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Curioso, affabile, poco accomodante. Vigoroso ed esuberante.

Si auto-
definiva un bruciapagliai. Un uomo con due immagini: quella romanti-
ca, coreografica, vigorosa e quella sobria, silenziosa, defilata. Ritratto

Terzani: l’uomo, il giornalista,


lo scrittore filosofo
PORTFOLIO di Valerio Pellizzari

di un fiorentino itinerante, viaggiatore indomabile, di un autore che ha


certamente lasciato un segno profondo nella memoria del suo tempo.
Soprattutto tra le nuove generazioni

a grafia di Tiziano Terzani sembrava mente a un’altra immagine, vista un giorno al

L mescolare caratteri latini e ideogrammi


cinesi. Da sola annunciava, e annuncia
ancora oggi a chi non l’ha conosciuto, un
tramonto a New Delhi, con i miei occhi, senza
la mediazione di alcun obiettivo. Quel giorno
Sonja Gandhi e i suoi due figli, abbracciati, di
carattere vigoroso, esuberante, che non si spalle, aspettavano che la catasta di legno
preoccupava degli ostacoli, dei divieti, dei sulla quale era deposto il corpo di Rajiv, assas-
rifiuti, delle menzogne ufficiali, che non sinato, prendesse fuoco. Forse non a caso
aveva timore della prima fila e che non pro- l’India è stata l’ultimo domicilio orientale nel-
vava fastidio davanti ai riflettori. In apparen- l’itinerario di Tiziano, quello che l’ha aiutato
za. a raggiungere la sintesi dei pensieri in un
Anche i colori dell’inchiostro scelto di volta in epoca soffocata da un mare di dettagli super-
volta per scrivere – verde smeraldo, turchese, flui ed effimeri.
violetto, seppia – promettevano un linguaggio Ma in contrasto con l’immagine più diffusa di
e un carattere fuori dalla norma. E lo stesso quel viaggiatore fiorentino ostinatamente
rivelava la sua voce, anche questa impetuosa vestito di bianco – e misteriosamente, miraco-
nel tono e instancabile nel raccontare. Il suo losamente sempre pulito nonostante il minu-
uso travolgente della macchina fotografica, scolo bagaglio che si portava al seguito – altri
ancora più travolgente dopo la comparsa dei elementi più sostanziosi, più consistenti,
primi, minuscoli modelli giapponesi, comple- hanno accompagnato le sue peregrinazioni e
tava questo ritratto. In apparenza. sostenuto la sua curiosità. A Bangkok si era
Lui stesso, un po’ scherzando e un po’ sul trasferito nella “Casa della tartaruga”. Era un
serio, si definiva a volte un “bruciapagliai”, luogo incantato, dove un giardino lussureg-
un testimone che si infiamma velocemente, giante e gli animali del giardino si integrava-
che alimenta grandi vampate, e che poi riduce no con i pavimenti di legno, gli scaffali dei
una grande catasta di sensazioni, di osserva- libri e la vita quotidiana degli inquilini.
zioni e di notizie in un piccolo mucchio di Osservati da quell’oasi, i palazzoni di cemento
cenere. C’è una foto di spalle, scattata da incombenti lì attorno quasi si cancellavano,
Vincenzo Cottinelli, che ritrae lui, sua moglie sembrava di vivere nell’Indocina dell’ottocen-
e suo figlio, che mi fa pensare immediata- to. Ma in quella casa magica, al momento di

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scrivere Un indovino mi disse, Tiziano si era
rinchiuso di proposito dentro una minuscola
stanza, spoglia come la cella di un monastero,
con una sola finestra, che aveva come unico
orizzonte un muro grigio, distante solo pochi
metri. Dentro questa geometria rigorosa,
quasi carceraria, senza colori, Tiziano metteva
ordine alle parole e conteneva gli stimoli
incendiari del suo carattere. Dentro quella
stanzetta raccontava con franchezza: “Ancora
adesso, dopo tanti anni di mestiere, quando
mi metto a scrivere mi sudano le mani”.
E qualche tempo dopo, nel 1997, un altro epi-
sodio testimoniava molto bene, dietro la fac-
ciata esuberante, la disciplina, la solidità, lo
stile di lavoro di Tiziano. Era arrivato il gior-
no del ritorno di Hong Kong alla Cina, gli
inglesi abbandonavano quel caposaldo della
loro storia coloniale, accompagnati da un
monsone violento, che toglieva sfarzo e deco-
ro alle truppe di Sua maestà, inzuppate fino al
midollo. Lo spettacolo dell’ammaina bandiera
era terminato, il panfilo Britannia e le Rolls
Royce nere avevano completato la loro appa-
rizione, le luci delle telecamere si erano spen-
te. Ma la mattina dopo, prima dell’alba, e
sempre con una pioggia torrenziale, era previ-
sto l’arrivo dei soldati cinesi. Non ci eravamo
dati appuntamento, ma Tiziano da un lato e io
da un altro, senza incontrarci, eravamo sotto
l’acqua a vedere quei soldati con i guanti
bianchi, con le divise nuove troppo larghe,
allineati rigidamente allo scoperto, dentro
camion nuovi di zecca, inzuppati come gli
inglesi il giorno prima. Quel rituale e quel-
l’ingresso quasi clandestino, trascurato dalla
maggior parte dei corrispondenti, dava il
senso autentico del ritorno di Pechino.
Con il tempo si sono diffuse e consolidate due
immagini di Terzani: quella romantica, coreo-
grafica, vigorosa, e quella sobria, silenziosa,
defilata. Il viaggiatore indomabile un giorno
era arrivato in una località sperduta dell’Asia,
dove le autorità lo avevano isolato in una
locanda periferica. Lui aveva scavalcato il
muro di cinta e a cavalcioni di un asinello si
era diretto verso la città proibita, negata,
seguito da un corteo di gente curiosa. Lo stes-
so viaggiatore, invece, un altro giorno si infila
Vincenzo Cottinelli_Grazia Neri

dentro una ambulanza pachistana, al confine


afghano di Chaman, per raggiungere in piena
guerra i Talebani. Passa dove nessuno riesce a
passare, ma poi viene bruscamente intercetta-
to. Così, anche nel suo lavoro, ci sono due
momenti distinti e profondamente diversi.
TERZANI: L’UOMO CHE HA VISSUTO DUE VOLTE

Quello dell’indagine giornalistica, dell’entu-


siasmo per la professione, e quello successivo 30 ANNI DI REPORTAGE
della produzione letteraria, della riflessione,
della incursione religiosa. In mezzo, come un Scrittore e giornalista, Tiziano Terzani è stato un profon-
massiccio spartiacque montano, c’è la malat- do conoscitore del continente asiatico e uno dei giornali-
tia. sti italiani di maggior prestigio a livello internazionale,
Anzi, personalmente, credo ci sia uno stretto autore di reportage e racconti tradotti in tutto il mondo.
legame tra la delusione per la professione Nato a Firenze nel 1938, dopo una laurea in
stravolta, industrializzata, veloce in modo Giurisprudenza e un Master in Affari Internazionali alla
isterico, sempre più superficiale, e il compari- Columbia University di New York, dove segue corsi di
re del male fisico. Il viaggiatore carico di storia e lingua cinese, inizia una collaborazione trenten-
curiosità e di energie è come si arrendesse. nale con il settimanale tedesco “Der Spiegel” come corri-
Nelle prime pagine di Lettere contro la guer- spondente dall’Asia. Nel 1975 è tra i pochi giornalisti a
ra ci sono parole pesanti contro il meccani- rimanere a Saigon dove assiste alla presa di potere da
smo dell’informazione. Ma Tiziano, privata- parte dei comunisti. Da questa esperienza nascerà Giai
mente, diceva cose ancora più feroci contro Phong! La liberazione di Saigon che viene tradotto in
quel mondo tradito e traditore insieme. La varie lingue. Dopo quattro anni passati a Hong Kong si
storica “Far Eastern Economic Review”, una trasferisce, sempre con la famiglia, a Pechino. Fra i primi
specie di Bibbia settimanale per i residenti e i corrispondenti a tornare a Phnom Penh dopo l’intervento
frequentatori dell’oriente, chiude dopo mezzo vietnamita in Cambogia racconta il suo viaggio in
secolo, muore esattamente nello stesso anno Holocaust in Kambodscha. Nel 1984 un arresto per “atti-
in cui se ne va Tiziano. vità controrivoluzionarie” e la conseguente espulsione
Cambia, si trasforma, il lavoro dell’inviato di pongono fine al suo lungo soggiorno in Cina. L’intensa
“Der Spiegel”, che si sgancia sempre più dagli esperienza cinese dà origine a La porta proibita. Risiede
appuntamenti obbligati della cronaca. E, quindi a Hong Kong, Tokyo e Bangkok. È in Siberia
parallelamente, cambia il suo aspetto fisico. quando apprende la notizia del golpe anti-Gorbacev e il
Ma la dimensione del guru, del profeta, che lungo viaggio verso Mosca diventerà Buonanotte, Signor
alcuni credono di cogliere nei suoi ultimi Lenin, testimonianza in presa diretta del crollo dell’impe-
anni, è una dimensione riduttiva, impropria. ro sovietico.Nel 1994 si stabilisce in India con la moglie
Già un quarto di secolo fa, dopo la caduta dei Angela Staude, scrittrice, e i due figli. L’anno successivo
khmer rossi, un piccolo gruppo di cambogiani scrive Un indovino mi disse, cronaca di un anno vissuto
descriveva con parole e toni adoranti l’arrivo come corrispondente in Asia senza mai prendere aerei: il
di quello straniero tra i templi di Angkor:” libro diventa un best-seller, a cui fa seguito In Asia, pub-
Un giorno è comparso un italiano, alto, bello, blicato nel ’98. Nel ’97 Terzani vince il prestigioso
simpatico, vestito di bianco”. Era il resoconto “Premio Luigi Barzini all’inviato speciale”. Dopo gli
di una apparizione. attentati dell’11 settembre 2001 e l’attacco militare degli
È vero piuttosto che per molti anni Tiziano Usa in Afghanistan interviene nel dibattito sul terrori-
Terzani ha camminato per le contrade smo pubblicando Lettere contro la guerra e inizia il “pel-
dell’Asia con un bagaglio sempre più essen- legrinaggio di pace” attraverso scuole e incontri pubblici
ziale, abbandonando progressivamente anche appoggiando la causa di Emergency insieme a Gino
gli scaffali dei libri che aveva accumulato. È Strada (nella foto sotto Terzani tra Gino Strada – a fianco
come se avesse vissuto due vite, con due di Sergio Cofferati – e don Luigi Ciotti). Nel marzo del
mestieri e due facce diverse. Anche i suoi 2004 è uscito l’ultimo suo libro Un altro giro di giostra.
inchiostri colorati, quando non serviranno più Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo, dove parla
per raccogliere appunti destinati ai giornali, di sé, della sua malattia (si spegnerà il 28 luglio nella sua
trovano un nuovo mestiere, non svaniscono. casa all’Orsigna) e di come vede il mondo.
Al contrario, progressivamente, diventano gli
strumenti per disegnare gli acquarelli dei suoi
ultimi giorni.
Grazia Neri

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PORTFOLIO

TIZIANO TERZANI
VISTO DA VINCENZO COTTINELLI

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Sopra, Terzani a Calcutta nel ‘97 per il matrimonio del figlio Folco. Sotto, il giornalista è a New Delhi negli studi di “Der Spiegel”.
Nella pagina a fianco a Bellosguardo, accanto a una bella statua antica di viandante

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Nella pagina a fianco Terzani a Calcutta, fotoreporter tra la folla. Qui sopra nel suo buen retiro toscano di Orsigna, nel consueto bagno di folla della pre-
sentazione di un suo libro ed, elegantemente vestito di bianco come d’uso, davanti a una vetrina

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Terzani pubblico e privato: al matrimonio della figlia Saskia a Firenze, immerso nella lettura e, qui sotto, faccia a faccia con il figlio Folco

QUESTE IMMAGINIsono tratte dal libro Tiziano Terzani: ritratto di un amico, di Vincenzo Cottinelli, edito
da A. Vallardi. Il volume raccoglie 120 foto in bianco e nero che danno di Terzani un ritratto a tutto
tondo. Le immagini ritraggono Terzani uomo e padre, il giornalista e l’appassionato difensore delle idee di
pace, lo studioso dell’Oriente e il narratore delle sue molteplici realtà

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