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RIASSUNTO DIAPOSITIVA 18

Servizio elettrico : elementi strutturali e cenni di dimensionamento


Approvvigionamento dell'energia elettrica dalla rete
La rete per la fornitura di energia elettrica comprende:
–Unità di generazione che producono l’elettricità, con sottostazioni di elevazione della tensione;
–Linee di trasmissione ad altissima tensione (220-400 kV) che trasportano l’energia per lunghe
distanze
–Stazioni primarie di trasformazione
–Linee di distribuzione ad alta tensione (130-150 kV) per la grande distribuzione (10-100MW)
–Cabine primarie di trasformazione
–Linee di distribuzione in media tensione (10-20kV) che trasportano l’elettricità ai grandi
utilizzatori (grandi stabilimenti/città o grandi quartieri)
–Cabine secondarie di trasformazione
–Reti di distribuzione in bassa tensione (220-380V) che trasportano l’elettricità agli utilizzatori
(piccoli stabilimenti/case)
Le perdite di efficienza produttore-utilizzatore
La generazione ed il trasporto dell'energia fino al luogo di utilizzazione implicano delle perdite
energetiche quantificabili stadio per stadio. Le perdite di energia totali possono variare tra il 17% e
il 50%.
Le perdite di efficienza all'interno dell'impianto
Una volta giunta all’impianto, l’energia elettrica arriva al trasformatore, il quale è caratterizzato da
un’elevata efficienza energetica .Successivamente l’energia viene indirizzata agli utilizzatori
attraverso la rete di distribuzione interna dell’impianto.
-Efficienza energetica:
–della rete di distribuzione più il trasformatore = 95%
–degli utilizzatori (motori) = 90%.
–dei sistemi meccanici = 70%
La tariffazione dell'energia elettrica
1)Le tariffe dell’energia elettrica si differenziano in base a:
–Tipo di utenza
–Tipo di prelievo
–Potenza impegnata
–Tensione di fornitura
2)Il costo dell’energia può variare nell’arco della giornata:
–Normale (uso domestico, potenza impegnata fino a 10 kW, indifferenziata in base al periodo di
prelievo)
–Bioraria (ore piene dalle 7 alle 21,30 dal lunedì al venerdì e ore vuote negli altri periodi e festività)
–Multioraria (periodo di fornitura invernale ed estivo, 4 fasce orarie differenziate per tensione di
fornitura)
3) Nel tempo:
–Costo congelato per il periodo del contratto
–Costo collegato all’andamento del costo di combustibile
4)La tariffa si compone di varie quote (non presenti in tutti i tipi di contratto):
–Corrispettivo mensile fisso in base alla potenza impegnata
–Quota variabile in funzione del consumo effettivo
–Differenziazione in base al tipo di utilizzazione (bassa, media, alta, altissima)
–Quota per forniture straordinarie
–Corrispettivo per prelievi di energia reattiva (fattore di potenza)
–Altri corrispettivi ed imposte
5)Esistono tariffe particolari per forniture particolari
–uso agricolo, imprese che rivendono energia, produzione alluminio, illuminazione pubblica, ecc.
Impianti sussidiari per la produzione di energia elettrica
L'energia elettrica può essere autoprodotta all'interno dell'impianto :
- motori diesel utilizzati per la produzione di energia elettrica (dai 4 ai 15 MW)
-per l'autoproduzione di quantità superiori di energia elettrica si ricorre ad impianti con turbina a
gas o piccoli impianti a vapore
Elementi del servizio elettrico
Servizio elettrico
Deve fornire energia sotto forma di elettricità ad utenze disperse all'interno del layout di impianto.
Il servizio deve:
- erogare la potenza necessaria nel tempo , tenuto conto che generalmente non è accumulabile
- far fronte alle esigenze di utenze molto diverse .
Schema di distribuzione AT-MT Schema di distribuzione MT-BT

Dimensionamento degli impianti elettrici


Le fasi progettuali per dimensionare un impianto elettrico industriale possono essere così riassunte :
1.Rilievo delle potenze di targa delle macchine;
2.Determinazione delle potenze assorbite dai servizi
3.Determinazione dei coefficienti di contemporaneità e di utilizzo
4.Determinazione della potenza da installare
5.Scelta dello schema di distribuzione
6.Dimensionamento dei cavi, degli interruttori e degli altri componenti
7.Verifiche tecniche
Richiami di elettrotecnica
Gli utilizzatori all’interno dell’impianto che hanno bisogno di generare campi elettromagnetici per il
loro funzionamento (motori, trasformatori), contengono dei componenti (bobine) in grado di indurre
uno sfasamento tra tensione e corrente
Si definisce fattore di potenza il cos j, essendo j
lo sfasamento in radianti tra tensione e corrente.
–Quando cosφ = 1 carico puramente ohmico
–Quando cosφ = 0 carico è puramente reattivo
Ciò richiede la distinzione di 3 tipi di potenza:
–Apparente (A): è la potenza totale disponibile per l’esecuzione di lavoro meccanico e la
generazione di campi elettromagnetici;
–Attiva o Reale (P): è la potenza disponibile per compiere lavoro meccanico (es. generare coppia in
un motore, generare calore in una resistenza), è una potenza realmente consumata dagli utilizzatori;
–Reattiva (Q): è la potenza disponibile per generare i campi elettromagnetici necessari alle
macchine (es. campi statorici in una macchina), in realtà è una potenza scambiata tra generatore ed
utilizzatore, quindi non viene consumata ma impegna la rete di distribuzione. Al crescere di j e a
pari tensione V, per ottenere la medesima potenza attiva P è necessario impiegare più corrente, con
perdite (effetto Joule) più elevate e sovraccarichi della rete, per questo motivo l’ente fornitore
dell’energia limita lo sfasamento massimo ammesso (solitamente cos φ ∈ [0,8 - 0,9]).
Servizio elettrico
Calcolo della potenza assorbita in un impianto industriale (1/3)
La potenza Pg installata in un reparto G (comprendente macchine simili) è data dalla somma delle
potente di targa di ciascuna macchina del reparto. La potenza elettrica assorbita PWg cioè che
occorre effettivamente fornire al reparto G per consentirne il funzionamento, e la potenza apparente
PAg sono date da:
Pg f N f C Pg f N f C
PWg= P Ag=
η η cosφ
dove:
PWg è misurata in kW
fN = fattore di utilizzazione del macchinario
fC = fattore di contemporaneità d’uso
η = rendimento medio del motore
cos(φ) = fattore medio di potenza non rifasato

Calcolo della potenza assorbita in un impianto industriale (2/3)


Considerata la difficoltà di stimare i coefficienti fN, fC e η , in pratica il calcolo viene spesso
effettuato utilizzando formule semplificate:
k Pg
PWg=k P g P Ag =
cosφ
I trasformatori
Sono macchine elettriche statiche, che ricevono energia ad una tensione e la erogano ad una
tensione diversa, con frequenza invariata e modesta riduzione della potenza I più diffusi in ambito
industriale sono:
-Trasformatori con isolamento ad olio
-Trasformatori con isolamento in resina epossidica
-Trasformatori speciali (a secco, in oli siliconici,…)
Il dimensionamento (taglia, localizzazione e collegamento) viene effettuato una volta scelta la
tensione di distribuzione in modo da minimizzare i costi totali che devono tener conto dei costi di
impianto, di esercizio (compresi quelli di inefficienza)
-Solitamente il rapporto tra la potenza del carico (rifasata al cos j contrattuale) e la potenza dei
trasformatori si sceglie tra 0,5 e 0,8 per consentire ampliamenti di rete.

Le cabine di trasformazione
La trasformazione della corrente da MT a BT avviene in apposite cabine, generalmente poste
all’esterno del fabbricato industriale. Se i trasformatori sono del tipo ad olio, la cabina deve essere
attrezzata con una fossa per la raccolta dell’olio chiusa da una barriera tagliafuoco. Inoltre la cabina
deve prevedere opportuni sistemi di aerazione ed avere dimensioni tali da consentire le operazioni
di manutenzione e/o sostituzione delle macchine .In una cabina di trasformazione MT/BT
generalmente sono presenti le seguenti apparecchiature:
–Un quadro di MT
–Uno o più trasformatori di potenza
–Un quadro di BT
–Un quadro di rifasamento
–Un complesso di batterie per l’attivazione dei circuiti ausiliari (o un dispositivo UPS)
Tipi di distribuzione : RADIALE
Vantaggi: semplicità costruttiva , struttura della
rete chiara, facile identificabilità dei guasti,
indipendenza dei rami in caso di guasto.
Svantaggi: non è possibile una compensazione
nella ripartizione dei carichi, la continuità del
servizio non è garantita per i carichi a valle
guasto, elevato numero di apparecchi di manovra, conduttore più lunghe.
Tipi di distribuzione : AD ANELLO

Vantaggi: miglior distribuzione dei carichi, minor


cadute di tensione ai carichi, maggiore continuità
del servizio.
Svantaggi: impianti più costosi, difficoltà
nell'individuare ed isolare il guasto, maggiore
sollecitazione dei dispositivi di protezione.

Le linee di distribuzione
La distribuzione dell’energia elettrica negli impianti industriali può avvenire mediante:
- Linee aeree nude
- Cavi
- Condotti sbarre
L’impiego di linee aeree nude è generalmente limitato alle alte (e medie) tensioni e comunque non è
quasi mai previsto negli stabilimenti. I cavi vengono utilizzati per qualsiasi tensione, mentre i
condotti sbarre solo in bassa tensione .
Dispositivi di manovra ed interruzione (I)
Sezionatore
–Dispositivo atto ad interrompere una tensione ma non una corrente. Deve essere azionato in
assenza di carico.
–Ha lo scopo di rendere attivo e visibile il distacco delle parti in tensione. Può far passare correnti
di c.c.
Interruttore di manovra (o sezionatore sotto carico)
–Apparecchiatura atta ad interrompere la corrente nominale per la quale è tarata.
–Può far passare correnti di c.c. ma non è in grado di interromperle
Contattore (o teleruttore)
–Dispositivo in grado di aprire e chiudere un circuito in tensione sottoposto ad un elevato numero di
manovre, con l’ausilio di una protezione contro i c.c.. Non è in grado di interrompere correnti di c.c.
Distribuzione di manovra ed interruzione(II)
L’impianto deve essere dotato di opportuni dispositivi che lo proteggano dagli effetti dannosi
generati da un’anomalia o da un guasto. Il guasto più pericoloso è quello che genera il corto
circuito, che a causa del notevole incremento istantaneo della corrente circolante provoca effetti
dannosi di tipo termico e dinamico. I mezzi di protezione più utilizzati sono:
–Interruttore automatico :apparecchiatura in grado di interrompere anche le correnti di corto
circuito. È provvisto di opportuni relé che determinano l’apertura del circuito.
–Fusibile :dispositivo atto ad interrompere correnti di sovraccarico e di c.c. mediante la fusione di
un conduttore tarato interno.
I quadri elettrici
Sono generalmente armadi metallici, formati da elementi componibili, detti scomparti, in ognuno
dei quali sono contenuti uno o più dispositivi elettrici. Possono essere di tipo protetto oppure
blindato. Sono in genere costituiti da:
-Uno scomparto di arrivo della linea, con sezionatore
-Uno scomparto con interruttore di manovra o automatico
-Uno o più scomparti di misura, con relative protezioni
Scelta dei componenti di dettaglio
La fase di scelta dei componenti di dettaglio richiede una grande competenza tecnica .Scelta di cavi
adatti a:
–Sollecitazioni meccaniche (trazione, torsione);
–Condizioni ambientali (umidità, temperatura);
–Caratteristiche chimico-fisiche dell’ambiente (agenti aggressivi, presenza di agenti infiammabili
come idrocarburi, ecc.);
–Tipo di posa (interrata, in canalina, ecc.).
Scelta dei componenti (sezionatori, interruttori, fusibili, ecc.) adatti ad assicurare il funzionamento
dell’impianto e le idonee condizioni di sicurezza.
Verifiche tecniche
Caduta di tensione :è necessario verificare che la caduta di tensione non oltrepassi i limiti ammessi
per il corretto funzionamento delle apparecchiature .
Verifica Termica :impone che la differenza di temperatura DT tra cavo ed ambiente circostante
(dovuta ad effetto Joule) non superi un valore tale da provocare la fusione della guaina di
isolamento.
Corrente di corto circuito :verificare che gli interruttori siano in grado di proteggere il circuito dalle
correnti di corto circuito .
Fattore di potenza :è necessario valutare il cos(j) del sistema non superi i valori consentiti dall’ente
erogatore ed in caso contrario intervenire adeguatamente sul circuito.
Consumi di energia elettrica: interventi di efficientamento
Distribuzione del carico, rifasamento del carico, ottimizzazione del carico dei condensatori,
riduzione delle perdite per effetto joule ed evitare usi elettrici impropri .
Impianto elettrico:distribuzione del carico
La tariffa multioraria prevede alti prezzi di potenza ed energia nelle fasce pregiate (punta ad alto
carico), prezzi inferiori per il medio carico e prezzi bassi nella fascia vuota;
Se si possono trasferire processi da una fascia all’altra, si potrebbero ottenere sensibili risparmi; è
necessario quindi effettuare uno studio sul modello elettrico di stabilimento; alcune operazioni
differibili hanno le seguenti caratteristiche:
–Macchine operatrici che non richiedono presidio
–Alte potenze installate
1)Mulini di frantumazione
2)Officine di ricarica batterie
3)Cicli di confezionamento
Principio del rifasamento
Vantaggi di ordine tecnico: riduzione delle perdite per effetto
joule,aumento delle potenzialità dell’impianto ,riduzione caduta di tensione nei cavi e nei
trasformatori.
Componente attiva: P = V · I cosφ
Componente reattiva: Q = V · I sinφ
Inserire in cabina, o in altra parte un componente (capacità) che eroga componente reattiva a valle.
Schema senza rifasamento Schema con rifasamento concentato

Schema con rifasamento ditribuito

Impianto elettrico : riduzione delle perdite per effetto Joule


Bisogna fare particolare attenzione al dimensionamento dei cavi per evitare le perdite per effetto
joule. I vincoli da rispettare sono quindi:
–Tecnici
1)Caduta di tensione
2)Riscaldamento
–Economici
Si può agire su: 1)geometria dell’impianto: spostamento trasformatori vicino agli utilizzatori
principali o ridisegno delle linee dove sono maggiori le perdite energetiche (accorciare il
tragitto);2)resistività dei conduttori: ripristinare conduttori obsoleti, rivedere i diametri o utilizzare
materiali a bassa resistività ;3)altri componenti dell’impianto come contatti, interruttori, ecc.
Ottimizzazione dei trasformatori
Hanno la funzione di ridurre la tensione alla quale è disponibile l'energia elettrica :

Il loro rendimento è inferiore ad 1 a causa di perdite di varia natura :

Utilizzo dei trasformatori


In generale le perdite nel ferro (che sono proporzionali a V2) vanno dal 2 al 5 % della potenza
nominale Pn mentre le perdite nel rame (che sono proporzionali a I2) vanno dall’1 al 3% .Motivi di
ordine progettuale impongono una proporzionalità tra le perdite nel ferro e quelle nel rame. La
curva di rendimento quindi è quella e non è modificabile. Non si può avere il 100 % del rendimento
al 100% del carico quindi dobbiamo tenerci vicino al 50% del carico.
Possibili interventi
INT 1: Per situazioni di carico che sono inferiori al 50% conviene disinserire qualche trasformatore
per far distribuire il carico sui rimanenti .
INT 2: Per carichi superiori al 75% non è consigliato nessun intervento. Non è opportuno inserire
nessun trasformatore perché il vantaggio sarebbe di pochi punti percentuali a fronte dei costi .
INT 3: La disinserzione ripetitiva è conveniente se il lavoro è organizzato in un solo turno e il
contratto è in binomia semplice.
INT 4: E’ necessario verificare la convenienza all’acquisto di un trasformatore a bassa perdita (dal
20 al 60%) per ridurre al massimo le perdite .
Servizio antincendio : elementi strutturali e cenni di dimensionamento
Introduzione
I danni provocati dagli incendi, nei stabilimenti industriali, sono molto ingenti in quanto
comportano:
–danni diretti come il danneggiamento delle strutture o dei macchinari
–danni indiretti dovuti alla mancata produzione, spesso più onerosi dei primi.
Da qui nasce la necessità di evitare o di ridurre gli uni e gli altri con opportuni mezzi di prevenzione
e protezione
Terminologia
Incendio:
–processo di ossidazione violenta e non controllata (le fiamme sono solo un aspetto) con emissione
di energia termica e formazione di gas (CO, CO2 e distillazione di prodotti volatili)
–è una reazione chimica di combustione che avviene quando sono presenti tre elementi:
1)il combustibile (es. legno, carta, ecc)
2)il comburente (es. ossigeno, aria, ecc)
3)la sorgente di calore
Temperatura di autoaccensione
–temperatura alla quale un combustibile si infiamma spontaneamente in presenza di aria (ad es.: per
materiali come carta, cotone e lana, la temperatura di autoaccensione è compresa tra 200°C e
260°C)
Temperatura di infiammabilità
–temperatura alla quale un combustibile si infiamma in presenza di innesco
Carico d'incendio
E' la quantità di calore che si può sviluppare per unità d'area di un edificio o locale in caso di
incendio;
n

∑ gi H i
q ¿= i=1
A

La normativa italiana considera il potenziale termico dei materiali riferendolo al kg di legno


equivalente :
n

∑ gi H i
q= i=1
4400 A

Per valutare il carico d’incendio bisogna suddividere il layout in aree funzionali e, per ognuna di tali
aree, definire:
– la fase di lavorazione sviluppata;
– la dimensione in pianta;
– la eventuale classificazione a norma del DM 16/2/1982;
– la impiantistica installata;
– le sostanze presenti ed i loro quantitativi.
Carico di incendio
Fornisce una misura del grado di pericolo cui e soggetto un edificio o locale contenente materiale
combustibile. Rappresenta il potenziale termico della totalità dei materiali combustibili contenuti in
uno spazio, ivi compresi i rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei pavimenti e dei soffitti,
espresso in kg di legno equivalente (D.M. 30/11/83) .Serve a calcolare, mediante un opportuno
coefficiente di riduzione, un indice di rischio (sono previste 7 classi di un edificio o locale,
C.M.n.91 del14/9/61) .L’indice di rischio (e la relativa classe) esprime il tempo in minuti richiesto
di resistenza al fuoco. Il carico di incendio e la classe del locale determinano la scelta del tipo di
struttura resistente al fuoco (REI) .
Resistenza al fuoco (REI)
Resistenza al fuoco (REI) di un elemento strutturale è il tempo (in minuti) dopo il quale l’elemento
perde le sue caratteristiche funzionali
–R - stabilità (cioè la resistenza meccanica; attitudine a mantenere le proprie capacità meccaniche
sotto l’azione termica)
–E - tenuta (impedire il passaggio di fiamme, vapori o gas caldi;)
–I - isolamento termico (limitando la trasmissione del calore)
La prova di resistenza al fuoco di elementi strutturali è unificata (UNI 7678/9723, UNI ISO 3008/9)
Un compartimento è una porzione di edificio delimitata da elementi costruttivi di predeterminata
resistenza al fuoco ed organizzata in modo da rispondere alle esigenze di prevenzione incendi .Una
volta individuata la classe di un edificio o locale, il progettista deve prevedere strutture che
assicurino la corrispondente resistenza al fuoco.
Provvedimenti preventivi(o di protezione passiva)
-Riduzione del carico di incendio
-Impiego di strutture incombustibili e resistenti al fuoco
-Rispetto delle distanze di protezione fra impianti e fabbricati, elettrodotti, strade, ferrovie
-Ventilazioni naturali e meccaniche
-Adozione di impianti elettrici a sicurezza (CEI 64/29)
-Messa a terra di masse metalliche
-Divieto di fumare e usare fiamme libere
-Protezione contro le scariche atmosferiche
-Intervento sulle lavorazioni e sui magazzini

Protezione attiva
1)Riguarda le misure rivolte a spegnere o almeno contenere l’incendio mediante adeguati impianti
antincendio
2)Impianto antincendio
–impianto di rivelazione/segnalazione (UNI EN 54)
–impianto di spegnimento
*fisso (UNI 9489 - 9490 ° 9491- 10779)
*mobile (UNI EN 3 - UNI 9492)
3)impianto evacuazione fumo e calore (UNI 9494)

Impianti antincendio

1)Sistema di segnalazione(finalizzati alla rilevazione del processo di combustione):


–Rivelatori termici (di massima, differenziali, a fusibile)
–Rivelatori di fumo (ottici, ionici)
–Rivelatori di fiamma (ad infrarossi o ad ultravioletti)
–Rivelatori di gas
2)Sistema di spegnimento(servono a spegnere l'incendio)
–Mobile (estintori)
*Idrici
*Schiuma
*Polvere
*CO2
*Composti alogeni
–Fisso
*A idranti – H20
*A pioggia (sprinkler) – H20
*A nebulizzazione – H20
*A CO2
*A schiuma meccanica
Classificazione degli incendi
-Classe A: incendi da materiali solidi, generalmente di natura organica, la cui combustione avviene
con formazione di braci, legno, carta, cartoni, gomma, tessuti, cuoio)
-Classe B: incendi da liquidi o solidi liquefattibili (alcoli, vernici, solventi, oli, lubrificanti, ecc.)
-Classe C: incendi da gas (idrogeno, metano, propano, etilene, propilene, acetilene)
-Classe D: incendi da metalli leggeri (magnesio, sodio, alluminio in polvere)
-Classe E: incendi da materiale elettrico sotto tensione (trasformatori, motori, generatori,
interruttori, etc.)
I mezzi antincendio mobili sono: estintori(idrici, a schiuma , ecc.) e autopompe
I mezzi antincendio fissi : impianti ad acqua( a idranti, nebulizzatori), impianto a schiuma , a
anidride carbonica e a gas inerte.