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ELABORATO di PROIETTO LUCA classe III B CONCORSO NAZIONALE di PROSA XII EDIZIONE G.

MACHERIONE CALATABIANO RACCONTA UNA STORIA LOTTARE PER LUNITA Il sole era molto basso ormai e il cielo si dipingeva dei meravigliosi colori giallo - rossastri che facevano da contorno alla piccola cittadina di Randazzo. Il 3 maggio 1860 lentamente si stava consumando e io , Tonio Bonomo, ritornavo faticosamente a casa. Era stata una giornata dura ma aveva dato i suoi frutti perch con me portavo a casa un cesto pieno di spighe di grano da cui poi avrei ricavato della farina pagando quella maledetta tassa sul macinato imposta dai Borboni. Nella piazzuola del paese si udiva il banditore che a gran voce gridava: Esclusivo! Esclusivo! Comprate il giornale. Ultimissime su Garibaldi. Subito e con molta sveltezza mi avvicinai e acquistai il giornale con quei pochi spiccioli che avevo. Lo lessi. Diceva che Garibaldi, sollecitato dai mazziniani, stava organizzando una spedizione per liberarci dalloppressiva e troppo arretrata monarchia borbonica. I miei occhi si illuminarono e cominciai a capire che la liberazione era vicina, anzi vicinissima. Sul giornale era anche scritto che Garibaldi e il suo esercito sarebbero partiti il 5 maggio dalla cittadina di Quarto, vicino Genova, per poi sbarcare a Marsala. Arrivai a casa e raccontai tutto a famigliari, vicini e amici. Ero felice perch cos facendo lItalia sarebbe diventata unita e noi siciliani indipendenti. La stessa notte con un gruppo di amici decidemmo di partire per Marsala e aiutare i Mille a liberare la Sicilia. Allalba del giorno seguente salutammo a malincuore i nostri parenti, gli affidammo i campi e con pochi viveri, chiusi in un fagotto, partimmo. Il viaggio fu lungo e faticoso con poche soste perch ci eravamo messi in testa che, secondo i nostri calcoli, Garibaldi e il suo esercito sarebbero arrivati a Marsala l11 maggio e non potevamo perdere questa grandissima possibilit. Cos, allalba del 10 maggio arrivammo sfiniti a destinazione. Alloggiammo in una piccola locanda in attesa che arrivasse il grande giorno. Lindomani, 11 maggio 1860, allalba eravamo gi pronti e impazienti di vedere il nostro liberatore. Con noi altre persone aspettavano larrivo. Dopo alcune ore il porto si riemp. Allorizzonte si vide una piccola luce, una lucetta che si avvicinava a noi lentamente e si ingrandiva sempre di pi fino a definire una forma. Erano due navi soltanto e appeso

allalbero maestro cera il tricolore italiano. Erano il Piemonte e il Lombardo, le due navi di Garibaldi. La folla esplose in un applauso e ammirava attentamente ci che stava succedendo. Con gran fracasso fu buttata lancora. Scesero dalle navi delle persone con delle giubbe rosse. Erano di bassa statura e marcivano tutti con lo stesso passo. Erano studenti, medici e contadini che si erano arruolati per un unico motivo: ottenere unItalia unita. I Mille si posizionarono di fronte alla nave e da l scese un uomo a cavallo: Giuseppe Garibaldi, il cacciatore delle Alpi. Era alto e in unet abbastanza matura, aveva una barba molto folta di color castano e indossava la tenuta sudamericana con poncho e la famosa camicia rossa. Arriv tra di noi e ci fu un silenzio di tomba. Garibaldi parl e disse chiaramente:Sono venuto qui per liberarvi dai Borboni in nome di Vittorio Emanuele II. Chi con me mi segua. Io e i miei amici non ci pensammo un attimo a seguirlo. Il generale si riforn di viveri e cominci a marciare verso Calatafimi. Il tragitto fu faticoso ma a me non interessava, ero pronto a combattere. La prima battaglia arriv il 15 maggio a Calatafimi dove con grande astuzia e tattica sconfiggemmo i nemici uscendone vittoriosi. Marciammo per Palermo dove dopo tre giorni di scontri violenti ottenemmo unaltra vittoria entrando vittoriosi a Palermo e accolti dalla popolazione in modo festoso. Non pass molto tempo che ci rimettemmo in marcia diretti a Milazzo dove arrivammo solo il 20 luglio 1860. Qui ci scontrammo definitivamente con le truppe del Regno delle Due Sicilie con a capo Ferdinando Beneventano Del Bosco. Lo scontro si accese alle 6.30 del 20 luglio e al grido di Garibaldi cominciammo a combattere spietatamente. Sguainammo le spade dal fodero e con abili mosse il campo di battaglia si riemp subito di morti. In lontananza si vedeva la citt coperta dalle sue mura e in tanto continuavamo a combattere fino a quando ottenemmo la meglio e li sconfiggemmo definitivamente. Sul campo di guerra erano presenti 51 morti, 80 feriti e 25 prigionieri e dispersi chiss dove. Finalmente ero felice. Dopo tante battaglie e dopo tante avventure la Sicilia era libera, indipendente e in attesa di essere annessa al Regno dellAlta e Centro Italia.