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MARX

La formazione i primi impegni giornalistici


Marx nasce nel 1818 a Treviri da una famiglia ebrea. Riceve un’educazione di stampo razionalistico e liberale. Si scrive
alla facoltà di giurisprudenza a Bonn e successivamente a Berlino. Entrato in contatto con il ‘club dei giovani hegeliani’,
studia a fondo la filosofia di Hegel. Divenuto capo redattore della “gazzetta renana” si trasferisce a Parigi dove
stringerà amicizia con Frederich Engels: un’amicizia che gli sarà di conforto intellettuale, morale e materiale. Nel 1843
termina la stesura della “Critica della filosofia del diritto di Hegel”. Espulso dalla Francia su insistenza del governo
prussiano, Marx si trasferisce a Bruxelles, dove, in collaborazione con Engels scrive “la sacra famiglia”. Intanto matura
il distacco polemico dall’intera filosofia tedesca nella “Tesi su Feuerbach” e ne “L’ideologia tedesca”. Viene incaricato
dalla Lega di elaborare un documento teorico-programmatico che pubblica a Londra in collaborazione con Engels con
il titolo “il manifesto del partito comunista”. Dopo il tentativo fallito di riorganizzazione della lega dei comunisti, Marx
si ritira dalla politica attiva e inizia lavorare al British Museum. Per lui e la sua numerosa famiglia sono anni tormentati
da problemi economici. Scrive i “lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica” e “per la critica
dell’economia politica”. Nel 1866 redige il primo volume de “il capitale” che viene pubblicato ad Amburgo. Nel 1875
pubblica la “critica del programma di gotha”.

Legame teoria-prassi (camminare sulle gambe ció che hegel fa camminare sulla testa)
L’elemento chiave del suo pensiero è la dialettica.

Un altro elemento è il rapporto teoria-prassi che Marx mette in evidenza con la trasformazione di teoria in
prassi. Infatti c’è la realizzazione della teoria nella pratica. Quello che Hegel aveva posto su un piano
concettuale Marx lo pone su un piano reale.

Partiamo da hegel perché i giovani della sinistra Hegeliana sono tutti quelli che avevano seguito Hegel.

Le opposizioni in Hegel erano concettuali, mentre in Marx diventano opposizioni reali perché Marx prende
l’aspetto reale della realtà.

Egli rivolge una critica sia al metodo hegeliano e sia al processo storico stesso (egli lo accetta ma non ne
condivide il metodo).

Egli accusa il maestro di misticismo logico.

Noi sappiamo che Hegel aveva realizzato la realtà mettendo in evidenza l’aspetto spirituale mentre Marx
dice che Hegel ha solo trasformato le realtà empiriche in trasformazioni dello spirito. L’individuo diventa
una rappresentazione illusoria, ma la realtà altro non è che una mistificazione.

Secondo Feuerbach Hegel ha trasformato il concreto in astratto e viceversa.


Per Hegel viene prima il concetto (predicato) e poi il soggetto, cioè viene prima il concetto di frutta
e poi la mela. Quindi Marx vuole capovolgere questo pensiero dicendo che viene prima il soggetto
e poi il predicato.
Le opposizioni hegeliane sono opposizioni concettuali ed Hegel ha fatto camminare la dialettica
sulla testa, mentre per Marx le opposizioni sono reali e dice di aver fatto camminare la dialettica
hegeliana sui piedi, anche perché le opposizioni a cui si riferisce Marx sono opposizioni reali e
mette in evidenza il rapporto borghesia-proletariato.

Economia (basata su smith e ricardo)


Marx ha criticato il metodo hegeliano sostenendo che il maestro non aveva fatto altro che canonizzare la
realtà facendo di essa una rappresentazione dello spirito. L’economia borghese mistifica il processo
economico, quindi tutto questo perché secondo Marx è piena di contraddizioni, ma la stessa dottrina
economica che era venuta fuori da Smith e ricardo era piena di contraddizioni perché anziché considerare il
capitalismo come un momento che doveva essere superato con l’economia comunista, considera il
capitalismo stesso come un dato metastorico da cui muoversi.

In realtà gli errori degli economisti classici li dobbiamo cercare nella mancanza di quella che è la dialettica
della storia. Gli economisti classici hanno analizzato l’economia non dal punto di vista
dialettico( superamento del negativo nel positivo) ma gli economisti hanno sostenuto che il capitalismo è la
migliore forma di economia nella storia. Il capitalismo non è un punto di arrivo per Marx ma è un momento
del processo storico-economico e va superato perché sta alla base della dialettica. Dunque questo tipo di
economia è destinato a cadere perché il lavoro diventa una forma di alienazione e i mezzi di produzione in
una fabbrica diventano sempre più sociali perché le macchine sono azionate dagli operai e i tecnici sono gli
ingegneri che muovono un’intera fabbrica.

Si propone di capovolgere la società in termini di prassi (prassi=rivoluzione)

Marx vuole dare importanza alla pratica in un rapporto di TEORIA-PRASSI, cioè la rivoluzione del
proletariato (ciò che Hegel non era riuscito a fare).
La socializzazione di questi mezzi di produzione porterà alla rivoluzione del proletariato = rapporto teoria-
prassi (la teoria si rivoluzionerà nella pratica e la prassi è la rivoluzione).

Marx coglie l’impianto dell’alienazione seppure venga vissuta a livello coscienziale, quindi chi si aliena è
l’uomo. L’operaio si aliena sotto vari aspetti.

La merce che appartiene alla fabbrica appartiene al prodotto della fabbrica.

L’operaio si sente bestia quando si dovrebbe sentire uomo cioè durante il lavoro, e si sente uomo quando
dovrebbe sentirsi bestia cioè quando mangia. Tutta questa forma di alienazione viene fuori dalle
disuguaglianze sociali.

La critica al misticismo logico di Hegel


È innegabile che l’hegelismo abbia esercitato su Marx un notevole influsso; infatti anche quando
Marx si allontanerà maggiormente da Hegel qualcosa del “verbo” dell’antico maestro resterà
sempre nel suo pensiero. Dunque il pensiero di Marx deve essere compreso a partire da quello di
Hegel.
Il primo testo in cui Marx si misura con il maestro è la “critica della filosofia del diritto di Hegel”. Lo
scritto è filosofico e politico anche se possiamo distinguere in esso un momento più filosofico-
metodologico e un momento più storico-politico. Secondo Marx lo stratagemma di Hegel consiste
nel trasformare le realtà empiriche in manifestazioni necessarie dello spirito.
Egli accusa il maestro di misticismo logico.
Noi sappiamo che Hegel aveva realizzato la realtà mettendo in evidenza l’aspetto spirituale mentre
Marx dice che Hegel ha solo trasformato le realtà empiriche in trasformazioni dello spirito.
L’individuo diventa una rappresentazione illusoria, ma la realtà altro non è che una mistificazione.
Secondo Feuerbach Hegel ha trasformato il concreto in astratto e viceversa.
Per Hegel viene prima il concetto (predicato) e poi il soggetto, cioè viene prima il concetto di frutta
e poi la mela. Quindi Marx vuole capovolgere questo pensiero dicendo che viene prima il soggetto
e poi il predicato.
La critica allo Stato moderno e al liberalismo
Marx si propone di criticare una politica.

Hegel pur di giustificare la razionalità ha considerato la monarchia come presenza dello spirito

Non c’era differenza tra stato liberale e stato pubblico.


Alla base della teoria di Marx vi è la critica globale della civiltà moderna e dello Stato liberale. Il punto di partenza è
Hegel che dice che la categoria del moderno si identifica con quella della scissione, che prende corpo innanzitutto
nella frattura tra società civile e Stato. Mentre nella polis greca l’individuo non conosceva antitesi tra ego privato ed
ego pubblico, nel mondo moderno lui è costretto a vivere due vite: una in terra come borghese (burjua), cioè
nell’ambito dell’egoismo e l’altra in cielo come cittadino (situaienne), ovvero nella sfera superiore dello Stato e
dell’interesse comune.

La sfera dello stato dice Marx è soltanto qualcosa di illusorio perché da un lato l’individuo vive in una
società dove ci sono disuguaglianze sociali e dall’altro lato invece chi si illude di vivere nella sfera dello stato
dovrebbe universalizzare gli interessi sociali quindi egli vive una sorta di Stato evanescente.

La causa di queste disuguaglianze le dobbiamo cercare nell’atomismo borghese stesso quindi sono venuti
meno i principi della borghesia liberale, il liberalismo.

Dunque come possiamo noi riaffermare la vera democrazia? In un primo momento Marx nella “Critica”
individua un superamento delle disuguaglianze attraverso il suffragio universale, mentre nei manoscritti
indica come superamento la rivoluzione del proletariato. Dice che noi dobbiamo trasformare
l’emancipazione politica in emancipazione umana se vogliamo raggiungere la democrazia sostanziale.

Marx critica la società borghese e il liberalismo partendo dalla concezione dell’antica Grecia, invece la
società moderna è caratterizzata da una scissione tra la società moderna (burgiuà=borghese, incontro e
scontro di interessi privati) e il situaienne=cittadino.

Lo stato non fa altro che abbassarsi alla società civile quindi la sfera dello stato è soltanto illusoria perché è
la società civile che imbroglia lo stato.

Se siamo arrivati a questa disuguaglianza la causa la dobbiamo cercare nell’atomismo stesso e la rivoluzione
francese (libertà individuale e libertà privata).

Il principio della costituzione del 1983 che era stata emanata durante la repubblica della costituzione
democratica era rimasta solo in teoria e non era mai stata rappresentata.

Mentre Hegel pensava che tale società organica simile alla polis greca, si potesse ottenere con una serie di strumenti
politici, quali la corporazione, la burocrazia e lo Stato, Marx ritiene che quella di Hegel sia una visione mistificatrice e
che l’unico modo per realizzare una comunità solidale sia l’eliminazione delle disuguaglianze reali tra gli uomini e del
fondamento di ogni diseguaglianza: la proprietà privata e gli fa appello alla rivoluzione sociale di cui ha ormai
individuato il soggetto esecutore: il proletariato. All’ideale dell’emancipazione politica, che mira alla democrazia e
all’uguaglianza formale, Marx contrappone l’ideale dell’emancipazione umana che mira alla democrazia e
all’uguaglianza sostanziali.
La critica all’economia borghese
Marx aveva già individuato il proletariato soggetto storico della rivoluzione, cioè fare in modo che il proletariato
prendesse coscienza di classe e passiamo alla critica dell’economia borghese: da un lato sostiene che essa sia
un’espressione valida perché l’economia diventa una valida espressione del capitalismo, tuttavia altro non è che un
immagine falsa del mondo borghese.

L’alienazione in Hegel è l’idea che si oggettiva nella natura perché si deve riconoscere come spirito, così il
proletariato attraverso la storia deve prendere concetto di classe ed è come se da classe in sè diventasse
classe per sè.
In Feuerbach è qualcosa di negativo perché l’uomo religioso si sottomette a Dio. Marx si rifà a Feuerbach e accoglie
l’alienazione come condizione patologica di scissione, di dipendenza e di auto estraniazione. Marx la considera un
fatto reale, di natura socio-economica perché si identifica con la condizione storica del salariato nell’ambiente della
società capitalistica.

L’alienazione viene così presentata:

1. Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività, per la forza lavoro, produce un oggetto che non gli
appartiene

2. Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività, è un lavoro forzato dove l’uomo è strumento di fini estranei e
si sente bestia quando dovrebbe sentirsi uomo e si sente uomo quando si comporta da bestia.

3. Il lavoratore è alienato rispetto al proprio Wesen, cioè alla propria essenza, al proprio genere. La differenza
dall’animale è il lavoro libero, creativo e universale.

4. Il lavoratore è alienato rispetto al prossimo, perché l’altro è soprattutto il capitalista, individuo che lo tratta come un
mezzo e lo espropia del frutto della sua fatica.

La causa del meccanismo globale dell’alienazione sta nella proprietà privata dei mezzi di produzione, in virtù della
quale il capitalista o possessore della fabbrica può utilizzare il lavoro di una certa categoria di individui (i salariati).

Il superamento dell’alienazione da parte dell’uomo si identifica con il superamento del regime della proprietà privata e
l’avvento del comunismo. Per Marx la storia si configura come luogo della perdita e della riconquista, da parte
dell’uomo, della propria essenza.

Distacco da Feuerbach
Secondo Feuerbach Hegel ha trasformato il concreto in astratto e viceversa.
Marx ha utilizzato l’impianto materialistico di Hegel ma dice che Feuerbach ha perso di vista il
processo storico dell’uomo perché il proletariato è attraverso la storia che prende coscienza di
classe. Feuerbach ha capovolto la dialettica hegeliana ridando concretezza al soggetto ma non ha
riconosciuto il processo storico quindi ciò che è avvenuto in feuerbach non è avvenuto attraverso
la storia ma attraverso la religione. Feuerbach ha perso di vista il punto storico.
In effetti la religione è l’oppio dei popoli secondo Marx perché la religione è stordimento sociale in
quanto gli uomini per dimenticarsi delle disuguaglianze sociali e delle ingiustizie sociali
abbandonano la religione.
La concezione materialistica della storia
La critica a Feuerbach segna il passaggio di Marx dall’umanismo al materialismo storico. Questa si concretizza
nell’ideologia tedesca, scritto da Marx e da Engels. L’originalità de Ideologia tedesca risiede nel tentativo di cogliere il
movimento reale della storia e presuppone una contrapposizione tra scienza reale positiva e ideologia.

La distruzione della vecchia filosofia idealistica e inaugurazione di una nuova scienza sono i punti chiave
dell’”Ideologia Tedesca”

Hegel non prende in considerazione il soggetto reale ma fa della storia una rappresentazione di effetti
spirituali. Hegel canonizza la storia e l’elemento dialettico posto in primo piano è la rappresentazione di un
movimento della storia in cui si muovono soggetti ideali e non reali per cui si parla di storia astratta.
Dobbiamo rovesciare l’ideologia tedesca perché il compito lo deve assumere la filosofia che si deve
configurare come una vera e propria scienza che metta in evidenza l’uomo nei suoi rapporti ideali e un
processo storico basato sugli effettivi rapporti fra gli uomini quindi abbiamo una storia reale e materialista.
La storia è fatta dagli uomini infatti dice Marx che la prima azione materiale della storia è il lavoro.

Marx parte dal concetto di umanità perché il soggetto del processo storico è l’umanità ovvero l’insieme di
tutti gli uomini che si uniscono e lottano per la sopravvivenza dunque gli uomini devono soddisfare i loro
bisogni. Alla base del processo storico troviamo la dialettica che coglie la realtà dei fatti cioè gli uomini non
devono essere rappresentati per quello che non sono (semplici elementi reali) ma devono essere
rappresentati per quello che sono realmente.

Alla base della storia c’è il lavoro e ciò significa che non c’è più un processo storico ideale ma un processo
storico materiale dunque gli uomini devono riunirsi per poter soddisfare i propri bisogni.

Struttura e sovrastruttura
Secondo Marx dobbiamo distinguere le forze produttive dai rapporti di produzione.

Forze produttive: elementi necessari al processo di produzione.

-uomini che producono (forza lavoro)

-mezzi utilizzati per produrre (mezzi di produzione)

-conoscenze tecniche e scientifiche

Rapporti di produzione: rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione. All’interno della
fabbrica si delinea la catena di montaggio, struttura portante del lavoro. Dunque i vari mezzi di produzione
diventano rapporti di produzione che a loro volta si specificano nei rapporti di proprietà.

I rapporti di produzione sono connotati dalla società quindi diventato rapporti di proprietà e questa società
porta alla SOCIALIZZAZIONE dei mezzi di produzione sempre più concentrati nelle mani degli operatori.
la struttura (modo di produzione, dunque l’economia). Tutti i rapporti che si vengono a creare nella società civile
rappresentano la sovrastruttura (istituzione, leggi, filosofia, lo stato, la cultura).

Marx sostiene che le vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale, ma di natura socio-economica. Il
materialismo storico si contrappone all’idealismo storico.

Marx dice che è sempre la struttura a governare la sovrastruttura quindi se ci troviamo in una società
borghese, anche il nostro modo di vivere sarà borghese.
Marx arriverà a dire che al socialismo primitivo quindi alle prime forme di comunismo delle società
asiatiche arriveremo a un comunismo futuro. Entrano in gioco le forze dialettiche ovvero le relazioni che si
instaurano tra le forze produttive e i rapporti di produzione. I rapporti di proprietà cambiano dopo le forze
produttive, quindi quando si determina un cambiamento economico all’interno della società significa che
cambiano prima le forze produttive dunque cambiano le classi sociali in ascesa.

La dialettica della storia (CAMBIANO PRIMA LE FORZE PRODUTTIVE E POI LA CLASSE CHE
PRODUCE)
Le forze produttive sono i mezzi di produzione di chi detiene il monopolio economico.

Nella storia si sono verificati momenti in cui sono cambiate le forze produttive con la rivoluzione industriale
che ha portato alla formazione di un nuovo ceto sociale.

Le idee illuministiche hanno portato un cambiamento socio politico ed economico. La borghesia è stata la
classe portante della rivoluzione francese e dice Marx che possiamo renderci conto di quelli che sono stati i
cambiamenti dialettici, dove vi fu lo scontro tra borghesia e aristocrazia. Vinse la borghesia che impose i propri
rapporti di proprietà e la propria visione del mondo.

Quello del capitalismo è soltanto un momento della storia economica che dovrà terminare il suo percorso
perché dal capitalismo verrà fuori una nuova economia, quella del comunismo.
Marx distingue quattro grandi epoche: società asiatica, quella antica di tipo schiavistico, quella feudale e quella
borghese. Le formazioni economico-sociali individuate dai classici del marxismo sono:

a. Comunità primitiva

B. Società asiatica

C. Società antica

D. Società feudale

E. Società borghese

F. Futura società socialista

Queste epoche non costituiscono tappe necessarie nella storia ma rappresentano gradini di una sequenza che procede
dall’inferiore al superiore. È certo che la storia procede dal comunismo primitivo al comunismo futuro, passando
attraverso il momento della società di classe che si basa sulla divisione del lavoro e sulla proprietà privata.

La storia si configura come totalità processuale dominata dalla forza della contraddizione e mettente capo a un
risultato finale. Tra la dialettica di Hegel e quella di Marx c’è una differenza in quanto:

-il soggetto della dialettica storica non è più lo spirito, ma la struttura economica

-la dialetticità del processo storico è concepita come empiricamente e scientificamente osservabile attraverso i fatti
stessi

-le opposizioni non sono astratte e generiche ma concrete e determinate.

Passeremo dalla borghesia al comunismo. Marx dice che il capitalismo alla base sarà minato da elementi di
contraddizione e sarà l’elemento di socializzazione a portare la caduta della borghesia.
IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA

Parla della funzione storica della borghesia, della lotta di classe e fa una critica ai socialismi non scientifici.

Marx dice che la borghesia nella storia ha avuto un ruolo rivoluzionario perché ha determinato la struttura
economica della società, ma ha influenzato la cultura, le istituzioni e ha determinato tutto un modo di vita.
La borghesia però a un certo punto non è stata in grado di reggere delle forze gigantesche quindi è
inevitabile che queste forze gigantesche portano ad una futura società. Quindi ci sarà una nuova classe
sociale in ascesa che si rivolterà contro la borghesia. Questa borghesia assomiglia allo stregone che non riesce più
a dominare le potenze infernali evocate. Infatti le moderne forze produttive si rivoltano contro i vecchi rapporti di
proprietà, ancora sottomessi alla logica del profitto personale, generando crisi terribili. Tanto che il proletariato non
può fare a meno di mettere in opera una dura lotta di classe, volta al superamento del capitalismo.

La storia è sempre storia dei rapporti di forze produttive e rapporti di produzione ed è storia di lotta di
classe. La lotta di classe c’è sempre stata fra classi sociali diverse.

Egli dirà che scomparirà ogni forma di stato, anche lo stato socialista. Ci sarà il superamento delle
contrapposizioni sociali e questo avverrà attraverso la rivoluzione del proletariato.
Marx termina il manifesto con il motto PROLETARI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!

IL CAPITALE

Alla base della formazione di Marx troviamo la filosofia di feuerbach la dialettica di Hegel e l’economia. Egli
ha posto una critica all’economia classica pur essendosi formato su essi, questo perché gli economisti
classici hanno visto nell’economia capitalistica il modo ottimale di fare economia e non hanno considerato il
fatto che ogni epoca storica è contrassegnata da una legge economica. Marx li critica perché non hanno
tenuto conto del processo dialettico quindi del fatto che ad ogni processo storico corrisponde uno
dialettico. Il capitalismo è nato con la prima rivoluzione industriale ed era un capitalismo finanziario. Se
mettiamo a confronto il capitalismo di primo novecento con quello di oggi sicuramente sarà cambiato.

Marx non si sbagliava quando criticava i suoi maestri Smith e Ricardo.

Il valore di una merce

Alla base del capitalismo c’è la produzione indifferenziata di merci perché la merce procura profitto. La
merce ha un suo valore d’uso e di scambio. Il valore d’uso è l’utilità della merce, mentre il valore di scambio
riguarda la quantità di lavoro sociale necessariamente prevista per poter produrre una merce.

Il valore di scambio non deve essere confuso con il prezzo della merce.

Il capitale è l’accumulazione delle ricchezze perché più si riproduce più noi accumuliamo denaro.

L’eccessiva crisi delle merci può portare a sovrapproduzione.

Il capitale COSTANTE è relativo alle macchine.

Il capitale VARIABILE è caratterizzato dal salario.

SAGGIO DEL PLUSVALORE E DEL PROFITTO


Il plusvalore viene fuori dal plusvalore fratto il capitale variabile

Il profitto viene fuori dal plusvalore fratto capitale costante + capitale variabile
Ciclo economico capitalistico

Il profitto viene fuori dal plusvalore fratto capitale costante + capitale variabile

Il plusvalore non coincide mai con il profitto.

Se non ci sono delle leggi che determinano il prezzo ma anche una certa quantità di lavoro c’è il capitalista
che può incorrere in crisi di produzione.

Il saggio del plusvalore non coincide mai con il saggio del profitto perché quello del profitto coincide con la
merce messa sul mercato.

In che modo il capitalista potrebbe aumentare la produzione delle merci? Lo può fare attraverso l’aumento
del capitale variabile (rappresentato dal salario degli operai) oppure attraverso il capitale costante
(rappresentato dalle macchine all’interno di una fabbrica).

Aumentando il capitale costante la giornata lavorativa diminuisce.

Questa produzione indifferenziata di merce può portare alla sovrapproduzione e questa componente porta
all’ANARCHIA DELLE MERCI. La sovrapproduzione può portare a una crisi e la crisi determina un calo del
profitto che a sua volta intensificherà le contraddizioni del capitalismo stesso. Questo porterà alla caduta
del saggio del profitto e del capitalismo perché si formerà una grande massa di oppressi da un lato e
dall’altro un piccolo gruppo di oppressori, ma la massa di oppressi si preparerà e si rivolterà contro il
capitalismo. Si chiama RIVOLUZIONE DEL PROLETARIATO.

In un primo momento Marx aveva pensato ad una via pacifica dello stato borghese per accedere ad una
prima forma di socialismo (socializzazione dei mezzi di produzione) dopodiché lo stato deve scomparire con
l’aufethung ed entra in gioco la dialettica hegeliana nel rapporto servo-signore

Attraverso la storia il proletariato acquisterà coscienza della propria essenza.

Noi non dobbiamo abbattere la proprietà.

Marx dice che dobbiamo eliminare tutti i residui capitalistici e borghesi.

Nel saggio intitolato Il Capitale Marx si propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese, al
fine di svelare la legge economica del movimento della società moderna.

ECONOMIA E DIALETTICA

Il sottotitolo del capitale è critica dell'economia politica perché esplicita la contrapposizione di Marx al economia
classica. Marx è convinto che non esistano leggi universali dell'economia e che ogni informazione sociale abbia
caratteri propri e leggi storiche specifiche. Egli ritiene che la società borghese porti in se stessa Le contraddizioni
strutturali che ne minano la solidità. È persuaso che l'economia debba far uso dello schema dialettico della totalità
organica e studiare il capitalismo

Un'altra caratteristica del metodo di Marx è di studiare il capitalismo distinguendo negli elementi di fondo e astraendo
lì da quelli secondari, al fine di metterne in luce le caratteristiche strutturali, per poi formulare previsioni. Dato il
carattere tendenziale delle leggi rilevate, Esse non vanno confuse con le profezie

Le vie per aumentare il profitto


un primo momento il capitalista cerca di accrescere il Plusvalore aumentando la giornata lavorativa dei propri operai.
questa dilatazione presenta dei limiti poiché la forza lavoro dell'operaio cessa di essere produttiva. Più che sul
prolungamento della giornata lavorativa, il capitalismo punta alla riduzione di quella parte di giornata lavorativa
necessaria per reintegrare il salario. Storicamente, il processo di produzione del Plusvalore relativo passa attraverso
tre fasi

1. La cooperazione semplice

2. La manifattura

3. La grande industria

La grande svolta del modo di produzione capitalistico e la nascita dell'Industria meccanizzata, con la macchina, ossia il
mezzo più potente per l'accorciamento del lavoro non avendo bisogno di riposo le macchine permettono di
aumentare il Plusvalore assoluto, rendendo possibile il prolungamento della giornata lavorativa

LA RIVOLUZIONE E LA DITTATURA DEL PROLETARIATO

La contraddizione della società borghese rappresenta la base oggettiva della rivoluzione del proletariato, Il quale
impadronendosi del potere politico, da avvio alla trasformazione globale della vecchia società, attuando il passaggio
dal capitalismo al comunismo. Il proletariato appare investito di una specifica missione storico universale: la
rivoluzione comunista non abolisce soltanto un tipo particolare di proprietà, ma cancella ogni forma di proprietà
privata, dando origine a un epoca nuova nella storia del mondo. Lo strumento tecnico della trasformazione
rivoluzionaria è costituito dalla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio.

Il compito del proletariato non è quello di impadronirsi della macchina statale Borgese, ma quello di spezzarne i
meccanismi istituzionali di fondo.

Questa dottrina si lega alle Convinzioni teoriche di Marx sullo stato moderno, visto come una sovrastruttura di una
società civile prestatale dominata dagli interessi di classe della borghesia. Lo stato Borghese è un insieme di apparati
istituzionali che servono alla borghesia Per esercitare il proprio dominio di classe, Allora non costituisce un insieme di
tecniche neutrali che possano essere usate anche a vantaggio del proletariato. lo Stato per Marx è una macchina, ma
non una macchina che chiunque possa utilizzare a proprio arbitrio e piacimento. Questo rifiuto delle forme
istituzionali dello Stato Borghese prende corpo nella dottrina della dittatura del proletariato.

La dittatura del proletariato si configura come una misura politica fondamentale per la transizione del capitalismo al
comunismo. Secondo Marx la dittatura del proletariato è solo una misura storica di transizione, che mira al
superamento di se medesima e di ogni forma di Stato. Se gli stati esistiti si sono sempre configurati come strumento di
oppressione e come dittature di classe, il proletariato pone le basi per quello che Engels chiamerà il deperimento dello
Stato.

COME SI ABBATTE LO STATO BORGHESE? Compito del proletariato

Come arriviamo alla futura società comunista? ci arriviamo attraverso uno stato intermedio che è
la dittatura del proletariato. Alla futura società comunista si arriva solo quando si supera ogni
forma di stato
All’inizio comunismo rozzo con ancora elementi borghesi (quali sono) ma poi si supera ogni forma
di stato “A ciascuno il suo”