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Capitolo quarto

Il genocidio estremo: lo sterminio degli ebrei d'europa


Questo genocidio, che provoco la scomparsa di oltre 5 milioni di ebrei europei in meno di 4 anni,
tra il 1941 e il 1945, viene chiamato anche "Olocausto" o "Shoah", ed è stato interpretato in 3 modi
diversi. La prima interpretazione vede l'Olocausto come un evento centrale della storia del popolo
ebraico e come il catastrofico atto finale di una storia plurisecolare di persecuzioni. La seconda
invece lo considera un avvenimento importantissimo nella storia tedesca e vuole comprenderlo,
mettendo l'accento sull'intenzione ossessiva dei dirigenti nazisti, e sulle predisposizioni dei tedeschi
"comuni" o insistando sul funzionamento delle strutture dello Stato. La terza interpretazione tende a
fare dell'Olocausto un evento a sé stante, dando la priorità al contesto in cui è maturata la decisione
genocidaria e alle circostanze politiche, militari e logistiche che hanno innescato i meccanismi dello
sterminio.

1. Le fasi del genocidio


Oggi molti storici sottolineano l'importanza finora trascurata di un antisemitismo passivo che molti
tedeschi avrebbero manifestato dopo la fine della prima guerra mondiale: i tedeschi consideravano
gli ebrei un corpo estraneo nella nazione, legati agli occidentali vincitori, e che oltre tutto
occupavano posizioni sempre più influenti nella società. Questo antisemitismo era molto diffuso nei
partiti di sinistra, SPD e KPD, nei liberali e nei cattolici e dopo il 1933 quest'antisemitismo passivo
determino un atteggiamento cieco ed indifferente di fronte alla politica di segregazione. Inoltre,
poichè tale politica era legale, parte della popolazione tedesca non si senti personalmente colpevole
delle misure adottate contro una minoranza guardata con sospetto già dalla Grande guerra.
L'indifferenza della popolazione aumento a mano a mano che cresceva il sostegno nei confronti
della politica generale del regime e dei suoi successi eclatanti in campo economico, diplomatico e
militare.
Il condizionamento ideologico subito da milioni di tedeschi "comuni", se anche da solo non basta a
spiegare la specificità del genocidio planificato dai nazisti, ha comunque contribuito a creare il
clima ideale perchè venissero adottate quelle misure burocratiche concrete che, attraverso una
concatenazione logica impersonale, preparavano l'annientamento fisico degli ebrei. Infatti
innumerevoli esecutori materiali commettevano questi crimini senza provare la minima emozione,
operando nell'ambito di una divisione legale e razionale del lavoro e conformemente alla volontà
dello Stato, incarnata dalla persona del Fuhrer.
Il dibattito sull'Olocausto si è concentrato a lungo sulla contrapposizione di 2 tesi, dette
"intenzionalista" e "funzionalista". Per la prima, Hitler era intenzionato fin dall'inizio a distruggere
fisicamente gli ebrei e la "soluzione finale" era il risultato di un programma pianificato che egli
aveva ordinato personalmente. Per la seconda invece le misure contro gli ebrei derivavano da
molteplici iniziative improvvisate della policrazia nazista e l'annientamento finale era dunque una
"soluzione" burocratica funzionale alle esigenze politico-militari che si manifestavano a partire dal
1941 e non certo l'esito di un piano razionale.
La progressiva e continua radicalizzazione ideologica operata dal Fuhrer crea un clima favorevole
alle iniziative volte ad eliminare fisicamente gli ebrei, iniziative che furono poi facilitate in modo
determinante dal contesto della guerra di sterminio politico-razziale intrapresa contro l'URSS. Le
settimane successive all'inizio delle ostilità con l'Unione Sovietica (giugno 1941) hanno infatti
modificato notevolmente il clima ideologico e psicologico. Gli storici della Shoah sono sempre più
convinti che all'origine del genocidio ci siano le pratiche locali di sterminio adottate nei territori
sovietici occupati (Crimea, Ucraina, Bielorussia, paesi baltici). Qualunque fossero le precise
intenzioni di Hitler, i suoi discorsi legittimavano anche le azioni più estreme, garantendo a tutti gli
esecutori locali che la forma migliore della "soluzione" fosse proprio la liquidazione fisica.
Il processo che ha condotto prima alla decisione e poi all'attuazione di un annientamento ormai
totale e industriale puo essere suddiviso in 4 fasi:

1. Tra giugno e novembre 1941 viene fucilato 1 milione di persone, più 400 000 mila nel 1942,
nel corso di varie operazioni mobili di massacro. E anche il momento in cui le autorità
centrali riflettono ancora su piani di deportazione "a Est" come "soluzione".
2. Tra il 1941 e 1942 sarebbe maturata la scelta definitiva del genocidio. Sono le autorità
berlinesi a gestire i massacri che si trasformano in sterminio sistematico degli ebrei
dell'Europa e sembra ormai certo che la decisione fatale sia stata presa in risposta alla
dichiarazione di guerra degli Stati Uniti (interpretata come una mossa della "finanza ebrea
internazionale").
3. Tra marzo e l'estate 1942 si assiste all'attuazione del genocidio organizzato con la
costruzione e la messa in funzione delle fabbriche della morte e dei lager.
4. A partire dell'estate 1942 e per un periodo di tempo di quasi 3 anni il sistema del genocidio
industriale causa la morte di quasi 3 milioni di persone portate dai convogli ferroviari.

Le fabbriche della morte erano diventate una macchina di sterminio senza precedenti più per l'alto
livello organizzativo delle esecuzioni che non per la meccanizzazione della violenza. Questa
razionalizzazione serviva sprattutto a banalizzare fino all'estremo la messa a morte e a trasformarla
in una semplice fase tecnica all'interno di un processo complesso: una tappa della divisione del
lavoro.
Nei territori con una forte presenza di comunità ebraiche, la popolazione locale aveva degli
atteggiamenti molto diversi che andavano dall'indifferenza all'approvazione, fino alla
partecipazione attiva e volontaria alla persecuzione subita dagli ebrei. Senza questi atteggiamenti
difficilmente la "Soluzione finale" avrebbe potuto essere portata a termine cosi velocemente. Fin
dalle prime settimane dell'invasione dell'URSS i nazionalisti ucraini e baltici reclamavano "la
pulizia dei polacchi e degli ebrei" si abbandonavano ad atti di violenza: molti partecipavano a vere
e proprie cacce agli ebrei, come nella città di Jedwabne nel 1941 dove morirono 1600 ebrei.
Il potenziale di violenza contro i capri espiatori ebrei era già alto nel periodo tra le 2 guerre con
saccheggi, umilazioni e violenze fisiche ma esplose defitivamente nel 1941 al momento
dell'invasione tedesca.

2. La globalità della politica nazista di sterminio.


E ovviamente riduttivo circoscrivere la politica nazista soltanto all'antisemitismo. Le vittime non
ebree del nazismo – malati di mente, zingari, omosessuali, prigionieri sovietici – mostrano come
l'antisemitismo si inserisce in una politica razzista globale. La biopolitica nazista mirava a
rafforzare la salute della popolazione nel suo complesso e ad eliminare le influenze che nuocciono
allo sviluppo biologico della nazione.I nutrizionisti sconsigliavano l'uso dei coloranti e dei
conservanti e promuovevano il pane integrale mentre lo Stato conduceva campagne energiche
contro il tabacco, tutte misure che sfociarono in una vera guerra al cancro considerato come la
metafore di tutti i mali della società.
Se già dal 1933 la legislazione eugenetica autorizzava la sterilizzazione delle persone affette da
malattie ereditarie (350 000 ritardati, infermi, schizofrenici e alcoolisti) e vietava loro il
matrimonio, nel 1940 Hitler ordino la liquidazione fisica dei malati di mente, l'operazione T4 o
Aktion 4, che ucciderà 70 000 persone, senza contare i non vedenti e gli epilettici. La fase fase
genocidaria dei malati di mente è fondamentale prima di tutto per le procedure adottate: i malati
registrati di tutte le età venivano trasferiti verso dei "centri di cura" dove venivano eliminati, dopo
una selezione, in camere a gas camuffate da doccie.
Gli zingari invece venivano considerati, in quanto nomadi, dei "criminali asociali" e la polizia
commetteva ogni giorno dei soprusi nei loro confronti, che culminarono con la reclusione forzata in
appositi ghetti nelle periferie, sorvegliati dalle guardie e costretti a pagare il loro soggiorno.
In alcune località fu adottato un programma di sterilizzazione mentre dal 1936 venne loro imposto
una licenza matrimoniale che impediva loro di sposarsi.
Negli anni 1938-39 un decreto di Himmler aveva attirato l'attenzione sulla "soluzione della
questione degli zingari" mentre dalla fusione della polizia segreta di Stato, della polizia criminale e
del servizio informazioni dei nazisti nasceva il RSHA (ufficio centrale per la sicurezza del Reich)
da cui dependeva un Centro del Reich per la lotta alla piaga degli zingari con sede a Berlino e che
permetteva cosi di centralizzare la repressione degli zingari. In seguito la creazione di un Centro di
ricerca sull'igiene razziale, dove gli esperti si applicano subito a studiare gli zingari tedeschi,
permette di fondare sulla biologia il comportamento "criminale" e "asociale" di quest'ultimi. La
conseguenza diretta di questa svolta sostanziale nella persecuzione degli zingari è la loro
deportazione nei campi di concentramento del Reich.
Tuttavia, malgrado la continuità nelle persecuzioni e l'elevato numero dei morti, il genocidio degli
zingari non puo essere paragonato a quello subito dagli ebrei, giacchè i nazisti non si mostrarono
altrettanto determinati nello sterminare gli zingari. Le ragioni fondamentali sono 3. Per prima cosa,
nella visione di Hitler gli zingari occupano un posto insignificante e si disinteressa della questione
e, poichè il governo centrale non esprime chiaramente l'intenzione di sterminare gli zingari, il grado
di violenza esercitato nei confronti di questo gruppo vittima varia a seconda delle diverse situazioni
locali. La seconda ragione è da ricondurre alle diverse conclusioni di due centri di ricerca
scientifici. Il Centro di ricerca sull'igiene razziale conclude senza riserve che il popolo zingaro è
"primitivo" e "inferiore" e che percio deve sparire mentre un altro organismo scientifico creato nel
1942 nelle SS prende seriamente in considerazione un'origine ariana degli zingari e che di
conseguenza bisognava necessariamente separare gli zingari di "razza pura" da quelli di "razza
mista" e percio furono gassati solo i "misti' sebbene a livello locale i corpi di polizia non tenessero
sempre conto di queste sottigliezze ideologiche e caricassero negli stessi vagoni le 2 categorie di
zingari.

3. Cultura di guerra e fantasmi genocidari di una generazione SS


Se partiamo dal presupposto che i responsabili e i complici tedeschi e austriaci del genocidio siano
tra 200.000 e 250.000 (funzionari civili, membri del partito, poliziotti, uomini dei servizi di
sicurezza, militari, ferrovieri...) tra questi ci dovrebbero essere numerose "persone comuni".
Nonostante cio per una certa storiografia è più importante conoscere profondamente taluni
protagonisti del genocidio e in particolare quelle poche centinaia di ufficiali sella SS, vera elita del
terrore. Questi uomini rappresentavano l'anima del genocidio sia per le cariche che ricoprivano sia
perchè hanno partecipato all'avvio del processo di sterminio alla reclusione degli ebrei nei ghetti, a
operazioni di massacro o alle deportazioni. L'iter politico-sociale di questo gruppo è caratterizzato
da una forte coscienza generazionale, unita a un considerevole bagaglio culturale e a una
socializzazione politica estremista, tutti elementi che sfociano in una visione del mondo specifica e
deterministica: appartengono tutti alla generazione nata tra 1903 e 1915, quella dei figli della
guerra, provengono per la maggior parte dalle classi medie emergenti, hanno conseguito un titolo di
studio superiore o studiato all'università. Appartengono insomma a una vera e propria élite
socioculturale, soprattutto se paragonati ai dirigenti del partito nazista, meno colti e di estrazione
popolare.
La loro educazione è permeata di quella "cultura di guerra". La scuola li ha subissati di immagini
di giovani eroi o di martiri della prima guerra mondiale, cosi che vivano indirettamente l'aventura
bellica idealizzata dei loro padri, soprattutto se sono morti al fronte. Quei giovani hanno poi
coltivato l'odio per quel nemico disumanizzato che era onnipresente nella loro vita quotidiana di
bambini e scolari. Incise in maniera determinante il fatto che i ragazzi di quella generazione, non
avendo vissuto in prima persona la realtà del campo di battaglia, si siano nutriti della versione
eroica immaginaria del conflitto. Il fatto che la cultura di guerra perduri anche dopo il 1918
rappresenta infatti una peculiarità tedesca: il rifiuto della sconfitta. Per quei giovani, la "gloria" del
fronte è per prima cosa la dimostrazione che il soldato è in grado di passare, senza provare alcuno
stato d'animo, dalla condizione di uomo normale e pieno di buoni sentimenti, a quella di
responsabile o spettatore delle peggiori atrocità.
Infine, l'ultima cosa da fare è definire un nemico che diventi il capro espiatorio e creare l'illusione
che si debba combattere ancora per la sopravvivenza della nazione. Inoltre per questi futuri quadri
SS l'antisemitismo diventa fondamentale. L'ebreo è ormai percepito come l'oggettivo alleato del
nemico sia dell'Est sia dell'Ovest di cui incarnerebbe i principi filosofici e politici. Coloro che
cercavano un nemico interno avevano bisogno di un gruppo vittima, che sarebbe stato nel contempo
abbastanza visibile e pressoché universalmente impopolare, percepito come talmente potente ma
anche talmente marginale dalla maggioranza che la sua eliminazione non avrebbe avuto effetti
particolarmente negativi, insomma un bersaglio facile, un nemico la cui persecuzione sarebbe
servita a manifestare la potenza e la legittimità del persecutore.
Le ricerche biografiche ci mostrano che i rappresentanti di quella generazione radicale si
consideravano dei rivoluzionari determinati a cambiare la società a ogni costo, e per i quali contava
soltanto l'azione. Questo iter sempre più radicale si conclude con l'adesione al nazionalsocialismo, il
quale aveva ripreso, facendone un elemento essenziale della sua coerenza e della sua ideologia, i
riti, la simbologia e la grandiosità della Grande guerra.
Tutti questi dirigenti SS si sentirono legittimati a procedere alle deportazioni e ai massacri in
massa e, nell'ambito di operazioni politico-razziali con cui ritenevano di mettere alla prova il loro
sistema ideologico si gloriarono di assumere un atteggiamento di "realismo eroico".

4. La Shoah è unica?
"Un tale dissanguamento non ha precedenti nella storia europea; l'impresa nazista è stata unica nel
suo stesso principio" diceva nel 1951 Poliakov nel libro Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.
Veniva cosi sollevato il problema dell'unicità della Shoah nella sua duplice dimensione: non
soltanto quell'evento è unico per la sua entità e per i mezzi impiegati, ma anche per la causalità
ideologica e politico-psicologica che ha condotto ad esso. E un problema che si pone solo ed
esclusivamente per il genocidio degli ebrei.
Due ragioni condizionano il postulato del cattere unico e senza precedenti della Shoah: da una
parte, l'enorme lavoro di memoria compiuto dagli ebrei, e dall'altra, la rappresentazione di una
coscienza occidentale mutilata. Il fatto che la memoria ebraica sia emersa e poi si sia imposta nelle
discussioni pubbliche, tanto che sono stati riconosciuti ufficialmente i termini "Olocausto" e
"Shoah" è sicuramente importante per la comprensione e l'interpretazione storica dell'avvenimento.
La volontà di portare la propria testimonianza ha permesso innanzi tutto a moltissime vittime di
continuare a sopravvivere rendendo omaggio ai defunti. Più tardi il bisogno di testimoniare fu
indissolubilmente legato all'ansia di capire e di lottare contro la negazione di questo crimine. II
lavoro di memoria è riuscito efficacemente a impedire che la società dimenticasse o banalizzasse
questo evento, contribuendo cosi a rendere centrale l'idea che l'avvenimento nel suo complesso
fosse unico. Il risultato di questa focalizzazione esclusiva è il dogma imperioso dell'unicità della
Shoah, che tende a imporre l'idea che non solo questo avvenimento sia unico ma è anche il solo
avvenimento di questo genere che si sia mai verificato.
Una seconda ragione concorre a fare di questo genocidio un fatto unico: è stato perpetrato nel
cuore di quell'Europa da sempre considerata il simbolo di una civiltà fatta di valori quali
l'umanesimo, la modernità e il progresso. I responsabili di questo crimine provenivano dal paese
che sembrava incarnare maggiormente quella grande cultura, sia classica sia scientifica. Inoltre, da
una parte la comunità delle vittime era all'origine di quella stessa civiltà. Il genocidio non si riduce
solo alla tragedia degli ebrei ma è ormai il criterio in base al quale valutare lo sconvolgimento dei
valori occidentali. La conseguenza di questo dogma della singolarità è costituita dall'implicita
gerarchizzazione delle vittime dei genocidi del XX secolo, negando il carattere genocidario di altri
massacri. Il terzo pericolo consiste invece di dimenticare il contesto storico in cui questo genocido
s'inscrive. Non si puo capire la Shoah senza fare riferimento ad altre violenze: alla prima guerra
mondiale, alla rivoluzione russa e alla guerra totale. La Shoah rappresenta percio una componente e
una manifestazione della crisi generale che ha investito l'Europa a inizio XX secolo e come tale è
parte integrante della storia europea.
Se si vuole procedere a un'analisi comparativa, bisogna farlo mettendo in discussione i principali
argomenti a sostegno della tesi dell'unicità, attraverso un confronto con le caratteristiche degli altri
genocidi nazisti e dei massacri precedenti (Turchia, URSS) o successivi (Cambogia, Ruanda).
Generalmente, gli storici della Shoah difendono la tesi del genocidio "estremo" senza precedenti
nella storia dell'umanità, basandosi su 5 argomenti:

1. Il genocidio degli ebrei sarebbe il solo a essere stato perpetrato in nome di considerazioni
puramente ideologiche e a rendere unica la Shoah non era il numero delle vittime, quanto
piuttosto l'irrazionalità dell'omicidio in massa, il suo aspetto non utilitaristico. Ma se da una
parte l'Olocausto è specifico in termini di obiettivi, radicalità, entità e procedure, dall'altra la
sua esecuzione lo rende molto simile ai massacri di cui sonostati vittime altri gruppi.
2. Solo il genocidio degli ebrei avrebbe un carattere globale e universale. Gli ebrei furono
perseguitati allo stesso modo in tutta l'Europa occupata e, se Hitler avesse vinto la guerra,
non avrebbero potuto rifugiarsi in nessun luogo al mondo. Questo aspetto è effettivamente
cruciale e non si riscontra in altre azioni genocidarie, tutte circoscritte ad aree geografiche
ben precise.
3. Il genocidio degli ebrei sarebbe il solo in cui era previsto lo sterminio totale del gruppo
vittima, bambini inclusi. Infatti non era possibile fare alcuna eccezione nè rieducare degli
individui. Al contrario, nelle imprese genocidarie animate da motivi più strettamenti politici,
esisteva la possibilità di sopravvivere: i bambini armeni potevano essere affidati a famiglie
musulmane per essere "turchizzati", i piccoli kulak potevano essere "rieducati" nei campi e i
bambini polacchi resi "germanizzabili" dalle SS, mentre i bambini zingari si potevano
salvare se considerati di razza ariana. Ma sia nella Cambogia dei Khmer rossi e sia nel
Ruanda invece i bambini erano condannati come i loro genitori.
4. Il genocidio degli ebrei sarebbe unico perchè fu un processo industriale e burocratico,
moderno.Ma anche nel 1915 gli ottomani usarono ampiamente delle tecniche moderne e
procedure burocratizzate per risolvere la "questione armena". Inoltre l'organizzazione
burocratica e moderna del genocidio fu meno evidente di quanto si crede generalmente,
come ce lo ricordano il massacro "artigianale" di Babi Yar (circa 33 mila ebrei), lo sterminio
poco moderno di 530 000 ebrei della Galizia orientale o la fucilazione di circa un milione e
mezzo di ebrei nella Russia occupata.
5. Infine il genocidio degli ebrei sarebbe sarebbe senza precedenti perchè il regime che lo ha
perpetrato, il Terzo Reich, sarebbe anch'esso senza precedenti. Per l'ideologia e gli obiettivi
del suo fondatore e dei suoi dirigenti, il nazionalsocialismo rappresenterebbe il tentativo più
radicale di cambiare quel mondo occidentale nato dai principi equalitari della civiltà giudeo-
cristiana, dall'umanesimo, dal progressismo e universalismo, e cioè da tutto cio che
costituisce il retaggio culturale comune a milioni di europei e americani. L'ebreo,
incarnazione vivente di tale retaggio, sarebbe il simbolo dell'intellettualizzazione del mondo
alla quale la Germania nazista intende contrappore la propria ideologia.

Se alcuni elementi sono innegalmente specifici della Shoah, altri si ritrovano invece nei diversi
genocidi del secolo, o negli altri genocidi commessi da nazisti (malati di mente, zingari), o in quelli
perpetrati dal governo ottomano e dalla Russia di Stalin, per non parlare della Cambogia e del
Ruanda. La Shoah si inserisce in un contesto più generale di violenze, riconducibile sia alla
brutalizzazione della mente e del comportamento derivata dalla guerra totale del XX secolo.
La Shoah è estrema perchè in essa si trovano uniti tutti momenti genocidario, che invece in altri
avvenimenti genocidari non sono presenti o comunque non tutti insieme (misure di stigmatizzazione
ideologica, ghettizzazione, omicidi collettivi...). Questo spiega perchè la Shoah è al centro della
nostra visione generale del genocidio, e, racchiudendo in sé i tratti più caratteristici di un fenomeno
ci aiuta a capire le altre barbarie del secolo.