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LA METODOLOGIA OPERATIVA AL SERVIZIO

DELL’ATTACCANTE DEL CALCIO MODERNO


PREMESSA
Credo che nel gioco del calcio due siano i ruoli che più di altri facciano volare la
fantasia e mettano in moto l’immaginario dei tifosi, dal più piccolo al più al
grande: il portiere e l’attaccante.
Qui parleremo e scriveremo di alcuni aspetti che possono riguardare il ruolo
dell’attaccante e di come nel tempo esso si sia evoluto.
Un ruolo bello e difficile.
Bello perché quando finalizzi con un goal il lavoro di tutti i tuoi compagni dai a loro
e a tutti i tifosi momenti di felicità; difficile perché gli avversari utilizzano tutti i
mezzi a loro disposizione per far si che ciò non avvenga.
EVOLUZIONE DEL RUOLO
Nel tempo i compiti e le funzioni dell’attaccante si sono arricchiti e questo è dovuto
al fatto che vi sono stati dei cambiamenti sia negli sviluppi di vari sistemi di gioco,
che nel campo della metodologia dell’allenamento .
Molti anni fa le azioni di gioco erano meno dinamiche ed intense ed agli attaccanti
era richiesto essenzialmente di agire per quasi tutta la partita nei pressi dell’area di
rigore avversaria, controllati individualmente dai rispettivi marcatori.
Ora, invece tutta la squadra difende, si accorcia e gli attaccanti sono i primi a creare
un’azione di disturbo nei confronti degli avversari, ritornando spesso anche nelle
proprie metà campo.
Attualmente si utilizzano più moduli, si può giocare ad 1, 2 o 3 punte e
tatticamente i compiti di queste ultime variano molto secondo la dislocazione in
campo, le qualità tecniche ,fisiche, e di personalita’ individuali.
Al di là dei vari modi di disporre gli uomini in campo, un sistema di gioco funziona
quando è composto da calciatori che sanno integrarsi fra loro in modo tale
che i pregi di uno compensino le lacune dell’ altro e viceversa e quando i giocatori
occupano in campo posizioni a loro congeniali che ne esaltano le qualità e ne
limitano le lacune, e se la squadra è pervasa da un sano spirito di collaborazione e
sostenuta da adeguate motivazioni collettive nel raggiungere gli obiettivi prefissati.
La scelta di eventuali tattiche di gioco (palla bassa, palla alta, pressing offensivo,
pressing difensivo) dipende dalle caratteristiche degli attaccanti. Sono loro che
possono rendere il gioco di una squadra più o meno piacevole e più o meno
efficace.
Ciò dipenderà essenzialmente dalla loro collaborazione con il resto della squadra alle
varie fasi di gioco e dalle loro capacità realizzative .
Ma al di là di tutte le specifiche qualità che deve possedere un attaccante di
livello,che andremo ad analizzare nello specifico in questo lavoro, il prerequisito
necessario affinché si riesca a svolgere questo ruolo in modo competitivo ed efficace
riguarda la cosiddetta “ personalità “.

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PERSONALITÀ
Avere autostima ed un forte carattere, per un attaccante, è molto importante,perchè
non basta avere grandi doti tecniche, se non sono supportate anche da grandi qualità
umane. Senza queste non diventerà mai un leader, un punto di riferimento certo ed
affidabile per la squadra. Per avere la fiducia dei compagni e del mister bisogna
presentare qualità spiccate come:
1) Competitività;
2) Collaborazione;
3) Responsabilità;
4) Reattività;
5) Emotività.

1) Competitività
• Saper essere sempre protagonisti, soprattutto nei momenti difficili della squadra.
• Partecipare con continuità nelle fasi di possesso e di non possesso nell’arco
dell’intera partita.
• Non aver paura di assumere iniziative importanti.

2) Collaborazione
• Aiutare il lavoro dei compagni, cercando di semplificarlo, sia in campo che fuori.

3) Responsabilità
• Non aver timore di rischiare nelle circostanze giuste giocate difficili, ma importanti.

4) Reattività
• Capire al volo situazioni ed evoluzioni del gioco.

5) Emotività
• Sapere reagire in modo positivo a situazioni negative estreme (giornalisti - tifosi).
• Fornire prestazioni positive, senza condizionamenti sia in casa che fuori.
PREREQUISITI TECNICI E DI TATTICA INDIVIDUALE
Per un attaccante vi sono delle abilità di tecnica di base e di tecnica applicata molto
importanti per la formazione del proprio bagaglio calcistico, vediamo quali:
Calciare
Il Calciare: è il colpo che volontariamente ed in una determinata direzione, viene
impresso al pallone con un parte qualsiasi del piede, e sara’ definito:
Passaggio
ovvero trasmissione intenzionale del pallone ad un proprio compagno.
Tiro in porta
quando lo scopo è di realizzare un goal.
SMARCAMENTO
Dote fondamentale per un attaccante.
Lo smarcamento: è un azione di tattica individuale senza palla che si compie nel
momento in cui un compagno ne entra in possesso ed ha la possibilità di trasmetterla.
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Può essere:
Diretto - smarcarsi in funzione dell’uomo in possesso di palla
Indiretto - smarcarsi in funzione dell’uomo a cui verrà passata la palla.
Come mi smarco:
- soprattutto con corsa in diagonale perché si vede la porta e la palla e ci si pone con
il proprio corpo tra questa e l’avversario;
- contro una difesa schierata a zona si usano corse in diagonale e tagli; se non si
riceve la palla, si rientra (mezzaluna) e si taglia di nuovo.
È importante vedere e farsi vedere dal compagno che ha la palla per due precisi
motivi:
1. per prendere il tempo dello smarcamento;
2. per capire, a seconda della distanza dell’avversario dal possessore di palla, dove
eventualmente si può riceverla (incontro o in profondità):
se l’avversario è distante (palla libera) chiama palla in profondità, se è vicino (palla
coperta) si pone in zona luce in appoggio e in ampiezza.
Oltre a questi vantaggi, le corse in diagonale allargano lo spazio di gioco perché
ampliano gli angoli di passaggio.
Dove mi smarco:
- in zona luce ed attaccando la profondita’ con palla scoperta;
- in zona luce in appoggio o sostegno con palla coperta.
Ci si smarca dove il compagno, in riferimento alla distanza dall’avversario (vicino-
palla coperta/ lontano- palla scoperta) può passarci la palla.
Di questo si è già parlato quando abbiamo trattato l’argomento “Come ci si smarca”,
va solo ricordato che, oltre a ciò, colui che si smarca deve anche considerare le
caratteristiche tecniche del compagno in possesso di palla (calcio corto/lungo).
A calcio si gioca sì contro degli avversari, ma anche insieme ai propri compagni di
cui bisogna conoscerne pregi e limiti.
Lo smarcamento si effettua anche laddove l’avversario ci concede spazi liberi
d’azione.
Nel calcio gli spazi si creano muovendosi e, conseguentemente, facendo muovere gli
avversari. Un giocatore che vuole ricevere palla in uno spazio libero, deve prima
crearselo per poi occuparlo. Da questa affermazione risulta chiaro che l’attaccante
deve compiere almeno due movimenti di smarcamento sull’avversario per
guadagnare spazio e quindi tempo di azione.
Il primo movimento ( contromovimento ) serve per avvicinarsi e muovere
l’avversario in una determinata direzione; il secondo movimento, “secco e
definitivo”, è eseguito nello spazio lasciato libero dal difensore, tenendolo “aperto”
fino all’ultimo momento.
Quando mi smarco:
Lo smarcamento si esegue :
- quando la palla è trasmessa da un compagno ad un altro;
- fra la ricezione ed il passaggio del compagno che ha la palla ;
- fra la guida della palla e lo sguardo del compagno;
- quando ho stabilito il contatto visivo con il possessore;
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- quando sta per calciare la palla;
- quando il mio compagno esce dal dribbling;
- quando il compagno si gira.
RICEVERE – CONTROLLARE – DIFENDERE LA PALLA
Un attaccante è quasi sempre pressato dal difensore, quindi saper controllare e
difendere bene il pallone è una dote molto importante perché:
- aiuta la squadra a salire, guadagnando campo;
- può servire per prendere punizioni in zone importanti del campo (limite dell’area di
rigore in zona centrale).
Se non ci sono le condizioni per poter giocare di prima, le basi per una buona azione
tecnica sono:
- andare incontro alla palla, si perde spazio ma si guadagna tempo;
- il corpo sempre tra la palla e l’avversario;
- lo stop in funzione dello scopo che devo raggiungere.
GUIDARE LA PALLA
Saper controllare la palla in movimento:
- il busto leggermente inclinato in avanti per difendere il pallone;
- la velocità deve essere adeguata allo scopo;
- lo sguardo non deve essere sulla palla.
Situazioni per controllare e difendere la palla non potendo giocarla di prima.

Nella fig.1 il n°10 passa la palla al n° 9 sul movimento lungo-corto di quest’ultimo il


quale subendo la pressione dal n° 5 dovrà controllare, difendere e tenere palla per
qualche secondo senza farsela rubare.

Nella fig. 2 cambia solo il movimento del n° 9 che è di corto-lungo.


La finalità è la stessa.

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Gli esercizi seguiranno la logica dal facile al difficile, e dal semplice al complesso
cioè:
• opposizione del difensore prima passiva, poi semiattiva ed infine attiva;
• il n° 10 senza avversario;
• aumento opposizione del difensore;
• inserimento di un avversario sul n° 10 che farà da uomo ombra obbligando il n°9 ad
una migliore tecnica di smarcamento;
• il n°10 darà palla al n° 9 sia rasoterra, che alta o a mezza altezza.

FINTA E DRIBBLING
La finta è un movimento di inganno, serve per crearsi un po’ di spazio in modo da
poter ricevere la palla oppure in area di rigore per poter anticipare il difensore nella
conclusione.
Classico movimento di finta: lungo - corto e viceversa
Dribbling: per una buona tecnica devo puntare l’avversario cercando
di metterlo in una posizione di squilibrio.
Oggi giorno dove spesso ci si trova 1:1 saper dribblare bene può dare superiorità
numerica o la possibilità di saltare il marcatore e presentarsi soli davanti al portiere
avversario.
Situazioni per la guida della palla e tiro in porta

Nella fig. 3 il n° 9 conduce la palla in velocità partendo da metà campo inseguito dal
difensore n° 5 il quale cercherà di infastidirlo al momento della conclusione. Il n° 9
dovrà cercare di mettersi al momento del tiro tra la palla e il difensore.

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Nella fig. 4 gli attaccanti 9 e 11 partiranno a turno con la palla guidandola tra i coni
utilizzando sia l’interno piede che l’esterno piede arrivando alla conclusione una
volta con il piede destro e una volta con il piede sinistro.
Situazione 1:1 per finta e dribbling con tiro in porta.

Nella fig. 5 il difensore n° 5 parte dal palo e va ad affrontare fuori area la punta n° 9.
Il n° 9 nel minor tempo possibile dovrà cercare di andare alla conclusione
in modo positivo
SMARCAMENTO DELLA PUNTA
Questo principio di tattica individuale per un attaccante può avere tre finalità
- liberarsi per la conclusione a rete;
- dare la propria disponibilità al compagno in possesso di palla per il proseguimento
dell’azione;
- creare uno spazio per l’inserimento di un compagno che va alla conclusione
dell’azione.
Per cominciare un’ azione di smarcamento la punta dovrà essere sempre in
movimento, così potrà creare quegli spazi in cui potrà ricevere palla, oppure
permettere l’inserimento di un compagno.
Uno dei parametri che la punta deve valutare è se il compagno in possesso di palla ha
o no libertà di gioco, ossia palla libera o palla coperta.
Con palla libera potrà cercare la profondità (fig. 6), con palla coperta si proporrà in
zona luce.(fig. 7)

fig. 6 - Il n°10 in possesso palla non è pressato ed ha quindi la possibilità di servire il


n° 9 in profondità. (palla libera)

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fig. 7 - Il n° 8 in possesso palla è pressato e non ha la possibilità
del lancio in profondità. Il n° 9 farà un movimento verso la palla
andando a posizionarsi in zona luce, dove potrà essere di aiuto
al compagno per ricevere palla (palla coperta).
La punta rispetto al difensore ha il grande vantaggio di sapere in anticipo ciò che
vuole fare, quindi con dei movimenti di inganno, ovvero contromovimento, ha la
possibilità di procurarsi tempo e spazio per concludere a rete o controllare e
difendere la palla.Di seguito porterò alcune mie esperienze su come smarcarsi a
seconda del marcatore predisposto alla marcatura.
Fuori dall’area di rigore
Se il difensore è forte nell’anticipo, fintare di andare incontro al compagno in
possesso di palla, sul primo passo del difensore , invertire la direzione di corsa
cercando di allargarsi in modo da poter ricevere la palla avendo la possibilità di
correre verso la porta avversaria guardandola.(fig. 8)
Se invece costui non è molto veloce e preferisce coprire la profondità
fare finta di allungarsi e sul suo primo passo a seguirci andare incontro, con un
movimento di corsa in diagonale, al compagno,ed una volta ricevuta la palla sui
piedi, posso così dirigermi nello spazio che mi sono creato. Se necessario puntare
l’avversario per cercare o il dribbling oppure una palla filtrante per l’inserimento di
un compagno.(fig. 9)

fig. 8 - Esempio di smarcamento in zona cieca contro un difensore forte nell’anticipo.

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fig. 9 - Esempio di smarcamento contro un difensore che cura la profondità.
Nell’area di rigore
Su un cross dal fondo a secondo della concentrazione di avversari e compagni in area
di rigore ci si può comportare in due modi diversi:
1) con una area affollata cercare l’anticipo sul primo palo, effettuando prima un
movimento di inganno verso il secondo palo,poi, sul movimento del difensore
partire di scatto, in anticipo anche sul cross, cercando di rubare il tempo
all’avversario. (fig. 10)

fig. 10 - In questa situazione il tempo di partenza dello smarcamento


è anticipato rispetto al principio di osservare il piede di appoggio.
Anticipando il movimento si riesce ad arrivare prima del difensore.

2) con un’area di rigore quasi vuota preferire il secondo palo perché si ha la


possibilità sia di poter concludere al volo sia di controllare la palla e poi
concludere.
In questo caso fintare di andare sul primo palo, sul movimento del difensore invertire
la corsa allargandosi sul secondo palo, stando però attenti a non chiudere troppo
verso la porta.
Questo perché se il cross è vicino alla porta si può andare incontro alla palla , se
invece è ad uscire o un poco lunga non si corre il rischio di esserne superato dalla
traiettoria. (fig. 11)

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fig. 11 - Durante la conduzione palla del compagno, non scatterò, ma cercherò di
stare dietro alla linea della palla, in modo tale da non andare in fuorigioco e di avere
più spazio per attaccare la palla stessa.
Questi movimenti da me descritti seguono i principi dello smarcamento della punta in
alcune situazioni di gioco.
Chiaramente non sempre però avviene tutto così come esposto perché nel gioco del
calcio il suo sviluppo può essere imprevedibile e pertanto occorre sempre essere
vigili ed affrontare le diverse circostanze con intuito ed intelligenza.
COLPO DI TESTA
Un gesto tecnico che ha i suoi principi nelle rincorsa - rullaggio -stacco - sospensione
- colpo - ricaduta.
Il colpo di testa può essere la finalizzazione di un azione d’attacco, ma può essere
anche parte di uno schema in una azione d’attacco.
E’ un gesto tecnico individuale importantissimo per una punta.
Essere alti può avere una grande importanza, ma occorre che sia accompagnata anche
da altre qualità fondamentali :
- forza esplosiva;
- scelta di tempo;
Possedere una buona scelta di tempo permette di avere la possibilità di impattare il
pallone sempre nel modo più adeguato possibile.
La punta deve avere anche coraggio, il fatto di non aver paura di farsi male nel
contatto fisico che può esserci spesso in area di rigore, può portare alla realizzazione
di un goal.
Queste qualità vengono esaltate nei diversi momenti della partita:
- con dei cross dal fondo per la conclusione;
- con dei lanci lunghi dalla linea difensiva, come schema offensivo, ribaltando
così in poco tempo e poco rischio il fronte di gioco;
- con dei rientri in fase difensiva per le situazioni di palle inattive.
Il colpo di testa può essere effettuato in tre modi diversi:
- con la fronte piena;
- con la tempia;
- con la parte alta della fronte.
Secondo la zona dell’area di rigore in cui si cerca di colpire il pallone, varia la parte
di impatto con la testa:

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- se ci si trova oltre il primo palo colpire il pallone con la tempia e nel momento
dell’impatto fare una leggera torsione del busto verso la porta, ampliando così
l’angolo di battuta;
- se ci si trovavo invece tra i due pali della porta colpire il pallone con la
fronte piena, flettendo il busto all’indietro da poter dare forza, perché in quella
situazione si vede completamente la porta e quindi non si ha bisogno di nessuna
torsione;
- se inoltre ci si trova oltre il secondo palo colpire con la fronte piena cercando una
palla morbida che scavalchi il portiere sul palo opposto, altrimenti cercare la sponda
all’indietro per consentire la conclusione di un compagno.
Quando si batte un calcio d’angolo, sempre più spesso, si vede un calciatore
posizionato sul primo palo.
Questi ha il compito di allungare il cross per disorientare la difesa avversaria.
Per raggiungere lo scopo, il calciatore dovrà andare incontro al pallone e colpirlo con
la parte alta della fronte, facendo seguire un movimento della testa verso l’alto.
In area di rigore, per poter guadagnare quella frazione di secondo che ci permettera’
di colpire di testa, fintare in continuazione il marcatore,badando però a non andare
oltre la linea della palla, cercando di non farsi toccare o peggio ancora trattenere, ma
la cosa più importante è che, se si va sul primo palo, anticipare il movimento finale
rispetto al tempo di battuta del compagno.
Esercitazione per il colpo di testa verso la porta (fig.12) e di sponda (fig.13)

Nella fig. 12 la punta n° 9 andrà alla conclusione di testa sui cross provenienti da
3,11,8,7.
Se la palla arriverà sul primo palo dovrà colpirla con la tempia ed una leggera
torsione del busto.
Se la palla arriverà nello specchio della porta colpirà la palla con piena fronte e con
forza.

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Nella fig. 13 la punta n° 9 riceverà dei cross dal n° 8 e dal n°10 sul suo movimento di
smarcamento e con un colpo di testa di piena fronte dovrà favorire la conclusione del
n° 11 che arriverà a sostegno.
TIRO IN PORTA
Il momento culminante di tutto ciò che rappresenta il gioco del calcio
è il goal. Quest’ultimo, il più delle volte, viene realizzato con un tiro in porta
utilizzando il piede; di conseguenza si può capire il perché, questo principio di tattica
individuale, deve occupare una parte importante nel processo di sviluppo delle
competenze di una punta.
Il tiro in porta si effettua con differenti parti del piede e con diversi tipi di forza e con
varie direzioni:
- con il collo del piede: il pallone viene colpito nel centro ed è il tiro con il quale si
può esprimere una grande potenza; si utilizza per conclusioni da distanze medie o
lunghe;
- con l’interno o l’esterno del collo del piede: il pallone viene colpito tra il centro e
l’esterno ed il tiro oltre ad essere potente avrà una traiettoria a rientrare;
- con l’interno del piede: il pallone viene colpito nel centro ed è il tiro che ha la
maggior precisione; però non ha una grande potenza.
- con l’esterno del piede: il pallone viene colpito lateralmente ed il tiro ha un alto
grado di difficoltà di esecuzione; con il destro colpirò la palla a sinistra e viceversa;
- con il tacco: il pallone viene colpito nel centro ed il tiro è utilizzato da una distanza
breve, rispetto alla porta;
- con la punta: il pallone viene colpito nel centro ed è il tiro che si utilizza per
cercare di anticipare gli sviluppi del gioco; non è molto potente.
Nell’allenamento specifico della punta, le esercitazioni per tiro in porta occupano un
ampio spazio, infatti possono essere di vari tipi:
- con palla ferma (fig. 14 – fig. 19);
- dopo una sponda (fig. 15);
- in situazione di gioco, con l’avversario (fig. 16 – fig. 17);
- al volo (fig. 18).
In ciascuna di queste esercitazioni si può utilizzare qualsiasi parte del piede per la
conclusione a secondo del modo o dell’angolo della porta in cui si vuole indirizzare
la palla.
- Esercitazioni per il tiro da fuori area con palla ferma.

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Nella fig. 14 la punta n°9 dovrà partendo dal cono calciare in sequenza i sei palloni,
tre con il destro e tre con il sinistro. Ogni volta che tirera’ dovrà passare dietro al
cono prima di calciarne un altro.
Esercitazioni per il tiro da fuori area in movimento.

Nella fig. 15 la punta n° 9 andrà alla conclusione in ogni modo e da molte posizioni
dopo aver fatto la sponda con l’allenatore.
Esercitazione per il tiro in situazione di gioco .

fig. 16 - L’allenatore conduce palla, la punta n° 9 si appoggerà al corpo del difensore


n° 5 non permettendogli l’anticipo e sulla ricezione della palla con un tocco di
esterno destro o sinistro farà scorrere la palla alle proprie spalle e con una giravolta
veloce, aiutandosi con le braccia, andrà alla conclusione.

Nella fig.17 il n°10 conduce palla e sul movimento corto - lungo da’ palla al n°9 o in
profondità per una conclusione di prima o in zona cieca del difensore dove la punta
controllerà la palla di petto e poi concluderà.

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Esercitazione per il tiro al volo.

Nella fig. 18 il n° 7 e il n° 3 a turno crosseranno per il n° 9 il quale dovrà concludere


con un tiro al volo. Dopo ogni cross dovrà uscire dall’area e riposizionarsi per
ricevere il cross successivo. Più l’esercizio sarà fatto in modo rapido più cureremo
anche la reattività.
Esercitazione per il tiro in porta da distanza ravvicinata.

Nella fig. 19 il n° 9 partendo da fuori area dovrà in sequenza calciare di prima


intenzione i palloni posizionati in area mentre quelli posizionati fuori area dovrà
prenderli arrivando davanti al portiere cercando di far goal a seguito del passaggio
dell’allenatore.
Nel tiro in porta si può annoverare anche il calcio di rigore.
Una punta deve possedere le qualità per battere un calcio di rigore che sono:
- tecniche;
- di coraggio;
- di personalità;
- di freddezza;
- di responsabilità.
Esercitarsi in questo caso può darti una certa sicurezza sul modo di calciare, però non
bisogna mai dimenticare che in una partita ci sono dei fattori non facilmente ricreabili
in allenamento, quali:
- pubblico;
- risultato in quel momento;
- stress;
- stanchezza.
INTUITO
Le grandi punte sono quelle che hanno come qualità innata l’intuito.
La capacità di sapere percepire e prevedere in anticipo lo sviluppo del gioco non è
facilmente acquisibile, si può cercare di migliorarla con l’allenamento, ma se non si

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hanno le basi mentali si avrà sempre una grossa carenza nel proprio bagaglio
calcistico.
Spesso si sente dire di alcune punte che sono fortunate, perché realizzano goal
“facili” nell’area piccola, ma quei goal indicati come facili non sono altro che il frutto
dell’intuito, di quello che si definisce anche “fiuto del goal”, del sapere prima degli
altri dove andrà o passerà il pallone.

IMPREVEDIBILITA’
L’imprevedibilità è avere la capacità di tentare, rischiare, inventare giocate o
conclusioni per i più ritenute impossibili. Spesso queste giocate sono la sorpresa
decisiva per un difensore che invece, deve ragionare su ogni suo tipo di intervento.
I goal che vengono catalogati come “impossibili” sono frutto dell’imprevedibilità del
momento, di quel meccanismo particolare della mente che suggerisce alla punta di
tentare alcune volte l’impossibile.
EGOISMO
Un pizzico di egoismo deve esserci in ogni punta.
L’egoismo ti porta spesso a combattere maggiormente in alcune situazioni,
perché mentalmente ti fa vedere solo la via del goal, nascondendoti tutti gli altri
parametri calcistici.(avversari-compagni).
Chiaramente non bisogna però eccedere nell’essere egoisti, perché questo potrebbe
rovinare gli equilibri con i compagni i quali, in questa “qualità”potrebbero notare una
voglia di individualismo fine a se stesso e non per il bene comune.
I MOVIMENTI DELLE PUNTE IN UN 4-4-2
Perchè il nostro sistema di gioco risulti equilibrato e bene organizzato, è necessario
che le punte presentino caratteristiche diverse per integrarsi bene tra loro.
In genere la prima punta dovrebbe essere: potente fisicamente, di statura elevata,
abile nel gioco aereo e capace di proteggere la palla sia per lo sviluppo della manovra
offensiva, sia per far risalire la squadra quando gli avversari stanno attuando un
pressing alto e, naturalmente, avere anche delle buone qualità realizzative.
Al contrario la seconda punta deve avere caratteristiche di movimento.
Deve risultare veloce, abile nel 1 > 1 , capace di fornire assist per i compagni e
dettare il passaggio negli spazi liberi.
Inoltre dovrà essere bravo a smarcarsi tra le linee di difesa e centrocampo avversario
quando la propria squadra potrà verticalizzare il gioco con palla a terra e altresì,
andare a sostegno della prima punta o attaccare la profondità dietro la stessa nel caso
in cui su pressing avversario la squadra sia indotta a giocare una palla lunga.
In fase di non possesso palla le punte dovranno assumere la giusta posizione per
ritardare la manovra di uscita della difesa avversaria per consentire alla propria
squadra di organizzarsi ed eventualmente di poter effettuare un’ azione di pressing.
Situazionalmente dovrà essere la seconda punta ad accorciare la squadra ed aiutare la
chiusura del gioco degli avversari verso un lato del campo.
Movimenti classici delle due punte: uno viene e uno va, incrocio, uno-due, esca,
velo, blocco e deviazione (movimento passante).

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Movimento delle punte: uno viene - uno va ( movimento ad L ): si muove prima il
giocatore più vicino alla palla e successivamente quello più lontano

Movimento delle punte: incrocio, stesse modalità precedute da un tempo di


avvicinamento delle punte tra di loro

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Movimento di uno due, regole: chi ha la palla punta l’avversario direttamente alla
figura, cercando di avvicinarsi ad esso.Arrivato ad una distanza circa di
1m.dall’avversario esegue lo scambio: se vuole il passaggio di ritorno verso dx deve
passare la palla verso il piede dx del compagno, e viceversa.
Il compagno sponda deve posizionarsi in zona luce e con il dx esegue un passaggio
preciso sulla corsa del compagno.

Movimento dell’ esca: è l’azione di finta che compie il giocatore che sta per ricevere
la palla , lasciandola passare per un eventuale intervento di un compagno dietro, il
quale a seconda delle circostanze di spazio e tempo decide quale decisione assumere.
Nel caso posto in figura esegue un passaggio filtrante per il compagno che ha
effettuato l’esca.

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Movimento delle punte: velo
Velo: è un’azione che si effettua quando il giocatore che ha la palla non ha alternative
di gioco. Esegue una guida della palla verso il compagno che gli lascia la stessa,
incrociandosi e proteggendo la palla da un possibile intervento di un avversario. È un
movimento efficace contro una difesa ad uomo ed è presupposto per la
verticalizzazione (conclusione in porta o passaggio).

CORSA DI DEVIAZIONE O MOVIMENTO PASSANTE: è un movimento


che prevede lo spostamento(ad aprire) di uno o di entrambi gli attaccanti.
Questo movimento si effettua per cercare di aprire le difese avversarie e per favorire
gli inserimenti da dietro degli esterni e dei centrocampisti centrali.

Movimento delle punte di deviazione o movimento passante: si muove prima


l’attaccante più vicino alla palla e poi nel tempo di gioco successivo l’altro.

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Movimento delle punte di deviazione o movimento passante con inserimento
dell’esterno in taglio, coi seguenti tempi di gioco: prima quello più vicino alla palla,
poi il secondo attaccante e successivamente l’esterno.

LA COLLABORAZIONE IN ATTACCO
Supposto che si schieri la squadra con il 4-4-2, in questo capitolo esporrò alcuni
accorgimenti che gli attaccanti dovranno assumere in relazione alla disposizione della
difesa e del centrocampo avversario.
Due attaccanti contro 4 difensori a zona:
Fase possesso palla
Considerato che le caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche dei due attaccanti siano
quelle sopra citate, contro una difesa a 4 schierata a zona in genere le due punte
possono essere così disposte:
1) Due punte centrali. Questo per creare una situazione di 2 > 2 centralmente e
rendere più difficoltosa la copertura reciproca dei difensori. In questo caso i
movimenti delle due punte più idonei sono l’uno –due (anche con gli attaccanti pronti
a ricevere palla di spalle usando l’esterno piede), uno viene uno va
(punta incontro e l’altra punta che taglia) e l’ esca se incontriamo una difesa molto
aggressiva.
2) La prima punta si posiziona centralmente mentre la seconda punta si colloca
esternamente dalla parte del difensore esterno meno abile nella fase difensiva ma più
portato ad attaccare, in modo che questi venga condizionato nell’azione di spinta e di
contro subire l’ 1 > 1 o il 2 > 1 con il supporto dell’ esterno.
Nel caso in cui sia la punta ad effettuare il cross, è fondamentale che il
centrocampista centrale più abile nel gioco aereo s’inserisca da dietro per affiancare
la prima punta alla conclusione.
3) Posizione delle punte in verticale. Si ricerca questa disposizione quando troviamo
nella squadra avversaria un centrocampo molto piatto e poco disposto alle coperture
reciproche e alla marcatura dell’avversario.
La punta di movimento si posiziona tra le linee di centrocampo e di difesa, in
verticale con la prima punta, per creare delle difficoltà nelle scalate ai due difensori
centrali e favorire di conseguenza gli inserimenti con i tagli degli esterni di

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centrocampo. Inoltre una difesa a 4 schierata a zona potrebbe effettuare il fuorigioco.
In questo caso i movimenti dei due attaccanti saranno diversi a seconda della loro
posizione (orizzontale o verticale).
A: se le nostre punte sono posizionate in orizzontale sulle respinte dovranno correre
verso la linea di centrocampo, per favorire l’inserimento da dietro di un esterno o di
un centrocampista centrale. Con le punte in posizione verticale sarà efficace il
movimento punta incontro e punta lunga.
B: contro il fuorigioco su palla scaricata all’indietro, i movimenti dei nostri due
attaccanti saranno uguali a quelli appena citati. Considerando la possibilità che anche
gli esterni siano alti, questi dovranno correre all’indietro per favorire l’eventuale
inserimento del terzino sul conseguente cambio di gioco, con le punte che
successivamente riprenderanno la corsa verso la porta.
Sono efficaci inoltre per evitare il fuorigioco i movimenti di mezza luna, corse in
diagonale e in orizzontale / verticale (ad L )
Fase difensiva
La posizione e i movimenti dei due attaccanti nella fase di non possesso palla sarà
determinata dallo schieramento tattico del centrocampo avversario.
Se disposto a 4, una punta andrà in chiusura sul centrale di parte impedendogli di
poter girare il gioco, in questo caso sarà determinante la posizione corretta del corpo.
L’ altro attaccante si abbasserà nella zona del centrocampo per impedire la giocata
dei centrocampisti centrali in posizione diagonale rispetto all’altro attaccante.
Nel caso in cui gli avversari riuscissero a cambiare gioco la posizione delle due punte
s’invertirebbe.
Se la palla è in possesso di uno dei due centrali le punte assumeranno la posizione di
uno marca ed uno copre. Importante sarà che le due punte non vadano a chiudere
sulle fasce laterali , zona di competenza degli esterni di centrocampo.
Se il centrocampo fosse schierato a 3, la prima punta si posizionerà su uno dei due
centrali di difesa come già spiegato, la seconda punta si abbasserà sul metodista
avversario per impedirgli di giocare.

2 punte vs 4-4-2

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2 punte vs 4-3-3

2 Attaccanti > 3 difensori a zona


Fase offensiva
In questo caso le due punte possono disporsi larghe centralmente (circa sui vertici
dell’area di rigore) creando così maggiori difficoltà ai difensori nel marcare e
nell’azione di marco o copro?
Se una punta riceve palla e non viene raddoppiata tenterà un’azione di 1 > 1, al
contrario invece, eseguirà un passaggio all’indietro con successiva verticalizzazione
per l’altra punta. Questa potrà scegliere di effettuare un movimento d’incontro, un
taglio centrale correndo verso la porta o un movimento di deviazione
(movimento passante) nel tentativo di aprire ulteriormente la difesa, cercando la
conclusione diretta in porta o di favorire gli inserimenti da dietro degli esterni o
centrocampisti centrali.
Il movimento di deviazione contro questo tipo di schieramento potrà essere
particolarmente efficace, in quanto non sempre gli esterni di centrocampo avversari
riescono con i tempi giusti ad eseguire le diagonali difensive.
Un’ altra soluzione sarà quella di schierare le due punte in posizione verticale,
rendendo più difficoltosa la scalata dei difensori sulla seconda punta di movimento e
favorendo così l’inserimento dell’esterno di centrocampo o di un centrocampista
centrale nella zona lasciata libera dal difensore.
Scegliendo di “forzare” il gioco con una palla lunga e tesa sulla difesa avversaria,
posizioneremo la nostra prima punta (abile nel gioco aereo) nella zona del difensore
meno bravo di testa, affinché si favorisca gli inserimenti da dietro della seconda
punta o dei centrocampisti.
Questo tipo di soluzione è efficace anche contro una difesa schierata a 4 a zona.
Fase difensiva
La posizione delle due punte contro questo tipo di schieramento potrà essere richiesto
in due modi (in relazione allo schieramento del centrocampo avversario):
1) In orizzontale con una punta in chiusura su un difensore esterno e l’altra
posizionata sul difensore centrale indirizzando il gioco verso il giocatore avversario
meno abile tecnicamente.

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2) Posizione delle punte in verticale (contro un centrocampo schierato a 3-5) con la
prima punta che chiude il gioco sul difensore centrale e l’altra che si abbassa sul
metodista avversario.
In tal modo sarà importante la scalata in avanti dei nostri esterni di centrocampo.
2 Attaccanti > 3 difensori ad uomo:
Fase offensiva
Contro una difesa che adotta la marcatura ad uomo (2 marcatori e un libero) sono
efficaci tutti i movimenti: velo, uno và uno viene, esca e in particolare gli incroci e i
movimenti ad aprire. Questi ultimi consentono alle punte di sfruttare le azioni
individuali e creano spazi a favore dell’inserimento da dietro dei centrocampisti.
Sono importanti, vista la posizione del libero più orientata nella zona della palla, i
cambi di gioco veloci. In questo caso le punte taglieranno il campo verso la zona del
libero, con movimento punta incontro e punta che taglia favorendo l’inserimento
dalla parte opposta dell’ esterno di centrocampo o di un centrocampista centrale.

2 punte vs 3-4-3
Fase difensiva
I movimenti in fase difensiva saranno uguali a quelli sopra citati contro una difesa a 3
a zona e, alla stessa maniera, si dovranno considerare due elementi:
1) Lo schieramento del centrocampo avversario (a 3 – 5 o a 4 in linea)
2) Indirizzare il gioco sul giocatore meno abile tecnicamente e su questo iniziare
l’azione di pressing (pressing a invito)

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2 punte vs 3-5-2
IL MIO ATTACCANTE
Dopo aver passato in rassegna le competenze che un attaccante di livello
internazionale deve possedere, in questa ultima parte voglio dedicarmi alla
esposizione di ciò che personalmente ritengo debba fare in campo un calciatore per
essere ritenuto un attaccante moderno.
Una delle principali qualità deve essere la facilità con la quale egli riesce ad
amalgamarsi alle caratteristiche dei compagni.
Tale capacità in grande parte è innata, ma col tempo e con l’esperienza si può affinare
sempre più.
Fare bene con qualsiasi compagno di reparto e soprattutto riuscire a leggere in
anticipo le intenzioni dei compagni, soprattutto di quelli più estrosi è un grande
vantaggio: ciò consente di rubare il tempo all’avversario e di presentarsi davanti al
portiere il più delle completamente smarcato.
Inoltre un attaccante completo deve disorientare gli avversari, soprattutto nella
marcatura ad uomo.
Chiaramente, pur nel rispetto dell’economia del gioco di squadra, il principale
compito che si assegna ad un attaccante è la ricerca costante del goal.
Nella mia ventennale carriera calcistica credo di aver visto fare goal in tutte le
maniere.
Il motivo più importante di questa costanza è dovuta anche al fatto che occorre
presentarsi in campo molto concentrati e che non occorre fare distinzione alcuna né
per il tipo di avversario e né dell’importanza dell’avvenimento.
Anzi più la gara è importante più si deve riuscire ad essere sicuro e padroni di se
stessi.E chiaro che il tutto viene vanificato se non è accompagnato da una grande
voglia di allenarsi e quindi di migliorarsi.
Sono stati questi i presupposti sui quali i grandi attaccanti hanno costruito la loro
carriera.
Inoltre, oggi la punta è ancora di più un calciatore importantissimo nell’economia di
una squadra.
Con i miglioramenti della preparazione fisica e con la possibilità di giocare in moduli
di gioco molto diversi l’uno dall’altro, non ricopre più solo il ruolo, come una volta,

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di finalizzatore dell’azione, ma è molto più sollecitato alla partecipazione nelle
diverse fasi di gioco.
Dalla punta non si pretende più solo il goal, ma si richiede anche una presenza
assidua sia fisica che mentale sotto forma di movimenti che servono allo sviluppo
offensivo del gioco della propria squadra (creare spazi,controllare e difendere la
palla,finalizzare e fare assist).
In fase di non possesso palla è il primo difensore della sua squadra, attuando quei
movimenti utili ad indirizzare gli avversari in zone del campo predeterminate,
permettendo così alla propria squadra l’attuazione di tattiche difensive ( pressione e/o
pressing).
In poche parole un calciatore sempre più completo tecnicamente, tatticamente,
fisicamente e psicologicamente.
Perché tutto questo si verifichi è importante portare avanti un lavoro costante e
tenace.
Ripetere continuamente i movimenti, infatti , da un lato può stancare, ma dall’altro
consente l’interiorizzazione e la memorizzazione dei concetti: la cosiddetta
automatizzazione.
Tutto ciò chiama in causa, quindi, la figura dell’allenatore, che il più delle volte è
costretto a scontrarsi con la pigrizia dei calciatori, purtroppo abbastanza diffusa,con il
loro rifiuto all’idea di pensare e di diventare consapevoli, alla difficoltà, anche questa
abbastanza frequente, di aprirsi al nuovo e alla loro generica intolleranza.
Il tecnico ha un compito, per questo, ingrato e difficile, anche se molto stimolante ed
affascinante.
L’allenatore, infatti, oltre a dover essere un profondo conoscitore della materia
calcistica, deve avere anche l’atteggiamento mentale giusto per tentare di ottenere il
massimo dai propri calciatori.
Per questi scopi la metodologia operativa suggerisce i seguenti principi di gestione:
Consapevolezza:
- per il calciatore è fondamentale sapere, conoscere, avere coscienza : quando si
propone una cosa (esercizio, situazione) spiegarne sempre il perché, i fini e le
modalità.
Partecipazione attiva:
- interessare il giocatore all'allenamento; la motivazione, soprattutto quella intrinseca
è la chiave dell'apprendimento : l'allenatore deve promuovere il consenso e la fiducia
del gruppo.
Metodicità: (principio)
- bisogna avere un metodo per lavorare (breve, medio, lungo termine): le attivita’ ed i
contenuti devono avere un senso tra di loro, devono essere successione e
preparazione del nuovo; procurarsi un diario per presenze, assenze, motivi, ed
esercitazioni. Il diario serve per progredire (dialogo con se stessi)
Varietà e molteplicità:
- avere la capacita’ di proporre diversi esercizi per la stessa finalità. Ciò aumenta il
bagaglio del calciatore ed evita la saturazione: infatti ripetendo sempre e solo le

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stesse cose l'allenamento diventa passivo e non attivo, il giocatore sa cosa l'aspetta e
diminuisce l'attenzione.
Principio della semplicità e chiarezza:
- l'allenatore deve usare un linguaggio comprensibile e diretto.
Considerato che la massima attenzione dura solo pochi minuti e poi tende a
decrescere usare la regola delle 3 "C" ovvero:CHIARO- COMPLETO- CONCISO.
Principio dell'evidenza:
- i mezzi più chiari sono l'imitazione, la sperimentazione attiva e la soperta guidata.
Bisogna far vedere ed eseguire il gesto tecnico, osservare ed agire è sempre meglio
che solo parlare.
Principio dell'adattamento:
- intuire le capacità di reazione dei calciatori ai vari carichi di lavoro: qualsiasi
proposta di esercitazione tecnica, tattica, di personalità deve tener conto delle
capacità e delle condizioni del momento dei calciatori.

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