Sei sulla pagina 1di 7

ELABORATO di MANNINO GIULIA classe III B CONCORSO di NARRATIVA - XIV EDIZIONE Ama chi sei e nessuno sar mai

i come te Bebe: il coraggio Beatrice, chiamata da tutti Bebe, non sapeva che la sua banale influenza sarebbe diventata un incubo. Quella era una sera come tutte le altre per Bebe: era appena tornata da scherma, lo sport che pratica da quando era piccola e che ama tanto, era molto stanca e non vedeva lora di mangiare la calda minestra che la mamma le aveva preparato ed andare a letto. Posata la borsa e appeso il cappotto, Bebe sent la mamma rimproverare i fratellini pi piccoli per tutti i giocattoli in disordine Bambini, sistemate i giocattoli, pronto a tavola!- poi not Bebe che, con laria stanca, andava a sedersi al tavolo, e disse Bebe, come va? Mi sembri molto stanca, forse non saresti dovuta andare a scherma oggi. Mamma, sto benone. Non mi perdo una lezione di scherma solo per una banale influenza. Banale influenza, quello che pensavano tutti quella sera, fino a quando Bebe, Bebe! Ti senti bene? diceva preoccupata la mamma le salita la febbre, guarda diceva a pap che si affrettava a prendere un telefono per chiamare la dottoressa. Mamma, pap, che succede? urlava la sorellina di Bebe preoccupata. Niente piccola si affrett a dire la mamma va a guardare i cartoni. La piccola obbed senza pensarci: solitamente mamma e pap non le facevano guardare i cartoni la sera. Pap chiam la dottoressa che gli sugger di andare al pronto soccorso. Bebe era svenuta, aveva un ematoma sulla fronte, fra le sopracciglia, e uno sul petto. La mamma pens che se li era procurati mentre si allenava a scherma quel pomeriggio. Cosa stesse succedendo entrambi i genitori non lo sapevano. Ci che sapevano in quel momento era arrivare al pronto soccorso. Bebe stava molto male, aveva perso i sensi. I medici del pronto soccorso capirono al volo la situazione e senza perdere tempo consigliarono il ricovero in ospedale. stata subito visitata, fatti i dovuti accertamenti, fu difficile ai dottori comunicare la notizia: Bebe era stata colpita da una grave meningite da meningococco. La mamma non pot evitare le lacrime. Era gi tardi, i genitori di Bebe dovevano lasciare lospedale, cosa che il loro cuore non voleva. Dovevano, cerano i piccoli a casa, dovevano prendere loccorrente per Bebe pertanto

sarebbero tornati da lei il pi presto possibile. Bebe era l, sul letto, accudita da gentili infermiere, tornata in s cerc la mamma. La mamma fu avvisata, e non ci fu cosa pi bella

per lei vedere la sua piccola con gli occhi aperti. Non lavrebbero mai lasciata i suoi genitori, mai! Sapevano della gravit della situazione, ma la cosa pi giusta da fare era quella di rendere consapevole Beatrice di ci che stava accadendo. Mano nella mano, i genitori di Bebe si facevano forza e ne davano tanta anche alla loro piccola. Distesa nel letto cera il loro angelo biondo, sul cui viso cerano sempre pi ematomi, ma due grandi occhi azzurri, forse un po deboli. Era solo linizio di una lunga avventura a dir poco difficile. Il giorno dopo era il compleanno della sua migliore amica. Bebe volle chiamarla subito per dire che non sarebbe potuta andare alla sua festa di compleanno e che le dispiaceva moltissimo, ma lamica, che aveva avuto notizia del malore di Bebe, la rassicur dicendo che avrebbe rimandato la festa. Bebe fu pi tranquilla: non voleva assolutamente mancare alla festa della sua migliore amica. Era molto coraggiosa e solare ed anche dalla situazione pi difficile avrebbe saputo trarre qualcosa di positivo. Senza pensarci due volte, i genitori di Bebe decisero di far sapere alla figlia ci che stava accadendo. Non avrebbero preso alcuna decisione senza il consenso della figlia. Lei era determinata e decisa, sapeva assumersi le sue responsabilit e affrontava senza problemi qualsiasi ostacolo le si trovasse davanti. Proprio per questo i genitori le parlavano come se stessero parlando ad unadulta. Bebe disse pap io e mamma dobbiamo parlarti. Cosa vi ha detto il dottore? tutto a posto? Posso tornare a casa? disse Bebe frettolosa. Fammi parlare un secondo disse pap con unespressione preoccupata importante che tu sappia quello che successo, difficile, ma tu puoi farcela: hai una grave forma di meningite. Bebe assunse unaria interrogativa e preoccupata. Meningite causata da meningococco, un batterio. Bebe continuava a non capire, cosa ne poteva sapere lei, a dodici anni, del meningococco? Comunque annu, aveva capito che la situazione era abbastanza grave. Si pu fare qualcosa? Cosa mi succeder? disse. Non lo so, per il momento non lo so. So solo che ti trasferiranno in un altro ospedale dove hanno apparecchiature adatte. Noi verremo con te, ovviamente. Va bene disse con tono tranquillo per evitare che il viso della mamma diventasse ancora

pi pallido. Aveva capito al volo la situazione, ma non aveva mai pensato al peggio. Gi una notte in ospedale era stata faticosa, ma larrivo nel nuovo ospedale fu meno traumatico: cerano molti ragazzini della sua et ricoverati e vederli fu per Bebe un sollievo, almeno non era lunica; poi cerano tante infermiere gentilissime che giocavano con i ragazzi e la sua famiglia le era sempre accanto. Bebe non stava bene. Di giorno in giorno si sentiva peggio. Era coraggiosa, si, ma le mancava la scuola, i suoi amici, la sua cameretta, la scherma. Praticava scherma da quando aveva 6 anni e in quel momento avrebbe voluto avere in mano la sua spada. Passavano i giorni, continuavano le visite, la febbre persisteva. Se per i dottori fu difficile comunicare la malattia che aveva colpito la ragazzina, figuratevi la difficolt che ebbero nel comunicare la nuova notizia scaturita dalle recenti visite. Abbiamo fatto molti esami su Bebe ed ecco i risultati: Bebe ha una grave forma di meningite da meningococco, questo lo sapevate gi. Purtroppo temo che questa meningite degeneri in una setticemia. Abbiamo ripetuto gli esami pi volte per evitare di sbagliare, ma tutti danno lo stesso risultato. Questa infezione molto grave, perci temo che si debbano amputare le mani fino a sotto il gomito. Le mani? Non capisco disse pap. Si, lo so che difficile ma dobbiamo evitare che linfezione si diffonda, capite? Si, capiamo. Ci dia il tempo di parlarne a Bebe. Non prenderemo nessuna decisione senza il suo consenso. Adesso la situazione era davvero difficile. Bebe e le sue mani. Come si deve reagire in queste situazioni? Piangere? Tipico della mamma. Adesso per non doveva farlo, doveva dare coraggio e forza al suo angelo biondo. Cos i due genitori decisero di parlare alla figlia. Lei si che coraggiosa. Bebe stava riposando, ma appena sent lo scricchiolio della porta si svegli e sorrise ai suoi genitori. Loro ricambiarono, ma si capiva dai loro volti che qualcosa era successo. Bebe disse la mamma accarezzandole la chioma bionda Io e pap dobbiamo dirti una cosa: la tua malattia sta degenerando in una setticemia. Ci significa che c una grave infezione e per evitare che essa si diffonda Dobbiamo amputare le mani fino sotto il gomito continu pap. Bebe non parl, cercava di

trattenere le lacrime, ma non ci riusc. Piansero insieme. Appena si calm disse Va bene,

posso farcela. Bebe era grande, grande dentro. Ma pensare a ci che le stava accadendo la rattrist. Perch proprio a lei? Cosa aveva fatto di male per meritare tutto ci? Poi per, cambi la domanda: Perch non a lei? Gi, perch non a lei. C chi soffre di fame e di sete fuori da quelle mura. C chi non ha un tetto ne una famiglia Pens alla scherma, ai libri, alle penne, alle matite colorate, agli abbracci, alla palla, al viso pacioccone del fratellino pi piccolo. Potr mai pi giocare a scherma? Potr mai pi toccare la carta profumata dei libri, scrivere e disegnare? Potr poi abbracciare le amiche, mamma e pap o accarezzare il viso del mio fratellino? Potr, potr, quanti potr! Ma le sue mani Le vennero le lacrime agli occhi e pianse di nuovo, silenziosamente. Non erano molti i giorni passati in ospedale, ma per Bebe, che solitamente paziente, erano gi troppi. Arriv il giorno in cui sarebbero state amputate le mani. Paura, tanta paura. Se le accarezz per lultima volta guardando ogni singolo dito, ogni singola unghia. Doveva dire addio alle sue vere mani. Ma solo amputandole sarebbe guarita. Doveva farlo altrimenti tutto sarebbe peggiorato. Decise di non pensare pi alloperazione, decise di pensare a tuttaltro: magari allansia prima di un interrogazione. Si addorment e sogn la sua prima gara di scherma. Appena si svegli trov tutti accanto a se: mamma, pap, le zie e i nonni. Peccato che le sue amiche non potevano entrare in ospedale: le sarebbe davvero piaciuto stare un po con loro. Le sue mani, fino al gomito, non cerano pi. Voleva piangere ma resistette: lei era forte e coraggiosa, sarebbe guarita presto, lo sapeva o perlomeno lo sperava I giorni passano, lenti ma poco noiosi: simpatici ragazzi travestiti da clown venivano i pomeriggi a far giocare i ragazzi, a raccontare delle storie, a creare palloncini dalle svariate forme. Bebe per era triste: tra non molti giorni sarebbe arrivato il tredicesimo compleanno e di certo lei non voleva trascorrerlo in ospedale. Cos le venne unidea: avendo un programma vocale per il computer, dato che non poteva pi scrivere, avrebbe inventato una storia in cui avrebbe espresso il desiderio di tornare a casa il giorno del suo compleanno. Il suo medico, commosso, le diede il permesso, ma solo per il giorno del suo compleanno. Cos a casa ebbe lopportunit di stare un po nella sua cameretta, con i suoi fratellini e le sue amiche. Tornata in ospedale il dottore avvis i genitori: Bebe doveva passare dei giorni allinterno di una camera iperbarica, camera in cui c una pressione di gas differente a quella atmosferica, utile per una migliore guarigione della ragazzina. Lei inizi la 30terapia, senza sapere per che sarebbe durata 104 giorni. Il dottore diceva che il suo caso era

quasi un miracolo: la meningite che degenera in setticemia , nella maggior parte dei casi, fatale e, quindi, Bebe era pi che fortunata perch continuava a vivere con una forza grandiosa e sorprendente per la sua tenera et. Bebe guar, fortunatamente guar. Grazie alle protesi ritorn , piano piano, a scrivere e a disegnare, ma soprattutto torn a giocare a scherma. Nonostante le cicatrici sul viso causate degli ematomi, nonostante le protesi, Bebe si rialz in piedi affrontando tutto e tutti a testa alta. Aveva paura che a causa del suo fisico, non pi perfetto come prima, non sarebbe pi andata bene ai suoi amici e agli altri compagni. Impar invece che lesteriorit non conta. Bisogna amare se stessi per quello che si , bisogna amare i pregi e difetti del proprio carattere, le bellezze e le imperfezioni del proprio corpo. Chiunque la vedeva non notava mai nel suo viso le cicatrici, rimaneva affascinato dagli splendidi occhi azzurri. Sicura ormai di se, piena di forza e di coraggio per andare avanti, dopo pochi mesi Bebe gareggi con il fioretto attaccato alla protesi e vinse. Bebe un esempio per tutti coloro che hanno subito traumi durante la loro vita. Bebe, grazie al coraggio, dopo lamputazione delle mani, si rialzata nel vero senso della parola, dimostrando a testa alta che lei ce laveva fatta.

In unera di crisi in cui si ricerca la bellezza e la perfezione, accettare se stessi e le proprie limitazioni da EROI, eppure la grandezza dei sentimenti scaturisce da azioni di coraggio e forza danimo. Bisogna amare se stessi, distinguersi dagli altri, non uniformarsi mai alle mode, e lamore per il prossimo sar ricambiato con altrettanta determinazione.