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Il Rapporto Italia Sostenibile 2021 è stato curato da un gruppo di lavoro composto
da professionisti di Cerved Group, Innovation Team e Cerved Rating Agency,
coordinato da Enea Dallaglio e Guido Romano.

In particolare, il capitolo 2 è stato curato da Carlo Cardinali, Francesco Ruta ed Enea Dallaglio
di Innovation Team e da Daniele Emiliani di Cerved Group.
Il capitolo 3 è stato curato da Daniele Emiliani e Guido Romano di Cerved Group.
Il capitolo 4 è stato curato da Andrea Cincinnati, Francesco Toffoletto e Mattia Portigliotti,
di Cerved Rating Agency.

Il Rapporto Italia Sostenibile 2021 è stato chiuso con le informazioni disponibili al 28 Febbraio 2021.
Tutti i diritti sono riservati.

La fonte dei dati riportati, se non indicato diversamente all’interno dei grafici, è Rapporto
Cerved Italia Sostenibile 2021.
INDICE

EXECUTIVE SUMMARY 8

RAPPORTO
1. INTRODUZIONE 20

2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ 24
2.1. ROBUSTEZZA E FRAGILITÀ DEL PAESE 25
2.2. LE CINQUE ITALIE DELLA SOSTENIBILITÀ 34
2.3. EUROPA E ITALIA: QUESTIONI RILEVANTI 50

3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE 94

4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE 110


MISURARE GLI IMPATTI PER CRESCERE
IN MODO SOSTENIBILE

Il Rapporto Italia Sostenibile è un contri- intervenire. Le nostre analisi indicano ef-


buto che Cerved vuole offrire al sistema fetti ovunque consistenti, anche se con
Paese per stimolare un approccio da- differenze territoriali non trascurabili. In
ta-driven ai grandi temi della sostenibi- alcune province, quelle con un’economia
lità, promuovendo la misurazione dei fe- più dipendente da settori in forte crisi
nomeni e una valutazione integrata degli come il turismo, le conseguenze potreb-
impatti economici, sociali e ambientali bero essere particolarmente pesanti. Gli
delle policy pubbliche o degli interventi impatti rischiano di essere difficilmente
dei privati. sostenibili in alcune di queste aree, in
cui la nostra mappa indica un numero
Integrando il nostro grande patrimonio maggiore di giovani che non studiano né
di informazioni sulle imprese, sulle per- lavorano, quote più alte di anziani per cui
sone e sugli immobili con statistiche di l’assistenza pubblica è ridotta, maggiore
fonte pubblica, abbiamo disegnato la rischio di povertà.
prima mappa italiana della sostenibilità. 001
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La mappa si basa su circa 300 statisti- La risposta dell’Unione Europea alla pan- 100
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che calcolate su tutte le province italia- demia è massiccia in termini di risorse, 0 101
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ne, combinate in indici sintetici che con- 750 miliardi di euro nel piano NextGene-
sentono di individuare punti di forza e di ration EU di cui 209 miliardi destinati
debolezza dei singoli territori nella sfera all’Italia, e chiara in termini di priorità:
economica, sociale o ambientale. Il qua- investire nella transizione digitale e so-
dro che ne emerge è quello di un Paese stenibile per rilanciare produttività e cre-
spaccato a metà, con un netto divario tra scita. La contrazione degli investimenti
Nord e Sud e una forte correlazione tra la delle imprese per effetto del Covid, che
dimensione economica e quella socia- abbiamo stimato in 68 miliardi di euro,
le e ambientale: le aree con un sistema potrebbe però rallentare la ripresa. In caratterizzato da una bassa presenza di
produttivo più sviluppato garantiscono base alle nostre stime, ad essere penaliz- imprese medio-grandi in grado di affron-
livelli di welfare più elevati e una migliore zato sarebbe soprattutto il Mezzogiorno, tare i cambiamenti richiesti da standard
tutela dell’ambiente e del territorio. Allo ampliando ulteriormente i divari relativi ambientali più rigorosi e, soprattutto,
stesso tempo la nostra analisi restitui- alla digitalizzazione, alla tutela del terri- di misurare e rendere tangibili i propri
sce anche l’immagine di una forte etero- torio, all’inquinamento. progressi. Sarà necessario, da un lato,
geneità. Province simili per livelli di red- definire degli standard negli approcci di
dito pro-capite possono differenziarsi in È quindi necessario, per finanziare il misurazione della sostenibilità e, dall’al-
modo significativo in termini di cura agli piano di rilancio, mettere il sistema pro- tro, incentivare la misurazione delle per-
anziani o di capacità di smaltimento dei duttivo italiano al centro dei crescenti formance ESG, soprattutto da parte delle
rifiuti: aumentare il livello di sostenibilità flussi finanziari globali alla ricerca di in- nostre PMI.
del Paese richiede di modulare gli inter- vestimenti sostenibili dal punto di vista
venti in base ai punti di forza e di debo- ESG (environmental, social, governance). La strategia di Cerved per i prossimi anni
lezza dei territori. Quello della finanza sostenibile è infatti mira a supportare questi cambiamenti.
un processo irreversibile, che sarà raffor-
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La pandemia sta mettendo a nudo molte zato da una regolamentazione bancaria


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In primo luogo abbiamo un piano per


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fragilità del Paese e quella occupazionale mirata a incentivare i prestiti alle impre- diventare rapidamente un campione e
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potrebbe rappresentare, al termine delle se più sostenibili. un esempio di azienda sostenibile. Tra i
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misure emergenziali come il blocco dei nostri impegni rientrano la misurazione


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licenziamenti e l’estensione della Cassa L’Italia rischia però di essere penalizzata puntuale dell’impatto sociale di Cerved
Integrazione, la principale priorità su cui da un sistema produttivo polverizzato, sulle comunità e su tutti gli stakeholder,
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l’inclusione di standard ESG tra i parame- L’analisi sistematica dei punti di forza e affineremo tenendo conto delle esperien-
tri con cui valutiamo i nostri manager, un di debolezza del nostro territorio, propo- ze applicative. Nella collaborazione con le
maggior coinvolgimento degli investitori. sta in questo Rapporto, è parte del nostro istituzioni, i centri di ricerca e le imprese
impegno sulla sostenibilità. In questo che vorranno apportare un contributo di
In secondo luogo, offriamo soluzioni con- modo Cerved, che ha come missione idee, dati ed esperienze, o che richiede-
crete per supportare la transizione digi- quella di aiutare il sistema Paese a pro- ranno un supporto alle proprie iniziative.
tale: abbiamo già lanciato con la nostra teggersi dal rischio e crescere in modo
agenzia di rating soluzioni di assessment, sostenibile, intende offrire il proprio con-
scoring e rating ESG, in grado di valutare tributo di dati, tecnologie e competenze
le performance di sostenibilità delle im- a tutti i soggetti – istituzioni, comunità e Andrea Mignanelli
prese italiane, comprese quelle delle PMI. imprese – impegnati nello sforzo di rilan- AMMINISTRATORE DELEGATO CERVED GROUP
Sono informazioni che aiutano gli investi- cio e di sviluppo sostenibile.
tori o le banche a misurare la sostenibi-
lità delle controparti e che supportano le L’obiettivo è quello di fornire strumenti
imprese ad auto-valutare il proprio grado concreti per abilitare ogni soggetto pub-
di sostenibilità o a esaminare le perfor- blico e privato a definire una propria stra-
mance della propria catena di fornitori. tegia di sostenibilità. Sotto tutti i punti
Con MBS Consulting abbiamo sviluppato di vista consideriamo questo nostro
le nostre capacità di consulenza per aiuta- contributo come un sistema aperto. Nei
re le imprese italiane nella trasformazione dati, che arricchiremo progressivamente.
sostenibile dei modelli di business. Nella struttura del modello di analisi, che
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RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Il Rapporto Italia Sostenibile è il contributo che Cerved offre a tutti i soggetti impegnati nel
grande sforzo di rilancio e di sviluppo sostenibile del nostro Paese.

Diffondere la cultura della responsabilità verso l’ecosistema che ci accoglie; misurare gli im-
patti, al tempo stesso economici, sociali e ambientali delle attività produttive; supportare le
istituzioni e le imprese nella pianificazione degli obiettivi di impatto e nella verifica della loro
concreta attuazione; farlo con un approccio data-driven, basato sui dati e su modelli analitici
capaci di interpretarli: sono questi gli scopi della nostra iniziativa, con la quale rendiamo dispo-
nibile il know-how Cerved di informazioni, tecnologie e competenze.

L’emergenza ha messo in rilievo le fragilità permanenti del nostro Paese. Il Rapporto Italia So-
stenibile nasce per misurare non solo queste fragilità, ma anche i punti di forza, analizzando
i livelli di sostenibilità nel territorio dal punto di vista economico, sociale e ambientale, per
offrire un quadro di rifermento sistematico ai progetti che determineranno il nostro futuro.

LA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE A CONFRONTO CON QUELLA DEI NOSTRI PARTNER


A confronto con le altre principali economie avanzate, le performance in termini di sostenibi-
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lità del nostro sistema differiscono molto nelle dimensioni economiche, sociali e ambientali.
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L’economia italiana è il grande malato d’Europa: si è praticamente fermata venti anni fa, con
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una stagnazione della produttività che si lega a un insufficiente grado di digitalizzazione


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del sistema. Specchio di questa debolezza è il nostro mercato del lavoro, che già prima del
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Covid-19 impiegava un numero di donne e di giovani largamente inferiore ai nostri partner.


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Evoluzione della produttività 2000-2019


PIL per ora lavorata (numeri indice: anno base 2000)

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2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019

FRANCIA GERMANIA ITALIA SPAGNA REGNO UNITO USA EURO 19 UE 28 OECD Fonte: OECD

Con la più elevata dipendenza dalla popolazione anziana osservata in Europa, è evidente che
un sistema del genere è poco sostenibile nel medio-lungo periodo, con conseguenze che già
si sono manifestate sulle prestazioni sociali e sui livelli di welfare. La speranza di vita nel no-
stro Paese rimane tra le più alte a livello internazionale (con 83,4 anni di media, siamo secon-
di solo al Giappone), ma la pandemia ha messo a nudo le difficoltà di un sistema sanitario
con solo 314 posti letto su 100.000 abitanti, contro i 500 dell’Unione Europea e gli 800 della
Germania, e con inadeguate capacità di assistenza nel territorio.
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EXECUTIVE SUMMARY

Dal punto di vista ambientale le nostre performance sono invece più incoraggianti: sia in ter-
mini di emissioni di gas serra, sia in termini di quota di energia prodotta da fonti rinnovabili,
i dati per il nostro Paese risultano migliori delle medie europee. Si tratta di un buon punto di
partenza, nell’obiettivo fissato dall’Unione Europea di rendere il continente a emissioni zero
entro il 2050. È un piano molto ambizioso, che richiederà non solo enormi investimenti, ma
anche un ripensamento del nostro modello produttivo.

Emissioni di gas serra pro capite in Europa


Dati in tonnellate, 2011 - 2019

10,8
9,8 9,8 9,7
9,1
8,1 7,7 7,8
6,6 6,3 6,6
5,6 5,3 5,5 5,4
4,9

Francia Germania Italia Olanda Polonia Regno Unito Spagna UE 28

-6,6%
-9,9%
-11,5%
-14,8% -14,8%
-17,7%
-19,7%

-28,2%
2011 2019 VARIAZIONE 2011-2019 Fonte: Eurostat

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RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

LA MAPPA DELL’ITALIA SOSTENIBILE


Prendendo in esame centinaia di variabili, tratte dall’ampio database di informazioni proprieta-
rie del Gruppo Cerved e da fonti pubbliche, il Rapporto evidenzia che gli interventi per migliorare
la sostenibilità non possono prescindere dalle grandi differenze che caratterizzano il Paese.

L’analisi elabora 280 indicatori per tutte le province italiane, che si aggregano in 20 criteri. Que-
sti a loro volta compongono gli indici di sostenibilità economica, sociale e ambientale, la cui
sintesi è l’indice di sostenibilità generale.

Mappa di sostenibilità del territorio italiano


Un sistema di dati su base locale per misurare la sostenibilità/fragilità dei territori sotto il profilo
economico, sociale ambientale: 280 indici elementari aggregati in 20 criteri di misurazione nelle
tre aree della sostenibilità.

CRITERI DI MISURAZIONE
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
Capacità produttiva Capitale umano e formazione Inquinamento e consumo
di risorse
Investimenti e innovazione Assistenza alle famiglie Tutela del territorio
e delle acque
Innovazione digitale Ricchezza delle famiglie Sostenibilità idrogeologica
e sismica
Competitività Fragilità sociale Consumo e riconversione
energetica
Solidità delle imprese Condizione degli anziani Gestione di scorie e rifiuti
Reti di trasporto Salute e sistema sanitario
Infrastrutture Sicurezza e giustizia
Occupazione e dinamiche
del lavoro

Per tutte le dimensioni analizzate gli indici evidenziano una forte eterogeneità nel territorio,
con 17 province eccellenti, caratterizzate da un livello di sostenibilità elevato ed equilibrato
(cluster della solidità), 22 province che viceversa evidenziano forti debolezze nelle tre dimen-
sioni (cluster della fragilità), 28 province che hanno una priorità di sostenibilità economica,
12 con criticità sugli aspetti sociali e 26 province che hanno problemi soprattutto sul profilo
ambientale.

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EXECUTIVE SUMMARY

Profili di sostenibilità delle province italiane


Mappa dei cluster

SOLIDITÀ
FOCUS ECONOMICO
FOCUS SOCIALE
FOCUS AMBIENTALE
FRAGILITÀ

La mappa conferma l’esistenza di un netto divario tra il Nord e il Sud del Paese, con una forte
correlazione tra la dimensione economica e quella sociale e ambientale: le aree con un più
robusto sistema produttivo delle regioni settentrionali riescono a garantire ai cittadini oc-
cupazione e redditi, con prestazioni di welfare migliori e maggiori investimenti nella tutela
dell’ambiente e del territorio.

Relazione tra sostenibilità sociale e ambientale


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Indice di sostenibilità sociale

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Indice di sostenibilità ambientale
INDICE DI SOSTENIBILITÀ GENERALE

SOSTENIBILITÀ ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIO-ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIA SOSTENIBILITÀ MEDIO-BASSA SOSTENIBILITÀ BASSA

Il Rapporto consente anche di individuare, per le singole province, punti di forza e di debolez-
za relativa, con riferimento ai 20 criteri che determinano gli indici di sostenibilità. Qui espo-
niamo l’analisi comparativa della provincia di Bolzano, al primo posto nel ranking generale, e
delle maggiori aree urbane appartenenti al cluster della solidità: Milano, Bologna, Torino.
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RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Sostenibilità delle province: analisi per criteri


Province di Bolzano, Milano, Bologna e Torino

SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE


CAPACITÀ CAPITALE
PRODUTTIVA UMANO

OCCUPAZIONE INVESTIMENTI
E DINAMICHE E INNOVAZIONE SICUREZZA ASSISTENZA
DEL LAVORO E GIUSTIZIA ALLE FAMIGLIE

INFRASTRUTTURE TRASFORMAZIONE
DIGITALE
SALUTE RICCHEZZA
E SANITÀ DELLE FAMIGLIE

RETI DI COMPETITIVITÀ
TRASPORTO

SOLIDITÀ CONDIZIONE FRAGILITÀ


DELLE IMPRESE DEGLI ANZIANI SOCIALE
SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
INQUINAMENTO
E CONSUMO DI RISORSE

GESTIONE TUTELA DEL


DI SCORIE TERRITORIO
E RIFIUTI E DELLE ACQUE
BOLOGNA

BOLZANO / BOZEN

MILANO

TORINO
CONSUMO SOSTENIBILITÀ
E RICONVERSIONE IDROGEOLOGICA
ENERGETICA E SISMICA MEDIA ITALIA

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA SUL LAVORO E SULLA DOPPIA TRANSIZIONE


La disponibilità di una mappa di sostenibilità economica, ambientale e sociale consente di
valutare gli effetti di shock economici o di altra natura sul grado di resilienza delle singole pro-
vince, sottoponendole a una sorta di “stress test” su un ampio spettro di indicatori.

Questo esercizio è stato svolto utilizzando le stime dell’impatto del Covid sulle imprese con-
dotto nel Rapporto Cerved PMI 2020, che stima gli effetti dell’emergenza sanitaria su occupa-
zione e investimenti delle imprese nel biennio 2020-2021, con un approccio microeconomico.
Considerando sia un “effetto default”, i lavoratori e il capitale nelle imprese che potrebbero
uscire dal mercato, sia un “effetto scala”, la riduzione della forza lavoro e degli investimenti
delle imprese a causa del ridimensionamento del giro d’affari, si stima una perdita di posti
di lavoro* che potrebbe arrivare fino a 1,9 milioni di lavoratori, con il tasso di disoccupazione
che balzerebbe dal 10% al 17% entro la fine del 2021; gli investimenti delle imprese potrebbero
ridursi di 65 miliardi di euro.

Le stime di impatto indicano effetti ovunque consistenti della pandemia in termini di per-
dita di occupazione, anche se con differenze territoriali non trascurabili. A soffrire sarebbero
soprattutto province del Mezzogiorno come Messina, Trapani, Vibo Valentia, Catanzaro, Sud
Sardegna e Agrigento, già caratterizzate da indici di sostenibilità sociale molto bassi e con
impatti sull’occupazione maggiori della media. L’analisi indica effetti rilevanti anche in al-
cune province del Centro-Nord, che hanno una criticità proprio sulla sostenibilità sociale e
+
 er come sono state costruite, le stime vanno interpretate in termini di cosa succederebbe senza un piano efficace di rilancio
P
dell’economia, quando gli strumenti straordinari messi in atto verranno meno, tornando a una gestione della crisi simile a quella
attuata nel 2009. Se la crisi sanitaria si risolvesse rapidamente e gli stimoli messi in campo dai governi iniziassero a dispiegare
i loro effetti velocemente, le imprese potrebbero decidere di mantenere gli organici e gli investimenti in vista della ripresa. Per
la sua natura di stress test, nell’esercizio sono state utilizzate stime relative a un impatto severo della crisi e a una lenta uscita
dall’emergenza sanitaria.

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EXECUTIVE SUMMARY

in cui gli effetti del Covid sarebbero particolarmente pesanti, come Aosta (per cui si prevede
una perdita del 15% del numero di occupati), Livorno (14%), Imperia (12,5%) e Savona (13%). Gli
effetti della pandemia sulla disoccupazione potrebbero essere particolarmente gravi per la
condizione giovanile nelle aree in cui si osserva già un elevato numero di ragazzi che non
studiano e non lavorano (NEET), come Messina, Trapani, Sassari, ma anche in zone turistiche
del Nord come Rimini, dove si stimano le peggiori perdite a livello nazionale (quasi del 16%).

Impatto Covid sull’occupazione e livello di sostenibilità sociale


Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, dell’organico aziendale rispetto al livello di sostenibilità sociale, per provincia
e cluster di appartenenza

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Indice di sostenibilità sociale

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Impatto sull’occupazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Il rischio di una contrazione degli investimenti privati di 68 miliardi nei prossimi due anni
potrebbe condizionare la sostenibilità del nostro Paese, in particolare la capacità delle im-
prese di contribuire alla doppia transizione, digitale e ambientale. Per effetto del Covid, gli
investimenti potrebbero venir meno soprattutto nel Mezzogiorno, ampliando ulteriormente
i divari relativi alla digitalizzazione, alla tutela del territorio, all’inquinamento. Se si combina
il livello di digitalizzazione delle province con la riduzione degli investimenti delle imprese, è
possibile individuare i territori in cui è necessario il maggiore supporto per avviare la transi-
zione digitale: risultano critiche molte aree del Mezzogiorno come Messina, Agrigento, Calta-
nissetta, Trapani e Barletta.

Dal punto di vista della sostenibilità ambientale, le situazioni più critiche si stimano a Messi-
na, L’Aquila, Trapani, Taranto e Crotone sul fronte della gestione delle scorie e dei rifiuti. A Vibo
Valentia, Reggio Calabria, Catanzaro e Isernia potrebbero mancare le risorse per investimenti
per rendere il territorio più sostenibile dal punto di vista idrogeologico e sismico. Infine i di-
vari nella riconversione energetica potrebbero ampliarsi a Sassari, Agrigento, Trapani, Nuoro,
Isernia e Campobasso.

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RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Impatto Covid sul capitale delle imprese e livello di trasformazione digitale


Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, del capitale aziendale rispetto al livello di trasformazione digitale, per provincia
e cluster di appartenenza

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Indice di trasformazione digitale

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Impatto sul capitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Impatto Covid sul capitale delle imprese e livello di sostenibilità ambientale


Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, del capitale aziendale rispetto al livello di sostenibilità ambientale
per provincia e cluster di appartenenza

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Indice di sostenibilità ambientale

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Impatto sul capitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

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EXECUTIVE SUMMARY

INTERCETTARE I FLUSSI DEGLI INVESTIMENTI ESG PER FINANZIARE LA CRESCITA SOSTE-


NIBILE DELLE IMPRESE
Nuovi requisiti regolamentari, la crescente attenzione verso gli effetti del cambiamento clima-
tico e degli impatti ambientali delle attività produttive hanno posto il tema della sostenibilità
in cima alle agende di molte imprese e governi. La transizione green è al centro della strategia di
rilancio post-Covid dell’Unione Europea, che ha espresso l’ambizioso obiettivo di un continente
a emissioni zero entro il 2050. In questo contesto, la finanza è uno strumento fondamentale,
perché con i giusti incentivi può canalizzare le risorse verso progetti sostenibili.

I primi effetti di questi cambiamenti sono già evidenti. Sempre più frequentemente le deci-
sioni dei grandi fondi di investimento integrano, all’interno dell’analisi finanziaria tradiziona-
le, aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG), generalmente connessi alla creazione di
valore a lungo termine. I dati parlano chiaro: nell’ultimo anno gli strumenti sostenibili hanno
fatto segnare nuovi record, specialmente sul mercato europeo, in termini di asset, flussi e
sviluppo di prodotti. Nel corso del 2020 fondi aperti ed Etf sostenibili operanti in Europa han-
no ricevuto 233 miliardi di euro di flussi netti, di cui circa 100 miliardi nel solo quarto trime-
stre. In Italia, con criteri prudenti, Cerved Rating Agency ha stimato un mercato potenziale per
i mini green bond di 7,2 miliardi di euro.

Mercato potenziale di mini green bond in Italia

CRITERI
NORD OVEST NORD EST
461 aziende, 3,2 mld € 417 aziende, 2,4 mld € Criteri di eleggibilità secondo
logiche finanziarie

+
CENTRO
164 aziende, 1,1 mld € Settori transitional Tassonomia UE
SUD
91 aziende, 0,4 mld € Settori tessile e minerario

1.151 AZIENDE
ISOLE
7,2 MILIARDI DI €
18 aziende, 0,1 mld €

Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency

È un processo irreversibile, che sarà favorito nei prossimi anni da una regolamentazione
bancaria mirata a dare incentivi ai finanziamenti per le imprese più sostenibili. Gli effetti di
questi cambiamenti arriveranno quindi anche alle PMI, che potranno ripensare alcune scelte
industriali per coglierne le opportunità strategiche, in un contesto in cui i profili reputazionali
connessi agli ambiti ESG assumeranno maggiore importanza. Un sistema di misurazione
delle performance di sostenibilità sarà necessario per conoscere il proprio posizionamento
in ambito di sostenibilità, e per comunicarlo agli investitori/finanziatori, ai propri clienti/con-
sumatori, ai propri fornitori.

Sarà importante implementare regole comuni per la misurazione dei fattori ESG. Gli standard
di rendicontazione, tra cui quelli della Global Report Initiative (GRI), favoriscono in maniera

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RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

chiara e univoca un’informativa non finanziaria strutturata, organizzata secondo principi co-
dificati, utilizzabili per la comparabilità delle informazioni e la misurazione delle performan-
ce ESG. Sono in rapida crescita di diffusione i rating ESG, idonei a fornire una valutazione
integrata dei rischi di impresa. Le misurazioni di Cerved Rating Agency evidenziano come le
aziende più attente agli aspetti della sostenibilità sono anche meno rischiose dal punto di
vista del credito: analizzando un campione di imprese selezionate è emerso che le probabilità
di default di quelle con performance ESG più elevate (1,3%) sono meno della metà di quelle
con uno score basso (2,8%).

Probabilità di default e punteggio ESG


2,8%

2,2%

1,3%

Probabilità di default media

Performance ESG Alta Media Bassa


Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency

Le opportunità di mercato rischiano però di non essere sufficienti a promuovere una diffu-
sione delle misurazioni delle performance ESG, soprattutto tra le PMI. I costi connessi alla
riduzione degli impatti ambientali, agli investimenti in welfare e formazione, ai meccanismi
di compliance e di certificazione, senza adeguati incentivi, rischiano di rallentare il progresso
sostenibile nel nostro Paese. Con un tessuto polverizzato di PMI, che in molti casi non potran-
no permettersi processi di riconversione o di misurazione ESG, un’ampia quota del sistema
produttivo italiano rischia di non intercettare questi flussi finanziari.

RENDERE IL PAESE PIÙ SOSTENIBILE CON UN APPROCCIO DATA-DRIVEN


Misurare gli impatti è la chiave di ogni strategia di sviluppo sostenibile.
In questo contesto le imprese stanno assumendo un ruolo determinante nel rilancio e nel-
la crescita sostenibile dell’Italia. È in corso un’evoluzione, che l’emergenza Covid ha acce-
lerato, delle culture e degli indirizzi di management: gli obiettivi di sostenibilità sociale e
ambientale stanno assumendo un ruolo centrale nelle strategie finalizzate ad accrescere il
valore d’impresa. Questo orientamento porta le aziende a farsi carico dell’impatto delle pro-
prie attività sull’ecosistema a cui appartengono e sugli interessi dei numerosi soggetti con
cui interagiscono: i lavoratori, la comunità, i fornitori e le imprese dell’indotto, gli investitori,
i consumatori.

17
EXECUTIVE SUMMARY

Perchè le imprese possano essere protagoniste del rilancio del nostro Paese è necessario
intercettare il flusso della finanza sostenibile, che non dovrà fermarsi alle grandi imprese ma
andare incontro alle esigenze delle PMI. In questo senso l’armonizzazione degli standard di
reporting e gli obblighi di reporting di dati ESG potrebbero facilitare gli investitori ad accedere
alle informazioni non finanziarie anche delle aziende medio-piccole, segmento storicamente
rilevante del tessuto economico italiano.

Politiche fiscali coordinate a sostegno delle PMI potrebbero venire incontro alla crescente
esigenza della comunità degli investitori di poter accedere alle informazioni non finanziarie
attraverso canali e strumenti univoci, al fine di favorire la diffusione delle valutazioni dei pro-
fili di sostenibilità delle PMI.

18
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

19
010
101
010
10
01
01
01
00
111

INTRODUZIONE
1

111
10 100
010 0101110010101001
10 0101010
10
0 10
01
01
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Si è aperta una fase nuova per il Paese. Il nostro scopo è diffondere un approccio da-
ta-driven alla gestione delle strategie e dei
Dopo un’emergenza sanitaria che ha gra- progetti, basato sulla integrazione di grandi
vemente colpito le persone e le comunità e basi di dati e sui modelli analitici necessa-
indebolito il sistema produttivo, l’Italia e i ri a interpretarli. Un approccio che permetta
partner dell’Unione Europea stanno avvian- di esaminare i problemi in modo oggettivo e
do un piano di rilancio che non ha preceden- analitico, individuando le priorità su cui con-
ti per ampiezza di visione e per dimensione centrare azioni e investimenti.
delle risorse impegnate. Si è diffusa la con-
sapevolezza che le scelte che ci attendono e Misurare gli impatti è la chiave di ogni
l’efficacia con cui le attueremo avranno con- strategia di sviluppo sostenibile. Con que-
seguenze di lungo termine: determineranno sto rapporto intendiamo contribuire a diffon-
l’equilibrio economico, sociale e ambientale dere la cultura della misurazione degli im-
del mondo futuro, le prospettive di vita delle patti e fornire strumenti concreti per abilitare
prossime generazioni. ogni soggetto pubblico e privato a definire
01

una propria strategia di sostenibilità, affin-


01
01

La crisi provocata dalla pandemia è tutt’altro chè il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
00
10

che conclusa. Anzi, nei prossimi mesi si ve- possa agire come una leva capace di mobili-
111

rificheranno le maggiori conseguenze sulla tare tutte le energie del Paese.


00
101

tenuta delle imprese e sull’occupazione. La


010

posta in gioco è dunque molto importante: Le imprese hanno un ruolo decisivo nel gran-
01

il 2021 può segnare l’avvio di una ripresa ro- de progetto di rinascita. Per risultare efficaci,
busta, capace di dare slancio alle imprese, gli obiettivi di sostenibilità devono cessare
ridurre il divario tra Nord e Sud, rafforzare la di essere intesi come laterali al business, ed
coesione sociale e accelerare la transizione essere integrati negli obiettivi e nelle strate-
ecologica; ma esiste anche il rischio di un gie di crescita del valore d’impresa. Un valo-
protratto periodo di stagnazione con un av- re sostenibile perché correlato all’equilibrio
vitamento dei conti pubblici e conseguenze dell’ecosistema di cui l’impresa è parte, e
sulla tenuta del Paese. perché condiviso dai numerosi soggetti con
cui l’impresa interagisce: i lavoratori e le loro
L’emergenza ha messo in rilievo le fragilità famiglie, le comunità e le istituzioni nel ter-
permanenti del nostro Paese. In questo rap- ritorio (di cui fanno parte anche il sistema
porto le analizzeremo sistematicamente, sanitario, il sistema educativo, i centri di ri-
utilizzando un metodo di misurazione della cerca), i fornitori e le imprese dell’indotto, gli
sostenibilità del territorio sotto diversi profi- investitori e i consumatori.
li: economico, sociale, ambientale.
Il Rapporto Cerved Italia Sostenibile e il si-
In questo modo Cerved, che ha come mis- stema informativo che ne è alla base sono
sione quella di aiutare il sistema Paese a gli strumenti che offriamo alle istituzioni, ai
proteggersi dal rischio e crescere in modo centri di ricerca e alle imprese che intendono
sostenibile, intende offrire il proprio contri- procedere in questa direzione.
buto di dati, tecnologie e competenze a tutti
i soggetti – istituzioni, comunità e imprese –
impegnati nello sforzo di rilancio e di svilup-
po sostenibile.
01010

21
01001
010
1. INTRODUZIONE

Mappa di sostenibilità del territorio italiano


Un sistema di dati su base locale per misurare la sostenibilità/fragilità dei territori sotto
il profilo economico, sociale ambientale: 280 indici elementari aggregati in 20 criteri di
misurazione nelle tre aree della sostenibilità.

CRITERI DI MISURAZIONE
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
Capacità produttiva Capitale umano e formazione Inquinamento e consumo
di risorse
Investimenti e innovazione Assistenza alle famiglie Tutela del territorio e delle
acque
Innovazione digitale Ricchezza delle famiglie Sostenibilità idrogeologica e
sismica
Competitività Fragilità sociale Consumo e riconversione
energetica
Solidità delle imprese Condizione degli anziani Gestione di scorie e rifiuti
Reti di trasporto Salute e sistema sanitario
Infrastrutture Sicurezza e giustizia
Occupazione e dinamiche
del lavoro

Nel box viene rappresentata la struttura gene- circa 400.000 celle), permettendo la costruzio-
rale del modello. Esso si basa su centinaia di ne di mappe ad alta definizione.
variabili in gran parte appartenenti al patrimo-
nio informativo Cerved1, integrate con i dati di Sotto tutti i punti di vista consideriamo questo
diverse fonti istituzionali2. nostro contributo come un sistema aperto.
Anzitutto nei dati, che arricchiremo progressi-
Per ogni territorio sono elaborati 280 indi- vamente. In secondo luogo nella struttura del
ci elementari che si aggregano in 20 criteri. modello di analisi, che affineremo tenendo
Questi a loro volta compongono gli indici di conto delle esperienze applicative. Accanto al
sostenibilità economica, sociale e ambien- modello generale, ogni progetto richiederà la
tale, la cui sintesi è l’indice di sostenibilità messa a punto di un modello specifico di mi-
generale. surazione della sostenibilità, secondo gli obiet-
tivi e il perimetro operativo del progetto stesso.
In questo rapporto tutti i dati sono esposti su Ma, soprattutto, il nostro sistema è aperto alla
base provinciale, ma i modelli analitici Cerved collaborazione con le istituzioni, i centri di ri-
li rendono in gran parte disponibili con il mas- cerca e le imprese che vorranno apportare un
simo dettaglio, a partire da aggregati per celle contributo di idee, dati ed esperienze, o che ri-
censuarie (il territorio italiano è suddiviso in chiederanno un supporto alle proprie iniziative.

1
L e principali fonti Cerved comprendono informazioni tratte dagli archivi camerali (come bilanci e informazioni demografiche), da
altre fonti ufficiali (es. Agenzia del Territorio e Inps), informazioni proprietarie (come le abitudini di pagamento di oltre 3 milioni di
imprese italiane), tratte da open data o dal web. Nel Rapporto sono utilizzati anche score, rating e analytics elaborati dal Gruppo
Cerved. Il Rapporto comprende anche informazioni tratte dalle ricerche di Innovation Team, in modo particolare Il bilancio di welfare
delle famiglie italiane.
2
Le fonti istituzionali utilizzate sono: ISTAT, Banca d’Italia, INPS, ANPAL, ISPRA, MIUR, Ministero della salute, Fondazione GIMBE,
Almalaurea, Associazione DOMINA, Protezione Civile, ISS, C.R.E.A. Sanità.

22
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Il rapporto che qui presentiamo è strutturato


in tre parti.

La prima (capitolo 2 – Mappa di sostenibilità),


dopo avere esaminato il ranking delle provin-
ce italiane nei tre ambiti della sostenibilità,
propone una profilazione dei territori per cri-
ticità prevalenti (Le cinque Italie della sostenibi-
lità). Si conclude con un’analisi dei principali
nodi che da tempo bloccano la crescita e mi-
nacciano l’equilibrio sociale e ambientale del
Paese, con un confronto sia internazionale sia
interno (Europa e Italia: questioni rilevanti).

La seconda parte (capitolo 3 - Gli effetti della


crisi sulla sostenibilità del Paese) si basa sul
modello Cerved di previsione degli impat-
ti del Covid sul sistema delle imprese nel
2020-2021 sviluppato nel Rapporto Cerved
PMI 20203. Questi si distribuiranno in modo
differenziato nel territorio per quanto riguar-
da la tenuta delle imprese e l’occupazione, e
determineranno un probabile aggravamento
degli squilibri sociali.

La terza parte (capitolo 4 - Attrarre la finanza so-


stenibile nelle imprese italiane) analizza il tema
cruciale della finanza sostenibile e di come
rendere il sistema produttivo italiano, carat-
terizzato prevalentemente da PMI, attrattivo
per le masse di capitali in cerca di investi-
menti che siano sostenibili da un punto di
vista ESG.

3
https://know.cerved.com/wp-content/uploads/2020/11/RAPPORTO-CERVED-PMI-2020-2.pdf

23
010
101
010
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01
01
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111

MAPPA DI SOSTENIBILITÀ
2

010
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01010100 101
111010 110
1010 01
1 01
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00
1
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

2.1 Robustezza e fragilità del Paese

Che l’Italia sia un paese carico di contraddizioni – aree riconosciute di eccellenza ma anche
fragilità e gravi rischi - è cosa nota. Così come sono rilevanti le differenze nella distribuzione
dei problemi, tanto che per molti aspetti le distanze tra i nostri territori sono paragonabili, e
in alcuni casi superiori, a quelle che separano i paesi europei.

Presi separatamente, i grandi temi della sostenibilità sono stati oggetto di approfonditi studi.
Non è nostra ambizione, quindi, produrre nuove analisi su di essi. L’intento di questo rapporto
è di contribuire a superare la visione per singoli problemi, integrando le numerose variabili
che compongono le dimensioni economica, sociale e ambientale, per offrire una rappresen-
tazione unitaria dei livelli di sostenibilità del Paese basata su un sistema omogeneo di misu-
razione, con informazioni quantitative e indici monitorabili nel tempo.

La tavola 1 espone la classificazione delle province italiane in cinque livelli in base all’indice
generale di sostenibilità: dalle 11 province ad alta sostenibilità, nelle quali si concentra il 19%
della popolazione italiana, alle 22 province a sostenibilità bassa, in cui risiede il 14% della
01
01

popolazione. La tavola 2 rappresenta un’analoga classificazione delle province nei tre ambiti
01
00

economico, sociale e ambientale.


10
111
00

I livelli sono definiti distribuendo i valori in percentili: pari o superiore al 90° percentile = so-
101
010

stenibilità alta; tra il 70° e il 90° = medio-alta; tra il 40° e il 70° = media; tra il 20° e il 40° = me-
01

dio-bassa; inferiore al 20° percentile = sostenibilità bassa.

Tavola 1
Sostenibilità generale per province
Mappa dei livelli di sostenibilità

POPOLAZIONE PER LIVELLI DI SOSTENIBILITÀ


Milioni di abitanti e quote percentuali

16,1
(27%) 14,2
(24%)
11,5
(19%) 10,3
(17%) 8,4
(14%)

Numero di province: 11 21 37 16 22
Totale Italia: 60,36 milioni (Istat-2019)

SOSTENIBILITÀ GENERALE ALTA


SOSTENIBILITÀ GENERALE MEDIO-ALTA
SOSTENIBILITÀ GENERALE MEDIA
SOSTENIBILITÀ GENERALE MEDIO-BASSA
SOSTENIBILITÀ GENERALE BASSA
01010

25
01001
010
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 2
I tre ambiti della sostenibilità
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

SOSTENIBILITÀ ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIO-ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIA SOSTENIBILITÀ MEDIO-BASSA SOSTENIBILITÀ BASSA

Le figure successive permettono di esaminare in modo più dettagliato la posizione delle pro-
vince e la struttura degli indici:

● il ranking di sostenibilità generale delle province (tavola 3), con la sua composizione nei
tre indici economico, sociale, ambientale;

● uno sguardo più ravvicinato sulle 11 province ad alta sostenibilità (tavola 4): con Bolzano,
Milano e Bologna ai primi tre posti;

● il ranking di sostenibilità economica (tavola 5), risultante di otto criteri: capacità produtti-
va, investimenti e innovazione, trasformazione digitale, competitività, solidità delle impre-
se, reti di trasporto, infrastrutture, occupazione e dinamiche del lavoro;

● il ranking di sostenibilità sociale (tavola 6), costituito da sette criteri: capitale umano e
formazione, assistenza alle famiglie, ricchezza delle famiglie, fragilità sociale, condizione
degli anziani, salute e sanità, sicurezza e giustizia;

● infine il ranking di sostenibilità ambientale (tavola 7), risultante di cinque criteri: inquina-
mento e consumo di risorse, tutela del territorio e delle acque, consumo e riconversione
energetica, gestione di scorie e rifiuti, sostenibilità idrogeologica e sismica.

26
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 3
Ranking di sostenibilità generale
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200

Bolzano
Milano
Bologna
Reggio nell'Emilia
Trento
Padova
Torino
Bergamo
Pordenone
Udine
Parma
Genova
Modena
Trieste
Vicenza
Brescia
Firenze
Cuneo
Cremona
Novara
Belluno
Pisa
Mantova
Verona
Ravenna
Venezia
Treviso
Ancona
Pescara
Roma
Prato
Lecco
Forlì-Cesena
Pavia
Ferrara
Piacenza
Varese
Como
Sondrio
Perugia
Monza e Brianza
Biella
Chieti
Macerata
Bari
Vercelli
Lodi
Pesaro e Urbino
Rimini
Asti
La Spezia
Gorizia
Siena
Arezzo
Valle d'Aosta
Alessandria
Livorno
Verbano-Cusio-Ossola
Rovigo
Fermo
Pistoia
Lecce
Teramo
Cagliari
Lucca
Savona
Sassari
Brindisi
Ascoli Piceno
L'Aquila
Viterbo
Terni
Napoli
Massa-Carrara
Latina
Palermo
Oristano
Salerno
Nuoro
Imperia
Foggia
Matera
Grosseto
Frosinone
Catania
Rieti
Campobasso
Avellino
Barletta-Andria-Trani
Catanzaro
Taranto
Caserta
Sud Sardegna
Potenza
Messina
Cosenza
Benevento
Enna
Isernia
Caltanissetta
Reggio di Calabria
Ragusa
Vibo Valentia SOSTENIBILITÀ ECONOMICA
Siracusa
Trapani SOSTENIBILITÀ SOCIALE
Agrigento
Crotone SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

27
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 4
Le province ad alta sostenibilità generale
200

180

160

140

120
Media 100
Italia
80

60

40

20

0
Bolzano Milano Bologna Reggio Trento Padova Torino Bergamo Pordenone Udine Parma
nell'Emilia

SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

E’ molto evidente la convergenza fra le tre dimensioni della sostenibilità. La tavola 8 esamina
la posizione delle province incrociando gli assi della sostenibilità ambientale e sociale, men-
tre la tavola 9 analizza in modo analogo la relazione fra sostenibilità ambientale ed econo-
mica. Ogni territorio ha una posizione diversa dagli altri, ognuno presenta problemi e rischi
di differente complessità e gravità; tuttavia, in generale, le aree con un sistema produttivo
robusto e dinamico presentano indici migliori di sostenibilità sociale e ambientale, mentre
quelle economicamente deboli affrontano condizioni più preoccupanti di fragilità sociale e
di rischio ambientale. Si conferma inoltre che il principale squilibrio del Paese è quello che
separa Nord e Sud: uno squilibrio generale di sostenibilità, ben oltre il mero divario econo-
mico, che investe l’intero ecosistema e che minaccia la coesione sociale.

I problemi del sistema produttivo e gli equilibri sociali e ambientali sono dunque strettamen-
te connessi e non possono essere affrontati separatamente.

I motivi sono molti e li esamineremo sistematicamente nei prossimi paragrafi, con il suppor-
to di evidenze statistiche. C’è una questione di risorse, certamente. Sanità, istruzione, assi-
stenza, politiche di inclusione: le criticità del nostro welfare non si distribuiscono omogene-
amente nel territorio. Sono difficoltà di lungo termine, ma perlopiù aggravatesi negli ultimi
vent’anni di stagnazione economica e difficoltà del bilancio pubblico (delle amministrazioni
regionali e locali non meno di quelle centrali). Anche gli squilibri ambientali hanno a che fare
con problemi di risorse: dipendono da quanto abbiamo investito e stiamo investendo nella
trasformazione verde dei sistemi produttivi, nella riqualificazione delle abitazioni e dei tra-
sporti, nella gestione delle scorie, nella tutela del territorio, nella prevenzione dei rischi. Dalla
robustezza del sistema economico dipende la capacità di investimento e spesa, e per certi
versi anche la qualità dell’iniziativa tanto delle istituzioni pubbliche, centrali e locali, quanto
dei soggetti privati, imprese e famiglie. Ma, evidentemente, non si tratta solo di questo.

28
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 5
Ranking di sostenibilità economica
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
Milano
Bologna
Trieste
Genova
Torino
Padova
Bolzano
Parma
Firenze
Venezia
Verona
Modena
Reggio nell'Emilia
Trento
Brescia
Bergamo
Treviso
Vicenza
Pordenone
Udine
Monza e Brianza
Pisa
Belluno
Cuneo
Varese
Cremona
Ravenna
Novara
Piacenza
Lecco
Ancona
Roma
Mantova
Pavia
Como
Ferrara
Forlì-Cesena
Vercelli
Lodi
Gorizia
Asti
Alessandria
Biella
Rimini
Savona
Verbano-Cusio-Ossola
Sondrio
Valle d'Aosta
Prato
Siena
Arezzo
Rovigo
Lucca
Cagliari
Macerata
Livorno
Perugia
La Spezia
Pesaro e Urbino
Napoli
Ascoli Piceno
Chieti
Fermo
Bari
Pescara
Imperia
Pistoia
Massa-Carrara
Grosseto
Teramo
Potenza
Terni
L'Aquila
Salerno
Palermo
Viterbo
Campobasso
Catanzaro
Frosinone
Catania
Latina
Isernia
Matera
Rieti
Sassari
Avellino
Messina
Brindisi
Lecce
Reggio di Calabria
Caserta
CAPACITÀ PRODUTTIVA
Oristano
Taranto
Cosenza INVESTIMENTI E INNOVAZIONE
Enna
Siracusa TRASFORMAZIONE DIGITALE
Foggia
Benevento COMPETITIVITÀ
Barletta-Andria-Trani
Ragusa SOLIDITÀ DELLE IMPRESE
Vibo Valentia
Crotone RETI DI TRASPORTO
Nuoro
Sud Sardegna INFRASTRUTTURE
Trapani
Agrigento OCCUPAZIONE E DINAMICHE
Caltanissetta DEL LAVORO

29
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 6
Ranking di sostenibilità sociale
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Bolzano
Trento
Milano
Parma
Reggio nell'Emilia
Modena
Padova
Bologna
Forlì-Cesena
Brescia
Udine
Treviso
Torino
Venezia
Ancona
Trieste
Cuneo
Vicenza
Como
Bergamo
Roma
Cremona
Monza e Brianza
Rimini
Pavia
Sondrio
Ravenna
Lecco
Novara
Piacenza
Pisa
Pordenone
Verona
Mantova
Varese
Lodi
Asti
Ferrara
Siena
Belluno
Macerata
Biella
Pesaro e Urbino
Rovigo
Gorizia
Verbano-Cusio-Ossola
Pescara
Prato
Genova
Perugia
Vercelli
Firenze
L'Aquila
Chieti
Alessandria
Arezzo
Latina
Terni
Sassari
Teramo
Frosinone
Rieti
Bari
Pistoia
Valle d'Aosta
Fermo
Cagliari
Lucca
La Spezia
Massa-Carrara
Viterbo
Livorno
Ascoli Piceno
Nuoro
Savona
Lecce
Grosseto
Campobasso
Brindisi
Napoli
Salerno
Isernia
Oristano
Avellino
Taranto
Imperia
Foggia
Benevento
Catania
Caserta
Barletta-Andria-Trani
Palermo
Matera
Sud Sardegna
Ragusa CAPITALE UMANO E FORMAZIONE
Messina
Enna ASSISTENZA ALLE FAMIGLIE
Catanzaro
Potenza RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE
Vibo Valentia
Crotone FRAGILITÀ SOCIALE
Cosenza
Trapani CONDIZIONE DEGLI ANZIANI
Caltanissetta
Agrigento SALUTE E SANITÀ
Siracusa
Reggio di Calabria SICUREZZA E GIUSTIZIA

30
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 7
Ranking di sostenibilità ambientale
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Bolzano
Trento
Genova
Lecce
Prato
Livorno
La Spezia
Firenze
Pordenone
Valle d'Aosta
Reggio nell'Emilia
Cuneo
Perugia
Brescia
Arezzo
Pescara
Brindisi
Bergamo
Macerata
Milano
Padova
Oristano
Sondrio
Torino
Vicenza
Novara
Pistoia
Bari
Modena
Trieste
Bologna
Teramo
Belluno
Pesaro e Urbino
Sud Sardegna
Pisa
Fermo
Savona
Udine
Cremona
Terni
Siena
Parma
Piacenza
Ferrara
Caltanissetta
Nuoro
Chieti
Biella
Lucca
Sassari
Vercelli
Barletta-Andria-Trani
Mantova
Forlì-Cesena
Ancona
Matera
Verbano-Cusio-Ossola
Pavia
Rovigo
Verona
Ascoli Piceno
Alessandria
Grosseto
Roma
Treviso
Latina
Massa-Carrara
Palermo
Lecco
L'Aquila
Lodi
Viterbo
Gorizia
Cosenza
Varese
Monza e Brianza
Imperia
Asti
Agrigento
Cagliari
Enna
Ragusa
Venezia
Salerno
Foggia
Como
Catanzaro
Napoli
Ravenna
Catania
Messina
Potenza
Taranto
Rimini
Caserta INQUINAMENTO E CONSUMO
Campobasso DI RISORSE
Rieti
Reggio di Calabria TUTELA DEL TERRITORIO
Siracusa E DELLE ACQUE
Frosinone
Vibo Valentia SOSTENIBILITÀ IDROGEOLOGICA
Trapani E SISMICA
Crotone
Avellino CONSUMO E RICONVERSIONE
Benevento ENERGETICA
Isernia
GESTIONE DI SCORIE E RIFIUTI

31
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Le dimensioni della sostenibilità sono tra loro connesse anche perché determinate da fat-
tori in larga misura comuni. I tassi di occupazione strutturalmente bassi, e particolarmente
bassi in molte aree del Paese, sono una causa rilevante di povertà ed esclusione sociale. Il
nostro mercato del lavoro è tra i meno dinamici in Europa, e nelle aree fragili del Paese è del
tutto bloccato. La difficoltà di accesso al lavoro dei giovani, la quota elevatissima di NEET
(giovani che non studiano e non lavorano) in molte aree del Paese, il blocco dell’ascensore
sociale hanno a che fare con le difficoltà del sistema formativo, ma anche con la rigidità di
un mercato del lavoro che non favorisce la mobilità né all’ingresso né nel ciclo continuo della
riqualificazione e del reinserimento. A ciò si aggiunga il fatto che la mancata crescita della
produttività negli ultimi vent’anni e l’aumento del gap di produttività in rapporto ai principali
paesi europei (si vedano i dati del capitolo 2.3) hanno impedito la crescita dei redditi, impo-
verendo tutti gli strati della popolazione.

Anche il movimento dei capitali ha un significativo impatto sociale e ambientale. La crescita


del tessuto produttivo e del benessere di un’area dipendono in forte misura dalla sua attratti-
vità, ovvero dall’esistenza di opportunità favorevoli per gli investitori. La comparazione inter-
nazionale mostra le difficoltà del nostro Paese nell’attrarre capitali, e le nostre analisi locali
evidenziano la difficoltà competitiva di molte aree, soprattutto nel Sud. Attrarre i capitali di
rischio nel sistema delle imprese è condizione critica per finanziare lo sviluppo sostenibile e
progetti ad altro contenuto tecnologico, non surrogabile dagli investimenti pubblici ordinari
o straordinari. Come vedremo nel capitolo 4, la finanza sostenibile non è più un movimento di
nicchia ma un orientamento generale dei mercati e delle istituzioni finanziarie che sposta i
capitali verso le aree e le imprese al tempo stesso più competitive e sostenibili.

Infine c’è un altro motivo che lega insieme le dimensioni economica, sociale e ambientale
della sostenibilità: la centralità delle imprese. Le imprese si propongono oggi non solo come
soggetti economici nella produzione e nel mercato ma anche come aggregatori sociali e
agenti della riqualificazione ambientale. Con il welfare aziendale le imprese costituiscono un
punto di riferimento per i dipendenti e le loro famiglie e per le comunità locali.4

Interpretando questo ruolo le imprese hanno dato un contributo importante alla coesione
sociale durante l’emergenza Covid, ed ora è possibile contare su di esse per sviluppare un
articolato sistema di welfare, non basato esclusivamente sulla spesa pubblica e sulle gran-
di strutture centrali (per esempio, in ambito sanitario, alleggerendo il carico degli ospedali
con la diffusione di una moderna medicina del territorio). Allo stesso modo, il miglioramento
degli equilibri del nostro ecosistema non può prescindere dall’iniziativa delle imprese. Esse
sono le principali consumatrici di energia e produttrici di emissioni e scorie, ma al tempo
stesso le protagoniste della transizione verde. Le imprese e le filiere produttive che hanno
integrato gli obiettivi di sostenibilità nella propria strategia di business offrono dunque un
contributo determinante alla ricostruzione del tessuto sociale e alla riqualificazione ambien-
tale nel territorio in cui operano.

Per tutti questi motivi la sostenibilità non può essere intesa come vincolo alla crescita ma
come opportunità per le forze produttive del Paese. E per gli stessi motivi una strategia di svi-
luppo sostenibile, per qualsiasi soggetto (istituzioni pubbliche e imprese private) e ad ogni
livello (nazionale e locale), richiede un approccio integrato, basato sulla misurazione oggetti-
va e sulla valutazione di tutti gli impatti, diretti e indiretti, delle attività.

4
 fr il rapporto WelfareIndexPMI 2020 di Generali Italia: il 52,3% delle PMI italiane sono attive o molto attive nelle iniziative di
C
welfare aziendale.

32
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 8
Relazione tra sostenibilità sociale e ambientale
170
Indice di sostenibilità sociale

BZ
160
MI TN
150 PR MO RE
PD
BO
140 TV FC BS
CO VE UD TO
AN TS BG CN
130 MB RM PV CR VI
RN LC MN SO
PC PI PN
120 VR
RA
AT VA LO FE BL NO MC
SI
110 GO RO VB BI PU PE PG PO GE
VC CH FI
AQ AL AR
100 TE
FR RI LT Italia SS TR
CA BA AO
90 MS LU FM PT SP
AP NU SV LI LE
80 CB NA VT
IS SA GR BR
AV TA IM OR
70 BN FG
CE CT PA BT
60 RG MT
ME SU
50 KR CZ EN
VV PZ CS CL
40 TP RC AG
SR
30
50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170
Indice di sostenibilità ambientale
INDICE DI SOSTENIBILITÀ GENERALE

SOSTENIBILITÀ ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIO-ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIA SOSTENIBILITÀ MEDIO-BASSA SOSTENIBILITÀ BASSA

Tavola 9
Relazione tra sostenibilità economica e ambientale
210
Indice di sostenibilità economica

200 MI
190
180 BO
170 TO
TS
160 PR PD
GE
VR MO BZ
150 VE TV BG BS FI
MB PI RE TN
140 LCAN PC UD VI PN
RA VA PV CR BL NO
130 LO MN
FE
CN
RM VC
120 CO AT FC AL AO
GO BI SO
110 RN VB SV PO
RO LU AR
CA SI MC PG LI
100 PU
NA SP
90 CH FM BA PE
IM AP
MS Italia PT
80
PZ GR TE
70 AQ
CB SA PA TR
FR CT MT
60 IS CZ VT
AV RI CE ME SS
50 RC EN LT OR BR LE
TA CS
SR
40 BN
FG RG BT
VV NU
30 KR
TP SU
AG CL
20
50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170
Indice di sostenibilità ambientale
INDICE DI SOSTENIBILITÀ GENERALE

SOSTENIBILITÀ ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIO-ALTA SOSTENIBILITÀ MEDIA SOSTENIBILITÀ MEDIO-BASSA SOSTENIBILITÀ BASSA

33
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

2.2 Le cinque Italie della sostenibilità

Nel paragrafo precedente abbiamo classificato le aree provinciali in modo progressivo, per
livelli di sostenibilità. Un esame più circostanziato ci permette di suddividerle in cinque clu-
ster caratterizzati da criticità prevalenti (tavola 10).

● Un primo gruppo, che abbiamo definito della solidità, è costituito da 17 province con livelli
alti o medio-alti di sostenibilità in tutti gli ambiti. In questi territori vive il 26% della popo-
lazione italiana.

● Al polo opposto le 22 province della fragilità, nelle quali si concentra il 14% della popolazio-
ne. Sono aree deboli in tutti gli ambiti: economico, sociale e ambientale.

● Il raggruppamento del focus economico è costituito da 28 province (20% della popolazio-
ne) con livelli differenziati di sostenibilità nei diversi ambiti e con debolezze prevalenti di
carattere economico.

● Il focus sociale (12 province, 10% della popolazione) è il gruppo di province in cui appaiono
prioritarie le criticità sociali.

● Il focus ambientale è costituito da 26 province (30% della popolazione italiana) con priori-
tà di equilibrio ambientale.

I tre cluster intermedi - focus economico, sociale, ambientale – raggruppano province con
livelli molto diversi di sostenibilità generale: hanno in comune un’area di attenzione princi-
pale, ma spesso divergono per numerosi altri aspetti.

Le successive mappe di dispersione mostrano la posizione delle province dei cinque cluster
sugli assi della sostenibilità ambientale e sociale (tavola 11), e della sostenibilità ambientale
ed economica (tavola 12).

Tavola 10
Profili di sostenibilità delle province italiane

POPOLAZIONE PER LIVELLI DI SOSTENIBILITÀ


Milioni di abitanti e quote percentuali

18,3
(30%)
15,6
(26%)
11,9
(20%)
8,4
6,2 (14%)
(10%)

Numero di province: 17 30 12 26 22
Totale Italia: 60,36 milioni (Istat-2019)

SOLIDITÀ
FOCUS ECONOMICO
FOCUS SOCIALE
FOCUS AMBIENTALE
FRAGILITÀ

34
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 11
Overview sulle cinque Italie: livelli di sostenibilità sociale e ambientale

170
Indice di sostenibilità sociale

BZ
160
TN
MI
150
PR MO
PD RE
140 TV BO TO
FC BS
VE AN UD
130 CO RM TS BG CN
PV
MB CR NO VI
VA LC MN
120 RN RA PC PI SO PN
AT BL
LO VR MC
BI VB FE SI
110 GO RO VC PU PG PO GE
AL CH PE FI
AQ
100 TE AR
LT Italia SS
FR RI TR BA
90 CA MS LU PT SP
FM AO
VT AP NU SV LI LE
80 CB NA GR BR
IS SA OR
AV TA IM
70 BN FG
CE CT PA BT
60 RG MT
ME SU
50 CZ EN
KR VV PZ CS CL
40 TP RC AG
SR
30
50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170
Indice di sostenibilità ambientale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Tavola 12
Overview sulle cinque Italie: livelli di sostenibilità economica e ambientale
210
Indice di sostenibilità economica

200 MI
190
180 BO
170 TS
160 PR TO GE
PD BZ
150 MO FI
VE VR BG BS RE TN
140
MB TV UD PI PN
RA AN PC CR VI CN
VA PV MN
130 LC NO
CO LO RM VC BL
120 RN AT FC FE
GO AL BI SV
VB AO PO
110 RO LU AR SO
100 CA Italia SI PU PG LI
MC
NA SP
90 FM BA PE
IM AP CH
MS PT
80 PZ
AQ GR TE
70 PA TR
FR CB CT SA
60 VT LT
IS RI CE CZ
AV RC MT SS BR LE
50 ME EN OR
TA CS
40 BN SR NU
VV FG RG
KR BT
30 SU
TP AG
20 CL
50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170
Indice di sostenibilità ambientale
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

35
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

PROFILO DELLA SOLIDITÀ


Questo gruppo comprende le 17 province con livelli alti o medio-alti di sostenibilità in tutti
gli ambiti. Sono territori molto differenziati per struttura produttiva, densità urbana, profilo
socioculturale, morfologia del territorio, ma tutte nelle regioni settentrionali: da Bolzano a
Milano, da Bologna a Cuneo. Altrettanto diverse sono quindi le aree di attenzione, le priorità
di iniziativa per le strategie di sviluppo sostenibile. Il grafico a dispersione della tavola 14
rappresenta la posizione di ogni provincia, in relazione alla media del cluster, sugli assi della
sostenibilità sociale e ambientale.

Tavola 13
Profilo della solidità - Ranking

200

180

160

140

120
Media
100
Italia
80

60

40

20

0
Bolzano Milano Bologna Reggio Trento Padova Torino Bergamo Pordenone Udine Parma Modena Vicenza Brescia Cuneo Cremona Novara
nell'Emilia

SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

Tavola 14
Profilo della solidità - posizione delle province

170
Indice di sostenibilità sociale

BZ

160

TN
MI
150

PR RE
MO PD Media cluster
140
BO
BS
UD TO
CN
VI
130 BG
CR

NO PN
120
100 110 120 130 140 150 160 170
Indice di sostenibilità ambientale
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA ALTA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-ALTA

Gli indicatori di dettaglio ci consentono un esame più puntuale. A questo scopo circoscriviamo
l’attenzione su quattro province: Bolzano, prima nel ranking generale, e le tre città metropolitane
di Milano, Bologna e Torino.
36
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

La provincia di Bolzano occupa la prima posizione negli ambiti della sostenibilità sociale e am-
bientale e la settima nella sostenibilità economica. Il suo sistema produttivo raggiunge punteggi
molto elevati nella propensione all’investimento e all’innovazione, nella solidità finanziaria delle
imprese, nelle dinamiche occupazionali. Le sue aree di miglioramento in ambito economico, con
indici non distanti dalle medie del Paese, sono le infrastrutture, le reti di trasporto e la trasfor-
mazione digitale. Per quanto riguarda la sostenibilità sociale, Bolzano presenta livelli eccellenti
nella distribuzione della ricchezza, nell’assistenza alle famiglie, nella condizione degli anziani. La
formazione del capitale umano è un’area di miglioramento, con un indice di poco superiore alla
media del Paese. Per quanto riguarda l’equilibrio ambientale, Bolzano raggiunge i livelli più alti
nella tutela del territorio e nella gestione del rischio idrogeologico. Buono è anche l’indice di in-
quinamento e consumo delle risorse, mentre un’area di attenzione è la gestione di scorie e rifiuti.

La città metropolitana di Milano è al secondo posto nel ranking generale, al primo nella soste-
nibilità economica, al terzo in ambito sociale. Il suo sistema economico è robusto e competitivo,
con elevata propensione all’investimento e all’innovazione, ai più alti livelli in Italia per trasfor-
mazione digitale, reti di trasporto e in generale infrastrutture. La metropoli milanese è eccellente
negli ambiti della salute e dell’offerta sanitaria, del capitale umano e della formazione. La fragilità
sociale è contenuta. L’area più critica in ambito sociale è la sicurezza e giustizia (con indice in-
feriore alla media Italia), mentre è un punto di attenzione la condizione degli anziani. I principali
problemi di sostenibilità di Milano riguardano l’equilibrio ambientale, con un livello avanzato di
riconversione energetica, una buona capacità di gestione di scorie e rifiuti, un basso livello di
rischio idrogeologico e sismico, ma con criticità significative nell’inquinamento e consumo di
risorse e nella tutela del territorio e delle acque.

La città metropolitana di Bologna è terza nel ranking generale, a pochissima distanza da Mila-
no, e con una posizione di rilievo (seconda nel Paese) in ambito economico: un sistema produtti-
vo articolato e competitivo, con eccellente livello di trasformazione digitale, buone infrastrutture
e un mercato del lavoro dinamico. In ambito sociale Bologna si segnala per ottimi livelli di welfare,
particolarmente nelle aree dei servizi alle famiglie e del capitale umano e formazione, inoltre mo-
stra una buona capacità di contenimento della fragilità sociale. L’ambito sociale più critico è la
sicurezza e giustizia. Bologna occupa una posizione discreta nel ranking di sostenibilità ambien-
tale, con un punteggio elevato nell'ambito del consumo e riconversione energetica. Sono punti di
attenzione la gestione delle scorie e dei rifiuti e il rischio idrogeologico e sismico.

L’altra grande area di questo cluster è la città metropolitana di Torino. Ha una posizione di rilievo
in ambito economico quanto a competitività delle imprese, capacità di investimento, trasforma-
zione digitale. Un tema di attenzione, pur con indice superiore alla media Italia, è l’occupazione e
la dinamica del lavoro. In ambito sociale si distingue nel capitale umano e formazione e nei ser-
vizi alle famiglie, mentre incontra moderate difficoltà nella distribuzione della ricchezza. Quanto
alla sostenibilità ambientale, Torino ha raggiunto un livello avanzato nella gestione del consumo
e riconversione enegetica, mentre presenta aree di attenzione, con indici non distanti dalla media
Italia, nell’inquinamento e consumo delle risorse e nella tutela del territorio e delle acque.

37
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 15
Sostenibilità economica: analisi per criteri
Province di Bologna, Bolzano, Milano, Torino

CAPACITÀ
PRODUTTIVA

OCCUPAZIONE INVESTIMENTI
E DINAMICHE E INNOVAZIONE
DEL LAVORO
BOLOGNA

BOLZANO / BOZEN

INFRASTRUTTURE TRASFORMAZIONE MILANO


DIGITALE
TORINO

MEDIA ITALIA

RETI DI COMPETITIVITÀ
TRASPORTO

SOLIDITÀ
DELLE IMPRESE

Tavola 16
Sostenibilità sociale: analisi per criteri
Province di Bologna, Bolzano, Milano, Torino

CAPITALE UMANO
E FORMAZIONE

SICUREZZA ASSISTENZA
E GIUSTIZIA ALLE FAMIGLIE
BOLOGNA

BOLZANO / BOZEN

MILANO

SALUTE RICCHEZZA TORINO


E SANITÀ DELLE FAMIGLIE
MEDIA ITALIA

CONDIZIONE FRAGILITÀ
DEGLI ANZIANI SOCIALE

Tavola 17
Sostenibilità ambientale: analisi per criteri
Province di Bologna, Bolzano, Milano, Torino

INQUINAMENTO E
CONSUMO DI RISORSE

BOLOGNA
GESTIONE TUTELA DEL
DI SCORIE TERRITORIO BOLZANO / BOZEN
E RIFIUTI E DELLE ACQUE
MILANO

TORINO

MEDIA ITALIA

CONSUMO SOSTENIBILITÀ
E RICONVERSIONE IDROGEOLOGICA
ENERGETICA E SISMICA

38
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

PROFILO DELLA FRAGILITÀ


Appartengono a questo cluster 20 province del Sud e delle Isole, con bassi indici di sosteni-
bilità in tutte gli ambiti. Anche tra queste, tuttavia, sono molto diversi i livelli di rischio e le
principali difficoltà da affrontare.

Tavola 18
Profilo della fragilità - Ranking
Media
100
Italia
90

80

70

60

50

40

30

20

10

0
Rieti

Campobasso

Avellino

Barletta
-Andria-Trani

Catanzaro

Taranto

Sud
Caserta

Sardegna

Potenza

Messina

Cosenza

Benevento

Enna

Isernia

Caltanisetta

Reggio
di Calabria

Ragusa

Trapani
Vibo Valentia

Siracusa

Agrigento

Crotone
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA SOSTENIBILITÀ SOCIALE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

Tavola 19
Profilo della fragilità - Posizione delle province
100
Indice di sostenibilità sociale

RI

90

CB
80
IS
AV TA
70 BN

CE BT
60 Media cluster

SU
RG
ME
CZ EN
50 PZ
KR VV CS CL
TP SR
40 AG
RC

30
50 60 70 80 90 100 110 120
Indice di sostenibilità ambientale
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-BASSA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA BASSA

39
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Per un esame di dettaglio abbiamo evidenziato quattro casi: le province di Rieti, Taranto, Reg-
gio Calabria e Messina.

La provincia di Rieti presenta difficoltà economiche soprattutto nella competitività del si-
stema produttivo e nella propensione all’investimento, con elementi di debolezza nelle infra-
strutture e nelle reti di trasporto. Ha una posizione discreta nella sostenibilità sociale, con
livelli migliori della media nell’assistenza alle famiglie, nel contenimento della fragilità socia-
le, nei livelli di sicurezza e giustizia. Per quanto riguarda l’ambiente mostra criticità soprat-
tutto nella gestione di scorie e rifiuti e nel consumo e riconversione di energia.

Taranto presenta maggiori difficoltà economiche, con un sistema produttivo fragile, scarsa-
mente competitivo e con livelli molto bassi di infrastrutture e trasformazione digitale. In gra-
ve difficoltà il mercato del lavoro. In ambito sociale ottiene indici migliori della media nella
condizione degli anziani, mentre il livello di salute e di prestazione dei servizi sanitari è tra
i più bassi in Italia. Ha una posizione critica nella sostenibilità ambientale, particolarmente
per quanto riguarda la gestione delle scorie e dei rifiuti, il consumo e la riconversione energe-
tica, la tutela del territorio.

Della città metropolitana di Reggio Calabria sottolineiamo il livello critico di sostenibilità


sociale, ambito in cui occupa l’ultima posizione nel ranking. Le maggiori difficoltà riguarda-
no la salute e l’offerta sanitaria, l’assistenza alle famiglie, le fragilità sociali (aree di povertà
ed emarginazione), la condizione degli anziani. Per quanto riguarda l’ambiente sono allineati
alla media del Paese gli indici di tutela del territorio e di consumo e riconversione energetica,
mentre è elevato il livello di rischio idrogeologico e sismico.

Gli indicatori della provincia di Messina sono preoccupanti per il sistema produttivo, debole
soprattutto per livello di trasformazione digitale e di solidità finanziaria. I temi sociali più cri-
tici sono quelli della povertà e della fragilità sociale, della condizione degli anziani, dei livelli
di sicurezza e giustizia. Migliore è l’indice di sostenibilità ambientale, con un livello di inqui-
namento e consumo di risorse allineato alla media nazionale, mentre più critica è la gestione
di rifiuti e scorie.

Tavola 20
Sostenibilità economica: analisi per criteri
Province di Messina, Reggio Calabria, Rieti, Taranto

CAPACITÀ
PRODUTTIVA

OCCUPAZIONE INVESTIMENTI
E DINAMICHE E INNOVAZIONE
DEL LAVORO

MESSINA

REGGIO CALABRIA

INFRASTRUTTURE TRASFORMAZIONE RIETI


DIGITALE
TARANTO

MEDIA ITALIA

RETI DI
TRASPORTO COMPETITIVITÀ

SOLIDITÀ
DELLE IMPRESE

40
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 21
Sostenibilità sociale: analisi per criteri
Province di Messina, Reggio Calabria, Rieti, Taranto

CAPITALE UMANO
E FORMAZIONE

SICUREZZA ASSISTENZA
E GIUSTIZIA ALLE FAMIGLIE

MESSINA

REGGIO CALABRIA

RIETI

TARANTO
RICCHEZZA
SALUTE DELLE FAMIGLIE
E SANITÀ MEDIA ITALIA

CONDIZIONE FRAGILITÀ
DEGLI ANZIANI SOCIALE

Tavola 22
Sostenibilità ambientale: analisi per criteri
Province di Messina, Reggio Calabria, Rieti, Taranto

INQUINAMENTO E
CONSUMO DI RISORSE

GESTIONE TUTELA DEL MESSINA


DI SCORIE TERRITORIO
E RIFIUTI E DELLE ACQUE REGGIO CALABRIA

RIETI

TARANTO

MEDIA ITALIA

CONSUMO SOSTENIBILITÀ
E RICONVERSIONE IDROGEOLOGICA
ENERGETICA E SISMICA

41
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

FOCUS ECONOMICO
Le 30 province appartenenti a questo gruppo si distribuiscono in tutte le aree geografiche,
dal Nord al Sud del Paese alla Sardegna. Pur accumunate da difficoltà del sistema produttivo,
esse presentano grandi differenze nelle strutture e negli equilibri sociali e ambientali.

Tavola 23
Focus economico - Posizione delle province
130
Indice di sostenibilità sociale

FOCUS ECONOMICO
Arezzo
LC SO Ascoli Piceno
120 MN Bari
FE Biella
MC Brindisi
BI PU Chieti
PE Fermo
110 PO
PG Ferrara
VC Foggia
AQ Media cluster
L'Aquila
CH
AR Latina
100 Lecce
LT SS Lecco
TE
TR BA Macerata
PT Mantova
90 FM Massa-Carrara
VT MS Nuoro
AP
LE Oristano
NU Perugia
80 Pesaro e Urbino
BR
SA Pescara
OR Pistoia
Prato
70 FG Salerno
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIA Sassari
Sondrio
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-BASSA Teramo
60 Terni
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA BASSA Vercelli
60 70 80 90 100 110 120 130 140
Viterbo
Indice di sostenibilità ambientale

Per un’analisi più ravvicinata abbiamo selezionato la principale area urbana di questo clu-
ster, Bari, e tre aree molto distanti geograficamente: Sondrio, Arezzo e Sassari.

La città metropolitana di Bari è uno dei maggiori poli produttivi e commerciali del Pae-
se, con indici allineati alla media nazionale nella trasformazione digitale, nelle infrastrutture
e nel sistema dei trasporti. Le principali criticità riguardano la competitività delle imprese,
l’occupazione e la dinamica del lavoro. Sotto il profilo sociale, accanto a indici discreti nella
formazione del capitale umano e nella condizione degli anziani, sono da segnalare fragilità
sociali, difficoltà importanti nell’assistenza alle famiglie e nei livelli di sicurezza e giustizia.
Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, l’indice più critico è la gestione dei rifiuti e
delle scorie, mentre sono nella media gli indici di consumo e riconversione energetica, di in-
quinamento e consumo di risorse e di rischio idrogeologico e sismico.

La provincia di Sondrio presenta un sistema produttivo con imprese discretamente com-


petitive e finanziariamente solide. Le difficoltà riguardano le infrastrutture, particolarmente il
sistema dei trasporti, ed il livello di trasformazione digitale. In ambito sociale sono superiori
alla media del Paese gli indici di salute e sanità, di contenimento delle fragilità sociali, di
sicurezza e giustizia, mente un’area di miglioramento è il capitale umano e la formazione.

La provincia di Arezzo può contare su una buona capacità produttiva, con imprese discre-
tamente competitive e solide. Anche quest’area presenta criticità importanti nelle infrastrut-
ture e nei trasporti, e un punto di attenzione nel capitale umano e formazione. Per quanto
riguarda l’ambiente si segnalano indici positivi nel contenimento dell’inquinamento e del
consumo di risorse, e discreti nella tutela del territorio.

42
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Infine la provincia di Sassari presenta importanti criticità economiche e sociali: negli indici
di investimento e innovazione, di competitività e solidità delle imprese; e inoltre nei livelli di
povertà e fragilità sociale e nella condizione degli anziani. La principale criticità ambientale
è segnalata dall’indice di consumo e riconversione energetica, inferiore alla media nazionale,
mentre è basso il livello di rischio idrogeologico e sismico.

Tavola 24
Sostenibilità economica: analisi per criteri
Province di Arezzo, Bari, Sassari, Sondrio

CAPACITÀ
PRODUTTIVA

OCCUPAZIONE INVESTIMENTI
E DINAMICHE E INNOVAZIONE
DEL LAVORO

AREZZO

BARI

INFRASTRUTTURE TRASFORMAZIONE SASSARI


DIGITALE
SONDRIO

MEDIA ITALIA

RETI DI
TRASPORTO COMPETITIVITÀ

SOLIDITÀ
DELLE IMPRESE

Tavola 25
Sostenibilità sociale: analisi per criteri
Province di Arezzo, Bari, Sassari, Sondrio

CAPITALE UMANO
E FORMAZIONE

SICUREZZA ASSISTENZA
E GIUSTIZIA ALLE FAMIGLIE

AREZZO

BARI

SASSARI

SONDRIO
RICCHEZZA
SALUTE DELLE FAMIGLIE
E SANITÀ MEDIA ITALIA

CONDIZIONE FRAGILITÀ
DEGLI ANZIANI SOCIALE

43
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 26
Sostenibilità ambientale: analisi per criteri
Province di Arezzo, Bari, Sassari, Sondrio

INQUINAMENTO E
CONSUMO DI RISORSE

GESTIONE TUTELA DEL AREZZO


DI SCORIE TERRITORIO
E RIFIUTI E DELLE ACQUE BARI

SASSARI

SONDRIO

MEDIA ITALIA

CONSUMO SOSTENIBILITÀ
E RICONVERSIONE IDROGEOLOGICA
ENERGETICA E SISMICA

FOCUS SOCIALE
Questo gruppo di 12 province comprende aree urbane tra le maggiori del Paese come Genova,
Firenze, Palermo, Catania.

Tavola 27
Focus sociale - Posizione delle province
Indice di sostenibilità sociale

120 CLUSTER FOCUS SOCIALE


BL
Belluno
Catania
Firenze
110 Genova
GE Imperia
FI La Spezia
Livorno
100 Lucca
Matera
Palermo
AO Savona
90 LU SP Valle d’Aosta
Media cluster
LI
SV

80

IM
70
CT
PA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA ALTA
60 MT SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-ALTA

SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIA


50 SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-BASSA
70 80 90 100 110 120 130 140
Indice di sostenibilità ambientale

44
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

L’analisi di dettaglio è riferita ai tre capoluoghi di regione.

La città metropolitana di Genova presenta una struttura produttiva con livelli elevati di
trasformazione digitale, competitività delle imprese, reti di trasporto, infrastrutture. La prin-
cipale criticità sociale è la condizione degli anziani, mentre sono medio-bassi gli indici di
assistenza alle famiglie e di sicurezza e giustizia, e di buon livello il contenimento delle fra-
gilità sociali. Nella sostenibilità ambientale sono positivi gli indici relativi a consumi e ricon-
versione energetica e gestione di scorie e rifiuti, mentre è un’area di attenzione la tutela del
territorio e delle acque.

Anche la città metropolitana di Firenze può contare su indici di livello medio-alto relativi
alla competitività delle imprese e alle capacità di investimento, con un mercato del lavoro
dinamico, livelli elevati di formazione del capitale umano e di salute e prestazioni sanitarie.
È critico il livello di sicurezza e giustizia, medio-bassi gli indici relativi alla condizione degli
anziani e alle fragilità sociali. Per quanto riguarda l’ambiente è decisamente positivo l’indice
di consumo e riconversione energetica.

Nella città metropolitana di Palermo la condizione economica è di difficoltà, come segnala-


no i bassi indici di capacità produttiva e investimento, di competitività e solidità finanziaria
delle imprese. Il mercato del lavoro è molto debole. Sono critici gli indicatori di ricchezza delle
famiglie, fragilità sociale, condizione degli anziani, salute e offerta sanitaria. Nella sosteni-
bilità ambientale le principali debolezze riguardano la tutela del territorio e delle acque e la
gestione di scorie e rifiuti, mentre è discreto l’indice di consumo e riconversione energetica.

Tavola 28
Sostenibilità economica: analisi per criteri
Province di Firenze, Genova, Palermo

CAPACITÀ
PRODUTTIVA

OCCUPAZIONE INVESTIMENTI
E DINAMICHE E INNOVAZIONE
DEL LAVORO

FIRENZE

GENOVA

INFRASTRUTTURE TRASFORMAZIONE PALERMO


DIGITALE
MEDIA ITALIA

RETI DI
TRASPORTO COMPETITIVITÀ

SOLIDITÀ
DELLE IMPRESE

45
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 29
Sostenibilità sociale: analisi per criteri
Province di Firenze, Genova, Palermo

CAPITALE UMANO
E FORMAZIONE

SICUREZZA ASSISTENZA
E GIUSTIZIA ALLE FAMIGLIE

FIRENZE

GENOVA

PALERMO

MEDIA ITALIA
RICCHEZZA
SALUTE DELLE FAMIGLIE
E SANITÀ

CONDIZIONE FRAGILITÀ
DEGLI ANZIANI SOCIALE

Tavola 30
Sostenibilità ambientale: analisi per criteri
Province di Firenze, Genova, Palermo

INQUINAMENTO E
CONSUMO DI RISORSE

GESTIONE TUTELA DEL FIRENZE


DI SCORIE TERRITORIO
E RIFIUTI E DELLE ACQUE GENOVA

PALERMO

MEDIA ITALIA

CONSUMO SOSTENIBILITÀ
E RICONVERSIONE IDROGEOLOGICA
ENERGETICA E SISMICA

46
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

FOCUS AMBIENTALE
Concludiamo l’analisi dei profili con questo segmento molto numeroso, costituito da 26 pro-
vince e dal 30% della popolazione del Paese. Ne fanno parte grandi città come Roma, Napoli,
Venezia.

Tavola 31
Focus ambientale - Posizione delle province
140
Indice di sostenibilità sociale

FOCUS AMBIENTALE
TV FC
Alessandria
VE AN TS Ancona
CO
130 Asti
MB RM
RN Cagliari
PV Como
RA PC
VA PI Forlì-Cesena
120 LO VR SI
AT Frosinone
Media cluster Gorizia
RO Grosseto
GO VB Lodi
110
Monza e Brianza
Napoli
AL Pavia
100 Piacenza
Pisa
FR Ravenna
CA Rimini
90 Roma
Rovigo
Siena
GR Treviso
80
Trieste
NA Varese
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA ALTA
Venezia
70 SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-ALTA Verbano-Cusio-Ossola
Verona
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIA
60
SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MEDIO-BASSA
60 70 80 90 100 110 120
Indice di sostenibilità ambientale

La nostra analisi di dettaglio si concentra, oltre che sulle tre metropoli, sulla provincia di Pisa
il cui profilo si distingue nettamente.

La capitale, Roma, si basa su un’economia terziaria con livello di infrastrutture e di collega-


menti superiore alla media dell’Italia, mentre la solidità delle imprese è medio-bassa. In am-
bito sociale non presenta aree di eccellenza; gli indici più bassi (ma di livello medio rispetto
al Paese) sono nelle aree della salute e sanità e della sicurezza e giustizia. Le maggiori criticità
ambientali riguardano la gestione dei rifiuti e il livello di inquinamento e consumo di risorse.

La città metropolitana di Napoli è caratterizzata da un sistema produttivo debole, con in-


dici piuttosto bassi di investimento e innovazione, di competitività delle imprese e solidità
finanziaria, ed un mercato del lavoro in grave difficoltà. La sostenibilità sociale è critica, con
problemi di povertà e difficoltà nell’assistenza alle famiglie, livelli bassi di salute e offerta sa-
nitaria, di sicurezza e giustizia. La principale criticità ambientale è l’inquinamento e consumo
di risorse.

La città metropolitana di Venezia presenta buoni indici nelle infrastrutture e nel sistema dei
trasporti, nella solidità delle imprese e nell’occupazione e dinamiche del lavoro; così come,
in ambito sociale, nel contenimento delle fragilità e nei livelli di sicurezza e giustizia. Nella
sostenibilità ambientale si segnala la massima criticità nell’inquinamento e nel consumo
di risorse. Sono invece positivi gli indici relativi al consumo e riconversione energetica e alla
gestione di scorie e rifiuti.
47
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Infine la provincia di Pisa si segnala come caso di eccellenza nell’area del capitale umano
e della formazione, dove ottiene lo score in assoluto più alto del Paese grazie al suo sistema
di istruzione avanzata e di ricerca. Ne riceve benefici il sistema produttivo, con un indice di
trasformazione digitale elevato. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale sono positivi
i livelli di inquinamento e consumo di risorse e di tutela del territorio e delle acque. La criticità
principale è la gestione di scorie e rifiuti, mentre è un’area di attenzione la gestione del rischio
idrogeologico.

Tavola 32
Sostenibilità economica: analisi per criteri
Province di Napoli, Pisa, Roma, Venezia

CAPACITÀ
PRODUTTIVA

OCCUPAZIONE INVESTIMENTI
E DINAMICHE E INNOVAZIONE
DEL LAVORO

NAPOLI

PISA

INFRASTRUTTURE TRASFORMAZIONE ROMA


DIGITALE
VENEZIA

MEDIA ITALIA

RETI DI
TRASPORTO COMPETITIVITÀ

SOLIDITÀ
DELLE IMPRESE

Tavola 33
Sostenibilità sociale: analisi per criteri
Province di Napoli, Pisa, Roma, Venezia

CAPITALE UMANO
E FORMAZIONE

SICUREZZA ASSISTENZA
E GIUSTIZIA ALLE FAMIGLIE

NAPOLI

PISA

ROMA

VENEZIA
RICCHEZZA
SALUTE DELLE FAMIGLIE
E SANITÀ MEDIA ITALIA

CONDIZIONE FRAGILITÀ
DEGLI ANZIANI SOCIALE

48
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 34
Sostenibilità ambientale: analisi per criteri
Province di Napoli, Pisa, Roma, Venezia

INQUINAMENTO E
CONSUMO DI RISORSE

GESTIONE TUTELA DEL NAPOLI


DI SCORIE TERRITORIO
E RIFIUTI E DELLE ACQUE PISA

ROMA

VENEZIA

MEDIA ITALIA

CONSUMO SOSTENIBILITÀ
E RICONVERSIONE IDROGEOLOGICA
ENERGETICA E SISMICA

49
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

2.3 Europa e Italia: questioni rilevanti

In questo capitolo esaminiamo le questioni determinanti per la ripresa e lo sviluppo soste-


nibile, i nodi che da lungo tempo bloccano la crescita e minacciano l’equilibrio sociale e am-
bientale del Paese, raggruppandoli in sette aree tematiche:

● Capacità competitiva e attrattività


● Trasformazione digitale e capitale umano
● Occupazione e distribuzione del benessere
● Welfare sanitario
● Longevità e assistenza
● Equilibrio ambientale
● Transizione verde e impatto ambientale

Per valutare i dati della nostra mappa territoriale li inquadreremo in un contesto più ampio,
comparandoli con i principali paesi europei e con le altre grandi economie di mercato. Per
l’analisi delle province italiane utilizzeremo i 20 criteri di misurazione che compongono gli
indici dei tre ambiti della sostenibilità.

CAPACITÀ COMPETITIVA E ATTRATTIVITÀ

Da circa venti anni l’economia italiana vive una fase di stagnazione che non ha uguali tra le
altre economie avanzate. Sulla bassa capacità di crescita pesano sia dinamiche demografi-
che sfavorevoli sia la tendenza negativa della produttività.

Si osservi la curva di evoluzione negli ultimi vent’anni del PIL dei principali paesi (tavola 35).
L’Italia è l’unico che a fine 2019, prima della crisi Covid, non aveva ancora recuperato i livelli di
produzione di inizio millennio, avendo alternato alle due depressioni del 2007-09 e del 2011-
14 cicli di ripresa molto flebile. Il gap che abbiamo accumulato in questo periodo è di trenta
punti percentuali verso la media globale OECD e di venti punti verso l’area dell’euro. Anche il
confronto dei PIL pro capite (tavola 36) mostra i differenti ritmi di crescita tra l’area dell’euro,
più matura, e le economie più dinamiche; ma l’Italia è l’unico paese a crescita zero. Questi
trend di lungo termine evidenziano il carattere strutturale dei nostri problemi. Per avviare una
crescita robusta e prolungata non sarà quindi sufficiente sostenere la domanda con politi-
che espansive tradizionali; sarà necessario affrontare e risolvere con riforme incisive i nodi di
fondo che bloccano il Paese, e dirigere gli investimenti sulle operazioni di massimo impatto.

50
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 35
Evoluzione del PIL 2000-2019
Numeri indice: base 2020

126
124
122
120
118
116
114
112
110
108
106
104
102
100
98
96
94
92
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019

FRANCIA GERMANIA ITALIA SPAGNA REGNO UNITO USA EURO 19 UE 28 OECD Fonte: OECD

Tavola 36
PIL pro capite 2000 - 2019
PAESI 2000 ($) 2019 ($) VAR %
Francia 37.450 43.062 15,0
Germania 40.320 49.991 24,0
Italia 39.472 38.740 - 1,9
Olanda 45.017 53.758 19,4
Polonia 15.712 31.653 101,5
Spagna 32.468 38.129 17,4
Regno Unito 36.344 44.032 21,2
Area Euro 19 37.211 43.832 17,8
UE 28 33.413 41.574 24,4
Giappone 36.162 42.226 16,8
USA 48.168 60.800 25,0
OECD 34.251 43.038 25,7
Fonte: OECD ($ 2015)

Molte cause contribuiscono a determinare la debolezza del nostro sistema.

Certamente è importante la propensione all’investimento e in particolar modo la quota di in-


vestimenti in ricerca e sviluppo, di cui la tavola 37 mostra una comparazione internazionale
sui dati medi dell’ultimo decennio. Da molto tempo investiamo in innovazione circa la metà
di quanto fanno i nostri partner europei. Non è un problema solo di iniziativa pubblica ma an-
che di capacità delle imprese, e su questa incidono molti fattori: l’eccessiva frammentazione
del sistema produttivo, la limitata disponibilità di competenze manageriali e tecniche (a sua
volta correlata alla dimensione delle imprese), il posizionamento di molte aziende nei settori
labour intensive e maturi più che capital intensive e innovativi.

Le tavole 38 e 39 illustrano la progressiva perdita di contatto dell’Italia dalle aree più svilup-
pate del mondo in termini di produttività del lavoro, misurata come rapporto tra PIL e ore
51
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

lavorate. Non solo gli Stati Uniti (+32% dal 2000 a oggi) ma anche le grandi economie europee
- Germania, Francia, UK - con variazioni tra il 17 e il 18%, hanno affrontato la competizione glo-
bale accrescendo la produttività delle imprese e spostandosi continuamente verso le attività
ad alto valore aggiunto. In questi vent’anni il nostro Paese ha invece mantenuto un andamen-
to della produttività piatto, mentre sono aumentati gli squilibri tra le aree interne.

Gli investimenti e l’innovazione non sono l’unico fattore di crescita della produttività. Accanto a
questi è determinante la mobilità delle risorse: la velocità con cui capitale e lavoro si spostano
dalle attività meno produttive a quelle più competitive e sostenibili. Questo tema è stato co-
stantemente sollecitato dalle autorità dell’Unione, le quali hanno insistentemente raccoman-
dato riforme del mercato del lavoro, degli ammortizzatori sociali, del sistema contrattuale, della
legge fallimentare. È un tema divenuto urgente ora che si pone la questione di come gestire,
indirizzare e accelerare la ripresa, dopo una lunga fase di emergenza nella quale si è trattato di
salvaguardare la tenuta delle imprese e l’occupazione con norme e mezzi straordinari.

Tavola 37
Investimenti in R&D
Quota % di PIL
Media 2011-2019 (tra parentesi i dati 2019)

3,26*
3,5% (3,28**)
2,96
(3,17) 2,75*
3,0%
(2,82**)
2,15
2,5% 2,10 2,15 2,05
(2,19)
(2,16) (2,23) (2,14)
2,0% 1,66
1,34 (1,76)
(1,45) 1,25
1,5% (1,25)
1,00
(1,32)
1,0%

0,5%

0,0%
Francia Germania Italia Olanda Polonia Spagna Regno Area Euro UE 28 USA Giappone
Unito (UE 19)

(*) Dato 2018 (**) Media 2011-2018

Tavola 38
Evoluzione della produttività 2000 - 2019
PIL per ora lavorata (numeri indice: anno base 2000)
132
130
128
126
124
122
120
118
116
114
112
110
108
106
104
102
100
98
96
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019

FRANCIA GERMANIA ITALIA SPAGNA REGNO UNITO USA EURO 19 UE 28 OECD Fonte: OECD

52
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 39
PIL per ora lavorata 2000 - 2019
PAESI 2019 ($) VAR % 2000-2019
Francia 67,5 18,1
Germania 66,4 18,4
Italia 53,5 1,3
Olanda 67,6 13,3
Polonia 41,1 84,5
Spagna 52,5 16,8
Regno Unito 58,3 17,3
Area euro 19 59,5 16,8
UE 28 54,2 22,5
Giappone 46,8 21,9
USA 71,8 31,9
OECD 54,5 25,9
Fonte: OECD ($ 2015)

Le tavole 40 e 41, basate su fonti Cerved, rappresentano alcuni tra i principali indicatori di
sostenibilità economica delle province italiane.

L’indice di capacità produttiva misura la struttura e la forza del sistema produttivo locale:
la produttività delle imprese (tra i numerosi indicatori disponibili abbiamo scelto il valore
aggiunto per addetto); il tasso di imprenditorialità, definito come numero di imprese in rap-
porto alla popolazione; la dimensione delle imprese, come numero di addetti per impresa.

L’indice di investimenti e innovazione è costituito da due componenti: la propensione agli


investimenti, come quota degli stessi sul valore delle immobilizzazioni materiali e immate-
riali, e la propensione all’innovazione, che a sua volta si basa su due indici: il livello di innova-
zione del tessuto produttivo5 e lo score Innovazione6.

La correlazione tra la dimensione delle imprese e la capacità di investimento e innovazione


è evidenziata della tavola 42: le province si dispongono sulla diagonale dei due assi, pur con
un ampio range di dispersione. Le aree con le maggiori capacità di investire e di innovare le
tecnologie e i modelli di business sono quelle in cui sono presenti le grandi e medie imprese.
Tutto il Paese è caratterizzato dalla prevalenza di PMI e microimprese, ma la presenza accanto
ad esse di aziende più strutturate qualifica il tessuto produttivo e genera filiere più robuste
e innovative. I fattori critici non sono solo la disponibilità di risorse finanziarie e la capacità
di attrarre finanziamenti, ma anche la presenza di competenze manageriali, senza le quali è
difficile gestire progetti con finalità di medio-lungo termine. Aiutare le imprese a compiere il
salto dimensionale è dunque un obiettivo fondamentale per la strategia di crescita del Paese.

5
L ivello di innovazione del tessuto produttivo: quota provinciale di imprese con investimenti in immobilizzazioni immateriali
maggiori del terzo quartile del campione nazionale.
6
Score innovazione: indice Cerved che individua, attraverso un’analisi di affinità semantica dei siti internet, startup e PMI innova-
tive iscritte al Registro delle imprese.

53
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 40
Capacità produttiva
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
Milano
Bolzano
Bologna
Vercelli
Parma
Belluno
Piacenza
Trieste
Modena
Trento
Mantova
Gorizia
Reggio nell'Emilia
Biella
Bergamo
Novara
Ravenna
Pordenone
Verona
Cuneo
Asti
Genova
Monza e Brianza
Lecco
Torino
Venezia
Udine
Treviso
Vicenza
Lodi
Firenze
Alessandria
Valle d'Aosta
Padova
Brescia
Cremona
Sondrio
Varese
Como
Ferrara
Verbano-Cusio-Ossola
Prato
Savona
Livorno
La Spezia
Roma
Pisa
Ancona
Pavia
Chieti
Rimini
Rovigo
Cagliari
Siena
Lucca
Ascoli Piceno
Arezzo
Forlì-Cesena
Macerata
Perugia
Massa-Carrara
Grosseto
Imperia
Pistoia
Teramo
Fermo
Bari
Terni
Pescara
Oristano
Enna
Sud Sardegna
Frosinone
Pesaro e Urbino
Potenza
Sassari
L'Aquila
Latina
Isernia
Matera
Campobasso
Vibo Valentia
Napoli
Brindisi PRODUTTIVITÀ
Rieti
Catanzaro
Viterbo VALORE AGGIUNTO PER ADDETTO
Palermo
Taranto
Salerno IMPRENDITORIALITÀ
Catania
Ragusa NUMERO IMPRESE/POPOLAZIONE
Avellino
Crotone
Foggia DIMENSIONE
Caserta
Siracusa DELLE IMPRESE
Nuoro
Caltanissetta NUMERO DI ADDETTI/IMPRESE
Lecce
Benevento
Cosenza
Messina
PRODUTTIVITÀ
Reggio di Calabria
Agrigento
Trapani IMPRENDITORIALITÀ
Barletta-Andria-Trani
DIMENSIONE DELLE IMPRESE

54
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 41
Investimenti e innovazione
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
Bolzano
Milano
Bologna
Trieste
Torino
Cremona
Cuneo
Parma
Reggio nell'Emilia
Firenze
Pordenone
Genova
Padova
Treviso
Modena
Trento
Udine
Ancona
Novara
Ravenna
Piacenza
Vicenza
Lecco
Pisa
Forlì-Cesena
Verona
Mantova
Verbano-Cusio-Ossola
Brescia
Vercelli
Venezia
Pavia
Belluno
Varese
Bergamo
Lodi
Alessandria
Monza e Brianza
Ferrara
Valle d'Aosta
Rimini
Gorizia
Asti
Macerata
Pesaro e Urbino
Biella
Pescara
Lucca
Savona
Roma
Como
Perugia
Ascoli Piceno
Imperia
Livorno
Prato
Siena
Rovigo
Cagliari
Arezzo
Fermo
Terni
Bari
Potenza
Pistoia
Chieti
Catanzaro
Sondrio
Grosseto
Teramo
La Spezia
Isernia
Massa-Carrara
Campobasso
Palermo
L'Aquila
Napoli
Viterbo
Matera
Avellino
Catania
Oristano PROPENSIONE
Barletta-Andria-Trani
Taranto
AGLI INVESTIMENTI
Salerno
Caserta INVESTIMENTI
Latina SU IMMOBILIZZAZIONI
Crotone MATERIALI
Frosinone
Lecce INVESTIMENTI
Messina SU IMMOBILIZZAZIONI
Cosenza IMMATERIALI
Reggio di Calabria
Vibo Valentia
Foggia PROPENSIONE
Trapani
Benevento ALL’INNOVAZIONE
Sassari
Enna LIVELLO DI INNOVAZIONE
Rieti DEL TESSUTO PRODUTTIVO
Siracusa
Brindisi INNOVATION SCORE
Sud Sardegna
Ragusa
Caltanissetta
Nuoro PROPENSIONE AGLI INVESTIMENTI
Agrigento
PROPENSIONE ALL'INNOVAZIONE

55
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 42
Relazione tra dimensione delle imprese e investimenti e innovazione

80
Dimensione imprese

BL
VC
70

TO
60 MN CN TS
GO RA PN
BI AT NO TN
VE MI
50 UD GE RE BO
AL LO PC PR
CH BG VR CR
SU VA VI BZ
MB FE LC MO TV
40 SO
LI CO AN
FI
SP
CA AO PV BS PD
PG SV FC
ItaliaRO RN VB
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30 TA OR PA BA SI IM LU
EN PZ AR MC PI
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SR SS PT AP
20 CB
NU CL KR LT CT NA PO PE
FG SA IS CZ FM
RI VVLE ME AV VT
RG MS
10 RC CSCE
AG BN TP
BT
0
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170 180 190
Indice di investimenti e innovazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Nonostante le difficoltà, l’Italia mantiene rilevanti capacità competitive. Siamo la nona eco-
nomia al mondo e la seconda in Europa per volume di merci esportate: 547 miliardi, con un
surplus di 44 miliardi7 (dati precedenti l'emergenza Covid). Abbiamo una propensione alle
esportazioni come quota sul PIL del 32%. La crisi Covid nel 2020 ha frenato il sistema mon-
diale degli scambi, ma i settori più competitivi della nostra economia sono pronti a ripartire e
trainare la crescita. La questione decisiva è se la ripresa sarà robusta e durevole, pari al trend
dei nostri partner europei e capace di coinvolgere le aree più fragili del Paese, oppure resterà
flebile come negli ultimi vent’anni, minata dai vincoli che limitano la produttività e circoscrit-
ta alle zone forti: il quadrante in alto a destra della tavola 42.

Uno dei temi più importanti per il nostro paese è la capacità di attrarre gli investimenti. La
tavola 43 offre una comparazione internazionale sugli investimenti esteri diretti. Il confronto
significativo è con l’area dell’euro (mentre i dati relativi a USA e Regno Unito sono influenzati
dal ruolo di magnete finanziario esercitato da Wall Street e Londra). D’altro canto gli investi-
menti diretti esteri sono solo una parte della questione: ciò che determina la crescita del
tessuto produttivo di un’area è la sua capacità generale di attrarre i capitali di rischio, gli in-
vestimenti delle imprese e delle istituzioni finanziarie che rafforzano il capitale delle imprese
e moltiplicano gli insediamenti produttivi.

7
Istituto Commercio Estero - 2019

56
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 43
Investimenti diretti esteri in entrata
Flussi e stock, quota media su PIL - 2018

FLUSSI STOCK

Francia 1,0 Francia 26,3

Germania 0,4 Germania 21,7

Italia 1,1 Italia 15,9

Polonia 1,1 Polonia 20,3

Spagna 1,7 Spagna 37,5

Regno Unito 2,8 Regno Unito 55,9

Giappone 0,2 Giappone 3,1

USA 1,7 USA 18,9

Fonte: elaborazione Cerved - Innovation Team su dati OECD

I fattori di attrattività sono numerosi: vanno dalle condizioni economiche (costi e produtti-
vità) a quelle regolamentari e di contesto (mercato del lavoro, diritto civile, sicurezza e rischi
ambientali) alle infrastrutture (connessioni tecnologiche, trasporti, sistema formativo).
Su tutti questi fattori registriamo rilevanti squilibri tra le aree interne del Paese. La debolis-
sima capacità attrattiva di molte aree costituisce un freno per la crescita e una minaccia per
la sostenibilità.

Nella tavola 44 esponiamo l’indice di competitività delle province italiane, che tiene conto di
tre componenti:

● la redditività delle imprese, misurata con indici di pay-back quali la redditività del capitale
proprio (ROE), il ritorno degli investimenti (ROI), il ritorno sulle vendite (ROS);
● il CLUP8, ovvero il rapporto tra costo del lavoro e valore aggiunto;
● infine una serie di misure della competitività internazionale: lo score Cerved di vocazio-
ne internazionale delle imprese9, l’attrattività degli investimenti, valutata come valore per
provincia degli Investimenti Diretti esteri (IDE), il valore delle esportazioni generato dalle
imprese del territorio.

Le capacità di investimento e di innovazione delle imprese hanno un impatto determinante


sulla competitività, come appare dalla relazione molto forte tra le due variabili evidenziata
dalla tavola 45.

8
Costo del Lavoro per Unità di Prodotto: rapporto tra costo del lavoro pro capite e produttività media del lavoro.
9

Modello di machine learning elaborato da Cerved SpazioDati, basato su informazioni di bilancio e altre fonti tra cui Italiancom,
Legal Entity Identifier, siti ufficiali delle imprese. Assegna alle imprese italiane uno score di propensione a operare sui mercati
internazionali.

57
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 44
Competitività
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Bergamo
Brescia
Lecco
Cremona
Vicenza
Reggio nell'Emilia
Belluno
Mantova
Lodi
Treviso
Modena
Milano
Monza e Brianza
Cuneo
Parma
Padova
Varese
Como
Asti
Bolzano
Pordenone
Piacenza
Bologna
Genova
Arezzo
Alessandria
Sondrio
Vercelli
Verona
Trento
Torino
Novara
Pavia
Forlì-Cesena
Udine
Firenze
Biella
Ravenna
Gorizia
Rovigo
Pisa
Ferrara
Verbano-Cusio-Ossola
Prato
Venezia
Valle d'Aosta
Ancona
Fermo
Trieste
Pesaro e Urbino
Rimini
Savona
Siena
Macerata
Lucca
Chieti
Roma
Livorno
Siracusa
Viterbo
Salerno
Caserta
Napoli
Frosinone
Potenza
Crotone
Barletta-Andria-Trani
Latina
Ascoli Piceno
Imperia
Pistoia REDDITIVITÀ
Rieti
Reggio di Calabria REDDITIVITÀ
Massa-Carrara DEL CAPITALE PROPRIO
Cosenza
Teramo
Bari RITORNO SUGLI INVESTIMENTI
Avellino
Lecce RITORNO SULLE VENDITE
Catania
Ragusa
Vibo Valentia CLUP
Benevento
Foggia
Terni COSTO DEL LAVORO
Messina SU VALORE AGGIUNTO
Trapani
Agrigento
L'Aquila COMPETITIVITÀ
Perugia
Catanzaro INTERNAZIONALE
Palermo
Caltanissetta SCORE DI VOCAZIONE
Pescara INTERNAZIONALE
Grosseto
Campobasso ATTRATTIVITÀ INVESTIMENTI (IDE)
Enna
Isernia
Taranto VALORE ESPORTAZIONI
Matera
Cagliari
Brindisi
La Spezia REDDITIVITÀ
Sassari
Nuoro
Sud Sardegna CLUP
Oristano
COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE

58
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 45
Relazione tra investimenti-innovazione e competitività
180
Indice di competitività

BG BS
170 LC
BL RE CR
160 VI MO TV
MB LO MN PR MI
150 CO AT VA PC PD CN BZ
AR VC VR NO PN BO
140 SO AL TN GE
TO
BI PV FC UD
130 RO VB RA FI
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120 AN
FM PU AO VE
110 Italia SV RN TS
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100 MC
CH LI RM
90
80 SR SA VT
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70 LT BT PZ
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60 VV CS AV AQ TE BA IM
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50 TP FG ME IS CZ PE
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NU
20 SU OR
10
10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170 180 190
Indice di investimenti e innovazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

La solidità delle imprese misura la sostenibilità del sistema produttivo locale sotto il profilo
finanziario:

● la quota di imprese giudicate sicure e solvibili secondo lo score CEBI - Centrale Bilanci Cerved,
un indice largamente utilizzato nel sistema creditizio, le cui principali aree di analisi sono:
❙ cash flow, redditività e qualità degli utili,
❙ peso degli oneri finanziari e del debito,
❙ struttura finanziaria e composizione temporale del debito,
❙ equilibrio finanziario e liquidità,
❙ crescita,
❙ volatilità dei redditi e del cash flow,
❙ struttura operativa ed efficienza generale;
● l’indice di stabilità commerciale, basato sui tempi di pagamento;
● l’indice di stabilità del tessuto produttivo locale, basato sull’incidenza dei fallimenti e delle
liquidazioni di società.

Nelle aree dove le imprese sono più competitive anche la solidità finanziaria è sensibilmente
migliore: la relazione tra i due indici è molto forte, come illustrato dal grafico della tavola 47.

59
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 46
Solidità delle imprese
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Vicenza
Bolzano
Pordenone
Trento
Lecco
Biella
Bergamo
Treviso
Sondrio
Cuneo
Verona
Brescia
Cremona
Padova
Varese
Belluno
Parma
Reggio nell'Emilia
Monza e Brianza
Mantova
Modena
Novara
Forlì-Cesena
Verbano-Cusio-Ossola
Asti
Ferrara
Lodi
Bologna
Venezia
Como
Macerata
Piacenza
Udine
Rovigo
Ravenna
Gorizia
Rimini
Ancona
Fermo
Vercelli
Alessandria
Pesaro e Urbino
Savona
Arezzo
Prato
Milano
Ascoli Piceno
Imperia
Lucca
Torino
Pistoia
Valle d'Aosta
Firenze
Pavia
Trieste
Pisa
L'Aquila
Siena
Teramo
Genova
Campobasso
Chieti
Massa-Carrara
Perugia
Matera
Potenza
Bari
Pescara
Livorno
Grosseto
STABILITÀ ECONOMICO-FINANZIARIA
Frosinone (CEBI SCORE)
Barletta-Andria-Trani
Salerno QUOTA DI IMPRESE GIUDICATE
Foggia SICURE O SOLVIBILI
Benevento
Roma
Avellino
Terni STABILITÀ COMMERCIALE
Latina
Brindisi GIORNI MEDI DI PAGAMENTO
Cagliari DELLE FATTURE
Viterbo
Caserta
Taranto GIORNI MEDI DI RITARDO
Sud Sardegna
Oristano INCIDENZA DI GRAVI RITARDI
Rieti
Isernia
Lecce STABILITÀ DEL TESSUTO
Napoli
Nuoro PRODUTTIVO
Ragusa
Sassari INCIDENZA DELLE LIQUIDAZIONI
Vibo Valentia VOLONTARIE
Crotone
Enna INCIDENZA ALTRE PROCEDURE
Caltanissetta
La Spezia
Catanzaro INCIDENZA DEI FALLIMENTI
Cosenza
Reggio di Calabria
Agrigento
Messina STABILITÀ ECONOMICO-FINANZIARIA
Palermo
Siracusa
Catania STABILITÀ COMMERCIALE
Trapani
STABILITÀ DEL TESSUTO PRODUTTIVO

60
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 47
Relazione tra competitività e solidità delle imprese
180
Indice di competitività

BS BG
170 LC
RE CR
LO MN VI
160 BL
MI CO MB TV
150 PC MO CN BZ
AR AT PR VA PD PN
GE TO
140 VC BO NO SO TN
PV AL RA UD
FI GO FE FC VR BI
130 PI
PO RO VB
120 AO AN VE
PU FM
110 TS RN
SI Italia
100 SV
RM CH LU MC
90 LI

80 SR VT SA
NA
CE FR
70 KR PZ
RC LT AP
RI AV BT MS PT
60 CT ME CS VV BN BA TE
CZ CL LE IM
TP AG RG TR FG PG AQ
50 TA PE CB
PA EN
BR GR
40 SP SS
IS CA MT
30
NU
20 OR
SU
10
10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160
Indice di solidità delle imprese
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Concludiamo l’analisi della capacità di crescita e dell’attrattività dei territori misurando il


livello delle infrastrutture.

Anzitutto le connessioni digitali, su cui l’Italia soffre di un ritardo nel contesto europeo. Meno
del 13% delle nostre imprese sono collegate a reti con velocità superiore a 100 Mbit al secondo
(tavola 48). L’estensione delle connessioni superveloci è certamente uno degli obiettivi prin-
cipali del piano di investimenti che potrà avviare il rilancio e la crescita sostenibile del Paese.

Per quanto riguarda i trasporti il confronto internazionale (tavola 49) è meno significativo.
Per esempio non è possibile paragonare le linee stradali tra paesi con strutture geografiche e
orografiche molto diverse. L’Italia è allineata ai partner europei per numero di aeroporti e per
estensione delle linee ferroviarie, ma per entrambi i sistemi abbiamo problemi di efficienza
più che di estensione delle reti. Il tema rilevante è la velocità e il costo effettivo di collegamen-
to di molte zone del Paese.

Abbiamo generato un indice, esposto nella tavola 50, che misura lo sviluppo generale delle
infrastrutture nel territorio in diversi ambiti:

● le reti digitali, considerando le velocità di connessione e la quota di famiglie e di edifici


connessi con fibra ottica (FTTC/FTTH10);
● le reti di trasporto: stradale e autostradale, urbano, ferroviario, marittimo e aeroportuale;
● il sistema formativo, considerando l’offerta di istruzione generale e tecnica e la condizione
occupazionale dei neolaureati (ma dedicheremo al formazione un’analisi più approfondita
nel prossimo paragrafo);
● l’offerta del sistema sanitario (tema che esamineremo anch’esso separatamente).

La tavola 50 illustra la composizione dell’indice relativo alle reti di trasporto. Esso misura, ol-
tre all’estensione delle reti ferroviaria e stradale, la densità della circolazione, la composizione
e qualità della mobilità urbana (copertura dei mezzi pubblici, mezzi a impatto zero o basso

10

FTTC/FTTH: Fiber To The Cabinet/Fiber To The Home, indicano il terminale raggiunto dalla fibra ottica, rispettivamente “l’armadio”
stradale e l’abitazione.

61
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

impatto, offerta11 e domanda12 di trasporto pubblico), il traffico passeggeri e merci marittimo


e aeroportuale, la distanza dagli hub.

Le infrastrutture sono una leva di crescita importante ma da sola non sufficiente, come mo-
stra la tavola 52 in cui si espone la relazione tra la consistenza delle infrastrutture e l’indice
di competitività delle imprese. La correlazione esiste ma non è forte come quella di altre aree
di analisi. Gli investimenti per le infrastrutture sortiranno quindi gli effetti desiderati se sa-
ranno affiancati dalle riforme necessarie a rilanciare la produttività, e se inseriti in piani ben
focalizzati sulle priorità di sviluppo sostenibile nel territorio.

Tavola 48
Imprese con velocità di connessione superiore a 100 Mbit/s
Quota % - 2019
38,6

34,6

23,5
20,6
17,9

13,0 12,6

Francia Germania Italia Olanda Polonia Regno Unito Spagna


Fonte: OECD

Tavola 49
Reti di trasporto
Confronto internazionale 2016

NUMERO DI AEROPORTI OGNI 100 KM² KM DI RETE FERROVIARIA OGNI 100 KM² KM DI RETE STRADALE OGNI 100 KM²

Francia 9,9 5,3 198,8

Germania 8,6 9,6 n.d.

Italia 11,2 5,7 87,2

Olanda 14,8 9,1 413,0

Polonia 3,6 6,0 137,2

Spagna 6,2 3,1 n.d.

Regno Unito 15,7 6,7 174,7

Giappone 10,1 5,3 335,3

USA 1,1 1,7 72,8

Fonte: OECD

11
Numero di veicoli di trasporto pubblico locale disponibili per 100.000 abitanti.
12
Numero di passeggeri viaggianti sul trasporto pubblico locale per abitante.

62
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 50
Infrastrutture
0 50 100 150 200 250
Milano
Trieste
Genova
Bologna
Roma
Napoli
Torino
Venezia
Firenze
Pisa
Padova
Cagliari
Pavia
Parma
Verona
Palermo
Bari
Pescara
Brescia
Messina
Siena
Catania
Rimini
Ancona
Bergamo
Forli'-Cesena
Monza e Brianza
Modena
Varese
Perugia
Como
Reggio Emilia
Udine
Ferrara
Prato
La Spezia
Piacenza
Salerno
Chieti
Cremona
Treviso
Novara
Caserta
Savona
Trento
L'Aquila CONNETTIVITÀ
Ravenna
Livorno VELOCITÀ DI CONNESSIONE
Gorizia
Vicenza
Sassari QUOTA DI FAMIGLIE CONNESSE CON FTTC
Bolzano
Catanzaro QUOTA DI FAMIGLIE CONNESSE CON FTTH
Foggia
Pesaro e Urbino QUOTA DI EDIFICI CONNESSI CON FTTC
Lecco
Lecce
Enna
Sondrio RETI DI TRASPORTO
Barletta-Andria-Trani
Macerata RETE STRADALE E AUTOSTRADALE
Lucca
Pordenone
Arezzo MOBILITÀ PUBBLICA URBANA
Reggio Calabria
Brindisi RETE FERROVIARIA
Cuneo
Pistoia TRAFFICO MARITTIMO
Mantova
Asti
Valle d'Aosta TRAFFICO AEROPORTUALE
Alessandria
Ascoli Piceno
Siracusa SISTEMA FORMATIVO
Latina
Belluno
Massa Carrara OFFERTA DI ISTRUZIONE
Viterbo TERZIARIA GENERALE
Taranto
Lodi OFFERTA DI ISTRUZIONE
Rovigo TERZIARIA SCIENTIFICA
Ragusa
Cosenza
Imperia CONDIZIONE OCCUPAZIONALE
Frosinone DEI NEOLAUREATI
Potenza
Avellino
Verbano-Cusio-Ossola SISTEMA SANITARIO
Vercelli
Matera
Terni PRESENZA DELLE STRUTTURE SANITARIE
Benevento
Trapani COMPETITIVITÀ DELLE STRUTTURE
Teramo SANITARIE
Nuoro
Isernia
Biella ACCESSIBILITÀ ALLE PRESTAZIONI
Grosseto
Caltanissetta
Fermo
Campobasso CONNETTIVITÀ
Agrigento
Rieti RETI TRASPORTO
Crotone
Oristano
Vibo Valentia SISTEMA FORMATIVO
Sud Sardegna
SISTEMA SANITARIO

63
Tavola 51
Reti di trasporto
0 50 100 150 200 250 300
Milano
Napoli
Roma
Trieste
Genova
Bologna
Venezia
Torino
Firenze
Livorno
Messina
Brescia
Bergamo
Verona
Reggio di Calabria
Monza e Brianza
Cagliari
Pavia
Varese
Padova
Savona
Ravenna
Bari
L'Aquila
Catania
Palermo
Vicenza
Mantova
Udine
Ancona
Treviso
Parma
Siena
Rimini
La Spezia
Novara
Bolzano
Trento
Pisa
Modena
Cuneo
Ascoli Piceno
Lucca
Reggio nell'Emilia
Pescara
Catanzaro RETE STRADALE E AUTOSTRADALE
Forlì-Cesena
Ferrara
Sassari DENSITÀ DI VEICOLI PER ABITANTE
Piacenza
Lecce DENSITÀ DI RETE STRADALE PER ABITANTE
Cosenza
Taranto DENSITÀ DI RETE STRADALE PER KM2
Perugia
Siracusa
Lodi
Como MOBILITÀ PUBBLICA URBANA
Brindisi
Verbano-Cusio-Ossola COPERTURA DEI MEZZI
Salerno PUBBLICI CIRCOLANTI
Alessandria
Arezzo
Pordenone DENSITÀ DI PISTE CICLABILI
Pesaro e Urbino
Asti QUOTA DI TRASPORTI PUBBLICI
Rovigo A BASSE EMISSIONI
Prato
Chieti
Cremona OFFERTA E DOMANDA
Teramo DI TRASPORTO PUBBLICO
Trapani
Belluno
Pistoia RETE FERROVIARIA
Lecco
Gorizia DENSITÀ DELLA RETE FERROVIARIA PER KM2
Massa-Carrara
Frosinone
Grosseto
Avellino TRAFFICO MARITTIMO
Rieti
Vercelli TRAFFICO DI PASSEGGERI
Macerata
Matera
Barletta-Andria-Trani MOVIMENTI COMMERCIALI
Isernia
Campobasso
Valle d'Aosta TRAFFICO AEROPORTUALE
Potenza
Caserta TRAFFICO DI PASSEGGERI
Benevento
Imperia
Latina MOVIMENTI COMMERCIALI
Sondrio
Oristano DISTANZA DAGLI HUB PRINCIPALI
Fermo
Nuoro
Terni
Viterbo RETE AUTOSTRADALE
Foggia
Biella
Ragusa MOBILITÀ PUBBLICA URBANA
Enna
Vibo Valentia RETE FERROVIARIA
Agrigento
Sud Sardegna
TRAFFICO MARITTIMO
Crotone
Caltanissetta
TRAFFICO AEROPORTUALE

64
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 52
Relazione tra infrastrutture e competitività
180
Indice di competitività

170 LC BS
BL MN CR RE BG
160 VI TV MO
CN MI
LO MB PR PD
150 PN BZ
AT CO VA VR GE
140 VC SO TN NO
PC
TO BO
BI AL AR PV FI
130 GO RA UD FC
FE PI
VB RO PO VE
120 AO
AN
FM
110 PU SV RN TS
Italia
100 SI
LU MC CH RM
90 LI
80 VT SR SA
PZ FR LT CE NA
70 KR AP BT
IM PT
RI TE AV
60 AG TRBN RC LE CT BA
VV MS FG ME
GR CS AQ PG
50 TP RG PA
CB CL CZ CA
IS MT TA BR EN SP PE
40 SS
30
NU
20 SU OR
10
10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170 180 190 200 210 220 230
Indice delle infrastrutture
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

TRASFORMAZIONE DIGITALE E CAPITALE UMANO


Nell’economia e nella società digitale non è possibile separare il livello di innovazione tecno-
logica dallo sviluppo delle competenze che l’innovazione richiede.

Per misurare queste variabili e farne oggetto di comparazione internazionale il necessario


punto di riferimento è il DESI - Digital Economy and Society Index della Commissione Eu-
ropea, l’indice che monitora l’evoluzione dell’economia e della società digitale nei 28 paesi
dell’Unione (l’ultima edizione, del 2019, comprende ancora il Regno Unito). È un indice compo-
sito che elabora numerosi dati raggruppati in cinque ambiti: la connettività, il capitale uma-
no, l’utilizzo di internet, l’integrazione delle tecnologie digitali, la digitalizzazione dei servizi
pubblici.

La tavola 53 mostra l’ampiezza del divario che è necessario colmare, non solo per la posizione
generale dell’Italia, al quart’ultimo posto nel ranking europeo, ma in particolare per la distan-
za dalle grandi economie trainanti su alcuni fattori. Non sono tanto le connessioni né la digi-
talizzazione della PA i nostri gap principali, per quanto anch’essi richiedano un’accelerazione
degli investimenti, quanto invece il capitale umano e l’utilizzo e integrazione delle tecnologie
nel sistema sociale e produttivo.

Il DESI, come si diceva, sintetizza molte informazioni. Tra le tante che le statistiche internazio-
nali rendono disponibili evidenziamo il confronto sulla quota annua di laureati STEM, ovvero
in discipline tecnico-scientifiche (Science, Technology, Engineering and Mathematics): la no-
stra quota, del 15,5%, è inferiore di cinque punti alla Germania e alla media UE, di dieci punti
alla Francia e al Regno Unito.

65
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 53
DESI - Digital Economy and Society Index
0 10 20 30 40 50 60 70

Finlandia

Svezia

Danimarca

Olanda

Malta

Irlanda

Estonia

UK

Belgio

Lussemburgo

Spagna

Germania

Austria

Lituania

Unione Europea

Francia

Slovenia

Repubblica Ceca

Lettonia

Portogallo

Croazia

Ungheria

Slovacchia

Polonia

Cipro

Italia
CONNETTIVITÀ

CAPITALE UMANO
Romania
USO DI INTERNET

Grecia INTEGRAZIONE DELLE TECNOLOGIE DIGITALI

DIGITALIZZAZIONE PA

Bulgaria
Fonte: Commissione Europea (EPALE)

66
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 54
Quota di laureati in discipline STEM - 2018

Francia 26,6%

Germania 20,1%

Italia 15,5%

Olanda 12,8%

Polonia 20,9%

Spagna 21,5%

Regno Unito 25,2%

UE 28 20,4%

Media UE 28
Fonte: Eurostat

Il divario nel territorio italiano è molto ampio. Per misurarlo abbiamo elaborato un indice di
trasformazione digitale, rappresentato nella tavola 55, strutturato in tre ambiti: la connetti-
vità, ovvero la velocità delle connessioni e la quota di famiglie e di edifici connessi con fibra
ottica (FTTC/FTTH); il capitale umano ICT, definito non solo come capacità del sistema forma-
tivo tecnico-scientifico (iscritti, laureati, incidenza dei laureati sugli iscritti) ma anche come
recettività e capacità di reperimento delle imprese; e la Digital Capability, un indice Cerved
che, utilizzando numerosi segnalatori, misura il livello di innovazione tecnologica e organiz-
zativa delle aziende e l’utilizzo delle tecnologie di rete.

Il livello di digitalizzazione della società, inteso in questo modo ampio, ha un impatto impor-
tante sulla competitività delle imprese e sulla crescita del territorio. Lo testimonia la tavola
56, nella quale sono messi in relazione gli indici di trasformazione digitale e di competitività.
Colpisce la polarizzazione del grafico, con le province della fragilità tutte nel quadrante in
basso a sinistra, quelle della solidità in alto a destra.

67
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 55
Trasformazione digitale
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
Milano
Bologna
Torino
Pisa
Genova
Trieste
Padova
Ancona
Trento
Firenze
Cagliari
Parma
Udine
Verona
Perugia
Pordenone
Modena
Venezia
Ferrara
Novara
Savona
Roma
Reggio nell'Emilia
Gorizia
Biella
Ravenna
Treviso
Alessandria
Cuneo
Bari
Palermo
Vercelli
Pavia
Imperia
Belluno
Monza e Brianza
Como
Catania
Pescara
Rimini
Varese
Asti
Lucca
Vicenza
Verbano-Cusio-Ossola
Bergamo
Valle d'Aosta
Cremona
Napoli
Livorno
Brescia
Forlì-Cesena
Rovigo
L'Aquila
Macerata
Salerno
Reggio di Calabria
Bolzano
Potenza
La Spezia
Siena
Mantova
Rieti
Arezzo CONNETTIVITÀ
Lodi
Cosenza VELOCITÀ DI CONNESSIONE
Oristano
Grosseto QUOTA DI FAMIGLIE CONNESSE CON FTTC
Terni
Lecco
QUOTA DI FAMIGLIE CONNESSE CON FTTH
Piacenza
Campobasso
Catanzaro QUOTA DI EDIFICI CONNESSI CON FTTC
Chieti
Ascoli Piceno
Vibo Valentia CAPITALE UMANO ICT
Sondrio
Enna QUOTA DI ISCRITTI A CORSI INFORMATICI
Prato E GESTIONALI
Brindisi
Isernia QUOTA DI LAUREATI IN MATERIE
Frosinone
INFORMATICHE E GESTIONALI
Lecce
Pistoia
Matera INCIDENZA LAUREATI/ISCRITTI ICT
Fermo
Caserta ENTRATE NEL MERCATO DEL LAVORO
Taranto IN PROFESSIONI ICT E DIFFICOLTÀ
Teramo DI REPERIMENTO
Viterbo
Agrigento
Massa-Carrara DIGITAL CAPABILITY
Messina
Sassari INNOVATION & DIGITAL CULTURE
Benevento
Nuoro SOCIAL & WEB PRESENCE
Avellino
Latina
Crotone APP, BLOG, E-COMMERCE
Siracusa
Pesaro e Urbino
Ragusa
Sud Sardegna CONNETTIVITÀ
Trapani
Foggia
Caltanissetta CAPITALE UMANO ICT
Barletta-Andria-Trani
DIGITAL CAPABILITY

68
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 56
Relazione tra trasformazione digitale e competitività
180
Indice di competitività

BS
170 LC BG
CR VI RE
160 MN BL
LO VA MB TV MO MI
CN PN PR PD
150 PC BZ
AT
CO
AR VC TN GE BO
140 SO AL NO VR TO
FC PV BI FI
130 RA UD PI
RO VB FE
PO AO GO VE
120 AN
FM Italia
110 PU RN SV TS
SI
100 CH LU
MC LI RM
90
80 SR VT SA
KR CE FR NA
70 BT LT PZ
AP RI IM
AV MS TE PT CS RC
60 FG BN LE VV CZ CT
BA
ME TR AQ PG
50 CL TP RG TA IS EN GR PE PA
AG CA
CB SP
40 SS MT BR
30 NU
20 SU OR

10
40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170 180 190
Indice di trasformazione digitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Abbiamo inoltre esaminato in modo più approfondito il tema del capitale umano e forma-
zione, dedicando ad esso un indice specifico (tavola 57).

Si tratta di un tema molto complesso, che non può essere affrontato solo dal lato dell’offerta
formativa. Esso richiede un intervento a lungo termine tanto sui fattori di domanda quanto
su quelli di offerta:

● rafforzare le capacità di offerta del sistema formativo ad ogni livello, dall’istruzione di base
a quella universitaria e postuniversitaria, con particolare riferimento alle discipline tecni-
co-scientifiche;
● rafforzare la capacità sociale di sostenere il percorso formativo dei giovani e contrastare
gli alti tassi di abbandono aiutando le famiglie e facendo leva sul contributo offerto dalle
imprese con il welfare aziendale;
● eliminare i vincoli del mercato del lavoro sia per facilitare l’ingresso iniziale sia per suppor-
tare la dinamica delle carriere e riattivare l’ascensore sociale;
● rafforzare la propensione delle aziende a investire nella formazione continua e rafforzare la
cooperazione tra sistema formativo e imprese.

Riflettendo questa complessità, l’indice capitale umano e formazione considera diverse va-
riabili: la capacità di offerta del sistema universitario generale e STEM, la capacità di assor-
bimento generale e STEM da parte delle imprese e le difficoltà di reperimento di personale
qualificato, la condizione occupazionale e il reddito dei giovani laureati a tre anni dalla laurea.

69
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 57
Capitale umano e formazione
0 50 100 150 200 250
Pisa
Milano
Bologna
Padova
Parma
Torino
Cagliari
Trieste
Firenze
Trento
Ancona
Venezia
Roma
Udine
Ferrara
Pavia
Modena
Genova
L'Aquila
Forlì-Cesena
Bari
Napoli
Perugia
Catania
Siena
Palermo
Como
Salerno
Brescia
Verona
Reggio Emilia
Lecce
Caserta
Vicenza
Cosenza
Piacenza
Monza e Brianza
Pesaro Urbino
Macerata
Chieti
Messina
Viterbo
Bergamo
Bolzano
Pescara
Novara
Ravenna
Varese
Treviso
Cuneo
Rimini
Mantova
Sassari OFFERTA DI ISTRUZIONE
Frosinone TERZIARIA GENERALE
Pordenone
Enna ISCRITTI ANNUALI PER ATENEO
Benevento
Asti
Valle d'Aosta LAUREATI ANNUALI PER ATENEO
Gorizia
Teramo
Alessandria OFFERTA DI ISTRUZIONE
Lucca TERZIARIA SCIENTIFICA
Avellino
La Spezia ISCRITTI STEM ANNUALI PER ATENEO
Cremona
Ascoli Piceno LAUREATI STEM ANNUALI PER ATENEO
Foggia
Isernia
Savona
Catanzaro DOMANDA DI LAVORO GENERALE
Agrigento
Arezzo ENTRATE NEL MERCATO DEL LAVORO
Vercelli E DIFFICOLTÀ DI REPERIMENTO
Fermo
Rieti
Terni DOMANDA DI LAVORO SCIENTIFICA
Potenza
Campobasso ENTRATE NEL MERCATO DEL LAVORO STEM
Rovigo
Prato E DIFFICOLTÀ DI REPERIMENTO
Lecco
Latina CONDIZIONE OCCUPAZIONALE
Taranto
Siracusa DEI NEOLAUREATI
Brindisi
Reggio Calabria TASSO DI OCCUPAZIONE A 3 ANNI
Biella DALLA LAUREA
Ragusa
Caltanissetta REDDITO MEDIO NETTO A 3 ANNI
Trapani DALLA LAUREA
Livorno
Oristano
Nuoro
Matera
Lodi OFFERTA DI ISTRUZIONE
Belluno TERZIARIA GENERALE
Massa Carrara
Pistoia OFFERTA DI ISTRUZIONE
Sondrio TERZIARIA SCIENTIFICA
Verbano-Cusio-Ossola DOMANDA DI LAVORO GENERALE
Vibo Valentia
Crotone DOMANDA DI LAVORO SCIENTIFICA
Imperia
Grosseto
CONDIZIONE OCCUPAZIONALE
Barletta-Andria-Trani
Sud Sardegna DEI NEOLAUREATI

70
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

OCCUPAZIONE E DISTRIBUZIONE DEL BENESSERE


All’inizio di questo capitolo abbiamo evidenziato un trend di lungo termine: l’aumento del gap
di produttività dell’Italia nei confronti delle economie più sviluppate, e ne abbiamo esamina-
to l’intreccio con i principali problemi di sostenibilità economica.

Ora ci colleghiamo a quei dati per valutarne l’impatto sociale, concentrando l’attenzione sui
fattori più rilevanti:

● anzitutto la disoccupazione, causa principale di povertà e di esclusione;


● le fragilità sociali, ovvero la povertà e i livelli di assistenza e di integrazione;
● la ricchezza delle famiglie e l’impatto sui redditi generato dalle difficoltà del sistema produttivo.

La tavola 58 mostra l’evoluzione dei tassi di disoccupazione nelle principali economie di mer-
cato. Due curve si differenziano in modo evidente dalle altre: quella della Polonia, la cui tra-
sformazione del sistema economico (favorita dall’ingresso nella UE nel 2004) e il cui forte
ritmo di crescita hanno permesso, a partire dal 2013, di ridurre drasticamente la disoccupa-
zione sino a raggiungere i livelli più bassi d’Europa (3% a inizio 2020); e la Spagna, il cui tasso
di disoccupazione ha raggiunto il picco del 27% nel 2013 per poi scendere, mantenendosi co-
munque molto al di sopra della media europea. Tolti questi due casi, l’Italia ha sempre man-
tenuto livelli di disoccupazione costantemente più alti dei partner europei. È un trend che
viene da molto lontano, dagli anni ’70, e che il nostro paese non è mai riuscito a contrastare
efficacemente. Siamo entrati nella crisi Covid, a inizio 2020, con un tasso di disoccupazione
del 9,6%: triplo di quello della Germania e di 3,4 punti superiore alla media europea. Nel 2021
la crisi avrà un forte impatto sociale, cesseranno o si ridurranno i provvedimenti straordinari
che hanno impedito il default delle imprese e bloccato i licenziamenti, e in questo contesto il
Paese dovrà porsi il problema di come affrontare questo nodo che ne mina la coesione.

La tavola 61 rappresenta la relazione, nel territorio italiano, tra la produttività del sistema delle
imprese, misurata col nostro indice composito, e il tasso di occupazione. È una correlazione
forte, di lungo termine, che conferma le evidenze della comparazione internazionale. E che sot-
tolinea la necessità di imperniare la ripresa su provvedimenti incisivi di carattere strutturale.

Tavola 58
Tasso di disoccupazione
2001 - 2020

30%

25%

20%

15%

10%

5%

0%
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020

FRANCIA GERMANIA ITALIA GIAPPONE OLANDA POLONIA SPAGNA REGNO UNITO USA
AREA EURO (UE 19) UE 28 OECD
Fonte: OECD

71
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 59
Tasso di disoccupazione
2011 - 2020
20,6%

13,5%

11,0%
9,7% 10,1%
9,6% 8,9% Media Italia
7,7% 7,3%
7,2% 6,9%
5,8% 5,9% 6,2%
5,6% 5,3%
4,5%
3,9% 3,6%
3,4% 3,4% 3,0% 3,0%
2,4%

Francia Germania Italia Giappone Olanda Polonia Spagna Regno Unito USA Area Euro UE 28 OECD
(UE 19)

MEDIA 2011-2019 GENNAIO 2020 Fonte: OECD

Tavola 60
Relazione tra produttività e occupazione
80
Tasso di occupazione*

75
BZ
BL BO
FC RA PV MO
FI RE TN
70 PO VR
FE COTS AO CN LC PR PC MI
FM AR SI PN MN AT
VI
GR PI VE PD SO MB CR
RN RO BG NOSV
65 PU
MC
PG RM AN SP
UD TV BI LO
LU MS GO VA AL VC
AP PT Italia LI BS TO GE VB
TR
60 TE
PE AQ RI IM
IS SS
55 CA CH
LT CB
AV MT VT
NU BA
SU OR
50 BR
RG PZ
FR
CZ
45 SR SA
CS LE TA
BN
BT AG CE
40 TP RC CT VV
FG NA EN
ME PA
CL KR
35

30
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90
Produttività (Valore aggiunto per addetto)

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

* Istat 2019

72
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

La disoccupazione è un fattore diretto di povertà e di esclusione sociale, il cui impatto è molto


differenziato nel territorio. Evidenziamo alcuni aspetti:

● la presenza in molte aree di quote elevate di disoccupazione di lungo termine, non legata a
congiunture economiche e di settore, a crisi aziendali o a percorsi di ricollocazione profes-
sionale;
● l’importanza del tasso di inattività femminile come fattore di discriminazione e di rallen-
tamento dell’affermazione sociale delle donne: a fronte di una media nazionale del 34,3%
di inattivi, il livello è del 25,0% tra gli uomini mentre raggiunge il 43,5% nella popolazione
femminile;
● la quota di disoccupazione giovanile: in Italia è del 29,2%13 contro una media europea del
12,6%14; ma in molte province del Sud supera il 50%, mentre al Nord è del 19,4%;
● la quota di NEET, giovani che non studiano né cercano lavoro, del 22,2% in Italia15 contro
una media europea del 13,0%16;
● la estrema difficoltà di inclusione e di integrazione sociale nelle aree dove il mercato del
lavoro è bloccato e i tassi di disoccupazione sono più alti, con rischi elevati di conflitto
sociale ed etnico.

Per misurare questi fenomeni abbiamo elaborato un indice di fragilità sociale (tavola 61), che
contribuisce a determinare l’indice di sostenibilità sociale. Come tutte le componenti del no-
stro modello i suoi valori sono positivi: a un indice più alto corrisponde un livello maggiore
di sostenibilità, mentre le aree più fragili sono quelle a indice basso. Esso comprende tre
raggruppamenti di indicatori: livelli di povertà e di esclusione sociale (quote di persone in
povertà relativa, quota di persone a rischio di esclusione sociale17 e incidenza di rinunce a
istruzione, attività culturali, prestazioni sanitarie18 ); livelli di assistenza erogata dal welfare
pubblico (assistenza sociale, socio-sanitaria, altri sostegni assistenziali); livelli di integrazio-
ne sociale (acquisizioni di cittadinanza, permessi di soggiorno).

Nella tavola 62 esponiamo un’analisi della relazione tra occupazione e indice di fragilità so-
ciale, nella quale si evidenzia la forte polarizzazione del Paese, con la concentrazione nel qua-
drante basso a sinistra delle province del cluster della fragilità (ricordiamo che si tratta delle
aree con indicatori deboli in tutte le componenti della sostenibilità).

13
Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), Istat - 2019
14
Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), Eurostat - 2019
15
Quota di NEET, Istat – 2019
16
Quota di NEET, Eurostat - 2019
17
Persone che sperimentano almeno uno tra i seguenti sintomi di esclusione: essere in povertà relativa, essere in situazione di
deprivazione materiale, avere bassa intensità lavorativa, Istat - 2019
18
Bilancio di welfare delle famiglie italiane, Innovation Team - 2018

73
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 61
Fragilità sociale
0 20 40 60 80 100 120 140 160
Treviso
Belluno
Savona
Modena
Novara
Reggio nell'Emilia
Biella
La Spezia
Cuneo
Verbano-Cusio-Ossola
Vercelli
Terni
Asti
Forlì-Cesena
Ravenna
Brescia
Sondrio
Imperia
Genova
Alessandria
Milano
Vicenza
Bergamo
Ancona
Parma
Venezia
Rimini
Padova
Macerata
Varese
Pescara
Verona
Cremona
Pavia
Rovigo
Udine
Viterbo
Gorizia
Piacenza
Bologna
Ferrara
Mantova
Como
Lodi
Lecco
Torino
Teramo
Rieti
Roma
Frosinone
Trento
Siena
Bolzano
L'Aquila
Grosseto
Pesaro e Urbino
Pordenone
Trieste
Latina
Massa-Carrara
Perugia
Livorno
Chieti
Pisa
Firenze
Napoli
Arezzo ASSISTENZA ALLA DISABILITÀ
Prato
Pistoia UTENTI E OFFERTA COMUNALE DI:
Lucca
Lecce ASSISTENZA SOCIALE
Sassari
Bari ASSISTENZA SOCIO-SANITARIA
Campobasso
Caserta
SOSTEGNI ECONOMICI PER ASSISTENZA
Salerno
Taranto
Benevento POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE
Cagliari
Avellino
POVERTÀ RELATIVA
Catania
Oristano
Nuoro ESCLUSIONE SOCIALE
Brindisi
Crotone RINUNCE A CULTURA E TEMPO LIBERO
Monza e Brianza
Valle d'Aosta RINUNCE A PRESTAZIONI SANITARIE
Palermo
Isernia
RINUNCE A SERVIZI PER L’ISTRUZIONE
Ragusa
Catanzaro
Sud Sardegna IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE
Trapani
Caltanissetta QUOTA DI ACQUISIZIONI DI CITTADINANZA
Messina PER RESIDENZA
Matera
Reggio di Calabria
Ascoli Piceno QUOTA DI PERMESSI DI SOGGIORNO
Siracusa A LUNGO PERIODO
Fermo
Foggia
Cosenza
Vibo Valentia ASSISTENZA ALLA DISABILITÀ
Barletta-Andria-Trani
Potenza
Enna POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE
Agrigento
IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE

74
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 62
Relazione tra occupazione e fragilità sociale
80%
Tasso di occupazione*

75% BZ
BO BL
VR FC RE
70% FI TS TN FE PC PR MI MO
PO LC PV VARN RA
FM MB PI PN SI MN VI AT CN
AO AR CO UD CR NO
PG GR TO PD
BG SO BS BI
65% PT MS PU LO MC VE SV TV
LI RO AL GE VC
AP LU
RM GO AN VB SP
TE TR
60%
Italia RI PE IM
CH AQ
CA SS
55% IS CB LT VT
MT NU AV BA
50% PZ SU RG OR
BR FR
CZ
45% SR SA
BT CS BN TA LE
ME TP CT CE
40% AG EN
VV FG PA NA
RC CL
KR
35%

30%
40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140
Indice di fragilità sociale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

* Istat 2019

La stagnazione degli ultimi vent’anni ha bloccato la crescita generale dei redditi e ha im-
poverito molti segmenti della popolazione, in particolar modo nelle fasce di medio e basso
reddito. Da un lato la mancata crescita di produttività ha compresso le retribuzioni del lavoro
dipendente. In realtà, come si è visto, i trend di produttività sono tutt’altro che omogenei, e le
rigidità del nostro sistema contrattuale non hanno permesso né la crescita retributiva nelle
zone e nelle imprese ad alta produttività, né la riduzione dei costi e la generazione di oppor-
tunità di investimento e crescita nei settori e nelle aree deboli. Dall’altro i redditi da lavoro
autonomo hanno pagato in modo maggiore le conseguenze della stagnazione e delle crisi.
Nel 2020 stimiamo che, a fronte di una riduzione media dei redditi del 3,4%, le famiglie di
autonomi abbiano subito una riduzione del 7,2% rispetto al 2019.

La tavola 63 espone gli indici territoriali di ricchezza delle famiglie, considerando tanto i
redditi quanto il risparmio. E nella tavola 64 esaminiamo la relazione tra indice di produttività
e ricchezza delle famiglie.

75
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 63
Ricchezza delle famiglie
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
Bolzano
Milano
Monza e Brianza
Lecco
Piacenza
Parma
Trento
Modena
Reggio Emilia
Bologna
Treviso
Padova
Roma
Bergamo
Rimini
Como
Cuneo
Vicenza
Firenze
Varese
Verona
Lodi
Brescia
Sondrio
Prato
Cremona
Siena
Forli'-Cesena
Ancona
Pordenone
Novara
Sassari
Mantova
Belluno
Torino
Macerata
Pisa
Asti
Udine
Genova
Pesaro e Urbino
Pavia
Venezia
Biella
Ravenna
Arezzo
Ferrara
Gorizia
Ascoli Piceno
Trieste
Lucca
Aosta
Isernia
Vercelli
Rovigo
Avellino
La Spezia
Alessandria
Pistoia
L'Aquila
Fermo
Nuoro
Perugia
Livorno
Savona
Chieti
Pescara
Verb-Cus-Ossola
Potenza
Terni
Massa Carrara
Bari
Teramo
Campobasso
Grosseto
Latina
Frosinone
Salerno
Rieti
Viterbo
Benevento
Imperia
Matera
Napoli
Taranto
Caserta REDDITI DELLE FAMIGLIE
Lecce
Foggia REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE
Barletta-Andria-Trani
Brindisi REDDITO DA LAVORO AUTONOMO
Vibo Valentia
Catanzaro REDDITO DA PARTECIPAZIONI
Oristano
Reggio Calabria
REDDITO DA PENSIONE
Messina
Palermo
Cosenza RISPARMI DELLE FAMIGLIE
Cagliari
Ragusa
Caltanissetta DEPOSITI BANCARI DELLE FAMIGLIE
Catania •
Siracusa INVESTIMENTI FINANZIARI DELLE FAMIGLIE
Agrigento
Enna
Trapani
REDDITI DELLE FAMIGLIE
Crotone
Sud Sardegna
RISPARMI DELLE FAMIGLIE

76
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 64
Relazione tra produttività e ricchezza delle famiglie
190
Indice di richezza delle famiglie

180 BZ

170 MI
160
MB
150
LC PC
140 MO TN
TV PR
PD CO RE BO
130 RN RM
FI PO VI
CN
AN VR VA SO BG NO CR LO
120 SS SI FC
PV BS MN
MC BL AT
PU AR LU PI VE PN
110 RA UD BI GE
AQ AO VC
AV IS PE AP PT
RO SP GO FE TS TO
100 NU PG Italia AL
TR FM CH LI SV
PZ
90 GR MS VB
LT BA RI
80 BN SA MT CB FR TE IM
VT NA
70 LE TA FG VV
BT BR CE CZ OR
60 ME RG RC
CS CL PA
SR CT CA
50 AG
EN
40 TP KR
30 SU

20
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 65 70 75 80 85 90
Produttività (Valore aggiunto per addetto)

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

L’analisi della sostenibilità sociale nel territorio comprende la misurazione dei livelli di as-
sistenza erogati alle famiglie, rappresentata nella tavola 65. Come nelle altre aree, l’indice
di assistenza alle famiglie considera i fattori sia di domanda sia di offerta: il fabbisogno,
misurato con indicatori come la presenza di minori da gestire, le rinunce a servizi, il carico
familiare per la gestione dei figli; l’offerta di servizi (i sostegni erogati dalle amministrazioni
locali e la copertura di asili nido); gli aiuti offerti dalle imprese (dai congedi per genitorialità
alle prestazioni di welfare aziendale per l’assistenza familiare).

77
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 65
Assistenza alle famiglie
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Bologna
Bolzano
Ferrara
Ravenna
Reggio nell'Emilia
Modena
Parma
Forlì-Cesena
Trieste
Piacenza
Trento
Rimini
Milano
Biella
Perugia
Novara
Torino
Gorizia
Monza e Brianza
Roma
Udine
Pordenone
Ancona
Vercelli
Alessandria
Pavia
Varese
Cremona
Asti
Lodi
Lecco
Firenze
Mantova
Pesaro e Urbino
Verbano-Cusio-Ossola
Como
Bergamo
Sassari
Macerata
Padova
Ascoli Piceno
Cuneo
Rovigo
Venezia
Verona
Brescia
Siena
Prato
Fermo
Vicenza
Pisa
Treviso
Livorno
Sondrio
Arezzo
Belluno
Grosseto
Sud Sardegna
Lucca
Rieti
Massa-Carrara
Terni
Nuoro
Chieti
Pistoia
Teramo
Viterbo
Oristano OFFERTA DI SERVIZI
Cagliari
L'Aquila
Pescara SOSTEGNI DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI
PER FAMIGLIE E MINORI
Latina
Frosinone
Genova COPERTURA DI ASILI NIDO
Brindisi
Taranto
Bari FABBISOGNO FAMILIARE
Lecce
Foggia QUOTA DI FAMIGLIE CON DIFFICOLTÀ
Savona DI GESTIONE MINORI
Campobasso
Barletta-Andria-Trani RINUNCE A PRESTAZIONI
La Spezia
Messina PER ASSISTENZA MINORI
Isernia •
Valle d'Aosta RICORSO A RISPARMIO E AIUTI ESTERNI
Siracusa PER SPESE PER MINORI
Agrigento •
Trapani RINUNCE AI SERVIZI PER MINORI CAUSATE
Enna DA ASSENZA O SCARSA QUALITÀ
Palermo DELL’OFFERTA
Imperia
Salerno
Catania CONCILIAZIONE VITA-LAVORO
Ragusa
Caltanissetta
Benevento QUOTA DI CONGEDI DI PATERNITÀ
Avellino
Napoli QUOTA DI FAMIGLIE CON BABYSITTING
Caserta
Matera
Potenza
Catanzaro OFFERTA DI SERVIZI
Reggio di Calabria
Vibo Valentia FABBISOGNO FAMILIARE
Cosenza
Crotone CONCILIAZIONE VITA-LAVORO

78
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

WELFARE SANITARIO
Pochi dati rappresentano sinteticamente la sostenibilità di un sistema umano – una società,
una comunità, un’epoca - quanto la speranza di vita. La durata media della vita umana è l’in-
dicatore più generale del livello di salute di una popolazione e dipende da molti fattori di lun-
go termine: le condizioni di vita, la qualità dell’alimentazione e le abitudini alimentari, l’equità
nella distribuzione del benessere, l’incidenza di fattori specifici di mortalità come il parto e
le malattie infettive, la qualità e capacità di assistenza del sistema sanitario. Stupisce, os-
servando le statistiche demografiche, che anche tra paesi economicamente evoluti esistano
tuttora differenze notevoli nella speranza di vita: per esempio 12 anni tra Giappone e Russia. E
differenze nei trend, come si può osservare nella tavola 66: negli ultimi sette anni i paesi più
longevi - Giappone, Italia e Spagna – hanno proseguito nel miglioramento, mentre altri meno
longevi, tra cui gli Stati Uniti, si mantengono stabili.

Per quanto riguarda i sistemi sanitari non esistono indicatori compositi internazionali pa-
ragonabili al DESI, pur nella copiosità delle informazioni disponibili. Nella tavola 67 compa-
riamo la quota di posti letto sulla popolazione nei principali paesi europei. Ma i singoli dati
rischiano di essere fuorvianti. Per esempio il numero dei posti letto deve essere correlato
all’efficienza del sistema sanitario, alla durata media dei ricoveri, al mix del sistema tra cure
ospedaliere, ambulatoriali e domiciliari.

Dopo l’esperienza Covid il nostro paese si appresta a rinnovare e rilanciare il sistema sanita-
rio in tutte le sue componenti. Per supportare questo sforzo abbiamo messo a punto un siste-
ma di misurazione che sintetizza numerose variabili attinenti tanto alla condizione di salute
della popolazione quanto alla capacità di prestazione del sistema sanitario. Per le condizioni
di salute sono considerati, oltre al tasso di mortalità, un indicatore composito delle speranze
di vita generale e in condizione di salute (speranza di vita alla nascita e a 65 anni, quota di
persone in buona salute e quota con malattie croniche) e un indicatore dei fattori di rischio
quali il fumo e il sovrappeso. Per l’offerta sanitaria abbiamo elaborato tre gruppi di indicatori:

● presenza delle strutture sanitarie: posti letto, offerta ambulatoriale, medici di base e di
alcune specializzazioni, medici e personale ospedaliero;
● competitività dell’offerta: emigrazione ospedaliera, ricettività, ricorso a pronto soccorso e
guardia medica, presenza di IRCCS ed un indice composito di efficienza basato sulle soglie
minime di volume di attività e soglie di rischio esito relative ad un set di prestazioni ex D.M.
70/2015;
● accessibilità delle prestazioni: tempi di attesa ospedalieri e in day hospital, tassi di ospe-
dalizzazione in regime ordinario e day hospital.

L’indice di salute e sistema sanitario, risultante da questo modello di analisi, è esposto


nella tavola 68, mentre nel grafico successivo si esamina la posizione delle province italiane
in relazione alle speranze di vita e all’offerta sanitaria. Le differenze tra le nostre zone sulle
speranze di vita sono comprese in un range di tre anni: meno rilevanti, quindi, di quelle tra
paesi europei. Colpisce tuttavia che anche nei livelli di salute si ripropongano gli squilibri nel
Paese che abbiamo già osservato negli ambiti economico e sociale.

79
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 66
Speranza di vita
Anni, 2011 - 2018

84,2
83,4 83,5
82,9 82,7 82,6
82,3 82,4 82,1
81,9
81,0 81,3 81,0 81,3 81,0 81,3
80,6 80,6
80,2
79,6
78,7 78,7
78,2
77,2

Francia Germania Giappone Italia Olanda Polonia Regno Unito Spagna USA UE 28 Area Euro OECD
(UE 19)
1,5
1,0 1,0 0,9 1,0
0,8 0,8
0,6 0,6
0,4 0,3
0,0

2011 2018 VARIAZIONE 2011-2018


Fonte OECD

Tavola 67
Sanità in Europa
Numero posti letto ogni 100.000 abitanti - 2018

Francia 590,9

Germania (*) 800,2

Italia 314,1

Olanda 316,6

Polonia 653,7

Spagna 297,2

Regno Unito 249,5

UE 28 500,5

(*) Dato 2017 Fonte: Eurostat

80
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 68
Salute e sistema sanitario
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Milano
Bolzano
Cremona
Cagliari
Firenze CONDIZIONI DI SALUTE DELLA
Brescia POPOLAZIONE
Pisa
Padova
INDICE COMPOSITO DI SPERANZA DI VITA:
Verona
Pavia •
Sondrio SPERANZA DI VITA ALLA NASCITA
Treviso •
Rimini SPERANZA DI VITA A 65 ANNI
Como •
Bologna QUOTA DI PERSONE IN BUONA SALUTE
La Spezia
Lecco QUOTA DI PERSONE CON MALATTIE
Trieste CRONICHE
Udine •
Ancona QUOTA DI CRONICI IN BUONA SALUTE
Monza e Brianza
Venezia
Bergamo INDICE COMPOSITO DEI FATTORI DI RISCHIO:
Torino •
Trento QUOTA DI FUMATORI
Forlì-Cesena •
Siena QUOTA DI PERSONE SOVRAPPESO E OBESE
Parma
Reggio nell'Emilia TASSO DI MORTALITÀ
Prato
Genova
Varese PRESENZA DELLE STRUTTURE
Roma SANITARIE
Cuneo
Belluno
Nuoro DISPONIBILITÀ DEI MEDICI DI BASE
Modena •
Pescara DISPONIBILITÀ DI PEDIATRI
Arezzo •
Pistoia DISPONIBILITÀ DI GERIATRI
Verbano-Cusio-Ossola •
Vicenza OFFERTA DI POSTI LETTO
Perugia •
Ravenna PRESENZA DI MEDICI OSPEDALIERI
Sassari •
Pordenone
PRESENZA DI INFERMIERI
Asti
Valle d'Aosta •
Piacenza PRESENZA DI AMBULATORI
Mantova
Chieti COMPETITIVITÀ DELLE STRUTTURE
Lodi
Gorizia SANITARIE
Foggia
Macerata EMIGRAZIONE OSPEDALIERA
Ferrara
Massa-Carrara RICETTIVITÀ OSPEDALIERA
Savona
Pesaro e Urbino IRCCS SUL TERRITORIO
Latina
Bari
Novara INDICE COMPOSITO DI EFFICIENZA DELLE
Grosseto STRUTTURE:
Fermo •
Rovigo RICOVERI TM MAMMELLA
Alessandria •
L'Aquila INTERVENTI DI COLECISTECTOMIA
Ascoli Piceno LAPAROSCOPICA
Vercelli •
Lucca
INTERVENTI PER FRATTURA
Oristano
Livorno DEL FEMORE
Messina •
Enna INTERVENTI CON BYPASS AORTO
Isernia CORONARICO
Avellino •
Terni VOLUME DEI PARTI
Imperia
Potenza RICORSO AL PRONTO SOCCORSO
Biella
Palermo
Salerno RICORSO A GUARDIA MEDICA
Matera
Lecce ACCESSIBILITÀ ALLE PRESTAZIONI
Rieti •
Sud Sardegna
Benevento TEMPI DI ATTESA IN REGIME ORDINARIO
Catania •
Teramo TEMPI DI ATTESA IN DAY HOSPITAL
Catanzaro •
Caserta TASSO DI OSPEDALIZZAZIONE
Brindisi IN REGIME ORDINARIO
Napoli •
Barletta-Andria-Trani TASSO DI OSPEDALIZZAZIONE
Frosinone
IN DAY HOSPITAL
Ragusa
Campobasso
Viterbo
Crotone CONDIZIONI DI SALUTE
Taranto DELLA POPOLAZIONE
Siracusa
Vibo Valentia PRESENZA DELLE STRUTTURE SANITARIE
Trapani
Caltanissetta COMPETITIVITÀ DELLE
Reggio di Calabria STRUTTURE SANITARIE
Cosenza
Agrigento ACCESSIBILITÀ ALLE PRESTAZIONI

81
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 69
Relazione tra prestazioni del sistema sanitario e speranza di vita
85,0
Speranza di vita*

84,5 PN PG PO FI
LC TV
TN PD
AP MB AN RN VR MI
MC VI
84,0 PU MO BO BZ
BA PTAR VA FC SI
LE FM LO RMUD CO BS CA
TR AQ RA PE
83,5 CB LT CH PC
MN VE PR BG PI CR
TE LU BL RE TO
OR MS
TA RI BT GR Italia VB GE
83,0 MT LI RO SV GO
CZ TS
NO SS NU CN SP
SU BI FG
BR RG IM
VV FR IS FE AO
RC BN AV EN
82,5 CS AT SO
KR VT VC PV
TP PZ SA ME
CT PA
82,0 AG
AL

SR
CE
81,5 NA
CL
81,0
20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170 180 190
Indice del sistema sanitario
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

* Istat 2019

LONGEVITÀ E ASSISTENZA
L’Italia è notoriamente tra i paesi più maturi del mondo, maturità risultante dai trend contem-
poranei della longevità e denatalità. Nella tavola 70 esponiamo una comparazione in Europa
del tasso di dipendenza demografica come rapporto tra la fascia di popolazione con più di 65
anni con quella in età attiva (tra 15 e 64 anni): come si può osservare, il tasso di dipendenza
italiano, del 35,7%, supera quello medio europeo di quasi cinque punti percentuali.

Tavola 70
Indice di dipendenza anziani
Quota % di over 65 su popolazione in età attiva (15-64 anni) - 2018
35,7
32,5 33,2 32,2
31,0
29,5 29,5 28,9 UE 28
26,4

Francia Germania Italia Olanda Polonia Spagna Regno Unito UE 28 Area Euro

Fonte: Eurostat

82
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Questi dati impongono all’attenzione del Paese tre grandi questioni, tra loro connesse, di im-
portanza decisiva per lo sviluppo sostenibile:

● come garantire l’equilibrio demografico e la sostenibilità finanziaria dei nostri sistemi di


welfare, non solo pensionistico ma anche sanitario e assistenziale;
● come valorizzare la permanenza e le competenze degli anziani nel sistema produttivo, an-
che facendo leva sulla digitalizzazione e sui nuovi modelli di lavoro agile e di conciliazione
vita-lavoro;
● come sviluppare e rendere realmente disponibili i servizi necessari a garantire la qualità di
vita degli anziani.

La crisi Covid ha messo in rilievo la fragilità degli anziani e le lacune dei nostri servizi di as-
sistenza. Una recente ricerca di Innovation Team (Bilancio di welfare delle famiglie italiane,
2021) ha evidenziato alcuni dati: l’assistenza agli anziani è largamente a carico delle famiglie,
la cui spesa complessiva è di 31,2 miliardi l’anno, mentre la spesa pro capite è di 13.800 euro
l’anno. Tutto ciò comporta gravi disagi, e il 53,5% delle famiglie rinunciano, totalmente o in
parte, a prestazioni di cui l’anziano avrebbe bisogno. Questi problemi gravano in modo molto
differenziato secondo la condizione economica, e la quota di rinuncia raggiunge il 64,2% delle
famiglie a basso reddito. Ma, accanto a ciò, dobbiamo sottolineare la grande distanza tra la
domanda e l’offerta dal punto di vista della qualità delle prestazioni. Anche il 40,4% delle fa-
miglie con reddito alto e medio-alto rinunciano a prestazioni, non tanto per motivi economici
quanto per il rifiuto dell’assistito e per la non disponibilità dei servizi richiesti: ciò che manca
in Italia è un’offerta, diffusa nel territorio, di assistenza domiciliare qualificata che permetta
di mantenere gli anziani nel proprio tessuto di relazioni affettive.

Per misurare questi temi nel territorio abbiamo elaborato un indice di condizione degli an-
ziani (tavola 71), basato su due gruppi di variabili: indicatori di vulnerabilità sociale (quote
di anziani soli, disabili, fragili) e livelli offerti di assistenza offerta (disponibilità dei servizi,
spesa e numero di assistiti dei servizi sociali e sociosanitari comunali, numero di assistiti
nei servizi residenziali, carico di lavoro delle famiglie e rinuncia alle prestazioni, utilizzo di
badanti).

Infine nella tavola 72 mettiamo in relazione la rilevanza del problema, misurata come quota
di anziani sulla popolazione, con i livelli offerti di assistenza. Il quadrante in alto a sinistra è
quello delle province con il maggior numero di anziani e un’offerta inadeguata.

83
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 71
Condizione degli anziani
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
Bolzano
Trento
Treviso
Vicenza
Barletta-Andria-Trani
Prato
Parma
Latina
Padova
Bergamo
Monza e Brianza
Pordenone
Brescia
Reggio nell'Emilia
Modena
Bari
Rimini
Novara
Roma
Frosinone
Venezia
Valle d'Aosta
Lodi
Milano
Verona
Taranto
Torino
Cuneo
Asti
Terni
Napoli
Foggia
Verbano-Cusio-Ossola
Brindisi
Campobasso
Ancona
Lecco
Varese
Mantova
Bologna
Forlì-Cesena
Biella
Pescara
Pesaro e Urbino
Udine
Rovigo
Belluno
Ravenna
Macerata
Como
Lecce
Cremona
Vercelli
Teramo
L'Aquila
Sondrio
Gorizia
Salerno
Piacenza
Ascoli Piceno
Fermo
La Spezia
Rieti
Firenze
Crotone
Isernia
Viterbo
Pisa
Alessandria
Pistoia
Ragusa
Arezzo
Imperia
Chieti
Catania
VULNERABILITÀ SOCIALE
Siena
Ferrara QUOTA DI ANZIANI SOLI
Lucca •
Perugia QUOTA DI ANZIANI DISABILI
Avellino •
Massa-Carrara QUOTA DI ANZIANI FRAGILI
Cagliari
Grosseto
Sassari ASSISTENZA
Pavia
Caserta UTENTI, SPESA E OFFERTA COMUNALE
Siracusa DI ASSISTENZA SOCIALE
Savona •
Livorno
UTENTI, SPESA E OFFERTA COMUNALE
Caltanissetta
Trieste DI ASSISTENZA SOCIO SANITARIA
Trapani •
Palermo ANZIANI OSPITI NEI PRESIDI RESIDENZIALI
Vibo Valentia •
Matera RINUNCE AI SERVIZI DI ASSISTENZA
Sud Sardegna
PER ANZIANI
Genova
Cosenza •
Catanzaro RINUNCE DEI FAMILIARI AL LAVORO
Benevento PER ASSISTENZA ANZIANI
Nuoro •
Enna QUOTA DI FAMIGLIE CON BADANTI
Reggio di Calabria
Messina
Agrigento VULNERABILITÀ SOCIALE
Oristano
Potenza
ASSISTENZA

84
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 72
Quota di anziani e assistenza agli anziani
30,0%
Quota di anziani sulla popolazione*

SV
GE TS BI
FE IM
TR AL
27,5% AQ VC
LI GR MS VB
OR GO
SI AT BL
LU RA UD
AP RI SUTO PC FI RO
AR MC
IS FC PG PT CB AN
25,0% FM CH
VE
VT CN NU SP CR
PI PV BO LC PN AO
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ME
PZ EN PU FR LESS Italia
RN VA
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22,5% CS CA AV CO TA MTBR TE PD PO
AG RE MO VR MB TV TN
CZ VV FG BS
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RC BG
LT BA
PA SA
CL RG
20,0% KR
BT BZ
CT

NA
17,5% CE

15,0%
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Indice di assistenza agli anziani

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

*Istat 2019

EQUILIBRIO AMBIENTALE
Con il Green Deal l’Unione Europea ha lanciato una articolata strategia di lungo termine fina-
lizzata al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Un impegnativo obiettivo
intermedio è la riduzione del 50% entro il 2030 delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli
del 1997. Questo progetto coordina le politiche degli stati membri e orienta le iniziative di tutti
i soggetti, pubblici e privati, interessati allo sviluppo sostenibile. Le imprese si confrontano
con una straordinaria opportunità di sviluppo attraverso la transizione energetica e la trasfor-
mazione verde dei modelli di business.

Nella tavola 73 esponiamo uno dei dati più significativi sotto il profilo ambientale: le emis-
sioni di gas serra. L’Italia, con 5,3 tonnellate pro capite, è in una posizione lievemente migliore
della media europea e registra una significativa diminuzione dal 2011 al 2019.

Nella tavola 74 esponiamo l’indice composito di inquinamento e consumo di risorse che


abbiamo costruito per misurare la posizione delle aree provinciali. Esso è costituito da tre
gruppi di variabili: gli indicatori di inquinamento atmosferico, come grado di concentrazione
e giorni di superamento della soglia di inquinanti (particolato, biossido di azoto, ozono); i
livelli di consumo e di qualità delle acque (inquinamento, efficienza del sistema idrico) e del
suolo (aree boschive, agricole, artificiali, utilizzo di prodotti nocivi e tossici in agricoltura).
Significativa è la posizione critica, nelle ultime posizioni del ranking, di quattro grandi aree
metropolitane: Torino, Napoli, Milano, Venezia.

Accanto all’inquinamento e al consumo di risorse naturali, tra i principali squilibri ambientali


del nostro paese sono il dissesto idrogeologico e l’esposizione a eventi sismici di gran parte
del territorio. Utilizzando la mappatura dei rischi elaborata da ISPRA abbiamo definito un indi-
ce di rischio idrogeologico (zone e popolazione esposte al rischio frane e alluvioni) e sismico
(classificazione della Protezione Civile in quattro livelli di rischio). Il livello di sostenibilità
idrogeologica e sismica contribuisce a sua volta all’indice di sostenibilità ambientale.

85
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 73
Emissioni di gas serra pro capite in Europa
Dati in tonnellate, 2011 - 2019
10,8
9,8 9,8 9,7
9,1
8,1 7,7 7,8
6,6 6,3 6,6
5,6 5,3 5,5 5,4
4,9

Francia Germania Italia Olanda Polonia Regno Unito Spagna UE 28

-6,6%
-9,9%
-11,5%
-14,8% -14,8%
-17,7%
-19,7%

-28,2%
2011 2019 VARIAZIONE 2011-2019 Fonte: Eurostat

86
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 74
Inquinamento e consumo di risorse
0 20 40 60 80 100 120 140 160
Valle d'Aosta
Imperia
Perugia
Arezzo
Pistoia
Livorno
Savona
Siena
Bolzano
Foggia
Macerata
La Spezia
Enna
Terni
Genova
Pordenone
Lucca
Grosseto
Agrigento
Trapani
Trento
Brindisi
Massa-Carrara
Pesaro e Urbino
Ascoli Piceno
Sondrio
Sud Sardegna
Pisa
Barletta-Andria-Trani
Caltanissetta
Prato
Udine
Fermo
Firenze
Lecce
Teramo
Ancona
Matera
Taranto
Forlì-Cesena
Verbano-Cusio-Ossola
Campobasso
Chieti
Bari
Oristano
Reggio nell'Emilia
Potenza
Piacenza
Gorizia
Benevento
Messina
Viterbo
Ravenna
Palermo
Bologna
Isernia
Mantova
Trieste
Nuoro
Biella INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Pescara
Parma MONITORAGGIO DELLA QUALITÀ DELL’ARIA
Rimini
Sassari
Modena CONCENTRAZIONE E GIORNI DI
Ragusa SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DI:
Rieti •
Siracusa PM10
L'Aquila •
Avellino NO2
Cuneo •
Belluno
O3
Vercelli
Vicenza
Caserta CONSUMO E QUALITÀ DELLE ACQUE
Rovigo
Treviso CONSUMO DI ACQUA
Ferrara

Catania
Lecco EFFICIENZA DEL SISTEMA IDRICO
Cremona •
Bergamo CONTROLLO E MONITORAGGIO
Padova •
Latina INQUINAMENTO DELLE ACQUE
Reggio di Calabria
Varese
Asti CONSUMO E QUALITÀ DEL SUOLO
Vibo Valentia
Cosenza AREE BOSCHIVE E NATURALI
Salerno
Roma USO DEL SUOLO:
Lodi
Pavia •
Crotone AREE AGRICOLE
Novara •
Catanzaro AREE ARTIFICIALI
Como
Alessandria UTILIZZO DI PRODOTTI TOSSICI/NOCIVI
Verona IN AGRICOLTURA
Brescia
Cagliari
Frosinone
Monza e Brianza INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Torino
Napoli
Milano CONSUMO E QUALITÀ DELLE ACQUE
Venezia
CONSUMO E QUALITÀ DEL SUOLO

87
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 75
Sostenibilità idrogeologica e sismica
0 20 40 60 80 100 120 140 160
Brindisi
Bolzano
Lecce
Asti
Novara
Trento
Sud Sardegna
Sassari
Vercelli
Caltanissetta
Nuoro
Biella
Cagliari
Como
Cuneo
Monza e Brianza
Taranto
Milano
Oristano
Varese
Trieste
Bari
Rovigo
Torino
Vicenza
Bergamo
Livorno
Alessandria
Latina
Valle d'Aosta
Sondrio
Belluno
Verona
Pavia
Lecco
Agrigento
Reggio nell'Emilia
Piacenza
Modena
Lodi
Firenze
Padova
Fermo
Ascoli Piceno
Savona
Treviso
Brescia
Pesaro e Urbino
Udine
Arezzo
Cremona
Siena
Terni
Palermo
Ragusa
Ancona
Teramo
Enna
Genova
Trapani
Macerata
Roma
Napoli
Imperia
Messina
Siracusa
Catania
Parma
Prato
Pordenone
Viterbo
Matera
Grosseto
La Spezia
Pisa
Campobasso
Chieti
Barletta-Andria-Trani
Mantova
Pescara
Rieti
Venezia
Bologna
Perugia
Pistoia
Salerno
Crotone
Gorizia
Verbano-Cusio-Ossola
Forlì-Cesena
Frosinone
Foggia SOSTENIBILITÀ IDROGEOLOGICA
Lucca
Massa-Carrara
RISCHIO FRANE: POPOLAZIONE E ZONE
L'Aquila
Caserta •
Potenza RISCHIO ALLUVIONI: POPOLAZIONE E ZONE
Cosenza
Avellino SOSTENIBILITÀ SISMICA
Isernia
Benevento
Reggio di Calabria CLASSIFICAZIONE SISMICA DEL TERRITORIO
Catanzaro
Ferrara
Vibo Valentia SOSTENIBILITÀ IDROGEOLOGICA
Ravenna
Rimini SOSTENIBILITÀ SISMICA

88
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

TRANSIZIONE VERDE E IMPATTO AMBIENTALE DEL SISTEMA PRODUTTIVO


La strategia verde dell’Unione Europea si attende un contributo determinante dalle imprese
e dalle comunità.
La transizione energetica è un aspetto fondamentale di questo impegno. Nella tavola 76 è
indicata la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili. La posizione dell’Italia su questo
parametro è sostanzialmente allineata alla media europea, così come il trend di crescita: da
una quota del 12,9% nel 2011 al 17,8% nel 2018. L’obiettivo fissato dal Green Deal di raggiungere
una quota del 32% entro il 2030 è ambizioso, ma può essere realizzato.

Tavola 76
Quota di energia prodotta da fonti rinnovabili in Europa
2011 - 2019
17,8% 18,0%
17,5%
16,4% 16,7%

13,2% 13,4%
12,5% 12,9%
11,5% 11,1%
10,9%
10,4%

7,3%

4,5% 4,4%

Francia Germania Italia Olanda Polonia Regno Unito Spagna UE 28


6,7%
5,6%
4,9% 4,6%
4,2% 4,2%
2,8%
1,1%

2011 2019 VARIAZIONE 2011-2019 Fonte: Eurostat

Per monitorare il trend della transizione energetica nel territorio abbiamo elaborato un indice
di consumo e riconversione energetica composto da diversi indicatori: il livello dei consumi
energetici (elettricità e gas), l’utilizzo di tecnologie ecocompatibili e di produzione di energie
rinnovabili (impianti idroelettrici, eolici, per la produzione di bioenergie, solari e geotermici,
teleriscaldamento) e una serie di indicatori di qualità dei trasporti (tasso di motorizzazione
e qualità del parco auto, offerta di trasporto pubblico, colonnine di ricarica elettrica, stato dei
Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile).
Un altro indicatore composito utilizzato per il monitoraggio è l’indice di gestione di scorie e
rifiuti. Esso comprende due serie di dati: indicatori di produzione e gestione dei rifiuti (volu-
mi prodotti pro capite e quota di raccolta differenziata) e attuazione di iniziative per la ridu-
zione degli sprechi, per la raccolta a domicilio e il riciclo.

89
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Tavola 77
Consumi e riconversione energetica
0 20 40 60 80 100 120 140 160
Torino
Milano
Genova
Firenze
Pistoia
Padova
Bologna
Roma
Bergamo
Trento
Venezia
Belluno
Bolzano
Palermo
Livorno
Pisa
Vicenza
Piacenza
Verona
La Spezia
Bari
Perugia
Napoli
Macerata
Siena
Pescara
Ragusa
Massa-Carrara
Modena
Prato
Terni
Cosenza
Lecce
Pordenone
Ferrara
Mantova
Savona
L'Aquila
Latina
Reggio nell'Emilia
Trieste
Matera
Brescia
Crotone
Arezzo
Salerno
Verbano-Cusio-Ossola
Parma
Novara
Lodi
Oristano
Reggio di Calabria
Pavia
Udine
Cagliari
Sondrio CONSUMI
Valle d'Aosta
Rimini
Alessandria ENERGIA ELETTRICA
Cuneo •
Monza e Brianza GAS METANO
Catanzaro
Forlì-Cesena
Varese ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI
Brindisi
Catania PRESENZA DI ALTRE FONTI RINNOVABILI
Lucca E USO DI TECNOLOGIE ECO COMPATIBILI:
Pesaro e Urbino •
Ancona IMPIANTI IDROELETTRICI
Caserta •
Caltanissetta IMPIANTI EOLICI
Foggia
Frosinone •
Fermo IMPIANTI PER BIOMASSE, BIOLIQUIDI
Treviso E BIOGAS
Gorizia •
Messina IMPIANTI PER SOLARE TERMICO
Barletta-Andria-Trani •
Avellino IMPIANTI GEOTERMICI
Imperia •
Chieti
TELERISCALDAMENTO
Viterbo
Vibo Valentia
Sassari QUALITÀ DELLA MOBILITÀ
Potenza
Ravenna E DEI TRASPORTI
Rieti
Sud Sardegna TASSO DI MOTORIZZAZIONE
Teramo •
Rovigo QUALITÀ DEL PARCO AUTO
Trapani •
Como OFFERTA DI TRASPORTO PUBBLICO
Grosseto •
Agrigento
Nuoro DENSITÀ DI COLONNE DI RICARICA
Ascoli Piceno PER AUTO ELETTRICHE
Cremona •
Siracusa STATO DEL PUMS
Vercelli (PIANO URBANO PER LA MOBILITÀ
Lecco SOSTENIBILE)
Benevento
Asti
Enna CONSUMI
Biella
Taranto ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI
Campobasso
Isernia QUALITÀ DELLA MOBILITÀ E DEI TRASPORTI

90
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 78
Gestione di scorie e rifiuti
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
Prato
Ferrara
Cremona
Parma
La Spezia
Cuneo
Modena
Pordenone
Forlì-Cesena
Reggio nell'Emilia
Trento
Perugia
Fermo
Milano
Brescia
Treviso
Lecco
Genova
Pesaro e Urbino
Vicenza
Novara
Lecce
Venezia
Rovigo
Gorizia
Rimini
Mantova
Catanzaro
Oristano
Biella
Bergamo
Barletta-Andria-Trani
Pavia
Belluno
Verbano-Cusio-Ossola
Valle d'Aosta
Ravenna
Torino
Vercelli
Varese
Sondrio
Monza e Brianza
Padova
Teramo
Nuoro
Macerata
Asti
Alessandria
Lucca
Bologna
Agrigento
Verona
Terni
Sud Sardegna
Ancona
Lodi
Bolzano
Vibo Valentia
Ascoli Piceno
Como
Cosenza
Viterbo
Arezzo
Udine
Piacenza
Trieste
Caserta
Napoli
Sassari
Chieti
Benevento
Livorno
Pistoia
Savona
Campobasso
Pescara
Firenze
Enna
Isernia
Siena
Catania
Bari
Brindisi
Pisa PRODUZIONE E COMPOSIZIONE
Reggio di Calabria
Grosseto KG DI RIFIUTI PRODOTTI PRO CAPITE
Frosinone •
Avellino QUOTA DI RIFIUTI RACCOLTI IN MANIERA
Caltanissetta DIFFERENZIATA
Imperia
Matera
Potenza DIMINUZIONE E RICICLO
Siracusa
Salerno PRESENZA DI INIZIATIVE ATTE ALLA
Roma
DIMINUZIONE DEI RIFIUTI
Foggia
Palermo (PROMOZIONI, CONVENZIONE, CAMPAGNE
Cagliari DI SENSIBILIZZAZIONE)
Latina •
Messina PRESENZA DI RACCOLTA A DOMICILIO
L'Aquila DI RIFIUTI INERTI E/O DI ALTRA TIPOLOGIA
Ragusa
Massa-Carrara
Trapani
Taranto PRODUZIONE E COMPOSIZIONE
Rieti
Crotone DIMINUZIONE E RICICLO

91
2. MAPPA DI SOSTENIBILITÀ

Concludiamo l’esame fattori di sostenibilità con una mappa significativa dell’importanza,


per il miglioramento ambientale, delle strategie aziendali di gestione degli impatti. Nel 2020
Cerved ha sviluppato un modello di analisi delle imprese italiane basata sulla tassonomia
UE19, ovvero una classificazione dei principali settori economici in base alla loro capacità di
mitigare o di adattarsi ai cambiamenti climatici: quelli già ambientalmente sostenibili (low
carbon), quelli che inquinano ma di cui non si può fare a meno, ai quali si chiede di migliorare
(in transition), e quelli che sono utili alle altre due categorie (enabling), consentono quindi ad
altre attività di raggiungere performance low carbon o una significativa riduzione delle emis-
sioni. Per ogni settore sono stabiliti rigidi criteri per verificarne la sostenibilità.

L’impatto del sistema produttivo è definito come quota di addetti appartenenti alle imprese
transitional. La tavola 79 mostra la posizione delle province in funzione di questo indicatore e
dell’indice complessivo di sostenibilità ambientale.

Tavola 79
Relazione tra impatto del sistema produttivo* e indice di sostenibilità ambientale
25%
Quota di addetti Transitional

TA

20% TR
RG
AG AO
GR
AQ CL SO
KR SI OR
15% IS
VV BR LI
MT BZ
BN ME TE
SR CE FG EN CS SU
VB BT LE
AV FR CT NU CR TN
RC SA CA LT RO SS BS
CB PZ CZ MN UD BG PG
10% TP VT MS
RI NA AT GO AL AP FC FEPC BA NO AR
RA LC PI TS
RN
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IM
LO
PA VR CH Italia BL PT PE CN
VI FI GE
MB RM PV LU SV
PUMO PD
MC SP
TV AN VC PR PN PO
VA RE
5% BI BO MI
TO
FM

0%
50 60 70 80 90 100 110 120 130 140 150 160 170
Indice di sostenibilità ambientale
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

*Impatto del sistema produttivo: quota di addetti di imprese Transitional - Analisi Cerved su Tassonomia UE 2020

19
EU Taxonomy, “Taxonomy: Final report of the Technical Expert Group on Sustainable Finance” - 2020

92
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

93
010
101
010
10
01
01
01
00
111

GLI EFFETTI DELLA CRISI


3
SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

01110010101001
01001
0101
111
00
01
1 01
00
01
1 01
0 10
01
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Il Covid-19 rappresenta il più violento shock che abbia mai colpito l’economia globale e italia-
na nel secondo Dopoguerra, con una perdita di PIL che l’Istat stima, per il nostro Paese, intor-
no al 9% per il 2020, con una ipotesi di recupero solo parziale (4%) nel 2021.

In tutto il pianeta i governi nazionali e le autorità monetarie hanno reagito al diffondersi della
pandemia mettendo in campo interventi senza precedenti, che mirano a sostenere famiglie
e imprese durante il periodo di crisi per poi rilanciare l’economia quando la campagna vacci-
nale sarà in fase avanzata e l’emergenza sanitaria sotto controllo.

In Italia gli interventi principali per far fronte all’emergenza economica sono consistiti in
un’ampia estensione della Cassa Integrazione e in un forte sostegno alla liquidità, attraverso
una moratoria sui debiti e un massiccio piano di garanzie pubbliche.

Al termine dei provvedimenti emergenziali, gli impatti della pandemia potrebbero manife-
starsi con forza, colpendo soprattutto i territori più fragili. Questo capitolo combina le stime
sugli effetti territoriali del Covid sui lavoratori e sul capitale delle imprese, stimati in occa-
01
01

sione del Rapporto Cerved PMI 2020, con gli indici di sostenibilità delle province elaborati nel
01
00

Capitolo 2, per individuare quelle che potrebbero risentire maggiormente delle conseguenze
10

della pandemia.
111
00
101
010
01

IMPATTI SU CAPITALE E LAVORO


Un tema di grande rilevanza per gestire la ripresa è valutare i potenziali impatti del Covid sul-
la nostra economia: i posti di lavoro e la capacità produttiva - in termini di capitale a dispo-
sizione e investimenti futuri - che rischiano di essere persi nei prossimi mesi, a causa degli
effetti della pandemia.

L’esercizio condotto nel Rapporto Cerved PMI 2020 stima gli effetti dell’emergenza sanitaria
su occupazione e investimenti nel biennio 2020-2021, con un approccio microeconomico. Si
considera sia un “effetto default”, i lavoratori e il capitale persi per le imprese uscite dal mer-
cato, sia un “effetto scala”, la riduzione della forza lavoro e degli investimenti delle imprese a
causa del ridimensionamento del giro d’affari. La stima si basa su uno scenario base, in cui si
prevede che la crisi Covid si risolva nel corso del 2021, e uno alternativo nel quale la pandemia
potrebbe durare più a lungo, con effetti economici più severi.

Per come sono state costruite le stime vanno interpretate in termini di cosa succederebbe
senza un piano efficace di rilancio dell’economia, quando gli strumenti straordinari messi in
atto verranno meno, tornando a una gestione della crisi simile a quella attuata nel 2009. Se la
crisi sanitaria si risolvesse rapidamente e gli stimoli messi in campo dai governi iniziassero
a dispiegare i loro effetti velocemente, le imprese potrebbero decidere di mantenere gli orga-
nici e gli investimenti in vista della ripresa.

Gli impatti sugli organici delle imprese


La possibilità di stimare per ogni società italiana la probabilità di default e l’aggiustamento
del numero di addetti necessario per mantenere una struttura sostenibile consente di preve-
dere le conseguenze del Covid a livello molto granulare, fino ad arrivare a poter valutare effetti
sui sistemi locali del lavoro e sulle singole province.

In base a questa analisi, i posti di lavoro persi nelle imprese ammontano a 1,3 milioni, a cui
corrisponde un calo dell’8,2% sul totale degli addetti impiegati prima dell’emergenza (16 mi-
lioni). Questo si tradurrebbe in un aumento dei disoccupati da 2,6 a quasi 4 milioni, con il tas-
01010

95
01001
010
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

so di disoccupazione che salirebbe dal 10% del 2019 al 15%20 a fine 2021. Se lo stesso esercizio
viene ripetuto nello scenario più severo, gli organici aziendali potrebbero calare di quasi 1,9
milioni di unità (-11,7%), con un tasso di disoccupazione che crescerebbe al 17%.

Il Covid ha prodotto effetti fortemente asimmetrici sulle imprese, con conseguenze partico-
larmente rilevanti sui settori che hanno risentito in misura maggiore del lockdown e delle
successive misure di distanziamento sociale (ristorazione, alberghi, trasporti, ecc.). I territori
per cui si prevedono impatti maggiori sono quindi quelli con una specializzazione nei settori
più colpiti, come il turismo. Nonostante una perdita di occupati delle imprese proporzional-
mente maggiore nel Mezzogiorno, proprio per la sua struttura produttiva, gli effetti stimati
sui tassi di disoccupazione sono tuttavia minori, grazie al maggior peso della quota di lavo-
ratori nella Pubblica Amministrazione.

Rimini e Prato risultano le province per cui si stima la maggiore perdita di lavoratori e il mag-
giore aumento del tasso di disoccupazione, a causa della forte concentrazione, rispettiva-
mente, della filiera turistica e di quella della moda, entrambe fortemente colpite dagli effetti
economici della pandemia. Tra le altre province gravemente colpite, Aosta, Livorno e, in termi-
ni di perdita di occupati, Sassari, Messina e L’Aquila.

Tavola 80
Lavoratori persi nel settore privato causa Covid
% sul totale degli addetti della provincia

SCENARIO BASE SCENARIO WORST

MEDIA ITALIA: -8,2% MEDIA ITALIA: -11,7%

-6% -7% -8% -9% -10% -11% -12% -9% -10% -11% -12% -13% -14% -15%

20
I potizzando che l’occupazione non si modifichi nei comparti non considerati nell’analisi, come la Pubblica Amministrazione, e
che tutti i licenziati vengano considerati “disoccupati” e non “inattivi” secondo le categorie Istat.

96
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 81
Lavoratori persi nel settore privato causa Covid
Impatto del Covid sull’organico delle imprese, scenario worst
Riduzione organico 2021-2019, % sul totale e valore assoluto

PROVINCE CON PERDITE MAGGIORI


ADDETTI 2019 POSTI PERSI % RIDUZIONE ORGANICO
Rimini 120.723 18.897 -15,7%
Prato 94.610 14.212 -15,0%
Aosta 36.611 5.398 -14,7%
Sassari 102.141 14.925 -14,6%
Livorno 88.929 12.795 -14,4%
Messina 95.603 13.165 -13,8%
L'Aquila 65.339 8.935 -13,7%
Pesaro Urbino 99.497 13.595 -13,7%
Fermo 50.122 6.776 -13,5%
Nuoro 34.492 4.587 -13,3%

Tavola 82
Impatto del Covid-19 sui tassi di disoccupazione delle province
Tassi di disoccupazione, confronto 2021-2019

SCENARIO BASE SCENARIO WORST

MEDIA ITALIA: +5,1% MEDIA ITALIA: +7,3%

3% 4% 5% 6% 7% 8% 4% 5% 6% 7% 8% 9% 10% 11%

97
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

Tavola 83
Impatto del Covid 19 sulla disoccupazione
Impatto del Covid sull’organico delle imprese, scenario worst
Tassi di disoccupazione 2021–2019

PROVINCE CON IL MAGGIORE AUMENTO DEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE


TASSO DISOCCUPAZIONE TASSO DISOCCUPAZIONE DELTA TASSO
2019 2021 DISOCCUPAZIONE
Rimini 8,0% 19,7% 11,6%
Prato 6,2% 17,7% 11,5%
Venezia 6,1% 15,5% 9,4%
Firenze 6,2% 15,4% 9,3%
Aosta 6,5% 15,6% 9,1%
Livorno 5,8% 14,8% 9,0%
Milano 5,9% 14,9% 9,0%
Vicenza 4,7% 13,4% 8,7%
Bolzano 2,9% 11,5% 8,6%
Lucca 7,9% 16,4% 8,6%

Gli impatti sugli investimenti


Gli impatti del Covid sui tassi di default e sul volume d’affari delle imprese ancora sul mer-
cato avranno inevitabili ripercussioni anche sul capitale delle aziende, che potrebbe andare
perso nel caso di società costrette ad uscire dal mercato o che potrebbe essere ridotto e adat-
tato alla nuova scala in cui opera l’impresa.

Con considerazioni analoghe a quelle occupazionali si è stimato l’effetto del Covid sullo stock
delle immobilizzazioni sia materiali che immateriali.

Complessivamente, a causa del Covid, le imprese perderebbero 43 miliardi di euro di capi-


tale21 (-4,8% su 900 miliardi complessivi). In uno scenario severo questa perdita potrebbe
crescere fino a 65 miliardi, pari al 7,2% del capitale pre-Covid.

Le province più colpite sarebbero quelle portuali, che subiscono i forti contraccolpi negativi
sia del settore turistico che di quello della filiera della logistica e trasporti. In testa Venezia
con perdite di capitale quasi di 3 miliardi, con contrazioni che sfiorano il 13% delle immobi-
lizzazioni complessive.

21
L a stima sulla perdita di occupati si riferisce a tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese; quella relativa alla perdita di
capitale alle sole società con obbligo di deposito del bilancio (che generano circa l’80% del fatturato complessivo delle imprese
iscritte in Camera di Commercio).

98
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 84
Impatto del Covid sul capitale delle imprese
Perdita di immobilizzazioni 2021-2019, % sul totale

BASE WORST

MEDIA ITALIA: -4,8% MEDIA ITALIA: -7,2%

-2% -3% -4% -5% -6% -7% -8% -2% -4% -6% -8% -10% -12% -14%

Tavola 85
Impatto del Covid sul capitale
Impatto del Covid sul capitale delle imprese, scenario worst
Perdita di immobilizzazioni 2021/2019, % sul totale e valore assoluto in migliaia di euro

CON MAGGIORI PERDITE


IMMOBILIZZAZIONI PERDITA DI CAPITALE 2021 % PERDITA
Venezia 21.472 2.729 -12,7%
Sassari 4.207 478 -11,4%
Messina 4.667 500 -10,7%
Livorno 5.757 604 -10,5%
Caltanissetta 1.790 186 -10,4%
Agrigento 1.662 173 -10,4%
Belluno 3.238 327 -10,1%
Vibo Valentia 704 71 -10,1%
Genova 21.345 2.151 -10,1%
L'Aquila 2.886 285 -9,9%

99
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

GLI IMPATTI DEL COVID SULLE CINQUE ITALIE DELLA SOSTENIBILITÀ


Le stime di impatto indicano effetti ovunque consistenti della pandemia in termini di perdita
di occupazione e di riduzione del volume di capitale, anche se con differenze territoriali non
trascurabili. La possibilità di disporre di una mappa di sostenibilità economica, ambientale
e sociale – sviluppata nel capitolo precedente - consente di calare quegli effetti sul grado di
resilienza delle singole province, sottoponendole a una sorta di “stress test” su un ampio
spettro di indicatori.

In questa ottica si considera lo scenario più severo per valutare in quali province gli effet-
ti previsti della pandemia potrebbero essere più difficilmente sostenibili. Se si prendono in
esame i cinque cluster in cui sono state aggregate le province, emergono impatti sull’occu-
pazione e sul volume di capitale piuttosto omogenei, con la parziale eccezione del gruppo di
province solide, per le quali occupazione e capitale si riducono meno. Pur partendo da livelli
maggiori, i tassi di disoccupazione crescono meno nel cluster delle province fragili, quasi
esclusivamente meridionali, in cui è maggiore la presenza di lavoratori impiegati nell’alveo
della Pubblica Amministrazione. Il tasso di disoccupazione previsto per questo gruppo di pro-
vince risulta comunque il più alto, proprio a causa di una situazione di partenza caratterizza-
ta da una forte debolezza.

Tavola 86
Impatto del Covid sull’organico delle imprese e sui livelli di disoccupazione
TASSO TASSO
% RIDUZIONE DISOCCUPAZIONE DELTA TASSO
ADDETTI 2019 POSTI PERSI DISOCCUPAZIONE DISOCCUPAZIONE
ORGANICO 2019 DISOCCUPAZIONE
2019 2021

Solide 5.469.676 598.398 -10,9% 411.969 5,6% 13,7% 8,1%


Focus
2.900.258 347.537 -12,0% 552.270 11,2% 18,2% 7,0%
economico
Focus
4.874.007 587.893 -12,1% 796.884 9,8% 17,0% 7,2%
ambientale
Focus
1.484.357 185.808 -12,5% 268.297 10,8% 18,3% 7,5%
sociale
Fragili 1.406.643 161.152 -11,5% 552.107 18,4% 23,7% 5,4%
Italia 16.134.941 1.880.788 -11,7% 2.581.527 10,0% 17,2% 7,3%

Tavola 87
Impatto del Covid sul capitale delle imprese
% IMPATTO
IMMOBILIZZAZIONI PERDITA CAPITALE WORST
SUL CAPITALE WORST
Solide 330.312 20.853 -6,3%
Focus economico 117.990 8.345 -7,1%
Focus ambientale 309.333 23.734 -7,7%
Focus sociale 92.752 7.857 -8,5%
Fragili 52.958 4.206 -7,9%
Italia 903.347 64.997 -7,2%

100
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 88
Impatto del Covid su occupazione e capitale delle imprese
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, di capitale e organico aziendale, per provincia e cluster di appartenenza

-3%
Impatto sul capitale

VC
-4% CR PR

OR EN LT
-5% PD RO
BZ FC TN CN
PI
PE
BO
AV MO NO PV MN FE
-6% VB SP PCBR AN LO
AR RA MB
SO VI BI BN MI
RN CO AP LC RI SRRE
-7% AO FM PT LU MC CT PN
PO SV CH BG UD PZ TS VRAL AT RG
NA GR VT KR TA FG
BA SA CE TV GO CS
SU FI TR PG VA Italia TO CB
-8% CZ IS
PU RM BS
SI BT
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-9% PA CA
MS
TP IM RC
NU MT
-10% AQ
VV GE BL
LI AG CL
ME
-11%
SS
-12%

VE
-13%
-16% -15% -14% -13% -12% -11% -10% -9%
Impatto sull’occupazione
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Le province che rientrano nel gruppo della solidità impiegano quasi 5,5 milioni di addetti
nelle imprese, il 34% del totale nazionale, con un valore di immobilizzazioni di 330 miliardi
(oltre il 36% del totale).
Per questi territori si prevede una riduzione degli organici del 10,9%, la più bassa in termini
relativi, ma la più alta in termini assoluti: quasi 600 mila dipendenti potrebbero perdere il
loro posto di lavoro nel biennio 2020-21 con la disoccupazione che salirebbe dal 5,6% al 13,7%
(+8,1%).
In termini di impatti sul capitale, il cluster tiene meglio della media nazionale (-6,3% contro
-7,2%), ma con una perdita assoluta di 21 miliardi in immobilizzazioni che rappresenta più del
30% complessivo.
Le province inserite nel gruppo della fragilità contano 1,4 milioni di dipendenti nelle im-
prese, l’8,7% del totale, e dispongono di un valore di immobilizzazioni al 2018 di 53 miliardi
che vale poco meno del 6% del totale nazionale. In questo cluster rientrano province del Mez-
zogiorno, le quali presentano criticità significative con un alto livello di rischio in termini di
tenuta del tessuto produttivo locale.
Per queste aree si stima una perdita di organico per il 2021 dell’11,5%, in linea con la media
italiana, ma partendo da alti livelli di disoccupazione pre-Covid. In termini assoluti la riduzio-
ne dell’organico sarebbe di 161 mila unità, che porterebbe i tassi di disoccupazione al 23,7%
(18,4% pre-Covid). L’aumento sarebbe di 5,4 punti percentuali, sotto la media nazionale, grazie
all’alta quota di lavoratori impiegati nella PA.
In termini di impatti sul capitale privato delle imprese, la riduzione supera di poco quella
della media nazionale (-7,9% vs -7,2%), intorno ai 4 miliardi di immobilizzazioni, che rappre-
sentano il 6,4% della perdita complessiva.
Le province che appartengono al gruppo con criticità economiche occupano circa 2,9 mi-
lioni di lavoratori nel privato (il 18% del totale), con un volume di immobilizzazioni dal valore
di quasi 118 miliardi (13% del capitale nazionale).

101
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

Per questo gruppo si prevede una perdita di occupazione di 347 mila addetti, il 12% rispetto
ai livelli pre-Covid, proporzionalmente più della media nazionale. Il tasso di disoccupazione
si attestava prima della crisi all’11,2% ed è previsto in crescita al 18,2% (+7%) in linea con gli
aumenti medi del Paese.
Il valore delle immobilizzazioni aziendali è previsto in contrazione del 7,1% per circa 8,3 miliar-
di (quasi il 13% della perdita totale).
Il gruppo delle aree con focus sociale è uno dei più eterogenei in termini di distribuzione
geografica e caratteristiche del tessuto produttivo e sociale. Questo cluster comprende 1,4
milioni di occupati nelle imprese (8,7% del totale), con un valore del capitale che ammonta a
93 miliardi di euro (10,3%).
Per questo insieme di province si stimano i cali dell’occupazione più alti in termini relativi
rispetto agli altri cluster (il 12,5% del totale), con il tasso di disoccupazione che salirebbe dal
10,8% del 2019 al 18,3% per il 2021. Anche sul lato del capitale, per questo gruppo di province
si stima la perdita relativa maggiore, pari all’8,5% di immobilizzazioni, per circa 7,8 miliardi.
Il cluster con focus ambientale è il secondo gruppo per numero di occupati nel privato, 4,8
milioni (30% del totale italiano), e per valore delle immobilizzazioni, 303 miliardi (34,2% sul
totale).
Per le province caratterizzate da criticità ambientali si evidenzia una riduzione degli organici
di 588 mila unità, superiore alla media italiana in termini relativi (-12,1%), con il tasso di di-
soccupazione che passerebbe dal 9,8% del 2019 al 17% nel 2021. Anche la perdita di capitale
risulterebbe maggiore di quella nazionale, con una riduzione dello stock di immobilizzazioni
del 7,7% per un controvalore di 23 miliardi, la perdita peggiore se rapportata con il calo dell’in-
tero territorio italiano (36,5%).

102
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

GLI IMPATTI DEL COVID E LE PROVINCE PIÙ COLPITE


Le analisi del Capitolo 2 indicano che il nostro Paese mostra forti eterogeneità in termini di
sostenibilità sociale, ambientale ed economica, evidenziando elevati squilibri su tutte le di-
mensioni analizzate. È a partire da queste considerazioni che si deve ritenere alto il rischio
che il Covid, colpendo anche aree dai fondamentali già delicati, possa inasprire i divari terri-
toriali, lasciando ancora più indietro una parte molto significativa del Paese.
La possibilità di disporre di una mappa di sostenibilità, insieme ai relativi indicatori sintetici
e di dettaglio, consente di individuare le province in cui il Covid potrebbe avere gli impatti
maggiori e di valutare le dimensioni economiche, sociali o ambientali che potrebbero risen-
tirne maggiormente.
In particolare, in questa sezione si combina l’impatto delle perdite occupazionali con i livel-
li di sostenibilità sociale, per individuare le province che faticherebbero maggiormente ad
assorbire un nuovo esercito di disoccupati. Correlando le perdite di occupazione con la com-
petitività, è possibile invece individuare i territori che potrebbero faticare di più a ripartire
dopo l’emergenza, per la minore capacità dei tessuti produttivi di generare nuova crescita e
occupazione.
Gli impatti stimati sul capitale sono invece letti alla luce della doppia transizione, digitale
e ambientale, che dovrebbe rilanciare la nostra economia: il venir meno degli investimenti
delle imprese penalizzerà soprattutto le province che già patiscono divari in queste due di-
mensioni, con un ampliamento dei gap. Individuare questi territori potrebbe essere utile per
mettere in campo politiche adeguate.

Impatto occupazionale
I territori caratterizzati da maggiori livelli di sostenibilità sociale sono più attrezzati per miti-
gare gli effetti della disoccupazione, che viceversa può generare effetti rilevanti sulla fragilità
delle famiglie e sul numero di persone che entrano in una situazione di povertà.
Secondo le analisi svolte nel Capitolo 2, a soffrire sarebbero soprattutto province del Mezzo-
giorno come Messina, Trapani, Vibo Valentia, Catanzaro, Sud Sardegna e Agrigento, già carat-
terizzate da indici di sostenibilità sociale molto bassi e con impatti sull’occupazione mag-
giori della media. L’analisi indica effetti rilevanti anche in alcune province del Centro-Nord,
che hanno una criticità proprio sulla sostenibilità sociale e in cui gli effetti del Covid sarebbe-
ro particolarmente pesanti, come Aosta (per cui si prevede una perdita del 15% del numero di
occupati), Livorno (14%), Imperia (12,5%) e Savona (13%).
In particolare Aosta, Messina e Vibo Valentia si caratterizzano per livelli già problematici per
quanto riguarda la fragilità sociale (in particolare in termini di esclusione sociale e povertà
relativa) e l’assistenza alle famiglie (la capacità di un territorio di gestire e soddisfare le ne-
cessità socio-economiche dei nuclei familiari).
Gli effetti della pandemia sulla disoccupazione potrebbero essere particolarmente gravi per
la condizione giovanile nelle aree in cui si osserva già un elevato numero di ragazzi che non
studiano e non lavorano (NEET). Sono 19 le province in cui forti impatti occupazionali sono ac-
compagnati da una quota di NEET superiore alla media nazionale (22%). Molto critiche alcune
aree del Mezzogiorno, tra cui Messina, Trapani, Sassari, ma anche zone turistiche del Nord
come Rimini, dove si stimano le peggiori perdite a livello nazionale (quasi del 16%).

103
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

Tavola 89
Impatto Covid sull’occupazione e livello di sostenibilità sociale
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, dell’organico aziendale rispetto al livello di sostenibilità sociale, per provincia
e cluster di appartenenza
170
Indice di sostenibilità sociale

BZ
160
TN
MI
150
PD RE PR
BS MO
140 BO
FC
VE VI TV UD TS CN
130 CO
RN
RM SO BG AN TO PV MB CR
PI PC LC RA MN LO
120 MC PN NO AT FE
VA VR
PU SI BI GO BL
110 PO VB PE
GE PG RO
AQ FI AR Italia VC
CH AL
100 FR
SS TE PT TR LT
BA RI
90 AO FM LU
LI MS SP CA VT
NU LE GR AP BR
80 SV SA CB
NA IS
AV TA
70 IM BT OR BN FG
PA CE
60 CT MT
SU RG
ME EN
50 CZ PZ
VV CS CL
40 TP AG SR KR
RC
30
-16% -15% -14% -13% -12% -11% -10% -9%
Impatto sull’occupazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Tavola 90
Impatto Covid sull’occupazione e livello di fragilità sociale
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, dell’organico aziendale rispetto all’indice di fragilità sociale, per provincia
e cluster di appartenenza

150
Indice di fragilità sociale

140 TV MO BL
SV RE NO CN
VB SP BS BI
TR AT VC
130 SO VI RA AL
GE IM FC MI
RN VE BG PR
120
MC PE ANUDPD
VTBO VR CR
VA PV RO
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110 SI GR LC RI BZ TN
PU TS
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100 Italia
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80 CA OR AV
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70
CZ RG
ME TP RC CL MT
60 SU AP
FM SR FG
VV CS
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50 EN
AG

40
-16% -15% -14% -13% -12% -11% -10% -9%
Impatto sull’occupazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

104
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 91
Impatto Covid sull’occupazione e livello di assistenza alle famiglie
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, dell’organico aziendale rispetto all’indice di assistenza alle famiglie,
per provincia e cluster di appartenenza

170
Indice di assistenza alle famiglie

BO BZ
160 RE
RA FE PR
150 MO
FC TS
PC
140 RN TN
BI MI
PG TO NO
130 GO
RM MB AL
VA LC UD PN VC
120 PU VB FI MC AN AT CR
SS CO PV MN
VE AP BG PD LO CN
110 PO SI SO RO
LI SU BS VI TV
FM PT LU GR PI AR BL VR
RI
100
AQ NU TE MS CA TR CH Italia LT
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GE
80 LE BA BR TA
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70 AO ME SP
IS
CB
TP AG SR
PA IM SA EN
60 CT RG
NA AV BN
CE CL
50
40 PZ MT
CZ RC
VV CS
30
KR
20
-16% -15% -14% -13% -12% -11% -10% -9%
Impatto sull’occupazione
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Tavola 92
Impatto Covid sull’occupazione e fenomeno NEET
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, dell’organico aziendale rispetto alla quota di giovani NEET, per provincia
e cluster di appartenenza
Quota di NEET

50,0%

45,0% KR CL

40,0% PA RC
CE FG
TP NA CT SR
SU BT AG CS
EN
35,0% ME BR
BN
TA
CZ SA
FR BA
30,0% SS LE PZ MT
VV CA
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25,0% RN NU MS IS RG
AQ TR RA
Italia OR
AV NO RO LT
GO
20,0% PU TE RM GE SI MC PE VT TO PN AL
FE CN
CH AN VR MN AT VC
PT GR AR BG RE PV LO
LI VB PI AP VI PD MB
AO SV LU PG VA
15,0% FM CO PC UD BI TN MI PR
PO FI SO BO FC BZ TS CR
VE SP BS BL
10,0% LC TV MO

5,0%

0,0%
-16,0% -15,5% -15,0% -14,5% -14,0% -13,5% -13,0% -12,5% -12,0% -11,5% -11,0% -10,5% -10,0% -9,5% -9,0%
Impatto sull’occupazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

105
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

A penalizzare le possibilità di recupero delle province, per cui sono previsti gravi effetti occu-
pazionali, è anche la bassa competitività dei territori. Nelle aree in cui il tessuto produttivo è
più dinamico, la capacità di attrarre investimenti e i maggiori tassi di imprenditorialità pos-
sono accelerare la ripresa post-Covid, generando nuovi posti di lavoro.

Se si correla la stima della perdita di occupati delle imprese con la competitività delle provin-
ce, si individuano tre cluster ben definiti. Un gruppo di province più forti, caratterizzate da alti
indici competitivi e da impatti sull’occupazione meno rilevanti, soprattutto delle regioni set-
tentrionali. All’estremo opposto un raggruppamento di 26 province con bassi livelli di compe-
titività e forti perdite occupazionali, come Sassari, L’Aquila, Nuoro, Messina e Sud Sardegna.
Infine un terzo cluster, pur con impatti sull’occupazione inferiori alla media ma comunque ri-
levanti, potrebbe faticare ad agganciare la ripresa: Brindisi, Oristano, Isernia, Avellino ed Enna
fanno parte di questo gruppo.

Tavola 93
Impatto Covid sull’occupazione e livello di competitività
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, dell’organico aziendale rispetto all'indice di competitività, per provincia e cluster
di appartenenza
180
Indice di competitività

BG
170 BS LC RE
BL MN CR
160 VI
VA TV MO LO
MB CN PR
150 CO PC BO PD PN MI AT
GE BZ TN
140 SO
AR TO
FCPV AL VC
FI UD NO VR
130 BI RO
PI FE
PO VB GO RA
120 AO VE AN
FM
110 RN SV TS
PU SI
Italia
100
LI RM LU MC CH
90
VT
80 NA SR
BT SA CE
70 FR AP PZ LT
MS RI
TE PT IM BA KR
60 ME
CT
RC CS
AQ VV CZ LE PG AG AV CL BN FG RG
50 TP PA TR GR PE CB
CA BR IS
SP EN TA
40 MT
SS
30
NU
20 SU OR
10
-16% -15% -14% -13% -12% -11% -10% -9%
Impatto sull’occupazione

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Impatto sugli investimenti


L’Unione Europea ha lanciato nel 2020 il Next Generation EU, un piano di finanziamenti co-
munitari per la ripresa con una dotazione di 750 miliardi di euro. Il piano mira a mitigare gli
impatti della pandemia e a rilanciare gli investimenti privati, con una strategia che ha come
pilastro quello della doppia transizione, verde e digitale.
La scarsa digitalizzazione delle nostre aziende è, secondo molti osservatori, alla radice della
bassa produttività del Paese ed è considerata uno dei divari da colmare rapidamente per rilan-
ciare la crescita del Paese. È una dimensione in cui le province evidenziano performance molto
eterogenee, con territori di eccellenza – come Milano, Bologna, Pisa, Genova e Torino – e altri in
forte ritardo, come Caltanissetta, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Trapani e il Sud Sardegna.
Se si combina il livello di digitalizzazione delle province con la riduzione degli investimenti
delle imprese, è possibile individuare i territori in cui è necessario il maggiore supporto per
avviare la transizione digitale. Sono 56 le province in Italia con un indice di innovazione digi-
tale sotto la media; di queste, 26 (14 fragili) saranno soggette a forti cali del capitale privato,
con una situazione di criticità che potrebbe colpire molte aree del Mezzogiorno come Messi-
na, Agrigento, Caltanissetta, Trapani e Barletta.
106
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 94
Impatto Covid sul capitale delle imprese e livello di trasformazione digitale
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020 2021, del capitale aziendale rispetto all'indice di trasformazione digitale, per provincia
e cluster di appartenenza
180
Indice di trasformazione digitale

MI BO
170
TO
160 PI
GE TS
PD
150
AN
140 UD TN
CA FI PR
130 PG VR PN MO
VE RE NO FE
120 RM GO SV AL BI RA
PA PV CN VC
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110 BL PE
LI Italia AT
BS VA NA VI VB
100 BG AO LU CR
AQ RC MC LO SP BZ RO
SI CS GR SA FC
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OR
VV FR CB TR CH EN
PO SO
80 LE IS TA PT BR
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TE FM
70 AG MS CE
SS KR AV BN
ME NU LT
60 PU
TP SU RG SR
FG
50 CL BT
40
-13% -12% -11% -10% -9% -8% -7% -6% -5% -4% -3%
Impatto sul capitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

L’obiettivo di emissioni zero entro il 2050 annunciato dall’Unione Europea richiede forti in-
vestimenti nei sistemi produttivi nazionali, per trasformare gli apparati produttivi e render-
li sostenibili dal punto di vista ambientale. Il Recovery Fund fornirà risorse e incentivi per
favorire questa transizione, ma è evidente che un ruolo fondamentale sarà costituito dagli
investimenti delle imprese.
È quindi utile correlare i livelli di sostenibilità ambientale delle singole province con la perdi-
ta stimata di capitale e investimenti, per individuare i territori che potrebbero accumulare i
maggiori ritardi.
Secondo le analisi svolte nel Capitolo 2, sono 55 le province con un livello di sostenibilità am-
bientale sotto la media; in 29 di queste (20 del Mezzogiorno) si prevedono perdite di capitale
molto significative, oltre il 7,2% (dato nazionale). Situazioni critiche si prevedono soprattut-
to per Messina, Agrigento, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Frosinone, Campobasso, Taranto e
Isernia.
Dati di dettaglio indicano che Messina, L’Aquila, Trapani, Taranto e Crotone potrebbero soffrire
sul fronte della gestione delle scorie e dei rifiuti. A Vibo Valentia, Reggio Calabria, Catanzaro e
Isernia potrebbero mancare le risorse per investimenti per rendere il territorio più sostenibile
dal punto di vista idrogeologico e sismico. Infine, i divari nella riconversione energetica po-
trebbero ampliarsi a Sassari, Agrigento, Trapani, Nuoro, Isernia e Campobasso.

107
3. GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL PAESE

Tavola 95
Impatto Covid sul capitale delle imprese e livello di sostenibilità ambientale
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, del capitale aziendale rispetto all'indice di sostenibilità ambientale
per provincia e cluster di appartenenza
170
Indice di sostenibilità ambientale

BZ
160

150 TN
140 GE
LE
LI PO
130 FI PN SP
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BL PU UD PT NO
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IS
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-13% -12% -11% -10% -9% -8% -7% -6% -5% -4% -3%
Impatto sul capitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Tavola 96
Impatto Covid sul capitale delle imprese e capacità di gestione di scorie e rifiuti
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, del capitale aziendale rispetto all'indice di gestione di scorie e rifiuti,
per provincia e cluster di appartenenza
180
Indice di gestione di scorie e rifiuti

PO
170 FE
160 SP PR CR
CN
150 PN MO
FC
140 FM RE TN
BS PG
MI
GE PU
130 LC TV NO VI
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60 ME AQ CA PA FG SR LT
MS RG
50
TP
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30 KR
20
-13% -12% -11% -10% -9% -8% -7% -6% -5% -4% -3%
Impatto sul capitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

108
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 97
Impatto Covid sul capitale delle imprese e livello di sostenibilità idrogeologica
e sismica
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, del capitale aziendale rispetto all'indice di sostenibilità idrogeologica e sismica,
per provincia e cluster di appartenenza
150
Indice di sostenibilità idrogeologica e sismica

140 LE BR BZ
AT NO
SS SU
CL TN VC
130 CA BI
NU TA CO MB CN
VA OR
BA TS MI
120 BG TO VI RO
LI AO AL SO LT
BL
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RN
40
-13% -12% -11% -10% -9% -8% -7% -6% -5% -4% -3%
Impatto sul capitale

SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

Tavola 98
Impatto Covid sul capitale delle imprese e livello di consumi e riconversione
energetica
Riduzione (%) attesa, per il biennio 2020-2021, del capitale aziendale rispetto all'indice di consumi e riconversione energetica,
per provincia e cluster di appartenenza
160
Indice di consumi e riconversione energetica

GE TO MI
150
FI
140 PT

130
RM BO PD
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110 MS BA TR RGPO PE
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100 CA CZ SA AL RNRE SOVB CN OR
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80 AG NU GR RI CO
TP LC AP CR
VC
AT SRBN BI EN
70
IS CB TA
60

50
-13% -12% -11% -10% -9% -8% -7% -6% -5% -4% -3%
Impatto sul capitale
SOLIDITÀ FOCUS ECONOMICO FOCUS SOCIALE FOCUS AMBIENTALE FRAGILITÀ

109
010
101
010
10
01
01
01
00
111

ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE


4
NELLE IMPRESE ITALIANE

010
101
00
10
010101 111
0011 00
1010 10
101 10
01 10
01
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

FINANZA SOSTENIBILE: DEFINIZIONE E DIFFUSIONE

Il termine finanza sostenibile fa riferimento a decisioni di investimento che integrano, all’in-


terno dell’analisi finanziaria tradizionale, aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG),
generalmente connessi alla creazione di valore a lungo termine. Le considerazioni ambientali
premiano le attività che favoriscono il contrasto al fenomeno del cambiamento climatico,
l’utilizzo efficiente di risorse naturali e dei fattori produttivi, lo sviluppo di modelli di business
circolari. Le tematiche sociali più rilevanti includono la valorizzazione del capitale umano, la
promozione della diversità, la tutela della sicurezza sul lavoro e delle condizioni contrattuali,
l’impatto sulle comunità con cui l’impresa intrattiene rapporti. Il rispetto di principi di etica
e trasparenza nella conduzione del business e nei processi di scelte aziendali, da cui deriva
una corretta gestione del governo societario, sono spesso alla base della creazione di valore
sostenibile per l’ambiente e la società nel suo complesso.

Nuovi requisiti regolamentari, la sempre crescente attenzione verso gli effetti del cambia-
mento climatico e degli impatti ambientali delle attività produttive hanno posto il tema della
01
01

sostenibilità ai primi posti nelle agende di molte imprese e governi. Diverse categorie di sta-
01
00

keholders si sono adoperate affinché i fattori ESG uscissero dall’interesse di nicchia di alcuni
10

operatori specializzati per diventare elemento prioritario di discussione. La compliance con


111
00

leggi nazionali o internazionali e la gestione dei rischi aziendali sono importanti, ma i temi
101

ESG non sono soltanto un obbligo da adempiere; si tratta di una porta verso nuove opportu-
010
01

nità, anche per le PMI.

Anche la pandemia Covid-19 che ha stravolto le economie mondiali nell’ultimo anno ha con-
tribuito ad una spinta degli investitori, istituzionali e retail, verso investimenti sostenibili,
intensificando lo scrutinio sulle performance ESG delle società. Da un lato la sensazione che
la crisi sia per certi versi collegata al deterioramento delle condizioni del pianeta, dall’altro un
focus più insistente sui rischi sociali, a partire dalla gestione del capitale umano e dalle con-
dizioni di lavoro. Gli aspetti ambientale e sociale sono interconnessi e nessuno dei due può
essere trascurato da un’azienda che intende porsi come soggetto attraente per i finanziatori.

La conseguenza di tutto ciò è testimoniata chiaramente dai dati numerici: nell’ultimo anno
gli strumenti sostenibili hanno fatto segnare nuovi record, specialmente sul mercato euro-
peo, in termini di asset, flussi e sviluppo di prodotti. Ad oggi in Europa si contano 3.196 fondi
ESG, dato che equivale al 77% del totale degli strumenti di questa tipologia censiti ed all’81%
delle masse gestite secondo criteri di sostenibilità. Nel corso del 2020, fondi aperti ed Etf so-
stenibili operanti in Europa hanno ricevuto 233 miliardi di euro di flussi netti, di cui circa 100
miliardi nel solo quarto trimestre:23
01010

23
Elaborazioni Morningstar - gennaio 2021

111
01001
010
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Tavola 99
Flussi netti in Europa verso fondi/ETF sostenibili
Dati in miliardi di euro
250

200

150 162,8

100
80,6

50
41,0 67,5
30,3
40,3
1,8 2,0 21,5 14,5 15,2
10,0 13,3 12,3
0 -9,0 2,8 2,4 4,1 6,4 7,5

2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020

FONDI ATTIVI FONDI PASSIVI Fonte: Morningstar Direct, Manager Research - Dicembre 2020

Anche in Italia l’offerta è in sensibile crescita: il numero di fondi ESG distribuiti è cresciuto fino
a 363, rappresentando a settembre 2020 una raccolta complessiva pari a 56 miliardi di euro.24

AZIONE DELL’UNIONE EUROPEA:


OBIETTIVI, REGOLAMENTAZIONE, STRUMENTI

L’ascesa del peso degli investimenti sostenibili (azionari oppure obbligazionari) sui mercati
europei è strettamente legata all’attivismo delle istituzioni europee. L’Europa è il continente
più impegnato nell’obiettivo di rispettare i target ambientali di contrasto al cambiamento
climatico fissati dall’accordo di Parigi del 2015 e nel supportare la transizione verso un’e-
conomia sostenibile, caratterizzata da un uso efficiente delle risorse e ridotte emissioni di
carbonio. Nel dicembre 2019 la Commissione Europea ha presentato il Green Deal, una stra-
tegia che mira a rendere l’Europa il primo continente carbon-neutral entro il 2050. Per poter
conseguire questo e gli altri ambiziosi obiettivi previsti in termini di decarbonizzazione, le
istituzioni europee hanno da subito concepito la finanza come uno strumento chiave per
mobilitare i capitali necessari all’esecuzione del Green Deal.

Al fine di sviluppare il proprio Action Plan per la crescita sostenibile, la Commissione Europea
ha nominato un gruppo di lavoro altamente specializzato (Technical Expert Group - TEG) sulla
finanza sostenibile, con il compito di assistere nella definizione di:

● un sistema di classificazione delle attività economiche eco-sostenibili, ovvero la tassonomia;


● uno standard di Green Bond;
● criteri comuni per la creazione di benchmark low-carbon;
● linee guida per la rendicontazione delle imprese relativamente alle informazioni legate al clima.

24
Dati Assogestioni settembre 2020

112
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

In particolare la tassonomia risulta di primaria importanza in quanto consente di identifi-


care in modo univoco quali siano le attività sostenibili. Per molti osservatori la mancanza di
definizioni e logiche comuni poteva costituire un ostacolo alla diffusione degli investimenti
responsabili, alimentando allo stesso tempo potenziali pratiche di greenwashing25. Nella tas-
sonomia si stabiliscono sei obiettivi ambientali26. Un’attività economica è quindi considera-
ta sostenibile se:27

● contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più obiettivi ambientali;


● non arreca un danno significativo agli altri obiettivi;
● è svolta nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia;
● è conforme ai criteri di vaglio tecnico fissati dalla Commissione.

La Commissione non è comunque l’unica istituzione coinvolta nella lotta al cambiamento


climatico e determinata a guidare il continente in una fase di transizione. La Banca Euro-
pea per gli Investimenti metterà a disposizione mille miliardi per i prossimi dieci anni da
destinare a progetti che contrastino il climate change. Allo stesso tempo la BCE ha annun-
ciato la creazione di un centro sul cambiamento climatico che ne modellerà l’agenda futura.
È infatti ormai riconosciuto che il surriscaldamento del pianeta abbia un impatto concreto
anche sull’economia reale, e dunque sui bilanci delle banche, e che possa provocare volatilità
nell’immediato e determinare conseguenze a lungo termine sulla crescita.

Per assicurarsi che gli istituti bancari siano resilienti su tutti gli orizzonti temporali, le auto-
rità di vigilanza si attendono che i rischi legati al clima siano inglobati nelle strategie e nelle
attività di risk management delle banche. Quest’ultime sono dunque chiamate a valutazioni
sempre più accurate della propria esposizione a rischi fisici, climatici e alla transizione verso
business a bassa intensità di carbonio, che avranno effetti rilevanti sul pricing delle attività
detenute. In questa prospettiva sono state definite le linee guida su come le banche dovran-
no gestire e riportare l’impatto dei rischi ambientali all’interno delle regole prudenziali. Per il
2021 è prevista una forma di autovalutazione condotta dalle banche stesse, in vista dell’in-
clusione dei rischi da cambiamento climatico negli stress test 2022.

L’impegno dell’Unione Europea e dei paesi membri è stato formalizzato in diverse occasioni e
le risorse messe a disposizione sono ingenti. Almeno il 30% dei fondi per Next Generation EU
e per il bilancio europeo 2021-2027 dovranno essere destinati a misure per il clima.

Sul piano finanziario, è facile soffermarsi sull’analisi delle decisioni delle case di investimen-
to operanti sui mercati azionari; tuttavia il capitale azionario non è l’unico strumento tramite
il quale attuare strategie che contribuiscono al conseguimento di obiettivi di sostenibilità.
Gli investitori hanno la possibilità di orientarsi su operazioni di finanziamento obbligaziona-
rio e prestiti bancari; in questo senso, sia i soggetti pubblici sia le istituzioni private possono
cogliere l’opportunità di supportare i cospicui investimenti a supporto di una crescita soste-
nibile.

25
 on questo termine si intende, da parte di un'impresa, la comunicazione non veritiera e fuorviante delle pratiche aziendali e dei
C
relativi impatti sulla sostenibilità
26
Mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle acque e delle
risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della
biodiversità e degli ecosistemi
27
Regolamento UE 2020/852

113
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

MERCATO DEL DEBITO SOSTENIBILE

I FINANZIAMENTI SOSTENIBILI
Negli ultimi anni i maggiori istituti di credito hanno allargato l’offerta green anche ai mutui
e, più in generale, a forme di finanziamento bancario per la realizzazione di progetti green.

Nel dicembre 2018 la Loan Market Association (LMA), in seguito alla crescita del mercato, ha
pubblicato i Green Loan Principles (GLP) con lo scopo di garantire trasparenza al mercato
dei green loan. La definizione concordata dall’associazione è riferita a quei finanziamenti i
cui proventi sono utilizzati esclusivamente per finanziare o rifinanziare, in tutto o in parte,
i cosiddetti Green Project, ovvero progetti che contribuiscono al perseguimento di obiettivi
ambientali, così come indicato dalla tassonomia.

Successivamente sono nati anche i sustainability-linked loan, ovvero prestiti che vengono
concessi per scopi generali, ma che presentano degli incentivi che dovrebbero portare il sog-
getto finanziato a raggiungere determinati obiettivi prefissati in termini di sostenibilità.28

A tal proposito, nel marzo 2019, la stessa LMA ha introdotto i Sustainability-linked Loan Prin-
ciples (SLLP) con lo scopo di dare delle linee guida e uniformare il mercato dei sustainabili-
ty-linked loan.

Le due tipologie di prestiti si differenziano, oltre che per la struttura, anche a livello di costi.
Nel caso dei sustainability-linked loan il margine di guadagno per il prestatore varia a secon-
da della performance di sostenibilità del soggetto finanziato. Il criterio di valutazione della
sostenibilità – che dipende dalle caratteristiche di chi chiede il prestito e cambia di caso in
caso – potrebbe portare ad uno sconto sul tasso di interesse che il soggetto finanziato andrà
a pagare nel corso della durata dell’operazione. Al contrario, in determinati prestiti, si potreb-
be prevedere da contratto anche un andamento crescente del tasso di interesse in caso di
performance al di sotto delle aspettative.

Nel caso di un green loan, invece, l’eventuale vantaggio di costi per il beneficiario del prestito
avviene unicamente in fase di stipula del contratto.

Secondo quanto riportato da Nordea29, rapportato a 100 il mercato complessivo delle due ti-
pologie di strumenti presi in considerazione, in Europa nel biennio 2019-2020 i sustainabi-
lity-linked loans hanno pesato per circa il 60% del totale, superando il valore di mercato dei
green loans, strumenti nati precedentemente ma meno flessibili nella destinazione degli
obiettivi finanziabili. Anche i settori che vengono presi in considerazione nei green bond sono
meno variegati, con il 47% del mercato che è destinato a progetti di energia rinnovabile.

28
SPT: sustainability performance target
29
https://insights.nordea.com/en/sustainability/sustainable-loan-market/

114
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 100
Offerta di finanziamenti sostenibili
Valori assoluti in miliardi di dollari e quote di mercato di prestiti green e sustainability linked

200 100%

180 90%

160 80%

140 70%

120 60%

100 50%

80 40%

60 30%

40 20%

20 10%

0 0
2015 2016 2017 2018 2019 2020YTD

GREEN LOANS SUSTAINABILITY LINKED LOANS GREEN LOANS SUSTAINABILITY LINKED LOANS Fonte: Bloomberg and Nordea

I TITOLI DI DEBITO SOSTENIBILI


Gli standard internazionali definiscono i sustainable bond come strumenti a cui sono asso-
ciati i medesimi termini finanziari e contrattuali di una tipica obbligazione senior, ma con
l’impegno da parte dell’emittente di destinare i proventi ad attività o progetti con sostan-
ziali benefici ambientali e/o sociali. Secondo le linee guida redatte a livello internazionale
dall’ICMA (International Capital Markets Association), è necessario che gli obiettivi selezio-
nati dall’emittente siano identificati, comunicati e misurati in modo chiaro, così che emerga
l’effettiva allocazione dei fondi, successivamente monitorata tramite una rendicontazione
annuale dei progressi ottenuti. Per incrementare il livello di trasparenza e fornire una garan-
zia agli investitori, l’allineamento dei progetti ai criteri di eleggibilità è certificato da una revi-
sione indipendente esterna, sovente sotto forma di Second Party Opinion.

Cerved Rating Agency ha monitorato a partire dal 2017 le emissioni di debito in cui i proventi
del bond sono stati destinati a progetti green/social o ad altre attività connesse a tematiche
di sostenibilità, e può fornire una panoramica del mercato del debito europeo relativo agli
strumenti sostenibili. Nei grafici successivi si rappresenta l'importo totale del debito verde
e sociale emesso in Europa negli ultimi quattro anni. Il dato complessivo ammonta a 485,3
miliardi di euro.

115
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Tavola 101
Emissioni europee di obbligazioni green e social
Valori assoluti in miliardi di euro e quota % per tipologia di emittente, 2017-2020

GREEN BONDS SOCIAL BONDS

BANCHE

88,6
(22,8%) BANCHE
13,4
(13,8%)

INDUSTRIA 151,6 INDUSTRIA 4,0 (4,1%)


(39,0%)

148,0 79,7
(38,1%) (82,1)

GOVERNO GOVERNO

Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency su dati Bloomberg

Suddividendo entrambi i tipi di strumenti per natura dell'emittente, è possibile osservare al-
cune differenze sostanziali tra il mercato delle obbligazioni verdi e quello di stampo social. Il
primo presenta un equilibrio tra gli emittenti, con le imprese industriali che rappresentano
quasi il 40% del totale e si collocano al comando con valori di poco superiori a quanto raccolto
da stati, agenzie governative e banche di sviluppo sovranazionali. Dall’altro lato, le emissioni
societarie contribuiscono in modo molto marginale al mercato dei Social Bond (attorno al 4%).
Le banche sono più impegnate e cresce il numero di quelle che scelgono di assegnare i pro-
venti delle emissioni a fini sociali. Tuttavia i dati disponibili mostrano che i Social Bond co-
stituiscono solo il 15% del totale delle obbligazioni sostenibili emesse dalle banche. Finora
sembra che la responsabilità di attuare azioni volte a supportare le comunità locali e a pro-
muovere l'occupazione ricada quasi interamente sui governi e sulle agenzie pubbliche.

116
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Passando al contesto del mercato italiano delle obbligazioni sostenibili, la ripartizione per
tipo di emittente e per strumento è esposta nei seguenti grafici.

Tavola 102
Emissioni italiane di obbligazioni sostenibili
Quota % per tipologia di emittente e tipologia di strumento sul totale outstanding

TIPOLOGIA DI EMITTENTE TIPOLOGIA DI STRUMENTO

SDG-LINKED BOND

9,8%

CORPORATE 65,1% SOCIAL BOND 17,8%


34,9% CDP/BANCHE/ 72,4% GREEN BOND
ASSICURAZIONI

Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency su dati Bloomberg

La grande maggioranza degli emittenti che sono stati attivi sul mercato ha fatto ricorso a
green bond. Le principali eccezioni sono costituite dai Social Bond emessi da Cassa Depositi
e Prestiti, alcuni dei quali impiegati per affrontare l'attuale emergenza economica e sociale.
Infine, una terza gamma di strumenti è quella delle obbligazioni legate agli SDG. La peculia-
rità di queste emissioni30 è che non viene richiesto di allocare fondi per progetti predefiniti,
ma i titoli sono piuttosto legati al raggiungimento di obiettivi di performance, che a loro volta
possono essere ricondotti a uno o più degli SDG delle Nazioni Unite. Qualora Enel non fosse
per esempio in grado di raggiungere la capacità di energia rinnovabile e i livelli di riduzione
delle emissioni di gas serra posti come target, sarebbe costretta a pagare maggiori interessi
agli investitori.

30
Cfr. emissione Enel 2,5 mld € di ottobre 2019

117
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

MINI GREEN BOND: UNA SOLUZIONE PER LE PMI ITALIANE

Anche i proventi dei mini-bond possono essere destinati al finanziamento di progetti soste-
nibili, ed essere quindi etichettati come verdi. Borsa Italiana ha predisposto un segmento
dedicato, ExtraMOT PRO, per gli emittenti di mini-bond, incluse le tipologie green, che deside-
rano quotare il proprio strumento.

Fino ad ora si tratta quasi esclusivamente di emittenti che operano nel settore delle energie
rinnovabili e i proventi sono orientati a sostenere nuove infrastrutture e/o a migliorare quelle
esistenti. Recentemente però l’opportunità fornita da questo tipo di strumenti è stata colta
anche da differenti realtà aziendali31, con strumenti sottoscritti sia per scopi verdi che sociali.
Le emissioni totali di mini green bond ammontano a oltre 75 milioni di euro.

Una ricerca svolta da Cerved Rating Agency ha sottoposto un sondaggio a un gruppo di pos-
sibili emittenti di mini-bond per determinare il loro livello di interesse per le obbligazioni
sostenibili e quali potrebbero essere le iniziative intraprese in caso di futura emissione. Di
seguito nei grafici sono riportati gli spunti più significativi emersi dall’indagine.

Tavola 103
Emissioni di bond a impatto ESG
Quota % su campione di possibili emittenti di mini-bond

SARESTE INTERESSATI ALL'EMISSIONE DI UN BOND NEL CASO EMETTESTE UN BOND AD IMPATTO ESG,
AD IMPATTO AMBIENTALE O SOCIALE? SU QUALE TEMATICA VI CONCENTRERESTE?

SUSTAINABILITY
E/O SDG-LINKED BOND
(COLLEGATI AD OBIETTIVI
SI+FORSE DI SVILUPPO SOSTENIBILE)
SI 89,9%
37,0% 46,7%

SOCIAL BOND
NO 11,1% (PROGETTI AD 18,3%
IMPATTO SOCIALE)
51,9% FORSE

35,0%

GREEN BOND
(PROGETTI AD IMPATTO AMBIENTALE)
Fonte: Cerved Rating Agency

31
È il caso di Loccioni, la cui emissione ha segnato la prima volta in cui è stato sottoscritto un mini-bond di un'azienda industriale.

118
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 104
Emissioni di bond a impatto ESG, aree di intervento
Quota % su campione di possibili emittenti di mini-bond

A QUALI AREE D'INTERVENTO SAREBBERO


DESTINATI I PROVENTI DI UN'EVENTUALE ALTRO
EMISSIONE GREEN?
INVESTIMENTI IN IMPIANTI
9,0% PER EFFICIENTAMENTO ENERGETICO

24,4%

PROGETTI DI ECONOMIA
30,8%
CIRCOLARE

20,5%
INVESTIMENTI PER FONTI ENERGETICHE
DA ENERGIA RINNOVABILE
9,0%
6,4%

EDILIZIA GREEN RIDUZIONE E CONTROLLO DELLE


EMISSIONI INQUINANTI IN ATMOSFERA Fonte: Cerved Rating Agency

In base all’indagine, l'89% delle aziende intervistate ha dichiarato di essere aperta a prendere
in considerazione l'emissione di debito sostenibile: la riluttanza delle imprese non sembra
dunque essere un ostacolo nella valutazione del potenziale di crescita nel mercato sosteni-
bile dei mini-bond. Gli emittenti sono disposti a destinare i proventi a progetti che possano
apportare benefici sul piano ambientale o sociale; nello specifico l'indicazione ricevuta dalle
aziende è che siano attratte anche da soluzioni che vadano oltre il più comune concetto di
etichetta green. Difatti, contrariamente alle aspettative di partenza, fondate su riflessioni co-
muni tra gli operatori del mercato e sugli attuali dati disponibili, i Green Bond non rappresen-
tano lo strumento tematico più votato all'interno del campione. Piuttosto, la metà delle so-
cietà sarebbe interessata a raggiungere obiettivi ESG nell’ottica di una visione ampia che si
focalizza su titoli sustainability-linked o SDG-linked. Spostando l'attenzione esclusivamente
sui Green Bond, è stato domandato quali aree operative potrebbero richiedere l'assegnazio-
ne dei proventi per migliorare le prestazioni ambientali del potenziale emittente. L'economia
circolare conferma il suo stato di tendenza che sta plasmando la nuova struttura di molte
imprese negli ultimi anni, ed è votata dal 31% del campione. Anche gli investimenti per mi-
gliorare i livelli di efficienza energetica o generare una quota maggiore di energia da fonti
rinnovabili sono ambiti piuttosto popolari tra gli intervistati.

Cerved Rating Agency ha elaborato una stima del mercato potenziale dei mini green bond. Il
primo passo è stato la compilazione di una shortlist di 1.686 società mediante l'applicazione
di filtri finanziari32 che consentissero di selezionare potenziali emittenti di mini-bond dotati
di sufficiente solidità finanziaria.

32
I l campione iniziale era costituito da quasi 30.000 aziende non finanziarie per le quali Cerved Rating Agency ha emesso un rating
di credito.

119
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Tavola 105
Criteri di screening finanziari per la selezione dell’emittente ideale di mini-bond
Aziende non finanziarie attualmente operanti
Rating Investment Grade (classe di rating ≥ B1.2)
Ricavi compresi tra 5 e 500 milioni di euro
CAGR dei ricavi negli ultimi 3 anni > 5%
EBITDA margin negli ultimi 3 anni > 10%
EBIT interest coverage negli ultimi 3 anni > 3x
PFN*/Patrimonio netto negli ultimi 3 anni ≤ 2x
PFN/EBITDA negli ultimi 3 anni < 4x
Ammontare emesso fino al 15% dei ricavi
*PFN: Posizione Finanziaria Netta Fonte: Cerved Rating Agency

Dopo aver determinato un gruppo di imprese con solidi fondamentali, è stata posta l’atten-
zione sui soggetti che potrebbero essere più sensibili all’impatto della tassonomia dell'Unio-
ne Europea perché operanti in settori definiti transitional dal Technical Expert Group (TEG)
dell’Unione Europea. Sono state dunque ritenute eleggibili per la stima di un mercato di green
bond tutte le attività che possono contribuire in modo sostanziale alla mitigazione dei cam-
biamenti climatici riducendo le emissioni di gas a effetto serra o favorendone l’abbattimen-
to33. Infatti le aziende incluse nella tassonomia potrebbero necessitare di investimenti signi-
ficativi per soddisfare le soglie di prestazione ambientale in linea con le migliori tecnologie
del settore e si candidano certamente ad attrarre investitori.

Il sottoinsieme di aziende green è stato quindi selezionato includendo i seguenti settori e


attività:

• Costruzioni e attività immobiliari • Energia (elettricità, gas, vapore e climatiz-


zazione)
• Trasporti e stoccaggio • Gestione dei rifiuti e delle attività di bonifica
• Settore manifatturiero • Tecnologie dell’informazione e della comu-
nicazione (ICT)
• Agricoltura, silvicoltura e pesca • Gestione delle risorse idriche e delle reti
fognarie

Sì è quindi deciso di aggiungere i settori tessile e minerario a questo elenco, a causa del loro
impatto ambientale e delle indicazioni del TEG. Applicando questi filtri aggiuntivi, è stato
identificato un sottoinsieme di 1.151 società, per lo più con sede nel Nord Italia, potenzialmen-
te idonee per le emissioni verdi. Sulla base di ciò abbiamo stimato che il mercato potenziale
dei mini green bond potrebbe arrivare fino a 7,2 miliardi di euro, ipotizzando un'emissione
media per ogni società nel perimetro pari al 15% degli ultimi ricavi disponibili.

33
Le precedenti relazioni del TEG etichettavano quest’ultima categoria di attività con il termine “greening of”.

120
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 106
Mercato potenziale di mini-green bond in Italia

CRITERI
NORD OVEST NORD EST
461 aziende, 3,2 mld € 417 aziende, 2,4 mld € Criteri di eleggibilità secondo
logiche finanziarie

+
CENTRO
164 aziende, 1,1 mld € Settori transitional Tassonomia UE
SUD
91 aziende, 0,4 mld € Settori tessile e minerario

1.151 AZIENDE
ISOLE
7,2 MILIARDI DI €
18 aziende, 0,1 mld €

Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency

LE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA E LA MISURAZIONE DI SOSTENIBILITÀ


PER LE PMI

La PMI è di fronte oggi a sfide difficilissime. La pandemia ha messo in discussione pratiche


consolidate nel dialogo con gli stakeholder. La ricerca della competitività su scala globale a
discapito di minori presidi sulle politiche sociali e del lavoro sono oggi paradigmi in seria di-
scussione. I profili reputazionali connessi ai rischi di non conformità sono oggi estesi all’intera
filiera produttiva, sia a monte che a valle dei prodotti e servizi resi.

Oggi la PMI italiana ha l’obbligo di ripensare scelte industriali del passato per cogliere le oppor-
tunità strategiche connesse alla sostenibilità.

È possibile oggi pensare a un reshoring più fortemente localizzato, una sorta di supply chain a
chilometro zero. Esiste, ed è largamente condiviso, un obbligo etico di presidiare le proprie fonti
di approvvigionamento, condurre valutazioni di sostenibilità della propria filiera, instaurare un
dialogo con i propri fornitori per creare eccellenza di prodotto e qualità nel servizio. La UE stessa
chiede di valorizzare i contratti a “km 0” prevedendo criteri vantaggiosi per le imprese locali,
mutuando a tale riguardo dalla legislazione agricola europea l’orientamento verso catene di
approvvigionamento più corte.

È necessario conoscere come vengono prodotte le materie prime alla base della nostra indu-
stria manifatturiera, quali sono le condizioni di lavoro che possono essere ritenute accettabili,
quali i disciplinari sulla qualità del prodotto acquistato. È oggi importante ragionare in termini
di impatto ambientale sia sulla propria catena di approvvigionamento sia sulla catena di di-
stribuzione dei prodotti venduti e dei servizi resi. Un esempio tra tutti è rappresentato dalla
cosiddetta etichetta ambientale di prodotto EPD (Environmental Product Declaration), un do-
cumento con informazioni trasparenti e comparabili sul ciclo di vita e sull’impatto ambientale
di un determinato prodotto. L’etichettatura ambientale di prodotto e di servizio può offrire be-
121
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

nefici alle PMI in termini di riduzione degli impatti ambientali, dei costi di gestione e di produ-
zione attraverso l’ottimizzazione ambientale/energetica, può stimolare l'impiego di tecnologie
e materiali eco-compatibili, la riprogettazione di prodotti o processi alternativi maggiormente
sostenibili.

Allo stesso modo i rating ESG possono costituire un’importante leva per il miglioramento com-
petitivo delle PMI, contribuendo ad abbassarne in prospettiva i costi di funzionamento e di
finanziamento e a favorire nel complesso un incremento del valore aziendale nel medio-lungo
termine. La valutazione ESG individua i comportamenti che è bene adottare per migliorare i
rapporti con gli stakeholders e rafforzare la strategia aziendale.

Indipendentemente dall’obbligatorietà di un bilancio di sostenibilità, le imprese hanno capito


che, adottando comportamenti socialmente responsabili, possono creare un vantaggio com-
petitivo. L’emissione di un rating ESG è un modo utile per ridurre il costo del capitale di un’im-
presa, vista l’importanza sempre maggiore della sostenibilità. Un altro vantaggio è legato alla
disponibilità di un benchmark con cui confrontare i propri progressi nel campo della sosteni-
bilità.

In un’analisi di competitività del mercato, la presenza di un indicatore puntuale rappresentati-


vo della società e che sia confrontabile con le altre società del settore è un buon modo per effet-
tuare confronti infrasettoriali e capire lo stato del mercato di riferimento. Le imprese potrebbero
migliorare la loro reportistica non finanziaria per dare una maggiore informativa agli investitori,
ma la confrontabilità che garantisce un rating ESG, dal lato sia dell’investitore che del finanzia-
tore, costituisce di per sé un valore aggiunto importante.

Il contributo delle agenzie di rating ESG non si esaurisce con l’assegnazione del rating in senso
stretto ma include la capacità di fornire alla PMI indicazioni utili sul posizionamento e sulle
leve possibili di miglioramento. Spetta poi all’impresa identificare le azioni prioritarie in funzio-
ne della propria strategia di business.

Per tutti questi motivi l’attività di rendicontazione non finanziaria, anche su base volontaria,
sta diventando un fenomeno piuttosto diffuso soprattutto in Italia, che a livello europeo si trova
all’avanguardia.

Negli ultimi anni sono emersi numerosi framework per il reporting di sostenibilità e ciò ha
agevolato notevolmente la possibilità di standardizzare, comparare e pertanto misurare le per-
formance di sostenibilità delle imprese. Molto spesso le aziende si sono trovate di fronte alla
necessità di decidere quale framework utilizzare per la redazione della Dichiarazione non fi-
nanziaria o più comunemente del bilancio di sostenibilità. Oltre agli indicatori proposti dai GRI
Standards, le aziende hanno iniziato a monitorare l’evoluzione di due successivi standard: gli
indicatori pubblicati dal SASB e le raccomandazioni del World Economic Forum.

In linea con la necessità di definire criteri e framework di rendicontazioni comuni, nel 2019 l’In-
ternational Business Council (IBC) istituito dal World Economic Forum ha avviato un progetto
per sviluppare un framework internazionale di misurazione delle performance ESG e del con-
tributo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Nel gennaio 2020, a
Davos, dal World Economic Forum è stato presentato un set di indicatori universali (material
ESG metrics) che possono essere applicati da tutte le aziende, a prescindere dalle caratteristi-
che dell'azienda e in ottica di comparabilità delle disclosure. Gli indicatori sono organizzati nei
quattro pilastri Governance, Planet, People e Prosperity, e hanno come base gli standard più

122
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

diffusi (Global Reporting Initiative, Sustainability Accounting Standards Board, Task Force on
Climate-related Financial Disclosures). Tale disclosure mira a porsi quale parte integrante della
relazione finanziaria annuale, in modo da fornire agli investitori e altri stakeholder informazioni
chiare e coerenti in termini di analisi dei rischi, performance finanziaria, ESG ed obiettivi futuri.

La rinnovata strategia industriale della UE34 imprime una forte spinta alla crescita sostenibile
delle PMI. Gli obiettivi che essa si prefigge includono:

● concentrarsi sugli aspetti sociali del cambiamento strutturale;


● rivitalizzare i territori che dipendono dai combustibili fossili utilizzando il Fondo per una
transizione giusta, che fa parte del piano finanziario dell'UE per il clima;
● garantire che i sussidi dell'UE siano indirizzati alle società sostenibili dal punto di vista
ambientale e potenziare il finanziamento sostenibile alle aziende nel processo di decarbo-
nizzazione;
● utilizzare il meccanismo Border Carbon Adjustments per proteggere le imprese e i posti di
lavoro della UE dalla concorrenza internazionale sleale;
● sviluppare l'economia circolare, privilegiando l’efficienza e il risparmio energetico e le tec-
nologie delle energie rinnovabili;
● utilizzare il gas naturale e l'idrogeno come potenziale innovazione tecnologica;
● investire nell'intelligenza artificiale e implementare un mercato unico europeo dei dati e
del digitale, definire standard europei sulla cybersecurity;
● investire di più in ricerca e sviluppo;
● rivedere le regole antitrust UE per garantire la competitività globale.

Si ritiene altresì necessario che le PMI possano essere adeguatamente sostenute da strumenti
finanziari mirati e da un quadro legislativo favorevole, affinché possano svolgere un ruolo si-
gnificativo nella crescita dell'economia europea e negli obiettivi strategici più ampi dell'Unione,
compresi gli obiettivi del Green Deal europeo. Il contributo delle PMI sarà cruciale per il succes-
so stesso delle strategie climatiche.

Il prestito bancario rappresenta oltre tre quarti dei finanziamenti alle PMI, e si ritiene che il
settore bancario sia chiamato ad un’offerta di soluzioni e prodotti innovativi in grado di inter-
cettare la grande domanda potenziale delle PMI di attuare una transizione green e sostenibile.
Si sottolinea, a questo proposito, l'importanza dei sistemi bancari tradizionali, tra cui le piccole
banche regionali e le cooperative di risparmio, ma soprattutto degli organismi sovranazionali
come la BEI nella stretta collaborazione con le banche degli stati membri per migliorare l'acces-
so di queste ultime ai finanziamenti green.

Appare sempre più di attualità e di urgenza poter esprimere una valutazione del rischio d’im-
presa anche in un’ottica di sostenibilità delle PMI. I fattori ESG sono oggi codificati e possono
essere oggetto di rendicontazione come peraltro previsto dal Decreto Legislativo n.254/2016
secondo gli standard internazionali. Gli standard di rendicontazione, tra cui il GRI della Global
Report Initiative, favoriscono in maniera chiara e univoca un’informativa non finanziaria strut-
turata, organizzata secondo principi codificati.

Il rating ESG è lo strumento idoneo a fornire una valutazione integrata dei rischi di impresa per
trasformare l'approccio all'analisi dei rischi da una prospettiva prevalentemente finanziaria/
economica a una logica complessiva in cui tutti i fattori ESG (Environmental, Social e di Gover-
nance) sono integrati nella valutazione delle performance di una società.

34
European Parliament resolution of 16 December 2020 on a new strategy for European SMEs (2020/2131)

123
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Vediamo con estremo favore la possibilità di creare anche a livello centralizzato UE un registro
di imprese sostenibili, un passaporto ESG censito mediante un database che possa fungere da
osservatorio e confronto sulle performance aziendali in ottica ESG al fine di indurre fenomeni
di emulazione ed innalzare il livello di consapevolezza delle migliori pratiche di gestione dei
fattori di sostenibilità.

ANALISI DI PERFORMANCE ESG SU BASE AGGREGATA

CORRELAZIONE INTERSETTORIALE TRA PARAMETRI DI SOSTENIBILITÀ


Da un’analisi statistica delle informazioni non finanziarie raccolte nei database ESG di Cer-
ved Rating Agency, con riferimento ad un campione di circa 200 società italiane che rendi-
contano le proprie performance di sostenibilità secondo standard internazionali, abbiamo
identificato alcuni elementi di indagine e svolto alcune analisi numeriche.

Abbiamo riscontrato che sussiste una relazione diretta tra lo score ESG e la probabilità di defau-
lt delle aziende del campione. Suddividendo la distribuzione degli score in tre classi di dimen-
sioni costanti con differenti capacità di gestione dei rischi e delle opportunità ESG, è possibile
osservare un aumento della PD media (probabilità di default a 12 mesi) all’interno della classe
identificata al diminuire della qualità delle performance di sostenibilità da parte delle aziende.
Le aziende che mostrano un’alta capacità di gestione ESG hanno allo stesso tempo una PD me-
dia del 54% inferiore rispetto alle società con i punteggi più modesti.

Tavola 107
Probabilità di default e capacità di gestione dei rischi ESG
Probabilità di default media (PD) per classe di performance ESG

CLASSI ESG performance PD DELTA %


1 Bassa 2,77%  -
2 Media 2,21% -20,2%
3 Alta 1,28% -53,8%
Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency

Tavola 108
Probabilità di default e capacità di gestione dei rischi ESG

2,8%

2,2%

1,3%

Probabilità di default media

Performance ESG Alta Media Bassa


Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency

124
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Evidenze simili si possono rintracciare anche restringendo l’analisi a specifiche sezioni della
valutazione ESG. Aziende con tassi di innovazione elevati e spese per investimenti su tema-
tiche ambientali consistenti (indicatore tangible value nella figura sottostante) dimostrano
una forte correlazione con basse probabilità di default, a testimonianza di quanto il fattore
tecnologico e il tema degli investimenti possano favorire un connubio vincente in tema di
sostenibilità.

Tavola 109
Probabilità di default e variabili ESG
Probabilità di default media (PD) rispetto ad un valore soglia della distribuzione, analisi per variabile

HUMAN RIGHTS TANGIBLE VALUE

2,0% 2,0%

PD PD
Score 86,6 Score 37,0
PD PD

3,1% 2,7%

INNOVATION WORKFORCE

1,8% 2,1%

PD PD
Score 62,5 Score 58,8
PD PD

2,8% 2,8%

Fonte: elaborazione Cerved Rating Agency

In seconda battuta, è utile osservare il grado di relazione tra le diverse componenti dello
score ESG. Nei grafici sottostanti si è quindi rappresentato il legame tra i tre pilastri E, S, G.
Si può notare come la minor dispersione si raggiunga nel terzo grafico, ovvero tra lo score so-
cial e quello governance, mentre le performance ambientali e sociali di un’azienda appaiono
sostanzialmente non correlate. Inoltre, la dimensione dell’organizzazione non sembra avere
impatti rilevanti sugli score assegnati; anche società assimilabili alle PMI possono raggiun-
gere performance di ottimo livello nonostante le minori risorse a disposizione.

125
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Tavola 110
Relazione tra punteggio Environmental e punteggio Social
Campione di 201 aziende italiane
Social score

90
85
80
75
70
65
60
55
50
45
40
35
30
25
5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 65 70 75 80 85
Environmental score

MENO DI 500 DIPENDENTI PIÙ DI 500 DIPENDENTI Fonte: Cerved Rating Agency

Tavola 111
Relazione tra punteggio Environmental e punteggio Governance
Campione di 201 aziende italiane

95
Governance score

90
85
80
75
70
65
60
55
50
45
40
35
30
25
5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 65 70 75 80 85
Environmental score

MENO DI 500 DIPENDENTI PIÙ DI 500 DIPENDENTI Fonte: Cerved Rating Agency

126
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 112
Relazione tra punteggio Social e punteggio Governance
Campione di 201 aziende italiane

95
Governance score

90
85
80
75
70
65
60
55
50
45
40
35
30
25
25 30 35 40 45 50 55 60 65 70 75 80 85
Social score

MENO DI 500 DIPENDENTI PIÙ DI 500 DIPENDENTI Fonte: Cerved Rating Agency

Infine abbiamo portato il focus su una selezione di settori economici che garantiscono la
maggiore profondità di dati ESG a livello nazionale, con l’obiettivo di mettere a confronto
le performance di sostenibilità medie delle imprese italiane con un significativo gruppo di
competitor internazionali. Per condurre il confronto sono state individuati 6 fattori specifici
di analisi ESG: utilizzo delle risorse naturali e impronta di carbonio (macro-area ambientale),
pratiche e condizioni di lavoro e rispetto dei diritti umani (macro-area sociale), struttura e
composizione del massimo organo di governo e grado di diversità dei membri che lo com-
pongono (macro-area governance).

Tra i settori selezionati quelli che hanno evidenziato le migliori performance delle società ita-
liane nel confronto con player esteri sono quelli delle utilities e della lavorazione di materiali,
con valori ambientali lievemente migliori e significative sovraperformance negli ambiti della
diversità di genere all’interno del board e dei diritti umani. Quest'ultima è l’area dove si osser-
va una costante superiorità da parte delle aziende italiane, dovuta in primo luogo all’impiego
quasi sistematico di personale con contratto collettivo nazionale, in aggiunta all’adesione
e rispetto dei principi universali a tutela dei lavoratori. Il principale punto di debolezza si ri-
scontra invece nella struttura del governo aziendale, che, ad eccezione del settore utilities,
mostra punteggi mediamente inferiori ai rispettivi cluster internazionali.

127
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Tavola 113
Relazione tra punteggio Environmental e punteggio Governance
Campione di 201 aziende italiane

AGROALIMENTARE MANIFATTURA DI ATTREZZATURE E MACCHINARI

NATURAL CAPITAL NATURAL CAPITAL


DEPENDENCE DEPENDENCE

BOARD CLIMATE BOARD CLIMATE


DIVERSITY CHANGE DIVERSITY CHANGE

CORPORATE WORKFORCE CORPORATE WORKFORCE


GOVERNANCE LABOR GOVERNANCE LABOR
STRUCTURE PRACTICES STRUCTURE PRACTICES

HUMAN RIGHTS HUMAN RIGHTS

MODA E LUSSO UTILITIES

NATURAL CAPITAL NATURAL CAPITAL


DEPENDENCE DEPENDENCE

BOARD CLIMATE BOARD CLIMATE


DIVERSITY CHANGE DIVERSITY CHANGE

CORPORATE WORKFORCE CORPORATE WORKFORCE


GOVERNANCE LABOR GOVERNANCE LABOR
STRUCTURE PRACTICES STRUCTURE PRACTICES

HUMAN RIGHTS HUMAN RIGHTS

LAVORAZIONE DI MATERIALI BENI DI CONSUMO

NATURAL CAPITAL NATURAL CAPITAL


DEPENDENCE DEPENDENCE

BOARD CLIMATE BOARD CLIMATE


DIVERSITY CHANGE DIVERSITY CHANGE

CORPORATE WORKFORCE CORPORATE WORKFORCE


GOVERNANCE LABOR GOVERNANCE LABOR
STRUCTURE PRACTICES STRUCTURE PRACTICES

HUMAN RIGHTS HUMAN RIGHTS

SOCIETÀ ITALIANE SOCIETÀ ESTERE Fonte: Cerved Rating Agency

128
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

STATO DELL’ARTE DELLA RENDICONTAZIONE NON FINANZIARIA IN EUROPA

La sostenibilità e le sue tre dimensioni (Environmental, Social e Governance) sono sempre più al
centro del dibattito internazionale, al punto di indirizzare le scelte degli investitori che prendono
in crescente considerazione i profili di sostenibilità delle imprese. Per superare il rischio di asim-
metrie informative, ha assunto sempre più rilevanza il tema della rendicontazione delle informa-
zioni di carattere non finanziario da parte delle aziende che possono rendere trasparenti le proprie
politiche, gli obiettivi, gli impatti e le strategie rispetto all’ambiente, alla società, al governo azien-
dale e i relativi rischi finanziari, agli occhi non solo di potenziali investitori ma anche di tutti gli al-
tri stakeholder aziendali. Decisiva, in questi termini, la spinta del legislatore europeo che, facendo
seguito alle risoluzioni sulla responsabilità sociale delle imprese35, ha introdotto, con la Direttiva
2014/95/EU (Non Financial Reporting Directive36), l’obbligo di rendicontazione delle informazioni
non finanziarie per le imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e
che contano un numero medio di oltre 500 dipendenti alla chiusura del bilancio.

La Dichiarazione di carattere non finanziario, presentata all’interno della relazione sulla gestione
o in forma distinta, deve tener conto almeno delle informazioni relative agli aspetti ambientali,
al personale e ai diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, includendo politi-
che, risultati, rischi connessi e indicatori di prestazione (NFRD, 2014). La NFRD è stata recepita in
maniera difforme nell’Unione Europea. La Francia si distingue quale paese all’avanguardia nella
rendicontazione ESG. Già dal 2001, molto tempo prima della NFRD37, aveva obbligato le società
quotate a includere le informazioni sugli impatti ambientali e sociali nella relazione sulla gestio-
ne. A seguire introdusse un nuovo sistema di reporting e l’obbligo di asseverazione da parte di un
soggetto terzo indipendente. In Spagna l’obbligo di disclosure ricade per tutte le imprese con più
di 500 dipendenti e per gli enti di interesse pubblico. Infine anche la Germania, nell’aprile 2017,
recepì la Direttiva con il CSR Directive Implementation Act38, obbligando gli enti di interesse pub-
blico alla redazione di una dichiarazione non finanziaria e richiedendo esplicito obbligo di audit
da parte del Supervisory Board.

La direttiva ha pertanto consentito agli stati membri dell’Unione Europea di regolare la trasparen-
za delle informazioni non finanziarie delle imprese, imponendo per la prima volta un obbligo di
comunicazione per gli enti di interesse pubblico rilevanti. Come descritto, i paesi dell’UE hanno
recepito in maniera eterogenea la NFRD, seppur mantenendo un obbligo di disclosure rivolto es-
senzialmente a società quotate e di grandi dimensioni.

LIMITI E SCENARI DELLA RENDICONTAZIONE NON FINANZIARIA NEL CON-


TESTO EUROPEO

La Commissione Europea si è mossa per aiutare le imprese interessate a comunicare le informa-


zioni di sostenibilità dapprima con le Non-Binding Guidelines, tramite una serie esplicativa di
indicatori fondamentali di prestazione , e in seguito con le linee guida di reporting per la comuni-
cazione delle informazioni relative al clima39. La Commissione affronta il tema della doppia rile-
vanza tra il clima e l’impresa concludendo che nella valutazione della rilevanza delle informazioni
relative ai cambiamenti climatici le imprese dovrebbero considerare un orizzonte temporale più
lungo di quello previsto per le informazioni di carattere finanziario.

Nonostante gli indirizzi e gli orientamenti pubblicati dal legislatore europeo, a quattro anni
dall’entrata in vigore della NFRD, agli occhi degli operatori finanziari emerge una certa difficoltà
nel districarsi tra le diverse metodologie adottate dalle imprese per rendere conto ai propri sta-
keholder dei rischi e degli impatti non finanziari.
35
 esponsabilità sociale delle imprese: comportamento commerciale affidabile, trasparente e responsabile e crescita sostenibile (2013).
R
36
La NFRD modifica la Direttiva 2013/34/UE relativa ai bilanci di esercizio e consolidati delle società di capitali.
37
Nel 2001 con la Nouvelles Régulations Economiques.
38
CSR-Richtlinien-Umsetzungsgesetz, CSR-RUG
39
"Orientamenti sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario", (2017/C - 215/01) e ‘Orientamenti sulla comunicazione di
informazioni di carattere non finanziario: Integrazione concernente la comunicazione di informazioni relative al clima’ (2019/C 209/01). 129
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Nel 2018 una prima consultazione (Fitness Check on the overall EU framework for public reporting by
companies) tra le parti interessate, quali istituti finanziari, imprese, sindacati, organismi di vigi-
lanza e società di revisione, faceva emergere le lacune nelle pratiche di comunicazione non finan-
ziaria delle emittenti. Il 20 febbraio 2020 la Commissione Europea ha lanciato una consultazione
pubblica sulla revisione della Direttiva 2014/95. La consultazione si è rivolta a tutti gli stakeholder
e in particolare alle organizzazioni che devono redigere una disclosure non finanziaria e agli inve-
stitori finali, al fine di individuare i gap principali e le leve potenziali per migliorare la qualità delle
informazioni da divulgare, nonché per accertare le difficoltà in seno alla comparabilità e standar-
dizzazione dei dati pubblicati. Le questioni oggetto della consultazione erano le seguenti: qualità
e perimetro delle informazioni, predisposizione di un unico standard di reporting, concetto di ma-
terialità, verifica delle informazioni e assurance, digitalizzazione, collocazione delle informazioni
non finanziarie, estensione dell’ambito di applicazione, semplificazione e riduzione dei costi.

Dopo la consultazione, terminata l’11 giugno 2020, la Commissione Europea, evidenziata la con-
divisa esigenza di una maggior confrontabilità delle informazioni non finanziarie, ha deciso di
affidare all’European Financial Advisory Group (EFRAG) i lavori preparatori per la definizione di una
possibile nuova serie comune di Non Financial Reporting Standards. La proposta legislativa è
attesa per il primo trimestre del 2021 e coinvolge in parallelo il lavoro della Commissione Europea,
dell’EFRAG e di un’apposita Project Task Force multistakeholder (a seguire PTF-NFRS) dell’Europe-
an Reporting Lab, su direzione e coordinamento dell’EFRAG.

Lo scorso 6 novembre 2020 la PTF-NFRS ha presentato una relazione sullo stato di avanzamento
dei lavori40. Tra le risultanze si conferma la diversità delle modalità di disclosure delle variabili non
finanziarie di un’impresa, che spesso rendono complessa e incerta la ricerca e la comprensione
dei fattori ESG per il lettore interessato. Un altro aspetto rilevato nell’Assessment indica che gli
sforzi delle imprese sembrano essere concentrati sulla descrizione delle politiche messe in atto
piuttosto che sul legame tra i rischi non finanziari e gli impatti di tali politiche. Si evidenziano
inoltre carenze sotto il profilo della comunicazione degli obiettivi e della misurazione dei progres-
si compiuti per far fronte all’emergenza climatica.

Un altro aspetto rilevante emerge sul piano del perimetro di applicazione. Le disposizioni europee
in materia di informativa non finanziaria tendono attualmente a concentrarsi verso imprese quo-
tate e/o di grandi dimensioni, senza perciò soddisfare le esigenze di un’ampia fetta di stakehol-
der interessata anche alle performance delle PMI.

Alla prima fase di valutazione della PT-NFDR è seguita l’attività di stakeholder engagement (13-22
gennaio 2021), al fine di raccogliere tutte le osservazioni e raccomandazioni degli addetti ai lavori
in merito a come dovrebbe essere strutturato il nuovo modello di reporting. Dalle prime valutazio-
ni divulgate agli stakeholder, la proposta di struttura dello standard europeo dovrebbe includere
tre livelli di reporting costituiti da un insieme di indicatori comuni a tutte le società (sector agno-
stic), una serie di indicatori settoriali (sector specific) e infine indicatori proposti dalla singola
società (entity specific42). Si tratterebbe di una matrice che combina aree di reporting trasversali
con la dimensione verticale dei topic ESG. Definita la proposta di assetto nella relazione finale
della Task Force e sottoposta all’approvazione dell’EFRAG (31 gennaio 2021), seguirà la formalizza-
zione di una proposta alla Commissione Europea che andrà ad integrarsi al lavoro di revisione per
la nuova Direttiva attesa nei primi mesi del corrente anno.

40
"Progress Report of the Project Task Force on the Prepatory work for the elaboration of possible EU NFRS"

130
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

LA DISCLOSURE NON FINANZIARIA NEL CONTESTO ITALIANO

La Direttiva 2014/95 è stata recepita dall’ordinamento italiano con il Decreto Legislativo n. 254
del Dicembre 2016. Il Decreto ha introdotto l’obbligo di redigere, per ogni esercizio finanziario e
con effetto dal 1° gennaio 2017, una dichiarazione di carattere non finanziario per tutti gli enti
di interesse pubblico42 (banche, assicurazioni, imprese di riassicurazione, società quotate ai
mercati regolamentati) costituenti gruppi di grandi dimensioni, ovvero che su base consoli-
data abbiano in media un numero superiore a 500 dipendenti e che soddisfino almeno uno
dei criteri seguenti:

● totale dell’attivo patrimoniale maggiore di 20 milioni di euro;


● totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni maggiore di 40 milioni di euro.

Sono escluse dall’obbligo di reporting le società figlie, ovvero gli enti di interesse pubblico le
cui informazioni non finanziarie sono già comprese nella dichiarazione consolidata di una
società madre già soggetta a tali obblighi (D.lgs. 2016/54).

La dichiarazione non finanziaria deve coprire i temi ambientali, sociali, attinenti al personale,
ai diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva e descrivere almeno:

● il modello aziendale di gestione e organizzazione delle attività dell’impresa;


● le politiche praticate, i risultati conseguiti e gli indicatori di performance non finanziaria;
● i principali rischi negli ambiti sopracitati, derivanti dalle operazioni e relazioni societarie.

L’ambito di applicazione riprende le tematiche ESG enunciate nella direttiva 254, richiedendo
almeno la rendicontazione delle informazioni inerenti all’utilizzo delle risorse energetiche ed
idriche, alle emissioni di gas a effetto serra, alle azioni per la parità di genere, alle misure per
prevenire la violazione dei diritti umani e ai presidi attivati per la lotta contro la corruzione.
La norma prevede l’applicazione di un criterio di materialità nella scelta delle informazioni
da elargire nella DNF sulla base dell’attività e delle caratteristiche della società. Tuttavia si ri-
chiede di riportare le ragioni attinenti all’eventuale omissione in relazione a uno o più ambiti
sopracitati.

La CONSOB è l’ente a cui è stata demandata l‘attività di vigilanza e applicazione delle sanzioni.
Infine, il Decreto dà facoltà alle imprese di poter scegliere quale standard di rendicontazione
adottare e quali indicatori di performance individuare, in linea con le attività economiche
esercitate.

Dunque non viene stabilito un framework di rendicontazione obbligatorio da adottare, pur-


chè si tratti di linee guida emanate da organismi autorevoli sovranazionali, internazionali
o nazionali, e che risultino funzionali all’adempimento di quanto fissato dal decreto. Viene,
inoltre, data la possibilità di collocare la disclosure non finanziaria all’interno della relazione
di gestione o in una relazione distinta, a condizione che sia messa a disposizione dell’organo
di controllo entro gli stessi termini previsti per la presentazione del bilancio.

Con riferimento al tema della possibile introduzione di obblighi di disclosure per le PMI, il De-
creto 254 include la possibilità a soggetti diversi dagli EIPR di pubblicare una DNF volontaria,
apponendo una dicitura di conformità alle disposizioni del 254 (CONSOB, 2020). A fine 2020
si contano 10 organizzazioni italiane che hanno scelto questa forma di disclosure43, che si
aggiungono al crescente numero di PMI che volontariamente predispongono un bilancio o un
report di sostenibilità con piena libertà nella scelta di standard e modalità di comunicazione.

41
" EFRAG - PTF-NFRS - outreach event: Italian focus" (22/01/21).
42
Ai sensi dell’art. 16 del d.lgs. 39/2010.

131
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

Dato il quadro di riferimento attuale, Consob ha lanciato una consultazione44 per rilevare da-
gli stakeholder le ragioni della limitata diffusione della DNF per società non obbligate. Tra i
temi trattati dalla consultazione figurano l’analisi costi-benefici per evidenziare quanto pos-
sano pesare costi e tempi eccessivi per la redazione e verifica della disclosure, la difficoltà
nel reperimento delle informazioni e se l’ipotesi di un modello più semplice, ad hoc per la
PMI, possa incentivare l’adesione volontaria. La Commissione ritiene che la disclosure ESG
su base volontaria delle imprese italiane vada incentivata e possibilmente convogliata verso
una reportistica normata.

CONSOB, con il rapporto Non financial information as a driver of transformation, fa il punto sullo
stato di attuazione del D.lgs. 254/2016 in materia di disclosure non finanziaria, da parte delle
imprese quotate nel Mercato Telematico Azionario, secondo le informative pubblicate con
riferimento all’esercizio 2019. Su 151 società quotate che hanno redatto una dichiarazione non
finanziaria, 137 hanno pubblicato una DNF distinta. Undici sono i casi di Integrated Reporting
e tre le società che hanno pubblicato sia la DNF sia un report di sostenibilità. Delle società
quotate, sono 72 quelle esentate dall’obbligo di disclosure nei casi previsti dalla normativa.
Tutte le società hanno svolto l’analisi di materialità, ma un elemento di attenzione è l’inclu-
sione insufficiente degli stakeholder esterni (meno del 50%).

Al dicembre 2020, con riferimento all’ultimo esercizio, si contano 149 informative non finan-
ziarie di società con azioni quotate, per un totale di 204 DNF, includendo banche, assicu-
razioni, emittenti di altri titoli quotati e società che hanno svolto una DNF volontaria. Tutte
le società hanno utilizzato lo standard più diffuso a livello internazionale, ovvero il GRI. Lo
standard GRI è stato progressivamente adottato con l’opzione Core, mentre nel primo anno
di rendicontazione (2017) una buona parte delle società aveva scelto l’opzione Referenced,
ovvero senza fornire un quadro completo dei propri temi materiali e dei relativi impatti. Per
un campione selezionato di società che ha effettuato una disclosure nel triennio 2017-2019,
soltanto il 3% ha adottato l’opzione Comprehensive, la più completa che contempla tutti i GRI
Standards (KPMG, 2020).

Tavola 114
Relazione tra dimensione aziendale e quantità di informazione fornite
Livello di disclosure (scala 0-100) e numero di dipendenti per classi, campione di 201 aziende italiane

68,1

59,5

58,8

livello di disclosure

Meno di 500 dipendenti Tra i 500 e i 1000 dipendenti Oltre i 1000 dipendenti
Fonte: Cerved Rating Agency

43
https://www.consob.it/web/area-pubblica/soggetti-che-hanno-pubblicato-la-dnf
44
 all for evidence: Regime volontario di pubblicazione della Dichiarazione di carattere non finanziario (DNF), Settembre 2020.
C

132
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Da un’analisi dei dati raccolti da Cerved Rating Agency sulle disclosure non finanziarie delle
imprese italiane45 e le relative valutazioni di performance ESG si evidenzia come al crescere
del numero di dipendenti aumenti il punteggio medio del livello di disclosure. Lo score medio
acquisito dalle imprese con più di 1.000 dipendenti (68,1/100) supera del 16% il punteggio me-
dio relativo al campione di aziende incluse nella fascia con meno di 500 dipendenti.

EVIDENZE EMPIRICHE

QUALI FATTORI ESG COMUNICANO LE AZIENDE ITALIANE


Il livello di disclosure delle aziende italiane è in aumento. Gli indicatori valorizzati per un’elevata
proporzione delle circa 200 aziende italiane esaminate nel database ESG di Cerved Rating Agen-
cy sono quelli legati agli impatti ambientali (uso di risorse naturali e emissioni di gas serra) e
ai principali aspetti sociali (composizione del personale, tasso di infortuni, ore di formazione).
Tuttavia permangono delle zone d’ombra nella rendicontazione di sostenibilità. Ad esempio
poco più di un terzo delle aziende rende pubblico il divario retributivo di genere nella propria
organizzazione, limitandosi spesso ad assicurare una rigorosa parità di trattamento. Anche il
coinvolgimento dei dipendenti in attività di formazione anticorruzione è trattato da una mino-
ranza delle DNF, sebbene la lotta alla corruzione attiva e passiva e l’indicazione degli strumenti
adottati rientrino nel perimetro di reportistica previsto dal D.Lgs. 254/2016.

Tavola 115
Informazioni raccolte da reportistica di sostenibilità
Quota % di aziende italiane (campione di 201 aziende) che riportano i seguenti dati

Consumo d’energia 94,5%

Ore di formazione 91,5%

Emissioni dirette gas ad effetto serra 89,6%

Tasso di infortunio 87,1%

Assunzioni e cessazioni 86,8%

Numero di episodi di corruzione 82,1%

Quota energia da fonte rinnovabile 63,7%

Gender pay gap 36,3%

Quota dipendenti con disabilità 36,3%

Formazione dipendenti su anticorruzione 31,3%

Fonte: Cerved Rating Agency

45
 ati Cerved Rating Agency (campione di 201 tra DNF e Bilanci/report di Sostenibilità di società italiane, anni di rendicontazione
D
2018 e 2019).

133
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

LE CARENZE DI UNA GOVERNANCE ESG


Nell’analisi dei dati su alcuni indicatori connessi alla gestione aziendale dei rischi ESG è pos-
sibile riconoscere l’esistenza di gap correnti. I KPI mostrati nel grafico sottostante riflettono la
limitata quota di società che beneficiano di competenze specialistiche e dedicano apposite
risorse per la discussione e supervisione delle tematiche ESG ai più alti livelli organizzativi. Per
quanto riguarda poi le politiche di remunerazione, il collegamento tra il compenso variabile di
amministratori e dirigenti e gli obiettivi di sostenibilità appare ancora lontano dal divenire un
elemento ricorrente. Ad oggi, queste pratiche sono messe in atto quasi esclusivamente dalle
maggiori società quotate (KPMG, 2020).

Tavola 116
Informazioni raccolte da reportistica di sostenibilità/governo societario
Quota % di aziende italiane (campione di 201 aziende) che hanno adottato i seguenti strumenti

Presenza di comitato di sostenibilità o etico 38,8%

Presenza di competenze ESG nel CdA 37,8%

Figura dirigenziale con responsabilità ESG 33,8%

Politiche remunerative collegate a obiettivi ESG 17,9%

Fonte: Cerved Rating Agency

OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ
Un ulteriore elemento preso in considerazione è la definizione di obiettivi di sostenibilità all’in-
terno di un piano pluriennale. I dati mostrano che il 57% del campione ha fissato target e am-
biti di miglioramento del proprio profilo ESG. Tuttavia solo il 32% ha pubblicato degli indicato-
ri quantitativi di performance collegati a obiettivi di miglioramento così da consentire anche
esternamente la verifica dei progressi completati dalla società. Tali numeri sono ancora più
bassi restringendo l’attenzione al tema della riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera.

Tavola 117
Obiettivi di sostenibilità
Quota % di aziende italiane (campione di 201 aziende) che dichiarano obiettivi quali-quantitativi di sostenibilità

100,0%

57,2%
Obiettivi di sostenibilità
approvati nel piano
32,8% Obiettivi quantitativi

Fonte: Cerved Rating Agency

134
RAPPORTO ITALIA SOSTENIBILE 2021

Tavola 118
Obiettivi di riduzione emissioni
Quota % di aziende italiane (campione di 201 aziende) che dichiarano obiettivi quali-quantitativi di riduzione delle emissioni GHG

100,0%

37,3%
Obiettivi di riduzione delle emissioni
di gas serra nel piano
21,4% Obiettivi quantitativi

Fonte: Cerved Rating Agency

LE OPPORTUNITÀ DELLA DISCLOSURE ESG

La comunicazione delle informazioni non finanziarie sul piano europeo si trova di fronte ad
una possibile svolta.

Un tema rilevante che potrebbe fungere da collante tra i nuovi processi di rendicontazione
proposti e le decisioni di investimento si può ritenere quello della raccolta delle informazioni
ESG. Già con la citata consultazione sulla rinnovata strategia di finanza sostenibile arrivava
il messaggio dagli stakeholder che una piattaforma comune, un database centralizzato per
la raccolta digitale delle informazioni ESG, risponderebbe all'esigenza della comunità degli
investitori di disporre del maggior numero possibile di dati e pertanto di poter effettuare le
proprie valutazioni di rischio su un base solida di informazioni confrontabili.

Le parti sarebbero favorevoli ad una banca dati open-source guidata dall’UE con un set di
indicatori precisi che permettano di cogliere la strategia aziendale rispetto a tutte le variabili
di sostenibilità ambientale, sociale e di governance. È su queste basi che la Commissione Eu-
ropea ha effettuato un primo passo in questa direzione, lanciando una nuova consultazione46
sull’istituzione dell’Esap (European single access point), un comune strumento di consulta-
zione delle informazioni finanziarie e non finanziarie per gli stakeholder.

Ciò che si osserva, in ultima analisi, è che la finanza sostenibile dovrebbe divenire un ele-
mento di attrazione che non si fermi alle grandi imprese, bensì riesca a intercettare anche il
mondo delle PMI, segmento storicamente rilevante del tessuto economico italiano.

Anche a livello nazionale è necessario un nuovo approccio alla rendicontazione di sostenibili-


tà, basato su uno standard su misura per le PMI (come ipotizzato nella revisione della NFRD).

Ma restano aperte alcune questioni. Anzitutto come ridurre i costi che possono costituire una
barriera di accesso per le aziende minori: a nostro avviso è necessario accompagnare l’esten-
sione degli obblighi di rendicontazione con incentivi fiscali sugli oneri connessi a questa
46
‘Targeted consultation on the establishment of a European single access point (ESAP) for financial and non-financial informa-
tion publicly disclosed by companies’.

135
4. ATTRARRE LA FINANZA SOSTENIBILE NELLE IMPRESE ITALIANE

attività. Occorre inoltre creare una banca dati comune, presso le Camere di Commercio, e de-
finire con una normativa di riferimento un dataset di informazioni minime, che permetta di
uniformare il reporting. Queste politiche e questi strumenti, oltre che facilitare l’accesso alla
rendicontazione delle imprese di media e piccola dimensione, risponderebbero all’esigenza
degli investitori di accedere a informazioni omogenee e con strumenti univoci, allo scopo di
favorire la valutazione di sostenibilità per un vasto numero di imprese italiane.

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Stampa 19 aprile 2021
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