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R4

<<Era una sera come come ce ne sono tante, in inverno, nella


"bassa". Me ne tornavo da Novara (io abito l vicino, a
Vespolade) che il sole era tramontato da poco, con la mia
R4 scassata: chiss perchè, ero incazzato con la vita e il
mondo... Mi vedo un'autostoppista: d'improvviso: e dire che la
strada era rettilinea. C'era un po' di nebbia, ma il chiarore
- giallo e arancione: ce l'ho stampato in mente, cazzo!-il
chiarore dell'orizzonte illuminava ancora la pianura, e il cielo
era ancora azzurro, e profondo, che mi sembrava ...finto. E vedo
quella figura, e mi pare una donna... ma subito non so, perch
era controluce: mi fermo, ma senza volerlo proprio: sono con la
macchina sul ciglio della strada, il cicalare della freccia e
quella figura con gli occhiali neri, vestita di scuro, che bussa
con l'indice al finestrino.

Apro.

La guardo, illuminata dalla lampadina della portiera: aveva i


capelli rossi, un rosso scuro, come la brace quando sta morendo,
e vestiva una mantella scura (non so se nera o marrone, o blu).
Le chiesi dove andasse, mi sorrise che andava a Valpolade: un
paese piccolo, ma non l'avevo mai vista, e quella una che si
fa notare: bella da morire.

Guidai nel buio per alcuni chilometri, in silenzio (non che fossi
imbarazzato o altro, ma non avevo voglia di parlare, e neanche
lei) finch mi disse di fermare la macchina: mi salut (disse
"arrivederci") e scese dall'auto. Esitai un momento, poi la
seguii: sparita, ed eravamo in aperta campagna: niente case in
vista, e le risaie secche, attorno, erano illuminate dalla luna:
io guardo nei fossi attorno alla strada ( fosse caduta)...

Insomma, salto sulla mia R4 e buonanotte.

Fino qui, direte, nulla di strano (beh, quasi, cazzo!). Il fatto


che la rivedo, quella rossa, una settimana dopo, mentre segue
il funerale brumoso di un vecchio del paese: lei e qualche
perpetua in cerca di emozioni.

Beh, me ne stavo andando in officina con la mia R4 (che cigola


anche dai copertoni) ma la rossa valeva la pena, e decisi di
scioperare.

La precedetti al cimitero ( nebbioso anche quello) per simulare


un incontro casuale: una romantica passeggiata tra le fosse, un
party interdimensionale, roba democratica.

Insomma: il funerale non era ancora arrivato ed io, per ingannare


il tempo, stavo chiacchierando col loculo del bisnonno quando la
sentii alle mie spalle (sempre occhiali neri e vestito nero): "mi
aspettavi?" -dice- e si porta le mani al viso (lentamente) e
ripone gli occhiali tra i vestiti. Allora vidi i suoi occhi (che
parevano di tanti colori diversi, come castani, verdi e azzurri
insieme) e d'un tratto capii: mi abbracciò, ed unii le mie labbra
alle sue, ed allora il mondo attorno a me si dissolse.

Dopo, mi disse che aveva voluto conoscermi perch le piacevo.>>

<< Dissero poi che ero morto per un ictus: così, puff e via... ma
non era vero. Ora ti saluto: vado a farmi un giro>>.