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I Corti

in Prosa

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Mirko Morello

Ai confini, il Mare
Un Adagio

G.C.

I CORTI IN PROSA

Dello stesso Autore per questa collana:

10 Lacrime a Bahia
Quel giorno
Road to save Haiti
Ballata per Nicole
Due giri di chiave ancora
Tienimi con te
Profumo dambra
Asir
Gloria e Onore
Tonnarella

MIRKO MORELLO G.C.

Ai confini, il Mare
Un Adagio

I CORTI IN PROSA - 11

Mirko Morello G.C.


Ai confini, il Mare Un Adagio
2009 Mirko Morello G.C.
2015 Magazine Morello Edition, Agrigento
Progetto grafico

MIRKO e Mirko Patti


Progetto editoriale
Mirko Morello G.C.
in copertina, foto internet di dominio pubblico rielaborata dallAutore.

Tutti i diritti di copyright sono riservati. Nessuna parte di questopera pu essere


riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o
altro senza lautorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e delleditore.

Ai confini, il Mare

Dobbiamo a questi uomini una riconoscenza immortale.


La mia mano che segue la mente e vive di scrittura
commemora, non senza rabbia, la memoria di tutti voi:
nobili caduti dellAntica Babilonia.
Ci che Nassiriya vi ha tolto,
ci che la Patria non ha saputo offrirvi garantendovi,
possa esser stato quintuplicato nei luoghi da cui, ora, cudite urlare.

Le cose che ami, le cose che hai, le cose che credi


tappartengano per chiss quale diritto di schiatta, finisci col
perderle tutte. Senza preavvisi.
Ho smesso di essere tollerante con la vita una volta resami
conto che nessun sacrificio pu completamente cambiarla.
- Come si aiuta chi ti rifiuta il soccorso? Ti chiedevi, mi chiedevi, allorch sconfinavi nei giorni di crisi e di
resa. E in quei momenti io ritrovavo il coraggio dabbracciarti, di
capire le tue scelte, di consolarti e, in qualche modo, di riavere
tolleranza accogliendoti sul mio corpo e gemendoti una passione
che, inorgoglita, sacuiva il vigore; le discoste realt di me che,
nellinsonnia, ti vegliavano il riposo. Fiera di conoscerti fin oltre
le pieghe del respiro, del cuore e del corpo. Fiera di un noi
tumefatto dagli anni ma mai del tutto vinto. I brandelli, anche se
infinitesimi, con costanza si rammendano, i fiumi sgravati dai
vincoli che ne provocano locclusione tornano a fluire e le mani,
se curate, riacquistano la dignit di carezzarne altre.
Il lembo di Francia in cui sono cresciuta stata la placenta
da cui tu mi hai strappata, per la promessa, laffetto, la gioia, il
dolore, la notte, lamore, la casa, lerba tagliata, la rugiada e le
viole, i tuoi occhi arsi e il sole, la passione innescata e consunta su
queste spiagge in cui adesso rivivi nel mio bisogno di risentirti.

Sciolsi il fiocco, gettai lontano il laccio e attesi londa.


Qui seduta ti restituisco voce, pregandoti di non lasciarmi.
Ho amato e tanto queste mani che mi prendono, mi serrano per

i margini ma non carne quella che toccano, trattengono,


straziano, solo carta, levigata, sgualcita, lacrimata. Sono fogli
che mi conservano ancora per qualche istante, che ridanno un
volto al mio fui, un odore alla mia pelle, una voce alla mia
bocca socchiusa. Sono fogli che mi conservano ancora alla terra,
per questa terra che tu calpesti nel pianto e nella disperazione,
nel desiderio insano di rinnegarla, nell'abbandono inerme al suo
conforto allorch la cerchi e lo desideri. Questa terra che ti
difende se la proteggi, ti amica se la ami e noi, crudeli, la
danniamo per non morire soli. Per te che ancora vivi cosa sar
mai il continuo alternarsi dandate e ritorni?
Quello che non sai lo apprendi per naufragio: cos che tho
conosciuta incontrandoti mentre soffiavo via dalle mani la
polvere inaridita delle mie stelle fredde nel dolore insopportabile
del momento, nella cenere dei miei ventanni, delle pene e dei
giorni afflitti dove, se i mattini muoiono, cadono e in te c
silenzio copertura damianto che strazia, cassando, il
bisogno di tumulti. Non fanno rumore; non hanno che il sibilo
del vento nella pioggia. Io non avevo che te, una volta
approdatoti dentro.
Stringimi, Matilde, stringimi come allora, come fossi tuo figlio,
al seno, come se possedessi linconsapevolezza del tuo bambino
di saperti madre. Non mi tradiresti perch sarebbe rinnegare il
proprio sangue, lorigine che il tuo stesso ventre ha concepito.
Che ne sapranno mai le mie mani spezzate dal freddo, mutilate
dalle ferite e rese assassine (anche se nella scusa della difesa
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personale) del bisogno continuo darruffarti i capelli e toccarti


per convincermi che, nonostante tutto, ci siamo trattenuti
ancora. Che ne sapranno mai gli occhi, arsi dalla polvere e
insensibili, del bisogno invincibile di raccontarti?
Nassiriya ricorda il carillon della tua infanzia dissotterrato
dalle macerie dopo il terremoto. una scatola senza musica!
La ballerina ha un arto mutilato e non danza pi.
Matilde, luomo ha smarrito larte di sapersi riparare e
piuttosto che chiedere aiuto nella ricerca, uccide! Si martirizza.
Io, ho semplicemente perso la strada di casa. La scia che la luna
tracciava sempre sul mare e che portava alle tue braccia.
Il paradiso predicato qui, Matilde, ha odore di polvere da sparo,
mani imbrattate di sangue e pesa 300kg di tritolo mescolato a
del liquido infiammabile.
Non posso non pensare ai tuoi discorsi turbati ogniqualvolta
largomento verteva sul mio lavoro. Eri solita citarmi la
definizione di guerra di Clausewitz1, accalorandoti per la
rabbia: lo scontro tra volont contrapposte. Volont che,
continuando a correre sul filo del ricordo, appartengono
esclusivamente ai gerarchi al comando. Alla loro politica
ambigua, imprevidente e minoritaria che la storia attesta
cha di continuo tradotti innanzi al massacro.
Adesso, mesi dopo, quando tutto sembra perduto, non posso
fare a meno di chiedermi cosa ne resta della volont di chi la
guerra la combatte sul campo, la respira nellafrore dei suoi
morti, la bestemmia maledicendo se stesso per il contributo.
Cosa ne resta della mia volont?
Di fronte ad unUmanit che ha assurto il sacrificio della vita
a legge non transigibile, la coscienza annichilita! non ha
altro modo che restare muta.
1

Carl Phillip Gottlieb von Clausewitz (1780 1831), teorico militare e scrittore prussiano.
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C unurgenza che ormai, non posso pi tacermi: Matilde, mi
scuso per la mia assenza, per laverti lasciata con la rabbia, per
il mio orgoglio, per il mio credo umano di ricostruire, aiutare,
proteggere. Per non aver messo te sul gradino pi alto dando per
scontato il tuo perdono, nella sciocca pretesa di saper
quantificare il tuo amore.
Matilde, i tuoi occhi non hanno potuto seguirmi in questi
scenari decadenti, di corpi metallici e di carne che si rialza,
lentamente, gemendo, lamentando, serrando i pugni nellodio...
eppure, mon amour, nellesplosione che mi ha travolto, io ho
rivisto gli occhi della ragazza che a Parigi, tre anni fa, nella
tormenta, mi travolsero lesistere. Gli occhi della mia donna che
mi supplicano la rimanenza ai confini del treno che cha diviso,
pugnalandoti il cuore e negando, al mio, il tuo esserci. La tua
serena presenza.
Matilde, ho rivisto le viole e udito il mare prima di spegnermi,
ma non la tua voce, non ho fatto in tempo a riassaporarti n la
luce m pi filtrata nelle pupille.
Non sento il corpo! come la tua voce: perduta, distante,
trattenuta in una dimensione a cui mi si nega laccesso.
Come raggiungerti?
Come raggiungere quella scia di diamante e tornare?
Non ho pi la vista e la mia scrittura dettato di qualcun altro
ma anche cos, anche senza sguardi, mani, olfatto, lingua,
udito, io saprei riconoscerti se tu fossi qui a stringermi, a
rinnovare la tua voce rifocillandomi da questo gelo che mi vince
o che, forse, mi ha gi vinto.
La morte ti fa giurare di seguirla rinnegando la vita ma ho
ancora una promessa da mantenere ed quella di renderti sposa.
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Dal mio letto infermo, in una citt che prima di questi mesi non
aveva alcun significato, sconosciuta alle nostre storie, io ti
scelgo e ti prendo per questi ultimi ruggiti di vita che
minfervorano in petto e per il futuro (ignoto al mio silenzio)
come mio unico amore vitale, come dimora incrollabile ed eterna
per il mio ristoro. Matilde, mi dono al tuo corpo per farmi tua
voce nei giorni in cui ti sar negata dagli eventi, per farmi tua
forza per quei giorni in cui ti verr meno, negata dagli affanni.
Mi lego alla tua anima per non disperdere la mia essenza
affidandoti il mio segreto.
Ti amo, ti prendo e ti scelgo per onorare e fregiare la mia vita
del solo orgoglio daverti conosciuta, resoti un sorriso e mia
sposa con un cuore da difendere.
Matilde, amore...

Mi alzai allentando la presa sui fogli.


Furono della brezza. Poi, divennero farfalle di carta nel
tramonto.
Ti dovevo un addio non una sepoltura.
Ameresti questo posto, ancora.
Un suono, il fragore dell'onda, la mia voce che accompagna
la tua.
Cos lo amer tuo figlio.
Mi strinsi le mani sul ventre e ti chiamai.

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Cos lo ameremo insieme, senza smettere di trattenerci.


Qui, riposerai con le memorie di noi e di tutto ci che un
tempo ci rallegr quest'esistere.
Ora, mon amour, cos come hai sempre voluto, ai confini del
tuo vissuto, il mare, ti casa.

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Finito di stampare nel mese di Novembre 2015 presso


Eliografia Patti
Via Gian Lorenzo Bernini, 39 92100 Agrigento
Stampato in Italia Printed in Italy

Mirko Morello Gallo Cassarino nasce ad


Agrigento il 20 novembre 1989.
Poeta, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore
si forgia sul Maledettismo francese fregiandosi
del titolo dUltimo Poeta Maudit.
Laureato in Scienze dellEducazione, da dieci
anni scrive con passionalit e dedizione assolute
spaziando, sapientemente, tra opere in prosa e
raccolte di Poesia (sua imprescindibile
sorgente), saggi e articoli, opere teatrali e
sceneggiature.
Con la collana I Corti in Prosa (curata dallo
stesso autore) una grande voce contemporanea
torna a narrare la forza prorompente e disperata
dellumanit attraverso il coraggio, sempre
strenuo, della parola. Nella speranza, indomita,
di restituirvi l'incanto e lebbrezza della vita
colta nel suo inarrestabile divenire. Una poesia
umana da custodire e condividere.