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Prisoner 709

CAPAREZZA
(Testi)

Il Reato Il Flashback
1 Prosopagnosia 9 Migliora la tua memoria con
Michele o Caparezza un click
Ricorda o Dimentica

La Pena La Tortura
2 Prisoner 709 10 Larsen
Compact o Streaming Perdono o Punizione

Il Peso La Rivolta
3 La caduta di Atlante 11 Sogno di potere
Sopruso o Giustizia Servire o Comandare

Lo Psicologo La Guardia
4 Forever Jung 12 L'uomo che premette
Guarire o Ammalarsi Innocuo o Criminale

Il Conforto L'infermeria
5 Confusianesimo 13 Minimoog
Ragione o Religione Graffio o Cicatrice

La Lettera La Finestra
6 Il testo che avrei voluto 14 L'infinto
scrivere Persone o Programmi
Romanzo o Biografia

Il Colloquio L'evasione
7 Una Chiave 15 Autoipnotica
Aprirsi o Chiudersi Fuggire o Ritornare

L'Ora d'aria La Latitanza


8 Ti fa stare bene 16 Prosopagno Sia!
Frivolo o Impegnato Libertà o Prigionia
1
1
Il Reato

Prosopagnosia
Michele o Caparezza

Rullino i tambur nuovi calembour, dischi e ancora tour, Whisky, Troubadour. In hotel frutta in più
nella nuova DUS. Non ho figli col grembiule nello scuolabus. Quando ascolto i miei coetanei
sembrano più grandi, è il vissuto che fa l’età non i compleanni. Io che mi comporto ancora come i
loro pargoli: tra le mani gli album e non riesco a completarli! Qualcosa sta bloccando l’ingranaggio,
“Siccome immobile” sto sul palco del 5 Maggio. Cantavo per fuggire dal mondo in un solo slancio,
ora che cantare è il mio mondo ne sono ostaggio. Non sono più lo stesso di un secondo fa. Nel mio
caso, fidati, pure un secondo fa. Al mattino la mia voce roca brontola, dice mettici una croce sopra,
Golgota.

And if you call my name I don’t recognize it, if I look at my face I don’t recognize it I don’t
recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it.

Ma quale tribuno del popolo, mi viene sonno dormo più a lungo di Tòtoro, fuori salta tutto in aria
con le molotov mentre sul divano accorcio il divario con Oblomov. Annoiarmi come fanno gli altri
in fondo è meglio, passo gli anni come Mastroianni in “8 e 1/2”. Scrivo, va bene, rileggo, non va
bene, esco. Vita breve, tipo “di Adele” senza le scene lesbo. Attaccato alla penna come la stampa al
cronista, le parole crociate come santa conquista, da stacanovista a “staccanovista” perché stacco
spesso e quando scrivo un pezzo qua stappano Crystal. Tanto per quanta fama ricevi avrà sempre
più paganti la fontana di Trevi. Non ha senso recitare la parte degli incompresi con tutti dalla mia
parte, con tutti così cortesi.

And if you call my name I don’t recognize it, if I look at my face I don’t recognize it I don’t
recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it.

Non mi riconosco più, prosopagnosia, sto cantando ma il mio volto non è divertito, quasi non
capisco più quale brano sia, ogni volta mi riascolto e sono risentito. Un video di chirurgia ricorda a
me stesso che può essere sgradevole guardarsi dentro fino a diventare oggetto del proprio disprezzo
e dire: ”Sono io sputato quello nello specchio!” E non aspetto altro che avere un altro aspetto, a
sorpresa vengono fuori come un terno secco bollori che tengo dentro come un thermos, ecco. Si
tratta ancora di me ma non è lo stesso, di riposo non ce n’è, qua non è l’ostello, faccio un ulteriore
passo, non dello Stelvio, via da questo umore basso livello sterco.

If you call my name I don’t recognize it. If I look at my face I don’t recognize it, I don’t
recognize it, I don’t recognize it, recognize it, recognize it! And if you call my name I don’t
recognize it, if I look at my face I don’t recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it, I
don’t recognize it, I don’t recognize it.

2
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La Pena

Prisoner 709
Compact o Streaming

Seven, o nine.. Seven, o nine..

Nel buio di una galera dalle barre chiuse non immaginiamo la catena ma le piume. Passano le
guardie tra file di facce mute, ci mordiamo lingue come capesante crude. Scordati qui, sullo scaffale
di un porta CD, che delusione, la casa di reclusione, pressati fino alla nausea, alla repulsione,
chiamami “Opera” che mi danno la prigione, niente premio Nobel, segui la mia traccia feromone,
709. Io sono il disco non chi lo canta, sto in una gabbia e mi avvilisco, il futuro sopprime colui che
negli occhi lo guarda, è un basilisco. Qua tutto cambia, prima tra i santi dopo sei l’anticristo, ho un
buco in pancia, qua non si mangia, neanche gli avanzi, visto? Prigioniero come fu mio padre nel
braccio del 1210, 33 giri nell’atrio, viaggi psicotici, sfregi. Portava un solco dentro che io non avrò
mai, ho solo un numero sul petto: 709!

Seven (seven o nine), o nine (quiete non hai) Seven (seven o nine), o nine (quiete non hai) dal
fine dell’hi-fi alla fine pena mai Seven (seven o nine), o nine (quiete non hai).

Sulla targhetta l’agente legge la cifra: “709” Il contatore o la muerte! É legge della cifra. Oggi che
la rete è l’unica, io giro con amo e lenza ma la gente ascolta la musica, non ascolta la coerenza e
sono mariuolo avido tra tanti ladri d’oro platino e diamanti, io mi immolo perché ho davanti, il mio
ruolo che mi inchioda, rabbi, e non sono più di moda, Calvin, sul mio conto slogan blandi, chiudi un
occhio quindi gioca a dardi con il mio di volto non di Giovanardi. Io copia fisica, in custodia
cautelare rigida o digipack. Chi mi vuole far visita, digita. Ho meno spazio che in una classifica
minicar. Sulle mie note qualcuno ci sniffa strisce di chimica. Musica pericolosa per finta: strisce di
Kriminal. Ho un titolo di studio stampato su copertina ma non mi prende nessuno qua non è più
come prima. Cerco me stesso quindi un supporto che ormai nessuno può darmi, puoi contarci, 709!

Seven (seven o nine), o nine (quiete non hai) Seven (seven o nine), o nine (quiete non hai) dal
fine dell’hi-fi alla fine pena mai Seven (seven o nine), o nine (quiete non hai).

Dal fine dell’hi-fi alla fine pena mai hai la fine penna e il mic quindi fila, impenna, vai! E allora sto
tra detenuti, non da me temuti voglia di elevare i contenuti, Scale che non si permette Muti, Prevedo
futuro, Baba Vanga. Decedo sicuro, pala, vanga. Porto nelle vene tanta rabbia. Non so contenere la
valanga.

Seven, o nine…

3
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Il Peso

La caduta di Atlante
Sopruso o Giustizia

Appena nato Giove m’ha regalato una biglia zaffiro mi disse: “Abbine cura, è una figlia che
t’affido”. L’ho tenuta sul mio cuscino fino al mattino ed ero pronto a tutto, perfino al martirio. Da
bambino era un pallino che portavo in classe sperando che il prof di latino non me lo bocciasse.
Cresceva d’anno in anno, stava diventando grande: prima palla da calcio poi palla da basket.
Divenne un globo che ruotavo in senso orario, più che un uomo sembravo uno stercorario. Fui
costretto a reggerlo come uno zaino, per il peso ho ancora gli occhi fuori, sembro Igor. Ero felice, di
tenere su quel mondo con le rive, superuomo come Nietzsche poi venne di colpo uno scossone nelle
nostre vite, aveva il corpo di Giunone ma il suo nome è Dike.

Del giorno in cui mi cadde il mondo addosso ricordo tutto pure l’ora e il posto, il contraccolpo
poi la stretta al collo, la stretta al collo, la stretta al collo.

Dike, una dea per molti, un’angoscia per gli empi, una benda sugli occhi che annoda coi lembi. Dal
pianeta le raccolsi una rosa dei venti, immaginavo i nostri volti da coppia nei lenti. Lei era la
giustizia che non si concede, io quello che la corteggia, che sta lì, non cede. Ero invaghito, miele, e
capivo bene che non ci sarei uscito a bere dell’idromele. “Ciao, mi chiamo Atlas” – petto gonfio,
anfora – “Lascio ogni ragazza, con questo mio corpo, afona. E tu, sarai mia. Ti voglio addosso,
canfora. Posso darti il mondo, il mondo, non la metafora!” Disse: “Non sono di nessuno, nemmeno
di Ulisse, e sono chiara e ferma come le stelle più fisse. Usi la forza e la ricchezza per le tue
conquiste? Non sei più forte ne più ricco sei solo più triste!”

Del giorno in cui mi cadde il mondo addosso ricordo tutto pure l’ora e il posto, il contraccolpo
poi la stretta al collo, la stretta al collo, la stretta al collo.

“Quindi rifiuti lo scambio di fedi? Quasi mi insulti mostrandomi i medi? Alza la fascia, guarda in
faccia e venerami, lady, per la mia stazza credi non abbia Venere ai miei piedi?” E lei: “Arretra
adesso, barbaro! Che tu sieda sul trono o sulla pietra dello scandalo a me interessa poco il tuo
pianeta bello e vandalo, piuttosto mi dò fuoco, sto più lieta dentro il Tartaro!” Ed a quel punto sono
io che non ci ho visto più… (l’ha stretta al collo, l’ha stretta al collo, l’ha stretta al collo..) La dea
che scappa sul selciato è l’ultimo ricordo, io che cado, dal mondo schiacciato mentre la rincorro.
Atlante e Dike, amore e psiche, terra e giustizia, fine della storia, fine del rapporto.

Del giorno in cui mi cadde il mondo addosso ricordo tutto pure l’ora e il posto, il contraccolpo
poi la stretta al collo, la stretta al collo, la stretta al collo.

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Lo Psicologo

Forever Jung
Guarire o Ammalarsi

Il rap è psicoterapia, quindi materia mia, block notes penna a sfera, via! Parto confuso come se
portassi a cena Mia Wallace, divento acuto, beh, Maria Callas. Fantasia a galla sopra fogli, sotto un
lumicino, ricordi con più decolli dei trolley a Fiumicino. Passo le ore al micro, mi è più vicino del
mio migliore amico. Porto una chaise longue nella studio session, rap autospurgo del mio lato
oscuro Manson, scrivo finché faccio fumo denso, finché perdo il braccio, futuro Nelson. Ti liberi se
parli il rap e non puoi dire il contrario tanto è “Parli il rap”. Ogni sputo mentre canto è una tavola
Rorschach, ho un nemico immaginario tu chiamami John Nash, I’m Jung.

Forever Jung, forevere Jung, forever Jung.

I veri padri del rap sono Freud e Jung, prima di dj Kool Herc e del folle boom, prima che la vecchia
scuola ci abbia messo rime su, potere alla parola prima di Francesco di Gesù. Guarda chi lo pratica,
ha seri problemi non basta la chiropratica, nah, gente prolissa col primo che a tiro capita, già,
l’analista ha la biro carica tra erotomani come solo Tinder sa, finte star, quarantenni che seguono
l’iter da Peter Pan, narcisi con ai piedi mille fan-Timberland, marciti nella bipolarità, yin e yang. Il
rap ha reso potente la gioventù, a carte scoperte la poker room, diventi paziente e dottore tu,
ringrazia la mente di Freud e Jung, si, Jung.

Forever Jung, forevere Jung, forever Jung (still Jung).

Me and my Adidas we be the original, trying to defeat us is gonna take a miracle. For 35 years they
been trying to get rid of me, now I appear hear rhyming in Italy King DMC is always gonna sing.
All the little kids are kings and queens. Positivity is all that he brings. With all this negative bullshit
it’s time for a change. Let it be known on every continent I’m coming to the show and stomping
shit Byford and Bannah told me not to quit I put my mind to it and accomplish it. I rock it like Sha
from The Funky 4 I’m grand like the wizard called Theodore. A lot like God so praise the Lord,
forever young forever more, forever Young!!!

Forever Jung, forevere Jung, forever Jung.

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Il Conforto

Confusianesimo
Ragione o Religione

Rabbi, papa, lama, imam, bibbia, dharma, sura, torah, pane, vino, kasher, halal, yom kippur,
quaresima, ramadan.

Hallo boys parte lo show spirituale come Osho con le Rolls Royce circola denaro losco come
l’offshore, non so voi, io vado a farmi una religone come Tolstoj. Anche gli scettici cercano una
risposta, se c’è il paradiso e qualcuno ce lo dimostra, caro Tiziano, altro che giro di giostra sarà un
giro di chupito tipo rito di Jonestown. Forse sarà l’età ma voglio un culto da osservare per essere
libero di privarmi della mia libertà che poi dicono: ”Vivi male, vivi male, per te ci vuole un
ministero dell’interno, non quello del Viminale, Viminale” Vorrei passare per un tipo sprituale,
come fare? Seguo tutte le religioni, tutte le religioni

Rabbi, papa, lama, imam, bibbia, dharma, sura, torah, pane, vino, kasher, halal, yom kippur,
quaresima, ramadan.

Prima che arrivi mio “bara day”, fondo mandala e dèi, prego per avere grazie, l’opposto dei galatei,
col divino in simbiosi cambio il vino in cirrosi alle nozze dei cananei, nei cortei religiosi con il
gregge di Pietro mi percuoto con i chiodi e con le schegge di vetro, micidiale il mio rapporto con la
gente di credo, GG Allin in confronto è più innocente di un feto. Sotto il minareto faccia al tappeto,
Apollo Creed, in Jamaica credo, mi faccio un dreadlock, rollo weed, al muro del pianto col volume
sulla mano oscillo come Guetta con la mano sul volume dell’impianto poi Buddha dice che
l’inferno è dentro, sarà vero, deve avergli fatto effetto l’habanero, invidio l’indio che venerava
l’aereo, almeno paracadutava viveri dal cielo.

Rabbi, papa, lama, imam, bibbia, dharma, sura, torah, pane, vino, kasher, halal, yom kippur,
quaresima, ramadan.

Passo alla meditazione ma dura per poco, io di natura nervoso, il tipo di uomo che recita il sutra del
loto poi dopo si butta nel vuoto vorrei raggiungere il nirvana come loro, idem, raggiungere i
Nirvana, non il loro leader, infedele quanto vuoi ma giuro sono mite anche se sembro roccia con il
cuore dolomite e ho un bisogno spirituale da colmare, da colmare, da colmare si confonde come un
poco d’acqua in mare, d’acqua in mare, d’acqua in mare ho un bisogno spirituale da colmare, da
colmare, da colmare si confonde come un poco d’acqua in mare.

Rabbi, papa, lama, imam, bibbia, dharma, sura, torah, pane, vino, kasher, halal, yom kippur,
quaresima, ramadan.

C’è una scienza dietro le religioni, il testo epico, l’impianto scenico, nuove barriere, nuove prigioni,
non mi immedesimo, confusianesimo. Confusianesimo, confusianesimo, confusianesimo,
confusianesimo.

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La Lettera

Il testo che avrei voluto scrivere


Romanzo o Biografia

Devo scrivere un testo, un testo che tocchi la vetta del Kilimangiaro, non di Spotify, lo colloco nella
scaletta e i concerti diventano dei formicai le rime talmente pungenti che sembrano concepite con il
braille e più che a parole somigliano a colpi thai! Un inno di generazione, profumo di spirito
giovane, gremito d’ogni citazione, Epicuro, d’Aquino, Aristotele, un testo prolifico che quasi quasi
lo intitolo “Gonade” e strofe che mandano a casa anche un nomade. Su “Mucchio” e “Rumore” non
più recensione alla cazzo di cane, vincerò un Grammy così da godermi il collasso di Kanye, non è
per niente “né carne né pesce”, l’andazzo di Ariel, ma ti rapisce e scatena le guerre, è il ritratto di
Paride. Vorrei scrivere un testo epocale, così bello che lo sento e sto male così teso che fa pure
male, così tetro che suona al mio funerale, così introspettivo che ne vedi le viscere, che chi lo sente
capisce me, che faccia di me quasi un viceré, come Richelieu, si intuisce che

Il testo che avrei voluto scrivere non è di certo questo il testo che avrei voluto scrivere non è di
certo questo perciò dovrò continuare a scrivere perché di certo riesco, prima o poi

Scrivo il migliore dei testi, Mogol e Lavezzi lanciatemi invettive. Così impegnato che il
cantautorato in confronto è da sguatteri di regime. Nei palazzetti pazzeschi sarò Palazzeschi,
“Lasciatemi divertire” prima che arrivi la fine, che passi il confine tra sciatica e minestrine io
scriverò un testo con un senso così contagioso che lo twitti, sarò più famoso di Gesù, no di più, più
famoso di Hello Kitty, così che corra meno rischi, al limite poi rimedio Friskies e sulla spiaggia si
farà l’alba senza falò di demo e dischi. Si che lo creo il testo che giuro vi stupirà, Il testo della mia
maturità inteso non come “maturità quinta liceo”, poi pubblico un disco di rarità così non sarà più di
rarità, ci metterò l’anima, ci metterò faccia ed ingegno, sarà una mina che lascerà il segno, come la
mina che lasci nel seggio, solo che cambierà in meglio (finché non cambierà il vento). C’è chi vuole
che io taccia adesso. Bene, meglio fare un pezzo strumentale che un cantato che non faccia testo,
l’importante è che si faccia presto.

Il testo che avrei voluto scrivere non è di certo questo il testo che avrei voluto scrivere non è di
certo questo perciò dovrò continuare a scrivere perché di certo riesco, prima o poi, di certo
riesco, prima o poi

Scrivo tanto ma non sono soddisfat.. scrivo tanto ma non sono soddisf../scrivo.. Scrivo tanto,
soddisfatto mai, sono il vanto per i cartolai e vado come un treno perché non mi sento arrivato, non
ascolto il giudizio del popolo intero perché non mi sento Pilato. Eh si, gente, sono esigente, non mi
interessa chi scalza me, sono alla ricerca come la tua offerta per le azalee, quindi andalé, andalé

Il testo che avrei voluto scrivere non è di certo questo il testo che avrei voluto scrivere non è di
certo questo perciò dovrò continuare a scrivere, a scrivere, a scrivere, a scrivere.

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7
Il Colloquio

Una Chiave
Aprirsi o Chiudersi

Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi, da come cammini, come ti vesti, dagli occhi
spalancati come i libri di fumetti che leggi, da come pensi che hai più difetti che pregi,
dall’invisibile che indossi tutte le mattine, dagli incisivi con cui mordi tutte le matite, le spalle curve
per il peso delle aspettative come le portassi nelle buste della spesa all’Iper, e dalla timidezza che
non ti nasconde perché ha il velo corto, da come diventi rosso e ti ripari dall’imbarazzo che sta
piovendo addosso con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto. Potessi abbattere lo schermo
degli anni ti donerei l’inconsistenza dello scherno degli altri, so che siamo tanto presenti quanto
distanti, so bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi.

No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave.

Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo, ma dietro c’è l’uncino e davanti lo squalo bianco
e ti fai solitario quando tutti fanno branco, ti senti libero ma intanto ti stai ancorando. Tutti bardati,
cavalli da condottieri, tu maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri. Sei nato nel Mezzogiorno
però purtroppo vedi solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti. La vita è un cinema tanto
che taci, le tue bottiglie non hanno messaggi. Chi dice che il mondo è meraviglioso non ha visto
quello che ti stai creando per restarci. Rimani zitto, niente pareri. Il tuo soffitto: stelle e pianeti. A
capofitto nel tuo limbo in preda a pensieri procedi nel tuo un labirinto senza pareti.

No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave.

Noi siamo tali e quali, facciamo viaggi astrali con i crani tra le mani. Abbiamo planetari tra le ossa
parietali, siamo la stessa cosa mica siamo imparentati, ci separano solo i calendari. Vai tallone
sinistro verso l’interno Caronte diritto verso l’inferno, lunghe corse, unghie morse, lune storte,
qualche notte svanita in un sonno incerto poi l’incendio. Potessi apparirti come uno spettro lo farei
adesso ma ti spaventerei perché sarei lo spettro di me stesso e mi diresti: “Guarda tutto a posto, da
quel che vedo invece tu l’opposto. Sono sopravvissuto al bosco ed ho battuto l’orco. Lasciami stare
fa uno sforzo e prenditi il cosmo. E non aver paura che…”

No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave. Una chiave, una chiave, una
chiave…

8
8
L'Ora d'aria

Ti fa stare bene
Frivolo o Impegnato

Hey, ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene, sono stufo dei drammi in tele, delle
lamentele delle star in depre, del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto, delle sere chiuso
per la serie culto, della serie chiudo e stiamo assieme punto. Soffiano venti caldi, siano rimasti in 20
calmi e sono tempi pazzi, fricchettoni con i piedi scalzi che diventano ferventi nazi, fanno il G8 nei
bar, col biscotto e il cherry muffin, sono esilaranti nel ruolo di piedi piatti, Eddy Murphy. Scusa non
dormo sulla mia Glock 17 sognando corpi che avvolgo come uno stock di cassette, ora che mi fido
di te come di chi fa autostop in manette scelgo un coro come Mariele Ventre che mi faccia star bene
sempre!

Con le mani sporche fai le macchie nere vola sulle scope come fan le streghe. Devi fare ciò che
ti fa stare, devi fare ciò che ti fa stare bene. Soffia nelle bolle con le guance piene e disegna
smorfie sulle facce serie. Devi fare ciò che ti fa stare, devi fare ciò che ti fa stare bene.

Hey ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale prima che la rabbia mi strozzi mentre
premo sul collare, pare che il “brutto male” nasca spontaneo da un conflitto irrisolto, vadano a dirlo
a chi ha raccolto l’uranio del conflitto in Kosovo. Chi se ne sbatte di diete famose, di strisce nel
cielo e di banche, non vedo più ombre se accendo il mio cero al debunker. Non faccio come il tuo
capo, coperto di bende come Tutankhamon, non vivo la crisi di mezza età dove “dimezza” va tutto
attaccato. Voglio essere superato, come una Bianchina dalla super auto, come la cantina dal tuo
superattico, come la mia rima quando fugge l’attimo. Sono tutti in gara e rallento, fino a stare fuori
dal tempo. Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene!

Con le mani sporche fai le macchie nere vola sulle scope come fan le streghe. Devi fare ciò che
ti fa stare, devi fare ciò che ti fa stare bene. Soffia nelle bolle con le guance piene e disegna
smorfie sulle facce serie. Devi fare ciò che ti fa stare, devi fare ciò che ti fa stare bene.

Vuoi stare bene, stare bene, vuoi stare bene, stare bene… Risparmiare metà della fatica Cancellare
metà della rubrica Respirare soltanto aria pulita Camminare verso la via d’uscita, mi farà stare
bene Devi fare ciò che ti fa stare bene.

Devi fare ciò che ti fa stare, ciò che ti fa stare, ciò che ti fa stare bene. Ti farà stare bene.
Canto di draghi di saldi di fughe più che di cliché.
Ti farà stare bene.
Snobbo le firme perché faccio musica, non défilé.
Ti farà stare bene.
Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé.
Ti farà stare bene.
Questa canzone è un po’ troppo da radio, sti cazzi finché
ti farà stare bene.

9
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Il Flashback

Migliora la tua memoria con un click


Ricorda o Dimentica

Ciao, sei hai cliccato questo file di sicuro hai vuoti di memoria, lo scrissi perché non potevo
accedere alla posta e pensai: “Non ricordo le password, figuriamoci la storia!” Fra qualche anno
dimenticherò chi sono, cosa penso, che cosa mi piace e cosa detesto e infatti eccoti qui, come il
tizio di Memento, ok, ascolta sto pezzo e le rime dentro! Non aver paura di invecchiare, l’età che si
dimostra, attrae, vedi Persepoli.

Non aver paura di stonare, non le popstar, le campane suonano per secoli! In un mondo in cui tutti
competono, tu non cavalcare, monta la sella di Pegaso e ricorda di omaggiare il silenzio fingendo di
lasciare un fiore sulla tomba di Marcel Marceau.

Perdi colpi, va così, ma già migliora la tua memoria con un click.

Non venerare la modernità, è di plastica, negli anni 30 la modernità era la svastica. Qui c’è tensione,
non si respira s’ansima, è un crociera estiva ma nella stiva di un Admiral. Viaggia in macchina,
monociclo ed aliante, non nella tua stanza con il dito sull’Atlante, anime penano perché non vanno
mai da nessuna parte e poi quando potrebbero, nessuna parte. A sera spegni il telefonino, è un
apparecchio, infatti ti sta togliendo il sorriso. Rispetta la massa ma quella del tuo corpo non quella
che dà colpa ai politici ed “E’ uno schifo!” Accettare il dolore per apprezzare la vita è come
ingoiare un tizzone per apprezzare la pizza, ridicolo, pensare a chi sta peggio non ti fa stare meglio,
a meno che tu non sia cinico.

Perdi colpi, va così, ma già migliora la tua memoria con un click.

Ricorda, il tuo sesto senso è quello di colpa, e tutti ne approfittano almeno una volta perciò va bene
l’apertura verso gli altri ma all’entrata mettici almeno una porta, difenditi e difendi la cultura, non
scendendo in piazza ma scendendo in piazza per andare a cinema o a teatro che quando hanno
chiuso l’Odeon tutti protestavano, già, e in un anno nessuno che c’era andato… Non è vero che è
inutile il tuo diploma, inutile è discutere di glutei nel perizoma. Non tutti ti amano, diffidano
dell’icona, diventa santo e sarai di Mira come Nicola. Ascolta ciò che ti piace non ciò che piace che
piaccia, dimentica il karma, chiunque l’ha fatta franca. Se ti fanno sindaco ringrazia e inaugura
“Piazza Kiss” per vedere chi spiazza.

Perdi colpi, va così, ma già migliora la tua memoria con un click.

Niente di strano se all’ora del tè, non penso già affatto al piatto col petto di tacchino in consommé
rimesso da ieri in frigo all’era del pranzo. Niente di strano se a scanso di equivoci seri ho affisso
un cartello, non nego, di enfatici versi allo sportello bianco: ”Ricordarsi del piatto col petto di
tacchino in consommé”. Niente di strano se adesso soltanto, quelli mi dicono nero leggero su giallo
che in frigo c’è intatto il piatto col petto di tacchino in consommé. Niente di strano se quando del
frigo chiudo gelo e sportello non solamente la luce all’interno si smorza sul cibo e va via ma pure
la mia, pian piano sul cervello.

10
10
La Tortura

Larsen
Perdono o Punizione

L’ho conosciuto tipo nel 2015, visto che ancora ci convivo, brindo quindi “cin”. Da allora nei miei
timpani ne porto i sibili, ogni giorno è come fossi di ritorno da uno show degli AC/DC. Larsen
fischiava per la mia attenzione un po’ come si fa con i taxi, senza una tregua una continuazione ma
come si fa a coricarsi? Da solo nel letto a dannarmi, nella stanza cori urlanti. Di colpo leggevo i
labiali quindi basta coi romanzi. Lo potevo calmare al mare, quiete stellare, Antares. Con l’orecchio
preso a mazzate, Conor McGregor, Alvarez. Uno squillo ossessivo come un pugno sul clacson,
primo pensiero al mattino, l’ultimo prima di buttarmi giù dal terrazzo.

Fischia l’orecchio, infuria l’acufene. Nella testa vuvuzela mica l’ukulele. La mia resistenza è
quella zulu, cede. Se arriva Larsen te lo devi tenere.

Parlo di Larsen e metto mano alla fondina, alzo la cortina, sentivo fischi pure se il locale carico
applaudiva, calo d’autostima. Non potevo ascoltare la musica come l’ascoltavo prima, io Lagostina,
una pressione continua, la depressione poi l’ira. Mi rivolsi ad uno specialista che mi disse c’è una
sola cura, come prima cosa nella lista parla con l’orecchio, chiedi scusa, poi compresse, flebo
doppie, RM, ecodoppler, ecodiete, ecatombe, Larsen indenne, era stalker. Credevano che fossi
matto, volevano portarmi dentro, ho visto più medici in un anno che Firenze nel rinascimento.
Stress iniziano a dire, non sanno che pesci pigliare a parte quello d’aprile, vorrei vederlo sparire
ma…

Fischia l’orecchio, infuria l’acufene. Nella testa vuvuzela mica l’ukulele. La mia resistenza è
quella zulu, cede. Se arriva Larsen te lo devi tenere fino alla fine, fino alla fiiiiiiiiiiii

So come ama Larsen e so com’è ammalarsene, so che significa stare in un cinema con la voglia di
andarsene. Contro Larsen, l’arsenale, non pensavo m’andasse male, solo chi ce l’ha comprende
quello che sento nel senso letterale e poi non mi concentro, mi stanca, sto invocando pietà, Larsen.
Il suono del silenzio a me manca più che a Simon e Garfunkel. Nel cervello c’è Tom Morello che
mi manda feedback: “Hai voluto il rock, ora tienilo fino alla fine!”.

Fino alla fine, fino alla fine, fino alla fine…

11
11
La Rivolta

Sogno di potere
Servire o Comandare

Questa carriera m’ha già reso re ma senza bandiera, la banda tira l’acqua al suo mulino, sembra
Banderas, tutti mi vogliono risolutivo ed è una tragedia perché io sono come un ladro a Brico: frega
una sega! Freddo il mio corpo, voce che strilla, mi sento in galera, metto il mio volto sulla mia
spilla “Free Nelson Mandela“. Io vedo me come ammutolito, sepolto, in catena, se fossi re sarei
Ludovico II in Baviera. Come lui me ne sto nel castello in ciabatte a sentire il bordello che fa
Richard Wagner, se mi dicono il popolo intero c’ha fame rispondo: ”Mi spiace, perlomeno c’ha
l’arte…” Vorrei solo una vita serena, minchia, tutti mi chiedono di avere polso, non sono Serena
Williams. Da questa finestra la valle innevata è una meraviglia, è un mondo reale ma qui di reale
c’è solo la mia famiglia e

Via, sogno di potere, di potere andare via sogno di potere, di potere andare via. Vai via. Eins,
zwei, drei, vier. Sai che faccio? Adesso carico la slitta, la slitta. Oggi ho un incarico ma slitta,
ma slitta via. Vai via. Eins, zwei, drei, vier.

Sulle pareti quadri con i miei ritratti sovrani, i consiglieri bravi solo coi ricatti morali mi mettono
parole in bocca come impianti molari, ripetono la filastrocca come Gianni Rodari. Ognuno ha
smania di comando, punta al piano alto e si allena con il bracco: ”Cuccia! Bravo, Argo!” Pur di
essere incensato brucia palo santo. Io ci apro le lampo col tuo anello, caro Sauron! Tutti scalpitano
come stare all’ippodromo, io non voglio il mantello ma un abito comodo, no che non mi ci vedo nel
ruolo di Commodo, spero sia l’“Ultima” come quel gioco di ruolo del Commodore. Quanti esseri
umani su sto crocevia vorrebbero dire: “Ragà, su le mani!” con la voce mia. (“Ragà, su le mani!”).
Il bulletto comanda la periferia ma lo trapassano come un foglietto, comanda della pizzeria.

Via, sogno di potere, di potere andare via sogno di potere, di potere andare via. Vai via.
Eins, zwei, drei, vier. Sai che faccio? Adesso carico la slitta, la slitta. Oggi ho un incarico ma
slitta, ma slitta via. Vai via. Eins, zwei, drei, vier.

Io mi comporto come il Papa, al comando dico: “La chiesa andrebbe cambiata” – come il Papa
fosse un altro. Hai capito? Boicotto la cerimonia, rinuncio al rito, conquisterò la Polonia con un
sorriso. Poco adatto a governare come Ludwig der Zweite, non mi cambierai nemmeno a pugni e
testate, ho il pane sul tavolo per le scuri e le spade, Rouhani, col cavolo copro i nudi alle statue!
Non ho ambizioni da sire, non sono ostile, da piccolo non facevo il gradasso sulle giostrine e
quando ho voglia di guardare le stelle alzo gli occhi al cielo, non li abbasso sulle mostrine.

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La Guardia

L'uomo che premette


Innocuo o Criminale

Premetto che ho molti amici gay non sono conservatore come un Frigidaire li rispetto si direi, love
is in the air, sono solo sfumature, che ne dici Gray? Premetto che non lotto contro l’Islam non gli
butto uova addosso, Otto Bismarck, non ho nulla contro Alì, contro Simbad, sono più molesto io
con 8 drink card. Premetto di non odiare gli zingari è un problema strumentale, capiscimi, se prendi
il mio cellulare e inserisci il PIN vedrai che c’ho Volare dei Gipsy Kings. Premetto che sono
l’uomo che premette…

Premette il grilletto, premette il grilletto. Ora sono in manette, chi l’avrebbe mai detto. Io non
l’avrei mai detto, l’avrei solo premesso.

Premetto che non sono geloso nemmeno un po’, sono di vedute larghe come le GoPro, non siamo
dei robot, se posso tradire io, perché lei non può? Premetto che il gusto non si discute, punto, a me
basta che magnate tipo Rupert Murdoch. Premetto che rispetto i cani, pure il bulldog, che non urlo e
non insulto. Premetto che ho le orecchie attente se mi parli. Premetto che sono paziente se ritardi.
Premetto che non guardo quelle di 16 anni. Premetto che amo le vignette, se di Charlie. Premetto
che sono l’uomo che premette…

Premette il grilletto, premette il grilletto. Ora sono in manette, chi l’avrebbe mai detto. Io non
l’avrei mai detto, l’avrei solo premesso e bang bang bang…

L’uomo che premette sono io che non lo ammetto mai, al mio terzo like è “Terzo Reich”. Ira
sanguigna, sentenzio guai, bevo caipirinha con mezzo lime. Vado incontro agli anni non incontro
agli altri, non so controllarmi, da porto pazienza arrivo a porto d’armi. “Pronto darling, mi sono
involuto, adesso fotto Darwin”. Fuori dalla rotta ognuno è criminale alla deriva, di sensibile stavolta
mi rimane la gengiva. Non posso cambiare me, posso cambiare mira, l’invettiva è la mia malattia, la
malattia invettiva. Potessi mutare cute e tenere compresse, sedate, mute, come leonesse tra gabbie
chiuse, le mie premesse non mantenute.

Sono l’uomo che premette il grilletto, premette il grilletto. Cerchi l’uomo che premette, che
premette il grilletto? Lascia stare le celle, dà un’occhiata allo specchio e bang bang bang!

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13
L'infermeria

Minimoog
Graffio o Cicatrice

(I don’t recognise it) (I don’t recognise it) I don’t recognise it (I don’t recognise it) I don’t
recognise it

Eccomi su di un letto, mi radono il petto mi mettono gli elettrodi, iniettano gettiti sotto cute, loro,
sotto tute tipo Cernobyl, danno vari comandi, mani con aghi colanti, calmanti che inalo, tutti
davanti qui, Halo. Più sangue che ad Halloween, i battiti in calo, le lastre coi raggi x di parti di
cranio, raccolta d’urina come gli addetti in Autogrill. Accende indicatori, pulsioni sul led, le bende,
i tamponi, convulsioni, Tourette, prelievo campioni tipo Rhythm Roulette, già vedo dottori sulla
mia silhouette e fitta che vomito, zigzag nel monitor, bisturi sull’omero, oh oh, omicron. I chirurghi
sono Mickey Rourke, io Miki Munch, ho le loro dita addosso come un Minimoog.

(i don’t recognise it) (i don’t recognise it) If you call my name don’t recognise it If i look at my
face don’t recognise it If you call my name don’t recognise it If i look at my face, face, face,
fac-, fa-, f-

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La Finestra

L'infinto
Persone o Programmi

Solo accettando la finzione noi ritroveremo l’umanità…

Che venga la realtà virtuale, non ne ho nessun timore, tanto mi viene già da vomitare prima ancora
che mi metta il visore. Vago tra finti pedoni come in Grand Theft Auto e predicatori che gridano:
“Dio ci perdoni per averlo inventato!” Questa vita è finta come quello che passa per vero sul web, si
abbassa quel vetro fumé, vedo la banca non vedo più te. Non abbiamo creato il computer, è il
contrario datemi retta, siamo fake come i commenti e fake sta per “fa ke mi legga”. Si, sogno di
siliconarmi, sogno la Silicon Valley, tengo il mio naso sul monitor, mi rende euforico più di vernici
e collanti, io sto seguendo il mio scopo, mi trovo un lavoro e lo faccio con siti e portali, quando non
c’erano loro riempivate il vuoto giocando ai conflitti mondiali! E tu ti meravigli se siamo figli di un
app aliena? Si sa che progrediamo non veneriamo più Ra né Atena ma una specie di beta tester
celeste, non fa una piega, dai, è l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega-byte, in pratica tu sei

finto, io sono finto, l’universo è finto. Ed è meglio finto, è più bello finto, è più vero finto.

Questo non è il pianeta terra, questo è “Human Simulator”, top seller, mica come quello dei
dinosauri, vedi gli hanno dato bel po’ di stelle e ci giocano fino ai pollici anchilosati. Concetti
validi, tutto finto come certi invalidi, come i muscoli di certi bodybuilders, è inutile che cerchi un
alibi. In questo futuro che è simulato ogni computer è un simulacro, vecchi altarini spariscono
dall’isolato un po’ come il tuo Si rubato. Siamo dei sistemi operativi, figli performanti più dei padri,
parti dai disegni primitivi e non distingui più le foto dai quadri. Siamo fantocci, sicuro, siamo gli
androidi di Hiroshi Ishiguro, crediamo nel vero amore finché non ne arriva uno nuovo che lo
manderà a fare in c**o. E ti scandalizzi se ti rivelo che siamo finti? Proprio non realizzi che per gli
alieni tu manco esisti? Michele finto, orgasmo finto, nel piatto chele di granchio finto, da un giorno
all’altro cambiando filtro, noi siamo il parto di un algoritmo e si sta “come d’ autunno sugli alberi le
foglie” fatte di pixel, vuote le capsule in blister, metallari coi piatti ed il mixer, certo, è tutto

finto, io sono finto, l’universo è finto ed è meglio finto, è più bello finto, è più vero finto “io nel
pensier mi fingo”, “io nel pensier mi fingo”…

Solo accettando la finzione noi ritroveremo l’umanità: il sorriso delle hostess, fiabe della
buonanotte, lo spettacolo dell’arte, tu di che ti meravigli? Solo accettando la finzione noi
ritroveremo l’umanità: lo stupore per il regalo di compleanno, tutto bene grazie e tu? Tu di che ti
meravigli?

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L'evasione

Autoipnotica
Fuggire o Ritornare

La mia macchina è il cursore di una lampo sulla linea tratteggiata, guardo nel retrovisore dietro
me si sta scucendo l’autostrada, dal finestrino taglio il vento con il braccio, non posso più tornare
indietro, come faccio? Questa spazzola che oscilla sta guidando la mia mente ipnotizzata.

La collina è una distesa di cassetti vuoti, crisalidi dei miei sogni lepidotteri, dietro il velo di foschia
vedo i mostri, gesto dell’ombrello e via, Mary Poppins. Se questo asfalto non fosse grigio ma rosa
shocking non vedrei soltanto piccioni in giro ma fenicotteri. Lungo la strada del subconscio, respiro
piano, sub conscio che persino il mare cristallino ha del torbido quando scavo sul fondo. Ho traumi
sulle spalle come i confratelli che hanno su le statue, purtroppo a 6 anni ero terrorizzato da Gesù
morto. Paura del buio pesto, Boogeyman, paura del bulbo pesto, pugile. Magari sono superbo ma
non mi apprezzerebbero quindi scusa ma resto umile. Sono un gabbiano che ride dopo averla fatta
sul mio monumento, un volatile al volante, in alto anche se chiuso qui dentro.

La mia macchina è il cursore di una lampo sulla linea tratteggiata, guardo nel retrovisore
dietro me si sta scucendo l’autostrada. Autoipnotica, autoipnotica.

Tra queste lamiere mi sento come i Lumière, tralicci dell’Enel diventano torri Eiffel, la lingua è
babele e non ho traduttori, ahimè, ho così tante influenze che mi ammalerei se tentassi il ritorno in
me. Le vetture sono pendoli, mica macchine. Alla guida sono lento io mica Hakkinen, seguo fili che
tesso tipo aracnide, dalle onde sommerso, mito Atlantide. Ho capito che arrivo alla meta solo se mi
perdo, scosse dall’interno, sono l’epicentro, sorrido, sul volto solco un semicerchio e

La mia macchina è il cursore di una lampo sulla linea tratteggiata, guardo nel retrovisore
dietro me si sta scucendo l’autostrada auto ipnotica, auto ipnotica.

Fuggo da me stesso come se costui mi volesse un po’ come sé. Quando un uomo cresce come me, il
rischio può correre perciò dovrò correre.

La mia macchina è il cursore di una lampo sulla linea tratteggiata, guardo nel retrovisore
dietro me si sta scucendo l’autostrada.

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16
La Latitanza

Prosopagno Sia!
Libertà o Prigionia

And if you call my name I don’t recognize it, if I look at my face I don’t recognize it, I don’t
recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it, I don’t recognize it.

___________________ CREDITS ___________________

GRUPPO
VOCE – Caparezza
BATTERIA – Rino Corrieri
CHITARRE – Alfredo Ferrero
BASSO – Giovanni Astorino
TASTIERA VINTAGE e PIANOFORTE – Gaetano Camporeale

ORCHESTRA
VIOLINO – Marcello De Francesco, Fabrizio Signorile, Serena Soccoia, Pantaleo Gadaleta, Liliana
Troia, Ilaria Catanzaro
VIOLA – Alfonso Mastrapasqua, Francesco Capuano
VIOLONCELLO – Giovanni Astorino, Elia Ranieri
TROMBA – Giovanni Nicosia
SAX – Francesco Sossio
TROMBONE – Francesco Tritto
CORNO – Giuseppe Smaldino
BASSO TUBA – Alessio Anzivino

CORI
ARMONIZZATI – Fabio Lepore, Andrea Maurelli Daniela Desideri, Gaia Gentile
GOSPEL – Jubilee Gospel Singers (art director: Luciana Negroponte)
BAMBINI su “Ti fa stare bene” – Coro dei Rumori Bianchi (art director: Lazzaro Ciccolella)
BAMBINO su “Sogno di potere” – Michele Paparella
ROCK – Nicola Quarto, Valeria Quarto, Francesco Stramaglia, Simone Martorana, Mariabruna
Andriola

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