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Lingua spagnola LM II

Elena Morena Cioffo

FEDERICO GARCÍA LORCA


EL POETA DICE LA VERDAD

El poeta dice la verdad Il poeta dice la verità

Quiero llorar mi pena y te lo digo Voglio compiangere la mia pena


para que tú me quieras y me llores te lo dico affinché mi ami e mi pianga
en un anochecer de ruiseñores, al calare del sole di usignoli
con un puñal, con besos y contigo. con un pugnale, con baci, insieme a te.

Quiero matar al único testigo Voglio ammazzare il solo testimone


para el asesinato de mis flores per il danneggiamento dei miei fiori
y convertir mi llanto y mis sudores e trasformare il pianto e le fatiche
en eterno montón de duro trigo. in infinito cumulo di grano

Que no se acabe nunca la madeja Che possa non finir mai la matassa
del te quiero me quieres, siempre ardida del ti amo mi ami, sempre divampante
con decrépito sol y luna vieja. con decrepito sole e luna vecchia.

Que lo que no me des y no te pida Che ciò che non mi dai e che non ti chiedo
será para la muerte, que no deja sia per la morte, che non concede
ni sombra por la carne estremecida. nemmeno l’ombra per la carne scossa.
Tema della poesia: racconta di un dolore passato senza però specificarlo, vuole superare questo
dolore che lo sta facendo soffrire molto e tornare ad amare.

Struttura del componimento


Si tratta di un sonetto, quindi è costituito da 14 versi endecasillabi con rima consonante incrociata
ABBAABBA nella prima parte composta da due quartine e a rima alternata CDCDCD nella
seconda parte composta da due terzine. L’endecasillabo ha un solo accento obbligatorio sulla
decima sillaba ed altri due accenti mobili e vincolanti sulla quarta e sulla sesta sillaba, infatti
proprio per questo l’endecasillabo può essere a minore, quando gli accenti si trovano sulla quarta e
decima sillaba e a maiore, quando essi si trovano sulla sesta e decima sillaba.

vo-glio-com-pian-ge-re-la-mi-a-pe-na (a minore)
te-lo-di-coaf-fin-ché-mia-mie-mi-pian-ga (a maiore)
al-ca-la-re-del-so-le-diu-si-gno-li (a maiore)
con-un-pu-gna-le-con-ba-ciin-sie-mea-te (a maiore)

vo-glioam-maz-za-reil-so-lo-te-sti-mo-ne (a minore)
per-il-dan-neg-gia-men-to-dei-miei-fio-ri (a maiore)
e-tra-sfor-ma-reil-pian-toe-le-fa-ti-che (a maiore)
in-in-fi-ni-to-cu-mu-lo-di-gra-no (a maiore)

che-pos-sa-non-fi-nir-mai-la-ma-tas-sa (a maiore)
del-tia-mo-mia-mi-sem-pre-di-vam-pan-te (a maiore)
con-de-cre-pi-to-so-lee-vec-chia-lu-na (a maiore)

che-ciò-che-non-mi-daie-che-non-ti-chie-do (a maiore)
sia-per-la-mor-te-che-nem-me-no-la-scia (a minore)
un-si-mu-la-cro-per-la-car-ne-scos-sa (a minore)

Ha una doppia struttura interna:


la prima va dal verso 1 al verso 8: l’autore esprime il suo dolore e vorrebbe trasformare il pianto e la
sofferenza in amore.
la seconda va dal verso 9 al verso 14: desidera che l’amore non si esaurisca mai, nemmeno con la
morte, la quale non ha pietà di nessuno.
Campo semantico
Il poeta esprime il suo dolore e il suo senso d’angoscia attraverso un tipo di lessico collegato al
campo semantico della sofferenza: llorar (v.1) – llores (v.2) – llanto (v.7) – pena (v.1) - matar (v.5)
– asesinato (v.6) – sudores (v.7).

Il sonetto da me tradotto e analizzato fa parte della raccolta “Sonetos del amor oscuro”, 11 sonetti
scritti nell’ultimo periodo della sua vita e pubblicati postumi, composti per una determinata persona
che il poeta aveva in mente. L’aggettivo oscuro è utilizzato in molte occasioni nell’opera di Lorca e
viene messo in relazione con il desiderio amoroso omosessuale. Fin dai titoli si nota una particolare
attenzione nel neutralizzare il genere della persona amata alla quale sono dedicati i sonetti. Ciò è
dovuto anche al periodo in cui visse Lorca e dallo status quo che un uomo conosciuto come lui
doveva mantenere per tenere lontana la sua omosessualità dalla sua vita professionale e pubblica e
proprio per questo, il poeta dovette trovare degli artifici poetici che gli permettessero di esprimere i
sentimenti amorosi attraverso il genere neutro. In un’intervista il poeta Vicente Aleixandre parlando
dei sonetti di Lorca disse che si trattava di un “amore dalla difficile passione, passione oscura e
dolorosa, non corrisposta o mal vissuta ma ciò non voleva dire che si trattasse specificamente di un
amore omosessuale”.

Nel primo verso della seconda quartina si parla della “morte del testimone”, questa frase può essere
interpretata come un voler nascondere, occultare qualcosa da parte del poeta, specialmente perché è
seguita dalla frase “el asesinato de mis flores” che comporta un’idea di perdita della gioventù e
dell’innocenza.
A seguire, i due versi della seconda quartina chiariscono il significato profondo del sonetto:

y convertir mi llanto y mis sudores e trasformare il pianto e le fatiche


en eterno montón de duro trigo in infinito cumulo di grano

l’immagine del sudore e del pianto rappresenta una perdita, un dolore che si manifesta attraverso il
corpo mentre l’immagine del grano duro/frumento rappresenta il nutrimento, l’alimento primordiale
dell’uomo che potremmo interpretare anche da un punto di vista spirituale che ben potrebbe rendere
l’idea del seme che muore per dare frutto, il poeta vuole trasformare il dolore in amore.
In questo componimento si può notare una delle grandi preoccupazioni di Federico Garcia Lorca, la
perdita della persona amata che viene ben evidenziata nel primo verso della prima terzina

que no se acabe nunca la madeja che possa non finire mai la matassa

dove la voce poetica parla in prima persona con un interlocutore che si può dedurre essere la
persona amata al quale chiede che non finisca la relazione e che si abbia un dialogo tra i due per
mezzo dell’amore attraverso l’immagine della matassa che per avvolgerla o scioglierla ha bisogno
di due persone.
Nel verso successivo

del te quiero me quieres, siempre ardida del ti amo mi ami sempre divampante

ho cercato di esprimere lo stesso significato dei due versi di questa prima terzina e cioè “che non si
esaurisca mai il dialogo d’amore fatto dai ti amo reciproci, un dialogo sempre acceso”.

Nell’ultima terzina c’è un’allusione alla morte in cui l’immagine poetica cambia e passa da una
sorta di supplica iniziale ad una sentenza nel finale:

Quiero llorar mi pena y te lo digo Voglio compiangere la mia pena


para que tu me quieras y me llores te lo dico affinché mi ami e mi pianga
que lo que no me des y no te pida che ciò che non mi dai e che non ti chiedo
serà para la muerte, que no deja sia per la morte che non concede
ni la sombra por la carne estremecida nemmeno l’ombra per la carne scossa

Ho cercato di rispettare il più possibile la sintassi del componimento, tranne nel primo verso, poiché
volendo mantenere i versi endecasillabi con i relativi accenti, ho deciso di tradurre llorar con
compiangere e spostare la parte finale del primo verso unendolo al verso successivo ricorrendo
quindi alla figura retorica dell’enjambement in modo da ottenere versi endecasillabi in entrambi i
casi e mantenerne il significato, a causa di questo tipo di scelte, ho dovuto sacrificare l’intero
schema rimico del sonetto.
Oltre all’uso dell’enjambement nel testo originale, notiamo l’uso dell’anafora nei vv. 1 e 5 (quiero),
vv.2 e 6 (para), vv. 9 e 12 (que).