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PONTIFICIA UNIVERSIT

GREGORIANA

FACOLT DI TEOLOGIA

Le tre teologie degli antichi e De civitate


Dei VI

ELABORATO DEL SEMINARIO (TST128)

DOCENTE: STUDENTE: Branimir ari


Melchor Jos Snchez de Toca y Alameda MATRICOLA: 163673

Anno accademico 2015/2016


1. Introduzione
Le culture dei romani, dei greci e del Vicino Oriente Antico hanno avuto
grande influsso alla cultura dellEuropa contemporanea. Nelle tutte culture
antiche ci sono tentativi per dare le risposte alle domande sullinizio della vita
e delluomo, sulla fine e sugli esseri supremi (chi sono pi speso chiamati dei
o Dio). NellAntichit ogni discorso sugli esseri supremi, oppure dei era
chiamato teologia. A tutti sono conosciuti la mitologia e la filosofia greca, la
religione dei romani e i mistici culti orientali. Tutti essi hanno come oggetto
del proprio pensiero gli dei (o Dio). In uno specifico momento della storia
umana tutti essi movimenti religiosi e intellettuali si sono trovati nello stesso
stato, nellImperio romano. Nel pensiero di un grande autore antico, Marco
Terenzio Varrone, tutti possibili discorsi sugli dei si dividerebbero in tre
categorie: teologia mitica, teologia politica e teologia naturale. Con tutti questi
movimenti il cristianesimo, essenzialmente segnato dallebraismo e cos
diverso da tutti movimenti spirituali dellAntichit, ha avuto un incontro, in
quale ha incontrato un collegamento con ognuno di essi. Mentre trovava
malinteso della societ antica, cristianesimo ha dovuto trovare comuni punti di
vista e fare dialogo con la societ pagana. Questo dialogo gli scrittori cristiani
hanno basato sulle somiglianze che avevano la fede e la teologia cristiana con
il pensiero pagano.

2. Teologia mythica
2.1. Mythos mito
Nelle opere dOmero, dove si possono trovare prime mitologie greche
(spiegazioni del mondo, della sua origine, delluomo e della sua posizione nel
mondo), la parola mythos segnava la storia, che viene raccontata in forma
orale, canzoni e leggende, e presentava anche un racconto sugli dei e sugli
eroi, che avevano vissuto nel tempo antichissimo. Laltra parola nelle opere
dOmero, antonimo di mythos, usata per esporre la storia, in quanto concreta e
vera, era ergon. Pi tardi, nellepoca della classica filosofia greca, termine

1
mythos si usava in senso di narrare senza prova, opposto a logos,
regionalmente argomentate esposizioni delle idee di un filosofo.1
Dunque mythos aveva mai segnato veramente realt storica. Dallaltra parte
mythos non aveva unistituzione responsabile per il suo annunciare pubblico e
per il suo custodire dai modificazioni personali (per esempio Iliade dOmero
non era mai importante per la religione greca come la Bibbia era agli
israeliti)2, per esso era cambiato, dai poeti antichi e dopo nella epoca dello
sviluppo della filosofia, viene criticato dai filosofi e rifiutato come discorso
relativo sulla realt.3
Con il termine mythos collegata la parola mitologia, discorso sistematico
sui miti. Fra i temi mitici erano anche gli dei. Discorso sugli dei, oppure sul
Dio, nel mondo dellAntichit stato chiamato teologia. Per gli antichi
mitologia non segnava semplicemente racconto non provato sul tempo passato
e lontano, ma fu anche limpulso e lesempio per organizzare la vita
quotidiana. Essa ha formato una visione simbolica del mondo e dei suoi
principi.4 Mito, si potrebbe dire, era veramente un prodotto umano, ma che
avvicinava luomo alle realt lontane. Gli avrebbe dovuto spiegare la sua
impotenza davanti natura e la legge della vita e della morte.
2.2. Platone teologia mitica
Platone nei suoi dialoghi avvicina gli antonimi, mythos e logos (mythus
logein, mythologia, mythologein). Secondo Platone mitologia sarebbe un tipo
della poesia, la quale lui fa critica, ma non fa nessun discernimento fra poesia,
in quanto arte, e la mitologia, in quanto racconto sugli dei, sugli eroi,
sullorigine del mondo e delle sue creature. Secondo Platone poesia sia
unelaborazione del materiale mitologico, perch essa abbia gi certo
contenuto, risposte sulle certe domande, anzi non sia chiusa per una
interpretazione, elaborazione o supplemento poetico.5 Attraverso il linguaggio
e i personaggi mitici Platone scrisse i suoi dialoghi. Scegliendo alcuni miti e
loro personaggi lui voleva mostrare sapienza nascosta, che i miti avessero in

1 K. KERENYI, Antike Religion, 15.


2 A. J. P. KENNY, Ancient philosophy, 292.
3 K. PRUEM, Das antike Heidentum nach seinen Grundstoermungen, 99-100.
4 K. PRUEM, 101.
5 K. KERENYI, 17-18.

2
se. Si sembra che secondo Platone, la mitologia tradizionale abbia una certa
sapienza comune e ci trovi una certezza, dove gli sembrava che il pensiero
filosofico ipotizzando non possa certamente dare risposte ad alcune domande.6
Platone ha immenso influsso alla filosofia ellenistica. Facendo un tipo
della teologia composta del modo narrativo di miti e metodo filosofico, ha
determinato la religione nellImpero romano, specialmente nellepoca
dellAntichit tarda. Nel mondo ellenistico, e dopo nellImpero Romano, dalla
parte dei neoplatonici nel culto fu praticata una religione che era
combinazione degli atti irrazionali, condotti dalla volont pura, e la
convinzione razionale. Mescolando la fantasia mitica con il pensiero filosofico
questo movimento religioso dellAntichit tarda ha mostrato desiderio,
bisogno e la brama degli uomini antichi per il mito. 7 Negli ultimi due secoli
ante Cristo Grecia e lOriente hanno perso la loro indipendenza e il loro
occupatore, Roma, divent il centro culturale e politico del mondo conosciuto.
3. Religione nellImpero romano Antichit tarde
Aumentando il suo territorio e linflusso per tutto Mediterraneo
Repubblica Romana, e dopo lImperio Romano, hanno avvicinato la propria
cultura a quella dellOriente Vicino, contrassegnata, dopo conquiste
dAlessandro Magno, dal sincretismo fra la cultura religiosa greca e i culti
mistici orientali. 8 Cambiamento si mostrato nella vita quotidiana e la
religione perch semplicit della vita e dei tradizionali dei romani sono stati
confrontati con totalmente contrario modus vivendi e con il sincretismo greco -
orientale del mondo ellenistico.
3.1.Concetto romano degli dei
I romani avevano in fatto un concetto degli dei molto simile a quello dei
greci. Gli dei sono stati concepiti in modo antropomorfico, come eterni e
invariabili, e ognuno era responsabile per una concreta funzione nella vita
degli uomini. Funzione era determinata dalla tradizione, dallanalogia e
dalletimologia. Ogni dio aveva suo posto nello spazio (dimora di dio
segnata con una statua o con tempio). Questo era concetto fondamentale delle

6 K. PRUEM, 101.
7 K. PRUEM, 102.
8 K. LATTE, Roemische Religionsgeschichte, 264-265.

3
tutte religioni politeiste.9 Dallaltra parte, si pu affermare che i romani non
avessero una mitologia cos sviluppata come la avevano i greci, che
elaborata dai poeti e presentata nel teatro. Cos composta religione era molto
simile a quella dei greci e caratteristiche della religione tradizionale dei
romani hanno aiutato alla religione dellellenismo per modificare immagine
religiosa del popolo romano. Dopo lespansione alloriente, la religione
tradizionale modificata dalla cultura greca. I greci e gli altri popoli orientali
portavano a Roma culti mistici, cultura teatrale e discorso filosofico sugli dei.
3.2. Sincretismo religioso
In incontro delle due culture i pi grandi dei romani furono identificati
con gli dei greci. Alcuni dei sono anche identificati con gli dei degli egiziani e
degli altri popoli orientali. Ci sono tre processi pi ovvii che modificarono la
religione romana e la avvicinarono al sincretismo ellenistico: ladozione degli
dei strani, distinguere in un dio tradizionale due o pi dei orientali/greci e la
deificazione degli imperatori.10
La religione nellImpero Romano, sullinflusso orientale, fu
contrassegnata dalla paura della morte e dallesperienza religiosa
personalmente sentita, che cercava fede che le rendesse ragione.
Un uomo comune, si rivolgeva e adorava il dio, o gli dei, che lo
potessero proteggere dal male, gli facessero del bene e gli desse un minimo di
felicit. Specialmente erano diffusi successivi culti orientali: il mitraismo, il
culto di Cibele e dei misteri di Eleusi. 11 Si cercavano gli dei che assicurassero
un minimo della felicit e della protezione. Gli dei manifestavano la loro
esistenza e linfluenza nei sogni e oracoli ed erano adorati con i rituali e con i
sacrifici. Storia divina viene raccontata dai sacerdoti in racconti pi o meno
meravigliosi e nelle opere leggendarie e drammatiche dei poeti. Dunque la
teologia ufficiale dello Stato aveva lo stesso materiale come la teologia mitica.
La religione e la spiritualit avevano unimmensa abilit per modificarsi
ed era un grande fattore dellintegrazione delle diverse nazioni colette
nellImpero romano. Lunica condizione per essere religio licita fu la fede
9 M. LIPNIK, Roman gods: a conceptual approach, 14-15.52-69
10 M. LIPNIK, 167-168.
11 B. S. di BERARDINO, ed., Storia della teologia,, 101.; G. LAFONT, Storia teologica
della Chiesa, 39.

4
negli dei del Pantheon romano. Attraverso riconoscere della fede negli dei
romani si poteva credere e adorare ogni dio che uno volesse. Le altre
propriet, che permettevano integrazione e sincretismo, erano sistema
religioso, in quale ognuno degli dei era competente per una certa parte della
vita e dei fenomeni, e la comprensione della religione, che negava esistenza
della possibilit della religione universale. Spiritualit fu anche segnata della
generale insicurezza spirituale dellumanit che era feconda per lespansione
dellastrologia, della magia e delle altre tecniche da prevedere lavvenire e i
culti che adoravano degli impersonali, che davano a uomo una protezione del
male. Societ multiculturale nellImpero ha modificato la spiritualit perch
gli uomini non erano tanto collegati con le strutture tradizionali come prima.
Anzi la gente comune si sentiva non protetta dalle crisi sociale, dalle guerre e
dai cambiamenti politici e individuale non pensava che avesse controllo sulla
propria vita. Si rivolgeva ai culti che gli offesero protezione e lesperienza
religiosa, che si potesse sentire. 12
Totalmente nuova pratica religiosa era adorazione dellimperatore. Il
culto dellimperatore contribuiva a consolidare il dominio romano,
specialmente nelle province orientali perche esse avevano gi avuto suo culto
dei dinasti nazionali. Il culto imperiale anche segnava, in un certo modo,
abbandonare il sistema religioso della repubblica.13 Dallaltra parte politica
ufficiale dellImperio ha formato un altro tipo della spiritualit, mitologia.
Alcuni imperatori volevano condurre riforma della religione tradizionale.
Culto dellimperatore era promosso dalle persone vicine a Imperatore e nelle
province orientali, per motivo gi conosciuto.14
4. LImperio e la religione una teologia politica o una politica
della religione
Analizzando la religione nellImpero romano pi che una volta si pu
affermare connessione fra i movimenti religiosi e la politica ufficiale
dellImperio. Lo stato antico era inseparabile dalla propria religione.15 Prima

12K. LATTE, 327-328.; K. PRUEM, 102.


13M. LIPNIK, 56-57.63.66-67
14G. LAFONT, 39-41; K. LATTE, 308-310.
15W. KERN H. J. POTTEMEYER M. SECKLER, Handbuch der
Fundamentaltheologie 324-328.

5
di tutto ovvia era la somiglanza fra gli dei romani e greci. Dopo la conquista
della Grecia grandi dei romani sono identificati con i quelli dei greci. Il
desiderio romano per la pace e uno stato stabile (dopo secolo della guerra)
crea una situazione perfetta per la diffusione del sincretismo. Lo stato avrebbe
permesso tutte le religioni, se si fossero stati riconosciuti gli dei tradizionali.
Dunque, ognuna religione praticata nellImperio faceva nominalmente parte
della religione ufficialmente statale. Il culto dellimperatore anche era
propagato, specialmente allOriente (perche allOriente i rei nazionali erano
deificati) e finalmente limperatore era lunico capo dello stato, cos religione
con il culto dellimperatore era religione ufficiale e statale. Sebbene molti non
adorassero nella vita quotidiana gli dei romani, gli imperatori costruivano
templi agli dei degli antenati. Nei templi cerano sacerdoti, assunti in servizio
dallImperio, che eseguirono rituali.16 La religione romana trovava espressione
in diversi modi: nel tempio, nelle grandi feste, in danze e processioni, nella
cultura e nella filosofia.17
4.1. Posizione degli intellettuali
Sullinflusso della tradizione filosofica gli intellettuali, sia romani sia
greci, non credevano pi nei miti antichi, bench alcuni, seguendo tradizione
platonica, come i neoplatonici e gli stoici, ammettevano che essi significassero
qualcosa allegoricamente. Persone educate e pi profondamente religiose
hanno preso le distanze dalle forme e dai racconti sugli dei, che producevano i
sacerdoti e i poeti, e praticavano un tipo della religione dotta, in quale si
trattasse di una parentela con il Dio unico, invece di imitare dei nel teatro o li
soddisfare per mezzo i diversi sacrifici. Si nasce anche una certa critica
filosofica della religione, come esisteva nella filosofia greca pi antica. Seneca
e Plinio, per esempio, affermarono che i sacrifici e le offerte agli dei non
hanno nessun senso perch la volont e lopinione degli dei/del Dio, non si
potesse essere influenzata dalla gente. 18
4.1.1. Marco Terenzio Varrone
Prima di Seneca e Plinio, Varrone aveva criticato teologia mitica, a
proposito religione del mito. I teologi della teologia mitica sono i poeti, perche
16 K. LATTE, 330.
17 B. S. di BERARDINO, ed., Storia della teologia,, 115.
18 B. S. di BERARDINO, ed., Storia della teologia, 100-101.; G. LAFONT, 40.

6
hanno composto miti, canti, leggende sugli dei. Negli spettacoli vengono
presentati questi miti poetici.19 Lui dice:
si hanno molti fatti leggendari contro la dignit e la natura degli di. Vi si
trova, infatti, che un dio nato dalla testa, un altro dal femore e un altro da gocce
di sangue; vi si trova anche che gli di sono stati ladri, adulteri e a servizio di un
uomo; inoltre vi si attribuiscono agli di tutti quei fatti che possono.20
Cos Varrone elimina la teologia mitica e la possibilit che il mito sia
discorso relativo agli dei. Varrone afferma due discorsi relativi agli dei, ci
teologie, quella politica (dello stato) e quella fisica (naturale, dei filosofi).
Discorso del Varrone una filosofia che cerca spiegazioni dei miracoli e
previsioni davvenire. Varrone afferma un solo Dio, le cui apparizioni sono gli
dei del politeismo. Cos lui avvicina il politeismo popolare (teologia mitica) e
la teologia fisica/naturale, che riconosce un solo Dio. Parlando dalla teologia
politica trova alcuni insegnamenti religiosi che sarebbero utili per credere del
popolo, anche se non sono veri. Cos teologia politica secondo Varrone abbia
soltanto una funzione psicologica, un discorso agli dei che va fondato sulla
tradizione e che va prodotto dallo Stato e alla fine ha soltanto la religione,
ma non una divinit, come filosofia naturale. I teologi della teologia politica
sono popoli, concretamente lo stato.21 Il pensiero filosofico per lui sia
soltanto opinione di un individuale, dunque religione non dipendente dalla
filosofia. Teologia per lui sempre un tipo della metafisica ma religione non
teologia perch trova gli dei nel mondo. Finalmente si potrebbe concludere
che unico discorso relativo alla divinit, teologia, sarebbe la teologia
naturale/fisica, bench la teologia politica, secondo Varrone, diversa dalla
teologia mitica abbia una funzione utile nella vita della umanit.22
5. Teologia naturale ricerca della ragione
Varrone afferma la filosofia naturale come unica che reca e trova la
divinit. I teologi della teologia naturale (fisica) sono i filosofi e il spazio
naturale della teologia naturale sarebbe il mondo (kosmos, natura). 23 Varrone
19 J. RATZINGER, Fede, verit e tolleranza, 174-175.
20 http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm [08/01/2015]
21 J. RATZINGER, 176.
22 K. LATTE, 291-293.; W. KERN H. J. POTTINGER M. SECKLER, 326.
23 J. RATZINGER, 175.; http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm [08/01/2015]

7
non era primo che fece domande filosofiche sulla divinit. Nel pensiero dei
filosofi greci si aveva gi scritto sulla divinit.
Modo mitico di pensare stato respinto dagli alcuni individuali intorno
al 600 a.C. quanto si sviluppa la conoscenza naturale, filosofia. Usando il
pensiero autonomo e partendo dallesperienza, invece dalle fabule e dalle
leggende trasmesse tradizionalmente, essa spiega i fenomeni naturali per
mezzo di cause intramondare. I primi filosofi greci (Talete, Anassimandro,
Anassimene) erano filosofi della natura perche partendo dalle leggi naturali
cercavano che sia arhe, ci la causa ultima del mondo (natura). Eraclito
parlava di una divinit (theion, daimon, theos) che totalmente diversa e sopra
ogni contrasto del mondo. Dio dEraclito e una saggezza separata, che ha una
comprensione vera del logos, ci del pensiero razionale. 24 Senofane il
primo filosofo della religione perche usando il pensiero autonomo non cerca
lultima causa del mondo, ma direttamente si volge contro le rappresentazioni
troppo umani della divinit. Lui afferma che esiste un Dio, totalmente diverso
per intelligenza e per aspetto ai mortali. Il Dio, secondo Senofane, sia un Dio
piu grande abile face ci che volesse. Teologia di Senofane teologia
negativa. Dio resta inconcepibile e indicibile perche sapere umano e limitato. 25
Per Socrate tutti gli dei sono compresi nel Divino, che dappertutto e tutto
vede. Divino di Socrate sia un Dio delluomo che si manifesti alla conoscenza
del singolo. Interessante la definizione del sacro secondo Socrate: per gli dei
sacro non sia cio che loro amano, ma gli dei amano sacro perche e sacro.26
Discorso a Dio di Platone parte apriori e cos diverso fra gli altri, gi
descritti, discorsi filosofici a Dio. Secondo Platone Dio sia lidea suprema,
lidea del Bene. Sebbene critichi la mitologia tradizionale e non approva i miti
nella educazione dei bambini, Platone usa i termini e il linguaggio tipico per la
mitologia e cos scrive sui dialoghi, in quali presenta sua filosofia. Secondo
Platone Dio sia buono, che si mai cambia. Ci sono anche altri dei, sia visibili
sia invisibili. Nel Simposio luomo amando il Dio, che cre mondo buono per
lumanit, dovrebbe spiritualmente elevarsi alla bellezza del mondo ideale e
dovrebbe contemplare con la sua ragione.27 Quest affermazione del pensiero

24 J. Y. LACOSTE, Storia della teologia, 20-40.


25 A. J. P. KENNY, 290-291.
26 J. Y. LACOSTE, 55-56.; A. J. P. KENNY, 292.
27 A. J. P. KENNY, 292-295.; K. KERENYI, 17-18.

8
platonico aveva un fortissimo influsso alla spiritualit del mondo ellenistico
perche aveva dato un impulso a quel desiderio spirituale e mistico che porta
lanima ad ascendere a Dio e ad unirsi nellamore con lui.28
Aristotele rigetta la dottrina platonica delle idee. La sua filosofia parte
dal basso per mezzo dellastrazione dellesperienza. Secondo Aristotele il
mondo dellesperienza in continuo movimento, ci ogni essere cresce e si
sviluppa, fa il passaggio dalla possibilit alla realt. Aristotele rigetta regresus
in infinitum e aceta Divinit (Dio), in quanto la prima causa del movimento e
lha chiamato il motore immobile. Cos la filosofia prima, cosiddetta
metafisica, diventa scienza teologica. La causa prima, il motore immobile, il
principio supremo, pura realt, senza limitazione.29
Dio di Aristotele diverso del Dio di Platone perch non soltanto
plasmatore del mondo e lidea suprema, anzi realt originaria, che sia eterna
e necessaria. Dio della filosofia aristotelica non sinvoca in un modo personale
e non va adorato come la divinit nella religione.30 Aristotele non parla
dellamore uniente con Dio e nella filosofia aristotelica, non si pu trovare
desiderio spirituale e mistico, come nella filosofia platonica. I due pi grandi
filosofi antichi, Platone e Aristotele, partendo da principi diversi trovano, con
loro pensiero autonomo, il Dio che sia la perfezione illimitata. Platone lo
esprime come quintessistenza del vero, del buono e del bello ma Aristotele lo
descrive come realt originaria, eterna e vivente.31
Le successive scuole filosofiche sono sullinflusso sia di Aristotele sia
di Platone. Ci sono i filosofi che facevano la critica della religione tradizionale
e non hanno tanto un interesse speculativo quanto uno di tipo pratico-etico.
Non si cercava di pi una speculazione metafisica. Il nuovo interesse dei
filosofi diventato modo di vivere, cui potesse dare la pace dellanima, che
non dovesse essere disturbata n dagli eventi esterni n dalle passioni
personali. Una filosofia pi aristotelica si pu trovare negli scritti dEpicuro
che afferma che gli dei non si devono adorare e ha concetto di un dio
impersonale. Dio vivo e non sia correttamente adorarlo in modo religioso

28 J. Y. LACOSTE, 60.
29 J. Y. LACOSTE, 64-67.; A. J. P. KENNY, 296-299.
30 J. Y. LACOSTE, 64-69.; A. J. P. KENNY, 296-301.
31 J. Y. LACOSTE, 69.

9
per mezzo dei sacrifici e delle preghiere. Gli dei della religione tradizionale
furono fatti dal pensiero, che la natura, da quale gli uomini avevano avuto
paura, e stata controllata dagli esseri pi grandi e pi potenti che lumanit.32
Dallaltra parte gli stoici fanno una fusione tra la filosofia platonica e
quella aristotelica. Il concetto aristotelico nella loro filosofia sono principi
teologali e dinamici. Gli elementi platonici siano: lidea suprema, logos, che
unisce tutte le idee diverse. Logos e anche lanima del mondo che lo
razionalmente ordina e guida. Un altro elemento platonico e il Dio personale,
che possa essere adorato in modo religioso. Loro hanno identificato gli dei del
Panteon pagano con gli frammenti della natura (aria, terra, cielo, stelle ecc). 33
Essa interpretazione del politeismo e molto simile a concetto di Platone, in
quale gli dei siano sia visibili sia invisibili. Gli dei visibili siano, per esempio,
stelle.34
Il neoplatonismo ha Dio personale che non e pensabile, che ne muove
ne sta. Non si pu conoscere con intelletto umano. La via che conduce a Dio e
una sovraconoscenza e un volere nellamore. Neoplatonismo usa un
linguaggio mistico e pi vicino alla religione, che alla filosofia. Per esempio
parla della purificazione dellanima, del superare del male e della liberazione
dai vincoli della materia. Neoplatonismo cerca unione con Dio, non lo
conosce con lintelletto, anzi lunione con Dio sia una condizione
sovracoscienzale.35
La filosofia nata come una cosa innovativa, nuova. Come la mitologia
fu nata quando luomo ha cominciato a pensare. Lungo i secoli autori
sviluppano tradizione degli antenati e le loro spiegazioni erravano acetati dalla
gente. La filosofia unespressione del pensare di un nuovo tempo. Ognuno
dei primi filosofi partendo dalla realt in cui ha vissuto fece un tipo della
propria mini-tradizione e il proprio punto di vista. Dopo quando le domande
della cosmologia e della metafisica diventano meno importante delle domande
etiche, i filosofi prendevano i concetti dei grandi antenati (Platone e
Aristotele) e li usavano come le proprie basi della loro etica e modo di vivere.

32 J. Y. LACOSTE, 70-72.; A. J. P. KENNY, 302-304.


33 J. Y. LACOSTE, 72.
34 A. J. P. KENNY, 292-295.; K. KERENYI, 17-18.
35 A. J. P. KENNY, 311-315; J. Y. LACOSTE, 80-81.

10
6. La posizione del cristianesimo
NellImpero Romano, come viene gi spiegato, si possano trovare i diversi
discorsi sugli dei e le diverse prassi religiose, che si dividono nelle due grandi
categorie: teologia mitica, inseparabile dalla teologia politica, e teologia
naturale, discorso filosofico sulla Divinit. Ognuno dei movimenti religiosi e
dei discorsi filosofici aveva i propri motivi, cause e attese. Nello stesso spazio
e nello stesso tempo fu nato e cresceva lungo i secoli cristianesimo, la
religione monoteistica che alcune volte usava linguaggio filosofico per
penetrare nella societ antica. La spiritualit dellAntichit tarda si pu trovare
nella letteratura cristiana, letteratura della religione che con le sue propriet
provocava molte controverse nella societ pagana.
6.1. Agostino e De civitate Dei VI
Nellopera De civitate Dei Agostino, facendo riferimento al Varrone,
afferm la critica della teologia mitica. Facendo suo riferimento Agostino
scrive anche la critica del pensiero di Varrone. Lui afferma critica della
religione popolare (teologia mitica), fatta da Varrone, anzi segna che la
teologia mitica sia uguale a quella politica. Identificando esse due teologie
Agostino cerca teologia, discorso sulla Divinit, accettabile per i cristiani. La
trova nella filosofia, teologia naturale. Il favorito assoluto fra i vari filosofi
antichi per Agostino era Platone.36
Si sembra che Agostino affermi il cristianesimo come una specialit.
Lui parla di cristianesimo che sia molto vicino alla filosofia, particolarmente
al platonismo, ma lui non identifica il cristianesimo con il platonismo.
Agostino segna che la fede cristiana lunica religione e lunica filosofia vera
ma nella filosofia naturale trova un partner per il dialogo, un modo di parlare
sulla Divinit, perch il discorso filosofico sul Dio/sulla Divinit gi ha una
parte della verit che viene rivelata nel Cristo. Agostino in questo testo non da
molta importanza allesperienza religiosa, che la molta gente trovavano nei
culti mistici o nella religione sincretistica.
6.2.Cristianesimo e la filosofia in generale

36 http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm [08/01/2015]

11
Dai suoi principi il cristianesimo non aveva nessun tentativo di un
sapere filosofico oppure didentificarsi come una filosofia. Le dispute
filosofiche sullorigine e sulla fine del mondo erano strane ai primi cristiani.
Pi tardi i convertiti, che erano ben educati, hanno trovato nel cristianesimo
quel senso che cercavano nella filosofia. Cosi cristianesimo viene presentato
come philosophia vera. Dallaltra parte Chiesa era criticata dai filosofi e dagli
autori cristiani sono scritte le opere che avrebbero dovuto presentare la verit
sulla Chiesa e sulla fede cristiana. Cos si nacque rapporto fra il cristianesimo
e la filosofia nellAntichit. Nei primi due secoli i padri della Chiesa usavano
termini filosofici per spiegare le verit della fede (specialmente ai non-
cristiani educati). Gli apologeti hanno specialmente avvicinato il cristianesimo
al pensiero filosofico perche hanno usato termini filosofici per rendere
comprensibile ai pagani la fede cristiana. Cos loro volevano anche raforzare
la fede dei credenti. 37 Dopo lepoca dellapologia cristiana, gli altri autori
cristiani usavano i termini filosofici nelle sue opere per spiegare le verit della
fede e per comunicare con gli autori pagani. Parte di questa tradizione fa
anche Agostino.
Ci sono alcuni punti che collegano il cristianesimo con la teologia
naturale (filosofia). Nelliconografia cristiana cerano tre tipi delle figure: i
pastori, la gente che prega e i filosofi. Per i cristiani la loro fede era la filosofia
vera e la religione giusta. Gli apostoli possono stati facilmente identificati con
i filosofi che vagavano e annunciavano le proprie idee filosofiche.38 Nel
Vangelo secondo Giovanni si trovano le parole logos e aletheia. Due parole
che hanno avvicinato concetto di Cristo e Dio dellalleanza ai pagani.
Ovviamente e fatto che i filosofi dellAntichit tarde cercavano una vita
serena, senza distrazioni. Essa loro trovavano nellidea della vita compiacente
al Logos. Dallaltra parte i cristiani organizzavano la vita della comunit come
lo Ges, in cui hanno riconosciuto Logos, voleva.
La fede cristiana e la filosofia vogliono dare le risposte alle domande
sullinizio della vita, sulla morte e letica giusta. Il tema comune anche il
Dio. La filosofia ha trovato un Dio impersonale (cfr. Aristotele), Dio che ha
creato il mondo, ma luomo non deve sentire responsabilit verso lui. Letica
37 R. FISICHELLA M. SECKLER, Teologia, Dizionario della teologia fondamentale,
1225-1227.
38 J. RATZINGER, Wesen und Auftrag der Theologie, 11-13.

12
sempre orientata verso il Logos. Letica filosofica non cerca la salvezza, ma
un tipo del nirvana, pace, non essere disturbato dagli eventi nel mondo. Il
platonismo parla, diverso dalla tradizione aristotelica, sul Dio che buono. Per
Agostino Platone aveva una immagine di Dio molto simile a quella dei
cristiani e della rivelazione (illuminatore della verit, autore delle cose, datore
della felicita).39 Dallaltra parte morale cristiana sempre orientato ad aiutare
ad altro nella difficolt della vita e nella ricerca della felicit (oppure della
salvezza). Mai si trattava soltanto a trovare una pace personale e la vita serena
senza distrazioni esterne.
Terza ragione perche il cristianesimo usava termini filosofici per
spiegare la sua fede la natura missionaria del cristianesimo (cfr. Mt 28,19). Il
cristianesimo vuole essere ricevuto da tutti gli uomini, da tutte le tradizioni e
da tutte le culture. 1 Pt 3,15 il fondo scritturistico del dialogo fra il
cristianesimo e gli altri concetti del Dio. 40 Il cristianesimo non era chiuso per
nessuno che cercava la salvezza, senso della vita e laltre risposte alle
domande essenziali degli esseri umani. Con la sua semplicit era vicino alla
gente comune, non educate. Identificando il Logos con il Cristo, Aletheia, non
soltanto con la verit, ma anche con la fedelt di Dio alla sua parola e alla sua
alleanza41 si avvicin ai filosofi e agli intellettuali.
Il cristianesimo afferma che il mondo (kosmos) non eterno ma creato,
che lo anche avvicina alla filosofia (cfr. Aristotele, Platone). La fede cristiana
fondata sullatto della conoscenza, ragione (invece sulle emozioni) perche la
meraviglia, da quale parte la fede e la teologia cristiana, espressa nelle
domande perche io credo ecc. 42 Essa fondazione sulla ragione avvicina la
fede cristiana alla filosofia e la allontana dalla religione popolare e sincretismo
dellAntichit tarda, segnati con il termine teologia mitica/politica.
Dallaltra parte cristianesimo ha una caratteristica che lo potrebbe
avvicinare e farebbe comprensibile al misticismo, alla teologia mitica e alle
tradizioni platoniche e neoplatoniche, che praticavano un tipo della religione
che condusse a unesperienza sovracoscienzale. Questo e importanza

39 http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm [08/01/2015]
40 J. RATZINGER, 11-26.
41 J. RATZINGER, 20-22.
42 R. FISICHELLA M. SECKLER, 1226.

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dellamore nel cristianesimo e nelle tradizioni neoplatoniche. Neoplatonismo e
le prassi religiose sullinflusso di Platone sempre affermavano, credevano, in
un Dio che fosse buono e noi lo dovremo amare. Il concetto del cristianesimo
dellamore era sempre diverso dal concetto neoplatonico. Neoplatonismo
trova lamore nella sfera del sovraconcsienzale, ma dallaltra parte amore dei
cristiani e sempre amore che cerci conoscere e capire.
Cos lamore non si pu separare dalla verit. 43 C la possibilit che la
ragione non sia separata dalle emozioni e dallesperienza, che vero Dio sia
comprensibile e accessibile a ognuno che lo cerci. Si potrebbe parlare della
religio vera e philosophia vera, in cui il desiderio dellumanit di trovare
risposte alle domande sullinizio e sulla fine sar soddisfatto o a meno trover
un senso e che la ricerca non sia allontanata dagli uomini caricati dalle cure
come sopravvivere la vita quotidiana. Per i cristiani la teologia ha sempre un
senso duplice: oggettivo e soggettivo. Nel senso oggettivo la teologia sia
scienza che ha Dio per oggetto, ma nel senso soggettivo sia la scienza che
Dio stesso possiede e comunica agli uomini.44 La teologia sempre come un
dialogo discorso sul Dio che include, dalla parte umana, la ragione e lesperienza
religiosa. Dallaltra parte Dio parla/si rivolge allumanit attraverso la teologia.

7. Conclusione
La mitologia parte dalla storia umana, dalla situazione molto concreta,
parla di un mondo divino e differente da nostro, ma da le risposte alle
domande che si faceva un uomo comune. Lungo la storia temi della mitologia
avevano affascinato i poeti che scrivevano molte opere dove facevano
variazioni sui temi mitologici. Mitologia fa sempre parte di una tradizione
popolare e ognuno dei popoli si organizza in uno stato. Cos mitologia diventa
parte della cultura statale.
Intorno a 600 a.C. fu nata la filosofia che voleva dare risposte alle stesse
domande come lo faceva mitologia, ma in un modo diverso. Filosofia, si pu
dire, allontana le risposte cercate dalla gente comune. Dio o Divinit non pi
accessibile a un uomo non educato. Molti cercavano gli dei e la protezione dal
male in modi tradizionali. Platone era uneccezione tra i filosofi perch lui ha
trovato una certa sapienza e verit nei miti tradizionali.
43 J. RATZINGER, 24.
44 R. LATOURELLE, Teologia scienza della salvezza, 21.

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Con lespansione di Alessandro Magno (dopo con la espansione dei
romani) diverse culture del Vicino Oriente e la cultura greca si avvicinavano
lungo i secoli. Filosofia rimasta dietro le scuole filosofiche, mentre il popolo
comune cercava nelle religioni straniere ci che non trovasse nella religione
dei suoi antenati. In questa situazione sociale fu nato sincretismo, teologia
neoplatonica, politica religiosa dei romani che ha assumato quasi tutti possibili
movimenti religiosi nel territorio dellImperio.
In questo mondo nato cristianesimo. Con gli speciali concetti dove Dio,
alto, scende nel mondo, storia, ha aperto di nuovo una possibilit di avvicinare
la ricerca filosofica di Dio al bisogno e al desiderio del popolo comune della
sicurezza. Com gi scritto gli stoici cercavano pace e i neoplatonici
parlavano di Dio che dovrebbe essere amato perch buono. La vita secondo
Logos era un altro elemento che fece possibile penetrare del cristianesimo
nella societ antica. Questo era tentativo degli scrittori cristiani dagli apologeti
fino ad Agostino. Loro sempre cercavano somiglianze tra filosofia e
cristianesimo per annunciare il Vangelo del Logos, Ges il Cristo.

BIBLIOGRAFIA
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