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GENNAIO

 L’oràreje di ferrjìtte!
L’orario dei furbetti! (Ferrjìtte (plurale). Ferrètte (singolare) è un vocabolo usato all’indirizzo
di una persona, che ha diversi significati, e cioè: furbetto, tirchio, calcolatore, persona difficile
da gabbare). La frase si rivolge a quelle persone che vanno a fare spesa all’ultima ora, al
mercato o alla pescheria (anticamente e in modo particolare), contando sul fatto che la merce
invenduta poteva essere contrattata a basso costo, e i commercianti, pur di non portarsela
indietro la svendevano).

 Bandàseme
Pantàsema (Con ogni probabilità, questo nome deriva dalla manipolazione popolare del
sostantivo latino “Phantasma”, cioè qualcosa che si mostra all’improvviso, che spaventa. Nei
riti agricoli di cultura pagana del centro Italia, è una figura femminile simbolo di fertilità della
terra. Chiamata anche “Fantasima o Mammoccia”. Insomma, un grande “Fantoccio” che nei
riti costruiscono con frasche, carta e che improvvisamente piomba tra la folla per spaventare
e poi divertire. Mi sembra evidente che i turesi abbiano associato questa figura a quella di un
tipo di donna somigliante per portamento alla Pantàsema. Insomma, nome dedicato a chi non
si esprime e assicura all’improvviso solo la presenza, appunto come un fantasma. Frase: “La
sòre de Ciccjìlle jèje na bandàseme, quànde se presènde e te la jàcchje nnànde!” (La sorella di
Ciccio è una pantàsema, improvvisamente si presenta e te la trovi di fronte).
FEBBRAIO
 A chèse de galandòmene, prìme la fèmene e pòo l’òmene.
A casa del galantuomo, prima la donna e poi l’uomo. (Nella traduzione si conserva la rima. Si usa
dire in occasione della nascita di una femminuccia. Di solito lo dice il padre per giustificare il
fatto che non è nato prima il maschietto. Diciamocelo, sotto sotto si preferisce il maschietto, forse
per dimostrare al paese e alla famiglia una specie di “potenza”: avrebbe detto, orgoglioso: “jèje
nète màschele!”).
 Fèje accòme dìche jìje e nan si facènne accòme fàzze jìje.
Fai come dico io e non fare come faccio io. (Si dice quando una persona consiglia un corretto modo di
fare, ma nella realtà lui fa il contrario (predica bene e razzola male). Tante volte, forse per cattiveria, si
additano di questo certi preti).
 U bbesciàrde avà tenèje la bbòna memòrje.
Il bugiardo deve avere la buona memoria. (Si dice a chi dice bugie e poi si smentisce da solo).

MARZO
 Jè mègghe u vjìnde da tùtte, e nòne u vjìnde da carevùtte.
È meglio il vento da tutto, e non il vento da un buco. (Meglio prendere il vento che spira da tutte
le parti, e non quello che colpisce un solo punto del corpo quando spira da un buco o da una
finestra socchiusa).
 Crìste dèje i vescòttere a chìdde ca nan tènene i djìnde!
Cristo dà i biscotti a chi non ha i denti! (Si usa dire ai soggetti che senza avere alcuna
particolare abilità hanno avuto fortuna o si sono arricchiti).
 Tenève u sèrpe jìnde a la màneche e nan me ne jère avvertìte.
Tenevo la serpe nella manica e non me ne ero accorto. (Si dice quando ci si accorge che
qualcuno, a cui si è fatto del bene e lo si è trattato con lealtà, è un traditore).

APRILE
 U bbesciàrde avà tenèje la bbòna memòrje.
Il bugiardo deve avere la buona memoria. (Si dice a chi dice bugie e poi si smentisce da solo).
 Fèsce u scème pe na scìje alla uèrre!
Fa lo scemo per non andare in guerra! (Si dice a chi finge di non capire o di non aver capito o
di non sentire per non lavorare, oppure per non fare qualcosa che lui non gradisce).
 Trè ddìje arràgghje u ciùcce!
Tre giorno raglia l’asino! (Si dice riferendosi a chi è arrabbiato perché qualcosa di brutto gli
è accaduto, oppure (riferito a chi non è presente) a qualcuno che si lamenta di una perdita
importante. Il modo di dire popolare stabilisce in tre giorni il tempo necessario per calmare la
rabbia o il dolore).
MAGGIO
 Crìsce i fìle, crìsce i pùurce!
Cresci i figli, cresci i porci. (Lo dicono i genitori quando i figli non si comportano nei loro
confronti come vorrebbero: magari trovandoseli nemici dopo avergli voluto e fatto loro del
bene).
 La cère strùsce e la precessiòne nan camìne!
Il cero si consuma e la processione non cammina (Si dice quando una situazione è statica,
lenta nel procedere. Può riguardare il lavoro, una situazione burocratica rimasta in attesa, una
risposta che non arriva o in altre occasioni dove il procedere è troppo lento o nulla).

 Addòo mèttene i pjìte i frabbecatùre nan nàsce jèrve pe sètt’anne!


Dove mettono i piedi i muratori non nasce l’erba per sette anni! (È una esperienza dovuta al
fatto che i muratori, dovendo andare avanti e dietro per svolgere la loro attività, sono costretti
a calpestare il terreno che prima era coltivato, quindi, diventando duro come fosse stato
cilindrato, impedisce la normale crescita dell’erba).

GIUGNO
 Prime e dìjnde, e pòo e parjìnde!
Prima ai denti, poi ai parenti (Anche questa è un’esperienza popolare che dice di pensare
prima a sé (ai denti nel senso del cibo-vita-benessere), poi ai parenti…).
 Ce bbuène uèje parèje, l’uèsse e la pèdde ava parèje!
Se buono vuoi sembrare, l’osso e la pelle deve sembrare! (Il modo di dire è traslitterato, il
senso e il significato è il seguente: Se importante vuoi sembrare, l’osso e la pelle deve apparire.
Questo a indicare il sacrificio e il percorso impegnativo che l’uomo deve fare per uscire dalla
condizione di povertà e accumulare ricchezza, tanto da sembrare “bbuène”, cioè ben messo e
in stato di benessere).
 U mangèje de la sère, jeje mangèje pèrse!
Il mangiare della sera, è mangiare sprecato! (Diciamo che tanto tempo fa, si consigliava di
non mangiare la sera, più per mancanza di cibo: il cibo era carburante che necessitava per
lavorare. Da qualche tempo si consiglia per mantenersi in linea, in forma. “La sère se mànge
na scemetùdene” La sera si mangia una “scemenza”, cioè una cosa leggera).

LUGLIO
 Jòmene sènza cùnde, mòre sènza cànde!
Uomo senza conti, muore senza canti! (Si dice a chi nella vita sciupa e non dà il giusto valore
ai soldi, perché poi, quando muore, capita di non potersi pagare nemmeno una Messa cantata).
 La bescìje vèje nnànde, la veretèje vène rète!
La bugia va avanti, la verità viene dietro! (Si dice per evidenziare una secolare se non
millenaria esperienza, cioè quella del percorso che fa la bugia, svanendo quando arriva la
verità).
 Nesciùne se pòte fèje cavàdde de cjìnde dequète!
Nessuno può dirsi cavallo da cento ducati. (Si dice per avvertire l’interlocutore, o quando si
parla di altri, che nessuno può vantare di essere unico).

AGOSTO
 La càndera ròtte, cèrte vòlte, adùre cchiù assèje de chèdda sène!
Il cantaro rotto, certe volte, dura più quello sano. (Dicasi di un cantaro rotto e riparato, che
viene poi usato con cautela e dura molto più di quello sano. Si usa, anche, associarlo a persona
che cura con molta attenzione i suoi problemi fisici e riesce a stare bene, molte volte più di
chi sta in buona salute e, capita, che improvvisamente subisce un danno fisico irreversibile,
mortale).
 Chène che chène nan se màngene!
Cani con cani non si mangiano. (Dicasi di quelli che sono nella posizione di potere e, fra loro,
si proteggono sempre, anche quando sembrano avversari, tanto per non il benessere, i
privilegi, il possesso e le conquiste fatte).
 Jòmene de pànze, jòmene di crejànze!
Uomo di pancia, uomo di creanza. (Con questo modo di dire, si vuole giustificare l’uomo
panciuto, che spesso è buongustaio e uomo che sa stare in compagnia).

SETTEMBRE
 Ddùu gardèddere nan pòtene stèje ‘ndo stèsse gaddenère!
Due galli non possono stare nello stesso pollaio. (Dicasi quando in una famiglia o compagnia
ci sono due soggetti con carattere dominante).
 Tànde u pertìje o ternjìdde ca se facìje dìsce u ggiùste!
Tanto lo portò al tornello (dispositivo girevole) che si fece dire il giusto (la verità). Il senso
è quello di coinvolgere una persona in un giro di parole, con lo scopo di farsi dire la verità
rispetto ad un fatto non troppo chiaro. Alla fine, “Azzettìje” (Ammise).
 Nu còlpe o cìrchje e l’uàlte alla vòtte
Un colpo al cerchio e uno alla botte (Affrontare una questione contraddittoria concedendo
ai contendenti, alternativamente, qualcosa a una parte e qualcosa all’altra. L’espressione è
una metafora tratta dall’arte dei bottai (u Vettère), che fanno le botti alternando colpi di
mazza sulle doghe ricurve e sui cerchi metallici. Insomma, assumere una posizione
intermedia rispetto alle possibili opzioni della controversia. Alcuni giornalisti dicono:
“comportarsi da paraculo”.

OTTOBRE
 Jùnge l’uàsse ca la ròte camìne
Lubrifica l’asse e la ruota cammina (Si dice quando si desidera avere un grosso favore, e si
consiglia di ungere l’asse che fa girare meglio la ruota, insomma, regalare qualcosa di
sostanza alla persona che si impegna a risolvere il problema.
 Na vòlte acchjìbbe e chiòbbe
Una volta trovai e piovve (La frase la pronuncia chi si sente sfortunato. Un tempo il
lavoratore era ingaggiato la sera prima di effettuare la giornata di lavoro, ma se il giorno
dopo pioveva, il lavoratore rimaneva a casa. Ecco la frase che faceva anche bestemmiare,
specie se rimaneva spesso disoccupato: “Mannagghje o diàvele, na vòlte acchjìbbe e
chiòbbe”.
 Ddò vòlte se sfòrze l’òmene: accuànne fatìche a cùnde sùue e accuànne mànge a spèse de
gl’àlte! (Due volte si sforza l’uomo: quando lavora per sè e quando mangia a spese
d’altri!).
NOVEMBRE
 Tjìmbe gnùre, nan avèje pàure, tjìmbe biànghe, fùsce nnànde!
Tempo(meteorologico) nero, non avere paura, tempo bianco, corri avanti! (È una
esperienza contadina che indica il cielo carico di nubi nere poco pericoloso, mentre quello
carico di nubi bianche (grigio chiaro), pronto per una pioggia immediata, quindi, correre
al riparo per non farsi sorprendere.
 U sòlde tùnne, spàcche u mùnne!
Il soldo tondo, spacca il mondo! (Anche nella traduzione la rima baciata rimane. La frase
ci dice che con i soldi (non sempre) si “aprono” tutte le strade del mondo).
 Quànne la paròle se fèrme, la strède nan èje drètte!
Quando la parola si ferma, la strada non è dritta! (Si usa dire quando tra due che
conversano, uno stenta a spiegare qualcosa in modo scorrevole, quindi, l’altro è portato a
pensare che i fatti che racconta non sono proprio quelli che sta presentando. Il sospetto è
evidenziato dalle continue sospensioni e cambi di rotta: come quando si percorre una
strada storta).

DICEMBRE
 Natèle nètte, Pàsca scescelènde!
Natale netto (asciutto - freddo), Pasqua umidiccia (piovigginosa). Si dice, per esperienze
vissute negli anni e tramandate verbalmente che: quando durante il periodo natalizio la
temperatura è secca e l’ambiente asciutto e freddo, a Pasqua, con molta probabilità, si
verifica che sia piovoso, umido.
 Fèje mèle e pejìnze, fèje bbène e scuurdatìnne
Fai male e pensa, fai bene e dimentica (Esperienza che suggerisce di fare del bene e
dimenticarsene, mentre, facendo del male, il ricordo, porta alla mente una negatività che
nuoce).
 Cìcce, Còle e màneche de ‘ngìne
Ciccio, Nicola e manico di uncino (Si usa dire quando un evento presenta sempre gli
stessi personaggi. Oppure quando entrando in un Bar si incontrano sempre le stesse
persone. Oppure quando ci si chiede: “chi saremo i partecipanti al ballo o ad una cena?”
“Cìcce, Còle e màneche de ‘ngìne”. Tanto per dire, i soliti. Può anche essere detta così la
frase: “Crìcche, Cròcche e màneche de ‘ngìne, o de ‘mbrèlle.

Vincenzo Pascalicchio