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Copia di Nonna racconta Giovanna Asaro

Copia di Nonna racconta


Giovanna Asaro

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Copia di Nonna racconta Giovanna Asaro

Prefazione

Leggere una favola (una fiaba o un mito) vuol dire scorrere con gli occhi
sopra un testo scritto, per riconoscere i segni grafici corrispondenti a
determinati suoni, formare le parole e le frasi da ripetere ad alta voce o
mentalmente.

Quando leggiamo delle fiabe (favole o miti) seguiamo il testo dello scrittore,
rigo per rigo, dando un tono diverso alla lettura a secondo delle situazioni.

Narrare o raccontare una favola (una fiaba o un mito) è cosa ben diversa
dalla lettura perchè, pur seguendo il testo dello scrittore, chi racconta crea e
interpreta il testo a secondo di chi lo ascolta.

Il "raccontare" scrivendo sviluppa la capacità di lettura, sintesi, analisi e


creatività.

I ragazzi che hanno realizzato questa raccolta, dopo aver letto favole, fiabe
e miti di autori famosi, hanno dato libero sfogo alla loro fantasia, hanno
fatto interpretare situazioni piacevoli e/o spiacevoli a personagi inventati. In
ogni scritto si evince la personalità del ragazzo il suo modo di vivere i
rapporti con i pari e gli adulti.

Letture consigliate per Differenza fra fiaba, favole e mito .

https://www.instapaper.com/read/1037761865

https://www.instapaper.com/read/1037825248

https://www.instapaper.com/read/1037761614

https://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia

Lettureconsigliate per creare favole e fiabe

https://www.instapaper.com/read/1037804345

https://www.andersenstories.com/it/andersen_fiabe/favorites

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Copia di Nonna racconta Giovanna Asaro

Raccolta inedita di favole, fiabe e miti

Le emoji

di Maria Salvo

In un giorno come tutti gli altri, Sandy era di casa messaggiando con la sua
migliore amica. Ad un tratto sentì una vocina provenire dal telefono:
"Ragazzi, basta litigare! Se continuate così il telefono ci butterà fuori!".
Erano le emoji del telefono a parlare? Erano proprio loro: Red l'arrabbiato,
Flora l'innamorata, Lemu il triste, Milo l'intelligente e per finire il capo della
banda, Happy il sorridente. Milo e Red stavano di nuovo litigando e il
telefono si arrabbiò davvero! Li scaraventò tutti fuori dalla finestra. "E
adesso come facciamo a tornare dentro?" chiese Happy arrabbiatissimo ma
sempre sorridente. Discussero e ad un certo punto Lemu si ricordò di aver
visto il cane di Sandy uscire di casa. "Ragazzi, possiamo cercare il cane,
salirci sopra e farci riportare dentro casa da lui". Tutti furono d'accordo e si
avviarono in cerca del cane. Lo trovarono vicino un ristorante e subito
Happy gli chiese: "Ci porteresti a casa da Sandy, per favore?". "Certo, ho già
una certa fame e ho voglia di un po' di coccole da Sandy, andiamo!". Gli
emoji salirono tutti sul cane nascondendosi tra i suoi peli. Finalmente
arrivarono a casa, il cane abbaiò e Sandy aprì la porta. Il cane scodinzolava
e Sandy capì che aveva fame. Andò a prendere il suo cibo e gli emoji
approfittarono per uscire dai peli del cane. Ringraziarono tutti il loro
salvatore e rientrarono di corsa nel telefonino di Sandy. Quel giorno
capirono che le emozioni possono a volte causare litigi, e che l'importante e
sapersi mettere d'accordo e affrontare i problemi tutti insieme.

Ale, una tartaruga sicura di se

di Paolo Lisma

Tanto tempo fa, nel bosco viveva una famiglia di tartarughe.

Papà e mamma tartaruga erano molto tristi perché riuscivano a malapena a


sopravvivere con i loro risparmi e a procurare cibo ai loro due figli Alex e
Tom.

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Alex il maggiore, ogni giorno girava per il bosco in cerca di lavoro, ma non lo
trovava.

Un giorno Alex udì la Cicala Canterina, messaggero del Re, che annunciava
una gara di corsa, il vincitore avrebbe fatto parte della polizia reale e
avrebbe vissuto con la sua famiglia al palazzo del Re.

Alex emozionato si recò dal padre, dicendogli che gli sarebbe piaciuto
partecipare alla gara.

Il padre rispose: Ma cosa stai dicendo? Siamo tartarughe, una delle specie
più lente sulla terra.

Alex non si scoraggiò e, con il sostegno di Tom, decise di allenarsi


duramente per partecipare alla gara.

Il giorno della competizione arrivò presto.

Parteciparono anche Pitone e Scott, lo scoiattolo; appena videro Alex


cominciarono a deriderlo: AH, AH, AH! Una tartaruga corridore? Ma non farci
ridere!

L'aquila reale, capitano della polizia reale, diede inizio alla gara.

Alex cominciò a correre, Pitone strisciava lentamente convinto della vittoria.

Scott consapevole che con un salto avrebbe raggiunto immediatamente il


traguardo si fermò con i giornalisti convinto di essere il più veloce. Alex
correva, correva deciso a vincere. La folla era sorpresa di vedere Alex quasi
vicino al traguardo.

L'urlo dell'Aquila attirò l'attenzione di tutti: Alex aveva raggiunto il


traguardo! Il pubblico lo acclamò vincitore e l'Aquila lo nominò poliziotto
reale, dandogli la medaglia del primo posto.

Da allora Alex e la sua famiglia vissero una vita migliore.

CREDERE IN SE STESSI... sempre!

Il fono di Ale

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di Clelia Falco

Tanti anni fa Ale non sapeva come si asciugassero i capelli. Quindi, un


giorno decise di inventare uno strumento; riempì di aria un barattolo lo
chiuse e lo lasciò al sole. Dopo un po' di tempo andò a controllare e il
barattolo era molto caldo; Ale pensò che anche l'aria dentro il barattolo era
calda. Prese un altro barattolo di plastica, vi fece un grosso foro su una base
e sull'altra dei fori più piccoli, chiuse il foro grande lasciando liberi i fori
piccoli per fare uscire l'aria. Ale capì che l'aria calda asciugava le superfici
umide. Ma come fare per poterla utilizzare per asciugare i capelli? Era un
bambino e lasciò perdere. Passarono gli anni, diventato grande si era
dimenticato del suo giocattolo ma…un giorno lo ritrovò in cantina.. Era
diventato un ingegnere elettronico e ripensando al suo barattolo realizzò un
utensile che chiamò phon. Grazie a Ale oggi ci asciughiamo i capelli con il
phon.

L' origine delle Stelle

di Giorgia Calamusa

Un tempo, nel cielo notturno brillava solo la luna. In un illaggio vicino al


mare viveva una famiglia composta da madre, padre e due figli gemelli.

Il padre e la madre erano due abili pescatori, infatti il pesce che pescavano
lo davano ai figli che lo rivendevano al mercato.

Una sera però il padre si ammalò e la madre dovette accudirlo, non potendo
così andare al lavoro.

I due figli sentendosi grandi, all'insaputa dei genitori decisero di andare a


pesca con la barca, ma non erano nemmeno giunti a metà strada, quando
calò un buio tetro e neppure la luna dava luce; la madre non vedendo i figli
tornare si preoccupò e accorgendosi che la barca mancava, capì che erano
andati a pesca.

La donna pregò la dea Luna e le chiese di accendere delle luci nel cielo in
modo che potessero trovare la via di ritorno, quest'ultima ascoltando le
parole della povera donna, esaudì la sua richiesta.

Nel cielo, come per incanto, si accesero delle luci brillanti e scintillanti con

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un ordine ben preciso; i due ragazzi trovarono la via di ritorno grazie a


queste magnifiche luci che presero il nome di stelle.

Da quel giorno, nel cielo notturno oltre alla luna ci sono e ci saranno sempre
le stelle .

La guerra degli elfi e delle fate

di Federico Di Giovanni

Nel bosco, nascosto da rami e cespugli, si trovava un piccolo mondo dove


vivevano fate ed elfi, Gli elfi in casette costruite sugli alberi, le fate in
casette costruite sotto i funghi. La famiglia reale delle fate, viveva in un
castello scavato in una grande pietra a forma di torre. La vita si svolgeva
serena ma un brutto giorno, in quel paradiso arrivarono degli esseri molto
alti rispetto a loro che erano minuscoli.

Gli elfi e le fate pensarono fossero "dei " e li chiamarono "gente grande".

"La gente grande" non si accorse che quel posto era abitato da fate e da elfi
e involontariamente distrusse il villaggio; scuotendo i rami degli alberi fece
cadere le casette degli elfi, sdradicando i funghi distrusse le casette delle
fate, facendo rotolare il sasso, nel quale c'era il castello della FAMIGLIA
REALE distrusse anche quello. Dopo qualche giorno

"La gente grande" si allontanò senza aver capito che aveva distrutto il
villaggio degli elfi e delle fate. Gli elfi e le fate si fecero forza, costruirono un
nuovo castello di pietra, ricostruirono le casette sia sugli alberi che sotto i
funghi. La vita riprese il suo normale corso. Ma ..i guai per i piccoli elfi e per
le fate non erano finiti. Un giorno nel bosco arrivò una strega che sistemò la
sua dimora vicino al loro villaggio.

La strega che si chiamava Cornacchia, si sentiva più forte di tutti gli altri
esseri, sapeva volare e conosceva la magia. Cornacchia si accorse subito dei
piccoli esseri che abitavano in quel posto, pensò di cacciarli via e restare a
vivere indisturbata. Usò la sua magia creando guerrieri invisibili che
cominciarono a uccidere elfi e fate.

Le fate per difendersi combattevano con la loro bacchetta, gli elfi con un
piccolo cannone che tirava fango appiccicoso. Erano stanchi e avevano

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paura di essere annientati dalla strega malvagia. Si riunirono e decisero di


fingersi morti. Cornacchia pensando di averli sconfitti andò a dormire. I
piccoli esserini uscirono dai loro nascondigli e la cosparsero di fango
appiccicoso che attirava gli insetti. Cornacchia , assaltata da milioni di
insetti che la stavano divorando , scappò via.Da quel giorno ritornò la
serenità e i piccoli esseri vissero in pace.

Il bene e il male si erano scontrati ma il bene aveva vinto.

Schiola, il creatore della scuola

di Nicolò Di Vita

C'era una volta, tanto tempo fa, un uomo chiamato Schiola. Un giorno era in
pericolo stava per cadere dentro il cratere di un vulcano, infatti non sapendo
cosa fosse si era avvicinato troppo. D'istinto alzò le mani verso il cielo e
come per magia si vide sollevare verso l'alto. Quando uscì dal vulcano, capì
di avere dei superpoteri, ma di essere ignorante e non conoscere niente di
ciò che esisteva sulla Terra. Decise di creare un edificio e di chiamarlo
"SCUOLA". In questo edificio potevano andare tutti coloro che volevano
imparare a conoscere ciò che sulla Terra esisteva per difendersi dalle
trappole create dalla natura e non rischiare la vita come era successo a lui.
La scuola ancora oggi ci insegna a vivere lontani dai pericoli, contribuisce
con le nostre famiglie alla nostra educazione civile e culturale.

Il giallo della signora Gurck

di Agostino Ferro

Una sera il signor Gurck, uno dei signori più ricchi di Londra, tornando dal
lavoro, trovò sua moglie morta sul pavimento. Chiamò la polizia che iniziò
ad investigare. Dopo giorni di investigazioni si scopre che la signora Gurck
era stata avvelenata e che l'omicidio era avvenuto alle 18:37(6:37 p.m.) e
che il marito era arrivato dopo 1 ora e 23 minuti. Il signor GurK si accorse
che dalla dalla cassaforte mancavano 500 euro. La notte il povero signor
Gurck non riusciva a dormire, pensava e ripensava passeggiando per la
casa. Una notte si accorse che vicino alla cassaforte c'erano delle impronte
che erano sfuggite alla polizia. Il signor Gurck informa lee forze dell'ordine

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che rilevano le impronte dal pavimento e ricominciano ad indagare. Si


scopre che i ladri erano due e che erano entrati dal camino. Sicuramente la
signora si era spaventata e aveva gridato, i ladri si erano nascosti in cucina
e avevano messo un sonnifero nell'acqua della bottiglia che si trovava sul
tavolo. I ladri non potevano sapere che la signora era allergica ai sonniferi,
quando la signora bevve l'acqua si accasciò sul pavimento. Ma cchi erano i
due ladri che hanno provocato la morte della signora Gurck? Il signor Gurck
ricorda che lui e la moglie erano stati continuamente disturbati dai fratelli
Ruchos di origine messicana, che avevano lavorato per loro e che la moglie
aveva lincenziato perchè li aveva scoperti a rubare. I due fratelli sapevano
della cassaforte e probabilmente erano stati loro. Dopo accurate indagini la
polizia scopre che sono loro i colpevoli e li arresta. Caso risolto con l'aiuto di
chi aveva subito la tragedia.

Collaborare con le forze dell'ordine accelera le indagini e i tempi della


giustizia.

Se vogliamo giustizia non possiamo essere:sordi, muti, e ciechi.

Furret lo scienziato

di Francesco Coronetto

Furret era un procione " scienziato" e voleva fare un regalo ad un suo


amico… donargli il prodotto ottenuto da un suo esperimento. Furret nel suo
laboratorio prese un contenitore di vetro e miscelò i vari ingredienti .

Attese qualche secondo ma il miscuglio rimase inalterato

Decise di rifare l'esperimento ma neanche questa volta ci riuscì; riprovò


una, due , tre volte … alla fine decise di rinunciare ma proprio quando Furret
stava rinunciando.. ecco… magia comparve un composto in fondo al
contenitore. Felice portò il regalo all'amico che rimasemolto contento.

Morale: Non mollare mai

La principessa arrogante

di Marta Ingargiola

C'era una volta una principessa molto arrogante e scorbutica, nessuno

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voleva stare con lei. Un giorno la principessa si rese conto che era brutto
stare da sola e allora chiese aiuto alla sua amica Fata e usando il suo solito
tono arrogante disse:"–Devi aiutarmi a conquistare gli altri, non voglio stare
sempre da sola" Fata rispose:" Per poterti aiutare devi recuperare e
portarmi la rosa bianca che sta nella tana dell' orso. Stai molto attenta,
l'orso è molto aggressivo"

La principessa andò nella tana dell' orso, per fortuna lui dormiva quindi
prese la rosa; stava per scappare ma l'orso si svegliò, si arrabbiò molto e la
stava quasi per acchiappare. La principessa iniziò a correre si nascose e
aspettò che l'orso andasse via. L' orso non vedendola ritornò nella sua tana
ma prima di rimettersi a dormire mangiò un frutto che aveva appena
trovato vicino la sua cuccia. Il frutto come per magia conteneva del
sonnifero e l'orso cadde in un sonno profondo. La principessa decisa a
portare a termine la sua missione ritornò nella tana ma era molto
spaventata. Entrò e trovò l'orso che dormiva profondamente con cautela e
quasi senza respirare prese la rosa e corse via. Andò nel regno delle fate e
portò la rosa alla Fata. La fatina le disse" Attenta a come ti comporti, se fai
l'arrogante l'orso ti trova e sono guai".

La principessa rispose: "Stai tranquilla dopo la paura che ho preso non


rischierò di rincontrare l'orso" La principessa tornata al castello sorprese
tutti con il suoi modi garbati, educati e molto cortesi. Si fece tante amici e
amiche con i quali giocava, rideva, faceva passeggiate.

Era veramente felice! Non è bello essere arroganti e scorbutici perché si


rimane soli.

Il mito della pioggia

di Sara Magnete

In principio il sole e la luna si alternavano nel cielo dando luce e calore agli
uomini. Sulla terra gli uomini erano felici ma ben presto le cose cambiarono.
Le acque dei fiumi non erano più sufficienti per irrigare i terreni e cosi' la
terra divenne arida. Tra le nuvole, in alto nel cielo viveva" Goccia" una
giovane dea, curiosa del mondo terreno. Un giorno mentre sbirciava dalle
tra vide un giovane forte e bello. Goccia rimase rimase cosi' colpita che
decise di scendere per conoscerlo. I due passarono una giornata insieme
ridendo e scherzando...si erano innamorati. La giovane dovette ritornare a

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casa dove trovò luna, il sole e stelle infuriati con lei perché era scesa sulla
terra senza il loro permesso. Provo' a ribellarsi ma le regole erano chiare:
non era consentito agli dei scendere sulla terra. Da quel giorno goccia non
incontrò più il giovane uomo, rimase rannicchiata tra le nuvole ma sempre
triste e piangeva. le sue lacrime caddero sulla terra sotto forma di pioggia.
L'acqua permise alle piante di rinverdire e di dare fiori e frutti. Grazie a
"Goccia" sulla terra tornò la vita.

L'orsetto del Riciclo


di Alessandra Basone

Un giorno l'orsetto Teddy decise di andare nel bosco per fare un bagno nel
laghetto.

Appena arrivato, si rese conto che era inaccessibile, avevano deciso di


chiuderlo perché era diventato una discarica.

Teddy decise di fare qualcosa per l'ambiente, iniziò a riciclare i rifiuti per far
sì che non ci fossero più posti vietati perché diventate discariche abusive.

Prese sacchetti di tanti colori e in ognuno incollò una targhetta con scritto
quale tipo di rifiuto poteva contenere:

- il sacchetto bianco indicava l'organico, (le cose da mangiare lasciate nel


piatto, le verdure, le bucce, ecc),

- il sacchetto verde indicava la plastica, (bicchieri, piatti, contenitori )

- il sacchetto giallo indicava l'alluminio, (lattine …)

- il sacchetto rosso indicava il vetro, (bottiglie, bicchieri, contenitori).

Teddy era pronto per iniziare a riciclare, pensava fosse facilissimo perché
non è difficile prendere qualcosa per terra e metterla in un sacchetto, non ci
vuole una laurea!

Iniziò a fare il giro del boschetto e a raccogliere i rifiuti, i sacchetti si


riempirono subito

L'orsetto sapeva che, anche mettendoci tutto il tempo che aveva, non ce

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l'avrebbe mai fatta da solo a ripulire il bosco.

Così chiamò Froggy la Rana, Fifì la Farfalla e Tommy il Topolino.

Teddy e i suoi amici pulivano ma il giorno dopo c'era più spazzatura di prima.

Teddy, Froggy, Fifì e Tommy si arresero, non avevano scelta. Che incivili
questi abitanti del bosco, non si rendevano conto che stavano distruggendo
l'ambiente naturale!

Un giorno davanti la casetta di Teddy si presentarono tutti gli abitanti del


bosco che gli dissero:- Abbiamo capito, aiutaci a ripulire e spiegaci come
fare a riciclare i rifiuti prima che il bosco diventi la nostra tomba.

Da quel giorno tutti gli animali vigilarono affinchè nessuno si permettesse di


lasciare i rifiuti fuori dai sacchetti che dovevano contenerli.

Solo con il contributo di tutti riusciremo a non distruggere il pianeta Terra.

L' anatra e il pavone arrogante

di Achille Asaro

C'era una volta un'anatra, molto brutta. Un giorno mentre passeggiava nel
campo vicino alla fattoria vide delle penne colorate e decise di mettersele
addosso per sembrare più bella. Un pavone bellissimo, ma molto arrogante,
incontro l'anatra che le disse:<<E' inutile che cerchi di sembrare più bella
mettendoti addosso penne non tue, rimarrai sempre bruttissima>>.

L'anatra rispose:<< La bellezza svanisce ma la gentilezza e la bontà restano


per sempre >>.

Il pavone ridendo si allontanò. Un giorno il pavone si ammalò e perse le sue


bellissime penne.

Quando l'anatra e il pavone si rincontrarono questa a stento riconobbe il


pavone. Era diventato bruttissimo e tutti gli altri animali lo evitavano per
paura di contrarre la malattia che lo aveva colpito.

L'anatra gli si avvicinò e gli rimase vicino per tutta la giornata. Arrivarono le
amiche dell' anatra e dissero al pavone

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:<<Speriamo ti sarai reso conto che la bellezza svanisce, che non importa
essere belli ma gentili e buoni con tutti>>

Il pavone rispose:<<Avete ragione chiedo scusa all'anatra e a tutti voi, sono


i buoni sentimenti che ci rendono belli, l'arroganza viene sempre punita>

Greta e il Taglialegna

di Matteo Giacalone

In un lontano paese viveva una bambina di nome Greta.

La bambina era povera e per potere vivere faceva piccoli lavoretti domestici
come lavare la biancheria, spazzare le case, accudire i bambini; le famiglie,
in cambio, le davano da mangiare.

Appena fuori dal paese, in una casa isolata, viveva un taglialegna di


carattere molto scontroso ma quando parlava con i bambini diventava
subito molto gentile. Un giorno, mentre camminava per il paese, Greta
incontrò il taglialegna e subito diventarono amici.

Purtroppo nel paese dove vivevano ci fu una grave carestia e c'era poco
cibo a disposizione della popolazione.

Le famiglie non poterono piu' dare a Greta il cibo in cambio dei servizi, cosi'
decise di spostarsi un po' fuori dal paese per chiedere l'elemosina.

Un giorno busso' alla porta di una casa vicino al bosco dove viveva un orco
che appena vide Greta la fece accomodare perchè la voleva mangiare.
Greta era molto magra perchè non mangiava da diversi giorni allora l'orco la
mise in una gabbia di ferro pensando di farla ingrassare prima di mangiarla.

Il taglialegna non vedendo Greta da diversi giorni, cominciò a cercarla anche


fuori dal paese e la trovò in casa dell'orco dentro la gabbia; il taglialegna
liberò Greta e assieme ritornarono in paese. L'orco ritornato a casa e trovata
la gabbia vuota andò su tutte le furie; scese in paese alla ricerca di Greta
seminando il terrore fra gli abitanti.

Il taglialegna si ricordò che un giorno Greta gli aveva regalato un fiore che lo
aveva trasformato in una persona dolce e gentile. Uscì il fiore dalla tasca e
magicamente l'orco si trasformò in un giovane principe. In paese tornò la

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Copia di Nonna racconta Giovanna Asaro

serenità, Greta andò a vivere con il taglialegna e da grande sposò il principe.

L'asinello e il folletto

di Sophia Proferino

C'era una volta un asinello piccolo, piccolo e tanto simpatico. Il suo unico
difetto era di non avere la bellezza dei suoi compagni di stalla che erano dei
cavalli maestosi dalla criniera d'argento. Lo prendevano in giro e lo
lasciavano sempre da solo. Un giorno l'asinello se ne stava tutto triste vicino
al bosco, piangendo e disperandosi per la sua situazione. Passò un folletto e
gli chiese il motivo di tanto dolore: - Nessuno mi vuole, ma io ho tanto
amore da dare!-. Il folletto si commosse e convinse tutti gli altri folletti a
fargli un mantello di fili di arcobaleno. Mai nessun mantello era stato più
bello, mai nessun asinello era stato più felice. – Ricordati – disse il folletto –
Questo è un dono d'amore e solo con l'amore si conserverà nel suo
splendore -. L'asinello tornò nella stalla e per tutta la sua vita donò amore,
anche a quelli che prima l'avevano fatto soffrire.

Le candele

di Carlotta Tumbiolo

In origine tutto era stato creato: il cielo, le stelle, le piante…tutto eccetto il


Sole.

Il mondo era buio e l'unico modo per illuminarlo erano le candele.

Ogni essere vivente doveva avere sempre con sè candele o fiammiferi. Ad


un certo punto, la popolazione stanca di vivere nell'oscurità, decise di
trovare un modo per avere la luce perenne. Tutte le popolazioni si riunirono
per trovare una soluzione.

Il rappresentante dell'Africa disse:

-Secondo me, dovremmo lasciar perdere, stiamo solo perdendo tempo.

-Sono d'accordo con lui rispose il rappresentante dell'Asia.

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-Avete torto! Non stiamo sprecando tempo -rispose indignato un vecchietto


e aggiunse:- io ho un'idea, mettiamo insieme tutte e candele e
accendiamole, costruiamo una catapulta e lanciamola nello spazio -

L'idea non piaceva ma provarono. Esperimento riuscito!

Le candele rimasero accese, dando luce e calore per dodici ore poi... si
spensero.

In quelle dodici ore la Terra era bellissima. Tutti i popoli invocarono gli dei
chiedendo loro di riaccenderle. Gli dei risposero che dovevano aspettare
dodici ore e poi la luce sarebbe tornata. Gli uomini aspettarono un po'
titubanti, non credevano che sarebbe ricomparsa la luce. Ma
improvvisamente .. miracolo! Ecco la luce, gli dei avevano mantenuto la
promessa!

Da quel giorno sulla Terra tutti i popoli possono godere dell'alternarsi di ore
di luce, il giorno, e ore di buio, la notte.

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