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Grafica e impaginazione Composita Stampa Grafiche Editoriali Solinas Tas industria Grafica Fotografie Marcello Saba Testi Paolo Cau Copyright 2008 Composita - Sassari Marcello Saba - Sassari ISBN 88-86471-07-3 Con il Patrocinio del Patrocinio del Comune di Sassari Comune di Sassari
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iICandelieri Candelieri
fotografie

Marcello Saba testi Paolo Cau

Presentazione

con vero piacere che presento alla citt di Sassari lultima opera dedicata alla grande festa dei Candelieri affidata al sapiente scatto del fotografo Marcello Saba e curata da Paolo Cau, direttore dellArchivio Storico del Comune. Si tratta di una raccolta di immagini che immortalano il 13, 14 e 15 agosto, i tre giorni pi intensi e amati dalla nostra citt, che vedono ogni sassarese profondamente coinvolto in un rituale di festa che da cinque secoli accompagna, senza sosta, la nostra storia e che trova il culmine nella discesa del 14. difficile dare una definizione a questo lavoro, non si tratta semplicemente di un libro fotografico; gli autori sono riusciti appieno nel compito assai difficile di cogliere e rappresentare la dinamicit e i colori della festa. I Candelieri, infatti, sono come una danza incessante che coinvolge la citt e la riempie di musica, colori e voci gi prima della discesa. In questo libro la fotografia non statica, si muove al ritmo dei tamburi e dei pifferi e ci accompagna in un itinerario che svela i momenti salienti della nostra Festha Manna cogliendone quei particolari e quelle emozioni che la rendono cos unica nella sua costante e ardita mescolanza tra popolo, municipalit e chiesa. Proprio per non turbare il percorso evocativo delle immagini si deciso di inserire il testo, a cura di Paolo Cau, allinizio delle tre sezioni in cui

suddiviso il libro e di collocare le didascalie delle fotografie in chiusura; questa scelta consente di poter leggere il libro nella maniera corretta: prima le parole che spiegano il senso della storia, delle tradizioni e dei gesti, poi la loro traduzione data dalle immagini, espressione visiva di tutto ci che rende la faradda un patrimonio inestimabile di passione civile e religiosa che appartiene ad ognuno di noi e che, nei secoli, diventato un tesoro custodito da tutta la cittadinanza. Non ho difficolt ad affermare che questo libro rappresenta un importante omaggio alla festa dei Candelieri, rivolto sia alla citt ma anche a tutti coloro che, ogni anno sempre pi numerosi, arrivano a Sassari per godere della forza e della passione che si pu respirare in questa nostra Festha Manna. Leggere le parole e le immagini di questopera consentir di cogliere pi da vicino il senso vero dei nostri Candelieri e la storia rappresentata dagli antichi Gremi.

Gianfranco Ganau
Sindaco di Sassari

La Festa dei Candelieri

La faradda e la sua storia


In tutte le citt europee fra Medio Evo e Et Moderna, le feste fanno parte del patrimonio sociale della vita urbana; si svolgevano a intervalli regolari e il loro ritmo era scandito dal calendario religioso e dalle stagioni. Per lo pi, si trattava di iniziative a carattere ufficiale, organizzate, programmate e finanziate dai governi cittadini. In quei tempi, anche la vita sociale di Sassari trovava in alcune grandi ricorrenze religiose - la festa dei Candelieri in onore dellAssunta di Mezzagosto, in particolare importanti momenti di identificazione collettiva e efficaci veicoli di sentimenti civici; la parte avuta dal Comune nella costruzione di queste feste civiche stata, ovviamente, di primo piano, lasciando intravedere una identificazione di lunga durata tra pratiche religiose e obblighi civici: Santa Maria di Betlem, il luogo in cui questa festa va tradizionalmente a concludersi, era la chiesa su cui anticamente il Comune di Sassari vantava il patronato. La festa dei Candelieri di indubbia matrice pisana. Nel XIII secolo Sassari mutua da Pisa, di cui era Comune pazionato, non solo gli ordinamenti municipali su cui si regge la vita politico - istituzionale e socio - economica della citt. La fitta trama di scambi e di relazioni con la repubblica marinara favorisce losmosi di fenomeni che investono la mentalit collettiva e che

affondano nell humus di consolidate tradizioni: tra questi il rito dellofferta di candeli alla Madonna di Mezzagosto da parte delle corporazioni di mestiere della citt. In Et Moderna, la tradizione plurisecolare si connota di un significato ancora pi profondo sotto il profilo religioso come momento di grande devozione di massa, col Voto della citt in onore della Vergine Assunta, intervenuta a porre fine a una delle terribili pestilenze che ciclicamente si abbattevano sulla citt di Sassari: gi nel 1686 i consiglieri civici potevano affermare che la fiesta de la Asumpta es por voto solemne de la ciudad, de que no hay memoria de hombre.

La faradda, il comune, i gremi


L aspetto nodale del rapporto tra la festa e i suoi protagonisti rappresentato dalla stretta dipendenza che in Et Moderna vincolava i gremi, le corporazioni di mestiere cittadine, allautorit civica e regia. Qui baster ricordare per grandi linee che levoluzione delle arti in Sardegna si articola secondo il modello iberico, affatto diverso da quello comunale italiano: questultimo, anche col suffragio della dottrina giuridica medievale, non prevede alcuna conferma superiore per la costituzione degli addetti ad un mestiere in associazione professionale. Viceversa, le corporazioni nostrane sono caratterizzate da una ben minore autonomia e da una vincolante dipendenza dallassenso dellautorit superiore, civica e regia. Secondo il modello di evoluzione delle corporazioni di mestiere sarde disegnato da Francesco Loddo Canepa, si sarebbe verificato un passaggio graduale dalla confraria al gremio in una fusione di componenti religioso - assistenziali e di norme per lesercizio del mestiere. I gremi costituivano dei punti di riferimento essenziali per leconomia urbana, partecipando a pieno titolo al cosiddetto bon govern della citt: anche i rappresentanti delle professioni artigiane cittadine vengono chiamati a collaborare con lamministrazione civica con funzioni di consulenti e garanti tecnici del corretto funzionamento dei rispettivi comparti produtti8

vi; come tali vengono eletti il secondo giorno di Pentecoste dal consiglio civico appena insediato. Ma negli atti formali di insediamento dei nuovi organismi chiamati annualmente ad affiancare i nuovi amministratori nel governo della citt possibile trovare non soltanto i nomi dei revisors dei ferrers, pelliers, sastres o dei repartidores delle acque bens anche quelli dellobrer del candeler dei massai e dei mercanti, ad ulteriore conferma della compenetrazione tra il Comune e i gremi nella gestione della festa di Mezzagosto. In vari periodi della sua plurisecolare storia, la festa dei Candelieri in onore dellAssunta ha vissuto momenti di estrema debolezza, tra defezioni delle corporazioni e tentativi di profonda modifica. Pur sempre festa civica, la componente religioso devozionale fin per essere la sola alimentata in virt dei tentativi delle autorit civili e religiose di sminuirne la natura popolaresca e di omologarla al modello della processione religiosa. In questottica vanno intesi gli interventi volti ad espungere dalla festa gli elementi pi marcatamente profani, ad esempio, attraverso la reintroduzione saltuaria di semplici candeli di cera in luogo delle colonne cilindriche di legno; o addirittura con quella sorta di sdoppiamento della festa proposto nel 1853 eseguendo la processione dei cerei fino a S.Maria di Betelem nella mattina del 15 agosto, lasciando libero alle maestranze di celebrare nella vigilia la festa tuttaffatto profana dei candelieri. Proprio in quel 1853, i gremi avevano avanzato unistanza per il ripristino della processione del 14 agosto secondo il tradizionale rituale, incassando il diniego del Consiglio Comunale. Ma quando il colera che impervers in citt nellestate del 1855 imped lo svolgimento della secolare processione, ancora su richiesta delle corporazioni di mestiere, la discesa dei Candelieri venne spostata eccezionalmente ai primi del dicembre successivo e ripristinata secondo lantico costume. Ci che nel corso di quel secolo aveva subito un irreversibile mutamento era la funzione dei gremi allinterno del tessuto economico sociale cittadino. Nella seconda met dell Ottocento, lo stretto rapporto che aveva fatto vivere in simbiosi la citt di Sassari, il Comune e i gremi viene a spezzarsi:
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il progressivo svuotamento degli antichi ordinamenti municipali iberici e la conseguente omologazione del Comune di Sassari al modello comunale piemontese prima e italiano poi avevano gi segnato la strada alla progressiva emarginazione delle antiche corporazioni di mestiere cittadine. A mano a mano che ci si addentra nella moderna et industriale, si assiste ad una trasformazione del loro ruolo: la legge del 1848 le aveva esautorate delle loro competenze in materia di organizzazione del lavoro; la legge del 1864, che ne sancisce la soppressione, solo latto formale che ne ufficializza la totale decadenza, segnata anche dallobiettiva incapacit di affrontare i tempi nuovi imposti dalla produzione industriale e dal concetto di libert del lavoro. Persi i caratteri della corporazione, i gremi si trasformarono in semplici associazioni con fini mutualistico assistenziali e devozionali, espressione dellantica compenetrazione tra spiritualit e mondo del lavoro. Nelle societ fortemente gerarchizzate come la nostra, talvolta la festa serviva da valvola di distrazione dalla realt sociale; non questo il caso della festa dei Candelieri che semmai era funzionale a perpetuare i valori della comunit, in certi periodi persino a garantirne la sopravvivenza. Al di l degli obblighi e dei divieti contemplati nei regolamenti emanati nel tempo, lo spirito, lanima, i colori e i suoni della festa non riuscirono ad essere imbrigliati; il suo stesso ritmo, in apparenza spontaneo e irregolare, in realt strutturato su una congerie di norme trasmesse con i canali di una tradizione orale consolidatasi nel tempo: ancora oggi, la festa ha mantenuto una propria struttura tradizionale di matrice prettamente artigiana, straordinaria espressione della creativit dei gremi sassaresi.

La faradda oggi
Anche se ridimensionati, gli stessi gremi sono stati capaci di dare nuova linfa alla tradizione della faradda, unitamente al Comune e agli enti che lo hanno affiancato nellazione di recupero della festa: basti pensare al ruolo direttivo esercitato dal Comitato per le Arti Popolari tra gli anni Trenta e
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Quaranta del Novecento e in tempi pi recenti alla promozione dellevento da parte dell Azienda Autonoma di Soggiorno di Sassari. Nonostante i momenti di crisi vissuti nel corso della sua plurisecolare storia e nonostante le profonde modificazioni sociali e le stratificazioni culturali che ne hanno segnato il pi recente passato, ancora oggi la discesa dei Candelieri in onore della Vergine Assunta costituisce un fenomeno socio culturale assolutamente unico per Sassari e per la sua gente, non semplice spettatore ma vero protagonista della festa, non a caso chiamata festha manna: la sola grande occasione di unanimismo in cui si identifica la citt in tutte le sue componenti. Sempre, non solo nellultimo secolo come potrebbe apparire perch il pi documentato, la festa ha costituito per la citt un momento di interazione tra societ e cultura e di equilibrio tra tradizione e innovazione.

La faradda tra sacro e profano


La festa dei Candelieri rientrava in quella sfera della socialit urbana in cui il confine tra laico e sacro non era molto chiaramente definito. Il ballo sfrenato delle macchine di legno su cui si appuntavano gli strali dellautorit religiosa non meno di quella laica veniva interpretato come mero esercizio di sfogo di una sorta di ricreazione popolare: non il modo con cui lartigiano espressione del menu peuple esaltava la sua religiosit, affatto diverso dalluomo colto e dal chierico anche nel controllo delle risorse espressive e emotive. Pur rappresentando levento un unicum inscindibile, dovendo idealmente sezionare il rituale della festa, si potrebbero cogliere al suo interno due distinti momenti. Uno quello contrassegnato dalla sostanziale laicit della discesa dei candelieri che in uno dei tanti luoghi comuni con fondamento di verit che laccompagnano viene definita la pi grande processione senza preti. A loro volta, gli aspetti religiosi costituirebbero con loriginario voto alla Vergine Assunta e con lofferta simbolica e la benedizione
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finale dei ceri nella chiesa di S. Maria, rispettivamente il termine a quo e ad quem della festa dei Candelieri. Questa contrapposizione o, meglio, sovrapposizione dei due momenti della festa sembrerebbe trovare conferma anche da un punto di vista pi strettamente antropologico laddove la discesa e il ballo delle macchine di legno, espressione dellancestrale atto profano propiziatorio per la futura annata agricola, andrebbe a sciogliersi nel complesso della liturgia mariana della festa dellAssunta come offerta per lo scioglimento di un voto.

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Le immagini della Festa: movimenti di luce ritmi di colori

Come avvenimento storico fondante per la comunit, la faradda trova necessariamente riflesso nella produzione fotografica non solo locale: una produzione non facile da indagare perch dispersa in tanti percorsi individuali e tuttavia fondamentale per la comprensione dello sviluppo dell immaginario visivo collettivo. Le immagini che raccontano questa discesa dei Candelieri non si ispirano certamente al concetto di fotografia come pezzo di realt: senza sminuire la valenza documentaristica di altri progetti fotografici, il loro intento dichiarato quello di andare oltre la descrizione del dato meramente evenemenziale. Qui il fotografo, per sua stessa ammissione, guarda i Candelieri dalla parte del neofita, con la mente e lo sguardo scevri dallesigenza di fissare i momenti topici dellavvenimento o di coglierne i particolari meno noti ai pi: ma con la sola esigenza di dare ampiezza comunicativa ad un progetto fondato su un modello interpretativo della festa, per cos dire, emozionale. Su questa idea, elegge due aspetti a temi portanti del suo approccio allevento che identifica nel movimento e nel colore, elementi che rappresentano il file rouge della ricerca, talvolta intersecandosi molto pi spesso sovrapponendosi. Le immagini che ritraggono i ceri votivi di legno non danno

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mai lidea della staticit; la loro sequenza conferisce allinsieme un senso di sospensione: quasi che le macchine di legno, nonostante i loro trecento chili, lievitino leggere verso lalto rincorrendosi nelle pagine. Le fotografie, in gergo desaturate e scientemente non definite, assolvono ad una funzione assolutamente non descrittiva che non frutto del caso ma di una ben precisa scelta di campo che tende a decontestualizzare le scene dellevento, a renderle senza tempo. La ricerca a prima vista esasperata della colorimetria ha il compito di traghettare il lettore non in una sarabanda disordinata di sensazioni visive ma attraverso il ritmo colorato della festa e del suo campo inteso come spazio dellevento: il palcoscenico in cui da sempre interagiscono gli uomini e le istituzioni della faradda.

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13 agosto

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13 agosto, sera. Il Candeliere doro e dargento.


Fu la Pro Loco di Sassari ad istituire il premio del Candeliere doro e dargento nel 1963 da unidea del suo presidente storico, lavvocato Raimondo Rizzu, e dellallora capocronista della Nuova Sardegna, Roberto Stefanelli. Nuova Sardegna, Roberto Stefanelli. Levento pass in eredit alla locale Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo che vi apport dei correttivi organizzativi, senza per tradirne lo spirito originario. Gi in quegli anni, lannuale ricorrenza della faradda richiamava in citt non solo folti gruppi di stranieri ma anche e soprattutto quei sassaresi che risiedevano allestero o in altre regioni italiane: la festha manna costituiva motivo per un rientro temporaneo tra gli affetti domestici ed anche occasione per rivivere una pagina unica per un membro della comunit sassarese che nel giorno dei candelieri ritrova, al di l dei luoghi comuni, uno dei momenti espressivi pi alti della propria identit. Simbolo di forte attaccamento alla citt natia, i premi consistevano in due statuine che riproducevano un Candeliere doro e uno dargento: in quel 1963 e nei primi anni della manifestazione, sarebbero stati destinati rispettivamente al concittadino ritornato a Sassari per il Mezzagosto dalla nazione pi lontana e al concittadino pi anziano residente in una citt del Continente. Il primo Candeliere doro fu consegnato a Maria Elisabetta Mura, che aveva venticinque anni e che era arrivata da Sidney dopo un viaggio in nave di 16.980 chilometri durato 22 giorni. Il primo Candeliere dargento and invece a Maria Scanu, nata a Sassari nel 1888 e residente a Genova dal 1917. Liniziativa assunta dalla Pro Loco merit il pi ampio consenso da parte delle autorit e della cittadinanza: i primi Candelieri doro e dargento vennero consegnati a Palazzo di Citt da Antonio Segni, allora Presidente della Repubblica. Nellanno istitutivo del premio, il Candeliere doro riproduceva il cero votivo del gremio dei massai: con lintendimento, stando alle cronache, di rispettare per le riproduzioni degli anni successivi lordine di ingresso in S. Maria di Betlem fino al candeliere pi giovane per poi ricominciare un altro ciclo con quello dei massai. Limpegno per il successivo 1964 era quello di commissionare allo scultore Costantino Nivola la creazione dei bozzetti dei due premi che avrebbero cos ottenuto pi vasto riconoscimento e valore come opera darte. Oltre che premio della nostalgia, il Candeliere doro e dargento vennero ribattezzati oscar della sassareseria con unespressione figlia di quei tempi, che ammiccava alle statuette consegnate in premio ai personaggi che si distinguevano nel mondo del cinema. Negli anni si affiner un rituale volto a nobilitare ed esaltare una giornata unica per i partecipanti: tutta giocata sul filo della memoria, sino allassegnazione della magica statuina che suscitava sempre momenti di intensa commozione. Si iniziava con lannuncio del bando del concorso da parte del tamburinaggiu, un ruolo impersonato per molti anni da mastrhu Giommaria che dava lettura del testo del bando in sassarese spostandosi da un punto allaltro del centro storico e fermandosi nei punti pi caratteristici della citt vecchia, accompagnato dal caratteristico rullio del tamburo. La designazione del vincitore del Candeliere doro si badesignazione del vincitore del Candeliere doro si sava su su una procedura elementare che pur avevasuo basava una procedura elementare che pur aveva un un fascino, quasi da gioco familiare dantan: presente un suo fascino, quasi da gioco familiare dantan: presente notaio, il presidente della Pro Pro Loco procedeva alla un notaio, il presidente della Loco procedeva alla misurazione delle distanze intercorrenti in linea daria fra misurazione delle distanze intercorrenti in linea daria

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Sassari e le citt capoluogo dei centri di residenza degli aspiranti con un pezzetto di spago con cui si determinava su uno storico mappamondo chi tra i vari partecipanti provenisse da pi lontano. In caso di spareggio, si sarebbe fatto ricorso alla misurazione delle distanze fra i centri di residenza e la citt capoluogo. Dopo quattordici edizioni, nel 1979, il criterio ed il sistema di aggiudicazione del Candeliere doro subirono una modifica: lartistica statuina non veniva pi consegnata al sassarese ritornato in citt per i Candelieri dal luogo pi lontano del mondo. Il rituale basato sul mitico pezzetto di spago venne sostituito dalla pi normale

estrazione di un bussolotto in due successivi sorteggi: il primo volto a determinare una nazione fra quelle di provenienza dei concorrenti e il secondo per scegliere il vincitore fra i concorrenti emigrati in quel paese. Riferiscono le cronache che qualcuno anche nella stessa commissione del concorso aveva notato che la nuova procedura aveva fatto perdere mordente al rituale dellassegnazione del Candeliere doro, non al premio in s che mantiene ancora intatto il suo vero carattere: quello della festa per un ritorno nella natia Sassari in occasione del suo giorno pi importante. Attualmente il Candeliere doro viene assegnato al sassarese che da pi tempo risiede allestero.

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Nel corso degli anni ha subito delle modifiche anche la procedura dellassegnazione del Candeliere dargento col quale si decise di premiare non il sassarese pi anziano ma quello che da pi lungo tempo risiedesse in una citt dellItalia peninsulare. Sino ai primi anni Novanta, lassegnazione avveniva a Palazzo di Citt nella lunga serata del 14 agosto, poco prima dellinizio della faradda. Lesigenza di allungare i tempi della festa, non disgiunta dalleccessivo sovraffollamento di manifestazioni che facevano da corollario alla discesa dei Candelieri, ha indotto gli amministratori civici ad anticipare levento al giorno 13. A quel periodo risale listituzione di un nuovo premio da parte dellAzienda di Soggiorno, a testimonianza dei fermenti culturali e sociali sempre vivi a Sassari: ai Candelieri doro e dargento, premi della nostalgia e dellattaccamento alla citt, viene affiancato il Candeliere speciale che verr assegnato a quelle personalit non solo sassaresi che con la loro capacit e il loro impegno avessero dato lustro alla loro citt e alla Sardegna nel campo delleconomia, della politica, dello sport, della cultura e delle scienze. La scelta ebbe il merito di allargare lo spettro delliniziativa al di l delle mura cittadine: il sapore sanamente localistico e un po autoreferenziale dei Candelieri doro e dargento trova nel Candeliere speciale non unalternativa ma, come diremmo ora, la sua interfaccia con il riconoscimento e la riconoscenza nei confronti dellaltra Sardegna.

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14 agosto

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La giornata del 14 agosto


La discesa dei Candelieri il passaggio pi alto e coinvolgente di un vasto rituale che avvolge tutta la giornata del 14 agosto, scandita da importanti momenti a livello istituzionale, religioso non meno che individuale: un miscela di emozioni tra pubblico e privato concentrate in un giorno atteso tutto lanno dai protagonisti - i gremianti, vestiti con i costumi della tradizione, i portatori dei Candelieri, le autorit civiche e quelle religiose ma anche dalla gente di Sassari, che non retorico definire il vero protagonista della festa.

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14 agosto

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Insegne e simboli

Nel complesso rituale della faradda un ruolo affatto secondario viene esercitato da alcuni materiali simbolici di natura storica che costituiscono lelemento unificante del lento e progressivo processo di identificazione della mentalit collettiva urbana nostrana. Il gonfalone della citt e le mazze dargento hanno intrinseca la forza simbolica dei segni che, al di l della piatta retorica dei luoghi comuni, incarnano laustera autorit e il potere aggregante del Comune nelle sue pi complesse stratificazioni socio giuridiche.

elemento fondante del gonfalone di Sassari la croce sabauda che, viceversa, sta significare lappartenenza relativamente recente di Sassari e di tutta lisola - a datare dal 1720 ai domini di casa Savoia dopo i quattro secoli passati sotto la dominazione iberica. Il gonfalone di Sassari ripete lo stemma per cos dire storico, concesso alla citt da Carlo Emanuele III nel 1767, che nel linguaggio araldico trova questa descrizione: inquartato al primo e quarto della croce di Savoia (croce dargento in campo rosso porpora), al secondo e terzo doro alla torre di colore scarlatto, merlata di cinque, aperta e finestrata di rosso porpora. Lo scudo, ornato di palme, era sormontato dalla corona marchionale e sostenuto da due hippopotami natantes, termine che nella lingua latina del documento regio del 1767 conservato nellArchivio di Stato di Cagliari, stava ad indicare dei cavalli dacqua con le zampe palmate al posto degli zoccoli.

Il gonfalone della citt di Sassari


Sin dai tempi antichi la torre stata il simbolo fondante della citt di Sassari che nel Medioevo era circondata da una cinta muraria provvista di oltre quaranta torri. Secondo Enrico Costa lo stemma di Torres fu concepito proprio nel Medioevo ed usato per la prima volta dai Doria, verso la met del secolo XIII, poco prima o poco dopo la estinzione del Giudicato di Torres. Quanto allipotesi di derivazione dello stemma sassarese da quello in uso nellantica Turris, lattuale Porto Torres, lo storico e archivista sassarese afferma con sarcasmo: Le torri non diedero il nome a Turres, ma forse fu Turres che prese per emblema parlante una torre, pur ignorando le ragioni del proprio battesimo. Cercare le torri a Torres sarebbe come cercare gli alberi in Arborea e i galli in Gallura. Oltre alla torre, da sempre simbolo della citt, altro

Mazze e mazzieri
I mazzieri erano gli uomini che precedevano il corpo municipale di Sassari nelle funzioni solenni imbracciando secondo la tradizione una mazza dargento: il simbolo della potest dellautorit civica. Non a caso le insegne del comando municipale potevano essere esposte e portate solo in citt e nellambito del grande distretto territoriale sottoposto alla sua giurisdizione.

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Attualmente si conservano quattro mazze, due antiche e due in copia di fattura molto recente. Delle antiche, la prima sprovvista della punzonatura con la data: per la storica dellarte Marisa Porcu Gaias venne eseguita nel 1670 ad opera dellargentiere Giovannni Battista Oddo. La seconda fu realizzata, in forme non dissimili, nel 1720, anno del passaggio della Sardegna sotto la dominazione sabauda, quasi a testimoniare la pervicace resistenza della potest civica ai cambi di dominazione. Enrico Costa ricorda, ancora alla fine dellOttocento, lappellativo di bighetta, corruzione dellantico verguetta, impiegato dai sassaresi per chiamare il mazziere. Secondo il poligrafo padre Angius, il termine verguetta avrebbe unorigine latina, derivata dalle verghe che i

littori di Roma antica erano usi portare nelle cerimonie pubbliche: tradizione che sarebbe stata introdotta anche nella colonia romana di Turris, lattuale Porto Torres. Probabilmente, la carica e le funzioni del verguetta sono quelle mutuate dallamministrazione civica di Sassari ai tempi del passaggio sotto la dominazione catalano aragonese negli anni Venti - Trenta del 300, quando si attu la grande trasformazione degli ordinamenti municipali locali con lestensione del diritto privilegiato urbano barcellonese. Il numero dei mazzieri vari nel corso del tempo: i documenti darchivio ne contarono anche cinque. Poi, circa un secolo fa, tornarono a essere di nuovo due: ancora oggi una coppia di mazzieri in livrea rossa a scortare la

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Municipalit durante tutto il percorso della faradda dei Candelieri. Tra Cinque e Seicento ai mazzieri venne anche affidata la custodia notturna delle carte comunali pi importanti come i privilegi e i capitoli di corte che erano conservati dentro la casa comunale dove i mazzieri avevano lobbligo di dormire. In quel tempo, i mazzieri indossavano la loba o ropon: una zimarra di stoffa scarlatta. Nei primi decenni dellOttocento era di damasco rosso e nero: i consiglieri civici chiesero al vicer di poter cambiare la foggia delle divise dei mazzieri - che potevano essere confusi con i sacrestani - sostituendo la zimarra con una normale livrea, di quelle usate dai domestici delle famiglie importanti.

La bandiera del gremio dei Massai


La bandiera del gremio dei Massai un grande drappo con campo bianco su cui raffigurata le Vergine del popolo, patrona del monastero di San Pietro in Silki, che ospita la cappella del gremio. Quello dei Massai il solo gremio cittadino a non avere la cosiddetta bandera minori, cio la bandiera piccola che viene portata dagli obrieri degli altri gremi durante la discesa dei Candelieri. La bandiera dei Massai non a caso viene definita anche stendardo per differenziarla anche a livello terminologico dalle bandere manne che gli altri gremi impiegano nelle altre processioni religiose.

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14 agosto, mattino. La bandiera dei massai a Palazzo di Citt.


Il lungo rituale simbolico che ha come protagonista la bandiera del gremio dei Massai dura per tutta la giornata del 14 agosto, scandito da un protocollo non scritto consolidatosi col tempo: la prima fase ha inizio verso la tarda mattinata, con larrivo dei due mazzieri municipali, simbolo dellautorit civica, presso la casa dellobriere che viene scortato in delegazione a Palazzo Ducale, sede del Comune. I Massai si presentano senza le insegne della corporazione ma con lasta della bandiera rivestita solo di foglie di
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salice; la bandiera ripiegata su di un vassoio portato dal capocandeliere, che contiene anche la cuspide dellasta raffigurante una Madonna dargento. Da Palazzo Ducale si muove un piccolo corteo composto dal sindaco e dai gremianti in direzione del Palazzo di Citt, antica sede comunale, per dare vita alla vestizione della bandiera del gremio: lasta viene spogliata del salice e munita dello stendardo con leffigie della Madonna patrona del gremio, per essere infine esposta al balcone del Palazzo di Citt, tra le bandiere di Sassari e della Regione sarda.

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14 agosto, ore 12. Incontro tra i sindaci di Sassari, Palazzo di Citt.


Vanta ormai pi di un quarto di secolo lidea di un inVanta ormai pi di un quarto di secolo lidea di un incontro tra il sindaco in carica e i suoi predecessori in contro tra il sindaco in carica e i suoi predecessori in occasione della discesa dei Candelieri: quasi una sorta di occasione della discesa dei Candelieri: quasi una sorta di chiamata a raccolta per condividere il significato profonchiamata a raccolta per condividere il significato profondo della festa con chi ne ha gi sperimentato tensioni e do della festa con chi ne ha gi sperimentato tensioni e pulsioni, ma anche un importante momento di riflessiopulsioni, ma anche un importante momento di riflessione e di confronto sui problemi della citt in cui il sindaco ne e di confronto sui problemi della citt in cui il sindain carica accetta di buon grado e fa tesoro dellesperienco in carica accetta di buon grado e fa tesoro dellespeza di quanti lo hanno preceduto nella carica. Negli ultimi anni sono state avanzate proposte tese a dare rienza di quanti lo hanno preceduto nella carica. Negli una forma istituzionale pi compiuta alliniziativa che da ultimi anni sono state avanzate proposte tese a dare una incontro di cortesia potrebbe trasformarsi in una sorta forma istituzionale pi compiuta alliniziativa che da indi senato dei primi cittadini di Sassari, chiamati a dare contro di cortesia potrebbe trasformarsi in una sorta di un contributo operativo in termini di idee e di proposte senato dei primi cittadini di Sassari, chiamati a dare sui problemi contingenti di maggiore importanza per la un contributo operativo in termini di idee e di proposte citt, tutti accomunati nella fedelt alla citt. sui problemi contingenti di maggiore importanza per la citt, tutti accomunati nella fedelt alla citt.

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14 agosto, mattino. La vestizione dei candelieri.


La giornata dei gremianti inizia di primo mattino con la cosiddetta vestizione. Ciascun gremio veste - cio allestisce - il proprio candeliere ancora disadorno presso la sede del gremio o in casa dellobriere di candeliere, il gremiante che ha lonore e lonere della responsabilit del cero votivo. Lincarico annuale e la festa rappresenta per lobriere di candeliere il momento di verifica del proprio operato nella preparazione complessiva dellevento. Realizzati in legno, i candelieri non superano quattro quintali di peso. Si compongono di tre parti: una parte superiore a forma di capitello sul quale vengono sistemate numerose bandierine e il gagliardetto col nome dellobriere di candeliere; dalla cima del cero di legno pendono i lunghi nastri colorati (li betti) che i bambini del gremio arrotolano e srotolano intorno al fusto durante la faradda; il fusto del candeliere alto tre metri e ha
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un diametro di quaranta centimetri; sulla sua superficie sono dipinti limmagine del santo patrono e i simboli del gremio; una base - con quattro stanghe incrociate e otto postazioni per il trasporto a braccia - completa la macchina di legno nella parte inferiore. Per tradizione, il capitello, la base e il fusto dei candelieri vengono conservati nelle cappelle che i gremi hanno nelle di chiese di S. Maria, S. Nicola e S. Agostino. Invece, le stanghe usate per il loro trasporto vengano affidate allobriere di stanga, il gremiante che occupa il terzo posto nella gerarchia del gremio dopo lobriere maggiore e lobriere di candeliere. Propedeutica alla vestizione vera e propria la fase del recupero delle parti del candeliere custodite presso i rispettivi luoghi sacri e della ricomposizione della macchina di legno con le parti conservate nellabitazione dellobriere. Il cerimoniale dell allestimento dei ceri votivi semplice e allinsegna dellinformalit, sempre accompagnato da

situazioni conviviali che hanno il compito di stemperare la tensione e favorire la socializzazione tra i gremianti e anche una funzione propedeutica: una sorta di buon viatico per affrontare le asperit della faradda. E tradizione recente quella di aprire la sede della vestizione del candeliere - o almeno gli spazi antistanti al pubblico che ha cos modo di entrare pi in sintonia con lo spirito della festa e di arrivare preparato al grande evento. Parallelamente si andata consolidando la prassi del passaggio delle autorit municipali presso i luoghi della vestizione, una sorta di petit tour cittadino che va oltre il semplice atto formale della visita di cortesia. I gremi ricevono i rappresentanti civici da buoni padroni di casa: un atto che serve per suggellare ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, il sodalizio tra gli attori protagonisti della faradda, un rapporto talvolta contrastato a causa delle turbolenze che potremmo definire fisiologiche della festa.
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14 agosto, pomeriggio. Preliminari della festa: larrivo dei gremi in Piazza Castello.
I ceri di legno vengono trasportati dalle varie sedi dei gremi sino al luogo di raduno in Piazza Castello. Particolarmente significativo larrivo dei ceri votivi dalla parte bassa del corso Vittorio Emanuele, che in una sorta di backstage effettuano il percorso della faradda al contrario. I rappresentanti delle antiche corporazioni entrano nella vicina chiesa del Rosario per rendere omaggio alla Madonna con la bandiera piccola. Non casuale il passaggio dei gremi in questa chiesa: c un nesso profondo tra i luoghi e la faradda, che il tempo non riesce a scalfire anche a dispetto delle modifiche sopravvenute nel percorso a causa del mutato scenario urbanistico. Sino a met Ottocento, il corteo partiva dallantica chiesa di S. Caterina situata nellattuale Piazza Azuni: dopo sua demolizione, avvenuta nel 1853, luogo di partenza della processione dei Candelieri divenne proprio la vicina chiesa del Rosario.

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14 agosto, ore 18. La faradda.


Attualmente il corteo dei Candelieri prende le mosse dal Attualmente il corteo dei Candelieri prende le mosse dal luogo di raduno in Piazza Castello secondo un rigoroso luogo di raduno in Piazza Castello secondo un rigoroso ordine di sfilata basato su un sapiente mix di antico e ordine di sfilata basato su un sapiente mix di antico e moderno. Se da un lato tiene conto dell anzianit di dimoderno. Se da un lato tiene conto dell anzianit di discesa delle corporazioni, dallaltro anche rispettoso scesa delle corporazioni, dallaltro anche rispettoso della gerarchia tramandata dalle antiche ordinanze cividella gerarchia tramandata dalle antiche ordinanze civiche e dalla tradizione. che e dalla tradizione. Cos non un caso che ad aprire la processione sia il Cos non un caso che ad aprire la processione sia il pur pur antico gremio dei Fabbri, ammesso solo di recente antico gremio dei Fabbri, ammesso solo di recente (2007) (2007) tra i gremi di candeliere, seguito dalle arti entra i gremi di candeliere, seguito dalle arti entrate a far trate a far parte della faradda almeno a livello singolo parte della faradda almeno a livello singolo e non sotto e non sotto le insegne di altre corporazioni nel corso le insegne di altre corporazioni nel corso del Novecento: del Novecento: Piccapietre (1955), Viandanti (1941), Piccapietre (1955), Viandanti (1941), Contadini (1937), Contadini (1937), Falegnami (1922). Poi il turno dei Falegnami (1922). Poi il turno dei gremi che sia pur gremi che sia pur attraverso momenti di grave declino attraverso momenti di grave declino sono titolari di una sono titolari di una plurisecolare presenza nella storica plurisecolare presenza nella storica discesa: gli Ortolani discesa: gli Ortolani e i Calzolai, seguiti ad anni alterni e i Calzolai, seguiti ad anni alterni dai Sarti o dai Muratori. dai Sarti o dai Muratori. Lultimo posto spetta di diritto Lultimo posto spetta di diritto ai Massai, per la posizione ai Massai, per la posizione di indiscusso privilegio rivedi indiscusso privilegio rivestita da sempre. stita da sempre. Il percorso della processione rimasto immutato nel Il percorso della processione rimasto immutato nel tempo, con la sola eccezione del luogo di partenza: il tempo, con la sola eccezione del luogo di partenza: il corteo dei ceri scende lungo il corso Vittorio Emanuele corteo dei ceri scende lungo il corso Vittorio Emanuele per poi transitare davanti a Porta SantAntonio, imbocper poi transitare davanti a Porta SantAntonio, imboccare corso Vico e concludersi a tarda sera nella chiesa di care corso Vico e concludersi a tarda sera nella chiesa di Santa Maria di Betlem. Santa Maria di Betlem. La discesa pu essere vista come una lunga azione La discesa pu essere vista come una lunga azione scenica in cui gremianti e portatori dei candelieri interascenica in cui gremianti e portatori dei candelieri interagiscono con una folla festante di sassaresi ai quali si unigiscono con una folla festante di sassaresi ai quali si uniscono in un mix di eterogeneit frotte di turisti coinvolti scono in un mix di eterogeneit frotte di turisti coinvolti nel ritmo incalzante della festa. nel ritmo incalzante della festa. A differenza di altre feste che hanno per protagoniste le A differenza di altre feste che hanno per protagoniste le macchine a spalla, la faradda non semplice esibizione macchine a spalla, la faradda non semplice esibizione di forza fisica: qui le evoluzioni dei ceri di legno sono di forza fisica: qui le evoluzioni dei ceri di legno sono governate dalla regia sapiente del capocandeliere che governate dalla regia sapiente del capocandeliere che riesce a motivare, per usare un eufemismo, gli otto porriesce a motivare, per usare un eufemismo, gli otto portatori non solo col bora bora ma anche con unefficace tatori non solo col bora bora ma anche con unefficace mimica facciale. mimica facciale. I passi e le movenze degli uomini addetti al trasporto I passi e le movenze degli uomini addetti al trasporto sono quelli della tradizione non scritta: solo in tempi resono quelli della tradizione non scritta: solo in tempi recenti lo zigozago e lu passu di la bandera sono divenuti centi lo zigozago e lu passu di la bandera sono divenuti oggetto di studio. oggetto di studio. Quella che un tempo veniva definita la processione Quella che un tempo veniva definita la processione dei dei Candelieri si basa su una partitura solo a prima vista Candelieri si basa su una partitura solo a prima vista eleelementare: il trasporto dei ceri di legno intervallato dalmentare: il trasporto dei ceri di legno intervallato dalle le pause fisiologiche per dosare le energie dei portatopause fisiologiche per dosare le energie dei portatori. ri. In realt, anche la faradda ha un suo ordine procesIn realt, anche la faradda ha un suo ordine processiosionale e la musica ne in qualche misura il trait dunion nale e la musica ne in qualche misura il trait dunion che fa interrompere la processione con le evoluzioni dei che fa interrompere la processione con le evoluzioni dei candelieri al ritmo di piffero e tamburo e della banda. candelieri al ritmo di piffero e tamburo e della banda. Infatti, la faradda di ogni gremio scandita da una serie Infatti, la faradda di ogni gremio scandita da una serie di soste dedicate al ballo del candeliere: anche se talvolta di soste dedicate al ballo del candeliere: anche se talvolta la scelta dei luoghi deputati al ballo lungo il percorso la scelta dei luoghi deputati al ballo lungo il percorso pu apparire casuale, invece legata a situazioni in qualpu apparire casuale, invece legata a situazioni in qualche misura legate al gremio e ai gremianti. che misura legate al gremio e ai gremianti. Viceversa, uno dei momenti di maggiore intensit e coinViceversa, uno dei momenti di maggiore intensit e coinvolgimento senzaltro rappresentato dal ballo per cos volgimento senzaltro rappresentato dal ballo per cos dire istituzionale dei candelieri davanti a Palazzo di dire istituzionale dei candelieri davanti a Palazzo di Citt in onore del sindaco e della Municipalit che a sua Citt in onore del sindaco e della Municipalit che a sua volta scende in strada per un saluto, un ringraziamento volta scende in strada per un saluto, un ringraziamento ed uno scambio di battute: forse si tratta di una consueed uno scambio di battute: forse si tratta di una consuetudine non antica e irrituale, ma il solo momento della tudine non antica e irrituale, ma il solo momento della festa in cui tutti i gremi, espressione delle anime antiche festa in cui tutti i gremi, espressione delle anime antiche della citt, possono entrare in contatto con i rappresendella citt, possono entrare in contatto con i rappresentanti civici. tanti civici.

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