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CORRIERE 27

RIETI E IL SUO CENTRO STORICO

Reti è una città medievale e vanta uno dei centri storici più belli del Lazio.
Potrebbe essere un volano per il turismo e un vanto per la cultura nazionale. Ma
non è né l’uno né l’altro. I motivi sono di molteplice natura. Il primo: la
mancanza di consapevolezza di queste caratteristiche da parte della
stragrande maggioranza della popolazione. La sua rocca, di origine preromana,
vanta una cattedrale di tutto rispetto, un complesso vescovile che fu sede
anche di Papi ancora intatto, dei palazzi rinascimentali degni di questo nome
ancora ben conservati, una piazza centrale adeguata, il teatro Vespasiano che è
un vero gioiello dell’architettura ottocentesca progettato dallo stesso
architetto del teatro dell’opera di Roma, è inoltre circondata da mura medievali
costruite nel tredicesimo secolo che hanno ben resistito all’usura del tempo,
malgrado alcuni scempi perpetrati durante tutto il secolo scorso. Tutte bellezze
architettoniche che giustificano un percorso turistico e che rendono attrattivo
il suo insieme. Ma i reatini sembrano non accorgersene, lo si capisce dal come
si curano della sua pulizia e dalla trascuratezza di alcuni luoghi, vedasi a mo’ di
esempio il giardino dell’Atrica, come viene chiamato il giardino del palazzo
Vincentini, oggi sede della Prefettura, situato sotto la splendida balconata del
Vignola, l’unico giardino all’italiana di marca rinascimentale della città, ridotto
in uno stato pietoso. Di queste cose il potere pubblico non si occupa anche se
ogni cinque anni il rito delle elezioni comunali ci costringe ad ascoltare le
solite promesse.
Ma il bubbone più grosso del centro storico è il suo traffico. Da decenni gli
amministratori comunali si esercitano in una zuffa paesana nel tentativo di
accaparrarsi i voti dei pochi abitanti che ci sono rimasti ad abitarvi, perché
dagli anni ‘60 in poi una scellerata politica al servizio della speculazione
edilizia ha indirizzato lo sviluppo della città in periferia, e di catturare i voti dei
commercianti.
Tutte le città vicine hanno risolto il problema del centro storico con la chiusura
al traffico delle autovetture nell’intero perimetro dentro le mura. Quella
decisione ha avuto come conseguenza due effetti: rendere il centro storico
fruibile ai pedoni e aumentare il volume degli affari dei commercianti. Andate a
vedere e controllate se non ci credete, io l’ho fatto.
I commercianti di Rieti sono invece convinti che la chiusura del centro storico
al traffico delle autovetture li danneggi. I pochi abitanti che ancora vi risiedono
temono invece di perdere il privilegio di prendere la macchina anche per andare
al “cesso”, come si suol dire.
Gli amministratori comunali, sempre a caccia di consensi, non riuscendo a
prendere l’unica decisione logica e risolutiva della chiusura, corrono dietro ai
“clientes" del momento. Ne è risultata nel tempo una sequenza di
provvedimenti di chiusura parziale legata alle pressioni di coloro che in quel
momento erano elettori del sindaco o dell’assessore al traffico. In parole povere
le esigenze dei privati hanno avuto il sopravvento su quelle della collettività.
In questi giorni si sta ripetendolo lo stesso rito. Lo sconfitto assessore
Umbertini, agguantato il potere cinque anni fa, aveva perpetuato il rito nella
convinzione che la città dovesse essere addirittura percorsa in bicicletta,
ditemi voi se il centro storico di Rieti è fatto per la bicicletta!? E’ stato talmente
sprovveduto che qualche suo provvedimento extraurbano gli è costato la
mancata rielezione! Il nuovo sindaco ed il nuovo assessore, eletti a primavera
scorsa, non potevano essere da meno. Così la polemica riempie ancora una
volta le cronache dei mass media. E non poteva essere altrimenti perché fu
proprio Cicchetti nel 1994 a trarre vantaggio elettorale dai commercianti del
centro storico, Lui che del centro storico era uno di loro con negozio in via
Roma! E così la danza continua, mentre il centro storico muore tra un fiume di
parole e di polemiche.
A cura di Gianfranco Paris