere, poi mi hanno strappato il dente doro che ricopriva un mio molare devitalizzato, con un ferro caldo hanno inciso sulla mia pelle un numero, mi hanno privato della mia identit, adesso non so nemmeno chi sono! Sono appena le tre del pomeriggio, lo capisco dalla posizione della mia ombra proiettata dal sole; ci hanno privato di ogni cosa, non ci fanno mangiare, n parlare, n bere, ci permettono di sentire il dolore sulla nostra pelle. Mi ritrovo nel lager situato ad Auschwitz Birkenau, in Polonia. Questo campo recintato da un filo spinato, un uomo ha cercato di scavalcarlo per uscire, ma rimasto fulminato dalla corrente elettrica. Quando arrivai al campo vidi di fronte a me un enorme cancello con una grande scritta: Arbeit Macht Frei cio Il lavoro rende liberi e grandi torri dove alcuni soldati tenevano puntate verso di noi le mitragliatrici. Sto incominciando a capire solo adesso dove mi trovo: linferno in Terra. Inizio ad avere fame, cerco qualcosa da mangiare, ma improvvisamente arriva un soldato e con la forza mi porta altrove. Stanno incominciando a bastonarmi terribilmente, sento ogni bastonata, una ad una come fosse una pugnalata dritta al cuore, finalmente hanno smesso, sanguino da ogni parte, li vedo ridere, si divertono vedendomi in questa condizione. Mi stanno facendo correre adesso, una corsa interminabile; un anziano appena svenuto, chiss dove lo portano. Mi sto affaticando molto, con altri prigionieri abbiamo corso, saltato, ci hanno fatto girare in tondo con delle pietre sotto i piedi, forse vogliono mettere a dura prova la nostra resistenza, ed ecco che ci bastonano nuovamente! Ma cosa vogliono da noi? Non abbiamo fatto del male a nessuno! Perch mai questa violenza? Ed ecco che si fa buio, ci portano come dei cani altrove, ci mostrano una porta, forse passeremo la notte l; appena entrati ci sono delle cuccette di legno che arrivano al soffitto, dovremmo passare la notte qui, ma la stanza piccola e le cuccette

sono per poche persone. Mi sono posizionato nel mio cantuccio, sento strilli e cani che abbaiano, mi tappo le orecchie, non voglio sentire, sto pensando a mia moglie e mia figlia di appena un anno, chiss dove saranno, voglio scappare, gridare al mondo intero che tutto ci finisca. Sento ancora il profumo di mia moglie. Vorrei averla accanto. Non so se viva, se sta bene. Spero non le abbiano tagliato quei lunghi capelli castano chiaro. Ricordo che, ogni sera, dopo aver coricato la piccola Leah, scioglieva la treccia e pettinava dolcemente quei capelli lisci come la seta. Finch io non la chiamavo, lei restava davanti allo specchio. Rahel, vieni a dormire. Se la piccola nota la luce accesa si sveglier. Allora Rahel, senza far rumore, veniva a coricarsi. Alta e magra, per me era la donna pi bella del mondo. Mi bastava un suo splendido sorriso per avere il mondo tra le mie dita. E poi c la piccola Leah. Ricordo ancora quando nacque. Era tale e quale a sua madre, ero felice immerso nella serenit del mio piccolo focolare domestico. Sarebbe stata bella come lei, crescendo. Non voglio che subisca violenze. Ha ancora una vita davanti. Vorrei tanto avere notizie delle mie donne. Non mi vergogno a dirlo, ma sto pregando il mio Dio, perch protegga la mia famiglia. Mi guardo intorno, ci sono molti uomini: chi piange, chi fissa il vuoto, chi pieno di speranza come me, chi si dispera e chi vuole andar via da questo inferno. Questo baracca sudicia, puzza, i muri sono sporche i dal soffitto cade acqua. Sento le voci dei soldati tedeschi, uno di loro entra nella nostra baracca, ci guarda uno ad uno, colpisce con un bastone un ragazzino e ridendo va via. Inizio a provare una sensazione di odio, se potessi li ucciderei uno ad uno questi maledetti soldati tedeschi, ma forse no: alla violenza non si risponde con la violenza. appena mattina, questa notte non ho riposato molto, ma ho pensato intensamente alla mia famiglia, ci mi ha rincuorato. Veniamo svegliati di soprassalto dai tedeschi, con la violenza ci portano in un campo, facendoci lavorare al freddo, tutta la giornata. Mi hanno fatto trasportare massi pesantissimi, ogni volta che cadevo mi bastonavano senza piet, volevo gridare basta! ma sapevo gi quale sarebbe stata la mia fine. Sento urlare sempre pi, al mio orecchio arriva il suono delle fucilate e donne che gridano.

appena un giorno che mi trovo qui, e mi sento sempre pi debole. Ho fame, ma non ci fanno mangiare. Non mi sento pi le gambe, ho sprecato tutte le mie energie e la mia resistenza, cado a terra, ecco che mi bastonano nuovamente, ma molto violentemente. Prendono il mio corpo, ancora capisco qualcosa, mi trovo in una stanza tutta grigia e dinanzi a me c una doccia. La mia ora arrivata!