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Da: La donazione di Enrichetta Hertz, 1913-2013, a c. di S. Ebert-Shifferer e A. Lo Bianco, Milano 2013, pp.

140-141

Bonifacio de’ Pitati, detto Veronese, e bottega


(Verona 1487-Venezia 1553)

Sansone e Dalila

Olio su tela, 22,5 x 70 cm


Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, inv. 1640

Il dipinto condivide la stessa provenienza e ha seguito gli stessi spostamenti della tela raffigurante la
storia di Brenno e Furio Camillo (inv. 1639, cat. 26), assieme alla quale faceva forse parte in origine di un
più ampio apparato decorativo.
Anche in questo caso la superficie pittorica, estremamente fragile, ha sofferto una quantità di cadute
estesamente diffuse, forse a causa di una rifoderatura non perfettamente riuscita, con numerose
reintegrazioni e ridipinture, come si è potuto appurare durante il restauro condotto per la mostra. È
possibile che la tela originale sia stata leggermente ridimensionata sui bordi, sebbene, a confronto con il
n. 1639, l’impaginazione dell’immagine risulti qui nel complesso più equilibrata e centrata rispetto ai
margini. Date le condizioni di conservazione, non è del tutto agevole valutare nella sua integrità la
qualità esecutiva dell’opera, che è stata in ogni caso giustamente ricondotta alla produzione di Bonifacio
de’ Pitati, o della sua bottega (Simonetti 1986, p. 125). La stilizzazione tipica delle figure, la concezione
dello spazio e le caratteristiche del paesaggio, anche sulla scorta dei possibili confronti con altre opere
ugualmente ascrivibili all’ambito di Bonifacio e analoghe per formato e destinazione, fanno pensare a
una datazione posteriore al 1540, e forse anche più precisamente verso la fine del decennio, quando la
bottega del veronese, attraverso i suoi allievi, diviene un luogo di elaborazione delle nuove e più
spiccate tendenze manieriste che si affermano nella pittura veneziana del secondo Cinquecento (Cottrell
2000, Herman 2003).
Da un punto di vista tematico-funzionale, iconografico e compositivo, il pannello Hertz, quale che
sia il suo reale rapporto con la tela gemella della Galleria Nazionale, va accostato a una serie di pezzi,
oggi disseminati in varie sedi ma tutti più o meno strettamente riconducibili a de’ Pitati e bottega, di
dimensioni abbastanza simili, originariamente concepiti come elementi decorativi per “recinti di letto,
casse e simili cose poste in uso in que’ tempi per delitie delle habitationi” (Ridolfi 1648, p. 279. Si veda
ora Rutherglen 2012). Da ciò anche la scelta conveniente dei soggetti, intesi a esaltare in versione virile
o muliebre le virtù fondanti dell’istituto matrimoniale, attraverso exempla desunti dalla storia antica, dalla
letteratura mitologica o dalla Bibbia, come in questo caso. Il quadro della Galleria Nazionale illustra
infatti il ben noto episodio narrato nel libro dei Giudici (16, 19-20), in cui Sansone viene catturato dai
Filistei grazie al tradimento di Dalila che, tagliandogli i capelli durante il sonno, lo priva della forza
sovrumana di cui Dio lo aveva dotato.
Assecondando il formato allungato della tela, Sansone giace disteso frontalmente, in una sorta di
portico aperto su un paesaggio campestre, secondo una formula compositiva già adottata dal veronese
Francesco Morone nella celebre tavola del Museo Poldi Pezzoli di Milano. È però da notare che
Bonifacio raffigura qui Sansone come un colosso di statura straordinaria, dettaglio non espressamente
citato nel testo biblico e piuttosto infrequente anche nella tradizione figurativa. L’elemento può
suggerire un confronto con un altro piccolo pannello – ma di dimensioni leggermente diverse (24,6 x
51,1 cm) – ugualmente attribuito a Bonifacio e oggi conservato nel Williams College Museum of Art di
Williamstown, MA (inv. 61.22.B), dove è rappresentata la scena conclusiva della storia, con la
distruzione del tempio per opera dell’eroe biblico, che anche in questo caso appare come un gigante,
per di più abbigliato in modo pressoché identico. La tela americana fa coppia, a sua volta, con un
pendant che illustra la storia di Giuditta e Oloferne, secondo un’associazione non proprio insolita tra le
due figure, convocate più come monito contro i rischi fatali del fascino femminile che come esempio
positivo di virtù pronube – in ossequio al diffuso motivo moralistico del Weibermacht, che potrebbe
essere sotteso anche alla scelta del soggetto per il dipinto Hertz.
D’altra parte, la produzione di questo genere di opere doveva avere caratteri seriali, con eventuali
ripetizioni o anche ricombinazioni di elementi tematici e iconografici repertoriali, oggi non facili da
ricomporre. A tale riguardo, può essere indicativo come il dettaglio del letto con colonne scolpite,
materassi rossi e cortina verde, che si intravede all’estremità sinistra della tela, quasi una citazione
extradiegetica che allude alla destinazione materiale dello stesso pannello decorativo, ricorra
esattamente nella stessa posizione nella tela con la Storia di Tarquinio, giudicata opera autografa di
Bonifacio intorno al 1550 e oggi al Metropolitan di New York, opera che peraltro presenta evidenti
affinità con quella della Galleria Nazionale anche per quanto riguarda l’impostazione e l’organizzazione
dello spazio, il disegno delle figure e la scansione ritmica della dinamica narrativa.
Michele Di Monte

Bibliografia:

C. Ridolfi, Le meraviglie dell’arte, ovvero le vite degl’illustri pittori veneti e dello stato, Giovan Battista Sgava,
Venezia 1648.
J.P. Richter, La collezione Hertz e gli affreschi di Giulio Romano nel Palazzo Zuccari, Bibliotheca Hertziana,
Roma 1928.
D. Westphal, Bonifazio Veronese, F. Bruckmann, München 1931.
B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. Venetian School, Phaidon, London 1957.
S. Simonetti, Profilo di Bonifacio de’ Pitati, in “Saggi e memorie di storia dell'arte”, XV (1986), pp. 83-134 e
235-277.
P. Cottrell, Bonifacio’s Entreprise: Bonifacio de’ Pitati and Venetian Painting, Ph.D. Thesis, University of St
Andrews 2000.
T.A. Herman, Out of the Shadow of Titian. Bonifacio de’ Pitati and 16th Century Venetian Painting, Ph.D.
Thesis, Case Western Reserve University 2003.
L. Mochi Onori - R. Vodret, Galleria Nazionale: Palazzo Barberini. I dipinti. Catalogo sistematico, L’Erma di
Bretschneider, Roma 2008.
S. K. Rutherglen, Ornamental Paintings of the Venetian Renaissance, Ph.D. Thesis, Princeton University
2012.