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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA – DIPARTIMENTO DI CHIMICA

A. Marini – CAPITOLO 2 – CHIMICA GENERALE e INORGANICA – Anno Accademico 2019/2020

Introduzione allo studio Molte reazioni chimiche coinvolgono gas come reagenti e/o come prodotti.
dei gas È quindi importante determinare come le proprietà dei gas dipendano da
condizioni quali temperatura, pressione, volume e numero di moli.
Storicamente, lo studio delle reazioni tra gas ha portato grandi contributi allo
sviluppo della chimica.

I diversi stati di Un solido ha sia una forma, sia un volume propri.


aggregazione della Un solido è costituito da una disposizione ordinata (reticolo) di particelle
materia: Solido (atomi, molecole o ioni). Le particelle vibrano attorno a posizioni di equilibrio,
ma non sono libere di muoversi al di là di queste. È proprio questa restrizione
alla libertà di movimento delle particelle che conferisce al solido forma e
volume propri.

Liquido Un liquido ha volume proprio ma non ha una forma propria: esso assume la
forma del recipiente che lo contiene. Come nel solido, le particelle del
liquido sono sostanzialmente in contatto le une con le altre. Tuttavia, nel
liquido non esiste una disposizione ordinata e fissa di particelle e queste
possono muoversi attraverso l’intero volume del liquido. Il fatto che gli stati
solido e liquido siano caratterizzati da distanze simili tra le particelle è
confermato da due osservazioni:
1) Le densità delle fasi solida e liquida delle diverse sostanze non
differiscono sensibilmente;
2) Sia i solidi, sia i liquidi sono assai poco comprimibili.

Gassoso Un gas non ha forma né volume propri. Esso in ogni caso si espande fino
ad occupare l’intero volume del recipiente che lo contiene. La distanza tra
particelle di gas è assai maggiore di quella esistente tra particelle di liquidi e/o
solidi. Naturale conseguenza di ciò è che un gas può essere compresso con
relativa facilità. In altri termini, il volume di un gas, diversamente da quello
di un liquido o di un solido, dipende marcatamente dalla pressione.

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Gas con cui siamo L’atmosfera è una miscela di gas trattenuta intorno alla terra dalla forza di
perennemente a contatto: gravità.
l’atmosfera
GAS % VOLUME COSTITUENTI PRINCIPALI ARIA
N2 78,1 SECCA
O2 20,9
Ar 0,9
CO 2 0,04

Si noti che, sebbene il tenore di CO 2 sia piccolo, la CO 2 è di importanza


fondamentale per la vita sul pianeta ( fotosintesi: CO 2 + H 2O  prodotti
complessi; temperatura del pianeta).

Composizione L’atmosfera presenta una composizione costante fino ad una quota di circa
atmosfera 80 km; questo strato viene chiamato omosfera. L’omosfera viene
ulteriormente suddivisa in tre strati in base alla temperatura:
1) Troposfera (fino a 12 km). È lo strato che consente la vita. La
temperatura diminuisce con l’aumento della quota fino a – 50 °C;
2) Stratosfera (da 12 a 50 km). Qui la temperatura aumenta fino a + 80 °C
causa l’assorbimento di radiazioni UV del sole da parte di O 2 con
formazione di O 3 (ozono):
h
O 2  2O

O  O2  O3

3) Mesosfera (da 50 a 80 Km). Qui la temperatura diminuisce nuovamente


fino a circa – 100 °C perché le molecole O 2 sono troppo poche per
assorbire energia in quantità sufficiente ad aumentare la temperatura.

Ossigeno È l’elemento più abbondante sulla crosta terrestre, sia in termini di massa
(~ 49%), sia in termini di atomi (~55%). La scoperta dell’ossigeno si deve al
chimico inglese J. Priestley e al chimico francese A. Lavoisier. Fu
quest’ultimo ad assegnare il nome all’elemento.

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L’ossigeno è un gas incolore, che condensa a – 183 °C e solidifica a – 218


°C. Viene ottenuto industrialmente per liquefazione dell’aria e successiva
distillazione.
L’ossigeno reagisce direttamente con gran parte degli elementi (molte di
queste reazioni sono, tuttavia, lente).
Le reazioni degli elementi con l’ossigeno liberano calore. Spesso la
quantità di calore liberata è tanto elevata da mantenere la temperatura a
valori alti e consentire quindi alla reazione di procedere velocemente
(combustione).
Per esempio, lo zolfo non reagisce con O 2 a temperatura ambiente, ma se
viene fuso brucia vigorosamente formando SO 2; Mg non reagisce con O 2 a
bassa temperatura, ma se viene scaldato brucia vigorosamente emettendo
una luce bianca abbagliante; il fosforo bianco si incendia spontaneamente
in O 2 e brucia con fiamma luminosa formando P 4O 10.
Come osservato in precedenza, i prodotti delle reazioni degli elementi con
l’ossigeno si chiamano ossidi.
Gli elementi che non reagiscono con O 2 sono i gas nobili e i metalli
nobili Au e Pt .
Le reazioni in cui un elemento o un composto si combinano con l’ossigeno
sono chiamate reazioni di ossidazione. Le reazioni di ossidazione sono
alla base della vita. Gli animali inalano O 2 dall’atmosfera. Questo, nei
polmoni, si combina con l’emoglobina del sangue per poi venire distribuito
alle varie parti del corpo che lo utilizzano per l’ossidazione di molte
sostanze diverse; queste ossidazioni sono esotermiche e forniscono
l’energia necessaria per mantenere la vita.

Azoto Come si è già osservato, l’azoto è il costituente principale dell’atmosfera.


Inoltre, insieme con C , O , H è uno degli elementi principali presenti in tutta la
materia vivente. È un gas incolore, inodore, insapore. Condensa a – 196 °C
e solidifica a – 210 °C. Può essere ottenuto, come l’ossigeno, per
liquefazione e distillazione dell’aria.
N 2 è un elemento poco reattivo. A temperature elevate reagisce con:
1) idrogeno, per formare ammoniaca:
N 2  3 Η2  2N Η3

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2) ossigeno, per formare ossidi:


N 2  O 2  2 NO
3) alcuni metalli, formando nitruri:
3 Mg  N 2  Mg 3 N 2

L’unica, abbondante fonte di azoto è costituita dall’atmosfera. Si chiama


fissazione dell’azoto la conversione dell’azoto dell’aria in composti utili. Il
metodo di fissazione su scala industriale è la sintesi di NH 3.

Idrogeno È l’elemento più abbondante dell’universo. Sulla crosta terrestre è il terzo


elemento per abbondanza in termini di atomi (~ 15%) e il nono in termini di
massa (~ 1%). È un gas incolore, inodore, insapore. Condensa a –253 °C e
solidifica a – 259 °C. È un elemento molto reattivo e si combina facilmente
con molti altri elementi. La fonte di idrogeno più abbondante ed economica è
l’acqua. Tutti i metodi di produzione su larga scala sono basati
sull’allontanamento dell’ossigeno dall’acqua.
In condizioni appropriate, l’idrogeno si combina con la maggior parte
degli elementi formando composti. Come già osservato, quelli con i metalli
si chiamano idruri.

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Pressione e sua Se si prende un tubo di vetro lungo circa 1 metro, chiuso ad una estremità, lo
misura si riempie con mercurio e lo si capovolge immergendo l’estremità aperta in
una vaschetta contenente mercurio, il livello di Hg nel tubo si abbassa fino a
che la colonna di Hg nel tubo raggiunge un’altezza di 760 mm sopra il livello
del mercurio nella vaschetta. 1 In altri termini, l’altezza alla quale si stabilizza
la colonna di mercurio è determinata dalla pressione atmosferica, essendo
la condizione di equilibrio raggiunta quando la pressione esercitata dal
mercurio contenuto nel tubo (che dipende, evidentemente, dall’altezza
della colonna di mercurio), bilancia esattamente la pressione
atmosferica.
Un apparecchio di questo tipo, ideato ed utilizzato per la prima volta dal fisico
italiano E. Torricelli nel 1643, si chiama barometro. La pressione atmosferica
al livello del mare corrisponde quindi alla pressione esercitata da una
colonna di mercurio alta 760 mm.
La misura della pressione in termini di altezza di una colonna di Hg ha fatto sì
che il mm Hg divenisse un’unità di misura della pressione.
Poiché la pressione è, dimensionalmente, una forza per unità di
superficie, è evidente che, a rigore, non può essere misurata in termini di
unità di lunghezza (mm Hg ). Quando si dice che la pressione atmosferica è di
760 mm Hg , si intende dire che essa è equivalente alla pressione
esercitata da una colonna di mercurio alta 760 mm.
Ancora oggi, frequentemente, la pressione viene espressa in atmosfere
(atm). Un’atmosfera è stata definita inizialmente come la pressione che
sostiene una colonna di mercurio di 760 mm a 0 °C e al livello del mare.
Un’altra unità di misura della pressione è il torricelli (abbreviato torr):
1 torr = 1 mm Hg (2.1)
Nel sistema SI la pressione si misura in Pascal (Pa):
1 Pa = 1 N  m -2
(2.2)

F
Conversione tra unità Ρ ;  F  forza; S  sup erficie  (2.3)
S
di pressione diverse F  m  g ;  m  massa; g  accelerazione di gravità  (2.4)

1
Si presume che l’esperimento venga eseguito al livello del mare in una giornata serena.

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m
d  ;  d  densità; V  volume  (2.5)
V
V  S  h ;  h  altezza (2.6)

Dalle (2.3), (2.4), (2.5) e (2.6) segue

S h d g
P  h d g (2.7)
S

La (2.7) consente di calcolare la pressione esercitata da una colonna di


liquido di densità d e altezza h . Si noti che la pressione, come prevedibile, è
indipendente dalla sezione della colonna.
Nel nostro caso:
1Kg 106 cm 3
d Hg  13 , 596g  cm  3  13 , 596g  cm  3    13.596Kg  m  3
1000g 1m 3
h  760mm  0 , 76m

Inoltre, sul nostro pianeta:


g  9 , 806m  s 2

Sostituendo i valori di d , h e g nella (2.7) otteniamo:

P  0 , 76 m   13.596 Kg  m 3   9 , 806 m  s 2   101.325 Kg  m  s 2  m 2 


 101.325 N  m  2   101.325 Pa 
Dunque:

1 atm = 101325 Pa

Inoltre, come abbiamo visto:

1 atm = 760 mm Hg = 760 torr

Segue:

101.325
1mmHg  1torr   133, 32Pa
760

In meteorologia, la pressione viene misurata in bar :

1bar  103 mbar  105 Pa

Segue:

1bar
1atm  101.325Pa   1, 01325bar  1013, 25 mbar
10 5 Pa

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1013, 25
1mmHg  mbar  1, 333mbar
760

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Relazione tra pressione e Il chimico inglese R. Boyle studiò, nel 1660, gli effetti della pressione sul
volume a temperatura volume dell’aria.
costante: legge di Boyle Boyle trovò che, fissa la massa del gas e la sua temperatura, il volume V
del gas è inversamente proporzionale alla sua pressione P .

1
V  T  cos tan te  (2.8)
P

1
V  cos tan te   T  cos tan te  (2.9)
P

P  V  cos tan te  T  cos tan te  (2.10)

Le (2.8), (2.9), (2.10) rappresentano 3 modi equivalenti di esprimere la legge


di Boyle. È importante osservare che, fissa la massa del gas, la costante
di proporzionalità delle (2.9) e (2.10) dipende dalla temperatura.

V /L
T2 T2 > T1

T1

(1/P )/atm-1

P /atm PV /atmL


T2 T2
T1

T1
V /L P /atm

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Relazione Gli studi sulle relazioni temperatura – volume (a pressione costante) furono
temperatura – volume eseguiti da J. Charles nel 1787.
a pressione costante: Egli scoprì che l’aria si espande quando viene riscaldata e che,
legge di Charles indipendentemente dal volume iniziale, vale la relazione:

V in H 2O bollente V100 C
  1, 366
Vin ghiaccio V0 C

(2.11)

cioè:

V100 C  1,366  V0 C  V0 C  0,366  V0 C (2.11’)

Inoltre, l’espansione è uniforme, cioè per ogni aumento di temperatura di 1

0 , 366 1
°C, il volume del gas aumenta di  del volume a 0 °C. La
100 273

(2.11’) può allora essere generalizzata a:

V0 C
V  V0 C   T C
273
(2.12)

V /L P1

P2 > P1

P2

- 273.15 T /°C

Come si può osservare dalla figura e dedurre dalla (2.12), le rette V vs T/ °C


intersecano l’asse delle ascisse. Ciò comporta che il volume si annulli per T =
- 273,15 °C. Per T < - 273,15 °C, il volume del gas dovrebbe essere
negativo. Poiché un volume negativo non ha significato fisico, deduciamo che

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non è possibile raggiungere una temperatura più bassa di – 273,15 °C, che
viene definita zero assoluto.
La scala di temperatura che ha come zero lo zero assoluto si chiama scala di
temperatura Kelvin. L’ampiezza del grado Kelvin ( K ) è identica a quella del
grado centigrado (°C), per cui la relazione tra le due scale è:

T  K   T   C   273,15 (2.13)

Dalle (2.12) e (2.13) si ottiene facilmente:


V 0 C
V  V0 C    T  K   273,15 
273,15

cioè:
V 0 C
V  T  K  (2.14)
273,15

Nella (14) V 0°C rappresenta, come abbiamo visto, il volume a 0 °C. Poiché
esso dipende solo dalla pressione e dalla massa del gas, se queste sono
fisse si ha:
V 0 C
 cos tan te (2.15)
273,15

Con la (2.15), la (2.14) può essere scritta:

V  cos tan te  T  K  (2.16)

La (2.16) indica che, a P = costante, il volume di una data massa di gas è


direttamente proporzionale alla temperatura assoluta.

V /L
P1
P2 > P1

P2

T /K

I palloni aerostatici ad aria calda costituiscono un’interessante applicazione


della legge di Charles.

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Legge dei volumi di Nel 1809 il chimico francese J. Gay – Lussac iniziò uno studio sistematico
combinazione di di reazioni tra gas. Egli trovò che se tutti i volumi vengono misurati in
Gay-Lussac identiche condizioni di temperatura e pressione, allora I VOLUMI CON CUI I

GAS SI COMBINANO NELLE REAZIONI CHIMICHE , STANNO TRA LORO COME

NUMERI PICCOLI E INTERI .

+ 
H 2, 2 vol O 2, 1vol H 2O , 2 vol

+ 
H 2, 1 vol Cl 2, 1 vol HCl , 2 vol

+ 
H 2, 3 vol N 2, 1 vol NH 3, 2 vol

Quella sopra enunciata ed esemplificata è nota come legge di Gay –


Lussac dei volumi di combinazione.

Interpretazione dei dati Per spiegare i dati di Gay – Lussac, A. Avogadro postulò (nel 1811) che
di Gay – Lussac: volumi uguali di gas diversi nelle stesse condizioni di temperatura e pressione
la legge di Avogadro contenessero lo stesso numero di molecole (Dalton usò invece i dati di Gay –
Lussac per “provare” il contrario).

Consideriamo la reazione tra idrogeno e cloro alla luce dell’ipotesi di


Avogadro. Il fatto che 1 volume di idrogeno reagisca con 1 volume di cloro per
formare 2 volumi di cloruro di idrogeno ( HCl ), significa che UNA MOLECOLA DI

IDROGENO REAGISCE CON UNA MOLECOLA DI CLORO PER FORMARE DUE

MOLECOLE DI HCl

H H + Cl Cl  H Cl H Cl

H2 Cl 2 HCl HCl

Se una molecola di idrogeno può formare due molecole di HCl , allora una
molecola di idrogeno deve essere costituita da due atomi. In altri
termini, l’ipotesi di Avogadro porta a concludere che sia l’idrogeno, sia il
cloro sono gas biatomici.

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H 2(g) + Cl 2(g)  2 HCl (g)

È interessante osservare che, a dispetto della magnifica semplicità della


spiegazione che Avogadro diede di queste reazioni, il suo lavoro fu a lungo
ignorato e i chimici continuarono a confondere atomi e molecole e ad usare
formule chimiche scorrette fino al 1860, anno in cui il chimico italiano
Stanislao Cannizzaro propose, sulla base del lavoro di Avogadro, un
metodo rigoroso per determinare le masse atomiche.
È evidente che la legge di Avogadro può essere espressa matematicamente
come:

V n  T , P  cos tan ti  (2.17)

La legge dei gas ideali Ricapitoliamo le relazioni sui gas sin qui discusse:

1
legge di Boyle: V  (T = costante)
P
legge di Charles V  T (P = costante)

legge di Avogadro V  n (P , T = costanti)

Dalla combinazione di queste relazioni si ottiene:


n T
V
P
e, indicando con R la costante di proporzionalità:

P V  n  R T (2.18)

La (2.18) è nota con il nome di LEGGE DEI GAS IDEALI O EQUAZIONE DI STATO

DEI GAS PERFETTI .

La costante R può essere determinata sperimentalmente misurando, per


esempio, il volume occupato a 0 °C (273.15 K ) e P = 1 atm (condizioni che
vengono definite condizioni normali e designate c.n.) da una mole (n = 1)
di gas di comportamento simile a quello ideale. Si trova che detto volume
vale 22.414 litri, per cui:

P V 1atm  22,414L
R   0,082 L  atm  mol 1  K 1
n T 1mole  273,15K

Si fa notare che il prodotto PV è, dimensionalmente, un lavoro.

Infatti, se indichiamo con l la lunghezza e con S la superficie:

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F F F
P 
2
; V  l3; P V  l3  F l
S l l2

Ne segue che la costante R può essere espressa utilizzando unità


energetiche diverse dai Latm .
Per esempio:

l  atm Pa 1m 3 Pa  m 3
R  0 ,082  101.325   8 ,314 
mole  K 1atm 1000L mole  K

N  m 2  m 3 J
 8 ,314  8 ,314
mole  K mole  K

Inoltre, poiché 1 cal = 4.184 J :


J 1cal cal
R  8 , 314   1, 987
mole  K 4 ,184J mole  K

m
Tenuto conto che n  (m = massa in grammi; MM = massa molare) e
MM

m
che d  (d = densità), la legge dei gas ideali può essere scritta:
V

m d  R T
P  R T  (2.19)
V  MM MM

La (2.19) indica che:


1. la legge dei gas ideali può essere usata per determinare le masse
molari dei gas;
2. la densità di un gas è direttamente proporzionale alla sua massa
molare.

Pressione totale di una In una miscela di gas ideali, ogni gas esercita esattamente la stessa
miscela di gas: legge di pressione che eserciterebbe se occupasse da solo l’intero volume
Dalton occupato dalla miscela (pressione parziale).
Ne segue che la pressione totale di una miscela gassosa a comportamento
ideale è data dalla somma delle pressioni parziali.
Ad ogni componente di una miscela gassosa a comportamento ideale si può
applicare l’equazione di stato dei gas perfetti:

p 1  V  n1  R  T La pressione parziale di ciascun gas è

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p 2  V  n2  R  T proporzionale al numero delle sue


molecole nella miscela gassosa.

Ptot  V  n tot  R  T

p1 n pi n
 1 ;  i (2.20)
Ptot n tot Ptot n tot

Legge di Dalton Definiamo la frazione molare x i come:

ni
xi  (2.21)
n tot

Segue dalle (2.20) e (2.21) che vale, in generale:

p i  x i  Ptot (2.22)

La pressione parziale di un qualunque componente di una miscela gassosa


a comportamento ideale è data dal prodotto della pressione totale della
miscela per la frazione molare del componente considerato.

Che cosa è un La legge che abbiamo chiamato dei gas ideali o equazione di stato dei
gas
Gas ideale perfetti può essere applicata in modo approssimato a qualunque gas reale.
Essa tuttavia è soddisfatta esattamente solo dai gas ideali che, come
suggerito dal loro nome, non hanno esistenza reale.
Si definisce gas ideale o gas perfetto quello costituito da particelle (atomi o
molecole) che:
1. presentano volume proprio nullo;
2. non esercitano alcun tipo di interazione reciproca.

L’equazione di stato dei gas perfetti si applica in modo sufficientemente


accurato a tutti i gas reali a pressioni molto basse e a temperature
elevate (cioè nelle condizioni in cui le molecole sono distanti le une dalle
altre e si muovono ad elevate velocità).
Deviazioni dei gas reali Abbiamo già osservato come la legge dei gas ideali risulti soddisfatta dai gas
dal comportamento reali solo a basse pressioni ed elevate temperature.

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Ideale Quando la pressione viene aumentata, appaiono deviazioni dal

P V
comportamento ideale. La quantità z  , chiamata coefficiente di
R T
compressibilità, è una misura di queste deviazioni (in caso di

P V
comportamento ideale, ovviamente, z   1 ). Fissa la pressione,
R T
l’entità della deviazione dal comportamento ideale dipende dalla temperatura
e dalla natura del gas. Quanto più la temperatura è vicina a quella di
condensazione del gas, tanto maggiore è la deviazione dal comportamento
ideale. Sappiamo che un gas ideale è caratterizzato da:
1. molecole che non hanno un volume proprio;
2. molecole che non esercitano alcuna interazione reciproca.
Entrambe le condizioni non sono rispettate in un gas reale. Da qui le
deviazioni.

P V
N2 CH 4 NH 3
R T
H2 He
1

P /atm
Deviazioni dalla legge dei gas ideali per alcuni gas a 300 K.

Come si può osservare in figura, N 2, CH 4, NH 3 mostrano, per valori


relativamente bassi di pressione, z < 1. Le attrazioni intermolecolari fanno
sì che questi gas si comprimano di più di quanto atteso o, se si preferisce
esprimersi così, che esercitino sulle pareti del recipiente una pressione
inferiore a quella attesa, o ancora che il loro volume molare sia inferiore
a quello atteso. All’aumentare della pressione il volume a disposizione del

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gas diminuisce e il peso relativo del volume proprio delle molecole sul
volume a disposizione del gas aumenta. Il risultato è che z passa per un
minimo per poi crescere fino a valori z > 1. Quando z > 1 il gas si contrae
meno di quanto atteso o, se si preferisce esprimersi così, esercita sulle
pareti del recipiente una pressione superiore a quella attesa o, ancora,
presenta un volume molare superiore a quello atteso.
Osservando nuovamente la figura si vede che per H 2 e He è sempre z > 1.
Per gas di questo tipo, costituiti da molecole ( H 2) o atomi (He ) di piccole
dimensioni, le interazioni attrattive tra particelle sono trascurabili e
prevale, nella deviazione dal comportamento ideale, il volume proprio
delle molecole che fa sì che questi gas si contraggano sistematicamente
meno di quanto atteso.
All’aumentare della temperatura, il peso relativo delle forze di attrazione
intermolecolare diminuisce in ogni caso (perché le molecole si muovono
più velocemente) e aumenta di converso quello del volume proprio delle
molecole. Così il metano, che a 200 K presenta z < 1 fino a P > 300 atm, a
1000 K presenta z > 1 in tutto il campo di pressioni (vedi figura che segue).

P V
z 200 K
R T
500 K
1000 K

300 600 P /atm

Deviazioni dal comportamento ideale di CH 4 a diverse temperature

L’equazione di Ci sono molte equazioni che descrivono in misura più o meno corretta il

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van der Waals comportamento dei gas reali. La più nota è l’equazione di Van der Waals,
che parte da un’equazione della medesima forma di quella valida per i gas
ideali:

Pid  Vid  n  R  T (2.23)

P id = pressione che il gas eserciterebbe se si comportasse idealmente;


V id = volume che il gas occuperebbe se si comportasse idealmente.

Se indichiamo con b il volume proprio di una mole di molecole di gas,


dovrà essere:
Vid  V  n  b (2.24)
In altri termini, il volume a disposizione delle molecole del gas per i loro
movimenti è il volume del recipiente (V ) meno il volume fisicamente
occupato dalle stesse molecole di gas ( nb )2.
Per quanto riguarda il termine P id, occorre considerare che quando una
molecola di gas si avvicina alla parete del recipiente, l’attrazione esercitata
su di essa da tutte le altre molecole la rallenta. Di conseguenza essa
urta la parete con una forza minore di quella con cui la urterebbe se detta
attrazione fosse assente (come in un gas ideale). Ne segue che la pressione
P effettivamente esercitata dal gas reale è minore di quella che il gas
eserciterebbe se si comportasse idealmente: P < P id. La differenza tra questi
valori di pressione è proporzionale alla densità (molecole per unità di
volume) delle molecole che urtano la parete e alla densità delle molecole che
le attraggono rallentandole. Essa è cioè proporzionale al quadrato della
densità. Se indichiamo con a la costante di proporzionalità, potremo scrivere:
2
n
Pid  P  a    (2.25)
V 

L’equazione di Van der Waals può quindi essere scritta:


2
  n    V  n  b   n  R T
 P  a     (2.26)
 V  

Nella (26) a e b sono costanti caratteristiche di ogni gas.

2
Per un gas ideale V id e V coincidono perché l’astrazione del gas ideale prevede che le particelle che lo costituiscono (atomi o
molecole) abbiano volume proprio nullo.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA – DIPARTIMENTO DI CHIMICA
A. Marini – CAPITOLO 2 – CHIMICA GENERALE e INORGANICA – Anno Accademico 2019/2020

Gas Formula a/L2atmmol-2 b/Lmol-1


Ammoniaca NH 3 4,170 0,0371
Acqua H 2O 5,46 0,0305
Azoto N2 1,390 0,0391
Diossido di carbonio CO 2 3,592 0,0427
Idrogeno H2 0,244 0,0266
Metano CH 4 2,253 0,0428
Ossigeno O2 1,360 0,0380

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