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Forme e funzioni del libro manoscritto lezione del 2

Maggio 2016

La maggior parte dei manoscritti non firmata, n datata;


un indizio importante per risalire a data topica e cronica il
colofne o sottoscrizione finale. Se il manoscritto
composto da pi opere, ci possono essere anche pi colofoni.
Non tutti i manoscritti presentano un colofone, anzi, solo
una minima parte lo ha. Gli elementi che possono essere
contenuti (ma non necessariamente tutti insieme) in una
sottoscrizione finale sono: il nome del copista, la sua
qualifica, il luogo in cui il manoscritto stato scritto, la data
finale di composizione del manoscritto, la data d'inizio della
stesura del manoscritto, nome del committente, nome del
destinatario, prezzo del libro, un riferimento di carattere
storico all'epoca in cui stato confezionato il manoscritto.
Alcune volte il colofone pu non essere veritiero: se ad un
copista viene commissionata una copia di un manoscritto
questi pu anche decidere di copiare il colofone gi presente
cos com'.
Ai monaci era proibito lasciare il nome in quanto il gesto era
considerato un atto di vanit.
Per verificare se un manoscritto redatto da pi copisti
vanno verificati l'uso delle abbreviazioni e la punteggiatura
(in base al valore che si attribuisce a ciascun segno di
punteggiatura).

Esempi di colofoni nella scheda esaminata durante


la lezione:

Ubaldus de Sartis, canonico e decano della chiesa di


Cambrai, fece scrivere questa Bibbia da Giovanni detto de
Ova; e questa Bibbia l'ho fatto emendare attraverso la
collaborazione di diverse copie della Bibbia con grande
attenzione e l'ho fatto correggere dai pi esperti teologi del
tempo risiedenti in Cambrai. QuestA Bibbia fu ultimata nel
1295 nel giorno dei beati Dionisio e Gisleno.

Questo libro appartiene al monastero dei Celestini di


Avignone. Chi lo ha preso lo restituisca poich non viene
rimesso il peccato se non viene restituito ci che stato
sottratto. Si richiede la sentenza del Giudice Divino.

Scusatemi se per caso troverete qualche errore, perch ho


copiato l'opera da un esemplare gi corrotto e scritto
velocemente.

Questo libro stato terminato e completato da noi suore la


priora Caterina ed Anna nell'anno del Signore 1473, pi o
meno al tempo in cui l'epidemia di peste era diffusa in tutte
queste regioni.

Finito... scritto a Venezia, anno 1449 e finito nel giorno 8


Ottobre da me Andrea Bono fisico e dottore in arti e
medicina.

Angela Donati mi ha scritto con la mano sinistra.

Completato in Monte Pessulano, giorno 30 Luglio, anno


1459, grazie a Dio. Io notaio Antonio de Malavicta, notaio
regio, ho fatto scrivere questo libro e l'ho pagato sei monete
d'oro.

Inchiostri e colori.
Ci sono grandi differenze di inchiostri riguardanti epoche,
luogo di produzione e differenze alla reazione sulla materia
scrittoria. Il colore va dal bruno molto scuro al marrone o al
ruggine. Alcuni inchiostri sono talmente aderenti che
finiscono col corrodere il supporto scrittorio. Ci sono
inchiostri che si sbiadiscono nel corso del tempo e tendono a
staccarsi dal supporto, soprattutto dal lato carne. Alcuni
manuali (come quello del Bischoff) dedicano una sezione
agli inchiostri. Tecniche di laboratorio sono utilissime per
determinare la composizione degli inchiostri al fine del
restauro. Le fonti sugli studi sugli inchiostri consistono in
una grande quantit di ricette che riguardano diverse
epoche ed ambiti, che sono state in parte esaminate in un
saggio di Monique Zerdoune sugli inchiostri neri nel
Medioevo (Le incres noires au Moyen Age). Tali ricette
spesso vengono ritrovate alla fine dei manoscritti, ma mai
scritte uniformemente nel corso del tempo: per i secoli pi
antichi abbiamo informazioni quasi nulle, fino all'XI-XII
secolo abbiamo informazioni frammentarie e isolate, dal XII
secolo nasce una letteratura tecnica che s'intensifica fino al
XV secolo, in seguito al XV troviamo sempre le stesse ricette
ripetute.
Esistono due tipi di inchiostri: inchiostri a carbone
(nerofumo) ed inchiostri metallo-gallici. Quelli a carbone
vengono usati prevalentemente nel mondo greco e latino su
papiro ma si trovano anche in Cina, Giappone, Egitto e nel
mondo islamico; sono composti da un pigmento nero
(nerofumo) e un legante. Le notizie che abbiamo al riguardo
provengono da Vitruvio, che sosteneva che tale inchiostro si
otteneva facendo bruciare all'interno di un fornetto alcune
resine, olii o piccoli legni; lungo le pareti del fornetto si
forma un fumo nero, che viene grattato via e viene utilizzato
per gli inchiostri. I leganti possono essere di natura glucidica
(miele o gomma d'albero) oppure di materia proteica
(bianco d'uovo, colla di pesce, colla di pelli). Dosare i leganti
importantissimo per ottenere la giusta consistenza. Le
caratteristiche di questi inchiostri: non sono reattivi
chimicamente, non corrodono il supporto; possono
facilmente staccarsi dal supporto o svanire o scolorirsi.
Gli inchiostri metallo-gallici, molto usati su pergamena e su
carta, contengono estratti vegetali (tammini) pi un sale
metallico (solfato di rame o di ferro) pi gomma arabica.
Con questo tipo di inchiostro si pu utilizzare la lampada di
Wood. I leganti citati dalle fonti sono la chiara d'uovo (c' un
trattato del XVI secolo), la gomma arabica o altre gomme.
Uno stesso colore si poteva ottenere in maniera diversa a
seconda delle sostanze impiegate. Il blu di azzurri dato da
carbonato basico di rame ed aveva la stessa colorazione ma
costo e tenuta diversa dal blu di lapislazzuli.