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la Biblioteca di via Senato

mensile, anno viii Milano n. 1 – gennaio 2016

SPECIALE
CENTENARIO DADA
(1916–2016)
Dada: iconoclastia
della cultura
di marco fioramanti

Julius Evola
e il Dada in Italia
di vitaldo conte

Le lettere dadaiste
fra Evola e Tzara
di gianfranco de turris

Dada 1921:
un’ottima annata
di michele olzi

La vita e il gesto
oltre la Kultur
di dario evola

Eterna provocazione:
le anime
del Dadaismo
di carmelo strano

Il Dada, ovvero
sull’indifferenza
di giovanni sessa
e romano gasparotti

ISSN 2036-1394

SPECIALE CENTENARIO DADA (1916–2016)


la Biblioteca di via Senato – Milano
M E N S I L E D I B I B L I O F I L I A – A N N O V I I I – N . 1 / 6 8 – M I L A N O , GENNAIO 2 0 1 6

Sommario
4 SPECIALE CENTENARIO 38 SPECIALE CENTENARIO
DADA (1916-2016) DADA (1916-2016)
DADA: ICONOCLASTIA IL DADA, OVVERO
DELLA CULTURA SULL’INDIFFERENZA
di Marco Fioramanti di Giovanni Sessa
e Romano Gasparotti
10 SPECIALE CENTENARIO
DADA (1916-2016) 41 IN SEDICESIMO – Le rubriche
JULIUS EVOLA LE MOSTRE – RIFLESSIONI –
E IL DADA IN ITALIA LO SCAFFALE
di Vitaldo Conte a cura di Luca Pietro Nicoletti
e di Luigi Sgroi
18 SPECIALE CENTENARIO
DADA (1916-2016) 58 Editoria
LE LETTERE DADAISTE UNA RAFFINATA
FRA EVOLA E TZARA SOPRACCOPERTA
di Gianfranco De Turris DA RECENSIRE
di Massimo Gatta
22 SPECIALE CENTENARIO
DADA (1916-2016) 66 In Appendice – Feuilleton
DADA 1921: L.E.X.
UN’OTTIMA ANNATA LE BIBLIOTECHE PROFONDE
di Michele Olzi di Errico Passaro

26 SPECIALE CENTENARIO 70 BvS: il ristoro del buon lettore


DADA (1916-2016) UNA ANTICA CASA
LA VITA E IL GESTO DI PIANURA SULL’ARGINE
OLTRE LA KULTUR DEL FIUME
di Dario Evola di Gianluca Montinaro

32 SPECIALE CENTENARIO 72 HANNO COLLABORATO


DADA (1916-2016) A QUESTO NUMERO
ETERNA PROVOCAZIONE:
LE ANIME DEL DADAISMO
di Carmelo Strano
Si ringraziano le Aziende che sostengono
questa Rivista con la loro comunicazione

Biblioteca di via Senato


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Fotolito e stampa
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Immagine di copertina
Marcel Janco (1895-1984),
Manifesto per una serata del gruppo
Dada (Zurigo, 1918)

Stampato in Italia
© 2016 – Biblioteca di via Senato
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11/03/2009

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Editoriale

U
n numero – questo de Il rifiuto della ragione, l’umorismo,
«la Biblioteca di via Senato» – la stravaganza, l’estrema libertà creativa
dedicato al centenario Dada (a volte spinta sin all’eccesso) hanno
(1916-2016). contribuito a fare del movimento Dada una
Un’occasione duplice: per conoscere fucina di idee e progetti artistici che hanno
questo movimento artistico-letterario nato ‘contaminato’ l’intera Europa, rovesciando
nel pieno della I Guerra Mondiale. E per ogni espressione d’arte nel suo contrario più
riflettere sulla sua immensa carica, da un netto: la negazione, la non-arte.
lato distruttiva, dall’altro propositiva, che, Occasione, quindi. Ma pure spunto
innescata, ha attraversato, come una di reazione, di fronte a tutti quegli -ismi
inarrestabile slavina, buona parte del radicali che (allora come ora) attraversano
Novecento. il nostro continente.
Gianluca Montinaro
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SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



DADA: ICONOCLASTIA
DELLA CULTURA
Idee e uomini da Zurigo a Berlino
MARCO FIORAMANTI
ESSERE DADA l’opera, semplice oggetto (o

Q
uello dadaista è un mo- somma di oggetti) del quotidia-
vimento radicale, an- no, nel suo farsi tale. L’attimo in
tiartistico, antipoetico, cui l’immagine dell’oggetto im-
volto a esaltare l’aspetto sponta- prime per la prima volta la sua
neo, immediato, contradditto- forma sulla retina è l’attimo Da-
rio, trotzkista dell’arte («in ogni da, assoluto, che col tempo si
momento, per vivere, Dada de- spoglia della sua assolutezza e
ve distruggere Dada»). Il gesto, diventa ‘cosa’.
sottile, istintivo, casuale, evi- Il Dadaismo nasce a Zurigo
denzia l’importanza fondamen- mercoledì 5 febbraio 1916. In
tale della scelta rispetto alla ca- un freddo giorno d’inverno Hu-
pacità manuale. Dada segna nel- go Ball, scrittore, poeta e regista
l’arte e nel costume un momen- teatrale e la sua futura moglie, la
to di libertà assoluta, capace di cabarettista Emmy Hennings
annullare il concetto di tempo aprono il Voltaire, (poi detto Ca-
storico e di causa/effetto con le baret Voltaire) al n.1 della Spie-
esperienze artistiche del passa- gelgasse. Il locale offriva uno
to. Una rivoluzione totale, senza necessaria rico- spazio per 50 persone. Il calendario prevedeva
struzione o trasformazione e inserimento di un azioni legate a letture, esecuzioni musicali, poesie
nuovo potere, i dadaisti volevano la distruzione sonore e performance. Insieme alla coppia trovia-
dell’essenza stessa del potere. Con l’avvento di mo Hans Arp, Marcel Janco, Tristan Tzara, Ri-
Dada l’arte si manifesta nella sua istantaneità: pu- chard Huelsenbeck e altri svizzeri.
ro prodotto intellettuale. È l’intenzione che fissa
DADA A ZURIGO IN DIRETTA: BALL,
Sopra: manifesto di inaugurazione del Cabaret Voltaire a HENNINGS, TZARA, GLAUSER
Zurigo (5 febbraio 1916), Berlino, collezione privata. Nella Attraverso i racconti di Friedrich Glauser,
pagina accanto: Raoul Hausmann, ABCD Ritratto dell’artista, scrittore svizzero, veniamo a conoscere che Tri-
1923, photomontage (inchiostro di china, foto e carta stan Tzara, ebreo rumeno (all’anagrafe Samuel
stampata, cm 40x28), Berlino, collezione privata Rosenstock), un omino snob dal volto tondo e le
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mani piccole, occhialetti dalla montatura in osso no scoperta una linea sottile e bianchissima sopra
sul naso, aveva oltrepassato la frontiera con un l’arco delle sopracciglia». Accanto a Ball, l’im-
passaporto falso. Sfuggì alla richiesta di arruola- mancabile moglie, Emmy Hennings, donna mi-
mento nell’esercito rumeno grazie alla compia- nuscola e tremolante.
cenza di uno psichiatra: dementia precox. Dovendo Nel marzo del 1917 si aprì la Galleria Dada,
presentarsi al tribunale medico di Berna, Tzara si un grande appartamento affittato a Ball da tale
fece accompagnare dal giovane Glauser. Lo psi- Corray, produttore di cioccolata. Tappezzarono
chiatra, quale prova della sua diagnosi, presentò subito le pareti con opere note (Kokoschka, Klee,
alcune delle poesie del suo paziente che evidenzia- Kandinskij, Feininger) fornite dalla rivista «Der
vano l’incapacità di un processo mentale logico. Sturm». L’obbiettivo era però quello di realizzare
Durante la visita l’effetto fu strabiliante: faccia da ‘serate dadaiste’, che richiamavano sempre grandi
tonto, fili di bava gocciolante, incapacità di espri- masse di pubblico. Ball al pianoforte, Glauser col
mere concetti. Esonero immediato. Le frequenta- tamburello, «gli altri dadaisti vestiti in maglia ne-
zioni tra Tzara e Glauser continuarono anche do- ra, ornati di maschere alte e inespressive, che sal-
po e, durante una lunga passeggiata notturna, nel- tellano e muovono le gambe a tempo, e grugnisco-
la Bahnhofstrasse deserta, il poeta rumeno confidò no anche le parole». Emmy Hennings intona la
all’amico la bramosia di creare un nuovo movi- sua Danza macabra su testo di Ball. Poi era il turno
mento artistico. Si ricordò di una visita a una ‘setta di Tzara, «in tight nero, ghette bianche sulle scar-
estetica’ di Bucarest, nella quale tutti dovevano es- pette di vernice» e dei suoi versi dadaisti, recitati
sere rigorosamente vestiti uguali, di grigio, cap- in francese: praticamente si trattava di un susse-
pello compreso. La mente viaggiava e lui avrebbe guirsi di parole, a volte erano titoli di quadri di un
potuto fare affidamento sulle sue vaste conoscen- catalogo... Un giovane della scuola di Laban dan-
ze all’estero, sia a Parigi che in Italia. Nel frattem- zava una poesia fonetica di Ball, apparentemente
po, Hugo Ball apriva il Voltaire... più comprensibile.
Fu Tzara a presentare Ball a Glauser, «fronte La testimonianza di Glauser diventa fonda-
alta e ampia, seminascosta dai capelli, che lasciava- mentale quando racconta il programma, il menù
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Nella pagina accanto da sinistra: un’immagine della prima


fiera internazionale Dada (Berlino, 1920);
Hugo Ball (1886-1927) e sua moglie Emmy Hennings.
In questa pagina, a destra: Tristan Tzara (1896-1963)

di una di quelle serate (tratto dal libro La fuga dal


tempo di Hugo Ball):

I
Suzanne Perottet: Composizioni di Schoenberg, La-
ban e Perottet (pianoforte e violino).
Friedrich Glauser: Padre, Cose (versi).
Léon Bloy: Exégèse des lieux-communs (traduzione
e lettura di Friedrich Glauser).
Hugo Ball: ‘Grand Hotel Metafisica’, prosa in costume.

II spunto all’esigenza di nuovi materiali nella pittu-


Marcel Janco: Il Cubismo e i miei quadri. ra. Poi Raoul Hausmann inserì l’idea e il concetto
Suzanne Perottet: Composizioni di Schoenberg, La- di ‘fotomontaggio’. Ma entriamo subito nel vivo
ban e Perottet (pianoforte e violino). attraverso le parole di George Grosz.1
Emmy Henninhs: Critica del cadavere, Appunti.
Tristan Tzara: ‘Froide lumière’, poème simultan, lu Ammesso che noi artisti fossimo l’espressione di
par sept personnes. qualcosa, eravamo l’espressione del fermento,
dell’insoddisfazione e dell’inquietudine. Ogni di-
Ball annotava al riguardo: «Il poème simultan sfatta nazionale sfocia in un nuovo periodo, dà il là
era concepito come un rinnovamento del coro mi- a un nuovo movimento. In un’epoca diversa
sto. Ciascuno dei sette personaggi doveva leggere avremmo benissimo potuti essere tanti flagellati o
la sua parte, che consisteva in rumori prodotti con altrettanti esistenzialisti. Huelsenbeck introdusse
la bocca (“Prrr, ssss, ay a ya, uuuuh”) tra i quali fio- a Berlino, dove io lo conobbi, il movimento dadai-
rivano improvvise le parole; vi si mescolavano vec- sta. Dato che l’atmosfera a Berlino era diversa da
chie canzoni (Sous les ponts de Paris), allora i rumori quella di Zurigo, il Dadaismo vi assunse un colori-
diventavano un accompagnamento sommesso, e to politico. Conservò ancora il suo aspetto esteti-
come una cantilena liturgica una parte del coro re- co, ma questo venne sospinto sempre più nello
citava parole accostate in modo arbitrario». Col sfondo col sorgere della corrente politica anarchi-
tempo poi la Galleria Dada, nelle mani del solo co-nihilista. Questo accadde in un momento in
Ball, stava andando in crisi. Nacquero le diatribe cui tutti si attendevano la vittoria dei comunisti in
con Tzara e presto si sarebbero separati. Germania.

DADA A BERLINO: L’IMPEGNO POLITI- Non a caso è stato definito nihilismo allegro
CO. LE PAROLE DI GEORGE GROSZ questo dei dadaisti ‘tedeschi di Germania’, bambi-
È del 1918 il primo manifesto dadaista berli- ni onnipotenti, artisti senza paracadute che af-
nese, scritto da Richard Huelsenbeck: in esso si dà frontavano la vita con una visione sarcastica basata
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Sopra da sinistra: George Grosz (1893-1959); George Grosz, Eclissi di sole, (1926), Huntington, Heckscher Museum, USA.
Nella pagina accanto, da sinistra: Hugo Ball ritratto mentre recita il poema sonoro Karawane; Friedrich Glauser (1896-1938)

sugli happening sfrontati come nelle operazioni Ci prendevamo gioco di tutto. Questo era il Da-
mordi-e-fuggi, verso una ricerca di ripristinare daismo. Niente era sacro per noi. Il nostro movi-
una sorta di armonia e atmosfera infantile provo- mento non era né mistico, né comunista, né anar-
catoria. chico: Tutte queste correnti avevano qualche pro-
gramma, ma la nostra era completamente nihili-
Tenevamo riunioni dadaiste e facevamo pagare sta. Sputavamo su tutto, noi compresi. Il nostro
l’ingresso pochi marchi: ma in cambio non dava- simbolo era il nulla, il vuoto. Fino a qual punto
mo altro che banalità. Intendo dire che ci limita- fossimo l’espressione di una disperazione che non
vamo a insultare la gente intorno a noi. Le nostre conosce salvezza, non so dirlo. Non sto tentando
maniere erano intollerabilmente arroganti. Dice- di dare o di provocare una spiegazione. Riferisco
vamo: «Tu, pezzo di merda, laggiù, sì, tu con semplicemente la mia esperienza. C’era qualche
l’ombrello, cretino». Oppure: «Ehi, tu, là a de- pazzo tra noi, per esempio un certo Johannes Baa-
stra, non ridere, cornuto». Se ci rispondevano, der che si supponeva sposato alla terra per qualche
come facevano, naturalmente dicevamo, come si forma mistica: mise insieme un enorme scartafac-
usa sotto le armi: «Chiudi il becco, o ti prendo a cio che chiamava Dadacon. Consisteva in ritagli di
calci in culo». giornale e fotomontaggi.

Divennero presto conosciuti anche alla poli- Grosz si divertiva a formulare slogan dei qua-
zia che spesso irrompeva nelle riunioni notturne a li era molto orgoglioso «Dada oggi, Dada domani,
causa delle frequenti risse. Dada sempre», «La piccola parodia politica Dada
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über alles», «Vieni da Dada se vuoi essere abbrac- era stato gettato. Poi metteva insieme tutto ciò
ciato e messo in imbarazzo», «Dada vi prenderà a sulla tela o su vecchi cartoni, fissando saldamente
calci nel sedere e ci proverete gusto». Facevano ogni cosa con corda e fil di ferro. Il risultato si
stampare questi slogan su alcuni cartellini e poi at- chiamava Merzbilder (pittura dell’immondizia) e
taccati alle vetrine dei negozi sui tavoli dei caffè, veniva esposto e anche venduto. Molti critici, che
sulle giacche dei camerieri... la gente cominciava a volevano essere all’altezza dei tempi, lodavano
spaventarsi e a chiedersi chi fossero questi teppi- questa truffa ai danni del pubblico: prendevano
stelli e soprattutto perché lo facevano. sul serio quest’arte.

Noi dadaisti avevamo un’arte tutta nostra: Si Solo alcuni riuscivano a capire il legame pro-
chiamava ‘arte dell’immondizia’ o ‘filosofia del- fondo che univa quell’arte alla normale esperienza
l’immondizia’. Il capo di questa scuola d’arte Da- quotidiana…
da era un certo Kurt Schwitters di Hannover. Le
sue tasche erano sempre piene di cianfrusaglie.
Racimolava tutto ciò che trovava per strada. Rac-
coglieva aghi arrugginiti, vecchi stracci, spazzoli- NOTE
ni da denti senza setole, cicche di sigaro, raggi di 1
Cfr. George Grosz, Un piccolo sì e un grande no, Milano, Longa-
ruote di biciclette, ombrelli rotti... tutto ciò che nesi, 1975
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SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



JULIUS EVOLA
E IL DADA IN ITALIA
Una ‘espressione sconfinante’ fra arte, poesia e pensiero
VITALDO CONTE

I
l Dada italiano è ancora ca- culturale. Ne rivendica il senso
rente di studi complessivi, complessivo e la continuità fra
risultando tuttora segreto, l’espressione artistica e il per-
rispetto alle altre aree geografi- corso filosofico: «Nell’essen-
che di espressione del movi- ziale, sussiste una continuità at-
mento. Punto di partenza per traverso tutte le varie fasi della
chi volesse intraprendere una mia attività».
tale indagine rimane il lavoro Ne Il cammino del cinabro,
artistico e poetico di Julius Evo- sua autobiografia intellettuale,
la (1898-1974), indicato come il termina la parte dedicata al suo
principale esponente in Italia passaggio dadaista, con le se-
del Dada. La sua produzione co- guenti parole: «Non scrissi poe-
stituisce una rilevante testimo- sie né dipinsi più dopo la fine del
nianza, anche per le diverse e 1921». Nello stesso capitolo ri-
transdisciplinari letture. sultano significative le afferma-
Dada incarna un’espressio- zioni di Tristan Tzara, riportate
ne sconfinante, con momenti, riflessioni ed esi- da Evola: «Che ognuno gridi: vi è un gran lavoro
stenze differenti, all’interno del proprio svolgersi. distruttivo, negativo, da compiere. Spazzar via, ri-
Ma con una idea di sintesi e totalità finale, peral- pulire. Senza scopo né disegno, senza organizza-
tro presente in diversi aspetti e autori del movi- zione, la follia indomabile, la decomposizione».
mento. Evola stesso rifiuta di distinguere e sepa- «In Italia - scrive Evola - fui fra i primissimi a
rare i momenti più significativi del suo percorso rappresentare la corrente dell’arte astratta, in
connessione col dadaismo (conobbi personal-
Sopra: Julius Evola (1898-1974). La foto probabilmente è mente Tristan Tzara e altri esponenti del movi-
stata scattata nel corso dell’esposizione dadaista presso la mento)». Nell’esposizione dadaista a tre, con Gi-
Casa d’Arte Bragaglia (Roma, 15-30 aprile 1921). Alle no Cantarelli e Aldo Fiozzi, alla Casa d’Arte Bra-
spalle si riconoscono due suoi dipinti. gaglia, a Roma (aprile 1921), sono ben visibili i di-
Nella pagina accanto dall’alto: Julius Evola, La parola versi indirizzi presenti all’interno del gruppo (in
oscura (1921), olio su cartone, Roma, collezione Canonico; Fiozzi per esempio è esplicito il riferimento mec-
Stanislao Nievo (1928-2006), Fotoritratto di Evola, 1968 canicistico). All’inaugurazione della mostra Evola
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Dall’alto: Julius Evola, Dadalogie. Il manoscritto del testo,


in forma di manifesto, inedito all’epoca, è stato pubblicato
nel catalogo della mostra Scheiwiller a Milano. Immagini e
documenti (Milano, Biblioteca Civica di Palazzo Sormani,
1983); Julius Evola, Composizione n.3 (1919), disegno a
penna, (Roma, collezione privata)

tiene una conferenza, in cui presenta il Dada in


Italia: oltre alla rivista mensile «Bleu» (che si pub-
blica a Mantova e che uscirà in tre numeri), indica
come principali aderenti al movimento se stesso,
Gino Cantarelli, Bacchi, Fiozzi, Vices-Vinci. Nel
suo intervento decreta, con toni fortemente pole-
mici, l’esaurimento del Futurismo. Marinetti
prende atto che, per la prima volta, si svolge una
manifestazione d’avanguardia esplicitamente di-
chiarata come non futurista. Ma non è questo il
primo attacco al padre fondatore del Futurismo:
già nel gennaio dello stesso anno, su «Bleu», Evo-
la aveva firmato, assieme a Cantarelli (che con
Fiozzi dirigeva la pubblicazione), una pesante ri-
flessione contro Marinetti e il suo movimento:
Dada soulève tout.


L’esperienza pittorica e poetica dadaista di
Evola, pur breve nella temporalità, risulta intensa,
anche negli aspetti intellettuali, presenti nella
stessa pratica artistica. Esprime una testimonianza
singolare nell’ambito di un’astrazione che si co-
struisce con il distacco da urgenze espressive. Il
suo spiritualismo assoluto s’inserisce nello sparti-
to dei linguaggi non-figurativi dell’avanguardia
europea del primo Novecento, i cui esiti risultano
molto ricettivi allo ‘spirituale nell’arte’ in diversi
suoi protagonisti, fra i quali Kandinsky, Mon-
drian, Malevic, Kupka e Ciurlionis, nonché in un
certo futurismo che fa capo a Ginna e Balla. Le
“rappresentazioni” di Evola sono uno dei ‘gradi
zero’ di questa astrazione: con il suo lasciare il
pensiero-immagine della pittura per dedicarsi alla
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Da sinistra: prima pagina della rivista «Bleau», n. 3, Mantova, 1921. L’articolo Note per gli amici è di Julius Evola, mentre
la xilografia Nudo di donna è di Ivo Pannaggi; copertina del catalogo Julius Evola e l’arte delle avanguardie tra Futurismo,
Dada e Alchimia, Roma, Fondazione Julius Evola, 1998: la mostra si svolse a Milano, a Palazzo Bagatti-Valsecchi, nel 1998

filosofia, con il suo intervenire nell’arte e con la un intrinseco equilibrio e valore artistico, contra-
sua indifferenza per il creare o non: «Non voglio riamente alle intenzioni del movimento.
convincere nessuno. E ripongo la mia causa nella Lo scritto giovanile Arte Astratta (composto
forma senza vita, ripongo la mia causa nel nulla». da una introduzione teorica seguita da dieci poemi
L’adesione al Dada è comunicata a Tzara nei e quattro composizioni), pubblicato nel 1920 per
primissimi giorni del 1920. Evola, con gli scritti e Collection Dada (Zurigo), è da considerare la sua
la pittura, ne attraversa le contraddizioni fino a ri- prima opera. È una raccolta di riflessioni, compo-
svolti imprevedibili, condividendone la radicale sizioni poetiche, riproduzioni di quadri. Il contri-
essenza nichilista, oppositiva a ogni valore acqui- buto teorico abbozzato è significativo, sintomati-
sito dell’arte e della morale. La sua particolarità è co dello spessore intellettuale dell’autore, oltre
anche quella di aderire al Dada (che rifiuta la for- che essere testimonianza del tempo, ondeggiante
mulazione di linguaggi stabiliti) per poi teorizzar- fra desiderio di ordine e rottura: «Esprimere è uc-
ne una possibile estetica ed esprimerne opere con cidere. Dunque non si può né si deve esprimere».
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tica che risulta anche immagine-concetto. Ac-


compagnano, in maniera sotterranea, il suo proce-
dimento di pensiero, che sottintende simultanea-
mente quello esoterico e propriamente alchemi-
co. Le composizioni astratte dei suoi Paesaggi inte-
riori possono essere lette appunto come un “pen-
sare”, attraverso la visione di spazi siderali: con il
colore che assume pregnanza simbolica e con i ri-
ferimenti a un percorso ermetico-alchemico.
L’astrazione di Evola è mistica, in quanto la com-
bustione alchemica ha come dinamica la purifica-
zione spirituale. L’alchimia, in lui, diviene crea-
zione, lettera-concetto e procedimento immagi-
nale di pensiero, travalicando i confini fra le arti.
Evola vive la stagione artistica con totale par-
tecipazione esistenziale: soglia di trascendimento
Sopra: copertina del catalogo Julius Evola. Arte come per ulteriori itinerari, usando le possibilità della
alchimia, mistica, biografia, Reggio Calabria, Iiriti Editore, mente e dello spirito. Gli appare come l’approdo
2005: la mostra (a cura di Vitaldo Conte) si tenne presso il estremo dell’arte modernissima - cioè astratta - li-
Castello Aragonese di Reggio Calabria, dal 2 dicembre mite insuperabile del nichilismo artistico, non in-
2005 al 6 febbraio 2006. Nella pagina accanto: Julius Evola, travedendo nell’ambito della forma, dopo Dada,
La parole obscure (1921): disegno per la copertina del alcuna possibilità di sviluppo. La sua significativa
poema a quattro voci radicalità esprime certamente la conclusione delle
istanze più profonde che avevano alimentato i mo-
vimenti d’avanguardia. Le stesse categorie artisti-
In nome di una superiore libertà, denuncia l’aspi- che sono negate, nella ricerca di passaggi verso le
ritualità di ciò che viene abitualmente considerato forme caotiche di una vita priva di razionalità, in
spirituale, auspicando il valore di un’estraneità cui la contraddizione, il paradosso, il non senso ri-
mistica, impassibile e dominatrice più che estatica. sultano elementi dominanti.


Per Evola l’arte astratta si costituisce sul principio
di un “formalismo assoluto” e sull’espressione di
una volontà cosciente, lucida, protesa a «portarsi Il transito dada di Julius Evola nella poesia è
di là dalla vita» e a non immergersi in essa. Può di- espresso dai testi, compresi fra il 1916 e il 1922,
ventare così «un metodo dello spirito», in arte co- che avrebbero formato la raccolta Ràaga Blanda e
me altrove, proprio nel suo essere un metodo dal poemetto a quattro voci La parole obscure du
astratto, non pratico, della purità e libertà. Questa paysage intérieur (tradotto dall’italiano in francese
astrazione diviene posizione interiore che può es- dall’autore insieme a Maria de Naglowska) che
sere ‘oggettivizzata’ nel linguaggio artistico e poe- rappresenta il suo estremo approdo lirico.
tico. L’autore, nell’introduzione a Ràaga Blanda,
Le visioni, che Evola affida alla sua pittura e scrive che in questa poesia è visibile uno sviluppo
poesia, pur appartenendo allo specifico linguag- che, a parte alcune non rilevanti incidenze futuri-
gio usato, possiedono una comunicazione sineste- ste, va dal decadentismo al simbolismo e dall’ana-
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logismo fino alla composizione dadaista. In perché è comunicazione pura, libertà incondizio-
quest’ultima fase viene seguita la tecnica della nata, dominio dei mezzi d’espressione: entra in
poesia astratta e della cosiddetta “alchimia delle un’atmosfera assolutamente rarefatta, ossessio-
parole”, in cui queste ultime vengono usate non nante di alogicità e di orgasmo interiore.
secondo il loro contenuto oggettivo ma soprattut- Nella lettera che Evola scrive a Tzara nel ’21,
to secondo le valenze evocative, associate a fonemi per accompagnare una copia del poemetto La pa-
inarticolati e accordate in modo vario. Le reitera- role obscure, questo viene definito «una specie di
zioni di lettere partite da onomatopee futuriste documento di un episodio della mia vita». La vo-
giungono al Dada, attraverso la ritualità ermetica cazione trascendentale espressa dal testo poetico
e il libero fonetismo, perdendo la funzione imita- ha un percorso di ampliamento visivo nella coper-
tiva o allusiva per assumere quella di richiamare tina disegnata dall’autore stesso, riempita da spe-
un suono intimo, ancestrale. cifici segni che costruiscono la sua complessità.
Le parole, disposte con apparente libertà, vi- Questa poesia è da leggere anche come espressio-
vono in uno spazio determinato da linee conver- ne di un percorso di formazione: quello proteso
genti e divergenti, come se fossero cristallizzate
dal pensiero. Una speciale chiaroveggenza ricrea
l’alchimia lirica nella dimensione oscura del sim-
bolo. La selezione e combinazione evocativa delle
parole, dissociate dal senso reale, e dei suoni espri-
mono la sua poesia dada. Questa ricerca è rintrac-
ciabile in altri autori del movimento, come nei te-
sti di Hugo Ball che rileva «Dobbiamo tornare alla
più intima alchimia della parola, rinunciare alla
parola in modo da poter conservare alla poesia il
suo ultimo e più sacro rifugio».
Le possibili ‘illuminazioni’ evoliane propon-
gono un mondo che dilata le possibilità sensoriali
e percettive della realtà, fino ai confini estremi del
vivibile e dell’oltre. Il suo verso, edificandosi con
immagini che richiamano una musica interiore, si
espande in coinvolgimenti plurisensoriali. Come
accade in talune espressioni della poesia concreto-
visuale e fonetica internazionale, specificatamente
in quelle di vocazione magico-rituale.
Evola riprende la dimensione simbolista per
esprimere una materialità linguistica autonoma:
da utilizzare con il suo potere evocativo, attraver-
so l’orchestrazione dei sensi, emergendo da grup-
pi d’immagini apparentemente slegate (come
nell’alchimia della parola di Rimbaud). Sostituisce
l’iniziale astrattismo sentimentale con uno apas-
sionale. La lirica non deve esprimere più nulla,
16 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Sopra da sinistra: Julius Evola (primo a destra), in tenuta militare, nel 1917; Evola, diciannovenne sottotenente di
complemento, comandante di sezione d’artiglieria, ritratto sul Monte Cimone, presso Asiago, nell’agosto del 1918
(© Archivio Fondazione J. Evola. Per gentile concessione)

verso una conoscenza sempre più approfondita non appartiene più alla poesia: «Siamo fuori, ab-
della tradizione ermetico-alchemica, la cui cultura biamo esaurite tutte le esperienze, spremute tutte
si muove e relaziona fra Simbolismo, Futurismo, le passioni. Non è pessimismo: si tratta di aver ve-
Dadaismo. duto. Io, sono al di fuori».
Nel ’63 l’autore, nella Prefazione alla ristam- Come lo stesso autore esplicita a Papini, sia-
pa, indicherà il livello dadaista di astrazione di mo di fronte all’uomo «finito sul serio»: «Smette
questa sua opera: «Il poemetto è ‘astratto’ solo in di scrivere e ne ha abbastanza dell’intellettuali-
certi aspetti del testo, dove ho seguito la tecnica smo; fa come fece un Rimbaud, taglia tutti i ponti,
della composizione o ‘alchimia’ dei puri valori cambia essenzialmente di piano. Magari si ucci-
evocativi, e non oggettivi, delle parole e anche di de». Da quel momento Evola si dedicherà esclusi-
suoni. Per il resto, esso ha un ‘contenuto’ abba- vamente al pensiero filosofico. Il nuovo percorso
stanza preciso». coincide con l’esaurimento di un periodo dell’arte
Il poema esprime il compimento di quel- italiana d’avanguardia. Nel ’63 Evola fornirà una
l’azione ‘anti-umana’ auspicata da Tzara nel suo spiegazione al riguardo: «L’arte astratta, nello sfo-
Manifesto del 1918. Raggiungere la pienezza del- ciare nel Dadaismo, rappresentò un limite, rag-
l’astrazione può comportare il silenzio della paro- giunto il quale non restava che da tacere, o da pas-
la poetica: esperienza in cui ‘entrano’ anche altri sar oltre, o, nei casi estremi, di battere la via di un
dadaisti. A conclusione del rituale, scrive Evola a Rimbaud o di coloro che posero fine alla propria
Tzara, «inizierà la vita ultima, il 2° piano Dada. vita». Ed Evola probabilmente ‘silenziò’ la parola
Ma ciò non appartiene più all’espressione», cioè poetica per ‘finire’ il proprio sé umano.
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18 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 19

SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



LE LETTERE DADAISTE
FRA EVOLA E TZARA
Quando il ventenne Julius scriveva al padre del Dada…
GIANFRANCO DE TURRIS

S
e non fosse stato per la pas- una qualsiasi altra cosa che ripro-
sione, l’intuizione e la ca- ducesse gli originali accurata-
parbietà di una giovane mente incellofanati, fui obbligata
laureanda dell’Università di Ro- a trascrivere, con santa pazienza e
ma, le lettere inviate da Julius crampi alle dita, le lettere».
Evola a Tristan Tzara nel 1919- Attingere alle fonti dirette è
1923 sarebbero rimaste ignote, o fondamentale per ricostruire
note solo a una ristrettissima cer- qualsiasi avvenimento, dato che il
chia di specialisti. tempo cancella o modifica i ricor-
Nel 1989 Elisabetta Valento di. I trentuno documenti evoliani
che stava preparando una tesi su (purtroppo le lettere di risposta
Julius Evola artista, incuriosita da di Tzara sono scomparse) non
vari indizi, si recò a proprie spese solo confermano i ricordi del fi-
a Parigi dove fra non poche diffi- losofo tradizionalista sul periodo
coltà, dato che la notizia non era in cui era un giovane artista
facile da reperire - anche se que- d’avanguardia ma arricchiscono
sto può sembrare assurdo - seppe di particolari significativi (sinora
che esisteva un Archivio Tzara Le “Lettere di Julius Evola ignoti) la storia del Dadaismo ita-
presso la Fondation Jacques a Tristan Tzara (1919- liano e sono determinanti per
Douicet alla Biblioteca Sainte- 1923)”, a cura di Elisabetta comprendere in quale clima psi-
Geneviève. Qui trovò le lettere Valento, sono state pubblica- cologico personale e generale si
evoliane ma, come lei ricorda, te nel 1991 dalla Fondazione muoveva l’Evola artista.
«non essendo possibile ottenere J. Evola («Quaderno» n. 25). Tramite questa corrispon-
né fotocopie, né fotografie, né Saranno di nuovo riproposte denza gli storici dell’arte, ad
in un volume dedicato inte- esempio, possono ricostruire,
ramente all’Evola artista, in per così dire ‘in presa diretta’, le
A sinistra: ritratto di Julius Evola preparazione per le Edizioni date di certi avvenimenti. Fra essi
(1898-1974). Mediterranee nella collana la famosa conferenza all’Univer-
Sopra: Robert Delaunay (1885-1941), “Opere di Julius Evola”. sità di Roma che adesso sappiamo
ritratto di Tristan Tzara, 1923 essere avvenuta il 16 maggio
20 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Sopra, dall’alto: Tristan Tzara, 7 manifestes dada, Parigi,


Editions du diorama, 1924, con dedica autografa a Julius
Evola; Maria de Naglowska, Malgré les tempêtes..., Roma,
P. Maglione & C. Strini, 1921, con dedica a Evola
(© Archivio Fondazione J. Evola. Per gentile concessione);
parte di lettera di Tristan Tzara a Francesco Meriano,
Zurigo 8 dicembre 1916. (Fondazione Primo Conti
Archivio Francesco Meriano). Nella pagina accanto,
da sinistra: Julius Evola, in una foto del 1935 circa
(© Archivio Fondazione J. Evola. Per gentile concessione);
Tristan Tzara, Astronomia-calligramma, 1916

1921 e che sarà trasformata nel saggio Sul significato


dell’arte modernissima (1925) e le precise date di pub-
blicazione di Arte Astratta (agosto 1920) e del poe-
metto La parole obscure du paysage intérieure che è del
1921 e non del 1920, come sino ad allora si era cre-
duto, nonché rettificare l’opinione che la mancata
pubblicazione di questa opera di Evola da parte del-
le Edizioni futuriste di “Poesia” non dipendesse da
una decisione dell’autore ma dal successivo ostraci-
smo dell’editore - cioè Marinetti- dopo che Evola si
era spostato su posizioni dadaiste (lettera del 7 di-
cembre 1920), potendone anche avere una interpre-
tazione autentica, quasi una decodificazione, del suo
significato profondo (lettera non datata, probabil-
mente del novembre 1921). Inoltre gli storici del-
l’arte hanno potuto conoscere, cosa sino ad allora
sconosciuta, l’elenco completo dei suoi dipinti
esposti nella prima personale alla Casa d’arte Braga-
glia del gennaio 1920 (lettera del 7 febbraio 1920).
Dalle lettera emergono anche informazioni per i
biografi: ad esempio che alla data del 1920 il venti-
duenne Giulio Cesare Andrea Evola era ancora in-
quadrato come tenente di artiglieria, ma presso
l’Ufficio dello Stato Maggiore della Marina… sa-
rebbe interessante capire con quali mansioni. Ed ec-
co spiegato il motivo per cui alcuni testimoni del-
l’epoca ricordano di averlo visto a passeggio per Ro-
ma in divisa e mantello: non snobismo, quindi, ma
perché non era stato ancora smobilitato.
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 21

Le lettere sono importanti anche per gli stu- duo assoluto che stava elaborando. E che significato
diosi del pensiero evoliano circa la ‘periodizzazione’ dare all’annuncio del proprio suicidio che, nel corso
dei suoi interessi che non procedevano per compati- degli anni a venire, avrebbe sollevato non poche iro-
menti stagni. Apprendiamo ad esempio che in pieno nie e sarcasmi. Ma il giovane artista è chiaro: muore
fervore dada, nell’autunno 1920, Julius Evola stava una persona e da lì spicca il volo un’altra. Il Dadai-
lavorando a quello che sarebbe stato il suo primo li- smo servì al giovane Evola per porre le basi della
bro ‘filosofico’, i Saggi sull’idealismo magico (Atanòr, successiva fase del suo pensiero. Questo «piano -
1925), opera propedeutica all’altra assai più impe- scrive nella citata lettera della fine del 1921 - può es-
gnativa, Teoria e fenomenologia dell’individuo assoluto, sere il punto di partenza per una nuova vita e, dun-
uscita in due toni (Bocca, 1927 e 1930), conclusa già que, il suo punto più basso. Questa nuova vita è il re-
nel 1924. gno dell’iperbole che, come la chiamavano i greci è
E infine soprattutto le ultime lettere a Tzara ‘Madre, sorella e figlia di se stessa’: è l’attività disin-
sono fondamentali per capire in che modo Evola in- teressata: ossia la libertà». Un’indicazione che Julius
tendesse il Dadaismo nel complesso del suo pensie- Evola tenne presente sino al giorno della sua morte.
ro, che senso avesse e a cosa servisse nel suo ‘siste- Su tutto ciò, se non avessimo le lettere che
ma’, e come si collegasse la filosofia dadaista con Evola scrisse a Tzara, molto sarebbe ancora poco
quella del taoismo e con la sua personale dell’Indivi- chiaro, anzi del tutto oscuro.
22 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 23

SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



DADA 1921:
UN’OTTIMA ANNATA
Maria de Naglowska e il milieu dadaista in Italia
MICHELE OLZI

Q
uando nell’ottobre del ne Evola. Vediamo così quest’ul-
1921 Julius Evola scrive timo, in qualità di pittore e poe-
a Tristan Tzara, le pri- ta, contribuire attivamente, du-
me parole che possiamo leggere rante l’intero corso del 1921, al-
dalla lettera sono: la scena dadaista romana. Lo
stralcio della lettera a Tzara co-
Caro amico vi scrivo per sape- stituisce così uno dei momenti
re se siete già rientrato a Pari- salienti nella diffusione di Dada
gi. Se sì, sarete molto gentile in Italia. Allo stesso obbiettivo
se me lo comunicherete, affin- puntano gli sforzi perpetrati da
ché possa inviarvi un poema Evola in quegli anni, nonché la
che ho pubblicato La parole ob- sua stessa produzione artistica.
scure du paysage intérieur, e A testimonianza di ciò troviamo
chiedervi qualche informazio- appunto il suo componimento
ne. Niente di nuovo da me. poetico “a quattro voci”, La pa-
Stiamo per aprire presto la Sopra: Maria de Naglowska role obscure du paysage intérieur.
stagione Dada a Roma.1 (1883-1936), in una foto del 1928 Pubblicata ufficialmente
circa. Nella pagina accanto: tra il settembre e l’ottobre del
Nonostante «l’apertura» frontespizio di un esemplare 1921, la poesia La parole obscure
della stagione Dada auspicata della poesia Reste seul di Maria de du paysage intérieur - Poème à
dal filosofo romano, i mesi pre- Naglowska. Stampato in 240 copie quatre voix3 è stata già introdotta
cedenti alla missiva vedono il (questa è la n. 18) nel 1918 a Ginevra, e interpretata durante più d’uno
susseguirsi di una serie di inizia- il componimento venne ripubblicato degli incontri organizzati da
tive appartenenti al suddetto in Italia nella raccolta Malgré les Evola.4 Così quando quest’ulti-
movimento d’arte d’avanguar- tempêtes... nel 1921 (Roma, mo scrive al fondatore del Da-
dia.2 Buona parte di queste ma- P. Maglione & C. Strini). Il disegno daismo parlando della sua com-
nifestazioni hanno in comune il a penna del frontespizio è della stessa posizione ha già in programma
fatto di essere organizzate o di Maria de Naglowska un’ulteriore presentazione della
avere come protagonista il baro- sua opera in pubblico. In occa-
24 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

sione della serata del 29 ottobre del 19215 Maria de torialmente alla stessa pubblicazione de La parole
Naglowska declama La parole obscure du paysage in- obscure.8
térieur presso le “Grotte dell’Augusteo”.6 A questo punto una domanda è lecita, chi è
“Le Grotte” consistono di alcuni locali rica- questa Maria de Naglowska? Come arriva a fre-
vati nei sotterranei del Mausoleo d’Augusto, i quentare l’ambiente delle avanguardie nel 1921?
quali diventano, a partire dall’aprile del 19217 il Marija Dmitrevna Naglovskaja9 nasce nel
luogo di ritrovo e di esposizione del “Cenacolo 1883 a San Pietroburgo. Cresciuta ed educata in
d’arte dell’Augusteo” fondato da Arturo Ciacielli seno all’aristocrazia, decide verso i vent’anni di la-
insieme a Ugo Giannattasio, Anton Giulio Braga- sciare la sua terra natia. Inizia così per lei un perio-
glia, Enrico Prampolini, Luciano Folgore e Vin- do di viaggi e di peregrinazioni tra le capitali del-
cenzo Cardarelli. l’intera Europa. Alla fine degli anni Dieci è a Gine-
Nonostante non si possa, ancora oggi, accer- vra, dove si cimenta nell’attività poetica e di gior-
tare tutti gli artisti e tutte le iniziative che abbiano nalista.10 In seguito al verificarsi di circostanze av-
aderito al Dada romano in quell’anno (1921), verse, abbandona la Svizzera per l’Italia. Nel 1920
dell’evento alle Grotte dell’Augusteo e di un per- arriva a Roma, dove si ritrova in condizioni econo-
sonaggio in particolare non abbiamo dubbi al ri- miche disastrose. Il fatto più paradossale è che,
guardo. La frase «Stiamo per aprire presto la sta- l’avvicinamento all’ambito e ai luoghi delle avan-
gione Dada a Roma» si riferisce qui, oltre che al fi- guardie avviene proprio durante questa sua fase di
losofo romano, alla persona e opera della poetessa, disperazione. Scrive al riguardo uno dei figli della
giornalista e traduttrice Maria de Naglowska. Naglowska, André: «il nostro domicilio divenne il
Oltre a leggere la poesia di Evola in occasione caffè Aragno e il caffè Greco e noi dormivamo tal-
della serata dadaista, la Naglowska collabora edi- volta da un amico, talvolta da un altro».11

NOTE Fondazione Julius Evola, 1998, pp. 105- guardanti i luoghi di ritrovo dei movi-
1
Elisabetta Valento (a cura di), Lettere 108. menti d’arte d’avanguardia a Roma ri-
3
di Julius Evola a Tristan Tzara (1912- Julius Evola, La parole obscure du mandiamo a Elisabetta Mondello, Am-
1923), Roma, Fondazione Julius Evola, paysage intérieur - Poème à quatre voix, bientazioni, cabaret, teatri tra futurismo
1991, p. 42. La data esatta è il 24 ottobre Zurich, Collection Dada, 1921. e avanguardia, in «Roma moderna e con-
4
1921. Cfr. nota 2, ci si riferisce specifica- temporanea», anno II, n. 3, settembre-di-
2
Il “Calendario della Grande Stagione mente all’incontro previsto per il 15 giu- cembre 1994, pp. 605-625
7
Dada Romana”, recante l’intero program- gno 1921. Cfr. Le ‘Grotte dell’Augusteo’. Un
5
ma dei luoghi, dei protagonisti e delle ini- Secondo la ricostruzione effettuata, nuovo cenacolo intellettuale, in «La Tribu-
ziative previste per l’anno 1921, è stato nella sua tesi di dottorato, da Valeria Pao- na», Roma, 17 aprile 1921.
8
pubblicato prima parzialmente da Enrico letti, Dada in Italia. Un’invasione manca- Sulla copertina de La parole obscure
Crispolti, Dada a Roma. Contributo alla ta, tesi di dottorato di ricerca conseguita du paysage intérieur - Poème à quatre
partecipazione italiana al Dadaismo in presso l’Università degli Studi della Tu- voix (prendiamo come riferimento uno
«Palatino», luglio-settembre, 1968, pp. scia, Viterbo, 2009, p. 74, disponibile onli- dei novantanove esemplari numerati ap-
295-296, e poi nel catalogo della mostra ne all’indirizzo partenente alla “Collezione ’900 Sergio
Julius Evola e l’arte delle avanguardie - http://hdl.handle.net/2067/1137. Reggi”, depositato presso gli Archivi della
6
tra Futurismo, Dada e Alchimia, Milano, Per ulteriori approfondimenti ri- Parola dell’Immagine e della Comunica-
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 25

Potremmo considerare la frequentazione di Evola, le poesie della Naglowska hanno molto di


quegli ambienti da parte dell’autrice come una me- più in comune con la dimensione Dada in Italia.
ra coincidenza, se non fosse che, a partire dal Malgré les tempêtes - Chants d’amour raccoglie l’in-
1921,12 la Naglowska incomincia a collaborare con tera produzione poetica della Naglowska e la deci-
il quotidiano «L’Italie».13 L’intellettuale di San sione di pubblicarla solamente nell’anno cruciale
Pietroburgo scrive per la rubrica dedicata alla ‘cul- per Dada, 1921, fornisce una certa visione sull’in-
tura e spettacoli’ nella capitale. Tra questi non tro- sieme e lo stile delle poesie. Ciò che lascia poi defi-
viamo solo le rassegne delle esposizioni artistiche nitivamente intravedere una vicinanza tra la Na-
presso il Caffé Greco, o della serie d’incontri su glowska e la corrente d’arte d’avanguardia è il ‘gio-
‘arte e occultismo’ tenuti dal pittore e scultore Ra- co/sentire dada’ presente nei suoi componimenti.
oul Molin dal Ferenzona tra il maggio e il giugno Due casi possono ben esemplificare ciò: si
del medesimo anno al Margutta,14 ma anche la re- tratta delle poesie Reste seul e Chant de l’île déserte.18
censione della raccolta di poesie della Nostra, Mal- Se Reste seul si caratterizza per l’utilizzo di sineste-
gré les tempêtes15 (raccolta che viene pubblicata pro- sie, metafore e percezioni che rivelano l’inconsi-
prio nel 1921 dalla casa editrice Maglione e stenza del vissuto umano, Chant de l’île déserte si
Strini).16 Un piccolo inciso occorre a questo punto: configura a metà tra una pièce teatrale e una favola
nello stesso anno Arte Astratta17 di Julius Evola, fi- araba, in cui i personaggi (Un djinn, un poeta, il
gura pubblicata da Collection Dada, a Zurigo. In dramma, la poesia, la commedia) dialogano e si ri-
realtà il barone l’ha fatta stampare, a sue spese, mandano la parola l’un l’altro cercando di definire
presso la medesima casa editrice che aveva pubbli- la natura del proprio essere, senza tuttavia mai riu-
cato l’autrice russa. scirci (in quanto confinati appunto su un’isola de-
Inutile dire che, oltre all’editore romano di serta).

zione Editoriale a Milano e visualizzabile il lettore italiano a Michele Olzi, Per una 1873 al 1940.
14
online all’indirizzo: http://apicesv3.no- storia dell’Amore Magico, uno studio bio- Maria de Naglowska, L’occultisme
to.unimi.it/site/reggi/), subito dopo il ti- bibliografico su Maria de Naglowska apporte la joie, mais souvent aussi le mal-
tolo troviamo scritto «traduit de l’italien (1883-1936) in Hans Thomas Hakl (ed.), heur in «L’Italie - Journal politique quoti-
par l’auteur et Maria de Naglowska». Octagon: The quest for wholeness mirro- dien», 15 mai 1921, p. 5.
9 15
Come risulta dal fascicolo a nome di red in a library dedicated to religious stu- M. de Naglowska, Malgré les tem-
«Elena Megeninoff» (sua zia) depositato dies, philosophy and esotericism in parti- pêtes in «L’Italie - Journal politique quoti-
presso l’Archivio Centrale di Stato, divi- cular, Gaggenau, Scientia Nova, 2015-16. dien», 6 octobre 1921, p. 3.
11 16
sione ‘Affari Generali e Riservati’, a Roma, André De Montparnasse, L’Apatride, Id., Malgré les tempêtes - Chants
e come riporta la voce biografica dedicata Lyon, s.e., 1956, p. 25. d’amour, Roma, P. Maglione & C. Strini,
12
alla poetesse russa, compilata dalla dot- Ibid., p. 28; S. Alexandrian, op. cit., p. 1921.
17
toressa Laura Piccolo per il Dizionario 6; Marc Pluquet, La Sophiale - Maria de J. Evola, Posizione teorica, 10 Poemi,
Biografico dell’immigrazione russa in Ita- Naglowska, Sa vie, Sa oeuvre, Paris, Ordo 4 Composizioni, Zurich, Collection Dada,
lia, consultabile online all’indirizzo Templi Orientis, 1993, p. 4. 1920.
13 18
www.russinitalia.it. «L’Italie - Journal politique quoti- M. de Naglowska, ult. op. cit., p. 18.
10
Per ulteriori approfondimenti sulla dien», era l’edizione francese del quoti-
vita di Maria de Naglowska, rimandiamo diano romano «Il Tempo», pubblicata dal
26 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 27

SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



LA VITA E IL GESTO
OLTRE LA KULTUR
Che cosa ha fatto Dada all’arte?
DARIO EVOLA

C
afè Terrasse, Zurigo choc, allo stoss (colpo) e sottrarlo
1916, la guerra mondia- alla storia dell’arte. Dada è choc, è
le è già in corso, due si- stoss, è sorpresa. Non può essere
gnori giocano a scacchi. Sono incasellato come movimento ar-
Lenin e Tristan Tzara. Entrambi tistico nel senso dei manuali né
fuggono la guerra per motivi di- come movimento letterario o
versi. Il primo per muovere alla teatrale, neppure come movi-
guerra, una guerra di segno op- mento politico, ma come espres-
posto, il secondo semplicemente sione del dissenso radicale a ogni
per evitarla. Entrambi giocano conformismo. Dada contiene
una partita oltre le vite dei gioca- tutto ciò, opera all’interno del-
tori. Chi sarà il vincitore? Vince l’arte, della letteratura, del tea-
chi sa davvero scommettere sul tro, nella sfera del comporta-
caso: la verità del gioco è nel caso mento, è anti-arte ma agisce al di
non nella pura strategia matema- là dell’arte. Fra apollineo e dio-
tica. Tzara è l’inventore di Dada, nisiaco sceglie di sbilanciare
il movimento che afferma il caso l’azione verso Dioniso con un
come principio della vita, Lenin inedito «nichilismo attivo».1 Il
è lo stratega del materialismo scientifico, un gran- Cabaret Voltaire, fondato da Tzara, Ball, Janco e al-
de sogno che, come tutti i grandi sogni del Nove- tri rifugiati a Zurigo, al civico 1 della Spiegelgasse,
cento si sono tramutati in grandi incubi. Occupia- è una koinè sovranazionale, non classificabile come
moci di Tzara e del suo movimento, di cui ricorre corrente estetica, ma come specchio - spiegel - de-
quest’anno il centenario. Per comprendere Dada e formante del reale. Dada agisce da specchio defor-
la sua vitalità continua, occorre restituire Dada alla mante. L’accusa che Platone muoveva all’arte mi-
vita, al caso, al gioco, all’eros, alle pulsioni, allo metica, illusionistica, era quella della sua sostanzia-
le inutilità, sostituibile facilmente con uno spec-
Nella pagina accanto: Raoul Hausmann (1886-1971), chio rotante che avrebbe semplicemente riprodot-
Dada vince, 1920. Sopra: frontespizio del primo e unico to in immagine il reale. L’operazione di Dada, do-
numero di «Le coeur a barbe» (aprile 1922), “journal po due millenni di arte occidentale, fu quella di
transparent” pubblicato e diretto da Tristan Tzara aprire radicalmente la crisi sulla funzione dell’arte
28 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

guardie, come l’analitica o la sintesi cubista postim-


pressionista), ma guarda già al di là della pittura.
Inoltre Balla e Boccioni si trovarono a operare con-
temporaneamente a Kazimir Malevic. Quest’ulti-
mo aveva già chiuso i conti con la pittura mimetico
illusionistica esponendo nel 1915 il Quadrato nero su
fondo bianco. Il pezzo in realtà era un ibrido: prove-
niva da una scenografia della piece cubofutursta Vit-
toria sul sole (1913) e venne esposto come una mo-
derna icona a sottolineare che non rappresentava
nulla ma che, come l’icona, era epifania, atto pre-
sentativo.2
Con il Futurismo, il Cubofuturismo e soprat-
tutto con Malevic, all’inizio del Novecento, la pit-
tura ha aperto un passaggio inedito verso l’interro-
gativo sull’immagine, verso la crisi della mimesis,
della superficie pittorica. Con essi l’operazione ar-
tistica diventa procedimento, non è scissa dal corpo
come operatività progettuale. E la funzione artisti-
ca non si esaurisce nella rappresentazione mimeti-
co illusionistica ma si significa nella presentazione.
Francis Picabia (1879-1953), Occhio cacodilato (1921), Parigi, La presentazione è declamazione, gesto, azione
Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou nello spazio e nel tempo. Dada supera l’arte come
prodotto della kultur occidentale, per attraversare
per ricercare le origini della condizione del fare ar- l’artificio inteso come aspetto linguistico corporeo
te. Non possiamo leggere Dada all’interno della e come procedimento. Dada, con il Cabaret Voltaire,
storia dell’arte, ma possiamo chiederci «che cosa ha dichiara le proprie origini nel Kabarett tedesco, un
fatto Dada all’arte?». ibrido culturale caratterizzato dalla mescolanza di
Quando nacque, nel 1916, Dada si affiancò a forme alte e basse della cultura, all’insegna dell’in-
un movimento, il Futurismo già da tempo afferma- trattenimento, della satira e del rituale metropoli-
to. Il Futurismo si caratterizzava per due aspetti ec- tano. Impossibile collocare le origini di Dada in un
cezionali: era il primo movimento estetico sostan- circoscritto ambito artistico o letterario. Fin dal
zialmente immateriale, presentando l’opera d’arte principio il movimento si posiziona in una zona
più significativa con il celebre manifesto del 1909 ambigua fra spettacolo, intrattenimento, comuni-
(pubblicato, con consumata perizia mediatica). Se- cazione, azione, manifestazione, seguendo sempre
conda caratteristica del Futurismo era quella di agi- un’idea di modalità performativa.3 Dada si pone co-
re programmaticamente sulla selezione di un pub- me antiarte, di fatto opera una frattura nella cultura
blico colto dell’alta borghesia metropolitana. Terza europea. L’arte non è più rappresentazione o
caratteristica era la prevalente performatività de- espressione (pittorica, teatrale letteraria, poetica)
clamatoria. La pittura più avanzata, come quella di ma viene addirittura vanificata nel gesto che rifiuta
Balla o di Boccioni, non si esauriva nel quadro, nella ogni rimando a qualsiasi forma di realtà e di ideali-
dimensione pittorica (come accade per altre avan- tà, nonché di concetti nozionistici come: eternità,
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 29

storia, assoluto... Dada risponde alle indicazioni di leria, il museo, il teatro. Dada opera con gli oggetti
Nietzsche secondo cui «solo come fenomeni esteti- quotidiani e nell’ambito dei luoghi di ritrovo ‘bas-
ci l’esistenza e il mondo sono eternamente giustifi- si’, come il cabaret. Mette in campo un armamenta-
cati».4 Dada percorre la via dell’iperbole. L’esage- rio antropologico inedito, dalla maschera negra alla
razione del reale per eccesso. Non si tratta di una al- declamazione disarticolata del linguaggio. La ma-
terazione della realtà al fine illusorio, come nel caso schera non ha la stessa valenza di quella delle De-
del Surrealismo ma, al contrario, la ricerca di una moiselles d’Avignon di Picasso di sette anni prima. Si
via per dare credibilità al messaggio attraverso l’ec- ricerca un senso del ‘primitivo’, come azione cor-
cesso espressivo. Nel caso dell’atto performativo, porea e pulsionale, sessuale e dionisiaca, significan-
operando nella sfera del sociale e delle relazioni in te non come langue ma come parol poetica, parola
luoghi non necessariamente deputati all’arte ‘alta’, che equivale al gesto.5 È significativo l’interesse di
Dada smaschera la retorica falsificante del “buon Tzara per l’arte primitiva. Per Tzara l’espressione
costume” sia borghese che della propaganda politi- «cosiddetta primitiva» indica che il meccanismo
ca e culturale, della moda, del prodotto del ‘reale’ della creazione artistica non riposa unicamente nel-
conformista e rivoluzionario. Contrariamente al- l’invenzione delle forme ma nella possibilità. Le ar-
l’arte e alla cultura attuali, l’avanguardia storica ha ti arcaiche o primitive ci insegnano che «gli stili na-
saputo vincere sul proprio presente non adeguando scono come necessità di espressione».6 Così come
l’estetica, ma sottoponendo l’inautentico del reale a scoprirà Georges Bataille secondo cui il mondo pri-
iperbole, così da attuare un processo reattivo, e sot- mitivo, con la sessualità e con il gioco, si oppone alla
traendosi quindi alla dimensione artistica e cultura- produttività del lavoro, affermando dunque che
le istituzionalizzata. Ogni azione si svolge fuori da- l’espressione creativa primitiva è «superamento de-
gli schemi fin ad allora praticati e praticabili, la gal- gli interdetti».7 L’azione di Dada è quella di di-

Tre copertine della rivista «Dada» (da sinistra: n. 1, luglio 1917; n. 3, 1918, con una xilografia a colori di Marcel Janco;
nn. 4-5, 1919, con un disegno di Francis Picabia)
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struggere il linguaggio come mezzo di comunica- maschere africane e alle declamazioni di poemi
zione, analizzando i codici e i sistemi di comunica- composti di puri fonemi. Gli storici dell’arte, os-
zione per frantumarli con l’uso di parole senza si- sessionati dalla necessità di definizione, hanno, per
gnificato, fonemi cui corrispondono azioni perfor- esempio, motivato come opera d’arte il ready made
mative mutuate dal balletto, dal gesto teatrale, agì- di Duchamp. In realtà Dada supera l’arte intesa co-
te in piccoli palcoscenici con scenografie rimediate me linguaggio della kultur. Dada è il superamento
e con costumi mutuati dalle figurazioni cubiste e della servitù della forma. Dada non ha lasciato in
cubofuturiste. Inoltre da Alfred Jarry si mutua eredità teoria, tuttavia esiste una estetica dada sen-
l’iconicità pura e lo sberleffo, la Patafisica come za una poetica. L’unica testimonianza teorica in
«scienza delle soluzioni immaginarie», e 8 da Ray- questo senso la si deve a Julius Evola che, coerente-
mond Roussel il gioco combinatorio della parola mente, abbandonò poi ogni velleità di professione
che diventa testo immaginario e scatenamento di artistica già nei primissimi anni Venti, preferendo
assonanze.9 La poesia diventa così azione (poieo), percorrere la vita assoluta, come del resto farà Du-
non rappresentazione. Alla operatività della vita champ praticando il gioco degli scacchi come uni-
quotidiana si oppone una meta-operatività che può ca chance della vita. Dada lascia piuttosto una eredi-
essere solamente performativa. Il caso e la combi- tà di devianza:10 la vita contro la natura statica. Co-
nazione sono l’unica alternativa alla produttività sì, dopo le iniziali esperienze di Zurigo, anche New
del senso comune del lavoro, della fabbrica, del- York, Berlino, Colonia, Hannover, Parigi e Roma,
l’arte stessa. Il manifesto, la declamazione, produ- nell’arco di meno di cinque anni, conobbero un
cono eventi delegittimando l’arte mimetica e ri- movimento sovranazionale che segnerà un punto
portando la funzione artistica a evento in sé. L’uni- di non ritorno nell’esperienza artistica occidenta-
ca via è quella dell’arbitrio dell’artista, dell’indivi- le, una esperienza di devianza e di possibile segnata
duo assoluto liberato da ogni altra funzione. In dall’iperbole e dal superamento stesso della di-
questo senso vanno lette le serate dada a Zurigo mensione artistica come limite estremo al di là di
con le danzatrici di Rudolf von Laban insieme alle ogni conformismo.

NOTE ventura Dada, Milano, Mondadori, 1972; L. 7


G. Bataille, Lascaux. La nascita dell’ar-
1
G. Lista, Dada e l’avanguardia, in: Valeriani, Dada, Zurigo, Ball e il Cabaret Vol- te, Milano, Abscondita, 2014, pp. 43-51.
8
AA.VV. Dada, l’arte della negazione, De Luca, taire, Torino, Martano, 1970; R. L. Goldberg, A. Jarry, Gesta e opinioni del dottor
Roma 1994 pp.39-58 Performance art from futurism to the pre- Faustroll patafisica, Milano, Mondadori,
2
G. Di Giacomo, Malevic. Pittura e filo- sent, London, Thames and Hudson, 1999; V. 1976.
9
sofia dall’astrattismo al Minimalismo, Ro- Magrelli, Profilo del dada, Bari, Laterza, D. Evola, Il inguaggio oggetto in Ray-
ma, Carocci, 2014. 2006. mond Roussel .Per una estetica dell’impos-
3 4
Cfr.: G. Ribemont Dessaignes, Storia F. Nietzsche, L’origine della tragedia, sibile in AA.VV., Progetto Raymond Roussel,
del Dadaismo, Milano, Longanesi, 1945; G. Roma, Newton Compton, 1991, p. 134. Roma, Lithos, 2003, pp. 43-53.
5 10
R. Morteo e I. Simonis (a c. di), Teatro Dada, In quegli stessi anni Ferdinand De Cfr. V. Conte, Attraversando Evola.
Torino, Einaudi, 1969; H. Richter, Dada arte Saussure pubblica il Cours de linguistique Cavalcare l’arte come pensiero in «Il Bor-
e antiarte, Milano, Mazzotta, 1966; G. P. Po- générale che raccoglie postume le lezioni di ghese», n. 1, gennaio 2015, p. 62;
sani, Introduzione a T. Tzara Manifesti del un decennio a Ginevra. C. Strano, Il segno della devianza, Mila-
6
dadaismo e lampisterie, Torino, Einaudi, T. Tzara, Scoperta delle arti cosiddette no, Mursia, 2005.
1975; G. Hugnet (a c. di), Per conoscere l’av- primitive, Milano, Abscondita, 2006, p. 36.
32 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 33

SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



ETERNA PROVOCAZIONE:
LE ANIME DEL DADAISMO
Fino al 1980: il Dad e le due vie di Duchamp
CARMELO STRANO

V
uoi vedere che, gratta del 1916 (data di nascita di Da-
gratta, anche i dadaisti, i da), Arp aveva militato, a Mona-
nichilisti dell’arte, han- co, nel Blaue Reiter, accanto a
no un’anima? Come Velásquez, Delaunay e Kandinsky. Inoltre,
Delacroix, o Ingres, Kupka. Ave- aveva collaborato alla rivista
re un’anima? Semplice: palpita- «Der Sturm» nel clima espres-
re, pulsare in quello e per quello sionistico ‘tempestoso’ (tanto
che si fa. «Ma non professi l’an- per stare nel significato di quel
tiarte…?» Risposta: «sì, ma l’ar- titolo) nel quale la pubblicazione
te la faccio comunque, magari a insisteva. Dunque, antitradizio-
modo mio, ma la faccio». Una ri- ne, d’accordo, ma al pari di ogni
sposta del genere avrebbe potuto altra esperienza astratta. Tra l’al-
darla anche Jean Arp, col suo viso tro, la produzione successiva al-
asciutto da sbarbatello come le l’impegno dadaista - ad esempio,
sue forme scultoree elementari i papiers déchirés - ammicca alla
di piglio astratto. Un’esperienza natura.


razionale ma in realtà basata su
una irrazionalità e una libera espressività compres-
se. E poteva scoppiare, anche, questa esperienza, se Una più decisa anima anti-arte fu il coetaneo
intesa correttamente, e non come esperienza Kurt Schwitters (entrambi del 1887). Anima pro-
astratta autoreferenziale. Infatti, pochi anni prima fondamente dadaista, sulla sua astrazione impera il
polimaterismo audace (materiali di scarto, anche)
misto a casualità, elemento lontano da ogni ricer-
Sopra: copertina della rivista «Natura Integrale», catezza estetica e che fissa bene la distanza da Arp.
nn. 19-20, giugno-luglio 1982. Fascicolo dedicato al Tensione alla perfezione, da parte del francese,
Manifesto DAD, introdotto dal dialogo tra Pierre Restany work in progress, da parte del tedesco. Come accade
e Carmelo Strano: Dada ha perso la A. Ma il relitto DAD si con i Merzbild e i Merzbau, fino al Merzdichtungen,
tramuta da larva in nucleo e si carica di positività. una sorta di poesia fonetica. Nel 1923 pubblica il
Nella pagina accanto: Tristan Tzara, in una celebre primo numero della rivista «Merz» e comincia il
immagine del 1921 di Man Ray primo Merzbau, opera plastica ambientale che pia-
34 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

A sinistra e a destra: doppia parafrasi del duchampiano Nudo


che scende una scala: una dello stesso Duchamp, ritrattosi
mentre scende le scale, l’altra di Gerhard Richter (1932) che
insiste nello stesso tema, ma ribadendo i tradizionali canoni
della “bellezza della differenza” e della pittura; Man Ray
(1890-1976), Ritratto di Max Ernst (1935)

per complice la sua compagna Emmy Hennings,


modella, cantante, poetessa e amica di letterati e
artisti. La coppia aveva riparato a Zurigo, dai som-
movimenti sociali di Berlino. La città svizzera è
meta e patria di rifugiati, dissidenti, sovvertitori
del racconto psicologico (Jung, Joyce), renitenti
alla leva, rivoluzionari, tra cui, uno per tutti, Le-
nin che vive non lontano dal Cabaret. Serate esplo-
sive, di ispirazione futurista, tra arte, musica, can-
ti, poesie. Il tutto all’insegna della ribellione pro-
fonda contro ogni establishment sociale, politico,
culturale, spirituale, religioso. E invece: instabili-
tà, lotta all’ordine logico costituito, fino all’esplo-
razione ed esplosione del «boom boom persona-
le». Si tratta della libera estrinsecazione della
no piano si snoda lungo i piani della sua casa di spinta emotiva, istintiva e pre-logica che elude
Hannover, con valori plastici legati al nonsense, al- l’impeccabile logica della comunicazione denota-
lo horror vacui e al nichilismo di fondo proprio di tiva. Ne è patrocinatore il rumeno Tristan Tzara,
buona parte dei protagonisti del Dada. Tante re- poeta antipoetico che, con Ball, fonda il Dada, con
sponsabilità in rapporto a tutto il Novecento, e ol- contributi teorici sciolti e a sbotti.


tre, verso l’arte ambientale e il polimaterismo. Il
papier collé, da cui parte, costituisce solo un vagito
in rapporto al suo accanito impiego del polimateri- Il Dada di Colonia è invece animato da Max
smo, con la complicità, e complicazione, del prin- Ernst, assieme ad Arp e Johannes Theodor Baar-
cipio dell’objet trouvé fuso con la casualità. geld. Quest’ultimo, poeta e pittore, tradisce il ri-


gore etico della sua agiata famiglia ebraica, e con-
tribuisce al movimento anche con la pubblicazio-
In cerca di esplosione del proprio essere, Hu- ne della rivista «Der Ventilator». Ma c’è una pic-
go Ball, anima del Cabaret Voltaire e volano dell’in- cola grande ‘anima’ tuffata nella rivoluzione so-
tero movimento, dopo i pochi mesi di fervore zu- ciale: Angelika Fick (attivo anche suo fratello Wil-
righese, implode verso la quiete religiosa. Ciò, ly), «Cometa del Dada di Colonia», moglie del
sebbene avesse indicato in Kant il «nemico morta- pittore Heinrich Hoerle. Lascia un segno interes-
le che ha messo tutto in mano all’intelletto e al po- sante, sebbene muoia di tubercolosi a 24 anni. In
tere», laddove «il nostro cabaret è un gesto». Ha rapporto alle sue spinte rivoluzionarie, neanche il
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 35

Dadaismo la soddisfa. E fonda, con altri, il gruppo scene di annientamento sociale, economico, fisi-
‘Stupid’: a favore del proletariato e dello sparta- co, morale. La disgregazione esterna si muove di
chismo di Rosa Luxembourg (1919), ma suona di pari passo a quella interna (psicanalisi). Vi si inne-
secessione alle orecchie di alcuni, tra cui Ernst. sta l’influenza ‘negativa’, non priva di senso di
Tra fine Ottocento e primi Novecento, scop- morte, di Hegel, Schopenhauer, Nietzsche. Il
pia una condizione permanente di rivolgimento di principio di rivolgimento magnificato dai futuri-
ogni idea, struttura e metodo di pensiero. Ha ma- sti, con i dadaisti si traduce in negatività, in sotter-
trice nella rivoluzione industriale e nelle connesse ranea depressione. La macchina? Sì, più bella del-
galoppate della scienza e della tecnologia. E inve- la Vittoria di Samotracia, ma ora, dopo la guerra
ste tutto: il mondo esterno (società e il nuovo as- (già esaltata quale «igiene del mondo»), la mac-
setto abitativo, lavorativo, economico), quello in- china fa sentire tutta la sua freddezza meccanica,
terno dell’individuo (la psicologia), l’impulso re- di lamiera asciutta che frena persino il generale
lativizzante provocato dall’esplosione delle varie senso del bello. E forse è il bisogno di una verità
scienze, a partire dalla fisica quantica e nucleare. più profonda a provocare l’abbattimento di ogni
La dimensione tempo prende un’accelerazione certezza e verità.


esponenziale senza ritorno che incide in tutte le
sfere del vivere, comunitario e individuale. Gli ar-
tisti quantomeno percepiscono questa condizio- Dada si agita sull’asse Zurigo-New York-Pa-
ne. Finito il primo conflitto mondiale, vedono rigi. Con l’Armory show (1913), negli Usa appro-
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Sopra da sinistra: Hans Arp, Tristan Tzara e Max Ernst, in una foto scattata a Zurigo nell’estate del 1918; Johannes Baader
(1875-1955), Autoritratto in casa (1918 circa), fotomontaggio

dano tante testimonianze dei fenomeni artistici della rivista «Littérature». Intorno a essa gravita-
europei, e anche premesse o primizie dada. Nel no tutti quanti: artisti, letterati pensatori. Fallisce
1915 vi arriva Duchamp e nasce il sodalizio con il tentativo di rivitalizzare il movimento al “Con-
Man Ray e Picabia, intorno alla figura del fotogra- gresso internazionale per la determinazione delle
fo e animatore Alfred Stieglitz e ai mecenati e co- direttive e per la difesa della sperimentazione mo-
niugi Louise e Walter Arensberg. Ma nella Gran- derna” e, da lì a poco (1922), sarà lo stesso Tzara,
de Mela non si insinua il nichilismo. Occorre in una sua conferenza a Weimar, a dichiarare la fi-
aspettare l’Action Painting. Quanto a Parigi, allen- ne di Dada, con l’arguta precisazione che esso «ha
ta il suo charme: Aragon, Breton e Soupault già nel provato non già a distruggere l’arte e la letteratura
1918 avevano collaborato alla rivista dada; nella ma l’idea che di essa si aveva». Ma la vitalità di Da-
Ville Lumière, Tzara continua a pubblicare il suo da si riversa nel Surrealismo, a partire dal ruolo,
«Bulletin Dada»; Breton rimugina il testo sul Sur- ormai capitale, della casualità e, inoltre, con la
realismo; Picabia pubblica le riviste «Cannibale» consapevolezza - ora - che si tratta di militare «au
e «Philaou-Thibaou». Ma a sottolineare Parigi service de la révolution».
quale epicentro del nuovo Dada è la nascita, lì, Quanto al Dada svizzero-tedesco, buona par-
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 37

te degli animatori si portano in Francia, a partire


dai berlinesi toccati dalle reazioni autoritarie della
NSDAP.
Intanto il solitario Duchamp (attivo fra New
York e Parigi), con un occhio alla scacchiera e uno
alla pietra filosofale, ironico e beffardo, asciutto e
incisivo, la sua parte l’ha fatta alla grande, sovver-
tendo l’estetica con la concezione della Beauté de
l’indifférence. Essendo ormai senza senso la dialet-
tica bello/brutto si va anche perdendo l’aura del-
l’opera d’arte. Meglio evitare, quindi, per Du-
champ, l’emotività del pezzo unico e irripetibile,
qualunque sia il giudizio dell’establishment esteti-
co. Complessa la sua posizione d’artista, ma i prin-
cipi sono chiari e distinti. Fino al paradosso. Come
quando non essendo arrivata in tempo la sua Gio-
conda coi baffi perché potesse essere pubblicata da
Picabia, questi genialmente prende un’altra copia
del dipinto, vi appone i baffi e la pubblica a propria
firma.


Oso dire che, con circa cinquant’anni di anti-
cipo, Duchamp ha offerto a Jacques Derrida un Marcel Duchamp (1887-1968), in un celebre scatto
metodo per raggirare la millenaria dialettica degli del 1930 circa
opposti e, a se stesso, il modo per oltrepassare il
rapporto bello/brutto. Semplicemente evitando-
lo. Misconoscendolo. Ciò che conta è l’effetto sul Poetica Strutturale Sistemica (ad esempio, il Mi-
fruitore. Sdegno? Ammirazione? Sta di fatto che nimalismo) e una, più ‘polisensoriale’ (per dirla
niente di questo più lo sfiora davanti a un oggetto con Duchamp), di Poetica Strutturale Deviante
che lascia indifferenti. Analogamente, il filosofo (ad esempio, il Nuovo Realismo). Con l’inizio de-
francese avrebbe decostruito la roccaforte della gli anni Ottanta, finisce questa spinta di Dada.
dialettica degli opposti, eliminando la gerarchia Presa coscienza di ciò, nel 1981, redigevo il Mani-
degli elementi costruttivi. Col chiudersi degli anni festo Dad (Dada, che simbolicamente aveva perso
Settanta, attribuivo a Duchamp l’avvio di due la ‘a’, era finito) pubblicato anche sulla rivista
cammini paralleli: quello della razionalità (Il Ma- «Natura Integrale», fondata con Pierre Restany, e
cinino da caffè, Nudo che scende una scala, ecc.) e che, con quel numero, intenzionalmente cessava.
quello della irrazionalità (misto tra il demoniaco Dada lasciava il posto a Dad, alle ragioni semiolo-
decadentistico e il teosofico-alchemico che inner- giche di segno opposto proprie della nostra epoca.
va il ready-made). Sottolineavo, anche, la respon- Ma quella grande esperienza rimane una provoca-
sabilità di Dada di avere ispirato le correnti più vi- zione latente, uno stato mentale possibile, come la
ve apparse in quegli anni, secondo una linea di condizione classica e romantica.
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 39

SPECIALE CENTENARIO DADA (1916-2016)



IL DADA, OVVERO
SULL’INDIFFERENZA
Intervista al filosofo Romano Gasparotti
GIOVANNI SESSA

L
a storia del movimento presente, né l’esistente, né ciò
dadaista si è sviluppata che è già dato, astenendosi, nel
in sintonia con la crisi contempo, dal progettare e dal
storico-politica del primo No- costruire un ordine nuovo. La ci-
vecento. Nel febbraio 1916, fra di Dada sta nella fedeltà alla
mentre accadevano i fatti della più incondizionata indifferenza
I Guerra Mondiale, a Zurigo, (rispetto al gusto, allo stile, al-
al n. 1 della Spigelgasse, venne l’esistente, al dato, a tutto ciò che
fondato il movimento dada. c’è e potrebbe esserci). Il movi-
Nella stessa tranquilla strada, mento non fu mai interessato a
al civico 12, viveva un distinto inaugurare l’ennesimo nuovo sti-
signore russo, Lenin: è corret- le o modello artistico, ma semmai
to quindi dire che la dimensio- a prendersi gioco di qualsiasi sti-
ne ‘rivoluzionaria’ sia consu- le, forma e di qualsiasi positiva
stanziale al dadaismo? proposta (vecchia o nuova che
Ritengo che a proposito di Dada si tenda ad fosse). La sua dimensione, quindi, non solo non è
abusare del termine “rivoluzionario”. In senso pro- ‘rivoluzionaria’ ma è la più sensibile al richiamo del-
prio, ogni rivoluzione - che si giustifica sempre a l’immemorabile tradizione, se per tradizione inten-
partire da una concezione dialettica della realtà e diamo il mistero di quella potenza invisibile e inat-
della storia, nonché sulla base di una logica dicoto- tingibile, la quale permane nel non potersi mai ripe-
mica, oppositiva ed escludente - mira a scardinare e tere determinatamente e nel non identificarsi mai
ad abbattere il vecchio ordine, per sostituirlo con un ad alcunché di positivo e di dato. Tradizionale, in
ordine totalmente nuovo. Il pensiero messo all’ope- questo senso, è ciò che può solo tradursi ed essere
ra da Dada, invece, nel suo sospendere e mettere tra tradito ad indefinitum, nel suo essere senza tregua ri-
parentesi - senza negarla - ogni logica tanto quanto cercato e sempre mancato.
ogni anti-logica, non nega affatto né il passato, né il
Il critico Arturo Schwarz ha definito il Da-
Nella pagina accanto: Marcel Janco (1895-1984), Manifesto da l’unica avanguardia latrice di una effettiva ri-
per una serata del gruppo Dada (Zurigo, 1918). voluzione culturale mirata all’abolizione del-
Sopra: Francis Picabia (1879-1953), Ritratto di Tristan l’antinomia teoria-prassi. Nell’epoca della sua
Tzara (1918), acquarello, collezione privata riproducibilità tecnica, l’opera d’arte deprivata
40 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Vaslav Nijinsky (1889-1950), ritratto - tanto occidentale quanto orien-


mentre si esibisce nella Gisèle tale - non è forse un folle atto
d’amore nei confronti dei tre-
dell’aura, perde in valore ‘cul- mendi abissi del non pensare?
turale’ ma acquisisce una nuo-
va carica espressiva. È corretto Facendo invece riferi-
sostenere che in Dada ciò è av- mento al valore del ‘frammen-
venuto con l’abolizione della to’, il Dada ne colse l’ambigui-
nozione statica dell’opera a fa- tà, esemplificata nel Readyma-
vore di un’esperienza, umana e de e in altre produzioni di Du-
artistica, sempre in fieri? champ. Si pensi a L.H.O.O.Q.
Sarebbe troppo logicamen- del 1919, l’opera nella quale
te sensato attribuire al Dada lo Monna Lisa diviene uomo. Il
scopo di perseguire l’abolizione dadaismo sembra così aver
dell’antinomia tra teoria e prassi, raccolto il lascito ideale di
proprio per il carattere ‘finalistico senza scopo’ che ‘un’altra filosofia d’Occidente’, antica, fiume
esso attribuisce al ‘gioco dell’arte’. A partire dal carsico del contemporaneo, che dice - con Leo-
progetto annunciato da Tristan Tzara di «distrug- pardi - le cose non essere mai qual che sostengo-
gere l’arte con l’arte», il Dadaismo mostra nel mo- no di essere. Concorda?
do più disincantato come non già l’arte nuova, ben- Il punto è proprio qui! Il readymade, al di là di
sì tutta l’arte degna di questo nome, non è realizza- tutte le interpretazioni che ha suscitato, mostra che
zione di significativa progettualità soggettiva né si le cose, a tutti i livelli, compreso quello artistico, non
identifica mai totalmente con gli oggetti mondani sono mai quello che manifestano e dicono di essere.
con cui può avere a che fare. Il carattere evenemen- E che solo il puro gioco indifferente dell’arte può, di
ziale, non intenzionale e insensato del processo ar- volta in volta, simbolicamente mostrare ciò! Senza
tistico è talmente condotto sino all’estremo dal Da- esprimerlo e ben lungi dal comunicarlo. Al di là di
daismo, da esigere, alla fine, addirittura lo svuota- ogni feticismo sia dell’oggetto che del significato.
mento di ogni determinato pensare, per sprofonda- Disse Duchamp che gli oggetti dell’arte non sono
re nei vortici di quella totale assenza di pensiero, in che «miraggi»: indubitabilissimi nel loro apparire,
cui si custodisce la possibilità di ogni pensiero pen- ma aventi la medesima obiettiva icasticità di un mi-
sante e pensato. Dada invita a la- raggio… Per concludere con una
sciarsi andare al più gratuito dei Romano Gasparotti (1959) sintesi: per l’esperienza dada,
giochi, giocandosi a oltranza il insegna Fenomenologia del- l’arte non ha soggetto - l’artista è
‘non-luogo’ dell’assoluto vuoto l’immagine presso l’Accademia solamente il medium dell’evento
di pensiero. Da questo punto di di Belle Arti di Brera, a Milano. artistico (peraltro potenzialmen-
vista, al movimento dadaista si È autore di numerosi saggi e te raffinabile dai fruitori) -, non
addice ciò che, nel 1919, scrisse il volumi, fra i quali: “I miti della ha oggetto - che è solo un mirag-
grande ballerino Vaslav Nijinsky globalizzazione” (2003); “Fi- gio - né produce alcunché di nuo-
a proposito del danzatore quale gurazioni del possibile” (2007); vo. Bensì può momentaneamen-
«filosofo che non pensa» (e che, “Filosofia dell’eros” (2007); te insorgere come puro dono
proprio in quanto non pensante, “L’inganno di Proteo” (2010); gratuito, del tutto disinteressato
è veramente filosofo). Del resto, “Il quadro invisibile” (2015) e indifferente rispetto a ogni sua
tutta la grande danza del pensiero significabilità.
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 41

LE MOSTRE – RIFLESSIONI
inSEDICESIMO – LO SCAFFALE

LA MOSTRA/1
APPUNTO PER FRANCESCO HAYEZ
Alle Gallerie d’Italia di Milano
a cura di luca pietro nicoletti

rima della grande mostra curata entusiasta accordatogli dal maestro di

P da Fernando Mazzocca e Maria


Cristina Gozzoli nel 1983, la
pittura di Francesco Hayez non godeva
Possagno. Si provava ancora un certo
fastidio per una pittura di storia intrisa
di valori melodrammatici, in più
di particolari consensi. Su di lui gravava occasioni avvicinabile con naturalezza
la “sfortuna dell’accademia” nella alle opere messe in scena dal teatro
storiografia artistica novecentesca, su musicale e da Giuseppe Verdi in
cui appena allora si cominciava a particolare. Era quello scarto
togliere il velo, e non poco contava il sentimentale, talvolta non privo di
giudizio severo di Giulio Carlo Argan, enfasi, che non si poteva conciliare con ridisegnarle linee portanti di un tratto
che pure inaugurava la sua Arte le utopie razionali di democrazia, di storia dell’Ottocento, secondo i modi
moderna con un Canova “illuminista” sebbene Hayez fosse stato indicato da della più avanzata storiografia di quegli
che non consentiva di salvare il più Giuseppe Mazzini, durante l’esilio, anni: brevi introduzioni e lunghe
giovane pittore veneziano, che pure in come emblema di pittore schede che instaurassero con le opere
vita si era molto giovato del sostegno “democratico”. Si trattava dunque di un dialogo concreto e tenacemente
filologico fino a farne un motivo di
militanza culturale. Era in
quell’occasione che molti dei quadri di
Hayez, per la prima volta studiati con
lo stesso rigore riservato alla pittura
antica, recuperavano i lunghissimi e
verbosi titoli con cui figuravano nei
cataloghi delle esposizioni dell’epoca,
eloquenti quanto allo spirito del
quadro di storia come un moderno
“fermo immagine” con commento
didascalico.
Va da sé che allora il maestro
veneziano non era ancora il pittore de
Il bacio, quanto quello del
Risorgimento nelle mentite spoglie
42 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

della storia medievale e rinascimentale. utilizzò per decorare le scatole del della sua formazione sull’esempio dei
Non a caso, nel 1983 faceva da famoso cioccolatino inventato da Luisa maestri veneti. Non è di poco conto se
copertina una riproduzione del grande Spagnoli e che, grazie ad Hayez, da ancora in tarda età ricordava con
I profughi di Parga del 1826-31. Presto “cazzotto” veniva ribattezzato in vivezza, nelle memorie dettate nel 1869
tuttavia la prospettiva si sarebbe “bacio”. Tutto questo, però, fa parte a Giuseppina Negroni Prati Morosini, la
rovesciata, e Il bacio, nella prima dell’Hayez “mediatico”, tralasciando Presentazione di Maria al tempio di
versione del 1859 oggi a Brera, che invece la ricchezza di temi e motivi Tiziano come una delle più grandi
campeggia sulla copertina del presentati dalla bellissima e ricchissima folgorazioni avute visitando le
poderoso catalogo 2015 curato ancora mostra promossa dalle Gallerie, da cui veneziane Gallerie dell’Accademia. O
una volta da Mazzocca per la mostra emerge l’inequivocabile statura del ancora, nei pochi cimenti giovanili con
alle milanesi Gallerie d’Italia, sarebbe pittore, dotato di un virtuosismo mai la difficile arte dell’affresco, tradisce
diventata l’icona, logorata dal suo ostentato, quanto esibito con la nella gamma di tenerezze cromatiche e
stesso successo, dell’amore romantico. naturalezza di un prodigio che si dà per luministiche, il tirocinio sui modelli
Eppure altri, ben prima degli storici compiuto per mezzo del disegno: veronesiani e soprattutto tiepoleschi.
dell’arte, si erano accorti del potenziale anche nei momenti di più buia Ed è tipicamente veneto, infine, il
“frappant” di quella tela, a partire sfortuna, i suoi dipinti si sarebbero fatti ricorso, frequente nei primi anni, alla
dall’esplicito omaggio tributatogli da notare per un livello di qualità (non pratica di veloci oil sketch di
Luchino Visconti, il cui occhio sensibile solo di bravura) con pochi precedenti e presentazione o di memoria, quasi a
era planato con intelligenza sulla pochi possibili confronti. uso di bottega, di proprie invenzioni.
pittura italiana dell’Ottocento, in una Fino alla fine della sua carriera, Del resto Hayez diventa presto pittore
famosa scena di Senso. Oppure, fra le Hayez non dimentica i modi e le di fama, richiestissimo dai collezionisti
note di costume, la semplicità e pratiche della pittura di antico regime, e più di una volta spinto a replicare
immediatezza di quell’immagine, così e anche a Milano, che gli darà fortuna proprie composizioni per committenti
vicina ad un’apprensione visiva di inizio e successo consentendogli di ritrarre diversi: è il caso, prima di tutti, proprio
Duemila, erano risultate chiare al fra i più notabili dell’epoca, da Manzoni del Bacio, il cui prototipo del 1859
direttore artistico della Perugina, che la a Rosmini, non si dimenticherà mai vede una replica con varianti
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44 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

aneddotico-narrative nel 1861 e ancora teatrale dei grandi e affollati quadri di dipingere solo scene molto affollate
nel 1867. storia, fatti per prolungate e per incapacità di padroneggiare a
Ma soprattutto, il vero tratto ravvicinate perlustrazioni entro le quali sufficienza il dettato anatomico: Hayez
fondante della pittura di Hayez è una scovare di volta in volta una testa di lo realizza in quindici giorni, come
portentosa abilità di mano, fondata sul carattere, un aneddoto, un dettaglio: consuetudine nelle sfide di abilità fra
disegno ma, all’occorrenza, vibrante di uno per tutti, il soldato scalzo alle pittori all’epoca in voga, realizzando
pennello. Alla base, infatti, vi è un spalle di Pietro l’eremita nel grande una figura nuda grande al vero fatta
assoluto controllo dei registri pittorici, dipinto del 1827-1829. Il racconto si atteggiare in una posa che esibisse
capace di modulare stesure più fuse, svolge come un palco in cui i l’evidenza tornita della muscolatura in
tornite da una regia luministica fatta di personaggi si affacciano alla ribalta, in tensione, non senza cura verso la
ombre digradanti ma esatte e visibili, e primo piano, dove deve avvenire la morbidezza di certe pieghe della carne.
momenti di maggior libertà di polso. Lo scena madre della rappresentazione. E Ad uno sguardo ravvicinato, poi, si
dice bene il confronto fra le due questo vale per i quadri di storia come nota, unico caso fra le opere in mostra,
versioni di Romeo e Giulietta, più per quelli biblici, e persino per le che nel trattamento pittorico del nudo
metallica nella tela di Villa Carlotta fortunate scene ambientate a Venezia: i Hayez usa una tessitura analoga al
(1823), più calda e pittorica suoi personaggi, ora, sono come attori tratteggio incrociato dei disegni
nell’edizione in collezione privata calati in una parte, da interpretare con d’accademia (di cui una bella selezione
veneziana (1833). Del resto, come tutti spirito melodrammatico. Ci si accorge è stata presentata da Francesca Valli
i pittori veneti, Hayez ha un debole per poi che Hayez rimescola e rifonde all’Accademia di Brera) che segue
i panneggi, di cui sa restituire motivi nuovi e motivi attinti dalla l’andamento dei volumi muscolari. Il
l’epidermide e la morbidezza con storia dell’arte: con una certa tratteggio, che non compare invece nei
qualche concessione talvolta alla impressione si coglie che il gesto più rapidi e vibranti studi preparatori
sprezzatura. dell’Odalisca del 1839 rimanda a quello per i dipinti, aiuta a meglio
Ci si potrebbe addentrare nel della Fornarina di Raffaello di tre secoli accompagnare una modulazione
pelago delle letture iconologiche, ma prima. Si potrebbe dire lo stesso per un chiaroscurale del corpo che sia solida e
gli studi hanno già detto molto sulle genere come il ritratto, il più fedele a sensibile, capace, nei nudi femminili, di
fonti visive e letterarie, sui messaggi determinati schemi e modelli e alla loro raggiungere dei picchi di esplicita
criptati di contenuto risorgimentale riproposizione secondo un codice sensualità. Non è il caso, naturalmente,
che si insinuano fin nell’abbinamento formale e sociale. delle immagini, pur non prive di sottile
dei personaggi (i colori delle bandiere Ma soprattutto, merita soffermarsi provocazione, de La meditazione (1851)
italiana e francese con cui vestono i sul quadro di figura, a partire da una o di Tamar (1847) o di Rebecca al
due amanti del Bacio) o nelle effigi di prova di bravura, anche se forse non pozzo (1848), ma nelle bangnati come
Giacomo e Filippo Ciani nascoste sotto esente da retorica, come l’Ajace Oileo la grande Betsabea al bagno del 1833,
le vesti degli apostoli, o fra gli astanti del 1822. È un quadro nato in risposta e del disegno a inchiostro e rialzi in
delle grandi scene di storia. Su questo, ai detrattori che lo accusavano di biacca tratto da questo (ancora
però, esiste molta efficace bibliografia un’autoreplica), oggi nelle raccolte del
anche divulgativa, come il folgorante e Castello Sforzesco di Milano. È evidente
appassionato libretto monografico, più HAYEZ
HAYEZ
AYE che il tema biblico è del tutto
volte ristampato, dedicato sempre da MILANO, GALLERIE D’ITALIA – marginale negli interessi del pittore: è
Mazzocca nel 2003 appunto al Bacio. PIAZZA SCALA principalmente un pretesto per una
Vale la pena di riflettere, invece, sul 7 nnovembre
ovembre - 2211 febbraio
febbraio 22016
feb 016 rappresentazione su grande formato,
merito delle opere, sull’impaginazione intima e sensualissima, di un nudo
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 45

femminile immerso in una luce calda e


carezzevole. Il definitiva, Betsabea
risponde al tipo della bagnante colta
dall’osservatore nel momento di
immergersi o di uscire dall’acqua. Se si
volesse chiamare in causa la teoria
dell’assorbimento di Fried, Betsabea è
una bagnante che non si accorge della
presenza dell’osservatore,
comportandosi a prescindere da
questo, diversamente da quel velo di
timidezza che si trova negli occhi della
Bagnante del 1859.
Ma Hayez, che pure ci si accorge
essere molto vicino alle convenzioni e
allo spirito del nudo moderno, aveva
fatto un salto nel rapporto fra dipinto
e modello nudo in posa che aveva
provocato qualche sconcerto. Aveva
fatto discutere, per esempio, il solido,
morbidissimo ma tornito nudo di spalle
che ritraeva la ballerina Carlotta
Chabert presentato nel 1830 come
Venere che scherza con due colombe. A
diturbare parte dei visitatori di Brera
era il fatto che la donna non fosse
stata sufficientemente idealizzata per
poter essere a buon diritto identificata
con una Venere e non con una donna
in carne ed ossa, con i seni piccoli e le
natiche sode che non potevano passare
inosservate. Ma il gioco di l’osservatore si avvicini a lei non solo astratto, quasi calando le “antiche
provocazione era nelle corde di Hayez, con lo sguardo. forme” nel tempo presente. Era il caso
come ricorda nelle memorie, in cui Ma dalle Memorie si capisce anche dell’imponente Sansone della galleria
giocano sia le dimensioni ragguardevoli che per Hayez il rapporto con il Palatina di Palazzo Pitti a Firenze:
della tela, degne del quadro mitologico, modello aveva un ruolo centrale, tanto «figura grande al vero e forse più,
sia la nitidezza così sfacciata di questo da dichiarare la necessità di trovare di avendo avuto la fortuna d’un
nudo, di terga oltretutto, troppo vero volta in volta un modello che avesse le bellissimo modello il quale presentava
per poter essere tenuto in quella caratteristiche fisiche giuste per tutte le antiche forme della scultura
distanza irraggiungibile delle immagini impersonare un personaggio della greca […] credo di essere riuscito a
astrattamente ideali: questa Venere, storia o della mitologia, cioè un corpo rendere una figura con quel carattere
anzi, sembra mostrarsi proprio perché vero adatto a impersonare un carattere nobile e forte che portava il soggetto».
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gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 47

LA MOSTRA/2
IMPALPABILI TORMENTI
Adolfo Wildt a Milano

i deve al gusto eccentrico di un antica, anzi, era imperniata la mostra di

S editore collezionista come


Franco Maria Ricci l’avvio della
fortuna storiografica contemporanea di
Forlì del 2012, immediatamente
precedente a quella all’Orangerie
nell’estate del 2015, riproposta a Milano
Adolfo Wildt (1868-1931). È dalle a cavallo fra 2015 e 2016. È proprio alla
pagine patinate e lussuose della sua base di questa rilettura più recente del Adolfo Widt, Vir temporis acti,i Collezione Ricci
rivista, “FMR”, e poi da una lavoro di Wildt il suo rapporto con i
monumentale monografia a firma di maestri del Rinascimento (basterebbe la de L’arte del marmo. Egli è sempre
Paola Mola per le stesse edizioni, infatti, testina di Augusto Solari del 1919, stato, infatti, un grande maestro nel
che a partire dagli anni Ottanta si è facilmente imparentabile con certe cantiere della scultura, cosciente della
ricominciato a parlare dello scultore teste di fanciulli fra Mino da Fiesole e materia nella sua struttura e nella sua
milanese e la sua fama ha ripreso Desiderio da Settignano) o del Seicento superficie, fedele al mestiere
quota. Un lungo silenzio era calato su (la citazione puntuale da Bernini nella tradizionale, portato a livelli altissimi di
di lui, nel secondo dopoguerra, per la bellissima e pulitissima Santa Lucia del complessità formale ed esecutiva, ma
“colpa” di aver realizzato una delle più 1926), fra scultura e pittura. Ancora a pronto alla logica delle repliche e delle
fortunate e riuscite effigi scultoree di Parigi, faceva un certo effetto il piccolo varianti: è questo, per esempio, il senso
Benito Mussolini: tanto era bastata per e prezioso Vesperbild di Cosmè Tura delle due versioni de la Vedova (Atte) e
oscurare uno dei più significativi, oggi al Correr in dialogo con il Wildt del 1892, presentate in fila insieme alla
eccentrici e singolari maestri della più duro ed ascetico: se il confronto sua fonte di ispirazione diretta della
scultura italiana del Novecento. Eppure poteva non rivelarsi filologicamente vestale canoviana, oppure delle tre
in vita, pur fra periodi di difficoltà e di serrato, indubbiamente un comune versioni della Maschera dell’idiota in
stenti, non gli erano mancate occasioni senso dell’anatomia forzata in senso marmo (appartenuta a Dannunzio) o in
di notevole consenso: una fra tutte espressionistico li poteva accomunare. bronzo. Repliche in più colori e
l’incontro con il mecenate prussiano Ora, abbandonate fonti e maestri, soprattutto in più materiali, infatti,
Franz Rose, che, folgorato dalla sua nella tappa milanese di via Palestro potevano dare letture diverse della
opera, nel 1894 decide di fargli un l’opera di Wildt si presenta nel suo medesima forma, come sapeva bene, su
contratto di esclusiva per acquistarne purissimo e altero, se non propriamente tutt’altro pianeta della scultura, il suo
tutte le opere, e che durerà fino alla maniacale virtuosismo che ne faceva un contemporaneo Medardo Rosso.
morte del collezionista nel 1913. assoluto maestro, come recita il titolo di Fa una certa impressione, poi, se si
Estraneo alle avanguardie, Wildt si un suo fortunato e bellissimo libretto, pensa che il suo Vir temporis acti,i
muove sostanzialmente su un binario l’elegante e violenta reintepretazione
personalissimo ed eccentrico, ADOLFO WILDT (1868-1931). del Torso del Belvedere in chiave eroica,
continuamente in dialogo con la L’ULTIMO SIMBOLISTA ma non priva di delicatezze come i
scultura del passato, fra citazioni MILANO, GALLERIA D’ARTE capezzoli a bocciolo fiorito, è del 1911,
puntuali e picchi di invenzione MODERNA MILANO nella stessa Milano in cui Umberto
visionaria che ne fanno “l’ultimo 27 novembre -14 febbraio 2016 Boccioni cercava di unire nella stessa
simbolista”. Su questo dialogo con l’arte scultura una testa antigraziosa e un
48 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Adolfo Wildt, Ombra

capolavoro tragico della sua carriera fu


dedicato a Parsifal,l una figura avvitata
in un’eccezionale torsione manierista
definita anche, in modo eloquente, il
Puro folle. Sono maschere, poi, i due
volti di Carattere fiero Anima gentile.
Una maschera è anche Il prigione dai
denti serrati e digrignanti del 1915, a
cui l’artista ha tagliato di netto la
calotta cranica per serrare l’attenzione
sull’espressione del volto, resa ancora
più stridente dalla politezza riflettente,
quasi di porcellana, con cui tratta il
marmo dandogli una intonazione calda
che sa rendere soffusa la luce che
scivola sulle forme. È proprio il modo di
affrontare le superfici che permette di
capire che la base fondante di Wildt
scultore è soprattutto nel disegno. È un
nesso evidentissimo, per esempio, nelle
prove di rilievo stiacciato, in cui realizza
un profondo sottosquadro per dividere
la figura dal fondo, ma lo stesso modo
di marcare i profili delle figure, di
caricare le espressioni del volto e di
infisso di finestra: sono due pianeti che una vista posteriore, non solo è accentuare o prosciugare l’anatomia,
non possono né vogliono in alcun evidente la spina dorsale, ma alcune affonda le sue radici in un’idea grafica
modo comunicare, ma che esprimono le costole affiorano sotto le scapole. Non della scultura, ulteriormente
vie inquiete dell’inizio del secolo. Questo c’è psicologia nel dolore raffigurato da sottolineata dall’uso di minute e
Vir,r di cui si conservano solo versioni Wildt, ma un contrasto di forze più preziose dorature. Non mancano
parziali con brani più o meno ampi grandi, caricate nelle espressioni e piccole eleganze - che negli anni
dell’originale distrutto dai gravate sul fisico di possenti semidei Novanta hanno indotto a chiamare in
bombardamenti di cui fu vittima la vessati dalla sfortuna, o una diafana causa, senza i dovuti distinguo, le
collezione Rose, aiuta a capire molto del rarefazione spirituale che non ha nulla finezze preziose e sofisticate (ma non
mondo ascetico e volitivo di Wildt: un a che fare con i moti dell’animo. È un ascetiche) dell’Art Nouveau - come i
guerriero sferzato dal tempo e dal mondo più alto, più netto, titanico e capelli ondulati tagliati a scodella e
destino, a cui allude lo scudiscio che simbolico, fatto di immagini che appiccicati al cranio di Vir temporis acti,i
batte sul suo petto e disegna sul suo incarnano il concetto di anima, o il o la cuffia della minuta,
volto una smorfia di dolore. concetto di dolore, tradotti in maschere apparentemente fragile L’anima e la sua
Un’anatomia marcata, quasi violenta, alla stregua, forse, dell’opera veste (1916), che nasconde una
incollata sullo scheletro, tanto che, a wagneriana. Non per nulla, il capigliatura dorata fatta per
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 49

scanalature meridiane (che Casorati


scultore non parta da qui oltre che da
LA MOSTRA/3
Arturo Martini?). Eppure il raffinato, RIFLESSIONI SU MONET
pauperistico lavoro di Wildt disegnatore
non è immediatamente confrontabile
A Torino alla GAM
con la scultura: i suoi delicatissimi
disegni a grafite con dorature, fatti in consueto, ormai, un certo collezioni del museo d’Orsay, ma
punta di matita con un impeccabile
controllo nel modulare la pressione del
sottilissimo tratto, arricchiscono
È scetticismo quando si sente
annunciare una nuova mostra
dedicata agli Impressionisti o a singoli
distribuite normalmente su più sedi del
museo o in deposito presso altre
istituzioni anche fuori Parigi. Si ha
piuttosto l’immaginario wildtiano di maestri di quella tendenza: la minaccia quindi l’occasione di vedere opere che
quelle invenzioni difficilmente della mostra blockbuster si riaffaccia comunque difficilmente si potrebbero
trasferibili tridimensionalmente. Un facendo temere un rapporto inverso vedere vicine. Andando più a fondo,
esempio per tutti è L’ombra del 1913: fra la fama dell’artista e la qualità delle poi, si potrebbe riflettere sul gusto e
cinque figure nude camminano in opere in prestito. Non è il caso della sulle scelte operate dai musei statali
cerchio sotto un grande anello scuro da bella mostra di Monet organizzata alla francesi: il più grande museo al mondo
cui fioriscono cinque arbusti flessuosi, GAM di Torino a cura di Guy Cogeval, dedicato alla pittura francese
carichi di pomi e magre foglioline. Xavier Rey e Virginia Bertone, che pure dell’Ottocento si trova a non aver
Eppure i tempi moderni non risulta essere stata la mostra più documentato la stagione più tarda del
riescono a restare del tutto fuori dal visitata del 2015. maestro nell’inoltrato Novecento.
suo mondo. Per il ritratto del pilota Non lo è per la sobrietà e leggibilità Eccettuate le grandi tele panoramiche
Arturo Ferrarin (1929), per esempio, lineare del percorso, studiato con delle Ninfee in pianta stabile
pensa ad un’erma cava dagli occhi attenzione sensibile, e non lo è per la all’Oragerie, e giustamente inamovibili,
forati - di cui resta famosa compattezza e qualità del gruppo di il Monet presentato dalle collezioni del
l’impressionante vista posteriore dipinti che sono venuti a sud delle Alpi. Museo d’Orsay e raccontato dalla
interamente dorata come un’urna Si tratta di una mostra che raduna mostra torinese non è il pittore delle
modernista - ma poi calca sul suo capo infatti un folto gruppo di opere dalle serie, dei covoni e dei ponti giapponesi,
berretto e occhiali da pilota che lo
riportano immediatamente al suo Régates à Argenteuil (1872), olio su tela, Paris, Musée d’Orsay, © RMN-Grand Palais (musée
tempo. È forse il solo caso riscontrabile d’Orsay) / Patrice Schmidt
di un aggiornamento iconografico a
motivi attuali: per il busto di Vittorio
Emanuele III, per esempio, non aveva
esitato a cingere il capo del re di alloro,
denudando le spalle come si confà
all’atemporale nudità degli eroi. Eppure,
anche quando copre d’oro il marmo e
lo smaterializza, la preziosità quasi
impalpabile della scultura di Wildt non
è mai del tutto apollinea o pacificata:
una profonda, sottile inquietudine è
entrata, leggera come un filo d’oro,
anche nell’Empireo mistico.
50 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Le déjeuner sur l’herbe (entre 1865 et 1866),


olio su tela, Paris, Musée d’Orsay, © RMN-
Grand Palais (musée d’Orsay) / Benoît Touchard

decifrare la ricerca del pittore.


Lo stesso accadrà con l’informale
una volta finita la seconda guerra: non
per nulla uno degli interpreti più lucidi
di quel momento, Clement Greenberg,
evidenzierà un nesso forte fra la
pittura dell’ultimo Monet e l’action
painting americana, non senza ben
note ricadute museali a distanza.
Rispetto a tutto questo Monet è un
precursore, ma non escluderei che
questo sia dovuto a una certa frenesia
da parte sua. Ne cade vittima, forse, la
grande Colazione sull’erba, tanto cara
a Francesco arcangeli, che l’artista
lascia parzialmente incompiuto. È un
quadro con il raro pregio di far capire
come lavorasse il pittore e di quali
strategie adottasse ma no a mano che
dei pioppeti e delle ninfee riguarda sarebbe mutila o addirittura l’elaborazione del dipinto di
(eventualmente, è il pittore delle serie orfana. Il quadro di qualità, nel suo complicava. Ci si accorge per esempio
sulla Cattedrale di Rouen), ma quello caso, spicca per tenuta espressiva, ma che Monet abbozzava l’opera a
degli anni più militanti non esiste nella sua carriera un dipinto pennello per sommi capi, andando poi
dell’Impressionismo. Ed è una pittura, che valga come quadro eponimo ad ispessire progressivamente la
per molti aspetti, più legata alla seguito da opere di minor peso: non materia aggiungendo le ombre e
tradizione dell’Ottocento che proiettato tante prove più o meno riuscite in soprattutto le luci, andando via via
in avanti vero logiche concettualmente attesa del capolavoro isolato, ma opere aumentando nello spessore della
novecentesche: pittore di quadri singole ed equivalenti che possono stesura: lo si nota bene osservando la
singoli, insomma, che non ha ancora ogni volta essere il capolavoro figura di sinistra, in abito ocra, che sta
fatto sua la logica delle varianti sul emblematico e rappresentativo per entrando nella scena.
motivo. In una cosa Monet è Sono noti gli interessi di Monet per
concettualmente un maestro con i MONET DALLE COLLEZIONI la luce e per la sua fugace
piedi nella modernità novecentesca: DEL MUSÉE D’ORSAY registrazione sulla tela. Ma quello di
come molti artisti del “secolo breve”, E DELL’ORANGERIE cui ci si accorge visitando la mostra di
egli è artista “tipologico”, la cui identità TORINO, GALLERIA CIVICA D’ARTE Torino e la varietà di modi di condurre
è consegnata ad un certo modo di MODERNA E CONTEMPORANEA il quadro da parte dell’artista, dalle
lavorare ed a gruppi (o serie) di opere e 2 ottobre 2015 - opere in cui sono più scoperte le sue
di soggetti, ma non a singoli capolavori 31 gennaio 2016 radici ottocentesche, nel solco di Corot,
senza i quali una narrazione che lo fino a rimontare, come fece notare a
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 51

suo tempo Arcangeli, alla pittura di Un buon motivo, in partenza, sarebbe il 1962, argomento che meriterebbe un
paesaggio olandese del Seicento: lo fatto che si tratta della città italiana intero libro. Dagli archivi della GAM è
scarto sarà nel passaggio dalla gamma ancora oggi più francofila. Questo le infatti emerso il tentativo da parte di
dei bruni a quella dei colori squillanti, darebbe già una patente di legittimità Vittorio Viale, mitico direttore dei
dalle ombre di terra bruciata alle in competizione con Venezia, città musei civici torinesi nel dopoguerra, di
ombre blu. Dall’uno all’altro, però, non amata dal pittore e più volte dipinta e assicurare nel 1958 un’opera del
cambia il modo di concepire il dipinto, per due volte teatro, nel corso della maestro alla erigenda galleria d’arte
disegnando a pennello con un colore Biennale, di importanti esposizioni che moderna. La sede che ancora oggi
scuro e riempiendo poi con i colori più lo riguardano (un’importante personale ospita il museo avrebbe aperto i
chiari. Lo si vede molto bene nei riflessi retrospettiva nel 1932 e una parete battenti nel 1959. A Viale, che
sull’acqua, in cui meglio si distingue la nell’importante mostra degli desiderava fortemente avere in quel
sequenza delle operazioni: prima i Impressionisti del 1948). Del resto, museo una saletta dedicata agli
tratti più scuri, poi mano a mano che alcune delle opere presentate in questa Impressionisti, viene segnalata la
aumenta lo spessore della pittura ecco mostra erano già state in Italia in presenza presso un mercante di Parigi
arrivare le luci più chiare, fino alla occasione delle due manifestazioni di un dipinto, a fronte delle difficoltà
pittura di tocco evidente. Ogni lagunari, e sottotraccia rievocano un oggettive di reperimento di sue opere,
pennellata, spesso, è in dialogo con rapporto con il Monet su cui la critica che poteva valer la pena di assicurare a
quella che gli sta accanto ma ne resta italiana si è misurata maggiormente. Torino. Quella scelta corrispondeva al
separata, quasi in un precorri mento Ma una ragione più profonda lega desiderio di Viale di offrire alla città un
ancora espressionista del futuro Torino e Monet in un’occasione museo di respiro internazionale che,
divisionismo, e condotto totalmente in mancata. Lo si apprende dal bel saggio senza dimenticare le proprie radici
chiave emotiva. È il procedimento che di Virginia Bertone sulla fortuna regionali, si aprisse ad esempi e
consente, del resto, di cominciare un novecentesca del pittore fra 1932 e modelli stranieri. L’Impressionismo,
quadro all’aperto e di finirlo in studio, oltretutto, funzionava piuttosto bene
annotando sul posto tutto quello che è Essai de figure en plein-air: Femme à con una lettura della storia dell’arte
necessario al risultato finale. Ma l’ombrelle tournée vers la droite (1886), olio moderna che contemplava linee e
questo, per altro verso, porta a una su tela) Paris, Musée d’Orsay, © RMN-Grand tendenze che oggi godono di minore
sorta di disfacimento della forma Palais (musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski fortuna, fra il cosiddetto “astratto-
all’interno della materia: il disegno, o concreto” di Lionello Venturi e gli
l’abbozzo, è già pittura e non più artisti della seconda École de Paris, ad
chiaroscuro, e l’effetto che ne deriva è oggi visibili in Italia solo per merito
fortemente retinico piuttosto che della lungimiranza di Viale.
plastico. Solo la veduta del parlamento L’acquisto, per motivi non del tutto
di Londra in controluce, con cui chiari, non va in porto, e il piccolo
efficacemente si chiude la mostra, è un dipinto di Renoir acquistato nel 1952
dipinto di tessitura polita e compatta: non troverà più un compagno di
qui la trama è così fitta e vibrante che parete in museo.
viene da pensare a Monet accarezzare Questa mostra, in qualche modo,
con il pennello la tela, in modo da dare inconsapevolmente risarcisce lo
all’insieme un effetto ovattato. smacco di allora, e riconferma il merito
Sarebbe legittimo chiedersi, a di un museo che ancora, per molti
questo punto, per quale ragione fare aspetti, mantiene un ruolo pilota e fa
una mostra di Monet proprio a Torino. parlare di sé.
52 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

LA MOSTRA/4
SPIRITO E MATERIA
Stefano Soddu e Valentino Vago

a pittura di Valentino Vago e la un’immersione cromatica; per il artisti di generazione così distanti meno

L scultura di Stefano Soddu si


incontrano per la prima volta
nella mostra presso Colleoni Proposte
secondo, invece, l’interazione con lo
spazio lo porta di volta in volta a una
reinvenzione e ad un riadattamento
ricco e produttivo. Materia solida che
gravita al suolo e rarefazione che
procede verso la smaterializzazione,
d’arte di Bergamo. L’esposizione vuole dell’installazione al luogo. Un ulteriore dunque, arrivano a toccarsi. I punti di
proporre accostati, attraverso una punto di contatto, poi, si incontra distanza, sotto il profilo fenomenologico,
scelta di opere storiche e una selezione proprio girando questa mostra: i restano evidenti: un pieno dominio del
di lavori recenti dei due artisti, due cumuli di polvere colorata delle visivo da una parte (Vago) e
modi, in nome dell’astrazione, di installazioni di Soddu possono apparire un’operazione concettuale che sonda i
intendere il rapporto fra arti visive e come un rispecchiamento delle ampie e rapporti fra immagine e parole s,
tensione spirituale: due proposte che, digradanti campiture di Vago, specie le soprattutto, sulla parola in immagine
pur con storie e linguaggi distinti, più accese e infiammate: per entrambi (Soddu). Questo, tuttavia, non impedisce
possono efficacemente interagire con il colore provoca un punto luminoso un efficace rapporto dialettico
suggestivo effetto d’insieme. intenso e, in ultimo, spirituale. all’insegna della semplificazione e
Entrambi, da un punto di vista Ma il punto fondamentale, che riduzione, seppur raggiunta in un caso
puramente concettuale, sono arrivati a segnala la maggiore distanza fra i due, per via di togliere (Vago) nell’altra per
fondare il loro lavoro su una sta sul problema della materia, che per via di sintesi. Il passo successivo, che
dimensione di forte vocazione Soddu ha una solida gravitazione al darebbe a questo dialogo un sigillo
ambientale, in un caso per via di suolo, senza smaterializzarsi come la definitivo, li vedrebbe all’opera su scala
disseminazione (Soddu) nell’altro di pittura di Vago. Questa distanza, ambientale, laddove la pittura sfonda i
rarefazione (Vago). A monte è infatti un tuttavia, non rende il dialogo fra due confini del quadro e la scultura irrompe
desiderio di ridurre il linguaggio ai suoi nel vuoto circoscritto dei volumi
termini essenziali e disadorni, necessari architettonici.
a una maggiore concentrazione Bisogna quindi interrogarsi sul
spirituale dell’immagine. Non a caso, significato ultimo del rapporto fra arte e
infatti, la pittura di Vago ha trovato la spiritualità di fronte a istanze
sua ideale compiutezza nella pittura aniconiche. Messa fra parentesi
murale (specialmente nei luoghi di l’esigenza didascalica, l’immagine sacra è
culto), mentre la scultura di Soddu ha diventata soprattutto esperienza del
trovato la sua piena identità nella sacro: l’indicibile è luce e colore, in senso
installazione. Ma al contempo, mentre romantico, o spazio e architettura in
STEFANO SODDU
si allargano su spazi dilatati, sia il E VALENTINO VAGO accezione arcaizzante. In entrambi i casi
lavoro di Vago sia quello di Soddu ricerca l’infinito, un’immagine che la
BERGAMO,
perdono limiti netti e definiti: per il COLLEONI PROPOSTE D’ARTE mente umana non sa contenere e
primo la parete è uno sconfinamento http://www.colleoniarte.com/ raffigurare: esiste, ma è un’emanazione
rispetto alla tela in uno spazio di cui 5 novembre - 31 gennaio 2016 irradiante di luce che, talvolta, filtra da
altera la percezione attraverso una ferita.
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 53

RIFLESSIONI
L’UCCISIONE DI UN ARCHEOLOGO
E LA FOLLIA DELL’ISIS
Intervista a Maria Teresa Grassi, direttrice
della Missione Archeologica Italo-Siriana
di luigi sgroi

oche settimane prima dei archeologici, Khaled al-Asaad - decenni il direttore del sito

P tragici attentati perpetrati a


Parigi da terroristi fanatici
legati all’Isis, il mondo aveva appreso
secondo quanto riferito dal
«Guardian» - fu trascinato in piazza e
decapitato davanti alla folla. Il suo
archeologico di Palmira e a esso ha
dedicato la sua vita, con studi,
ricerche e anche con tanti lavori di
- attonito - della pubblica esecuzione corpo venne lasciato esposto alcuni restauro e ricostruzione, finalizzati
dell’archeologo Khaled al-Asaad, giorni, come monito. alla tutela e alla valorizzazione.
comminata dal sedicente califfo Abu «la Biblioteca di via Senato», Quando ho avviato la Missione
Bakr al-Baghdadi e dai suoi seguaci. inorridita di fronte a questa barbarie, archeologica congiunta italo-siriana a
L’accusa era quella di tradimento, per ha incontrato Maria Teresa Grassi, Palmira, nel 2007, il professore era già
aver tentato di salvare l’immenso docente di Archeologia presso in pensione, ma naturalmente
patrimonio artistico della città siriana l’università di Milano e direttrice della continuava a interessarsi di tutto
di Palmira, dichiarata dall’Unesco Missione Archeologica Italo-Siriana di quanto accadeva nel sito. Veniva a
(grazie proprio al lavoro di Khaled al- Palmira. trovarci, sul cantiere di scavo o in
Asaad) Patrimonio dell’Umanità nel museo, per conoscere il nostro lavoro
1980. Dopo essere stato PProfessoressa
rofessoressa G Grassi,
rassi, sappiamo
sappiamo e informarsi di quanto stavamo
ripetutamente torturato, e non cche
he lei
lei ha
ha conosciuto
conosciuto ppersonalmente
ersonalmente facendo. Naturalmente, parlare con lui
avendo rivelato ai suoi aguzzini ove KKhaled
haled aal-Asaad.
l-Asaad. C Cosa
osa rricorda
icorda ddii llui
ui era di enorme interesse per tutti noi, e
aveva messo al sicuro dalla follia ssotto
otto iill pprofilo
rofilo uumano
mano e i suoi consigli e suggerimenti erano
iconoclasta dei guerriglieri dell’Isis pprofessionale?
rofessionale? preziosi. Khaled al-Asaad era la
alcune opere d’arte e reperti Khaled al-Asaad è stato per memoria storica di Palmira.

stata llaa rreazione


Quale è stata
Quale el
eazione ddel
ppopolo iriano, ddopo
opolo ssiriano, ccisione?
sua uuccisione?
opo llaa sua
Non lo so, non ho notizie al
riguardo. Quando la notizia è stata
battuta dalle agenzie di stampa di
tutto il mondo, lo scorso agosto, ci
sono state alcune comunicazioni via
mail, nell’ambito della comunità
scientifica internazionale, con i
colleghi siriani, espressione del dolore,

Sopra: il teatro di Palmira. A sinistra:


un'immagine delle rovine di Palmira.
54 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

del cordoglio, e anche della rabbia


impotente verso un crimine così
odioso.
Posso immaginare le stesse
reazioni in quanti lo conoscessero, ma
temo che, in un Paese devastato da
una tremenda guerra civile da quasi
cinque anni e dove ormai quasi ogni
famiglia ha subito perdite dolorose,
questo genere di notizie sia all’ordine
del giorno e forse - drammaticamente
- non abbia lo stesso impatto che ha
avuto nei paesi occidentali. Sopra: Khaled al-Asaad, davanti a un sarcofago rinvenuto a Palmira

Chi
Chi hhaa ucciso
ucciso Khaled
Khaled aal-Asaad,
l-Asaad, e vada ricercato soprattutto in una divenuta, tra II e III sec. d. C., tappa
pperché
erché ? deviata (ma purtroppo efficace) obbligata su una delle grandi vie
Le notizie le ho ricavate anch’io strategia di comunicazione, una commerciali che univano Oriente e
dalle agenzie di stampa internazionali, comunicazione globale, planetaria, che Occidente. E forse definirei il ‘tesoro’
che parlano dell’uccisione a opera arriva a tutti. È difficile stabilire quale maggiore che Palmira ci ha lasciato in
dello Stato Islamico che ha occupato peso abbia l’ideologia, in particolare eredità la rielaborazione in forme
buona parte del territorio siriano. Per quando si parla di ‘distruzione degli originali della cultura occidentale
quanto riguarda i motivi della sua idoli’. La storia racconta che tante (mediterranea, greco-romana) e
uccisione, io credo che il principale sia volte ci si è accaniti, anche con grande orientale (oltre l’Eufrate).
stato quello - ancora una volta - di violenza, sulle immagini di
attirare l’attenzione di tutti i media. culture/tradizioni/religioni ‘altre’, per are uunn eesempio
Per ffare
Per cultura
ale cultura
sempio ddii ttale
Dopo l’occupazione nel maggio spazzare via l’altro, per cancellarlo, rtistica, cche
aartistica, cosa si
he cosa potrebbe
si potrebbe
scorso, Palmira non era più stata al per farlo dimenticare. La storia enzionare?
menzionare?
m
centro dell’attenzione; l’assassinio di racconta, ma purtroppo non insegna Tra le opere d’arte più note di
Khaled al-Asaad l’ha riportata in nulla. Palmira vorrei ricordare i rilievi
prima pagina.È stato anche detto che funerari, di cui si possono ammirare
si voleva fargli rivelare il nascondiglio Quali
Q uali ssono,
ono, a ssuo
uo ggiudizio,
iudizio, i ttesori
esori alcuni esemplari anche in grandi
dove parte dei reperti mobili di ppiù
iù iimportanti
mportanti didi PPalmira
almira ? collezioni museali, come ad esempio il
Palmira potrebbero essere stati messi È difficile stilare un elenco di Louvre, il British Museum o i Musei
in salvo. Nessuna di queste notizie è tesori. Vorrei invece sottolineare Vaticani (solo per citarne alcuni). I
però verificabile con sicurezza. l’importanza di Palmira nel suo palmireni costruivano grandi tombe
complesso, non solo perché è stata collettive, dove venivano sepolti tutti i
Nel
N el caso
caso ddii PPalmira,
almira, m motivo
otivo ddel
el una grande metropoli dell’Impero membri di un clan e quindi dove
rrigetto
igetto e ddella
ella ddistruzione
istruzione delle
delle opere
opere Romano d’Oriente, ma anche per lo trovavano posto anche centinaia di
dd’arte
’arte è,
è, di
di ffondo,
ondo, ssolo
olo llaa ccultura
ultura straordinario contesto ambientale che defunti, ognuno dei quali era deposto
iiconoclasta
conoclasta del del mondo
mondo m musulmano,
usulmano, o ne ha determinato lo sviluppo e in un loculo chiuso da una lastra di
nche aaltro?
aanche ltro? l’ascesa, e cioè la grande oasi del calcare in cui era scolpito il suo
Mi pare che, nell’attuale contesto deserto siriano, quasi a metà strada ritratto. Questa straordinaria galleria
storico, il motivo di queste distruzioni tra Mesopotamia e Mediterraneo, di immagini ci presenta una opulenta,
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 55

silenziosa e serena comunità di italiani nell’ambito del patrimonio nuove scoperte, nuove domande e
uomini sdraiati per sempre a culturale. Si è interrotta, tra le altre, nuovi orizzonti.
banchetto con ricche vesti ricamate di anche l’importante missione a Ebla del
origine orientale oppure abbigliati prof. Matthiae, che operava nel sito Cii tolga
C tolga uuna
na ccuriosità
uriosità : llaa Venere
VVeenere
all’occidentale (con tunica e mantello) da 50 anni. Io e tutti i colleghi ddii Ci
C
Cirene,
irene, rrestituita
ir estituita aalla
lla Libia
Libia ddii
e di donne con sfolgoranti gioielli (in coltiviamo la speranza di poter Gheddafi
G heddafi e poi poi sscomparsa,
comparsa, ssecondo
econdo
gran parte di tipologie diffuse anche tornare, un giorno, in Siria, ma llei,
ei, cche
he ffine
ine hhaa ffatto?
atto?
in Occidente, ma esibiti in grande quando, dove e come, non è possibile Io spero che sia finita dimenticata
quantità, secondo la tradizione attualmente neppure immaginarlo. in qualche oscuro magazzino, magari
orientale). Nel frattempo, io continuo a lavorare ben imballata e rivestita di stracci, in
in Italia, sempre nell’ambito una brutta cassa di legno, senza
Prevedete
Prevedete qualche
qualche aaltra
ltra m
missione
issione dell’archeologia romana, in un piccolo cartellini né numeri di inventario né
iinn SSiria?
iria? Ave
A
Avete
vete qqualche
ualche progetto
progetto centro fondato dai Romani a nord del indicazioni di alcun genere. È così che
aarcheologico
rcheologico pparticolare
articolare a PPalmira
almira o Po nel II sec. a. C., Bedriacum (attuale spesso, nel passato, tante opere d’arte
aaltrove?
ltrove? Calvatone, in provincia di Cremona). importanti si sono salvate (penso alla
Purtroppo, per il momento, non è Sono molto legata anche a questo Seconda Guerra Mondiale e alle opere
assolutamente possibile programmare scavo (l’anno prossimo saranno 30 nascoste per sfuggire alle razzie
alcuna missione in Siria dove, vorrei anni che ci lavoro) che, a ogni nuova naziste). Un oblio passeggero (spero),
ricordare, erano numerosi i progetti campagna sul campo, riserva sempre in cambio della salvezza.

MARIA TERESA GRASSI


rofessore di Archeologia del-

P le Province Romane, Maria


Teresa Grassi insegna presso
l’Università degli Studi di Milano. Ha
partecipato, dal 1980, alle attività di
ricerca, di studio e didattiche della
Sezione di Archeologia dell’Ateneo
milanese (attualmente nel Diparti-
mento di Beni Culturali e Ambienta-
li), in particolare agli scavi degli abi-
tati romani di Angera (Va) e di Calva-
tone-Bedriacum (Cr), di cui è diret-
tore dal 2005. Nel 2007 ha organiz- pina e i rapporti tra Celti e Romani; Maria Teresa Grassi, a Palmira
zato la Missione Archeologica con- la cultura materiale di età romana,
giunta italo-siriana PAL.M.A.I.S., di in particolare la ceramica; la numi- (sui Celti in Italia, sugli Insubri, sulla
cui è direttore, che opera nel quar- smatica; i rapporti tra centro e peri- Lombardia, sulla ceramica a vernice
tiere sud-ovest di Palmira-Tadmor, ferie nell’Impero Romano, con par- nera) e di numerosi articoli scientifi-
in Siria. ticolare riferimento all’Africa e alla ci. Ha pubblicato inoltre alcune ope-
I suoi interessi principali riguar- Siria. re di carattere divulgativo (le guide
dano la romanizzazione della Cisal- È autrice di alcune monografie archeologiche di Libia e Tunisia).
56 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

LO SCAFFALE
Pubblicazioni di pregio più o meno recenti,
fra libri e tomi di piccoli e grandi editori

Paolo Grillo, “L’aquila e il giglio. “Comedia di Dante con figure alcune tavole di confronto che
1266: la battaglia di Benevento”, dipinte”, a c. Luca Marcozzi, illustrano il rapporto delle figure del
Roma, Salerno Editrice, 2015, Roma, Salerno Editrice, 2015, Grifo con l’arte della propria epoca e
pp. 136, 12 euro pp. 132, 60 euro con la tradizione iconografica della
La battaglia di Benevento del L’esemplare della Commedia con il Commedia.
1266 è comunemente presentata commento di Cristoforo Landino,
come una sorta di malvagio scherzo pubblicato a Venezia da Pietro Piasi nel “Il cibo negli ex libris”,
del destino ai danni di Manfredi, il 1491 e conservato presso la Casa di a c. di Gianfranco Schialvino,
figlio dell’imperatore Federico II, che Dante in Roma, presenta a corredo del Milano, Biblioteca Nazionale
venne sconfitto dalle forze di Carlo testo un ricco apparato di postille e di Braidense, 2015, pp. 96, 10 euro
d’Angiò, che figure dipinte che illustrano i passaggi Il raffinato volumetto Il cibo negli
riuscì in tal salienti del poema di Dante. Il fitto ex libris (tirato in 500 esemplari) è il
modo a mistero che ha a lungo circondato il catalogo
impadronirsi loro autore solo in anni recenti si è dell’omonima
del Regno di dissolto per far emergere la figura di mostra tenutasi
Sicilia. A Antonio Grifo, poeta e cortigiano nei prestigiosi
partire dalla veneziano vissuto negli ultimi anni del spazi della
narrazione Quattrocento a Milano, nell’ambiente Biblioteca
‘guelfa’ degli raffinato della corte di Ludovico il Braidense di
eventi, che spiegava la clamorosa Moro. Grifo è ricordato per l’amicizia Milano, dal 20
quanto imprevista vittoria di Carlo con Leonardo e per la sua attività di aprile al 17
con la sacralità della sua missione, poeta lirico e commentatore di Dante. maggio 2015, in
voluta dal papa e benedetta da Dio, Il commentario che qui si propone - a concomitanza
ha replicato una versione ‘ghibellina’, cura di Luca Marcozzi - è a corredo con l’Esposizione Universale.
appoggiata dall’autorità dantesca, con della riproduzione in facsimile Sfogliare quest’opera, curata con la
l’immagine del Manfredi «biondo, dell’opera e illustra dettagliatamente consueta perizia da Gianfranco
bello e di gentile aspetto». tutte le figure dipinte sui margini della Schialvino, è un’occasione per un breve
Si tratta però di un’immagine Commedia (quasi quattrocento, cui si ma gratificante viaggio nell’universo
deformata che quest’opera di Paolo aggiungono centinaia di decorazioni degli ex libris (in questo caso aventi
Grillo (professore di Storia medievale minori e motivi come soggetto principale il cibo, tema
presso l’università di Milano) vogliono floreali). di Expo Milano) che ormai da tempo
correggere, restituendo tutta la Arricchiscono il «non sono più solo un marchio di
complessità di una vicenda commentario proprietà apposto da un bibliofilo sui
impossibile da ridurre alle letture un’approfondita volumi della propria biblioteca ma
nazionaliste/ regionaliste o introduzione artistica forma di espressione
clericali/anticlericali del secolo all’opera e personale, specchio del gusto e della
passato. all’autore e cultura del proprietario».
58
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 59

Editoria

Una raffinata sopraccoperta
da recensire
Gli 80 anni di America primo amore di Mario Soldati
MASSIMO GATTA

S
olo la raffinata lettura cri- gante protagonista quando si
tica di Salvatore Silvano tratterà per lui di ‘trafficare’ con
Nigro poteva rimettere in quelli per i libri di Andrea Ca-
gioco a distanza di tanti anni, fa- milleri.5 E proprio il concetto di
cendole interagire in un mecca- ‘soglia’, nel saggio di Genette,
nismo finissimo e perfetto, l’ar- verrà riutilizzato da Nigro, nel-
te di Carlo Levi, la scrittura di la recensione a Calasso, quando
Mario Soldati e la critica di Ma- scrive: «Il riuso narrativo di una
rio Praz. Tutti convocati intor- vecchia recensione finì per sov-
no alla domanda, insieme sibil- vertire, in questo modo, i tradi-
lina ed elegante, se sia «lecito zionali confini del libro, le sue
recensire una copertina».1 E frontiere. Sottrasse la copertina
Nigro precisava: «O meglio: alla sua funzione di ‘soglia’. La
maneggiare l’immagine della portò ‘dentro la narrazione’. Ne
copertina di un libro, come fece l’immagine conclusiva,
chiave di lettura del libro stes- nella quale venivano a risolversi
so?».2 E convocando il grande le direzioni tematiche del tessu-
anglista, Nigro esplicitamente to narrativo».6
affermava la necessità di guar- Portare dentro la narrazio-
dare meglio e più in profondità re’ critiche. E tutto ciò recen- ne la copertina è forse il sogno
ad aspetti del paratestuale che sendo un libro di Roberto Ca- di ogni grafico; e in fondo que-
giustamente potevano nascon- lasso che conteneva una scelta sta emancipazione porta la co-
dere inedite e suggestive ‘lettu- dei suoi risvolti di copertina per pertina a ‘rendere libero’ il li-
altrettanti volumi Adelphi.3 bro.7
Nella pagina accanto: America primo Siamo quindi, seguendo la le- Ma da dove parte Nigro,
amore, sovraccoperta originale di zione di Genette,4 nel più puro chi convoca in quella recensio-
Carlo Levi, Firenze, Bemporad, 1935. paratestuale: sopraccoperta, co- ne? Ai primi di luglio del ’35
Qui sopra: America primo amore, pertina, risvolto. l’editore Bemporad di Firenze
copertina di Carlo Levi, Milano, Quel risvolto di copertina pubblicava America primo amore
Oscar Mondadori, 1976 di cui lo stesso Nigro sarà ele- di Mario Soldati, dopo che lo
60 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

A sinistra: Mario Soldati in un


disegno di Fulvio Bianconi, 1959.
A destra: Mario Soldati (1906-1999)

scrittore torinese aveva vana-


mente atteso da Bompiani una
risposta per la pubblicazione:
«Bene, Bompiani mi ha fatto
aspettare un mese e poi lo ha ri-
fiutato. Tra le ragioni non dette
c’erano naturalmente motivi
politici. In un capitolo parlavo
apertamente del mio filosemiti-
smo»;8 del resto Bompiani non
era nuovo a queste censure o au-
tocensure editoriali per motivi
politici, ricordiamo nel 1941 il
caso della ristampa de La Ma-
scherata di Moravia.9


L’edizione originale edita
da Bemporad10 è rivestita da una
splendida sopraccoperta11 in
rosso e azzurro, opera di Carlo
Levi, realizzata in un pomerig-
gio del maggio del ’35 (o del
’34?12): «una diavolessa distesa i
cui contorni ripetono quelli de-
gli Stati Uniti, contorni ripresi

NOTE 2007, p. 880. Da notare, inoltre, che sia Sol- ‘900 e arte figurativa, Viareggio, M. Baroni,
1
Per l’esattezza si tratta della sopracco- dati che Levi utilizzeranno nei loro scritti 1998, v. 1, pp. 685-698; più in generale vedi
perta, e non della copertina, della prima edi- (vedi oltre) il termine “copertina”. Cfr. anche sul tema Giovanna Zaganelli, Letteratura in
zione di America primo amore di Mario Sol- l’ottimo saggio di Ilaria Crotti, che qui molto copertina. Collane di narrativa in biblioteca
dati (Firenze, Bemporad, 1935), una brossu- opportunamente recupera il termine “so- tra il 1950 e il 1980, Bologna, Lupetti, 2013 e
ra riquadrata con fregio, cfr. Lucio Gambet- vraccoperta”, Carlo Levi interprete di Solda- Storie in copertina. Protagonisti e progetti
ti, Franco Vezzosi, Rarità bibliografiche del ti: appunti per una sovraccoperta, in Mar- della grafica editoriale. Con bozzetti e illu-
Novecento italiano. Repertorio delle edizio- cello Ciccuto, Alexandra Zincone (a cura di), strazioni, presentazione di Ambrogio Bor-
ni originali, Milano, Sylvestre Bonnard, I segni incrociati. Letteratura italiana del sani, Pavia, Edizioni Santa Caterina, 2014
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 61

più sopra dove la diavolessa si


confonde in una selva di gratta-
cieli. «Era bellissima», dice Sol-
dati a Lajolo.
Quasi vent’anni dopo il ce-
lebre artista e scrittore torinese
ricorderà l’episodio ne La coper-
tina dell’America.13
Intanto quella copertina di
Levi non sfuggì all’occhio assoluto
di Praz che, nella recensione14
che farà al romanzo di Soldati,
coglierà in essa (ignorandone
però, o dovendone ignorare, il
nome dell’autore, come ricor-
dava Soldati nel ’76) suggestioni
miltoniane («fosforeggiante di
riferimenti miltoniani», precisa
Nigro15).
E lo scrittore torinese se ne
ricorderà al punto di giovarsene,
‘ritagliando’ un tassello della re-
censione e inserendolo in Storia
di una copertina (scritto a Tellaro
il 4 gennaio del ’7616), aggiun-
gendolo alla fine della ristampa
negli Oscar Mondadori del ’7617
dove, in omaggio a Levi a un an-
no dalla morte, la Mondadori
utilizzò proprio l’illustrazione
della sopraccoperta originale

5
[Quaderni del Master di editoria, 7]. Rimando quindi al raro L’arte del ri- numeri arabi, più 20 in numeri romani, con-
2
Salvatore Silvano Nigro, Il mondo in svolto. Dieci note di Salvatore Silvano Nigro tenenti ciascuna un’acquaforte originale di
un risvolto, «Il Sole 24 Ore-Domenica», 12 per dieci libri di Andrea Camilleri, con testi di Edo Janich, numerata e firmata dall’artista,
ottobre 2003. Andrea Camilleri (Il risvolto dei risvolti, pp. tirata al torchio su carta Hahnemühle e su
3
Roberto Calasso, Cento lettere a uno 5-8) e Salvatore Settis (Alette, pp. 9-12), Pa- carta Cina, dalla Stamperia Calcografica di
sconosciuto, Milano, Adelphi, 2003. lermo, Sellerio editore [ma Officine Grafi- Venezia. Vedi anche Italo Calvino, Il libro dei
4
Cfr. Gérard Genette, Soglie. I dintorni che Riunite di Palermo], dicembre 2007, risvolti, a cura, e con una Nota (p. V) di Chia-
del testo, a cura di Camilla Maria Cederna, edizione f. c. per gli amici della Sellerio, ra Ferrero, Torino, Giulio Einaudi Editore,
Torino, Einaudi, 1989. stampata in 300 copie numerate a mano in novembre 2003, edizione f. c. stampata in
62 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Sopra da sinistra: copertina dell’edizione Sellerio, 2003, nuova ediz. 2014; del ’35.18
copertina dell’edizione originale Bemporad, 1935. Era questo il «riuso narra-
Nella pagina accanto da sinistra: Mario Soldati, Il profumo del sigaro toscano, tivo di una vecchia recensione»
Bologna, Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, 2010; Album di Mario Soldati, di cui scriveva Nigro. Il ricordo
Palermo, Sellerio, 2006, ediz. non venale in 1500 copie che ne fece Soldati («dramma-

1000 copie numerate a macchina ed Elio bro/libertà rimando scontato è a Luciano primo amore, a cura di Salvatore Silvano Ni-
Vittorini, I risvolti dei Gettoni, a cura di Ce- Canfora, Libro e libertà, Roma-Bari, Laterza, gro, Palermo, Sellerio, 2003 [La memoria,
sare De Michelis, Milano, Libri Scheiwiller, 1994, seconda ediz. ivi, 2005. 569], pp. 299-300 [versione che riprende,
8
1988. Davide Lajolo, Conversazione in una correggendone gli errori, quella mondado-
6
Salvatore Silvano Nigro, Il mondo in stanza chiusa con Mario Soldati, Milano, riana del ’76, ristampata nel ’90 con l’ag-
un risvolto, cit., corsivo mio. Frassinelli, 1983, p. 48; la citazione è ora in giunta di una ulteriore nota introduttiva,
7
Cfr. Jhumpa Lahiri, La copertina non fa Salvatore Silvano Nigro, Viaggio nella oltre quella di Raboni, firmata da Laura Ba-
il libro, lo rende libero, «la Repubblica», lune- “stanza chiusa” della scrittura di “America rile]. L’edizione Sellerio contiene la riprodu-
dì, 8 giugno 2015, pp. 32-33. Sul binomio li- primo amore”, in Mario Soldati, America zione fuori testo della sovraccoperta di Levi
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 63

tizzazione teatrale», seguendo Levi per arrestarlo,19 si intrave- di quel tragico 10 gennaio del
Nigro), pur nella concisione, è dono in filigrana gli stessi echi ’36 (ci muoviamo negli stessi an-
di estrema eleganza narrativa e, esiziali e dolorosi della ‘visita’ ni del libro di Soldati), così co-
nell’immagine della polizia po- compiuta dall’Ovra nell’abita- me Camilleri è riuscito quasi
litica fascista recatasi a casa di zione di Edoardo Persico, la sera rabdomanticamente a immagi-

del ’35 e, in copertina, il ritratto di Soldati di- Alessandra Grandelis, Alberto Moravia e studi e immagini, «Microprovincia», n. 51-
pinto da Levi; l’edizione è stata ristampata Valentino Bompiani: una storia attraverso il 52, Novara, Interlinea, 2013-2014.
11
nel 2014. carteggio, «Studi Novecenteschi», XLI, n. 88, Qui Nigro utilizza, in rapida succes-
9
Vicenda per la quale rimando a Giorgio luglio-dicembre 2014, pp. 499-529. sione, sia il termine “copertina” che il cor-
10
Fabre, Sul caso Moravia, «Quaderni di sto- Per le prime edizioni di Soldati riman- retto “sopraccoperta”, cfr. Salvatore Silvano
ria», n. 42, luglio-dicembre 1995, pp. 181- do a Roberto Cicala, Su alcune prime edizio- Nigro, Viaggio nella “stanza chiusa” della
196, e Idem, L’elenco. Censura fascista, edi- ni di Mario Soldati. Appunti di storia edito- scrittura di “America primo amore”, cit., p.
toria e autori ebrei, Torino, Zamorani, 1998, riale (con riproduzioni), in Mario Soldati tra 301.
12
p. 399 sgg. Utile sul tema è anche il saggio di luoghi e memoria. Inediti, testimonianze, Sulla possibile retrodatazione di un
64 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Carlo Levi (1902-1975) invece, a sfogliare, a osservare


uno dopo l’altro quegli abbozzi
che aveva fatto il giorno prima
narla, descrivendola dettagliata- per prova della scritta: scelse i
mente nel suo libro.20 due o tre migliori, li mise bene
Levi riuscirà a completare in vista su un altro cavalletto.
il disegno, con le scritte in rosso Adesso non c’era più tempo per
del titolo del libro e dei nomi sbagliare e rifare. La perfezione
dell’autore e dell’editore Bem- era senz’altro necessaria. La
porad, prima di essere arrestato. scritta doveva essere definitiva.
Sarà questo il suo ultimo atto ar- Carlo alzò il braccio, socchiuse
tistico prima del carcere: «Carlo gli occhi, e cominciò, tranquillo,
aveva già intinto nel rosso il come scivolando e accarezzan-
pennello: ma lo posò e si mise, do, a tracciare il mio nome».21

anno cfr. Salvatore Silvano Nigro, Viaggio toniani, come pretende una recensione di “America primo amore”, cit., p. 319; e infine,
nella “stanza chiusa” della scrittura di Praz) della prosa di Soldati”, Salvatore Sil- con ulteriore “manutenzione”, da Monda-
“America primo amore”, p. 302. vano Nigro, Addio…diletta America, in Ma- dori nel ’59, ’61 e ’67 [Narratori italiani, 61] e
13
Ne «La Fiera Letteraria» di Umberto rio Soldati, America primo amore, cit., p. 13; infine dalle edizioni Emme, nel ’75 [I pome-
Fracchia, 29 novembre 1954, ora in Mario “America primo amore espone calchi dan- riggi, 10].
18
Soldati, America primo amore, cit., pp. 293- teschi e petrarcheschi. Li esibisce, trepidi. E Storia di una copertina di Soldati è
295; cfr. Salvatore Silvano Nigro, Viaggio li fa risuonare negli aloni dell’allusività let- ora ristampata in Idem, America primo
nella “stanza chiusa” della scrittura di teraria”, Idem, Viaggio nella “stanza chiusa” amore, cit., pp. 271-280. La ristampa mon-
“America primo amore”, cit., p. 301, ma il cri- della scrittura di “America primo amore”, dadoriana del ’76 aveva una introduzione di
tico indica anche la data “28 novembre cit., p. 319. Giovanni Raboni.
16 19
1954”, ibidem, p. 322. Una prima redazione dello scritto, col “[…] Verso le otto avevano finito. Dis-
14
Mario Praz, rec. a America primo titolo Il diavolo nella mansarda, era stata sero a Carlo di prendere un po’ di bianche-
amore, «La Stampa», 13 luglio 1935; ristam- pubblicata sulla rivista «Galleria», XVII, n. 3-6, ria: segno che lo arrestavano. Subito, intan-
pato in Idem, Cronache letterarie anglosas- maggio-dicembre 1967, pp. 277-282, nu- to, lo avrebbero portato allo studio di piazza
soni, v. II, Cronache inglesi e americane, Ro- mero monografico su Carlo Levi, a cura di Al- Vittorio: la perquisizione doveva continua-
ma, Edizioni di Storia e letteratura, 1951, pp. do Marcovecchio, cfr. Salvatore Silvano Ni- re là. Con loro andai anch’io. Ci andavo a …
276-279. gro, Viaggio nella “stanza chiusa” della scrit- prendere la mia copertina. Ma come avrei
15
Salvatore Silvano Nigro, Il mondo in tura di “America primo amore”, cit., p. 302. fatto per la scritta, che ancora mancava, e
17
un risvolto, cit., identica formula utilizzata Numero 650 della Collana. In prece- Carlo certamente non avrebbe potuto ese-
in Idem, Viaggio nella “stanza chiusa” della denza il libro era stato ristampato a Roma guirla lì per lì, in presenza di poliziotti, prima
scrittura di “America primo amore”, cit., p. da Einaudi nel ’45 [Saggi, 66], in una “nuova di essere condotto in prigione?”, Mario Sol-
304. Ma il grande critico virerà, più corret- edizione aumentata”, da Garzanti nel ’56 dati, Storia di una copertina, cit., p. 276.
20
tamente, in ambito dantesco e petrarche- [Saggi], edizione nuovamente rivista: “[…] Andrea Camilleri, Dentro il labirinto,
sco quella prima suggestione praziana: “La L’edizione Garzanti ricontrolla grafie e pro- Milano, Skira, 2012.
21
fantasia mitologica della copertina stringe nunce […]”, Salvatore Silvano Nigro, Viag- Mario Soldati, Storia di una coperti-
il libro sugli avvisatori danteschi (e non mil- gio nella “stanza chiusa” della scrittura di na, cit., pp. 277-278.
giochipreziosi.it

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DIVERTIMENTO!

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66 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 67

In Appendice - Feuilleton

L.E.X.
Le biblioteche profonde
IV capitolo
ERRICO PASSARO

RIASSUNTO DELLE
PUNTATE PRECEDENTI
“Lupo” è il guardiano di una
biblioteca clandestina
nel Deep Web. Ha paura.
Contatta Victor Stasi, agente di
LEX, la branca dei servizi segreti
italiani di cui è informatore.
Stasi scende nel Web profondo
per incontrarlo, ma “Lupo”
non risponde: è finito nelle mani
del misterioso Abel Kane.

V
ictor Stasi contro Abel lare con il generale Bonera. Il schiena. Si intuiva che, sotto
Kane. Una leggenda suo capo. Il capo di L.E.X. l’uniforme perfettamente stira-
nera dei Servizi del Fu ricevuto subito, nono- ta, l’uomo era fatto di materiale
suo Paese. Un cacciatore impla- stante il minimo preavviso. solido: muscoli in rilievo come
cabile. Una garanzia nell’acqui- Non era da lui. il plastico di una catena mon-
sire tutte le copie in circolazio- Le pareti bianche del suo tuosa; tendini elastici; vene
ne di libri scomodi per far spari- ufficio di Forte Braschi esalta- emergenti. I capelli scolpiti al
re la verità. Uno specialista nel vano la luce, che sembrava scor- millimetro dicevano di lui più di
“ritirare” dalla circolazione i rere lungo le superfici. Un bra- mille curricula.
nemici dello Stato. no di musica classica - la Sinfo- Bonera guardava il pano-
Stasi aveva bisogno di par- nia n. 1 in mi minore di Sibelius, rama cittadino con un sorriso
se Stasi non errava - si diffonde- assente sulle labbra.
A sinistra: il generale Bonera va nell’aria. Senza voltarsi, fece cenno
(illustrazione di Anna Emilia Falcone, Bonera l’attendeva in piedi all’ospite di sedersi. Stasi si tra-
espressamente realizzata per di fronte alla finestra panorami- sportò su una poltrona e rimase
«la Biblioteca di via Senato») ca, le mani intrecciate dietro la in attesa.
68 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

Victor Stasi (illustrazione di Anna


Emilia Falcone espressamente realiz-
zata per «la Biblioteca di via Senato»)

non meglio precisato governo


occidentale.
- Un vero angioletto - dis-
se, ironico, Stasi.
Di fronte alla solita irrive-
renza di Stasi, Bonera lasciò cor-
rere. Si voltò e lo fronteggiò, in-
combendo su di lui.
- Ora, si da il caso che sia
riapparso da un momento all’al-
tro. Si avvale di elementi incen-
surati per svolgere incarichi mi-
nori, ma agisce in prima persona
quando ritiene sia il caso. Come
con “Lupo”
- Perché non ne so nulla?
Ottenne in risposta uno
sguardo di traverso. Bonera era
ancora in collera con Stasi per
una precedente insubordinazio-
ne... l’ultima di tante, in verità.
Non era il caso di prendere
quell’informazione per oro co-
lato, prima delle opportune ve-
rifiche. Non è la prima volta che
info fantasiose e ritenute veritie-
re si rivelano una bufala.
Lo spionaggio era l’arte di
trarre in inganno usando pezzi
So tutto - disse, prima an- vata - si spiegò il superiore. - di verità.
cora Stasi parlasse. Sembrava sparito dalla faccia Ma le sorprese non erano
Il generale usava sempre della terra, visto che aveva una finite.
poche parole per esprimersi. Il lista di precedenti penali lunga - Qui c’è lo zampino della
suo roccioso riserbo era prover- un chilometro ed era inseguito Loggia - lo pietrificò Bonera.
biale, né si curava di piacere ai da vari ordini di cattura interna- La Loggia. Il Sistema dei
propri sottoposti. zionali. Era stato anche preso sistemi. Un organismo crimina-
Abel Kane è una superspia, dalla CIA, ma poi è stato rila- le con ramificazioni ovunque.
ma si pensava ritirato a vita pri- sciato dietro intervento di un Un nemico invisibile i cui piani
gennaio 2016 – la Biblioteca di via Senato Milano 69

LEX aveva intralciato più di una


volta.
- Non dirà sul serio? - tra-
secolò Stasi. - Non ha senso -,
ma subito si morse la lingua:
erano quei modi irriguardosi
che lo facevano bacchettare dal
capo un giorno sì e l’altro pure.
- Solo loro potevano per-
mettersi di rimettere Kane in
carreggiata - rifletté ad alta voce
Bonera, guardandolo di sbieco.
Tornò ad affacciarsi alla finestra
panoramica.
La pratica Loggia era una
vicenda contorta che durava da
molti anni. Se “Lupo” era finito
nel loro mirino...
- Ho cercato il mio infor-
matore nelle biblioteche clan-
destine del Web - non s’impedì
di dire. - Purtroppo…
Bonera non lo lasciò finire.
- Lo so. Ma Kane ha eletto
il suo rifugio in una biblioteca
reale, la Nazionale Greca di
Atene. È lì che andrà.
Stasi provò a interloquire,
ma Bonera, sempre con le spalle
al suo ospite, gli fece segno di ta-
cere.
- Non col suo nome. Ope-
rerà in supernero. Si spaccerà
per il professor Elio Valeri, un “Manuzio”. ha strappato al Nostro le infor-
consulente legale in materia di - Appoggi? mazioni che gli servivano e si è
tutela della proprietà intellet- - Nessun nome, nessuna disfatto del suo corpo, dovrà ac-
tuale. domanda. Saprà in loco chi è il quisire le prove del fatto e cattu-
Non era la prima volta che suo contatto. rare Kane. Vivo o morto.
Stasi si spogliava della sua iden- - Questo è lo schema - pro- - Il problema non sussiste.
tità di ufficiale per assumere grammò Bonera. - Dovrà appu- Io finisco quello che inizio. E
quella di un altro soggetto. rare se “Lupo” è ancora vivo e non mi fermerò fino a quando
- Il suo nome in codice sarà salvarlo. Se, come temo, Kane non avrò preso Kane.
70 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

BvS: il ristoro del buon lettore



Una antica casa di pianura
sull’argine del fiume
‘La Capanna di Eraclio’ e i mulini di Bacchelli
GIANLUCA MONTINARO

N
ella capanna, giusto sotto fiume. Lo sanno bene i Soncini che
l’argine, davanti al cana- di questo piatto senza fine cono-
le, vive la famiglia Sonci- scono ogni scorcio. Mentre Maria
ni. Da sempre sono lì, abitanti di Grazia e mamma Wanda scrutano
quella terra piatta e allucinata, che la linea dell’orizzonte dalle ampie
allunga fra Ferrara e Rovigo, nel finestre della cucina, Pierluigi po-
complesso mondo del delta pada- trà far arrivare in tavola, dalla can-
no. Una terra che appare fra abba- tina, tante bottiglie di pregio. Co-
cinati riflessi solatii e sfuma nella Ristorante me una grande bollicina italiana,
nebbia che sale dall’acqua: universo La Capanna di Eraclio dalla Franciacorta. Oppure uno
metafisico di storie circolari, che ri- Via per le Venezie, 21 dei vini meno conosciuti che si pos-
voluzionano nell’eterno delle sta- Codigoro (Fe) sano incontrare nell’italico mondo
gioni, sempre uguali eppure sem- Tel. 0533/712154 enologico: il locale Fortana del Bo-
pre diverse. sco Eliceo. Vino mosso, ricco di
Dei Soncini è quella capanna clio), tutti i giorni raccontano il acidità e scarso di tannino, il Forta-
bianca, con rigoglioso pergolato, passato di queste lande salmastre. na del Bosco Eliceo ha una partico-
come degli Scacerni sono i gloriosi Qui, non solo «il pane è la vita degli larità unica: è allevato senza por-
e vetusti San Michele e Paneperso, Italiani». Tante altre succulenti tainnesto. La fillossera, che strage
le due «macine natanti» proprietà pietanze prendono forma, rega- fece in tutta Europa agli inizi del
dei protagonisti del monumentale lando soddisfazioni e gioie: come Novecento, non riuscì mai a intac-
Il mulino del Po (romanzo che la Bi- l’anguilla ‘arost in umad’ (steccata care l’apparato radicale di queste
blioteca di via Senato possiede nella con aglio e rosmarino) accompa- viti che affondano nelle sabbie.
prima edizione, stampata a Milano, gnata da calda e soffice polenta Intanto, fra luci diafane, riflessi
da Mondadori, nel 1957) di Riccar- bianca o la granceola con maionese equorei e vapori di nebbia, intorno
do Bacchelli. espressa. Ma anche ‘i sapori di una alla capanna, i contadini con gesti
«Nella vastità molle e potente passeggiata nel delta del Po’ (piatto arcani continuano a sarchiare, qua-
del fiume serpeggiante, qua un go- complesso che raccoglie moleche si ricamando, i campi marroni.
mito, là un ciglio d’argine, altrove fritte, gamberettini di laguna al va- Non c’è fretta, in questo universo
un lembo di golena boscosa» le vi- pore e cefalo alla brace) o, in sta- metafisico di storie circolari. San-
cende si intrecciano. Fatti di vita. E gione di caccia, la magistrale perni- no bene come l’agricoltura null’al-
di cucina. Nella bianca capanna, ce rossa con fegato grasso e spu- tro sia che «l’arte di saper aspetta-
come sui mulino del Po, batte un gnole. re». Come ugualmente sanno i
grande cuore. Maria Grazia e Pier- «Dove men si pensa rompe il Soncini: non ci sono segreti in cu-
luigi Soncini, insieme a mamma Po», ammonisce Lazzaro Scarcer- cina, ma gesti sapienti e la pazienza
Wanda (moglie del compianto Era- ni, contemplando il corso del vasto del tempo debito.
72 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2016

VITALDO CONTE GIANFRANCO DARIO EVOLA MARCO MASSIMO GATTA MICHELE OLZI
Vitaldo Conte è DE TURRIS Insegna Estetica FIORAMANTI Massimo Gatta Michele Olzi
docente di Storia del- Ha lavorato in Rai all’Accademia di Belle È nato a Roma, nel (1959) ricopre l’incari- (1987) si laurea in
l’Arte Contemporanea dal 1983 al 2009, come Arti di Roma. 1954. Pittore e perfor- co, dal 2001, di biblio- Scienze Filosofiche
all’Accademia di Belle vice-caporedattore dei Laureato al DAMS mer, con soggiorni al- tecario presso la Bi- presso l'Università de-
Arti di Roma. servizi culturali del di Bologna, ha conse- l’estero e ricerche sul blioteca d’Ateneo gli Studi di Milano.
Fra i suoi libri: Giornale Radio. Ha guito il Dottorato alla campo in Cina, Tibet, dell’Università degli È membro della
l’antologia Nuovi Se- ideato e condotto la Sapienza di Roma, do- Marocco e sullo scia- Studi del Molise dove Società Italiana Storia
gnali (1983), Disper- trasmissione di appro- ve ha insegnato Storia manismo in Nepal. ha organizzato diverse delle Religioni (SISR) e
sione (2000), Anomalie fondimento culturale dell’Arte. Dall’82 sperimen- mostre bibliografiche della European Society
e Malie come Arte L'Argonauta, con cui È membro del co- ta materiali differenti dedicate a editori, edi- for the Study of We-
(2006), SottoMissione ha vinto nel 2004 il mitato scientifico del sul recupero dei segni, toria aziendale e stern Esotericism (ES-
d’Amore (2007), Pul- Premio Saint-Vincent Museo Laboratorio di comportamenti e riti aspetti paratestuali del SWE).
sional Gender Art di giornalismo. Si oc- Arte Contemporanea d’iniziazione delle cul- libro (ex libris). Collabora con la
(2011). cupa di politica cultu- Università La Sapienza ture ancestrali. Pubbli- Collabora alla pa- rivista «Conoscenza».
Fra le mostre cu- rale da un lato e di let- Roma e del Consiglio cistica (edizioni cono- gina domenicale de «Il È intervenuto a
rate: Anteprima XIV teratura dell'Immagi- di Presidenza della So- scenza): AA.VV., Come Sole 24 Ore» e al perio- convegni internazio-
Quadriennale, Julius nario dall'altro, scri- cietà Italiana di Esteti- scrivere un testo dico «Charta». nali organizzati dal CE-
Evola, Mistiche bian- vendo di questi argo- ca. Ha collaborato ai (2012); Conversazioni È direttore edito- SNUR e dalla ESSWE.
che, DonnaArte, Eros menti su quotidiani, servizi culturali della con l’arte contempo- riale della casa editrice Ha collaborato
Parola d’Arte. Poeta (li- settimanali e mensili, RAI e di numerosi pe- ranea I (2013), II Biblohaus di Macerata con Hans Thomas Hakl
neare, verbo-visuale), nonché su enciclope- riodici e quotidiani. (2015), in e-book. specializzata in biblio- alla pubblicazione: Sa-
artista e performer con die e dizionari, dirigen- Autore di saggi Svolge l’attività di grafia, bibliofilia e “libri tanism: A Reader, (Ox-
centinaia di pubblica- do riviste e collane, cu- sull’estetica, il teatro, redattore (settore cul- sui libri” (books about ford, Oxford University
zioni, eventi, mostre in rando l' edizione e l'in- le arti visive, il cinema. tura). Nel 2007 crea e books), e fa parte del Press, 2016).
Italia e all’estero. troduzione di centina- dirige la rivista Night comitato direttivo del
ia fra romanzi e saggi, Italia. periodico «Cantieri».
e pubblicando una Numerose sono le
quindicina di libri. È di- sue pubblicazioni e i
rettore responsabile suoi articoli.
della rivista «Antares».

 HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO 


ERRICO PASSARO GIOVANNI SESSA LUIGI SGROI CARMELO STRANO LUCA PIETRO GIANLUCA
Errico Passaro Giovanni Sessa Luigi Sgroi (Mila- Filosofo, critico NICOLETTI MONTINARO
(1966) è ufficiale del- (1957), è docente di fi- no, 1961) lavora in am- arti visive e letterarie. Luca Pietro Nico- Gianluca Monti-
l’Aeronautica Militare losofia e storia nei licei, bito artistico, interes- Riconoscimenti nel letti, storico dell’arte, naro (Milano, 1979) è
esperto in materie giu- già assistente presso la sandosi alle “vie del mondo. si interessa di arte e docente a contratto
ridiche. cattedra di Filosofia corpo”. Spazia dal tea- Tra le sue teorie: critica del Secondo presso l’università
Giornalista e politica della facoltà di tro d’avanguardia, al l’Estetica del quotidia- Novecento in Italia e in IULM di Milano. Storico
scrittore, ha pubblica- Scienze Politiche della mimo classico, al bud- no, la Nuova Classicità, Francia. delle idee, si interessa ai
to oltre millesettecen- Sapienza di Roma e già dhismo zen e, dal la Docile Razionalità, la Ha pubblicato: rapporti fra pensiero
to articoli, dieci ro- docente a contratto di 1990, alle varie forme Non-Implosività, Gualtieri di San Lazza- politico e utopia legati
manzi, centoventi rac- Storia delle idee presso dello yoga. l’Opera Ellittica, la De- ro. Scritti e incontri di alla nascita del mondo
conti, fra cui il “triple- l’Università di Cassino. vianza linguistica. un editore italiano a moderno. Collabora alle
te” per le collane da Numerosi sono i Ordinario di Este- Parigi (Macerata 2013). pagine culturali del
edicola Mondadori: la suoi scritti, alcuni dei tica (per chiara fama quotidiano «il Giorna-
bianca (Zodiac, Urania quali apparsi sulle rivi- Università di Catania). le». Fra le sue monogra-
n. 1557; La Guerra del- ste «Letteratura-Tradi- Dagli anni ‘80 in- fie si ricordano: Lettere
le Maschere, Mille- zione»; «Palomar» e «il daga la nostra epoca di Guidobaldo II della
mondi Urania n. 58), la Borghese». con attenzione alle Rovere (2000); Il car-
gialla (Necropolis, Su- Fra i suoi volumi si marginalità. teggio di Guidobaldo II
pergiallo n. 39), la nera ricordano: Trascen- Curatore di mo- della Rovere e Fabio Ba-
(L.E.X. - Law Enforce- denza e gnosticismo in stre internazionali. rignani (2006); L’epi-
ment X, Segretissimo, E. Voegelin, Caratteri Autore di svariati stolario di Ludovico
n. 1591; L.E.X. - Opera- gnostici della moderna libri; innumerevoli Agostini (2006); Fra Ur-
zione Spider, Segretis- politica economica e saggi, articoli: riviste, bino e Firenze: politica e
simo n. 1610; L.E.X. - sociale; Il maestro del- Corriere della Sera, La diplomazia nel tramon-
Inverno arabo, Segre- la Tradizione. Dialoghi Repubblica, Il Sole 24 to dei della Rovere
tissimo n. 1611). su Julius Evola. Ore. (2009); Ludovico Ago-
stini, lettere inedite
(2012); Martin Lutero
(2013); L’utopia di Poli-
filo (2015).
La qualità delle migliori nocciole e il cacao più buono
danno vita ad una consistenza
e ad un bouquet di sapori inimitabile.

Ferrero Rocher è quel dolce invito


che ti regala un momento prezioso,
perfetto da condividere