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1.

LE LINGUE SETTORIALI
Una lingua speciale è una varietà di lingua caratterizzata da alcune particolarità:
- riflette generalmente un sapere specialistico, condiviso da una minoranza di esperti, e
risponde allo scopo di favorire la comunicazione all'interno di quel gruppo;
- utilizza tratti linguistici propri della lingua di riferimento (nel nostro caso, l'italiano),
integrandoli per quanto riguarda il lessico e la formazione delle parole (in particolare con
l'impiego di prefissi e suffissi su una base lessicale);
- tende, a differenza della lingua comune, polisemica per natura, a essere univoca, cioè a
stabilire un rapporto preciso e costante tra parole e cose.
IL LINGUAGGIO DELLA SCIENZA
Negli ultimi decenni, anche nei linguaggi scientifici si è fatta sentire l'influenza della nuova
lingua di comunicazione internazionale: l'inglese. Sempre più numerose sono le riviste
scientifiche di tutto il mondo che pubblicano solo contributi scritti in inglese e anche le riviste
scientifiche italiane.
Con l'espressione scienze dure: tradizionalmente, vengono considerate dure (dall'inglese
hard) scienze come la matematica, la fisica e la chimica, mentre si ritengono molli (inglese
soft) discipline come le lingue speciali la psicologia, l’antropologia, l’economia; in qualche
misura anche la biologia e la medicina. Le lingue delle scienze a base matematica è di certo
quella che possiede il più alto tasso di tecnicità.
IL LINGUAGGIO BUROCRATICO E GIURIDICO
Il linguaggio giuridico si presenta innanzi tutto con una forte impronta tradizionale. A
livello lessicale, quest'impronta è confermata dalla presenza di numerosi latinismi non
adattati, che si spiegano ricordando la diretta provenienza del diritto italiano dalla tradizione
giuridica romana. Non mancano, tuttavia, esempi più recenti di forestierismi tratti
dall'inglese, che identificano, per esempio, alcune forme di contratto commerciale come il
leasing, il franchising e il factoring. In un testo che ha valore di legge: così, per esempio, nella
distinzione tra multa e ammenda, o tra amnistia e indulto. L'uso di forme impersonali con
il si (si ritiene che…, si dispone che…)
IL LINGUAGGIO MEDICO
Nell'insieme delle lingue scientifiche, quella della medicina si distingue per una grande
ricchezza terminologica (al punto che, in un comune dizionario dell'uso, quasi un lemma su
venti proviene dall'àmbito medico) e per una fortissima presenza anche nella lingua comune,
dovuta alle molte occasioni di contatto del grande pubblico con il sapere medico. Per
rendersi conto della frequenza con la quale è possibile imbattersi in una parola della medicina,
basti pensare a termini come occhio e fegato, appartenenti anche al lessico fondamentale
dell'italiano. Rispetto ad altre lingue speciali d'àmbito scientifico, quella della medicina
appare ancora oggi legata a caratteristiche tradizionali. Le fonti privilegiate del lessico
medico rimangono, in particolare, le due lingue classiche. Il greco, diffuso soprattutto nella
patologia: la descrizione delle malattie e dei loro sintomi e il latino, più frequente per ragioni
storiche nell'anatomia: la descrizione del corpo umano, dei suoi organi e degli eventi che
lo riguardano. Più rare le parole provenienti dall'arabo, lingua che comincia a perdere
influenza sul lessico medico a partire dal Cinquecento. Si è verificato anche in questo campo
un continuo aumento della presenza degli anglicismi: tra i molti, è possibile citare screening
'esame', by-pass, clearance.
+ l'alta frequenza dell'uso del passivo, con lo scopo di rendere il più possibile impersonale
l'esposizione dei contenuti scientifici.
IL LINGUAGGIO DELL’INFORMATICA
Linguaggio globale quasi per eccellenza, quella dell'informatica è una lingua speciale nella
quale quasi ogni termine ed espressione rimanda direttamente o indirettamente all'inglese (in
particolare all'inglese degli Stati Uniti, dove la disciplina è nata e si è sviluppata). Molto
scarsi sono gli apporti da altre lingue. Tra queste il francese, al quale dobbiamo parole molto
diffuse come consolle o subroutine, oltre allo stesso termine informatica: dal francese
informatique. (Da quando, alla fine degli anni settanta, il PC (persona! computer) ha reso
accessibile anche ai singoli utenti l'acquisto di un computer, l'informatica è via via diventata -
anche in Italia - un fenomeno di massa.) Così, solo in qualche caso si è ricorsi al calco (tra i
più fortunati: finestra /window, cartella /directory, disco rigido /hard disk, lettore ottico
/scanner), preferendo quasi sempre accettare l'anglicismo crudo (hardware, software,
backup, default ecc.).
IL LINGUAGGIO DELL’ECONOMIA E DELLA FINANZA
Per loro stessa natura, le discipline economico-finanziarie coinvolgono diversi àmbiti, da
quello delle scienze economiche descrittive e storiche (economia politica, economia
tributaria, socioeconomia) a quello delle transazioni commerciali e finanziarie,
rappresentato dall'attività della borsa, delle banche e delle imprese. Questo fa sì che la
lingua dell'economia e della finanza assuma caratteristiche differenti a seconda che la sua
produzione risalga alla comunità scientifica internazionale oppure al mondo professionale,
agli addetti ai lavori del settore. Nel primo caso i testi legislativi di materia economica, i
manuali universitari e la stampa giornalistica specializzata. Il lessico, come spesso accade
per discipline di respiro internazionale, si caratterizza per una fortissima presenza di
anglicismi, che si alternano in diversa misura a equivalenti forme italiane, spesso
rappresentate da perifrasi descrittive. Da questo punto di vista, dunque, il linguaggio
economico-finanziario si distingue dalle altre lingue speciali, che di norma evitano il ricorso
ai sinonimi per ragioni di chiarezza e precisione.
1.l'equivalente italiano ha la stessa frequenza del prestito inglese (fuori borsa I over the
counter, mercato azionario I Stock Exchange, obbligazione I bond, impresa in
partecipazione I joint venture) 2. il prestito inglese è più frequente della forma italiana,
pure disponibile: per esempio cash /low è preferito a flusso di cassa, share ad azione. 3.
l'anglicismo rappresenta l'unica forma disponibile, non esistendo un reale equivalente
italiano (per esempio futures 'contratto a termine con clausole estremamente vincolanti',
swap 'flusso di denaro tra due soggetti che hanno sottoscritto un'obbligazione’.
IL LINGUAGGIO SPORTIVO
La lingua speciale dello sport si caratterizza soprattutto per un basso livello di tecnicità e una
stretta vicinanza alla lingua comune. Questa debolezza tecnica si riscontra innanzi tutto nella
scelta delle parole. I forestierismi (e in particolar modo gli anglicismi) sono molto frequenti,
come accade in genere per le lingue tecnico-scientifiche, ma solo in rari casi vengono usati
in modo esclusivo (dribbling, stop, tunnel, pivot), mentre spesso subiscono una fortissima
concorrenza da parte di forme italiane altrettanto diffuse (se non di più: basti pensare per
l'inglese ad alternanze come goal I rete, corner I calào d'angolo, derby I stracittadina, uppercut
I montante, jab I diretto; per il francese a grimpeur I scalatore o boxeur I pugile), venendone
in molti casi totalmente soppiantate (footballer I calciatore, forward I attaccante, fault I fallo).
2. LINGUAGGIO DEI MEDIA
L’ITALIANO DEI GIORNALI
Il linguaggio dei giornali rappresenta tradizionalmente una realtà molto composita. Sia per le
differenze che esistono tra i vari tipi di giornale (mensile, settimanale o quotidiano;
"generico" o "specializzato", per esempio economico), sia per la netta differenziazione
interna. Il giornale è una specie di contenitore in cui trovano posto argomenti tra loro molto
diversi e ogni settore (politica, economia, sport, spettacolo) ha un suo particolare
linguaggio, che attinge alle varie lingue speciali, riformulandole per renderle accessibili
al largo pubblico; oppure - come accade sempre più spesso - ibridandole e dando vita a
quelli che si chiamano testi misti. L'attenzione per il destinatario e l'esigenza di rendere
interessante la lettura sono alla base anche dell'alto tasso di parole nuove tipico dei giornali.
Si tratta spesso di formazioni fantasiose o ironiche (tra le molte apparse negli ultimi anni:
voltagabbanismo, castel/are 'fantasticare, fare castelli in aria', alibista 'chi cerca scuse per
non affrontare un problema', struzzeggiare 'far finta di non sapere'), che tengono viva
l'attenzione del lettore, ma raramente sopravvivono nell'uso degli stessi giornali. Usare le
tradizionali espressioni del linguaggio burocratico ('arrestare'). L'editoriale, ovvero l'articolo
nel quale un esperto autorevole esprime la propria opinione (ma, quindi, insomma ecc.)
LINGUAGGIO DELLA POLITICA
Come il linguaggio dei giornali, anche quello politico non è propriamente un linguaggio
settoriale: il suo lessico attinge di volta in volta ad altre lingue speciali (in particolare a
quella giuridica e, soprattutto negli ultimi anni, a quella dell'economia). Su una base
terminologica formatasi essenzialmente tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento (in
gran parte sul modello franco-britannico: democrazia, borghesia, capitalismo,
maggioranza, costituzione, opposizione ecc.), s'innestano novità lessicali attinte dalla lingua
comune (manovra) e da molte lingue settoriali (per esempio, dalla geometria:
piattaforma, vertice, asse ecc.; dalla medicina: diagnosi, fibrillazione; dallo sport:
staffetta, sorpasso). Dopo la crisi dovuta agli scandali di Tangentopoli (1992), anche la
politica italiana ha imparato ad adeguare il proprio linguaggio a quello del destinatario
(come da sempre fa la pubblicità, e ormai da tempo la televisione). Abbandonato quello che
potremmo chiamare il "paradigma della superiorità" («Tutti sanno il fascino che hanno per il
volgo le parole difficili: non le intende, ma sono di moda, piene di possibilità impensate,
quindi tanto più attraenti quanto più awolte nella nebbia», diceva il glottologo Benvenuto
Terracini) , la lingua dei politici ha cominciato a puntare sul "paradigma del
rispecchiamento". Ha abbandonato i toni elevati e le forme oscure del politichese tradizionale,
per riprodurre il più possibile il modello linguistico degli elettori, semplificando notevolmente
lo stile e la scelta delle parole.
IL LINGUAGGIO DELLA PUBBLICITÁ
Quello della pubblicità è un linguaggio composito, nel quale il codice verbale, seppure molto
importante, rappresenta soltanto uno dei molti codici possibili; sia negli spot televisivi e
radiofonici sia negli spazi pubblicitari di giornali e riviste, accade anzi sempre più spesso che
alla parola venga dedicato uno spazio limitato, a vantaggio di altre forme di comunicazione
giudicate più efficaci, come l'immagine e la musica. La caratteristica fondamentale
dell'italiano usato nella pubblicità è quella di essere una lingua tutta orientata verso la
persuasione; pensata per suscitare nel destinatario desideri profondi, che vanno oltre
quello della semplice merce presentata (appartenenza a un mondo di valori positivi e
rassicuranti, a una categoria degna di stima e ammirazione, a una condizione di successo
personale). Di qui il tono sicuro - se non perentorio - di molti slogan declinati all'imperativo:
«Scegli un mondo genuino»; «Passa a Vodafone»; «Non mangiartela con gli occhi, vieni a
provarla»; di qui la proiezione verso un futuro presentato come certo: «Comprala: non potrai
più farne a meno»; «Chiamami Peroni, sarò la tua birra». Per incuriosire il pubblico,
catalizzarne l'attenzione. Si privilegiano perciò gli espedienti più espressivi del linguaggio;
tra gli altri: i giochi di parole (0 è una Lacoste presa qui, o è presa in giro); le costruzioni
circolari, che stimolano un processo di identificazione tra soggetto e oggetto, tra consumatore
e merce (Per gli uomini che amano le donne che amano gli uomini); - i richiami fonici (Brrr. ..
Brancamenta; Mitsubishi, mi stupisci); l'uso delle lingue straniere (soprattutto
dell'inglese, ormai anche in campi in cui tradizionalmente aveva più prestigio il francese,
come per esempio i profumi: Truth Calvin Klein. A new scent for women).
LINGUAGGIO DELLA RADIO
Ancora oggi, nonostante la concorrenza della televisione e dei media elettronici come
Internet, la radio raggiunge una vastissima fetta della popolazione italiana: secondo una
ricerca del 2008, la media nazionale di coloro che affermano di ascoltare la radio ogni giorno
si attesta intorno al 72%, superando 1'83 % nella fascia di età che va dai 18 ai 34 anni. Oggi il
linguaggio radiofonico si ispira esplicitamente al parlato spontaneo, specialmente per
quanto riguarda i network privati, caratterizzati da una cosiddetta "programmazione di
flusso". Una programmazione, cioè, in cui i singoli programmi non hanno uno spazio fisso
all'interno della giornata, ma sono inseriti in un blocco continuo che si ripete periodicamente,
cambiando soltanto il conduttore di riferimento. Lo schema della radio di flusso ha favorito lo
sviluppo di un nuovo italiano radiofonico basato sul ritmo e sulla velocità, caratterizzato
da uno stile diretto e spiccatamente informale. + ripetizione di parole e frasi chiave che
scandiscono il flusso
LINGUAGGIO DELLA TELEVISIONE
Secondo i dati ISTAT più recenti, la televisione - seppur parzialmente ridimensionata dalla
concorrenza di Internet - rimane ancora oggi il mezzo di comunicazione di massa più
diffuso in Italia, essendo utilizzata almeno per un'ora al giorno da quasi il 90% della
popolazione totale. Le trasmissioni nel passato sono pensate soprattutto per assicurare la
diffusione della cultura e giungere all'unificazione sociale e linguistica degli italiani,
facendoli rispecchiare nel medesimo modello di riferimento. Indipendentemente dal genere
della trasmissione, l'italiano di questa prima televisione è molto vicino alla lingua scritta:
normativamente accurato (non si trascurano per esempio i congiuntivi, né l'uso dei pronomi
personali egli, ella come soggetto); dotato di un ampio patrimonio lessicale e di una sintassi
sufficientemente complessa; basato su una pronuncia affidata alla voce di speaker
professionisti e molto attenta a evitare regionalismi.
LINGUAGGIO DELLA CINEMA
Il rapporto del cinema con la lingua italiana è stato a lungo caratterizzato dalla dinamica tra
dialetti e lingua nazionale. Fino ad anni recenti, la lingua italiana - ancora estranea all'uso
quotidiano di gran parte della popolazione - si presentava come uno strumento troppo
rigido e poco adatto per rappresentare verosimilmente la realtà. Registi e sceneggiatori si
sono serviti allora del dialetto o delle varie forme di italiano regionale.
3. IL LINGUAGGIO DEI GIOVANI
Funzioni: 1. una funzione ludica (ovvero di divertimento, di gioco, di scherzo), dalla quale
deriva anche un qualche modo di contrapporsi alla lingua degli adulti;
2. una funzione che permette di affermare l’appartenenza al gruppo e di delimitare il gruppo
verso l’esterno;
3. una funzione che invece consente l’affermazione del singolo all’interno del gruppo.
La lingua dei giovani è usata in certe situazioni comunicative, cioè per parlare tra giovani di
argomenti come lo sport, le amicizie e altri che sono al centro degli interessi dei giovani.
Perciò è in primo luogo una varietà diafasica o situazionale della lingua (un registro, dunque)
e secondariamente una varietà diastratica in quanto connessa a un gruppo.
Il dialetto per loro:
Nella lingua dei giovani le parole dialettali non entrano tanto per la necessita di riferirsi a
qualcosa di preciso (funzione denotativa) quanto per una funzione espressiva, o emotiva, o
scherzosa, fatto che è comune nelle varie situazioni giovanili. I dialettalismi, infatti, sono
spesso utilizzati per designare caratteristiche personali che il gruppo considera negative e
ciò ne dimostra la funzione ludico-espressiva.
Va aggiunto che sulla presenza di dialettalismi incidono pure la dialettofonia della comunità
linguistica a cui i giovani appartengono e il grado di scolarizzazione. Alcune ricerche
dimostrano che maggiore e la presenza della dialettofonia nell’ambiente e nella lingua dei
giovani, minori sono i neologismi e le creazioni di parole ovvero il lessico che rientra nella
componente gergale innovante, a sostegno dell’ipotesi che gli elementi giovanilesi aumentano
se diminuisce la dialettalità