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LA LEGGENDA DEL DON

atto unico di Stefano Palmucci

(tutti i diritti riservati: spalmucci@omniway.sm)

Personaggi:

Don: padrino di mafia

Tom: picciotto suo nipote

Jerry: picciotto suo nipote

Uno studio signorile in penombra, con lampadario a pale, finestra con

veneziane. Una scrivania con sedia padronale e due per gli ospiti. Tipico

ambiente mafioso. Jerry e Tom, due picciotti, sono seduti sulle poltrone davanti la

scrivania, in modo sbracato ostentando sicurezza.

Jerry: pensi che ci riceverà, Tom?

Tom: perché non dovrebbe riceverci, Jerry?

Jerry: perché l'ultima volta ci aveva detto che non avrebbe tollerato altri casini

Tom: hi, non si ricorda più, ormai l'ultimo inconveniente ci capitò almeno tre…

almeno tre o quattro ore fa.

Jerry: ma possibile che ci vadano tutte storte? Tutte! Ma ti rendi conto Tom, è

da quando siamo bambini che aspettiamo che ce ne vada dritta una.

Tom: non è esatto Jerry, a dodici anni, quella volta che sbagliai il colpo sul

biliardo, t’infilai la stecca dritta dritta nell'occhio.


Jerry: la fortuna ci ha sempre sfiorati, senza mai colpirci. Ti ricordi Tom, il

negozio di papà chiudeva per lutto, perché moriva qualcuno, e il negozio

dei vicini chiudeva per lotto, perché centravano un terno secco e

vincevano milioni.

Tom: papà lo diceva sempre, che al suo battesimo aveva pisciato in faccia al

prete

Jerry: tutto il contrario di suo fratello, il Don, che invece è nato con la camicia.

Sin da bambino, tutto quel che tocca diventa oro, proprio come quel re

mitologico, he Tom, ti ricordi come si chiamava?

Tom: si chiamava il re magio

Jerry: ecco, bravo, il re magio. Qualsiasi cosa il Don si metta a fare, lo fa prima

e meglio degli altri, e sempre in modo cento volte più redditizio. E' proprio

una cosa che non si spiega. Come quando cominciò con quell'idea

banale, semplicissima, ma che a lui fruttò subito un ingente patrimonio:

quel modesto locale che aprì a Brooklin oltre trent'anni fa.

Tom: non era un modesto locale, Jerry, era una pizzeria.

Jerry: una pizzeria?

Tom: si, chiedeva il pizzo ai negozi del quartiere.

Jerry: oppure quando si mise a fare il rappresentante di revolver. Con lui, la

gente pareva volesse liberarsi del proprio denaro, pagavano anche più del

doppio del valore e spesso senza neppure ritirare la merce.

Tom: ma perché il Don aveva un talento eccezionale in quel campo. Sapeva

trovare i luoghi dove più la gente necessita di armi, in strade mal

frequentate o nei pressi di banche, sapeva piazzarsi lì in attesa del cliente

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giusto e saltare fuori al momento opportuno, mostrando la merce già

carica, pronta per l'uso. Poi era un lavoratore indefesso, lavorava

soprattutto di notte.

Jerry: il Don ha sempre avuto una capacità di persuasione fuori dal comune.

Ricordi Tom quando Jimmy il greco, il nostro vicino, sosteneva che tutti gli

italiani sono mafiosi, e noi a insistere che non era così, che non doveva

generalizzare, ma lui non ci voleva credere, era proprio cocciuto. Alla fine

solo il Don riuscì a persuaderlo.

Tom: non me lo ricordo Jerry, come ci riuscì?

Jerry: gli fece sparare alle gambe.

Tom: e ricordi quando tutto il vicinato non riusciva a liberarsi di quel branco di

gatti randagi che la vecchina del quarto piano continuava a raccogliere e

a sfamare?

Jerry: già, alla fine fu ancora una volta il Don a riuscirci, con delle polpette

avvelenate

Jerry: povera vecchina, avrebbe campato altri vent’anni….

Tom: io comunque fui uno dei primi ad intuire che il Don sarebbe passato alla

storia

Jerry: e infatti cominciò con il Fulgor, poi acquistò l'Eliseo, infine passò all'Astoria

Tom: uomini così ne nascono uno su un milione

Jerry: uno come lui avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, persino se avesse deciso

di fare…che so, il sarto, ne avrebbe avuto la stoffa

Tom: uno come lui, a vent’anni avrebbe potuto montarsi la testa

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Jerry: e invece lui a diciannove perse le istruzioni e non se la montò più.

Tom: senti Jerry, visto che il Don ritarda, raccontami un po’ come te la sei

passata questo periodo in Europa, sei tornato da una settimana e ancora

non hai avuto modo di raccontarmi niente.

Jerry: cosa vuoi che ti dica Tom, sono stati due anni durissimi. Ma ora basta, è

finita, sono tornato per restare.

Tom: bene Jerry, sono contento. Torneremo a fare coppia fissa come un tempo.

E se vorrai ricominciare qui, io ti aiuterò.

Jerry: grazie Tom, ma ormai ho chiuso con la boxe, ho appeso i guantoni al

chiodo.

Tom: ricordo quando il Don ti spedì in Europa per avviarti alla carriera

pugilistica. Eravamo tutti convinti che un giorno avresti sfondato.

Jerry: Invece l’unica cosa che ho sfondato è stato il timpano di un mio

avversario

Tom:: con un pugno?

Jerry: no, con un urlo di dolore.

Tom: Comunque sei riuscito a diventare professionista…

Jerry: Dopo cinque incontri nei dilettanti e cinque sconfitte ho capito che in

quella categoria non c’erano prospettive per me. Quindi sono passato

professionista.

Tom: e come è andata?

Jerry: quindici incontri e quindici sconfitte

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Tom: più che una carriera, un massacro

Jerry: io non la vedrei così brutta. Diciamo che dal pugilato ho avuto molto di

più di quanto io abbia dato.

Tom: certo, su questo hai ragione

Jerry: Mi chiamavano: “il persiano”

Tom: per via della carnagione olivastra?

Jerry: no, perché stavo sempre al tappeto

Tom: in che categoria combattevi?

Jerry: beh, gli incontri li cominciavo come peso welter, poi però li finivo come

peso morto

Tom: ma il Don non ha mai cercato di favorirti? Non è da lui lasciare le cose a

metà

Jerry: una volta è venuto di persona ad un mio incontro. E’ sceso negli

spogliatoi e mi ha detto: abbiamo pagato l’arbitro affinchè ti dichiari

vincitore. Poi mi ha detto: abbiamo pagato il tuo avversario per farsi

battere, ora dipende tutto da te.

Tom: e come riuscisti a non vincere?

Jerry: Era tutto sulle mie spalle capisci? mi aveva caricato di troppe

responsabilità, ero talmente emozionato che salendo sul ring sono

inciapato nella corda e sono finito steso prima ancora di cominciare.

Tom: credo che tu abbia fatto bene a smettere

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Jerry: avrei potuto continuare ancora per anni, ma ho deciso di chiudere in

bellezza. Sai nell’ambiente circola un detto: arriva il momento di smettere

quando ricorrono tre cose: la prima è che non riesci più a fare l’amore

con le donne, la seconda è quando non riesci a ricordare le cose…

Tom: e la terza

Jerry: …non la ricordo

Tom: almeno sei riuscito a mettere via un bel gruzzolo?

Jerry: Macchè. Ho avuto l’occasione di fare il colpo della vita solo in occasione

dell’ultimo incontro. Degli allibratori mi avvicinarono e mi offrirono una

fortuna se fossi andato giù al secondo round.

Tom: e perché non accettasti?

Jerry: quel fesso del mio avversario mi stese al primo.

Tom: capisco.

Jerry: e tu Tom, come te la sei cavata in questo biennio?

Tom: ma sai, alti e bassi, ricordi che il Don mi spedì giù a New Orleans per

farmi le ossa nella banda di Jo Maranzano.

Jerry: certo che lo ricordo. E come è andata?

Tom: sai, ho sempre avuto l’impressione che la banda di Jo mi avesse preso

più per paura del Don che per altro. Non mi sono mai sentito veramente

accettato.

Jerry: e cosa te lo fa pensare?

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Tom: mah, per esempio quelli della banda mi mandavano in perlustrazione e

poi cambiavano sede prima che rientrassi dal mio giro…

Jerry: ah…

Tom: quando durante i lunghi appostamenti, per ingannare l’attesa si giocava a

nascondino, nessuno mai mi veniva a cercare…

Jerry: oh, no.

Tom: l’unica volta che ho detto alla banda che volevo fare un colpo per conto

mio, alla polizia è arrivata una soffiata talmente forte che otto agenti si

sono presi la polmonite…

Jerry: comunque ti sei fatto onore. Mi hanno detto che alla fine sei comunque

riuscito a diventato il braccio destro del boss Maranzano.

Tom: Si, ci sono riuscito. Sono diventato il suo braccio destro dopo la sparatoria

con la banda Valachi, quando a Maranzano dovettero amputargli quello

vero.

Jerry: Vedrai che ci rifaremo Tom, ci rifaremo con gli interessi.

Tom: si, il tempo è dalla nostra parte.

Jerry: a proposito di tempo, ne è passato parecchio. Quanto ci mette il Don a

riceverci?

Tom: mah, speriamo che oggi sia in buona. Comunque ricordati che siamo pur

sempre i suoi amati nipoti, Jerry, dobbiamo puntare su questo aspetto

Jerry: l'ultima volta che abbiamo puntato su questo aspetto ci ha detto che non

dovevamo rigirare il coltello nella piaga

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Tom: è vero, Jerry, ma è stato solo perché tu lo avevi innervosito con quel

riferimento alla sua mano

Jerry: ma quale mano, Tom, il Don non ce l'ha una mano, c'ha due moncherini.

Tom: già, da quando la banda di Frankie Coppola gli asfaltò le mani con uno

schiacciasassi. E da allora tutti sanno che in sua

presenza non si possono fare riferimenti troppo espliciti alle mani.

Jerry: ma che dovevo dire, scusa, quando ci perdonò dell'ultimo disastro che gli

combinammo, mi venne naturale dirgli "qua la mano, Don". Che dovevo

dire: forse "qua la parte terminale del braccio con funzione prensile e

tattile"?

Tom: dobbiamo ringraziare di essere della famiglia. Si racconta che all'ultimo

fetuso che osò pronunciare la parola proibita in sua presenza, gli fece

asfaltare la lingua e ne fece un portachiavi.

Jerry: forse però in quella occasione si fece un po’ troppo… (ridacchiando con

allusione) prendere la mano (entra il Don, non visto dai due, e rimane ad

ascoltare. Le seguenti battute sono sarcastiche, dette ridacchiando in

maniera sempre più sbracata fino a giungere ad incontrollabili risate).

Tom: (stando all'allusione) Hai ragione Jerry, quella volta ha esagerato, non

avrebbe dovuto calcare la mano

Jerry: ma sono tutte leggende, il Don non è per nulla quel personaggio

sanguinario di cui qualcuno parla. In realtà è un uomo molto alla mano

Tom: ih, circolano un sacco di leggende fallaci. Come quella che sia un gran

spilorcio. In verità, chi lo conosce, sa bene che ha le mani bucate (e giù

risate)

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Jerry: forse sono leggende nate quando era un giovane focoso che frequentava i

bassifondi di Brooklyn, con quei balordi delle bande, coi quali spesso

veniva alle mani

Tom: noi lo sappiamo perché lo frequentiamo, abbiamo la possibilità di

verificare, di toccare con mano

Jerry: certo non è un uomo che ama starsene con le mani in mano

Tom: e quando qualcuno ha bisogno, lui è sempre pronto a dare una mano

Jerry: uh, quant'è vero Iddio, non s'è mai visto, con qualcuno in difficoltà, che se

ne sia lavato le mani

Tom: verità sacrosanta. Quando è toccato a lui, non ha mai passato la mano

Jerry: poi venne quell’incidente dello schiacciasassi. Ma lui non lo vide arrivare,

veniva contromano…

Don: vi siete divertiti abbastanza? (i due se ne avvedono, si ricompongono

sulle sedie come cani bastonati) Bene, così quando vi farò colare nel

cemento vivo, le vostre statue usciranno fuori con un bel sorriso stampato

su quelle facce da fessi.

Jerry: abbiate pietà, Don, non potete fare colare nel cemento i vostri rispettosi

nipoti. Si facevano due chiacchiere in libertà, tanto per ammazzare il

tempo.

Don: neanche il tempo siete capaci ammazzare, coppia di imbranati. Come la

famiglia abbia potuto partorire due zucche vuote come le vostre rimarrà

uno dei grandi misteri della storia e della natura. Sono vostro zio ma non

abusate della mia clemenza. Quel sant'uomo di mio fratello si starà

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rigirando nella tomba, pace all'anima sua. Allora. Portate buone nuove?

Avete finalmente organizzato l'evasione di “Vincent 'u mulo”?

Tom: accidenti Don, questa volta c'è mancato un soffio. Tutta colpa della sua

fottuta cocciutaggine. Eravamo riusciti a scavare un tunnel sotto la

prigione, siamo entrati nella sua cella, abbiamo divelto la catena con un

piede di porco, poi quando siamo usciti ci ha sorpreso un'abbondante

nevicata e Vincent è voluto tornare indietro.

Don: perché?

Jerry: era uscito senza catene

Don: devo ricordarmi di chiamare il mio amico Frankie Roosvelt. Devo dirgli che

la sua politica tesa a favorire la fuga dei cervelli con voi due ha avuto un

successo completo.

Tom: la colpa è di Jerry, Don, la volta scorsa ce l'avevamo quasi fatta,

avevamo passato tutti i controlli. Lo avremmo portato fuori se Jerry,

quando ha sentito quel rumore sospetto non gli avesse detto: aspetta un

secondino.

Don: perché? Lui che ha fatto?

Jerry: non ne ha voluto sapere di spostarsi finché un secondino non è arrivato e

lo ha riportato in cella.

Don: sapete che se ogni grammo di scemenza valesse un centesimo, voi

sareste nababbi? Ma ditemi, lo tengono incatenato ventiquattro ore su

ventiquattro?

Tom: si, è una regola del carcere. I ladri di orologi li legano alla catena.

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Don: bah, lasciamo perdere, incaricherò qualcuno altro. Ho poi sentito che avete

fallito l'attentato a Malone, il capo della Polizia.

Jerry: la prossima non ci scappa Don, potete giurarci. Questa volta ero riuscito a

farmi assumere come cameriere nel ristorante dove pranza tutti i giorni, e

quando ha ordinato la sua solita insalata, l'ho condita con mezzo litro di

arsenico e gliel'ho servita.

Don: e lui?

Tom: niente, ha mangiato la foglia.

Don: poi dovevate suicidare Lenny il pidocchio, come è andata?

Jerry: missione compiuta Don, ci siamo introdotti in casa sua, lo abbiamo

sorpreso nel garage e lo abbiamo fatto fuori a martellate in testa

Don: ma doveva sembrare un suicidio!

Tom: infatti dopo lo abbiamo portato in casa e lo abbiamo appeso, in modo da

dare l'impressione che si sia impiccato.

Don: e le bozze sulla testa?

Jerry: abbiamo pensato anche a quello Don, lo abbiamo appeso con un elastico.

Don: piuttosto a che punto siamo con l'organizzazione del colpo alla fabbrica di

rossetti?

Tom: credo che dovremmo rinunciare, Don

Don: perché?

Jerry: ormai è sulla bocca di tutti

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Don: forse è meglio così. Non vorrei che finisse come l'ultima volta: eravate

partiti a tutta birra, ma poi vi siete persi in un bicchier d'acqua e avete

fatto fiasco, dove fu?

Tom: alla fabbrica di liquori.

Don: già. Forse ci riproveremo, ma acqua in bocca. E che mi dite riguardo quel

colpo sulla "Blue star", la nave dei marsigliesi?

Jerry: non è andato in porto.

Tom: ormai ci tengono d'occhio. Ieri sera mi sono accorto di avere un paio di

poliziotti alle calcagna, quando ho iniziato a correre, loro hanno iniziato a

sparare, sono riuscito a scamparla per un pelo, dandomi alla campagna e

scappando per i campi fino a notte fonda. Per fortuna mi sono imbattuto

in un campo profughi dell'est.

Jerry: russi?

Tom: si, ma russavano anche loro e mi hanno lasciato dormire lì

Don: a proposito Jerry, per il processo Duncan devi chiamare la tua amica,

quella russa

Jerry: Ah, Galina

Don: si, deve andare a deporre. Poi dovete dare una ripassata a quel pittore,

sulla quarantaquattresima.

Tom: Manet.

Don: Esatto, fategli un quadro della situazione e costringetelo a ritrarre la

propria deposizione. Ma non fate come con quel macellaio ebreo sulla

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trentaseiesima, che avete chiuso e lasciato morire nella sua cella

frigorifero perché vi avevo detto di andare a rinfrescargli la memoria.

Jerry: Ma quel fetuso macellaio ci prendeva per i fondelli, Don, ci rispondeva

con un filetto di voce.

Don: Basta. E tu, Tom, se non sbaglio per ieri notte avevi una missione.

Tom: tutto a posto Don, mi sono introdotto in casa di quel gioielliere sulla sesta

strada e ho portato a termine il colpo. Ma mi serve un camion per la

merce.

Don: un camion? Ma dovevi rubare una collana!

Tom: Ho preso quella di Agata Christie, Don. 104 volumi in similpelle, mi fa

ancora male la schiena.

Don: Da quando siete entrati nel giro voi, devo passare la più parte del mio

tempo ad aggiustare i casini che mi combinate. Siamo ancora ad

occuparci del delitto di un anno fa, quando m’avete sparato il cognato.

V'avevo detto di dare una mano a Concettina, mia sorella, per quel

debosciato di suo marito, che non l'aiutava in casa, non puliva, non lavava

i piatti, e voi me lo avete crivellato con 35 colpi di revolver

Jerry: Ma Don, noi abbiamo solamente eseguito gli ordini della zia. Ci siamo

precipitati da lei ed appena siamo arrivati ci ha detto che dovevamo

prendere suo marito e fargli fare "il bucato".

Tom: Ma poi dimenticate che in quella occasione scoprimmo anche che era un

fetuso omosessuale. Lo sorprendemmo nel letto che era ancora sdraiato

supino.

Jerry: ih, è vero, che fine fece poi?

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Tom: chi?

Jerry: Pino

Tom: Pino, il finocchio?

Jerry: si

Tom: E’ uscito per sei mesi con il giardiniere, che poi lo ha piantato

Jerry: Povero Pino, sempre piantato da tutti…

Tom: strano però, un così bel fusto…

Jerry: già, con quella chioma fluente….

Tom: anche sul lavoro, una vitaccia, sempre licenziato in tronco….

Jerry: cosa vuoi, con quel problema alla pianta dei piedi…

Don: Finitela, coppia di imbranati. Non siete nemmeno riusciti a fare fuori quel

funambolo che non vuole iscriversi al nostro sindacato degli artisti.

Tom: La scalogna ci perseguita Don. Avevamo previsto ogni particolare,

avevamo assoldato cinque dei migliori cecchini del paese, li abbiamo

piazzati in cinque diversi punti del circo, con l'ordine di spararlo appena

fosse arrivato al centro della fune.

Don: e come l'ha scampata?

Jerry: ha tagliato la corda

Don: Poi vi siete fatti beccare anche per la rapina all'Ufficio postale

Tom: Di quello non riusciamo a capacitarci neppure noi, Don. Avevamo pensato

a tutto. La rapina è filata liscia come l'olio, siamo scappati su quella Buik

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del 54 rubata a Chicago, poi l'abbiamo abbandonata al molo dove ci

aspettava l'elicottero con il quale eravamo sicuri di seminarli. Ma quei

maledetti poliziotti sono riusciti a seguirci lo stesso

Don: e come hanno fatto?

Jerry: avevano una "volante"

Don: Ma Tom ti hanno beccato, hai la camicia zuppa di sangue, ti verrà

un'emorragia, vatti subito a fare ricucire dal segaossa o morirai

dissanguato

Tom: non vi preoccupate Don, (indicando la ferita) sanguino lento…

Don: Siete stati a Cleveland? Vi avevo incaricato di andare a sentire che aria

tira da quel deputato repubblicano

Jerry: Missione compiuta Don, ci siamo stati ieri l'altro. Come da incarico

ricevuto, gli abbiamo tastato il polso.

Don: e allora?

Tom: regolare, solo una leggera aritmia….

Don: Siete una contraddizione vivente. Siete dei buoni a nulla, capaci di tutto.

La vostra carriera nel mondo del crimine è stata un disastro assoluto sin

dal primo momento: avete esordito girando per la città in cerca di ragazze

basse alle quali davate fuoco.

Jerry: Volevamo bruciare le tappe!

Don: Poi vi siete fatti beccare con quel carico di marijuana che eravate fatti

come cavalli

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Tom: Tutta colpa dell'inesperienza, Don, eravamo ancora criminali in erba.

Don: E poi di nuovo al fresco quando vi hanno arrestato mentre giocavate al

pallone con un barattolo di "pelati"

Jerry: Volevamo dare un calcio al passato. Dateci un'altra possibilità Don,

sappiamo di avere tradito la vostra fiducia

Don: Questo è impossibile. Voi non avete mai avuto la mia fiducia. Sapete che

nei vostri confronti nutro sentimenti contrastanti: a volte vorrei che non

foste mai nati, altre che foste già morti. Ogni volta che vi ho dato un

incarico, siete sempre riusciti a farmene pentire amaramente. Vi siete già

scordati che nell'ultima occasione siete finiti annodati a vicenda con un filo

di spranga?

Tom: Ci avevate detto di procurarci un alibi di ferro!

Don: e nella penultima i picciotti vi hanno trovato dopo tre giorni che stavate

rintanati dentro una tintoria

Jerry: Dovevamo darci alla macchia e riciclare del denaro sporco!

Don: e quando vi incaricai di rubare quel pacchetto di azioni di una società

rivale?

Tom: quella volta ci fu un equivoco, voi andavate di fretta e ci diceste solo di

rubare delle buone azioni

Don: e voi pensaste bene di cercarle al ritrovo dei boy-scout. E non parliamo di

quando agite di testa vostra: avete rapinato il negozio di vostro cugino

Micheal sulla settantaduesima!

Jerry: perdonateci Don, eravamo disperati, avevamo perso il lume della ragione

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Don: e in un negozio di lampadari, lo andavate a cercare? Per non dire di

quell'altra volta quando rapinaste la vostra stessa banca, e vi

rintracciarono perché invece di fuggire con il bottino, ve lo faceste

accreditare sul vostro conto corrente.

Tom: ci era parsa una buona idea

Don: o di quell'altra, quando faceste saltare quella cassetta piena dei buoni del

tesoro più redditizi del mondo, quelle emessi dalla Riserva Federale il 1

gennaio '47

Jerry: pensavamo fossero BOT di Capodanno!

Don: o di quell'altra ancora, quando gettaste dalla finestra come fossero carta

straccia 10.000 dollari in assegni circolari

Tom: sembravano falsi: erano rettangolari!!

Don: Siete riusciti a farvi arrestare anche per eccesso di velocità!

Jerry: non andavamo ad oltre le 35 miglia l’ora, Don

Don: Già, però, piccolo particolare, eravate ancora nel garage!! Basta, il lavoro

a Miami sarà l'ultima occasione che vi concedo per riscattarvi. Avete

provveduto a fare fortificare quella villa che abbiamo acquistato?

Tom: sì Don, l'abbiamo fatta recintare con un muro alto mezzo metro.

Don: solo mezzo metro? Ma che fortificazione è?

Jerry: aspettate Don, la recinzione è in cemento…armato e colorato di un bel

rosso… che spara.

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Don: non ditemi altro. Preferisco non sapere, quello che conta è il risultato.

Trasferitevi laggiù e procedete come abbiamo concordato. Ma ricordatevi:

Miami, per voi, sarà l'ultima spiaggia.

Tom: solo un’altra cosa, Don. Hanno chiamato da Sandwich…è morta Della

Don: L’avevo avvertita di non fidarsi di quel salame del marito.

Jerry: ah, dimenticavo, hanno chiamato anche dal paese, in Sicilia, il 21 del

mese fanno la festa della arance. Che faccio, mando Lino?

Don: Sei suonato? Lino lì no. Alla festa delle arance, manda Rino. E ora filate,

e ringraziate la buonanima di mio fratello vostro padre se vi concedo

quest’ultima possibilità.

Tom: Noi ringraziamo voi Don, infinitamente buono…

Jerry: …e degno di essere amato sopra ogni cosa. Vedrete che non ve ne

pentirete, non sbaglieremo più.

Don: Andate ora. E niente più chiacchiere sarcastiche sulla parte terminale degli

arti di vostro zio, se vi dovessi risentire pronunciare anche solo per una

volta quel vocabolo sconveniente, giuro sulla buonanima di mio fratello che

mi scordo di avere dei nipoti e vi faccio asfaltare entrambi, siamo intesi?

Tom: State tranquillo Don, da questo momento quella parola indecente è

cancellata per sempre dai nostri cervelli…

Jerry: per sempre, Don state tranquillo…

Tom & Jerry: (salutando con un inchino) baciamo le mani! (si guardano

accorgendosi della gaffe, il Don si guarda i moncherini, si infuria ed

insegue i due che scappano dalla porta).

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Fine

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