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Storia della filosofia 06/03/19

Spinoza (1632-1677)
Introduzione storica del contesto in cui Spinoza è vissuto. Olanda che affronta l’Impero spagnolo.

Il pensiero del filosofo si impone all’interno di una cultura che faceva della tolleranza la sua
bandiera. Era di famiglia ebraica (calvinisti, corrente più tollerante) e fin da subito ebbe problemi
con la sua comunità religiosa di appartenenza poiché non ne vuole sapere di obbedire
estrinsecamente ai dettami del culto.

L’Etica viene pubblicata per la prima volta dopo la morte di Spinoza poiché in vita fu difficile per il
filosofo pubblicare le proprie opere perché era, da un punto di vista della salvaguardia della
propria incolumità, rischioso.

Pubblica in vita, in forma anonima, il Trattato teologico-politico nel 1970. Fin da subito la
speculazione di Spinoza si caratterizza non per essere qualcosa di astratto, ma per essere
direttamente coinvolto nelle questioni politiche del proprio tempo che si caratterizzavano per
assistere ad un confronto, ad una dialettica tra potere religioso e potere politico. Spinoza smonta
entrambi dicendo: non vi può essere un potere religioso.

Questo trattato è per la maggior parte una critica all’Antico Testamento perché, svolgendo una
critica filologica e linguistica anzitutto e poi storica si aveva la possibilità, agli occhi di Spinoza
(ma anche precedentemente con il Leviatano di Hobbes), di vedere dall’interagire tra
un’interpretazione sia dei testi sacri sia della storia del popolo ebraico e un’interpretazione delle
funzioni politiche a lui contemporanee, come giungesse ad esaltare la Repubblica; una società
democratica, fondata sulla possibilità di tutti di partecipare alle sorti della vita politica stessa.
Un’eresia per l’epoca.

Quando muoiono i fratelli De Witt per mano della folla inferocita, istigata dai gomaristi (fazione
intransigente dei calvinisti), va la potere la casata D’Orange che già precedentemente si era
distinta per una forte repressione. Spinoza è fortemente a favore delle politiche laiche-libertarie
della sua epoca ( società libera, repubblicana, un esercito fatto da cittadini non da mercenari,
questi sono i suoi ideali politici). Si schiera apertamente, quindi, dalla parte di una società
tollerante.

Tutta questa teoria politica è basata su una concezione antropologica ottimistica, positiva. Di
contro alla teoria antropologica del Leviatano di Hobbes il quale affermava che l’uomo è cattivo
per natura, ha bisogno di essere governato in maniera violenta dallo Stato (Leviatano, figura
biblica) che tende ad opprimere e sopprimere le persone.

L’antropologia hobbesiana, De corpore, de homine, de cive, è assolutamente negativa. L’uomo è


una macchina mossa da passioni non dominate dalla ragione, ma da un impulso cieco e quindi ha
bisogno di essere governata da una macchina esterna molto più potente, lo Stato.

Spinoza, al contrario, ci dice che l’uomo non è cattivo per natura, ma è buono; non c’è nulla di più
utile all’uomo che l’uomo stesso. Gli uomini in società si possono organizzare per costruire delle
condizioni di vita migliori basate sul rispetto, sulla reciproca accettazione (diversità). È uno dei
primi assertori della dignità della persona nel rispetto dell’alterità.

Vi era stato un predecessore italiano, Giordano Bruno: l’etica di Spinoza deve moltissimo, in
maniera indiretta, ai Dialoghi metafisici e ai Dialoghi morali.

Spinoza, nel Trattato sull’emendazione dell’intelletto pubblicato in vita e a suo nome, si basa sui
principi della filosofia cartesiana e i pensieri metafisici. In questo trattato dice:

“Dopo che l’esperienza mi ebbe insegnato che tutto ciò che spesso ci si presenta nella vita
comune è vano e futile – e vedendo come tutto ciò che temevo direttamente o
indirettamente non aveva in sé niente di buono né di cattivo, se non in quanto l’animo ne
veniva commosso…”

Tutto ciò per cui noi ci arrabattiamo è futile, inizio della sua filosofia. Molti dei filosofi precedenti
avevano già espresso questo tema, ciò che interessava era giungere ad un punto in cui si potesse
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scoprire, a partire da se stessi, la verità non come fatto astratto, ma come fatto concretissimo
legato all’esperienza e al senso comune delle persone.

Si esprime qui, quella che modernamente, viene definita teoria delle emozioni, dell’intelligenza
emotiva. Teoria delle passioni; qui riprende Cartesio e la sua ultima opera Le passioni dell’anima.

• Passione, dal greco paschein πάσχειν, vuol dire ‘subire’, ‘ricevere’.

L’animo subisce delle impressioni, ne è modificato. Se queste impressioni sono favorevoli,


piacevoli abbiamo un sentimento di piacere, altrimenti di dispiacere e di dolore. Questa è la molla
originaria delle considerazioni sulle passioni nell’età moderna, ciò si ritrova fino alla psicologia e le
sue branche.

Spinoza comincia proprio da questo.

“…decisi infine di ricercare se ci fosse qualcosa di veramente buono e capace di


comunicarsi e da cui solo, respinti tutti gli altri falsi beni, l’animo potesse venire affetto;
meglio ancora, se ci fosse qualcosa tale che, trovatolo e acquisitolo, potessi godere in
eterno di continua e grandissima felicità.”.

Lo dice a chiare lettere: “la mia ricerca mi da felicità”.

Felicità in latino è sia felicitas e beatitudo, vogliono dire la stessa cosa solo che la seconda è la
felicità pienissima. La felicitas ha a che vedere con il benessere interiore che la persona ha nel
momento in cui si trova ad armonizzare fortemente ciò che sente, ciò che percepisce, che
intuisce, che pensa, che capisce, che vuole. Quindi il sentimento, la ragione, la volontà affinché
ciò possa convertirsi in un’azione coerente, non nel senso del giudizio logico, morale, coerente
nel senso della coerenza profonda, intima con se stesso come pluralità organica e unitaria di
soggetto che sente, percepisce, ecc. perché l’azione sia coerente. Questa è la felicità e, felicità
significa che la persona non è scissa in se stessa. È scissa quando pensa, sente e vuole una cosa
e ne fa un’altra; si passa all’infelicità, alla frustrazione.

• Frustrazione, dal latino frustrā, ‘invano’, ‘inutilmente’.

ES. la nostra è la società della scissione. Più si accumula la frustrazione più una persona diventa
aggressiva nei confronti del mondo esterno; mano a mano che il raggio di scarica dell’aggressività
si riduce va a finire contro se stessi e la persona, con il panico, fa del male a se stessa se non c’è
la prospettiva dell’apertura, della piena felicità.

Comunicare è difficilissimo. La comunicazione è la trasmissione emozionale di contenuti


esperienziali. Se nella comunicazione le persone non comunicano se stesse, vuol dire che non
vogliono comunicare; ed è difficile perché per comunicare, per esprimerci abbiamo bisogno di un
ambiente accogliente perché se ci sentiamo giudicati o in una dimensione di non accoglienza,
non ci esprimiamo.

I filosofi moderni, si soffermano molto su questa dimensione del rapporto tra l’aspetto logico-
razionale e l’aspetto emotivo dell’esistenza.

Nell’Etica di Spinoza tutto ciò è fuso insieme.

• Etica, viene dal greco ethos, ‘comportamento’ ‘educazione al bene’ (dal sanscrito, Etha ‘le
cose da fare’ ???).

Le cose vengono fatte in base al contesto. Se la norma ci viene dall’esterno, la nostra possibilità
di espressione e di realizzazione è pari a zero. Oggi ci troviamo in un processo di
condizionamento continuo, assillante.

Dall’ Etica, Spinoza inizia con Dio e arriva, nell’ultimo capitolo, alla libertà umana. Perché lavora in
una dimensione di totalità; la nostra esperienza non è un’esistenza buttata a caso e che rimane
nell’ambito della casualità, ma è un’esistenza che ha la possibilità piena di acquisire senso di se
stessa e di proiettarsi in questa acquisizione di senso. La proiezione dell’esistenza è il contrario
della depressione; quando l’esistenza è aperta e vede positivamente ciò che la prospetta, è
motivata. Quando è chiusa e davanti a sé c’è il nero è più difficile (rif. Julia Kristeva, Sole Nero), si
vive male.

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Se non c’è libertà, non può esserci felicità poiché la libertà è la condizione fondamentale per far sì
che la persona possa esprimersi e che quindi possa giungere a cogliere quella pienezza
dell’esistenza che è l’orizzonte della felicità. Quando l’azione coincide con il sentire profondo
(desiderio).

• Desiderio, dal latino de-, siderum, ‘dalle stelle’

Spinoza, quindi, costruisce una teoria della totalità.

Ha lavorato tantissimo prima: il Trattato in cui ci dice che è inutile andare dietro ai modelli
dell’outletismo, del trashismo ( eredi del nichilismo, perché la persona viene ridotta a merce).

Spinoza compie una scelta: rispetto alla situazione che si presenta come alienata, vuole vivere
liberamente perché il suo scopo è raggiungere la felicità piena sua e delle persone a cui può
comunicare tutto questo. Partecipa alla vita politica del suo tempo, non si isola. Manifesta con
coraggio le proprie idee; vive in una Repubblica, quella delle Province unite d’Olanda, in cui c’è
questa possibilità. Esce fuori da una comunità bigotta e coercitiva, la sua comunità religiosa di
provenienza, ossia quella ebraica di Amsterdam e propone la sua filosofia affinché gli uomini
possano vivere bene e, una volta che prendano consapevolezza di sé, che è un processo
continuo, si traduce poi nella possibilità di agire in maniera conforme a questa consapevolezza.
La consapevolezza di sé coincide con la critica.

• Critica, greco κρίνω (krino, krinein ??) ‘passare al setaccio’.

Passare al setaccio tutto quello che viene dall’esterno.

• Incontro, in: la persona si incontra con se stessa; dentro di sè. Con-: un’altra persona che sta
nella sua identità, e tra le due persone ci deve essere quella dialettica per cui l’una non
sovrasta l’altra, perché se una dice all’altra come deve fare non è più incontro. Per avere
comunicazione bisogna che ci siano un’identità personale, una corrispondenza biunivoca,
un’intesa. Con i mass-media moderni questa comunicazione non c’è, ci impongono i pensieri.

Il pensiero che pensa su se stesso ovvero le persone che meditano sulla propria esistenza, queste
persone sono quelle che si avvicinano al discorso filosofico.

• Antropologia, ἄνθρωπος (ànthrōpos). Ma si prende l’eccezione ἀνήρ, (anḕr), ἀνδρός (andròs)


uomo in senso antropico. Radice -op-, del verbo orao.
Discorso sull’uomo che guarda avanti.

Oggi i sistemi di potere comandano e opprimono con gli armamenti.

la libertà è alla base della felicità per Spinoza.

Tucidite (420 a.C.): la felicità è un momento decisivo, per averla però si ha bisogno della libertà.
Per entrare nel possesso pieno delle libertà abbiamo bisogno del coraggio.

Coraggio - libertà - felicità

Se la persona non è cosciente, non si sveglia (Eraclito: “svegli, dormono”). Si cita de La Boétie,
Discorso sulla servitù volontaria.

Noi abbiamo un urgente bisogno di iniziare a soffermarci su noi stessi, con noi stessi e di entrare
in comunicazione profonda con noi stessi benché il “bombardamento” di informazioni sia
continuo. Per entrare in contatto dobbiamo isolare i rumors. È raro che entriamo in contatto con
noi stessi.

Siamo consapevoli di cosa ci fa stare bene o che ci fa stare male. Ritrovandoci con noi stessi non
possiamo mentire, la verità si sente. Prendere consapevolezza di noi stessi ci aiuta a riflettere
sulla nostra esistenza. Quando iniziamo a scoprire il gusto di stare con noi stessi, si apre una
prospettiva diversa.

Marx: la persona ridotta a merce è trattata come un feticcio e viene raggirata come si vuole.
Questo concetto, il processo di condizionamento, ha una diretta connessione con Spinoza che è
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fortemente coinvolto in queste tematiche dell’alienazione e dell’oppressione, e si ribella a tutt’e
due.

Contro l’alienazione affermando che l’uomo può essere libero nel momento in cui si trova nel
flusso dinamico della natura e si trova nella sua radice divina-umana. Per questo Spinoza parte da
Dio nel primo capitolo del Trattato, poi mette la mente umana.

• Meraviglia, greco: thaumazein,


quando una persona si meraviglia di quello che vede fuori di sé, spettacolo continuo della natura,
dell’universo, degli universi e quello che trova dentro di sé, l’infinito del totale. E noi non abbiamo
questa dimestichezza con noi stessi. Scappiamo; confrontandoci dobbiamo crescere. Questo è
l’esercizio della critica ed è l’andare verso un’esistenza responsabile.

• Responsabilità: res-, -ponderare, misurare le cose.

Noi le misuriamo quando abbiamo la possibilità di verificare tutto ciò che c’è in campo e di
orientarci.

Siamo liberi se ci liberiamo dalle passioni (ansia, ira, tristezza). Se non abbiamo la possibilità di
orientarci verso il futuro, l’esistenza è inutile.

Spinoza non si sofferma molto sulla questione del tempo però.

Ma la concezione degli attimi è chiamata cronologia.

I momenti indicano, invece, una progressione dinamica degli eventi e questa dimensione non è
più quella della cronologia, ma della cairologia (Kairos (καιρός), il tempo giusto).

Una terza concezione è quella della chiriologia (kyrios), gestire bene il tempo perché non è più
nella sede degli attimi o nella cosecuzione dei momenti, ma è nella sede degli istanti.

Mentre attimo deriva dalla parola a-temno (tagliato, staccati), i momenti sono in successione, ma
quelli che veramente sono saldati, sono gli istanti (isteri, stare greco); sono in questa
consequenzialità ma in maniera salda, hanno a che vedere con l’essere, non si inabissano più nel
nulla come gli attimi.

Quando noi riusciamo a dare al nostro tempo un senso profondo, una ragione convincente a noi
stessi, questo non ci angoscia più e riusciamo a gestire tutto quello che ci capita, distanziandoci.
Se riusciamo a mantenere un atteggiamento di messa a distanza sia spaziale che temporale e
valoriale, tutto viene ridimensionato e riusciamo a padroneggiare l’evento. Si cerca di dare una
sana valutazione della realtà senza che ci travolga e stravolga eccessivamente. Quando si è nei
circoli dell’alienazione si è deboli.

La crisi dei valori è un fatto concreto. Bisogna ripartire da sé.

Sant’Agostino, le Confessioni: rispetto a tutta questa alienazione, esteriorizzazione della propria


esistenza. Noli foras ire, in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas. Usa l’ablativo,
nell’uomo interiore, all’interno che risiede la verità. Noi abbiamo la verità, quando dedichiamo
tempo a noi stessi abbiamo la possibilità di scoprire cosa desideriamo e che significato abbiamo.
Quando la persona entra dentro di sé comunica, trova la sua identità; esprime questa identità in
maniera autentica. Vuol dire che la persona non ha paura di manifestarsi per come è. È chiaro che
c’è bisogno di un ambiente accogliente, perché altrimenti ci si ritrae. Questa possibilità espressiva
è fondamentale dal primo momento. Prima discendiamo in noi stessi, dedichiamo del tempo a ciò
che sappiamo di noi, e non c’è nessun giudice o senso di colpa a cui sacrificare. Mi rivedo come
un io indentitario, pure nella diversità delle età e delle esperienze. Quando dico io mi ricollego ad
una base salda, quella degli attimi (anche identità discende da orao, gr.) se io mi ritrovo nella mia
identità io mi posso esprimere, quando vado fuori e mi esprimo secondo me stesso (autos,
maniera autentica e autonoma), mi esprimo senza paura.

L’uomo quando è schiavo delle passioni e quindi della paura lì è schiavo, quando si libera ed
esercita la ragione lì si installa nella propria libertà. La ragione è fondamentale. La società dei
mass-media è una società che abolisce la ragione, perché e persone non devono pensare,
devono obbedire.

Giocare: Shiller diceva che l’uomo è tale solo quando gioca. È nel gioco che c’è la massima
serietà. Coloro che giocano sono se stessi nella totalità rispetto al gioco, non hanno secondi
scopi. Quello che noi facciamo in vista di qualcos’altro frammenta l’azione; è scissa. La volontà
scissa ha a che vedere col diabolico: penso e sento una cosa e ne faccio una completamente
opposta. Non esprimersi, la paura. Questa dimensione può avere due gendarmi:

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• Esterno: ciò che noi non dobbiamo fare. PROIBIZIONE

• Interno: INIBIZIONE, senso di colpa

Quando la persona soggiace a questi elementi di compressione, di mancanza di espressione, non


raggiunge la felicità. Iniziano i circoli delle nevrosi, la ragione che non funziona più.

Spinoza ci offre una verità non lontana dal senso comune. Quando c’è la genuinità della
condivisione unitaria, le persone si capiscono. Ogni potere, ha sempre tre caratteristiche
limitative, inibitive della persona:

• arroganza: si arroga il tuo diritto di scelta

• prepotenza: potenza

• Mistificatore: è sempre bugiardo.

Ci ruba l’esistenza, in quanto libera, votata alla felicità. Il potere tende ad eliminare tutto ciò.
La persona si libera quando, prendendo consapevolezza di sé, comincia ad esprimersi con
coraggio (Kirkegaard- Timore e tremore).

Non dare alle istanze esterne il nostro tempo; la comunicazione è un’esperienza autentica.

Spinoza supera Cartesio, nel senso che unifica la questione della corporeità con quella della
mente (res extensa e Rex cogitans).

Spinoza dice chiaramente che non si ha mai bisogno dell’esperienza se non per ciò che non si
può ricavare dalla definizione della cosa. Vuol dire che il punto di vista spinoziano è
principalmente razionalistico; è la ragione che determina in un modo deduttivistico (dall’universale
al particolare), però alla base c’è il presupposto per cui il tutto della realtà ha senso.

La teoria delle passioni, sugli affetti, vedremo direttamente come questi discorsi avranno una loro
concretezza nel fatto che la persona può essere felice e cioè quando si libera di tutte le passioni
particolari e si eleva alla dimensione della mente, cioè il pensiero che pensa se stesso perché in
quel caso l’uomo, pure se nella sua finitudine, piò inserirsi nella dimensione infinita della vita di
Dio.

Possibilità della felicità.

Spinoza inizia con l’essere, la sostanza infinità e Dio che coincide con l’infinitezza della sostanza e
dell’essere. Dopo arriva alla mente, Dio è il Pensiero infinito, non è Corpo.

La concezione più logicamente corretta dell’esistenza. Noi pensiamo che la vita sia caratterizzata
di per sé da tutta una serie di problematicità, ma non è così; essa ci guida soltanto, noi ci
arrabattiamo con l’infelicitazione perenne. Non bisogna angosciarsi. La realtà esperita è
costantemente sottoposta ad angoscia. Nel momento in cui ci fissiamo, diventa sintomo di
nevrosi perché noi non siamo con noi stessi, in possesso di noi stesso. Se lo facessimo ci
ritroveremmo col senso del tempo nostro e con la possibilità di dare una continuità e un
conferimento di senso indennitario alla nostra esistenza sempre in termini di relazionalità.

Il punto di partenza è un’analisi o interpretazione predeterminata o precostruita, influenzata molto


da cose a priori. Ma la realtà è questa, non vi deve essere paura in quanto questa non esiste.
Tutto questo ha a che vedere con un ramo profondo della filosofia spinoziana; ed è questa la
possibilità che l’uomo ha di essere felice a partire dalla certezza che la nostra vita finita è installata
in una vita infinita per l’essere. Spinoza lotta molto contro le concezioni religiose della sua epoca
e, potremmo dire, odierne. La Natura coincide con Dio e Dio no ha potuto dare delle leggi
contraddittorie alla Natura (né la Natura stessa ha potuto darsi delle leggi che andassero a
contraddire se stessa). Dio non può cambiare niente, perché questo è il suo progetto, e nel suo
progetto c’è esso stesso nella sua corporeità. Coincidono.

Non si parla di intelletto e volontà in Dio.

p.23- PROPOSIZIONE XI

P.25:

“Per ogni cosa si deve assegnare la causa o la ragione per la quale essa esiste o per la
quale non esiste.” PRINCIPIO DI RAGIONE SUFFICIENTE: di ogni cosa si deve poter dare
la ragione per la quale essa è.”

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Ed è qualcosa che si ritrova nella Logica di Aristotele (le categorie), nell’età moderna in Cartesio e
Leibeniz. È legato al principio di causalità: di tutte le cose c’è una dimensione della causa e una
dell’effetto, vanno strettamente congiunte.

“questa ragione o causa deve o essere contenuta nella natura della cosa, o essere fuori di
essa.”

“la ragione, al contrario, per la quale la sostanza esiste segue parimenti dalla sua sola
natura, la quale, cioè, implica l’esistenza.”

Nel testo dell’Etica, può essere che Spinoza affronti le questioni in modo da sviluppare quelle
questioni tenendo presenta la storia della tradizione filosofica.

Dio è sostanza ed essenza per sé sussistente ed esistente. E nelle proposizioni che abbiamo visto
è sufficientemente spiegato.

“ Ci deve essere una ragione o una causa per la quale esso esiste; e se non esiste, ci
dev’essere pure una ragione o una causa che impedisce che esista o che toglie la sua
esistenza. […] La ragione per la quale un triangolo esiste, o per la quale non esiste, non
segue dalla sua natura, ma dall’ordine di tutta la natura corporea; […] esiste
necessariamente ciò di cui non è data nessuna ragione o causa che impedisca che esista.
Se dunque non può essere data nessuna ragione o causa che impedisca che Dio esista, o
che tolga la sua esistenza, se ne deve concludere senz’altro che egli esiste
necessariamente.”

Spinoza è un razionalista, non si pone il problema dell’esperienza. Dio esiste necessariamente, la


teoria del comportamento mano e dell’esistenza umana iniziano con Dio in Spinoza, non con
l’esperienza. Perché nel suo percorso di meditazione esistenziale è giunto a questa conclusione:
Dio, come totalità della vita e della Natura e dell’universo nella quale siamo coinvolti.

“la ragione o la causa che toglierebbe l’esistenza divina non può essere data fuori dalla
natura divina, essa dovrà necessariamente essere data, se è vero che Dio non esiste, nella
stessa natura di Dio, la quale perciò implicherebbe una contraddizione. Ma affermar ciò
dell’Essere assolutamente infinito e sommamente perfetto è assurdo; dunque né in Dio né
fuori di Dio è data alcuna causa o ragione che tolga la sua esistenza, e quindi Dio esiste
necessariamente.”

Hegel contesta a Spinoza di rendere la Natura e la Sostanza necessarie però rimane tutto statico;
invece se dobbiamo concepire una sostanza dinamica (nella critica hegeliana), questa è soggetto.
Ma vuol dire la stessa cosa. Soggetto nella tradizione filosofica vuol dire ciò che sta sotto (sub-
iaceo), cioè la SOSTANZA. Questa e soggetto coincidono.

Per Hegel, quindi, la Sostanza di Spinoza mancava del principio dell’autocoscienza. Ma la


sostanza di Spinoza non c’entra con questo; ma c’entra con la vita eterna e l’infinito della
sostanza stessa che coincide con la vita eterna ed infinita di Dio.

Poter esistere e potenza:

“ […] o non esiste nulla, o l’Essere assolutamente infinito esiste pure, in modo
necessario.” - Altrimenti.

Questa frase afferma che o c’è l’Essere o c’è il nulla. Parmenide diceva che l’essere è e il non
essere non è. Non esiste il nulla.

ancora, Shopenauer nel mondo come volontà di rappresentazione prende quello che era
l’assoluto platonico e l’essere spinoziano e lo cancella e al suo posto ci mette il nulla, che è
l’unica cosa che esiste. Lo mette in relazione alla volontà. Si arriva all’autorivelazione della
volontà, il nulla. Rivelare vuol dire svelare, manifestare ma vuol dire anche “mettere il velo di
nuovo”, quindi rivelare non vuol dire svelare, ma coprire ancora di più.

Concedendoci tempo abbiamo la possibilità di restare in contatto con noi stessi e verificare se il
discorso del velo possa essere tolto o meno. Possiamo toglierlo? Com’è la nostra conoscenza? È
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molto ombrata. Quanto sappiamo di noi stessi rispetto al nostro comportamento? Quanto siamo
padroni delle nostre azioni? Lo siamo tanto di più quando ascoltiamo la ragione (esercitata poco).

Chi ascolta la ragione sta bene, non si illude e svolge un’interpretazione sana della realtà, non ci
mette delle proiezioni per-giudiziali. La vede così come. È fondamentale questa interpretazione;
non farla ci allontana dalla realtà, non voler vedere per comodità o paura.

Se la persona non si illude comincia ad allontanare la paura della schiavitù umana; una persona
può essere libera quando pensa e quando manifesta coraggio sennò non può essere libera. Fa
parte della nostra presa di consapevolezza, possibile.

O non esiste nulla o un essere assolutamente infinito esiste in modo necessario. Dio esiste
necessariamente.

Benché Spinoza ammetta, nello Scolio, di mostrare l’esistenza di Dio a posteriori, in realtà, la
struttura è fortemente aprioristica. Perché a posteriori implica l’esperienza.

Dio è sempre a priori, ma lui lo dimostra anche a posteriori. L’essere assolutamente infinito
possiede da sé una potenza infinita di esistere perciò esiste assolutamente.

L’etica è dimostrata geometricamente.

La sostanza è causa di sé. Se la perfezione di una cosa pone l’esistenza vuol dire che la cosa è
perfetta in quanto Sostanza, Natura; in questo caso l’esistenza viene posta da questa dimensione
universale. Qual’è la tendenza a considerare l’esistenza? Che è contingente rispetto all’essenza,
cioè che è limitata.

invece, nella sostanza viene posta dalla sostanza stessa. Non è più contingente. La sostanza in
quanto tale non ha bisogno dell’esperienza però pone l’esistenza.

ALLORA: per Spinoza c’è questa dimensione essenziale che non ha a che fare con l’esperienza e
si chiama sostanza. Sostanza e anche Natura, ha in sé sia l’essenza che l’esistenza. Quando
parliamo dell’esistenza in relazione alla sostanza, questa non è caduca ma frutto della sostanza
stessa. Noi proprio dell’esistenza di Dio possiamo avere la massima certezza. Tutti gli altri filosofi
per giungere a Dio facevano dei discorsi lunghissimi.

Spinoza cambia l’ordine del discorso rispetto a Cartesio, ad esempio, che poneva l’estensione e il
pensiero prima di tutto. L’estensione a proposito della verità eterna non c’entra in questo caso. È
il pensiero. Dio è pensiero. L’esperienza non ci serve affatto. Invece Aristotele inizia con i sensi; la
conoscenza inizia con i sensi e poi con l’intelletto per vedere cosa possiamo conoscere. Pure
Kant inizia con la sensibilità (spazio e tempo si trovano agli inizi del processo della conoscenza;
come forme pure a priori della sensibilità dell’estetica trascendentale), dopo vi è l’intelletto. Qui si
inizia proprio da Dio che ritorna anche nella parte sulla Mente.

La certezza assoluta riguarda l’esistenza di Dio;

“la sua essenza esclude ogni imperfezione e implica la perfezione assoluta, per questo
stesso fatto essa toglie ogni ragione di dubitare della sua esistenza…”

Il termine fede non c’entra proprio, è solo il discorso di Dio che si autopone nel discorso della
mente; non c’entra con la religione ma con l’essenza del pensiero.

E quindi: la natura, la sostanza non può essere divisa.

Proposizione XIV:

“Oltre Dio non si può dare né si può concepire alcuna sostanza.”

Panteismo. Tutto è Dio, la Natura, la Sostanza.

“Dio è l’essere assolutamente infinito del quale non si può negare alcun attributo* che
esprima l’essenza di una sostanza”

*essenza della sostanza. Nel modo estrinseco.

Affezioni: modi.

L’ordine del pensiero coincide con quello della realtà. Troviamo ciò nella terza parte, nella Mente.

Proposizione VII: è il pensiero che si ritrova in tutta la dimensione della Materia.

Tutto ciò che è, è in Dio.

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Per Spinoza è fondamentale fondare il tutto della conoscenza su questa dimensione della
necessità, dell’eternità e della natura ovvero di Dio. Dio è un Pensiero, l’infinità di esso. Questa
dimensione dell’infinito in termini neurologici del supporto cerebrale come possibilità
dell’autocoscienza, le sinapsi tra i neuroni e la possibilità che a supporto di questa basa ci sia lo
sviluppo del pensiero dell’attività autocosciente come ulteriorità rispetto alla biochimica di oggi.

Il pensiero coincide totalmente con questa dimensione della materia o no? Le scuole della
medicina affermano di sì. Si tratta di sviluppare la struttura neuronale. Altri affermano di no: la
dimensione del pensiero dell’autocoscienza, del pensiero che pensa se stesso, abbia come base
la struttura del cervello, ma poi è altro. Si parla di “energia”, non c’è definizione.

Scolio:

“Ci sono di quelli che immaginano che Dio sia composto, a guisa dell’uomo, d’un corpo e
d’un’anima e sia sottoposto alle passioni…”

Concezione antropomorfica di Dio. Qui non c’entra, Dio è sostanza infinita. E non c’entra con il
nostro concetto di persona. Rispetto a questa concezione, Spinoza, propone una concezione
astratta di questa figura. Dio, quindi, non è corporeo e non può essere considerato tale poiché la
sostanza corporea è finita e Dio no.

Tutto questo Scolio è attento a non mischiare le questioni.

Tutta la materia è divina; “patire” > passione (da pati, deponente “ricevere”); la dimensione del
patire vuol dire subire, ricevere. Non c’entra niente con l’avvenire. Tutto è in Dio. Spinoza avverte il
bisogno di conferire alla natura quella dignità divina che in tutte le concezioni del mondo e nelle
filosofie (tranne quella rinascimentale in italia) era sempre stata tenuta staccata dalla dimensione
creazionale divina. Qui è tutto eterno ed infinito, Dio coincide con la Natura. E agisce secondo le
sue leggi senza essere costretto da essa. Tutto è in Dio.

Libertà e necessità e causa libera in Dio coincidono. È necessariamente libero. Non può cambiare
l’ordine della natura.

La natura è infinita, eterna, necessaria e divina; tutto ciò non può non ricollegarsi alla grande
tradizione metafisica. Benché la tradizione medioevale aveva preso il pensiero di Aristotele e
Platone e la dottrina della patristica (elaborazione della rivelazione cristiana), Sant’Agostino e li
aveva messi insieme: Dio come persona che crea ed è fuori dal mondo. Ma per Spinoza, Dio è
nella natura, assolutamente causa libera, causa di sé. Questa causalità coincide con la sua
necessità. Non può cambiare l’ordine del creato perché è lui stesso ad aver dato questo ordine
alla natura in cui egli stesso è coinvolto. È assolutamente diversa dalla concezione antropomorfa
quindi. Dio è pensiero, causa libera e agisce solo per la necessità della sua natura.

Nello Scolio, Spinoza discute del problema della causalità e nega il fatto che Dio possa cambiare
la natura.

A Dio non appartengono né intelletto né volontà. (p.47) se prendiamo tutta la concezione


dell’agostinismo, vediamo che Dio è caratterizzato per essere assoluto volontà e assoluta libertà.
Spinoza va contro; questa è una trasposizione di categorie umane, come si può parlare di Dio in
termini di categorie umane escludendo queste caratteristiche? Ciò che è Dio è fondamentalmente
connesso con il sistema della Natura.

In atto: è un termine aristotelico. Oggi utilizzeremo attualismo e potenzialità. Quello che abbiamo
in potenza, come capacità di sviluppare qualcosa quando la facciamo diventare attitudine vuol
dire che la mettiamo all’opera. L’atto è la realizzazione di quella possibilità.

“l’onnipotenza di Dio è stata in atto sin dall’eternità nella medesima attualità.”

Dio è stato sempre attuazione, da sempre. E l’universo stesso e la natura stessa che è vita divina,
che è Dio.

Non possiamo pensare Dio in termini antropomorfici, non ci sono intelletto e volontà, c’è eterna
necessità che è eterna libertà. Dio è causa di sé.

Spinoza ci da degli elementi di definizione di Dio, per razionalizzare un concetto che potrebbe
sembrare astratto. È la conclusione del suo sistema di pensiero e cerca di dimostrarlo a partire
(questo discorso geometrico, oggettivo) dal nesso inscindibile tra necessità e libertà, tra la
causalità e il suo effetto. Cioè in Dio non si trova niente che poi rimanga impotente, è tutto in atto;
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è perennemente diveniente questa vita della natura. Sappiamo che quando c’è una sostanza che
è causa di sé e che coincide con la natura, io, essenza ed esistenza coincidono ( in natura) così
come in Dio. Dio pone l’esistenza. Quando l’uomo si mette a pensare, a seguire la voce della
ragione, lì si connette immediatamente con la possibilità di attingere questa vita divina. Quando
rimane sotto l’onda degli affetti, rimane schiavo.

Per poter pensare bene bisogna mettere da parte tutto il mondo delle passioni, secondo Spinoza.
Cartesio qualche anno prima aveva concluso il suo itinerario di pensiero con un testo, LE
PASSIONI DELL’ANIMA, molto di quanto Cartesio aveva scritto qui lo aveva già sostenuto Bruno
nei suoi dialoghi morali e cioè rispetto a tutto ciò che può turbare l’animo umano, come si
comporta la persona per mantenere il controllo?

Quando l’uomo si fa turbare, lì non è più padrone di sé, per Spinoza. È padrona di sé quando
ragiona.

Spinoza ci conduce per mano, riprendendo anche più volte lo stesso tema.

Dio è la coincidenza dell’esser causa di sé e della propria sostanzialità, non poteva scegliere un
mondo migliore o, comunque, un altro mondo rispetto a questo. Come l’essere parmenideo:
l’essere è nella sua totalità.

“..un uomo è la causa dell’esistenza, ma non dell’essenza di un altro uomo”

Concetto attuale:

nasciamo dai nostri genitori, ma loro non sono causa della nostra personalità né sono causa della
differenziazione cellulare dell’embrione. Tutto ciò non avviene per consequenzialità; la nostra
essenza non è qualcosa che ci è stata data. Questa è una verità eterna che riguarda anche
l’infinità la necessità e l’eternità stessa della vita divina dell’essere. Come siamo giunti
all’esistenza? Attraverso i nostri genitori. Ma cosa succede nella prima settimana del
concepimento? Lì siamo essenza. La persona in quanto tale non dipende dalla sede di causalità
naturale. L’essenza è qualcosa che ha a che fare con l’essenza con la vita divina della natura in
quanto vita divina dell’essere. Un uomo non può dare l’essenza perché è finito.

autodistruttività, intesa come personale, costa fatica per vivere. Tutti i falsi bisogni che gente
persegue per non sentirsi inadeguato, questo rincorrerli porta all’alienazione che caratterista la
nostra società. Ci appropriamo di noi stessi quando cominciamo ad analizzarci interiormente;
studiamo il modo in cui possiamo esprimerci nel mondo. Spinoza ha rinunciato a tutto per fare
questo. Nel Trattato dell’emendazione dell’intelletto, dice che si è trovato di fronte ad un bivio che
lo portava a cambiare vita oppure no e usa un esempio caro a Seneca: “devo lasciare il certo per
l’incerto?”.

Quando vuole cambiare vita, si domanda come: il suo desiderio di vivere una vita piena e felice
come può realizzarlo? Inseguendo la carriera, dandosi ai piaceri? Inseguendo la ricchezza?
Oppure cercando di ritagliare tempo per se stesso per capire come pensa e capire il senso della
vita e la vita stessa. Va contro la società e la comunità ebraica. Rifiuta i compromessi. Vuole
pensare con una certa libertà rifiutando qualsiasi proposta di lavoro.

Eternità di Dio: eternità della natura, sostanza, universo. Non vuol dire eternità in cui c’è stato un
atto libero che poi Dio modifica secondo le sue passioni.

La filosofia di Spinoza è diretta erede di quella di Giordano Bruno.

Nel dibattito medioevale, fino a Cartesio, c’era stata la questione della dimostrazione
dell’esistenza di Dio, la prova ontologica. I teologi e filosofi dicevano che Dio esiste
necessariamente perché se pensiamo al sommo Essere perfettissimo, allora il fatto stesso di
pensarlo porta alla sua esistenza ( Anselmo di Aosta); l’obiezione è di Gaunilone: se io penso ad
una cosa che non esiste non vuol dire che esista veramente. Per Anselmo il pensiero implica
l’esistenza (prova ontologica dell’esistenza di Dio; il discorso sull’essere in quanto tale). Se è una
prova ontologica, si prende l’ontologia e si prende la teologia e si mette insieme attraverso il
pensiero.

Teologia negativa: parlare di Dio in termini di non esistenza, non viene definito. Dio è pensato
attraverso intuizione profonda ( Ehkart, tedesco, mistico ‘misterioso’). La dimensione del mistero
non può essere rilevata in nessun modo quindi Dio rimane nell’inespressione linguista. (ma a noi
non interessa!). Qui siamo nell’espressività totale, di misterioso non c’è nulla. Dio è sostanza ed
essenza, essenza ed esistenza. Questo discorso di Spinoza, l’esistenza di Dio e la sua essenza
sono un’unica cosa, quindi non ho bisogno di nessuna prova ontologica della sua esistenza. Dio è
pensiero, non è materia, non è corpo. È causa interna a tutto ciò che esiste, causa immanente,
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ma non si identifica con tutte le cose. Salta quindi la prova ontologica così come salta quella che
era stata la risposta più piena ad Anselmo, quella di San Tommaso D’Aquino: Dio non si può
dimostrare solo col pensiero, ma si deve passare attraverso la realtà, la sensibilità riprendendo
Aristotele. Dice, per dimostrare l’esistenza di Dio dobbiamo partire dalla realtà, dalla natura ed
escogita il suo sistema delle causa, delle vie per giungere all’esistenza di Dio che sono 5, le 5 vie
tomiste, non dal pensiero, non dalla realtà. Spinoza supera sia l’aspetto tomistico sia l’aspetto
anselmiano della prova ontologica.

Agli inizi dell’età moderna la teoria della prova ontologica era stata ripresa da Cartesio. Nelle
Meditazioni sulla filosofia prima, dice io dimostro Dio partendo solo dal pensiero, dall’intuizione
senza passare dalla realtà. Spinoza è cartesiano, ma supera anche Cartesio poiché nel suo
pensiero, in Dio essenza ed esistenza coincidono e non bisogna partire dalla posizione per cui
viene prima il pensiero e poi l’esistenza.

Spinoza non dimostra l’esistenza di Dio, non può che non essere così altrimenti ci ritroviamo nel
contingente. L’atto iniziale è un atto di scelta profonda, parte da Dio con la consapevolezza che
lui ci sia. C’è questo essere assolutamente infinito che non si caratterizza per l’arbitrio della
volontà, ma per questa eterna sostanza che infinitamente si pone e si autopone. L’essere è
(parmenideo). È un discorso totalmente aprioristico, non ha bisogno dell’esperienza. E allora
come giungiamo a vedere tutta la questione del mondo delle passioni umane?

Senso della vita: beatitudine, felicità.

Fin dall'inizio noi ci imbattiamo nella questione che ci siamo posti fin dall'inizio del corso: ha
senso, oggi, fare un corso su un autore di 350 anni fa? Questo è un discorso che può valere
anche per un autore del mese scorso. il senso ce l’ha.

Non è per l'opera perché queste persone che hanno pensato in proprio, comunque ci riguardano.
è vero che noi oggi siamo in una rivoluzione antropologica che non si verificava dall'età del
neolitico perché stanno cambiando i nostri modi di pensare, non c'è un criterio di orientamento
forte.

L'analisi di questo testo ci fa entrare in un altro tempo e in altri linguaggi. Si inizia con l'ente,
l'essenza, la causa, la causa di sé, l'esistenza. Terminologia vecchia, desueta.

Il mondo cambia continuamente, non abbiamo criteri di orientamento per questo mondo, allora un
autore che ha pensato in proprio, e per averlo fatto ha avuto una vita difficile (ebreo, rifiuta un
compromesso datogli dall'autorità della sinagoga per cui non doveva dare scandalo, professando
la sua libertà ma senza intaccare l'autorità religiosa stessa e rifiuta una cattedra in Germania per
lo stesso motivo, anche perché preferisce dedicarsi personalmente alla filosofia, con amici.)

preferisce fare filosofia per conto proprio, per interrogarsi su dei problemi: Dio, il mondo e l'anima.
(psicologia, cosmologia e teologia, oggi).

Si ricollega molto, in maniera diretta e indiretta, alla filosofia di Giordano Bruno, in particolare alla
concezione dell'infinito e, prima di scrivere l'Etica, pubblica anche i principi della filosofia
cartesiana. Ha scritto un Trattato dell'emendazione (correzione) dell'intelletto e dei pensieri
metafisici, in latino questi. E lo fa sempre in maniera attenta, cioè è una persona molto attenta a
come e quando scrive.

I linguaggi della nostra attualità non hanno il criterio dell'ordine, ma del bombardamento continuo.
Spinoza cerca quella pace, così come Cartesio (in Europa c'è la guerra dei 30 anni, finisce in
Svezia dove muore). Nei trattati precedenti si era confrontato con i principi della filosofia
cartesiana, ma critica fondamentalmente di Cartesio la divisione netta che aveva fatto tra la res
extensa e la res cogitans, cioè tra un ordine dell'essere e del pensiero e l'ordine della realtà,
tant'è che giungerà a dire che sono la stessa cosa. Cosa vuol dire? vuol dire che io mi pongo in
un atteggiamento di interpretazione della natura; questo atteggiamento mi fa giungere a pensieri e
a ordini di pensieri tali che siano assolutamente corrispondenti all'ordine intrinseco della natura.

Come mai l'etica comincia con Dio? Vuol dire la dottrina del comportamento umano, e se
comincia con Dio vogliamo andare nell'ottica metafisica che considera al suo centro la questione
dell'essere, della sostanza, ciò che si sottrae al tempo. Questa è la metafisica e prende questo
nome perché il curatore delle opere di Aristotele, aveva preso le opere che trattavano di queste
questioni e le aveva messe dopo quelle sulla natura ( ‘natura’ in greco è physis 'fisica'; metafisica:
le cose che stanno oltre la natura).

Aristotele non aveva fatto coincidere Dio con la Natura, così come nemmeno Platone. La filosofia
del medioevo, invece, tenta di unire i principi della rivelazione del Cristianesimo con le eredità
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della ragione, espresse da Platone e Aristotele. Il grande filosofo che comincia questo è
sant'Agostino (IV-V sec. d.c.) si converte al Cristianesimo con sant'Ambrogio ed elabora una sua
concezione dell'universo e della natura nel mondo politico basato sui principi che traeva dalla
filosofia di Platone; più esattamente dal suo interprete Plotino: dall'antico e il nuovo Testamento
elabora questa nuova filosofia che da inizio al pensiero medioevale. Le Confessioni, analisi del
proprio animo, la trinità in cui analizza la dottrina dell'una natura delle tre persone; parte da questa
concezione per esprimere la propria idea su quante divinità ci siano.

Se nella concezione cristiana c'è un Padre, Dio dell'Antico Testamento. Mosè, nell’Esodo.

IO SONO è il nome di Dio in quanto lui è proprio quello che è, è colui che è. Le definizioni di
Spinoza sono molto vicine a questa concezione di Dio.

- Che cos'è la sostanza? è ciò che è in sé e per sé. è ciò che non si muove. Spinoza prende la
sua sostanza da un X; congiunge le categorie di Aristotele e la tradizione ebraica dell'Antico
Testamento poiché educato nella scuola rabinica di Amsterdam.

• La sostanza= è la prima delle categorie di Aristotele, scritte nell'Organum, opera di logica.


Parla delle categorie: κατηγορίες: dire qualcosa a proposito di qualcos’altro; è un concetto
che riguarda ciò che noi pensiamo. Kantianamente è il concetto dell'oggetto. Per tutti i
logici è così.

Si appassiona, impara il latino alla scuola esterna, scuola di un libertino (libertini, coloro che
rivendicavano il diritto per la ragione di interpretare la Scrittura; la interpretano liberamente,
secondo la propria coscienza). Comincia a respirare aria di libertà, alla quale lui teneva tanto
perché la trovava dentro di sé.

- RAGION SUFFICIENTE: si deve sempre saper spiegare ciò che si è detto.

quando, tra ciò che noi pensiamo (premessa maggiore) e una conclusione non c'è connessione:
ragionamento sbagliato, paralogismo. Sillogismo: ragionamento giusto.

Quando utilizziamo una categoria, significa che osserviamo l'oggetto del nostro pensiero. quando
il concetto non ha nessun riferimento alla materialità è un concetto che astrae da questa stessa.
quando penso alla sostanza io astraggo da tutti i fenomeni particolari. Dice Aristotele: la sostanza
è la prima delle categorie, perché se non abbiamo la certezza di poter poggiare i nostri discorsi su
qualcosa di stabile e di sottratto al tempo, noi non possiamo continuare a ragionare.
La sostanza è. L'essere è (Parmenide).

La sostanza è ciò che ci garantisce la certezza dei nostri discorsi ed è a livello logico che
Aristotele introduce una categoria che esula dalla logica. Io sono certo che la sostanza è.

Come facciamo a dire che l'essere è? Come facciamo a dire che la sostanza è?

Quando pensiamo, in una dimensione della fiducia, ci fidiamo della nostra esperienza e di quella
comunicabile (il vedere, per esempio). Perché, allora, siamo angosciati rispetto al tempo che
passa? Perché non lo percepiamo o lo percepiamo? Noi crediamo all’essere che rimane e al
tempo che è diverso dal tempo che passa, perché non lo percepiamo. Quando siamo in angoscia,
lo percepiamo? Sotto il peso dell'ansia il tempo si materializza. Quello che emerge, noi lo
percepiamo sennò non avremmo la percezione profonda dell’ieri, dell'oggi e della prospettiva del
domani; la dimensione della temporalità, ci soddisfa? La domanda è esistenziale. Perché Spinoza
ha bisogno di definire Dio come massimo della sostanza ( causa di sé, ciò che è in se e per se,
che è sottratto alla caducità), ed identifica Dio con la natura e toglie di mezzo il discorso della
rivelazione?

- ATEISMO. Toglie di mezzo il Dio dell'Esodo, della rivelazione, IO SONO. Ma Spinoza ai suoi
occhi non vuole togliere di mezzo questo, perché identifica l’io-sono con la sostanza della
Natura, come la sostanza dell'essenza (sostanza e esistenza sono simili in greco). Quando io mi
rapporto alla sostanza e dico che non cambia, ammetto che essa permane. Posso dirlo per un
fatto logico ed esistenziale. Perché posso dire, pensare che c'è qualcosa che non è caduco,
dove lo colloco? Nel mondo delle idee perché nell'ordine dell'esperienza non ho nessuna
percezione possibile di tutto ciò. Quando parliamo di sostanza ed esistenza, quindi, parliamo di
concetti. Io penso della soggettività; c'è il concetto e il pensiero rispetto al concetto. Ogni
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categoria è un concetto dell’oggetto (Kant), dire qualcosa di qualcos'altro (Aristotele). Noi
possiamo dire dell'essere? Cos'è? Per Parmenide l'essere è. Ci arriva a conclusione di un
ragionamento metafisico, linguistico e politico, relativo poi alla dimensione della realtà. Non
possiamo pensare ad una realtà che faccia una fine pietosa perché ne va del nostro senso di
orientamento di questa nel nostro senso dell'esistenza e nella possibilità che quello che
pensiamo abbia un suo correlato di verità.

L’istante è tempo sostanziale (in noi, quando conferiamo senso alla nostra esistenza). Abbiamo
bisogno di stare con noi stessi e di vedere come noi viviamo e pensiamo se ci va bene oppure no
e interrogarci sulla felicità e l'armonia con noi stessi.

Spinoza inizia subito con il chiarire la figura di Dio, che è la sostanza. In Dio l'esistenza e l'essenza
coincidono, non abbiamo problemi di alienazione.

Inizia, così, la teoria del comportamento partendo dalla teologia poiché coincide con la dottrina
della natura. Tutte le teorie contemporanee della temporalità si caratterizzano sulle due posizioni
su tempo: se c'è è percepibile o no, se non è percepibile e fa parte dei fenomeni della vita e degli
universi è un conto, se fa parte della mia vita coscienziale è un altro conto.

Il tempo diventa ricco di senso quando ci appropriamo della nostra esistenza, agendo in maniera
consona a noi stessi, cioè a quello che percepiamo, sentiamo, vogliamo. Armonizziamo.

Noi stiamo prendendo l'opera principale di Spinoza che inizia con Dio perché è il massimo della
gioia, ovvero la beatitudine, quando cioè piacere e gioia coincidono, lì c'è l'incontro tra la vita
personale e coscienziale e la vita dell'universo, natura.

[note su Spinoza importanti per il suo background e dal punto di vista metodologico]

Attualmente:

Il cambiamento coglie impreparati. Questa crisi moderna si caratterizza da una fortissima


distruttività, perdita del senso della misura (Protagora: l'uomo è misura di tutte le cose. Oggi non
è cosi)

Giovanni Gentile: scrive le note al testo in maniera erudita (acculturata), qui si vede come
nell'apparato di note, dietro ad ogni termine c'è tutta una storia del pensiero. É molto indicativo di
come è impostato un lavoro del genere, bibliografico.

Confrontarsi con il testo.

L'identificazione della sostanza aristotelica con l’io-sono dell'Esodo, è un fatto forte che
corrisponde alla vita, alla cultura e allo studio.

Ll tutto di Dio si manifesta nella totalità dinamica della natura; la tradizione storica può servire a
veicolare questo pensiero nuovo. Il confronto tra ogni tradizione (lt.tradere, ‘tradurre’) e ciò che è
nuovo, perennemente (abbiamo parlato della conoscenza e della generazione; lt. ignosco e gr.
γίγνομαι ‘gignomai' come ciò che caratterizza nell'essenza il movimento dell'uomo, dell'umanità,
non sono scissi).

Un testo ci mette in rapporto con l'intera tradizione classica (Platone, Aristotele, Tommaso, la
scolastica medioevale e moderna spagnola)

Breve excursus sulla scolastica spagnola:

Suarez: la sua metafisica è la sintesi di tutta la scolastica medioevale. In questo troviamo un


sacco di definizioni decisive e determinanti per i secoli a venire. L'uomo è schiavo quando
obbedisce ad impulsi esterni ed interni (passioni; Le passioni dell'anima di Cartesio), ma l'uomo si
può liberare dalle catene di queste pulsioni grazie all'ordine della ragione. Quando la persona
ragiona, riprende la capacità critico-razionale di orientarsi nel proprio mondo; li può cogliere la
propria dignità profonda. Nei termini conoscenza, generazione e dignità ricorrono due consonanti
fondamentali -gn-, sono creative dell’uomo (vd sopra). Non è un ragionamento banale; originarietà
creativa. Quando la persona, esercitando la propria ragione come ragione critica, e non facendosi
imporre dall'esterno le proprie modalità di pensiero e comportamento né dal proprio super io, nel
senso del senso di colpa, allora si libera, si autonomizza e così cerca di comunicarlo agli altri. Il
prigioniero della caverna platonica, dopo essersi liberato, torna a liberare gli altri. È così che
Platone parla per primo della SERVITÙ VOLONTARIA, ripresa poi da Da la Boetie; il quale afferma
che l'uomo ama le proprie catene nel momento in cui, sottoscrivendo alla propria servitù, rinuncia
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ad esercitare la propria capacità razionale che è anche capacità ragionevole. Il buon senso va
sempre strettamente connesso alla ragione.

Noi abbiamo un mondo da scoprire nel momento in cui togliamo tempo a chi ci vuole togliere il
tempo. Il tempo della concretezza è l'unico possibile, il tempo di quando conferiamo tempo
all’esistenza. Il nostro tempo e la considerazione concreta di questo, la nostra meditazione sulla
nostra temporalità, se è astratto torniamo a fare gli spettatori. Come se la vita non fosse la nostra,
quando acquistiamo consapevolezza della nostra vita, il tempo diventa prezioso.

Heidegger: le persone per la maggior parte sono spersonalizzate, sono gettate nel mondo a caso
e vivono secondo i criteri o i non-criteri dell'alienazione: la vita anonima. Si fanno le cose per
ingannare il tempo. Dell'anonimato, della chiacchiera banalizzante e dell'equivoco, esistenza
alienata. La persona può riprendersi da questa esistenza e dirigersi verso una propria , quando si
mette in contatto con se stesso. Lì incontra la dimensione della temporalità autentica. Tutto ciò
parte dal confronto con la morte: le persone nel momento che si trovano sempre nell'angoscia,
hanno paura della morte e della caducità; quando invece la persona si è impossessata di se non
ha più paura della caducità del tempo, e si apre e si progetta. grande chiarezza; se la persona non
si apre e resta chiusa, attaccata al passato e ad una vita inautentica sta male. non c'è possibilità
per un'esistenza felice. allora Spinoza, che ha lavorato su questo, inizia con dio perché giunge alla
certezza che dio è tutto, e in questa totalità noi ci immergiamo. non ci propone il suo percorso
esistenziale, ma la soluzione con dio che coincide con la natura.

Trattato teologico politico: Spinoza critica le dottrine totalitarie di tutti i sistemi religiosi.

Nell'etica, gli dei delle religioni scompaiono. nell'antico testamento dio-persona.

dio è sostanza, infinita. inizia con la definizione

quando scrive il trattato teologico politico, fa un commento alla costituzione, legislazione


mosaica. fa l'elogio della sua Olanda (la cosa più bella che possa esserci, vivere in un paese dove
ciascuno può pensare quello che vuole e può dire quello che pensa).

Platone vuole affermare la giustizia creando una civiltà migliore e giusta. come i profeti antichi che
professando il giusto per il futuro. per migliorare il mondo.

spino<a si sente parte del connubio tra natura e dio, e cerca di meditare su questo che da senso
alla sua vita. dio è necessita per se stesso,

in Olanda aveva vinto il calvinismo ortodosso nel 1618, aveva anche delle influenze politiche.
chiese calviniste riformate al gomarismo in cui si condannavano le dottrine reazionarie, di un altra
corrente calvinista, gli arminiani molto più liberali e aperti.

Spinoza si trova a vivere in un clima intollerante, un po' come l'inquisizione romana, vengono
eliminate tutte le minoranze che proponevano la libera interpretazione delle scritture, a partire
dalla propria coscienza secondo i criteri di giustizia e verità. ciascuno era in diretto contatto con
dio, questo era un elemento della riforma.

prima di Hobbes c'è grozio che è un arminiano e scrive " de iure belli ac pacis" il diritto della
guerra e della pace. bisogna preservare la pace. Spinoza si riferisce anche a lui come autore

Hobbes: l'uomo è un lupo per l'altro uomo

Spin: non c'è niente di utile all'uomo più dell'uomo.

questa è un' antropologia che è una cosmoteandria (cosmologico, teologico, antropologico, tutto
insieme) non c'entra più col fatto che noi ci costruiamo la divinità secondo i nostri bisogni, a
nostra immagine e somiglianza. in questo caso, la divinità è accessibile attraverso la mente
(seconda parte dell'etica). ed è accessibile nella pienezza e nella possibile pienezza identificativa
tra dio e l'uomo. è il pensiero. quando l'uomo entra in possesso di sé, non è più schiavo delle
passioni, comincia a ragionare in maniera consequenziale causa-effetto, principio-ragione; allora
l'uomo ha la possibilità di svegliarsi dal sonno, di togliersi le catene e di stabilire con gli altri delle
regole che gli consentano di vivere in una società migliore, non fanatica, non intollerante. e in
quanto a questo è di molta attualità il testo di Spinoza.

nel confronto con il testo, la problematica della schiavitù contemporanea è qualcosa che ha
riguardato l'uomo e la riflessione sull'uomo da sempre; questo discorso si rinnova. oggi, il
bombardamento è così forte, l'alienazione è così accentuata. non c'è privacy, c'è un'invasione
totale. distruttività, crisi dei valori (i valore coincide con l'essere, "io faccio ciò che sento, perché ci
credo fortemente").

Spinoza inizia in termini razionali e li da per certo perché , in questo caso, la ragione coincide con
la fede razionale. non c'è niente di religioso. è il pensiero. nel riconoscere la dimensione
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dell'infinito che regge il finito, lo ingloba in sé e lo proietta (dio). Shopenauer è stato influenzato da
Spinoza, una volta che si scinde e strappa il velo di maya non c'è nulla. il lamento generalizzato
che si diffonde, è perché c'è una negatività di fondo, la distruttività. se ci mettiamo a ragionare,
pensiamo al bene; non bisogna pensare in modo negativo, al male.

noi siamo i creatori delle regole della nostra esistenza, siamo autonomi.

non vedere il perché accadono le cose. la sostanza è dinamica.

per Spinoza l'esperienza non conta nulla, perché l'essere è e non può non essere e il tempo non
c'è. il tempo è un ente di ragione, un fantasma della mente. è un non-ente. lo dice chiaramente.
l'esperienza è niente, per questo inizia con dio. Humes inizia con l'esperienza però viene
stigmatizzato da humes: ha condotto la nave dello scetticismo a spiaggiarsi sulle sabbie del non
senso. elogia invece Platone. il sublime; nella sua repubblica ha messo le idee alla ose di tutto.

la certezza di dio, certezza della ragione. non può non essere così pur non dimostrandolo.

una volta che ha dato tutta una serie di definizioni p.7 n8

"si dice libera quella cosa che esiste per sola necessità della sua natura ed è determinata da se
sola. si dice invece necessaria, o meglio coatta, la cosa che è determinata ad esistere, ad agire in
una certa e determinata maniera".

inizia con la causa e pone al centro dio.

p.5 n6

"intendo per dio un essere assolutamente infinito. cioè una sostanza costituita da un'infinità di
attributi ciascuno dei quali esprimono un'essenza eterna e infinita".

Spinoza inizia con la questione dell’Essere, dell’Essenza, della Sostanza e della Causa di sé della
Natura e di Dio. Dio coincide con Essere ed Essenza, Essenza ed Esistenza. Tutto coincide con
tutto.

Questo inizio risoluto è importante perché nell’analisi delle passioni l’insistenza di Spinoza è sul
fatto che l’uomo può vivere meglio, può liberarsi dai vincoli di queste passioni dal momento in cui
si mette a pensare criticamente sulla sua potenza stessa nel pensiero. Questo pensiero, questa
autocoscienza critica e razionale è fondamentale perché altrimenti l’uomo resta in balia di ciò che
può determinarlo in maniera autonoma, alienata, eteronoma. Allora l’uomo deve diventare
padrone di se stesso e per farlo si deve impossessare della totalità della propria esistenza. Questa
identità esistitiva è ancorata in qualcosa di esistenziale ed eterno che è la Natura; ed è l’Universo
infinto. Quindi c’è la fondazione della dignità della persona nella vita divina, come vita divina
dell’essere. Ora, la parola dignità ha al centro la radice -gn- come in conoscere (latino) e generare.
Conoscenza come generazione permanente fa parte della dignità della persona perché è un
apriori sostanziale il fatto che il tutto dell’esistenza sia divino (dato fondamentale per l’intera
filosofia di Spinoza). Se prendiamo molti dei tratti interpretativi che si sono fatti su Spinoza, in
varie correnti filosofiche come ad esempio Deles, Shopenauer, non c’è mai questa attenzione al
fatto che Spinoza inizia con Dio, con l’Essere non con il fatto che la persona si incammina alla
ricerca del senso. Il senso è già dato, ed è l’eternità e l’Infinità di Dio che coincide con la Natura e
con il pensiero perché, rispetto a Cartesio, Spinoza mette in evidenza che è la res cogitans, il
pensiero in quanto tale che ha in sé tutte le caratteristiche dell’universalità, della necessità,
dell’infinità e anche della libertà. In Spinoza non c’è il casualismo (la categoria di causa-effetto),
meccanicismo. Dio è causa di sé, come la sostanza, ed è libero; ma libertà non vuol dire libero
arbitrio, Spinoza nega che la questione del libero arbitrio: Erasmo, De libero arbitrio. Lutero, De
servo arbitrio.

Spinoza afferma che Dio è assolutamente libero e in questa assoluta libertà però noi non
possiamo immettere qualcosa di arbitrario perché Dio non può cambiare le leggi stesse che
ha dato alla natura, si identifica con essa. Allora è necessità o libertà? Tutt’e due le cose
insieme.

Spinoza insiste molto contro coloro che contestavano le sue dottrine e si rifacevano alla
concezione religiosa, fondamentalmente, o volutamente metafisica, della personalità e della
libertà di Dio, dicendo che erano loro a creare Dio a loro immagine e somiglianza per esercitare il
proprio potere e tenere in schiavitù la massa del volgo. Perché dal momento in cui le persone
vengono educate al fatto che dentro di loro che c’è quella dignità originaria, che è umana, queste
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persone non saranno più schiavizzabili da nessun potere. Allora questo fatto era fastidioso per la
comunità religiosa dalla quale non veniva Spinoza e dalla quale era uscito e ai calvinisti ( nati in
Svizzera, Ginevra da Calvino, teologo passato alla Riforma).

1517 Germania, tesi calvinista di Lutero che riguardava il fatto che ogni uomo può interpretare le
sacre scritture e questo derivava dalla dignità dell’uomo come dignità del cristiano, quindi non c’è
più bisogno di una mediazione attraverso il magistero ecclesiastico. Ogni uomo è a contatto
diretto con Dio. Questa è una grande rivoluzione della Riforma. Si innesta come un discorso
politico e i tedeschi colgono l’occasione per staccarsi da Roma e per fare della Riforma il
movimento religioso nazionale della Germania: religione e politica insieme. Nelle varie branche si
hanno quelli più radicali: gli anabattisti (servono solo il battesimo e l’eucarestia). Calvino invece
dice che l’uomo si salva solo per la grazia e questa è un decreto fatto da Dio a suo piacimento
(non c’entra niente con Spinoza), l’uomo può fare tutto quello che vuole ma se non è salvato dallo
stato di grazia non serve a nulla. La repubblica delle province unite d’Olanda si rifà al calvinismo,
e dal 1600 è un calvinismo radicale molto intollerante perché c’era stato un incontro delle chiese
d’Olanda per cui erano state condannate le dottrine più laiche e razionali del calvinismo.

Spinoza si ricollega a questa tradizione, definita libertina. Fa parte del libertinismo che altro non
è che la possibilità del soggetto di condurre razionalmente la propria esistenza e di poter
interpretare liberamente la scrittura.
Perché bisogna interpretare la scrittura? Perché una volta in cui si è rotta l’unità per cui la chiesa
si arrogava l’unico diritto di interpretare le scritture e c’è la possibilità per il singolo di interpretare
le scritture (Trattato teologico-politico)

Il Trattato teologico-politico dice che le scritture si possono interpretare a partire dall’esigenza


profonda della libertà dei singoli, e quando il singolo soggetto si mette ad interpretare
razionalmente secondo il criterio della ragionevolezza. Cosa ne può uscire in termini di verità
eterna?

Nel periodo contemporaneo a Spinoza iniziano ad affermarsi la critica linguistica e storica parte
dalla necessità di rispettare il testo, di analizzarlo nella sua specificità e di fare i confronti con altri
testi, ma sempre con il criterio della ragione. Jean Le Clerque inizia la critica, Ars Critica.
La critica testuale, quindi linguistica-storica (poi linguistica comparata) nasce nel contesto della
critica ai testi vetero e neo testamentari. Il criterio fondamentale per Spinoza è la ragione.

Spinoza è perseguitato dall’odio teologico perciò è messa in difficoltà la sua capacita di fare
filosofia. Per questo lui parla di un Dio nell’ambito della ragione non delle religioni e delle teologie,
tant’è che la parte di Dio, nell’Etica, è seguita subito da quella sulla Mente perché Dio corrisponde
al Pensiero.

Questa idea era pericolosa per i detentori del potere religioso e politico perché se Dio non
comanda a casaccio, si ritrova nell’essenza della natura e dell’universo, può essere colto
dall’uomo da quest’essenzialità allora ogni persona può scoprire la radice divina che c’è in sé.
Salta tutto, diventa una società fondata sulla dignità delle persone e diventa pericolosa per gli
ordini costituiti che si tenevano stretti i propri privilegi. Per Spinoza, la possibilità di attingere Dio
ha a che vedere con l’esercizio stretto della ragione.

Prop. XIX Dio è eterno ossia tutti gli attributi di Dio sono eterni. Segue Dimostrazione pag.53

Dio pensato in termini di Pensiero ed Eternità, Sostanza e Potenza.

Avere idee chiare e distinte; sana interpretazione della realtà. La potenza dell’esistenza umana
trova nel pensiero una delle sue massime possibilità esperessive. Per Spinoza è un fatto diretto
che ha a che fare con la Sostanza; la vita come vita che si rinnova perennemente, tiene anche noi
in questo grande flusso. Dal momento che ci opponiamo ci complichiamo all’esistenza.
Rinunciamo alla nostra possibilità di pensare criticamente, al pensiero. Abbandoniamo la nostra
specificità non esercitando la ragione critica.

La dipendenza è una legge che viene dall’esterno, eteronomia. L’autonomia è, invece, uno dei
processi più difficili.

Spinoza non parla di Dio in astratto, ma come conferimento di senso ed esistenza alla vita,
eterno, infinito e sostanziale. C’è contingenza in parte perché il finito rientra nell’infinito. Se penso
in termini di contingenza, io non giungo ad un nucleo e rimango nella tristezza.
Condizione di estrema distruttività, perdita del senso della misura, perdita di valori (dati dalla
corrispondenza del soggetto con ciò che è, se si trova al di fuori è dover essere).

Deontonomia, deontologia: dover essere.

Ontonomia: essere.

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Noi siamo qui nell’essere e non nel dover essere. Non ci dobbiamo adeguare, abbiamo la
possibilità, attraverso la nostra mente e attraverso la nostra ragione, di renderci conto che il tutto
della vita è il tutto dotato di senso, cioè ancorato nella sostanza e nell’essenza, causa di sé cioè in
Dio che è infinito, universale ed eterno. I suoi attributi vari sono infiniti, universali ed eterni. Nella
modalità noi abbiamo a che fare con qualcosa che riguarda la finitezza, i modi.

Gli attributi sono l’espressione dell’essenza della sostanza.

Ci aiuta a capire come ragioniamo.

Essere in se e per sé: Dio=sostanza=natura. L’essere è, e questa è la sostanza; e noi


nell’esistenza siamo calati nell’essere, perché se ci togliamo dall’ancoraggio dell’essere ci resta
l’annullamento, il non senso, esistenza alienata (le protesi, le catene di Platone). Il
bombardamento massmediatico che ci fa perdere a ragione. Spinoza ci da la possibilità di
meditare su noi stessi e su come viviamo.

Scolio p.53 indipendente da ciò che è storico, dallo spazio e dal tempo.

La verità eterna si pone di per sé e la ragione la coglie. Pensare in questi termini era rivoluzionario.
Concentrarsi sullo sviluppo delle intelligenze soggettive sarebbe pericoloso per il regime, quando
le persone pensano diventano scomode. Una comunità basata sul principio della ragione
condivisa: tutto ciò che riguarda tutti da tutti deve essere codeciso. Ma in realtà la massa viene
indirizzata e regimentata.

Dimostrazione Come il pensiero di Aristotele per cui Dio è atto puro, pensiero di pensiero.

p.55 il pensiero come attributo di Dio, nell’essenza di Dio, è necessariamente infinito per sua
natura.

Il modo non si autofonda come l’attributo, non è nell’essenza della Sostanza; è soltanto in Dio e si
concepisce soltanto per mezzo di Dio.

Dio e gli attributi hanno la caratteristica della necessità, il modo è la derivazione da questa
necessità.

Deum esse causam essendi rerum: Dio è la causa dell’essere delle cose. Quando noi pensiamo
all’esistenza e la consideriamo come contingente compiamo un errore logico. L’esistenza non è
contingente, ma è ancorata nell’essenza della Sostanza che si trova negli attributi e in Dio stesso.
Quindi l’esistenza parte sempre da questa Totalità, Dio. Esistenza ancorata nell’essenza divina.

Spinoza parte da questa necessità assoluta come premessa. Dopo passa all’esistenza,
l’esperienza non serve quasi a nulla. Dio è causa efficiente non solo dell’essenza, ma anche
dell’esistenza delle cose. L’uomo, invece, è causa dell’esistenza ma non può essere causa
dell’essenza.

Cose particolari: in cui non coincide essenza con esistenza, ma non sono nemmeno causa di sé.
La premessa fondamentale è la totalità. Natura che ha in sé il tutto delle esistenze singole; questo
è il nucleo della nostra esistenza.

Cos’è la felicità? È l’unione del piacere con la gioia. Riguarda il tempo? È senza limiti?

Se noi pensiamo alle nostre esistenze in modo grigio. Ci si accontenta, si accetta, ci si rassegna,
non c’è soluzione per la nostra condizione. Bisogna fare autoanalisi ed aprirsi al mondo, imparare
ad essere felici anche solo per le piccole cose.

Quando si sta bene si è euforici, speranzosi, positivi. Il nostro desiderio, la nostra libido vuole
realizzarsi; se non vogliamo essere felici abbiamo lasciato vincere l’esterno.

ATTIMO, dal greco ἐν ἀτόμῳ ‘un istante’ o τέμνω ‘tempo’. È una parte infinitesimale, che non si
può più scindere. Non tornano mai indietro, si inabissano irreversibilmente nel nulla. Se
consideriamo la nostra vita come insieme di attimi, diventa angosciante e senza sostanzialità. Ma
esistono altri tempi ed altri termini come ad esempio i momenti. Il momento non è uguale
all’attimo, mette in una dimensione dinamica della temporalità; il termine momento è crasi di un
altro ossia movimento. È già più prospettico, il movimento (cairologia non cronologia; dal greco
καιρός ‘kairos’, tempo giusto), che si può vivere in maniera diversa, con una diversa intensità. Poi
abbiamo un terzo termine, l’istante: dal greco ἵστημι, ‘istemi’, collocare, stare. Non ha più nulla
con i termini di prima, è uno stato. ‘Sto saldo nella sostanza’; questo tipo di tempo si va ad
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ancorare nella Sostanza. È molto vicino al discorso dell’Essenza e della Sostanza di Spinoza
perché è un tipo di tempo che ci toglie dalla precarietà della cronologia. Nella cronologia il
soggetto non ha la possibilità di dare alla propria percezione della temporalità un senso di
continuità perché viene travolto da quell’ansia continua.

Andare nell’istante è entrare in quella dimensione forte della temporalità che non passa. Quando
io sono istallato saldamente nell’istante non ho più paura del tempo che è trascorso; liberatorio.
La mia esistenza non è precaria, è ancorata nella Sostanza, nell’Essere. Quando l’esistenza si
trova in questo ancoraggio saldo, ragioniamo diversamente. Le persone questo vogliono, la
chiarezza del tempo; la persona diventa padrona di sé. Il senso del tempo basato sull’istante.

Per Spinoza il tempo è un ente di ragione cioè non esiste.

L’amore intellettuale di Dio è l’amore di tutta la Natura, la ragione per cui l’uomo è felice. Perché io
apprezzo profondamente tutto ciò che ho ed è un dono gratuito.

Amore potrebbe derivare dal latino a-mores ‘senza costumi, libero’. Una libertà piena.

Noi aspettiamo sempre un riempimento del tempo, viviamo in costante provvisorietà. Ma non ci
deve togliere la possibilità di sorridere ed essere felici.

Toglierci dall’alienazione è fondamentale.

Rinunciando alla potenza della nostra possibilità espressiva, alla ricchezza della nostra vita
finiamo per incupirci. La vita è un meccanismo, fase di crescita e decrescita. Non c’è bisogno di
angosciarci. Abbiamo perso il contatto con la Natura. Il senso forte della filosofia è questo, la
possibilità di essere felici il più possibile e di creare una società giusta. La felicità è giustizia.

La motivazione profonda, dal latino modus ad actionem, motivato a muoversi. Se la persona,


individuo dotato di ragione, ha come fine quello di essere felice lo deve poter raggiungere. Ma la
finalizzazione della possibilità di felicità spesso ci distrugge, perché noi non abbiamo idee chiare.
Perché la mettiamo sul fare, che è fonte d’ansia. Non siamo obbligati a fare, ma dobbiamo essere
per come siamo.

Timidezza, vergogna, timore del giudizio altrui sono forme della paura di vivere. Dobbiamo
diventare padroni del nostro tempo e avviene quando una persona matura la propria possibilità di
manifestarsi, esperire e trova nelle possibilità di relazionarsi in maniera autentica in quel ambiente
accogliente in cui può esprimersi liberamente.

comunicazione: espressione emozionale dei vissuti esperienziali. Avviene in autenticità.

Trattato sull’emendazione dell’intelletto: purificazione e correzione dell’intelletto. Bisognava


correggerlo per far sì che imparasse a ragionare meglio, uno degli obiettivi fondamentali di
Spinoza e per gli uomini del suo tempo perché si potessero formare quelle idee chiare e distinte
che erano l’obiettivo della filosofia di Cartesio. Egli infatti voleva creare, con la sua filosofia, delle
idee chiare e distinte perché si potesse ragionare bene, per interpretare in maniera adeguata la
realtà.

Molti dei pensieri creati da Spinoza in maniera più sistematica vengono già affrontati nel Trattato.
Ci sono alcune espressioni che meritano:

«Dopo che l'Esperienza mi ebbe insegnato che tutte le cose che accadono normalmente nella vita comune
sono vane e futili; e quando ebbi visto che tutto ciò che temevo e che generava in me inquietudine non
aveva niente di buono né di malvagio in sé, ma solo in quanto l'animo ne era agitato; decisi infine di indagare
se si desse qualcosa che fosse il vero bene, che fosse attingibile di per sé, e da cui solo, abbandonati tutti
gli altri, l'animo potesse essere affetto; e insomma se si desse qualcosa per mezzo del quale, una volta
trovatolo e raggiuntolo, potessi godere in eterno di continua e perfetta felicità.»

Obiettivo di Spinoza è godere in eterno della felicità.

<<Dico che decisi infine: a prima vista infatti sembrava incauto voler abbandonare una cosa certa
per una allora incerta>>.

<<Anche perseguendo gli onori e le ricchezze la mente è non poco distratta>>

La mente è distratta dalla ricerca del vero bene.

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La ricerca degli onori è insomma di grande intralcio poiché, per ottenerli, la vita deve
necessariamente essere condotta secondo le abitudini dei più, evitando quello che evita il volgo,
cercando quello che il volgo cerca.

Influenzato dalla filosofia stoica. Parla dell’utile e della felicità. L’acquisizione della felicità era un
bene certo, lasciando dei mali certi. Conservare il nostro essere e di rifuggire da comportamenti
comuni e sbagliati.

Bisogna cambiare il modo di pensare per ricercare ciò che è bene, una vita autentica, è felicità. La
ricerca della felicità risiede nella qualità dell’oggetto col quale l’amore ci unisce (amore come
amicizia). Se noi siamo proprio così intimi con un oggetto, lì c’è il massimo della felicità. Le
passioni invece hanno luogo nei beni che possono perire e qui avremo la tristezza, il timore,
l’odio, ecc.

Il vero amore è per il vero bene (amore intellettuale di Dio).

L’amore per una cosa eterna ed infinita nutre l’animo di letizia, gioia. Priva di ogni tristezza.

Riflessione intellettuale e la considerazione delle passioni. Quindi l’amore per una cosa eterna ed
infinita, la radice della felicità è tutta positività; questa cosa è da ricercare fortemente per Spinoza.

Questi sono i presupposti della nuova metafisica spinoziana, una metafisica che non si staccasse
dalla concretezza dell’esistenza.

Idee chiare e distinte, lasciare tutti i discorsi astratti e astrusi metafisici e pensare che attraverso la
chiarificazione delle idee noi giungiamo ad una conoscenza certa.

p.63 natura intrinsecamente divina, salta tutta la questione del peccato e della colpa perché dal
momento che l’uomo di coinvolge nella dimensione della relazionalità sia passionale che quella
basata sulla libertà, ha come punto di riferimento la Natura naturante, che è vita di Dio non
creazione; la persona nella relazionalità con tutto ciò che è espressione della natura, si relaziona
all’essenza stessa della vita divina.

Gli attributi hanno la stessa essenza della Sostanza, i modi sono derivati. Come la sostanza e gli
attributi sono eterni, necessari ed infiniti, i modi invece sono derivati dagli attributi.

Prop. XXVI un dei principi forti del panteismo; se qualcosa è determinata lo è stata
necessariamente perché Dio le ha dato la potenza di operare in questo senso. Non è secondo
l’arbitrio divino ma secondo la necessità stessa divina che coincide con la sua libertà. Dio è causa
di sé, come la Sostanza, e nello stesso tempo è causa di altro. Questa presenza totale di ciò che
è dio, sostanza divina dell’essere, in tutte le manifestazioni dell’universo ciò che disturbò molto i
critici di Spinoza che lo accusavano di ateismo perché il suo Dio era diverso dal Dio delle religioni,
dal Dio che crea ed è un Dio-persona (intelligenza, volontà) che per Spinoza è un Dio in cui
vengono trasmesse caratteristiche umane. Il suo Dio coincide con la sostanza che è eterna,
infinita, necessaria ed universale (causa di sé), a questa può appartenere anche l’esistenza finita
dell’uomo. Tutto è nella vita divina nella scansione degli attributi e dei modi.

Causa efficiente: causa che sta nell’effetto (aristotelicamente). Dio sta all’interno della Natura.

Se una cosa è determinata non può essere infinita. C’è bisogno del passaggio da infinito a finito e
questo è il modo. Esso partecipa, carattere di finitezza, alle cose determinate. Questa è la
soluzione spinoziana al rapporto tra cose finite e cose infinite.

Perché pensiamo all’infinito? Perché non ci sta bene il finito (Anassimandro), l’uomo non accetta
la finitezza. Anassimene: ciò che non è riducibile a finitezza.

L’uomo nel suo desiderio tende ad essere infinito. La felicità da Spinoza è pensata in termini
assoluti, infiniti ed eterni, noi la pensiamo parcellizzata, momentanea.

Quando si pensa alla felicità, non si può pensarla ad attimi altrimenti ci si toglie ogni prospettiva.

Quando pensiamo all’amore in termini di limitatezza, il desiderio recondito è quello di farlo durare
per sempre e senza limiti. Il desiderio ha a che vedere questa prospettiva dell’infinto.

Assoluta preminenza del bene. La tristezza, l’odio e la malinconia non sono valori. Il vero amore è
il congiungersi con Dio, apertura infinita. Amore pienezza di vita che culmina nella consapevolezza
di sé come partecipa alla vita divina. E quindi sono i modi, quest’interfaccia tra l’attributo e
l’essenza.

P.65 non c’è il nulla.

Inizia con Dio che è fondazione di tutto e poi della felicità, raggiungibile attraverso l’esercizio della
potenza della Mente.

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Grande superamento della problematica aristotelica. Nella Metafisica Aristotele tutto il sistema
delle cause; Aristotele non distingue tra la dimensione della sostanza in sé e i suoi attributi infiniti
e poi i modi che sono delle affezioni degli attributi e sostanza, delle modificazioni. Aristotele mette
tutto su una scala ascendente che va dalla realtà e va a ritroso: dall’effetto alla causa. In questa
serie infinita si giunge ad una prima causa: Dio, Primo motore immobile (teoria dell’universo che
coincide con la teologia). Però non scinde, mette tutto in consequenzialità. Nella concezione
aristotelica e aristotelica-tolemaica, c’è la terra al centro e il cielo delle stelle fisse. Dio dava
movimento ai pianeti. Causa di sé e causa incassata, che funziona anche per Spinoza, ma non c’è
il rapporto di causa-effetto secondo i modi della finitudine, è l’infinito che si relaziona al finito
secondo una partecipazione dei caratteri dell’infinito alla finitezza attraverso le affezioni della
Sostanza, degli attributi cioè i modi partecipano all’infinito ma sono finiti. Sono manifestazioni
che partecipano, mentre gli attributi restano nella sostanza, anche nella finitezza della Sostanza.
Quando pensiamo in termini di infinità che facciamo? Siamo elevati nell’infinito. Perché se
fossimo assorbiti nella finitezza non avremmo la forza di elevarci alla vita divina, è ciò che ci
consente di superare la temporalità stessa.

Il tempo non c’è. Per Spinoza il tempo è un ente di ragione: è creato dalla nostra ragione oppure
è un ente di immaginazione. Non c’è una precarietà dell’essere della Sostanza e non c’è
nemmeno una precarietà della Mente umana laddove la mente si decide a non andare più dietro i
beni finiti ma solo verso l’infinito. Maniera certa per la felicità.

P.67 assoluto: svincolato, non dipende da altro. Quando si parla della natura svincolata di Dio, si
intende svincolato da ogni condizione di infinitezza. È incondizionato.

Riprende la filosofia scolastica.

Prop. XXIX è uno dei pensieri fondamentali per il panteismo di Spinoza.

I modi non sono casuali. Sono principi di logica, non c’è bisogno di farsi sopraffare dalle passioni.

Tutte le filosofie dell’esistenzialismo, partono dal fatto che l’esistenza è precaria. Qui non c’è nulla
di precario.

Provvisorio ha la prospettiva di migliorare o cambiare, nel futuro.

Precario è totalmente contingente.

Nella filosofia spinoziana nulla è contingente, tutto si trova nell’essenza divina.

Natura naturante e natura naturata: si rifà alla filosofia medioevale. La natura naturata coincide
con Dio ed egli è causa libera. Tutti i modi si ritrovano negli attributi di Dio e quindi in Dio stesso
per questo partecipano alla vita divina stessa.

È tutto in Dio, non c’è nulla di contingente.

Il ciclo vitale stesso non è contingente, fa parte di un processo.

(Non c’è precarietà nell’esistenza, la vita è vita divina dell’essere, Dio coincide con la Sostanza ed
è causa libera, le persone possono essere felici).

Durante la Repubblica D’Olanda, il primo ministro De Witt e suo fratello, nonché amici di Spinoza
vengono assassinati, a causa dell’odio teologico. Subito dopo al potere abbiamo Maurizio
D’Orange e un periodo di forte repressione. C’è un problema politico di affermazione dei principi
eterni della verità.

Chi pensa in proprio è scomodo per il potere.

Le passioni, affezioni non sono in Dio. Mentre l’intelletto è in Dio attraverso un suo attributo e
quindi anche questo è infinito. Primato della Mente.

La volontà: è causa necessaria. È un modo del pensare ed è nel sistema di causalità; non è
libertà. Ha bisogno di una causa che la determini per questo è necessaria. Non è più volontà, ma
determinismo; non scelgo ma ci sono cause che determinano la mia scelta.

(armonia prestabilita di Leibenitz: è un ordine dato alle cose da Dio; rispetto al fatto che Spinoza
aveva posto Dio come necessità ecc., Leibenitz dice che Dio ha creato questo mondo ed è il
migliore dei mondi possibili). Per Spinoza la volontà non è attributo di Dio; non esiste volontà
libera.

p.77 non esiste nulla di contingente. La contingenza è data da un difetto di conoscenza.

P. 79 ciò che è, è; altrimenti Dio non sarebbe causa di tutte le cose.

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Se pensiamo alla volontà, invece, noi pensiamo ad un atto libero, mentre per Spinoza rientra
nell’ordine della necessità. L’unica causa libera è Dio, causa di sé e arbitrario e non può
modificare la natura, non c’è miracolo. Noi ci orientiamo e ci inseriamo all’interno dell’ordine del
tutto.

La metafisica di Spinoza, ha un grande impatto sul Romanticismo tedesco. Bisognava tornare ad


una metafisica più dogmatica. È un pensiero che si richiama ai pensieri della metafisica classica e
li rinnova. Alla concezione di Dio affianca quella della Mente e porta una sorta di divinizzazione
dell’uomo.

Causa formale, causa materiale, cause efficiente e causa finale

La necessità assoluta di Dio è causa di sé non causa esterna. Che fine fa il criterio della libertà
individuale, legata alla volontà? Salta. La stessa volontà non può essere attributo di Dio altrimenti
entreremmo nella concezione per cui esista l’arbitrio soggettivo. La possibilità che ha l’uomo
come essere pensante, razionale, di inserirsi in questa vita divina dell’Essere, è quella di liberarsi
del concetto della volontà come atto libero, cioè poter prescindere dall’ordine del tutto.

Ma se tutto è causalità, dov’è la libertà? Ma Spinoza non intende la libertà come libero arbitrio ma
come possibilità che la soggettività ha di rendersi conto che l’ordine della realtà è un ordine
necessario e di aderirvi. La Mente nel momento in cui capisce tutto ciò che caratterizza l’essenza
della Natura e la realtà delle cose, e lo stesso ordine che troviamo nella scansione del modo di
funzionare della mente stessa, giunge alla conclusione che è la stessa cosa. Il principio
fondamentale dell’Etica, della Metafisica è quello per cui l’ordine e la connessione fra le cose è la
stessa connessione che si trova nel pensiero. Non c’è una contrapposizione tra la dimensione
della cosa estesa, così come l’aveva definita Cartesio, e quella del pensiero. Questa è la forte idea
Spinoziana. Hegel poi avrebbe detto che nella Sostanza di Spinoza manca proprio il principio
della soggettività. Spinoza lo toglie perché se la soggettività volesse pensarsi come diversa dalla
Sostanza rimarrebbe nell’ambito della contingenza. Tutto è nell’Essere, in Dio, in Natura. Questo è
il nucleo della filosofia spinoziana. C’è solo l’Essere, non esiste il nulla.

Nella logica di Hegel, invece, notiamo che c’è essere, nulla e la dialettica tra i due che è il
divenire. Spinoza non ne parla mai, parla solo delle manifestazioni eterne della sostanza cioè gli
attributi. Poi ci sono i modi, quelle espressioni sempre della sostanza ma che hanno in sé il
concetto di finito rec6 4.15