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Per la critica della democrazia politica

di Mario Tronti
Avete fatto molto bene ad assumere il tema della democrazia attraverso una riflessione lunga, attraversandolo dal punto di vista teorico e attraverso gli autori che lo hanno approfondito. E concordo anche sulla preoccupazione che c nellassumere questo tema attraverso una formula cos decisa: per la critica della democrazia. Avete detto senza aggettivi. In realt se dovessimo comporre tutta la definizione dovremmo dire: per la critica della democrazia politica. Che non una aggiunta come le altre, ma la specificazione del tema. E io la assumo in assonanza ad unaltra formula che molto attinente a questa, molto simile, possiamo dire quella originaria. Voglio insistere sulla critica, che poi la mossa marxiana che ha assunto latteggiamento alternativo e antagonistico verso la societ capitalistica. Lassonanza appunto per la critica delleconomia politica. Dir poi del nesso che vi tra democrazia ed economia, di come sia cresciuto e si sia sviluppato fino ad una sorta di scambio e nello stesso tempo di identificazione tra le due dimensioni. Dire critica non solo lassunzione della formula, ma anche del metodo. Perch quando Marx diceva per la critica delleconomia politica, come sappiamo, assumeva tutta la tradizione teorica delleconomia politica, quando attraversava e faceva il grande lavoro anche di lettura dei testi degli economisti classici. Questo in un doppio senso: faceva s critica di quellelaborazione, ma assumendo poi contemporaneamente la sostanza del discorso. Per la critica delleconomia politica per lui voleva dire formulare la struttura della sua opera maggiore, Il capitale, nonch di tutti gli studi che lo precedevano, che usciranno come Grundrisse. Cera questo doppio livello: impegnarsi in qualcosa che deriva da una lunga storia moderna significa criticarla e assumerla come propria. Le riflessioni che prover a fare alla fine vanno nel senso di una messa in discussione anche di questo approccio marxiano alla critica delleconomia politica senza riuscire a fuoriuscire dalleconomia politica stessa, come ad un certo punto mi sembra sia accaduto per Marx. Per dare la dimensione dei problemi che oggi noi dobbiamo affrontare, dico che per noi critica delleconomia politica vuol dire che non pu esserci uneconomia politica alternativa. Il fatto che da Marx sia venuta una ricerca continua di unaltra economia politica, stato in fondo uno degli handicap che la tradizione marxista e poi la tradizione del movimento operaio ha assunto. Analogamente si pu dire per una critica della democrazia politica. Mi sembra di essere arrivato ad una prima conclusione: dire per una critica della democrazia politica presuppone la non possibilit o limpossibilit di una democrazia politica alternativa. E quindi una critica totale, di fondo. C un attraversamento teorico che stato fatto, che io in parte ho fatto, saggi a cui rimando perch non voglio riprenderli ora: il testo nel libro Guerra e democrazia, un saggio pubblicato sulla rivista Democrazia e libert. Oggi vorrei provare ad assumere il tema dal punto di vista della storia politica, pi che della teoria politica. Intanto diciamo che noi ci occupiamo

della democrazia dei moderni. Il discorso sulla democrazia degli antichi non ci interessa, ci porta fuori strada; il discorso continuamente riproposto della democrazia della polis greca e cos via. La democrazia dei moderni quella che sta dentro lo sviluppo del pensiero politico moderno, quel passaggio che va dal liberalismo alla democrazia. Perch c un passaggio anche di origine teorica della democrazia dal liberalismo, anche se non possiamo affrontarlo approfonditamente perch dovremmo ripartire da autori come Montesquieu, Locke, Rousseau e cos via. Assumerei proprio dal liberalismo alla democrazia, dallOttocento al Novecento come passaggio da cui iniziare: dal capitalismo libero concorrenziale al sistema del capitale sociale. Ha coinciso con la formula dello Stato interventista in economia, con lo Stato sociale, che ha visto il massimo di sviluppo della democrazia politica. Il rapporto quindi tra economia e politica, tra individuo e Stato, e questo rapporto passato nel Novecento attraverso esperienze politiche concrete. Due passaggi sono decisivi per comprendere appieno lo stato della democrazia politica oggi. Anzitutto il passaggio del totalitarismo nel Novecento e il passaggio della crisi dello Stato liberale che si verifica subito dopo la prima grande guerra; una sorta di crisi complessiva dello Stato, una grande crisi susseguita alla grande guerra, dove vengono fuori due grandi direzioni del problema della democrazia. Uno allinterno dei totalitarismo ed quello della nazionalizzazione delle masse, laddove la democrazia politica ha sempre a che fare con il concetto storico di massa. Laltra direzione la socializzazione delle masse, che ha preso spunto dopo la prima grande guerra dalla rivoluzione operaia in Russia e analogamente poi in Occidente, attraverso la forma politica dello Stato sociale, forma anchessa di socializzazione delle masse. Anche la grande guerra aveva operato queste due cose contemporaneamente, nazionalizzazione e socializzazione delle masse, per poi la declinazione che ne d la rivoluzione operaia alternativa. Poich quello che non era riuscito in fondo, o era riuscito solo in parte a tutto il movimento operaio socialista, cio organizzare i lavoratori e quindi socializzare lesperienza del lavoro, socializzare le masse lavoratrici e organizzarle attraverso i grandi temi non solo ideologici della solidariet di classe ma anche attraverso le forme politiche dei partiti e dei sindacati, ecco quello che non era riuscito fin l riesce attraverso la guerra. In fondo gli operai e i contadini vengono socializzati come soldati. una cosa su cui non si riflette abbastanza: nelle trincee della prima guerra mondiale c una grande forma di socializzazione, si dentro qualcosa che al di sopra di se stessi, dentro una forma guerra che imponeva sia la solidariet tra soldati sia la messa in gioco tra nemici. Non un caso che da qui la rivoluzione operaia in Russia si ponga come grande alleanza tra soldati e operai. Se si prendono i soviet si pu vedere questo misto, soldati e operai, soldati e contadini. l in fondo che c il germe della democrazia novecentesca. In questo caso un germe positivo. La guerra antiliberale, nel senso che provoca la grande crisi dellassetto liberale dello Stato politico e della societ politica. Da l in poi la soluzione del problema politico si divarica in due

grandi direzioni: la dittatura da un lato (da qua i totalitarismi negli anni 20 e 30, con anche la dittatura del proletariato subito dopo la rivoluzione), e la democrazia dallaltro. Dalla guerra, e poi dalla crisi che anchessa un portato della grande guerra, inizia il processo delle democrazie occidentali. Ma parte anche qualcosa di pi. Dopo la seconda guerra queste due direzioni diventano una sola. Nel senso che viene sconfitta la soluzione totalitaria e trionfa la soluzione democratica. Qui il destino della democrazia viene segnato in modo ormai definitivo, decisivo. Noi dobbiamo partire dalla democrazia del secondo dopoguerra che si presenta subito con la lotta contro il fascismo e nazismo, con la resistenza come la democrazia delle masse e dei partiti di massa. Attraverso questo strumento si acquisiscono conquiste, riformistiche in parte, assetti costituzionali avanzati, welfare, stato sociale, anche alcune forme di nazionalizzazione e di propriet pubblica. qui che comincia un rapporto tra Europa e democrazia che non cera mai stato, perch lEuropa era il luogo della grande tradizione liberale. La cosa pi europea non era lo Stato democratico, bens lo Stato liberale. Nel momento in cui vince laspetto democratico, anche in Europa comincia a vincere il modello americano. Perch se lEuropa era il luogo della forma e del pensiero liberale, gli Stati Uniti sono il luogo di nascita della democrazia moderna. Non a caso lopera fondamentale per la critica della democrazia politica continua ad essere quel classico che La democrazia in America di Tocqueville, dove troviamo il discorso non tanto di uno Stato democratico, quanto piuttosto di una societ democratica, perch la democrazia soprattutto societ. Leguaglianza degli individui, con tutto quello che comporta la forma del sistema politico. Insomma, se vero che emerge da bisogni inerenti ai passaggi di grande guerra in cui lEuropa era stata coinvolta, dire democrazia in Europa equivale a dire di una sua americanizzazione. Vorrei che lo si capisse, perch un punto essenziale. attraverso la democrazia che lEuropa si americanizza. Ed attraverso quel passaggio che si pu riassumere nella formula dalle masse alla massa. Le masse erano uno sfondo sociale articolato, allinterno del quale esistevano le componenti che definivano le masse, ovvero le classi sociali, e le espressioni delle classi sociali attraverso le forme politiche come sindacati e partiti. Invece questa massa indistinta che sempre pi diventer il luogo di formazione della scelta democratica. Si passa quindi dalla fase di nazionalizzazione e socializzazione delle masse ad una forma di massificazione della societ e dello Stato. Un passaggio dove nazionalizzazione o socializzazione, processi separati prima, diventano una cosa unica nella forma di massificazione sia della societ che dello Stato. Quando diciamo qual la vera democrazia, ci riferiamo a quella democrazia che nasce negli Stati Uniti dAmerica e viene esportata attraverso la guerra. Perch lesportazione della democrazia non qualcosa di oggi, una cosa che gli Stati Uniti hanno sempre fatto. Io sostengo che hanno esportato la democrazia in Europa attraverso la seconda grande guerra, riuscendo nel loro intento. Da quel momento in poi ci troviamo di fronte ad una sorta di democrazia reale. Io la chiamo cos, come socialismo reale; democrazia realizzata e socialismo realizzato, si pu dire anche in questo modo. E questo il dato per me di partenza. Quando cera il socialismo reale nellUnione Sovietica, cerano anche quelli che criticavano

quella forma di socialismo e che avevano sempre in mente un socialismo ideale che si poteva realizzare in altro modo. Ma la forma di realizzazione di un ideale sempre talmente forte, ha una tale potenza in s che non permette nessuna alt ra alternativa di carattere ideale. Oggi sostengo che non possiamo pi parlare di socialismo, perch una parola che si consumata in una realizzazione storica che lha di fatto abolita come possibilit ideale. La realizzazione della storia ha una potenza invincibile con cui noi dobbiamo sempre fare i conti. E non possiamo salvare lidea da una sua realizzazione gi data. Non possibile ripresentare il modello di socialismo, per quanti sforzi di specificazione si facciano rester unopera vana. Il socialismo stato quello l. Analogamente per me accade per la democrazia reale. La democrazia appunto quella americana. E possiamo anche dire mille cose su una democrazia diversa, ma non approderemo a nulla perch la realizzazione di quellidea di democrazia cos come si incarnata in quel paese e poi esportata in altri paesi, compresa lEuropa, una cosa che ha definitivamente chiuso la partita. E questo il tema del nome e dei nomi. Per cui la democrazia intanto non un valore. Dalla definizione la democrazia un valore traggo lidea del suicidio del movimento operaio. Quando il movimento operaio ha detto questo, insomma, l si voleva dire chiudiamo la storia del movimento operaio, questo era il senso di questa affermazione. Io ho scritto una frase in La politica al tramonto che non stata veramente presa sul serio, perch ci comporterebbe una ricollocazione teorica, cosa che la pigrizia intellettuale in genere non ama molto: si diceva che il movimento operaio non stato sconfitto dal capitalismo ma stato sconfitto dalla democrazia. Il movimento operaio con il capitalismo ha avuto un rapporto di lotta alla pari. Sono state due potenze che si sono affrontate, una grande epoca della lotta di classe, dalluna e dallaltra parte ci sono state vittorie e sconfitte, ma non c stata una sconfitta del movimento operaio nel confronto con il capitalismo come potere diretto. C stata invece una sconfitta attraverso la democrazia, delluniversalismo democratico che aboliva le differenze di classe. Quando Carl Schmitt ha parlato della democrazia, soprattutto nelle importanti pagine di Dottrina della costituzione, dice che la democrazia il principio di identit . La democrazia per natura identitaria. La democrazia nemica della differenza. Questo per esempio il pensiero femminile lo ha capito molto bene e ha rappresentato uno degli spunti pi avanzati di critica della democrazia, soprattutto quella parte di femminismo che ha puntato sullidea e pratica della differenza. Perch la democrazia identit; non masse ma massa, massificazione. E la democrazia ha una dimensione fortemente quantitativa. In questo la democrazia molto vicina alleconomia. Economia e democrazia hanno in comune questa dimensione quantitativa della vita. Della vita reale, dellesistenza. il quanto, dove il quale scompare, non ha pi nessuna presenza e consistenza. Quindi, la democrazia in questo caso veramente organica al capitalismo, molto pi di quanto non lo fossero il liberalismo o la tradizione liberale, o anche la tradizione individualistica del liberalismo. Non vero che la cifra

vera del capitalismo lindividuo. Lo possiamo dire noi che abbiamo attraversato il Novecento e che abbiamo visto lesito del capitalismo maturo; semmai questo lo poteva dire chi ha vissuto il capitalismo dellOttocento. Ma chi ha vissuto il Novecento e ne ha colto lesito finale, postnovecentesco del capitalismo, ha colto come non lindividuo lelemento centrale della societ capitalistica ma proprio la massa, la massificazione, lindividuo massificato. Che quantitativamente produce, quantitativamente consuma, quantitativamente scambia. La cifra del capitalismo la quantit. C un rapporto molto stretto allora tra democrazia e capitalismo, forse la forma del capitalismo democratico ne la forma matura e conclusiva. Di nuovo appunto quella forma che va dallAmerica allEuropa. Per cui la qualit anticapitalistica. Ragionando su come riproporre una lotta per legemonia, per legemonia culturale, come lotta politica, vado dicendo che bisogna declinarla nella lotta tra qualit e quantit. Dobbiamo essere insomma i paladini del quale contro il quanto . Come si declina legemonia culturale capitalistica oggi? In due modi: quanti soldi hai, quanti voti hai . Queste due cose sono estremamente organiche tra loro. Si conteggia. Il calcolo la cifra di definizione della societ e della societ in cui viviamo. Voi guardate questo luogo che dovrebbe essere il luogo della politica per eccellenza, il governo politico di una nazione: che cosa fanno tutto il giorno questi signori? Stanno sempre l a fare i conti, con il tono dei ragionieri: queste sono le entrate e queste le uscite, questo il debito, bisogna rientrare dal debito, allora bisogna tassare di qua o di l. Tutto il giorno lo passano in questo modo. LEuropa politica non altro che un gruppo di persone che dice: attenzione, siete usciti, dovete rientrare nel debito. Questo il primato delleconomia, il primato della quantit. Come facciamo a staccare lidea e la pratica di democrazia da questo principio, che un principio assoluto? A proposito di democrazia assoluta, io intendo un principio di maggioranza. Io mi chiedo sempre: perch questo principio cos assoluto? Perch se la maggioranza decide una cosa quella la cosa giusta ? Non c alcun nesso tra queste due cose: la maggioranza decide la cosa sbagliata, come quasi sempre avviene, essendo una maggioranza massificata dentro un certo ordine, ordinata quindi dentro un sistema di consenso. Insomma, oggi la democrazia un principi o di maggioranza, cos come quando diciamo socialismo la propriet statale dei mezzi di produzione . Ecco perch oggi dire unaltra democrazia, come dire un altro socialismo non pi possibile. Proprio su questo si persa quella lotta per legemonia che era la sostanza della lotta di classe, perch le classi lottavano su questo terreno dellegemonia, su chi aveva la maggior forza di convinzione. Ma nel momento in cui le maggioranze non possono essere spostate, che si fa? Qual infatti lo spostamento possibile della maggioranza? Per esempio, c lillusione di fare una critica del capitalismo attraverso lespansione della democrazia, indirizzo che si rivelato ad un certo punto una grande tesi revisionista (il primo che lha elaborata stato Bernstein), per cui la democrazia politica man mano che si fosse sviluppata sarebbe dovuta diventare incompatibile con una forma capitalistica di

produzione e di scambio. Questa prospettiva risultata del tutto impraticabile. Il principio della democrazia una testa un voto, che si ripropone come cardine della democrazia politica, ci che lesperienza della rivoluzione operaia ha subito criticato . Lenin e i bolscevichi pensavano allinizio, anche se poi non sono riusciti a praticarla, che la cosa pi corretta fosse eliminare il principio una testa un voto. Infatti alcuni esperimenti dicevano il voto delloperaio vale tre e quello del contadino vale uno. Questo principio sostanzialmente antidemocratico corrispondeva di pi alla realt delle cose, e alla possibilit di cambiare le cose stesse. Nel momento in cui si accetta una testa un voto la prospettiva rivoluzionaria cade . Non solo oggi, ma questo avvenuto sempre nel passato dei sistemi politici capitalisti. Pensate a un referendum che dicesse: Volete abolire la propriet privata dei mezzi di produzione?, avrebbe la maggioranza dei consensi? Evidentemente no. Questo per dire che acquisire la pratica democratica dichiarare chiuso il processo rivoluzionario . la stessa cosa. Non c possibilit, a meno di non considerare la democrazia come si considerata nelle parti pi avanzate del movimento operaio, ovvero come il terreno pi avanzato di lotta per cambiare le leggi di sistema. Pi favorevole della forma totalitaria, del sistema politico dove la lotta politica, non essendo praticabile in modo aperto, diventava pi difficile. Ma allora qual era la soluzione? In alcune occasioni si verificata in alcuni partiti comunisti: ovvero il tema della doppiezza. Assumiamo il terreno democratico come terreno pi favorevole; diciamo che siamo per i sistemi democratici ma non perch la democrazia un valore universale, ma solo perch essa il terreno pi favorevole in cui proporre il superamento del capitalismo organizzando masse e lotte di massa. Al di fuori della doppiezza la democrazia non utilizzabile. Dobbiamo ragionare su un passaggio fondamentale, che stato il passaggio da classe a popolo. C un passaggio teorico che possiamo solo accennare, e che da approfondire. Questo passaggio implica anche quello da popolo a classe: in fondo la classe operaia ha unorigine di popolo. Noi durante lesperienza operaista abbiamo detto che la classe operaia aveva avuto questa grande importanza perch si era emancipata dal popolo . Era diventata qualche cosa di pi di popolo, era classe sociale. Anche se poi si verificato esattamente lopposto: la classe che si emancipata dal popolo stata reintegrata e reinclusa nel popolo. E quello che era stato il passaggio da popolo a classe si ridefinito come un passaggio da classe a popolo. Il popolo che precedeva la classe era una forma sociale ancora di base, mentre questo popolo che vince dopo la lotta di classe un popolo politico, proprio della sovranit popolare. Se riteniamo giusta la tesi di Carl Schmitt secondo cui tutti i concetti politici moderni sono concetti teologici secolarizzati, allora ci possiamo chiedere: che cosa secolarizza la democrazia? Questo un tema teorico specifico. Secondo me la democrazia politica secolarizza il concetto di popolo di Dio . Concetto antico, del primo testamento, il popolo scelto da Dio per una missione salvifica. Tutte cose e inflessioni che ritrovate molto organiche alla democrazia americana. Non solo quella di oggi, di Bush e dei neocons, ma alla democrazia americana cos come sorta. Non un caso che negli americani ci sia questo Dio sempre in

mezzo, nella costituzione come nel discorso del presidente. Deriva da l, dalla commistione tra religione e politica che implicita nella pratica e idea della democrazia americana. Perch il popolo americano il popolo di Dio, che lo ha scelto perch civilizzi il mondo ed esporti questa civilt in tutto il mondo. il popolo eletto, che produce attraverso le forme della democrazia e delle primarie. Questo il rapporto diretto che si stabilisce tra i cittadini e il potere, una forma immediatistica, non diretta ma immediata: dentro questo processo che il popolo parla, dando direttamente linvestitura al capo, il qual capo poi si incarica di una missione che deriva dal mandato popolare. Quindi tutto torna, nel senso che il popolo di Dio il popolo democratico . Per concludere, che cosa comporta questo? Una cosa anzitutto. Noi dobbiamo abbandonare una volta per tutte il principio di maggioranza. In questa forma sociale, nel criteri o politico che noi preferiamo, cio nel rapporto nemico -amico, la maggioranza il nemico. Noi dobbiamo elaborare un pensiero non dico antidemocratico, perch ci penderebbe pericolosamente dalla parte di soluzioni totalitarie che sono gi state viste: ma un pensiero non democratico, ademocratico. Un pensiero che non sia un pensiero politico democratico. E bisogna riproporre una grande teoria della minoranza: una teoria politica di questa come minoranza agente, una minoranza centrale. Una minoranza non marginale. possibile la centralit politica di una minoranza? Io penso di s, perch la ricavo da un modello allinterno della nostra formazione e del percorso che abbiamo fatto: un cammino con salti in avanti e passaggi che hanno negato quello precedente, ma sempre dentro una logica. E qui la logica del pensiero operaista c tutta. Perch la classe operaia era una minoranza. Noi combattevamo contro lidea che essa fosse classe generale, classe universale. la classe parziale. Nel momento in cui riconoscevamo alla classe operaia la sua parzialit riconoscevamo che era una minoranza. Anche se si fosse votato, nel momento in cui la classe operaia era centrale dal punto di vista sociale come di fatto allora era, anche allora nel contesto delle cosiddette maggioranze tutto il voto operaio compattamente inteso sarebbe stato un voto di minoranza rispetto allinsieme della societ. La classe operaia era minoritaria dal punto di vista qualitativo, ma qualitativamente centrale. Tanto vero che esprimeva politica, forma organizzata e cultura, appunto esercitava egemonia nella societ seppure in una posizione di minoranza. Quindi classe non marginale, tanto meno emarginata . Nella grande autorit di presenza politica. Qui c un ultimo passaggio teorico che bisognerebbe approfondire, e lo dico anzitutto a me che non lho ancora elaborato fino in fondo. Da un lato oggi dobbiamo contrapporre democrazia e libert. Dobbiamo declinare la libert in senso non democratico . E questo possibile farlo in molti modi, perch se democrazia opinione massificata, libert critica di tutto ci che . Ma, dallaltro, vi un altro passaggio molto pi delicato che pi tradizionale del pensiero politico classico: il rapporto tra legittimit e legalit. Questa minoranza ha una sua sostanza di legittimit che non corrisponde, che alle volte diversa dallo stesso concetto di legalit. Dobbiamo pensare la rivoluzione come una cosa che legittima anche se non legale . Dobbiamo rivendicare una legittimit senza legalit. una cosa che attiene al tema tra

eccezione e ordine. La legalit sempre il terreno dellordine, la legittimit nasce sempre dentro lo stato di eccezione, dove chi ha pi forza di rivendicare la propria legittimit chi decide nello stato di eccezione, che pu dichiarare e far accettare a tutti che la sua rivendicazione legittima anche se non legale dentro appunto le leggi dellordine esistente. Ecco, queste sono le cose che cerco. Quella della democrazia e della critica alla democrazia una frontiera che noi dobbiamo superare in un balzo, punto decisivo anche nello sviluppo del rapporto con il mondo che ci sta davanti e dentro cui noi siamo. Consideriamolo come un luogo di passaggio stretto, perch sono discorsi che non si possono fare dappertutto. Io li faccio con voi e non altrove. giusto farli con voi, al vostro livello: a questo livello di pensiero ancora libero. Al di la di questo c unopacit che non che impedisca di fare questo discorso: semplicemente un discorso che non si capisce, se lo fai in altri luoghi ti ritrovi occhi sbarrati. Insomma, mi raccomando di affrontare questo tema pulendo la testa da altre cose. Credo che sia un terreno molto proficuo, di scoperte possibili. Io ho dette solo alcune delle cose che stanno al di l di questa frontiera, ma ce ne sono molte altre. un discorso che apre ad altre dimensioni e che vi raccomando di continuare.