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La nascita della scuola di pittura moldava.

Gli affreschi un canto della Santa Liturgia

Ci sono stati tanti dibattiti sull’origine la nascita e l’origine della scuola pittorica
moldava. Vasile Grecu afferma che il prototipo della pittura moldava esterna deve essere trovato
in Serbia nel XIV secolo1, mentre P. Schweinfurt vede nella pittura esterna l’influenza che giunse
dall’Occidente, vale a dire, dal Nord Italia o dal Tirolo (secoli XV – XVI), dove l’arte pittorica
era spesso usata nella decorazione parziale delle facciate dei palazzi e persino delle chiese 2. Il
bizantinista inglese Talbot Rice considera che gli affreschi siano un’influenza dalla Trebisonda3 e
riporta, a sostegno della sua tesi, l’argomento che in questa città ci sono due o tre chiese dipinte
interamente all’esterno. In contrasto ai suddetti autori citati, George Balș afferma che gli
affreschi interni ed esterni sono una creazione locale apparsa per iniziativa della Chiesa come
strumento di educazione religiosa del popolo4.
La scuola di pittura moldava è l’ultima in ordine cronologico delle scuole nazionali di
tradizione bizantina. I suoi inizi si sovrappongono all’apparizione dello Stato moldavo, nel 1359,
in un momento in cui i paesi dei Balcani erano indeboliti dalle crisi interne, dagli invasori
ottomani, dal declino politico, economico e culturale. La scuola moldava di pittura ha ricevuto il
profilo artistico dai paesi ortodossi bizantini5.
Un’importante fonte d’ispirazione per l’arte antica moldava sono state anche le fonti
locali, la tradizione e il genio artistico creativo. Va rilevato che ricevendo i lineamenti di
quest’arte dai bizantini, i pittori autoctoni non si sono trasformati in semplici imitatori di queste
erminie. “La scuola di pittura moldava, non si è formata dall’incrocio meccanico d’influenze
artistiche, ma dalla profonda elaborazione e trasformazione delle forme straniere sotto l’azione
creativa del genio locale”6. Gli artisti locali non hanno guardato i modelli con gli occhi dei
copisti, ma con gli occhi degli artisti. Rifiutando istintivamente ciò che era estraneo allo spirito
locale hanno interpretato l’icona attraverso la propria visione della bellezza, dando agli affreschi

1
Vasile Grecu, Eine Belagerung Konstantinopels in der rumänischen Kirchenmalerei, in “Byzantion”,
Revue International des Etudes Byzantines, Tome I, publié par Paul Graindor et Henri Grègoire, Paris -
Liege, 1924. pp. 291-303.
2
P. Schweinfurt, Byzantinische Zeitschrift, 1935, p. 116-117.
3
G. Millet, D. Talbot Rice, Byzantine Painting at Trebizond, Londra, 1935, pp. 175-176.
4
G. Balş, Bisericile şi mănăstirile moldoveneşti din veacul al XVI-lea, Bucureşti, 1928, pp. 7-10.
5
Petru Comarnescu, Îndreptar artistic al monumentelor din Nordul Moldovei, Suceava, 1961, pp. 146-149
6
Arhimandrit Irineu Crăciunaș, Pictura bisericească din Moldova (secolele XV-XVI), in Mitropolia Moldovei și
Sucevei, XLI, 1965, Suceava, nr. 9-10, pp. 487-488.
una nuova vita. E così pure è nata la prima scuola di pittura moldava, la prima scuola nazionale.
La pittura esterna ha conosciuto una diffusione così grande che è stata utilizzata non solo nelle
nuove chiese costruite ma anche in alcune chiese edificate nell’epoca di Stefano il Grande. Visto
lo stato di conservazione di oggi, le chiese con gli affreschi esterni possono essere suddivisi in
tre categorie:
1. Gruppi di chiese con pittura esterna conservati interamente o quasi interamente (in
particolare sulle facciate sud ed est), come lo sono: il Monastero Humor (1535), il Monastero
Moldovița (1537), Arbore (1541), il Monastero Voroneţ (1547), il Monastero Sucevița (datati in
periodi differenti: 1596, 1601, 1606). In queste chiese sono conservate più rappresentativi
affreschi interni ed esterni dell’epoca;
2. Chiese affrescate che hanno conservato solo la facciata sud e a volte molto
danneggiate, come lo sono: Probota, San Giorgio e San Demetrio (Suceava), Assunzione (Baia),
Bălineşti, Râșca e Neamț;
3. Chiese che hanno perso totalmente gli affreschi esterni: San Giorgio (Hârlău),
Milişăuţi, il Monastero di Putna, Bogdana (Rădăuți), San Nicola di Iași, ecc.
Gli storici dell’arte paragonano le chiese affrescate completamente ad un giardino di fiori
o ai preziosi tappeti persiani. All’inizio del secolo XX, un ricercatore d’arte visitando queste
chiese, esclamò: “Qualcosa del genere non si trova in un secondo paese al mondo”7.

Wilhelm Nyssen, quando si riferisce agli affreschi moldavi, afferma che i muri esterni
scritti (dipinti) nei colori, riflettono l‘armonia degli spazi interni, irrompono dallo spazio sacro,
dove si sentono i suoni della Santa Liturgia (Santa Messa); essi sono: ”Come una pelle, come
una membrana. Il canto della Santa Liturgia, le ricche armonie, somiglianti ai suoni della natura,
si sono materializzi all’esterno nei colori brillanti e nei volti della salvezza. Questa
interpretazione mistica è la più attendibile in questo paesaggio“8.

7
J. Strzygowski, ”Kunstschatze in der Bukovina, die Zeit, august 1913, in ”Buletinul Comisiunii Monumentelor
Istorice, 1913, pp. 128-131.
8
Apud nota 5, Wilhelm Nyssen, Pământ cântând în imagini, op. cit. p. 188; Wilhelm Nyssen, Lichter des Heils
inmitten der Erde. Aussenfreske der Moldauklöster in Rumänien, Bildkartenmappe, Köln 1973. (Wilhelm Nyssen,
Luci di salvezza in mezzo alla terra. Affreschi esterni dei Monasteri Moldavi in Romania).
Hora(danza), elemento autoctono nella parabola del figliolo prodigo

La descrizione della parabola conosce l’influenza delle immagini coreografiche ispirate al


folclore locale, com’è il caso con come in quelli riprodotti nella scena del banchetto del Figliolo
prodigo. Abbiamo ricordato che il tema appare per la prima volta a St. Georges di Hârlău (1530),
Probota (1532), poi a Humor, Arbore e Voroneţ, dove i pittori illustrano nella parabola del figliol
prodigo una danza locale. Le immagini, riprodotte dagli affreschi esterni, sono state ispirate dal
folclore musicale locale9. Hora, illustrata nella parabola del figlio prodigo 10, è chiamata da
Dimitrie Cantemir (sec XVII) danza: “Hora e Danț”11. Per quanto riguarda Il testo biblico ci dice
che il figlio maggiore era nei campi quando il figliolo prodigo è tornato a casa. Vede Ha sentito
dire del il banchetto organizzato dal padre, si è avvicinato e ha sentito la musica e le danze. I
pittori ispirati dalla bibbia riprendono negli affreschi esterni una danza locale chiamata “Hora”,
in greco “χορός", cioè una danza romena molto sentita e appassionata, eseguita in cerchio da
donne e uomini, che descrive la sacralità e il legame tra uomini, donne e Dio. Questo tipo di
danza risale a prima del periodo cristiano ed è ricordato nell’Iliade e nell’Odissea 12
e fa parte
dalla cultura ancestrale della civiltà dei Carpazi 13. C’erano molte opportunità organizzative, feste
locali, generali, celebrazioni in cui erano coinvolte le persone, ad eccezione del periodo di
digiuno14.
Hora ha un potenziale morale indicativo, perché sulla base delle danze in cerchio si
sviluppava tra i giovani il senso del dovere, della coscienziosità, dell’umanità, dell’onore e della
vergogna. In questo modo, le persone dei villaggi, sin dall’infanzia erano coltivate alle regole

9
Ion I. Solcanu, Représentassions chorégraphiques de la peinture murale de Moldavie et leur place dans
l’iconographie sud – est européenne (XV –XVI siècles) in «Revue des Études Sud-Est Européennes», n. 1, Tome
XIV, Editura Academiei Republicii S. Române, București, 1976, pp. 58-59.
10
Ibidem, p. 64.
11
Demetrius Cantemir, Descriptio Moldaviae, Ad fidem codicvm dvorvm in Bibliotheca Academiae Mosqvitanae,
«Quod si omnes manibus inter se iunctis per circulum saltent, ac pari et composito passu a dextra in sinistram
moventur, Chora dicitur: quod si autem in longam seriem dispositi, coniunctis licet manibus, ita tamen, ut extrema
libera remaneant, per diversas flexiones rotentur, id polonico vocabulo Dancz insignire consueverunt”, p. 60.
12
Omero, Odiseea, VIII, 355-368, traduzione di Franco Montanari, Fabbri Editori, Milano, 2000, pp. 235-237.
Omero, Iliada, XVIII, 480-485; XVIII, 581-582, 587-593, traduzione di Monti Vincenzo, Ed. Rizzoli, Milano, 1990.
”…l’arte… della danza, ad altri il suono e il canto delle muse”; ”I giovani là e le ragazze ricchi…giocano insieme
nel cerchio. Giocano tutti. Immediato e veloce Hora girata come una ruota che si muove…”. pp. 219, 313.
13
Ion Drăgușanul, Datina Biblia Românilor, Grupul Editorial Muşatinii, Suceava, p. 101.
14
Capcelea Valeriu, Tradiția – esența, locul și rolul ei în existența socială, Bălţi, p. 103.
della moralità15. Nel passato le danze nei villaggi erano una scuola di etica, estetica, umanità, una
scuola di comunicazione di tutto ciò che è bello, buono, modesto e di prezzo valore,
spiritualmente e allegramente. Horele erano meccanismi efficaci per regolare il comportamento
delle persone, educando le facoltà morali16.
Il tipo di Hora, rappresentato in diverse ipostasi sui muri esterni delle chiese moldave,
dimostra che i pittori non sono semplice copisti della ermini bizantina, ma mettono in gioco
esprimono la loro immaginazione e introducono nuovi elementi che ricordano le specificità del
luogo.
Il cerimoniale del battesimo e del matrimonio ortodosso conserva un modello dell’hora.
Per esempio, durante la cerimonia nuziale, il sacerdote insieme con gli sposi e i testimoni
circonda tre volte la tavola su cui è posto il Santo Vangelo e canta tre tropari 17. Il numero tre
ricorda l’importanza della Santissima Trinità nella nostra vita, ricorda la danza ebraica, l’armonia
dell’hora romena, e d’altra parte esprime la gioia del matrimonio, ma significa anche che dal
momento del matrimonio ale gli sposi devono centrare la lor vita in Cristo18.

Tav. Parabola del Figliolo Prodigo, Humor, la scena della danza (Hora), il disegno di Ion I. Solcanu.

15
Ibidem, pp. 104-105.
16
Ibidem, p 103; Ichim Dorinel, Hora-dans, ornament, simbol, in Studii și cercetări-Muzeul Satului și de Artă
Populară, vol. 1, București, 1981.
17
Sfântul Simeon al Tesalonicului, Despre Sfintele hirotonii, cap. 169, op. cit., p. 133-134.
18
Pr. Pompiliu Nacu, Minunat este Dumnezeu întru sfinții săi, op. cit., pp. 178-179.
Il Medioevo fu il periodo brillante dei principi Stefan il Grande, Petru Rareş, Alexandru
Lăpuşneanu, seguiti da Movileşti. Il loro contributo allo sviluppo del patrimonio nazionale è
molto importante, lasciandoci famose chiese fortificate e monasteri, che continuano a fiorire
nonostante il tempo. Questi monumenti combinano l’armonia degli stili architettonici gotico-
bizantino e pittorico, intrecciati con elementi umani e religiosi. Le costruzioni impressionano
ancora per la struttura esterna, che si manifesta con l’originalità dei temi, attraverso numerosi
dettagli di influenza locale, la combinazione cromatica di temi teologici e il valore artistico
eccezionale.