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i Birbanti hanno annunciato il loro nuovo progetto, dal nome “La dolce confusione”, si tratta del terzo e

ultimo capitolo della nostra "trilogia francese", cominciata con “Au Manoir Saint Germain” e proseguita
con “Diva’s ”, nonché di un’opera liberamente ispirata ad 8 ½ e omaggio a tutto il cinema felliniano.
Un’opera che contamina diversi generi teatrali dal teatro di parola al musical, da quello sperimentale a
quello della farsa.

LADOLCE
CONFUSIONE
i Birbanti
La Dolce Confusione - Sinossi
Nizza primavera 2018: in un appartamento un uomo si crogiola negli insuccessi della sua miserabile vita.
È Guido Contini, regista cinematografico acclamato da Hollywood, incapace di scrivere il film dei suoi
sogni perché intrappolato in un morboso intreccio di passione. Da una parte c’è la sua giovane moglie
Luisa, dall’altra l’esuberante amante Carla, quindi l’affascinante attrice Angel Cohen. Ciascuna di queste
donne l’ha amato, ciascuna di queste donne è stata da lui ricambiata per una notte e per sempre. Ma ora
che tutte si trovano a Nizza per la produzione del suo grande film, Contini non sembra più così convinto
di voler raccontare al mondo le sue fragilità. Di questo lungometraggio non c’è copione, non c’è un piano
di produzione, ma solo personaggi che fuoriescono dalle suggestioni più profonde del suo animo. Sono
così come li ricorda, fantasmi privi di nesso e coerenza. E mentre tutto questo getta nel panico lo star
system, una voce fuori dal coro prenderà in mano la cinepresa, provando a dare forma alla confusione
che è dentro ciascuno di noi.

Liberamente ispirato ad “8 ½” di Fellini, il Musical “la Dolce Confusione” de iBirbanti porta in scena
una storia surreale che vuole far riflettere sui valori del cinema e dei suoi cosiddetti “eroi”. Il testo si pone
a completamento di una trilogia che Alessandro Onorato ha sviluppato nel corso degli ultimi tre anni,
incentrata sullo stile di vita francese e sulle suggestioni poetiche che esso suscita nell’animo umano.

i Birbanti
Date
27 aprile Teatro Degli Atti Rimini
3 maggio Teatro Filodrammatici Milano (preview privata)
4 maggio Teatro Filodrammatici Milano
5 maggio Teatro Filodrammatici Milano
6 maggio Teatro Filodrammatici Milano

Vendita biglietti con Eventbrite


Crowdfunding con BeCrowdy

i Birbanti
Riferimenti Web
Sito web dell'Associazione http://www.ibirbanti.it/
Sito web dello Spettacolo http://www.ladolceconfusione.it/
Sito web di Afterclap, webzine de i Birbanti http://www.afterclap.it/
Siamo anche su Facebook, Instagram e Twitter con il nome i Birbanti
i Birbanti
Biografie del Cast
Attori

Alessandro Onorato|Guido Contini (autore, regista, attore)


Drammaturgo e attore teatrale da oltre dieci anni, è il fondatore e regista de iBirbanti e di Avanzate Idee
teatrali. Ha inoltre collaborato con la compagnia Hypocrites, il collettivo Harissa, e con il regista Charles
Owens. È autore dei romanzi “Fantasma di Polvere” e “Zoo Station”.

Alessia Di Domenico|Luisa Contini (vocal coach, attrice)


Siciliana, classe 1995. Fin da piccola studia recitazione, canto e danza e dal 2011 si dedica al musical e nel
2014 vince il talent per giovani performers “Una stella sta nascendo”. Nel 2016 si diploma alla Scuola del
Musical di Milano, tra le sue esperienze teatrali Funny Girl, The Full Monty, Cinderella e dal 2017 è
impegnata in diversi spettacoli al Teatro Nuovo di Milano e nella rassegna teatrale del Teatro Manzoni.
Fa parte del cast di Charity Party e di Diva's.

Chiara Verga|Beth Coeh (aiuto regista, attrice)


Per Chiara il primo vero palco è stato il Teatro Litta (MI) nel 2010. In otto anni, ha continuato a recitare,
ha co-fondato iBirbanti, ha diretto un corso teatrale all’Istituto P. Beccaro (MI), eppure in scena le
emozioni sono ancora le stesse. Al di là del sipario è laureata in Scienze dei Beni Culturali e CIMO,
comunicazione al servizio della cultura.

Chicco Dossi|Don De Lillo (attore)


Classe 1994, muove i primi passi sul palco recitando nei musical del Collegio San Carlo. Dottore in
filosofia, in concomitanza con l’iscrizione all’università comincia a studiare recitazione. Sta scrivendo una
tesi magistrale sui processi neurobiologici alla base della performance teatrale.

Denise Giammusso|Dorothy Millstein (attrice)


Nasce a Milano nel 1987. Ha studiato recitazione presso la scuola di Ernesto Calindri, il teatro Litta dove
ha frequentato anche il corso propedeutico biennale d'arte drammatica. Studia nella scuola di canto,
musica e teatro Ingresso Artisti e frequenta il laboratorio artistico di Zelig. Ha interpretato il ruolo della
signora Millstein nello spettacolo de iBirbanti "L'ultima notte del Manoir Saint Germain" e il ruolo della
manager Margot nello spettacolo de iBirbanti "Diva's".

Francesca Gori|Angel Cohen (attrice)


Classe 1991, laureata in Filosofia, inizia a recitare nel 2011. Nel 2013 si iscrive al Corso Propedeutico
d’Arte Drammatica del Teatro Litta. Per due anni frequenta la scuola IngressoArtisti. Debutta ne iBirbanti
nel 2016 partecipando alla tournée estiva e l’anno scorso interpreta Angel in “Diva’s”. Gestisce inoltre la
comunicazione de iBirbanti.

Giulio Bellotto|Giulio Carini (attore)


Classe 1993, Giulio si è diplomato con M. Spreafico e K. Ida al Teatro Arsenale di Milano. Ha lavorato
tra cinema e teatro con R. Casali, E. Barba, A. Sokurov, S. Soldini, A. Carnevale, A. Cavarra e altri. Come
critico teatrale ha scritto per PAC, Stratagemmi, Eolo, La Tigre di Carta. Attualmente insegna e conduce
studi sulla pratica delle maschere in teatro.

Michela Giudici|Carla Renetti (attrice)


Classe 1993, sale su un palco a 8 anni e non scende più, partecipando a numerose produzioni nel corso
degli anni. Da sempre sostenitrice del valore sociale del teatro, gradualmente allarga la sua formazione da
attrice, a drammaturga ed educatrice. Scrive, dirige e interpreta il monologo Annabel con il quale riceve
ancora oggi diversi riconoscimenti.
Niccolò Tiberi|Andrè Le Comte (attore)
Niccolò inizia la sua carriera al cinema con Dopo quella notte e ottiene il premio “migliore attore” al
Terra di Siena International Film Festival con Alter. Lavora con A.Tarkovskij Jr, M. Filiberti, M. De Sica
e altri ancora. Nel 2016 lavora a Radio105 per poi passare a Le Iene nel 2017

Ensemble

Maria Luisa Manzo (coreografa, ballerina)


Studia danza fin da piccola, consegue la laurea in DAMS e il diploma all’SDM (Scuola del Musical).
Performer in cast artistici, si approccia poi a ruoli tecnici prima nel teatro musicale (direttore di scena,
assistente regia) e poi in TV (assistente di produzione). È attualmente iscritta al Master Imprenditoria
dello spettacolo- Università di Bologna.

Chiara Allegro (ballerina)


Classe 1995, si diploma nel 2016 all'Accademia professionale di Musical SDM di Milano di Saverio
Marconi. Lavora nelle produzioni della Compagnia Bit di Torino e come attrice per Disney Channel e
interpreta il ruolo del Piccolo Principe nella produzione "Un re fanciullo" della compagnia Arteatro di
Milano. E' anche danzatrice e comparsa per la serie televisiva italiana "Sacrificio d'amore" e danza per la
produzione cinematografica indiana di Bollywood "Katar".

Eleonora Falcone (ballerina)


Diplomata all'accademia M.A.S. di Milano nel 2015, dove studia Classico, Contemporaneo, Modern, Hip
Hop e partnering; dal 2017 studia Canto e Danza Aerea. Entra in scena a teatro con “Varietè”; partecipa
al programma televisivo “Balla con le Winx”; entra a far parte della compagnia LOST MOVEMENT,
infine lavora nei cast Artistici di parchi a tema, villaggi turistici e videoclip.

Karin Quadranti (ballerina)


Nel 2015 si diploma all’accademia M.A.S. di Milano. Si esibisce con la compagnia Spellbound
Contemporary Ballet di Mauro Astolfi in Carmina Burana. Nel 2016 si perfeziona a New York. Danza
in videoclip musicali, resort estivi, parchi a tema e in tv come ballerina-attrice nel format “Affari Legali”.
Nel 2017 si avvicina al canto e alle discipline aeree.

Denes Gioia (ballerino)


Giovane performer. Amante dello spettacolo a 360^. Debutta a 8 anni nel musical itinerante Le Fiabe
nella Fiaba. Nel 2016 e' O Warbucks in AnnieJr , nella rassegna Family Show al teatro Manzoni di Milano.
Nel 2017 è riconfermato nel cast di Cinderella il Musical. Lavora in teatro e si sta avvicinando al mondo
del Cinema e della TV.

Livio Betti (ballerino)


Inizia a studiare danza all'età di 9 anni e da gennaio 2016 diventa assistente del coreografo Cesar Josè
Piombo accompagnandolo in diversi lavori come "DanzaInFiera" e "Chiambretti Night". Partecipa a
spettacoli e musical come "Mamma mia! Tre uomini per me", "Pink Floyd - The Opera". Per Sky è
ballerino aggiunto del programma "Xfactor" 2016 e 2017. Nel 2017 è nel musical “Cinderella” come
capo balletto e nel ruolo del Gatto Jaques ed ensamble.
Staff tecnico

Luigi Leanza
Nel 2011 decide di aiutare il suo migliore amico a produrre un piccolo spettacolo teatrale diventando così
socio fondatore dell’associazione iBirbanti. Da allora ha partecipato alla realizzazione di tutti gli eventi
della compagnia in qualità di tecnico audio e più in generale dietro le quinte.

Filippo Bottini
Architetto, grafico, illustratore, attore e musicista.
Tutto ciò che è ricerca della poesia di vivere.

Sabrina Anello
Collabora alla produzione de iBirbanti dal 2016, da Charity Party a Diva's, in parallelo ad un'avviata
carriera aziendale. Appassionata di musica e di organizzazione di eventi, negli anni ha realizzato anche
numerose raccolte fondi e attività di volontariato, tra le quali due importanti serate benefiche con la
partecipazione di Umberto Smaila e Vittorio Sgarbi.

Jacopo Paoli
Videomaker fin da giovanissimo, ha esperienza come regista e autore televisivo su alcune emittenti
regionali, anche se il ruolo che ama di più è quello del presentatore. Attualmente i lavori che realizza
come videomaker si possono trovare sul suo canale Youtube, chiamato Nuova Visione. Dal 2014 è attivo
ne iBirbanti come attore e come tecnico.

Alex D'Agosta
Amico dei Birbanti sin dalla fondazione, è giornalista ed esperto di comunicazione e marketing nello
sport e nell’alta tecnologia, con una passione innata per la fotografia e il video che coltiva sin dall’era
analogica, caratterizzata da numerosi pericoli e i disagi della camera oscura casalinga e della conservazione
delle pellicole più delicate in frigorifero.

Niccolò Bianchi
Appassionato di fotografia analogica e cinema, ha ampliato il suo background biotecnologico ed
economico ed ha preso un diploma in Sceneggiatura presso la Civica Scuola di Cinema. Si occupa di
videoproiezioni, e di supporto tecnico nelle attività della compagnia, ed ha realizzato alcuni
cortometraggi.

Giuditta Fullone
Laureata al triennio di Lettere Moderne all’Università di Milano, diplomata in Sceneggiatura presso la
Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, attualmente frequenta la magistrale in Cinema e Media
all’Università di Torino. Ha esperienza in illustrazione, allestimento mostre e sul set di cortometraggi.

Ludovica Riva
Ludovica è da sempre affascinata dal mondo del teatro e dal marzo 2013 collabora co iBirbanti nel ruolo
di scenografa, che più si avvicina al suo lavoro da architetto. In alcune produzioni si presenta anche come
comparsa sul palco, assieme ad alcune sue compagne di danza.
i Birbanti
L’intervista
A settembre ci eravamo trovati con Alessandro Onorato, presidente e molto di più dei Birbanti, per
parlare della nuova stagione da programmare. Nell’intervista molto spazio era dedicato a “La dolce
confusione”, opera dell’anno per la compagnia teatrale milanese, ispirata al cinema di Fellini e in
particolare a “8 1/2”. Dopo aver letto la sceneggiatura, abbiamo incontrato di nuovo Alessandro per
trattare più in profondità i contenuti dell’opera e per essere aggiornati sullo stato dei lavori.

La scorsa volta mi avevi detto che ti sarebbe molto piaciuto esordire a Rimini, anche perché non
si poteva separare un omaggio a Fellini dalla Romagna. E così sarà?

Sì, esattamente. In realtà andare in scena a Rimini è un piccolo sogno che si avvera, perché la prima volta
che sono andato a vedere un teatro a Rimini per farci uno spettacolo è stato con Chiara (Verga ndr) fra la
fine del 2011 e l’inizio del 2012. Andammo a vedere due teatri per portarci uno spettacolo. In tutti questi
anni ne abbiamo sempre parlato… finalmente succede.

Cosa puoi dirci sulla preparazione dello spettacolo, anche dal punto di vista tecnico? In
particolare rispetto al lato musical che appare un po’ come una novità per i Birbanti.

In realtà il musical è un genere ben definito: questo spettacolo non è un musical a tutti gli effetti, perché
non rientra propriamente in questi canoni. È forse più vicino alla commedia musicale come si intendeva
qualche decennio fa, in cui c’è sicuramente una parte cantata, una parte ballata; e in cui la trama evolve
attraverso queste parti. Ma non è l’unico linguaggio utilizzato. Avevamo già sperimentato il teatro di
movimento fin dai tempi di Faust; l’uso di ballerine in Dracula e in Diva’s. E così canzoni cantate live:
però in quel periodo il canto e il ballo erano più estetica che narrazione: qua la storia andrà proprio avanti
attraverso canzoni e coreografie. Dal punto di vista tecnico invece Alessia Di Domenico si sta occupando
di tutta la parte canora mentre Maria Luisa Manzo si occupa delle coreografie.

A questo proposito allora mi viene da chiederti quanto abbia influito in questa evoluzione
tecnica della narrazione il fatto che stessi cercando di raccontare il cinema di Fellini, che si
compone sempre di sbalzi onirici, di visioni..?

Beh, senz’altro il ballo funziona molto nell’onirico. Prima abbiamo citato Dracula: in quello spettacolo
una delle scene ballate era appunto un flashback. Quindi è stato sicuramente un elemento decisivo.
Peraltro rendere l’onirico a teatro è un esperimento difficilissimo: da una parte può esserci un ottimo
risultato, dall’altro c’è il rischio che venga fuori qualcosa che può risultare straniante ai limiti dello stupido.
Ci sono state tante scelte, anche nuove, alcune delle quali preferirei non raccontarle ora. L’unico
dispiacere che ho è che con le nuove normative antincendio non si possa utilizzare una macchina del
fumo a teatro. In questo spettacolo il fumo e la nebbia ci sarebbero stati divinamente. Però c’è un effetto
speciale che ho creato io e che inaugurerò per questo spettacolo.

Che scopriremo lì, immagino. Venendo più alle tematiche dello spettacolo, Fellini lottò molto
contro un’interpretazione autobiografica di “8 1/2”. Voleva che lo spettatore si scordasse
l’immagine di Mastroianni, del regista acclamato, del mondo dei riflettori, per riconoscere lo
smarrimento e i quesiti che riguardano tutti. Raccontare l’uomo qualunque più che la star.
Secondo te a teatro rendere tutto ciò è più semplice o più difficile? Soprattutto, era il tuo stesso
intento?
Mi sembra una lettura perfetta di quello che è “8 1/2”, e del livello autobiografico, che deriva anche dal
fatto che Fellini abbia usato spesso Mastroianni al posto di se stesso. Era chiaro che l’intenzione di “8
1/2” fosse di fare un film universale, ed è un’intenzione che comunque è riuscita molto bene all’epoca,
parzialmente al giorno d’oggi. Perché al giorno d’oggi chi guarda il film lo vede come una storia di un
regista in crisi, non come una storia universale, e credo che questo sia dovuto al fatto che il pubblico si è
fortemente impigrito. Salvo pochi casi, a livello cinematografico è veramente difficile riuscire a fare
successo con qualcosa che non sia immediato per il pubblico. Oggi il livello di concentrazione delle
persone è brevissimo, la durata di un video su Instagram; già i video da dieci minuti su YouTube
sembrano cosa del decennio scorso. Questo crea un problema: la difficoltà per me è raccontare la crisi
che vive ogni uomo ma farlo in maniera che sia immediatamente comprensibile. Ciò che mi fa soffrire è
che in quest’opera ho dovuto essere più didascalico di quanto non lo sia “8 1/2”, che non è un film
didascalico in alcun modo.

Una delle cose che si notano di più leggendo la sceneggiatura è che hai costruito un puzzle di
battute originali dei film di Fellini inserite in una storia nuova e tua. Questo è possibile forse
soprattutto perché “8 1/2” è un girotondo: tu hai cercato di mantenere questa struttura pur
raccontando una storia diversa, oppure senti di aver dato una maggiore linearità?

Sì, entrambe le opere seguono un percorso chiaro, ma piuttosto differente. La trama non la fa
particolarmente da padrone in “8 1/2” perché c’è un’espressività, un uso di immagini talmente forti che
permette di mettere la trama in secondo piano. Per molte delle domande che “8 1/2” ti lascia sei costretto
a darti una risposta da solo. Lascia una marea di spazio allo spettatore. Viceversa io, un po’ perché volevo
mettere tante cose all’interno dello spettacolo ho vissuto la paura che lo spettacolo divenisse troppo
caotico e quindi sentito la necessità di tirare un po’ le fila e dare una linearità. Chiaro che il continuo gioco
di flashback e salti in avanti complica la vita allo spettatore: ma infatti volevo che il mio spettacolo fosse
comunque il meno possibile didascalico. Mostrare qualcosa ma non annullare lo spazio del pubblico. La
scena che preferisco è quando il regista vede tutto il film, che non riesce a girare, di fronte a sé. Lì sta al
pubblico capire se quello che sta vedendo è il film per come lo vorrebbe il regista, il film per come verrà
fatto o ancora se quello che sta vedendo è la sua vita.

A proposito di interpretazioni, “8 1/2” è stato spesso inquadrato, con ottime ragioni, come film
maschilista: il punto di vista del protagonista è profondamente maschile, anche se di un
maschilismo un po’ frustrato. Come ti sei approcciato a questo elemento, hai cercato un po’ di
reinventarlo nel tuo protagonista?

Non ho voluto tradire il Guido Contini per come è nato. Perché può essere considerato un film
maschilista “8 1/2”? Perché banalmente tutte le donne che vengono rappresentate all’interno del film
cadono nel gioco di Contini. Il fascino dell’uomo insoddisfatto cronico che vuole tutto e non vuole nulla,
che cerca qualunque strada perché ha paura di perdere quella giusta, e quindi incrocia le notti con tante
donne. Conservando questo disagio c’erano delle operazioni che potevo fare per rendere “La dolce
confusione” meno maschilista: metterci un personaggio che non cade nel gioco. Per questo c’è Beth
Cohen, la Beth di DIVA’s. Lei può essere quasi un’icona femminista per certi versi: è una donna
fortemente indipendente, una ragazza giovane che si è trasferita dagli USA alla Francia, che ha lasciato
un lavoro di successo per sceglierne un altro, un fidanzato irrilevante su molte sue prospettive. Nel
momento in cui si incrociano questi due personaggi appare evidente fin dal primo incontro che Beth non
vuole cascare nel gioco di Contini per non farsi intrappolare in un vortice che crea infelicità: quello di un
uomo che non sa voler bene e per questo finisce a fare del male a chi gli è vicino.

A inizio stagione mi avevi detto che questo spettacolo nasce anche dal tuo desiderio di chiudere
dei cicli, e in particolare quello francesce con “Au Manoir Saint-Germain” e il citato “DIVA’s”.
In particolare da “Au Manoir” riporti il divertente personaggio di Dorothy Millstein, fantasma
che appare nel cielo, che a sua volta avevi tratto da un’idea di Woody Allen. Eri consapevole che
stavi facendo incrociare Fellini e Woody Allen, peraltro con un personaggio che è estremamente
onirico e felliniano?

Effettivamente è così, e confesso che mentre lo scrivevo non mi sono reso propriamente conto che stavo
facendo in qualche modo incrociare questi due miti. D’altronde questa è sì la trilogia delle sorelle Cohen
ma è anche la trilogia del cinema, colma di echi e rimandi dal mondo del cinema. Da Wes Anderson, ad
Alexander Payne, citato moltissimo in DIVA’s. Effettivamente l’immagine onirica calzava alla perfezione,
ed è vero che Woody Allen ha sempre messo Fellini tra i suoi registi preferiti, quindi nulla toglie che
un’ispirazione originale possa esserci stata anche da parte. Come disse qualcuno, la vita è plagio più
fantasia.

Questa è anche una trilogia nostalgica. Etimologicamente è noto che “nostalgia” significhi
pressappoco “desiderio del ritorno”. Il che combacia col tuo desiderio del ritorno a Rimini.
Fellini ripeteva che “8 1/2” è un film nostalgico ma non malinconico, men che meno depresso:
come si rapporta “La dolce confusione” con la nostalgia?

“Amarcord” nasceva per Fellini da una necessità specifica: la visione di un posto, Rimini, dove è nato, è
cresciuto ma da cui si è staccato perché da giovane se ne va per andare a lavorare in dei giornali a Roma.
Fa Amarcord in una fase abbastanza avanzata della sua carriera, e Rimini viene idealizzata in una
dimensione di cose perfette, nel bene e nel male e nel giusto e sbagliato. Un’idealizzazione di chi a Rimini,
in realtà, non vive da tempo. Che è una cosa che naturalmente mi sono sentito dire anche io due anni fa.
Ne “La dolce confusione” c’è una nostalgia che nasce dalla mancanza di un porto sicuro: quando il
protagonista rientra a Rimini non sta rientrando in un luogo fisico ma in un immaginario che potrebbe
essere il ritorno alla casa dei genitori, alla vita di infanzia. Questo spettacolo è la storia delle troppe scelte
e quindi delle scelte mancate, e da qui nasce lo smarrimento e la malinconia per il passato.

In conclusione, una delle critiche che venivano fatte al protagonista di “8 1/2” era di essere un
regista “tutto fare”. Come ti senti a dover recitare da protagonista in uno spettacolo che hai
anche scritto e diretto?

La verità è che ho scritto questo lavoro per me. Sentivo la necessità di raccontare questa storia e sentivo
tantissimo nelle mie corde il personaggio, nonostante un lavoro attoriale molto lungo, che sta richiedendo
tanto tempo nel tagliare i miei “estremismi”. Se mi è sempre piaciuto interpretare personaggi barocchi in
questo caso la mia recitazione sarà molto pacata, senza andare mai né sopra né sotto le righe, cercando
quell’”oblio” che ha reso grande Mastroianni per gran parte della sua carriera. L’attore un po’ distaccato
e malinconico, che non tirava mai fuori una verve eccessiva. Ho costruito inevitabilmente lo spettacolo
sul protagonista, cercando di renderlo però un’opera corale nello stile dei Birbanti. Ho un pezzo cantato,
minimamente ballato… e se devo dire come mi sento nel fare tutto questo nell’opera: mi fa parecchia
paura.
i Birbanti
CV Artistico

La Compagnia è attiva nel mondo del teatro indipendente dal Giugno del 2011, quando è stata fondata
da Alessandro Onorato, Chiara Verga e Luigi Leanza con l'ambizione di mescolare diversi linguaggi
artistici, dare visibilità ai giovani talenti e fare rivivere testi classici in chiave contemporanea, il tutto
all'insegna del lavoro di squadra, del divertimento e della collaborazione tra menti giovani e
appassionate.
In linea con questo ambizioso progetto il gruppo lancia nel 2015 “Afterclap” il magazine on-line di
cultura pop ed élite, luogo di contaminazione di linguaggi e idee nonché canale preferenziale di
comunicazione tra i progetti de i Birbanti e il loro pubblico.

SPETTACOLI 2017-2011:

“Diva’s” (2017) scritto e diretto da Alessandro Onorato


teatro Filodrammatici di Milano

“Charity Party” (2017, in collaborazione con Avanzate Idee Teatrali) di Vincenzo Onorato, regia di
Alessandro Onorato
teatro Filodrammatici di Milano

"Au manoir Saint Germain" / “L'ultima notte del Saint Germain” (2015-2016) scritto da Alessandro
Onorato e Gabriele Zaffarano, regia di Alessandro Onorato
Teatro Silvestrianum Milano
Teatro Napoleonico Portoferraio, Isola d'Elba
Anfiteatro delle Cave Rio Marina, Isola d'Elba
Premio Letterario Caccuri, Caccuri (Kr)
Teatro Francois Nizza, Francia

“Dracula 1889” (2016) scritto e diretto da Alessandro Onorato e Chiara Verga


Teatro Silvestrianum Milano

“Le donne di casa Goodfellow” (2015) liberamente ispirato a “La famiglia omicidi” di Niall Johnson;
adattamento e regia Alessandro Onorato e Chiara Verga
Teatro Silvestrianum Milano

“Kalissa Faust” (2013-2014-2015) liberamente ispirata al “Dottor Faust” di C. Marlowe, adattamento e


regia di Alessandro Onorato
Teatro della Memoria Milano
Teatro Silvestrianum Milano
IT Festival presso: Fabbrica del Vapore Milano
Auditorium Vittorio Veneto Milano
Camdem Fringe Festival Londra (produzione in lingua inglese)
Teatro Manhattan Roma
Anfiteatro delle Cave Rio Marina, Isola d'Elba
Premio Letterario Caccuri, Caccuri

“Non si spara sugli attori” (2014) liberamente ispirato a “Pallottole su Broadway” di Woody Allen e
Douglas McGrath, adattamento e regia di Alessandro Onorato
Teatro Silvestrianum Milano
“Lunga notte a Casablanca” (2013) scritto e diretto da Alessandro Onorato
Teatro Silvestrianum Milano

“Nonostante tutto l'amore” (2012) scritto e diretto da Alessandro Onorato


Politeatro di Milano

i Birbanti
Immagini