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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA - FACOLTÀ DI INGEGNERIA

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CIVILE, ARCHITETTURA, TERRITORIO E AMBIENTE (DICATA)

Corso di Idrologia
A.A. 2011-2012

Esercitazione n° 5

STIMA DELLE PORTATE AL COLMO DI PIENA

La presente esercitazione ha lo scopo di illustrare alcune tra le metodologie disponibili in Idrologia


per la stima delle portate al colmo di piena.
Con riferimento ai valori di portata al colmo riportati in Tabella I, si chiede di stimare per la sezione
di Panesi sul fiume Entella (area drenata dalla sezione di interesse A = 364 km2) i quatili della
portata al colmo di piena corrispondenti a tempi di ritorno pari a 50, 100, 200 e 500 anni.
Le stime dovranno essere condotte secondo le seguenti modalità:
• in modo diretto, utilizzando la distribuzione di Gumbel e la distribuzione lognormale, a partire
dalle sole osservazioni nella stazione di Panesi;
• secondo un modello probabilistico regionale, utilizzando il metodo della portata indice, a partire
dalle osservazioni disponibili per la sezione di Panesi e per le sezioni di altri corsi d'acqua
appartenenti ad una regione verosimilmente omogenea dal punto di vista idrologico (utilizzando
per la stima della curva di crescita1 sia la distribuzione di Gumbel che quella lognormale). I dati
necessari sono riportati in Tab. I e si riferiscono alle serie storiche dei massimi annuali delle
portate al colmo relative alle sezioni di San Martino (Lavagna, A = 163 km2), Panesi (Entella, A
= 364 km2), La Presa (Bisagno, A = 34 km2) e Calamazza (Magra, A = 939 km2).
In entrambi i casi si valuti l’adattamento delle funzioni di probabilità utilizzate mediante il test di
Pearson, con valori del livello di significatività α=0.01, 0.05 e 0.10.
Inoltre si richiede di confrontare sulla carta probabilistica della distribuzione di Gumbel le due
distribuzioni considerate, sia nel caso di stima regionale che nel caso di stima locale.
Si confrontino i quantili ottenuti ai punti precedenti con:

• il valore fornito dal modello VAPI, con curva di crescita della variabile Q/µ dedotta dalla
distribuzione GEV, secondo la formulazione di Bocchiola et al. (2004)2 (v. Fig. 2 e Tabella
II) e portata indice stimata secondo la formula di Brath e Franchini (1998)3 -
µ(Q)=1.6A0.74mi0.42 - con il valore del parametro pluviometrico mi (mm/h) dedotto dalla
mappa di Fig. 3.

1
Per curva di crescita si intende il legame tra i quantili della variabile Q/µ e i corrispondenti valori del tempo di ritorno.
2
Bocchiola, D.; De Michele, C.; Rosso, R. (2004), L’applicazione della legge generalizzata del valore estremo GEV
all’analisi regionale delle piene in Italia, L’Acqua, n. 1, pp. 43-61.
3
Brath, A.; Franchini, M. (1998), La valutazione regionale del rischio di piena con il metodo della portata indice, In:
Maione U.; Brath, A. (curatori) La difesa idraulica dei territori fortemente antropizzati, Editoriale Bios, Cosenza

1
• i quantili valutati sulla base del modello parametrico basato sulle formule di stima
regionale proposte da Beretta et al. (2001)4,
µ (Q ) = 1.83 ⋅ 10 −2 A 0.72 M h1.28φ 0.72
(Italia centrosettentrionale)
σ (Q ) = 0.130 A0.58 S h1.17φ 0.85
dove φ indica un indice di infiltrabilità del suolo, da valutare tramite apposita mappa (Fig.
1), mentre i parametri pluviometrici Mh e Sh (mm) indicano rispettivamente le medie
spaziali delle medie e degli scarti quadratici medi (temporali) delle serie storiche delle
altezze massime annuali di precipitazione giornaliera relative ai pluviometri ricadenti nel
bacino. Per il bacino dell’Entella a Panesi si assuma Mh =119.28 mm e Sh=56.03 mm.
Ù

• il valore fornito dalla formula di Gherardelli-Marchetti (per T=100 anni).

Entella a Panesi

Fig. 1. Ubicazione delle stazioni idrometrografiche della Liguria utilizzate nella formulazione del
modello regionale di Beretta et al. (2001)

Indicazioni per lo svolgimento

Molti problemi progettuali in ambito idraulico richiedono la valutazione del rischio idrologico che
caratterizza un corso d'acqua, vale a dire richiedono la stima della portata al colmo di piena temibile
in una certa sezione del corso d'acqua. La difficoltà di effettuare tale stima in termini strettamente
deterministici5 obbliga ad una valutazione in termini probabilistici della possibilità che un
determinato evento di piena possa verificarsi in una certa sezione del corso d'acqua, identificando a
tale scopo la distribuzione di probabilità che caratterizza il valore massimo della portata al colmo di
piena che si può verificare in un generico anno. Occorre in sostanza individuare la funzione
PQ ( q ) = Pr[ Q ≤ q] (1)

4
Beretta, A., Majone, U., Tomirotti, M. (2001), Aggiornamento del modello MG per la stima delle portate di piena dei
corsi d’acqua italiani, L’Acqua, n. 4, pp. 7-19.
5
E' noto come il verificarsi di un evento di piena in un corso d'acqua dipenda innanzitutto dalle caratteristiche
meteorologiche del nubifragio che l'ha provocato, ossia da un fenomeno intrinsecamente impredicibile. Tale
impredicibilità è inoltre complicata dalle notevoli indeterminazioni legate alla modellazione della dinamica del
ruscellamento, della dispersione idrografica lungo la rete e della propagazione lungo il corso principale.

2
per la sezione idrografica di interesse, che rappresenta il legame funzionale tra i valori delle portate
di piena e le probabilità ad esse associate.
Una prima classe di metodi per la determinazione della portata al colmo per assegnato periodo di
ritorno6 è quella della stima diretta attraverso modelli probabilistici, basata sulla ricerca del
migliore adattamento7 di una assegnata forma analitica della distribuzione di probabilità ai dati
osservati direttamente nel sito di interesse durante un periodo più o meno lungo8. Tra le forme
analitiche utilizzate per descrivere il comportamento di estremo dei dati vanno annoverate la
distribuzione del massimo valore del primo e del secondo tipo e la distribuzione lognormale a 2
parametri. La distribuzione di Gumbel (o del massimo valore del primo tipo)
  q − u 
PQ (q ) = exp − exp −  (2)
  α 
richiede la stima dei due parametri, u ed α, che può essere condotta, ad esempio, con il metodo dei
momenti, attraverso le:
u = µ (Q ) − 0.5772α , α = 0.779σ (Q ) (3)
dove µ(Q) e σ(Q) indicano rispettivamente la media e lo scarto quadratico medio della variabile Q,
da stimare mediante i corrispondenti valori campionari.
Se viene utilizzata la distribuzione lognormale a due parametri (LN2)
q
1  1  ln x − µ 
2

exp −    dx
ln Q
PQ (q ) = ∫ (4)
x 2π σ ln Q 
 2  σ ln Q  
0
  
i parametri µ e σ vanno stimati tenendo presenti le seguenti relazioni:

1  σ (Q) 2 
µ ln Q = ln µ (Q) − σ ln2 Q , σ ln Q = ln1 + 
2 
(5)
2  µ (Q) 
Quando sia necessario condurre la stima per un sito non strumentato, si dovrà abbandonare la stima
diretta per una stima regionale o per una stima indiretta, a partire dalle precipitazioni. Nel caso sia
utilizzata la procedura di stima regionale occorre analizzare il comportamento spaziale della
variabile aleatoria Q, così come risulta dalle osservazioni disponibili per sezioni diverse di corsi
d'acqua diversi, tuttavia appartenenti ad una regione idrologicamente omogenea.
In particolare, utilizzando il metodo della portata indice, si assume che la distribuzione di
probabilità della variabile Q sia la stessa in tutti i siti della regione omogenea a meno di un fattore
di scala, rappresentato appunto dalla portata indice, assunto solitamente coincidente con la media
µ(Q). Ciò equivale dunque ad assumere che la distribuzione di probabilità della variabile
adimensionale Q * =Q µ (Q ) sia la stessa in tutta la regione omogenea; il legame tra i valori della
variabile Q* e il tempo di ritorno viene detto curva di crescita.
Per la stima indiretta della portata indice µ(Q), devono poi essere tarate formule che leghino il
valore di tale grandezza alle caratteristiche topografiche e morfologiche dei bacini per i quali siano
a disposizione dati osservati. Tra queste, la relazione tra µ(Q) e la superficie del bacino sotteso A, é
quella che offre, generalmente, sufficienti capacità descrittive. In particolare, la legge di potenza:
µ (Q) = cA n (6)

6
Conviene ricordare che il periodo di ritorno è legato al generico livello di probabilità P dalla relazione T =1/(1-P).
7
Il migliore adattamento deve essere verificato per mezzo di opportuni test statistici ed in base ad eventuali
caratteristiche specifiche della serie osservata.
8
La valutazione diretta con un qualsivoglia modello probabilistico sarà possibile solo se ricorrono le condizioni di
numerosità del campione sufficienti ad una corretta stima del modello stesso.

3
risulta generalmente in grado di interpretare la variabilità della media delle portate al colmo con
l’area.
Per la stima della curva di crescita delle portate al colmo adimensionali Q * occorre
adimensionalizzare preventivamente le serie disponibili dividendo i valori storici ciascuno per la
media delle serie di appartenenza e, successivamente, stimare la distribuzione di probabilità su di un
campione composto da tutte le serie adimensionalizzate. Si otterrà così una curva di crescita delle
portate al colmo al variare del tempo di ritorno, che consente di individuare, per ogni assegnata
probabilità, un valore del generico rapporto Q * (T ) . Calcolando il valore di µ(Q) dalla (6.) in
corrispondenza dell’area sottesa dalla sezione in esame As, e moltiplicando per questo il valore del
rapporto Q * (T ) si potrà ottenere la stima della portata al colmo Q(T) per il preassegnato valore del
tempo di ritorno.

Quando non sia possibile ricorrere né a stime locali né a stime regionali, è necessario fare ricorso a
metodi di valutazione del colmo di piena di tipo indiretto. A questo scopo in letteratura sono state
proposte numerose formule empiriche, che, tra i molti difetti, annoverano anche l'impossibilità di
assegnare alla stima così condotta un livello di frequenza. Tra le numerose formule la più diffusa è
quella di Gherardelli-Marchetti, scritta nella
100 2 / 3
q max = q100 ( ) (7)
A
in cui viene fornito il valore del massimo contributo di piena qmax per unità di superficie. La portata
al colmo è poi calcolata moltiplicando tale contributo unitario per la superficie A del bacino (in
km2). Il parametro caratteristico della (7), q100 , dipende dall'area geografica in cui il bacino è
situato. Le stime per i bacini italiani sono reperibili in letteratura9. Per il bacino dell'Entella si può
assumere q100 = 14.

9
cfr., ad es., Maione, U. (1995) Le piene fluviali. La Goliardica Pavese, Pavia.

4
Tabella I - Massimi annuali delle portate al colmo di piena per alcuni corsi d’acqua liguri
Portate al colmo massime annuali (m3/s) Portate al colmo massime annuali (m3/s)
Anno Bisagno Lavagna Entella Magra Anno Bisagno Lavagna Entella Magra
(La Presa) (S. Martino) (Panesi) (Calamazza) (La Presa) (S. Martino) (Panesi) (Calamazza)
1924 73.3 124 1961 626 630 1429
1925 26.9 73.2 1962 264 251 809
1926 75.7 1963 479 796 1010
1927 66.5 1964 52.4 190 327 1510
1928 48.4 77.6 1965 49.7 194 345 1645
1929 34.5 75.6 1966 63.4 321 381 1880
1930 31.7 86.5 410 1967 51.6 297 574 1466
1931 161 193 1150 1968 39.1 281 590 1917
1932 30.3 73.6 899 1969 45.6 549 2526
1933 51.7 108 420 1970 119.6 625 1490
1934 38 328 1170 3100 1971
1935 150 236 609 2530 1972
1936 124 182 497 758 1973 226.4
1937 156 344 547 1220 1974
1938 122 356 1020 1330 1975
1939 212 333 454 1410 1976
1940 123 452 803 3100 1977 3021.97
1941 106 385 475 2465 1978
1942 114 312 344 929 1979
1943 56.8 141 245 586 1980
1944 61.8 250 450 1981
1945 58.4 1982
1946 57.6 293 1042 1983
1947 94.7 411 1465 1984
1948 183 904 1074 1985
1949 187 397 767 2051 1986
1950 98 453 836 1431 1987
1951 150 511 790 3070 1988
1952 71 225 414 2360 1989
1953 182 900 1990 1050 1990
1954 339 647 1900 1991 229.5
1955 212 356 1130 1992 677.47
1956 251 463 674 1993 493.72
1957 251 584 683 1994 448.04
1958 474 615 1500 1995 763
1959 647 1000 2600 1996 369.72
1960 233 615 3480 1997 646.81

5
Fig. 2. Regioni omogenee individuate nell’ambito del modello VAPI, secondo la formulazione di
Bocchiola et al. (2004).

Tabella II – Parametri delle curve di curva di crescita della variabile Q/µ per le regioni omogenee di
Fig. 2 (Bocchiola et al., 2004)

6
Fig. 3. Isolinee del parametro pluviometrico mi (mm/h) per la stima della portata indice µ(Q)
secondo la formulazione VAPI di Brath e Franchini (1998).