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Teoremi per cui non è richiesta la dimostrazione

Invertibilità di un numero complesso non nullo (teorema 37)


Enunciato
Ogni numero complesso 𝑧 non nullo è invertibile rispetto al prodotto e il suo inverso
è
1 𝑧̅
= 2
𝑧 |𝑧|
Dimostrazione
Sia 𝑧 ∈ ℂ, 𝑧 = 𝑎 + ⅈ𝑏. Il prodotto tra 𝑧 e il suo coniugato vale
𝑧 ⋅ 𝑧̅ = (𝑎 + ⅈ𝑏)(𝑎 − ⅈ𝑏) = 𝑎2 + 𝑏 2 = |𝑧|2 (∗)
Il modulo di 𝑧 vale 0 se e solo se 𝑎2 + 𝑏 2 = 0, cioè quando 𝑎 = 𝑏 = 0, quindi
quando 𝑧 = 0. Poiché per ipotesi 𝑧 ≠ 0, possiamo dividere entrambi i membri della
(∗) per la quantità |𝑧|2 , ottenendo
𝑧̅
𝑧 =1
|𝑧|2
Quindi 𝑧 è invertibile e il suo inverso vale
1 𝑧̅
= 2
𝑧 |𝑧|

Radici di un polinomio di secondo grado a coefficienti complessi


Enunciato
Siano 𝛼, 𝛽, 𝛾 ∈ ℂ, 𝛼 ≠ 0, allora 𝛼𝑧 2 + 𝛽𝑧 + 𝛾 = 0 ammette esattamente due
soluzioni date da

−𝛽 ± √𝛽 2 − 4𝛼𝛾
𝑧1,2 =
2𝛼
Dimostrazione
Sia 𝑧 = 𝜔 + 𝛿 , 𝛿 ∈ ℂ, allora si ha
𝛼(𝜔 + 𝑑)2 + 𝛽(𝜔 + 𝛿) + 𝛾 = 0
𝛼(𝜔2 + 2𝜔𝛿 + 𝛿 2 ) + 𝛽(𝜔 + 𝛿) + 𝛾 = 0
𝛼𝜔2 + (2𝛼𝛿 + 𝛽)𝜔 + 𝛼𝛿 2 + 𝛽𝛿 + 𝛾 = 0
Per ricondursi al caso noto 𝑧 2 = 𝛼, è necessario annullare il coefficiente di 𝜔
ponendo
−𝛽
2𝛼𝛿 + 𝛽 = 0 → 𝛿 =
2𝛼
Ciò che si ottiene è

2
𝛽2 𝛽
𝛼𝜔 + 𝛼 2 − 𝛽 +𝛾 =0
4𝛼 2𝛼
𝛽 2 − 4𝛼𝛾
2
𝛼𝜔 − =0
4𝛼

𝛽 2 − 4𝛼𝛾 𝛽 2 − 4𝛼𝛾
2
𝜔 = → 𝜔1,2 = ±√
4𝛼 2 4𝛼 2
−𝛽
Risostituendo le espressioni 𝑧 = 𝜔 + 𝛿 e 𝛿 = , ottengo
2𝛼

−𝛽 ± √𝛽 2 − 4𝛼𝛾
𝑧1,2 =
2𝛼

Radici complesse di un polinomio a coefficienti reali.


Enunciato
Sia 𝑓(𝑥) ∈ ℝ[𝑥] un polinomio a coefficienti reali. Allora 𝑧 ∈ ℂ è una radice di 𝑓(𝑥)
se e solo se lo è anche 𝑧̅, con la medesima molteplicità. In particolare, 𝑓(𝑥) ha un
numero pari di radici complesse non reali.
Dimostrazione
Se 𝑓(𝑥) = 𝑎𝑛 𝑥 𝑛 + ⋯ + 𝑎1 𝑥 + 𝑎0 con 𝑎𝑛 , … , 𝑎1 , 𝑎0 ∈ ℝ, allora
̅̅̅̅̅̅ = ̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅̅
𝑓(𝑧) 𝑎𝑛 𝑧 𝑛 + ⋯ + 𝑎1𝑧 + 𝑎0 = 𝑎𝑛 ̅̅̅
𝑧 𝑛 + ⋯ + 𝑎1 𝑧̅ + 𝑎0 = 𝑓(𝑧̅)
Quindi
̅̅̅̅̅̅
𝑓(𝑧) = 𝑓(𝑧̅) ∀𝑧 ∈ ℂ
̅̅̅̅̅̅̅
Se 𝑧0 è una radice di 𝑓, allora 𝑓(𝑧0 ) = 0 ⇒ 𝑓(𝑧 0 ) = 0 ⇒ 𝑓(𝑧̅0 ) = 0

Quindi anche 𝑧̅0 è radice di 𝑓.


Parte pari e parte dispari di una funzione
Enunciato
Ogni funzione ℝ → ℝ può essere decomposta, in modo unico, nella somma di una
funzione pari e di una funzione dispari.
Dimostrazione
Supponiamo che esistano una funzione pari 𝑝 ∶ ℝ → ℝ e una funzione dispari 𝑑 ∶
ℝ → ℝ tali che 𝑓(𝑥) = 𝑝(𝑥) + 𝑑(𝑥) per ogni 𝑥 ∈ ℝ. Allora si ha
𝑓(𝑥) = 𝑝(𝑥) + 𝑑(𝑥)
{
𝑓(−𝑥) = 𝑝(𝑥) − 𝑑(𝑥)
Da cui si ottiene
2𝑝(𝑥) = 𝑓(𝑥) + 𝑓(−𝑥)
2𝑑(𝑥) = 𝑓(𝑥) − 𝑓(−𝑥)
𝑓(𝑥)+𝑓(−𝑥)
La parte pari sarà 𝑝(𝑥) =
2
𝑓(𝑥)−𝑓(−𝑥)
La parte dispari sarà 𝑑(𝑥) =
2

Limitatezza delle successioni convergenti


Enunciato
Ogni successione convergente è limitata.
Dimostrazione
Sia 𝑓𝑛 → 𝑙 per 𝑛 → +∞. Fissato 𝜀 = 1, esiste un indice 𝑛̅ ∈ ℕ tale che |𝑓𝑛 − 𝑙| < 1,
ossia 𝑙 − 1 < 𝑓𝑛 < 𝑙 + 1 per ogni 𝑛 > 𝑛̅.
Osservazione
La successione è sicuramente limitata poiché esiste un numero limitato di valori 𝑛 <
𝑛̅, per cui esisterà un valore minimo e uno massimo.

Teorema della permanenza del segno


Enunciato
Sia {𝑓𝑛 }𝑛∈ℕ una successione convergente tale che 𝑓𝑛 ≥ 0 ∀ 𝑛 ∈ ℕ. Se 𝑓𝑛 → 𝑙 per 𝑛 →
+∞, allora 𝑙 ≥ 0.
Dimostrazione
Scelgo 𝑔𝑛 = 0. Allora 𝑔𝑛 ≤ 𝑓𝑛 ∀𝑛. Applico il teorema di monotonia,
𝑙ⅈ𝑚 𝑔𝑛 ≤ 𝑙ⅈ𝑚 𝑓𝑛
𝑛→+∞ 𝑛→+∞

Allora
0≤𝑙→𝑙≥0

Relazione di equivalenza asintotica come relazione di equivalenza


Enunciato
La relazione di equivalenza asintotica è una relazione di equivalenza.
Dimostrazione
1. Riflessività
𝑓𝑛
𝑓𝑛 ~ 𝑓𝑛 𝑝𝑒𝑟 𝑛 → +∞, 𝑙ⅈ𝑚 =1
𝑛→+∞ 𝑓𝑛
2. Simmetria
𝑓𝑛 ~𝑔𝑛 ⇒ 𝑔𝑛 ~𝑓𝑛
𝑓𝑛 1 1 𝑔𝑛
𝑓𝑛 ~𝑔𝑛 → 𝑙ⅈ𝑚 = 1 → 𝑙ⅈ𝑚 = = 1 = 𝑙ⅈ𝑚 → 𝑔𝑛 ~𝑓𝑛
𝑛→+∞ 𝑔𝑛 𝑛→+∞ 𝑓𝑛 1 𝑛→+∞ 𝑓𝑛
𝑔𝑛
3. Transitività
𝑓𝑛
𝑓𝑛 ~𝑔𝑛 → 𝑙ⅈ𝑚 =1
𝑛→+∞ 𝑔𝑛
𝑔𝑛
𝑔𝑛 ~ℎ𝑛 → 𝑙ⅈ𝑚 =1
𝑛→+∞ ℎ𝑛

𝑓𝑛 𝑓𝑛 𝑔𝑛 𝑓𝑛 𝑔𝑛
𝑙ⅈ𝑚 = 𝑙ⅈ𝑚 ⋅ = 𝑙ⅈ𝑚 ⋅ =1⋅1= 1
𝑛→+∞ ℎ𝑛 𝑛→+∞ ℎ𝑛 𝑔𝑛 𝑛→+∞ 𝑔𝑛 ℎ𝑛

Poiché i rapporti sono a loro volta successioni convergenti

Proprietà dell'equivalenza asintotica relativamente al prodotto e al


quoziente di successioni.
Enunciato
Se 𝑓𝑛 ~ 𝑎𝑛 e 𝑔𝑛 ~𝑏𝑛 per 𝑛 → +∞, allora:
𝑓𝑛 𝑎𝑛
𝑓𝑛 𝑔𝑛 ~𝑎𝑛 𝑏𝑛 e ~ per 𝑛 → +∞
𝑔𝑛 𝑏𝑛

Dimostrazione
𝑓𝑛 𝑔𝑛 𝑓𝑛 𝑔𝑛
𝑙ⅈ𝑚 = ⋅ =1
𝑛→+∞ 𝑎𝑛 𝑏𝑛 𝑎𝑛 𝑏𝑛

Equivalenza tra esistenza del limite ed esistenza dei limiti destro e sinistro
Enunciato
Sia 𝐷 ⊆ ℝ e sia 𝑥0 ∈ ℝ un punto di accumulazione di 𝐷. Una funzione 𝑓: 𝐷 → ℝ
converge a un numero reale 𝑙 per 𝑥 → 𝑥0 se e solo se converge 𝑙 per 𝑥 → 𝑥0+ e per
𝑥 → 𝑥0− .
Dimostrazione
Se 𝑓 converge a 𝑙 per 𝑥 → 𝑥0 , dalla definizione metrica di limite e dalla definizione
di limite destro/sinistro si deduce che 𝑓 converge a 𝑙 anche per 𝑥 → 𝑥0+ e per 𝑥 → 𝑥0− .
Valgono quindi le seguenti proprietà:
1. ∀ 𝜀 > 0 ∃ 𝛿 > 0 ∀ 𝑥 ∈ 𝐷 (𝑥 ∈ (𝑥0 , 𝑥0 + 𝛿) ⇒ |𝑓(𝑥) − 𝑙| < 𝜀)
2. ∀ 𝜀 > 0 ∃ 𝛿 > 0 ∀ 𝑥 ∈ 𝐷 (𝑥 ∈ (𝑥0 − 𝛿, 𝑥0 ) ⇒ |𝑓(𝑥) − 𝑙| < 𝜀)
Allora, fissato uno stesso 𝜀 > 0, esistono due numeri reali 𝛿1 > 0 e 𝛿2 > 0 tali che
∀ 𝑥 ∈ 𝐷 (𝑥 ∈ (𝑥0 , 𝑥0 + 𝛿1 ) ⇒ |𝑓(𝑥) − 𝑙| < 𝜀)
∀ 𝑥 ∈ 𝐷 (𝑥 ∈ (𝑥0 − 𝛿2 , 𝑥0 ) ⇒ |𝑓(𝑥) − 𝑙| < 𝜀)
Posto 𝛿 = min(𝛿1 , 𝛿2 ), si ha che
∀𝑥 ∈ 𝐷 ∖ {𝑥0 }(𝑥 ∈ (𝑥0 − 𝛿, 𝑥0 + 𝛿) ⇒ |𝑓(𝑥) − 𝑙| < 𝜀)
Quindi si ha che, per l’arbitrarietà di 𝜀, 𝑓(𝑥) converge a 𝑙 per 𝑥 → 𝑥0 .

Immagine di una funzione continua definita su un intervallo chiuso e


limitato.
Enunciato
Se 𝑓: [𝑎, 𝑏] → ℝ è una funzione continua, allora la sua immagine è un intervallo
chiuso e limitato, dato da [min 𝑓, max 𝑓].
Dimostrazione
Per il teorema di Weierstrass, 𝑓 assume un valore minimo 𝑚 e un valore massimo 𝑀
e 𝑓([𝑎, 𝑏]) ⊆ [𝑚, 𝑀]. Inoltre, per il teorema dei valori intermedi, si ha [𝑚, 𝑀] ⊆
𝑓([𝑎, 𝑏]). Di conseguenza, si ha 𝑓([𝑎, 𝑏]) = [𝑚, 𝑀], ossia l’immagine di 𝑓 è un
intervallo.
“Una funzione continua porta intervalli in intervalli”.

Immagine di una funzione continua definita su un intervallo


Enunciato
Se 𝑓: 𝐼 → ℝ è una funzione continua definita su un intervallo 𝐼 ⊆ ℝ, allora la sua
immagine 𝑓(𝐼) è un intervallo.
Dimostrazione
Siano 𝑦1 , 𝑦2 ∈ 𝑓(𝐼), 𝑦1 < 𝑦2 . Allora esistono due elementi 𝑥1 , 𝑥2 ∈ 𝐼 tali che 𝑦1 =
𝑓(𝑥1 ) e 𝑦2 = 𝑓(𝑥2 ). Assumiamo che 𝑥1 < 𝑥2 . Poiché 𝐼 è un intervallo e 𝑥1 , 𝑥2 ∈ 𝐼, si
ha [𝑥1 , 𝑥2 ] ⊆ 𝐼. Possiamo allora considerare la funzione 𝑓: [𝑥1 , 𝑥2 ] → ℝ data dalla
restrizione della funzione di partenza all’intervallo [𝑥1 , 𝑥2 ]. Questa funzione è ancora
continua. Sia 𝑦0 ∈ (𝑥1 , 𝑥2 ). Consideriamo la funzione 𝐹: [𝑥1 , 𝑥2 ] → ℝ definita da
𝐹(𝑥) = 𝑓(𝑥) − 𝑦0 . La funzione 𝐹 è continua e,
𝐹(𝑥1 ) = 𝑓(𝑥1 ) − 𝑦0 = 𝑚 − 𝑦0 < 0
𝐹(𝑥2 ) = 𝑓(𝑥2 ) − 𝑦0 = 𝑀 − 𝑦0 > 0
Quindi 𝐹(𝑥1 )𝐹(𝑥2 ) < 0. Per il teorema degli zeri, esiste almeno un 𝑥0 ∈ (𝑥1 , 𝑥2 ) tale
che 𝐹(𝑥0 ) = 0, ossia che 𝑦0 = 𝑓(𝑥0 ). Questo significa che ogni valore compreso tra
𝑦1 e 𝑦2 è assunto almeno una volta dalla funzione 𝑓. Pertanto, l’immagine 𝑓(𝐼) è un
intervallo.